❌

Modalità di lettura

Get in the bin! UK Space Agency wants public to name its debris removal mission

The UK Space Agency needs a name for its Active Debris Removal Mission and has decided that the great British public are the people for the job. The agency confirmed the operation earlier this week and selected ClearSpace UK to lead it. The plan is to remove two UK-registered satellites from Low Earth Orbit, with the clean-up due to begin in 2029. The UK government is backing the effort with more than £60 million, and it expects the disposal to be completed by 2032. The spacecraft will grab each satellite, drop it into a lower orbit for disposal by burning up in the Earth's atmosphe, then climb to a higher one to await its next job. Less suicide dive, more cosmic bin round. And because it’s refuellable, the UK government says it "can help make a difference and sweep space for years to come." Launch is planned from SaxaVord Spaceport in Scotland. But first, the quest needs a name. The Active Debris Removal Mission hardly trips off the tongue, and the UK Space Agency gave inspirational examples of other project names, such as NASA's Mercury program (named after the Roman god) or Tim Peake's Principia mission (inspired by Sir Isaac Newton's Philosophiæ Naturalis Principia Mathematica). Oddly, the agency didn't mention the poll to brand a scientific research ship, which was eventually named Sir David Attenborough rather than Boaty McBoatface, the most popular suggestion. The tag must consist of two words – so no "Itsy bitsy teeny weeny orbit debris clear machiney" – and 150 words to explain the name and how it reflects the theme. So no backronyms, for example Broom (British Robotic Orbital Object Manipulator). Starry McBinface? Obviously, swear words are not allowed, nor is anything deemed "potentially offensive" or political. Using anything that might attract copyright or intellectual property lawyers is also out. Letting the public suggest a name feels potentially riskier than the mission itself, though it should generate some engagement. It's a high-risk, high-reward campaign; there are plenty of dead satellites cluttering orbit, and the ability to remove them is becoming increasingly important. Rob Atchison, Managing Director of ClearSpace UK, said, "Our next step is to design, build and test a spacecraft that can get close, safely, to an object never designed to be caught, and take control of it." If you're getting a sense of déjà vu about this expedition, you're probably right. The European Space Agency (ESA) announced ClearSpace-1 in 2019, which the agency called "the first space mission to remove an item of debris from orbit" with a launch set for 2025. At the time, ClearSpace founder and CEO Luc Piguet said: "This is the right time for such a mission." In latest announcement, Piguet called the UKSA's selection "an important milestone." This is far from the first mission to grapple an object in orbit. Most recently, Katalyst Space sent its LINK spacecraft to rescue NASA's Swift observatory. That was intended to capture the Swift spacecraft and raise its altitude, but failures with LINK doomed it. Perhaps things might have gone better if the public had been given an opportunity to name the spacecraft? ®

  •  

Dai laboratori alla Borsa: la fabbrica italiana di startup della longevità

Articolo tratto dal numero di ottobre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Filippo Surace è arrivato all’imprenditoria attraverso un percorso che ha unito esperienze molto diverse tra loro. La pratica medica, radicata in famiglia da generazioni, gli ha permesso di conoscere da vicino i bisogni reali dei pazienti; l’esperienza accademica lo ha portato nel cuore della ricerca; il management in sanità gli ha mostrato quali risorse, competenze e strutture siano necessarie per trasformare un’intuizione scientifica in un progetto industriale.

È stato proprio all’incrocio di queste esperienze che è maturata la sua intuizione imprenditoriale. Surace ha individuato uno dei principali limiti di sistema delle scienze della vita italiane: non la qualità della ricerca, ma la distanza che separava il laboratorio dal mercato a causa dell’assenza di modelli operativi. È sempre stato in questo passaggio che molte idee promettenti si sono fermate, perché prive dei capitali, delle competenze industriali e di un coordinamento capace di trasformarle in imprese.

