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Usa, Baiocchi Di Silvestri (Intesa Sanpaolo) “Focus su infrastrutture digitali”

Usa, Baiocchi Di Silvestri (Intesa Sanpaolo)

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “L’impegno di Intesa Sanpaolo è quello di supportare le iniziative nel settore delle infrastrutture digitali attraverso le nostre principali competenze: la finanza di progetto, il corporate lending e, naturalmente, una volta che i progetti entrano nella fase operativa, l’intermediazione sui mercati dei capitali, attraverso emissioni obbligazionarie e strutture di ABS”. Lo ha detto Nicola Baiocchi Di Silvestri, Country Manager Americas e Managing Director di Intesa Sanpaolo, a margine del lancio dello U.S.-Italy Trusted Tech Accelerator, l’iniziativa presentata all’Ambasciata d’Italia a Washington.
xp6/mrv/mgg/azn

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Usa, Cimmino (Confindustria) “Innovazione e asse transatlantico per le imprese”

Usa, Cimmino (Confindustria)

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Confindustria ha un ruolo strategico nell’accompagnare le imprese nel mondo, ed è chiaro che gli Stati Uniti sono il nostro primo mercato fuori dai confini dell’Unione Europea. La nostra presenza è testimonianza dell’impegno per colmare sempre di più il gap che avvertiamo in questo momento in Europa e in Italia sulle tematiche dell’innovazione, attraverso una collaborazione sempre più stretta all’interno dell’asse transatlantico”. Lo ha detto Barbara Cimmino, Vicepresidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti di Confindustria, a margine del lancio dello U.S.-Italy Trusted Tech Accelerator, l’iniziativa presentata all’Ambasciata d’Italia a Washington
xp6/mrv/mgg/azn

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Usa-Italia, Rocca “Nuove opportunità di investimento per i nostri territori”

Usa-Italia, Rocca

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “È un’amicizia storica quella che c’è tra Italia e Stati Uniti. Le nuove tecnologie e l’innovazione sono al centro dell’attenzione di chiunque abbia a cuore la crescita dei propri territori. È un’occasione per incontrare investitori, per comprendere meglio qual è l’ambiente migliore per attrarre nuovi investimenti sulle nostre regioni”. Lo ha detto Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, a margine del lancio dello U.S.-Italy Trusted Tech Accelerator, l’iniziativa presentata all’Ambasciata d’Italia a Washington.
xp6/mrv/mgg/azn

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Usa-Italia, Peronaci “Alleanza tecnologica nel segno della fiducia”

Usa-Italia, Peronaci

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS)- “L’Italia ha lanciato insieme agli Stati Uniti un acceleratore tecnologico attorno all’idea della fiducia tra partner. La catena di fornitura tecnologica sarà la base del futuro dello sviluppo dei nostri paesi e l’Italia può contribuirvi notevolmente perché ha capacità di industria avanzata”. Lo ha detto l’ambasciatore d’Italia negli Usa Marco Peronaci, a margine del lancio dello U.S.-Italy Trusted Tech Accelerator, l’iniziativa presentata all’Ambasciata d’Italia a Washington.
xp6/mrv/mgg/azn

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Usa-Italia, Pignotti (Sace) “Puntiamo su innovazione e nuovi mercati”

Usa-Italia, Pignotti (Sace)

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Siamo molto contenti di partecipare a questo evento che mira proprio a sviluppare la collaborazione transatlantica con focus sull’innovazione tecnologica”. Lo ha dichiarato Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace, a margine di un evento dedicato alla cooperazione tra Italia e Stati Uniti a Washington.
“Sace – prosegue – ha molti strumenti innovativi per contribuire a finanziare tutti questi grandi investimenti necessari allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie”, ha spiegato, evidenziando le potenzialità di una collaborazione tra istituzioni finanziarie pubbliche e private italiane e americane. Un altro asse strategico riguarda la diversificazione dei mercati di destinazione delle esportazioni italiane, con particolare attenzione all’Africa e ai Paesi coinvolti nel Piano Mattei. “Finora abbiamo garantito negli ultimi due anni dalla partenza del Piano Mattei ben cinque miliardi di nuovi progetti che consentono la partecipazione alle aziende italiane”, ha affermato Pignotti.
xp6/mrv/mgg/azn

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Usa-Italia, Mulè “Alleanza strategica per le grandi sfide dell’IA”

Usa-Italia, Mulè

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Molto spesso si parla dell’alleanza tra Italia e Stati Uniti d’America in termini politici e di grande geopolitica. L’accordo che viene stretto oggi sul fronte tecnologico dimostra come questa alleanza possa tradursi in una collaborazione concreta, capace di mettere in connessione diretta il mondo della ricerca con quello dell’industria, di fronte alle grandi sfide delle nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale”. Lo ha detto Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei deputati, in occasione del lancio dello U.S.-Italy Trusted Tech Accelerator, l’iniziativa presentata all’Ambasciata d’Italia a Washington.
xp6/mgg/mrv/gtr

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Usa-Italia, Fontana “Rafforzare i rapporti con accordi concreti”

Usa-Italia, Fontana

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – “Ci troviamo a Washington per l’inizio di questa missione che avevamo organizzato inizialmente nello scorso mese di maggio” con l’obiettivo di “continuare a stringere i rapporti fra Stati Uniti e Italia, Lombardia nel nostro caso, ma vogliamo farlo direttamente in modo che ci sia l’opportunità di mettere a confronto le nostre università, i nostri centri di ricerca, le nostre aziende per far sì che ci possa essere un accordo diretto tra di loro che sicuramente può andare oltre gli accordi di carattere politico. Gli accordi fondati sulla concretezza dei fatti sono sempre più solidi, più strutturati di ogni altro accordo”. Lo ha detto all’Italpress il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in occasione della “U.S.-Italy Trusted Tech Accelerator”, l’iniziativa presentata oggi all’Ambasciata d’Italia a Washington per trasformare il dialogo transatlantico sulle tecnologie affidabili in progetti concreti.
(ITALPRESS).
xp6/mrc/mrv/gtr

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Tecnologia Italia-Usa, a Washington il lancio dello U.S.-Italy Trusted Tech Accelerator / Video

Tecnologia Italia-Usa, a Washington il lancio dello U.S.-Italy Trusted Tech Accelerator / Video

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Rafforzare la cooperazione tecnologica tra Italia e Stati Uniti, favorire nuove partnership industriali e sostenere gli investimenti nei settori strategici dell’innovazione. Sono questi gli obiettivi dello U.S.-Italy Trusted Tech Accelerator, l’iniziativa presentata oggi all’Ambasciata d’Italia a Washington per trasformare il dialogo transatlantico sulle tecnologie affidabili in progetti concreti. All’incontro hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni e del mondo economico italiano, tra cui Marco Peronaci, ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei deputati, Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, Michele Pignotti, amministratore delegato di SACE, Baiocchi per Intesa Sanpaolo e Cimmino per Confindustria. L’iniziativa è promossa dall’Ambasciata d’Italia a Washington, dal Krach Institute for Tech Diplomacy at Purdue e dalla Transatlantic Harmonic Foundation.

“Gli Stati Uniti e l’Italia vantano un partenariato di lunga data nel settore tecnologico. La collaborazione è già molto avanzata per esempio nel settore dello Spazio: l’Italia è tra i partner principali di Artemis e contribuirà al programma di esplorazione lunare partecipando allo sviluppo di moduli abitativi. Pensate che la NASA ha valutato di 5 miliardi di dollari il contributo italiano al programma di esplorazione lunare. La collaborazione è avanzata anche nella fisica fondamentale e nelle tecnologie quantistiche. A Fermilab, per esempio, i ricercatori italiani e americani lavorano insieme sulla fisica dei neutrini in un progetto chiamatoDeep Underground Neutrino Experiment (DUNE). Stiamo inoltre facendo progressi significativi sulle tecnologie quantistiche attraverso il Superconducting Quantum Materials and Systems Center. Il progetto lanciato oggi rappresenta un’altra importante tappa della cooperazione tecnologica tra Italia e Stati Uniti. L’Acceleratore offre alle nostre aziende, istituzioni di ricerca, investitori e amministrazioni un modo concreto per entrare in contatto ed esplorare nuove possibilità nel campo dell’Intelligenza artificiale, dell’energia e delle scienze della vita. Creando maggiori opportunità per le nostre imprese, il programma porterà benefici a entrambe le sponde dell’Atlantico “, ha dichiarato Marco Peronaci, Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti.

