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Warriors in testa, Knicks secondi e Lakers terzi: le 30 squadre NBA che valgono di più

Di Justin Teitelbaum e Brett Knigh

Le squadre Nba non vengono messe in vendita spesso (due terzi dei proprietari di controllo della lega sono al loro posto da almeno dieci anni), ed è per questo che ad agosto hanno sorpreso due passaggi di mano a breve distanza. Prima Mark Walter ha accettato di vendere i Los Angeles Lakers a Josh Kushner e Bob Iger, appena dieci mesi dopo aver chiuso l’acquisto della franchigia. Poi, solo una settimana più tardi, Marc Stad, socio di minoranza dei Minnesota Timberwolves, ha raggiunto un accordo per rilevare la quota di Marc Lore, a 14 mesi da quando il miliardario del retail ne aveva preso ufficialmente il controllo.

Entrambe le operazioni attendono ancora l’approvazione del consiglio dei governatori della Nba, ma se si chiuderanno senza intoppi, come previsto, i venditori incasseranno un buon ritorno. Lore, che nel 2021 aveva accettato di comprare i Timberwolves e le Minnesota Lynx della Wnba con un’operazione in più fasi dal valore d’impresa di 1,5 miliardi di dollari, ha ottenuto 4,5 miliardi per le due squadre: un rendimento annuo del 25%, anche calcolandolo dall’accordo iniziale. Walter, che è sotto indagine federale per alcuni prestiti tra le sue altre società, ha ottenuto lo stesso rendimento alzando il prezzo dei Lakers da 10 a 12,5 miliardi in meno di un anno.

È la vita nella Nba, dove le valutazioni volano alte come una schiacciata in contropiede.

La classifica: Warriors, Knicks e Lakers

I Golden State Warriors restano la squadra di basket più preziosa per il quinto anno consecutivo, con una stima di 13,5 miliardi di dollari (+23% rispetto al 2025). I New York Knicks sono secondi con 12,6 miliardi, in crescita del 29% su base annua: questo riporta i campioni in carica davanti ai Lakers nella classifica finanziaria di Forbes, dopo che l’anno scorso le due squadre si erano scambiate le posizioni. Solo due squadre di altri sport al mondo valgono quanto le prime tre della Nba: i Dallas Cowboys della Nfl (17 miliardi) e i Los Angeles Rams (13,5 miliardi).

I Los Angeles Clippers, intanto, sono valutati 7,8 miliardi, al quarto posto nella Nba, nonostante una pesante sanzione per violazione del salary cap che limiterà la capacità del club di competere nelle prossime stagioni.

Un mercato in crescita

Complessivamente, le 30 franchigie della lega valgono in media 6,1 miliardi di dollari, il 14% in più rispetto ai 5,4 miliardi dello scorso anno e il 147% in più rispetto ai 2,5 miliardi del 2021. Ogni squadra è valutata almeno 4 miliardi e il prezzo d’ingresso nella lega è salito del 167% nello stesso arco di cinque anni, da 1,5 miliardi.

Una serie di vendite recenti dà credito a queste cifre. Oltre a Lakers e Timberwolves, in un mercato insolitamente attivo altre cinque squadre hanno cambiato mano negli ultimi quattro anni, compreso l’acquisto dei Portland Trail Blazers da parte di Tom Dundon, un’operazione in due parti approvata ad aprile con una valutazione complessiva che secondo le indiscrezioni si aggira sui 4,25 miliardi. Non sono mancate le consuete transazioni di minoranza, come l’accordo di luglio con cui la società di private equity Blue Owl ha rilevato una quota dei Cleveland Cavaliers con una valutazione di 5,5 miliardi, secondo Sportico.

I ricavi della lega e i media locali

Gli investitori sono attratti dalla robusta crescita del business della Nba. Secondo le stime di Forbes, i ricavi dell’intera lega nella regular season 2025-26 si sono avvicinati ai 14 miliardi di dollari, compreso quanto generato da eventi non Nba nelle arene delle squadre. È un aumento del 12% su base annua, nella prima stagione del contratto di diritti televisivi nazionali da 76 miliardi e della durata di 11 anni.