Il venture builder delle scienze della vita

Cube Labs è nato per colmare questo divario. Non un modello di business convenzionale, ma un venture builder che dà vita a imprese ad alto contenuto scientifico e tecnologico nei settori della salute: seleziona le linee di ricerca più promettenti, investe nelle società che ne derivano, ne assume la governance e le accompagna con risorse e competenze manageriali fino alla validazione industriale e alla commercializzazione.

È il tratto distintivo del modello costruito da Surace nel panorama italiano: riunire sotto un’unica regia passaggi che nel trasferimento tecnologico restano spesso frammentati, dalla proprietà intellettuale alla finanza, dallo sviluppo industriale all’accesso commerciale. Il progetto imprenditoriale ha consolidato nel tempo la propria struttura e aperto una nuova fase di crescita anche sul mercato dei capitali. Il 21 marzo 2023, dieci anni dopo la fondazione, Cube Labs è approdata su Euronext Growth Milan segmento professionale di Borsa Italiana – con un prezzo iniziale di 2 euro per azione. Da allora il titolo ha registrato un progressivo apprezzamento, raggiungendo il picco di 2,46 euro per azione, il 23% in più rispetto al valore di esordio.

Formazione e primi incarichi

Classe 1969, Surace si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Bari e, a soli 23 anni, ha assunto la guida del Gruppo Surace, attivo nel settore della riabilitazione in Salento, Puglia. Dopo l’esperienza clinica, tra il 2003 e il 2009 ha completato la propria formazione manageriale presso Sda Bocconi School of Management e Luiss Business School, conseguendo master in management sanitario e in amministrazione farmaceutica e sanitaria.

Parallelamente, ha ricoperto ruoli accademici e ha svolto attività di sviluppo internazionale per lo Sbarro Institute, prestigiosa organizzazione di ricerca della Temple University di Philadelphia, negli Stati Uniti. Ha inoltre ricoperto incarichi istituzionali in Confindustria Lecce e Confindustria Puglia.

Il passaggio dalla pratica sanitaria alla ricerca traslazionale è maturata dopo: nel 2006 è stato tra i fondatori della Human Health Foundation e nel 2009 ha dato vita a Innova Onlus Translational Research, dedicata alla ricerca medica applicata in bio- e nanomedicina.

Ridurre la distanza tra ricerca e mercato

È in Cube Labs che le esperienze maturate da Surace tra sanità, accademia e impresa hanno trovato una sintesi operativa, unica nel suo genere. “L’obiettivo è ridurre la distanza tra ricerca accademica e mercato”, spiega. È ciò che definisce “democratizzazione delle life science”: ampliare la capacità delle innovazioni scientifiche di generare valore, rendendo conoscenze, tecnologie e strumenti accessibili a una platea più ampia. Significa abbattere le barriere tra laboratori, università, imprese e investitori, affinché le idee possano incontrare competenze e capitali e tradursi in prodotti, servizi e applicazioni diffusi su larga scala.

I numeri del portafoglio

La dimensione raggiunta dà la misura dell’esecuzione. L’ecosistema comprende 19 startup attive nei settori Biopharma, MedTech, intelligenza artificiale applicata alla salute, nutraceutica e cosmeceutica orientata alla longevità.

Nel complesso, le partecipate sviluppano oltre 50 progetti, con più di 60 brevetti internazionali e numerose licenze esclusive. Al 31 dicembre 2025 il valore del portafoglio a bilancio era pari a 56,1 milioni di euro. La stima di primaria società esperta in valutazioni aziendali indica in 154,02 milioni il complesso delle partecipate considerate e attribuisce alle quote detenute da Cube Labs un valore di 96,95 milioni.

A sostenere l’origine del modello è la partnership esclusiva con l’Istituto Nazionale di Biostrutture e Biosistemi (Inbb), che consente l’accesso a 24 università e circa 700 ricercatori; la collaborazione con il Cnr estende il bacino potenziale a 88 centri di ricerca. È da questa infrastruttura che Cube Labs attinge per individuare le iniziative più promettenti e valutarne la solidità scientifica, la proprietà intellettuale e le prospettive commerciali. Le iniziative selezionate vengono trasformate in startup e accompagnate, con capitale e competenze manageriali, fino alla validazione industriale e alla commercializzazione.

