Miliardari mai così ricchi: nel mondo possiedono oltre 18mila miliardi di dollari (otto volte il Pil italiano)
La disuguaglianza non è solo una questione economica. È una frattura che attraversa le società, indebolisce la coesione sociale e mina progressivamente le fondamenta della democrazia. È questo il messaggio centrale del nuovo rapporto Oxfam, Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia, presentato a Davos e accompagnato da dati aggiornati al 2025. Un’analisi che mette in relazione concentrazione della ricchezza, povertà diffusa e crescente squilibrio di potere politico, a livello globale e nel contesto italiano.
Il grande divario globale: ricchezza estrema, democrazie fragili
Secondo Oxfam, il mondo sta vivendo una fase di concentrazione della ricchezza senza precedenti. Nel 2025 il patrimonio complessivo dei miliardari globali ha raggiunto la cifra record di 18.300 miliardi di dollari, con un aumento reale del 16% in un solo anno e dell’81% rispetto al 2020. Si tratta di un ammontare esorbitante, equivalente a 8 volte il Pil dell’Italia e a 26 volte le risorse necessarie per riportare alla soglia di 3 dollari al giorno chiunque viva sotto tale soglia di povertà estrema. Una crescita rapidissima, che avviene mentre quasi metà della popolazione mondiale vive in condizioni di povertà o forte vulnerabilità economica e una persona su quattro soffre di insicurezza alimentare.

La nuova ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di pochi: l’1% più ricco intercetta una quota sproporzionata della crescita economica, mentre miliardi di persone restano intrappolate in redditi insufficienti ad assicurare condizioni di vita dignitose. L’aumento dei prezzi dei beni essenziali ha colpito soprattutto le famiglie più povere, mentre grandi imprese e settori strategici hanno registrato profitti record.
Ma il nodo, per Oxfam, non è solo economico. La concentrazione estrema di ricchezza si traduce in concentrazione di potere politico. Le élite economiche influenzano sempre più le decisioni pubbliche, orientano le politiche fiscali, limitano la progressività dei sistemi tributari e condizionano il dibattito pubblico anche attraverso il controllo dei media e delle piattaforme digitali. In molti Paesi questo processo si accompagna a dinamiche di autocratizzazione, repressione del dissenso e restringimento degli spazi democratici: un circolo vizioso che rende sempre più difficile correggere le disuguaglianze.
Disuguitalia: ricchezza concentrata, povertà persistente
L’Italia si colloca pienamente dentro questo quadro. I dati aggiornati al 2025 descrivono un Paese segnato da disuguaglianze profonde e strutturali. Il 10% più ricco delle famiglie detiene circa il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera ne possiede appena il 7,4%. Ancora più marcata è la concentrazione al vertice: il 5% più ricco controlla quasi la metà della ricchezza complessiva e l’1% più ricco ne detiene oltre il 22%.
Negli ultimi anni la crescita della ricchezza è stata fortemente sbilanciata. Tra il 2024 e il 2025 oltre il 60% dell’incremento complessivo è andato al top 5% delle famiglie, mentre al 50% più povero è arrivata solo una quota residuale. Emblematico anche l’andamento dei grandi patrimoni: nel solo 2025 la ricchezza dei miliardari italiani è aumentata di 54,6 miliardi di euro, raggiungendo un totale di 307,5 miliardi detenuti da 79 individui.
Sul fronte sociale, la povertà assoluta resta elevata e sostanzialmente immutata. Oltre 2,2 milioni di famiglie, pari a circa 5,7 milioni di persone, vivono in condizioni di povertà assoluta. Colpisce soprattutto il dato che in Italia il lavoro non rappresenti più una garanzia contro la povertà: l’incidenza del lavoro povero è alta tra operai, giovani e donne, mentre salari bassi e precarietà continuano a caratterizzare ampie fasce del mercato del lavoro.
Il rapporto segnala inoltre una trasformazione strutturale del Paese in senso sempre più “ereditocratico”. Una quota crescente della ricchezza deriva da trasferimenti intergenerazionali, con almeno 2.500 miliardi di euro che si stima passeranno di mano nel prossimo decennio. Un processo che riduce la mobilità sociale e cristallizza i divari di partenza.
Fisco, lavoro e democrazia: un nodo politico
Per Oxfam, queste disuguaglianze non sono il frutto del caso. Il sistema fiscale italiano resta poco progressivo e sbilanciato sui redditi da lavoro, mentre grandi patrimoni ed eredità sono scarsamente tassati. Le recenti riforme dell’Irpef hanno beneficiato soprattutto i contribuenti con redditi medio-alti, senza incidere in modo significativo sulla riduzione dei divari.
Il rischio, è che l’accumularsi di disuguaglianze economiche alimenti sfiducia nelle istituzioni, riduca la partecipazione democratica e rafforzi la percezione che le regole del gioco favoriscano sempre gli stessi. In questo senso, la disuguaglianza non è solo una questione di giustizia sociale, ma una minaccia diretta alla qualità della democrazia.
Invertire la rotta, conclude Oxfam, richiede scelte politiche chiare: una fiscalità più equa, politiche del lavoro capaci di garantire salari dignitosi, investimenti nei servizi pubblici e un contrasto deciso alla povertà. Perché senza ridurre le disuguaglianze, prendersi cura della democrazia diventa un obiettivo sempre più difficile da raggiungere.
Foto di Yaroslav Muzychenko su Unsplash
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