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Valentino, uno degli stilisti più ricchi al mondo

Lo storico marchio viene ceduto nel 1998 al gruppo HDP, poi Marzotto Group ed infine, nel 2012 arriva Mayola, un gruppo del Qatar. Tra i beni anche cinque quadri di Picasso

© RaiNews

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Valentino Garavani morto, le immagini delle passeggiate nella “sua” Capri con Giancarlo Giammetti

Il mondo della moda saluta Valentino Garavani, scomparso oggi a Roma all’età di 92 anni. Lo stilista si è spento nella sua residenza sull’Appia Antica, circondato dai suoi cari. Le immagini che lo ritraggono insieme a Giancarlo Giammetti a Capri, dieci anni fa, accompagnano il ricordo di una delle figure più influenti dell’haute couture internazionale. Capri occupava un posto centrale nella sua vita privata. Nato a Voghera nel 1932, Valentino ha costruito una carriera legata a un’idea di lusso classico e riconoscibile, con Roma come punto fermo della sua storia creativa. La camera ardente sarà allestita in piazza Mignanelli, storica sede della maison. I funerali si terranno venerdì 23 gennaio nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.

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“Valentino è stato la svolta della mia carriera, gli devo tutto. Riconosceva la somiglianza, un’attrice crede ancora oggi che fossi quello ‘vero'” : il ricordo dello storico imitatore Dario Ballantini

“Valentino è stato la svolta della mia carriera. Gli devo tutto”. Dario Ballantini ricorda così Valentino Garavani, morto oggi a 93 anni, ripercorrendo un rapporto professionale che ha segnato non solo il suo percorso personale, ma anche un modo nuovo di fare televisione. Le parole arrivano in una giornata di lutto per la moda italiana, ma raccontano un punto di vista laterale e molto concreto: quello di chi, attraverso l’imitazione, ha contribuito a rendere il nome di Valentino parte dell’immaginario popolare per oltre trent’anni.

Ballantini spiega all’Adnkronos che l’idea di imitare Valentino nasce in un momento delicato della sua carriera: “Quando iniziai a lavorare, le mie imitazioni tv, per i primi quindici anni, non funzionavano molto”, racconta. La svolta arriva a Striscia la Notizia, quando insieme alla redazione decide di puntare su un personaggio di caratura internazionale e di portarlo fuori dallo studio televisivo. “Scegliemmo Valentino e con lui nacque un nuovo tipo di televisione: il personaggio di fama mondiale, la presa in giro della moda, che non era ancora mai stata fatta”. Secondo Ballantini, la forza dell’imitazione stava nella combinazione di più elementi: la riconoscibilità del personaggio, il contesto reale delle apparizioni pubbliche e la sua interpretazione comica: “Questi ingredienti, uniti alla vis comica che ci ho messo io, sono stati la chiave per un successo durato quarant’anni”, spiega.

I rapporti con la maison Valentino, racconta Ballantini, hanno attraversato fasi diverse: “All’inizio buoni, ci diedero anche i primi abiti. Poi si infastidirono un po’. Poi finirono per apprezzare molto”. Lo stesso Garavani, ricorda, arrivò a dire che “in abiti civili un po’ assomigliavo a lui da giovane”. L’incontro diretto tra i due, però, è avvenuto una sola volta, in circostanze particolari: “Questo ha dell’incredibile”, dice Ballantini. “L’unica volta che ci siamo trovati faccia a faccia fu alla prima romana del film di Gabriele MuccinoLa ricerca della felicità’. E io, ironia della sorte, ero travestito e truccato da Valentino Rossi”. In quell’occasione, racconta, fu Valentino Garavani ad avvicinarsi, dargli una pacca sulla spalla e salutarlo con la frase diventata celebre nell’imitazione: “Ciao caro’”. Il legame con quel personaggio, per Ballantini, non si è mai interrotto: “Sento un debito di riconoscenza nei confronti di Valentino”, ammette. “Da anni tutti i miei spettacoli teatrali si concludono con la sua imitazione. Ora credo che diventerà un saluto, perché le battute sarebbero fuori luogo”.