Il progetto punta a mettere in connessione imprese, ricercatori, investitori e istituzioni italiane e statunitensi, favorendo lo sviluppo di collaborazioni industriali, la condivisione di competenze e la mobilitazione di capitali per accelerare la crescita delle tecnologie emergenti. Al centro dei lavori tre ambiti strategici: intelligenza artificiale e tecnologie avanzate, comprese le applicazioni quantistiche e la cybersicurezza; energia, indispensabile per sostenere lo sviluppo delle infrastrutture tecnologiche; e scienze della vita, settore nel quale l’intelligenza artificiale sta aprendo nuove prospettive per la ricerca e l’innovazione. Un’attenzione particolare è rivolta alle condizioni necessarie per accompagnare le tecnologie dalla fase di ricerca alla commercializzazione e alla produzione su scala industriale. Il confronto tra i due Paesi mira anche a individuare gli ostacoli agli investimenti e le possibili forme di collaborazione tra capitale pubblico e privato, con l’obiettivo di rafforzare le filiere strategiche e ridurre le dipendenze tecnologiche.

“La Lombardia – ha sottolineato il presidente Attilio Fontana – è pronta a svolgere un ruolo da protagonista nel rafforzamento della cooperazione tecnologica tra Italia e Stati Uniti. Le imprese, le università e i centri di ricerca del territorio rappresentano un ‘eccellenza, grazie ad elevate competenze tecniche e manageriali. Un primato che può trovare ulteriore slancio grazie a partnership internazionali di questo tipo”. “L’intelligenza artificiale, l’energia pulita e le scienze della vita – ha aggiunto – sono settori chiave in cui è fondamentale mettere in rete conoscenze, investimenti e talenti. Grazie a queste sinergie virtuose si può accelerare il trasferimento tecnologico e creare valore per il sistema produttivo. Iniziative come lo U.S.-Italy Trusted Tech Accelerator vanno proprio in questa direzione: favoriscono il dialogo tra ricerca e industria e contribuiscono a rafforzare la competitività delle nostre imprese, generando nuove opportunità di sviluppo per i territori”, ha continuato.

 

“Rafforzare la cooperazione transatlantica sulle tecnologie strategiche significa trasformare la collaborazione tra Italia e Stati Uniti in investimenti, progetti industriali e nuove opportunità di mercato. Le nostre economie hanno competenze complementari: alla leadership americana nella ricerca e nell’intelligenza artificiale si affiancano l’eccellenza manifatturiera italiana e le nostre filiere specializzate. La sfida è trasformare l’innovazione in applicazioni industriali su larga scala, attraverso partnership concrete capaci di rafforzare la competitività delle imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico”, ha dichiarato Barbara Cimmino nel suo intervento allo U.S.-Italy Dialogue on Trusted Technologies for Democracies.

 

Il programma si inserisce nel percorso di cooperazione avviato nei mesi scorsi tra Italia e Stati Uniti per promuovere tecnologie sicure e affidabili e rafforzare gli ecosistemi dell’innovazione. Dopo l’avvio a Washington, il lavoro proseguirà con un roadshow in diverse città americane, per coinvolgere investitori e imprese e sviluppare nuove opportunità di collaborazione industriale e tecnologica tra le due sponde dell’Atlantico.

– foto xp6/Italpress –

(ITALPRESS).

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Fincantieri riceve il “Digital Innovation Award” per il progetto Navis Sapiens

Fincantieri riceve il “Digital Innovation Award” per il progetto Navis Sapiens

ROMA (ITALPRESS) – Fincantieri ha ricevuto il “Digital Innovation Award” per il progetto Navis Sapiens, l’ecosistema digitale innovativo sviluppato insieme a Fincantieri Ingenium, joint venture tra Fincantieri NexTech e Accenture. Il riconoscimento è stato assegnato a Cernobbio nell’ambito della quarta edizione del Digital Innovation Forum, principale appuntamento italiano ed europeo dedicato alle policy per l’innovazione digitale, la competitività industriale e lo sviluppo delle tecnologie del futuro. Navis Sapiens rappresenta un’evoluzione del concetto di nave, concepita come una piattaforma digitale intelligente, connessa e aggiornabile nel corso del proprio ciclo di vita. L’ecosistema consente di integrare nuove funzionalità e servizi nel tempo, tramite piattaforme digitali e Agentiche AI, favorendo il costante aggiornamento delle capacità operative delle unità navali.

La prima nave equipaggiata con Navis Sapiens è stata consegnata all’inizio del 2026 e, entro il 2030, si prevede di estendere la soluzione a oltre 50 navi, tra nuove costruzioni e unità sottoposte a refitting. Il progetto si inserisce pienamente nella strategia di Fincantieri, che ha fatto dell’innovazione uno dei pilastri del Piano Industriale 2026-2030, valorizzando il ruolo del Gruppo come integratore tecnologico globale e leader nello sviluppo di soluzioni avanzate per la cantieristica del futuro. Il premio è stato ritirato da Marco Sabatini, Chief Technology Officer di Fincantieri NexTech, e Samuele Callegari, Head of Operations di Fincantieri Ingenium.

– foto ufficio stampa Fincantieri –

(ITALPRESS).

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Dai laboratori alla Borsa: la fabbrica italiana di startup della longevità

Articolo tratto dal numero di ottobre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Filippo Surace è arrivato all’imprenditoria attraverso un percorso che ha unito esperienze molto diverse tra loro. La pratica medica, radicata in famiglia da generazioni, gli ha permesso di conoscere da vicino i bisogni reali dei pazienti; l’esperienza accademica lo ha portato nel cuore della ricerca; il management in sanità gli ha mostrato quali risorse, competenze e strutture siano necessarie per trasformare un’intuizione scientifica in un progetto industriale.

È stato proprio all’incrocio di queste esperienze che è maturata la sua intuizione imprenditoriale. Surace ha individuato uno dei principali limiti di sistema delle scienze della vita italiane: non la qualità della ricerca, ma la distanza che separava il laboratorio dal mercato a causa dell’assenza di modelli operativi. È sempre stato in questo passaggio che molte idee promettenti si sono fermate, perché prive dei capitali, delle competenze industriali e di un coordinamento capace di trasformarle in imprese.

Il venture builder delle scienze della vita

Cube Labs è nato per colmare questo divario. Non un modello di business convenzionale, ma un venture builder che dà vita a imprese ad alto contenuto scientifico e tecnologico nei settori della salute: seleziona le linee di ricerca più promettenti, investe nelle società che ne derivano, ne assume la governance e le accompagna con risorse e competenze manageriali fino alla validazione industriale e alla commercializzazione.

È il tratto distintivo del modello costruito da Surace nel panorama italiano: riunire sotto un’unica regia passaggi che nel trasferimento tecnologico restano spesso frammentati, dalla proprietà intellettuale alla finanza, dallo sviluppo industriale all’accesso commerciale. Il progetto imprenditoriale ha consolidato nel tempo la propria struttura e aperto una nuova fase di crescita anche sul mercato dei capitali. Il 21 marzo 2023, dieci anni dopo la fondazione, Cube Labs è approdata su Euronext Growth Milan segmento professionale di Borsa Italiana – con un prezzo iniziale di 2 euro per azione. Da allora il titolo ha registrato un progressivo apprezzamento, raggiungendo il picco di 2,46 euro per azione, il 23% in più rispetto al valore di esordio.

Formazione e primi incarichi

Classe 1969, Surace si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Bari e, a soli 23 anni, ha assunto la guida del Gruppo Surace, attivo nel settore della riabilitazione in Salento, Puglia. Dopo l’esperienza clinica, tra il 2003 e il 2009 ha completato la propria formazione manageriale presso Sda Bocconi School of Management e Luiss Business School, conseguendo master in management sanitario e in amministrazione farmaceutica e sanitaria.

Parallelamente, ha ricoperto ruoli accademici e ha svolto attività di sviluppo internazionale per lo Sbarro Institute, prestigiosa organizzazione di ricerca della Temple University di Philadelphia, negli Stati Uniti. Ha inoltre ricoperto incarichi istituzionali in Confindustria Lecce e Confindustria Puglia.

Il passaggio dalla pratica sanitaria alla ricerca traslazionale è maturata dopo: nel 2006 è stato tra i fondatori della Human Health Foundation e nel 2009 ha dato vita a Innova Onlus Translational Research, dedicata alla ricerca medica applicata in bio- e nanomedicina.

Ridurre la distanza tra ricerca e mercato

È in Cube Labs che le esperienze maturate da Surace tra sanità, accademia e impresa hanno trovato una sintesi operativa, unica nel suo genere. “L’obiettivo è ridurre la distanza tra ricerca accademica e mercato”, spiega. È ciò che definisce “democratizzazione delle life science”: ampliare la capacità delle innovazioni scientifiche di generare valore, rendendo conoscenze, tecnologie e strumenti accessibili a una platea più ampia. Significa abbattere le barriere tra laboratori, università, imprese e investitori, affinché le idee possano incontrare competenze e capitali e tradursi in prodotti, servizi e applicazioni diffusi su larga scala.

