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Il 64% delle app di terze parti accede a dati sensibili senza un motivo valido. La ricerca di Reflectiz

Dall’ultima ricerca di Reflectiz, “The State of Web Exposure 2026“, emerge una questione allarmante: secondo il report, il 64% delle app di terze parti accede a dati sensibili senza una vera necessità tecnica o aziendale. Si tratta di un aumento importante rispetto al 51% registrato nel 2024 che evidenzia come la “Web exposure”, ovvero la […]

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Microsoft smantella RedVDS, rete globale di cybercrime-as-a-service

Microsoft ha annunciato di aver smantellato RedVDS, una rete cybercrime-as-a-service che ha alimentato frodi multimilionarie in tutto il mondo. “Questi sforzi fanno parte di un’operazione congiunta più ampia con le forze dell’ordine internazionali, tra cui le autorità tedesche e l’Europol, che ha permesso a Microsoft e ai suoi partner di sequestrare infrastrutture dannose chiave e […]

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“Truman Show”: la truffa finanziaria che crea una realtà sintetica per ingannare le vittime

I ricercatori di Check Point Research hanno individuato una nuova forma di frode finanziaria che non si limita a creare pagine di phishing, ma genera una realtà sintetica alimentata dall’IA per ingannare le vittime. Nella truffa OPCOPRO, nota anche come “Truman Show”, gli attaccanti combinano personaggi generati dall’IA, comunità di investimento fittizie, app distribuite negli […]

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Allarme password aziendali deboli: più del 40% è violabile in meno di un’ora

Gli utenti aziendali utilizzano ancora password deboli, tanto che il 40% di esse è violabile in meno di un’ora: è quanto emerge dati condivisi da Errevi System, azienda ICT italiana, raccolti tramite PassBuster, una soluzione per la valutazione della robustezza delle credenziali. L’analisi rivela anche che quasi una password su due ha un livello di violabilità […]

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Black Axe, arrestati oltre trenta individui legati alla cybergang

La Polizia Nazionale spagnola, in collaborazione con la polizia dello Stato di Baviera e con il supporto dell’Europol, ha arrestato trentaquattro persone, tra cui i leader del gruppo, legate a Black Axe, un’organizzazione cybercriminale responsabile di numerose attività illecite in diversi Paesi d’Europa. Il gruppo si è fatto conoscere per le sue truffe milionarie effettuato […]

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Ghost Tap: scoperte frodi tap-to-pay che sfruttano l’NFC per abilitare pagamenti da remoto

I ricercatori di Group-IB hanno individuato Ghost Tap, una serie di frodi a opera di attaccanti cinesi che sfruttano applicazioni Android malevole per abilitare transazioni tap-to-pay da remoto con le carte di credito delle vittime. Tramite campagne di smishing e vishing, i cybercriminali portano gli utenti ignari a installare gli APK malevoli. Una volta installata […]

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Nuova ondata di attacchi GoBruteforcer, l’IA sfruttata per il brute-force

I ricercatori di Check Point Research hanno individuato una nuova ondata di attacchi GoBruteforcer, una botnet modulare scritta in Go progettata per colpire server Linux esposti su internet. Individuata per la prima volta nel 2023, nel corso del tempo la botnet si è evoluta specializzandosi in varianti sempre più sofisticate. Come suggerisce il nome, GoBruteforce […]

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Due estensioni Chrome hanno compromesso le chat di ChatGPT e DeepSeek

I ricercatori di OX Security hanno individuato due estensioni Chrome in grado di OX Security ha individuato due estensioni Chrome in grado di esfiltrare dati dalle chat di ChatGPT e DeepSeek. Le due estensioni (Chat GPT for Chrome with GPT-5, Claude Sonnet & DeepSeek AI e AI Sidebar with Deepseek, ChatGPT, Claude and more) contano […]

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Nel 2026 sempre più attacchi autonomi AI-driven e deepfake: le previsioni di sicurezza di ClearSkies

Il mondo della cybersecurity si appresta a vivere un 2026 di profonda trasformazione: secondo le previsioni di sicurezza di ClearSkies, nei prossimi mesi comincerà il passaggio definitivo gli attacchi autonomi AI-driven, rendendo le minacce sempre più rapide e precise. Anche le aziende italiane devono prepararsi ad affrontare questa nuova sfida e per farlo è necessario […]

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Grave vulnerabilità nei chip Bluetooth Airoha: molti i marchi colpiti

Il Bluetooth è di nuovo al centro di una grave vulnerabilità che permette agli attaccanti di assumere il controllo degli smartphone o tablet connessi e che colpisce cuffie, auricolari True Wireless Stereo (TWS) ed altri dispositivi audio consumer basati su chipset Bluetooth prodotti da Airoha Systems. In realtà, si tratta di una serie di vulnerabilità […]

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IL RITORNO DELLA GUERRA ‘RISOLUTIVA’

La guerra di Corea è probabilmente l’ultima che gli Stati Uniti abbiano combattuto con l’intento strategico e la volontà di vincerla sul campo. Come sappiamo, è finita in un pareggio. Da quel momento in avanti, gli USA – che pure sono certamente il paese più guerrafondaio dell’era moderna – hanno fatto delle forze armate, e quindi della guerra, essenzialmente uno strumento di deterrenza, volto a contenere i nemici comunisti – URSS, Repubblica Popolare Cinese – nella loro espansione politico-ideologica oltre i confini (rispettivamente) dell’est europeo e della Cina continentale.
A partire dalla fine degli anni cinquanta del novecento, gli Stati Uniti non hanno mai preso seriamente in considerazione l’ipotesi di uno scontro diretto con una delle due potenze socialiste; hanno ovviamente ingaggiato un confronto per cercare di raggiungere la supremazia nucleare, ed altrettanto ovviamente hanno elaborato strategie e tattiche in funzione di un ipotetico scontro di tal genere, ma si è trattato di pure ipotesi di scuola. Sul piano concreto, questa possibilità non è mai stata veramente considerata possibile, né tantomeno desiderabile.

