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Il parametro scelto per il bonus affitto ai genitori separati produce effetti paradossali

Un decreto interministeriale fissa l’importo del bonus affitto per i genitori separati e i criteri per assegnarlo. Che non usano l’Isee, ma molto discutibili soglie reddituali e punteggi per patrimonio e numero di figli. Produrrà situazioni insensate.

di Maria Cecilia Guerra (Fonte: lavoce.info)

La legge di bilancio per il 2026 ha previsto l’introduzione di un fondo, con una dotazione di 20 milioni annui, finalizzato a finanziare un sostegno abitativo a favore dei genitori separati o divorziati, con figli a carico di età non superiore ai 21 anni, che non risultino assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà. Un sostegno su cui ci sarebbe da discutere, ad esempio perché si preoccupa del genitore separato che deve affrontare il costo di un affitto, solo se lui, il coniuge o i figli conviventi sono proprietari della casa familiare che viene assegnata all’altro genitore, come se i non proprietari non dovessero anch’essi affrontare un affitto in più a seguito di una separazione. Considera inoltre solo le coppie legalmente sposate, pur in presenza di un provvedimento del tribunale relativo all’affidamento e al mantenimento dei figli.

Pochi giorni fa, a ben dieci mesi di distanza, è stato approvato il decreto interministeriale del ministero delle Infrastrutture e trasporti e del ministero dell’Economia e finanze, che fissa l’importo del bonus, pari al 50 per cento del canone annuale di affitto fino a un massimo di 6mila euro annui, e individua i criteri, fra cui la prova dei mezzi, per l’esclusione dal beneficio e le graduatorie di accesso. È su questi criteri che ci si soffermerà qui.

Il reddito individuale come indicatore della condizione economica

Il requisito economico per accedere al bonus previsto sarà il reddito individuale che risulta dall’ultima dichiarazione e non l’Isee. In questo modo, dice Matteo Salvini, si va incontro al ceto medio con un reddito fino a 35mila euro che sarebbe altrimenti escluso da soglie Isee che privilegiano i più poveri.

Una dichiarazione in linea con tutte quelle che continuano ad attribuire all’Isee le difficoltà di accesso a questo o quel servizio, a questa o quella prestazione, ma assolutamente sbagliata. La limitazione non dipende dall’Isee, ma dal fatto che l’accesso è selettivo: non è riservato a tutti i potenziali beneficiari, cioè a tutti quelli che ne avrebbero bisogno, perché le risorse messe a disposizione sono insufficienti. Viene allora limitato sulla base di graduatorie o sulla base di un indicatore della condizione economica. L’indicatore utilizzato, qualunque esso sia, non allarga o restringe la platea, che dipende da quante sono le risorse in campo, stabilisce solo un ordinamento: chi è davanti in graduatoria e chi è dietro e può restare escluso.

Per questo è una scelta delicata. Per questo l’Isee non è stato inventato a caso, ma riformato dal 2014 alla luce dell’esperienza decennale precedente, attraverso il confronto con le istituzioni e le parti sociali, e tenendo conto dei criteri suggeriti dagli studi scientifici a disposizione, ad esempio quelli relativi alla scala di equivalenza che permette di confrontare la situazione economica di nuclei familiari con un differente numero di membri. Ovviamente, come tutti gli strumenti, l’Isee è modificabile e migliorabile alla luce anche di eventuali problematiche legate al suo funzionamento. Ma è stato posto come Livello essenziale delle prestazioni, Lep, per cui esiste l’obbligo di utilizzarlo in tutte le prestazioni che a livello locale e nazionale fanno riferimento alla prova dei mezzi, proprio per evitare quel proliferare di misure discrezionali, casuali, che aveva dato luogo, nel periodo antecedente alla sua introduzione, a risultati paradossali: un utente che risultava “ricco” in base ai criteri utilizzati per l’accesso a un certo servizio e “povero” in base ai differenti criteri utilizzati per l’accesso a un altro servizio, addirittura nello stesso comune.

Il decreto 200/2026 viola questo principio: non adotta l’Isee ma fa riferimento unicamente al reddito individuale dell’ultima dichiarazione. Un indicatore troppo povero di informazioni sulla reale condizione economica del potenziale beneficiario del bonus.

Con quali conseguenze?