I numeri del portafoglio

La dimensione raggiunta dà la misura dell’esecuzione. L’ecosistema comprende 19 startup attive nei settori Biopharma, MedTech, intelligenza artificiale applicata alla salute, nutraceutica e cosmeceutica orientata alla longevità.

Nel complesso, le partecipate sviluppano oltre 50 progetti, con più di 60 brevetti internazionali e numerose licenze esclusive. Al 31 dicembre 2025 il valore del portafoglio a bilancio era pari a 56,1 milioni di euro. La stima di primaria società esperta in valutazioni aziendali indica in 154,02 milioni il complesso delle partecipate considerate e attribuisce alle quote detenute da Cube Labs un valore di 96,95 milioni.

A sostenere l’origine del modello è la partnership esclusiva con l’Istituto Nazionale di Biostrutture e Biosistemi (Inbb), che consente l’accesso a 24 università e circa 700 ricercatori; la collaborazione con il Cnr estende il bacino potenziale a 88 centri di ricerca. È da questa infrastruttura che Cube Labs attinge per individuare le iniziative più promettenti e valutarne la solidità scientifica, la proprietà intellettuale e le prospettive commerciali. Le iniziative selezionate vengono trasformate in startup e accompagnate, con capitale e competenze manageriali, fino alla validazione industriale e alla commercializzazione.

Una rete internazionale tra India, Emirati e Cina

Cube Labs resta radicata in Italia, con sedi a Milano, Roma e Lecce, ma ha costruito una rete che la mette in relazione con alcuni dei principali ecosistemi internazionali dell’innovazione. In India, l’accordo quadro sottoscritto nel 2023 con la Gujar Mal Modi Science Foundation ha avviato una cooperazione scientifica, tecnologica e commerciale con il Gruppo Modi, conglomerato diversificato da oltre 3 miliardi di dollari.

Negli Emirati Arabi Uniti, una missione d’affari ha aperto interlocuzioni con realtà di primo piano e un dialogo diretto con l’Abu Dhabi Investment Office, autorità centrale dell’Emirato per l’attrazione degli investimenti e i partenariati infrastrutturali, che nel 2026 ha annunciato il lancio di 24 progetti per un valore complessivo di circa 13 miliardi di euro.

Il fronte più recente è quello cinese: nel luglio 2026 il rapporto con Lingang Group, gruppo pubblico che gestisce 28 parchi industriali con oltre 24 mila imprese e più di 500 mila addetti, è approdato a un memorandum d’intesa per sviluppare iniziative comuni nell’incubazione di startup, nei programmi di innovazione e nelle attività tra Cina ed Europa. Questa proiezione internazionale fa da sfondo a un modello che trova la propria espressione più concreta nel portafoglio di partecipate. È attraverso le diverse traiettorie di sviluppo che emerge l’ampiezza dei settori presidiati da Cube Labs.

Le startup: obesità, neurodegenerazione, malattie rare, igiene

Un primo esempio arriva dal fronte cardiometabolico, dove Lipovexa opera in uno dei filoni più dinamici della ricerca farmacologica globale. Il programma è dedicato alle disfunzioni metaboliche e all’obesità, condizioni associate a un bisogno clinico sempre più diffuso, e studia un meccanismo d’azione circoscritto all’asse fegato-intestino-pancreas. L’obiettivo è migliorare la tollerabilità e offrire un’alternativa anche ai pazienti non idonei o intolleranti alle terapie disponibili. Sono stati identificati due candidati sintetici, protetti da brevetti concessi in Australia, negli Stati Uniti e in Cina. Il candidato principale si trova attualmente in fase preclinica presso la University of Western Australia.

Alle nuove terapie si affiancano tecnologie dedicate alla salute cerebrale. Bio Aurum concentra la propria attività sulle patologie neurodegenerative e sviluppa Neuretina Md, un dispositivo medico progettato per analizzare le saccadi, rapidi spostamenti simultanei degli occhi generati in risposta a stimoli visivi, come possibile indicatore della funzione visuo-motoria e del rischio neurodegenerativo. Dal novembre 2025 il dispositivo è oggetto di uno studio clinico di validazione su 150 soggetti. I risultati, attesi tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, serviranno a valutarne l’affidabilità e le prospettive di utilizzo nella pratica medica.

Un’altra direttrice riguarda le malattie rare, spesso trascurate dai circuiti tradizionali di investimento a causa delle dimensioni contenute dei singoli mercati. In questo ambito opera Orpha Biotech, che attraverso screening virtuale e simulazioni molecolari sviluppa una piattaforma di piccole molecole, con un primo focus sulla sclerosi sistemica. I candidati antifibrotici individuati sono in fase preclinica e vengono valutati anche per il loro possibile ruolo nei processi di rigenerazione e riparazione dei tessuti.

Innovazione sanitaria e sostenibilità convergono nel progetto di Biodiapers. La sua tecnologia proprietaria utilizza micro- e nanoparticelle di argilla per isolare ed essiccare i residui biologici negli articoli assorbenti, così da proteggere la pelle e ridurre l’impiego di materiali plastici. Brevettata in Europa e in India, è stata sviluppata inizialmente per la prima infanzia, con possibili applicazioni successive nel campo dell’igiene femminile e nei prodotti assorbenti per adulti.

Serescentia, la piattaforma della longevità

Nel luglio 2026 Cube Labs apre un nuovo capitolo con la nascita di Serescentia. Interamente controllata dal gruppo, la società estende il modello lungo una direttrice industriale e commerciale: costruire una piattaforma capace di riunire, attraverso una logica di aggregazione di aziende complementari, prodotti, tecnologie, competenze e canali distributivi nei settori della salute e del benessere, con particolare attenzione alle scienze della longevità. Serescentia agirà su due leve integrate. Da un lato, individuerà piccole e medie imprese della nutraceutica e della longevità con competenze distintive, capacità produttive e solide prospettive di crescita; dall’altro, utilizzerà la rete commerciale per portare sul mercato europeo le soluzioni proprietarie sviluppate dalle partecipate di Cube Labs, catturandone l’intero valore.

Con questa iniziativa, Cube Labs completa il proprio modello di venture building con un polo che integra ricerca, sviluppo industriale, distribuzione e intelligenza artificiale, secondo una strategia di aggregazione ispirata ai modelli del private equity. Le prime analisi hanno già portato all’individuazione di numerose potenziali target, inizialmente concentrate su realtà con ricavi sino a 3,5 milioni di euro.

Serescentia si inserisce così in una delle grandi trasformazioni demografiche contemporanee. Entro il 2050 quasi un terzo della popolazione europea avrà più di 65 anni, mentre il divario tra aspettativa di vita e anni vissuti in buona salute resta vicino ai 9,5 anni. La sfida, dunque, non è soltanto vivere più a lungo, ma vivere meglio: è su questo terreno che la società punta a costruire una piattaforma europea della longevità, integrando innovazione scientifica, competenze imprenditoriali e rete distributiva.

Le valutazioni degli analisti

A questa evoluzione industriale si affianca l’analisi finanziaria di Websim by Intermonte, primario intermediario indipendente. La ricerca valuta il portafoglio 96,2 milioni di euro con un prezzo obiettivo fissato nel breve termine a 3,25 euro, con un potenziale apprezzamento del 39%. Ancora più significativa è la proiezione di lungo periodo: in uno scenario che non considera nuove partecipate né disinvestimenti, a partire dal 2030, gli attivi potrebbero superare 470 milioni e il patrimonio netto avvicinarsi a 450 milioni con una valorizzazione del Nav a bilancio pari a circa dieci volte.

Per Surace, tuttavia, i numeri raccontano soltanto una parte della storia. “Fare impresa nelle scienze della vita significa assumersi una responsabilità di lungo periodo: investire prima che il valore sia evidente, governare la complessità e avere la disciplina di accompagnare un progetto fino a quando sarà in grado di esprimere pienamente il proprio potenziale”, ribadisce. La sfida consiste nel coniugare valore scientifico e risultati economici, senza perdere di vista le ricadute sul sistema sanitario e sul benessere delle persone.

Il percorso

Nel percorso di Surace, l’unicità non è una formula, ma una direzione: partire dalla medicina, attraversare il mondo accademico, assumere il rischio d’impresa e arrivare a costruire una società quotata con una proiezione internazionale. Non sono molti, in Italia, i percorsi capaci di tenere insieme con la stessa continuità competenze cliniche, vocazione industriale e capacità finanziaria.

È questa la cifra più autentica del suo percorso: non aver occupato uno spazio già esistente, ma averne creato uno nuovo. Surace non ha scelto tra essere medico, manager o imprenditore: ha trasformato queste tre identità in un’unica visione, capace di colmare la distanza tra laboratorio e mercato e di accompagnare la ricerca fino all’impresa. Ed è qui che il suo percorso va oltre la vicenda personale, tracciando un modo nuovo di costruire innovazione nelle scienze della vita..

