Modalità di lettura

Landini in piazza per Maduro ma non per l'Iran: "È rozzo, non vede le sfumature. La Cgil cambi", dice Bonanni

"Landini in piazza per Maduro e non per l'Iran? È rozzo, non vede le sfumature. La Cgil ha bisogno di un grande cambiamento". Per l'ex segretario della Cisl Raffaele Bonanni è tempo di una marcia indietro: c'è bisogno che i sindacati, in primis la Cgil, tornino a fare i sindacati. "Il movimento sindacale ha una tradizione solida talmente forte che un tempo le manifestazioni di piazza in difesa della libertà non erano sono per i lavoratori, ma per per tutti e svolgevano una funzione diplomatica". Oggi non è più cosi, dice in un colloquio con il Foglio. Ed è per questo che il sindacato che egli stesso ha guidato per otto anni ha organizzato una fiaccolata davanti all'ambasciata iraniana il 23 gennaio in sostegno alla popolazione in lotta "per una svolta democratica".
 

"Credo sia doveroso. Da tempo il sindacato non è più efficace nelle sue battaglie. Complice – dice Bonanni – è stato un comportamento incredibile adottato soprattutto dalla Cgil, che ha condizionato l'intero movimento". C'è stata una torsione pericolosissima, secondo il sindacalista. "Ci sono molti paesi arabi dove non c'è libertà, ma solo morte e torture. E qui si va in piazza a sostenere i tagliagola di Hamas, Hezbollah o gli Houti?". Poche settimane fa la Cgil è scesa in piazza per quanto accaduto in Venezuela. "E tutti infatti abbiamo sentito cosa ha detto Landini a proposito di Maduro…". Ma manca l'iniziativa per l'Iran. "Esatto, ma non solo. Faccio un esempio: nessuno ormai parla più di Cina, delle condizioni di schiavitù degli operai". Queste battaglie, anche oltre il nostro paese, "devono tornare all'attenzione del movimento sindacale italiano", dice Bonanni.
 

L'appello è perché si "ricostruisca una teoria sindacale" e si torni a discutere secondo il principio che "se si produce o si fanno interessi in paesi non liberi, le conseguenze ci sono anche da noi". Bonanni è chiaro: "Da anni si è steso un velo pietoso su certe questioni". La forza di un sindacato non si esaurisce nei confini, ma anzi: "Dobbiamo tornare agli aspetti essenziali, non dimenticandoci che l'Europa è l'unica istituzione dove la fiaccola della libertà brucia ancora".
 

Secondo Bonanni, se la forza delle sigle sindacali si è erosa è anche per responsabilità di Landini e della Cgil. "Hanno grandi risorse. Ma c'è bisogno di uno stravolgimento soprattutto da parte di chi solidarizza con questa realtà". Il re è pazzo? "C'è cecità su come stanno le cose a causa di interessi politici". Il sindacalista dà la colpa alla fusione tra la sigla e la politica dell'opposizione. "Queste alleanze non sono naturali. Ci sono sfumature, declinazioni che non si dovrebbero oltrepassare, ma questo Landini non lo comprende".
 

Ma l'ex segretario non si sente di dare consigli. "La mia rabbia è solo per lo spreco della risorsa. La nostra forza bisognerebbe impiegarla meglio". C'è bisogno di un "soccorso" alle sigle. "Avverto solitudine. Le persone vivono diverse realtà e non siamo più in grado di dare delle risposte. Tocca a noi cambiare e tornare a far riemergere quello che era il movimento operaio vero" per "giocare un ruolo positivo". L'alternativa è un'altra, più cupa: "O ci muoviamo o sprofondiamo in un pozzo non nero, nerissimo". Per queste ragioni la Cisl scenderà a fianco della popolazione iraniana. "Un primo passo dei sindacati per tornare ad avere il peso che avevano: oggi non sono neanche l'ombra di quello che erano un tempo".

