F1 | Hamilton: “Ho pensato di aver perso qualcosa”. Ora la prima vittoria Ferrari cambia tutto






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Realizzare i sogni da bambino è sempre possibile. Anche se hai 41 anni. Anche se hai già vinto sette titoli mondiali e 105 gare. La giornata a Barcellona è cominciata con un profumo di giornata storica, con l’attesa e la sensazione che stesse per accadere qualcosa da inserire direttamente nella leggenda dello sport. Perché il pilota più vincente della storia della Formula 1 ha (finalmente) vinto con il team più vincente della storia della Formula 1. Lewis Hamilton lo ha detto subito dopo: “Da piccolo ho visto tante volte la Ferrari vincere”. Ora fa parte anche lui di questa lista. Il 41º pilota diverso, a 41 anni. Nella pista dove, 30 anni e 12 giorni fa, aveva trovato la sua prima vittoria con la Rossa Michael Schumacher. Segni del destino.
Le lacrime di Hamilton: “Sono 106 vittorie in carriera, ma questa ha qualcosa di unico”
L’analisi della gara: così ha vinto Hamilton
La cronaca della gara
Remember who you are. È diventato il motto di Lewis Hamilton dopo il periodo più buio della carriera nella squadra più desiderata. L’anno scorso neanche un podio, non era mai successo nella sua carriera. Da quando quel tifoso glielo ha urlato mentre era a testa bassa, una frase che gli ha riacceso il sacro fuoco del campione, ha fatto click. E oggi Hamilton si è ricordato benissimo chi è: è tornato Hammer Time. Perché la strategia è stata perfetta, il timing della Virtual Safety Car giusto, ma poi bisogna guidare così. Lewis ha fatto una gara perfetta, l’ha vinta da Lewis. Ha coccolato le sue gomme in ogni stint martellando giro dopo giro tempi perfetti. E si sono rivissute le scene, o meglio riascoltati quei messaggi dei tempi della Mercedes. Allora era Peter Bonnington in cuffia, oggi è Carlo Santi. L’ingegnere gli dava dei target e Hamilton a ogni tornata stava su quel tempo. La chirurgia che lo ha reso quello che è. La costanza, la precisione nel guidare gare così, costruirsi la vittoria in ogni metro di pista. Per tutta la gara chiedeva informazioni sul passo e il gap con Russell, dava conto dello stato delle gomme. Tutto mentre faceva danzare la sua Ferrari.
Poi il team radio della vittoria con l’urlo “Forza Ferrari” in italiano (come fece Sebastian Vettel quando vinse la sua prima gara in rosso in Malesia nel 2015) e gli occhi lucidi sul podio mentre ascoltava il suo inno e vedeva scatenarsi i meccanici su quello di Mameli qualche metro più sotto. Una vittoria che è merito del lavoro di Maranello anche e soprattutto. Un lavoro che Hamilton ha saputo indirizzare con i suoi feedback e le sue analisi. La macchina se la sente cucita addosso, lo ha detto quanto si trova a suo agio in quella che è la prima vera Ferrari su cui ha potuto lavorare anche lui dal giorno zero. Una giornata che un anno fa sembrava utopia perché proprio a Barcellona disse: “È stata la gara peggiore della mia vita per il bilanciamento”. Da una monoposto con cui non ha mai legato a una con cui ha ripreso a danzare tra le curve di tutto il mondo. Perché i secondi posti consecutivi di Canada e Monaco sono stati l’antipasto per il piatto forte: la prima vittoria in Ferrari. La numero 106 di una carriera che va profuma di leggenda. Per andare oltre, mancherebbe l’ottavo titolo mondiale, ma ora forse, Hamilton può anche sognare la rimonta.
