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Verso Milano-Cortina, il punto sugli azzurri: le medaglie di short track e pattinaggio, le prime volte dello sci e il ritorno di Brignone

Settimana ricca di vittorie e podi per gli sport invernali azzurri. Agli Europei di short track e pattinaggio di figura l’Italia ha conquistato 11 medaglie, a cui si aggiungono 13 podi nei circuiti di Coppa del Mondo. Per un totale di 24 che migliora il primato stagionale di 20 stabilito nella seconda settimana di dicembre, ma che non deve illudere, in quanto sia agli Europei di short track sia a quelli di pattinaggio di figura, per ovvie ragioni, mancavano alcuni atleti di calibro mondiale. Rimane, però, un ottimo bilancio, a meno di tre settimane dall’inizio dei Giochi Invernali di Milano Cortina 2026.

Short track

Agli Europei di short track di Tilburg (Paesi Bassi) gli azzurri hanno vinto otto medaglie, di cui due ori. Arianna Fontana si è imposta nei 1.500 metri, archiviando il 15esimo titolo continentale della carriera, con bronzo per Arianna Sighel. L’altro oro è stato vinto dalla staffetta maschile di Pietro Sighel, Thomas Nadalini, Luca Spechenhauser e Andrea Cassinelli, che in finale hanno regolato gli olandesi. Una doppia medaglia è arrivata anche nei 1.000 metri maschili, con Spechenhauser argento e Nadalini bronzo. Quest’ultimo è arrivato terzo pure nei 1.500 metri. Piazzamento ottenuto anche da Elisa Confortola nei 1.000 metri. Infine, nella staffetta femminile l’Italia di Martina Valcepina, Chiara Betti, Fontana e Confortola si è presa l’argento, cedendo solo ai Paesi Bassi.

Sci alpino

Il weekend delle prime volte dello sci alpino azzurro è iniziato venerdì con il trionfo di Giovanni Franzoni nel super G di Wengen (Svizzera). Il gardenese ha conquistato il primo successo in carriera e il primo del settore maschile in questo inverno, riportando l’Italia sul gradino più alto del podio nel mitico tracciato svizzero dopo 13 anni. Vittoria che poi ha condito con il terzo posto in discesa, con Dominik Paris, sesto a soli sei centesimi da lui. Prima volta anche per Nicol Delago, che a Tarvisio ha vinto la discesa femminile, con sesta Laura Pirovano e decima Nadia Delago. Nel super G la miglior azzurra è stata Sofia Goggia, sesta. Intanto, la piacevole novità riguarda Federica Brignone, che è iscritta al gigante di Kronplatz e tornerà in Coppa del Mondo 292 giorni dopo il terribile infortunio.

Snowboard

Lo snowboard alpino ha vissuto due tappe di Coppa del Mondo. Nella prima a Bad Gastein (Austria), l’Italia ha vinto sia al maschile che al femminile. Nello slalom parallelo, specialità non olimpica, si sono imposti Maurizio Bormolini e Lucia Dalmasso. Quest’ultima si è ripetuta il giorno dopo con Aaron March, trionfando nella prova a squadre. Gara in cui Gabriel Messner e Jasmin Coratti hanno chiuso terzi. Nel weekend, a Bansko (Bulgaria), Elisa Caffont ha conquistato il secondo successo stagionale e della carriera, imponendosi nel gigante parallelo, con quarta Dalmasso. Nello snowboard cross, in scena a Dongbeiya (Cina), Lorenzo Sommariva è arrivato quarto, con sesto Filippo Ferrari; mentre al femminile Michela Moioli aveva chiuso quinta, ma è stata retrocessa all’ottavo posto dalla giuria per un contatto con la ceca Eva Adamczykova.

Pattinaggio di figura

Agli Europei di pattinaggio di figura di Sheffield (Gran Bretagna) l’Italia ha conquistato tre medaglie. Nella danza a coppie Charlène Guignard e Marco Fabbri hanno vinto l’argento, piazzando il primato stagionale sia nella rhythm dance sia nella routine libera. Nel singolo maschile anche Matteo Rizzo si è preso l’argento, grazie a un programma libero praticamente perfetto, con cui ha recuperato due posizioni rispetto al corto. Bronzo, invece, per Lara Naki Gutmann nella gara femminile, che ha riportato l’Italia sul podio europeo otto anni dopo Carolina Kostner.

Biathlon

Dopo 34 anni, l’Italia è tornata in testa alla classifica generale nel biathlon maschile. Merito di Tommaso Giacomel che, dopo le tre vittorie consecutive tra Le Grand Bornard e Oberhof, ha trovato il quarto podio di fila a Ruhpolding (Germania). L’azzurro, nonostante un errore al poligono, ha chiuso secondo la sprint e nell’inseguimento ha visto svanire la top-3 nel rettilineo finale, dove è stato superato da due rivali piazzandosi quinto. In classifica, Giacomel ha un vantaggio di 82 punti sul francese Eric Perrot.
Due podi sono arrivati anche al femminile, con Lisa Vittozzi terza nella sprint e con la staffetta seconda, a un soffio dal successo. Le azzurre dopo una prova di squadra praticamente perfetta hanno visto svanire la vittoria nel rettilineo finale, complice la rimonta della norvegese Maren Kirkeeide su Vittozzi.