Una rete internazionale tra India, Emirati e Cina

Cube Labs resta radicata in Italia, con sedi a Milano, Roma e Lecce, ma ha costruito una rete che la mette in relazione con alcuni dei principali ecosistemi internazionali dell’innovazione. In India, l’accordo quadro sottoscritto nel 2023 con la Gujar Mal Modi Science Foundation ha avviato una cooperazione scientifica, tecnologica e commerciale con il Gruppo Modi, conglomerato diversificato da oltre 3 miliardi di dollari.

Negli Emirati Arabi Uniti, una missione d’affari ha aperto interlocuzioni con realtà di primo piano e un dialogo diretto con l’Abu Dhabi Investment Office, autorità centrale dell’Emirato per l’attrazione degli investimenti e i partenariati infrastrutturali, che nel 2026 ha annunciato il lancio di 24 progetti per un valore complessivo di circa 13 miliardi di euro.

Il fronte più recente è quello cinese: nel luglio 2026 il rapporto con Lingang Group, gruppo pubblico che gestisce 28 parchi industriali con oltre 24 mila imprese e più di 500 mila addetti, è approdato a un memorandum d’intesa per sviluppare iniziative comuni nell’incubazione di startup, nei programmi di innovazione e nelle attività tra Cina ed Europa. Questa proiezione internazionale fa da sfondo a un modello che trova la propria espressione più concreta nel portafoglio di partecipate. È attraverso le diverse traiettorie di sviluppo che emerge l’ampiezza dei settori presidiati da Cube Labs.

Le startup: obesità, neurodegenerazione, malattie rare, igiene

Un primo esempio arriva dal fronte cardiometabolico, dove Lipovexa opera in uno dei filoni più dinamici della ricerca farmacologica globale. Il programma è dedicato alle disfunzioni metaboliche e all’obesità, condizioni associate a un bisogno clinico sempre più diffuso, e studia un meccanismo d’azione circoscritto all’asse fegato-intestino-pancreas. L’obiettivo è migliorare la tollerabilità e offrire un’alternativa anche ai pazienti non idonei o intolleranti alle terapie disponibili. Sono stati identificati due candidati sintetici, protetti da brevetti concessi in Australia, negli Stati Uniti e in Cina. Il candidato principale si trova attualmente in fase preclinica presso la University of Western Australia.

Alle nuove terapie si affiancano tecnologie dedicate alla salute cerebrale. Bio Aurum concentra la propria attività sulle patologie neurodegenerative e sviluppa Neuretina Md, un dispositivo medico progettato per analizzare le saccadi, rapidi spostamenti simultanei degli occhi generati in risposta a stimoli visivi, come possibile indicatore della funzione visuo-motoria e del rischio neurodegenerativo. Dal novembre 2025 il dispositivo è oggetto di uno studio clinico di validazione su 150 soggetti. I risultati, attesi tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, serviranno a valutarne l’affidabilità e le prospettive di utilizzo nella pratica medica.

Un’altra direttrice riguarda le malattie rare, spesso trascurate dai circuiti tradizionali di investimento a causa delle dimensioni contenute dei singoli mercati. In questo ambito opera Orpha Biotech, che attraverso screening virtuale e simulazioni molecolari sviluppa una piattaforma di piccole molecole, con un primo focus sulla sclerosi sistemica. I candidati antifibrotici individuati sono in fase preclinica e vengono valutati anche per il loro possibile ruolo nei processi di rigenerazione e riparazione dei tessuti.