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LIVORNO - Dede, una tartaruga Caretta caretta, soccorsa il 25 Marzo 2026 da un volontario del WWF dei Ronchi da località Tonfano (LU), è tornata al mare dopo mesi di cura e riabilitazione presso il Centro Recupero e Riabilitazione per tartarughe marine dell’Acquario di Livorno. Il rilascio è avvenuto nell’ambito di un’iniziativa a livello nazionale coordinata da Plastic Free in Continue Reading
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LIVORNO - La VERODOL CBD PIELLE LIVORNO ha raggiunto l’accordo per il rinnovo di David Gabrovšek, che vestirà la maglia biancoblù anche nella stagione 2026/2027. Arrivato in Italia per la sua prima esperienza nel nostro campionato, David ha impiegato pochissimo tempo per lasciare il segno, imponendosi come uno dei migliori stranieri dell’intera categoria. Tecnica, intelligenza cestistica e personalità lo hanno Continue Reading
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“Da piccolo sognavo la Ferrari e di vincere un giorno con questa macchina e oggi quel giorno è arrivato“. Emozionatissimo, con le lacrime in viso. Sono le prime parole di Lewis Hamilton dopo aver ottenuto il suo 106esimo successo in carriera, il primo a bordo di una Ferrari dopo gli ultimi due podi consecutivi. Una vittoria fantastica, arrivata al termine di una gara – quella di Barcellona – condotta magistralmente dal britannico, che ha anche approfittato di una virtual safety car arrivata nel momento perfetto per un problema alla vettura di Fernando Alonso.
“Devo dire grazie a tutti alla Ferrari. Avevo iniziato con un sogno e poi ho passato un anno orribile ma non ho mai mollato. Sono 106 vittorie in carriera per me e sono tutte speciali ma questa ha qualcosa di unico”, ha spiegato Hamilton ringraziando il team per lo straordinario successo di oggi. “Devo cominciare dicendo un enorme grazie al mio team, alla Ferrari, a tutti coloro che lavorano in fabbrica. A Fred (Vasseur) per avermi portato in questo Team”, ha proseguito il pilota della rossa.
Per Hamilton è una vittoria speciale, arrivata dopo un buon momento, con due secondi posti nelle ultime due. “Il team ha cercato sempre di tenermi su di morale, abbiamo portato miglioramenti e se questo non bastasse ho i fan migliori del mondo e abbiamo raggiunto tutto quello che insieme sognavamo. Spero sia la prima di tante, ma oggi la macchina è stata fantastica“, ha aggiunto il campione britannico, che ha poi concluso: “Lotta per il campionato? Ci prendiamo questo risultato, la Mercedes è ancora molto veloce, dobbiamo migliorare, ma non è finita qui di sicuro”.
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Rieccolo, sir Lewis Hamilton! Con una conduzione di gara magistrale, il vecchio leone di Stevenage – 41 anni compiuti a gennaio – si prende a Barcellona la prima vittoria con la Ferrari in un gran premio, dopo che l’unico sussulto era stato quello della Sprint di Cina 2025. Il sette volte campione del mondo è tornato, dopo una stagione scorsa passata da disperso e un inizio di 2026 più convincente seppur altalenante. Poi dal Canada il numero 44 ha alzato il ritmo e messo in difficoltà anche il compagno di box Charles Leclerc (out a pochi giri dalla fine per un problema al motore), in lotta contro Max Verstappen per tre quarti di gara prima del ritiro finale. Un weekend da incubo per il monegasco: senza quell’uscita nel Q3 sabato, con la pole a portata di mani (guasti a parte), avrebbe potuto ambire alla vittoria contro le Mercedes — che partivano con un vantaggio di solo un decimo nel passo gara — e per la prima volta più vulnerabili in questo avvio di Mondiale.
Se Verstappen l’anno scorso andò vicino al successo contro la McLaren con la strategia delle tre soste, Hamilton ha optato per la stessa scelta contro le due della Mercedes, agevolato nel finale dalla Virtual Safety Car entrata per l’out di Fernando Alonso con l’Aston Martin, all’ultimo GP di Barcellona della carriera. Per una manciata di secondi l’inglese è uscito dalla linea della corsia di box quando ancora era attiva la Virtual, altrimenti il terzo pit — usufruito quando l’inglese si trovava momentaneamente davanti dopo la seconda sosta di Russell e Antonelli — sarebbe stato conteggiato non con i tempi dimezzati del regime di Safety Car ma con i tempi normali. Insomma: Hamilton si sarebbe ritrovato secondo dietro Russell.