La caratteristica fondamentale dell’Isee è di valutare la condizione economica non su base individuale ma con riferimento al nucleo familiare. Una persona può infatti essere povera individualmente ma vivere in un nucleo in cui beneficia del reddito percepito dagli altri componenti. Viceversa, può stare bene individualmente ma doversi poi occupare di un insieme ampio di persone non autonome economicamente, come ad esempio minori o persone con gravi disabilità. Regole specifiche servono a tenere conto dei doveri economici che i genitori separati hanno nei confronti dei figli anche non conviventi.

In base al decreto 200/2026, invece, ad esempio: un genitore separato con un reddito di 37mila euro e 4 figli a carico sarà escluso, quello con 33mila euro e un solo figlio a carico potrà invece aspirare ad ottenere il beneficio.

L’Isee tiene poi conto di tutti i redditi, compresi quelli finanziari, che non sono dichiarati in Irpef. Il nuovo indicatore proposto invece non considera i redditi finanziari. Sulla base della norma generale dovrebbe fare riferimento anche ai redditi tassati fuori dall’Irpef, come quelli degli autonomi in regime forfetario, o degli affitti sottoposti alla cedolare secca. Vedremo se almeno questa norma verrà rispettata.

Inoltre, l’Isee è un indicatore misto: tiene conto, oltre al reddito, anche del patrimonio, nell’assunto che a parità di reddito chi possiede un patrimonio, al di sopra di certe franchigie, si trovi in una situazione economica migliore. La franchigia è molto elevata per la prima casa, ma correlativamente si esclude dal reddito la spesa per affitto per chi non ha la casa di proprietà. In base al decreto 200/2026, invece, ad esempio: un genitore separato con un reddito di 34mila euro e attività finanziarie pari a 50mila euro, potrà aspirare a prendere il bonus, quello con un reddito di 35.100 euro e attività finanziarie pari a 5mila euro no.

Esclusioni e punteggi per patrimonio immobiliare e figli

Del patrimonio e dei figli a carico il decreto interministeriale 200/2026 tiene conto, non con l’Isee, ma nelle regole di esclusione e nei punteggi. Lo fa in modo rozzo, generando ulteriori effetti paradossali.

Dalla interazione fra il criterio reddituale prescelto e le altre regole di esclusione previste emerge ad esempio che: un genitore separato con un reddito di 34mila euro, e una casa di proprietà a più di 50 chilometri di distanza dal comune ove è collocata l’abitazione familiare di proprietà può aspirare al bonus, quello con un reddito di 36mila euro ma senza alcun patrimonio immobiliare non lo prenderà. Analoghi effetti paradossali emergono dai punteggi assegnati per stabilire le graduatorie di accesso al bonus: un genitore separato con un reddito di 24.900 euro e solo un figlio, a parità di altre condizioni, passerà davanti in graduatoria a quello con un reddito di 25.100 euro e due figli a carico.

Verità e bugie

Nella sua dichiarazione sugli effetti del nuovo indicatore Salvini dice quindi una verità e una bugia. La verità: abbandonare l’Isee avrà l’effetto di riconoscere il bonus anche a persone che stanno abbastanza bene, al prezzo però di escludere persone che stanno abbastanza male – cosa su cui invece tace. La bugia: con l’abbandono dell’Isee, il numero di genitori che alla fine prenderà il bonus non si amplia, potrebbe anzi addirittura ridursi se i genitori più benestanti ammessi pagano affitti più alti di quelli esclusi, essendo il bonus pari al 50 per cento dell’affitto pagato.

Quello che avverrà è che l’ordinamento fatto non con l’Isee, ma con soglie reddituali e punteggi per patrimonio e numero di figli molto discutibili produrrà effetti paradossali quali quelli riportati sopra.

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Bonus affitto per genitori separati, chi ha diritto al contributo di 500 euro al mese e come fare richiesta entro il 28 ottobre

Con l’apertura della piattaforma telematica del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è scattato il conto alla rovescia per richiedere il bonus affitto genitori separati, una misura pensata per sostenere le spese di locazione dei padri e delle madri rimasti senza un alloggio di proprietà a seguito di una separazione o di un divorzio. L’intervento punta a mitigare l’impatto economico di chi deve sostenere un doppio costo abitativo dopo la rottura familiare, assicurando un contributo finanziario che può raggiungere il 50% del canone mensile versato, fino a un tetto massimo di 500 euro mensili per un totale non superiore a 6.000 euro annui.