Sci di fondo

Nella sprint in pattinato di Oberhof (Germania) Federico Pellegrino ha accarezzato la vittoria. In assenza di Johannes Klaebo, il valdostano è arrivato secondo dietro all’altro norvegese Lars Heggen, abile a chiudere la porta all’azzurro nell’ultima curva. Molto bene anche Iris De Martin Pinter, che al femminile ha chiuso sesta con rimpianti, visto che in finale è caduta quando si trovava in terza piazza. L’azzurra, però, ha riportato l’Italia in finale in una sprint dopo oltre cinque anni. Ha mancato il primo podio per soli 3”, invece, Elia Barp, che nella 10km con partenza intervalli in classico è arrivato quarto, con Pellegrino ottavo e Davide Graz decimo.

Sci alpinismo

A Courchevel (Francia), nel secondo appuntamento stagionale dello sci alpinismo Giulia Murada si è confermata sul podio nella sprint, specialità che sarà olimpica a Bormio. Un terzo posto pesante perché arrivato con tutte le avversarie presenti, a differenza di dicembre, quando chiuse seconda a Solitude (Usa), nella prima tappa di Coppa del Mondo. La valtellinese, poi, è arrivata quinta nel Vertical, davanti ad Alba De Silvestro.

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Federico Pellegrino: “Io portabandiera, vuol dire che qualcosa ho combinato. I russi esclusi? Penso che per il bene del mondo lo sport debba unire”

Una carriera che per 15 anni lo ha visto ai vertici dello sci di fondo, tanto da diventare l’italiano più vincente di sempre in Coppa del Mondo, con 17 successi. A cui aggiunge un oro e un totale di sette medaglie mondiali e due argenti olimpici. Federico Pellegrino si prepara a dire addio allo sci di fondo nella sua Saint-Barthelemy, dove il 28 marzo saluterà tutti con una grande festa. Prima, però, ha ancora un obiettivo davanti a sé: le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Il valdostano ci arriva come uno dei quattro portabandiera dell’Italia e sfilerà con il tricolore nella cerimonia d’apertura di Milano. Ma anche con la consapevolezza di aver lasciato un segno indelebile ed essere stato il faro del movimento per 15 anni, in uno sport che nella sua storia olimpica ci ha regalato 36 medaglie.

Federico, sarà il primo portabandiera valdostano della storia tra Olimpiadi estive e invernali, cosa significa questo per lei?
Si sarò il primo nato in Valle d’Aosta, ma ci tengo a dire che saremo in due insieme a Federica Brignone, con cui ho vissuto tante esperienze. È stata un punto di riferimento nei miei primi anni e lo è ancora adesso, mi fa molto piacere condividere con lei questo traguardo. Essere stato scelto vuol dire che qualcosa nella mia carriera ho combinato, sia dal punto di vista sportivo, ma anche fuori dai campi di gara. Ho debuttato in Coppa del mondo nella prima gara dopo Vancouver 2010 e chiudere il cerchio così è bello. Dà sicuramente tanta energia, anche mentale, per provare ancora a fare qualcosa di grande nell’appuntamento più importante.

Al Tour de ski ha mostrato un’ulteriore crescita nelle distance e, paradossalmente, un passo indietro nelle sprint. Ha cercato questa cosa?
Fino a Pechino 2022 avevo obiettivi che passavano quasi esclusivamente dalle sprint. Ottenere una medaglia a Pyeongchang 2018 nella sprint in tecnica classica, piuttosto che il percorso durato otto anni, da Sochi 2014 a Pechino 2022, per cercare di vincerla in tecnica libera era il mio focus. Vivevo in funzione della prestazione, proprio per massimizzare il risultato. E sposarmi con Greta Laurent, che faceva lo stesso lavoro, è stato fondamentale. Dopo Pechino, però, ho fatto un cambio drastico di vita. In questi quattro anni ho imparato a conoscermi sotto altri punti di vista, grazie al mio allenatore Markus Kramer, e ho iniziato a credere in me anche nelle gare lunghe. Al Mondiale 2025 ho espresso il miglior Pellegrino complessivamente della mia carriera. Dieci anni fa era fantascienza essere a una manciata di centimetri da una medaglia nelle distance. Non è stata una trasformazione, ma la fiducia nel lavoro svolto e in me stesso. Ora mi sento più sicuro di fare un bel risultato nelle distance rispetto alle sprint.