Anche a LaPresse, Ballantini sottolinea il peso di quell’imitazione nella storia della televisione italiana. “Valentino è stata l’imitazione più importante per me. Ha segnato la svolta della tv per quanto riguarda le imitazioni in strada e non in studio: fare un personaggio truccato che sembri quello esistente e che appaia come un fatto vero”. Negli anni, il “Valentino” di Striscia ha girato il mondo: dalle sfilate di Parigi al Festival di Cannes, fino alle prime cinematografiche internazionali. Tra gli episodi più clamorosi, Ballantini ricorda proprio Cannes: “Con un’attrice di Bollywood che non siamo riusciti a farle credere che non ero io. Ha fatto un intero servizio fotografico con me e l’ha portato in India convinta di averlo fatto con quello vero”. Quanto ai possibili attriti, l’imitatore ridimensiona: “Credo di averlo reso più simpatico, anche se penso che in fondo lo fosse davvero”.

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La storia del rosso Valentino: così è nato il colore che ha cambiato per sempre la moda

Il rosso è differente. Il rosso è unicità. È vita, sangue e morte. È passione. È amore. È un rimedio assoluto per la tristezza e una luce nell’oscurità. È personalità. È assoluto come il bianco e il nero. Puro e prezioso nelle sue mille sfaccettature come un diamante. Non è solo passione, di più. È attrazione ed attenzione. Per questo ha catturato subito lo sguardo penetrante di un giovane Valentino Garavani, ancora studente, tra la moltitudine degli spettatori dell’Opera di Barcellona: “Ho visto questa donna con i capelli grigi in uno dei palchi. Era molto bella, vestita di velluto rosso dalla testa ai piedi – raccontò una volta lo stilista -. Tra tutti i colori indossati dalle altre donne, lei spiccava, era unica, isolata nel suo splendore. Non l’ho mai dimenticata. Per me è diventata la dea rossa”.

L’abito Fiesta: il “Big Bang” della Maison

Quella visione catalizzatrice si materializzò ufficialmente il 28 febbraio 1959. Alle ore 11:00, nel cuore di Roma, il mondo conobbe “Fiesta“: un abito di tulle corto, dove il tessuto era sapientemente lavorato a foggia di rose sulla gonna. Non era solo un vestito, era una dichiarazione d’intenti. In un’epoca che oscillava tra il rigore formale e le prime spinte optical, Valentino scelse il linguaggio del sentimento primordiale. Da quel momento, il rosso diventa una firma, una promessa mantenuta stagione dopo stagione. Nessuna collezione di Valentino, couture o prêt-à-porter, rinuncerà mai a quell’omaggio cromatico. Perché il significato del rosso attraversa la storia dell’umanità: è potere, pericolo, sacralità, amore, sacrificio. Valentino ne è perfettamente consapevole, ma sceglie di sottrarlo al rumore simbolico per riportarlo a una dimensione intima e personale.

L’alchimia del colore perfetto

Ma cosa rende il Rosso Valentino diverso da ogni altra sfumatura? Non è la polpa violacea della ciliegia, né la porosità solare del corallo o l’oscurità bruciata del carminio che truccava le labbra di Cleopatra. È un rosso purissimo, una sintesi magistrale di lacca, cremisi e geranio. È un colore che non accetta interferenze: privo di giallo o blu dominanti, sprigiona una brillantezza vicina a quella cardinalizia ma con una morbidezza tattile che avvolge il corpo come un’armatura di seta. Una tonalità democratica e universale, capace di armonizzarsi con la pelle di alabastro così come con l’ebano più profondo. Non è un caso che nell’archivio dell’atelier si contino oltre 550 sfumature di rosso diverse, solo nell’alta moda. Una ricerca quasi ossessiva, che racconta quanto per Valentino il colore fosse materia viva, da calibrare in base al tessuto, al movimento, alla luce. Il rosso non è mai uguale a se stesso, eppure resta sempre riconoscibile. È questo il paradosso che lo rende eterno.

