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USA-Cina: come sta andando la partita commerciale delle superpotenze

Fosse una partita di calcio il 2025 avrebbe visto prevalere Pechino su Washington per 5 a 2. Sono i rispettivi punti di crescita di Pil delle due superpotenze globali, con il Financial Times che ha reso noti oggi i dati definitivi cinesi. Ecco perché l’amministrazione Trump continua a sgomitare commercialmente con dazi a mazzi e iniziative geopolitiche sui generis come quelle in atto in Venezuela e Groenlandia.

Articolo pubblicato su The Watcher Post.

Cina in netto vantaggio negli scambi commerciali
Per il commercio internazionale cinese il 2025 è stato l’anno del record storico del surplus (export meno import): 1,2 trilioni di $. Il risultato fatto segnare dagli USA è di segno opposto. Il saldo commerciale 2025 è risultato negativo per 1,1 trilioni di $. Questi numeri a specchio ci aiutano a capire meglio cosa stia muovendo le scelte americane di politiche internazionale. E il dato relativo al solo export ce ne dà ulteriore conferma: Pechino ha visto crescere le sue esportazioni 2025 del 6,1%, portandole a quota 3,77 trilioni di $, mentre gli Stati Uniti si sono fermati a quota 2,1 trilioni di $.

Cosa comporta l’andamento della partita
La politica cinese di raffreddare le importazioni continua: lo scorso anno sono cresciute di appena lo 0,5%. I dati ufficiali delle Dogane cinesi mostrano come il saldo commerciale positivo sia quasi raddoppiato dal 2021 al 2025, passando da 676 miliardi di $ a 1190 miliardi di $. Il balzo è frutto della diversificazione geografica delle vendite cinesi all’estero, non più focalizzate sul mercato americano, ma dirottate verso l’Unione europea, l’ASEAN, l’Africa e l’America Latina. Se si prende in considerazione la sola relazione commerciale diretta tra Cina e USA, Pechino esporta negli USA beni per 430 miliardi di $, mentre Washington appena 150 miliardi di $ (che in termini calcistici sarebbe un 3-1). Lato saldo commerciale diretto nel confronto diretto gli USA perdono 280 miliardi di $. Oggi per il commercio cinese gli USA valgono appena l’8,8% del totale. Inforcando gli occhiali di Washington il deficit commerciale con la Cina è in rapido raffreddamento, ma resta significativo. A dicembre 2025 le importazioni USA dal Dragone sono calate di circa il 30%. Parte di questa riduzione (oltre un terzo) è però solo apparente, frutto di triangolazioni via Vietnam, Messico e Sud-Est asiatico. il deficit complessivo USA resta alto perché le importazioni si sono semplicemente spostate dalla Cina verso altri Paesi, e non perché ne sia diminuito il consumo. Ciò significa che i dazi USA hanno ridotto il peso diretto della Cina, ma non il deficit complessivo. E soprattutto che la dipendenza reciproca Washington-Pechino sia in netto calo. A discapito della necessità di dialogo e collaborazione.

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Groenlandia: l’UE rilancia il ruolo della NATO

Nella corsa alla gestione attiva della sicurezza geopolitica dell’Artico attraverso la NATO l’Unione europea si fa sentire. «Nella nostra proposta di bilancio, abbiamo raddoppiato i finanziamenti, portandoli a circa 530 milioni, il che dimostra il nostro impegno per il partenariato e l’importanza della sicurezza artica». Sono le parole della presidente della Commissione europea, che ha risposto così alle preoccupanti dichiarazioni dell’amministrazione Trump di questi giorni rispetto alla Groenlandia. Il presidente USA ha infatti paventato anche «the hard way» per aumentare il controllo statunitense sull’Artico, a suo parere minacciato da eccessive influenze di Cina e Russia.

Articolo precedentemente pubblicato su The Watcher Post.


La fotografia della difesa artica oggi

L’attuale presenza militare nell’Artico è oggi piuttosto limitata. Va subito sgombrato il campo che qualsiasi iniziativa per aumentare la presenza militare straniera in Groenlandia debba essere autorizzata dalla Danimarca (membro NATO) e dal governo locale. L’unica vera e propria base militare in Groenlandia è statunitense e si trova a Pituffik (ex Thule Air Base). E’ presente dal 1951, sulla base di un accordo Danimarca-USA; si trova nel nord-ovest dell’isola, è gestita dalla US Space Force e si occupa di sorveglianza radar e spaziale, dando supporto alle operazioni artiche gestite dalla NATO. La Groenlandia non ha un proprio esercito, e la difesa attualmente è affidata alla Danimarca tramite il Joint Arctic Command. Le principali strutture di difesa danesi sono il quartier generale del Comando Artico di Nuuk, la Station Nord (avamposto militare nel nord-est per sorveglianza e pattugliamento), l’aeroporto dual use di Kangerlussuaq e la pista d’atterraggio di Mestersvig. Tutte strutture che si occupano tra l’altro di controllare le preziose rotte artiche.

L’idea di una missione congiunta NATO
Il rilancio USA sull’Artico non passa solo dalle allusioni di Trump. L’inviato speciale USA in Groenlandia, Jeff Landry, ha affermato su X che la Danimarca «Ha occupato l’isola dopo la seconda guerra mondiale, riprendendone il controllo violando i protocolli ONU». Poi il Governatore della Lousiana ha aggiunto: «Gli Stati Uniti difesero la sovranità della Groenlandia durante la seconda guerra mondiale, quando la Danimarca non ci riuscì». La posizione europea su questa visione espressa dalla Von der Leyen è chiara: la Groenlandia appartiene al suo popolo e spetta alla Danimarca e alla Groenlandia stessa decidere sulle questioni che le riguardano. Ovvero nulla su di loro senza di loro. La Groenlandia è uscita dal Regno di Danimarca nel 1985, ben 40 anni fa. A Landry ha subito risposto l’ambasciatore danese a Washington, Jesper Moller Sorensen: «Il Regno di Danimarca è sempre stato al fianco degli Stati Uniti.

Dopo l’11 settembre la Danimarca ha risposto alla chiamata USA perdendo più soldati pro capite in Afghanistan di qualsiasi alleato NATO. Solo il popolo della Groenlandia ha il diritto di determinare il proprio futuro e questa settimana tutti e cinque i partiti del Parlamento locale hanno ribadito di non voler entrare a far parte degli Stati Uniti». La strada per la sicurezza artica non può che passare dalla NATO. Ed è per questo che Regno Unito e Germania starebbero pensando di proporre in sede NATO l’attivazione di una missione ad hoc sull’isola per garantirne autonomia e sicurezza. Sta a Trump decidere la postura degli USA rispetto all’Alleanza Atlantica. E la speranza è aggrappata a quel «I’m a fan of Denmark».

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