Modalità di lettura

Falsi terremoti: lo strano caso del terremoto del 16 marzo 1883

Parlare di terremoti falsi può sembrare un controsenso: un terremoto o è avvenuto o non è avvenuto. In ambito sismologico, tuttavia, il termine assume un significato tecnico preciso. Cerchiamo di spiegare con le parole di E. Guidoboni (1985): “Non c’è dubbio che un terremoto, quale è definito dalla sismologia contemporanea, è riconosciuto in modo non equivoco dai testimoni”, ciò implica che l’evento sismico debba essere stato osservato, con una datazione certa e caratteristiche documentate (come intensità, presenza di danni, ecc.). Fin qui tutto chiaro?

Quando la sismologia moderna iniziò, più o meno a metà del 1800, a catalogare i terremoti, gli studiosi dell’epoca raccolsero informazioni sui terremoti del passato attingendo dalle fonti più disparate, documenti, lettere, memoriali di ogni genere. E non fu inusuale che in quei cataloghi e nelle compilazioni successive venissero inseriti dei veri e propri falsi terremoti. Su questo tema ci sono alcuni studi per terremoti italiani come quelli di Guidoboni e Ferrari, 1989; Bellettati et al., 1993; Albini, 2011.

Ma per quale motivo poteva accadere una cosa del genere?

Succedeva, come ben descritto dagli autori appena citati, che in fonti, magari piuttosto antiche, alcuni fenomeni naturali come frane, venissero descritti come terremoti, terrae motus, definizione peraltro neanche molto errata se si parla di smottamenti e altri eventi simili. Oppure equivoci interpretativi dovuti ad un uso traslato e analogico dei termini usati, o addirittura fonti false, inattendibili e compilazioni errate (Guidoboni, 1985). A questo si potrebbero aggiungere errori di copisti, anticamente, o di stampa in tempi più recenti.

Per citare qualche caso interessante tra i moltissimi, riportiamo la frana di Issime nel 1600, nel già citato lavoro di Guidoboni (1985), oppure l’eruzione gassosa con effetto di sinkhole a Larderello nel 1320 (Meloni, 2009), o infine il falso terremoto del 1346 in Pianura Padana descritto da Camassi e Castelli (2013). La casistica è ampia.

Per avere un’idea concreta di quanto raccontato finora, basta consultare il sito dell’Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI, Rovida et al., 2017), che raccoglie le fonti disponibili per tutti i terremoti presenti nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15, Rovida et al., 2020, 2024), dove esiste, fra le altre selezionabili, la voce “terremoti falsi”. E nell’elenco ve ne sono ben 260, dal 50 d.C. al 1971. Analogamente troviamo segnalazioni di terremoti falsi nel Catalogo dei Forti Terremoti Italiani (CFTI5med, Guidoboni et al., 2018). Pertanto, nei cataloghi sismici precedenti agli attuali erano inclusi almeno 260 eventi, successivamente rimossi dalle compilazioni più aggiornate (Figura 1). 

Figura 1. Pagina di ASMI con la lista e le localizzazioni degli eventi falsi (ASMI – Consultazione per terremoto).

Confutare, correggere, revisionare i dati storici relativi a un evento sismico comporta un lavoro spesso più difficoltoso e complesso rispetto a quello della ricerca di dati sismici ex novo.

Innanzitutto, perché il dato viene presentato già analizzato, configurandosi come un prodotto finito del quale è necessario ricostruire ogni passaggio metodologico; in ultimo, vi è un certo timore reverenziale nei riguardi degli autori dell’epoca, i cui nomi illustri costituiscono tuttora, a distanza di molti decenni, i capisaldi nell’ambito della sismologia storica, richiedendo cautela e rispetto nell’approccio. Nel caso in esame, la figura di riferimento è Michele Stefano De Rossi, fondatore del Bullettino del Vulcanismo Italiano.

Figura 2. Michele Stefano De Rossi (a destra) nell’Osservatorio di Rocca di Papa (foto da Tertulliani, 2019).

Il terremoto del 16 marzo 1883

Il caso trattato nella recente pubblicazione di Paolini e Tertulliani (2026) è quello del terremoto che sarebbe avvenuto nei Monti Prenestini, vicino Roma, il 16 marzo 1883 e come tale presente in catalogo con intensità 7 MCS e magnitudo macrosismica 5.1.

Analizziamo le fonti, anzi la fonte. In base a quanto riportato laconicamente dal Bullettino del Vulcanismo Italiano alla data del 16 marzo del 1883 troviamo: Sera, Palazzuolo presso Albano Laziale, scossa 8°.

