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Cinque bandi per professionisti e famiglie: scadenza entro il 30 ottobre

Cinque bandi per professionisti e famiglie: scadenza entro il 30 ottobre
Dai prestiti per i giovani professionisti al sostegno alla famiglia, fino agli strumenti per innovare lo studio legale.

Giovani avvocati, praticanti, studi legali e famiglie: sono diversi i destinatari dei cinque bandi di Cassa Forense per i quali è possibile presentare domanda entro il 30 ottobre 2026. Le misure offrono strumenti di sostegno per affrontare le prime fasi della professione, investire nella tecnologia, migliorare l’organizzazione dello studio e conciliare l’attività lavorativa con le esigenze familiari.

Prestiti under 35
Avviare uno studio professionale richiede investimenti e risorse per affrontare le prime sfide della professione. Per accompagnare i giovani avvocati in questa fase, Cassa Forense mette a disposizione, attraverso il bando dedicato agli under 35, uno strumento di accesso al credito pensato per sostenere l’avvio e lo sviluppo dell’attività professionale

Sale per videoconferenze
Per favorire l’innovazione e migliorare l’organizzazione dell’attività professionale, Cassa Forense riconosce un contributo pari al 50% delle spese ammissibili, al netto dell’IVA, per la realizzazione di una sala videoconferenze all’interno dello studio legale, fino a un massimo di 1.500 euro. Un sostegno per dotarsi di strumenti adeguati alle nuove modalità di lavoro e rendere più efficiente la gestione dello studio.

Preparazione all’esame di abilitazione
Affrontare l’esame di abilitazione richiede preparazione, impegno e risorse adeguate. Per sostenere i praticanti in questo passaggio, Cassa Forense riconosce un contributo pari al 60% delle spese ammissibili, al netto dell’IVA, per un importo compreso tra 150 e 1.000 euro per la frequenza delle Scuole Forensi e di altri corsi di preparazione all’esame, oltre all’acquisto di codici commentati o annotati con la giurisprudenza, manuali, compendi giuridici e riviste specializzate, anche online.

Strumenti informatici per lo studio legale
Per favorire l’innovazione e migliorare l’efficienza degli studi legali, Cassa Forense riconosce un contributo pari al 60% delle spese ammissibili, al netto dell’IVA, per l’acquisto di strumenti informatici, software gestionali, soluzioni di cybersicurezza e strumenti di intelligenza artificiale. Per i professionisti che esercitano in forma individuale, il contributo varia da 300 a 2.000 euro. La misura è accessibile anche a praticanti e studi associati o societari, nel rispetto dei requisiti previsti dal bando.

Centri estivi per i figli minori
Per sostenere la  professione e consentire agli iscritti di conciliare l’attività lavorativa con le esigenze familiari. Per questo Cassa Forense ha previsto un contributo per le spese sostenute per la frequenza dei centri estivi da parte dei figli  di età compresa tra 3 e 14 anni alla data di pubblicazione del bando.

Il contributo copre il 50% della spesa documentata, con un importo minimo di 150 euro e un massimo di 1.000 euro per ciascun figlio. La misura è destinata agli iscritti in possesso dei requisiti previsti e il beneficio può essere riconosciuto a uno solo dei genitori.

Come presentare domanda
Per i cinque i bandi la scadenza è fissata al 30 ottobre 2026. Le domande devono essere trasmesse attraverso le procedure online indicate per ciascuna misura.

Per conoscere requisiti, documentazione necessaria e modalità di partecipazione, consulta i bandi sul sito di Cassa Forense.
 

Evidenziamo che Cassa Forense non ha trasmesso, né trasmetterà, alle società convenzionate alcuno dei tuoi dati personali, neppure il tuo indirizzo email; eventuali comunicazioni pubblicitarie ovvero azioni di marketing, che dovessero essere intraprese da tali società, sono del tutto indipendenti da Cassa Forense che non assume alcuna responsabilità al riguardo

Vai ai bandi: https://www.cassaforense.it/ricerca-bandi-assistenza?https://www.cassaforense.it?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter+coworking+2026&utm_id=https%3A%2F%2Fwww.cassaforense.it

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Katie Zacharia dice che la Casa Bianca non le ha mai chiesto se avesse superato l’esame di abilitazione alla professione forense

La portavoce della Casa Bianca Katie Zacharia – finita al centro delle polemiche – ha dichiarato che nessuno nell’amministrazione Trump le ha mai chiesto se avesse superato l’esame di abilitazione alla professione forense prima di nominarla all’incarico. La rivelazione giunge dopo una settimana di accertamenti sui suoi titoli professionali e in seguito ad accuse secondo cui avrebbe lasciato intendere, erroneamente, di essere abilitata all’esercizio della professione legale.

