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Al via Davos 2026: temi, protagonisti e dossier sul tavolo del World Economic Forum

Dal 19 al 23 gennaio 2026 Davos ospita la 56ª edizione del World Economic Forum, intitolata A Spirit of Dialogue. Un titolo che suona come una scommessa in un mondo segnato da conflitti armati, guerre commerciali e tensioni geopolitiche crescenti.

L’edizione di quest’anno si apre in un clima particolarmente teso, con l’offensiva di Donald Trump sulla Groenlandia e le minacce di contromisure da parte dell’Unione Europea. Sullo sfondo, il Forum cerca di riaffermare il proprio ruolo come piattaforma di confronto globale, mentre l’agenda è stata rimodellata per riflettere un nuovo equilibrio di poteri e priorità.

I temi al centro di Davos

  • Geopolitica e sicurezza globale saranno temi di primo piano, con Ucraina e Groenlandia al centro del confronto tra Stati Uniti ed Europa
  • Al centro anche guerre commerciali e geoeconomia, tra dazi, strumenti di deterrenza e controllo delle filiere strategiche
  • Si parlerà di energia e intelligenza artificiale, considerate leve centrali del potere economico e tecnologico
  • È stato notato un ridimensionamento dell’agenda ESG, con un forte calo dei panel su clima, inclusione e cooperazione multilaterale
  • Dopo l’uscita di Klaus Schwab, il World Economic Forum ha avviato una fase di transizione ai vertici, con una crescente centralità di Larry Fink, ceo di BlackRock.

Tensione geopolitica

L’edizione 2026 del World Economic Forum prende ufficialmente il via con il concerto inaugurale, ma secondo molti osservatori, l’atmosfera a Davos è già carica di tensione. Da una parte c’è Donald Trump, che ha promesso l’introduzione di dazi del 10% a partire dal primo febbraio nei confronti dei Paesi che hanno inviato soldati in Groenlandia. Dall’altra l’Unione Europea, che ha invitato la Casa Bianca a evitare una “pericolosa spirale discendente” e sta valutando contromisure fino a 93 miliardi di euro verso le imprese statunitensi.

La crisi della Groenlandia diventa così uno dei dossier simbolo di un confronto sempre più duro tra alleati storici. Il presidente francese Emmanuel Macron spinge per l’attivazione dello strumento anti-coercizione introdotto dall’Ue nel 2023, che consente all’Ue di rispondere con misure commerciali e finanziarie a pressioni economiche di Paesi terzi, fungendo da deterrente contro ritorsioni e ricatti economici.

Ucraina al centro

Accanto alla Groenlandia, l’Ucraina resta uno dei temi più sensibili dell’edizione 2026. Alla Ukraine House, la sede della missione del governo di Kiev a Davos, è previsto un fitto calendario di incontri. Il presidente Volodymyr Zelensky interverrà pubblicamente al Forum, ma il futuro del Paese sarà discusso soprattutto negli incontri a margine, nei quali si attende un possibile bilaterale tra Zelensky e Trump.

Il fronte europeo e quello dei cosiddetti “volenterosi” restano compatti nell’obiettivo di garantire a Kiev ampie condizioni di sicurezza come base per un eventuale accordo di pace con la Russia. Ancora una volta, Davos si conferma un luogo in cui la diplomazia informale pesa quanto dei panel ufficiali.

Trump, l’Europa e il nuovo equilibrio

La risposta di Trump dal palco del World Economic Forum è attesa per mercoledì 21 gennaio nel pomeriggio, in un discorso che si preannuncia dirompente e capace di approfondire le fratture tra Stati Uniti e alleati Nato. Prima di lui interverranno la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e Macron, in una sequenza che riflette il confronto diretto tra le due sponde dell’Atlantico.

Questo scenario contribuisce a spiegare anche il profondo cambiamento dell’agenda del Forum. Nel passaggio dal tema del 2025, Collaboration for the Intelligent Age, a quello di quest’anno, A Spirit of Dialogue, il World Economic Forum ha ridotto drasticamente lo spazio dedicato a sostenibilità, clima, inclusione e cooperazione multilaterale. Le sessioni su ambiente e transizione si sono dimezzate, mentre quelle su gender e inclusione hanno subito tagli ancora più marcati. Il Forum appare così più orientato ai dossier di potere, sicurezza economica e competizione strategica.

La nuova leadership di Davos

A guidare questa trasformazione è anche il cambio di leadership al vertice del World Economic Forum. Dopo l’uscita di scena del fondatore Klaus Schwab nell’aprile 2025, il ruolo di vicepresidente ad interim è stato assunto da Larry Fink, ceo di Blackrock, insieme ad André Hoffmann di Roche. Fink ha spinto per un’edizione incentrata sulle grandi imprese e sui temi più rilevanti per la nuova amministrazione americana.

