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“C’è stato un tentativo di trascinarci nella corrida su Garlasco, tra pro-Sempio e pro-Stasi. Io mi chiamo fuori da tutto questo”: l’intervento di Alberto Matano a La Vita in Diretta

Il caso Garlasco ha invaso, ormai da tempo, la scena mediatica, creando numerose polemiche anche tra giornalisti e conduttori, in una sorta di “guerra tra bande” che ha peggiorato ulteriormente il clima. Nei giorni scorsi la youtuber Bugalalla (Francesca Bugamelli) ha diffuso una telefonata intercettata dai carabinieri di Moscova, inserita nell’informativa della nuova indagine, tra la giornalista Lucilla Masucci, inviata de “La Vita in Diretta“, e Angela Taccia, legale e amica di Andrea Sempio.

L’avvocatessa presenta la giornalista a una parente di Sempio come una persona che “protegge Andrea”, non solo nella narrazione ma anche informandola, per esempio, della presenza di Fabrizio Corona in città o sul luogo di lavoro dell’indagato. Masucci per circa undici minuti parla con la donna per convincerla a rilasciare un’intervista “pro-Sempio” per rafforzare la sua immagine nei confronti dell’opinione pubblica. Spiega di credere nell’innocenza dell’indagato ma il tentativo non va in porto e l’intervista non viene realizzata.

Intercettazione che è diventata molto presto virale sui social, per questa ragione Alberto Matano, conduttore de “La Vita in Diretta“, è intervenuto sul finale della trasmissione, approfittando della presenza in studio dell’avvocato Antonio De Rensis, evitando però riferimenti diretti alla polemica: “Come sapete noi facciamo cronaca e raccontiamo la realtà. In queste ore c’è un tentativo di trascinarci nella corrida su Garlasco, tra pro-Sempio e pro-Stasi e tutto quello che ne consegue. Io mi chiamo fuori da tutto questo. Il nostro rapporto è un rapporto trasparente, onesto e libero, come voi che ci seguite sapete”, questa la sua precisazione.

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Garlasco, Taccia: “Nella villetta solo una è la firma del killer”. Donna bionda in bici e i 21 secondi di Sempio

Il delitto di Garlasco è un caso irrisolto ormai da quasi 19 anni. Il 13 agosto 2007 Chiara Poggi è stata brutalmente uccisa ma su questo efferato omicidio non c’è certezza su nulla. Soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi giudiziari, Alberto Stasi, l’unico condannato in via definitiva a 16 anni è stato scarcerato. Per il fidanzato di Chiara si va verso la revisione del processo, ma servono nuove prove per fare in modo che questo possa avvenire. Ma a distanza di così tanto tempo dal delitto e nonostante le nuove tecnologie che permettono di scoprire dettagli sfuggiti, resta comunque un compito difficile ribaltare il quadro. Gli inquirenti sono convinti che il colpevole dell’omicidio sia Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara. Ma i suoi legali credono, attraverso le perizie presentate in Procura, di poter dimostrare l’innocenza del loro assistito.

Nel mirino della difesa vi sono, oltre ai soliloqui in macchina, l’impronta 33 lasciata sul muro delle scale che conducono alla cantina, ma soprattutto le impronte delle scarpe, quelle 25 orme sparse per la casa e appartenenti a una scarpa Frau numero 42. Angela Taccia ribadisce il concetto in tv a Storie Italiane: “L’unica vera firma dell’assassino“. Secondo la legale di Sempio, sarebbe opportuno chiarire prima la riconducibilità di tali tracce e solo successivamente affrontare eventuali valutazioni sulla personalità dell’indagato. Il riferimento è alla perizia psichiatrica chiesta dalla Procura su Sempio. Anche l’altro legale Cataliotti insiste sulle impronte delle scarpe: “Le impronte delle scarpe lo salveranno” e “non si andrà a processo”. I legali sono certi che il numero di scarpe non sia compatibile con quello di Sempio (che porta un 44) e ha una pianta del piede molto larga, “incompatibile con quelle tracce”.