Punti chiave

  • Venerdì mattina, nel corso di un’intervista su Fox News, a Zacharia è stato chiesto se si pentisse di non aver comunicato al presidente Donald Trump di non aver mai superato l’esame di abilitazione.
  • Zacharia, 42 anni, ha risposto che “tali domande non sono state poste”, aggiungendo: “Sono stata assunta come portavoce della Casa Bianca, non come consulente legale della Casa Bianca”.
  • Per anni, in interviste ai media, Zacharia si è definita avvocato e ha ricoperto il ruolo di “consulente legale generale” (general counsel) per diverse organizzazioni, nonostante non vi sia alcuna prova che abbia superato l’esame di abilitazione in alcuno Stato.
  • A creare ulteriore confusione, questa settimana Zacharia ha dichiarato ai giornalisti di aver superato l’esame di abilitazione in Cina – Paese in cui, tuttavia, ai cittadini stranieri non è consentito sostenere tale prova – per poi riferire al New York Times di aver frainteso la domanda, ammettendo di non essere mai stata un avvocato abilitato.
  • In seguito, ha sostenuto di aver evitato deliberatamente di definirsi “attorney” – termine che indica una persona che ha superato l’esame di abilitazione ed è legalmente autorizzata a esercitare la professione – preferendo il termine “lawyer”, che identifica chi ha conseguito una laurea in legge.
  • Ha inoltre affermato di aver sempre dichiarato di fornire “analisi giuridiche, non consulenza legale”; una distinzione che, a suo dire, sarebbe stata chiarita con “molte persone del settore”, tra cui il preside della facoltà di giurisprudenza della Pepperdine University.

Dichiarazione chiave

“Sono qui, ho avuto modo di viaggiare al suo fianco… e spero di riuscire a costruire un rapporto di fiducia e stima con chi mi circonda”, ha dichiarato Zacharia venerdì mattina ai conduttori di “Fox & Friends“, rispondendo a una domanda sul fatto se godesse ancora della “fiducia del presidente”. Contesto
Zacharia è stata nominata addetta stampa della Casa Bianca al posto di Karoline Leavitt.

Lunedì ha tenuto il suo primo briefing ufficiale con la stampa, che è stato duramente criticato a causa della brevità del suo intervento, di un’esposizione impacciata e di alcune gaffe imbarazzanti, tra cui quella in cui ha definito suo marito “il mio presidente”. In seguito, mentre si trovava al fianco di Trump fuori dalla Casa Bianca, un giornalista le ha chiesto in quale Stato avesse superato l’esame di abilitazione alla professione forense.

Lei ha risposto per due volte: “Quando mi sono trasferita in Cina”, lasciando Trump visibilmente perplesso. Mercoledì, l’organizzazione di controllo “Campaign for Accountability” ha presentato un esposto all’Ordine degli avvocati della California (California State Bar Association), chiedendo di verificare se Zacharia si sia “ripetutamente presentata al pubblico come abilitata all’esercizio della professione legale, pur non avendone il titolo”.

Più tardi, nello stesso giorno, ha dichiarato al New York Times di aver frainteso la domanda, pensando che il giornalista le avesse chiesto: “Dove si trovava dopo aver terminato gli studi di legge?”. In seguito ha spiegato di non aver superato l’esame di abilitazione in California nel 2011, giustificandosi col fatto che, sapendo di doversi trasferire in Cina, era “estremamente distratta, sopraffatta ed entusiasta per il fatto di essersi finalmente sposata”. Zacharia ha comunque conseguito la laurea presso la facoltà di legge della Pepperdine University.

L’articolo Katie Zacharia dice che la Casa Bianca non le ha mai chiesto se avesse superato l’esame di abilitazione alla professione forense è tratto da Forbes Italia.

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Katie Zacharia dice che il risultato dell’esame di abilitazione era “irrilevante” e di non aver mai ripetuto la prova

La portavoce della Casa Bianca Katie Zacharia ha dichiarato giovedì sera a Fox News che il risultato dell’esame di abilitazione alla professione forense in California, che non aveva superato nel 2011, era “irrilevante”, dal momento che all’epoca si stava preparando a trasferirsi in Cina. Le dichiarazioni arrivano mentre cresce l’attenzione sulle sue qualifiche professionali in ambito legale e sulle ripetute affermazioni di essere un avvocato.