  •  

Il campo largo prova a ricompattarsi per l'Iran con un sit-in al Campidoglio

Il campo largo prova a ricompattarsi per l'Iran. Tutti i leader dei partiti d'opposizione, meno Azione, si sono ritrovati oggi pomeriggio in Campidoglio, a Roma, per un sit-in in sostegno alla popolazione iraniana in protesta. La manifestazione si è svolta dopo una settimana segnata da incertezze e divisioni politiche sul tema, con il Movimento 5 stelle che si è sfilato dalla risoluzione unitaria approvata dal Senato per poi presentarne una propria, la quale è stata votata solo da Avs e (non tutto) il Partito Democratico.
 

Gli screzi parlamentari sembrano essersi appiattiti solo oggi, in piazza. Alla dimostrazione organizzata dall'associazione Donna, vita e libertà hanno partecipato Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Per Italia Viva c'era invece una delegazione di parlamentari. Quella di oggi è la prima manifestazione alla quale partecipano i leader politici da quando è in corso il massacro in Iran. Domani mattina, a Piramide a Roma, si terrà invece quella organizzata dal partito radicale. Lì andranno Carlo Calenda, Riccardo Magi, una delegazione di parlamentari Pd, ma non Avs e Movimento 5 stelle.

  •  

La vita dei detenuti di Rebibbia in mostra (dentro al carcere romano)

Il carcere, le sue regole, le sue persone e le loro storie, in mostra. In carcere. Ieri, 14 gennaio 2026, si è tenuta la presentazione della mostra "Un mondo alla rovescia", un lavoro realizzato dal progetto editoriale Hyperlocal e che ha portato il Nuovo complesso del penitenziario di Rebibbia, a Roma, a ospitare una vera e propria mostra fotografica al suo interno. All'interno del carcere, un gruppo di giornalisti, tra cui il Foglio, ha potuto visitare la mostra adibita nell'area verde, di fianco alla chiesa del Padre Nostro, dove Papa Francesco l'anno scorso ha aperto una delle porte sante del Giubileo appena concluso. Qui, sulle pareti del cortile esterno dedicato alle visite dei parenti dei detenuti, diversi pannelli mostrano le foto dei carcerati e raccontano le loro storie.
 

Lasciati fuori qualsiasi telefono e dispositivo di comunicazione, i responsabili della redazione di Hyperlocal hanno accolto la stampa e hanno spigato come è stato possibile realizzare il progetto. "Lavoriamo al tutto da un anno, proprio da quando Francesco ha deciso di aprire qui una delle porte sante del Giubileo", spiega Nicola Gerundino. La realtà di Hyperlocal esiste dal 2020 e si occupa di raccontare i quartieri di Italia e di altri paesi. "Abbiamo voluto raccontare il carcere, sia per chi ci vive sia per chi ce l'ha come vicino di casa", spiega al Foglio. La mostra si chiama "Un mondo alla rovescia" e racconta le storie di una ventina di detenuti. "Il titolo è esplicativo di cosa significa vivere in carcere. Qui abbiamo visto come molte cose sono rivalutate, non sono più date per scontate. Un esempio parte proprio dal cellulare, dal farsi i capelli, dal lavoro, dalla lettura. Una diversità nella somiglianza che genera continui cortocircuiti e impone riflessioni e domande".
 

Alessandro, il sociologo dottorando, Mohamed il calciatore, Antonio il meccanico. Una ventina di uomini, di detenuti, che attraverso due mesi di incontri con la redazione di Hyperlocal hanno raccontato il loro "dentro", la loro vita a Rebibbia, al fuori, al quartiere di Rebibbia. Le fotografie sono state realizzate da Stefano Lemon, Lavinia Parlamenti, Guido Gazzilli e Benedetta Ristori. I diversi pannelli ora affissi nell'area adiacente alla chiesa sono stati per tutta la seconda parte di dicembre all'esterno del carcere. "In questo modo i cittadini hanno potuto leggere le storie dei detenuti", spiega sempre Gerundino.
 

