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Mps, Tajani: “Non credo proprio che andremo verso golden power”

Mps, Tajani sull’ipotesi di golden power: “L’azione di Intesa Sanpaolo, a quanto pare, potrebbe dare vita al primo o secondo gruppo dell’eurozona per valore”

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani respinge l’ipotesi dell’utilizzo del golden power sulle operazioni lanciata su Monte dei Paschi di Siena. “Non credo proprio si vada in questa direzione. – ha detto il vicepremier a Milano Finanza – L’azione di Intesa Sanpaolo, a quanto pare, potrebbe dare vita al primo o secondo gruppo dell’eurozona per valore. Rafforzerà Mediobanca“.

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“Le banche, e questo è il nostro principio, servono l’Italia e il mondo dell’economia, non i partiti e i governi. La politica – indica più in generale Tajani – deve dettare le regole e verificare l’efficienza dei meccanismi che controllano il sistema bancario. Spetta poi alla Consob, all’Agcm, alla Bce e a Banca d’Italia valutare, non alla politica. Il nostro obiettivo come governo è che il risparmio italiano sia ben gestito e che arrivi alle imprese e alle famiglie”.

“Le banche pagano già un’Ires maggiorata. – continua Tajani in merito alla proposta di Matteo Salvini per una tassazione straordinaria – Bisogna agire con equilibrio e buon senso, altrimenti gli investitori esteri si allontaneranno dall’Italia e a uscirne penalizzati saranno i normali cittadini e le imprese”. Il vicepremier poi conclude: “Io non difendo le banche, difendo gli italiani”.

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Manager/ Messina, Castagna, Cimbri, Orcel e…: ecco tutti i volti protagonisti del nuovo risiko bancario

Manager / Da Carlo Messina a Luigi Lovaglio, tutti i protagonisti del risiko bancario

Negli ultimi giorni Intesa Sanpaolo è entrata direttamente nel dossier su Monte dei Paschi di Siena, lanciando un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria sull’intero capitale della banca senese. La proposta è arrivata a meno di 24 ore di distanza dall’iniziativa di aggregazione avanzata da Banco BPM, segnando un’ulteriore accelerazione del risiko bancario italiano. Nel dettaglio, l’offerta prevede un corrispettivo composto da 1,6 azioni di nuova emissione di Intesa Sanpaolo e 1 euro in contanti per ogni azione MPS, per una valorizzazione pari a 10,091 euro per azione. Il prezzo incorpora un premio del 12,5% rispetto alle quotazioni ufficiali del 5 giugno e del 17,4% rispetto alla media ponderata degli ultimi tre mesi.

L’operazione, comunicata ai sensi dell’articolo 102 del Testo unico della finanza, punta all’acquisizione dell’intero capitale di Monte dei Paschi di Siena, pari a circa 3,036 miliardi di azioni, e ridisegna in modo significativo gli equilibri del settore bancario italiano. Ma chi sono i protagonisti del risiko?

Chi è Carlo Messina, l’Ad di Intesa Sanpaolo

Carlo Messina è amministratore delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo, ruolo che ricopre stabilmente dal 2013 dopo una lunga carriera interna al gruppo e alle sue precedenti incarnazioni. Laureato in Economia e Commercio alla LUISS nel 1987, inizia la sua carriera nella Banca Nazionale del Lavoro, occupandosi di corporate finance e mercati primari. Negli anni Novanta prosegue il suo percorso in Banco Ambrosiano Veneto, dove si concentra su pianificazione e controllo strategico, fino a entrare in Banca Intesa nel 1998.

Con la nascita di Intesa Sanpaolo assume progressivamente ruoli sempre più centrali nella governance, fino alla nomina ad amministratore delegato nel 2013 e direttore generale. Sotto la sua guida il gruppo diventa il principale istituto bancario italiano per dimensioni e capitalizzazione, con un forte orientamento alla redditività e al consolidamento. Tra le operazioni più rilevanti della sua gestione figura l’offerta pubblica di scambio su UBI Banca, completata nel 2020, che ha ulteriormente rafforzato la posizione di Intesa nel panorama nazionale.

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Chi è Giuseppe Castagna, l’Ad di Banco BPM

Giuseppe Castagna è amministratore delegato di Banco BPM, uno dei principali gruppi bancari italiani per presenza territoriale e quota di mercato. Nato a Napoli nel 1959, si laurea in Giurisprudenza all’Università Federico II. Inizia la sua carriera nella Banca Commerciale Italiana, dove resta per oltre trent’anni attraversando diverse fasi del sistema bancario italiano, fino a ricoprire ruoli apicali anche in Intesa Sanpaolo e nel Banco di Napoli.

Alla guida di Banco BPM, Castagna ha lavorato al rafforzamento del posizionamento industriale dell’istituto, consolidando la presenza nelle aree chiave del Nord Italia e mantenendo un modello di banca fortemente radicata sul territorio. Il gruppo, nato dalla fusione tra Banco Popolare e BPM, è oggi il quarto istituto bancario italiano per dimensioni.

