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Costruire consapevolezza, il primo passo per fermare la violenza contro le donne
Per scardinare la violenza maschile non bastano interventi episodici: è necessario investire in formazione, consapevolezza e responsabilità collettiva. È il pensiero cardine da cui è nato “Sguardi che sostengono”, un nuovo percorso formativo gratuito promosso da Fondazione Arché e realizzato dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca con la supervisione scientifica della professoressa Claudia Pecorella, ordinaria di Diritto penale.
Finanziato da Regione Lombardia, prenderà il via il 5 febbraio a CasArché, in via Cardinal Martini, 12 a Novate Milanese nell’unico incontro previsto in presenza. Il ciclo di appuntamenti è pensato come uno spazio di approfondimento, riflessione e acquisizione di competenze rivolto a operatori e operatrici sociali, educatori ed educatrici, professionisti del terzo settore, ma anche cittadini attivi che desiderano comprendere in modo più consapevole il fenomeno della violenza di genere e contribuire attivamente alla sua prevenzione nei contesti educativi, culturali e territoriali. Attraverso il contributo di docenti universitari ed esperti del settore, il percorso mira anche a stimolare uno sguardo critico capace di interrogare stereotipi, linguaggi e pratiche quotidiane che possono, anche inconsapevolmente, alimentare disuguaglianze e violenza.
Un fenomeno che interpella la comunità
La proposta formativa si articola in due moduli online progettati per fornire strumenti teorici e pratici utili a leggere la complessità del fenomeno, riconoscerne le diverse forme e intervenire in modo competente e rispettoso delle persone coinvolte. Il primo prevede sette incontri da due ore l’uno a cadenza quindicinale e affronta temi centrali come le radici culturali della violenza, la violenza domestica, il femminicidio, le molestie e la violenza sessuale, la tratta e lo sfruttamento, fino agli interventi di tutela e al rischio della vittimizzazione secondaria.
«Questo è un momento particolarmente importante per operatori sociali, educatori e cittadini attivi», spiega padre Giuseppe Bettoni, presidente di Fondazione Arché. «La violenza contro le donne non è un fatto isolato, ma un fenomeno che interpella l’intera comunità e richiede risposte competenti e condivise. Chi si forma oggi potrà a sua volta promuovere attività culturali, educative e formative nei propri contesti, contribuendo a costruire una cultura del rispetto, della prevenzione e della cura delle relazioni. È da qui che può nascere un cambiamento reale e duraturo».
Informazioni utili
Il percorso si inserisce nel più ampio impegno di Fondazione Arché nella promozione di una cultura dei diritti, dell’inclusione e della prevenzione della violenza, affiancando alle attività di accoglienza e supporto alle persone più vulnerabili un forte investimento educativo e culturale rivolto alla società nel suo insieme. La partecipazione è gratuita previa iscrizione a questo form. Tutti i dettagli sul programma e sulle modalità di adesione sono disponibili sul sito di Fondazione Arché o allo 02 603603.
In apertura, un incontro formativo in Arché. (Fotografia di Fondazione Arché)
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Sicurezza: l’ossessione del governo partorisce un nuovo decreto
[2026-01-16] TREMATE, SIAMO TORNATE! @ La Polveriera Spazio Comune
TREMATE, SIAMO TORNATE!
La Polveriera Spazio Comune - Via S. Reparata 12r, Firenze(venerdì, 16 gennaio 16:00)