Dubbi su questo evento erano già stati espressi da Diego Molin in un suo studio del 1981 sulla sismicità dei Colli Albani dove al riguardo annotava:

16.3.1883, PALAZZOLO, VII grado

È molto probabile che l’intensità attribuita a questa scossa sia errata (errore di stampa?); essa è riportata nelle “Notizie di Marzo” del Bullettino del Vulcanismo Italiano e le è assegnata un’intensità dell’VIII grado della scala De Rossi – Forel (corrispondente al VII grado MCS). Poiché lo stesso Bullettino non la menziona né nella “Rivista sismica di Marzo”, né tra i dati degli osservatori sismici di Velletri e Roma e nemmeno riporta notizie riguardanti i paesi vicini, è probabile che il valore dell’intensità sia notevolmente inferiore a quello assegnatoli.

Nonostante i dubbi del valentissimo collega Molin, l’evento confluì prima nel catalogo PFG (Postpischl, 1985) e successivamente nel CPTI15 con una intensità stimata del 7° MCS (per un confronto tra le scale macrosismiche citate si veda Tertulliani, 2019).

A rendere più confusa la situazione è la localizzazione stessa dell’evento: Palazzuolo presso Albano Laziale. La specifica presso Albano Laziale indicata da Michele De Rossi, scompare nel lavoro di Molin e la localizzazione viene successivamente interpretata come la località Palazzola o Colle di Palazzolo, situata nei pressi di Zagarolo, alle pendici dei Monti Prenestini e come tale confluisce nel catalogo DBMI-CPTI15. Le due località distano circa 15 km l’una dall’altra.

Malgrado queste incongruenze si è giunti a definire quello che rappresenta il più importante e, al tempo stesso, enigmatico, evento sismico dei Monti Prenestini. 

Per comprendere meglio le perplessità sul terremoto del 1883 analizziamo brevemente il contesto sismico dei Monti Prenestini.

La sismicità dei Monti Prenestini

La dorsale dei Monti Prenestini è un piccolo massiccio montuoso della provincia di Roma (Figura 1), compreso tra il complesso vulcanico dei Colli Albani a sud-ovest e le propaggini dell’Appennino centrale a est. La sismicità dell’area è da considerarsi bassa sia in frequenza che in intensità. 

Figura 3 Estrazione dall’archivio ASMI [Rovida et al., 2017] dei terremoti localizzati nell’area dei Monti Prenestini (linea rossa tratteggiata). Con la crocetta rossa è indicato l’evento del 16 marzo 1883. La legenda indica solo genericamente la grandezza del terremoto (da Paolini e Tertulliani, 2026).
Eseguendo un’estrazione di dati dal CPTI15 [Rovida et al., 2020; 2022] nell’area attorno ai Monti Prenestini (linea tratteggiata in rosso in Figura 1), emergono le notizie di pochi terremoti (Tabella 1), con magnitudo massime che raramente raggiungono valori pari a 5.0.
Tabella 1 Lista degli eventi presenti all’interno della linea tratteggiata in Figura 1 (da CPTI15, Rovida et al., 2022).

Fra questi eventi spiccano i due terremoti del 1844 e del 1876 che fecero danni alla città di Palestrina, in provincia di Roma, oltre a quello del 16 marzo del 1883.

Il terremoto del 1876 è l’evento più documentato, procurò danni a Palestrina e ad altre località del circondario, fino ai Castelli Romani (Locati et al., 2022). Anche il terremoto del 1844 danneggiò Palestrina (Tertulliani et al., 1998).

Tutti gli eventi menzionati in tabella hanno lasciato una traccia documentale attraverso la letteratura scientifica dell’epoca, le Cartoline macrosismiche oppure articoli su quotidiani come, ad esempio, il Corriere della Sera del 29-30 ottobre 1876 sul terremoto del 1876: Abbiamo avuto un po’ di terremoto. Veramente a Roma pochissimi se ne sono accorti: la scossa fu assai lieve, in senso ondulatorio, e in un’ora di attività cittadina, nelle ore pomeridiane. Ma nella provincia di Roma, a Palestrina, a Tivoli ed altrove, la scossa fu più forte e grande la paura. 

Al contrario, il terremoto del 16 marzo 1883 a cui è attribuita la massima magnitudo dell’area, localizzato nei pressi di Zagarolo (Roma), cittadina sita tra i Colli Albani e i Monti Prenestini, e con una intensità MCS pari a 7 per la località di Palazzola (frazione di Zagarolo), è dotato di una poverissima documentazione.

La mancanza di documentazione per un terremoto avvenuto vicino a Roma, in tempi abbastanza recenti, e che avrebbe fatto danni significativi risulta però sospetta. 

Analisi di un evento non avvenuto

Diversi elementi inducono a ritenere l’indicazione fornita nel Bullettino del De Rossi come frutto di un errore.