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Chi è Carlo Cimbri, presidente del gruppo Unipol

Carlo Cimbri è presidente del gruppo Unipol e figura centrale nell’equilibrio tra assicurazioni e credito nel nuovo risiko. Nato a Cagliari nel 1965, si laurea con lode in Economia e Commercio all’Università di Bologna. Entra in Unipol nel 1990 e percorre tutte le tappe del management interno fino ai vertici del gruppo, assumendo prima il ruolo di direttore generale e poi quello di amministratore delegato.

La sua carriera è legata in modo particolare alla fase di consolidamento del gruppo, culminata nell’operazione di salvataggio e integrazione di Fondiaria-SAI e nella successiva nascita di UnipolSai, che ha rafforzato significativamente la dimensione industriale del gruppo. Oggi Unipol si colloca tra i principali attori del sistema finanziario italiano non solo nel comparto assicurativo, ma anche come azionista rilevante in diverse realtà bancarie, assumendo un ruolo strategico nelle operazioni di consolidamento del settore.

Chi è Andrea Orcel, l’ad di UniCredit

Anche se per ora ufficialmente fuori dal risiko, Unicredit osserva con attenzione la partita appena iniziata. Al timone di Piazza Gae Aulenti c’è Andrea Orcel. Nato a Roma nel 1963, si laurea in Economia e Commercio alla Sapienza con una tesi sulle acquisizioni ostili, anticipando il focus che caratterizzerà tutta la sua carriera. Dopo un passaggio alla Boston Consulting Group, entra nel mondo dell’investment banking con Merrill Lynch e successivamente Goldman Sachs, costruendo una lunga esperienza tra Londra e Parigi.

Nel corso della sua carriera segue alcune delle più grandi operazioni di finanza straordinaria degli ultimi decenni, contribuendo alla nascita e allo sviluppo di grandi gruppi bancari europei. Nel 2011 entra in UBS e, dopo una controversa vicenda legata al mancato passaggio in Santander, approda alla guida di UniCredit nel 2021. Sotto la sua leadership, UniCredit ha assunto un ruolo sempre più attivo nel processo di consolidamento bancario europeo, con una strategia improntata alla crescita esterna e alla razionalizzazione delle partecipazioni.

Chi è Luigi Lovaglio, l’Ad di Monte dei Paschi di Siena

Luigi Lovaglio è amministratore delegato e direttore generale di Monte dei Paschi di Siena dal febbraio 2022, ruolo in cui è stato successivamente riconfermato nel 2023 e nel 2026. Classe 1956, Lovaglio vanta oltre quarant’anni di esperienza nel settore bancario, maturata in larga parte all’interno del gruppo UniCredit, dove è entrato nel 1973. Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità tra Italia ed Europa centro-orientale, contribuendo in particolare allo sviluppo internazionale del gruppo.

Tra i ruoli più rilevanti, quello di vertice in Bank Pekao, dove ha guidato una fase di forte crescita e consolidamento, portando l’istituto a diventare uno dei principali player del mercato polacco per capitalizzazione e solidità patrimoniale. Nel 2019 è stato nominato amministratore delegato del Credito Valtellinese, esperienza che ha preceduto il suo ritorno al centro della scena bancaria italiana con la guida di MPS. Dal luglio 2022 è inoltre consigliere dell’ABI, di cui dal 2025 è membro del comitato esecutivo. La sua leadership in Monte dei Paschi di Siena è stata segnata da una fase di forte rilancio industriale. Nel novembre 2022 ha guidato un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro, operazione decisiva per il rafforzamento patrimoniale della banca. Da lì è iniziato un percorso di consolidamento che ha portato a un progressivo miglioramento della redditività e del profilo di rischio dell’istituto.

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Kilian e Lukman a “Remigrazione e Riconquista”: dove dovrebbe andare chi è già a casa?

Nel giorno della manifestazione prevista a Roma, il confronto sulla remigrazione si inasprisce e nel dibattito si inserisce la lettera aperta di due giovani, nati e cresciuti in Italia, figli di immigrati: «Siamo due ragazzi italiani. Non siamo un’idea politica!»

Il corteo per la remigrazione a Roma continua a suscitare reazioni contrastanti nell’opinione pubblica, alimentando un acceso confronto anche a livello istituzionale. La manifestazione, promossa dal comitato Remigrazione e Riconquista, ha infatti innescato una mobilitazione di senso opposto organizzata dal Coordinamento permanente Roma Città Antifascista, che scende in piazza nello stesso giorno e alla stessa ora. Tuttavia, in questo clima sempre più polarizzato, la replica che ha maggiormente attirato l’attenzione è stata la lettera aperta di Kilian e Lukman, due giovani italiani di seconda generazione che hanno deciso di raccontare pubblicamente cosa significhi sentirsi chiamati in causa in un dibattito disumanizzante, che finisce per relegare sullo sfondo le persone e mettere al primo posto le idee politiche.

L’Identità e l’appartenenza di Kilian e Lukman si scontrano con l’ideologia del corteo sulla remigrazione

«Ci chiamiamo Kilian e Lukman e siamo due ragazzi italiani. Non avremmo mai pensato di dover scrivere una lettera come questa». Inizia così il testo di quella lettera, nata dalla convinzione che «il silenzio sarebbe stato più doloroso delle parole». Kilian e Lukman si presentano dunque come farebbe un qualunque studente della loro età, in maniera del tutto naturale. Non a caso, uno dei due sta per affrontare l’esame di maturità mentre l’altro studia Psicologia in Sapienza. E lo fanno non rivendicando alcuna appartenenza ideologica, bensì condividendo, con chiunque decida di leggere e comprendere le loro parole, una quotidianità fatta di scuola, studio, lavoro e famiglia.