Tremate, siamo tornate!
Questo venerdì 16 gennaio dedicheremo la giornata al nostro io stregə, io animalə, noi collettivə per liberarci dagli archetipi e stare insieme.
Ci troviamo alle 16 per la laboratoria di immaginazione, scrittura e alterità “prima di essere umana” di Francesca Matteoni seguita dalla costruzione collettiva di una fanzine sul tema.
La cena andrà a benefit per le casse anti repressione e sarà accompagnata in cortile dalla performance “archetipo” seguita da un rituale collettivo aperto a tuttə. Dalle 20 in poi troverete anche dei banchini di autoproduzioni flinta e dalle 21 partirà la musica con Suz-psytrance seguita da Angie che ci farà ballare della deep techno!!
No machi, No fasci, No spaccio e droghe pesanti, No cis performativi, No sbirri!
Si presa a bene e spazio allə flinta!
Il tricolore poco glorioso e le parole del presidente della Repubblica Mattarella. Facciamo il punto.
Articolo da Il Mago di Oz - Recensioni di libri, controinformazione e controcultura
Il 7 gennaio si è celebrato il 229esimo anno del Tricolore con le allucinanti, ma per la carica che ricopre, in teoria sono importanti di Mattarella che afferma: “Il Tricolore incarna unità, libertà, democrazia e coesione”. Si certo. Prendiamo le parole ad uno ad uno: Unità: Dov’è l’unità? Questa Nazione è stata creata per sbaglio da un credulone chiamato Garibaldi il quale si è fatto fottere dai Savoia. Ad oggi il tricolore lo usiamo solo per le attività sportive quali il calcio, lo scii, azioni di esposizioni e parate militari per il 2 giugno (ciao Art. 11 come stai?) i
L'articolo Il tricolore poco glorioso e le parole del presidente della Repubblica Mattarella. Facciamo il punto. sembra essere il primo su Il Mago di Oz.
Autoformazione: catturare il traffico da un'applicazione android - Unit hacklab @ ZAM
Autoformazione: catturare il traffico da un'applicazione android - Unit hacklab @ ZAM
Hai un oggetto furbo, che funziona solo con un'app? Sei curiosa di sapere cosa dice ai server dell'azienda produttrice l'app che monitora quanta cacca hai fatto oggi? Hai comprato un vecchio dispositivo di un'azienda fallita e vorresti farlo funzionare in …
Greta, Vanessa, Daniele e le Brioches di Maria Antonietta
2014-07-31. Siria – Aleppo –
C’é una casa ad Abzimu, una piccola località ad ovest di Aleppo verso Idlib. E’ la casa del capo del consiglio rivoluzionario locale. Questa casa é il luogo di riferimento di tre italiani giunti ad Aleppo da poche ore: Daniele Raineri, un giornalista de Il Foglio, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, due cooperanti volontarie fondatrici del progetto Horryaty.
-il post é stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale-
DANIELE RAINERI
Daniele é un reporter spesso presente in zone a rischio . Non é la prima volta che entra in Siria da quando sono iniziati i conflitti ed é stato proprio lui a portare le ragazze alla casa del capo del consiglio rivoluzionario.
Daniele parla l’arabo ed é in contatto col Free Syrian Army, la principale forza della coalizione anti-Assad che nei suoi articoli appoggia apertamente (tanto che in alcune occasioni ha pubblicato notizie anti-Assad poi rivelatesi infondate).
GRETA RAMELLI E VANESSA MARZULLO
Greta e Vanessa sono due attiviste del volontariato internazionale con qualche esperienza sul campo: Greta studia scienze infermieristiche; é volontaria presso l’”Organizzazione Internazionale di soccorso“ (Croce Rossa o Mezzaluna Rossa che dir si voglia); nel 2011 ha passato quattro mesi in Zambia come volontaria tra i malati di AIDS e nel 2012 ha assistito per tre settimane la popolazione degli slum di Calcutta. Vanessa studia mediazione linguistica e culturale, mastica un po l’arabo ed é pure lei volontaria presso l’Organizzazione Internazionale di soccorso.
(L’ASSISTENZA UMANITARIA IN SIRIA)
Prima che scoppiassero i conflitti era presente sul territorio una piccola ma valida rete caritatevole ed alcune organizzazioni dedite allo sviluppo sostenibile che dall’inizio della guerra fatica non poco a restare in piedi. Attualmente sono diverse le organizzazioni umanitarie presenti nelle aree di conflitto e nei Paesi adiacenti (Qui un elenco delle associazioni partner UNHCR presenti) con volontari di diverse nazionalità non di rado under 25 che danno un aiuto fondamentale nel mantenere salda la comunità siriana. Molte delle ONG italiane presenti aderiscono alla Piattaforma delle Ong Italiane in Medio Oriente e Mediterraneo, il cui proposito é aiutare e migliorare il coordinamento tra diverse associazioni. La Croce Rossa Italiana, in missione dal 2012, ad aprile 2013 aveva ancora chiesto “[…] alla Comunità Internazionale di accendere i riflettori sul mancato rispetto del ruolo dei soccorritori. Dall’inizio del conflitto sono 17 i volontari della Mezzaluna Rossa Siriana uccisi mentre prestavano opera di soccorso. Una violazione inammissibile”.”
Ci si scontra pure con la burocrazia: le organizzazioni umanitarie hanno il permesso teorico del governo siriano di muoversi liberamente, ma per ogni singolo spostamento bisogna richiedere e riuscire ad ottenere permessi (vedi PDF). Permessi che vanno richiesti con giorni d’anticipo fornendo i dati dei viaggiatori, dei mezzi che utilizzeranno. La richiesta viene fatta passare prima dal SARC , poi dal ministero degli affari esteri, poi ritorna al SARC che preparerà i lasciapassare per i checkpoint (vedi PDF). Questo se tutto fila liscio: le richieste burocratiche a volte diventano particolarmente fantasiose. Le difficoltà implicite nel conflitto e gli inghippi burocratici fanno si che nonostante l’impegno di molti siano numerose le aree che non vengono raggiunte dall’assistenza.
IL PRIMO VIAGGIO IN SIRIA, I CONTATTI ED HORRYATY
Per Greta e Vanessa quello del 2014 in cui sono state rapite non é il primo viaggio in Siria. Nel 2012 il loro interesse ed impegno s’era concentrato sul dramma della guerra civile siriana ed avevano maturato l’intenzione di partecipare attivamente agli aiuti sul campo. Si eran messe in contatto con la comunità dei siriani residenti in Italia (link 1 link 2 link 3) e con l’IPSIA, l’ ONG delle ACLI che si occupa di cooperazione e volontariato all’estero. Prestano aiuto volontario quasi ogni giorno in uno dei primi centri di accoglienza per profughi siriani in Via Novara a Milano, che raggiungono ogni giorno dai loro paesi in provincia di Bergamo ed é probabile che sia stato proprio qui, ascoltando le testimonianze dei profughi che assistono, che hanno maturato la convinzione di schierarsi contro Assad.
Proprio assieme ad un membro dell’IPSIA, Roberto Andervill, nel marzo 2014 avevano raggiunto per la prima volta la Siria in una Missione di sopralluogo passando attraverso il confine turco (822km di pianura, ma la maggior parte dei volontari,giornalisti e combattenti passa attraverso una fascia ben delimitata lunga poche decine di km).
Non ci vuole molto: aereo per Istanbul, si raggiunge il confine siriano con una macchina a noleggio, in treno o con un secondo volo (da Istanbul a Gaziantep c’é quasi un volo ogni ora, per dire). Arrivati sul posto ci si fa aiutare da qualche contatto conosciuto in precedenza che ti aiuta a passare illegalmente il confine con la Siria (o si trova qualcuno disponibile sul posto che lo fa per poche lire).
Roberto svolge missioni all’estero fin dal 1998 (Gaza, Kosovo) e da qualche tempo anche lui era interessato alla Siria. Accompagnati da guardie siriane avevano raggiunto le zone rurali di Idlib dove, “sempre accompagnati e scortati da personale locale, con un alto grado di sicurezza” hanno avuto modo di valutare direttamente la situazione instaurando un primo rapporto con la popolazione locale, stringendo contatti sul posto e rilevando le problematiche presenti in due centri di primo soccorso (personale inadatto e materiali carenti).
Al rientro in Italia Greta, Vanessa e Roberto avevano creato il progetto di assistenza sanitaria Horryaty il cui scopo era portare primo soccorso al Free Syrian Army distribuendo kit di salvataggio destinati ai combattenti anti-Assad e farmaci ai pazienti affetti da malattie croniche. Horriaty non é una ONG o una Onlus ma una semplice associazione di fatto tra tre persone che organizzavano manifestazioni e raccolte fondi.
IL SECONDO VIAGGIO
Già al rientro in aprile avevano pianificato di ritornare subito in Siria. Questa volta però Roberto non sarebbe potuto venire perché non poteva assentarsi nuovamente dal suo lavoro di fabbro. Contattano Rosamaria Vitale, medico chirurgo conosciuta al centro di accoglienza di Via Novara, presentandole il progetto e chiedendole di venire anche lei in Siria. Rosamaria trova le ragazze preparate e molto interessante il progetto: “Gli obiettivi erano stati messi a punto dopo aver effettuato un’analisi attenta dei bisogni del territorio in cui il progetto si sarebbe attuato, nelle zone rurali di Idleb. Si diceva che il 50% dei medici era fuggito all’estero, molti altri erano stati uccisi ed imprigionati, strutture mediche ed ospedali erano stati distrutti dai bombardamenti. Tutto estremamente realistico. Nella missione che avevano effettuato precedentemente erano state evidenziate le cure più urgenti e le carenze mediche alle quali si sarebbe potuto sopperire. Gli obbiettivi erano due. Primo: attivare un corso di primo soccorso fornendo il materiale necessario. Secondo: garantire ai malati di patologie croniche l’accesso alle giuste terapie” Per vari motivi però Rosaria deve rinunciare a collaborare al progetto. Le avrebbe invece affiancate Daniele , giornalista de Il Foglio che condivideva le loro posizioni a favore del Free Syrian Army.
Scopo del secondo viaggio era organizzare e spedire dalla Turchia alla Siria un container con quei beni di prima necessità e medicinali difficilmente reperibili cui durante il primo viaggio avevano osservato la mancanza nei centri di primo soccorso. Prendono tutti i contatti necessari, scoprono dove e come procurarsi il materiale necessario. Trattano sui prezzi. Chiedono alle aziende di donare qualcosa. Alla fine riescono a riempire e far arrivare in Siria un container con beni di prima necessità come cibo, medicinali comuni, quasi una tonnellata di latte in polvere e i sudati medicinali rari.
(LE COALIZIONI IN LOTTA)
Nel caos siriano é possibile vedere almeno quattro coalizione opposte tra loro ognuna delle quali lotta contro le altre ed é formata da diverse forze e formazioni armate:
REPUBBLICA ARABA DI SIRIA (GOVERNO ASSAD / ALAWITI / SCIITI / NAZIONALISTI / SOCIALISMO ARABO) Composta da: Esercito siriano (laico), Shabiha (volontari alawiti), Forza Nazionale di difesa (laico, multireligioso), Brigate Ba’ath (paramilitari alawiti e sciiti), Jaysh al-Sha’bi (paramilitari alawiti e sciiti), Brigata al’Abbas (paramilitari sciiti), Pasdaran iraniani (sciiti), Khazali (paramilitari sciiti), Hezbollah (nazionalisti sciiti), Resistenza Siriana (marxisti nazionalisti), Jaysh al-Muwahhideen (drusi), FPLP (nazionalisti marxisti palestinesi), Guardia Nazionalista Araba (milizia volontaria nazionalista pan-arabista), altri gruppi filogovernativi. Le forze governative sono supportate da Russia, Iran, Corea del Nord, Iraq. Indirettamente anche da Cina, Venezuela, Bielorussia, Algeria.
COALIZIONE NAZIONALE SIRIANA (RIBELLI / SUNNITI / JIHADISTI) Composta da: Free Syrian Army (laici), fronte al-Nusra (jihadisti sunniti affiliati ad al-Quaeda), Fronte Islamico (jihadisti sunniti finanziati dall’Arabia Saudita), Esercito dei Mujaheddeen (coalizione di diversi gruppi ribelli sunniti, jihadisti e no). La coalizione é supportata da USA, Turchia, Arabia Saudita e Quatar. Indirettamente anche da Regno Unito e Francia.
L’ISIS Lo Stato Islamico (jihadisti sunniti) ha fatto parte della Coalizione Nazionale Siriana fino al 3 gennaio 2014, dopodiché ne é uscito per proseguire un piano di conquista tutto suo.
IL COMITATO SUPREMO CURDO Formato da YPG (esercito curdo di tendenza socialista), Pashmerga (volontari curdi iracheni), PKK (rivoluzionari socialisti / irredentisti curdi), altre formazioni.
(GLI OBIETTIVI DELLE COALIZIONI)
Senza addentrarci troppo nei perché e nei percome di questo conflitto si può solo riassumere in maniera un po sbrigativa che:
- I ribelli vogliono abbattere il governo Assad ma non si sa bene con cosa lo sostituirebbero (si teme purtroppo una sorta di ’79 iraniano di stampo sunnita e jihadista)
- Le forze governative vogliono riappropriarsi del territorio e mantenere al potere la minoranza allawita-sciita.
- I curdi difendono i loro territori storici (pur mirando sempre ad uno stato curdo che unisca il proprio popolo diviso tra Turchia, Siria ed Iraq) .
- L’ISIS mira alla formazione di un nuovo califfato indipendente ed autosufficiente che comprende (per il momento) ampie aree di Siria ed Iraq.
(IL FREE SYRIAN ARMY)
Il Free Syrian Army, la forza armata che Greta, Daniele e Vanessa sostengono, é formata dai disertori dell’esercito governativo. Dispone di circa 100.000 uomini ed é il principale membro della Coalizione nazionale siriana (anti-Assad). Appoggia il Consiglio nazionale siriano in esilio. Viene supportata da USA, Francia, Turchia, Regno Unito, Qatar ed Arabia Saudita. La Lega Araba, così come l’Italia riconosce il Consiglio Nazionale Siriano in esilio anziché Assad e quindi si può quasi dire che di conseguenza si riconosce nelle posizioni del F.S.A. Anche se il Free Syrian Army é una formazione laica, si trova in coalizione con formazioni jihadiste e sono già stati osservati all’interno del Free Syrian Army personalità filo-jihadiste (qualcuno parla di “infiltrati”). I rapporti tra i diversi membri della coalizione sono a dir poco tesi, nonostante facciano fronte comune.
(VOLONTARIATO NON NEUTRALE)
Daniele, Greta e Vanessa, quindi, non sono andati in Siria a portare semplice aiuto umanitario a tutti ma si sono schierati con i ribelli, contro Assad e contro l’ISIS. Il fatto di non essere neutrali né imparziali é una chiara scelta politica cui é possibile muovere diverse critiche ma per fare un esempio opposto Emergency porta le sue cure sia agli aggrediti che agli aggressori ed é a sua volta criticato per il fatto di “aiutare il nemico“. Che si sia schierati o si sia neutrali, insomma, piovono comunque addosso critiche.
IL TERZO VIAGGIO E IL RAPIMENTO
Partite a fine luglio, anche stavolta accompagnate da Daniele. Impiegano i primi giorni a passare il confine turco e raggiungere Aleppo. Prima ancora di mettersi in viaggio, attraverso i loro contatti siriani residenti in Italia ed ai contatti sul territorio conosciuti nel primo viaggio, avevano già programmato di partecipare ad un corso per civili e militari sui componenti del kit di primo soccorso e il loro utilizzo.
31 Luglio. E’la quarta notte dall’arrivo in Siria. Greta e Vanessa sono arrivate oggi ad Aleppo e sono ospitate nella casa del capo del consiglio rivoluzionario locale. Daniele no: passerà la notte in un’altra casa distante 25 chilometri a sud, appartenente ad un ex soldato delle forze speciali di Assad.
Le ragazze sono in casa da poche ore, quando arrivano due macchine con alcuni uomini a volto coperto che le prelevano, le bendano e le portano via. Gli uomini parlano poco. In inglese.
Alle cinque del mattino, nella casa in cui sta Daniele, qualcuno batte dei colpi alla porta. Sono due siriani: “Hanno sequestrato le due italiane. Stanno cercando anche te”. Chi ha rapito Greta e Vanessa ha chiesto informazioni su Daniele. I ribelli organizzano una macchina ed una scorta per Daniele e lo portano di corsa verso il confine turco. Un’ora dopo aver passato il confine chiama la Farnesina per informare dell’accaduto, che gli impone riserbo totale.
LA NOTIZIA
La notizia del rapimento giunge in Italia, ma il silenzio imposto dalla Farnesina ed il mancato legame delle due ragazze alle principali ONG ed Onlus riduce le uniche informazioni immediatamente disponibili alla sola pagina Facebook del progetto Horriaty.
Diverse testate riportano la notizia nei seguenti termini:
1) TAG: #ragazzine #rapite #Siria #volontarie #impreparate
2) FOTO: alcune foto pubblicate sulla pagina Facebook di Horryaty in cui le due ragazze si abbracciano allegramente o sorridono con la bandiera siriana in mano
E’ su questa notizia che si raccoglie l’ *indignazione di tre giorni* del momento, e su cui confluisce il solito circo di voci grosse e indignate
LA PRIGIONIA
Nel frattempo Greta e Vanessa restano in mano dei loro rapitori. Cambiano cinque o sei volte il luogo di prigionia, pur restando sempre nel nord della Siria. Gli spostamenti avvengono in macchina con le ragazze incappucciate. I carcerieri non sono mai gli stessi. Sono sia uomini che donne. Si presentano a volto coperto non rivelando né la propria identità né la fazione d’appartenenza. Greta e Vanessa non subiscono alcuna violenza fisica; quasi non vengono toccate (“solo una volta ci hanno afferrato per un braccio… Dovevamo stare in silenzio…”) Non vengono mai minacciate di morte. Non sentono notizie su altri sequestrati. Ricevono poco cibo e soffrono la fame. Pur non sapendo chi siano i rapitori capiscono che non si tratta dell’ISIS ma non escludono si tratti di al-Quaeda. Uno dei carcerieri farfugliava qualcosa in inglese. Nell’ultimo periodo di prigionia hanno avuto l’impressione che i carcerieri avessero qualche simpatia o vicinanza con al-Nusra
Durante i cinque mesi di prigionia intanto sono uscite diverse voci contraddittorie su chi le avesse rapite. Si é parlato di una vendita delle ragazze da un gruppo ad un’altro.
IL VIDEO
Il 31 dicembre 2014 compare su Youtube un video in cui si vedono Greta e Vanessa abbigliate con chador dinnanzi a un muro bianco. Vanessa regge un foglio con la data “17/12/14 Wednesday” mentre Greta legge un breve messaggio in inglese in cui fa appello allo Stato italiano.
LA LIBERAZIONE
Il 16 gennaio 2015 viene diffusa la notizia della liberazione di Greta e Vanessa. Da un account Twitter ritenuto vicino ai ribelli siriani giunge la notizia che sarebbe stato pagato un riscatto di 12 milioni di dollari.
LE REAZIONI DELL’OPINIONE PUBBLICA
La notizia del pagamento del riscatto rimbalza sui social network e riaccende l’ *indignazione di tre giorni* del momento. La chiacchera sul riscatto é ancor più accesa di quella avvenuta al momento del rapimento ed ha polarizzato le solite posizioni:
– a destra vigono la massima disinformazione ed i peggiori rigurgiti di infamie ed offese impronunciabile verso le due ragazze. L’episodio viene amplificato e sfruttato politicamente come mezzo per attaccare il governo in carica alimentando l’indignazione della SMIF (vedi sotto)
– a sinistra é in atto una difesa a spada tratta delle due ragazze, dipinte come eroiche eroine che si lanciano sprezzantemente in gesti nobiltà (minimizzando sullo scarso supporto organizzativo delle due)
La parte più impressionante del flame generato dalla notizia della liberazione dietro riscatto é al solito la valanga di insulti, bufale, insinuazioni e dichiarazione inique provenienti non solo dalla Solita Massa di Indivanati Forcaioli (SMIF) , ma pure da noti esponenti politici (ad esempio Salvini e Gasparri) e giornali (in particolare Libero, Il Giornale e Il Fatto Quotidiano) che hanno pubblicato testi assolutamente vergognosi lanciandosi in rozze e grottesche insinuazioni sulle due ragazze.
Lecito porsi dubbi sull’intenzionalità dell’affondo quando proviene essenzialmente da chi ha tutto l’interesse nello sfruttare qualunque argomento per colpire il governo in carica (guarda caso in questa descrizione rientrano proprio Salvini, Gasparri, Libero, il Giornale e Il Fatto Quotidiano) ma qui non ho granché voglia di perdere tempo a discutere degli interessi di costoro.
Faccio solo un breve appunto a titolo d’esempio su questo articolo in cui Maurizio Belpietro, con la scusa di parlare di #GretaeVanessa: 1) Sfotte il ministro degli esteri, 2) Semina dubbi su TUTTE le ONG, 3) Semina insicurezza “deducendo” da un articolo de Il Fatto Quotidiano che se i Carabinieri intercettano dei siriani residenti in Italia ci deve per forza essere una rete di supporto finanziario ai jihadista (che però chiama genericamente “combattenti islamici” dimenticandosi che molti combattenti islamici combattono proprio contro i jihadisti), 4) Dà per appurato che i rapitori fossero di Al-Nusra (“una banda vicina ad Al Qaeda” – forse é anche vero, ma Belpietro non ha elementi per dichiararlo con certezza), 5) Attacca le ragazze perché aiutavano i combattenti (il che é interessante se detto da Belpietro che ha sempre attaccato Emergency per il fatto di non essere schierato e curare chiunque), 6) Sminuisce la rete di contatti di Greta e Vanessa chiamandoli semplicemente “amici” come se parlasse di scolaretti, 7) Parla esplicitamente di tagliagole senza avere elementi per sapere se i rapitori fossero milizie dell’ISIS o meno, come se desse per scontato il binomio siriano=tagliagole, 8) Semina dubbi sulle capacità dei Carabinieri (senza specificare cosa, secondo lui, avrebbero dovuto fare), 9) Semina insicurezza dando per scontato che siano stati i contatti italiani ad “agevolare” (sic.) il sequestro della “fiorente industria dei rapimenti” (ma senza avere elementi per affermarlo), 10) Semina odio religioso dando per scontato che qualunque miliziano, se mussulmano, é un boia. Per finire attacca nuovamente il governo attraverso la figura del ministro Gentiloni, dipingendo una situazione di insicurezza nazionale “(la gente che aiuta i combattenti l’abbiamo in casa)” ed incapacità economica (i soldi dei contribuenti).
Peccato che l’articolo sia un concentrato di idee pregiudiziali non dimostrate e insinuazioni, il cui unico risultato a lungo termine é diffondere insicurezza e rabbia verso il governo, infischiandosene del fatto che i jihadisti italiani sono pochi, e del fatto che il governo Berlusconi (tanto amato da Belpietro) pagò diversi riscatti durante la guerra in Iraq.
Lungo e penoso elencare tutte le schifezze lette e sentite in questi giorni. Devo però far notare che nel documentarmi per questo post ho faticato non poco nel reperire alcune informazioni dovendo navigare tra decine di articoli e pagine letteralmente sommersi di insulti, infamie, frecciatine e ipotesi non documentate spacciate per fatti conclamati. Sembra di tornare indietro di secoli, quando “giornalai” francesi pubblicavano osceni libercoli che davano sfogo alla rabbia popolare attribuendo alla nobiltà (in particolare modo Maria Antonietta) ogni genere di sconcezza.
DIETRO LE QUINTE
Ben poco é dato sapere su quel che riguarda i “dietro le quinte” del rapimento. Come sempre in questi casi. Forse sapremo tutto tra qualche anno. Forse non lo sapremo mai. Forse sappiamo già tutto quel che c’é da sapere ma non riusciamo a distinguerlo dai depistaggi (voluti) e dalle minchiate sparate da giornalisti/blogger/commentatori/sedicenti esperti/signori nessuno. Personalmente ritengo plausibile che il governo italiano abbia pagato 12 milioni di dollari di riscatto ma bisogna comunque tener conto del fatto che non c’é alcuna conferma né del pagamento, né della cifra, né della natura dei sequestratori. Giacomo Stucchi, presidente del Copasir afferma semplicemente che la liberazione ha richiesto “una contropartita” senza specificare di che natura. Ci sono conferme e ritrattazioni sull’ importo di 12 milioni che per qualcuno sarebbe esagerato e per altri no. A queste condizioni ogni affermazione é pura speculazione.
ALCUNE CONSIDERAZIONI
Erano troppo giovani?
– La giovane età é un non-argomento: sono maggiorenni e libere di prendere le proprie decisioni.
– Gran parte dei volontari presenti in Syria ha meno di 25 anni, esattamente come i foreign fighters
– Se così fosse, perché nessuno dice alcunché sui volontari di età avanzata?
-Ci sono trenta/quarantenni cui non affiderei alcun compito di responsabilità mentre ci sono sedici-diciassettenni con le gambe in spalla decisamente più affidabili.
– Vogliamo elencare le centinaia di migliaia di diciottenni brufolosi che si arruolano negli eserciti di mezzo mondo, giusto per fare un esempio?
– A vent’anni, se puoi essere abbastanza sveglio per sparare a un nemico puoi esserlo anche per fare l’infermiera.
– Greta e Vanessa erano abbastanza mature? Chi le ha conosciute dice di si mentre chi, come me, non le conosce, non ha elementi per discuterne (no: un pugno di foto tratte da Facebook e illazioni di giornali schierati e di propaganda come Libero, il Giornale e Il Fatto Quotidiano non sono elementi utili).
Erano inadatte?
– Avevano abbastanza esperienza per partecipare ad un’azione umanitaria, ma non sufficiente esperienza di zone di guerra
– Non avevano supporto logistico dall’Italia
– Non disponevano di un’assicurazione
– Non si sa quanto fossero affidabili i loro contatti locali.
– Le “inesperte” Greta e Vanessa si trovavano con l’esperto Daniele però che é scampato al rapimento per puro caso. Se avessero rapito pure lui le ragazze sarebbero state comunque etichettate come “inesperte”?
Se la sono andata a cercare?
– Sapevano a cosa andavano incontro.
– Che abbiano avuto coraggio, imprudenza, impeto giovanile o stupidità é solo un fatto loro.
– Se il meccanismo de “se la sono andata a cercare” fosse valido bisognerebbe accusare di “irresponsabile stupidità” anche i vigili del fuoco volontari che si lanciano tra le fiamme per salvare gente imprigionata, tutti coloro che non abbassano la testa di fronte ai soprusi delle mafie e i giornalisti che indagano su argomenti rischiosi.
– “Se la sono andata a cercare” lo dicono i codardi, quelli che non ci mettono mai la faccia e non sanno comprendere lo spirito di sacrificio e l’impegno per valori più alti e umani.
Ben gli sta / dovevano restare in Italia?
– NO: avevano un progetto per fare del bene e l’hanno portato avanti con le loro forze. Hanno tatto bene a farlo? SI. L’hanno fatto come andava fatto? NO.
– Citando Gianni Rufini, “Non è necessario seguire le regole di chi dell’aiuto umanitario ha fatto un mestiere. Anzi, quando il gioco si fa veramente duro gli umanitari si ritirano mentre gli attivisti restano, magari come scudi umani, a costo della vita. In questo loro coraggio, nella loro grande generosità si deve leggere il valore delle loro azioni”.
– Il meccanismo per cui se chi mi circonda sta bene di conseguenza starò bene pure io é banalmente il più conveniente sotto ogni punto di vista.
– Il principio per cui chi si mette in gioco per portare aiuto é meno nobile di chi s’imbarca in un’azione militare non risponde a logica.
– Buffo notare come le persone che più insistono nel colpevolizzarle per il fatto d’esser andate in Siria siano proprio LE STESSE che ripetono “gli extracomunitari non dobbiamo accoglierli in Italia ma aiutarli a casa loro”.
– Buffo notare anche che queste persone siano pure LE STESSE che alzano la voce in difesa “dei due Marò”, indifferentemente dall’assassinio di due pescatori in cui sono coinvolti.
Aiutavano i Jihadisti
– NO: superavano il Free Syrian Army che é laico ma che si trova a dover far fronte comune proprio con i jihadisti. Hanno supportato cioè l’unica forza laica tra quelle che si ribellano ad Assad (con l’eccezione dei curdi che però vivono una situazione a parte)