L’articolo Dai laboratori alla Borsa: la fabbrica italiana di startup della longevità è tratto da Forbes Italia.

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Internet è diventato indispensabile, ma non è ancora accessibile a tutti

telefono

Rendere un sito web o un’app accessibili non significa soltanto rispettare una serie di requisiti tecnici, tante caselle da spuntare. L’obiettivo ultimo è permettere alle persone di usare servizi digitali in autonomia, senza incontrare ostacoli legati alla vista, alla mobilità o alle modalità di interazione con un dispositivo. Nonostante l’entrata in vigore dell’European Accessibility Act nel giugno 2025 abbia rafforzato gli obblighi per le aziende, la distanza tra le regole e la loro applicazione resta significativa.

Una ricerca condotta da Accessiway su centosette siti web di società quotate appartenenti a cinque indici azionari europei ha rilevato che il novantotto per cento presenta ancora almeno una barriera di accessibilità. È un dato che mostra quanto il lavoro da fare sia ancora ampio e quanto sia importante integrare l’accessibilità nei processi di progettazione, sviluppo e manutenzione dei servizi digitali.

È in questo contesto che si inserisce il riconoscimento ottenuto da Accessiway, nominata Leader nel primo “Gartner®️ Magic Quadrant™️ for Digital Accessibility”, pubblicato il 5 ottobre 2026. Si tratta della prima edizione del report di Gartner dedicata alle piattaforme per l’accessibilità digitale, che sostituisce il precedente Market Guide. La valutazione si basa su due dimensioni: la capacità di esecuzione e la completezza della visione.

Fondata a Torino nel 2021 e parte del gruppo europeo team.blue, Accessiway propone una piattaforma che combina controlli automatizzati, audit condotti da esperti, test con utenti e strumenti basati sull’intelligenza artificiale per intervenire sui problemi individuati. La soluzione consente di gestire l’accessibilità di siti web, applicazioni web, app mobile native e documenti pdf.

Gli audit vengono raccolti in una dashboard che permette di monitorare i progressi e organizzare gli interventi correttivi, anche attraverso l’integrazione con Jira. L’offerta comprende inoltre una soluzione specifica per i pdf, pensata per rendere i documenti accessibili e conformi a standard come WCAG 2.2 livello AA ed EN 301 549.

«Siamo onorati di essere stati nominati Leader nel primo “Gartner®️ Magic Quadrant™️” dedicato all’accessibilità digitale», ha detto Amit Borsok, Ceo e cofondatore di Accessiway. «Tecnologia, normativa e aspettative degli utenti stanno evolvendo rapidamente. Vogliamo anticipare questo cambiamento, andando oltre gli approcci convenzionali per rispondere alle esigenze dei nostri clienti e delle persone che utilizzano ogni giorno i loro servizi digitali. Il nostro obiettivo è rendere il web accessibile a tutti, affinché nessuno debba rinunciare a un servizio perché non è in grado di utilizzarlo».

L’accessibilità digitale richiede infatti un lavoro che non si esaurisce con una verifica iniziale: siti, applicazioni e documenti cambiano continuamente e possono introdurre nuove barriere nel tempo. Per le aziende, la sfida è quindi costruire processi capaci di mantenere l’accessibilità nel corso dell’intero ciclo di vita dei servizi.

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Meta è arrivata alla frontiera dell’intelligenza artificiale, ma è diventata un Far West

Meta è arrivata in ritardo nella corsa all’intelligenza artificiale, ma Mark Zuckerberg vuole recuperare il terreno perduto e conquistare il mercato degli assistenti personali. Dopo il passo falso di Llama 4, la famiglia di modelli di intelligenza artificiale lanciata nel 2025 che avrebbe dovuto sfidare OpenAI e Google, ma le cui prestazioni si sono rivelate inferiori alle aspettative, ha investito miliardi nei centri di calcolo, riorganizzato i laboratori di ricerca e assunto alcuni degli specialisti più contesi della Silicon Valley. Martedì ha presentato Muse Wonder, il nuovo modello con cui intende sfidare OpenAI e Anthropic. L’obiettivo è costruire un assistente capace di fare acquisti, prenotare viaggi e svolgere autonomamente attività su internet per conto degli utenti, trasformando Meta nell’intermediario di una parte crescente della loro vita digitale.

Zuckerberg vuole portare questa tecnologia anche fuori dagli smartphone: a settembre ha presentato Muse Charm, un piccolo dispositivo tascabile, dotato di schermo e connessione internet, che permetterà di interagire direttamente con l’assistente e che dovrebbe arrivare sul mercato entro dicembre. Il fondatore di Facebook ha detto al Financial Times che Muse Wonder «consentirà comportamenti molto più sofisticati, che si collocano alla frontiera di ciò che oggi viene realizzato nel campo dell’intelligenza artificiale». Ma conquistare la frontiera potrebbe essere più complicato del previsto perché è già diventato un Far West: gli agenti IA più avanzati si stanno rivelando sempre più difficili da controllare. 

Lo ha rivelato Anthropic, la società che sviluppa Claude, in una ricerca pubblicata il 12 ottobre. Secondo i ricercatori William Zhou e Daniel Freeman, entro pochi mesi potrebbero comparire agenti di intelligenza artificiale capaci di diffondersi autonomamente su internet, entrando nei dispositivi connessi alla rete, installando copie di sé stessi e ripetendo l’operazione su altre macchine. Per capire quanto sia vicino questo scenario, i ricercatori hanno collegato quindici piccoli dispositivi Android TV da circa 55 dollari ciascuno, facendo svolgere a ognuno una parte del lavoro normalmente affidato a un computer più potente. Il sistema riusciva a funzionare, ma rispondeva lentamente perché i dispositivi dovevano scambiarsi continuamente informazioni. La prova ha comunque mostrato che un modello complesso può essere eseguito anche senza i costosi computer dei grandi centri di calcolo.

Nel secondo esperimento, un modello più avanzato ha guidato l’installazione di un programma di intelligenza artificiale su otto computer collegati tra loro. La prova si è svolta però in una rete separata da internet, preparata dai ricercatori per facilitare l’operazione: i computer erano accessibili senza le normali password e il modello che dirigeva il processo funzionava su un server esterno. Nessuno dei due esperimenti ha quindi prodotto un agente capace di diffondersi liberamente su internet. Oggi i modelli abbastanza piccoli da funzionare su dispositivi economici commettono ancora troppi errori per riuscire a trovare altri computer, accedervi e installarsi autonomamente. Quelli capaci di affrontare queste operazioni hanno invece bisogno di macchine più potenti. Anthropic ritiene che questa distanza possa ridursi entro la fine del 2026 perché i modelli più piccoli stanno diventando rapidamente più capaci. Una previsione preoccupante che però dovrà essere verificata fuori dalle condizioni facilitate degli esperimenti.

Gli agenti artificiali hanno già mostrato di poter superare i limiti imposti dai loro sviluppatori, anche senza possedere le capacità di replicazione studiate da Anthropic. Il 9 ottobre la società aveva pubblicato un altro rapporto, dedicato a una serie di incidenti scoperti durante le prove dei modelli Claude e il loro utilizzo interno. Uno degli episodi più significativi ha coinvolto il dipartimento di polizia di Philadelphia. Claude Haiku 4.5 stava eseguendo una dimostrazione su alcune pagine internet scelte casualmente quando ha trovato un sito dedicato a un omicidio irrisolto. La pagina conteneva un modulo attraverso il quale eventuali testimoni potevano inviare informazioni agli investigatori. Il modello lo ha compilato inventando di aver visto una persona sospetta nei pressi del luogo del delitto e ha spedito la segnalazione. Per fortuna il messaggio è stato riconosciuto come spam e non è arrivato agli investigatori. 

Secondo Anthropic, il modello stava cercando di produrre un esempio coerente con il compito ricevuto, senza mostrare una volontà deliberata di ingannare la polizia. Resta il fatto che una testimonianza inventata è stata effettivamente inviata. A preoccupare è anche la cronologia: la falsa segnalazione era stata inviata il 18 luglio, ma Anthropic ha scoperto l’accaduto soltanto il 28 settembre e ha informato la polizia di Philadelphia l’8 ottobre, quasi tre mesi dopo l’incidente.

In un altro esperimento, Claude Mythos Preview doveva utilizzare uno strumento disponibile sul sito di un’università per completare un calcolo scientifico. Il servizio ha restituito un errore e il modello ha cominciato a cercare un modo alternativo per svolgere il lavoro. Esaminando il sito, ha trovato un programma che permetteva di leggere file conservati sul server dell’università. Lo ha utilizzato per ottenere il codice del programma stesso, nel quale ha individuato un difetto di sicurezza. Sfruttando quella falla, è riuscito a eseguire direttamente sul server i comandi necessari al calcolo. Il compito è stato completato, ma attraverso un accesso che non era stato previsto dagli sviluppatori.