Quindi crede di avere chance di medaglia nello skiathlon o magari nella 50km ai Giochi?
La 50Km arriverà dopo le gare a squadre, dove sono convinto che l’Italia possa puntare al podio, non voglio pensarci troppo. Nello skiathlon, invece, non posso nascondermi. In Val di Fiemme l’anno scorso ho fatto secondo, erano condizioni diverse e non era due giorni dopo l’emozione potentissima del portare la bandiera nell’Olimpiade in casa, però voglio esprimermi al meglio in quella gara. Anche la sprint è una bella opportunità. Con un certo tipo di neve in classico posso essere avvantaggiato, soprattutto in quel tipo di pista, però basta un niente per far saltare tutto, quindi non mi monto la testa. Ma se capiterà l’occasione dovrò coglierla, perché lasciar passare i treni senza salirci è la cosa che più mi dà fastidio.

Dal 2013 a oggi ha ottenuto almeno un podio in ogni stagione, qual è il segreto di questa costanza ad alto livello?
Non credo ci siano chissà che segreti. Conoscermi, programmare, fissare degli obiettivi ambiziosi sì, ma umili abbastanza per essere raggiunti. Questo penso sia stata la chiave, perché spesso agli atleti capita di sopravvalutarsi o sottovalutarsi e poi non raccogliere ciò che il loro potenziale offre. È tanto una questione psicologica, soprattutto rimanere ad alto livello in un tempo che dura 12-13 anni.

Johannes Klaebo è il rivale che spesso lo ha costretto ad accontentarsi del secondo posto. Come vive la sfida con una leggenda dello sci di fondo?
È uno stimolo, perché ogni gara non parto mai battuto. Cerco sempre di immaginarmi un modo per provarci, soprattutto nella sprint, dove hai tempo per cogliere segnali dall’esterno e dall’interno, per capire se oggi ci posso provare o no. D’altra parte, ogni sconfitta avvalora di più le vittorie. Sono uno dei pochi che è riuscito a batterlo. L’ultima volta nel dicembre 2022, due giorni prima che nascesse mio figlio Alexis. Era da cinque anni che nelle sprint nessuno lo batteva e l’ultimo ero stato io nella prima gara dopo Pyeongchang 2018. Quindi sì, è tosta, ma non mi sono mai messo a fare il conto delle medaglie o delle vittorie che avrei potuto ottenere senza di lui.

A proposito di Norvegia, crede che sarà possibile contrastare il loro dominio a Milano Cortina?
No, è proprio impossibile perché essere norvegese ti mette in una condizione di vantaggio nei confronti di tutti a livello di infrastrutture e preparazione. Gli unici che possono auto sabotarsi sono loro, se dovessero soffrire la pressione di dover vincere. I russi sono gli unici che nell’ultimo decennio li hanno contrastati. Quindi non credo che avranno problemi a continuare a dimostrare il valore del loro sistema. Quando ci sono così tanti atleti straordinari, probabilmente non sono tutti lo sono, è il loro sistema che è straordinario nello sci di fondo.

Ha citato la Russia, la loro assenza ormai si protrae da quasi quattro anni. Cosa pensa della loro esclusione?
Lo sport dovrebbe unire e sta alle Federazioni internazionali garantire il regolare svolgimento delle competizioni e la sicurezza degli atleti coinvolti. La FIS non si è assunta questa responsabilità e quindi non gli ha dato la possibilità di competere. Altre federazioni come il tennis, invece sì. Capisco che sia collegato alla politica e possa avere una funzione propagandistica, però penso che per il bene del mondo lo sport debba unire i popoli e non dividerli.

Come vede il futuro dello sci di fondo italiano dopo il suo ritiro e cosa manca per rivedere lo squadrone di qualche decennio fa?
Tanto dipenderà da come andranno queste Olimpiadi. Se centriamo l’obiettivo di un podio a squadre qualcuno continuerà a gareggiare con una medaglia olimpica in bacheca, che dà fiducia nei propri mezzi. Lo sci di fondo è cambiato, ci sono nuovi format, nuove distanze e nuove modalità di competere. Secondo me, c’è stata l’era pre-Northug e l’era post-Northug. Con lui hanno iniziato ad avere valore i cambi di ritmo, perché sia i materiali sia le prestazioni si sono alzate. In passato l’Italia ha fatto grandi risultati solo nei grandi eventi. In Coppa del Mondo, dopo di me il secondo che ha vinto più gare ne ha cinque. Questo fa già capire che l’approccio era diverso. Oggi bisogna essere capaci di fare tante gare ad alto livello.

In passato ha detto che Dorothea Wierer è un’ispirazione. Si sarebbe visto bene come biathleta?
Mi è stato detto di sì, quindi non lo dico io. Mi è stato anche proposto di farlo, di provarci, perché le mie caratteristiche fisiche e mentali sarebbero state giuste per quel tipo di disciplina. Ma ho sparato solo una volta e con una condizione molto particolare. Sicuramente mi sarebbe piaciuto, però a ora non ho la possibilità di riscontro.

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