«Siamo due ragazzi italiani. Non siamo una teoria da discutere in televisione», scrivono, spiegando come il tema della remigrazione rappresenti per loro non un argomento astratto, ma una questione che tocca direttamente le radici della loro esistenza. «Quando sentiamo parlare di remigrazione – proseguono – pensiamo» ai genitori che lavorano e pagano le tasse, ai sacrifici che hanno affrontato per garantire ai figli un futuro e delle opportunità migliori. «Pensiamo a cose semplici, normali. Le stesse cose che fanno milioni di famiglie italiane ogni giorno», rivelano.

Pertanto, «quando qualcuno dice che persone come noi dovrebbero essere “remigrate”, e nel secolo scorso avrebbe detto “deportate”, la domanda che ci viene spontanea è molto semplice: dove? Dove dovrebbe andare una persona che è già a casa?». È questo ciò che si e ci domandano, sottolineando di essere cresciuti in Italia, di aver studiato nelle scuole italiane e di aver vissuto la Capitale, giocando nei campetti di quartiere e trascorrendo del tempo con gli amici di sempre. Una vera e propria appartenenza, quindi, che non è mai stata vissuta come qualcosa da conquistare o dimostrare, ma come parte integrante della propria identità.

Secondo Kilian e Lukman, inoltre, il rischio maggiore è l’assuefazione a parole e concetti che fino a pochi anni fa avrebbero suscitato indignazione: «Fa paura vedere quanto facilmente ci si abitua», svelano, denunciando una crescente tendenza a discutere della vita delle persone come se si trattasse soltanto di numeri o statistiche. «La verità è che abbiamo paura del 13 giugno. – concludono – Non ci sentiremo sicuri a camminare per strada, ad andare a sostenere l’esame, ad uscire con i nostri amici: per le nostre origini e il colore della nostra pelle. […] Che Italia vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi?».

In definitiva, Kilian e Lukman non ci offriranno soluzioni e di certo non porranno fine ad un dibattito che è destinato ad infervorarsi nel corso dei prossimi giorni, ma perlomeno riportano, o tentano di riportare, la discussione sul piano umano, ricordando che dietro ogni slogan, manifesto o proposta ci sono esseri umani in carne ed ossa, con una storia, una famiglia e possibilmente un futuro.

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Intelligenza artificiale: così regolamentiamo un futuro che non sappiamo costruire

Mentre il resto del mondo corre sulla pista dell’Intelligenza Artificiale, l’Italia ha fatto quello che le riesce meglio: ha tirato fuori il calamaio e si è affrettata a varare lo schema di decreto legislativo per l’adeguamento dell’ordinamento nazionale all’AI Act europeo. Siamo tra i primi della classe nell’individuare le autorità di vigilanza – AgID e ACN – e nel tradurre in burocratese sanzioni e paletti per chi violerà il Regolamento UE 2024/1689. Sia chiaro: governare i rischi di questa transizione, proteggere i dati e porre argini etici è non solo giusto, ma sacrosanto. Il problema sorge quando, dentro il perimetro di regole che abbiamo appena edificato con encomiabile tempestività, scopriamo che al momento c’è solo il vuoto.

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C’è qualcosa di tragicomico nel vedere un Paese in palese declino industriale e demografico che si concentra ossessivamente solo sulla disciplina del fenomeno, dimenticandosi di scriverne la parte industriale. La politica ha confuso la strategia con il compitino ben fatto. L’Europa chiama? Noi rispondiamo con un faldone di divieti, convinti che basti normare un mercato per diventarne leader. Ma l’efficienza burocratica non genera innovazione. Se da un lato è vitale stabilire cosa non si debba fare per tutelare i cittadini, dall’altro è disarmante l’assenza totale di piani per attrarre investimenti, capitali esteri e grandi player globali. Stiamo di fatto creando il codice della strada più sicuro del mondo per un deserto dove non circola ancora nessuna vettura.

Quando poi la politica prova a parlare di sviluppo, cade nell’altra grande fascinazione nazionale: la parola magica “incentivi”. Ma intendiamoci, non parliamo di investimenti strutturali capaci di creare un vero ecosistema dell’AI, si preferisce invece la logica miope del bonus a pioggia e dei finanziamenti di spesa fini a se stessi. Si stanziano fondi per la digitalizzazione di facciata, per comprare computer nuovi negli uffici, senza mai avere il coraggio di immaginare quale idea di futuro vogliamo effettivamente costruire. È la politica del giorno per giorno, dove il successo si misura in risorse stanziate e mai in impatto generato sulla produttività reale.