Innanzitutto, l’assenza di una qualsiasi notizia attraverso le Cartoline sismiche. Il sistema delle Cartoline sismiche, messo in piedi da De Rossi fra il 1870 e il 1880 tramite una rete di corrispondenti fissi, era all’epoca ormai avviato e consolidato, e metteva in condizione il mondo scientifico e accademico sia di convalidare l’avvenimento di un evento sismico sia di quantificarne gli effetti sull’uomo e sull’ambiente (vedi un articolo recente sulle Cartoline sismiche).

Pur ammettendo e ipotizzando una eventuale perdita accidentale delle cartoline sismiche legate all’evento studiato, ulteriori elementi fanno dubitare sul reale accadimento che, va sottolineato, venne valutato come 8° della scala De Rossi-Forel su un edificato di pietra, mattoni e privo di cemento armato (equivalente al 7° MCS, lesioni gravi e diffuse negli edifici in muratura). Inoltre:

  • Presso l’Archivio Centrale dello Stato (ACS) – fondo Ministero dell’Interno, telegrammi in partenza (quanto posseduto in ACS per quell’anno) verso le Prefetture (fino all’istituzione del Dip. Di Protezione Civile, 24 febbraio 1992, il compito di intervento e prima assistenza rimase sempre in capo al Ministero dell’Interno), non v’è traccia di telegrammi in partenza. 
  • Il ricordo del luttuoso terremoto di Casamicciola (Isola d’Ischia, Napoli) avvenuto due anni prima (4 marzo 1881) e la cui memoria era ancora viva, non poteva certo far passare inosservato un evento sismico di tale energia, avvenuto alle porte della Capitale.
  • La mancata menzione dell’evento nelle opere di carattere scientifico coeve. Prima tra tutte l’opera del Baratta [1901] oppure quella del Galli [1906].
  • L’assenza di una ancorché minima notizia sui quotidiani locali e nazionali dell’epoca: Il Messaggero (di solito prodigo nell’invio sul posto di propri inviati), La Gazzetta Piemontese, L’Italie, L’Illustrazione Italiana, L’Osservatore Romano e il Corriere della Sera, i quali riportano al contrario, notizie di scosse di terremoto avvenute in quei giorni in Sicilia a seguito dell’eruzione dell’Etna o addirittura nelle vicinanze di Amsterdam a testimonianza dell’attenzione della carta stampata su questi fenomeni, eventi, questi ultimi due, che sono peraltro debitamente annotati nel Bullettino.

In ultimo non va dimenticato che l’area dei Castelli Romani era ben conosciuta dal De Rossi che vi abitava; ad Albano, in particolare, il fratello, Giovanni Battista De Rossi insigne archeologo e studioso di catacombe e antichità paleocristiane, aveva studiato le catacombe di san Senatore e nel fratello Michele trovava spesso valido aiuto nelle ricerche archeologiche. In sintesi, un evento sismico con intensità pari al 7° MCS / 8° Rossi-Forel non poteva non indurre il sismologo De Rossi a un sopralluogo personale quindi a un commento più descrittivo sugli effetti provocati dal sisma, e soprattutto non poteva passare inosservato.

Conclusioni

Dalle pagine del Bullettino traspare l’impegno  continuo, costante e quasi maniacale di Michele Stefano De Rossi: un’opera di catalogazione metodica e puntuale che testimonia una dedizione tale da indurlo a abbandonare definitivamente la carriera giuridica per la sismologia. Risulta dunque complesso rintracciare la causa di tale svista o comprendere le ragioni dell’errore. Si è trattato di un refuso tipografico o magari di un fenomeno reale ma di lieve entità (un 3° grado De Rossi-Forel?) trasformatesi in un 8° durante la fase di stampa del Bullettino? In assenza di prove definitive, resta il fatto che tale informazione errata, recepita nelle bibliografie successive, ha condizionato la valutazione del rischio sismico locale, determinando persino lo spostamento dell’epicentro dai Colli Albani all’area dei Monti Prenestini.

Sul piano strettamente metodologico, la ricerca condotta costituisce un significativo esempio di indagine fondata sull’assenza di fonti documentarie. Proprio tale assenza rappresenta un elemento probatorio rilevante, poiché suggerisce che l’evento non ebbe luogo oppure, nella più prudente delle ipotesi, che si manifestò con un’intensità talmente modesta da non lasciare tracce nella documentazione coeva.

A cura di Andrea Tertulliani, INGV e Salvatore Paolini, ENEA. 

Bibliografia

Albini, P. (2011). The true case of the 1276 fake earthquake. Seismological Research Letters, 82(1), 111-114.

Bellettati, D., Camassi, R., & Molin, D. (1993). Fake quakes in Italy through parametric catalogues and seismological compilations: case histories and typologies. Terra Nova, 5(5), 488-495.