Innovazione sanitaria e sostenibilità convergono nel progetto di Biodiapers. La sua tecnologia proprietaria utilizza micro- e nanoparticelle di argilla per isolare ed essiccare i residui biologici negli articoli assorbenti, così da proteggere la pelle e ridurre l’impiego di materiali plastici. Brevettata in Europa e in India, è stata sviluppata inizialmente per la prima infanzia, con possibili applicazioni successive nel campo dell’igiene femminile e nei prodotti assorbenti per adulti.

Serescentia, la piattaforma della longevità

Nel luglio 2026 Cube Labs apre un nuovo capitolo con la nascita di Serescentia. Interamente controllata dal gruppo, la società estende il modello lungo una direttrice industriale e commerciale: costruire una piattaforma capace di riunire, attraverso una logica di aggregazione di aziende complementari, prodotti, tecnologie, competenze e canali distributivi nei settori della salute e del benessere, con particolare attenzione alle scienze della longevità. Serescentia agirà su due leve integrate. Da un lato, individuerà piccole e medie imprese della nutraceutica e della longevità con competenze distintive, capacità produttive e solide prospettive di crescita; dall’altro, utilizzerà la rete commerciale per portare sul mercato europeo le soluzioni proprietarie sviluppate dalle partecipate di Cube Labs, catturandone l’intero valore.

Con questa iniziativa, Cube Labs completa il proprio modello di venture building con un polo che integra ricerca, sviluppo industriale, distribuzione e intelligenza artificiale, secondo una strategia di aggregazione ispirata ai modelli del private equity. Le prime analisi hanno già portato all’individuazione di numerose potenziali target, inizialmente concentrate su realtà con ricavi sino a 3,5 milioni di euro.

Serescentia si inserisce così in una delle grandi trasformazioni demografiche contemporanee. Entro il 2050 quasi un terzo della popolazione europea avrà più di 65 anni, mentre il divario tra aspettativa di vita e anni vissuti in buona salute resta vicino ai 9,5 anni. La sfida, dunque, non è soltanto vivere più a lungo, ma vivere meglio: è su questo terreno che la società punta a costruire una piattaforma europea della longevità, integrando innovazione scientifica, competenze imprenditoriali e rete distributiva.

Le valutazioni degli analisti

A questa evoluzione industriale si affianca l’analisi finanziaria di Websim by Intermonte, primario intermediario indipendente. La ricerca valuta il portafoglio 96,2 milioni di euro con un prezzo obiettivo fissato nel breve termine a 3,25 euro, con un potenziale apprezzamento del 39%. Ancora più significativa è la proiezione di lungo periodo: in uno scenario che non considera nuove partecipate né disinvestimenti, a partire dal 2030, gli attivi potrebbero superare 470 milioni e il patrimonio netto avvicinarsi a 450 milioni con una valorizzazione del Nav a bilancio pari a circa dieci volte.

Per Surace, tuttavia, i numeri raccontano soltanto una parte della storia. “Fare impresa nelle scienze della vita significa assumersi una responsabilità di lungo periodo: investire prima che il valore sia evidente, governare la complessità e avere la disciplina di accompagnare un progetto fino a quando sarà in grado di esprimere pienamente il proprio potenziale”, ribadisce. La sfida consiste nel coniugare valore scientifico e risultati economici, senza perdere di vista le ricadute sul sistema sanitario e sul benessere delle persone.

Il percorso

Nel percorso di Surace, l’unicità non è una formula, ma una direzione: partire dalla medicina, attraversare il mondo accademico, assumere il rischio d’impresa e arrivare a costruire una società quotata con una proiezione internazionale. Non sono molti, in Italia, i percorsi capaci di tenere insieme con la stessa continuità competenze cliniche, vocazione industriale e capacità finanziaria.

È questa la cifra più autentica del suo percorso: non aver occupato uno spazio già esistente, ma averne creato uno nuovo. Surace non ha scelto tra essere medico, manager o imprenditore: ha trasformato queste tre identità in un’unica visione, capace di colmare la distanza tra laboratorio e mercato e di accompagnare la ricerca fino all’impresa. Ed è qui che il suo percorso va oltre la vicenda personale, tracciando un modo nuovo di costruire innovazione nelle scienze della vita..

