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Russia. Unità missilistiche russe vicino a Hokkaido dopo la visita di Putin alle Curili

di Giuseppe Gagliano –

Quattro unità missilistiche della Flotta russa del Pacifico sono transitate a circa 40 chilometri da Hokkaido, senza entrare nelle acque territoriali giapponesi, pochi giorni dopo essere state avvistate nella stessa area e all’indomani della visita del presidente Vladimir Putin a Iturup, una delle Curili meridionali controllate da Mosca e rivendicate da Tokyo come Territori del Nord.
Le navi sono state individuate il 14 agosto al largo di Capo Soya e seguite da un velivolo da pattugliamento marittimo P-3C giapponese. Le stesse unità erano state osservate il 9 agosto nei pressi dell’isola di Rebun, prima di attraversare lo stretto di Soya e dirigersi successivamente verso ovest.
Le imbarcazioni appartengono al Progetto 12411M Molniya-1, classificato dalla Nato come classe Tarantul III, unità veloci equipaggiate con missili antinave. Il passaggio, pur avvenuto in acque internazionali, assume particolare rilievo nel quadro delle crescenti tensioni tra Russia e Giappone sulla sovranità delle Curili meridionali e della crescente militarizzazione dell’arcipelago.
La visita di Putin a Iturup ha provocato una dura reazione di Tokyo, che ha convocato l’ambasciatore russo presentando una protesta formale. Mosca ha respinto le contestazioni giapponesi, mentre Dmitrij Medvedev ha minacciato pesanti conseguenze qualora Tokyo insistesse nelle proprie rivendicazioni territoriali.
Le Curili meridionali furono occupate dall’Unione Sovietica nel 1945 e la controversia ha impedito a Russia e Giappone di concludere un trattato di pace definitivo dopo la Seconda guerra mondiale. I tentativi di raggiungere un compromesso sono progressivamente naufragati, soprattutto dopo l’adesione giapponese alle sanzioni occidentali contro Mosca e il rafforzamento della cooperazione militare tra Tokyo e Washington.
Per la Russia l’arcipelago riveste una rilevanza strategica particolare, poiché controlla gli accessi tra il Mare di Ochotsk e il Pacifico e contribuisce alla protezione delle forze della Flotta del Pacifico. L’aeroporto militare di Burevestnik, sull’isola di Iturup, rafforza inoltre la capacità russa di sorvegliare le rotte marittime e aeree della regione.
Alla dimensione militare si aggiunge quella economica. Le acque delle Curili sono ricche di risorse ittiche e la posizione dell’arcipelago consente di controllare importanti passaggi marittimi. Allo stesso tempo, nonostante le tensioni politiche, il Giappone continua ad attribuire importanza alle forniture energetiche provenienti dall’Estremo Oriente russo, in particolare a quelle legate ai progetti di Sachalin.
Il transito delle quattro unità russe appare quindi soprattutto come una dimostrazione militare calibrata, sufficientemente vicina al territorio giapponese da essere percepita come un segnale politico, ma condotta senza violare le acque territoriali. La disputa sulle Curili si inserisce ormai nel più ampio confronto strategico nel Pacifico tra Russia, Giappone e Stati Uniti.

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Cina. Il pensiero di Xi Jinping diventa dottrina del Partito