I media locali sono un’area di maggiore preoccupazione. Il fallimento dell’operatore di reti sportive regionali Main Street Sports Group ha lasciato 16 squadre Nba senza casa in televisione a livello locale negli ultimi anni, costringendole a cercare alternative e mettendo a rischio decine di milioni di dollari di ricavi annui. Secondo le stime di Forbes, nel 2025-26 le 16 squadre hanno incassato in media 13 milioni di dollari dai diritti media locali, contro i 40 milioni del 2023-24.

La lega prende sul serio la minaccia: ha assunto Matt Volk, chief operating officer di Nesn, per guidare i media locali in un ruolo dirigenziale creato quest’anno, e punterebbe a riunire i diritti di almeno 20 squadre in un hub di streaming per la stagione 2027-28.

Sponsor, presenze e nuove arene

Nel frattempo altre linee di business compensano i cali: nel 2025-26 i ricavi da sponsorizzazioni e pubblicità delle squadre sono saliti del 14% su base annua, secondo le stime di Forbes, e le presenze complessive in regular season hanno superato i 22 milioni, la quarta volta nella storia in cui la Nba raggiunge il 97% della capienza delle arene.

I guadagni potrebbero accelerare man mano che diverse franchigie ristrutturano i propri impianti e quattro squadre (Oklahoma City Thunder, Philadelphia 76ers, Dallas Mavericks e San Antonio Spurs) lavorano alla costruzione di nuove arene.

Espansione e mercati internazionali

Le 30 squadre attuali potrebbero inoltre ricevere ingenti pagamenti una tantum sotto forma di quote d’ingresso per l’espansione. Il commissioner Adam Silver ha detto che la lega deciderà entro la fine dell’anno se e dove procedere con l’aggiunta di nuove squadre. Mentre si valuta di collocare nuove franchigie a Las Vegas e Seattle, alcune indiscrezioni indicano che l’offerta per Las Vegas potrebbe arrivare a 9 o addirittura 10 miliardi, senza contare il costo di una nuova arena.

Allo stesso tempo la Nba vuole vendere franchigie della Basketball Africa League e lanciare un nuovo campionato europeo, il che potrebbe significare ulteriori quote d’ingresso per i proprietari delle squadre statunitensi, oltre a future opportunità commerciali e a un flusso più forte di talenti tra i continenti.

La Nba sostiene già che la maggior parte dei suoi tifosi e dei consumi dei suoi contenuti arriva da fuori dagli Stati Uniti, e da anni cerca di rafforzare la propria presenza in regioni come l’Asia orientale e l’America Latina. Lo scorso novembre, per esempio, ha annunciato nuovi accordi di trasmissione nelle Filippine e in Medio Oriente e Nord Africa.

I multipli rispetto alle altre leghe

Con questo slancio, la valutazione media della Nba, pari a 6,1 miliardi di dollari, è ora 13,1 volte i ricavi medi per squadra dell’ultima stagione, contro il multiplo di 8,6 di quattro anni fa. Un valore che supera con facilità le ultime cifre di Forbes per Nhl (8,9), Mls (8,9) e Mlb (7), così come per leghe in rapida crescita come la Wnba (12,5) e la Nwsl (11,1), ed è appena sotto il 13,4 della Nfl.

All’interno della Nba i multipli vanno da 10,4 per i Trail Blazers a 20 per i Lakers, un divario più ampio rispetto alle altre principali leghe maschili nordamericane. Questo suggerisce che le opportunità finanziarie per i club di punta potrebbero non arrivare fino alle squadre più piccole. Ma i Lakers hanno compagnia in cima con i Knicks, il cui multiplo è 19,7 e che hanno una strada più chiara verso una possibile vendita, visto che questo mese completano lo scorporo dai New York Rangers della Nhl  nella società quotata Msg Knickerbockers Corp.