Una situazione che l’inglese ha però saputo costruirsi dopo aver gestito al meglio le gomme, viaggiando con tempi costanti chiesti dal team nel secondo stint. Nel finale, dopo i ritiri di Andrea Kimi Antonelli e Leclerc, ha dovuto aspettare che la seconda Virtual rientrasse prima di percorrere il giro finale. La Ferrari non vinceva dal GP del Messico 2024, per l’inglese è il successo 106 della carriera, dopo che l’ultimo era arrivato a Spa due anni fa. Una bella notizia per lui e per la Ferrari, su una pista che ben si addiceva alle caratteristiche della SF-26 di Maranello viste le tante curve di percorrenza (meno di trazione). Se il Cavallino riuscisse a recuperare cavalli sul dritto rispetto alle Power Unit delle rivali inglesi, sfruttando l’aiuto dell’Aduo — due gli sviluppi per la Ferrari contro uno della Mercedes — potrebbe dire la sua per altre vittorie in stagione.
In parte l’aveva chiamata la vittoria Hamilton: “La squadra sta lavorando duramente, l’auto è cresciuta e sono sicuro che otterremo delle vittorie in stagione”. Così è stato. L’inglese si è preso il team, lo sta aiutando a progredire con un’auto da lui sviluppata in stagione — vedasi i dischi freno scelti anche da Leclerc in questo weekend, dopo l’incidente di Montecarlo — e ha trovato quei 4 decimi in qualifica a Barcellona che fino al Q3 non era riuscito a trovare, piazzandosi secondo mentre il compagno andava a muro.
Hamilton se la gode: ora può perfino fare un pensierino alla classifica, essendo a -41 da Antonelli (156-115). Il bolognese si è fermato dopo cinque successi di fila. Ma con la consueta classe, si è congratulato con Hamilton nel parco chiuso per la vittoria. Il passato e il futuro della Mercedes. Che sfortuna per il 19enne, che aveva passato Russell nel finale, rompendo una bandella dell’ala che però non lo avrebbe fermato. A farlo è stato un problema al motore che lo ha costretto a uno ‘zero’ in classifica per la prima volta in stagione. Ne ha approfittato un George Russell più deludente del solito, secondo al traguardo nonostante i favori del pronostico alla vigilia, ora più vicino ad Antonelli in classifica (-50). Sul podio si è rivista la McLaren di Lando Norris: tre piloti inglesi nei primi tre posti non si vedevano dal 1968. Dopo Verstappen hanno chiuso la top-10: Oscar Piastri, Isack Hadjar, Liam Lawson, Arvid Lindblad, Gabriel Bortoleto e Franco Colapinto.
Mercedes – 262 punti
Ferrari – 190 punti (-72)
McLaren – 141 punti (-121)
Red Bull – 89 punti (-173)
Alpine – 60 punti (-202)
Racing Bulls F1 Team – 38 punti (-224)
Haas – 21 punti (-241)
Williams – 11 punti (-251)
Audi F1 Team – 2 punti (-260)
Aston Martin – 1 punto (-261)
Cadillac – 0 punti (-262)
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Lewis Hamilton vince il Gran Premio di Barcellona, settima gara del mondiale di Formula 1, e festeggia il suo primo successo in pista con la Ferrari. Insieme all’inglese salgono sul podio George Russell su Mercedes e Lando Norris con la McLaren. Giornata amara invece per il leader del campionato Kimi Antonelli, costretto al ritiro a soli tre giri dalla fine mentre si trovava in seconda posizione con la sua Mercedes. Fuori nei minuti finali anche l’altra Ferrari di Charles Leclerc.
