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Comunicato: sosteniamo Bosco Ospizio

A Reggio gli affaristi immobiliari hanno messo da tempo le mani su un altro terreno da cementificare, come se ce ne fosse bisogno dopo l’abbuffata cementifera dei decenni scorsi.
Uno spazio verde, in un’area altrimenti densamente costruita, che conta alberi ad alto fusto e altra vegetazione spontanea, ed è rifugio ed habitat per tante specie animali. Stiamo parlando naturalmente del Bosco Ospizio, che gli affaristi di Conad, in pieno accordo con il Comune di Reggio, si apprestano a spianare per lasciar posto all’ennesimo supermercato e altre costruzioni. Tutto questo in un momento in cui gli effetti della penuria di spazi verdi e la crescita della cementificazione sono visibili a chiunque, con le nostre città trasformate in fornaci. E che il Comune di Reggio si dia pace: alla favoletta che piantumare qualche centinaio di stecchini in aiuole stradali sia una “compensazione” per gli alberi abbattuti non ci crede nessuno. La questione è solo di affari e profitto per pochi contro il disagio di molti.
In tutta Italia la politica e le amministrazioni di ogni colore blaterano di misure di mitigazione di fronte alla catastrofe climatica in corso per poi fare finta di niente quando entra in gioco la priorità del profitto, per loro più importante della vita. Intanto, alcuni comitati autorganizzati e spontanei, partiti dall’iniziativa di persone che semplicemente non ne possono più dell’ipocrisia di chi di fronte al disastro continua a tagliare alberi, hanno dimostrato che queste lotte si possono anche vincere. Uno fra tanti, il Comitato Besta a Bologna.
Come Federazione Anarchica Reggiana denunciamo questa speculazione immobiliare che vede marciare uniti Conad e Comune, e sosteniamo il Comitato Bosco Ospizio che da tempo si sta opponendo all’operazione e che in questi giorni è in presidio permanente davanti al bosco per impedire alle ruspe di distruggerlo. È solo con le lotte autorganizzate dal basso che si può salvare il nostro futuro.
Federazione Anarchica Reggiana – FAI

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Non c’è posto per i devastatori in riva allo Stretto

Riceviamo e pubblichiamo, a seguito della manifestazione dell’8 agosto. – La Redazione web

Siamo scese ancora una volta in piazza. Lo abbiamo fatto ancora una volta in migliaia. Non ci interessano i balletti dei numeri. Siamo in tante e tanti. Siamo siciliane e calabresi, ma con noi ci sono anche tante solidali, persone che nel loro territorio si battono contro altre devastazioni, persone che noi supporteremo andando a nostra volta nel loro territorio per dare loro maggiore forza.

In tutti questi anni di mobilitazione abbiamo dovuto superare tanti ostacoli. Dalla parte dei devastatori c’erano i soldi e il potere. Dalla nostra solo la generosità e i nostri corpi. Nonostante questo, possiamo dire di avere vinto. Oggi l’opinione no ponte è largamente maggioritaria nei nostri territori. Lo dimostra questa piazza, lo dimostra il fatto che di piazze sì ponte di queste dimensioni non ce ne sono mai state. La verità è che mentre negli anni si è formato un popolo no ponte, non si può dire il contrario. Non esiste un popolo Sì ponte.

In questi anni di mobilitazione si sono succedute tante generazioni e ogni volta si sono trasmesse il testimone della solidarietà e della difesa della nostra terra. Questo avviene perché la generosità e l’amore per il proprio territorio sono più forti della brama di profitto. E’ per questo che tutte le loro narrazioni, tutti i loro discorsi, si sono sbriciolati. Avevamo ragione noi. Su tutto.

Nel corso degli anni ci siamo interrogate. Abbiamo studiato il progetto. Abbiamo prodotto enormi quantità di riflessioni, analisi, controdeduzioni. Alla fine di tutto questo abbiamo capito che non hanno un piano che non sia quello di continuare a portare avanti l’iter e guadagnarci sopra. Non lo sanno se il ponte si può fare. Non lo sanno se starebbe in piedi. Non hanno un piano finanziario. Sanno solo che più questa storia dura e meglio è per loro perché di più ci guadagneranno.