La tendenza a cercare soluzioni alternative è una delle caratteristiche più apprezzate e temute degli agenti avanzati. Un assistente capace di risolvere problemi deve saper affrontare anche gli imprevisti, senza fermarsi ogni volta che un servizio non funziona come dovrebbe. Il problema nasce quando il sistema considera una restrizione di sicurezza alla stregua di un inconveniente tecnico. Durante l’addestramento, i modelli vengono premiati per la capacità di raggiungere un risultato e possono imparare che aggirare un ostacolo è una strategia efficace. Anthropic ha riconosciuto che le istruzioni impartite agli agenti non sono ancora sufficienti a impedire questi comportamenti. Ha quindi deciso di sospendere l’accesso diretto a internet durante tutte le proprie valutazioni interne, fino a quando non avrà verificato l’efficacia dei nuovi sistemi di controllo.

Per Meta la questione è particolarmente delicata perché una delle principali innovazioni annunciate con Muse Wonder consiste proprio nella capacità di continuare a lavorare quando un’attività diventa difficile. La società l’ha chiamata Active Focus: il modello prova altre soluzioni, corregge gli errori e cerca di completare il compito ricevuto. Un’altra funzione, Active Memory, gli permette di ricordare informazioni importanti emerse nelle conversazioni precedenti e di recuperarle quando possono essere utili. Meta sostiene di aver addestrato Muse Wonder a chiedere chiarimenti quando necessario e a consultare l’utente prima delle decisioni più importanti, sarà però l’impiego quotidiano a mostrare quanto siano affidabili queste protezioni. Rimanendo ottimisti, per ora, bisogna notare che le ricerche di Anthropic riguardano modelli differenti, sottoposti spesso a condizioni sperimentali particolari. Non è detto che Muse Wonder presenti le stesse vulnerabilità.

Il controllo degli agenti riguarda anche le informazioni alle quali viene concesso loro di accedere. Il 25 settembre OpenAI ha riconosciuto che alcuni suoi sistemi avevano pubblicato su servizi esterni 53 immagini provenienti da utenti ChatGPT. La società non ha chiarito se si trattasse di fotografie di persone reali o di immagini generate artificialmente, né quando fossero state diffuse. Gli agenti avevano potuto raggiungere quei contenuti attraverso dati utilizzati per una parte dell’addestramento, sottoposti preventivamente a procedure di anonimizzazione. 

La quantità di informazioni necessarie al funzionamento di un assistente personale rende anche questi precedenti importanti per la società di Zuckerberg. Muse dovrà conoscere le preferenze dell’utente e poter consultare documenti, messaggi e calendari per svolgere le attività richieste. Se gli venissero affidate operazioni finanziarie, potrebbe entrare in contatto con informazioni ancora più sensibili. Meta ha promesso che le conversazioni con Muse non saranno utilizzate dai propri sistemi pubblicitari e ha annunciato una nuova tecnologia, Muse Confidential VM, che dovrebbe rendere i dati inaccessibili persino all’azienda. La funzione deve ancora essere distribuita e le garanzie effettive dipenderanno dalla sua realizzazione. 

Il tema è abbastanza delicato per Meta visti i precedenti di Cambridge Analytica e dei Facebook Files, quest’ultimi al centro di The Social Reckoning. Il film di Aaron Sorkin non ha colpito particolarmente l’immagine del fondatore di Facebook che nel frattempo ha abbandonato la maschera robotica degli ultimi anni, ma rimangono precedenti meno mediatici che catturano maggiormente l’attenzione degli investitori. Come l’accordo raggiunto nell’agosto 2026 con 47 Stati americani, tra cui California, New York, Illinois e Pennsylvania, oltre al District of Columbia e ad alcuni territori statunitensi. Meta ha accettato di pagare fino a 17,1 miliardi di dollari per chiudere il contenzioso sulle presunte pratiche che avrebbero favorito la dipendenza dei minori da Facebook e Instagram, continuando a negare ogni responsabilità.

I precedenti pesano sulla credibilità di Meta, ora intenzionata a convincere le persone ad affidare al suo assistente informazioni sempre più private. Ma i primi incidenti legati a Muse rischiano di riaprire proprio la questione della fiducia. A settembre Jason Aten, giornalista tecnologico della rivista Inc., ha denunciato che l’assistente aveva consultato messaggi privati conservati sul suo Mac senza che avesse autorizzato quell’accesso. Meta ha contestato la ricostruzione, sostenendo che Muse può leggere i messaggi soltanto dopo aver ricevuto specifici permessi dall’utente. Il caso ha contribuito a spingere Apple ad annunciare modifiche al sistema di autorizzazioni dei Mac, per rendere più evidente quando un agente artificiale chiede accesso ai dati personali.

Un episodio ancora più inquietante ha coinvolto Matt Robb, un recensore tecnologico di Toronto, che aveva incaricato Muse di rispondere agli interessati a un oggetto messo in vendita su Facebook Marketplace. L’assistente ha accettato un’offerta, comunicato al potenziale acquirente l’indirizzo di casa di Robb e organizzato un incontro senza avvertirlo. L’uomo si è ritrovato uno sconosciuto alla porta. Solo successivamente ha scoperto di avere selezionato un’opzione che permetteva all’agente di agire senza chiedere ogni volta conferma. Meta ha sostenuto che Muse aveva rispettato le autorizzazioni ricevute. Il caso mostra quanto possa diventare sottile la distinzione tra concedere a un assistente il permesso di svolgere un’attività e comprendere davvero fino a che punto potrà spingersi per completarla.

La questione preoccupa ormai anche le autorità finanziarie. Secondo un’inchiesta Reuters, la Federal Reserve e gli altri principali regolatori bancari americani stanno chiedendo agli istituti quali poteri concedano agli agenti IA impiegati nella difesa informatica, chi ne controlli le decisioni e soprattutto come possano essere fermati. Un sistema incaricato di contrastare un attacco potrebbe infatti bloccare per errore servizi essenziali. In Europa, la Bank of England sollecita le banche a preparare infrastrutture indipendenti per riprendere le operazioni dopo un incidente, mentre la BCE ha fissato alla fine di ottobre il termine per presentare piani contro le minacce informatiche potenziate dall’intelligenza artificiale. Il timore è che un attacco o un agente fuori controllo possa impedire ai clienti di accedere ai conti e interrompere i pagamenti.

Non è l’unico problema: Meta deve dimostrare a Wall Street che i miliardi investiti per recuperare il ritardo su OpenAI e Anthropic possono trasformarsi in profitti. Per questo Zuckerberg ha cambiato strategia: dopo aver puntato sulla distribuzione relativamente aperta dei modelli Llama, ha deciso di mantenere proprietarie le versioni più avanzate di Muse Wonder e venderne l’accesso alle imprese. Per i consumatori è previsto un abbonamento premium fino a 200 dollari al mese. Il vantaggio di Meta è la possibilità di portare questi servizi direttamente agli utenti di Facebook, Instagram e WhatsApp, senza dover costruire da zero una rete di distribuzione. Zuckerberg punta a fare di Muse l’assistente attraverso cui le persone svolgeranno attività oggi distribuite tra decine di applicazioni, assicurandosi una posizione privilegiata nel mercato dei servizi digitali.

Per riuscirci dovrà però ottenere anche la collaborazione delle aziende che controllano quei servizi. Amazon ha già impedito agli agenti Muse di effettuare acquisti sul proprio sito. Un assistente che cerca prodotti e completa ordini per conto degli utenti può sottrarre alle piattaforme commerciali una parte del controllo sulla relazione con i clienti. Meta dispone di un modello avanzato e di una grande rete di distribuzione, ma per svolgere determinate attività ha bisogno di autorizzazioni che altri operatori potrebbero non essere disposti a concedere. La diffusione degli agenti personali potrebbe quindi aprire un nuovo conflitto tra le grandi piattaforme tecnologiche, nel quale la capacità di controllare gli accessi ai servizi avrà un’importanza paragonabile a quella delle prestazioni dei modelli.

