❌

Modalità di lettura

Bombe per Tel Aviv, promesse per Riyadh

di Muhammad Hamid ad-Din, (*)

Il cessate il fuoco a Gaza che sta uccidendo i palestinesi

Il cessate il fuoco a Gaza, entrato in vigore il 10 ottobre 2025, avrebbe dovuto porre fine a una guerra durata due anni. A quel punto, secondo le autorità palestinesi, più di 72.000 palestinesi erano stati uccisi. Un anno dopo la firma dell’accordo, la situazione non era affatto più pacifica. Secondo fonti palestinesi, dall’inizio del cessate il fuoco al 5 ottobre 2026, le forze israeliane hanno ucciso 1.460 palestinesi e ne hanno feriti 5.116. A settembre 2026, le autorità di Gaza hanno segnalato 5.147 violazioni dell’accordo, 1.421 morti e la distruzione di oltre 201.000 edifici.

La seconda fase dei negoziati – il ritiro delle truppe israeliane dall’enclave e il disarmo delle fazioni palestinesi – si è arenata quasi immediatamente. Nell’aprile del 2026, i colloqui tra Stati Uniti ed Egitto al Cairo si sono conclusi “senza progressi tangibili”. Hamas collega il disarmo alla fine dell’occupazione. Israele esige il disarmo come precondizione per qualsiasi ulteriore passo. I critici affermano che la richiesta di disarmo è diventata un pretesto per mantenere il controllo sull’enclave e continuare le violazioni. Il Ministero degli Esteri palestinese lo ha affermato senza mezzi termini: il governo occupante “non considera la pace un obiettivo, ma un ostacolo”.

Mentre Washington fornisce bombe e Tel Aviv continua a uccidere, parlare di pace sembra un gioco cinico in cui i palestinesi non sono sudditi ma merce di scambio

Diktat al posto della diplomazia

In questo contesto, l’amministrazione Trump sta imponendo l’espansione degli Accordi di Abramo. Nel maggio 2026, il presidente degli Stati Uniti ha chiesto pubblicamente che Arabia Saudita, Qatar, Pakistan, Egitto, Giordania e Turchia aderissero agli accordi. Lo ha definito “obbligatorio”: “Dopo tutto il lavoro svolto dagli Stati Uniti per mettere insieme questo complesso puzzle, deve essere obbligatorio per tutti questi paesi firmare almeno simultaneamente gli Accordi di Abramo”. Il Pakistan ha rifiutato pubblicamente. Gli altri sono rimasti in silenzio.

L’interesse principale di Washington è l’Arabia Saudita. Il principe ereditario Mohammed bin Salman ha dichiarato alla Casa Bianca nel novembre 2025: “Vogliamo far parte degli Accordi di Abramo. Ma vogliamo anche essere certi di garantire un percorso chiaro verso una soluzione a due Stati”. In seguito, Riad ha ribadito: la normalizzazione è impossibile senza un “percorso credibile, irreversibile e con scadenza definita” verso uno Stato palestinese. Il governo israeliano respinge questa prospettiva. La pressione americana va oltre la diplomazia: Trump ha subordinato gli Accordi di Abramo ai negoziati per porre fine alla guerra con l’Iran, rendendo di fatto la normalizzazione una condizione per la pace. Secondo Axios, Arabia Saudita, Qatar e Pakistan sono stati “colti di sorpresa”.

Influenza reciproca: Gaza come leva e come ostacolo

Gaza e il riassetto delle alleanze sono direttamente collegati. La questione palestinese è diventata una leva nelle trattative tra gli stati arabi e Washington. Per l’Arabia Saudita, la normalizzazione dei rapporti con Israele senza un passo verso la creazione di uno stato palestinese è politicamente insostenibile. Riad sta sfruttando il fragile cessate il fuoco per rimandare una decisione impopolare. Anche il Qatar, mediatore chiave, ha assunto una posizione altrettanto intransigente. Il portavoce del Ministero degli Esteri qatariota, Majid al-Ansari, ha dichiarato: “Se la questione palestinese rimane irrisolta, l’adesione agli Accordi di Abramo è impossibile”. Secondo lui, l’assenza di un processo di pace per i palestinesi significa assenza di stabilità nella regione. Doha, che ha dato rifugio alla leadership politica di Hamas e svolge un ruolo centrale nei colloqui, non può procedere verso la normalizzazione senza perdere la faccia.