Camassi R., Castelli V., 2013. The curious case of the 1346 earthquake recorded only by very young chroniclers. Seismological Research Letters, 84, 6, 1089-1097. https://doi.org/10.1785/0220130063

Galli I. (1906). I terremoti nel Lazio. Velletri. Tipografia “Pio Stracca”, 132pp.

Guidoboni E. (1985) Immagini e interpretazioni di fenomeni naturali: “Il terremoto” di Issime del 1600-1601, Quaderni storici, Vol. 20, No. 60 (3), pp. 811-838

Guidoboni, E., & Ferrari, G. (1989). The inexact catalogue: the study of more than 1700 earthquakes from the XI to the XX century in Italy. Terra Nova, 1(2), 151-162.

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Sgattoni G., Valensise G. (2018) – CFTI5Med, Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (461 a.C.-1997) e nell’area Mediterranea (760 a.C.-1500). Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.6092/ingv.it-cfti5

Locati M., Camassi R., Rovida A., Ercolani E., Bernardini F., Castelli V., Caracciolo C.H., Tertulliani A., Rossi A., Azzaro R., D’Amico S., Antonucci A. (2022). Database Macrosismico Italiano (DBMI15), versione 4.0 [Data set]. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/dbmi/dbmi15.4

Meloni, F. “Terremoti e sprofondamenti–similitudine dei percorsi di ricerca storica, tra casi di sostituzione, effetti nel suolo e liquefazioni.” Atti 2 Workshop internazionale:“I Sinkholes. Gli sprofondamenti catastrofici nell’ambiente naturale ed in quello antropizzato”, Roma, 2009.

Molin D. (1981). Sulla sismicità storica dei Colli Albani. CNEN, RT/AMB (81) 11. Roma, 104 pp.

Paolini, S., & Tertulliani, A. (2026). Materiali per un Catalogo dei terremoti italiani: il caso del più forte terremoto dei Monti Prenestini (Lazio), 16 marzo 1883. Quaderni Di Geofisica, 201, 20 pp. https://doi.org/10.13127/qdg/201

Postpischl, D. (1985). Catalogo dei terremoti italiani dall’anno 1000 al 1980, CNR-PFG, Quaderni de «La ricerca scientifica», 114, 2B, Bologna, 239 pp. 

Rovida A., Locati M., Antonucci A., Camassi R. (a cura di) (2017). Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI). Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/asmi

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P. (2020). The Italian earthquake catalog CPTI15. Bulletin of Earthquake Engineering, 18(7), 2953–2984. https://doi.org/10.1007/s10518-020-00818-y

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P., Antonucci A. (2022). Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15), versione 4.0. [Data set]. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/cpti/cpti15.4

Tertulliani A. (2019): Storia delle scale macrosismiche, Quad. Geofis., 150. https://doi.org/10.13127/qdg/150


Licenza

Licenza Creative Commons

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale

  •  

Stanno davvero aumentando i terremoti forti nel mondo?

Ogni volta che si verifica un forte terremoto nel mondo ci viene posta la domanda se la sismicità a scala globale stia aumentando.

Questa domanda sta ritornando dopo gli ultimi forti terremoti di Venezuela, Colombia e oggi in Indonesia.

Nel 2019 su questo blog pubblicammo un articolo che cercava di fare chiarezza sui numeri dei forti terremoti (Quanti terremoti avvengono ogni anno nel mondo?) e oggi riprendiamo e aggiorniamo quel post con i dati aggiornati e qualche ulteriore informazione.

Sicuramente sta aumentando la comunicazione degli eventi che vengono registrati ovunque dalle reti mondiali; fino a non molti anni fa la notizia di un terremoto in Indonesia o in Papua Nuova Guinea non sarebbe mai stata ripresa dai media. A questo si aggiunga la presenza dei social media che amplifica l’accadimento di questi eventi disastrosi.

Se poi consideriamo che ad un forte terremoto che si genera in mare si lega la paura che possa verificarsi uno tsunami (visto le drammatiche vicende di Sumatra 2004 e Giappone 2011), si comprende questa aumentata attenzione per i fenomeni sismici.

Resta il fatto che è diffusa una percezione di aumentata sismicità che si starebbe verificando da qualche anno.

Di questo argomento si è occupato anche alcuni giorni fa l’Huffington Post (edizione americana) che ha intervistato alcuni sismologi, che segnalano come il fenomeno di una percezione alterata sia dovuto ai cosiddetti pregiudizi mentali. In particolare Wendy Bohon cita il pregiudizio di recenza e l’illusione di frequenza: il pregiudizio di recenza ci fa dare maggiore importanza agli eventi più recenti rispetto a quelli più antichi; l’illusione di frequenza ci fa dare maggiore importanza a quei fenomeni di cui si è venuto a conoscenza recentemente.