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Il copione, d’altronde, è già scritto e lo abbiamo visto recitare mille volte. Finché ci sono i miliardi dell’Europa, si spende senza una vera strategia di ritorno economico. Poi, puntualmente, i rubinetti si chiudono e i soldi finiscono. A quel punto la narrazione cambia magicamente e i politici che fino al giorno prima parlavano di sovranità tecnologica passano alla modalità “vittime”, andando a elemosinare flessibilità e aiuti alla tanto vituperata Bruxelles. Usiamo le regole europee come scudo per imbrigliare lo sviluppo interno, poi chiediamo all’Europa di salvarci dal declino che noi stessi non abbiamo saputo contrastare. Regolare l’AI è doveroso, ma pretendere di farlo senza avere uno straccio di piano per attrarre chi l’AI la crea davvero è pura illusione.

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Mondiali 2026, gli USA travolgono il Paraguay: nella notte debutta il Brasile di Ancelotti

Mondiali 2026, gli USA battono 4-1 il Paraguay all’esodio. Nella notte il Brasile debutta con il Marocco

Gli Stati Uniti vincono all’esordio ai Mondiali 2026 al SoFi Stadium di Inglewood, a sud di Los Angeles. La Nazionale guidata da Pochettino batte il Paraguay per 4 a 1 con la rete di Damián Bobadilla e la doppietta di ‎Folarin Balogun nel primo tempo. Nel secondo tempo Di Mauricio segna il gol della bandiera per i sudamericani. Giovanni Reyna quindi chiude l’incontro allo scadere.

Il presidente Donald Trump non era presente al debutto della nazionale statunitense contro il Paraguay, ma in sua vece ha inviato allo stadio di Los Angeles una delegazione guidata dal segretario di Stato Marco Rubio, inquadrato in qualche occasione sui maxischermi accanto al presidente della Fifa Gianni Infantino, che ha lanciato una frecciata sulla mancata qualificazione dell’Italia.

Nel weekend ci sarà poi l’atteso debutto del Brasile guidato da Carlo Ancellotti che nella notte tra sabato e domenica affronterà il Marocco al MetLife Stadium di East Rutherford, in New Jersey.

Mondiali 2026: il calendario del weekend

13 GIUGNO

Ore 3:00 – Usa-Paraguay (Gruppo D) – DAZN

Ore 21:00 – Qatar-Svizzera (Gruppo B) – DAZN

14 GIUGNO

Ore 24:00 – Brasile-Marocco (Gruppo C) – Rai e DAZN

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Libano, Israele annuncia raid nel sud: “Hezbollah ha violato cessate fuoco”

Le forze israeliane hanno diffuso un avviso di evacuazione per diverse comunità a sud del Libano. In un messaggio in arabo hanno motivato l’operazione denunciando presunte “ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah“. Il portavoce delle Idf ha quindi chiesto agli abitanti di una ventina di comunità di “spostarsi immediatamente nelle aree a nord del fiume Zharani”.

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Secondo quanto riporta Haaretz, l’avviso è arrivato dopo che il canale libanese Al Mayadeen ha riportato che le forze israeliane hanno bombardato aree del sud del Libano. In precedenza le Idf hanno affermato di aver intercettato un “oggetto aereo sospetto” entrato dallo Libano nello spazio aereo di Israele, facendo suonare le sirene di allarme a Metula e Misgav Am, nel nord del Paese.

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Vacanze estive al via, a giugno attesi 27,2 milioni di turisti italiani (+0,9%). Con gli stranieri si sale a 67,1 milioni

Vacanze estive, Assoturismo: 27,2 milioni di italiani in viaggio a giugno, totale presenze a 67,1 milioni

Finisce la scuola e, con l’avvio del primo fine settimana utile, prende ufficialmente il via la stagione estiva del turismo in Italia, che entra così nella sua fase più intensa. Secondo le stime elaborate dal Centro Studi Turistici di Firenze per Assoturismo Confesercenti, sulla base delle rilevazioni raccolte tra gli operatori del settore, nel mese di giugno sono attese nella Penisola oltre 27,2 milioni di presenze di turisti italiani, con un incremento dello 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Un segnale che conferma la tenuta della domanda interna, che si mostra anche quest’anno come il principale motore dell’avvio della stagione estiva. Gli arrivi domestici nelle strutture ricettive – tra alberghi, esercizi extralberghieri e alloggi destinati agli affitti brevi – dovrebbero infatti sfiorare gli 8 milioni, registrando una crescita dello 0,6% su base annua. “È proprio la domanda italiana a mostrare la dinamica più positiva, sostenendo l’avvio della stagione delle vacanze estive”, sottolinea Assoturismo.

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Accanto alla componente domestica, resta comunque rilevante il contributo del turismo internazionale. Le presenze straniere sono stimate in circa 39,8 milioni, in lieve aumento dello 0,2%, mentre gli arrivi dovrebbero attestarsi poco sopra gli 11 milioni, in calo dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Nel complesso, il movimento turistico del mese di giugno dovrebbe superare i 19 milioni di arrivi e raggiungere circa 67,1 milioni di presenze complessive, con una crescita rispettivamente dello 0,2% e dello 0,5% su base annua. La domanda straniera continuerà comunque a rappresentare la quota maggioritaria dei pernottamenti, con il 59,3% del totale, mentre quella italiana salirà al 40,7%, confermando un equilibrio ancora fortemente sbilanciato verso i flussi internazionali.

