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Tabacco, il mercato vale 22 miliardi. La filiera italiana chiede regole certe all’Europa

Contenuto tratto dal numero di ottobre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Un mercato che perde volumi ma guadagna valore, che vede calare il suo prodotto storico eppure garantisce allo stato un gettito record. È la fotografia scattata dal Rapporto sulla distribuzione dei prodotti da fumo e non da fumo 2026, realizzato da Logista in partnership con la Fondazione Tor Vergata e presentato a Roma nel corso dell’evento ‘Logistica e distribuzione al servizio del Paese’ il 17 settembre. Un settore in piena trasformazione, che chiede all’Europa una cosa: regole chiare, graduali e prevedibili.

Le sigarette, i sigari e il trinciato restano il cuore del mercato, ma la loro quota si assottiglia: dall’85% dei volumi distribuiti nel 2019 al 70% attuale. A erodere il primato sono i prodotti di nuova generazione senza combustione, a partire dagli htp (heated tobacco products), che nel 2025 hanno raggiunto quasi il 20% dei volumi. Non è una moda passeggera: dietro c’è un ciclo di investimenti industriali importante e, soprattutto, una domanda che si è spostata. I consumatori hanno cambiato abitudini più in fretta di quanto la regolamentazione sia riuscita a seguirli.

Un mercato da quasi 22 miliardi di euro

Il paradosso più interessante riguarda i numeri economici. Nonostante la flessione delle sigarette tradizionali, il mercato complessivo è cresciuto da 18,5 miliardi di euro nel 2019 a quasi 22 miliardi nel 2025. La spiegazione è doppia. Da un lato la crescita del fatturato dei prodotti senza combustione, trainata dall’espansione dei volumi e dalla conversione dei fumatori.

Dall’altro l’effetto prezzo: la contrazione delle sigarette è stata quasi interamente compensata da un aumento dei listini dell’11% dal 2019. Meno unità vendute, quindi, ma un valore complessivo che non arretra.

Il peso della distribuzione e il contrasto al contrabbando

Il capitolo fiscale è quello che rende il settore un dossier di interesse nazionale. Ogni anno Logista movimenta oltre 80 milioni di chili di prodotti e versa allo stato circa 15 miliardi di euro di accise. Dietro questi numeri c’è un’infrastruttura fisica poco raccontata. Circa 90 transit point assicurano consegne a 60mila punti vendita, con una copertura del 100% del territorio nazionale, isole e aree interne comprese.

Su questa rete corrono i sistemi conformi al track & trace europeo: ogni confezione porta un codice univoco rilasciato dall’Adm, che consente alle autorità di seguire i flussi e intercettare rapidamente le anomalie. Un argine necessario, se si considera che il contrabbando in Italia vale circa 1,2 miliardi di euro e costa all’erario 690 milioni di mancato gettito.

La revisione delle direttive europee e i rischi per la filiera

La partita vera, però, si gioca a Bruxelles. La revisione congiunta della Direttiva sulla tassazione (Ted) e di quella sui prodotti del tabacco (Tpd) apre una fase delicata. L’ipotesi allo studio punterebbe a uniformare il trattamento regolatorio tra prodotti combustibili e non combustibili, superando la differenziazione che finora ha accompagnato l’ingresso sul mercato delle sigarette elettroniche e delle nuove categorie. Per la filiera italiana sarebbe un errore: le stime contenute nel rapporto indicano che una migrazione dei consumi verso i canali illegali potrebbe ridurre le entrate fiscali tra 1,2 e 5 miliardi di euro, con un effetto collaterale pesante su comparto agricolo, manifattura e distribuzione.

L’argomento che il settore porta al tavolo europeo è un dato di esperienza. Il calendario fiscale italiano, fatto di incrementi certi, graduali e sostenibili, ha prodotto un gettito in crescita stabile e superiore alle attese: +314 milioni di euro nel 2024 e +300 milioni nel 2025, senza shock di prezzo né distorsioni nei consumi. La prevedibilità ha permesso agli operatori di programmare investimenti e capacità produttiva. Il peso economico complessivo aiuta a capire la posta in gioco. La sola filiera distributiva genera oltre 7 miliardi di euro di valore aggiunto diretto e indiretto e sostiene più di 7.400 posti di lavoro. Allargando lo sguardo all’intera catena, dal tabacchicolo alla manifattura fino al dettaglio, si arriva a oltre 300mila addetti.

