Affido, l’interesse del minore è davvero al centro delle nuove norme?
Anche questa settimana parlamentare è dedicata alle relazioni educative, in particolare alla proposta di legge ddl 1694 “Disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento” già approvata dalla Camera, ora in discussione alla Commissione Giustizia del Senato.
I tre articoli
L’articolo 1 interviene sulla legge 184/1983 – via via modificata negli anni – nota come legge sul “diritto del minore ad una famiglia”, la normativa fondamentale che regola l’adozione nazionale e internazionale e l’affidamento dei minori.
Il nuovo articolo istituisce il Registro nazionale delle famiglie affidatarie, delle comunità di tipo familiare e degli istituti di assistenza pubblici e privati presso il Dipartimento per le politiche della famiglia. Istituisce altresì il Registro dei minori in affido presso ciascun tribunale per i minorenni e i tribunali ordinari.
I Registri
Nel Registro nazionale sarà indicato su base provinciale il numero dei minori collocati in affido, la denominazione delle comunità e degli istituti, il numero di famiglie, comunità e istituti disponibili all’affidamento. Il compito del Registro è “monitorare il ricorso agli affidamenti dei minori momentaneamente privi di un ambiente familiare idoneo e di prevenire e ridurre situazioni di collocamento improprio”. La modalità di tenuta del registro è demandata ad un decreto del ministro della Famiglia da adottare entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della disposizione, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata Stato – Regione e Stato – città.
Il secondo Registro, istituito presso i tribunali, è gestito dalla Cancelleria che ne è responsabile: conterrà un capitolo specifico per ciascun minore sottoposto a procedura di affidamento e comunicherà trimestralmente i dati al Dipartimento per la giustizia minorile del ministero della giustizia ai fini di monitoraggio del disagio sociale, anche a specifici contesti territoriali.
L’Osservatorio nazionale
L’articolo 2 prevede l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sugli istituti di assistenza pubblici e privati, sulle comunità di tipo familiare e sulle famiglie affidatarie. I compiti assegnati: l’analisi dei dati forniti del registro nazionale, segnalazioni alle autorità competenti su situazioni di collocamento improprio, la promozione di ispezioni e sopralluoghi da parte delle stesse autorità. Entro il 30 giugno di ogni anno l’osservatorio dovrà fornire una relazione sulla propria attività al Dipartimento per la famiglia che la invierà alle Camere. Prevede sinergie con dell’osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, con l’osservatorio per il contrasto alla pedofilia e alla pornografia minorile, e con quello sulla violenza nei confronti delle donne. Un decreto definirà la sua composizione.
Sono previsti 550mila euro per il 2026, e 110mila euro nel 2027 per la gestione ordinaria dei due Registri.

Alcune considerazioni
Qualche considerazione conclusiva. La necessità di un Registro nazionale è una richiesta di anni da parte degli operatori del settore: senza dati e senza un monitoraggio non si possono pensare politiche di sostegno all’istituto dell’affido, soprattutto quello familiare. Purtroppo i cambiamenti demografici, sociali e culturali rendono sempre più complesso cercare nuove famiglie disponibili a vivere l’esperienza dell’affido, nonostante la legge abbia ormai quarant’anni anni di vita.
Le famiglie stanno cambiando i loro assetti organizzativi, sono schiacciate dagli impegni e su di esse grava un peso di cura non viene alleggerito da servizi pubblici, da sempre assai carenti.
Eppure l’affido familiare parla della famiglia come soggetto pubblico, un bene comune, costruttore di legami, esperienza di dono e gratuità immensa che si prende cura di bambini e bambine senza che la potestà dei genitori naturali venga revocata.

Rilanciare le buone pratiche
E allora perché non cogliere l’occasione per rafforzare la legge attuale e rilanciare l’istituto dell’affido familiare oggi in difficoltà? Perché non rafforzare le reti associative delle famiglie affidatarie? Nelle righe di questa proposta di legge ancora riecheggiano i casi “Bibbiano e la casa nel bosco”: l’Osservatorio nascente dovrebbe curare soprattutto il monitoraggio delle buone pratiche e, se necessario, impegnarsi a segnalare anche indagini e ispezioni per contrastare collocazioni improprie. Davvero è questa l’urgenza?
O l’urgenza è piuttosto il rilancio delle buone pratiche per la piena attuazione del principio del superiore interesse del minore e del diritto dei bambini a vivere nelle famiglie di origine. Non è questo un altro filone delle nuove sfide educative a cui sono chiamate le famiglie, le amministrazioni locali e le reti di Terzo settore, per animare comunità educanti a tutto tondo?
In apertura photo by Vitaly Gariev on Unsplash
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