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Eppur si muove: ecco perchè l’Altare della Patria sta lentamente cedendo

Un simbolo di Roma osservato anche dallo spazio

Il Vittoriano, uno dei simboli più riconoscibili di Roma e dell’Italia, si sta muovendo. Non si tratta di un crollo imminente né di una situazione di emergenza, ma di un fenomeno lento e costante che gli esperti tengono sotto osservazione da anni. A rivelarlo è uno studio coordinato dalla Sapienza insieme a Ispra e realizzato attraverso Nhazca, società nata come spin-off di ricerca del Dipartimento di Scienze della Terra dell’ateneo romano.

Grazie all’analisi di oltre 300 immagini radar raccolte dai satelliti tra il 2002 e il 2019, i ricercatori hanno ricostruito con precisione millimetrica l’evoluzione strutturale del monumento che domina Piazza Venezia. Il risultato? Il lato nord-occidentale del Vittoriano mostra un progressivo abbassamento di circa un millimetro all’anno.

Cosa sta succedendo

Il monitoraggio è stato effettuato utilizzando la tecnologia A-DInSAR, una sofisticata tecnica di interferometria radar che permette di rilevare spostamenti minimi senza installare sensori direttamente sull’edificio.

Le analisi hanno evidenziato un comportamento non uniforme della struttura. Mentre la porzione orientale dell’Altare della Patria appare sostanzialmente stabile, quella nord-occidentale registra una lenta deformazione. Sul muro perimetrale affacciato su Piazza Venezia, nel periodo esaminato, l’abbassamento complessivo ha raggiunto circa cinque millimetri. Numeri apparentemente insignificanti, ma estremamente preziosi per gli studiosi che si occupano della conservazione dei grandi monumenti storici.

Nessun allarme ma controlli sempre più precisi

Gli esperti sottolineano che il fenomeno rientra nei normali processi di assestamento che possono interessare strutture monumentali di enormi dimensioni. Proprio per questo il dato più importante non è tanto il millimetro perso ogni anno, quanto la possibilità di rilevarlo con precisione e continuità.

Per una città come Roma, costruita su stratificazioni millenarie e caratterizzata da un patrimonio archeologico unico al mondo, il monitoraggio satellitare rappresenta ormai uno strumento fondamentale. Tecnologie sempre più avanzate consentono infatti di individuare variazioni impercettibili prima che possano trasformarsi in criticità.

Il Vittoriano, inaugurato nel 1911 e dedicato a re Vittorio Emanuele II, continua dunque a vegliare sulla Capitale. Ma ora sappiamo che, sotto il suo candido marmo botticino, il gigante di Piazza Venezia si muove lentamente. Talmente lentamente da sfuggire agli occhi dei romani e dei milioni di turisti che ogni anno lo ammirano, ma non ai satelliti che osservano la città dall’alto.

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Lega, Fontana rilancia la “doppia Lega” e prende le distanze da Vannacci: “Incompatibilità ideologica”

La Lega deve tornare a mettere i territori al centro della propria identità politica. È questo il messaggio lanciato dal presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, intervenuto nella serata di venerdì 12 giugno a Zapping su Rai Radio1, dove ha commentato il dibattito interno al partito dopo il recente Consiglio federale. La proposta della cosiddetta “doppia Lega”, ha spiegato il governatore, “è una proposta che è stata avanzata e alla quale noi crediamo. Deve essere messo al centro dell’attenzione il problema della territorialità”.

Secondo Fontana, il punto non riguarda soltanto il Nord, ma l’intero equilibrio del Paese. “Il nostro Paese è molto composito, ha esigenze e specificità molto differenti, e quindi noi crediamo che sia necessaria e opportuna una risposta a ognuna di queste esigenze”, ha osservato. Da qui l’idea di un partito nazionale capace però di lasciare spazio ad articolazioni territoriali dotate di autonomia politica. “Il nostro movimento deve essere il partito che porta avanti le esigenze dei territori, non solo quelle del nord ma anche del centro e del sud. Dobbiamo fare in modo che vengano maggiormente ascoltati e rispettati i singoli territori”.

Il modello Csu-Cdu e il ruolo di Zaia

Fontana ha richiamato esplicitamente il modello tedesco Csu-Cdu, con “patti di desistenza e autonomie”, come possibile riferimento per la nuova architettura interna della Lega. Una formula che, nelle intenzioni del governatore lombardo, consentirebbe di tenere insieme una linea nazionale e una rappresentanza più marcata delle istanze locali.

In questo quadro, Fontana ha indicato Luca Zaia come una figura adeguata a rappresentare la componente territoriale del partito. Il presidente del Veneto, ha detto, “è una persona che sicuramente ha dimostrato di essere particolarmente vicina ai territori e apprezzata dai territori. Ci sono dei riscontri anche elettorali che dimostrano in maniera chiara che è una persona apprezzata e che ama il territorio. Quindi credo che sarebbe un’ottima persona”. Alla domanda se una simile impostazione possa produrre una diarchia con Matteo Salvini, Fontana ha escluso questa lettura. “Non vedo una diarchia”, ha risposto, “vedo competenze diverse, funzioni diverse: chi si occupa più del territorio e chi fa la sintesi a livello nazionale”.