Le valutazioni delle squadre NBA 2026

N. 1 – Golden State Warriors – 13,5 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 23% | Ricavi: 942 milioni | Utile operativo: 364 milioni | Proprietari: Joe Lacob, Peter Guber

N. 2 – New York Knicks – 12,6 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 29% | Ricavi: 640 milioni | Utile operativo: 140 milioni | Proprietario: Madison Square Garden Sports

N. 3 – Los Angeles Lakers – 12,5 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 25% | Ricavi: 626 milioni | Utile operativo: 248 milioni | Proprietari: Mark Walter, Todd Boehly, trust della famiglia Jerry Buss

N. 4 – Los Angeles Clippers – 7,8 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 4% | Ricavi: 602 milioni | Utile operativo: 119 milioni | Proprietario: Steve Ballmer

N. 5 – Boston Celtics – 7 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 4% | Ricavi: 511 milioni | Utile operativo: 209 milioni | Proprietari: Bill Chisholm, famiglia Grousbeck

N. 6 – Chicago Bulls – 6,7 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 12% | Ricavi: 482 milioni | Utile operativo: 177 milioni | Proprietario: Jerry Reinsdorf

N. 7 – Houston Rockets – 6,6 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 12% | Ricavi: 523 milioni | Utile operativo: 178 milioni | Proprietario: Tilman Fertitta

N. 8 – Brooklyn Nets – 6,5 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 16% | Ricavi: 467 milioni | Utile operativo: 119 milioni | Proprietari: Joseph Tsai, famiglia Koch

N. 9 – Philadelphia 76ers – 6,4 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 17% | Ricavi: 529 milioni | Utile operativo: 224 milioni | Proprietari: Josh Harris, David Blitzer

N. 10 – Miami Heat – 6,1 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 7% | Ricavi: 414 milioni | Utile operativo: 97 milioni | Proprietario: Micky Arison

N. 11 – Phoenix Suns – 6 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 11% | Ricavi: 545 milioni | Utile operativo: 231 milioni | Proprietari: Mat Ishbia, Justin Ishbia

N. 12 – Toronto Raptors – 5,9 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 9% | Ricavi: 423 milioni | Utile operativo: 139 milioni | Proprietario: Rogers Communications

N. 13 – Dallas Mavericks – 5,8 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 14% | Ricavi: 407 milioni | Utile operativo: 44 milioni | Proprietari: famiglia Adelson, Mark Cuban

N. 14 – Atlanta Hawks – 5,75 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 15% | Ricavi: 528 milioni | Utile operativo: 226 milioni | Proprietario: Tony Ressler

N. 15 – San Antonio Spurs – 5,6 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 27% | Ricavi: 474 milioni | Utile operativo: 171 milioni | Proprietari: Peter J. Holt, Sixth Street

N. 16 – Cleveland Cavaliers – 5,5 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 15% | Ricavi: 512 milioni | Utile operativo: 48 milioni | Proprietario: Dan Gilbert

N. 17 – Washington Wizards – 5,2 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 11% | Ricavi: 447 milioni | Utile operativo: 167 milioni | Proprietario: Ted Leonsis

N. 18 – Denver Nuggets – 5,15 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 12% | Ricavi: 408 milioni | Utile operativo: 124 milioni | Proprietario: E. Stanley Kroenke

N. 19 – Oklahoma City Thunder – 4,9 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 13% | Ricavi: 392 milioni | Utile operativo: 112 milioni | Proprietari: Clayton Bennett, George Kaiser, patrimonio di Aubrey McClendon

N. 20 – Utah Jazz – 4,75 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 16% | Ricavi: 394 milioni | Utile operativo: 141 milioni | Proprietari: Ryan e Ashley Smith

N. 21 – Sacramento Kings – 4,7 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 6% | Ricavi: 413 milioni | Utile operativo: 102 milioni | Proprietario: Vivek Ranadivé

N. 22 – Milwaukee Bucks – 4,6 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 7% | Ricavi: 385 milioni | Utile operativo: 55 milioni | Proprietari: Wes Edens, Jimmy e Dee Haslam

N. 23 – Indiana Pacers – 4,55 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 8% | Ricavi: 369 milioni | Utile operativo: 85 milioni | Proprietari: Herb Simon, Stephen Simon, Steven Rales

N. 24 – Orlando Magic – 4,5 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 15% | Ricavi: 365 milioni | Utile operativo: 86 milioni | Proprietario: famiglia DeVos