LEGGI ANCHE: “Lawyer sì, attorney no”: il caso di Katie Zacharia e il significato dei titoli legali negli Usa

I fatti principali

  • Durante un’intervista, il conduttore di Fox News Sean Hannity ha chiesto ripetutamente a Zacharia se avesse sostenuto l’esame di abilitazione una seconda o una terza volta dopo essere stata bocciata al primo tentativo nel 2011. La portavoce ha risposto: “Non l’ho fatto”.
  • Zacharia ha raccontato a Hannity di essersi sposata nella settimana in cui si era laureata alla Pepperdine University e di avere “tutta l’intenzione” di trasferirsi in Cina. Per questo motivo, considerava “irrilevante” il risultato dell’esame di abilitazione al quale si era precedentemente iscritta.
  • Zacharia ha spiegato di aver deciso comunque di sostenere l’esame perché non voleva che nel suo curriculum risultasse un “ritiro” dalla prova. Dopo essersi trasferita in Cina, ha lavorato nell’ambito del “diritto internazionale presso uno studio legale cinese“.
  • Hannity ha ricordato l’affermazione di Zacharia secondo cui le era stato consigliato di potersi definire lawyer, ma non attorney, due termini inglesi che possono essere tradotti come “avvocato”, ma che nel contesto statunitense possono assumere significati differenti. Il conduttore l’ha quindi incalzata su alcuni post pubblicati sui social media nei quali si presentava come attorney.
  • La portavoce ha sostenuto che si trattasse di “retweet”, di aver “rettificato le informazioni” e di non aver “avallato quel titolo”.

Perché Katie Zacharia si è definita avvocato?

Hannity ha messo in discussione anche la distinzione fatta da Zacharia tra lawyer e attorney, chiedendole perché non avesse semplicemente dichiarato “Non ho mai esercitato la professione legale” o ammesso di aver sostenuto una sola volta l’esame di abilitazione, senza superarlo.
La portavoce ha spiegato di non aver mai ripetuto l’esame dopo essere tornata negli Stati Uniti perché aveva avuto quattro figli nell’arco di sei anni e non aveva intenzione di esercitare la professione forense.

Ha aggiunto di aver “consultato avvocati e altri professionisti del settore legale” prima di presentarsi come lawyer durante le apparizioni televisive. Zacharia ha spiegato che alla base di questa scelta c’erano il titolo di studio conseguito alla Pepperdine University e la sua “concreta esperienza in ambito legale“.

“Non venivo pagata per fornire consulenza legale. Mi limitavo a offrire un’analisi generale delle circostanze giuridiche relative alla questione”, ha aggiunto.

Il contesto

Hannity ha incalzato Zacharia anche sulla sua prima apparizione nella sala stampa della Casa Bianca, martedì, che aveva ricevuto numerose critiche. La portavoce ha spiegato di aver accettato l’incarico soltanto pochi giorni prima della sua prima conferenza stampa e di essersi “messa in gioco” con pochissima preparazione, avendo ricevuto il materiale informativo soltanto martedì mattina.

Quando il conduttore di Fox News le ha chiesto se ritenesse che lo staff della Casa Bianca avrebbe potuto prepararla meglio, Zacharia ha risposto: “Avrei potuto limitarmi a una breve presentazione… Invece di rispondere alle domande, probabilmente avrei dovuto farmi da parte”. Ha inoltre affermato di ritenere di aver fatto “del suo meglio”, nonostante la preparazione limitata.

La dichiarazione chiave

In un’intervista rilasciata a Real America’s Voice nella giornata di giovedì, Zacharia ha dichiarato: “Gran parte delle informazioni errate e delle incomprensioni… riguarda il fatto che mi sia definita lawyer. Ho consultato a lungo molte persone del settore, chiedendo: ‘È corretto e accettabile che io mi definisca lawyer, e non attorney at law, e che fornisca analisi giuridiche, non consulenze legali?’. Tutti, senza eccezioni, mi hanno risposto: ‘Assolutamente sì'”.

L’articolo Katie Zacharia dice che il risultato dell’esame di abilitazione era “irrilevante” e di non aver mai ripetuto la prova è tratto da Forbes Italia.

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