Come ricercatori la risposta che possiamo dare è quella contenuta nei numeri reali delle scosse che vengono localizzate dalle reti sismiche di tutto il mondo ormai da molti anni, quindi una finestra temporale maggiore della nostra memoria. Infatti terremoti di magnitudo elevata vengono osservati da moltissime stazioni sismiche in tutto il pianeta.

Abbiamo selezionato il catalogo mondiale gestito dall’USGS (United States Geological Survey) perché lo possiamo considerare compilato con criteri omogenei e sufficientemente completo per la magnitudo più elevate. Il catalogo è interrogabile da chiunque a questo indirizzo internet: https://earthquake.usgs.gov/earthquakes/search/. Anche INGV localizza i terremoti mondiali più forti ma riporta sul suo sito web soltanto quelli di magnitudo pari o superiore a 5.5 da circa 15 anni anni (e a partire da magnitudo 4.5 per l’area Mediterranea).

Questa mappa mostra la distribuzione della sismicità a scala globale per magnitudo 6 o superiore nel periodo 1973-2026. Si può notare che sono poche le aree che non abbiano sperimentato almeno una scossa di magnitudo 7.

Il catalogo USGS consente di fare selezioni a partire dal 1900. Selezionando a scala mondiale i terremoti registrati con una magnitudo pari a 6 o maggiore si ottiene una distribuzione di eventi per anno come quella mostrata nella figura che segue. Fino al 1950 circa la detezione di terremoti era molto incompleta, quindi ci siamo concentrati sulla distribuzione di eventi dal 1950 in poi, quando le prime reti globali hanno iniziato a funzionare.

La figura mostra i terremoti avvenuti ogni anno nel mondo con magnitudo 6 o superiore.

Il grafico mostra che in alcuni anni si ha un maggior numero di eventi rispetto ad altri, ma, al di là delle fluttuazioni annue, complessivamente l’andamento nel tempo può essere considerato costante, nel senso che non si osserva in generale una tendenza all’aumento o alle diminuzione. La riga orizzontale blu rappresenta il numero medio annuo di eventi (di magnitudo pari o superiore a 6), pari a 140. Alcuni anni superano il valore medio e il numero massimo si è verificato nel 2011 (207), condizionato dal gran numero di repliche del terremoto del Giappone dell’11 marzo 2011. Allo stesso modo si osservano anche periodi di “apparente” minore sismicità, nel senso di inferiore alla media, come tra il 1973 e il 1982.

Bisogna ricordare che i terremoti non avvengono con alcun tipo di ciclicità “esatta” e pertanto periodi in cui sono più frequenti si alternano a periodi in cui ne accadono di meno. Il valore medio d’altronde è un mero parametro statistico che non ha alcun significato fisico.

Venendo all’anno in corso, se guardiamo i dati registrati fino a quest’oggi (15 agosto 2026), si segnalano 89 scosse con magnitudo 6 o maggiore. Se facessimo una proiezione alla fine dell’anno considerando che sono passati circa 8 mesi su 12 (ma senza alcuna certezza che si mantenga costante il numero di terremoti nei prossimi mesi), si avrebbe una stima di 133 terremoti, poco meno della media degli ultimi 76 anni.

Proviamo ora a fare lo stesso esercizio per gli eventi ancora più forti, vale a dire quelli di magnitudo 7 o maggiore. La figura che segue mostra il numero di terremoti registrati ogni anno nel mondo al di sopra di questa soglia di magnitudo. L’ultimo valore, rappresentato da un quadrato arancione, è quello relativo a questa porzione del 2026. La riga rossa rappresenta il valore medio annuo (13.9 eventi/anno), mentre le due righe tratteggiate sono i valori del 16mo e dell’84mo percentile. I percentili sono una stima dell’incertezza e sono un parametro che indica sulla distribuzione dei valori annui, quale è il valore per cui il 16% oppure l’84% dei dati sta al di sotto di quel valore. In pratica, se noi contassimo il numero in cui un certo valore di terremoti annui ricorre e li rappresentassimo in un grafico otterremmo un andamento circa a campana, i percentili ci indicano la larghezza della campana stessa.

Anche in questo grafico si notano notevoli fluttuazioni intorno al valore medio: alcuni anni hanno avuto la metà di scosse rispetto alla media (“solo” 6 nel 1986 e 1989, 7 nel 2017), alcuni anni hanno avuto un numero di scosse molto superiore alla media (20 scosse nel 1995 e 2011, 22 nel 2010).