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Il Piano Marshall di Nvidia per aiutare l’Europa a trovare il suo posto nella corsa all’IA

L’Europa vuole conquistare un posto nella corsa all’intelligenza artificiale, ma per farlo deve affidarsi alle aziende americane che dominano il settore. Il Regno Unito vuole diventare un centro di ricerca e servizi avanzati, la Germania vuole portare l’intelligenza artificiale nelle sue fabbriche ed Emmanuel Macon cerca di attirare in Francia i grandi investimenti nei centri di calcolo, sfruttando la disponibilità di energia nucleare per fare del Paese uno dei principali poli europei dell’intelligenza artificiale. Dietro molti di questi progetti compare lo stesso nome: Nvidia, l’azienda statunitense che fornisce i processori necessari ad addestrare e far funzionare gran parte dei modelli più avanzati. Il suo amministratore delegato, Jensen Huang, sta attuando un picclo piano Marshall dell’IA investendo direttamente nelle aziende europee che potrebbero diventare i suoi maggiori clienti. A Parigi ha promesso altri due miliardi di dollari di investimenti nell’ecosistema europeo, dopo gli otto miliardi già impegnati. A Londra ha annunciato investimenti in cinque startup britanniche e promesso 250 milioni di dollari in capacità di calcolo per sostenere la ricerca sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale. Il 21 ottobre sarà a Berlino, e vedremo cosa prometterà. 

Nel viaggio europeo di Huang manca Roma. L’Italia cerca di farsi spazio nella corsa all’intelligenza artificiale con obiettivi per ora più circoscritti: rafforzare il polo di supercalcolo di Bologna e sostenere aziende come Domyn, che guida un progetto europeo per sviluppare un’alternativa ai modelli alla base di ChatGPT, capace di lavorare nelle 24 lingue ufficiali dell’Unione europea, e utilizzabile dalle imprese sui propri server, senza dover affidare i dati alle piattaforme americane. Non è facile creare una filiera nazionale: la distanza da Francia e Germania resta considerevole, sia per i capitali disponibili sia per la diffusione ancora limitata dell’IA nel tessuto produttivo italiano.

Anche la distanza con il Regno Unito sarà difficile da colmare nel breve periodo per il nostro paese. Nel solo primo semestre del 2025, le startup britanniche dell’intelligenza artificiale hanno raccolto 2,4 miliardi di dollari, più degli 1,7 miliardi raccolti da tutte le startup italiane l’anno scorso. Londra può inoltre contare su una concentrazione di aziende tecnologiche e laboratori di ricerca, soprattutto nell’area di Cambridge, che alimenta un mercato più maturo e capace di attirare capitali internazionali. Tra questi Nvidia che ha scelto una strategia interessante: investire in aziende che potrebbero trasformare risultati scientifici ancora confinati nei laboratori in servizi commerciali, creando nuovi mercati per i suoi processori.

A Londra Huang ha annunciato investimenti in Boltz, che sviluppa modelli di intelligenza artificiale per prevedere la struttura delle molecole e accelerare la scoperta di nuovi farmaci. Prima Mente applica l’IA allo studio delle malattie neurodegenerative, mentre Hiverge, nata da ricercatori di Google DeepMind e dell’Università di Cambridge, cerca di sviluppare algoritmi più efficienti. Nvidia ha acquisito partecipazioni anche in Riverlane, che lavora alla correzione degli errori nei computer quantistici, e in Foresight, che utilizza l’IA per prevedere ritardi e aumenti dei costi nei grandi progetti infrastrutturali. Se queste tecnologie prenderanno piede, una parte della spesa necessaria a farle funzionare finirà proprio ai produttori di processori. 

Huang ha promesso al Regno Unito anche 250 milioni di dollari in cinque anni, sotto forma di accesso alla potenza di calcolo di Nvidia. Ne beneficeranno università come Oxford, University College London e Imperial College, impegnate a studiare come rendere più sicuri i sistemi di intelligenza artificiale capaci di prendere decisioni e svolgere compiti autonomamente. Londra investe da tempo in questo campo e ha creato un organismo pubblico, l’AI Security Institute, per valutare i rischi delle tecnologie più avanzate. Per Nvidia è un’altra opportunità: fornendo ai ricercatori le proprie infrastrutture, il gruppo americano rafforza la sua presenza anche nello sviluppo dei sistemi destinati a controllare l’IA.  Il Regno Unito, pur essendo uscito dall’Unione europea, rimane uno dei principali centri tecnologici del continente. Londra ospita Google DeepMind e attira ricercatori e investimenti dei grandi gruppi americani. Per Bruxelles rappresenta un concorrente diretto nell’attrazione dei capitali, oltre che un potenziale partner scientifico. 

Per fortuna dell’Ue, Nvidia ha investito anche in Francia, acquisendo una quota minoritaria in Doctolib, la piattaforma utilizzata per prenotare visite mediche, che sta sviluppando strumenti di intelligenza artificiale destinati ai professionisti sanitari. Secondo la società, il suo assistente digitale ha già contribuito a documentare oltre dodici milioni di consultazioni. Nvidia investirà anche in Genesis AI, specializzata nella robotica. Pigment sviluppa software che aiutano le imprese a elaborare previsioni economiche, mentre Entalpic utilizza l’AI per accelerare la ricerca sui nuovi materiali. Sono attività nelle quali l’intelligenza artificiale può entrare stabilmente nei processi produttivi, generando una domanda di calcolo che continuerà anche quando la corsa allo sviluppo dei grandi modelli linguistici avrà raggiunto una fase più matura.

Ad Angers, nella Francia occidentale, Bull collabora con la taiwanese Foxconn per assemblare sistemi di calcolo avanzati, mentre Mistral AI, una delle poche aziende europee che sviluppano modelli linguistici capaci di competere con quelli americani, ha raccolto a settembre tre miliardi di euro. Anche così Parigi cerca di assicurarsi una parte della produzione industriale e dello sviluppo tecnologico che oggi si concentrano fuori dall’Europa.

La Germania cerca di sfruttare un vantaggio che già possiede: le competenze e i dati accumulati dalla propria industria. A Monaco, Deutsche Telekom ha inaugurato nel febbraio 2026 un centro di calcolo realizzato con Nvidia, dotato di circa diecimila processori grafici e nato da una partnership del valore annunciato di un miliardo di euro. L’impianto è già operativo e permette alle aziende manifatturiere di utilizzare l’intelligenza artificiale per simulare il funzionamento delle fabbriche, individuare possibili guasti e migliorare i processi produttivi.

L’Unione europea, però, non può affidare tutta la propria rincorsa all’intelligenza artificiale agli investimenti di Nvidia in Francia e Germania. Il divario con Washington resta enorme e non solo perché gli Stati Uniti ospitano i grandi operatori cloud dai quali le società europee acquistano la potenza di calcolo necessaria a sviluppare i propri modelli. Secondo lo Stanford AI Index 2026, nel 2025 gli investimenti privati nell’IA hanno raggiunto 285,9 miliardi di dollari negli Stati Uniti, contro appena 20,9 miliardi in Europa, Regno Unito compreso. Quasi quattordici volte meno. La Cina si ferma a 12,4 miliardi, ma il dato non comprende pienamente i finanziamenti pubblici di Pechino.

Bruxelles sta provando a ridurre il divario con InvestAI, il piano presentato nel 2025 per mobilitare 200 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati. Una parte finanzierà le cosiddette gigafabbriche dell’IA, grandi centri di calcolo nei quali sviluppare modelli avanzati. Il 30 luglio la Commissione ha avviato la procedura per realizzarne fino a sette, puntando su dieci miliardi di sostegno pubblico e almeno venti miliardi di capitali privati. Come spesso accade con i piani europei, bisogna prestare attenzione al verbo: i 200 miliardi «mobilitati» non sono fondi già stanziati. Bruxelles conta di attirare una parte consistente delle risorse dai privati, mentre le gigafabbriche devono ancora essere selezionate e finanziate. I primi cantieri sono previsti nel 2027.

Il programma si aggiunge alla rete di 19 AI factories europee, centri collegati ai supercomputer esistenti che mettono potenza di calcolo e competenze tecniche a disposizione delle imprese. Le nuove gigafabbriche dovrebbero operare su una scala maggiore, consentendo di sviluppare modelli paragonabili a quelli dei grandi gruppi americani. Bruxelles vuole così abbassare una delle principali barriere all’ingresso: una startup può avere ricercatori eccellenti, ma difficilmente può permettersi le migliaia di processori necessari ad addestrare un modello avanzato.

Resta però una questione industriale decisiva a cui nessuno sembra voler rispondere, per ora. Chi fornirà i processori necessari a far funzionare queste infrastrutture? Secondo Nvidia, le sue tecnologie sono alla base di oltre il 90 per cento delle AI factories europee in fase di realizzazione. A giugno il gruppo contava inoltre 35 nuovi supercomputer basati sulle proprie piattaforme in sviluppo nel continente. L’Europa potrà decidere dove installare i server e conservare i dati, ma continuerà a dipendere dai fornitori americani per i componenti più importanti e parte del software. Quindi mentre Bruxelles investe per conquistare maggiore autonomia tecnologica, una quota consistente della spesa finisce per rafforzare il principale produttore americano di processori per l’IA.

