Modalità di lettura

Uno squalo Mako abbocca all’amo e sorprende due pescatori al largo della Toscana: “Niente può dare l’idea di quello che abbiamo visto”

Una serata di pesca come tante si è trasformata in un incontro che difficilmente Simone Beoni e Fabio Sagnibene dimenticheranno. I due amici, abituati a trascorrere insieme i fine settimana in mare, si sono trovati faccia a faccia con uno squalo Mako, una delle specie più veloci e affascinanti del Mediterraneo. La scena è avvenuta nelle acque di Calafuria, al largo della costa toscana, a circa un miglio dalla riva. I due erano usciti in barca partendo dalla zona di Calambrone, nel territorio di Pisa, per praticare il drifting, una tecnica di pesca d’altura utilizzata per cercare grandi predatori marini come tonni e verdesche.

Una giornata apparentemente normale per due appassionati: Simone lavora nel settore tessile, Fabio è vivaista, ma il mare rappresenta da tempo il loro appuntamento fisso del weekend. Questa volta, però, la battuta ha preso una piega completamente diversa. A raccontare quei momenti è stato Simone, intervistato da La Nazione: “Erano le 21 e il sole stava tramontando, quando all’improvviso abbiamo visto la canna piegarsi di colpo e subito dopo lo squalo è schizzato fuori dalla superficie dell’acqua. È improvvisamente ripiombato sotto, mentre si dimenava in modo furioso: era impressionante”.

I due pescatori hanno capito rapidamente di non avere davanti una cattura comune. L’esemplare, secondo la loro stima, poteva pesare tra i cinquanta e i sessanta chili: “Abbiamo capito subito che si trattava di uno squalo Mako di circa cinquanta o sessanta chili, una specie che si riconosce facilmente dalle pinne e dalla fisionomia”, ha spiegato Simone.

Il Mako, un visitatore insolito delle acque italiane

Lo squalo Mako, il cui nome scientifico è Isurus oxyrinchus, è una specie presente in acque temperate e tropicali, ma negli ultimi anni è diventata sempre più rara nei nostri mari. Considerato un grande predatore pelagico, può avvicinarsi alle coste soprattutto quando segue le proprie prede.

Dopo averlo portato vicino all’imbarcazione, i due hanno scelto di non trattenerlo: “Quando lo squalo è arrivato nei pressi della barca abbiamo tagliato la lenza e lo abbiamo liberato, come era giusto e corretto fare. Abbiamo fatto un video, ma niente può dare l’idea di quello che abbiamo visto e provato. L’impressione è stata enorme e ancora ci rimane in mente il ricordo di quei minuti che abbiamo vissuto insieme”.

Non è un caso isolato: altri avvistamenti nel Mediterraneo

L’avvistamento toscano non sembra essere un caso completamente isolato. Solo poche settimane prima, nelle acque ioniche davanti a Gallipoli, in provincia di Lecce, un altro esemplare adulto di squalo Mako aveva attirato l’attenzione dopo aver urtato un’imbarcazione da diporto mentre navigava al largo. Due episodi ravvicinati che riaccendono l’interesse su una specie difficile da osservare così vicino alle coste italiane.

L'articolo Uno squalo Mako abbocca all’amo e sorprende due pescatori al largo della Toscana: “Niente può dare l’idea di quello che abbiamo visto” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Svelato il mistero del “cane fantasma” dell’Amazzonia: l’incredibile scoperta grazie alle fototrappole

Per decenni è stato considerato un “fantasma“, una creatura quasi mitologica nascosta nel cuore impenetrabile della foresta pluviale amazzonica. La sua natura inafferrabile aveva persino portato alcuni ad associarlo al folklore del “Chupacabra“, alimentando i timori dei fattori locali. Oggi, il velo di mistero che avvolgeva il cane dalle orecchie corte (Atelocynus microtis), noto agli esperti come il “cane fantasma” dell’Amazzonia, si è finalmente sollevato. Una massiccia operazione di monitoraggio visivo ha dimostrato che questo carnivoro di medie dimensioni, pur essendo un maestro del mimetismo, vanta una popolazione sorprendentemente solida e non è affatto raro come si era ipotizzato in passato.