RISCATTO SI O NO
Eh! Bel dilemma! Umanamente sono contento che siano salve e non m’importa della cifra. Strategicamente non però non si può negare che il pagamento del riscatto sia un tremendo autogol in quanto servirà a finanziare gruppi armati jihadisti e/o criminali generici.
La stagione dei sequestri in Italia é finita anche grazie al blocco dei beni dei sequestrati (anche se non tutti sono d’accordo a riguardo) impedendo di fatto il pagamento del riscatto. Ma se i grandi sequestri italiani sono avvenuti sempre e solo a causa di gruppi criminali interessati un rapido finanziamento, la situazione mediorientale é più complessa.
Il problema dei sequestri in questi contesti é che, anche se la maggior parte avviene per motivi economici, qui possono avvenire anche per motivi politico/ideologici/propagandistici.
A livello mondiale vi sono due approcci al problema: americani e inglesi sono per la linea dura, mentre tutti gli altri, pur non ammettendolo apertamente, pagano sottobanco.
APPROCCIO “SI PAGA”
Se sei di un Paese che paga per liberare i suoi cittadini é più probabile che tu venga rapito per motivi economici in quanto vieni visto come una sorta di salvadanaio ambulante. Il rapimento in questo caso é semplicemente una questione di finanziamento mascherata da atto politico. Il problema é che ogni pagamento di riscatto trascina con sé polemiche infinite: i servizi segreti pagano con fondi neri o attraverso manovre atte a “nascondere” il trasferimento di denaro. I governi negano il pagamento e tergiversano sull’argomento della trattativa. La piazza brontola perché le proprie tasse “vanno al nemico”. L’opposizione userà la notizia del pagamento per attaccare il governo. Anche quando un sequestro si risolve tragicamente l’opposizione userà ciò per attaccare il governo.
Il governo può trovarsi in ogni momento nella situazione di dover pagare cifre milionarie per un qualunque signor X che voleva documentare la guerra al fronte e si sia ritrovato in soggiorno forzato in qualche scantinato jihadista.
Anche se il tuo governo paga per i riscatti non é che passare mesi in mano di fondamentalisti islamici sia proprio una vacanza e quindi se sei cittadino di un Paese che paga i riscatti e vuoi recarti in aree a rischio ti devi arrangiare a pararti il culo e sperare che ti vada bene: potresti essere decapitato per propaganda o esser rilasciato per denaro.
APPROCCIO “NON SI PAGA”
La storia recente c’insegna che in aree di guerra si rapiscono comunque cittadini inglesi ed americani. Si rapiscono per seminare insicurezza, per propaganda (le decapitazioni), per disperdere le energie che il nemico spenderà nelle ricerche, come arma di ricatto e negoziazione, come merce di scambio e perché spesso alla fine qualcuno che paga c’é sempre (le assicurazioni). Visto che il tuo Paese ha deciso che la strategia vale più della tua esistenza, se sei cittadino di un Paese che non paga i riscatti e vuoi recarti in aree a rischio ti devi arrangiare a pararti il culo e sperare che ti vada bene: potresti esser decapitato per propaganda o usato come merce di scambio.
L’approccio migliore al problema non é tanto discutere in maniera generica o ideologica sul pagare/non pagare perché l’approccio cambia a seconda dei sequestratori e delle loro reali intenzioni. Al momento tutti pagano perché non é umanamente né politicamente accettabile la perdita di una persona in questa maniera. Per quanto duro possa risultare ritengo tuttavia che se applicato in maniera più ampia, l’approccio “non pagare” potrebbe dare alcuni frutti, ma perché ciò avvenga servirebbe (1) una totale coordinazione tra le diverse nazioni (se per ogni Paese che non paga ce ne fosse uno che paga i sequestri non si fermerebbero) e (2) la pubblicazione di quanto osservato dalle forze d’intelligence riguardo la natura dei sequestri già passati ed al successivo utilizzo dei fondi per permettere ad analisti ed opinione pubblica di avere un’idea più chiara di cosa avviene dietro le quinte. Se la prima parte della proposta é difficile (già adesso l’ONU non riconosce il pagamento di riscatti ai terroristi ma aggirare tale regola é facile e nessuno reclama), la seconda é quasi impossibile poiché nessun governo vuole ammettere di aver “calato le braghe”. Non va nemmeno dimenticato che qualunque informazione proveniente dalle intelligence, per sua stessa natura, va analizzata con sospetto. Tuttavia ritengo che solo un approccio più trasparente sulla questione potrebbe permettere un discorso sensato.
Ciò non toglie che i sequestri politici/propagandistici/dimostrativi continuerebbero nonostante tutto.
In questo momento frasi come “il mio Paese non paga” / “il mio Paese paga solo con medicinali e pacchi di cibo” / “il mio Paese ha sborsato millemila miliardi per salvare una persona” hanno il solo valore di chiacchiera che copre il vero lavoro dei servizi.
In sostanza: se si riuscissero a soddisfare i due punti proposti (COOPERAZIONE INTERNAZIONALE e TRASPARENZA), ben venga il “non pagare” anche se ciò non eliminerà tutti i sequestri e le uccisioni. Finché ciò non si realizza la scelta migliore é pagare, pagare e pagare.
“SE NON HANNO PANE, CHE MANGINO BRIOCHES!”
Il lato più preoccupante della vicenda é la conferma di come la discussione pubblica sia ormai sostituita da banali impulsi d’indignazione che impediscono ogni seria riflessione ed analisi su qualunque argomento (vedi il caso Marò: nonostante l’eccezionale lavoro di documentazione di Marco Miavaldi, la SMIF e la propaganda li hanno trasformati immeritatamente in eroi e addirittura vittime).
Pubblico questo post a pochi giorni dalla liberazione delle due ragazze. Il trend #GretaeVanessa si é affievolito. Tra qualche giorno succederà qualcos’altro e la SMIF metterà in atto una nuova tre giorni d’indignazione dimenticandosi pian piano delle due ragazze rapite.
Quel che so per certo é che in questo marasma la “storia” che rimarrà nella memoria della #ggente non sarà quella ricostruita dai fatti documentati ma la versione gretta fatta di bufale, di insulti e di risentimento verso le due ragazze. La storia che resterà attaccata é quella di “due ragazzine svampite che han voluto giocare le crocerossine e si son fatte abbindolare da jihadisti conosciuti su Facebook e ai cortei con cui poi han pure fatto sesso durante la prigionia mentre s’ingozzavano di cibo“.
Impossibile non notare come questo ritratto sia un perfetto condensato di stereotipi ben radicati ed abusati nato da un primo nucleo (femmine che non fanno cose da femmine, femmine che s’interessano di cose da maschi, femmine che dovrebbero pensare a frivolezze perché a quell’età DEVONO essere frivole, ragazzine che non sanno cosa stanno facendo, ragazzine che non capiscono il mondo) il quale, con la molla dell’ indignazione economica (“ci sono costate 12 milioni”) é stato poi ampliato con la pura denigrazione (sono dalla parte dei jihadisti, trasportavano materiale bellico, facevano sesso con i loro rapitori, sono ingrassate durante la prigionia).
Un perfetto concentrato di stereotipi ha sostituito la realtà
Mi é tornato in mente Nerone, che ancora pochi giorni fa qualcuno mi ha descritto semplicemente come “quello dell’incendio”. [Di tutti gli eventi della sua esistenza, l’unico che viene ricordato dalla #ggente é quello che gli attribuisce la colpa dell’incendio di Roma del 64. Non importa sapere che vi furono diversi incendi sia prima che dopo di lui. Non importa sapere che Nerone partecipò in prima persona ai soccorsi organizzandoli efficacemente. Non importa sapere che la storiografia dell’epoca é stata espressa da molti detrattori di Nerone. Non importa sapere che Nerone sfruttò l’incendio per accusare i cristiani e secoli dopo i cristiani insistettero sulla versione opposta. Non importa sapere che gli storici lo assolvono completamente. L’immagine del tiranno pazzo che da fuoco alla sua stessa città e che suona la lira tra le fiamme é talmente forte da sostituire la realtà.]
Poi mi é tornata in mente nuovamente Maria Antonietta: i suoi detrattori le versarono addosso talmente tanto marciume ingiusto che le é rimasto addosso. Tanto che ancora oggi la #ggente é convinta che pronunciò davvero quella stupida frase. Non importa quanto gli si faccia notare che venne pronunciata ben quattordici anni prima che Maria Antonietta nascesse: Maria Antonietta che suggerisce stizzita alla gente in protesta di ripiegare sulle brioches é un’immagine talmente efficace da sostituire la realtà.
Forse tra qualche tempo bisognerà fare delle scelte prendendo decisioni importanti. Come sempre in questi casi si valuterà attingendo alla propria esperienza e conoscenza del mondo. Quanto saranno valide le decisioni di chi ha una conoscenza del mondo falsata da racconti che hanno sostituito la realtà?
2+2=5 (La muraglia cinese che divide la Louisiana dall’Arizona)
Due più due fa cinque. Bisogna accettarlo: E’COSI’ PERCHE’ LO DICONO TUTTI.
Non importa essersi informati, aver seguito centinaia di lezioni, imparato a memoria le tabelline, ottenuto una laurea in matematica: se ti trovi di fronte due o più persone che sostengono che 2+2=5 tu, che sostieni faccia 4, sei un povero sfigato bastiancontrario in minoranza che “non capisce”.
O peggio: se anziché limitarti a sostenere che “due più due fa quattro e non cinque” hai l’ardire di indicare prove materiali a tuo favore (schemi delle tabelline, testi di matematica ecc), con ogni probabilità verrai tacciato d’esser [ noioso / pesante / arrogante / antipatico / stressante / fondamentalista / troppo rigido ].
ATTENZIONE: qui non si parla di divergenze d’opinioni ma di pura e semplice negazione di fatti.
OPINIONI VS. DESCRIZIONI DELLA REALTA’
Se Gianni sostiene che “il Gran Canyon é più bello della muraglia cinese” e Pinotto che “la muraglia cinese é più bella del Gran Canyon” si tratta di una divergenza d’opinioni, ossia considerazioni personali non misurabili e prive di valore oggettivo.
Se Gianni invece sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” non ci troveremmo più di fronte ad un’opinione personale ma ad una descrizione della realtà che pertanto può esser misurata in gradi di veridicità a seconda della sua maggior o minor capacità di rappresentare coerentemente la realtà conosciuta.
A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’
Se Gianni sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona“, per dimostrare che la muraglia cinese sta in Cina potresti mostrare fotografie, guide di viaggio, atlanti, documentari, testimonianze di amici cinesi, libri di storia. Ma tutto ciò potrebbe essere inutile.
Non per colpa dei tuoi atlanti o delle tue fotografie. Non per colpa del tuo amico cinese o delle tue guide di viaggio. Ma per colpa di Gianni stesso. Si perché fondamentalmente A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’. Non cerca riscontri oggettivi alle proprie credenze. Non mette in discussione le proprie convinzioni.
STOCKHOLM SYNDROME
Gianni é talmente abituato a stare nella sua prigione di convinzioni (anche se non é detto ci si trovi poi così comodo) che la difenderà a spada tratta, percependo come un attacco qualunque cosa potesse anche solo potenzialmente intaccarla. Perché Gianni ha paura ad uscire da quella prigione che conosce benissimo ed in cui sa come muoversi. Ecco che quindi Gianni bollerà tutte le prove in grado di distruggere la sua convinzioni come “roba noiosa da leggere, poco interessante, di parte e magari anche falsa”.