N. 25 – Charlotte Hornets – 4,4 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 16% | Ricavi: 367 milioni | Utile operativo: 90 milioni | Proprietari: Rick Schnall, Gabe Plotkin, Chris Shumway

N. 26 – Portland Trail Blazers – 4,3 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 1% | Ricavi: 412 milioni | Utile operativo: 122 milioni | Proprietario: Tom Dundon

N. 27 – Detroit Pistons – 4,2 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 15% | Ricavi: 362 milioni | Utile operativo: 104 milioni | Proprietario: Tom Gores

N. 28 – Minnesota Timberwolves – 4,18 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 16% | Ricavi: 358 milioni | Utile operativo: 71 milioni | Proprietari: Marc Lore, Alex Rodriguez

N. 29 – New Orleans Pelicans – 4,1 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 15% | Ricavi: 348 milioni | Utile operativo: 87 milioni | Proprietaria: Gayle Benson

N. 30 – Memphis Grizzlies – 4 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 14% | Ricavi: 332 milioni | Utile operativo: 59 milioni | Proprietario: Robert Pera

L’articolo Warriors in testa, Knicks secondi e Lakers terzi: le 30 squadre NBA che valgono di più è tratto da Forbes Italia.

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Dalla clinica all’impresa globale: così la Diamond Incision Academy trasforma la competenza medica in un modello scalabile

Trasformare l’esperienza maturata sul campo in un metodo capace di essere trasferito, misurato e replicato senza perdere qualità. È una delle sfide di un settore nel quale competenza clinica, formazione e capacità organizzativa tendono sempre più a intrecciarsi. È in questo scenario che si inserisce il percorso di Dario Martusciello, medico e chirurgo maxillo-facciale, formatosi anche all’estero tra Brasile e Argentina e con esperienze nella chirurgia d’emergenza, oncologica e umanitaria. Alla medicina ha progressivamente affiancato l’attività imprenditoriale e formativa, partecipando allo sviluppo di reti nazionali e fondando Dama Point, realtà che conta oggi 17 centri.

Da questo percorso nasce la Diamond Incision Academy, costruita intorno a un obiettivo preciso: trasformare una competenza specialistica in un sistema di protocolli, formazione, tecnologia e controllo della qualità, capace di crescere oltre la figura del fondatore.

Dalla medicina all’imprenditoria e poi alla formazione. Cosa l’ha portata a creare un’Academy?

Prima dell’Academy avevo già formato centinaia di medici e lavorato alla codificazione di metodiche nate dall’esperienza clinica. Ho capito che una competenza può crescere davvero soltanto quando smette di dipendere esclusivamente dalla persona che l’ha sviluppata e diventa organizzazione, procedure e standard condivisi. La difficoltà è stata rendere trasmissibile un patrimonio costruito attraverso migliaia di casi. L’Academy nasce per questo. Non vuole aggiungere un altro corso all’offerta esistente, ma accompagnare il professionista fino all’autonomia e costruire una rete capace di espandersi senza perdere il controllo sulla qualità.

Qual è la differenza tra insegnare una tecnica e trasferire realmente un metodo?

Una tecnica insegna un gesto. Un metodo chiarisce quando utilizzarlo, come selezionare il paziente, quali risultati attendersi e come gestire l’intero percorso. Il valore trasferibile non risiede quindi soltanto nella procedura, ma nel sistema che la circonda: classificazione, indicazioni, strumenti, documentazione, follow-up e criteri di verifica. Abbiamo trasformato l’esperienza clinica in un protocollo codificato perché un metodo diventa scalabile solo quando può essere documentato, misurato e aggiornato. Il medico conserva il proprio giudizio, ma opera all’interno di una struttura comune che rende i risultati più confrontabili e il modello più solido.

Avete scelto piccoli gruppi, pratica supervisionata e un rapporto che continua dopo la masterclass. Come funziona concretamente?

Il percorso comincia prima dell’aula, con onboarding ed e-learning, e prosegue dopo la masterclass. Lavoriamo con gruppi ridotti per osservare ogni partecipante, discutere la pianificazione e correggere i passaggi. Nei primi casi restano attivi incontri individuali, webinar, community e strumenti di telemedicina. Il professionista può condividere documentazione, pianificazione e follow-up. Il premium kit riunisce strumenti, protocolli e modulistica, mentre l’affiancamento comprende anche il patient journey, l’organizzazione del team e l’inserimento della nuova competenza nel mercato locale. L’obiettivo non è consegnare un attestato, ma rendere operativa la competenza.