I numeri dello studio: 25 anni di ricerca e oltre 500 avvistamenti

L’esatta mappatura della specie è il risultato della più vasta raccolta di dati mai realizzata su questo animale, recentemente pubblicata sulla rivista scientifica “Neotropical Biology and Conservation”. La ricerca ha richiesto 25 anni di lavoro sul campo tra Bolivia e Perù, concentrandosi nei paesaggi bioculturali del Greater Madidi-Tambopata e dei Llanos de Moxos. Attraverso 34 indagini intensive condotte mediante l’uso di fototrappole posizionate strategicamente, gli scienziati sono riusciti a catalogare 594 fotografie confermate del predatore. Questo dispiegamento tecnologico ha ribaltato le convinzioni scientifiche preesistenti: i dati dimostrano una densità di 15 individui per 100 chilometri quadrati. Statistiche alla mano, il cane dalle orecchie corte risulta essere numericamente più abbondante dei grandi predatori della zona, come il giaguaro, pur mantenendosi inferiore alle popolazioni di carnivori di medie dimensioni come l’ocelot.

Il ritratto dell’atelocino: membrane interdigitali e occhi riflettenti

Conosciuto in Italia con il nome di atelocino, questo canide cerdocionino endemico del bacino del Rio delle Amazzoni presenta caratteristiche anatomiche uniche. Di medie dimensioni, misura dai 72 ai 100 centimetri dalla punta del naso alla base della coda (che da sola misura tra i 24 e i 35 centimetri), con un’altezza alla spalla di 35 centimetri e un peso di circa 9-10 chilogrammi, con le femmine leggermente più grandi dei maschi.

La testa è massiccia e simile a quella di una volpe, sormontata da brevi orecchie arrotondate. Il manto è fitto, liscio e scuro, con variazioni cromatiche che spaziano dal nero al marrone e al grigio nerastro, per poi schiarire gradualmente fino a un bruno-rossastro uniforme sul ventre. Due le peculiarità evolutive di maggior rilievo: lo sviluppo di abbozzi di membrane interdigitali sulle zampe (un adattamento per muoversi in terreni fangosi e acquatici) e la presenza del “tapetum lucidum”, uno strato riflettente posto dietro la retina che amplifica la luce in condizioni di scarsa visibilità, documentato in esemplari tenuti sotto osservazione.

Abitudini diurne e l’enigma dell’habitat

Dotato di udito e olfatto finissimi, il predatore è quasi totalmente carnivoro (si nutre di piccoli mammiferi, rettili, anfibi, uccelli, pesci e insetti), pur integrando la dieta con la frutta. Si muove prevalentemente in solitaria, con il limite massimo documentato di due esemplari in coppia. Le immagini delle fototrappole hanno chiarito un equivoco comportamentale storico: contrariamente a quanto si ipotizzava, il cane fantasma è un animale prevalentemente diurno, con un picco di attività registrato nella fascia oraria tra le 6 del mattino e mezzogiorno. I dati hanno inoltre rivelato un paradosso ecologico: nonostante le zampe parzialmente palmate suggeriscano abitudini acquatiche, l’atelocino predilige vivere nelle foreste di altopiano, ben lontano dal corso dei fiumi. È proprio questa scelta di stazionare in aree remote e poco battute dall’uomo ad aver garantito la sua invisibilità per secoli.

La protezione della volta forestale

Nonostante le rassicurazioni sulla densità della popolazione, i ricercatori sottolineano che la conservazione della specie non è garantita a priori. La sopravvivenza del cane dalle orecchie corte è intrinsecamente legata all’integrità della volta forestale amazzonica. Secondo il team di ricerca, l’unica strategia di gestione efficace per tutelare l’atelocino si basa sulla creazione e sul mantenimento di aree protette ben gestite, unite alla promozione di uno sviluppo sostenibile all’interno dei territori indigeni, per evitare che la deforestazione cancelli l’habitat di questo enigmatico predatore.