Brooks, dopo aver passato l’intera vita in carcere, alla notizia della sua scarcerazione tenta di uccidere un altro detenuto per prolungare la sua stessa prigionia (Le ali della libertà)
UN CRIMINE
Se la stupidità é una condizione sfortunata e pericolosa e l’ignoranza é una condizione risolvibile, la negazione della conoscenza é certamente un crimine.
Negando di affrontare l’evidenza, quindi, Gianni commette un crimine di cui é il solo responsabile.
COLPA DI GIANNI E DI CHI LO NUTRE
Pur non discolpando Gianni é comunque innegabile che la sua negazione della realtà derivi ANCHE all’humus culturale in cui é immerso. Perché vi sono anche molti altri “Gianni” a cui fa comodo che Gianni stesso resti com’é e fanno di tutto per alimentarlo e stimolarlo con cibi adatti a mantenerlo così.
Come un alcolizzato che fin da giovane é stato spinto a preferire i liquori in base al maggior tasso alcolico e non in base ad un gusto addestrato da corsi da sommelier, a Gianni é sempre e solo stato insegnato a descrivere/descriversi grossolanamente la realtà; più con la pancia che attraverso analisi logica e riscontri oggettivi.
A ciò hanno contribuito l’ambiente in cui é cresciuto, la famiglia in cui ha vissuto, gli amici che si é scelto, gli insegnanti che più l’hanno coinvolto, le cose che ha letto e sentito.
Se Gianni non ha una propensione personale a documentarsi e l’ambiente in cui é cresciuto lo ha abituato a leggere poco e/o a leggere male sarà sicuramente molto più a suo agio nella fruizione di testi che rispondono con semplicità alla sua pancia. Si troverà più a suo agio coi brevi servizi di Striscia la Notizia e con gli schiamazzi populisti che con la lettura di OpenData come dati Istat ed Eurostat o con testi troppo articolati e complessi.
Se poi Gianni si trova in un ambiente particolarmente avverso ai valori di precisione, merito, ricerca, dialogo ed analisi come l’Italia attuale (NB: non che all’estero sia tutto meglio, ma qui gli italici modelli di riferimento stan facendo danni a livelli diversissimi e in tutti i campi) una certa colpa va addossata pure all’humus di cultura popolare italiana.
HUMUS CULTURAL-POPOLARE ITALIANO
Nell’Italia che legge poco e principalmente i libri acquistabili al supermercato, con almeno un terzo della popolazione dichiarata analfabeta funzionale, in cui l’istruzione scolastica fornisce una preparazione scarsa (rapporto OCSE 2014), con una copertura internet arretrata e conseguente alto analfabetismo digitale, in cui la gente legge più riviste settimanali che quotidiani, e s’informa principalmente attraverso Tv e Social Network, appare chiaro quante difficoltà può trovare il nostro Gianni.
Viste le premesse non stupisce il fatto che il dialogo nazionale vada avanti a colpi di emergenze emotive. Con la spinta degli introiti da grandi numeri e la scusante esteriore della simpatia si é lasciato sempre più spazio ad un tipo di comunicazione eccessiva, semplicistica ed inaccurata.
PROPAGANDA AUTORIGENERANTE
Ogni giorno escono a ritmi frenetici migliaia di articoli, post, commenti, tweet e servizi formanti un flusso mastodontico che investe la persona, la quale ormai si percepisce sempre meno figura che deve cercare le informazioni utili, e più utente raggiunto dalle notizie.
La mole di notizie che investono la persona la obbligano ad impiegare il suo tempo in un’operazione di rapidissima e frenetica scrematura quantitativa dei dati. Per ogni articolo letto per intero sono stati scartati decine e decine di titoli e foto che tuttavia, passando davanti agli occhi della persona vengono letti ed assorbiti.
A causa del gran numero e la rapidità con cui questi brandelli d’informazione passano sotto gli occhi di tutti, DI FATTO l’immaginario popolare viene plasmato più facilmente da immagini come questa che da argomenti che illustrano la realtà scientifica dei fatti (ossia che i migranti che giungono in Italia sono più sani degli italiani stessi):
Allarmi di questo tipo vengono lanciati continuamente sui social network per esser visualizzati, rigirati, riportati, riscritti, copiati, rilanciati e, qualora ottenessero un certo successo, fatti proprio da blogger, giornalisti e politici che, per ottenere visibilità/visualizzazioni/consenso rilanceranno con maggior forza.
Il nostro Gianni, dopo aver esser stato raggiunto qualche decina o centinaia di volte da notizie simili avrà sicuramente assorbito il meme “gli immigrati portano l’ebola” e non andrà ad informarsi oltre: se ha già pregiudizi verso gli immigrati avrà già fatto sua quest’idea. Poco importa che sia tutta una balla e la realtà sia esattamente l’opposto (ossia che gli immigrati, più che portare malattie si ammalano quando arrivano in Italia).
Oltre alle bufale vere e proprie circolano allo stesso modo mezze verità, letture parziali dei fatti, esagerazioni gargantuesche ed ipersemplificazioni in un deleterio mix in cui un servizio al telegiornale può parlare di uno scambio di tweet tra un politico ed una soubrette a proposito di un’allarme-bufala lanciato da un blog che ha citato una frase falsa attribuita alla moglie del direttore del telegiornale, scatenando schiere di tifosi da smartphone che si lanciano in battaglie a suon di tweet, post e like a favore o contro la notizia. L’informazione diventa intrattenimento-spettacolo e le diverse opinioni vengono irregimentate in tifo da stadio. La natura stessa dei social network tende a premiare proprio quest’ultimo aspetto, livellando i dialoghi al minimo comun denominatore (tu tiri pietra – io lancio sasso) rendendolo DI FATTO il modo moderno di “dialogare”.
TUTTO QUESTO SENZA MAI VERIFICARE LA VERIDICITÀ’ DELLE AFFERMAZIONI LETTE E SOSTENUTE
La mancata distinzione tra informazione ed intrattenimento crea di fatto una forma di propaganda autorigenerante in cui sono le stesse persone suggestionate ad alimentare unilateralmente ciò che li ha suggestionati riproponendolo e rinnovandolo, distruggendo la distinzione fatta ad inizio di questo articolo, tra opinione e descrizione della realtà.
Ecco come negli ultimi anni il chiacchiericcio del momento é stato preso in ostaggio dai diversi Frame (sempre nuovi perché lo storytelling deve sempre essere fresco e affascinante):
“pericolo lavavetri”, “imprenditori suicidi”, “boom stupri”, “mandiamo a casa la casta”, “Berlusconi innocente”, “Toghe rosse”, “scandalo auto blu”, “Corona incarcerato per una foto”, “i clandestini ci stanno invadendo”, “questo governo non é stato votato”, “ridateci i nostri marò”, “L’Europa ci comanda” oltre a decine e decine di “rivelazioni” mai fatte, “ricerche” irreperibili. Il tutto utilizzando perlopiù un linguaggio urlato a volte cartoonesco, ma sempre attento più alla forma accattivante che all’attendibilità del contenuto.
Il risultato é l’aver impantanato ogni dialogo nazionale in uno sciocco chiacchiericcio monopolizzato da meme che sostituiscono la realtà dei fatti e che all’orecchio di chi si é preso la briga di documentarsi suonano assurde come “La muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” o “due più due fa cinque”. Ma guai a negarle! Se ci provassi verresti subito tacciato di essere via via noioso / poco interessante / di parte / arrogante / radical chic / il solito sessantottino / uno dei centri sociali / fascista / anarchico / marziano.
Non c’é che adattarsi. Prendere una pastiglia omeopatica, farsi fare un massaggio shiatsu, chattare su Facebook a proposito di quel post letto di sfuggita e mi ha indignato tanto per poi andare in centro (stando ovviamente lontano tutti i negri per non prender malattie) a comprare quel nuovo prodotto “bio” che tutti dicono faccia benissimo. Ma prima dovrò prelevare dei contanti alla mia banca che sarà certo in mano a degli ebrei.
Colonia curva nord

Nella notte tra il 31 dicembre 2015 e l’ 1 gennaio 2016 a Colonia, in Germania, sono avvenuti fatti gravissimi. Fatti che nonostante fossero già di per sé estremamente gravi sono stati fin da subito cristallizzati e presi in ostaggio dal frame dello scontro fra civiltà rendendo estremamente difficile leggere gli eventi semplicemente per quel che son stati privandoli dei colori attribuitigli da teorie preconcette capaci solo di provocare reazioni isteriche.
Per meglio tentar di comprendere cosa sia avvenuto quella notte a Colonia é però utile farsi prima un’idea generale del luogo e contesto in cui sono avvenuti.
Ma prima ancora della lettura, un assaggio di “superiorità morale dei giovani occidentali”, giusto per far sbollire un po gli animi ricordando che la realtà non é fatta di monolitici bianchi e neri ma di una serie infinita di colori e sfumature che si fondono e si separano continuamente.
https://www.youtube.com/watch?v=WndSJTO5BvY
[il post é stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]
Questo post é organizzato in cinque sezioni:
- Premesse sulla città, l’ambiente, il momento ed il clima precedenti alla notte in questione
- Descrizione cronologica degli eventi
- Descrizione cronologica del modo in cui gli eventi sono stati comunicati dai media
- Considerazioni finali
- Conclusioni
1.0 COLONIA
1.1 LA CITTA’
Colonia, con il suo milione d’abitanti che quasi raddoppiano considerando l’agglomerato urbano che immediatamente la circonda, é la più grande città della Renania Settentrionale-Westfalia. E’ la quarta città della Germania per dimensioni. Si trova più o meno a metà strada tra Düsseldorf e Bonn, da cui dista rispettivamente 34Km e 24Km circa, con le quali forma la “regione metropolitana Colonia-Bonn“. Colonia, quindi, pur essendo formalmente una città da un milione di abitanti, che diventano quasi due con l’hinterland, é in realtà il centro vitale di una “città estesa” di oltre tre milioni di abitanti.
Sviluppata sui due lati del fiume Reno, il centro città vero e proprio é l’Innenstadt, nel cui cuore si trova la città vecchia divisa in Altstadt-Sud ed in Altstadt-Nord. Quest’ultima rappresenta il centro del centro: é nell’Altstadt-Nord che sorgeva la città romana su cui si é sviluppata la città moderna, che si trovano il Duomo, l’Alter Markt (il mercato vecchio), le principali aree pedonali e la stazione centrale dei treni.

L’Innestadt di Colonia, a forma di mezzaluna, al cui interno troviamo l’Altstadt-Nord (in verde) e l’Altstadt-Sud (in rosso)
1.2 COLONIA, LA GERMANIA E L’IMMIGRAZIONE DAL DOPOGUERRA AL 2001
Come in tutta la Germania, durante il boom economico tedesco degli anni ’60 e primi ’70, Colonia ha visto una fortissima immigrazione di lavoratori chiamati soprattutto dalla Turchia ed in misura minore anche dall’Italia e altri paesi mediterranei. La regione della RenaniaSettentrionale-Westfalia é la più ricca della Germania ed in assoluto una delle regioni più ricche d’Europa. Qui l’industria pesante del carbone e dell’acciaio ha contribuito al miracolo economico tedesco nel secondo dopoguerra e non stupisce che quindi sia stata quella col maggior tasso d’immigrazione. Non stupisce nemmeno che la maggior parte degli immigrati sia giunta proprio dalla Turchia, dato il secolare rapporto tra Turchia e Germania. Giusto per dare un’idea di misura: ad oggi nella regione del Nord Reno-Westphalia vive 1/3 dei tedeschi d’origine turca.
Per i primi trent’anni si può parlare di convivenza più che di vera e propria integrazione: inizialmente i lavoratori giungevano come Gastarbeiter (lavoratore-ospite) con un contratto triennale non estendibile Ma già alla fine degli anni ’60 questo limite venne meno soprattutto per il volere delle aziende cui un turnover triennale stava stretto. Negli anni a cavallo tra i ’60 ed i ’70 si vedono arrivare numerosi mogli e figli degli operai per ricongiungimento famigliare. La popolazione tedesca, non essendo etnicamente molto diversificata, accoglie questi lavoratori temporanei con un certo scetticismo.
Nel 1973 a Colonia nasce il centro di cultura islamica.
I nuovi arrivi provocano qualche brusio di risentimento razziale in tutto il paese. Dopo il colpo di stato in Turchia del 1980 si assiste ad una nuova ondata migratoria, stavolta di richiedenti asilo. La tensione razziale sale ed il discorso pubblico vede favorevolmente azioni di contenimento degli arrivi e di aiuti economici a chi decidesse di tornare ai luoghi d’origine ma tali progetti si risolsero in un nulla di fatto: si stava giungendo alla seconda generazione ed i nati in Germania non erano intenzionati a lasciare la Germania per il paese d’origine dei genitori che non avevano mai visto.
Dal 1984 a Colonia ha sede l’unione turco-islamica degli affari religiosi, una delle più grandi organizzazioni religiose tedesche. Dal 1986 sempre a Colonia ha sede il concilio islamico per la Germania e dal 1989, sempre a Colonia, ha sede la comunità alevitica tedesca.
Gli anni ’80 vedono rinvigorirsi numerosi focolai neonazisti che organizzano manifestazioni ed atti violenti a sfondo razziale, inclusi incendi ed omicidi che hanno un picco tra il 1990 e ’92, immediatamente dopo il crollo del muro di Berlino, e proseguono durante tutto il decennio della riunificazione delle due Germanie fino ai primissimi anni del 2000.
Dal 1994 proprio a Colonia ha sede il consiglio generale dei mussulmani in Germania. La città si conferma un punto di riferimento per le diverse comunità islamiche tedesche.
Tuttavia é proprio durante gli anni ’90 che si vede maturare un netto e costante distanziamento dell’opinione pubblica da queste manifestazioni estremiste.
1.3 QUALCHE NUMERO
Dati del 2011, anno dell’ultimo censimento, relativi alla sola città di Colonia riportano che su poco più di un milione di abitanti, 147.603 é cittadino tedesco ma ha un “background migratorio”, 117.343 sono cittadini provenienti da paesi extraeuropei (metà di questi dalla sola Turchia) e 55.502 sono cittadini provenienti da altri paesi europei
[Purtroppo non abbiamo trovato dati relativi all’agglomerato urbano che circonda immediatamente la città, pur sapendo che é abitato da circa 800.000 persone o dell’intera regione. Partendo però dal presupposto che solitamente chi arriva in Germania dal di fuori dell’Europa ha un tenore economico mediamente basso, così come i turchi-tedeschi, si può supporre che la percentuale di cittadini extraeuropei nell’hinterland di Colonia sia maggiore di quello rilevato al centro]
A marzo 2015 risultavano esserci circa 5500 rifugiati a Colonia, numero oggi sicuramente maggiorato dal drammatico aumento migratorio degli ultimi mesi, considerando che nel solo settembre 2015 sono giunti in Germania tra i 270.000 ed i 280.000 rifugiati: più del totale di arrivi dell’intero 2014. Ci si aspetta circa un milione di nuovi rifugiati durante il 2016.
1.4 COLONIA, LA GERMANIA E L’IMMIGRAZIONE DAL 2001 AD OGGI
Tentando di fare una fotografia della situazione dei turchi-tedeschi tra il 2001 ed il 2010 si potrebbe riassumere così: convivenza sufficiente, integrazione non sufficiente. Proprio la più ampia delle minoranze presenti sul territorio tedesco é quella che presenta il tasso d’integrazione tra i più bassi.
Anche in Germania, dopo il 2001, il sentimento anti immigrati é stato catalizzato dall’anti-islamismo conseguentemente ai fatti dell’ 11 settembre.
Giunti alla terza generazione, nella scena pubblica sono oramai presenti numerosi artisti e sportivi di origine turca, tuttavia il tasso di abbandono scolastico é molto più alto tra i turco-tedeschi e conseguentemente lo status economico che questi raggiungono é mediamente inferiore rispetto alla media nazionale. Per i turco-tedeschi l’accesso al credito é mediamente più difficoltoso ed hanno più probabilità di ottenerlo da banche turche che da banche tedesche.
Come quasi sempre nei casi d’integrazione culturale, anche qui é facile osservare sia una certa resistenza sommessa da parte della popolazione tedesca ad un’integrazione effettivamente compiuta che un rafforzamento del sentimento identitario dei turco-tedeschi, il che non giova a favore di un maggiore avvicinamento culturale.
Negli ultimi quattro-cinque anni vi é stato un rapidissimo sviluppo di questi equilibri: la Germania é uno dei paesi europei in cui si é stabilito un numero elevatissimo di migranti e rifugiati e sia per la quantità che per la rapidità con cui ciò é avvenuto era quasi inevitabile non nascesse del malcontento, soprattutto laddove esisteva già un qualche tipo di disagio (per esempio nell’area dell’ex-DDR, economicamente più arretrata rispetto all’ovest). Come negli anni ’60, la ricchissima area di Colonia é stata ovviamente una delle mete preferite dai migranti.
Appena fuori dall’Innenstadt é stata da poco realizzata una grande moschea dal design futuristico commissionata da un’organizzazione di turchi-tedeschi.

fonte: Wikipedia
Nel 2007, all’annuncio della costruzione, hanno protestato associazioni di estrema destra provenienti anche da Austria e Belgio, ma si é trattato di episodi marginali relativi a poche centinaia di persone di chiaro indirizzo neonazista.