Nel corso della presentazione della mostra abbiamo potuto vedere una piccola parte del carcere, che è uno dei più grandi d'Europa. E dopo un giro tra i pannelli e le fotografie, i realizzatori ci hanno portato nel piccolo teatro del complesso, dove insieme ai detenuti protagonisti del racconto è stato mostrato un breve filmato della vita nel carcere, nello specifico nel complesso G8. "Rebibbia è una città nella città", dicono i detenuti nel video. Una città "con le sue regole", con la sua vita. "Qui il tempo si ferma" per questo l'importante "è tenersi occupati. Si arriva a combattere contro il tuo stesso carattere", affermano. Un filmato che racconta, sembra, un po' il "bello" di ciò che col tempo si è riusciti a costruire, ma, come dicono anche gli organizzatori del progetto, non tutto è rose e fiori: "La mostra è un primo passo, è difficile anche solo accedere qui e per noi questo è già un grande risultato".
 

Nella realizzazione del progetto, Hyperlocal si è interfacciato con la sezione educativa del carcere. Questa, come per ogni proposta di collaborazione, ha selezionato e fatto da tramite per realizzare sia le interviste che le fotografie. "C'è stato molto interesse tra i detenuti, tant'è che durante la creazione abbiamo ampliato la platea di carcerati, da dieci siamo arrivati a diciassette", spiega ancora Gerundino. I detenuti si sono presentati e hanno partecipato alla parte finale della mostra. E insieme a loro ha assistito alla presentazione anche il garante dei detenuti della regione Lazio Stefano Anastasia. "L'importanza di un progetto come questo è la restituzione di ciò che c'è dentro al mondo", ha detto nel suo breve intervento. "Prima o poi per fortuna le pene finiranno, tutti usciranno. E là fuori ci sarà un mondo che, si spera anche grazie a lavori del genere, non giudichi e dia opportunità a tutti". Primi passi, per la vera rieducazione.
 

 Foto di Stefano Lemon
 

  •  

La crisi iraniana in Senato: Sensi riunisce le opposizioni. Le attiviste: “È ora di una mobilitazione super partes”

Questa mattina in Senato si è tenuta una conferenza stampa organizzata dal senatore del Pd Filippo Sensi dove sono intervenute due attiviste iraniane (e altri da remoto) per raccontare la rivolta e la repressione in corso. L’incontro, avvenuto in Sala Nassyria, ha raccolto la partecipazione di tutti i partiti d’opposizione, ma non della maggioranza. “Nessuno può immaginare la dimensione del massacro in corso, ad oggi le proteste si sono estese a oltre 500 città”, ha detto Shervin Haravi, la prima attivista a raccontare i fatti. “Fonti internazionali dicono che ci sono tra le 12 e le 20mila persone uccise, ma nonostante il sangue versato gli iraniani continuano a scendere in piazza. Perché siamo un popolo che ama la propria patria, che ha sempre convissuto nella pluralità”.

Rayhane Tabrizi, l’altra attivista presente, ha vissuto 29 anni in Iran prima di arrivare in Italia e porta con se il ricordo delle bombe tra Iran e Iraq, gli otto anni di guerra contro Saddam Hussein, dall'80 all'88. “Ora riusciremo ad abbattere il regime, che sta uccidendo il suo popolo”, dice con gli occhi lucidi.

Le due testimonianze vogliono essere un monito per il governo e le istituzioni affinché si mobilitino. “Chiediamo pressione sull’ambasciatore, chiediamo che venga convocato e che vengano chiuse tutte le associazioni che fanno propaganda iraniana in Italia”, dicono. L’appello è per tutti i partiti, perchè ci si mobiliti mettendo da parte le differenze. Dei parlamentari italiani si è contata la presenza di Susanna Camusso, Piero Fassino, Cecilia D'Elia, Riccardo Magi, segretario di +Europa, Tino Magni di Avs, Ivan Scalfarotto di Iv, Gisella Naturale del M5s e Marco Lombardo di Azione.

Ma se l’appello alla politica è quello di restare compatta, la politica non sembra ascoltare. Proprio stamattina il M5s si è astenuto su una risoluzione votata all'unanimità dalla commissione Esteri di Palazzo Madama “Non mi sorprende”, dice Tabrizi. “È il tempo dell’unità, ora, non delle differenze sulle mozioni”, è invece il commento di Sensi.

  •