Dal dolore di Jackie al trionfo degli Oscar

Se nel 1967 la “Collezione Bianca” lo incoronò re della discrezione, il rosso rimase il sangue che scorreva nelle vene del suo atelier. È il colore che ha accompagnato le donne più potenti della storia nei loro momenti cruciali. Col tempo, il rosso di Valentino smette di essere solo un colore e diventa un linguaggio. Veste il potere e la grazia, il rigore e la seduzione. Ha vestito il dolore composto di Jacqueline Kennedy, esorcizzando i suoi ricordi legati al sangue dell’attentato al marito e trasformando il suo conflitto interiore in un’eleganza ieratica; ha acceso il magnetismo di Liz Taylor e ha accompagnato il passo trionfale di Julia Roberts verso l’Oscar. È scelto da donne diversissime tra loro, unite da una stessa consapevolezza: Audrey Hepburn, Monica Vitti, fino alle icone contemporanee come Anne Hathaway e Naomi Campbell. Su ognuna di loro, quel rosso non impone un’immagine, ma la amplifica. “Penso che una donna vestita di rosso sia sempre meravigliosa, è la perfetta immagine dell’eroina”, ha detto in un’intervista monsieur Garavani. Un’eroina moderna, mai urlata, che non chiede attenzione ma la riceve naturalmente.

L’eredità dell’Ultimo Imperatore

Oggi, quella folgorazione nata nel teatro di Barcellona è codificata nel Pantone 2035 UP. È il colore dei trionfatori, la toga triumphalis di un Cesare della moda che ha saputo rendere il rosso un costrutto sociale, un simbolo di potere e buona fortuna. Dai recenti Fashion Awards di Londra all’intitolazione del teatro di Voghera, il Rosso Valentino continua a scorrere nelle creazioni della Maison, oggi affidata al genio di Alessandro Michele. Perché, come insegna la storia di Garavani, il rosso non è solo un colore: è l’unica luce capace di isolare una donna nel suo splendore, rendendola, per sempre, una dea.

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Valentino Garavani e il legame col mondo del cinema: dal completo après-ski di Audrey Hepburn, all’abito da Oscar di Sophia Loren e fino al suo cameo ne Il Diavolo Veste Prada

Un destino intrecciato col mondo del cinema e non per strategia, ma per affinità. Valentino Garavani è entrato presto nell’immaginario cinematografico, vestendo attrici e personaggi che hanno fatto la storia del grande schermo. Succede nel 1963 con Audrey Hepburn, che in Charade indossa un completo après-ski firmato Valentino (non potete non avere in mente quell’immagine), e negli stessi anni con Monica Vitti, il cui abito da cocktail nero in La notte di Michelangelo Antonioni resta uno dei frame più iconici del cinema italiano. È un’estetica che attraversa le epoche: dagli anni Novanta, quando Julia Roberts diventa una delle muse più amate dello stilista, fino alle apparizioni sul red carpet di Anne Hathaway, che sceglie Valentino anche per la notte degli Oscar.

Nel 1992, Sophia Loren sale sul palco degli Academy Awards per ritirare il premio alla carriera e lo fa indossando un abito nero ricamato di cristalli e firmato dallo stilista. Ventisette anni dopo, nel 2019, i ruoli si ribaltano: è Valentino Garavani a ricevere il premio alla carriera, consegnato proprio da Loren. Tra le affinità più profonde c’è quella con Meryl Streep. Ne Il diavolo veste Prada – film cult che tornerà nelle sale a maggio con un sequel – il personaggio interpretato dall’attrice indossa creazioni firmate Valentino, che nel film compare anche in un cameo, interpretando se stesso.

Perché il cinema, per Valentino, non è mai stato solo un riferimento estetico, ma una passione autentica. Lo dimostra la sua comparsa in French Cancan di Jean Renoir e, soprattutto, il documentario Valentino: The Last Emperor, uscito nel 2009. Le macchine da presa di Matt Tyrnauer seguono per due anni, dal 2005 al 2007, il signor Garavani, fino al suo ritiro dalla moda, l’ultimo atto. Un doc che racconta anche i festeggiamenti per i 45 anni di attività, celebrati a Roma: un ritorno simbolico nella città in cui, nel 1957, in via Condotti, Valentino aveva aperto il suo primo atelier. Ma è anche un racconto nel quale non mancano i collaboratori storici come Giancarlo Giammetti e una costellazione di volti che raccontano mezzo secolo di moda e spettacolo: da Giorgio Armani a Tom Ford, da Karl Lagerfeld a Anna Wintour, passando per attrici, modelle e icone del jet set internazionale. In una delle scene più celebri del film, Valentino sussurra: “Après moi, le déluge”. Una frase che oggi suona meno come una provocazione e più come una profezia.