L’articolo Dai laboratori alla Borsa: la fabbrica italiana di startup della longevità è tratto da Forbes Italia.

  •  

World's Timekeepers Vote to Eliminate the Leap Second

Timekeepers have officially voted to eliminate the leap second, allowing Coordinated Universal Time to drift as much as one hour from Earth's rotation before a correction is needed. The change ends decades of occasionally adding or subtracting seconds and replaces it with a hypothetical "leap hour" that likely wouldn't be necessary for hundreds or even thousands of years. Smithsonian Magazine reports: "It's kind of a philosophical discussion, because if a leap hour happens, it won't be for a very, very long time," Christian Bizouard, director of the IERS Earth Orientation Center in France, tells the Guardian's Ian Sample. "What we are doing is pushing back the decision." The move caps off 30 years of debate, as the leap second has been highly controversial in the world of timekeeping. Leap seconds aren't nearly as smooth of a fix as leap years are, and they can cause computer and website issues. Reddit famously crashed when a leap second was added on June 30, 2012. It's "always been a problem," Judah Levine, a former researcher at the NIST's Time and Frequency Division, tells Scientific American's Emma Gometz. Instead of adding the entire second all at once, companies such as Google and Meta add the extra time in smaller segments in a tactic called "smearing," according to the Conversation. It's not a simple task, however, and companies that employ smearing have long lobbied to get rid of the leap second. What's more, with Earth's recent spin acceleration, timekeepers around the world were facing the possibility of the world's first negative leap second, in which a second would be subtracted from UTC. This sparked fears, akin to those surrounding Y2K, that our modern technologies wouldn't be able to handle such a change. "It's never happened before, and therefore the software for that has never been tested," Darryl Veitch, a researcher who leads the Timing Lab at the University of Technology Sydney, tells the Australian Broadcasting Corporation's Ellen Phiddian. But others argued that it wouldn't be much of a problem. The vote means that in the future, UTC will be allowed to diverge from astronomical time more than ever before.

Read more of this story at Slashdot.

  •  

NASA Welcomes All Ages, Experience Levels for Space Apps Challenge

Registration is open for the 2026 NASA Space Apps Challenge, a two-day global event on Saturday, Nov. 14 and Sunday, Nov. 15, where teams work to create solutions inspired by NASA’s most ambitious exploration goals and making use of the agency’s free and open data. The annual challenge, often called a hackathon, is an intensive, collaborative problem-solving experience where participants tackle real-world challenges created by NASA subject matter experts.

This year’s Space Apps Challenge collectively supports three major focus areas: returning humans to the Moon, preparing for missions deeper into the solar system, and expanding understanding of the universe. Participants do not have to be programmers. Students, scientists, engineers, designers, storytellers, technologists, and space enthusiasts of all ages and experience levels can contribute their skills.

“At NASA, science is for everyone, and we’re inviting the next generation to help tackle some of humanity’s most critical challenges in space through the NASA Space Apps Challenge,” said Nicky Fox, associate administrator, Science Mission Directorate, NASA Headquarters in Washington. “Everything in NASA Science is interconnected, and this year, students from around the world can use NASA’s powerful data sets to help us build the ultimate interplanetary survival guide – supporting the science that will enable astronauts to thrive on the Moon and, eventually, Mars, while also inspiring ideas that improve everyday life on Earth and in space for the benefit of all.”

Supporting lunar exploration, Artemis planning

NASA continues to advance plans for a sustained human presence on the Moon through the Artemis program and Moon Base. Several of this year’s Space Apps challenges relate to analytical tools, operational considerations, and human‑system needs relevant to lunar missions. These include work related to surface operations at the Moon’s South Pole, the management of environmental constraints such as sunlight and communications windows, as well as approaches for evaluating the logistical and scientific demands of long‑duration lunar stays. Broader system‑level modeling challenges, such as those that simulate outpost operations or consider astronaut health and safety, mirror the complexity of planning for human activity on the lunar surface.