(2007) 150 membri di Pro-Köln marciano protestando contro la costruzione della moschea Fonti: Telegraph e Spiegel
Anche a Colonia si registrano episodi di razzismo quotidiano del tutto esplicito; in alcuni locali notturni a Colonia i buttafuori impediscono l’ingresso a chi non é di pelle bianca.
Nel 2014 a Dresda (ex DDR) viene fondata Pegida, un movimento politico a puro carattere anti-islamico che conquisterà un certo rapido successo: a gennaio 2015 capeggerà una marcia di 25.000 persone in una manifestazione contro gli attacchi di Parigi ed a giugno otterrà quasi il 10% dei voti alle elezioni municipali di Dresda. Il caso di Pegida, per quanto contenuto, suona però come campanello d’allarme in quanto manifestazione di un sentimento anti-immigrati ed anti-islamico molto più diffuso, trasversale, esplicito e socialmente accettato rispetto a solo pochissimi anni prima.

Fonte: Independent
Il 26 Ottobre 2014 a Colonia migliaia di hooligans anti-islam (HoGeSa) ubriachi manifestano violentemente provocando forti scontri con passanti e polizia. La manifestazione aveva destato scalpore e tensione fin dal suo annuncio. Da un’altra parte della città é organizzata una contro-dimostrazione cui partecipano circa 10.000 persone. Ci sono scontri nell’area intorno alla stazione (link 1, link 2). in quanto tra gli 800 ed i 1000 contro-dimostranti di sinistra tentano di impedire agli hooligan di HoGeSa di uscire dalla stazione. Cannoni ad acqua, spray urticanti, arresti da entrambe le parti.
A metà dicembre 15.000 persone rispondono ai fatti di fine ottobre manifestando contro il razzismo.
In quegli stessi giorni Pegida indice una manifestazione a Colonia per il 5 gennaio successivo. L’arcidiocesi della città reagisce spegnendo le luci della Cattedrale.
Ai primi di settembre 2015 un’eccezionale ondata migratoria proveniente principalmente dalla Siria al suo quarto anno di guerra, migliaia di tedeschi s’attivano e manifestano a favore dell’accoglienza ai rifugiati. Anche a Colonia e Bonn associazioni si organizzano per portare un primo conforto ed appoggio ai rifugiati che giungono coi treni.

Fonte: Fanzeit
Più di recente, il 17 ottobre 2015, il giorno prima del voto alle elezioni comunali la candidata sindaco Henriette Reker (58) é stata pugnalata gravemente al collo da un disoccupato quarantaquattrenne noto per le posizioni vicine all’estrema destra neonazista negli anni ’90 che disapprovava le posizioni liberali della Reker a favore dei rifugiati. 24 ore più tardi il voto eleggerà la Reker a nuovo sindaco, che ne riceverà l’annuncio dall’ospedale.
La Germania insomma ha maturato oltre mezzo secolo di rapporti intensi con comunità di immigrati, soprattutto di religione islamica provenienti dalla Turchia. Tra alti e bassi ha tutto sommato intrapreso una strada che punta attivamente all’integrazione culturale ma oltre a scontrarsi con la resistenza che s’incontra spesso in questo tipo di situazioni, l’attuale crisi dei rifugiati e gli attentati terroristici su territorio europeo, stanno alimentando sempre più sentimenti xenofobi e reazionari che non mancano di manifestarsi in maniera violenta. In Germania la polarizzazione su immigrazione ed islam é decisamente maggiore, più organizzata e manifesta rispetto alla situazione italiana.
1.5 CRIMINALITA’ A COLONIA
La quarta città per grandezza della Germania é la seconda per tasso di criminalità. Dal 2003 il crimine più diffuso é il borseggio, perlopiù da parte di persone provenienti dal’ Africa del Nord che mirano al furto di smartphone. Negli ultimi tre anni vi sono stati 11.000 casi di furti e violenze in città. I giorni di carnevale registrano un’impennata dei borseggi. Il secondo crimine per frequenza sono i furti per cui la polizia accusa soprattutto bande dell’est Europa che non vivono in città. I borseggi in particolare sono d’interesse per quanto riguarda i fatti presi in esame in questo post. Un gran numero di questi avviene nei dintorni della stazione dei treni. Come avvisa il sito di publica utilità della polizia tedesca i casi più frequenti riguardano situazioni di ressa (tipo i mercatini di Natale) e sono effettuati soprattutto da stranieri che mirano tendenzialmente ai portafogli posti nelle tasche posteriori, che contano sull’annebbiamento della vittima che abbia alzato un po il gomito durante una giornata di festa. Altro metodo ben conosciuto dalla polizia tedesca é distrarre la vittima spintonandola mentre un complice la deruba, ma soprattutto é noto che questo tipo di furti avviene più con azioni fulminee e “fisiche” e non con silenziosa destrezza e sono compiuti perlopiù da persone provenienti dal’ Europa dell’est e dall’Africa del Nord. Un’altra variante é quella di distrarre la persona toccandola. Un’ulteriore variante meno usata é quella di circondare la vittima in gruppo impedendole ogni tipo di movimento per poi dividersi rapidamente dopo averla derubata. La polizia della Renania Settentrionale-Westfalia diffonde manuali come questo per prevenire i numerosi casi di taccheggio. La zona della stazione é luogo di spaccio di gruppi di nordafricani che non di rado si danno pure al taccheggio.
1.6 L’AREA DELLA STAZIONE-DUOMO

Altstadt-Nord. In Rosso é indicata la piazza tra Stazione e Duomo. In giallo la piazza del chiostro e più a sud la Roncalliplatz. La linea verde sul tetto del Duomo indica 100 metri.
La Bahnhofsvorplatz é una piazza pedonale di forma triangolare che, come dice il nome, sorge dinnanzi alla stazione centrale dei treni di Colonia che ne occupa il lato est. Sul lato ovest ci sono un paio di palazzi e l’angolo di una chiesa mentre a sud c’é il maestoso Duomo la cui base é cinque-sei metri più in alto rispetto alla piazza della stazione. Tra la piazza e il Duomo c’é la Trankgasse, una strada percorsa da automobili che però si oltrepassa facilmente con un sovrapassaggio che funge da scalinata del Duomo. Proseguendo verso il centro, proprio attorno al Duomo s’incontrano altre due piazze pedonali: la piazza del chiostro ad ovest e la Roncalliplatz a sud.
La stazione di Colonia é molto grande. Ci passano giornalmente 280.000 persone. Tra i negozi e ristoranti al suo interno si trova sempre tantissima gente.
L’area attorno al Duomo e della stazione é comunemente nota come un luogo di taccheggio e spaccio di Marijuana in cui stazionano regolarmente bande di spacciatori-taccheggiatori prevalentemente di origine nordafricana. Non é un mistero: chiunque abiti a Cologna lo sa ed é pure indicato nelle guide per i turisti. Lo scorso luglio una retata della polizia ha identificato una rete di 40 persone che operavano in quelle piazze.
L’intera area é dunque un’importante zona di passaggio: impossibile andare in centro a Colonia senza passare dalla zona della stazione. Da qui si passa per attraversare l’Hohenzollernbrucke: uno dei tre ponti che collegano il centro all’altra sponda del Reno su cui le coppiette attaccano i lucchetti.

1.7 CAPODANNO A COLONIA
Nella notte di San Silvestro migliaia di persone si recano a Colonia per ammirare i fuochi d’artificio. Il capodanno di Colonia é “IL” capodanno del Reno Settentrionale-Westfalia ed attira anche numerosi turisti stranieri. Famiglie con bambini, compagnie di amici e coppiette in giro dappertutto. Come ad ogni capodanno ci si ritroverà con gli amici, si brinderà assieme con birra e spumante, si faran scoppiare i petardi e così via.
Un tipico capodanno tra amici per le strade di Colonia é più o meno come in questo video del 31 dicembre 2014:
E lo spettacolo di fuochi che ci si aspetta attorno alla mezzanotte é questo:
Come in ogni capodanno, o meglio, come in ogni grande evento di piazza, esattamente come avviene in tantissime città del mondo, si verificano numerosi casi di borseggio e molestie, ci saranno compagnie di ragazzi ubriachi, incidenti coi petardi e pure qualche rissa. (Nell’ultima edizione dell’Oktoberfest sono stati denunciati 40 casi di molestie, nessuna delle quali a carico di “nordafricani o immigrati”)
1.8 I LUOGHI DEL CAPODANNO

I luoghi principali in cui si svolge il capodanno nel centro di Colonia sono grossomodo le aree pedonali dell’Altstadt-Nord che vanno dalla stazione dei treni e l’adiacente duomo alla piazza alberata dell’Heumarkt ed il lungarno. Alla mezzanotte molte persone si spostano sul lungoreno e sui ponti per ammirare lo spettacolo dei fuochi d’artificio.
2.0 CAPODANNO 2015/2016
- Nei giorni precedenti erano state diffuse notizie riguardanti possibili attacchi terroristici nelle maggiori città europee per capodanno.
- La polizia locale di Colonia chiese rinforzi per la notte di Capodanno ma il ministero li aveva negati.
- I fatti qui elencati sono stati ricostruiti in base alle testimonianze e dichiarazioni giunte nei giorni successivi.
- L’elenco delle aggressioni é particolarmente corposo. Qui ne sono state selezionate solamente alcune per fornire un’immagine il più completa possibile degli orari di inizio/fine e delle diverse modalità d’esecuzione.
19:00 Una ragazza viene circondata da 5 persone ed afferrata mentre cammina
19:30 Parcheggio della stazione. Una ragazza si trova all’interno della propria macchina ferma. Un uomo le bussa sul finestrino e le indica di guardare le ruote. La ragazza esce dal veicolo e vi gira intorno osservando le ruote. Rientrata nell’abitacolo scopre che la sua borsetta é scomparsa.

eventi tra le 19 e le 21 (dati aggiornati all’ 11/01/16)
20:30 Nella Banhofsvorplatz (la piazza antistante la stazione dei treni, indicata in rosso nell’immagine sopra) inizia a formarsi una folla composta da diverse centinaia di persone, perlopiù di origine nordafricana.
21:00 Nella piazza sono presenti circa 400/500 persone, quasi esclusivamente giovani uomini nordafricani e mediorientali tra i 15 e 35 anni. Alcuni stanno in piedi divisi per gruppetti nella piazza a far esplodere petardi. Altri stanno sulle gradinate del Duomo a guardare la scena. Per terra ci sono bottiglie di birra. Sono molto rumorosi. Si sentono continui fischi dei mazzetti in volo e ogni volta che uno di questi esplode si sentono fischi e “Oooooh”. Una persona viene derubata all’interno della stazione. Decine di cellulari riprendono quel che succede. Alcuni gruppetti lanciano pericolosamente i petardi addosso ad altri gruppetti in un “gioco” decisamente irresponsabile. Alcune delle persone che escono dalla stazione preferiscono aggirare in fretta il centro della piazza piuttosto che passare in mezzo alle esplosioni. Qualcuno si ferma a vedere che succede. C’é un caso di accoltellamento per cui arrivano la polizia ed un’ambulanza ed altre risse.
21:30 Polizia locale, polizia federale e rappresentanti del comune tengono un briefing sulla situazione alla piazza della stazione. Si propone di far intervenire la polizia antisommossa per le 22:00

eventi tra le 21 e le 22 (dati aggiornati all’ 11/1/16)
22:00 La folla davanti alla stazione si é fatta più aggressiva. Chi passa di lì ne é intimorito. Molti di loro sono ubriachi ed “inconsapevoli di dove si trovassero“. Probabilmente molti han consumato anche droghe. Le bottiglie di birra vuote vengono frantumate per terra. Ci sono diverse chiazze di vomito. Lo scoppio continuo di petardi rende il tutto ancor più caotico. Ad ogni passo si calpestano vetri rotti. Due uomini bloccano delle donne vicino alla cattedrale e queste, urlando, tentano di reagire. Ci sono diverse risse nella stazione e la polizia tenta di contenerle ma sono troppe e c’é una difficoltà oggettiva nel focalizzarsi su ogni singola rissa. Si sente una ragazza urlare, piangere e scappare da un uomo che le urla contro puntandole il dito per poi inseguirla assieme ad altri. C’é un secondo briefing tra le polizie ed il Comune. L’intervento della polizia antisommossa é rimandato alle 22:30. Ubriachi lanciano petardi addosso ad altra gente. Iniziano le prime aggressioni: branchi da 2 fino a 20 persone individuano delle vittime, quasi esclusivamente giovani ragazze, le circondano e continuando a camminare al passo delle vittime vi si stringono addosso impedendone la fuga. A questo punto diverse mani iniziano a toccare aggressivamente la vittima da più parti: mani sul sedere, mani sul seno, tra le gambe. Mani che afferrano le braccia e che tirano la giacca. In alcuni casi mani che s’infilano dentro ai pantaloni. Intanto il branco rivolge frasi oscene alle vittime, le chiama “Bitch” o “Schlampfe” (Troia) e gli dice “Ficki, Ficki” (Scopiamo, scopiamo). Una macchina della polizia sosta davanti al Duomo e viene bombardata di petardi.
22:15 Una donna viene assalita e toccata mentre esce dalla stazione. Contemporaneamente c’é un tentativo di rubare la borsa del marito.
22:25 In piazza giungono dieci poliziotti antisommossa.
22:30 Due ragazze vengono assalite all’ingresso della stazione. Gli assalitori le toccano dappertutto, compresi i genitali. (Si tratta dell’episodio più grave e che porterà a due denunce per stupro). Una ragazza passa nel bel mezzo di una folla. Successivamente si accorge di esser stata derubata. Un petardo esplode sulla spalla di una ragazza ustionandola. Un’altra ragazza giunta da Bonn testimonia che scesa dal treno vede in stazione quasi esclusivamente maschi nordafricani. Ubriachi. La folla é tanto densa da potersi a malapena muovere e diverse mani la toccano sul sedere. “non avevano la sensazione di star facendo qualcosa che é vietato”
22:40 Un ragazzo e due ragazze alla stazione. Mentre queste vengono circondate e toccate lui viene derubato.
22:50 Tutte le squadre antisommossa sono ora nel piazzale. Sei tratta di 142 poliziotti. All’interno della stazione invece ci sono 70 poliziotti federali i quali determinano che all’interno della stazione c’é un grande numero di uomini e ragazzi.