Logista chiede gradualità e stabilità normativa

“La revisione delle direttive europee Ted e Tpd arriva in un momento cruciale, con un mercato in piena trasformazione”, ha sottolineato Federico Rella, vicepresidente di Logista Italia. “È fondamentale che l’Europa trovi un equilibrio tra tutela della salute, sostenibilità economica e gradualità dei provvedimenti. Misure troppo rigide rischiano di rendere insostenibili i costi produttivi, favorire la delocalizzazione e ampliare lo spazio per il contrabbando”. Il messaggio che arriva dal rapporto è che la stabilità regolatoria non è una questione tecnica, ma la condizione per difendere gettito, investimenti e occupazione.

Il confronto tra istituzioni, politica e imprese

All’evento di presentazione, ad aprire sono stati Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, e il viceministro dell’Economia e delle finanze Maurizio Leo, in videomessaggio. La richiesta a Bruxelles è stata la stessa: gradualità, regole prevedibili e una distinzione netta tra prodotti tradizionali e senza combustione.

Al primo tavolo si sono confrontati Dario Crisci, amministratore delegato di Logista Italia, Luigi Liberatore, direttore centrale accise di Adm, Giovanni Catelli, vicepresidente nazionale vicario della Federazione italiana tabaccai, e i vertici delle aziende produttrici: Bat Italia, Imperial Brands Italia, Jti Italia, Manifatture Sigaro Toscano, Philip Morris Italia. Sfumature diverse, ma un’unica preoccupazione: che misure troppo rigide finiscano per spingere i consumi verso l’illecito.

Il secondo panel ha approfondito le prospettive e le proposte della politica con gli interventi di Claudio Durigon, sottosegretario del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di Maurizio Gasparri, presidente della Commissione affari esteri e difesa del Senato, di Dario Nardella, membro della Commissione Agri del Parlamento europeo, di Marco Osnato, presidente della Commissione finanze della Camera dei deputati, di Nicola Procaccini, membro della Commissione Envi e della Commissione Itre del Parlamento europeo, e di Valentino Valentini, vice ministro delle Imprese e del made in Italy. Un confronto che, pur con sensibilità diverse, ha indicato una direzione condivisa: stabilità delle regole e attenzione alle specificità della filiera italiana nel negoziato europeo.

L’articolo Tabacco, il mercato vale 22 miliardi. La filiera italiana chiede regole certe all’Europa è tratto da Forbes Italia.

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Da autodidatta a imprenditore tech: così Fabrizio Bernini ha costruito un gruppo da 230 milioni

Articolo tratto dal numero di ottobre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Dai primi software gestionali alle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale oggi al servizio di industria, sanità, automazione, robotica ed energie rinnovabili. La Zucchetti Centro Sistemi (Zcs), azienda nata in Toscana nel 1985 per gestire la contabilità delle piccole imprese locali, è oggi gruppo multibusiness da 230 milioni di euro di fatturato e 850 dipendenti, oltre la metà under 40, protagonista dell’innovazione tecnologica in Italia e in Europa.

A guidare l’azienda con sede a Terranuova Bracciolini, comune del Valdarno superiore in provincia di Arezzo, è Fabrizio Bernini. Un imprenditore, oggi anche presidente di Confindustria Toscana, che si è costruito da sé e che è riuscito a far crescere la sua azienda pur provenendo, per formazione, dal mondo dell’elettronica. Alla programmazione si è avvicinato da autodidatta, e si è distinto dall’inizio per la capacità di interpretare prima degli altri i segnali di cambiamento nel mercato. “Sono sempre stato attento e curioso. La curiosità è cultura, e senza la curiosità non si apprende”, dice.

I tre laboratori di R&D: robotica, intelligenza artificiale e creatività

Non sorprende che Zcs abbia spinto sull’acceleratore dell’innovazione per ottenere soluzioni integrate tra informatica, elettronica e meccanica, capendo presto che la stessa competenza che gestiva i processi aziendali poteva governare anche un robot. Da lì la spinta a diversificare il business su mercati paralleli: dal mondo dell’impresa a quello della sanità, dai sistemi di automazione e tracciabilità ai robot rasaerba, fino alle proposte per l’efficientamento energetico. Idee, soluzioni e brevetti che arrivano dai diversi laboratori di ricerca e sviluppo: oltre 80 tra tecnici e ingegneri pronti a sperimentare di volta in volta secondo gli obiettivi aziendali e delle varie divisioni.

