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Tutti in cerca di ET: ventun anni di Seti@home

Per 21 anni, tra il 1999 e il 2020, milioni di persone in tutto il mondo hanno “prestato” i loro computer ai ricercatori della University of California-Berkeley per cercare tracce di civiltà intelligenti nella nostra galassia. Il progetto, chiamato Seti@home, dal nome ‘Search for Extra-Terrestrial Intelligence’ (Seti), è stato una delle attività di crowdsourcing più popolari agli albori di Internet. I partecipanti al progetto hanno scaricato il software Seti@home sui loro computer di casa per analizzare i dati registrati dall’ormai defunto radiotelescopio di Arecibo a Porto Rico. L’obiettivo era la ricerca di segnali radio dallo spazio riconducibili a tecnofirme: prove di tecnologie passate o presenti create da forme di vita intelligente.

Il progetto fu lanciato il 17 maggio 1999 dalla University of California-Berkeley. Già appena dopo pochi giorni 200mila persone da oltre cento paesi avevano scaricato il software. Un anno dopo contava due milioni di utenti. Nel corso del progetto, un’area pari a circa un terzo dell’intero cielo fu osservata da Porto Rico 12 o più volte, con alcune regioni perlustrate centinaia o anche migliaia di volte.

Screenshot dell’interfaccia utente di Seti@home nel 2009. Il software funzionava su milioni di personal computer in tutto il mondo, analizzando i dati radio provenienti dallo spazio alla ricerca di segnali provenienti da civiltà extraterrestri.
Crediti: Robert Sanders/Uc Berkeley

In totale, queste analisi hanno prodotto 12 miliardi di rilevazioni – «segnali momentanei a una particolare frequenza provenienti da un particolare punto del cielo», come spiega l’informatico e co-fondatore del progetto David Anderson. Dopo dieci anni di lavoro, il team di Seti@home ha ora terminato l’analisi di queste rilevazioni, selezionando inizialmente circa un milione di segnali “candidati”. Di questi, circa un centinaio sono stati ritenuti sufficientemente interessanti da meritare una seconda revisione.

Dal luglio scorso, i membri del progetto hanno poi puntato il radiotelescopio cinese Five-hundred-meter Aperture Spherical Telescope (Fast) verso i segnali più degni di nota nella speranza di vederli di nuovo. Sebbene i dati di Fast non siano stati ancora analizzati, Anderson già ha detto di non aspettarsi la rilevazione di segnali extraterrestri. Tuttavia i risultati del progetto Seti@home, presentati in due articoli pubblicati quest’estate su The Astronomical Journal, offrono spunti di riflessione per le ricerche future e indicano potenziali difetti negli studi in corso.

Secondo l’astronomo e direttore del progetto Eric Korpela, ricerche come Seti@home faranno emergere inevitabilmente miliardi di possibili segnali. La sfida per i ricercatori è lo sviluppo di algoritmi che cancellino i segnali spuri causati da rumore o da interferenze radio d’origine terrestre senza eliminare le tracce effettive di una potenziale civiltà lontana. Per affrontare questo problema, Anderson e Korpela hanno predisposto una sorta di test in cieco inserendo nella loro pipeline di dati circa tremila falsi “segnali ET”, chiamati birdies, che simulano possibili trasmissioni da intelligenze extraterrestri. Il concetto è semplice: se la pipeline scopre questi birdie, senza scambiarli per interferenze radio da eliminare, ci sono buone possibilità che possa scoprire anche un analogo segnale ET “vero”.

Ma come potrebbe essere fatto un “segnale ET vero”? Quasi tutte le ricerche odierne, sottolinea Korpela a questo proposito, presumono che una civiltà extraterrestre impieghi molta potenza in una banda di frequenza stretta per attirare l’attenzione di altre civiltà, per poi inviare informazioni o dati tramite una frequenza a banda larga adiacente. Per aumentare le probabilità di essere rilevato, si ipotizza che il segnale possa trovarsi intorno a una frequenza alla quale gli astronomi osserverebbero l’universo, per esempio attorno alla lunghezza d’onda radio di 21 centimetri usata per mappare l’idrogeno nella galassia.

