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Il seggio che vale tutto: cosa è (veramente) in palio nel Regno Unito. Intervista a Francesco Castelli

Mentre noi cambiavamo governo ogni due per tre, gli inglesi guardavano dall'altra parte con il loro aristocratico senso di superiorità. Oggi, dice Francesco Castelli, i ruoli si sono invertiti. "Eravamo noi in Italia che cambiavamo il governo ogni due per tre. Adesso è l'Inghilterra".

Castelli, italiano immigrato nel Regno Unito da 43 anni, racconta a Loretta Napoleoni un sistema politico che definisce "barocco". Per fare il primo ministro devi essere in Parlamento. E proprio per questo, il partito laburista sta facendo acrobazie surreali: far dimettere un parlamentare da un seggio sicuro per far entrare il sindaco di Manchester, Andy Burnham, e poi sfidare Keir Starmer.

Ma il rischio, altissimo, è che quel seggio finisca in mano a Reform, il partito di Farage. "Se Reform vince lì - avverte Castelli - è la fine del partito laburista".

Il resto è il racconto di un Paese che si scopre fragile. La Brexit? "Una grande vittoria della democrazia, ma una grande sconfitta dell'economia. Qui non si può dire perché sono un popolo orgoglioso, ma la realtà è che ci siamo sparati sui piedi".

E poi i numeri: il Labour ha vinto le ultime elezioni con un terzo dei voti e due terzi dei seggi, magie del maggioritario secco. Starmer, presentatosi come il manager serio dopo anni di scandali Tory (inclusi "appropriazioni indebite sul Covid con uno zero in più rispetto all'Italia"), si è rivelato inefficiente. "Forse dopo 14 anni all'opposizione - riflette Castelli - perdi la percezione di come funziona la macchina governativa".

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Alberto Negri: "La Signora Meloni mi deve spiegare perché le sanzioni alla Russia o all'Iran vanno bene e ad Israele no?"

 

"Storia in diretta" di Loretta Napoleoni

con Alberto Negri, 13 giugno 2026

 

 

C'è un momento, in questa intervista per l'AntiDiplomatico di Loretta Napoleoni, in cui Alberto Negri – inviato di guerra per quarant'anni – dice una cosa che farebbero bene a tenere a mente tutti i nostri «deliranti commentatori»: «A me la lacrimuccia non scappa. Mi scappano altre considerazioni». Il bersaglio grosso, all'inizio, è Donald Trump. Negri lo definisce senza mezzi termini: «Un neuropatico» che una volta dice una cosa e due ore dopo ne dice un'altra. «Stiamo parlando in una situazione in cui il più importante leader del mondo non è in grado di essere presente a se stesso», taglia corto. E poi l'affondo: «Un uomo disperato, sull'orlo di una crisi di nervi».

Le radici del disastro: Obama e Hillary Clinton

Ma attenzione, precisa Negri: «Il neuropatico Trump è il prodotto di quello che è successo prima». E qui il mirino si sposta su Barack Obama, definito «un incapace totale, una delle più grosse disgrazie che siano capitate ai democratici. Ha fomentato le primavere arabe, li ha condotti in guerra, non è stato capace di sistemare l'Iraq, ha allargato il conflitto alla Siria». Poi la stoccata finale su Hillary Clinton che nel 2011, da segretaria di Stato in visita alla Farnesina, «ridacchiava sgangheratamente» annunciando: «Lo andremo a prendere e lo faremo fuori», riferendosi a Gheddafi.

Altro punto cruciale dell'intervista è la denuncia del doppio standard occidentale. Negri smonta l'ipocrisia con un esempio secco: «La signora Meloni ha giustificato il fatto di non aderire a una sospensione dell'accordo di associazione di Israele all'Unione Europea perché dice non si può punire un intero popolo. Benissimo, ha ragione. Però mi deve spiegare perché le sanzioni alla Russia vanno bene, perché le sanzioni all'Iran vanno bene, perché là non ci sono dei popoli o ci sono dei governi o dei regimi secondo lei, ma non ci sono dei popoli». Due pesi e due misure.

Gaza, Libano, Cisgiordania: l'Europa che non c'è

Poi c'è Gaza, il Libano, la Cisgiordania. Non statistiche. Persone che muoiono senza medicine, con le bende tagliate a metà. E un'Europa che, secondo Negri, ha perso ogni influenza. Colpevoli? «La Germania, che ha voluto l'allargamento dell'UE solo per motivi economici. La Francia, che in Libia si è comportata in maniera criminale». Il bilancio, per l'Occidente, è spietato: «I tedeschi non hanno vinto la Prima Guerra Mondiale, hanno perso la seconda e perdono anche la terza, quella che combattiamo tutti noi europei adesso».

L'affondo finale è sul cosiddetto «Board of Peace» di Trump: «Due ubriaconi come Milei e Orbán che si abbracciavano cantando 'Blueberry Hill' di Elvis Presley. Questo è il livello che ci assicura Trump».

 

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