Israele. Netanyahu a Kushner: disarmo di Hamas, nessuna apertura allo Stato palestinese
di Daniele Priori –
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito agli Stati Uniti che qualsiasi avanzamento del piano per Gaza dovrà essere subordinato a un disarmo effettivo e verificabile di Hamas, escludendo al tempo stesso concessioni che possano aprire la strada alla costituzione di uno Stato palestinese. È quanto emerge dall’incontro tenuto a Gerusalemme con Jared Kushner, inviato e genero del presidente statunitense Donald Trump, impegnato in una nuova iniziativa diplomatica per superare lo stallo sull’attuazione del piano americano per la Striscia.
Durante il primo mandato di Trump, Kushner era stato promotore di un piano denominato “Nuova Palestina”, che prevedeva la nascita dello Stato palestinese con la sicurezza garantita da Israele, un’ipotesi respinta da Netanyahu, il quale da lì a poco fece approvare alla Knesset una proposta di legge per l’annessione della Cisgiordania.
Secondo Ynet, che cita una fonte israeliana presente ai colloqui, “La parte israeliana ha chiarito durante l’incontro che non verrà concesso nulla che possa spianare la strada a uno Stato palestinese”. La precisazione assume particolare rilievo perché il nuovo percorso negoziale sostenuto dagli Stati Uniti prevede, oltre al disarmo di Hamas, il progressivo ritiro delle forze israeliane e una futura amministrazione palestinese della Striscia affidata a tecnocrati.
Il nodo immediato rimane però quello delle armi di Hamas. La fonte israeliana citata da Ynet ha spiegato che “c’era la percezione iniziale che il Board of Peace volesse iniziare con delle ‘zone pilota’, ma ora non se ne parla più così. Bensì: Hamas deve dimostrare impegno nella distruzione delle armi, va accertato che non consegni armi non funzionanti. Gli americani sono determinati a continuare il Piano, per Netanyahu la prova sta nell’effettiva consegna delle armi da parte di Hamas”.
Secondo i24News, dai colloqui sarebbe emersa anche un’intesa sulla modalità iniziale del disarmo: nella prima fase le armi consegnate da Hamas dovrebbero passare direttamente alle forze statunitensi, che ne curerebbero la distruzione. L’obiettivo sarebbe quindi quello di creare un meccanismo verificabile, evitando che la consegna di materiale inutilizzabile possa essere presentata come adempimento degli obblighi previsti dal piano.
La missione di Kushner arriva dopo un passaggio diplomatico particolarmente significativo al Cairo, dove l’inviato americano ha incontrato il leader di Hamas Khalil al-Hayya. Secondo fonti informate citate da Axios, i rappresentanti del movimento palestinese avrebbero confermato la disponibilità alla demilitarizzazione di Gaza nell’ambito di una roadmap comprendente cessate-il-fuoco permanente, ritiro israeliano, ricostruzione e trasferimento dell’amministrazione a un governo palestinese tecnocratico nel quale Hamas non avrebbe un ruolo futuro.
Il confronto di Gerusalemme è durato diverse ore e vi hanno partecipato anche esponenti del Board of Peace, tra cui l’ex premier britannico Tony Blair e Nickolay Mladenov. Il tentativo americano è quello di recuperare il proprio piano in 15 punti, che nelle ultime settimane si era arenato proprio sulle differenti interpretazioni della successione tra disarmo palestinese e ritiro israeliano.
Netanyahu aveva già respinto l’ipotesi di un ritiro israeliano prima del completo disarmo di Hamas. Il Board of Peace aveva tuttavia precisato nei giorni scorsi che il piano rimane operativo e che l’attuazione dovrebbe procedere per fasi, sulla base di impegni sottoposti a verifica.
Dietro la disputa sulle modalità tecniche emerge così una divergenza politica più profonda. Washington tenta di costruire un percorso nel quale demilitarizzazione, ritiro israeliano, forza internazionale di stabilizzazione e nuova amministrazione palestinese siano parti dello stesso processo. Netanyahu punta invece a separare nettamente la questione della sicurezza da quella politica: prima la completa eliminazione delle capacità militari e di governo di Hamas, poi l’eventuale ritiro, senza che il processo possa trasformarsi in un passaggio verso il riconoscimento di uno Stato palestinese.
Il successo della missione di Kushner dipenderà quindi dalla possibilità di trasformare la disponibilità dichiarata da Hamas in atti concreti e verificabili e, contemporaneamente, di ottenere da Israele l’accettazione delle successive fasi del piano. È proprio su questa reciprocità che resta aperta la distanza tra le parti: entrambe chiedono che sia l’altra a compiere per prima il passo considerato irreversibile.