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Lewis Hamilton vince il gran premio di Spagna a Barcellona al Montmelò e ottiene il suo primo successo con la Ferrari dopo un anno e mezzo. “Oggi ci siamo messi dietro una Mercedes“, riferendosi ad Antonelli, “domani ce ne mettiamo dietro un’altra”, aveva detto il pilota britannico della Ferrari dopo il secondo tempo in qualifica di sabato. Detto, fatto. Una strategia perfetta quella della Ferrari – con un po’ di fortuna quando nella seconda metà di gara è arrivata una virtual safety car per l’incidente di Alonso – che ha permesso a Hamilton di star davanti alla Mercedes di Russell, che ha chiuso al secondo posto, e alla McLaren di Norris, terzo. Out invece l’italiano Kimi Antonelli, che a tre giri dalla fine – quando era secondo – ha avuto un problema e si è fermato.
Le lacrime di Hamilton: “Sono 106 vittorie in carriera, ma questa ha qualcosa di unico”
L’analisi della gara: così ha vinto Hamilton
Hamilton – alla sua 106esima vittoria in carriera – non trionfava dal gran premio del Belgio nel 2024. “Devo dire grazie a tutti alla Ferrari. Avevo iniziato con un sogno e poi ho passato un anno orribile ma non ho mai mollato. Sono 106 vittorie in carriera per me e sono tutte speciali ma questa ha qualcosa di unico. Da piccolo sognavo la Ferrari e di vincere un giorno con questa macchina e oggi quel giorno è arrivato”, ha dichiarato il britannico dopo il successo.
Se la virtual safety car ha avvantaggiato Lewis Hamilton, ancora tanta sfortuna per Charles Leclerc. Il monegasco si è prima fermato un giro prima della virtual safety car (perdendo un grosso vantaggio), poi ha poi avuto un problema come Antonelli negli ultimi giri e si è ritirato. Un momento da incubo per Leclerc, che dopo l’incidente a Montecarlo si ritira anche in Spagna. Tornando a Hamilton, era una vittoria che il britannico sentiva quasi nell’aria nelle ultime settimane, quando anche nelle dichiarazioni è stato molto più clemente verso la Ferrari rispetto al passato. Poi – con la virtual safety car e il primo posto lì a portata di mano – è arrivato “The Hammer time“, ovvero quel momento in cui Hamilton – sotto pressione e in lotta per la vittoria – riesce a dare il meglio di sé. Da lì è diventato imprendibile.
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INTROSICURINSIEME - Rischio industrialeL'INTERVISTA - Monia MonniOBIETTIVO SANITÀLA SETTIMANAIL METEO
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Livorno - Grandi emozioni ieri sera, lungo i fossi medicei, per il trofeo "Edda Fagni", la manifestazione remiera a cronometro promossa dal comitato organizzatore della Coppa "Barontini" e dedicata alle gozzette a 4 remi juniores maschili ed alle gozzette a 4 femminili. Tra i ragazzi la vittoria è andata all'armo del Venezia con il tempo di 5' 16" 47. Al Continue Reading
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© Shammi Mehra/Agence France-Presse — Getty Images


A cybercrime group known as The Gentlemen has emerged as the second most active ransomware gang by victim count, rapidly attracting a talented pool of hackers through an aggressive recruitment strategy that promises affiliates 90 percent of any ransom paid by victims. This post examines clues pointing to a real life identity for the administrator of The Gentlemen ransomware group.

A graphic created and shared by The Gentlemen ransomware group administrator Hastalamuerte on Breachforums in May 2026. Credit: ke-la.com.
Experts at the security firm Check Point Software have been closely covering exploits of The Gentlemen, a so-called “ransomware-as-a-service” (RaaS) offering that pays affiliates handsomely to help spread the group’s malware.
“A 90/10 affiliate revenue split — compared to the industry standard 80/20 — is accelerating the group’s growth by attracting experienced operators from competing programs,” the researchers wrote in April.
Check Point found The Gentlemen are the second most active ransomware group by victim count so far this year, claiming at least 332 published victims since the group’s inception in mid-2025 and more than 240 in 2026 alone.