Se proviamo ad estrapolare fino alla fine dell’anno il numero di terremoti con magnitudo 7 o maggiore accaduti in questa prima parte del 2026 (11 eventi al 15 agosto 2026), si otterrebbe un numero compreso tra 16 e 17 eventi (nel 2025 furono 16), vale a dire una stima superiore alla media degli ultimi 76 anni, ma inferiore ai numeri massimi citati in precedenza.

Da queste semplici considerazioni possiamo concludere che non siamo in presenza di aumento significativo della sismicità di maggiore energia a scala mondiale, ma le variazioni che si osservano sono all’interno delle fluttuazioni intorno al numero medio di terremoti per anno.

La diffusione di siti web alla ricerca di clic facili e dei social media che rilanciano ogni singolo forte terremoto contribuisce di fatto a creare una percezione della sismicità diversa da quella che possiamo ricavare da un’analisi rigorosa dei dati osservati.

 

A cura di Carlo Meletti, INGV – Pisa.


Licenza

Licenza Creative Commons

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

  •  

Val di Noto 1693: una story map racconta il terremoto più forte nei cataloghi sismici italiani

Era l’11 gennaio 1693 quando la Sicilia orientale fu colpita da quello che, ad oggi, è classificato nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) come il più forte evento sismico degli ultimi mille anni accaduto nell’intero territorio nazionale. Per il Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (CFTI5Med), addirittura il più forte degli ultimi duemila. Si tratta di un terremoto di magnitudo stimata Mw 7.3 (seguito da un imponente maremoto) che causò, secondo le fonti, oltre 50mila morti, danneggiando gravemente un’area di oltre 14.000 chilometri quadrati. E fu l’apice di una sequenza sismica che durò almeno tre anni. 

Dal lutto e dalle macerie sorsero città dall’aspetto totalmente nuovo, spesso in siti diversi dai precedenti, edificate secondo moderni criteri urbanistici, dando vita a quel laboratorio architettonico che fu il Barocco siciliano e che oggi continuiamo ad ammirare. La meraviglia di alcune delle nuove piante cittadine, delle chiese e dei palazzi, ha addirittura spesso messo in ombra la tragedia causata dall’evento e generato alcune lacune nell’interpretazione delle conseguenze socioeconomiche e politiche dei decenni successivi.

Proprio per questa sua immensa portata, il terremoto del 1693 è stato oggetto di diversi studi scientifici e, allo stesso tempo, è profondamente radicato nella cultura e nella tradizione popolare siciliana. Tuttavia, la ricerca e la memoria collettiva (fatta di miti, canti e racconti tramandati di generazione in generazione) raramente si sono incontrati. 

La Sicilia Orientale, sulla base della sua storia sismica e delle informazioni disponibili dagli studi sulle sorgenti sismogenetiche, è una delle zone a maggiore pericolosità sismica d’Italia. Un fattore che, insieme alla presenza di aree intensamente popolate e vulnerabili, sia dal punto di vista sociale che del patrimonio edilizio ed infrastrutturale, determina un elevato rischio sismico e impone una costante opera di prevenzione, nella quale la consapevolezza della popolazione ha un ruolo tutt’altro che secondario.

 

È proprio per queste ragioni che nasce la nuova Story map “Val di Noto 1693. Storia e miti del terremoto più forte nei cataloghi sismici italiani”. L’obiettivo è raccontare non solo i dati del sisma, ma la storia dell’evento e della ricostruzione ad esso successiva, insieme al suo radicamento nella cultura popolare.

La Story map è organizzata in sette capitoli, che, attraverso carte storiche, mappe interattive, immagini e video, descrivono:

  • la sismicità dell’area;
  • la sequenza sismica del 1693-96;
  • il contesto storico in cui avvenne il terremoto;
  • la gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni politiche;
  • la ricostruzione delle città delocalizzate;
  • la ricostruzione delle città nel medesimo sito pre-evento;
  • il barocco siciliano. 

La Story map è aperta da una breve introduzione in cui la presentazione dell’evento dal punto di vista storico e scientifico è corredata da un canto popolare, proposto in forma scritta e orale, che dalla fine del ‘600 è arrivato fino ai giorni nostri. 

Il primo capitolo si sviluppa invece attraverso la descrizione della sismicità della Sicilia orientale, con carte e dettagli “tecnici”.

Il secondo capitolo è dedicato alla descrizione della sequenza sismica, con particolare attenzione alle scosse del 9 e dell’11 gennaio. Questi due eventi sono raccontati attraverso delle mappe interattive centrate sulle località colpite e sugli effetti prodotti. 

Cliccando sulle singole località è possibile conoscere la distanza dall’epicentro, gli effetti sull’ambiente naturale conosciuti e l’intensità del terremoto in base agli effetti visibili e ai danni provocati (scala Mercalli-Cancani-Sieberg – MCS). 