eventi tra le 22 e le 23 (dati aggiornati all’ 11/1/16)
23:00 Le persone radunate nella Banhofsvorplatz adesso sono circa un migliaio. Secondo alcuni 1.500. Più rumore, più petardi. Più caos. C’é una situazione caotica con gente “completamente disinibita” che urla, fumo di petardi esplosi ovunque. Gran parte delle persone é ubriaca o intossicata. Nessuno si cura più di tanto della presenza della polizia. Si stanno verificando ancora aggressioni all’interno della folla ma la polizia antisommossa non se ne accorge. Passa un’ambulanza e viene bersagliata di petardi. In un angolo della piazza alcuni stanno litigando. Altre risse. Per la maggior parte sono ragazzi e giovani uomini nordafricani o mediorientali. Non é più una situazione tranquilla: raggiungere la stazione dei treni é ora oggettivamente pericoloso per i passanti e le persone in piazza si stanno facendo aggressive. Alcuni ragazzi si sono messi a far scoppiare petardi nel bel mezzo dell’adiacente sottopasso impedendo l’eventuale passaggio delle automobili. Nel frattempo sono giunte diverse macchine e camionette della polizia. Un’altra ragazza testimonia di esser stata toccata nelle parti intime più o meno a quest’ora nel piazzale della stazione.
https://www.youtube.com/watch?v=FrNUwzUTVSI
23:15 Due ragazze vengono circondate e toccate dalla folla. Cade la borsetta. Vengono derubate di cellulare, contanti e gioielleria. La polizia decide di sgomberare la scalinata del Duomo.
23:30 La polizia decide d’intervenire prima che accada qualcosa di grave ed inizia lo sgombero della piazza. Con qualche difficoltà circondano la zona ed iniziano a disperdere le persone presenti allontanandole dalla zona della stazione. La polizia di Colonia informa della situazione la LZPD, l’organo di coordinamento delle polizie del Länder. La LZPD chiede se siano necessari rinforzi ma la polizia di Colonia dichiara di non ritenerlo necessario.
23:35 La polizia inizia a sgomberare la scalinata del Duomo.
23:40 Una ragazza si trova nella folla. Viene toccata e derubata.

principali eventi tra le 23 e le 24 (dati aggiornati all’ 11/1/16)
00:00 Mezzanotte: festeggiamento del nuovo anno.
00:05 Ragazza viene toccata sul sedere da stranieri. In seguito si accorge che le é stato rubato il cellulare.
00:15 La scalinata del Duomo é ora sgombra.
00:20 Vittima testimonia di esser stata “toccata dappertutto”
00:27 Il grosso dei festeggiamenti é finito e da questo momento in poi molte persone dovranno recarsi alla stazione per tornare a casa. La polizia decide di riaprire l’accesso alla piazza e alla scalinata. Sempre la polizia dichiarerà successivamente che da questo momento la situazione in piazza si era “calmata notevolmente”
00:30 Madre e figlia vengono assalite. Uno degli assalitori tenta di baciare la ragazza mentre un’altro le tira fuori il portafoglio dalla borsa. Una ragazza viene circondata da 5 uomini che tentano di toccarla sotto alla gonna mentre un’altro le strappa via la borsetta. Tra la mezzanotte e adesso la polizia ha controllato tra le 30 e le 50 persone. Una squadra viene spostata in un’altra zona della città. Alcune donne dichiarano agli agenti di non esser state aiutate dai poliziotti presenti in stazione. C’é il primo arresto per borseggio.
00:45 La polizia dichiarerà successivamente che a quest’ora era stata disperso il grosso della folla presente in piazza. Tuttavia vi sono diverse testimonianze che affermano il contrario. Ad esempio la testimonianza di una ragazza, il fidanzato e due amiche che trovatisi nel piazzale a quest’ora vengono circondati da diversi uomini che iniziano a toccarli dappertutto, anche in zone intime. Dopodiché, ancora in stato di shock, han raggiunto dei poliziotti all’interno della stazione che immediatamente sono scattati nel tentativo di catturare gli aggressori. Aggressioni simili avvengono sia all’interno che al di fuori del piazzale della stazione.
00:50 La polizia dichiarerà in seguito che solo a quest’ora viene informata per la prima volta che ci son state molestie sessuali. Vicino al duomo c’é un tentativo di stupro.
00:57 Gruppo di cinque femmine ed un maschio vengono circondati da 30-50 persone. Le femmine vengono molestate ed il maschio derubato.

eventi tra le 00 e le 01 (dati aggiornati all’ 11/1/16)
01:00 Amir, un 37enne iraniano residente da 17 anni in Germania, testimonia che a quell’ora é entrato alla stazione con la fidanzata e i suoi genitori per tornare tutti a casa. Un poliziotto cerca di impedirgli l’accesso finché lui non gli dice “Siamo una famiglia e vogliamo tornare a casa”. Entrati nella stazione vedono vomito dappertutto. Giorni dopo testimonierà: “Ho avuto paura” – “E’qualcosa che non avevo mai visto in Germania”. Durante la serata, davanti alla stazione dei treni la polizia ha identificato 70 delle persone presenti. La polizia si apposta all’ingresso della stazione per permettere alle persone di raggiungere i binari in sicurezza. Tre ragazze vengono circondate e toccate dappertutto da un gruppo di nordafricani. C’é un tentativo di rubare una borsetta. Viene rubato un cellulare.
01:20 La polizia deve ancora contenere delle aggressioni tentando d’impedire l’assembramento di persone “che apparentemente si raggruppavano per commettere crimini o celarli”
01:30 Una ragazza viene separata dal suo ragazzo, toccata dappertutto e derubata della borsetta ed il suo contenuto.
01:40 Ai binari una ragazza viene toccata sotto gli abiti nell’area genitale.

principali eventi tra le 01 e le 02 (dati aggiornati all’ 11/1/16)
02:00 Attorno alla stazione c’é ancora gente. Ci sono diverse risse. Ubriachi che lanciano le bottiglie rischiando di colpire passanti. Un gruppo di uomini infastidisce delle ragazzine nella metropolitana ma un signore tedesco interviene e queste riescono ad allontanarsi.
02:30 Ragazzo e ragazza vengono molestati mentre camminano dall’Heumarkt al Duomo
03:15 Ragazzo e ragazza vengono circondati. L’uomo viene derubato.
04:00 La polizia dichiarerà che a quest’ora la situazione si é ulteriormente calmata.
04:15 Ragazza viene toccata dappertutto.
04:30 Una ragazza esce da un bar e viene derubata del cellulare.

eventi tra le 02 e le 05 (dati aggiornati all’ 11/1/16)
05:00 Viene mandata via una delle squadre di poliziotti dalla stazione
05:05 Vengono rilasciate le prime persone che erano state arrestate e trattenute in cella.
06:40 Ragazzo in bici nei pressi della stazione. Dalla giacca gli vengono rubati cellulare, documenti e carte di credito.

eventi dalle 05 alle 12 (dati aggiornati all’ 11/1/16)
Dopo le 5 la situazione é ritornata quella di una giornata normale.
3.0 I GIORNI SUCCESSIVI
[fra parentesi quadre ed in rosso alcune considerazioni che si é preferito inserire qui anziché nella quarta sezione]
Venerdì 1 Gennaio 2016 POLIZIA NEGA, I SOCIAL NETWORK S’INFERVORANO
Alle 08.57 viene rilasciata una relazione della polizia segnala che “la celebrazione del capodanno é stata perlopiù pacifica” e che all’indomani dei festeggiamenti il clima é “ritranquillo”. Si segnalano 20 casi di danneggiamento (l’anno precedente furono 25), 78 colluttazioni, 80 interventi della polizia, 80 casi di festeggiamenti eccessivamente rumorosi e il fatto che poco prima di mezzanotte si é dovuta sgomberare l’area del Duomo per evitare la formazione di una ressa pericolosa causata da circa 1000 persone intente a far esplodere fuochi pirotecnici.
Sul gruppo Facebook “Nett-Werk Köln” vengono pubblicati dei post sugli assalti ma gli amministratori del gruppo li cancellano in quanto contrarie alle regole contro l’incitamento
Il Köllner Express pubblica un articolo intitolato: “Notte di San Silvestro: giovani donne molestate sessualmente” in cui riporta la testimonianza di una giovane donna (28) che dichiara che nei pressi della stazione alle 00:45 lei, il fidanzato e due amiche sono stati circondati da diversi uomini che hanno iniziato a toccarli dappertutto, anche in zone intime. Dopodiché, ancora in stato di shock, han raggiunto dei poliziotti all’interno della stazione che immediatamente sono scattati nel tentativo di catturare gli aggressori.
Sabato 2 Gennaio 2016 PRIME AMMISSIONI DELLA POLIZIA
La polizia dichiara che una trentina di uomini “di aspetto nordafricano” ha agito assalendo diverse vittime circondandole in gruppi per immobilizzarle e distrarle mentre le derubavano di portafogli e cellulare e che in alcuni casi sono andati oltre toccando le parti intime delle vittime dei furti.
NOTA RIGUARDANTE I DIVERSI CORPI DI POLIZIA TEDESCA
Nel piazzale della stazione di Colonia a capodanno intervenivano due diversi corpi di polizia:
Bundespolizei (polizia federale tedesca, dipendente dal ministero degli interni. Ha il controllo della ferrovia e della stazione dei treni fino ad una distanza di 30 metri da essa, il che include tutta la piazza antistante.)
Kölner Polizei (o Landespolizei Köln, polizia locale di Colonia, dipendente dal proprio Länder di appartenenza. Ha il controllo del territorio)
Inoltre alcune dichiarazioni verranno rilasciate dal leader locale del GdP, ossia il principale sindacato di polizia.
Ciò ha provocato a volte una qualche confusione sui media riguardo le dichiarazioni dei diversi “capi della polizia”.
Domenica 3 Gennaio 2006 A COLONIA NON SI PARLA D’ALTRO
A Colonia non si parla d’altro soprattutto sui social network a causa della scarsa copertura mediatica che già qualcuno indica come voluta.
Il “Köllner Express” pubblica un nuovo articolo in cui riporre più un dettaglio la testimonianza del primo articolo. La giovane donna, che dichiara di essere nativa di Colonia, si chiama Katia L (28) e specifica che l’assalto é avvenuto nei pressi della vecchia sala d’attesa aggiungendo “Quando uscimmo dalla stazione fummo molto sorpresi dal gruppo che incontrammo fuori” – “erano solamente uomini stranieri” („Als wir aus der Bahnhofshalle kamen, waren wir sehr verwundert über die Gruppe, die uns da empfing“ – „Es handelte sich ausschließlich um junge ausländische Männer”), che “sarò stata toccata 100 volte in 200 metri” mentre gli uomini le dicevano “Schlampen” (troie) e “Ficki, Ficki” (scopare, scopare) e che “per fortuna indossava giacca e pantaloni perché una gonna le sarebbe stata sicuramente strappata”. Una delle due amiche racconta che il gruppo era di 40 o forse 100 uomini e che collant e mutande le son state quasi completamente tolte. Tornate alla stazione hanno avvertito subito la polizia ma non son state in grado di dire chi le avesse toccate né dove. Katia L. aggiunge “spero che li catturino o non scenderò in piazza al Carnevale”. L’articolo termina informando che la polizia ha iniziato un’attività di verifica dei fatti e che 35 donne hanno già fatto denuncia ma la cifra é destinata ad aumentare. In totale sono state fatte 60 denunce, il 25% delle quali includeva molestie sessuali.
Lunedì-Martedì 4 -5
Gennaio 2006 LA NOTIZIA FA IL GIRO DEL MONDO
Il capo della polizia di Colonia, Wolfgang Albers, dichiara che il numero di denunce é arrivato a 60. Parla di “una dimensione completamente nuova di crimine“. La sindaco Reker annuncia una riunione apposita.
Sull’Huffington Post tedesco si fa notare come i fatti di Colonia incredibilmente non abbiano avuto eco sui media nazionali nonostante la gravità e che le uniche fonti sono, oltre a brevi dichiarazioni su WDR, il “Köllner Express” e “Focus Online“, entrambi di noto indirizzo conservatore e non proprio adatti a fungere da fonte primaria. Si parla di disinformazione, censura ed eccessiva prudenza. Poco dopo la pubblicazione dell’articolo, però, la notizia riceverà una copertura internazionale.
Il ministro della giustizia tedesco Maas parla di attacchi “vili e odiosi”. La cancelliera Merkel chiede una risposta severa della legge. La sindaco di Colonia dichiara misure restrittive per i prossimi eventi pubblici. La polizia dichiara che le denunce sono salite a 90, alcune delle quali per molestia, alcune per furto e alcune per furto con molestia. In un caso v’é una denuncia per stupro. La sindaco Reker dichiara che non v’é alcuna prova che vi fossero rifugiati tra gli assalitori e diffonde alcuni “consigli utili” per evitare in futuro situazioni simili che scatenano ilarità e critiche. Quello che appare subito chiaro é che non ci sono dei veri sospetti e non é chiaro il loro numero ma “Non si é trattato di mille assalitori“, come ripete la stampa, ma di persone che si sono mescolate nella folla.
La notizia viene riportata dai media internazionali che sostanzialmente riprendono quanto scritto sul “Köllner Express” e “Focus Online“. Ciò che passa é sostanzialmente “Nella notte di Capodanno a Colonia mille arabi o nordafricani ubriachi ed aggressivi hanno assalito dalle 60 alle 90 donne”, così come lo riporta la BBC, il DailyMail,
In Italia la notizia giunge così:







[Da una parte i quotidiani di estrema destra parlano di “stupri di massa”, dall’altra alcune incomprensioni diffuse sui termini “molestie”, “attacchi” e “gruppi” e il patatrac é fatto! Da questo momento in Italia si parla di “mille rifugiati mussulmani ubriachi che si sono organizzati in massa per stuprare in branco le nostre donne”]
Mercoledì 6 Gennaio 2006 SALE L’HYPE
Salta fuori un foglio in cui sono riportate sia in arabo che in tedesco frasi come: “Voglio scopare con te”, “belle tette” e “ti ammazzo”.
Una donna di lingua araba informa la polizia che alcuni rifugiati di Duisburg le avrebbero rivelato di esser stati a Colonia per il capodanno. Alcuni cellulari rubati sarebbero stati rinvenuti presso abitazioni di rifugiati o nelle loro vicinanze, ma la polizia non conferma.
Duecento donne manifestano contro il sessismo davanti al Duomo di Colonia.
[In GERMANIA dapprima si é parlato del ritardo con cui la notizia é giunta ai notiziari nazionali accusando la polizia di aver voluto mantenere in silenzio i fatti, poi ci si é concentrati sul fatto che molti media hanno dato scarso risalto alla nazionalità/origine degli assalitori indicandoli come “probabilmente nordafricani” o “indicativamente di aspetto arabo”; poi si é proseguito con le accuse di incompetenza verso la polizia e allo stesso tempo si son toccate appieno le politiche di accoglienza del governo in carica, passando per il senso di sicurezza generale.
In ITALIA invece il livello del discorso é ben esemplificato qui: 
Si é parlato di “stupri organizzati”, “rete internazionale degli stupri di massa”, “attacco organizzato” equiparando i fatti di Colonia ad un atto terroristico.
Come sempre in questi casi sui social network ottengono maggio risalto le voci più estremiste e informazioni vere si legano a bufale di facile presa. Foto risalenti ad altre notizie, falsi palesi, dettagli ingigantiti, voci date per buone ed un video delle aggressioni che poi si scopre esser risalente ai fatti del Cairo del 2012 (NB pur non riferendosi ai fatti di Colonia il video é utile in quanto le modalità delle aggressioni di Colonia é praticamente identica a quella mostrata nel video in questione) . Il tutto ovviamente per dipingere i fatti in modo ancor più drammatico di quanto non siano già.
Ciò che molto velocemente é stato messo in secondo piano sia in Germania che in Italia é la possibile discussione sul trattamento delle donne nei luoghi pubblici. Già a questa data i “fatti di Colonia” sono diventati merce di propaganda politica incentrata sulla tesi dello scontro di civiltà e cioé immigrazione, Islam, Europa, accordi di Schengen ecc. Le vittime dei fatti sono già diventate un mero numero da spendere e l’interesse vige più sulla nazionalità/origine degli aggressori che su ciò che han passato le vittime (Quanti erano rifugiati? Quante molestie? Quante donne? Quanti disoccupati? Quanti?)
Il fatto é decisamente interessante soprattutto se paragonato ad un recente episodio che presenta alcuni particolari analoghi:
https://www.youtube.com/watch?v=4vznKyl_4A8
Roma, 18-19 febbraio 2015, un migliaio di ultras olandesi del Feyenoord perlopiù ubriachi, tengono in ostaggio diverse zone del centro con risse, danneggiamenti, vandalizzazioni, scontri con la polizia. Vengono danneggiati 15 autobus e la fontana del Bernini in quelle che vengono descritte da più parti “scene di guerriglia“. In quel caso oltre a qualche ovvia critica sull’operato della polizia é interessante osservare in che modo sono stati descritti gli ultras del Feyenoord sulla stampa più critica:
“orda sbronza”, “teppaglia” che forse han dovuto sfogare la loro frustrazione di vivere in una città brutta (Libero)
“teppisti” che hanno compiuto “barbarie” (Libero)
“teppisti” (Libero)
“tifosi ubriachi” (Il Giornale)
“tifosi-vandali”, “nuovi lanzichenecchi” (Il Giornale)
“barbari”, “hooligan” (Il Fatto Quotidiano)
“bestie completamente ubriache”, “energumeno”, “esaltati” “soliti imbecilli” (Il Fatto Quotidiano)
Qui la tesi dello scontro di civiltà non é scattato. Perché? Non si inneggiato contro la “razza olandese” né contro la “cultura nordica”, né contro la “violenza repressa dei protestanti”: i tifosi ubriachi sono contestati semplicemente per il fatto di essere dei tifosi ubriachi. La loro origine viene considerata solo come appiglio su cui costruire delle immagini colorite (barbari, vandali, lanzichenecchi) ma non é mai elemento centrale della critica. Gli ultras olandesi sono condannati in quanto ultras e non in quanto olandesi. Mai, mai, mai é stata proposta una lettura razziale-culturale di ciò che gli olandesi hanno fatto a Roma. Mai si é accennato alla loro fede protestante. Al contrario, per i fatti di Colonia, i teppisti nordafricani e mediorientali vengono condannati in quanto nordafricani e mediorientali secondo l’equazione “nordafricani e mediorientali = teppisti”. ].
Giovedì 7 Gennaio 2006 NOTIZIE A CATENA
Sull’Huffington Post tedesco si prende atto che moltissima stampa ha abusato dei termini “1000 uomini”, “rifugiati” in quanto a questa data nessun elemento indica che effettivamente vi fossero mille persone implicate, né che vi fossero coinvolti rifugiati ma che oramai la vulgata dell’evento é “mille rifugiati hanno molestato donne tedesche” [se avesse letto i giornali italiani molto probabilmente l’autore avrebbe sostituito “molestato” con “stuprato”] .
[Le dichiarazioni della polizia hanno fatto si che si smorzassero le voci sui “mille stupri”. Nel frattempo alla notizia di Colonia si sommano anche le segnalazioni di molestie avvenute in altre città europee da Amburgo a Zurigo passando per Helsinki. Da questo momento ogni molestia, furto, violenza o rissa di un seppur minimo interesse verrà collegata ai fatti di Colonia e troverà spazio sulla stampa: si andrà da un gruppo di 500 uomini che han tentato di forzare l’ingresso in una discoteca a Bielefeld (la polizia di Bielefeld però rimarcherà che i fatti di Colonia non c’entrano niente con quanto avvenuto a Bielefeld e che le voci in rete hanno ingigantito e snaturato) ai 6 (sei) casi di molestie avvenuti la stessa notte a Zurigo. Ciò non deve stupire in quanto risponde perfettamente ad una nota tendenza dei news-media, ossia la creazione di notizie-catena ottenute relazionando forzatamente fatti scollegati per cavalcare l’onda dell’interesse per la notizia iniziale col risultato di amplificare agli occhi del pubblico la portata dei fatti. Un esempio illuminante é il caso delle “morìa di uccelli del 2011.]
Il Consiglio centrale dei mussulmani tedeschi, con sede a Colonia, riceve centinaia di email e 50 telefonate telefonate minatorie. Sono costretti a staccare i telefoni.
Venerdì 8 Gennaio 2006 LICENZIATO IL CAPO DELLA POLIZIA LOCALE
Il capo della polizia di Colonia viene mandato in pensionamento anticipato. La polizia federale dichiara di aver identificato 31 persone sospettate di aver preso parte alle aggressioni, tra cui 18 richiedenti asilo ma la polizia specifica che non sono sospettati di molestie sessuali ma di furto. Fra gli identificati vi sono 9 algerini, 8 marocchini, 4 siriani, 5 iraniani, 1 iracheno, 1 serbo, 1 statunitense e 2 tedeschi (secondo alcune fonti tre) . Sono perlopiù persone già note alla polizia di Colonia e non sono tra i profughi arrivati di recente. Vengono inoltre arrestate due persone: un sedicenne di origine marocchina ed un ventitreenne di origine tunisina. Le denunce sono salite a 200. Tra telecamere a circuito chiuso e telefoni cellulari sono state raccolte 350 ore di filmati divisi in circa 250 files.
Sabato 9 Gennaio 2016 SCONTRI TRA MANIFESTANTI
A Colonia il partito anti-Islam Pegida organizza una manifestazione anti-rifugiati cui partecipano circa 1700 persone mentre nel piazzale della stazione dei treni si é tenuta una contro-manifestazione. Mentre quest’ultima si é svolta pacificamente quella di Pegida é sfociata in scontri. Discorsi di grande violenza verbale, che hanno acceso ancor più gli animi: “Angela Merkel peggior cancelliere dopo Hitler”, “Islam cancro e Pegida la sua cura”, “Profughi invasori che violentano donne e bambini”, alcune delle frasi più roboanti pronunciate dagli oratori.
https://www.youtube.com/watch?v=tkNTKaNEP5U
La polizia di Colonia dichiara che 100 detective stanno investigando su 379 denunce, di cui circa il 40% include molestie sessuali e che le indagini sono focalizzate su persone originarie del nordafrica, perlopiù “richiedenti asilo e persone che vivono in Germania illegalmente”
Sulla rete nazionale tedesca i fatti di Capodanno vengono definiti un “campanello d’allarme” che illumina sulle difficoltà che incontra la Germania nell’integrare i nuovi arrivati, ma si dichiara altresì che “non bisogna cedere alle paure” per “non perdere ciò che abbiamo raggiunto”.
Una nuova manifestazione contro il sessismo sulle scalinate del Duomo.
La cancelliera Merkel presenta la proposta “che i profughi possano perdere il diritto d’asilo in caso di reati, anche per quelli in cui è prevista la condizionale”
Domenica 10 Gennaio 2016 PROSEGUONO LE INDAGINI. AUMENTANO LE DENUNCE
La polizia locale di Colonia dichiara di star indagando su 19 sospetti: 10 richiedenti asilo e 9 presunti clandestini, fra cui alcuni “rifugiati arrivati in Germania negli ultimi mesi“. Quattro di essi sono già in stato di fermo accusati di furto. Nessuno di essi é residente a Colonia. Il direttore generale dell’anticrimine del Reno Settentrionale-Westfalia fa inoltre sapere che “dalle indagini sulla notte di San Silvestro finora non risulta che gli attacchi alle donne a Colonia siano stati “organizzati o guidati” e utilizza il termine “Tarraush gamea, utilizzato nei paesi arabi (ma anche in India e Bangladesh) per indicare le molestie sessuali di gruppo in luoghi pubblici
Le denunce sono salite a 516. La percentuale di denunce che include anche o solo molestie sessuali resta del 40% circa.
- 279 episodi riguardano lesioni corporali o danneggiamenti alle proprietà personali
- 237 episodi includono molestie sessuali
Di questi episodi, 107 includono il furto.
Si sono verificate aggressioni ai danni di persone dall’aspetto nordafricano e mediorientale. La polizia indaga per verificare se vi sia collegamento con un gruppo di hooligan, rocker e buttafuori che avrebbe lanciato su Facebook una “caccia all’uomo nel centro storico di Colonia”.
[Nel frattempo l’hype sulla notizia é ancora alto e dopo le prime reazioni indignate adesso i media iniziano a diffondere le proprie letture dell’accaduto, a volte andando al nocciolo della questione e a volte raggiungendo picchi dell’orrido (ma alcuni se ne accorgono)]
Lunedì 11 Gennaio 2016 LA LISTA DELLE DENUNCE
Il presidente della polizia federale tedesca Heiko Maas dichiara a proposito delle aggressioni: «deve esserci dietro una qualche forma di organizzazione. Nessuno può venirmi a raccontare che non sia stato preparato o concordato […] Normalmente una cosa del genere viene organizzata sui social network […] non si tratta di criminalità organizzata […] » e che dietro agli assalti «[…] non ci sia nessun tipo di gruppo strutturato». La polizia indaga tra decine di sms, chat ed email. Si continua a parlare di “regia unica” anche sulla stampa ma non c’é alcuna evidenza di ciò e la polizia locale invece smentisce. [1. Heiko Maas parla chiaramente di una sua ferma convinzione non ancora confermata da prove. Molta stampa però trasmette incorrettamente l’informazione “gli attacchi erano organizzati” dandola già per certa. 2.Il sospetto che traspare da diverse dichiarazioni é quello della “grande rete internazionale dei mussulmani organizzati per attaccare l’occidente” e dice molte più cose su chi la sostiene che delle persone sospettate]
Per il momento si indaga su 19 sospetti di cui 10 profughi.
Bild Zeitung pubblica la relazione del Ministero in cui sono elencate una ad una le descrizioni degli assalti denunciati
A Lipsia (ex DDR) Pegida sfila in un corteo anti-immigrati. Ci sono scontri, danneggiamenti ed arresti. La notizia trova eco internazionale poiché viene incatenata ai fatti di Colonia.
Rolf Jaeger, ministro del Land del Reno Settentrionale-Westfalia, dichiara: “I testimoni e i rapporti della polizia locale, così come i resoconti della polizia federale, puntano sul fatto che i reati sono stati commessi quasi esclusivamente da persone dell’ambiente dei migranti“, punta il dito contro la polizia locale, affermando che questa non avesse chiesto rinforzi citando anche la nota stampa rilasciata il primo gennaio in cui si dichiarava la situazione “tranquilla” e dichiara che secondo le indagini non risulta che gli attacchi siano stati “organizzati” o “guidati”
Martedì 12 Gennaio 2016 L’ATTENZIONE INIZIA A CALARE
Il procuratore Ulrich Bremer dichiara che le denunce sono salite a 563, che la percentuale di queste che include molestie sessuali é ora del 50% e che i sospettati identificati dalla polizia sono 23. Rolf Jaeger, ministro del Land del Reno Settentrionale-Westfalia, ha rilasciato nella notte un report in cui dichiara quanto che la polizia sapesse della situazione. Vengono resi noti i tempi, gli orari dei briefing, il numero di poliziotti presenti, l’osservazione che le forze fossero in realtà insufficienti e che ciò abbia lasciato ampi margini di manovra agli aggressori, il fatto che la polizia di Colonia non sentì necessario avere rinforzi dal LZPD. Si rende noto che tra le ore 20:00 del 31 dicembre e le ore 07:00 del 1 gennaio sono giunte 1267 chiamate d’emergenza che hanno portato ad eseguire 873 controlli, di cui 53 nell’area della stazione, 12 dei quali riguardavano molestie, furti e/o percosse. Si parla di errori di valutazione, incapacità di adattamento e disorganizzazione (sovraccarico di lavoro per le forze ordinarie.
[Da questo momento i “fatti di Colonia” non trovano più spazio sulle prime pagine internazionali]
4.0 Alcune considerazioni:
4.1 RADUNO SPONTANEO?
Possibile che mille, millecinquecento persone si siano radunate nello stesso luogo senza alcun coordinamento? Finora nulla ha fatto emergere la presenza di un coordinamento generale. Vi sono però diversi elementi che possono spiegare come ciò sia stato possibile:
Nell’area della stazione stazionano sempre piccoli gruppi di nordafricani dediti allo spaccio ed al taccheggio. Altri gruppi di nordafricani sono giunti a Colonia passando proprio dalla stazione. Il punto di ritrovo della piazza é la scalinata del Duomo. E’sulla scalinata che ci si da appuntamento e ci si trova. La scalinata però é involontariamente al tempo stesso anche una perfetta platea: basta che una persona nel piazzale inizi ad attirare l’attenzione che la gente sulla scalinata si trasformi volente o nolente in pubblico e quella sera c’era gente in piazza che tirava razzi e petardi. Non serve molto perché gruppi di persone sulla scalinata inizino ad incitare quelli che tirano i petardi e perché altri gruppi giunti successivamente si fermino lì nel piazzale sommandosi alla folla preesistente. Non va nemmeno dimenticato che molti tedeschi già vedendo i primi assembramenti di nordafricani han preferito non mescolarsi, facendo sì che tale folla mantenesse la propria omogeneità iniziale (giovani maschi di origine tendenzialmente nordafricana).
Che alcuni di questi gruppi si siano dati appuntamento alla stazione non sembra affatto strano, così come non sembra nemmeno strano se alcuni gruppi di assalitori si siano coordinati sul momento via chat (stupisce che nel 2015 vi siano giovani che interloquiscono via chat e social network?)
4.2 LA POLIZIA HA NEGATO L’EVIDENZA?
Ci sono ancora indagini e discussioni in corso é già chiaro che i corpi di polizia di Colonia abbiano gestito malissimo la situazione in piazza sottostimandone il rischio potenziale ed agendo tardivamente con mezzi limitati. Purtroppo capire esattamente perché sia successo richiederebbe approfondimenti sulla situazione, sugli equilibri interni e funzionamento dei corpi di polizia della città che francamente esula dall’interesse di questo post ed a meno che non saltino fuori rivelazioni stravolgenti basterà sapere che c’é stata disorganizzazione da parte della polizia ed all’indomani s’é tentato di sorvolare sull’accaduto.
4.3 ERANO TUTTI NORDAFRICANI?
Tutte le testimonianze concordano nel descrivere la folla in piazza ed in stazione come composta quasi unicamente di nordafricani o mediorientali. Le persone sospettate di aver assalito le ragazze provengono da Algeria, Marocco, Siria, Iran, Iraq, Serbia, Stati Uniti e Germania. Si può dunque già affermare che per la stragrande maggioranza si: si parla di persone la cui origine é ascrivibile al nordafrica ed al medio oriente. Magari salterà fuori che tra gli assalitori c’erano pure dei russi, brasiliani o italiani e ci sarà chi pungolerà sul paese di origine dei genitori di questi russi, brasiliani e italiani ma sono questioni di lana caprina in quanto l’origine delle persone coinvolte non é fondamentale nelle dinamiche di quanto accaduto
4.4 LA VIOLENZA SULLE DONNE E’ UN PROBLEMA DEL MONDO MUSSULMANO?
E’ un problema che coinvolge ANCHE il mondo mussulmano: le aree di provenienza delle persone coinvolte sono caratterizzate da società fortemente maschiliste e patriarcali in cui sono comunemente diffusi stereotipi sessisti sulle donne occidentali. Ciò non toglie che allo stesso tempo anche in Germania (e in Europa e nel cosiddetto “mondo occidentale”) sia ancora fortemente radicata una cultura maschilista e patriarcale. Le differenze tra “mondo occidentale” e “mondo islamico” sul rapporto con il genere femminile, quando ci sono, son soprattutto differenze esteriori relative al grado di accettazione sociale di tale impostazione. Il rapporto disequilibrato fra i generi non é dunque un problema spiccatamente mussulmano: se da una parte v’é una manifestazione più esplicita di una visione maschilista, dall’altra, nel “mondo occidentale”, si finge che tale visione non sia diffusa illudendosi che i pur numerosi segnali contrari siano solo casi isolati o eccezioni.
4.5 DUNQUE, RIASSUMENDO…
- Mille, millecinquecento tra ragazzi e giovani uomini accomunati perlopiù dal fatto di essere tutti maschi venire quasi esclusivamente dal nordafrica o dal medio oriente si sono radunati nel piazzale della stazione.
- Le persone presenti in piazza sono accomunate dal fatto di appartenere a gruppi sociali perlopiù scarsamente integrati tra la popolazione tedesca.
- Anche se alcuni gruppi si erano accordati sull’incontrarsi alla Banhofsvoorplatz, non c’é alcun meta-coordinamento di tutta la folla.
- Il piazzale della stazione é un luogo pubblico di grandissimo passaggio: chi giunge a Colonia dal circondario spesso vi giunge in treno e passa obbligatoriamente dalla stazione.
- Il piazzale della stazione di Colonia é notoriamente luogo di spaccio e borseggio. Gruppi di spacciatori e borseggiatori perlopiù di origine nordafricana vi s’aggirano costantemente ed é lecito ritenere fossero presenti anche durante gli eventi in questione
- Borseggi e furti sono il crimine principale a Colonia.
- Durante tutti i grandi eventi di piazza s’assiste ad un notevole aumento de borseggi e molestie, seppur in numero decisamente inferiore rispetto ai fatti di Colonia.
- Uno dei metodi noti dei borseggiatori consiste nell’accerchiare la vittima per impedirne ogni reazione. Un secondo metodo consiste nell’urtarla mentre una seconda persona la deruba. Un terzo prevede di distrarla strattonandola.
- Le persone presenti in piazza hanno iniziato a “festeggiare” il capodanno in maniera vandalica e l’atmosfera si é scaldata sempre più nell’arco di alcune ore.
- La folla non é giunta tutta assieme ma si é formata nell’arco di diverse ore.
- C’é stato un forte abuso di alcolici da parte delle persone in piazza ed é lecito ritenere anche l’utilizzo di altre sostanze stupefacenti. Di fatto buona parte delle persone presenti era evidentemente intossicata.
- Fino alle 21:30-22:00 la situazione può dirsi tutto sommato normale (si verificano alcuni episodi di borseggio quantitativamente in linea con quanti ne avvengono in una giornata normale) ma é già chiaro che la folla stava aumentando sia in quantità che in aggressività.
- Gli assalti in piazza iniziano ad intensificarsi tra le 22 e le 23, aumentano man mano che si avvicina la mezzanotte allargandosi in alcuni casi anche in aree non nelle immediate vicinanze della stazione per poi diminuire nuovamente. Tra le 2 e le 5 si verificano ancora degli episodi sparsi e solo dopo le 5 si ritorna ad una situazione di piena normalità registrando solo alcuni episodi di taccheggio.
- Le aggressioni si sono sempre verificate in gruppo con modalità atte ad immobilizzare la vittima impedendone ogni reazione.
- Con l’approcciarsi della mezzanotte e l’aumentare delle persone in piazza, non solo le aggressioni, ma anche i “festeggiamenti” delle persone il piazza si son fatti più aggressivi, eccessivamente violenti e pericolosi per il prossimo.
- La polizia teneva sotto osservazione la situazione in piazza fin dalle 21:00 ma ha iniziato ad intervenire attivamente in piazza alle 22:30.
- Per le 00:45 termina l’azione di dispersione della polizia e la piazza viene sostanzialmente svuotata.
- Le azioni di polizia sono state insufficienti, tardive e malgestite.
- Le vittime sono state nella stragrande maggioranza dei casi giovani donne. Le vittime di sesso maschile sono state assalite solo se erano da sole oppure se accompagnavano una o più giovani donne.
- Ci sono state molestie sessuali nel 50% dei casi denunciati.
- Alcuni casi di molestie possono non comprendere il furto semplicemente perché questo non é andato a buon fine.
- 2 sono le denunce per stupro riguardanti un’unico episodio la cui dinamica é in linea con quella degli altri casi.
- La polizia ha inizialmente dichiarato di non aver avuto nessuna percezione del fatto che si stessero verificando violenze tra la folla.
- C’erano un sacco di telefoni che riprendevano ciò che accadeva.
- Gli assalti sono avvenuti perlopiù nel piazzale dinnanzi alla stazione e nelle immediate vicinanze. Solo dopo le 00:30 s’iniziano a registrare un certo numero di aggressioni in altre aree del centro.
- Gli assalti sono stati effettuati da gruppi di persone (composti da minimo 2, massimo 50 membri. Mediamente 20) che accerchiavano compatti le vittime oppure si sono verificate mentre la vittima si trovava all’interno di una folla.
- Gli assalti sono stati perlopiù molto rapidi, tanto da non dare il tempo alle vittime di reagire, né di identificare gli assalitori, anche se in qualche caso c’é stata insistenza sulle vittime per lunghi tragitti.
- Considerando che in città, come nel resto della Germania, v’è una fortissima polarizzazione sul tema degli immigrati con diverse associazioni coinvolte sull’argomento e vista la natura dei fatti di capodanno, non si può escludere a priori che alcune delle denunce, soprattutto quelle dell’ultimo minuto, possano esser state fatte ad arte per ingigantire mediatamente il caso o per frode assicurativa. Non vi sono elementi per affermarlo e quindi si tratta di un’ipotesi che andrebbe presa in considerazione solamente nel caso in cui si rilevassero incongruenze nelle denunce.
5.0 Conclusioni
L’impressione é che durante i fatti di Colonia si siano intersecati diversi fatti distinti che si sono legati tra loro:
A) CURVA. Il raduno spontaneo di numerosi giovani maschi intossicati d’origine nordafricana che, complici alcool, clima festoso, anonimato della massa ed esibizioni di machismo é rapidamente degenerato in un mix tra la peggior curva da stadio ed una sorta di spring break di soli maschi.
B) GHETTIZZAZIONE. Da un lato le diverse persone e gruppi di nordafricani e mediorientali han preferito stare tra di loro e dall’altro i tedeschi han fin da subito evitato di mescolarsi nella piazza. Per quanto possa esser stata una volontà bidirezionale, ciò ha portato sostanzialmente ad una sorta di ghettizzazione che ha permesso la formazione di un’assembramento omogeneo di giovani maschi.
A+B) Questi due elementi, uniti al fatto che ciò sta avvenendo in un luogo di grande passaggio ove inevitabilmente transitano diversi gruppi di persone, tra cui gruppi di nordafricani e mediorientali, porta a far ingrandire una folla che alimenta un clima da stadio. Molti sfruttano la confusione della folla per palpeggiare le ragazze.
C) TACCHEGGIATORI. Alcune decine di noti taccheggiatori mescolatisi alla folla hanno iniziato ad assalire giovani donne che dovevano obbligatoriamente passare dalla stazione con l’intento di derubarle.
A+B+C) A quanto già detto si aggiungono i taccheggiatori che non agiscono all’interno di una folla normale, ma in una folla infuocata. Questo provoca inevitabilmente effetti a catena con taccheggiatori che vengono imitati da altri maschi ubriachi interessati solo a palpeggiare le ragazze. Le molestie diventano così più aggressive ed esplicite.
D) MALGOVERNO. La polizia ha agito in maniera disorganizzata sottostimando le forze necessarie ed agendo tardivamente. Ciò ha permesso da un lato la formazione di un assembramento eccessivamente ampio ed al tempo stesso ha permesso in questi lo sviluppo di una sensazione d’onnipotenza, alimentandone l’aggressività.
A+B+C+D) Ghettizzazione ed auto-ghettizzazione, atmosfera aggressiva, folla, taccheggiatori all’opera, polizia inefficace e insufficiente, alcool, petardi che scoppiano di continuo, giovani maschi che seguono l’andazzo e colgono l’occasione per allungare le mani, sensazione di forza degli aggressori esaltata dall’ubriachezza e dall’inefficienza delle forze dell’ordine.
Servono altri elementi per spiegare le dinamiche per cui una folla di maschi ubriachi non integrati con un background fortemente maschilista e patriarcale degeneri nei comportamenti visti a Colonia?
Colpisce molto il fatto che l’ipotesi di “situazione degenerata” risulti tanto difficile da applicare a questo caso solamente perché i protagonisti sono considerati innanzitutto in base alla loro origine. Se i protagonisti di questo episodio fossero stati bianchissimi e biondissimi tedeschi figli, nipoti e pronipoti di tedeschi probabilmente ci si sarebbe limitati ad evocare “questa gioventù senza valori” che però é normale e che di solito va a far caciara a Ibiza, a Malta, a Barcellona…
Uno dei problemi evidenziati da molti é quello del rapporto con le donne nella società islamica.