I tempi per accedere al beneficio sono particolarmente stretti: la scadenza per l’invio delle istanze è fissata per le ore dodici del 28 ottobre. I richiedenti devono muoversi con la massima tempestività, anche se la normativa specifica che l’ordine cronologico di trasmissione non garantisce alcuna priorità nell’accesso alle risorse. Non siamo infatti di fronte a un clic day gestito a sportello, bensì a una selezione formale coordinata a livello centrale che sfocerà in specifiche graduatorie regionali per l’assegnazione finale del bonus.

Chi ha diritto al bonus affitto genitori e le condizioni di reddito

L’accesso al contributo è subordinato al rispetto di requisiti anagrafici, patrimoniali e reddituali ben delineati. La misura è riservata in via esclusiva ai soggetti che risultino legalmente separati o divorziati e che non siano stati individuati come assegnatari della casa coniugale nel provvedimento emesso dal Tribunale. Per beneficiare del sostegno economico è indispensabile essere titolari di un contratto di locazione ad uso abitativo regolarmente registrato, e dimostrare di non possedere altri immobili idonei ad uso abitativo nello stesso Comune della ex casa familiare o nei Comuni confinanti ed entro un raggio di cinquanta chilometri.

Sul piano economico, il parametro di riferimento prescelto per il bonus affitto genitori si discosta dai consueti indicatori della situazione economica equivalente. Per fare richiesta non occorre presentare la dichiarazione Isee, poiché la valutazione si basa unicamente sul reddito complessivo individuale relativo all’ultima dichiarazione dei redditi. Tale valore non deve superare la soglia limite dei 35.000 euro. A completare i vincoli formali vi è la presenza di figli minori o maggiorenni fiscalmente a carico fino al compimento dei ventuno anni di età, oltre alla dimostrazione di essere in regola con il versamento degli assegni di mantenimento stabiliti dal giudice.

Come compilare la richiesta per il bonus affitto genitori sul portale del Ministero

L’iter per la presentazione della domanda si svolge interamente online tramite l’applicazione denominata Sostegno abitativo genitori separati o divorziati, accessibile dal sito del Ministero. Per avviare la procedura occorre autenticarsi tramite Carta di Identità Elettronica, Carta Nazionale dei Servizi oppure Spid. Una volta completato il riconoscimento iniziale, la piattaforma recupera automaticamente le generalità del richiedente, che dovrà confermare o integrare i propri recapiti di posta elettronica e telefono.

La fase successiva prevede l’inserimento dei dati inerenti allo stato civile e al nucleo familiare per completare l’istanza del bonus affitto genitori. Nello specifico, il sistema richiede l’indicazione della data e degli estremi del provvedimento giudiziario o dell’accordo di negoziazione assistita che ha sancito la separazione o il divorzio. Vanno quindi aggiunti i codici fiscali dei figli a carico indicando la relativa percentuale. Si passa poi alla sezione dell’immobile in locazione, inserendo gli estremi di registrazione del contratto d’affitto e la quota di canone mensile pattuita al netto delle spese condominiali. Dopo aver rilasciato l’autodichiarazione sul limite reddituale, la procedura si chiude digitando il proprio codice Iban per ricevere l’erogazione del contributo in un’unica soluzione.

Il calcolo dei punteggi per la graduatoria regionale

Al termine del periodo di apertura della piattaforma, ogni istanza presentata per il bonus affitto genitori riceverà una valutazione numerica utile alla formazione delle graduatorie su base territoriale. La griglia premia le fasce sociali maggiormente esposte alla fragilità economica e abitativa: la quota principale dei punti viene attribuita sulla base dello scaglione di reddito, con quindici punti assegnati a chi dichiara fino a 15.000 euro, tredici punti per la fascia tra 15.000 e 25.000 euro e dieci punti per quella fino a 35.000 euro.

Oltre al reddito, il sistema attribuisce peso alla composizione familiare e alla presenza di disabilità. Per ogni figlio a carico under ventuno si sommano due punti, che raddoppiano a quattro per ciascun figlio con disabilità. Ulteriori quattro punti vengono assegnati se è il genitore richiedente a versare in condizioni di disabilità.

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