Il progetto sta assumendo una dimensione internazionale. Come si mantiene uno standard comune in mercati differenti?

Separando ciò che deve rimanere identico da ciò che può essere adattato. Protocollo, strumenti, documentazione, qualità e follow-up costituiscono lo standard comune. Linguaggio, comunicazione e organizzazione del servizio devono invece rispettare il contesto locale. La formula è semplice: standard globali, esecuzione locale. Oggi l’Academy coinvolge Messico, Albania, Tunisia, Taiwan, Spagna e Romania, distribuiti su quattro continenti. Abbiamo programmato edizioni mensili e puntiamo a cento professionisti operativi nei prossimi 12-18 mesi. Vogliamo costruire cento punti di riferimento, non distribuire cento attestati. In questo modello si inserisce anche MetCare, rete di oltre 1.500 professionisti sanitari, che potrà rafforzare la continuità assistenziale per i pazienti lontani dal centro di trattamento e contribuire a rendere più solida la rete sul territorio.

 Che ruolo avranno i dati e la tecnologia nella crescita della rete?

Una rete internazionale può diventare un osservatorio distribuito se tutti raccolgono le informazioni con la stessa logica. La Diamond Incision App servirà a organizzare documentazione e follow-up in modo uniforme, con consenso e anonimizzazione, favorendo il confronto tra casistiche, l’aggiornamento dei protocolli e, nel tempo, studi multicentrici. L’intelligenza artificiale potrà contribuire al controllo delle immagini e al confronto dei risultati ottenuti in contesti differenti. Stiamo inoltre lavorando a una simulazione orientativa del possibile esito, sempre da interpretare e validare durante la visita. Non un filtro né una promessa, ma uno strumento per migliorare la comunicazione, allineare le aspettative e ridurre la distanza operativa tra il centro fondatore e i professionisti internazionali.

 Quali sono gli obiettivi dell’Academy nei prossimi anni?

L’app dovrà diventare il sistema operativo dell’ecosistema. Per i medici sarà uno spazio dedicato a formazione, documentazione, confronto e supporto internazionale. Per i pazienti potrà integrare la ricerca dei professionisti, il diario del percorso, gli appuntamenti e l’acquisizione guidata delle fotografie. La sfida non è semplicemente raggiungere cento professionisti, ma dimostrare che possano lavorare in Paesi diversi condividendo la stessa grammatica clinica, documentando i risultati con criteri confrontabili e offrendo un’esperienza coerente. Il vero valore di Diamond Incision è lo standard che permette a una competenza nata in Italia di essere trasferita, monitorata e progressivamente migliorata su scala internazionale.

 

L’articolo Dalla clinica all’impresa globale: così la Diamond Incision Academy trasforma la competenza medica in un modello scalabile è tratto da Forbes Italia.

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I conti spingono le azioni di Brunello Cucinelli in Borsa. E il patrimonio della famiglia sale di oltre 200 milioni

Giornata da incorniciare per le azioni della casa di moda italiana Brunello Cucinelli, che stanno volando a Piazza Affari, confermandosi subito le migliori dell’indice Ftse Mib. Motivo: la pubblicazione dei dati relativi ai ricavi dei primi nove mesi del 2026.

Il rally dei titoli in Borsa ha avuto un impatto immediato sul patrimonio della famiglia di Brunello Cucinelli che, secondo la classifica real time di Forbes, è salita in un giorno di oltre il 5%, circa di 2o1 milioni di dollari, a quota 3,7 miliardi di dollari.

I ricavi dei primi nove mesi

I numeri relativi al fatturato dell’azienda sono stati decisamente positivi: nei primi nove mesi dell’anno Brunello Cucinelli ha registrato ricavi pari a 1.123,6 milioni di euro, in crescita del +13,3% a cambi costanti e del 10,2% a cambi correnti. Nel corso del terzo trimestre, il balzo del giro d’affari è stato pari a +13,5% a cambi costanti, a quota 374,2 milioni. La soddisfazione per i ricavi è stata tale da portare la società a rivedere al rialzo le stime per tutto il 2026, passando da una previsione di una crescita a cambi costanti attesa per il fatturato pari a +10/11% a una pari a +12%.