Come è stata condotta l’analisi dei dati

Il software di Seti@home ha preso i dati dei segnali radio da Arecibo (frequenza, intensità, posizione in cielo) e li ha rielaborati tramite calcoli matematici. Dato che la Terra si muove, così come una probabile sorgente del segnale radio, il software ha analizzato le osservazioni per individuare spostamenti di frequenza, chiamati Doppler drift.

Vista panoramica del radiotelescopio di Arecibo nel 2019. Con i suoi 300 metri di diametro, all’epoca era il più grande radiotelescopio al mondo. La parabola è stata distrutta durante una tempesta nel 2020. Crediti: Mario Roberto Durán Ortiz/Creative Commons

«Per tener conto di ogni possibilità, abbiamo dovuto considerare un’ampia gamma tassi di drift – decine di migliaia», spiega Anderson. «Questo moltiplica per diecimila anche la potenza di calcolo di cui abbiamo bisogno. Il fatto di avere a disposizione un milione di personal computer ci ha permesso di farlo. Nessun altro progetto radio Seti è stato in grado di farlo».

I 12 miliardi di segnali interessanti identificati dai computer dei volontari che hanno preso parte al progetto dovevano poi essere sottoposti a verifiche. Questa analisi ha richiesto un centro di calcolo con una grande quantità di spazio di archiviazione e memoria, fornito dal Max Planck Institute for Gravitational Physics di Hannover, in Germania. Il supercomputer ha permesso di eliminare interferenze radio e rumore, riducendo – come dicevamo – miliardi di rilevazioni a circa due milioni di segnali candidati. Una volta classificati in base alla potenzialità di essere reali, i primi mille sono stati esaminati manualmente. Si è così ristretto il campo a circa cento segnali. Questi sono stati puntati dal radiotelescopio Fast, con una registrazione di circa 15 minuti per ciascun punto del cielo. Fast ha un’area di raccolta circa 8 volte superiore a quella di Arecibo. L’analisi finale di questi segnali deve ancora essere completata, ma i due articoli pubblicati la scorsa estate, dice Anderson, «rappresentano le importanti conclusioni di Seti@home».

Dunque nessun segnale da parte di intelligenze extraterrestri. Secondo Anderson il progetto è comunque andato ben oltre le aspettative iniziali. «Quando stavamo progettando Seti@home», ricorda, «abbiamo cercato di decidere se ne valesse la pena, se avremmo avuto abbastanza potenza di calcolo per fare davvero nuova scienza. I nostri calcoli si basavano sull’assunzione di 50mila volontari. In poco tempo, ne abbiamo avuti un milione. È stato fantastico, e vorrei far sapere a quella comunità e al mondo che abbiamo effettivamente fatto un po’ di scienza».

Per saperne di più:

 

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Black Axe, arrestati oltre trenta individui legati alla cybergang

La Polizia Nazionale spagnola, in collaborazione con la polizia dello Stato di Baviera e con il supporto dell’Europol, ha arrestato trentaquattro persone, tra cui i leader del gruppo, legate a Black Axe, un’organizzazione cybercriminale responsabile di numerose attività illecite in diversi Paesi d’Europa. Il gruppo si è fatto conoscere per le sue truffe milionarie effettuato […]

L'articolo Black Axe, arrestati oltre trenta individui legati alla cybergang proviene da Securityinfo.it.

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Matrix bridge: connettersi con tutti i social da una sola App

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Avevamo già spiegato cos’é il protocollo Matrix e come iniziare ad usarlo.

Riassumendo molto brevemente: Matrix é un protocollo di comunicazione aperto e liberamente utilizzabile da chiunque (ognuno puà farsi il suo server Matrix) creando una rete di chat potenzialmente infinita, le cui caratteristiche di sicurezza ed espansione permettono e promettono di fare un sacco di cose. Insomma: si tratta di uno strumento estremamente interessante.

