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Mustafa Ayyash, giornalista: da un anno in cella in Austria, senza processo, per aver raccontato Gaza

«Se critichi l’Occidente, prova a vivere in Cina, in Russia o in Iran e poi vediamo». Quante volte abbiamo sentito questo mantra dai fervidi occidentalisti, che dimenticano una cosa essenziale: chi critica lo fa per migliorare il luogo in cui vive. Una società democratica in salute si regge su una stampa che fa il cane da guardia del potere. Oggi, però, quel ritornello suona sempre meno convincente: nell’ossessione di combattere il «nemico», le società occidentali ed europee diventano meno libere e più autoritarie.

Il giornalista palestinese detenuto in Austria

Prove di questa preoccupante deriva? Parecchie. Oggi trattiamo del caso spinoso di un giornalista palestinese che ora si trova in Austria, detenuto da quasi un anno senza condanna, accusato di appartenere contemporaneamente ad Hamas, Fronte popolare per la liberazione della Palestina, Jihad islamica, Hezbollah e Brigate dei martiri di al-Aqsa. Si chiama Mustafa Ayyash, 34 anni, fondatore del network Gaza Now, rete mediatica indipendente che conta 2 milioni di iscritti su Telegram. Tutto è iniziato nel marzo 2024, quando Stati Uniti e Regno Unito hanno imposto sanzioni congiunte contro il network e Ayyash, accusandoli di aver fornito supporto materiale e finanziario a Hamas. Sanzioni che, in questi casi, includono anche il congelamento dei beni.

La cooperazione con l'apartheid israeliana sta contribuendo ad erodere lo spazio democratico (rispetto delle minoranze) e la protezione dei diritti fondamentali in Europa. Il razzismo antipalestinese ne è un sintomo evidente. https://t.co/Uu0QZY5cDT

— Francesca Albanese, UN Special Rapporteur oPt (@FranceskAlbs) October 15, 2026

Il 18 aprile 2024 la polizia austriaca ha perquisito la casa di Ayyash e sequestrato i dispositivi elettronici. Rilasciato, il giornalista ha continuato a viaggiare finché, nell’agosto 2025, Vienna ha emesso un mandato d’arresto europeo. Fermato all’aeroporto di Amsterdam il 19 settembre, è stato estradato due mesi dopo. Dal novembre 2025 si trova in custodia cautelare: è accusato di appartenere a (più) organizzazioni criminali e terroristiche, finanziamento del terrorismo, apologia di reati terroristici e riciclaggio.

La discussa norma austriaca

Come nota Middle East Eye, Ayyash è in custodia cautelare sulla base dell’articolo 278 del codice penale austriaco. Per essere indagati come membri di un’organizzazione criminale o terroristica non occorre aderirvi formalmente né partecipare alle sue azioni: basta, secondo la norma, contribuire alle sue attività «in qualsiasi altro modo» sapendo che ciò la favorisce. Una formulazione alquanto vaga e molto ampia, che consente alle autorità il compito di stabilire il confine tra la simpatia politica e dove effettivamente cominci l’appartenenza. Sulla base di questa disposizione Vienna può intercettare, perquisire, trattenere in custodia preventiva e utilizzare materiale d’intelligence, anche straniero, prima di qualsiasi sentenza.

Le radici di queste norme risalgono agli strumenti antiterrorismo adottati dopo l’11 settembre 2001, usati poi contro i familiari di combattenti dello Stato islamico e contro chi ne sosteneva apertamente l’ideologia jihadista. Ma dietro la linea dura di Vienna ci sono, naturalmente, anche i rapporti diplomatici pieni e molto stretti con Tel Aviv. Relazioni bilaterali eccellenti che hanno portato i due Paesi a siglare, nel 2022, anche una partnership strategica. Ed è chiaro che l’arresto del giornalista è soprattutto un favore nei confronti di Israele.

Peraltro, sul fronte politico, di recente, come ha scritto Andrea Muratore su InsideOver, il Partito della Libertà Austriaco (Fpo), formazione populista di destra parte del gruppo dei Patrioti (di cui fanno parte anche la Lega e il Rassemblement National) ha promosso una conferenza che ha portato a un’apertura importante nei suoi confronti da parte del Likud, la formazione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, e da primari esponenti delle istituzioni di Tel Aviv.

L’accusa

Il nodo, nota sempre Middle East Eye, è che l’accusa di appartenenza discende direttamente dall’attività giornalistica. Le autorità austriache sostengono che il lavoro di Ayyash equivalga a diffondere «propaganda pro-Hamas» o a sostenere la «narrativa di guerra» del movimento, quindi a favorirlo «con altri mezzi». Ma è chiaro che raccontare Gaza comporta inevitabilmente riferire posizioni e azioni di Hamas. Inoltre, altro elemento da considerare, l’accusa di finanziamento si regge almeno in parte su informazioni fornite da autorità israeliane, che né l’imputato né i suoi avvocati potrebbero esaminare, e che non sarebbero state vagliate dai magistrati austriaci.

Ayyash ha perso gran parte della famiglia, compresi i genitori, nel bombardamento della casa di Nuseirat nel novembre 2023; moglie e figli hanno lasciato l’Austria per timore di ulteriori persecuzioni. Se condannato rischia da uno a dieci anni di carcere e la revoca dello status di residente. È questa l’Unione Europea democratica che vogliamo? Quella che – in Lettonia – espelle il giornalista Ragozin? Oquella che conferma le sanzioni a un altro cronista, Hüseyin Dogru?

Fonti:

Wieser, Klaudia, e Mohammad Aburous. «Austria’s anti-terror laws are turning journalism about Palestine into a crime». Middle East Eye, 10 ottobre 2026. https://www.middleeasteye.net/opinion/austria-anti-terror-laws-turning-journalism-about-palestine-crime.

U.S. Department of the Treasury, «Treasury Sanctions Hamas-Aligned Terrorist Fundraising Network», 27 marzo 2024, https://home.treasury.gov/news/press-releases/jy2213.[](https://home.treasury.gov/news/press-releases/jy2213)




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