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Taranto oltre l’industria pesante: l’intervista a Salvatore Toma

Taranto laboratorio della transizione, l’intervista a Salvatore Toma: “Governare il cambiamento senza perdere occupazione”

Taranto prova a lasciarsi alle spalle l’immagine di città legata esclusivamente alla grande industria pesante, per candidarsi a laboratorio nazionale della transizione ecologica ed energetica. Risorse europee, innovazione, nuove filiere produttive e sostenibilità diventano le parole chiave di un percorso complesso, che punta a coniugare riconversione industriale, competitività e tutela dell’occupazione. Ne ha parlato con Affaritaliani il Presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma.

Presidente Toma, lei definisce Taranto un possibile “laboratorio nazionale della transizione ecologica ed energetica”. Quali sono oggi le priorità concrete per trasformare questa visione in un vero modello di sviluppo?

La priorità è governare la transizione, non subirla. Taranto dispone oggi di strumenti straordinari, a partire dalle risorse del JTF e dalle altre misure dedicate al territorio, che devono essere messe a sistema attraverso una visione condivisa. Occorre favorire investimenti in innovazione, sostenibilità e nuove tecnologie, rafforzare il dialogo tra imprese, istituzioni, ricerca e sistema finanziario e accompagnare le
aziende nell’accesso agli strumenti di finanza agevolata. Esperienze come quella di Vestas, che di recente ha inaugurato nuove linee e aree produttive per l’eolico offshore, dimostrano che, quando convergono investimenti industriali, semplificazione amministrativa e collaborazione istituzionale, Taranto può diventare un modello nazionale di riconversione e sviluppo sostenibile.

Per decenni Taranto è stata identificata quasi esclusivamente con la grande industria pesante. Quali nuove filiere possono oggi accompagnare la diversificazione produttiva del territorio?

La diversificazione produttiva è una strada che Confindustria Taranto percorre da anni. Accanto alla siderurgia, che resta un asset strategico, vediamo grandi opportunità nelle energie rinnovabili, nella blue economy, nella logistica avanzata, nell’aerospazio, nella manifattura ad alto contenuto tecnologico e nelle tecnologie ambientali. A queste si affiancano settori come turismo, cultura, enogastronomia, moda e design, che possono beneficiare della visibilità internazionale offerta dai Giochi del Mediterraneo. L’obiettivo è costruire un sistema economico più resiliente, capace di generare occupazione qualificata e attrarre nuovi investimenti.

La sostenibilità non è più soltanto un tema ambientale, ma un vero fattore di competitività. Le imprese tarantine sono pronte ad affrontare la transizione green senza perdere produttività e occupazione?

Le imprese stanno dimostrando una crescente consapevolezza rispetto a questa sfida. La sostenibilità oggi significa non solo riduzione dell’impatto ambientale, ma anche efficienza, tracciabilità, trasparenza, circolarità e capacità di generare valore. Per questo Confindustria Taranto investe da tempo in attività di informazione, formazione e confronto con le aziende. La transizione green deve essere accompagnata da strumenti adeguati e da politiche che sostengano gli investimenti, affinché possa tradursi in maggiore competitività, nuova occupazione e crescita del territorio, senza penalizzare il tessuto produttivo esistente.

Su quali asset strategici Taranto può costruire una nuova leadership industriale nel Mezzogiorno?

Taranto possiede asset unici. Penso innanzitutto al Porto, alla sua posizione strategica nel Mediterraneo e alle competenze industriali maturate in decenni di attività manifatturiera. A questi si aggiungono il comparto delle energie rinnovabili, in particolare l’eolico offshore, la presenza di centri di ricerca, università, ITS e del Tecnopolo del Mediterraneo, oltre alle opportunità offerte dalla ZES e dalle risorse del JTF. La vera sfida è integrare questi elementi in una strategia di sviluppo che valorizzi innovazione, sostenibilità e capacità industriale.

Confindustria Taranto sta investendo molto sui temi della circolarità e degli ESG. Quanto conta oggi, anche per attrarre investimenti e giovani talenti, costruire un modello industriale innovativo e sostenibile?

Conta moltissimo. Oggi investitori, mercati e nuove generazioni guardano con crescente attenzione alla capacità delle imprese di integrare i criteri ESG nelle proprie strategie. Un modello industriale innovativo e sostenibile è fondamentale non solo per attrarre capitali, ma anche per trattenere e valorizzare competenze qualificate. Taranto ha bisogno di offrire alle nuove generazioni opportunità
professionali legate all’innovazione, alla ricerca e alle tecnologie del futuro. Per questo lavoriamo per rafforzare il collegamento tra imprese, università, ITS e mondo della ricerca, favorendo la nascita di un ecosistema capace di generare sviluppo e
occupazione qualificata.

Guardando ai prossimi anni, qual è la sfida più complessa che Confindustria Taranto e il sistema imprenditoriale locale dovranno affrontare?

