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Stella ingorda tradita dal litio

Nello spazio i crimini perfetti non esistono. Persino una stella può lasciare indizi. È il caso di Toi-5882, una stella simile al Sole che, secondo un nuovo studio pubblicato questa settimana su The Astrophysical Journal, avrebbe inghiottito uno dei suoi pianeti lasciando una traccia chimica che i ricercatori sono riusciti a decifrare.

Il gruppo guidato da Brooke Kotten dell’Università del Michigan, negli Stati Uniti, ritiene infatti di aver individuato uno dei rari casi in cui un pianeta viene inghiottito dalla propria stella. La prova non arriva da immagini dirette dell’evento – troppo rapido per essere osservato mentre accade – ma dall’analisi dello spettro della luce stellare, che ha rivelato un’anomalia significativa: una quantità di litio molto superiore a quella attesa.

Rappresentazione artistica di una stella che inghiotte un pianeta. Le linee blu tracciano il percorso del pianeta mentre spiraleggia verso la stella fino a collidere con essa (il pianeta è visibile solo parzialmente mentre si schianta sul lato sinistro della stella). Crediti immagine: Nasa, Esa, Csa, Ralf Crawford (Stsci)

«Siamo ciò che mangiamo, giusto? Sappiamo che nel materiale planetario c’è molto più litio rispetto alle stelle», spiega Kotten, prima autrice dello studio. «Quindi, se una stella ingloba un pianeta, finisce per arricchirsi di litio». Gli astronomi definiscono questo fenomeno “inghiottimento” (engulfment). Si tratta di un processo sorprendentemente rapido su scala cosmica, che può concludersi nel giro di settimane, o addirittura giorni. Proprio per questa brevità è quasi impossibile osservarlo in tempo reale, motivo per cui è fondamentale ricorrere a metodi indiretti per ricostruire questi eventi a posteriori attraverso le tracce lasciate nel sistema stellare.

Secondo le stime riportate nello studio, il pianeta inghiottito avrebbe avuto una massa compresa tra alcune masse terrestri e quella di Nettuno. Questa conclusione deriva dalla quantità di litio rilevata nella stella: più un pianeta è massiccio, maggiore è la quantità di materiale ricco di litio che può trasferire alla sua atmosfera stellare durante l’inghiottimento. Per verificare che il segnale fosse realmente anomalo, i ricercatori hanno confrontato Toi-5882 con un campione di 62 stelle simili per età, massa e temperatura. In tutte le analisi, il risultato è rimasto coerente, la stella si colloca entro il tre per cento delle stelle più ricche di litio del campione esaminato: un’indicazione compatibile con la presenza di un pianeta di massa compresa, appunto, tra quella della Terra e quella di Nettuno.

Ma il caso potrebbe non essere così semplice. A differenza di quanto accadrà al nostro Sole tra circa cinque miliardi di anni, quando entrerà nella fase di gigante rossa e si gonfierà fino inglobare Mercurio, Venere e forse la Terra, Toi-5882 non è ancora giunta a uno stadio evolutivo in cui possa essersi espansa al punto da spiegare la distruzione del pianeta. Il team ha quindi ipotizzato la presenza di un possibile “complice”: una nana bruna, un oggetto troppo massiccio per essere un pianeta e troppo piccolo per innescare la fusione stellare. Con una massa superiore a venti volte quella di Giove, questo corpo celeste, orbitando attorno alla stella “incriminata”, potrebbe aver destabilizzato il sistema, spingendo il pianeta in una lenta spirale  che si è conclusa con la sua distruzione. Si tratta tuttavia, come spiega lo studio, di un’ipotesi ancora da verificare.

Questa scoperta suggerisce che Toi-5882 stia attraversando una fase di forte interazione con il proprio sistema planetario, in cui almeno un pianeta è stato distrutto e assorbito dalla stella. Per i ricercatori, questi eventi rappresentano una finestra preziosa su processi astrofisici altrimenti invisibili. «È ciò che rende questo campo di ricerca così entusiasmante: stiamo davvero risolvendo un mistero», conclude Kotten, «Non possiamo osservare il “crimine” mentre avviene, quindi dobbiamo lavorare con tutti gli indizi per capire cosa è successo».

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