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Casa, in Europa il Cese chiede tecniche di costruzione più moderne per aumentare l’offerta

 I giorni dell’emergenza abitativa dell’Ue potrebbero essere contati, con una potenziale soluzione all’orizzonte, cioè moderni metodi di costruzione (Mcm). Sfruttando il loro potenziale, l’Ue potrebbe ridurre i costi di costruzione, abbreviare i tempi di costruzione e ridurre l’impronta di carbonio, sostenendo l’economia circolare nel settore delle costruzioni. – È questa la ferma convinzione che il Cese ha espresso nel suo parere sul tema Rendere l’edilizia abitativa accessibile – Aumentare i moderni metodi di costruzione e ridurre i costi , adottato nella sessione plenaria di settembre.

 Elaborato da John Comer e Thomas Kattnig, il parere è stato richiesto dalla presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea e affronta la questione della carenza di alloggi. Più specificamente, il parere affronta le condizioni quadro necessarie per aumentare l’offerta di alloggi riqualificati, ristrutturati e nuovi e fornisce orientamenti agli attori pertinenti sull’attuazione di metodi di costruzione moderni.

 «I moderni metodi di costruzione possono diventare un pilastro fondamentale degli alloggi a prezzi accessibili, ma solo se l’innovazione, la qualità, i diritti dei lavoratori e gli obiettivi di interesse pubblico progrediscono insieme» ha dichiarato Comer. «I moderni metodi di costruzione non devono essere considerati semplicemente una questione tecnologica o orientata al mercato, ma devono far parte di una più ampia strategia sociale, di mercato del lavoro, di accessibilità economica e di politica industriale», ha ribadito Kattnig.

Potenziamento della capacità industriale per i moderni metodi di costruzione

Il settore delle costruzioni rimane caratterizzato da una crescita della produttività relativamente bassa e da catene di approvvigionamento frammentate. I moderni metodi di costruzione possono contrastare questi problemi perché si basano su tecniche innovative di produzione fuori sede e in loco progettate per costruire strutture di qualità superiore più velocemente e in modo più efficiente rispetto agli approcci edilizi tradizionali. Tra gli esempi figurano il potenziamento degli approcci industrializzati come l’edilizia modulare, prefabbricata e fuori sede.

I moderni metodi di costruzione hanno quindi il potenziale per ridurre i costi e i tempi complessivi di costruzione e aumentare la precisione strutturale, il controllo di qualità, la capacità e la produttività del settore. Inoltre, essendo più rispettosi dell’ambiente, contribuiscono anche al conseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Oss) delle Nazioni Unite. Ciò è della massima importanza, in quanto è essenziale che gli edifici costruiti con moderni metodi di costruzione mantengano la stessa qualità e valore a lungo termine delle case costruite tradizionalmente.  

Per raggiungere questi obiettivi, i moderni metodi di costruzione hanno bisogno di una capacità industriale sviluppata. Per questo motivo il Cese sostiene che l’Ue deve portare avanti investimenti mirati per aumentare la capacità industriale di produrre sistemi di prefabbricazione e costruzione fuori sito.

Tutti gli attori devono collaborare per combattere la frammentazione

Il Comitato sottolinea inoltre che gli Stati membri, la Commissione, l’Alleanza per l’edilizia abitativa e tutte le parti interessate hanno un ruolo da svolgere nel promuovere la normazione, eliminare la frammentazione delle normative e garantire che i sistemi per i moderni metodi di costruzione siano certificati e monitorati. 

Pur riconoscendo che ciascuno Stato membro ha una competenza primaria in materia di alloggi, il Cese ritiene che la Commissione dovrebbe contribuire ai piani nazionali in materia di alloggi e promuovere la cooperazione transfrontaliera. 

 Per consentire al settore edile di compiere progressi nell’innovazione, l’Ue deve avviare un meccanismo di finanziamento centrale per incoraggiare e consentire alle Pmi di investire nella digitalizzazione, che non dovrebbe limitarsi ai progetti di costruzione, ma dovrebbe anche essere sfruttato per garantire i diritti dei lavoratori, posti di lavoro di qualità, condizioni di lavoro e interessi dei consumatori.

