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Così il Tap dà una mano all’Ue per staccarsi dal gas russo

La nuova legge adottata a fine dicembre dall’Ue impone di proteggere gli interessi europei dall’uso delle forniture energetiche come arma da parte della Federazione russa. Per cui il gas naturale liquefatto russo è di fatto vietato dal primo gennaio, mentre le importazioni di gas da gasdotto verranno gradualmente eliminate entro il 30 settembre 2027. Tra le alternative spicca il gas portato in Europa dal Tap, il gasdotto che dall’Azerbaigian sbuca in Puglia, che è stato protagonista in questi giorni di un nuovo accordo per inviare gas in Austria e Germania. Una mossa che non solo aumenta il peso geopolitico di Tap e del governo di Baku (dove pochi giorni fa è stato in missione il viceministro degli esteri Edmondo Cirielli), ma si inserisce nella più ampia strategia europea di diversificazione delle forniture. E al contempo anche l’Italia è diventata un hub e un corridoio di transito energetico verso il nord, rafforzando in modo significativo la sicurezza energetica dell’Europa.

TAP VERSO AUSTRIA E GERMANIA

Entrando nel merito dell’iniziativa, la compagnia petrolifera statale azera Socar da questo mese invierà attraverso l’Italia ingenti volumi di gas ai mercati dell’Europa meridionale e centrale come Austria e Germania: l’accordo amplia ulteriormente la portata geografica del gas azero in Europa e al contempo porta a 16 il numero di paesi che acquistano gas azero. Il gas azero in Europa e Medio Oriente, dunque, offre la possibilità da un lato di ampliare il portafoglio di collaborazioni con acquirenti di diversi paesi e, dall’altro, di rafforzare ulteriormente la posizione dell’Azerbaigian come fornitore energetico affidabile.

Le forniture di gas dell’Azerbaigian all’Europa sono iniziate alla fine del 2020 attraverso il gasdotto Trans-Adriatico, il segmento europeo del Corridoio Meridionale del Gas, inizialmente in grado di trasportare 10 miliardi di metri cubi all’anno. Ma la capacità del Tap è espandibile fino a 20 miliardi di metri cubi all’anno e proprio per questa ragione nel luglio 2022, l’Azerbaigian e la Commissione Europea hanno raggiunto un accordo per raddoppiare le forniture di gas all’Europa entro il 2027. Finora Tap ha fornito all’Europa 54,3 miliardi di metri cubi di gas ed è stata una infrastruttura strategica quando, a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, è iniziata la cosiddetta crisi del gas. Socar però non si ferma e ha appena siglato con il gruppo ungherese MOL un accordo per l’esplorazione e la produzione nell’area di Shamakhi-Gobustan in Azerbaijan. MOL sarà al 65%, mentre Socar al 35%.

LA STERZATA DELL’UE

Che il distacco dal gas russo sia ormai irreversibile lo dimostrano i numeri forniti da Eurostat: nello scorso novembre l’Unione europea ha pagato il livello più basso degli ultimi cinque anni per le forniture di gas russo, sia via gasdotto sia sotto forma di gnl. Al momento il gasdotto TurkStream rappresenta l’unica rotta ancora operativa per le forniture di gas russo verso l’Europa. Adesso il gnl importato in Europa arriva principalmente da Usa e Qatar dal momento che l’import di gas russo è crollato del 29% su base annua, rappresentando ora il 12% totale tra gnl e gasdotto.

Più in generale il versante euromediterraneo è stato in grado di ridefinire le proprie politiche energetiche, tramite cavi sottomarini, gasdotti che si allacciano idealmente alla geopolitica e alleanze che mutano il loro peso specifico. Di fatto la nuova agenda energetica dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo si muove nella consapevolezza che la contingenza della guerra in Ucraina ha cambiato scenari e parametri. E chi ha reagito in maniera sistemica, come l’Ue, ha di fatto investito nel medio-lungo periodo.

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