According to Check Point, the group targets Internet-facing devices (VPNs, firewalls) as their entry point, and once inside moves quickly to encrypt entire networks within hours.
Check Point says the administrator and primary operator of the ransomware group uses the nickname Zeta88 on the Russian-language cybercrime forums, and that this individual was previously known under the moniker Hastalamuerte. Check Point noted that a breach of the group’s backend infrastructure made it clear that Hastalamuerte/Zeta88 is the person who assembles the locker and RaaS panel, manages payments, and is essentially the administrator of the entire program who receives 10 percent of all ransoms.
The cyber intelligence firm Intel 471 shows that the user Hastalamuerte is a Russian and English speaking person who registered on almost a dozen cybercrime forums between 2019 and the present day, including Exploit, Breachforums, Ramp_V2, BHF, Raidforums, and Nulled.
Intel 471 reveals that Hastalamuerte registered on Breachforums in January 2025 from an Internet address in Izhevsk, the capital city of Russia’s Udmurt Republic. Likewise, the user Zeta88 signed up at the English-language cybercrime forum Breached in August 2022 from a different Internet address in Izhevsk.
Intel 471 finds Hastalamuerte registered on Raidforums in 2020 using the email address hastalamuerte1488@protonmail.com (1488 is a common combination of two numeric symbols associated with white supremacy). A lookup on this address at the open source intelligence service Epieos shows it is connected to an account at Apple and to a phone number ending in 04.
Epieos says that Protonmail address is also linked to a GitHub account under the username SantaMuerte. That account is marked private, but a history of this user’s activity shows they are watching and developing a number of malware tools and exploits.
In April 2020, Hastalamuerte said on the crime forum Nulled that they could be contacted at the Telegram instant messenger name @hastalamuerte18, and the threat intelligence company Flashpoint finds this username is assigned the unique Telegram ID number 30907522 [full disclosure: Flashpoint is an advertiser on this blog].
The breach tracking service Constella Intelligence reports that Hastalamuerte’s Telegram ID is connected to another username — “bu4vs” — and to the Russian phone number 79127650004. Pivoting on this phone number in Constella fetches multiple records from hacked Russian government databases showing it is assigned to one Alexander Andreevich Yapaev, a 36-year-old from Izhevsk.
Constella reveals that phone number was used to create an account at the Russian social media platform Pikabu under the name “4apai18,” and shows Mr. Yapaev has signed up at a number of websites using the common surname Ivanov, or else “Chapaev” (the numeral 4 is often used as shorthand for a “ch” sound in Russian).
A search in Intel 471 for cybercrime forum members with the nickname SantaMuerte unearths an account by the same name created in 2020 on the Russian hacking forum Codeby. Intel 471 shows this user originally registered on Codeby with the not-so-subtle nickname Alexandr 4apaev.
Constella finds Mr. Yapaev regularly used the email address bu4vs@mail.ru. Meanwhile, Epieos shows this address is connected to a LinkedIn account for Alexander Yapaev, who lists himself as the head of B2B marketing at the company Uralenergo Udmurtia, one of Russia’s largest suppliers of electrotechnical and lighting products.
Mr. Yapaev did not respond to multiple requests for comment.
Nearly every time we publish one of these Breadcrumbs stories, readers are curious to know why it seems like so many cybercriminals from Russia apparently do little to hide their real life identities. The truth is that — Russian or not — most didn’t exactly set out to be arch criminals, but instead got drawn into the scene gradually over several years as their skills broadened and sharpened.
Another important dynamic is that the Russian government generally either co-opts or ignores cybercriminal activity within its borders so long as the hackers do not steal from or attack Russian businesses and citizens. As a result, successful cybercriminals in Russia are usually insulated from prosecution and arrest by foreign law enforcement agencies provided they occasionally pay off the right people and do not travel abroad. And cybercriminals who intend to strictly adhere to those unwritten rules may (at least initially) be less concerned about covering their tracks online.