Il terzo capitolo è invece dedicato a una breve presentazione del contesto storico, raccontato anche attraverso documenti e ritratti di alcuni dei protagonisti di quel tempo. 

Al centro del quarto capitolo vi è poi la gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni politiche, le priorità del viceregno (in quel tempo la Sicilia faceva parte del Regno di Spagna ed era amministrata da un Viceré), l’azione dei poteri locali e le sofferenze patite dalle popolazioni.

Una mappa multimediale permette anche di osservare la struttura ideata dal Viceregno per la gestione dell’emergenza e il suo effettivo funzionamento: ogni punto sulla mappa corrisponde a un’apposita giunta o a uno specifico incarico creato ad hoc subito dopo il terremoto e cliccando su ognuno di essi è possibile sapere chi ricoprì quel ruolo e quali mansioni svolse. Il capitolo è chiuso da un filmato tratto dall’edizione del 2025 della commemorazione che ogni anno la popolazione di Grammichele svolge tra le rovine dell’antica Occhiolà, il sito abbandonato dopo il terremoto.

Il quinto capitolo ripercorre la lunga ricostruzione delle città delocalizzate, descrivendo le tante modalità attraverso cui si scelse di spostare i centri in un nuovo sito e i tratti comuni alle diverse vicende. 

Una mappa interattiva permette di esplorare le città ricostruite in un nuovo sito, visionare carte storiche e foto dei luoghi più rappresentativi, ma anche scoprire dove si trovavano le città prima del terremoto, i processi attraverso i quali si scelse di spostarsi e le modalità della ricostruzione.

Il sesto capitolo è dedicato alle città che furono riedificate nel medesimo sito, tracciando dinamiche, successi e limiti dei processi di ricostruzione. Un approfondimento, anche fotografico, è dedicato al caso di Catania e una mappa interattiva permette di approfondire, attraverso immagini e descrizioni, alcuni esempi della cosiddetta “Guerra delle Parrocchie” che esplose in città come Ragusa e Modica e che contribuì all’edificazione di alcune delle più celebri chiese del Val di Noto.

Un approfondimento sul Barocco siciliano nel settimo capitolo, corredato da numerose immagini, insieme a un canto dedicato al terremoto dal cantautore siciliano Carlo Muratori chiudono il racconto di un evento che ha ancora tanto da raccontare e, soprattutto, da insegnare anche ai giorni nostri. 

“Val di Noto 1693. Storia e miti del terremoto più forte nei cataloghi sismici italiani” è  parte di un più ampio progetto di ricerca, i cui primi risultati sono stati recentemente pubblicati nell’articolo Marino, C.; Mattia, M. The Long‑Term Legacy of the 1693 Val Di Noto Earthquake: Emergency Management, Reconstruction, and Institutional Impact. Ann. Geophys. 2026, 69. https://doi.org/10.4401/ag-9507.

La story map è disponibile nella galleria  INGVterremoti e al seguente link: Val di Noto 1693

A cura di Christian Marino e Mario Mattia (INGV-Osservatorio Etneo)


Licenza

Licenza Creative Commons

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale

  •  

Evento sismico ML 4.3 in provincia di Pisa, 4 agosto 2026

Un terremoto di magnitudo Richter ML 4.3  è stato registrato dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale alle ore 10:15 italiane del 4 agosto 2026, 6.7 km a sud – ovest di Pisa, ad una profondità di circa 8 Km.

Nell’ora successiva al terremoto sono state registrate 5 repliche, tutte di magnitudo inferiore a 2.0.

Di seguito la tabella con i Comuni entro 20 km dall’epicentro:

La zona interessata da questo terremoto è caratterizzata da pericolosità sismica media, come testimoniato dalla Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale (MPS04) e dai forti terremoti avvenuti in passato.

Secondo il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI15 v. 4.0, in passato in questa area non sono avvenuti forti terremoti. Il più forte terremoto registrato in questa parte della Toscana è l’evento di Orciano Pisano del 14 agosto 1846 di magnitudo stimata pari a Mw 6.0. Più recentemente possiamo ricordare l’evento del 19 ottobre 2013 di M 3.4 localizzato lungo la costa pisana.

Dalla mappa della sismicità strumentale dal 1985 ad oggi notiamo che l’area  interessata da questo terremoto è caratterizzata da sismicità prevalentemente lungo la costa tra Pisa e Livorno.

La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP), calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra dei livelli di scuotimento stimato fino al V grado MCS.  

Dalla mappa dei risentimenti macrosismici ricavate dai 1868 questionari inviati al sito www.hsit.it, in continuo aggiornamento, notiamo che l’evento di questa mattina è stato risentito in un’area molto estesa, in particolare nelle province di Pisa, Livorno, Lucca, Firenze e La Spezia con valori di intensità fino al IV grado MCS. Il terremoto è stao risentito anche a Genova e Bologna con valori di intensità fino al IV grado MCS.