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Morto Valentino, l’addio della politica e del mondo dello spettacolo. Mattarella: “Il mondo della moda gli deve grandi intuizioni e splendide creazioni”

“Con la scomparsa di Valentino l’Italia perde uno stilista di successo, capace di guardare oltre le tendenze e le convenzioni. Il mondo della moda gli deve grandi intuizioni e splendide creazioni. Esprimo ai suoi familiari e ai collaboratori cordoglio e vicinanza”. È con queste parole che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella rende omaggio a Valentino Garavani, aprendo il coro di reazioni alla morte dello stilista, scomparso oggi a Roma a 93 anni. Alla notizia della scomparsa del fondatore della maison Valentino sono arrivate numerose dichiarazioni dal mondo politico e culturale, che ne hanno sottolineato il ruolo centrale nella costruzione dell’immagine del Made in Italy nel mondo.

L’addio della moda

Il primo a rendergli omaggio tra i “colleghi” della moda è stato Santo Versace: “Valentino, Versace, Armani e Ferrè, sono personaggi straordinari che hanno cambiato la moda del Paese nel mondo. Dobbiamo sempre essere grati a persone del genere. Cosa rimane nella moda adesso? Rimane tutto il suo lavoro, il loro lavoro, è storia d’Italia, dello stile di vita italiano. Hanno dimostrato che l’Italia dopo la guerra è risorta completamente, sono il risorgimento italiano nel mondo”, ha detto il fratello di Gianni a RaiNews24. Alessandro Michele, l’attuale direttore creativo della maison, ha affidato a Instagram il suo addio: “Sono immensamente addolorato. Oggi se ne va un uomo straordinario. Valentino Garavani non è stato solo un protagonista indiscusso della moda, ma una figura centrale della storia culturale italiana. Un uomo che ha allargato i confini del possibile, attraversando il mondo con una delicatezza rara, con un rigore silenzioso e con un amore sconfinato per la bellezza”. E ancora: “A tutti noi lascia un’eredità profonda: l’idea che creare significhi prendersi cura, che la bellezza sia attenzione radicale e paziente ai corpi, alle forme, al tempo che le attraversa e le custodisce. Se, come ha detto un poeta, amare significa continuare il discorso di un altro, allora il nostro compito è quello di accogliere questo debito d’amore, custodire quel discorso che ci precede, tenerlo vivo nel tempo che ci è dato, perché continui a parlare nei gesti che compiamo e nel modo in cui abitiamo il mondo. In questo momento, mentre sto lavorando, sento con forza quanto il suo sguardo continui ad accompagnare il nostro. Come una misura, come una responsabilità, come una promessa di grazia possibile”, conclude Alessandro Michele.

Quindi Carlo Capasa, Presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana: “Valentino Garavani è stato creatore di bellezza ed eleganza senza tempo. La sua moda ha attraversato epoche, culture, generazioni e linguaggi, ispirando sogni, visioni e un profondo senso di eccellenza. Le sue creazioni sono diventate simboli di stile e glamour, indossate dai protagonisti della storia e da figure centrali della vita culturale internazionale. La sua estetica, coerente e rigorosa, non ha mai inseguito le tendenze, ma ha saputo unire memoria artigianale e modernità, contribuendo in modo decisivo al riconoscimento della moda italiana nel mondo. Attraverso il suo percorso ha elevato l’alta moda a patrimonio culturale del nostro Paese, lasciando un’eredità profonda per l’intero sistema”. E non è mancato il messaggio della famiglia Armani e di Leo Dell’Orco: “Maestro indiscusso di grazia ed eleganza, per il quale Giorgio Armani ha sempre nutrito una profonda ammirazione, Valentino ha incarnato l’eccellenza della couture, il rigore dell’artigianalità e una visione unica della moda fatta di linee pure, colori iconici e bellezza assoluta. La sua scomparsa lascia un vuoto immenso”.