La distanza da Vannacci: “Incompatibilità ideologica”

Nel corso dell’intervista, Fontana è tornato anche sul rapporto con Roberto Vannacci, ex vicesegretario della Lega. Il governatore ha scelto toni misurati, ma il giudizio politico è netto. “Non ho nulla contro il generale, che è una persona capace e intelligente”, ha premesso, “ma io dicevo che il suo tipo di politica non collima con quelle che sono state le fondamenta del nostro partito. C’era una incompatibilità ideologica”. Secondo Fontana, la distanza era già evidente prima della rottura formale. “A dire il vero, io avevo visto che stava già percorrendo strade diverse, quando vedevo delle riunioni organizzate alle quali non potevano partecipare i rappresentanti della Lega… non bisognava essere dei fini Churchill per capirlo”. Una battuta che rende plasticamente il clima interno: nessuna sorpresa, almeno per chi osservava da vicino le mosse del generale.

L’affondo sul governo: “Leggi troppo centraliste”

Il presidente lombardo ha poi allargato il ragionamento al rapporto tra territori e governo nazionale, criticando alcune scelte legislative dell’esecutivo. “Il governo fa leggi che non vanno nella direzione del rispetto dei territori. Leggi che tendono un po’ a essere centraliste, che non va nella direzione del futuro”, ha affermato Fontana. Per il governatore, la competizione globale impone maggiore autonomia decisionale alle aree più produttive del Paese. “Nel futuro credo ci debba essere una relazione maggiore con i territori, non con lo Stato-nazione”, ha aggiunto. La Lombardia, ha ricordato, “è la regione più produttiva del Paese” e ha bisogno di “maggior velocità” e “maggior flessibilità” per competere con le altre realtà economiche internazionali.

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La strada più colorata della città? Gay Street è pronta a dare spettacolo

La strada più colorata della città? Gay Street è pronta a dare spettacolo

In via di San Giovanni in Laterano, esattamente di fronte al Colosseo, una settimana di eventi dedicata a cultura, diritti, nclusione e valorizzazione delle differenze.

Con la direzione artistica di Ezio Cristo, la manifestazione è promossa e organizzata da un gruppo di imprenditori attivi nel tessuto culturale e sociale della Capitale e nasce con l’obiettivo di creare uno spazio aperto di incontro, confronto e celebrazione, attraverso un programma che unisce approfondimento culturale e intrattenimento, nella piena valorizzazione della Gay Street romana, luogo storico e simbolico per la comunità LGBTQIA+ della Capitale.

Madrina della manifestazione sarà Vladimir Luxuria che il 16 giugno sarà protagonista del tradizionale taglio del nastro dando il via a sei giorni di appuntamenti aperti a tutti.

Tra gli appuntamenti più attesi della manifestazione, la sera del 19 giugno, il concerto di Francesco Sarcina e Le Vibrazioni, una delle band più amate e rappresentative del panorama pop-rock italiano.

Il calendario di Walk with Pride prevede talk, incontri, presentazioni di libri e film, riconoscimenti a personalità impegnate nella promozione dei diritti e dell’inclusione, oltre a un concorso drag che celebrerà il talento artistico e performativo della scena italiana.

Tra gli ospiti attesi figurano Imma Battaglia, Francesca Pascale, Antonella Elia, Priscilla, Francesco Montanari e Gabriele Piazza con lo spettacolo satirico “Eterofobo”, insieme ad altri protagonisti del mondo della cultura, dello spettacolo e dell’attivismo. Le serate saranno animate da momenti di intrattenimento e musica grazie alla partecipazione di alcune tra le più note organizzazioni di eventi della capitale, che cureranno dj set e performance dal vivo. “Walk with Pride” si propone come un’occasione per raccontare una società più aperta, inclusiva e consapevole, attraverso il dialogo tra arte, cultura, spettacolo e partecipazione civile, nel cuore di una delle città più amate al mondo.

Le dichiarazioni di Ezio Cristo

“La Gay street è forse il primo simbolo identificativo del movimento lgbtqia+ romano”-dice il Direttore Artistico Ezio Cristo-“e gli eventi della manifestazione Walk with Pride sono la sintesi logica e significativa di tutto quello avviene durante l’anno. La gay street è il luogo di condivisione e incontro per eccellenza e sempre aperto alla comunità e non, ai romani così come ai tantissimi turisti che si ritrovano davanti al Colosseo ogni giorno e ogni notte. Credo in un Pride diffuso: ogni realtà aggregativa, anche la più piccola dovrebbe avere uno spazio. Non dovrebbe esserci solo un luogo dove si concentrano tutti gli eventi, le serate o le organizzazioni, ma sarebbe bello se i vari quartieri di Roma avessero i loro punti di riferimento”.