Nonostante le critiche e la concorrenza di altri eventi internazionali, Davos 2026 registra numeri record: circa 3.000 delegati, 65 capi di Stato, 400 leader politici, 850 amministratori delegati e oltre 100 fondatori di unicorni. Un segnale che il networking globale resta uno degli asset principali del Forum.

L’articolo Al via Davos 2026: temi, protagonisti e dossier sul tavolo del World Economic Forum è tratto da Forbes Italia.

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Gioielli e preziosi, accelera il fatturato: Bulgari, Morellato e Pgi guidano il settore

Il settore orafo-argentiero-gioielliero italiano torna ad accelerare dopo la crescita più moderata del 2023. Nel 2024 i ricavi dei 101 principali operatori analizzati dall’Area Studi Mediobanca hanno raggiunto 8,9 miliardi di euro, in aumento del 6,1% su base annua e del 10,1% rispetto al 2022.

La crescita è stata sostenuta dall’export e dal posizionamento nell’alto di gamma, ma non si è tradotta in un miglioramento della redditività, penalizzata dall’aumento dei costi delle materie prime e dalla forte volatilità di oro e argento. In cima alla classifica per fatturato si confermano Bulgari Gioielli, Morellato e Pgi, in un settore sempre più polarizzato tra grandi gruppi, operatori altamente specializzati e una base produttiva frammentata.

I punti chiave

  • La leadership del settore si concentra su pochi grandi player, con Bulgari, Morellato e Pgi in testa.
  • Il controllo diretto della distribuzione diventa un vantaggio competitivo chiave, con retail ed e-commerce che rafforzano marginalità e brand experience.
  • I margini si comprimono nonostante la crescita dei ricavi, penalizzati dall’aumento dei prezzi delle materie prime e da una maggiore complessità nella pianificazione industriale.
  • La volatilità di oro e argento si riflette sulla gestione finanziaria, spingendo le aziende ad accumulare scorte e assorbendo capitale circolante.
  • Cresce il peso dei gruppi internazionali e delle operazioni di m&a, che accelerano la concentrazione del settore.

Il podio dei gioielli

In testa alla graduatoria 2024 per fatturato si colloca Bulgari, con ricavi pari a 846 milioni di euro, confermandosi il primo player del settore in Italia. Al secondo posto figura Morellato con 723 milioni, grazie anche all’acquisizione della tedesca Christ, che ha rafforzato il controllo diretto della distribuzione e portato il retail a rappresentare oltre l’84% del fatturato. Terza Pgi con 637 milioni, seguita da Damiani (368 milioni) e UnoAerre Industries (283 milioni).

Nel complesso sono tredici le società che superano i 150 milioni di euro di ricavi, segnale di una progressiva concentrazione del fatturato. Il controllo dei canali distributivi, ovvero negozi diretti, franchising ed e-commerce, emerge come fattore chiave per sostenere crescita e marginalità in un contesto di costi industriali crescenti.

Il rally delle materie prime

L’aumento del fatturato non si è riflesso in un miglioramento dei margini. Nel 2024 l’ebit margin medio del settore scende al 7,5%, in calo di un punto percentuale rispetto al 2023. A livello territoriale, le imprese del Nord Ovest restano le più redditizie (8,8%), seguite dal Nord Est (7%), mentre a livello nazionale si interrompe il recupero avviato l’anno precedente.

A incidere è anche il contesto delle materie prime. Secondo il World Gold Council, nel 2025 l’oro ha aggiornato oltre 50 massimi storici, chiudendo l’anno con un rendimento del +67%, tra i migliori asset globali.

Tra il 2019 e il 2025 il prezzo dell’oro è cresciuto a un tasso medio annuo del 16,3%, arrivando a 4.316 dollari l’oncia a dicembre 2025; dinamica simile per l’argento, mentre il platino ha mostrato una crescita più graduale ma strutturale. Un contesto che rende più complessa la pianificazione industriale e comprime i margini, soprattutto per gli operatori meno strutturati.

I gruppi internazionali

Il report Mediobanca evidenzia un ruolo crescente dei gruppi a controllo estero, che rappresentano oltre il 26% dei ricavi complessivi del campione, con dimensioni medie più che doppie rispetto alle aziende a capitale italiano. Il settore resta familiare, ma le operazioni di m&a e l’ingresso di capitali finanziari stanno accelerando, come dimostra il rafforzamento dei grandi conglomerati del lusso.

Gli investimenti continuano a crescere, trainati soprattutto dalle aziende medio-grandi e da quelle a controllo estero, mentre le realtà più piccole mostrano maggiore prudenza.

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L’articolo Gioielli e preziosi, accelera il fatturato: Bulgari, Morellato e Pgi guidano il settore è tratto da Forbes Italia.

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