La sfida più complessa sarà conciliare trasformazione industriale, sostenibilità e tutela dell’occupazione. Questo vale in particolare per il futuro della siderurgia, che richiede una riconversione verso tecnologie moderne e sostenibili, ma anche per l’intero sistema produttivo locale. Dovremo essere capaci di accompagnare il cambiamento senza disperdere competenze, posti di lavoro e capacità industriale. Allo stesso tempo sarà fondamentale accelerare la diversificazione economica, valorizzare le eccellenze già presenti sul territorio e contrastare la fuga di talenti. Taranto ha tutte le potenzialità per riuscirci, ma serviranno visione, collaborazione tra tutti gli attori coinvolti e una forte capacità di trasformare le opportunità in risultati concreti.

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UniCredit e Fondazione con il Sud, al via il progetto “Fare comunità insieme” per lo sviluppo dei territori

UniCredit, avviato insieme a Fondazione con il Sud il progetto “Fare comunità insieme” per lo sviluppo dei territori nell’ambito del bando “Riabitare il Sud”

Fondazione con il Sud, con il supporto di UniCredit attraverso il Fondo Carta Etica, avvia il progetto “Fare comunità insieme” per rafforzare il percorso di coprogettazione in corso nei quattro territori selezionati nell’ambito del bando “Riabitare il Sud” promosso dalla Fondazione con il Sud per contrastare lo spopolamento promuovendo interventi di rigenerazione demografica e di rilancio delle comunità locali.

Tra le 57 candidature pervenute in risposta al bando sono state selezionate quattro proposte che interessano: l’area delle Alte Madonie, in provincia di Palermo, e in particolare un territorio che comprende 7 piccoli comuni per un totale di poco più di 19 mila abitanti (Petralia Soprana, Gangi, Polizzi Generosa, Petralia Sottana, Blufi, Geraci Siculo e Castellana Sicula); una piccola porzione dell’area della Locride, in provincia di Reggio Calabria e in particolare 3 comuni per un totale di poco più di 8 mila abitanti (Camini, Stignano e Caulonia); un’area del Cilento, in provincia di Salerno, che comprende 4 comuni per un totale di quasi 11 mila abitanti (Ceraso, Ascea, Novi Velia, San Mauro La Bruca); un’area del Sannio che comprende 10 piccoli comuni per un totale di più di 19 mila abitanti, che si estendono nella provincia di Benevento (Baselice, Foiano di Val Fortore, Molinara, San Marco dei Cavoti, Pesco Sannita, Pietrelcina, Fragneto L’Abate, Campolattaro, Morcone, Sassinoro).

Grazie al sostegno di UniCredit, con il progetto “Fare comunità insieme” la Fondazione potrà attivare un programma di accompagnamento specialistico rivolto ai quattro enti del terzo settore impegnati nella definizione dei progetti esecutivi. Le risorse disponibili consentiranno di offrire servizi di consulenza mirati, costruiti sui bisogni specifici emersi nei diversi territori, con l’obiettivo di garantire l’efficacia delle iniziative. Il percorso di accompagnamento contribuirà a rafforzare competenze, governance e capacità operative delle reti locali.

Per affrontare sfide complesse come lo spopolamento e le sue cause è necessario costruire alleanze solide, capaci di mettere a sistema competenze, risorse e visioni“, ha dichiarato il direttore generale della Fondazione con il Sud, Marco Imperiale. “La collaborazione con UniCredit va in questa direzione e rafforza un percorso che punta a valorizzare il protagonismo delle comunità locali, accompagnandole nella definizione di interventi concreti e sostenibili. Crediamo che i risultati più significativi nascano proprio dalla capacità di lavorare insieme, creando le condizioni affinché le idee possano trasformarsi in opportunità di sviluppo durature e generare un impatto reale sulla qualità della vita delle persone e sul futuro dei territori del Sud. In questa fase di coprogettazione stiamo sostenendo i territori selezionati affinché possano costruire strategie integrate e interventi capaci di rispondere ai bisogni specifici delle comunità. Le aree interne del Mezzogiorno custodiscono energie, competenze e patrimoni che meritano di essere valorizzati: il nostro impegno è contribuire a creare le condizioni perché queste risorse possano tradursi in nuove opportunità di crescita, educazione, lavoro e inclusione sociale. Investire nella capacità delle comunità di immaginare e realizzare il proprio futuro significa rafforzare la coesione territoriale e favorire processi di sviluppo che possano generare benefici duraturi nel tempo”.