Il presidente del Cese, Boland

Risolvere la crisi abitativa deve essere una priorità assoluta 

L’emergenza abitativa dell’Ue non è nuova. I prezzi delle abitazioni nell’Ue sono aumentati di oltre il 60,5 % dal 2013, mentre gli affitti sono aumentati del 28,8 % tra il 2010 e il 2025. Nel 2024 il tasso di onerosità eccessiva dei costi abitativi è stato in media dell’8,2 % nell’Ue. 

In tutta l’Europa, il drammatico mix di inflazione elevata e aumenti salariali e pensionistici insufficienti ha ridotto il reddito disponibile delle famiglie. Ciò colpisce in modo sproporzionato i gruppi vulnerabili, le donne e i giovani. Inoltre, il calo delle nuove abitazioni innesca pressioni sia sui mercati degli acquisti sia su quelli degli affitti, determinando un’inflazione dei prezzi e degli affitti. 

Una serie di fattori aggiuntivi ha ulteriormente esacerbato la crisi abitativa. La pandemia di Covid-19, la guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, l’impennata dei prezzi dell’energia e l’aumento dei costi dei materiali hanno peggiorato ulteriormente la situazione. In tale contesto, i tassi di interesse sui mutui ipotecari sono raddoppiati e il numero di licenze edilizie rilasciate nell’Ue tra il 2021 e il 2024 è diminuito del 25%.

Il Comitato continua a spingere le istituzioni dell’Ue

Il Cese ha costantemente sollecitato le istituzioni dell’Ue a trovare una soluzione all’emergenza abitativa, adottando una serie di pareri chiave negli ultimi mesi. – Nel suo parere del settembre 2025 sul tema Per un piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili – Il contributo della società civile, il Cese ha esortato la Commissione a elaborare un piano d’azione per far rispettare il diritto fondamentale all’alloggio.

– A marzo 2026, a seguito di una presentazione della Commissione sul piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili nel dicembre 2025, il Comitato ha adottato un parere sul tema Affrontare la carenza di alloggi attraverso politiche abitative a prezzi accessibili, sostenibili e orientate alle famiglie, in cui chiede misure più ambiziose per affrontare la crisi strutturale degli alloggi.

– Nel suo parere del luglio 2026 sulla strategia dell’Ue per l’edilizia abitativa, il Cese ha esortato la Commissione a presentare rapidamente le iniziative annunciate nel quadro della strategia, comprese le condizioni quadro necessarie affinché l’edilizia funga da catalizzatore per alloggi sostenibili, di alta qualità e a prezzi accessibili.

Attualmente il Cese sta valutando la legge sugli alloggi a prezzi accessibili, che la Commissione europea ha presentato lo scorso 9 settembre, e dovrebbe adottare un parere sulla legge dell’Ue sugli alloggi a prezzi accessibili a dicembre 2026.

Foto: Tom Rumble/Unsplash


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Caregiver familiari, ok della Camera

Con 153 voti a favore e 105 voti contrari, l’Aula della Camera ha approvato in prima lettura il ddl presentato dal Governo per il riconoscimento del caregiver familiare.

«Ringrazio la Commissione 12ª, il presidente Cappellacci, i relatori del provvedimento Ciocchetti e Panizzut, i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione per il contributo dato nel corso del provvedimento. Ringrazio gli uffici della Commissione, i gruppi parlamentari e del ministero per il prezioso supporto. Oggi insieme diamo un segnale forte e concreto per la vita di tante persone che amano, che curano e che non vogliono essere sostituite, ma accompagnate dalle istituzioni in questo percorso di amore e di cura», ha detto la ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli.

«Questa legge, a tutele differenziate, parte dal garantire un sostegno concreto anche dal punto di vista economico a chi ha un carico di cura 24 ore su 24. Le tutele sono differenziate proprio per questo, per riconoscere tutti i caregiver familiari secondo la definizione del famoso comma 255, ma garantendo sostegni e misure ad intensità differente se differente è l’impegno anche nel carico di cura».

Un ringraziamento la ministra lo ha rivolto anche «a tutte le associazioni che in questi anni hanno combattuto perché questa legge si potesse concretizzare e tutte le famiglie che ogni giorno superano sfide e difficoltà. Questo è un punto fermo per la dignità della vita e del compito di cura di ogni familiare. Da qui non si tornerà più indietro, ma si potrà solo andare avanti».