L’Europa conserva almeno un ruolo essenziale in un altro passaggio della filiera. Nei Paesi Bassi ha sede ASML, l’unica azienda al mondo capace di costruire i macchinari per la litografia a ultravioletti estremi, utilizzati per fabbricare molti dei semiconduttori più avanzati. Il 14 ottobre il gruppo ha comunicato ricavi trimestrali per 11,7 miliardi di euro e un utile netto vicino ai cinque miliardi. La domanda è talmente sostenuta che alcuni clienti stanno già programmando ordini per il 2029 e il 2030. ASML ha inoltre annunciato un aumento della propria capacità produttiva per soddisfare le richieste dei fabbricanti di chip. Le sue macchine dipendono da una rete di fornitori europei altamente specializzati. La tedesca Zeiss realizza i sistemi ottici di precisione, mentre Trumpf produce i laser necessari alla tecnologia EUV.

È un patrimonio industriale difficilmente replicabile nel breve periodo, eppure il controllo di una fase decisiva della produzione dei semiconduttori non ha dato all’Europa una presenza altrettanto forte nella progettazione dei processori utilizzati per l’intelligenza artificiale. La stessa ASML deve confrontarsi con le restrizioni commerciali imposte o promosse dagli Stati Uniti sulle esportazioni di tecnologie avanzate verso la Cina, il che riduce l’autonomia europea anche in un settore nel quale le sue aziende possiedono competenze praticamente insostituibili.

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Anas, il progetto di digital communication fa tappa in Calabria

Anas, il progetto di digital communication fa tappa in Calabria

CATANZARO (ITALPRESS) – Approda in Calabria il progetto di digital communication di Anas, un viaggio sulla rete stradale e autostradale per testimoniare l’impegno che quotidianamente il personale Anas mette nella gestione e nella manutenzione delle strade, ma anche nel completamento e potenziamento dei grandi itinerari, per un’Italia sempre più connessa.
fsc/azn

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Pecoraro Scanio “Transizione Ecodigital e AI vanno governate”

Pecoraro Scanio “Transizione ecodigital e AI vanno governate"

ROMA (ITALPRESS) – Grande partecipazione per Rivoluzione EcoDigital, il convegno svoltosi a Palazzo Valentini, che ha riunito rappresentanti istituzionali, esperti, innovatori e giovani startup per discutere le sfide della transizione ecologica e digitale, dell’intelligenza artificiale, del futuro del lavoro e della sovranità tecnologica. «Il successo dell’iniziativa dimostra che c’è una forte domanda di confronto e di proposte concrete. La sfida è garantire i diritti dei lavoratori, sia di quelli che rischiano di perdere il posto a causa dell’intelligenza artificiale, sia di quelli che operano nel settore digitale e che ancora oggi non dispongono di un contratto collettivo nazionale specifico», ha dichiarato Alfonso Pecoraro Scanio, promotore della Rete EcoDigital e presidente della Fondazione UniVerde. Di particolare rilievo gli interventi di Cesare Damiano, già ministro del Lavoro, sul rapporto tra occupazione e intelligenza artificiale; Francesca D’Antuono, già co-presidente europea di Volt, sul diritto alla casa; e Valerio Rossi Albertini, divulgatore scientifico del CNR, sui temi dell’innovazione ecologica e il vicepresidente della commissione ambiente di Roma Capitale Daniele Diaco.Al confronto hanno partecipato anche rappresentanti istituzionali, tra cui il sindaco di Chieti Giovanni Legnini e numerose realtà imprenditoriali innovative .
mgg/gsl

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Da autodidatta a imprenditore tech: così Fabrizio Bernini ha costruito un gruppo da 230 milioni

Articolo tratto dal numero di ottobre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Dai primi software gestionali alle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale oggi al servizio di industria, sanità, automazione, robotica ed energie rinnovabili. La Zucchetti Centro Sistemi (Zcs), azienda nata in Toscana nel 1985 per gestire la contabilità delle piccole imprese locali, è oggi gruppo multibusiness da 230 milioni di euro di fatturato e 850 dipendenti, oltre la metà under 40, protagonista dell’innovazione tecnologica in Italia e in Europa.

A guidare l’azienda con sede a Terranuova Bracciolini, comune del Valdarno superiore in provincia di Arezzo, è Fabrizio Bernini. Un imprenditore, oggi anche presidente di Confindustria Toscana, che si è costruito da sé e che è riuscito a far crescere la sua azienda pur provenendo, per formazione, dal mondo dell’elettronica. Alla programmazione si è avvicinato da autodidatta, e si è distinto dall’inizio per la capacità di interpretare prima degli altri i segnali di cambiamento nel mercato. “Sono sempre stato attento e curioso. La curiosità è cultura, e senza la curiosità non si apprende”, dice.

I tre laboratori di R&D: robotica, intelligenza artificiale e creatività

Non sorprende che Zcs abbia spinto sull’acceleratore dell’innovazione per ottenere soluzioni integrate tra informatica, elettronica e meccanica, capendo presto che la stessa competenza che gestiva i processi aziendali poteva governare anche un robot. Da lì la spinta a diversificare il business su mercati paralleli: dal mondo dell’impresa a quello della sanità, dai sistemi di automazione e tracciabilità ai robot rasaerba, fino alle proposte per l’efficientamento energetico. Idee, soluzioni e brevetti che arrivano dai diversi laboratori di ricerca e sviluppo: oltre 80 tra tecnici e ingegneri pronti a sperimentare di volta in volta secondo gli obiettivi aziendali e delle varie divisioni.

All’inizio, nel 2005, fu il Laboratorio delle idee, che oggi si occupa di robotica con una squadra di meccanici, informatici, elettronici e designer. Poi, dal 2023, il Laboratorio della follia per soluzioni ‘follemente azzardate’, destinate all’ambito dell’intelligenza artificiale, e il Laboratorio della creatività, che coniuga creatività e know-how da declinare secondo le necessità delle cinque business unit dell’azienda. Sull’intelligenza artificiale Bernini ha un’idea precisa: non va limitata, perché è una tecnologia trasversale e, dice, “socialmente democratica”. Va però governata, portata a scuola e in azienda con un lavoro di formazione e cultura, senza lasciare che le nuove generazioni la subiscano passivamente, come accade con i social.

Il capitale umano e la continuità generazionale guidata da Chiara Bernini

In azienda le persone sono al centro. Una scelta non casuale, in una terra che ha dato i natali a uno dei più grandi umanisti del Rinascimento: Poggio Bracciolini. Imprenditore di prima generazione, Bernini non nasconde da dove viene: “Ho sofferto, so cosa sono la povertà e la ricchezza. La più grande ricchezza è la povertà: chi capisce cosa c’è dietro la sofferenza, l’umanità, i valori, sa vedere l’importanza delle singole persone e del territorio”. Da qui, racconta, “è importante riconoscere al capitale umano un vero valore, dare fiducia alle persone che lavorano per te. Molte delle idee vengono proprio dai più giovani, che sono appena entrati e che sono anche più abituati a usare la tecnologia in un certo modo”.

Bernini punta sui giovani talenti e sostiene l’importanza di lavorare per tempo a un ricambio generazionale. Un tema, ricorda, che riguarda oltre il 60% delle imprese toscane, governate da ultra-65enni. In Zcs la transizione è già cominciata, visto che dal 2019 la figlia Chiara affianca Bernini nella gestione. Con un approccio diverso dal suo: far crescere e consolidare Zcs anche attraverso l’acquisizione di società dello stesso settore, in cerca di nuovi capitali, risorse e competenze strutturali. “Oggi si cresce anche così”, commenta.

Il Palazzo del Futuro e la spinta sulla robotica collaborativa

C’è poi da considerare, per l’imprenditore, il legame con la terra d’origine. L’identità, in un mercato che si muove su scenari globali, può fare la differenza. “Credo che sia cruciale il senso di appartenenza al territorio, riuscire ad avere successo nel luogo in cui si è nati, senza dover essere legati a fondi di investimento. Credo nell’idea di crescere insieme su questo territorio”. Zcs guarda con fiducia al domani nonostante le incognite all’orizzonte.

Pochi giorni fa ha inaugurato il Palazzo del Futuro, il nuovo spazio dedicato all’innovazione nel campo della robotica e dell’automazione. “Vedo un’accelerazione fortissima della robotica. Nel nuovo stabilimento punteremo a sviluppare robot professionali per la gestione delle grandi aree verdi, insieme a quelli collaborativi da impiegare, ad esempio, nei ristoranti e negli alberghi. Un altro campo d’azione è quello dell’automazione e della logistica industriale. A queste soluzioni affianchiamo gli strumenti per l’integrazione nei processi aziendali: dal software in cloud all’intelligenza artificiale. Strumenti che fanno la differenza nelle dinamiche di mercato”. 