Il cordoglio delle Istituzioni e della politica

Il cordoglio è unanime da parte delle Istituzioni: “Valentino, maestro indiscusso di stile ed eleganza e simbolo eterno dell’alta moda italiana. Oggi l’Italia perde una leggenda, ma la sua eredità continuerà a ispirare generazioni. Grazie di tutto”, ha scritto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social. A lei fa eco il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani: “Ci ha lasciato un’icona del Made in Italy, che ha reso il nostro Paese un’eccellenza mondiale e la cui visione e la creatività hanno illuminato le sfilate in tutte le città”. E ancora: “Il suo talento ha portato il Made in Italy sulle passerelle internazionali, rendendolo simbolo di stile, creatività e prestigio”, ha aggiunto. “Maestro di eleganza, simbolo del genio italiano conosciuto in tutto il mondo. Il nostro Paese perde un protagonista assoluto dello stile e della creatività, inimitabile e insostituibile. Una preghiera”, così invece su Facebook il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini.

“L’Italia e il mondo perdono un protagonista assoluto dell’alta moda, un maestro di stile che ha contribuito in modo decisivo a portare l’eleganza e l’identità italiana nel mondo – il messaggio del presidente del Senato Ignazio La Russa -. Ai suoi cari le sentite condoglianze del Senato della Repubblica”. “Valentino Garavani ha contribuito a rendere grande la creatività italiana nel mondo, interpretando, con il suo lavoro, l’eleganza e la cultura del nostro Paese in modo unico e irripetibile”, ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein. “Se ne va una vera leggenda, la storia del nostro stile e dell’eccellenza italiana che ha conquistato il mondo. Ciao Valentino”, le parole del presidente del M5S Giuseppe Conte.“Oggi diciamo addio a Valentino Garavani, maestro assoluto di eleganza e visione, che ha reso la moda un linguaggio senza tempo”, hanno scritto gli esponenti del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura. Le sue creazioni, aggiungono, “resteranno come testimonianza di grazia, rigore e arte”. Quindi Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale: “La città di Roma piange un genio assoluto che ha contribuito in maniera decisiva a rendere la nostra città iconica nel mondo della moda”, ha detto ricordando anche l’impegno più recente dello stilista insieme a Giancarlo Giammetti: “Con Giancarlo Giammetti da poco ha regalato alla nostra città l’ennesimo atto d’amore, con la Fondazione PM23 che sta permettendo a Roma di avere appuntamenti artistici e culturali unici nel panorama internazionale”.

I messaggi dal mondo dello spettacolo

Dal mondo dello spettacolo è arrivato il messaggio di Sophia Loren, che ha ricordato gli anni insieme: “Mio caro Valentino, la notizia della tua scomparsa mi addolora profondamente. Con te ho condiviso momenti di grande affetto e di sincera stima reciproca. Avevi un animo gentile, ricco di umanità. Sei stato un amico e la tua arte e la tua passione resteranno per sempre fonte di ispirazione. E’ stato un privilegio conoscerti e ti porterò sempre con me”.

Simona Ventura ha voluto ricordare non solo lo stilista ma anche il sodalizio con Giancarlo Giammetti. “Mi mancherai immenso Valentino. Un grande abbraccio va anche al tuo socio e compagno di sempre, Giancarlo Giammetti. Siete stati LA MODA, quella vera che ci faceva sognare. Una grande tristezza”, ha scritto la conduttrice. “Ho il cuore spezzato per la morte di Valentino Garavani. È stato un vero maestro e sarò sempre grata per gli anni in cui ho avuto il privilegio di lavorare a stretto contatto con lui”, ha scritto su Instagram la top model e attrice Cindy Crawford. E, ancora, Milly Carlucci: “Ci hai regalato tanti anni indimenticabili di eleganza e bellezza”.