Vengono stanziati 260 milioni di euro a decorrere dal 2027: c’è la consapevolezza che non sono sufficienti e che c’è bisogno nelle prossime leggi di bilancio di mettere più risorse. È previsto un contributo economico per il caregiver prevalente convivente, subordinato a specifici requisiti: almeno 91 ore settimanali di assistenza, Isee non superiore a 25mila euro e reddito da lavoro entro i 3mila. Il contributo può arrivare fino a 1.200 euro trimestrali, in base alle risorse disponibili. Il provvedimento prevede il riconoscimento tramite piattaforma Inps, il supporto psicologico, l’assistenza domiciliare e il maggiore coinvolgimento del caregiver nei percorsi sanitari e sociosanitari della persona assistita. L’obiettivo è favorire il coordinamento tra famiglia, servizi sociali e sistema sanitario. La misura presenta tuttavia alcuni limiti: il contributo non è universale, prevede risorse limitate e non garantisce contributi pensionistici figurativi.

Il testo ha avuto il voto favorevole di Lega-Salvini Premier, Forza Italia, Noi Moderati e gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci. Hanno votato contro Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, MoVimento 5 Stelle, Italia Viva-Casa Riformista, Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe.

In Italia ci sono 7 milioni di caregiver. Persone invisibili che, nel silenzio, si fanno carico ogni giorno della fragilità di un proprio caro. L’inchiesta su VITA magazine.
LA SOLITUDINE DEI CAREGIVER

Luciano Ciocchetti (FdI), relatore in Commissione, ha ricordato che lì sono stati approvati 49 emendamenti, di cui 25 dell’opposizione: la salvaguardia delle leggi regionali; l’incremento della soglia Isee da 15.000 a 25.000 euro; le tutele per i minori che convivono con persone con disabilità; le semplificazioni nella rendicontazione al giudice tutelare; l’innalzamento da 25 a 40 chilometri della distanza massima per caregiver non conviventi; dei criteri nazionali uniformi per computo assistenziale e più tutele in caso di rigetto delle domande; la raccolta di dati statistici sulle condizioni dei caregiver familiari.

In apertura, la ministra Alessandra Locatelli (foto di Roberto Monaldo / LaPresse)

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Legge sul lobbying al Senato, il rischio di una riforma di facciata

Dopo oltre 50 anni e più di cento proposte mai approvate, l’Italia è ancora priva di una normativa sul lobbying. Ciò avviene nonostante le sollecitazioni delle principali istituzioni internazionali e l’esempio della maggior parte dei Paesi europei, che hanno già regolamentato i rapporti tra decisori pubblici e portatori di interessi. Nel mentre le attività di rappresentanza degli interessi si sono intensificate anno dopo anno. Imprese, associazioni di categoria, enti del Terzo settore, think tank intessono costanti relazioni con ministri, parlamentari e amministratori locali.

Il diritto di sapere dei cittadini

Questo confronto non è di per sé patologico, ma costituisce la naturale dialettica tra chi possiede competenze specifiche e chi deve scegliere nell’interesse pubblico. Trattandosi di interazioni in grado di indirizzare scelte collettive, esse dovrebbero essere di dominio pubblico: i cittadini hanno il diritto di sapere se, ad esempio, il ministro dell’Ambiente interagisce esclusivamente con i colossi del fossile. 

Una legge efficace deve perciò garantire piena trasparenza e promuovere la partecipazione al processo decisionale. Informare, cioè, su chi svolge attività di rappresentanza di interessi (ad esempio attraverso l’iscrizione obbligatoria a un apposito registro dei lobbisti) ma anche aggiornare sugli incontri svolti da rappresentanti politici e alti funzionari pubblici. D’altra parte, però, la legge dovrebbe anche contribuire a superare quelle disuguaglianze nell’accesso ai colloqui con i decisori che oggi spesso garantiscono  ai gruppi di interesse più consolidati una corsia preferenziale. 

Una proposta depotenziata

Come la coalizione Lobbying4Change, coordinata da The Good Lobby, ha più volte denunciato, il testo ora in discussione al Senato viene meno a questi obiettivi. La proposta – già in partenza poco coraggiosa – è stata progressivamente depotenziata dal pressing di associazioni datoriali (Confindustria, Confcommercio, ecc.) e sindacati per ottenere un salvacondotto. A questo si è aggiunta la battaglia del Terzo settore per non essere equiparato ai lobbisti: una posizione a cui The Good Lobby, pur rientrando nella categoria, si oppone fermamente. D’altra parte, ciò che chiediamo non è altro che l’applicazione degli standard internazionali dell’Ocse, cui si ispira anche il quadro regolatorio dell’Unione europea e il cui Registro per la trasparenza è considerato un benchmark internazionale in materia di regolamentazione della rappresentanza di interessi.