But the simplest explanation is that cybercriminals of all nationalities tend to make a number of basic operational security mistakes early in their careers, when they are less savvy and have far less to lose by their carelessness. A review of Hastalamuerte’s early posts on the crime forums (circa 2019-2020) shows a relatively unsophisticated and low-skilled hacker still trying to learn the ropes and earn a positive reputation on these communities.
For example, in June 2020 Hastalamuerte’s Telegram account joined a multi-month training program (@pntst) to learn how to use popular penetration testing tools, and their candid posts to this hacker training camp show Hastalamuerte struggling to use these tools effectively. A Google-translated record of Hastalmuerte’s posts to @pntst is here.
Update, June 11, 10:23 a.m. ET: The threat research group PRODAFT has released a detailed writeup on the history and current operations of The Gentlemen. PRODAFT said its findings match the same persona with “high confidence,” and found the administrator (Zeta88/Hastalamuerte) supplies affiliates with initial access directly, primarily Fortinet SSL-VPN credentials obtained through brute-force attacks or sourced from the group’s own leak database. They also discovered the administrator is using AI to develop and maintain the ransomware and associated tooling, as well as to assist with post-exploitation activity.
A chi non è mai capitato di perdersi a osservare le nuvole e riconoscere, tra cirri e cumuli, la forma di un animale, di un volto umano o di una creatura fantastica? Si chiama pareidolia ed è il meccanismo per cui il cervello umano tende a riconoscere forme familiari – un volto, un animale, una figura qualsiasi – in profili casuali. Ecco, la stessa cosa può accadere anche osservando immagini astronomiche, come quella che vedete qui – Immagine della Settimana dell’Eso – ottenuta con il Vlt Survey Telescope (Vst), che oggi celebra il 15esimo anniversario della sua prima luce.
Queste nebulose – aggregati di polvere e gas nello spazio interstellare – si chiamano Gum 10 e Gum 11. Visibili principalmente dall’emisfero australe, fanno parte di un complesso più ampio in cui nascono le stelle. Gum 10 è la nebulosa più brillante e occupa la maggior parte dell’immagine, mentre Gum 11 è la nube più tenue e isolata in basso a sinistra. Il loro bagliore intenso deriva da una particolare interazione tra l’idrogeno e le stelle massicce e calde presenti in ciascuna nebulosa. Queste stelle emettono luce ultravioletta, con energia sufficiente a strappare gli elettroni dagli atomi, formando ioni. Gli elettroni si ricombinano con gli ioni di idrogeno, provocando l’emissione della caratteristica tonalità di luce rossa visibile nell’immagine. Le linee scure nella nebulosa sono dovute alla polvere, che blocca la luce proveniente dal fondo.
Il progetto Vst è nato da una collaborazione tra Eso e l’Osservatorio astronomico di Capodimonte (Oac) dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). Oggi il Vst è gestito interamente dall’Inaf ed è ospitato presso l’Eso, all’Osservatorio di Paranal, in Cile. I dati alla base di questa immagine provengono da un progetto chiamato Vphas+, che utilizza il Vst per mappare il piano della nostra galassia, la Via Lattea, con l’obiettivo di comprendere meglio il ciclo di vita delle stelle.
Ma tornando all’immagine, voi che forme vedete? Un pollo che becca semi sul terreno, la testa di un drago o qualcos’altro del tutto diverso?
A Brazilian tech firm that specializes in protecting networks from distributed denial-of-service (DDoS) attacks has been enabling a botnet responsible for an extended campaign of massive DDoS attacks against other network operators in Brazil, KrebsOnSecurity has learned. The firm’s chief executive says the malicious activity resulted from a security breach and was likely the work of a competitor trying to tarnish his company’s public image.

An Archer AX21 router from TP-Link. Image: tp-link.com.
For the past several years, security experts have tracked a series of massive DDoS attacks originating from Brazil and solely targeting Brazilian ISPs. Until recently, it was less than clear who or what was behind these digital sieges. That changed earlier this month when a trusted source who asked to remain anonymous shared a curious file archive that was exposed in an open directory online.