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Roma, sequestrati 11,5 chili di cocaina a Ponte di Nona: arrestato un 41enne

Droga, base dello spaccio in un attico abusivo a Roma. La Polizia sequestra oltre 11 chili di cocaina

Oltre undici chili e mezzo di cocaina pronti a rifornire le piazze di spaccio della Capitale e una base logistica allestita in un attico abusivo ricavato sul terrazzo di uno stabile di edilizia popolare. È quanto scoperto dalla Polizia di Stato nel quartiere Ponte di Nona, a Roma, dove gli agenti del VI Distretto Casilino e delle Volanti hanno arrestato un quarantunenne italiano con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine è partita dal continuo e sospetto via vai di persone all’interno del complesso residenziale. Gli investigatori hanno così predisposto un servizio di osservazione con pattuglie posizionate in punti strategici dell’area, riuscendo a monitorare i movimenti di un uomo che si aggirava con fare sospetto tra il terrazzo e il vano scale del palazzo.

L’uomo è stato fermato al secondo piano mentre trasportava una vistosa busta gialla. Alla vista dei poliziotti ha tentato di disfarsene, ma gli agenti sono riusciti a recuperarla immediatamente. All’interno sono stati trovati dieci panetti di cocaina per un peso complessivo superiore agli 11,5 chilogrammi. Durante il controllo sono stati sequestrati anche due smartphone, ritenuti dagli investigatori strumenti utilizzati per gestire contatti, ordinazioni e consegne della droga. La successiva perquisizione ha portato alla scoperta di un mazzo di chiavi che ha consentito agli agenti di individuare un locale tecnico situato sul terrazzo dello stabile e trasformato abusivamente in una sorta di attico.

Secondo gli inquirenti, l’ambiente era stato adibito a vera e propria base operativa per il confezionamento e la gestione dello stupefacente. Al suo interno sono stati trovati strumenti per la pesatura e il confezionamento della cocaina, elementi che hanno contribuito a delineare il quadro indiziario a carico del quarantunenne. L’arresto è stato successivamente convalidato dall’autorità giudiziaria.

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Maxi fusione a Hollywood, via libera Usa all’accordo Paramount-Warner Bros Discovery da 110 miliardi

Paramount-Warner Bros Discovery, via libera degli Usa alla maxi fusione da 110 miliardi

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha approvato l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance, un’operazione da 110 miliardi di dollari destinata a ridisegnare gli equilibri dell’industria dell’intrattenimento globale. Il via libera rappresenta un passaggio decisivo per la società americana, che ora dovrà ottenere anche l’autorizzazione delle autorità di regolamentazione europee prima di completare l’accordo. L’approvazione è arrivata senza alcuna condizione. Paramount Skydance, quindi, non sarà costretta a cedere asset o attività per ottenere l’ok definitivo. Secondo quanto comunicato dal dipartimento di Giustizia, le prove raccolte durante l’indagine hanno evidenziato che la fusione “non è suscettibile di arrecare danni alla concorrenza o ai consumatori americani”.

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Le valutazioni delle autorità statunitensi hanno riguardato diversi settori del business dell’intrattenimento, compresi i servizi di streaming, la televisione lineare e l’intera filiera cinematografica, dallo sviluppo dei contenuti alla produzione fino alla distribuzione nelle sale. “Siamo grati per l’approfondita revisione di questa transazione da parte del dipartimento di Giustizia, così come per il lavoro delle altre agenzie che hanno completato le loro verifiche e hanno finora dato il via libera”, ha dichiarato Paramount in una nota.

L’operazione rappresenta una delle più grandi fusioni mai realizzate nel settore dei media e dell’intrattenimento e potrebbe avere un impatto significativo sul mercato globale, in un momento in cui le principali società del comparto stanno puntando a rafforzarsi per affrontare la crescente competizione nello streaming e nella produzione di contenuti.

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Nasce Progetto Civico Italia: le reazioni dei leader del campo largo

Conte: “Rafforza il campo progressista”. Schlein: “Dobbiamo essere all’altezza delle aspettative”. Bonelli e Fratoianni: “Ben venga aiuto al centrosinistra”

Alessandro Onorato lancia Progetto Civico Italia, una realtà che, come dichiara dal palco l’assessore capitolino ai Grandi Eventi, allo Sport, al Turismo e alla Moda di Roma Capitale, si schiera nel campo progressista non come segmento accessorio né come spazio residuale di centro, mirando alla costruzione di un’unica aggregazione diretta al voto. Fra le priorità: sicurezza, formazione scolastica, vita nelle piazze, nei parchi, certezza delle pene e recupero sociale dei detenuti. Ricetta da consegnare al campo largo, che guarda al PCI con interesse, apprezzamento e curiosità.

Giuseppe Conte promuove il PCI: “Rafforza il campo progressista”

Partito Civico nasce come movimento di vocazione progressista. È dunque inevitabile che incassi la simpatia del leader del Movimento 5 Stelle,  Giuseppe Conte: “Progetto Civico Italia è costruito su solidità civiche e amministrative. È un contributo che rafforza il progetto progressista a cui tengo molto. L’obiettivo non è vincere, ma cambiare il paese. Con l’opposizione abbiamo già definito diversi punti in comune anche in politica estera, benché ne dica la destra. Questa nuova forza politica può aiutarci e ha in dote le antenne che gli amministratori hanno sui territori. La democrazia è al bivio, corriamo il rischio di una torsione illiberale. Adesso tocca a noi. Dobbiamo rimettere in mano ai cittadini le sorti della Repubblica e restituire la voglia di partecipazione”.