Una delle caratteristiche più interessanti é la capacità di Matrix di dialogare con altre piattaforme. Detto in soldoni: con Matrix si può creare un “gruppo” in cui possono dialogare utenti Matrix, utenti Whatsapp, Telegram, IRC ecc. lasciando che ognuno usi l’App che preferisce. Questo é il “bridging”

(Una nota: questo articolo vuole solamente spiegare il concetto di “bridge” dando giusto un accenno terra-terra a come funziona e non vuol certo essere un manuale sull’utilizzo dei bridge)

Chi ha già letto gli articoli precedenti sa che Matrix non é un servizio di chat come Twitter ma é un protocollo, come l’email: Gmail, ProtonMail, Hotmail sono tutti servizi che usano i protocolli email, ognuno coi propri server e con caratteristiche personali che però, interagiscono fra loro (da Gmail puoi mandare una email a Hotmail, giusto?).

Non ti “registri all’email” ma “crei un account su ProtonMail”. Non ti “registri a Matrix”, ma “crei un account su un server Matrix”.

Prendiamo dunque ad esempio il server Matrix di Feneas: https://chat.feneas.org, Una volta registrati si può dialogare con qualsiasi utente registrato su qualsiasi server Matrix (ancora una volta: se ti registri su Yahoo puoi scambiarti le email con chiunque abbia un indirizzo email, indifferentemente dal server a cui si é registrato).

In Matrix ogni conversazione avviene in “stanze”. Sono sostanzialmente come i gruppi di Whatsapp, solo che qui anche la chat tra te ed una sola altra persona avviene in una stanza.

Qui incontriamo dunque i “bridge”, ossia quegli strumenti che permettono di collegare una stanza Matrix con il proprio corrispettivo su altre piattaforme.

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Un “bridge” (letteralmente “ponte”) é sostanzialmente un programma che si occupa di sincronizzare Matrix con una certa piattaforma in modo da farli comunicare assieme.

Per ogni piattaforma dunque servità un bridge apposito. Dunque ce ne sono diversi. Non solo: per certe piattaforme esiste più di un bridge che magari adottano soluzioni e caratteristiche diverse. Bisogna tener conto che tutto il processo di bridging tra Matrix e le altre piattaforme é ancora un work in progress: alcuni bridge funzionano bene, altri così-così, ed insomma, la “scena” del bridging é ancora molto attiva. Alcune piattaforme sono fatte in modo da poter essere, almeno sulla carta, facilmente collegabili con un bridge mentre altre sono decisamente più ostiche.

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Il funzionamento ideale di una stanza Matrix “bridged” (da qui in poi renderò “bridged” con “sincronizzata”) con una piattaforma diversa, ad esempio Telegram, dovrebbe essere abbastanza banale: io che ho un account Matrix entro nella stanza e chatto normalmente, da Matrix, mentre un’altra persona che ha Telegram vedrà quel che ho scritto nella stanza, a cui però accede attraverso Telegram.

Un esempio lo si può vedere nella stanza pubblica Telegram-FOSS. La stanza é sincronizzata con Telegram ed IRC, pertanto gli utenti che vi partecipano lo fanno da tutte e tre le piattaforme.

 

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Questa é la stanza pubblica Telegram-FOSS così come viene visualizzata online. Sono visibili le interazioni fra utenti Telegram (segnalati tra parentesi) ed IRC (privi di indicazione tra parentesi perché la stanza nasce come stanza IRC e dunque sono gli altri account a dover specificare la loro piattaforma)

Si, ma, in soldoni, come funzionano questi bridge? Come si installano e come si attivano?

Dunque, ogni bridge é un programma che va a dialogare con Matrix: non é parte integrante di Matrix! Questo vuol dire che se creo un account su un server Matrix non é scontato che questo abbia anche dei bridge e se ne ha, non é detto che li abbia tutti!

La maggior parte dei server Matrix offre perlopiù il solo bridge ad alcuni server IRC (Freenode e pochi altri ancora).

Come dicevamo, la “scena” riguardante la realizzazione dei bridge é ancora un work in progress e dunque é probabile che nel giro di qualche tempo sempre più server avranno di default un numero maggiore di bridge.