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È morto Valentino, l’addio di Meloni: “Maestro di stile e di eleganza, l’Italia perde una leggenda”. Mattarella: “Il mondo della moda gli deve grandi intuizioni e splendide creazioni”

“Con la scomparsa di Valentino l’Italia perde uno stilista di successo, capace di guardare oltre le tendenze e le convenzioni. Il mondo della moda gli deve grandi intuizioni e splendide creazioni. Esprimo ai suoi familiari e ai collaboratori cordoglio e vicinanza”. È con queste parole che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella rende omaggio a Valentino Garavani, aprendo il coro di reazioni alla morte dello stilista, scomparso oggi a Roma a 93 anni. Il cordoglio è unanime da parte delle Istituzioni: “Valentino, maestro indiscusso di stile ed eleganza e simbolo eterno dell’alta moda italiana. Oggi l’Italia perde una leggenda, ma la sua eredità continuerà a ispirare generazioni. Grazie di tutto”, ha scritto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social. A lei fa eco il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani: “Ci ha lasciato un’icona del Made in Italy, che ha reso il nostro Paese un’eccellenza mondiale e la cui visione e la creatività hanno illuminato le sfilate in tutte le città”. E ancora: “Il suo talento ha portato il Made in Italy sulle passerelle internazionali, rendendolo simbolo di stile, creatività e prestigio”, ha aggiunto. “Maestro di eleganza, simbolo del genio italiano conosciuto in tutto il mondo. Il nostro Paese perde un protagonista assoluto dello stile e della creatività, inimitabile e insostituibile. Una preghiera”, così invece su Facebook il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini.

Alla notizia della scomparsa del fondatore della maison Valentino sono arrivate numerose dichiarazioni dal mondo politico e culturale, che ne hanno sottolineato il ruolo centrale nella costruzione dell’immagine del Made in Italy nel mondo: “Valentino Garavani ha contribuito a rendere grande la creatività italiana nel mondo, interpretando, con il suo lavoro, l’eleganza e la cultura del nostro Paese in modo unico e irripetibile”, ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein. “Se ne va una vera leggenda, la storia del nostro stile e dell’eccellenza italiana che ha conquistato il mondo. Ciao Valentino”, le parole del presidente del M5S Giuseppe Conte.“Oggi diciamo addio a Valentino Garavani, maestro assoluto di eleganza e visione, che ha reso la moda un linguaggio senza tempo”, hanno scritto gli esponenti del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura. Le sue creazioni, aggiungono, “resteranno come testimonianza di grazia, rigore e arte”.

Parole di cordoglio anche da Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, che sui social ha definito la scomparsa di Garavani “una grave perdita per l’Italia e per la moda internazionale”. Quindi Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale: “La città di Roma piange un genio assoluto che ha contribuito in maniera decisiva a rendere la nostra città iconica nel mondo della moda”, ha detto ricordando anche l’impegno più recente dello stilista insieme a Giancarlo Giammetti: “Con Giancarlo Giammetti da poco ha regalato alla nostra città l’ennesimo atto d’amore, con la Fondazione PM23 che sta permettendo a Roma di avere appuntamenti artistici e culturali unici nel panorama internazionale”.

Dal mondo dello spettacolo è arrivato il messaggio di Simona Ventura, che ha voluto ricordare non solo lo stilista ma anche il sodalizio con Giancarlo Giammetti. “Mi mancherai immenso Valentino. Un grande abbraccio va anche al tuo socio e compagno di sempre, Giancarlo Giammetti. Siete stati LA MODA, quella vera che ci faceva sognare. Una grande tristezza”, ha scritto la conduttrice.

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È morto Valentino Garavani, lo stilista aveva 93 anni. L’annuncio: “Si è spento nella serenità della sua residenza romana, venerdì i funerali”

Valentino Garavani è morto oggi a Roma. Aveva 93 anni. Lo ha comunicato la Fondazione Valentino Garavani insieme a Giancarlo Giammetti, il compagno e braccio destro di tutta la vita, spiegando che lo stilista “si è spento oggi nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari”. Nato a Voghera l’11 maggio 1932, Valentino Garavani è stato il fondatore della maison che porta il suo nome ed è considerato uno dei principali protagonisti della moda italiana nel mondo. Nel corso di una carriera durata oltre settant’anni, ha costruito un linguaggio stilistico riconoscibile, diventando un punto di riferimento dell’alta moda internazionale.