di Dario Rivolta * –

Per lunghi secoli in Europa si sostenne che re e imperatori governassero perché legittimati direttamente da Dio e la motivazione si rifaceva, tra l’altro, alla “Lettera ai Romani” di san Paolo. Bisognò arrivare al 1688 perché, per primi in Inghilterra, si decidesse che la sovranità spettasse al Parlamento, non al re, e che Dio non c’entrasse nulla. Circa un secolo dopo, in Francia e nel resto d’Europa ci vollero l’Illuminismo e la Rivoluzione per ammettere che i re, ove continuavano a esistere, avessero un potere puramente terreno. Quel concetto di “potere divino” non è però sparito del tutto e ovunque, nemmeno in Europa. Nel 1870 la Chiesa cattolica stabilì che ogni dichiarazione del Papa in carica, se fatta ex cathedra, dovesse considerarsi infallibile perché dottrina a lui rivelata direttamente da Dio. Quindi a lui e solo a lui era demandato il potere di enunciare la “verità”.
Non c’è quindi da stupirsi più di tanto se, pur con origini culturali e abitudini totalmente diverse, in Cina succede ancora oggi qualcosa di simile, anche se laggiù nessuno sente la necessità di invocare un’investitura divina. Tutti ricorderanno come i detti di Mao Tse-tung e il suo “Libretto rosso” fossero forzosamente considerati da tutti i cinesi, e anche dai loro pedissequi seguaci in Europa, quale “verità assoluta” e, dunque, unica interpretazione possibile della storia e della politica. Con i cambiamenti avvenuti dopo la sua morte si pensò che le cose sarebbero molto cambiate. In realtà mutò davvero tanto, ma sempre facendo riferimento agli “insegnamenti” di Mao e, naturalmente, al marxismo. Successe un po’ come con il nostro “ipse dixit” medievale, che faceva riferimento ai pensieri di Aristotele: si partiva da lui per arrivare talvolta a soluzioni anche opposte, ma senza mai smentirlo. Pensare, tuttavia, che in Cina il dover credere a un capo infallibile non sia più un obbligo politico è sbagliato.
Il Partito comunista al potere ha annunciato oggi un nuovo diktat filosofico-politico cui gli abitanti della Repubblica Popolare Cinese devono adeguarsi: il pensiero del presidente Xi Jinping. Nello scorso giugno, durante una conferenza nazionale del partito, quel “pensiero” è stato salutato come “una pietra miliare nella storia della teoria marxista sulla costruzione del partito e nella storia della costruzione del Partito Comunista Cinese”. La notizia è stata diffusa in modo imperativo dalla televisione statale CCTV e attribuita al responsabile dell’ideologia del partito Cai Qi, alto membro del Comitato permanente del Politburo. Il concetto di fondo raggruppa “14 principi fondamentali”, tra cui l’insistenza su “un autogoverno del Partito completo e rigoroso, un sistema organizzativo coeso a tutti i livelli, una lotta alla corruzione e un perfezionamento delle istituzioni e dei meccanismi di legiferazione”. Si prevede che il “pensiero” di Xi Jinping venga introdotto al più presto nelle aule scolastiche cinesi. In altre parole, ecco la Verità, la nuova, la sola, cui attenersi.
Un ricercatore senior presso l’Istituto Nazionale di Studi Strategici dell’Università Tsinghua ha affermato: “La dottrina di Xi… è destinata a diventare il principio guida del partito al potere in Cina per i decenni a venire, in quanto delinea gli obiettivi chiave che coprono tutti i principali aspetti della costruzione del partito, inclusi la teoria, la disciplina, l’organizzazione, la qualità dei quadri e la formazione”. Gli ambiti in cui tutto ciò dovrà realizzarsi sono numerosi, ma in particolare lo saranno l’economia, l’esercito, la diplomazia e la cultura.
Poiché in Cina è ammesso un solo partito, e cioè il Partito Comunista Cinese, va da sé che nessuno avrà il diritto, né il coraggio, di contraddirlo o discuterlo. Sembra di sentire il vecchio detto: tutto cambia affinché nulla cambi.
Certamente, con il nostro modo di pensare e di vivere ci sono enormi differenze, fortunatamente, da non sottovalutare, ma, nel nostro piccolo, provate a criticare ciò che dice il nostro Presidente della Repubblica o a sostenere che spesso ripeta banalità: vi troverete accusati per “lesa maestà” o, come si usa dire ora, vilipendio. Forse ce lo dimentichiamo, ma per configurare il reato è sufficiente “qualsiasi espressione o rappresentazione idonea a menomare il prestigio del Capo dello Stato”. E il reato è perseguibile d’ufficio, anche senza denunce. Ecco il dispositivo dell’art. 278 del Codice Penale, che mantiene il testo originario del 1930: “Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni”. Come se non bastasse, a lui è equiparato anche il Sommo Pontefice.

* Già deputato, è analista geopolitico ed esperto di relazioni e commercio internazionali.

