Valentino Garavani e il legame col mondo del cinema: dal completo après-ski di Audrey Hepburn, all’abito da Oscar di Sophia Loren e fino al suo cameo ne Il Diavolo Veste Prada
Un destino intrecciato col mondo del cinema e non per strategia, ma per affinità. Valentino Garavani è entrato presto nell’immaginario cinematografico, vestendo attrici e personaggi che hanno fatto la storia del grande schermo. Succede nel 1963 con Audrey Hepburn, che in Charade indossa un completo après-ski firmato Valentino (non potete non avere in mente quell’immagine), e negli stessi anni con Monica Vitti, il cui abito da cocktail nero in La notte di Michelangelo Antonioni resta uno dei frame più iconici del cinema italiano. È un’estetica che attraversa le epoche: dagli anni Novanta, quando Julia Roberts diventa una delle muse più amate dello stilista, fino alle apparizioni sul red carpet di Anne Hathaway, che sceglie Valentino anche per la notte degli Oscar.
Nel 1992, Sophia Loren sale sul palco degli Academy Awards per ritirare il premio alla carriera e lo fa indossando un abito nero ricamato di cristalli e firmato dallo stilista. Ventisette anni dopo, nel 2019, i ruoli si ribaltano: è Valentino Garavani a ricevere il premio alla carriera, consegnato proprio da Loren. Tra le affinità più profonde c’è quella con Meryl Streep. Ne Il diavolo veste Prada – film cult che tornerà nelle sale a maggio con un sequel – il personaggio interpretato dall’attrice indossa creazioni firmate Valentino, che nel film compare anche in un cameo, interpretando se stesso.
Perché il cinema, per Valentino, non è mai stato solo un riferimento estetico, ma una passione autentica. Lo dimostra la sua comparsa in French Cancan di Jean Renoir e, soprattutto, il documentario Valentino: The Last Emperor, uscito nel 2009. Le macchine da presa di Matt Tyrnauer seguono per due anni, dal 2005 al 2007, il signor Garavani, fino al suo ritiro dalla moda, l’ultimo atto. Un doc che racconta anche i festeggiamenti per i 45 anni di attività, celebrati a Roma: un ritorno simbolico nella città in cui, nel 1957, in via Condotti, Valentino aveva aperto il suo primo atelier. Ma è anche un racconto nel quale non mancano i collaboratori storici come Giancarlo Giammetti e una costellazione di volti che raccontano mezzo secolo di moda e spettacolo: da Giorgio Armani a Tom Ford, da Karl Lagerfeld a Anna Wintour, passando per attrici, modelle e icone del jet set internazionale. In una delle scene più celebri del film, Valentino sussurra: “Après moi, le déluge”. Una frase che oggi suona meno come una provocazione e più come una profezia.
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