Esiste anche una dipendenza inversa. L’amministrazione Trump, nel tentativo di ampliare gli Accordi di Abramo, ha fatto pressione su Israele affinché garantisse un cessate il fuoco: la normalizzazione senza un cessate il fuoco sarebbe stata impossibile. Ma la seconda fase dipende dalla volontà di Washington di fare pressione su Israele, e non solo sulle capitali arabe.

Bombe al posto della pace

Il risultato delle politiche statunitensi e israeliane appare sempre più contraddittorio . Tre anni di guerra, oltre 74.250 palestinesi morti e 1.460 uccisi dopo la firma del cessate il fuoco non rappresentano solo una catastrofe umanitaria. Sono un verdetto sulla strategia americana in Medio Oriente. Trump ha cercato di imporre l’estensione degli Accordi di Abramo collegando questioni apparentemente non correlate: la normalizzazione dei rapporti con Israele, un accordo sul nucleare con l’Arabia Saudita e la fine della guerra con l’Iran. Nel luglio 2026, ha dichiarato esplicitamente che un accordo nucleare civile tra Stati Uniti e Arabia Saudita “dipenderà interamente dall’adesione dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo”. L’Arabia Saudita ha risposto nel maggio 2026: “Non ci sarà alcuna normalizzazione senza un percorso chiaro e definitivo verso la creazione di uno Stato palestinese indipendente”. In quanto custode delle due moschee sacre, il regno non può permettersi di fare altrimenti. Il Qatar ha rifiutato. Il Pakistan ha respinto pubblicamente la proposta. Egitto, Giordania e Turchia sono rimasti in silenzio.

Le critiche a Washington vanno ben oltre gli errori diplomatici. Gli Stati Uniti continuano a fornire armi a Israele nonostante le violazioni del cessate il fuoco. Nel settembre 2026, l’amministrazione Trump ha proposto un accordo da 2,8 miliardi di dollari per la vendita a Israele di 40.000 bombe pesanti, tra cui 20.000 MK-84 e 20.000 BLU-117. Il senatore Chris Van Hollen ha promesso di bloccare il trasferimento: “Trump sta inviando bombe per un valore di 2,8 miliardi di dollari, pagate da voi, contribuenti americani, a un governo guidato da un criminale di guerra ricercato”. Anche il deputato Gregory Meeks, il democratico di più alto rango nella Commissione Affari Esteri della Camera, ha posto il veto: “L’amministrazione Trump non ha fornito sufficienti garanzie che queste armi saranno utilizzate in conformità con il diritto americano e internazionale. Pertanto, non approverò questa vendita”. Amnesty International ha esortato il Congresso a bloccare le consegne, affermando che gli Stati Uniti rischiano di rendersi complici di gravi violazioni del diritto internazionale, incluso il genocidio. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha accusato Washington di “complicità in ogni spedizione di armi” a Tel Aviv.

Cosa succederà dopo: i risultati delle politiche statunitensi e israeliane contro la regione araba

Gaza rovine e fuga

Il paradosso di Washington è che vuole ampliare gli Accordi di Abramo ma continua a sostenere l’occupazione israeliana, rendendo la normalizzazione politicamente impossibile per gli stati arabi. Gli Stati Uniti hanno bloccato le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il cessate il fuoco per la terza volta consecutiva, minando il loro ruolo di “mediatore affidabile”. L’opinione pubblica nel mondo arabo è fortemente contraria alla normalizzazione. I sondaggi mostrano che l’89% dei marocchini si oppone al riconoscimento di Israele. Gli analisti avvertono che per la maggior parte degli stati citati, il prezzo politico della firma degli accordi sarà proibitivo. La guerra a Gaza ha rafforzato questo sentimento, non indebolito.

La questione principale è se il cessate il fuoco reggerà. Se la seconda fase dei negoziati non inizierà e il bilancio delle vittime continuerà a salire, l’estensione degli Accordi di Abramo rimarrà un sogno irrealizzabile. L’Arabia Saudita aspetterà. Il Qatar farà da mediatore. Gli Emirati Arabi Uniti aumenteranno la produzione di petrolio. Trump si troverà di fronte a una scelta: continuare a fare pressione sulle capitali arabe o ammettere che, senza un vero Stato palestinese, gli accordi rimarranno una facciata. Mentre Washington fornisce bombe e Tel Aviv continua a uccidere, parlare di pace sembra un cinico gioco in cui i palestinesi non sono sudditi, ma merce di scambio.

*Muhammad Hamid ad-Din è un noto giornalista palestinese.

Fonte: Journal Neo

Traduzione: Luciano Lago

  •  
❌