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“Tra noi e l’azienda c’è una tregua armata. Non accetteremo esuberi e chiusure”: i lavoratori di Electrolux e i sindacati dopo la sospensione dei licenziamenti

Non è ancora una soluzione, avvertono i sindacati, ma per il momento al tavolo al Ministero per le imprese e il made in Italy per la vertenza Electrolux, esuberi e chiusure sono allontanati. Una tregua di cinquanta giorni almeno. Quasi due mesi per l’avvio di un confronto che resta complesso, ma che rappresenta comunque un passo avanti dopo l’annuncio di 1.700 licenziamenti e la chiusura della fabbrica di Cerreto d’Esi, nelle Marche. Electrolux ha sospeso temporaneamente la procedura di licenziamento collettivo aperta in Italia che avrebbe diminuito del 40% la forza lavoro nel nostro Paese, ampliando la crisi del settore degli elettrodomestici, già fiaccato dalla vicenda Whirlpool-Beko.

“Li abbiamo fermati, ma tra noi e l’azienda è una tregua armata“, ha rivendicato il segretario della Fiom-Cgil Michele De Palma, al termine dell’incontro con l’azienda e il governo. “Arrivavamo a questo tavolo con due elementi chiari: erano pronti ad aprire le procedure di mobilità e a pagare il prezzo erano i lavoratori di Cerreto d’Esi perchè su quello stabilimento ci avevano messo la croce sopra. Li abbiamo, li avete fermati, ma non siamo alla soluzione della vertenza, dobbiamo avere la piena consapevolezza che la battaglia non si è conclusa“, ha avvertito. Per questo, ha continuato, il messaggio da trasmettere alle assemblee che ora si faranno nei territori tra i lavoratori è l’invito a restare compatti. “Non dobbiamo smobilitare. Da questa vertenza o ne usciamo tutti insieme, tutte le organizzazioni sindacali, tutti gli stabilimenti, operai e impiegati, o si rischia che se vedono lo spazio di una divisione ci si infilano ed è la fine della nostra vertenza”.

“La situazione non è risolta definitivamente, per adesso è sospeso il piano dell’azienda che non parte con nessuna azione unilaterale nei confronti dei lavoratori”, ha aggiunto il neo segretario generale Uilm, Davide Sperti, parlando di un “primo passo avanti che possiamo raccogliere con cauto ottimismo“. “L’azienda voleva partire da esuberi e la chiusura di uno stabilimento. Noi gli abbiamo detto che questo non è il modo in cui si costruisce un piano, che non era industriale, ma di dismissioni”, ha sottolineato pure il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, sottolineando che “è molto importante l’impegno politico che è stato preso e lo vogliamo vedere alla prova dei fatti“, invitando il governo Meloni ad “aprire il tavolo dell’elettrodomestico, a costruire le proposte per mettere in sicurezza l’occupazione, la presenza industriale e la sostenibilità economica e sociale delle nostre comunità”.

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La crisi dell’elettrodomestico: i tagli di Electrolux in Italia, il riassetto internazionale e la longa manus dei cinesi di Midea

Una forbice tra Nord America e Spagna che alla fine porta a un taglio di posti di lavoro nel nostro Paese. Un po’ come sta avvenendo nel mondo dell’automotive, l’Italia rischia di pagare dazio nel settore del bianco, comparto scosso da un riassetto internazionale per reggere l’onda d’urto innescata dall’avanzata dei prodotti cinesi a basso costo. Movimenti nei quali le aziende di Pechino danno le carte e fanno il gioco. Dopo aver visto andare in fumo quasi mille posti di lavoro nella vertenza Beko, il governo deve ora gestire i 1.700 licenziamenti annunciati da Electrolux negli stabilimenti italiani. Oggi è in programma il tavolo al ministero delle Imprese per comprendere se esista un’apertura da parte dell’azienda a rimodulare gli esuberi. La strada è stretta perché la multinazionale svedese, da decenni nel nostro Paese, ha chiarito di non avere intenzione di retrocedere: la fabbrica di Cerreto d’Esi deve chiudere, lasciando per strada 170 operai, e verranno sacrificati oltre 1.500 posti di lavoro negli altri stabilimenti.

Il taglio di circa il 40% dei dipendenti italiani arriva a pochi mesi di distanza da una maxi-operazione in Nord America che ha coinvolto l’azienda con sede a Stoccolma. Ad aprile Electrolux ha siglato un accordo con il gigante cinese Midea che prevede la creazione di una joint venture paritetica per sviluppare e vendere prodotti di refrigerazione in quell’area. Il Nord America rappresenta circa un terzo del fatturato di Electrolux, soprattutto grazie al marchio Frigidaire, e negli ultimi anni aveva registrato forti perdite operative. Attraverso un aumento di capitale da 9 miliardi di corone svedesi, la multinazionale metterà a terra il piano con i cinesi incentrato sulla collaborazione nelle fabbriche di Juarez (Messico) e Anderson (Carolina del Sud) sperando in un rilancio. Nel frattempo la creazione della piattaforma industriale condivisa negli Stati Uniti permette a Midea, sfruttando la debolezza contingente di Electrolux, di penetrare nel mercato americano garantendosi la rete distributiva degli svedesi.

Se negli Stati Uniti Midea si è appoggiata sulle spalle degli svedesi, in Europa si è già da tempo posizionata comprando Teka da Heritage B, la holding tedesca che controllava il marchio spagnolo e Küppersbusch. L’operazione ha avuto il via libera dell’Antitrust Ue nel 2025, un passo che ha sbloccato definitivamente l’intesa del 2024. Teka è il brand più importante in Spagna con una quota di mercato intorno al 15%. Specializzata in piani cottura, cappe ed elettrodomestici da incasso, ha fabbriche a Santander e Saragozza. Il piano dei cinesi è espansivo e punta a portare i prodotti Teka in nuovi mercati. Come l’Italia. A marzo, l’azienda ha riunito oltre 300 ospiti da 18 Paesi a Venezia in un evento che ha sancito lo sbarco nel nostro Paese: “Un passaggio strategico nel percorso di crescita del brand in Europa”, lo definì Alberto Di Luzio, general manager di Midea Italia.

Il vortice di acquisizioni e riposizionamenti su scala globale ha finora tagliato fuori l’Italia e rischia ora di travolgerla. Dopo gli accordi in Nord America, Electrolux ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Jaszbereny, in Ungheria, entro la fine dell’anno: perderanno il posto circa 600 dipendenti specializzati nella produzione di frigoriferi da incasso e a libera installazione. Quindi è arrivata la sforbiciata in Italia: la produzione di cappe aspiranti cesserà a Cerreto d’Esi mentre sta avviando produzioni gemelle in Polonia, mentre ci saranno forti tagli a Forlì che vedrà scomparire la linea di piani cottura e a Susegana dove si producono frigoriferi da incasso, Porcia invece ci rimetterà le lavasciuga e Solaro dovrà razionalizzare la produzione di lavatrici.

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