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“Barbareschi dovrebbe restituire quegli 8 milioni di euro al Ministero della Cultura che glieli ha anche chiesti”: Ranucci affonda, poi passa la linea al conduttore

“Vorrei ringraziare il grande conduttore di Report e ricordargli che mi chiamo Luca Barbareschi. Lui fa fatica a dirlo, gli costerebbe poco dire che dopo il suo programma c’è il nostro”, aveva tuonato il conduttore di “Allegro ma non troppo attaccando apertamente Sigfrido Ranucci. Una disputa a distanza continuata sette giorni dopo con la replica del giornalista alla sfuriata dell’ex parlamentare, deputato dal 2008 al 2013 in quota centrodestra.

In chiusura di puntata, con un blocco lungo dieci minuti, Ranucci ha ricordato che Barbareschi “si era lamentato che non l’avevamo lanciato. E fin qui è legittimo e gli chiedo anche scusa. Il problema è che poi si è lasciato anche andare ad un commento sopra le righe“. E il commento dell’attore era stato questo: “Il suo consulente commerciale è quello che mi sta spiando da due anni, l’ho letto sui giornali, per questo verrà querelato. Watch out baby. Stai attento!”.

Parole a cui il conduttore di “Report” ha replicato in modo chiaro e netto: “Questo non è vero. L’errore in buona fede di Barbareschi nasce dal fatto che si è documentato sui giornali sbagliati, quelli del gruppo Angelucci (Il Giornale, Libero, Il Tempo), che hanno orchestrato una campagna di fango nei confronti di Report e del sottoscritto, strumentalizzando una disavventura che è capitata al nostro Bellavia”.

Bellavia, consulente di Report e per anni di diverse Procure, è stato vittima di furto delle sue carte e del suo materiale che, precisa Ranucci, “non ha nulla di segreto”. Tra le inchieste sottratte risulta anche il nome di Barbareschi per una vicenda del 2022, puntata in cui “Report” aveva intervistato proprio l’attore: “Vorrei tranquillizzare Luca Barbareschi: nessuno l’ha spiato, in quelle carte non c’è nulla di eversivo, se non la lettura dei bilanci dell’Eliseo, teatro tra i più importanti d’Italia, di cui lui è proprietario. Ce ne eravamo occupati nel 2022, lo ricorderà perché ci aveva anche minacciato già allora di una querela“.

Ranucci ha trasmesso nuovamente l’inchiesta che si era soffermata sui 13 milioni di euro che l’Eliseo aveva ottenuto in cinque anni come finanziamenti pubblici e soprattutto su “un emendamento bipartisan con cui il Parlamento nel 2017 aveva finanziato per 8 milioni di euro il centenario dell’Eliseo, centenario già festeggiato nel 2000”. Da qui la stoccata finale del padrone di casa: “Barbareschi dovrebbe restituire quegli 8 milioni di euro al Ministero della Cultura che glieli ha anche chiesti però Barbareschi si è rifiutato e ha aperto l’ennesimo procedimento questa volta in sede civile. Ora Allegro Ma Non Troppo può cominciare”.

“Ora Barbareschi dovrebbe restituire quegli 8 milioni di euro al Ministero della Cultura, che glieli ha anche chiesti, però Barbareschi si è rifiutato e ha aperto l’ennesimo procedimento, questa volta in sede civile. Ora Allegro ma non troppo può cominciare”
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— Bettybus (@EBustreo) January 19, 2026

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“La mia intervista a Belve? È stato un punto davvero basso. Sulla Schlein dico che merita attenzione, dice cose di sinistra, difende i posti di lavori e non i multimiliardari”: così J-Ax

La sinistra italiana è la più schifosa“, aveva detto J-Ax in un’intervista a “Belveaccennando ai “poteri forti” e affermando che “una roba che potrebbe fare la sinistra italiana è ribellarsi ad alcune multinazionali che pagano le tasse in Irlanda”. A distanza di tempo, Alessandro Aleotti, vero nome del rapper, non si riconosce in quelle dichiarazioni: “Quell’intervista a Belve è stata un punto davvero basso. Non stavo bene, ero depresso per il Covid ed ero fissato col neutralismo da tv. Avrei dovuto fare nomi di politici, ma ero pieno di timori. Non ho tirato fuori la bomba e lei non ha gradito. Non ero in grande forma psicologicamente”.

“Poi è uscito un tema che lei mi ha tagliato: perché le grandi multinazionali possono scegliere dove pagare le tasse anche se vendono ovunque? Non sarebbero soldi che potrebbero mettere a posto tante situazioni? ‘Sta roba non la dice nessuno”, spiega il cantante a “La Repubblica“. Riservando parole positive per l’attuale leader del Partito Democratico: “Poi è arrivata la Schlein, ha cantato anche in un mio concerto. Per me merita attenzione, dice cose di sinistra, difende i posti di lavori e non i multimiliardari. Credo più in lei che non nel partito che rappresenta”.