The exposed archive contained several Portuguese-language malicious programs written in Python. It also included the private SSH authentication keys belonging to the CEO of Huge Networks, a Brazilian ISP that primarily offers DDoS protection to other Brazilian network operators.
Founded in Miami, Fla. in 2014, Huge Networks’s operations are centered in Brazil. The company originated from protecting game servers against DDoS attacks and evolved into an ISP-focused DDoS mitigation provider. It does not appear in any public abuse complaints and is not associated with any known DDoS-for-hire services.
Nevertheless, the exposed archive shows that a Brazil-based threat actor maintained root access to Huge Networks infrastructure and built a powerful DDoS botnet by routinely mass-scanning the Internet for insecure Internet routers and unmanaged domain name system (DNS) servers on the Web that could be enlisted in attacks.
DNS is what allows Internet users to reach websites by typing familiar domain names instead of the associated IP addresses. Ideally, DNS servers only provide answers to machines within a trusted domain. But so-called “DNS reflection” attacks rely on DNS servers that are (mis)configured to accept queries from anywhere on the Web. Attackers can send spoofed DNS queries to these servers so that the request appears to come from the target’s network. That way, when the DNS servers respond, they reply to the spoofed (targeted) address.
By taking advantage of an extension to the DNS protocol that enables large DNS messages, botmasters can dramatically boost the size and impact of a reflection attack — crafting DNS queries so that the responses are much bigger than the requests. For example, an attacker could compose a DNS request of less than 100 bytes, prompting a response that is 60-70 times as large. This amplification effect is especially pronounced when the perpetrators can query many DNS servers with these spoofed requests from tens of thousands of compromised devices simultaneously.

A DNS amplification and reflection attack, illustrated. Image: veracara.digicert.com.
The exposed file archive includes a command-line history showing exactly how this attacker built and maintained a powerful botnet by scouring the Internet for TP-Link Archer AX21 routers. Specifically, the botnet seeks out TP-Link devices that remain vulnerable to CVE-2023-1389, an unauthenticated command injection vulnerability that was patched back in April 2023.
Malicious domains in the exposed Python attack scripts included DNS lookups for hikylover[.]st, and c.loyaltyservices[.]lol, both domains that have been flagged in the past year as control servers for an Internet of Things (IoT) botnet powered by a Mirai malware variant.
The leaked archive shows the botmaster coordinated their scanning from a Digital Ocean server that has been flagged for abusive activity hundreds of times in the past year. The Python scripts invoke multiple Internet addresses assigned to Huge Networks that were used to identify targets and execute DDoS campaigns. The attacks were strictly limited to Brazilian IP address ranges, and the scripts show that each selected IP address prefix was attacked for 10-60 seconds with four parallel processes per host before the botnet moved on to the next target.
The archive also shows these malicious Python scripts relied on private SSH keys belonging to Huge Networks’s CEO, Erick Nascimento. Reached for comment about the files, Mr. Nascimento said he did not write the attack programs and that he didn’t realize the extent of the DDoS campaigns until contacted by KrebsOnSecurity.
“We received and notified many Tier 1 upstreams regarding very very large DDoS attacks against small ISPs,” Nascimento said. “We didn’t dig deep enough at the time, and what you sent makes that clear.”
Nascimento said the unauthorized activity is likely related to a digital intrusion first detected in January 2026 that compromised two of the company’s development servers, as well as his personal SSH keys. But he said there’s no evidence those keys were used after January.
“We notified the team in writing the same day, wiped the boxes, and rotated keys,” Nascimento said, sharing a screenshot of a January 11 notification from Digital Ocean. “All documented internally.”
Mr. Nascimento said Huge Networks has since engaged a third-party network forensics firm to investigate further.
“Our working assessment so far is that this all started with a single internal compromise — one pivot point that gave the attacker downstream access to some resources, including a legacy personal droplet of mine,” he wrote.
“The compromise happened through a bastion/jump server that several people had access to,” Nascimento continued. “Digital Ocean flagged the droplet on January 11 — compromised due to a leaked SSH key, in their wording — I was traveling at the time and addressed it on return. That droplet was deprecated and destroyed, and it was never part of Huge Networks infrastructure.”
