Un invito allargato all’Unione europea, così come alla Russia di Putin, alla Turchia e al Qatar. La richiesta di adesione viene Trump ed è finalizzata all’accesso del Board of peace for Gaza che supervisionerà l’accordo di cessate il fuoco nella Striscia. Ad accettare finora sono stati l’Argentina di Milei, l’Ungheria di Orban e il presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev. Per essere membri permanenti, ha rivelato un funzionario Usa, il presidente avrebbe posto come condizione un contributo da un miliardo di dollari, mentre un’adesione di tre anni non prevede alcun requisito di contributo. Il denaro, ha riferito la stessa fonte a Reuters, sarà destinato alla ricostruzione di Gaza. “Abbiamo ricevuto un invito” da parte degli Stati Uniti a far parte del Board of peace Usa per Gaza “e lo apprezziamo molto”, “la presidente è in stretto contatto con tutti i leader europei su tutte le questioni geopolitiche. Ci saranno discussioni continue questa settimana. La priorità per noi è raggiungere la pace. E vogliamo contribuire a un approccio globale per porre fine al conflitto a Gaza”, ha dichiarato il portavoce della Commissione europea Olof Gill nel briefing quotidiano con la stampa precisando che l’invito era rivolto alla presidente von der Leyen. “Gli Stati Uniti – spiega il portavoce del Servizio europeo per l’Azione esterna, Anouar El Anouni – ci hanno invitato a far parte del Board of peace. Apprezziamo tale invito e condividiamo l’obiettivo di raggiungere la pace. In particolare, per quanto riguarda il contributo sulla scena globale per porre fine alla guerra, e siamo pronti a discutere con gli Stati Uniti e altri partner su come raggiungere congiuntamente questo obiettivo. Inoltre, siamo in stretto contatto con i nostri partner su questo argomento, più specificamente per quanto riguarda il contributo che l’Ue potrebbe apportare in questo contesto. Disponiamo di competenze uniche e di una serie di strumenti multidimensionali, che rispondono alle esigenze multidimensionali nel contesto della situazione a Gaza. Siamo pronti a utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione in termini di sicurezza, diplomatici e umanitari, per quanto riguarda le questioni di sicurezza“. Di diverso tenore la reazione della Francia. Al momento Parigi non è “favorevole” ad una eventuale adesione al cosiddetto ‘Consiglio di pace’ che “suscita interrogativi importanti”, dichiarano all’agenzia France Presse fonti vicine al presidente, Emmanuel Macron, secondo cui la Carta di questa iniziativa “supera lo stretto quadro di Gaza”, contrariamente alle attese iniziali. “Suscita importanti interrogativi, in particolare, circa il rispetto dei principi e della struttura delle Nazioni Unite, che non possono in nessun modo venire rimessi in discussione”, avvertono le fonti a Parigi.
La reazione di Israele – E a bocciare il Board di Trump, e in particolare l’inclusione di Turchia e Qatar, è lo stesso governo Netanyahu. Nei giorni scorsi anche Tel Aviv aveva ricevuto l’invito a farne parte, ma in una dichiarazione l’esecutivo ha fatto sapere che “l’annuncio sulla composizione del comitato esecutivo di Gaza, che è subordinato al Comitato per la Pace, non è stato coordinato con Israele ed è contrario alla sua politica”, motivo per cui è stato “ordinato al ministro degli Esteri di contattare il segretario di Stato Usa su questa questione”. Nella dichiarazione non si spiegano le ragioni di queste obiezioni, ma in precedenza Israele si era opposta a qualsiasi ruolo della Turchia nel dopoguerra di Gaza, mentre nel comitato esecutivo siede il ministro degli Esteri turco e Trump ha invitato il presidente Recep Tayyip Erdogan nel Board of Peace, che nelle intenzioni del tycoon dovrebbe occuparsi di tutte le crisi del pianeta non solo di Gaza. Tra i più granitici oppositori all’invito a Turchia e Qatar c’è il ministro israeliano di ultradestra Bezalel Smotrich: “Abbiamo pagato tutti questi prezzi solo per trasferire Gaza da un nemico all’altro? Turchi e qatarioti ancora oggi sostengono Hamas e non sono diversi da loro nel desiderio di distruggere lo Stato di Israele. Erdogan è Sinwar. Il Qatar è Hamas. Non c’è differenza”. E ha aggiunto: “È tempo di ringraziare il presidente Trump per il suo incredibile sostegno allo Stato di Israele e per la sua buona volontà, e sono convinto che stia agendo con buone intenzioni – ha aggiunto Smotrich – ma il suo piano è dannoso per lo Stato di Israele e chiedo di annullarlo. Gaza è nostra e il suo futuro influenzerà il nostro futuro più di quello di chiunque altro. Pertanto, ci assumiamo la responsabilità di ciò che sta accadendo lì, imponiamo un regime militare e portiamo a termine la missione. È giunto il momento di assaltare Gaza con tutta la forza, di distruggere Hamas militarmente e civilmente, di aprire il valico di Rafah con o senza il consenso egiziano e di consentire ai residenti di Gaza di andarsene e cercare il loro futuro altrove, dove non metteranno a repentaglio il futuro dei nostri figli”, ha concluso il ministro.
Lo statuto del Board of Peace – La Casa Bianca ha spiegato che il piano di Trump comprende tre organismi: il Board of Peace, presieduto da Trump, il comitato palestinese di tecnocrati che hanno il compito di governare Gaza e il comitato esecutivo di Gaza che avrà un ruolo consultivo. Lo statuto del Board of Peace è stato inviato a decine di capi di Stato insieme a una lettera d’invito a far parte del Consiglio. A rivelarlo è stato il sito del quotidiano israeliano Haaretz, sottolineando che l’organismo istituito per gestire la ricostruzione di Gaza contiene misure che lo posizionano in concorrenza con le Nazioni Unite. Non a caso lo statuto si apre sottolineando la necessità di “un organismo internazionale per la costruzione della pace più agile ed efficace”, aggiungendo che una pace duratura richiede “il coraggio di abbandonare… istituzioni che troppo spesso hanno fallito”. Sempre secondo il documento, il Consiglio lavorerà per “ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate dal conflitto”, al posto di altre organizzazioni. E pensando che il bilancio dell’Onu sfiora appena i 4 miliardi, basterebbero 4 Paesi che desiderano essere permanenti per esercitare potere e influenza con un impatto senza precedenti sulle istituzioni internazionali. Lo statuto considera la presidenza un ruolo personale piuttosto che legato alla presidenza degli Stati Uniti, affermando che “Donald J. Trump sarà il primo presidente del Board of peace”, senza alcun riferimento alla carica di presidente, a un mandato fisso, o a cambiamenti politici. Lo statuto inoltre lega i privilegi di appartenenza degli Stati ai contributi finanziari, prevedendo un’esenzione speciale per i principali donatori: mentre la maggior parte degli Stati membri è limitata a mandati triennali, lo statuto infatti stabilisce che “il mandato triennale non si applica agli Stati membri che versano più di 1 miliardo di dollari in fondi in contanti al Board of peace entro il primo anno dall’entrata in vigore dello statuto”, consentendo di fatto ai sostenitori più facoltosi di mantenere i propri seggi a tempo indeterminato, a discrezione del presidente.
L'articolo Trump invita la Ue a entrare nel Board of Peace per Gaza. “Un miliardo per diventarne membri permanenti” proviene da Il Fatto Quotidiano.