 

 


Licenza

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

  •  

Sciame sismico ai Campi Flegrei: comunicato di aggiornamento del 1 agosto 2026

Dalle ore 19:46 del 31 luglio 2026 è in corso uno sciame sismico nell’area Campi Flegrei. Alle ore 11:28 di oggi, 1 agosto, sono stati rilevati in via preliminare 169 terremoti con magnitudo Md ≥ 0.0 e una magnitudo massima Md = 4.7 ± 0.3.

Nella mappa sono riportate le localizzazioni degli eventi con magnitudo Md ≥ 1.0.

Il terremoto di magnitudo Md = 4.7 ± 0.3 (Mw 4.4 ± 0.3) è avvenuto alle ore 19:46 del 31 luglio 2026 ad una profondità di circa 3 km ed è stato localizzato dalla Sala Operativa INGV-OV tra le località di Pozzuoli e Quarto.

Si riporta l’elenco degli eventi localizzati finora (ore 11:28 del 1 agosto 2026) di magnitudo Md ≥ 1.5

Data IT Orario IT Md (±0.3) Profondità (km)
31/07/2026 19:46:43 4.7 2.6
31/07/2026 19:50:36 1.7 1.0
31/07/2026 20:49:58 1.6 2.6
31/07/2026 20:57:32 2.9 2.6
31/07/2026 21:25:29 1.9 2.4
31/07/2026 22:00:09 3.8 2.7
31/07/2026 22:02:47 1.7 2.9
31/07/2026 22:04:39 1.7 2.7
31/07/2026 22:14:37 1.9 0.4
31/07/2026 22:36:43 1.7 1.7
31/07/2026 22:55:22 1.7 1.4
31/07/2026 23:22:26 1.7 2.3
31/07/2026 23:34:47 2.7 1.2
31/07/2026 23:35:39 3.1 1.4
31/07/2026 23:46:38 1.5 1.7
01/08/2026 00:03:29 1.6 1.7
01/08/2026 00:27:11 1.5 1.8
01/08/2026 01:01:27 2.0 0.5
01/08/2026 01:20:13 3.1 0.6
01/08/2026 01:23:21 2.4 0.4
01/08/2026 01:35:56 2.5 0.4
01/08/2026 02:07:23 2.3 1.9
01/08/2026 02:07:31 2.5 0.4
01/08/2026 05:41:55 2.0 0.9
01/08/2026 05:47:12 3.1 1.3
01/08/2026 05:49:26 3.0 1.1
01/08/2026 06:11:30 2.2 0.6
01/08/2026 06:14:31 2.1 0.4
01/08/2026 06:20:08 1.5 1.1
01/08/2026 06:21:23 1.8 1.4
01/08/2026 07:45:19 2.5 2.7
01/08/2026 08:12:23 2.1 0.5

Ricordiamo che è importante attenersi alle informazioni fornite attraverso i canali ufficiali dagli enti preposti alla gestione del fenomeno e che tutti gli aggiornamenti sullo sciame e ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web della banca dati GOSSIP dell’Osservatorio Vesuviano e sui canali web e social INGVvulcani. 


Licenza

Licenza Creative Commons

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

  •  

Evento sismico, Md 4.7, ai Campi Flegrei e comunicato di sciame: 31 luglio 2026

Alle ore 19:46 italiane (17:46 UTC) del 31 luglio 2026, nell’area dei Campi Flegrei, è avvenuto un terremoto di magnitudo Md 4.7, ad una profondità pari a circa 3 km, localizzato dalla Sala Operativa INGV-OV (Napoli) tra le località di Pozzuoli e Quarto.

E’ in corso uno sciame sismico in quest’area e all’orario di emissione del Comunicato dell’Osservatorio Vesuviano (20:25 italiane) sono stati rilevati in via preliminare 10 terremoti con magnitudo Md ≥ 0.0  e una magnitudo massima Md = 4.7 ±0.3.

Di seguito la tabella con i Comuni entro 10 km dall’epicentro:

La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP), calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra dei livelli di scuotimento stimato fino al VII grado MCS.  

Dalla mappa dei risentimenti macrosismici ricavate dai questionari inviati al sito www.hsit.it, in continuo aggiornamento, notiamo che l’evento è stato risentito in tutta l’area dei Campi Flegrei, in tutta la città di Napoli, ad Ischia e nella penisola sorrentina con risentimenti fino al VI grado MCS.

Tutti gli aggiornamenti sullo sciame e ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web della banca dati GOSSIP dell’Osservatorio Vesuviano: https://terremoti.ov.ingv.it/gossip/flegrei/2026/index.html 


  •  
❌