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Vietnam. Hanoi costruisce la sua più grande fregata antisommergibile e punta sull’autonomia militare

di Giuseppe Gagliano –

Il Vietnam ha avviato la costruzione della più grande fregata antisommergibile mai realizzata nel Paese, segnando un nuovo passo nella strategia di Hanoi per ridurre la dipendenza dalle forniture militari straniere e sviluppare un’industria nazionale della difesa. La nave sarà costruita presso il cantiere Song Thu di Danang, appartenente al ministero della Difesa, con la partecipazione del gruppo tecnologico militare Viettel e degli istituti di ricerca vietnamiti.
Una parte significativa delle armi, dei sensori e delle apparecchiature dovrebbe essere sviluppata o assemblata nel Paese. La principale sfida sarà tuttavia l’integrazione dei diversi sistemi necessari alla guerra antisommergibile, dagli apparati acustici ai siluri, dagli elicotteri ai sistemi di comando e alle comunicazioni protette.
La scelta di sviluppare una fregata specializzata nella lotta antisommergibile riflette le preoccupazioni di Hanoi per la crescente presenza navale cinese nel Mar Cinese Meridionale. Il Vietnam non può competere quantitativamente con la marina di Pechino e punta quindi a rafforzare le proprie capacità di dissuasione attraverso una rete composta da unità di superficie, sottomarini della classe Kilo, velivoli da ricognizione e sistemi missilistici costieri.
L’esperienza maturata con i sei sottomarini Kilo di fabbricazione russa e con le fregate della classe Gepard rappresenta una base importante per il nuovo programma. La capacità operativa della futura unità dipenderà comunque dall’addestramento degli equipaggi e dall’integrazione con una più ampia rete di sorveglianza marittima.
Il progetto risponde anche alla necessità di ridurre la tradizionale dipendenza militare dalla Russia, per decenni principale fornitore di sottomarini, fregate, velivoli e sistemi missilistici al Vietnam. La guerra in Ucraina, le sanzioni occidentali e le difficoltà dell’industria russa hanno reso più complessi i rifornimenti e spinto Hanoi verso una progressiva diversificazione dei partner.
India, Corea del Sud, Israele, Giappone, Francia e Australia rappresentano possibili fornitori di tecnologie, componenti elettronici e sistemi avanzati. Il Vietnam punta tuttavia a evitare di sostituire la dipendenza dalla Russia con quella da un altro Paese, privilegiando trasferimenti tecnologici e produzione nazionale.
In questo quadro assume particolare importanza il rafforzamento dei rapporti con l’Australia. Hanoi e Canberra condividono interessi nella sicurezza marittima e nella libertà di navigazione, pur senza costruire un’alleanza militare formale. La cooperazione tra la Guardia costiera vietnamita e la Forza di frontiera australiana punta ad aumentare il coordinamento nel controllo delle acque, nel contrasto ai traffici illegali, nella formazione e nello scambio di informazioni.
La convergenza strategica è accompagnata da una crescente integrazione economica. Nei primi sei mesi del 2026 gli scambi bilaterali sarebbero aumentati del 22 per cento, raggiungendo 8,1 miliardi di dollari. Il Vietnam esporta soprattutto prodotti elettronici, telefoni e abbigliamento, mentre importa dall’Australia carbone, gas naturale e materie prime.
La disponibilità australiana di minerali strategici ed energia e la capacità manifatturiera vietnamita possono favorire inoltre lo sviluppo di catene di approvvigionamento meno dipendenti dalla Cina, soprattutto nei settori dei microcomponenti, delle tecnologie energetiche e delle materie prime indispensabili anche all’industria della difesa.
Hanoi mantiene comunque la propria tradizionale politica di equilibrio. La Cina resta uno dei principali partner economici del Vietnam e contemporaneamente il maggiore concorrente strategico nelle acque contese del Mar Cinese Meridionale. L’avvicinamento all’Australia non rappresenta quindi una scelta di campo contro Pechino, ma uno strumento per rafforzare la capacità negoziale e militare vietnamita.
La fregata costruita a Danang difficilmente modificherà da sola gli equilibri navali regionali, ma rappresenta un passaggio significativo verso una maggiore autonomia strategica. Per Hanoi il risultato più importante sarà dimostrare di poter costruire, integrare e mantenere autonomamente unità militari sempre più complesse, riducendo la dipendenza dalla Russia e aumentando contemporaneamente il costo di qualsiasi pressione militare nel Mar Cinese Meridionale.

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