Cosa c’é di tanto difficile nel vedere che all’interno di situazioni così…
…posson prender vita i nostri mostri che fingiamo continuamente non esistano?
- Le testimonianze di donne e ragazze molestate in luoghi pubblici dono diverse migliaia.
- Maxi rissa e bottigliate durante un festival.
- Minorenni arrestati per aver molestato sessualmente una compagna di scuola in gita.
- Baby Gang venete che minacciano i commercianti bengalesi della zona
- Turiste sequestrate, violentate e costrette alla prostituzione da gang romana.
- Genitori che picchiano i bulli che prendevano in giro i propri figli
- Maxi rissa in centro, ragazzino ferito.
- Reaction video: urla “troia” ad una ragazza in pubblico
- Ragazzina molestata sull’autobus.
- Social experiment: ragazzina molestata e quasi nessuno interviene.
- Maxi rissa tra una trentina di ragazzi. Tre feriti.
- Branco di ragazzini che deruba coetanei alla stazione dei pullman
- Gruppo di toscani violenta coetanea.
- Violentata da sette ragazzi.
- Militare americano in combutta con minorenne friulano ubriacano quindicenne e la violentano.
- Baby bulli pestano assessori comunali.
- In Egitto v’é preoccupazione e condanna riguardo le molestie alle donne.
- Ragazzine uccise durante un tentativo di stupro da parte di un branco di coetanei
- Minorenni che portano al suicidio coetanee
- Risse scatenate da un nonnulla.
- Quattordicenne violentata più volte da quattro ragazzi




















