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La Fiom fa 125 anni e guarda alle sfide del futuro: “Andare oltre le fabbriche e costruire relazioni, il lavoro non sia una merce”

Da dove si viene e dove si va? La Fiom si volta indietro per celebrare i suoi 125 anni, ma guarda anche al futuro affrontando i temi centrali del lavoro che verrà. Anche per questo un ampio spazio nella due giorni di Livorno, dove vide la luce la Federazione italiana operai metallurgici il 16 giugno 1901, lo trovano i delegati under 35. Il sindacato si interroga sulle sfide all’orizzonte senza indugiare troppo sulla celebrazione delle lotte già combattute. È quella che il segretario generale Michele De Palma definisce la “nostalgia del futuro”, avvisando che la Fiom deve “innovarsi dentro la tradizione” se vuole essere incisiva anche di fronte a un mondo che ha davanti un cimento improbo tra intelligenza artificiale e la natura stessa del lavoro nel sentire comune.

“Il capitale – dice davanti alla platea del Teatro Quattro Mori – sta prendendo il lavoro, la vita delle persone, e lo sta facendo diventare una merce. Lo capisco dai giovani: non lo sentono come un processo di perfezionamento di ciò che sono, della loro cittadinanza. Ma come merce, ridotto così dal capitalismo: vogliono lavorare per ottenere i soldi e quindi scappare”. Di fronte a una rappresentanza che rischia di degradarsi, minata dalla liquefazione delle ideologie, insiste sulla necessità di “tenere insieme i lavoratori del settore informatico con i siderurgici” e “costruire relazioni tra generazioni”.

Ma non solo. Rifugge lo status quo: “Non possiamo lottare per difendere, dobbiamo stare dentro il cambiamento oppure saremo tagliati fuori dalla storia del futuro”. Una via necessaria: “Contro il tecnofascismo dei fondi dobbiamo avere la forza e le intelligenze per affrontare lo scontro che ci attende”. Parla di “contrattacchi” di fronte all’aggressione dei diritti, a iniziare dal decreto Primo Maggio, di “solidarietà tra le fabbriche” quando una è in difficoltà e della necessità di ampliare la contrattazione di secondo livello.

Ricorda i morti sul lavoro citando Loris Costantino e Claudio Salamida, i due operai dell’Ilva di Taranto “che hanno perso la vita in una fabbrica gestita dallo Stato”, quindi riadatta il vangelo di Matteo (“Sono un operaio nella vigna degli operai”) e apre a un secondo incarico in vista del congresso del 2027 quando ci sarà da decidere anche chi guiderà la Cgil dopo Landini. In ogni caso, la parola d’ordine è aprirsi: “È già il tempo di andare oltre le fabbriche in cui siamo, oltre i lavoratori che rappresentiamo. Dobbiamo andare dai giovani, dai migranti, dobbiamo allargare lo spettro delle nostre relazioni”. La giornata di Livorno, in questo senso, è un manifesto.

Oltre alla segretaria nazionale della Cgil e sua predecessora, Francesca Re David, e al segretario generale Maurizio Landini, sul palco salgono i compagni di viaggio con i quali la Fiom dialoga ed è spesso sceso in piazza negli ultimi anni per la difesa della Costituzione e contro la guerra in Palestina. Una scelta inevitabile secondo il sindacato: “Il sindacato deve avere spirito internazionalista, altrimenti non esiste”, sintetizza Landini. Ecco allora Walter Massa, presidente Arci: “Ogni euro in armi è un euro in meno per lavoro e sanità. Serve una forza sociale capace di incidere. La pace arriverà se qualcuno la pretenderà”.

Tomaso Montanari, rettore Università per Stranieri di Siena, porta sul palco il pensiero di Bruno Bozzi, segretario della Fiom che fu ucciso dai nazisti il 4 giugno 1944 nell’eccidio de La Storta, vicino Roma: “Diceva ‘il nostro compito è intervenire per la pace contro la guerra’. Chi muove critiche ai sindacati quando scendono in piazza per la pace dovrebbe rileggerlo”, ammonisce ricordando anche la posizione “fieramente anti-intervenista” del sindacato alle porte della Prima Guerra Mondiale.