L'articolo Svelato il mistero del “cane fantasma” dell’Amazzonia: l’incredibile scoperta grazie alle fototrappole proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Cani e gatti fuggono da casa il martedì alle ore 8” e non è un caso: la mappa di chi scompare di più in Europa

Non servono fughe spettacolari per perdere un animale. A volte basta il gesto più banale della giornata: aprire un cancello mentre si controlla il telefono, uscire di fretta, dimenticare per un secondo che dall’altra parte non c’è solo un giardino ma un confine sottile. Ogni anno in Europa migliaia di cani e gatti escono così dalla cosiddetta “zona sicura” delle loro case. Non in contesti eccezionali, ma dentro la normalità più quotidiana. E l’Italia, più di tutti, è il Paese dove accade più spesso: oltre il 50% degli allarmi GPS registrati tra marzo e maggio 2026 arriva da qui, secondo il report di Kippy. Non si tratta di abbandoni, ma di smarrimenti domestici accidentali: animali che approfittano di un varco rimasto aperto, che seguono un odore, che reagiscono a un rumore improvviso. E il dato più inatteso è che i cani risultano più “fuggitivi” dei gatti del 43%.

A fotografare il fenomeno è l’analisi di oltre 4.000 episodi registrati nello stesso periodo in Europa. Dopo l’Italia (oltre il 50% degli allarmi), seguono Francia (30%) e Germania (8%). Un quadro che non rimanda a situazioni straordinarie, ma a routine domestiche ricorrenti: case, giardini e momenti di distrazione che si ripetono con dinamiche simili in migliaia di famiglie.

L'articolo “Cani e gatti fuggono da casa il martedì alle ore 8” e non è un caso: la mappa di chi scompare di più in Europa proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“La scambio con un frigorifero”: l’annuncio choc su Facebook. Salvata una cagnolina in gravi condizioni: “Ora sarai amata e non sarai mai più trattata come una merce”

Una cagnolina denutrita e in condizioni di forte trascuratezza è stata proposta online in cambio di un frigorifero. È successo in Brasile, dove la vicenda di Cachecol, una Spitz Tedesca, ha suscitato tanta indignazione sui social e mobilitato alcuni volontari che sono riusciti a salvarla. L’annuncio era stato pubblicato in un gruppo Facebook dedicato agli scambi tra privati nello Stato del Rio Grande do Sul. Il proprietario dell’animale aveva deciso di cederla chiedendo in cambio un elettrodomestico, trattandola di fatto come un bene qualsiasi. La segnalazione è arrivata rapidamente agli attivisti locali, che hanno deciso di intervenire.

Secondo quanto riportato da La Stampa, a recuperare la cagnolina è stata la volontaria Deise Falci, che il 28 maggio l’ha presa in custodia e portata in un luogo sicuro. Dopo il salvataggio è stata ribattezzata Cachecol, parola portoghese che significa “sciarpa”, scelta per il particolare aspetto del suo mantello dopo una tosatura incompleta.

Le condizioni

Fin dai primi controlli è apparso evidente che l’animale aveva vissuto a lungo in condizioni difficili. Cachecol era molto magra, debilitata e presentava gravi problemi dentali dovuti alla mancanza di cure. I veterinari hanno riscontrato un forte accumulo di tartaro e la perdita di alcuni incisivi, tutti segni compatibili con anni di trascuratezza.

Secondo chi si sta occupando di lei, la cagnolina potrebbe essere stata utilizzata per lungo tempo come fattrice. Le condizioni fisiche osservate dai volontari hanno infatti fatto nascere il sospetto che sia stata sfruttata per la riproduzione e successivamente abbandonata quando non era più considerata redditizia. Dopo il recupero, Cachecol ha iniziato un percorso di cure veterinarie e riabilitazione. È stata sottoposta a interventi per trattare le infezioni presenti nella bocca e segue un programma alimentare per recuperare peso e salute.

Un lieto fine

Oggi Cachecol si trova al sicuro e sta affrontando un graduale percorso di recupero sotto la supervisione dei volontari che l’hanno soccorsa. Nonostante le evidenti sofferenze subite, la cagnolina si è mostrata fin da subito docile e collaborativa, e ha facilitato ai veterinari le cure e l’assistenza quotidiana. Nelle prossime settimane proseguiranno gli accertamenti e il programma di riabilitazione, con l’obiettivo di restituirle piena salute e prepararla a una futura adozione.

Condividendo gli aggiornamenti sul recupero della cagnolina, la volontaria Deise Falci ha commentato così l’episodio: “Ora sarai amata e non sarai mai più trattata come una merce. La sofferenza dei cani di razza pura finirà solo quando le persone smetteranno di comprarli”.

L'articolo “La scambio con un frigorifero”: l’annuncio choc su Facebook. Salvata una cagnolina in gravi condizioni: “Ora sarai amata e non sarai mai più trattata come una merce” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