Fintanto che è esistita l’Unione Sovietica, questa ha anzi costituito uno dei pilastri su cui si è fondata l’egemonia americana sull’Europa occidentale. Fedele agli accordi spartitori di Yalta, Washington non è mai intervenuta direttamente contro Mosca, anche quando (Berlino ‘53, Budapest ‘56, Praga ‘68) ne avrebbe avuto un ottimo pretesto. E quando il confronto militare c’è stato, si è collocato in periferia, ed è sempre stato indiretto. Vietnam ed Afghanistan docet.
Se guardiamo alla storia dell’espansionismo militare statunitense, ed alla infinita serie di guerre e guerricciole che ha alimentato, dalla seconda metà del secolo scorso in avanti, ci rendiamo però conto di come le vittorie militari, quelle sul campo di battaglia e quelle strategiche, non solo non si sono quasi mai concretizzate, ma probabilmente non erano nemmeno messe in conto.
La grande strategia egemonica americana si è basata sulla deterrenza, piuttosto che sulla vittoria.
Tutti i paesi che, per una ragione o per un’altra, si sono trovati a dover confrontarsi militarmente con gli USA, hanno pagato un prezzo elevatissimo, che ha quasi sempre comportato la devastazione pressoché completa. E quanto più alta e duratura è stata la sfida all’egemone, tanto più è stato duro il prezzo da pagare.

Oltre ai già citati Vietnam ed Afghanistan, ricordiamo l’Iraq, la Siria, la Libia… Tutte guerre che, da un punto di vista strategico, possiamo considerare perdute. Ma che sono costate a quei paesi un prezzo tale che, a distanza di decenni, non ha consentito loro di riprendersi.
Questo è l’assioma su cui si è costruita la strategia imperialista americana: semplicemente, la deterrenza del potere distruttivo.
Nei confronti delle potenze avverse – Russia e Cina – la strategia prevedeva il contenimento (da qui l’enorme rete di basi militari lungo i confini di questi due paesi), nella convinzione che prima o poi sarebbe avvenuta la loro caduta per strangolamento, o che – nella peggiore delle ipotesi – sarebbero rimaste confinate nei propri spazi.
Ragione per cui le forze armate degli Stati Uniti non si sono mai veramente preparate a scontrarsi con le forze armate sovietiche o con quelle cinesi – men che meno con entrambe.

Il conflitto in Ucraina, da questo punto di vista, rappresenta un giro di boa. Gli Stati Uniti, e la loro armata imperiale allargata, la NATO, non si erano mai impegnati in questa misura in un confronto diretto con una delle potenze antagoniste. Non si erano mai impegnati in un conflitto che non fosse marcatamente asimmetrico. Non si erano mai impegnati in una guerra d’attrito prolungata.
E lo hanno fatto senza prima mettersi in condizione di condurre e sostenere un conflitto di tal genere.
Non erano pronti strategicamente (capacità di produzione bellica industriale, riserve di armi e munizioni), non erano pronti al combattimento (sistemi d’arma mai effettivamente testati sul campo, misconoscenza delle capacità del nemico), non erano pronti sotto il profilo dottrinario (strategie e tattiche, strutturazione delle forze armate, sostanzialmente identiche a quelle dei precedenti conflitti asimmetrici).
La battuta d’arresto era inevitabile.

Il conflitto russo-ucraino segna, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, il passaggio ad una fase in cui la deterrenza viene destrutturata, la devastazione si registra nel campo occidentale, e l’inadeguatezza della potenza imperiale si manifesta nella sua piena evidenza.
Questo passaggio, parzialmente oscurato dal difficile scontro politico interno nel paese egemone, richiede pertanto una radicale riconversione complessiva delle politiche imperiali, che deve necessariamente investire sia il piano logistico-strutturale che quello più squisitamente operativo militare. Un processo, questo, che non può chiaramente essere portato a termine in breve tempo, e che quindi apre ad una stagione di interludio, in cui la capacità dello strumento militare non è più in grado di esercitare la propria storica funzione deterrente, e non è ancora in grado di passare ad una in cui la deterrenza viene sostituita dalla capacità di sconfiggere il nemico sul campo.

Il mutamento del quadro geopolitico e strategico complessivo, di cui questa crisi militare statunitense è in parte il prodotto, ma che ne è al tempo stesso causa, finisce pertanto col determinare una estrema instabilità – di cui ciò che accade in Palestina è la manifestazione più evidente – che a sua volta va ad incidere sui tempi e sui modi con cui gli USA cercheranno di rispondere alla crisi.
Ciò che possiamo vedere già adesso, comunque, è la direzione di massima intrapresa. E che potremmo riassumere nel passaggio dalla guerra come deterrenza alla guerra come soluzione.
La prossima guerra Washington la deve vincere, deve sconfiggere il nemico e metterlo in ginocchio. E poiché non sarà un paese debole, ma una delle grandi potenze belliche del pianeta, e quindi tra l’altro dotato di armamenti nucleari tali da distruggere l’America, non sarà per niente facile.
Lo schema, con ogni probabilità, sarà lo stesso della seconda guerra mondiale. Il grosso delle truppe lo dovrà mettere l’Europa, e sarà questo il campo di battaglia.

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