All’inizio, nel 2005, fu il Laboratorio delle idee, che oggi si occupa di robotica con una squadra di meccanici, informatici, elettronici e designer. Poi, dal 2023, il Laboratorio della follia per soluzioni ‘follemente azzardate’, destinate all’ambito dell’intelligenza artificiale, e il Laboratorio della creatività, che coniuga creatività e know-how da declinare secondo le necessità delle cinque business unit dell’azienda. Sull’intelligenza artificiale Bernini ha un’idea precisa: non va limitata, perché è una tecnologia trasversale e, dice, “socialmente democratica”. Va però governata, portata a scuola e in azienda con un lavoro di formazione e cultura, senza lasciare che le nuove generazioni la subiscano passivamente, come accade con i social.

Il capitale umano e la continuità generazionale guidata da Chiara Bernini

In azienda le persone sono al centro. Una scelta non casuale, in una terra che ha dato i natali a uno dei più grandi umanisti del Rinascimento: Poggio Bracciolini. Imprenditore di prima generazione, Bernini non nasconde da dove viene: “Ho sofferto, so cosa sono la povertà e la ricchezza. La più grande ricchezza è la povertà: chi capisce cosa c’è dietro la sofferenza, l’umanità, i valori, sa vedere l’importanza delle singole persone e del territorio”. Da qui, racconta, “è importante riconoscere al capitale umano un vero valore, dare fiducia alle persone che lavorano per te. Molte delle idee vengono proprio dai più giovani, che sono appena entrati e che sono anche più abituati a usare la tecnologia in un certo modo”.

Bernini punta sui giovani talenti e sostiene l’importanza di lavorare per tempo a un ricambio generazionale. Un tema, ricorda, che riguarda oltre il 60% delle imprese toscane, governate da ultra-65enni. In Zcs la transizione è già cominciata, visto che dal 2019 la figlia Chiara affianca Bernini nella gestione. Con un approccio diverso dal suo: far crescere e consolidare Zcs anche attraverso l’acquisizione di società dello stesso settore, in cerca di nuovi capitali, risorse e competenze strutturali. “Oggi si cresce anche così”, commenta.

Il Palazzo del Futuro e la spinta sulla robotica collaborativa

C’è poi da considerare, per l’imprenditore, il legame con la terra d’origine. L’identità, in un mercato che si muove su scenari globali, può fare la differenza. “Credo che sia cruciale il senso di appartenenza al territorio, riuscire ad avere successo nel luogo in cui si è nati, senza dover essere legati a fondi di investimento. Credo nell’idea di crescere insieme su questo territorio”. Zcs guarda con fiducia al domani nonostante le incognite all’orizzonte.

Pochi giorni fa ha inaugurato il Palazzo del Futuro, il nuovo spazio dedicato all’innovazione nel campo della robotica e dell’automazione. “Vedo un’accelerazione fortissima della robotica. Nel nuovo stabilimento punteremo a sviluppare robot professionali per la gestione delle grandi aree verdi, insieme a quelli collaborativi da impiegare, ad esempio, nei ristoranti e negli alberghi. Un altro campo d’azione è quello dell’automazione e della logistica industriale. A queste soluzioni affianchiamo gli strumenti per l’integrazione nei processi aziendali: dal software in cloud all’intelligenza artificiale. Strumenti che fanno la differenza nelle dinamiche di mercato”. 

La visione sulla sostenibilità e l’agrivoltaico in Europa

L’attenzione alla sostenibilità ambientale è un altro tema con cui l’azienda toscana si misura. Sul Green Deal europeo Bernini ha un giudizio netto: l’Ue “ha fatto la scelta giusta, ma forse è stata troppo spinta e troppo avanzata per permettere una buona e omogenea integrazione”.

La sua ricetta è più pragmatica: partire da quello che la natura mette a disposizione. “Il sole produce fino a diecimila volte più energia di quella di cui abbiamo bisogno: dobbiamo solo imparare a sfruttarlo meglio”, spiega, citando come esempio l’impianto agrivoltaico realizzato in Germania: pannelli fotovoltaici da un megawatt, abbinati a un sistema di accumulo modulare da 6,7 megawattora distribuito su 26 unità indipendenti. 

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