La Fondazione ha reso note anche le modalità delle esequie. La camera ardente sarà allestita presso PM23, in Piazza Mignanelli 23 a Roma, nelle giornate di mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, dalle 11 alle 18. Il funerale si terrà venerdì 23 gennaio alle ore 11 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica.

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È morto Valentino Garavani, addio all’ultimo imperatore della moda. Da Liz Taylor a Jackie Kennedy, la storia dello stilista che vestì dive e principesse

L’ultimo imperatore della moda ci ha lasciati: con Valentino Garavani finisce un’epoca irripetibile per la moda. Erede della grande couture degli anni Cinquanta, Valentino ha cucito l’idea di eleganza italiana addosso a first lady, dive di Hollywood, principesse, premi Oscar. E l’ha cucita a sua immagine e somiglianza: grandiosa, raffinata, sognante.

Per capire l’uomo oltre al mito, bisogna esplorare la geografia della sua vita, partendo da Voghera – quella città dell’Oltrepò pavese diventata proverbiale – dove il piccolo Garavani fantasticava su un modo di lustrini e celluloide: le dive del cinema. Nei pomeriggi al cinema con la sorella, le ombre di Hedy Lamarr, Lana Turner e Judy Garland entrarono nei suoi sogni, indicandogli la sua strada: creare abiti per le donne. Un modo per trasformare l’astrazione della bellezza in prodotti da guardare, toccare, indossare. Alimentando la mitologia di se stesso come predestinato, Garavani ha sempre sostenuto nelle interviste di non aver mai voluto fare altro che questo. Anzi: di essere terribile a fare qualsiasi altra cosa, tranne la sartoria.

Gli esordi e la nascita della Maison

E così la geografia biografica dello stilista ci porta a Parigi, la sua seconda casa, dove si traferì appena diciassettenne per studiare all’École des Beaux-Arts e alla Chambre Syndicale de la Couture Parisienne, prima di lavorare come apprendista nell’atelier di Guy Laroche. E poi di nuovo Roma, negli anni Cinquanta, come assistente di Emilio Schuberth, il sarto delle dive. Era l’epoca della Dolce Vita e l’epicentro del mondo era via Veneto. Qui – dove, se no? – tra i tavolini di un caffè, l’incontro che cambiò la sua vita: Giancarlo Giammetti. Per oltre mezzo secolo Giammetti è stato al fianco di Garavani come partner, socio in affari, amico, amante, consigliere, spalla, fratello. Un rapporto quasi simbiotico, 24 ore su 24, su cui è stata costruita la Maison di moda come oggi la conosciamo.

E pensare che la prima casa di moda fondata da Valentino, sul modello di quelle francesi, arrivò sull’orlo del fallimento nel giro di poco tempo. Giammetti però volle supportarlo e investire nel suo marchio: se Garavani aveva l’occhio e la mano per disegnare gli abiti, lui avrebbe vigilato sui conti e sul business. Nel 1960 fondarono la maison Valentino e si divisero i compiti. Tra le date miliari dell’impero valentiniano della moda c’è la sfilata haute couture a palazzo Pitti del 1962, e poi la collezione bianca del 1968: l’imperatore aveva conquistato gli Stati Uniti, specialmente Hollywood.

Principesse e premi Oscar: le muse di Valentino

Ci aveva visto lungo Liz Taylor, che nel 1961 comprò un abito bianco nell’atelier romano per la prima di Spartacus. Tutte volevano The Chic, come lo soprannominò la stampa americana: tutte volevano quel trionfo di romanticismo, di fiocchi, di piume, di ricami così elaborati, così complessi, che oggi sarebbero una follia. E poi le linee, i tagli, l’eleganza dei tessuti. Valentino assemblava guardaroba interi per Jackie Kennedy durante gli anni del lutto e lei lo ringraziò indossando un vestito bianco Valentino all’altare, per diventare la signora Jackie Onassis. Valentino era lo stilista delle dive, delle icone, delle principesse: da Audrey Hepburn alla vedova dell’ultimo scià di Persia Farah Diba. Pare che scappò dalla Persia avvolta da un cappotto bordato di ermellino di Valentino, e non stentiamo a crederci. Anche lady Diana, appena poté liberarsi dal protocollo di corte, corse a indossare un abito di Valentino: ovviamente rosso.