Il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo ricorda che la prima brigata partigiana, la Brigata Proletaria, era formata da centinaia di operai dei cantieri di Monfalcone e parla di “disumanizzazione del lavoro”. Mentre Rossella Miccio, numero uno di Emergency, sottolinea la comunanza di “valori” che andrebbe messa a frutto per “ricostruire un tessuto sociale globale che al momento è frammentato”. Vengono proiettati i discorsi di Stefano Rodotà e Gino Strada tenuti durante eventi della Fiom. Le parole del medico e fondatore di Emergency sul riarmo e i conflitti risalgono a 12 anni fa ma sembrano pronunciate in diretta.

Il discorso di Mona Abuamara, ambasciatrice della Palestina in Italia, viene più volte interrotto dagli applausi: “Vogliono convincervi che sia uno scontro tra due parti alla pari, ma nella realtà è un progetto di pulizia etnica del popolo indigeno dalla sua terra – scandisce – La vostra voce mostra coraggio. I palestinesi sanno che pagate un prezzo per questo”. Il costituzionalità Gaetano Azzariti ricorda il no della Fiom al referendum sulla giustizia e riposiziona la barra sul lavoro: “È arrivato il momento di capire che la Costituzione non va stravolta ma attuata. Bisogna partire dalle fondamenta, da ciò che qualifica la nostra democrazia: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”.

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Ilva, De Palma (Fiom): “Urso dice basta soldi pubblici? Li hanno spesi male, nazionalizzino come fatto da Francia e Uk”

“Si era detto lo scorso anno ci sarebbe stato il passaggio a Baku Steel. Noi abbiamo sempre sostenuto che esiste una sola soluzione, quella che l’hanno adottata governi non rivoluzionari come Francia e Gran Bretagna: Macron e Starmer hanno nazionalizzato per garantire la strategicità dell’acciaio nei loro Paesi”.

Il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, nel giorno in cui il sindacato metalmeccanico compie 125 anni, torna a chiedere un intervento statale per salvare l’Ilva dopo che lunedì il governo ha comunicato di non poter più versare soldi nelle casse dell’azienda, gestita dai commissari, quando finiranno i 349 milioni di euro di prestito ponte autorizzati dall’Unione Europea. Nel frattempo, però, la vendita è in stallo.

“Urso, invece di dirci che non ci sono più risorse pubbliche, ammetta che sono state gestite male. Bisogna entrare in equity e quindi gestire la fase di transizione dell’azienda con il processo di decarbonizzazione – ha attaccato De Palma – Con il governo Draghi c’era più di un miliardo per passare al Dri (l’impianto alla base di una produzione senza ciclo integrale, ndr). A oggi non è stata ancora una messa pietra per iniziare a costruire l’impianto”.

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Stellantis, Landini al Fatto: “Il governo usa Tavares come capro espiatorio. Ma Agnelli-Elkann anche ora non investono in Italia”

“Questo è il governo della propaganda, non dei fatti. Era evidente a tutti quello che rischiava di succedere, quindi hanno costruito un capro espiatorio”. Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha spiegato a Ilfattoquotidiano.it la giravolta del governo Meloni nei confronti di Stellantis dal giorno in cui, nel novembre 2024, è stato allontanato l’ex amministratore delegato Carlos Tavares.

Fino a quel momento, il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva fortemente criticato l’impegno del gruppo guidato dalle famiglie Agnelli ed Elkann nel nostro Paese. Dopo, con l’arrivo di Antonio Filosa, l’atteggiamento è totalmente cambiato e il mirino per i mancati investimenti è stato puntato contro le regole europee sull’auto.

“In realtà – ha aggiunto Landini prima della celebrazione per i 125 anni della Fiomanche dopo Tavares, la famiglia ha scelto di tagliare e non investire in Italia. Siamo di fronte a un governo che non si sta assumendo la responsabilità dello sviluppo industriale del nostro Paese, che non si realizza senza investimenti pubblici e privati. Chi rischia di pagare il prezzo sono le lavoratrici e i lavoratori. Noi lo accetteremo”.

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Electrolux: sospeso il piano licenziamenti

Freno ai 1.700 esuberi e allo stop di Cerreto. Sindacati: "È solo una tregua armata". Il ministro Urso ha definito inaccettabile il piano esuberi dell'azienda

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