La trasparenza che servirebbe

L’obiettivo di una norma rigorosa deve essere proprio la trasparenza di tutte le interazioni che contribuiscono a formare una legge o un atto amministrativo, sia a livello nazionale che regionale e locale, dato che il testo avrà ricadute anche su Regioni e Comuni capoluogo. Che ad agire siano lobbisti professionisti o presidenti di cooperative, che si rappresentino interessi privati o diffusi: chi può stabilire quali interessi siano più legittimi di altri? 

Siamo convinti che portare al voto un testo poco ambizioso, depotenziato e a rischio di essere ulteriormente indebolito non sia quello di cui il nostro Paese ha bisogno (né quello per cui ci battiamo da un decennio). Evitiamo che l’Italia si doti di una norma puramente cosmetica, che non garantisce maggiore trasparenza e partecipazione e che non offre reciprocità tra portatori di interessi e decisori pubblici. 

In apertura foto di Joshuan Barboza da Pexels

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Ok, la fiscalità è giusta

«questo libro nasce proprio da un’idea di fondo che da tempo abbiamo sviluppato con la collega Paola Cella e cioè le questioni fiscali sicuramente non sono le priorità degli enti, senza scopo di lucro, degli Ets, delle vecchie onlus. Tuttavia abbiamo sperimentato e toccato con mano come il tema fiscale sia pervasivo, cioè riguardi qualunque operazione, qualunque attività degli enti stessi. E quindi abbiamo cercato di fornire loro una guida semplice, chiara, accessibile, che sia fruibile».

Al Salone della Csr e dell’Innovazione sociale chiusosi giovedì scorso a Milano, abbiamo intervistato Stefania Boffano, avvocata e professoressa aggiunta di Diritto tributario in Bocconi, che ha dato alle stampe appunto con Paola Cella, commercialista e revisore dei conti, il libro Enti non profit al bivio – Linee guida per orientarsi nella Riforma fiscale del Terzo settore, edito da Egea.

Un manuale per le organizzazioni che sono in procinto di costituirsi o anche per quelle, come le ex-onlus, che si erano trovate a dover scegliere un profilo nuovo dopo la cessazione di quello storico delle “organizzazioni non lucrative di utilità sociale”.

Boffano e Cella hanno anche fondato un’associazione: hanno cioè deciso di Andare Oltre, come il titolo del Salone della Csr esortava a fare: «Dopo il libro», ha spiegato proprio Boffano, «abbiamo pensato di fare qualcosa di ancora più concreto e costituito un’associazione iscritta a Runt, quindi a tutti gli effetti un ente di Terzo settore. Avrà come scopo proprio quello di fornire, di porsi al fianco degli enti del Terzo settore, per fornire una consulenza, una assistenza mirata. Perché quella riteniamo essere oggi l’esigenza della maggior parte degli enti», ha concluso la professoressa Boffano, «è proprio quella non di partire dalle regole ma dai casi concreti, dalle problematiche che tutti i giorni queste realtà incontrano, per trovare delle soluzioni che siano le più efficienti possibili – quindi sicuramente sotto il periodo fiscale ma non solo – in modo che la loro configurazione sia la più corretta, la più idonea ai fini della loro operatività e poi della loro ricaduta e dell’impatto». Si chiama Fiscalità ed Economia sociale – Fises.

Ascolta il podcast.

La foto di Stefania Boffano, in apertura, proviene dal suo profilo LinkedIn.

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Allergie, queste sconosciute (dalla medicina)

Come mai sempre più persone sono allergiche? Qual è la causa?La medicina brancola nel buio più totale e definisce l’allergia come una reazione anomala del corpo verso determinate sostanze, dette allergeni. Ma non ne spiega il motivo.Perché, infatti, una persona reagisce a “qualcosa” con il muco, con il naso colante, con l'asma o con un ...continua a leggere "Allergie, queste sconosciute (dalla medicina)"
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