Impossibile riassumere qui l’elenco delle muse, amiche e clienti di Valentino, ma alcune sono indimenticabili: Sophia Loren, che indossava Valentino anche quando accettò l’Oscar alla carriera nel 1991, Julia Roberts, che vinse l’Oscar nel 2001 con un iconico abito bianco e nero d’archivio. E poi: Jane Fonda, Cate Blanchett, Elizabeth Hurley, Anne Hathaway.

L’addio al marchio

Come la storia insegna, più gli imperi crescono più è difficile presidiarne i confini. Negli anni Settanta la Maison era diventata enorme – sia come produzione, sia come fama – ma il mondo della moda cambiava rapidamente, sempre più rapidamente. E non di sole sfilate vive una casa di moda, anzi. Nel 1998 l’azienda fu venduta al gruppo HdP, poi nel 2002 al gruppo Marzotto Apparel. Lo stilista manteneva saldo il timone della direzione creativa, nonostante i disaccordi sui badget e sulle spese, e nel 2007 festeggiò in grande stile i 45 anni del marchio a Roma, la città dove tutto era iniziato. E, tra i fuochi d’artificio, una mostra all’Ara Pacis e una festa al Tempio di Venere, l’imperatore della moda fece l’ultimo inchino, lasciando la direzione creativa del marchio appena due mesi dopo.

L’addio di Valentino alla moda è stato brillantemente raccontato anche dal documentario Valentino: L’Ultimo Imperatore di Matt Tyrnauer. Il film ha contribuito ad aumentare la mitologia dello stilista come genio capriccioso, inflessibile e stravagante, amico di Karl Lagerfeld e orgoglioso proprietario di sei carlini. Chi lo conosceva bene lo descriveva come un uomo profondamente intelligente e ironico: fu l’unico stilista ad accettare un cameo nel film cult Il Diavolo Veste Prada, nel ruolo (ovviamente) di se stesso.

Nell’immensa eredità che Valentino ha lasciato al mondo c’è perfino un Pantone, il 2035 UP: è il famosissimo rosso Valentino, parte fondamentale delle sue collezioni. Il colpo di fulmine è arrivato in un teatro di Barcellona: lo stilista notò una donna tra il pubblico che spiccava per il colore dell’abito. Un colore vibrante e pieno di vita, perché il rosso non si può ignorare e per questo è il colore della seduzione, del pericolo, della buona fortuna e del potere. E sì, anche di re e imperatori.

Valentino dopo Valentino

La Maison che porta il suo nome gode ancora di ottima fortuna: l’ingrato compito di sostituire l’insostituibile stilista nel 2007 è ricaduto su Alessandra Facchinetti, che è uscita dopo un paio di collezioni. Pierpaolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri hanno lavorato in tandem per dare una nuova direzione al marchio, prima che Piccioli ne prendesse le redini con successo da solo. Nel 2024 si è aperto un nuovo capitolo con Alessandro Michele, il visionario stilista che per affinità intellettuale ed emotiva ha riaperto gli scrigni della Maison riportando in passerella l’opulenza e il romanticismo del Valentino degli anni Sessanta e Settanta.

Con la sua scomparsa, ci lascia per sempre quella generazione di couturier che davano il proprio nome ai loro brand, di stilisti-sarti che conoscevano i segreti delle architetture di stoffa, dell’ingegneria dei tessuti, degli affreschi di perle e ricami. Ne è sempre stato perfettamente consapevole, tanto da chiudere il documentario di Tyrnauer citando il Re Sole: après moi le déluge! Dopo di lui, il diluvio. Ma mai l’oblio. Pochi uomini nella storia vengono ricordati con il loro nome di battesimo: Napoleone (Bonaparte) Michelangelo (Buonarroti) e sicuramente Valentino Garavani. Valentino, Valentino e basta: lo stilista, il mito, la moda.

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