Ma i pm insistono anche su un altro elemento, per la Procura di Pavia, infatti, Sempio avrebbe mentito anche sulle telefonate fatte a Chiara nei giorni che precedono il delitto. Ci si concentra in particolare, non tanto sulle due chiamate di 2 e 8 secondi del 7 agosto, quanto più su quella telefonata del giorno dopo durata 21 secondi. La terza in due giorni per chiedere ancora notizie di Marco Poggi che era in montagna. I pm però non hanno elementi per dimostrare con certezza cosa si siano detti Andrea e Chiara, visto che quelle registrazioni non ci sono. A complicare le cose, poi, è spuntato anche un nuovo testimone. L’uomo ha rotto il silenzio dopo quasi 19 anni, sostenendo di non aver parlato prima in quanto minacciato. “Mi hanno suonato il campanello di casa dicendomi di farmi i fatti miei, che io di Garlasco non ne devo sapere niente”. Ecco che cosa sostiene di aver visto: “Ero in attesa di un appuntamento di lavoro fissato per le 10, stavo passeggiando e ho visto una donna con i capelli biondi in bicicletta“. Poi aggiunge: “Sono certo al 100%, ho dei flash talmente forti in mente che non me li si può cambiare”. La donna, secondo il testimone si trovava proprio nei pressi della villetta dei Poggi.

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Garlasco, spunta il testimone: “Ho visto una donna bionda, aveva degli occhi spiritati. Mi hanno minacciato dicendomi di farmi i ca**i miei”

“L’ho vista, aveva degli occhi spiritati che tu non hai idea”. È la testimonianza di un uomo che il 13 agosto 2007, giorno del delitto di Chiara Poggi, sarebbe stato a Garlasco e si sarebbe imbattuto in una persona in bicicletta. L’uomo in questione aveva già riferito ai Carabinieri nel luglio 2025 quanto visto. Ora la sua testimonianza torna ad essere attuale poiché è stata raccolta da Antonino Monteleone nella puntata di “Filorosso” in onda il 15 giugno su Rai 3.

Le parole del testimone

Una testimonianza “che ci ha fatto sobbalzare” spiega il conduttore ai telespettatori parlando di quanto riferito da un uomo che sarebbe stato nei pressi della villa di Via Pascoli il 13 agosto di 19 anni fa. “Abbiamo rintracciato questa persona e abbiamo chiesto di contestualizzare il perché di questa testimonianza” spiega Monteleone prima di trasmettere l’audio della sua conversazione con il testimone, il quale spiega come le sue parole siano state prese sotto gamba tutti, “ma io non ho detto una balla, perché ero lì quel giorno e quello che ho visto me lo ricordo benissimo. L’ho vista, aveva degli occhi spiritati che tu non hai idea e [ai Carabinieri, ndr] ho anche detto: ‘Mi ricordo i dettagli di una bicicletta nera, aveva i raggi che erano lucidi, sembrava una bicicletta nuova’”. “La certezza è una donna coi capelli biondi” lo incalza Monteleone, “Da uomo obiettivamente era una bella ragazza, è chiaro che l’ho osservata con una particolare attenzione”, replica il testimone. “E nella mia sit ho anche spiegato il perché ci ho messo tempo a dirlo. La cosa che mi fa venire il nervoso è che tanti parlano ma non sanno le cose e giudicano”.

“Mi hanno minacciato”

E ancora: “Io non sono di quel territorio, nonostante abiti in provincia di Pavia io non conosco veramente nessuno di Garlasco, non ho rapporti con nessuno. Mi sono sempre occupato di discoteche e di eventi quindi ero là per motivi di lavoro. Ricordo benissimo quello che ho visto, la persona che ho visto mi ha anche guardato, ci siamo guardati in faccia”. Il presunto testimone fa sapere di avere ricevuto minacce: “Sono stato anche minacciato per quello che ho detto, e ho avuto paura perché non so come facevano a sapere quello che ho detto. Mi hanno suonato il campanello di casa dicendomi di farmi i ca**i miei, che io di Garlasco non ne devo sapere niente”. L’uomo, confidandosi con il giornalista, si rammarica anche del fatto che le sue parole finora non siano state tenute in grande considerazione: “Ho fornito tutto e poi però nessuno ti ca*a. Sembra che quello che ho visto io… chi se ne frega. Mi rode dentro il fatto che nessuno si interessi di quello” conclude.

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