Noi sappiamo che tutto questo gravita intorno alla società concessionaria Stretto di Messina Spa, una società per la cui governance sono stati abbattuti i tetti dei compensi, una società che ogni anno consuma ingenti risorse senza arricchire di nulla la comunità. Una società che, colpevolmente, i governi che si sono succeduti dal 2013 non hanno messo in liquidazione nonostante la Corte dei conti avesse chiesto ripetutamente di farlo.

In tutto questo il territorio rimane appeso a un’opera che continuerà a generare profitti per pochi, anche qualora non dovesse essere costruita. Le persone più giovani – noi giovani – ce ne andiamo. Chi vive nelle zone interessate dai cantieri sta col fiato sospeso. La nostra stessa economia rimane appesa ad un fantasma. Tutta l’area dello Stretto si sente sotto la minaccia di cantieri che potrebbero durare 10, 20 o 30 anni, rendendo invivibile la nostra quotidianità.

Noi sappiamo che questa non è una casualità. Noi sappiamo che questo è un metodo. Noi sappiamo che questa è la logica delle grandi opere, dell’occupazione militare delle nostre terre, dei grandi eventi, delle emergenze. Estrarre profitti dal territorio, è solo a questo che sono interessati.

E noi, invece, vorremmo vivere in pace, prenderci cura dei luoghi che abitiamo, avere la possibilità di restare, potere decidere del futuro della nostra vita. Noi siamo tante e tanti. Abbiamo dalla nostra parte la natura, i nostri corpi e il desiderio di un futuro più appagante. A loro rimangono solo il potere e i soldi. Per questo li sconfiggiamo.

Ed è per questo che, nel ringraziare tutte e tutti coloro che sono state in piazza oggi e tutte e tutti coloro che lo hanno fatto in tutti questi anni di lotte, nel ringraziare le nostre sorellr e i nostri fratelli che sono venute da fuori a portare le loro lotte in questa piazza, noi decretiamo, dal basso, la chiusura della Stretto di Messina Spa.

Assemblea No Ponte

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Solidarietà a "Riconvertiamo SeaFuture"

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di: Unit

Solidarietà a "Riconvertiamo SeaFuture"

Unit hacklab Milano si unisce alle voci che si alzano contro la militarizzazione dell'industria marittima. SeaFuture, nata come mostra di tecnologie nautiche civili, negli ultimi anni è stata trasformata in una vetrina per le tecnologie di guerra e di morte.

Solidarietà a Riconvertiamo SeaFuture per la …

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Comunicato Unit hacklab su attività durante la pandemonio

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di: Unit

..e dopo aver pensato molto, riflettuto, studiato la storia delle pandemie ed esaminato i modelli trovati in natura.. abbiamo deciso che le attività IRL di Unit Hacklab rimarranno in stato dormiente fino a nuove notizie.
Sembra che Madre Natura ci stia chiedendo (a noi umane/i) di rallentare, riflettere, ri-fare …

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Pandemia - Di tecno-assoluzionismo e di come la tecnologia non ci salverà

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Pandemia. Di tecno-assoluzionismo e di come la tecnologia non ci salverà

In questi mesi abbiamo dovuto lavorare molto di più: sembra buffo, visto che eravamo a casa. Nel frattempo tante cose sono successe su internet e, con l'avvicinarsi di un "dopo" incerto, vorremmo dire la nostra sperando che queste riflessioni …

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Comunicato Unit ad assemblea Macao

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Salve a tutt*, chiunque voi siate.

Noi non ci conosciamo, almeno non tutti e non bene. Questa è una verità emersa chiaramente in questo periodo, talvolta anche in modo un po' scomposto, e così Unit ha pensato che fosse utile prendersi un momento per guardarsi in faccia tutti quanti e …

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Comunicato Unit hacklab su annuncio sgombero Macao

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di: Unit

Contesto: Milano 2018. Atmosfera di intolleranza civile.

Unit hacklab e' un laboratorio autogestito di sperimentazione tecnica e politica, le nostre attivita' comprendono dai corsi gratuiti di elettronica e informatica alla divulgazione delle pratiche di gestione della privacy sotto forma di incontri e convegni.

il Comune di Milano, zelante, anticipa l'editto …

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