La visione sulla sostenibilità e l’agrivoltaico in Europa

L’attenzione alla sostenibilità ambientale è un altro tema con cui l’azienda toscana si misura. Sul Green Deal europeo Bernini ha un giudizio netto: l’Ue “ha fatto la scelta giusta, ma forse è stata troppo spinta e troppo avanzata per permettere una buona e omogenea integrazione”.

La sua ricetta è più pragmatica: partire da quello che la natura mette a disposizione. “Il sole produce fino a diecimila volte più energia di quella di cui abbiamo bisogno: dobbiamo solo imparare a sfruttarlo meglio”, spiega, citando come esempio l’impianto agrivoltaico realizzato in Germania: pannelli fotovoltaici da un megawatt, abbinati a un sistema di accumulo modulare da 6,7 megawattora distribuito su 26 unità indipendenti. 

L’articolo Da autodidatta a imprenditore tech: così Fabrizio Bernini ha costruito un gruppo da 230 milioni è tratto da Forbes Italia.

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Bankitalia, Panetta a Bangkok: “Tensioni geopolitiche frenano lo sviluppo, IA può essere potente strumento per missione della Banca Mondiale”

Bankitalia, Panetta a Bangkok: “Tensioni geopolitiche frenano lo sviluppo, IA può essere potente strumento per missione della Banca Mondiale”

ROMA ITALPRESS) – “Le tensioni geopolitiche, i conflitti e la frammentazione economica stanno assumendo un ruolo sempre più determinante nell’economia globale. Nel 2026, le nuove interruzioni delle forniture di energia e fertilizzanti, nonché delle reti logistiche, hanno alimentato l’inflazione, indebolito la fiducia e limitato i consumi. Gli effetti ricadono in misura sproporzionata sulle economie emergenti e in via di sviluppo (EMDE), le cui limitate riserve di bilancio e finanziarie, insieme alla minore diversificazione delle fonti energetiche, ne riducono la capacità di assorbire gli shock. Di conseguenza, in diversi Paesi i progressi sul fronte dello sviluppo hanno subito una battuta d’arresto, mettendo a rischio risultati conseguiti con grande fatica”. Lo afferma il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta al 114mo incontro del Development Committee della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale a Bangkok.

“In questo contesto – aggiunge – il nostro Collegio elettorale sostiene fermamente il Gruppo della Banca mondiale (WBG) nei suoi sforzi volti a sviluppare soluzioni e strumenti innovativi per sradicare la povertà e promuovere lo sviluppo attraverso una crescita inclusiva, la creazione di posti di lavoro, gli investimenti nel capitale umano e nelle infrastrutture, un migliore accesso ai finanziamenti e sistemi di protezione sociale solidi. L’azione per il clima, il buon governo, la trasparenza e la parità di genere dovrebbero essere integrati in tutte le strategie e nella loro attuazione. Il multilateralismo e la cooperazione internazionale restano essenziali per conseguire progressi duraturi”.

“L’intelligenza artificiale potrebbe costituire un potente strumento per far avanzare la missione del Gruppo della Banca Mondiale. Il World Development Report 2026 dedicato all’IA rappresenta un contributo quanto mai opportuno che evidenzia come una sua diffusione su larga scala potrebbe incrementare la crescita potenziale nelle economie emergenti e in via di sviluppo (EMDE) di 0,8 punti percentuali all’anno” “Incoraggiamo il WBG a sostenere i Paesi in via di sviluppo nel concretizzare tale potenziale, promuovendo investimenti in infrastrutture digitali ed energetiche, capitale umano e competenze digitali; favorendo approcci regionali alla connettività; e individuando il mix di politiche più adeguato per gestire i rischi connessi. Una rigorosa valutazione dell’impatto sarà fondamentale per acquisire elementi concreti sugli effetti dell’IA in termini di sviluppo e per orientare l’adozione di politiche efficaci”, conclude.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Smile, si parte con la scienza

Illuminano i freddi cieli dei poli con colori che vanno dal rosso, al blu fino al verde. Sono le aurore polari. Queste affascinanti luci si formano quando il vento solare, un flusso di particelle energetiche proveniente dal Sole, interagisce con il campo magnetico della Terra che ci difende come uno scudo invisibile. Ad oggi, ci sono ancora varie domande aperte su come si formino queste tempeste geomagnetiche. Inoltre, anche se il nostro pianeta è protetto dal campo magnetico, il vento solare può comunque influenzarci: espone gli astronauti a livelli più elevati di radiazione durante le missioni, e può danneggiare i satelliti e disturbare i sistemi di navigazione, le telecomunicazioni e i servizi meteorologici.

La missione Smile (Solar wind Magnetosphere Ionosphere Link Explorer) per la prima volta permetterà di osservare simultaneamente l’azione del vento solare e la risposta della Terra. Smile è una missione congiunta tra l’Agenzia spaziale europea (Esa) e la Chinese Academy of Sciences. Lo scorso 23 settembre Smile ha ufficialmente avviato la sua attività scientifica, dopo un intenso periodo di in-space commissioning, iniziato quando il satellite è stato lanciato il 19 maggio di quest’anno e ha raggiunto la sua orbita operativa per le attività scientifiche il 20 giugno.

Rappresentazione artistica del satellite Smile. Crediti: Esa

Nella fase di commissioning, una parte importante è stata il collaudo dei quattro strumenti scientifici del satellite: la camera per raggi X a bassa energia (Soft X-ray Imager – Sxi), la camera per le aurore nell’ultravioletto (Uvi), il magnetometro e l’analizzatore di ioni leggeri. Ognuno di questi raccoglierà informazioni utili e diverse per comprendere meglio le tempeste solari, le tempeste geomagnetiche e la meteorologia spaziale.

Il video qui sotto mostra il primo filmato rilasciato da Uvi, la prima camera dal 2008 a catturare l’intero anello dell’aurora boreale intorno al Polo Nord nella luce ultravioletta. Uvi può osservare le aurore per quarantacinque ore consecutive, un vero record. Le immagini sono state riprese il 24 luglio 2026, appena due settimane dopo l’attivazione dello strumento. Mostrano l’attività nell’anello di aurora dovuta a una perturbazione del campo magnetico terrestre causata dalle particelle del vento solare.

Prime immagini della telecamera ultravioletta Uvi di Smile catturate il 24 luglio 2026. Le increspature nell’anello di aurora indicano una perturbazione della magnetosfera terrestre causata dal vento solare. I punti visibili a sinistra sono stelle lontane che emettono luce ultravioletta. Crediti: Esa & Cas/Smile/Uvi

Anche la camera a raggi X (Sxi) è stata attivata con successo. Una delle prime immagini di test, che vedete riportata qui sotto, è stata presa per verificare il corretto funzionamento dello strumento. L’immagine mostra i resti dell’esplosione di una stella lontana. Smile è il primo telescopio spaziale in grado di osservare il campo magnetico terrestre nei raggi X. Rileverà questo tipo di radiazioni emesse ai confini della magnetosfera quando questa viene colpita dalle particelle del vento solare. Sebbene questa telecamera lavori correttamente, attualmente rileva un eccesso di luce diffusa quando è puntata verso la Terra. Per ridurre questo fastidio, gli esperti stanno studiando correzioni specifiche e aggiornamenti software da implementare a bordo. Tuttavia, poiché Smile si sta orientando sempre più lontano dalla Terra e il Polo Nord emette meno luce mentre ci avviciniamo all’inverno boreale, la luce diffusa sta diminuendo naturalmente. Dovrebbe raggiungere un minimo a metà ottobre. A quel punto Sxi catturerà la sua prima immagine nitida della magnetopausa, la zona dove il vento solare incontra il campo magnetico terrestre.

Immagine di test della telecamera a raggi X di Smile che mostra il resto di supernova N132d nella Grande Nube di Magellano, distante circa 160mila anni luce. Crediti: Esa & Cas/Smile/Sxi

L’Esa ha realizzato un film documentario, dal titolo Let’s Smile, che descrive lo sviluppo della missione tra giugno 2024 e maggio 2026. Il video mostra le parti del satellite nelle varie fasi di lavoro: il loro arrivo al centro tecnico dell’Esa nei Paesi Bassi, l’assemblaggio, i test e infine l’invio allo spazioporto europeo in Guyana francese per il lancio. Smile segna inoltre la prima volta in cui l’Esa e la Chinese Academy of Sciences hanno selezionato, costruito e gestito insieme una missione.

«La missione Smile è una testimonianza della fiducia costruita tra i nostri team, della loro dedizione all’eccellenza e della loro determinazione a trovare soluzioni a ogni sfida», dice la professoressa Carole Mundell, Director of Science all’Esa. «Smile ora ha ottenuto il via libera per iniziare le attività scientifiche. Si tratta di un traguardo molto importante – un vero piacere da annunciare – e sono sicura che la nostra eccellente collaborazione fornirà dati rivoluzionari agli scienziati di tutto il mondo».

Guarda il servizio video su MediaInaf Tv:

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