Strengthening readiness for Mars, deep space

NASA’s exploration strategy includes continued robotic exploration of the outer solar system and preparing for future human missions to Mars. Several challenges involve operational concepts for Martian surface activities, integrating data from multiple Mars missions, or reflecting the mission‑design trade‑offs required for deep‑space exploration. Others address fundamental concerns for long‑duration travel, such as monitoring physiological and behavioral health indicators, or examining how engineering and scientific choices shape mission execution in environments far from Earth.

Some of these challenges also align with NASA’s broader exploration portfolio, which includes ongoing work on future missions to destinations such as Jupiter’s moon Europa and Saturn’s moon Titan. By simulating mission‑design decisions or evaluating environmental analogs on Earth, certain challenges offer frameworks related to how NASA prepares for complex operational scenarios throughout the solar system.

Enhancing access to astrophysics

NASA’s astrophysics missions contribute to understanding the structure and history of the universe. In 2026, this includes active missions like Spectro-Photometer for the History of the Universe, Epoch of Reionization and Ices Explorer (SPHEREx), which is conducting a full‑sky spectral survey, as well as the continued development and deployment of observatories designed to investigate cosmic evolution and exoplanet, which are planets outside our solar system, populations.

Challenges associated with these efforts focus on improving public access to mission data, designing tools that help visualize changes in the sky over time, and supporting broader engagement with the scientific products derived from these missions.

Broader impact across NASA’s mission landscape

Together, these challenges illustrate how NASA’s open data ecosystem enables gold standard science, by freely offering such a wide breadth of information and research. By engaging with the Space Apps event, the entire nation can interact with the kind of real‑world needs defined by the agency.

Registration is available at the NASA Space Apps Challenge. Participants can join in one of 500+ local events, join a team, and select the challenge that they are most interested in addressing during the November hackathon.

  •  

Rocket Lab pushes back first Neutron launch to 2027

Rocket Lab has delayed the maiden launch of its Neutron rocket again, due to carbon composite manufacturing issues. It is more than five years since Rocket Lab said it was developing the launcher, a step up from its workhorse Electron, and capable of sending up to 13,000 kg to Low Earth Orbit. At the time, 2024 was mooted as the first launch date. Then perhaps 2025. Then 2026. And now it is "expected to occur in 2027." It won't be early in 2027 either. During a briefing, boss Peter Beck said he expects to complete testing of the problematic components before the end of Q1 2027, at which point it will set a new launch date. According to Beck, Rocket Lab identified problems with a first-stage tank that failed qualification due to third-party processing. The space biz switched to its own internal processes, and things appeared to be going swimmingly until, Beck said, "we identified an issue with the manufacturing process for the propellant dome." The issue was voids that formed within the carbon composite layers during manufacturing. Beck explained, "They don't necessarily mean that the dome would fail in flight," but they would reduce the margin, so a rethink was required. The good news, according to Beck, is that the problem is solved. The bad news? Dealing with it has delayed things. In August, Rocket Lab said it targeted delivery of Neutron to the launch pad in Q4 2026. Beck now reckons the cryo and hydrostatic test campaigns will not wrap up until Q1 2027. Rocket Lab's shares have taken a battering following the announcement, dropping from about $63 yesterday to near $53 in after-hours trading. When it becomes operational, Neutron will feature an entirely reusable first stage with a "Hungry Hippo" clamshell fairing, opening to deploy a second stage before closing for a return to Earth. The timing of Neutron's availability is of note since it could come as SpaceX reportedly seeks to wind down Falcon 9 in favor of Starship. While Falcon 9 can loft heavier payloads, Neutron's mass capability puts it firmly in the same class. Assuming, of course, it makes it to the launchpad. ®

  •  
❌