Con “Italian starter pack” sarà in gara a “Sanremo 2026“, brano che ha lanciato con un look country: “Questa cosa confluirà nella canzone. L’idea è che siamo stati colonizzati dagli americani ben prima della Seconda guerra mondiale. Anche se poi, a ben guardare, il nostro cinema e la nostra musica li hanno influenzati. Non possiamo eliminare il colonialismo culturale: adesso è tutto globalizzato, basta guardare Stranger things o il K-pop. Abbiamo il melting pot ma restiamo pur sempre colonizzati”.

Non ci sarà con lui Dj Jad (“Con lui lavorare è sempre un piacere, ma gli Articolo 31 non sono messi da parte”) e non risponde sul rapporto e le vecchie litigate con Fedez: “Oggi una domanda su un personaggio così crea engagement, ma non voglio parlare di lui e non voglio prestarmi a questo gioco. Quello che dovevamo dire lo abbiamo detto”. Il cantante in passato ha raccontato i suoi periodi di buio tra droghe, alcol e depressione: “Dopo la fine degli Articolo 31 musicalmente ho temuto. Ci ho messo un bel po’ per riemergere nel mainstream. Avevo anche paura di essere troppo vecchio, l’età in questo mondo conta tantissimo, per la sintonia col pubblico che è giovanissimo”.

“Anche sul piano personale ero crollato. Ma in realtà la cosa più subdola è arrivata con la pandemia: pensavo di stare bene, ma in realtà ero depresso, non capivo più niente. Uso una metafora: non coglievo più il significato dei film. E avevo rotto molti rapporti. In più avevo un bambino e non sapevamo più se il mondo sarebbe tornato quello che conoscevamo. Con la droga almeno sai a chi dare la colpa. Oggi i ragazzi sono molto attenti alla salute mentale, noi eravamo abituati a non fermarci“, conclude J-Ax a Repubblica.

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“Da lui ho ricevuto solo scorrettezze però pazienza, la rabbia non fa bene. Non abbiamo un buon rapporto ma gli auguro successo”: il duro sfogo di Al Bano contro Carlo Conti

Ad Al Bano proprio non è andata giù. La sua distanza dal Festival negli ultimi anni, se non come ospite, ha suscitato reazioni piccate e dichiarazioni molto critiche, prima destinate ad Amadeus e dallo scorso anno al direttore artistico Carlo Conti. Dopo quindici partecipazioni ribadisce di aver chiuso con Sanremo: “Nel 2017 mi cacciarono la prima sera, avevo una canzone meravigliosa. Ora basta, non propongo più niente”.

E mette nel mirino il conduttore toscano: “Da lui ho ricevuto solo scorrettezze però pazienza, la rabbia non fa bene. Non abbiamo un buon rapporto, ma siccome soffro di sanremite acuta lo guarderò e gli auguro un grandissimo successo. Sono un Re, non mi mischio con dei semplici Conti”, lo stoccata nel corso dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera.

Dove non risparmia nemmeno Romina Power che nei giorni scorsi nel podcast di Alessandro Cattelan aveva dichiarato: “Felicità? Non la volevo nemmeno incidere, la trovavo banale”, provando successivamente a raddrizzare il tiro (“Etimologicamente la parola ‘banale’ deriva dal francese antico ‘banal’ e significa semplicemente qualcosa di comune, di neutro. Non è un termine offensivo“). “Meglio se sto zitto. Ingrata? Beh, è come sputare nel piatto in cui mangi. Ci ha guadagnato bei soldi, grazie a me. Avercene, di canzoni così. Ed è tutto meno che banale: fu la mia risposta ai colleghi che, negli anni delle Br, ammiccavano a quello stato di cose”, replica Al Bano.

Quando mi misi con lei, nella sua famiglia la parola ‘divorzio’ era la normalità. Suo padre, sua madre, i nonni, erano tutti divorziati. Sa come si dice: ‘Lu zumpu ca face la crapa lu face puru la crapetta’ (il salto che fa la capra lo fa pure la capretta). Pensai: ‘Durerà per due o tre anni’. Però non volevo perdere neanche un giorno di quella vita eccezionale“, continua il cantante di Cellino San Marco. “Lei ha detto ‘non si smette mai di amare chi si è amato’. Mah, con le parole possiamo dire tutto. L’amore c’è stato, è innegabile, come dopo la divisione. Abbiamo messo al mondo dei figli, meglio farsi la pace che la guerra. Da qui a chiamarlo amore però ce ne passa“, spiega l’artista pugliese.

“Nostalgia canaglia? Quegli anni sono passati, belli e tragici, ora non ho tempo per la nostalgia. Ero rimasto solo. Ma poi ho ritrovato la primavera. E si chiama Loredana Lecciso. Per me è ricominciata la vita. E continua da 25 anni“, chiude così il capitolo amore. Concedendosi un passaggio sul cappello che indossa sempre e sui suoi capelli: “Porto sempre il cappello da quando ho cominciato a perdere i capelli. Anche papà, che ce li aveva, lo metteva. Mi piace, è un simbolo. I capelli me li tingo? Sì, me li tingo, mbè? Non ho niente da nascondere. Non sopporto il bianco sulla mia faccia, mi sbatte”.

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