Come si fa allora ad usare un bridge se i server Matrix non li offrono di default? La prima soluzione possibile é quella di farsi il proprio server Matrix installandoci tutti i bridge che si desiderano, ma ovviamente per fare ciò é necessario avere un server e saperci mettere le mani.

Ma esiste un altro modo: un bridge, dicevamo, é un programma che sincronizza una stanza Matrix con l’equivalente di una diversa piattaforma (canale IRC, gruppo Whatsapp ecc…), ma non é indispensabile che il bridge si trovi sullo stesso server Matrix che deve sincronizzare.

Potenzialmente, dunque, un bridge potrebbe essere installato sui server di Whatsapp per offrire ai propri utenti la possibilità di interagire con gli utenti Matrix (ok, Facebook aborre un’idea del genere e dunque non succederà mai, ma tecnicamente la cosa sarebbe possibile).

Ma il bridge può anche essere installato su un server che non c’entra nulla con gli altri due. Un esempio é t2bot.io, che offre alcuni bridge per Matrix.

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i bridge offerti da t2bot.io

 

Si, ma, materialmente, per fare questa sincronizzazione, dal lato utente come funziona? Cosa clicco? Dove devo digitare?

Beh, qui la cosa cambia da bridge a bridge: ognuno ha un approccio diverso così come caratteristiche e funzionamento. Due diversi bridge per Whatsapp possono funzionare in modo molto diverso, per intenderci.

Ma giusto per dare un’idea vediamo un esempio di sincronizzazione con Telegram usando il bridge messo a disposizione di t2bot.io

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SU TELEGRAM

  1. Creare un canale Telegram
  2. Invitare il bot @matrix_t2bot nel canale (basta digitare @matrix_t2bot nella casella di ricerca per trovatlo)
  3. Nel gruppo, digitare il comando /id Il Bot fornirà un <codice>

SU MATRIX

  1. Creare una stanza Matrix (la stanza deve essere accessibile da chiunque ed avere un indirizzo locale)
  2. Invitare il bot @telegram:t2bot.io nella stanza
  3. Nella stanza, digitare il comando !tg bridge <codice>
  4. Il bot chiederà una conferma. Digitare !tg continue

Fatta! Adesso in quel canale potranno dialogare sia utenti Telegram che utenti Matrix. (Maggiori dettagli qui: https://t2bot.io/telegram )

 

A questo punto quel che vien scritto in quella stanza Matrix apparirà nella stanza Telegram e viceversa. Tuttavia i messaggi provenienti dall’ “altra piattaforma” appariranno come se fossero pubblicati dal bot e non dalla persona che li ha scritti (Telegram Bot ha scritto: “ciao!”). Per far si che i messaggi vengano attribuiti all’utente che li ha effettivamente scritti, ora che si son sincronizzate le stanze vanno sincronizzati gli account!

SU MATRIX

  1. Aprire una chat privata con l’utente @telegram:t2bot.io
  2. Digitare il comando !tg login ed attendere un pò
  3. Dopo una certa attesa il bot fornirà delle istruzioni da seguire; solitamente contenenti un link ad una pagina in cui bisognerà scrivere il numero di telefono del proprio account Telegram (+39 12 34567890) ed il proprio account Matrix (@nomeutente:nomeserver)

A questo punto il bot sincronizzerà i due account ed inviterà a sincronizzare anche altre stanze/gruppi. Questo, va ricordato, é UN bridge Matrix/Telegram e nulla toglie che ne possano essere sviluppati degli altri che funzionino in modo più semplice ed intuitivo.

Idealmente in una stanza Matrix con tutti i bridge immaginabili, si potrebbe far dialogare assieme utenti Mastodon, Whatsapp, IRC, XMPP, Matrix, Telegram, Slack, Discord, iMessage, Skype. Ma potrebbero intervenire anche utenti via SMS ed Email.

Con il bridge Mastodon o un eventuale bridge ActivityPub inoltre Matrix verrebbe definitivamente a far parte del Fediverso e l’abbinata Matrix-ActivityPub potrebbe in effetti fungere da vero nodo collettore tra innumerevoli piattaforme decentralizzate, federandole.

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