I risultati annunciati dalla casa di moda hanno messo in evidenza la forte crescita del canale retail, pari a +19% nei 9 mesi a cambi costanti, e di ben il 17% nel terzo trimestre. La crescita del wholesale è stata pari nei primi nove mesi a +4%, a conferma di un “risultato sempre molto solido”.

Le aree geografiche e la Cina

L’andamento dei ricavi si è confermato molto positivo in tutte le aree geografiche, con vendite a cambi costanti che hanno messo a segno un rialzo del 20% nelle Americhe, del 7% in Europa e del 14% in Asia. Il contributo della Cina è stato considerato “significativo”.

A spiccare è stata proprio la performance nel Paese asiatico, dove Brunello Cucinelli è riuscita a crescere nonostante il rallentamento della domanda che sta penalizzando diversi gruppi internazionali del lusso. Lvmh, per esempio, ha registrato nel terzo trimestre un calo del 5% delle vendite della divisione moda e pelletteria, risentendo proprio della debolezza del mercato cinese.

La stessa Brunello Cucinelli ha indicato invece la Cina come uno dei principali motori di sviluppo dell’area, sottolineando la crescita delle vendite e il contributo sempre più rilevante del retail. Così l’azienda: “la Cina continua a rappresentare uno dei principali motori di sviluppo dell’area, con vendite in forte aumento e un contributo del Retail che assume progressivamente maggiore rilevanza sui ricavi del Gruppo”. Il gruppo ha ricordato a tal proposito che si appresta a inaugurare in occasione dell’evento di Shanghai la Casa Cucinelli, in una “delle dimore storiche più prestigiose della città”.

La strategia: lusso senza logo

Il presidente esecutivo e direttore creativo della Casa di Moda Brunello Cucinelli ha commentato la performance registrata dall’omonima azienda ricordando i pilastri della strategia del gruppo: “Crediamo che l’immagine del brand a livello mondiale rappresenti ciò che da sempre desideriamo, e cioè credere nel lusso assoluto, senza logo”. Il manager, che è il 1166esimo uomo più ricco del mondo secondo la classifica di Forbes, ha confermato la contrarietà al perseguimento della notorietà di massa, ricordando il punto di forza del business, a suo avviso rappresentato anche dal “controllo del brand da parte della famiglia”.

Il re del cashmere ha così ha detto di aspettarsi per il 2026 “un sano profitto”, mostrandosi fiducioso sulla capacità di conseguire “anche per il 2027 una sana crescita intorno al 10%”. Menzionati inoltre “gli ottimi risultati delle collezioni Uomo-Donna Primavera-Estate 2027”, e i “favorevolissimi giudizi espressi dalla stampa in occasione della Fashion Week in Milano lo scorso settembre”.

Piazza Affari ha premiato il titolo guardando anche alla capacità della casa di moda di battere se stessa. I ricavi incassati nel terzo trimestre, pari a 374,2 milioni euro, hanno messo infatti a segno una crescita leggermente superiore alle attese iniziali del gruppo.

Le sfide future

Guardando avanti, Brunello Cucinelli ha segnalato l’importanza di preservare l’identità del marchio attraverso prodotti di elevata qualità artigianale ed esclusività. La strategia continua inoltre a prevedere collezioni contemporanee, evitando formule evergreen che, secondo l’azienda, potrebbero accelerare l’invecchiamento del brand.

La crescita dei ricavi e il rialzo delle stime confermano il buon momento di Brunello Cucinelli. A questo punto il gruppo dovrà dimostrare di riuscire a crescere anche nei prossimi anni, senza perdere quell’esclusività che distingue il marchio, proprio mentre altri grandi nomi del lusso devono fare i conti con una domanda più debole, soprattutto in Cina.

L’articolo I conti spingono le azioni di Brunello Cucinelli in Borsa. E il patrimonio della famiglia sale di oltre 200 milioni è tratto da Forbes Italia.

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