UniCredit è al fianco dei territori, soprattutto dove le fragilità sono più profonde, sostenendo chi con spirito di iniziativa intende realizzare interventi di sviluppo delle comunità locali. Per questo, abbiamo scelto di sostenere il progetto ‘Fare comunità insieme’ grazie al Fondo Carta Etica di UniCredit, che rappresenta espressione concreta dell’impegno della banca verso persone e territori. Crediamo che il futuro del nostro paese passi dalla capacità di fare rete tra istituzioni, Terzo Settore e cittadini, trasformando idee e strategie in progetti concreti, capaci di valorizzare il capitale umano e generare nuove opportunità di lavoro. Per questo, siamo orgogliosi di contribuire a iniziative che promuovono inclusione, coesione sociale e crescita duratura per le nostre comunità ed in particolare per tutto il Sud Italia”, ha dichiarato Annalisa Areni, Head of Clients Strategies di UniCredit. La collaborazione con UniCredit rappresenta un ulteriore passo nell’impegno della Fondazione con il Sud a sostenere processi di sviluppo locale basati sulla partecipazione delle comunità e sulla crescita del terzo settore, creando le condizioni affinché i progetti possano trasformarsi in interventi duraturi.

Fare comunità insieme” è reso possibile grazie al Progetto Carta Etica di UniCredit, un’iniziativa solidale legata all’utilizzo delle carte di credito “Etiche”, da parte di clienti e dipendenti in Italia. Per ogni acquisto effettuato, UniCredit destina al Fondo Carta Etica il 2 per mille delle spese sostenute con queste carte, senza alcun costo per i titolari. Le somme raccolte vengono interamente destinate a iniziative di organizzazioni non profit impegnate a rispondere ai bisogni delle comunità. Si tratta di un modello unico nel panorama bancario italiano, che rende la solidarietà parte integrante del rapporto tra banca e territorio.

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Crisi in Iran, l’allarme di Confartigianato: “Freno all’export ed effetto tenaglia sulle Pmi”

Export in Medio Oriente, il crollo italiano peggiore della Ue. Confartigianato: “Fase complessa”

Le tensioni in Iran stanno colpendo duramente le aziende del nostro Paese. A lanciare l’allarme è Confartigianato, che mette in guardia contro i danni di “una doppia forte pressione”. L’Italia ha visto andare in fumo più di un miliardo e mezzo di vendite all’estero, registrando un dato peggiore rispetto alla media degli altri Stati dell’Unione Europea. A questo quadro si somma il rincaro delle bollette energetiche e dei materiali. “È un effetto tenaglia”, è l’avviso di Marco Granelli, presidente della confederazione di artigiani e piccole e medie imprese.

Crollano le vendite all’estero: i numeri

Tra marzo e aprile, in base alle stime di Confartigianato, l’Italia ha registrato una flessione di 1,6 miliardi di euro di esportazioni verso il Medio Oriente. Si tratta di una contrazione del 33% nel confronto con gli stessi mesi del 2025. Il risultato è “ampiamente” più negativo rispetto alla frenata della Germania, che si ferma a un -23,2%, e della Francia, in discesa del 14%. Soltanto a marzo la contrazione è stata del 52,5%, “la flessione più pesante tra le principali economie dell’Unione europea”, fa sapere la confederazione.

La frenata dei prodotti italiani nel Golfo Persico

“A pesare è soprattutto il crollo delle vendite Made in Italy verso i Paesi del Golfo dove a marzo l’export italiano è sceso del 63% rispetto a marzo 2025”, fa sapere Confartigianato. L’associazione sottolinea che “le battute d’arresto più significative riguardano il Kuwait (-89,6%), il Qatar (-66,1%), gli Emirati Arabi Uniti (-65,9%), e l’Arabia Saudita (-35,5%)”. Nel mese di aprile “le esportazioni italiane verso il Medio Oriente sono diminuite di un ulteriore 6,9% su base annua”.

Schizzano le bollette e i prezzi dei carburanti

Il secondo problema evidenziato da Confartigianato riguarda il rincaro delle forniture di energia e delle materie prime. Nei tre mesi caratterizzati dalla crisi, il prezzo del gas è cresciuto del 38,3%, quello della luce dell’11,6% e il prezzo del gasolio per le industrie è aumentato del 49,8%.

Le minacce per la ripresa del Paese

Marco Granelli, presidente di Confartigianato, evidenzia che “da un lato la perdita di sbocchi commerciali in un’area strategica per il Made in Italy, dall’altro l’aumento dei costi di produzione legato ai rincari dell’energia e delle materie prime” creano “un mix che rischia di rallentare la crescita e comprimere la competitività delle filiere manifatturiere nei prossimi mesi”.

I pericoli per le realtà più piccole

Granelli avverte che “le tensioni risultano particolarmente pesanti per le piccole imprese. Per i finanziamenti fino a 125mila euro il costo del credito è infatti superiore di 160 punti base rispetto alla media, accentuando le difficoltà di accesso alle risorse finanziarie necessarie per sostenere investimenti e sviluppo”. “Le piccole imprese italiane – conclude il numero uno di Confartigianato – stanno affrontando una fase particolarmente complessa. Da un lato sono chiamate a investire per innovare processi e prodotti, migliorare l’efficienza energetica e rafforzare la competitività; dall’altro devono fare i conti con condizioni di accesso al credito sempre più onerose”.

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