The malicious software that powers the botnet of TP-Link devices used in the DDoS attacks on Brazilian ISPs is based on Mirai, a malware strain that made its public debut in September 2016 by launching a then record-smashing DDoS attack that kept this website offline for four days. In January 2017, KrebsOnSecurity identified the Mirai authors as the co-owners of a DDoS mitigation firm that was using the botnet to attack gaming servers and scare up new clients.
In May 2025, KrebsOnSecurity was hit by another Mirai-based DDoS that Google called the largest attack it had ever mitigated. That report implicated a 20-something Brazilian man who was running a DDoS mitigation company as well as several DDoS-for-hire services that have since been seized by the FBI.
Nascimento flatly denied being involved in DDoS attacks against Brazilian operators to generate business for his company’s services.
“We don’t run DDoS attacks against Brazilian operators to sell protection,” Nascimento wrote in response to questions. “Our sales model is mostly inbound and through channel integrator, distributors, partners — not active prospecting based on market incidents. The targets in the scripts you received are small regional providers, the vast majority of which are neither in our customer base nor in our commercial pipeline — a fact verifiable through public sources like QRator.”
Nascimento maintains he has “strong evidence stored on the blockchain” that this was all done by a competitor. As for who that competitor might be, the CEO wouldn’t say.
“I would love to share this with you, but it could not be published as it would lose the surprise factor against my dishonest competitor,” he explained. “Coincidentally or not, your contact happened a week before an important event – one that this competitor has NEVER participated in (and it’s a traditional event in the sector). And this year, they will be participating. Strange, isn’t it?”
Strange indeed.
A poco più di un mese dal debutto di Pixel 10 iniziano già a circolare indiscrezioni sul suo successore. Secondo fonti vicine allo sviluppo, il futuro Pixel 11 potrebbe segnare un cambiamento significativo: il passaggio dal modem Samsung Exynos 5400i al nuovo MediaTek M90, integrato nel Tensor G6.
Alla fine del 2024 si era parlato di un possibile utilizzo di modem MediaTek già sulla serie Pixel 10, ipotesi poi smentita dal mantenimento dell’Exynos. Ora però, secondo Mystic Leaks, Google starebbe effettuando test interni preliminari con il MediaTek M90. Le prove emergono da uno screenshot della riga di comando, in cui compare la versione baseband “a900a”, mentre il bootloader riporta il nome in codice “spacecraft” (per confronto, sul Pixel 10 era “deepspace”).
Il modem M90 è stato presentato da MediaTek al MWC 2025 di Barcellona. Tra le specifiche dichiarate:
Velocità di picco fino a 12 Gbps in download.
Supporto dual 5G SIM dual-active, con gestione dati su entrambe le schede.
AI integrata per migliorare l’efficienza energetica e le prestazioni generali del dispositivo.
Connettività satellitare, un requisito ormai imprescindibile per i flagship.
Non è stato comunicato il process node, mentre sappiamo che l’Exynos 5400i utilizzato finora è realizzato a 4 nm. MediaTek ha fissato la disponibilità dei primi sample ingegneristici per la seconda metà del 2025.
Negli ultimi due anni, l’Exynos 5400i ha contribuito a ridurre i problemi di surriscaldamento che avevano caratterizzato i modem precedenti dei Pixel. Tuttavia, MediaTek sostiene che il nuovo M90 offra un consumo medio ridotto del 18%, un dato che potrebbe convincere Google a valutare la transizione, anche in un’ottica di ulteriore allontanamento dalla filiera Samsung.
Lato SoC, Tensor G6 (indicato con il nome in codice Malibu) sarà il cuore del Pixel 11. In passato si era parlato di una produzione basata sul nodo N3P di TSMC (con architettura 1+6 core), ma nuove indiscrezioni hanno suggerito un salto verso il processo a 2 nm di TSMC, il che renderebbe Tensor G6 uno dei SoC più avanzati in circolazione al momento del lancio.