Elly Schlein: “Condividiamo gli stessi valori”

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein spinge verso la creazione di un pacchetto di misure riformiste a burocrazia zero e sostenibilità sociale da condividere con la coalizione. “Dobbiamo essere all’altezza delle aspettative ma non contro i nostri avversari. Piuttosto per migliorare il paese. Si parla di alleanze e programmi ma siamo già convergenti su tante battaglie. In primis, lottare contro lo smantellamento della sanità. Difendiamo la scuola pubblica, gli investimenti, lottiamo contro il caro vita. Non possiamo avere le bollette più care d’Europa. C’è tanto lavoro ma siamo pronti ad accogliere, ascoltare, allargare l’offerta politica condividendo gli stessi valori. Non c’è miglior programma che attuare gli articoli della nostra meravigliosa costituzione”.

AVS: “Progetto Civico benvenuto, ora programma condiviso”

Progetto Civico rientra a pieno titolo nel campo largo, alveo dove c’è anche Alleanza Verdi e Sinistra che plaude all’iniziativa ma non perde l’occasione per invocare anche un “programma chiaro, condiviso e coraggioso”. Pensieri e parole del leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: “Al partito tutto ciò che contribuisce a rendere più forte il centrosinistra rispetto a questa destra brutta e pericolosa è il benvenuto ma deve essere poi definito all’interno di un programma credibile che come dico da tempo deve essere ambizioso”. Gli fa eco Angelo Bonelli (Verdi): “Guardiamo con interesse la proposta di Onorato, tutto ciò che si muove fra amministratori e amministrativi  per rafforzare la proposta politica e programmatica del centrosinistra è estremamente positivo”.

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Usa-Iran, accordo mai così vicino. Washington ottimista all’85%, la firma in Svizzera. Teheran: “Un faccia a faccia? Un’illusione americana”

Medio Oriente, Washington neutralizza i droni iraniani nello Stretto di Hormuz. Ma la tregua tra Usa e Teheran è più vicina

Mentre le tensioni nel Golfo Persico restano elevate, si rafforzano i segnali di una possibile svolta diplomatica tra Stati Uniti e Iran. Nelle ultime ore il Comando centrale delle forze armate statunitensi (Centcom) ha reso noto di aver abbattuto diversi droni d’attacco lanciati da Teheran contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz. Secondo Washington, il traffico marittimo prosegue regolarmente e il corridoio strategico rimane aperto. Sul fronte diplomatico, però, la prospettiva di un accordo appare più vicina che mai. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che il memorandum d’intesa con gli Stati Uniti potrebbe essere firmato “nei prossimi giorni”, inizialmente in forma digitale. “Non siamo mai stati così vicini alla conclusione”, ha affermato, ribadendo che Teheran intende gestire internamente le proprie scorte di uranio altamente arricchito attraverso un processo di diluizione.

Le indiscrezioni indicano la Svizzera, e in particolare l’area del lago di Ginevra, come possibile scenario simbolico della firma. Secondo Reuters, il vicepresidente americano J.D. Vance potrebbe sottoscrivere l’intesa per conto di Washington, mentre l’Iran sarebbe rappresentato dal presidente del Parlamento Mohammed Ghalibaf. Tuttavia, da Teheran arrivano nuove smentite e l’agenzia Fars, vicina ai Pasdaran, definisce “un’illusione americana” l’ipotesi di un incontro faccia a faccia. Intanto il Pakistan, che sta svolgendo un ruolo di mediazione, ha annunciato di aver raggiunto un testo definitivo e condiviso dell’accordo di pace, invitando a non dare credito alle campagne di disinformazione che puntano a sabotare l’intesa. A Washington cresce l’ottimismo: secondo fonti citate da Bloomberg, le possibilità di una firma sarebbero comprese tra l’80 e l’85%.

Leggi anche: Iran-Usa, l’analista: “Possibile svolta in arrivo, ma servirà tempo per equilibrare gli interessi. Ma sul nucleare…”

Restano tuttavia profonde divergenze sui contenuti dell’accordo. Donald Trump rivendica di aver ottenuto lo smantellamento del programma nucleare iraniano, la distruzione del materiale arricchito e la garanzia che Teheran non sosterrà più gruppi armati nella regione. Una versione contestata dalla Repubblica islamica, secondo cui la questione nucleare resterebbe aperta e verrebbe affrontata soltanto nei sessanta giorni successivi alla firma del memorandum. Le tensioni coinvolgono anche Israele. Il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito che l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari, assicurando piena sintonia con Trump, mentre il ministro della Difesa Israel Katz ha escluso un ritiro delle forze israeliane dalle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza.

Tra annunci, smentite e reciproche accuse, il negoziato resta appeso agli ultimi nodi politici. Ma, dopo mesi di escalation militare e diplomatica, la prospettiva di una tregua appare oggi più concreta che in passato.

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In libreria l’avvincente storia della cuoca che nutrì Sir Winston Churchill

Arriva in libreria il 17 giugno La cuoca di Churchill di Annie Gray (Slow Food Editore), il romanzo ispirato alla vera storia di Georgina Landemare, la donna che per quattordici anni cucinò per il premier britannico accompagnando con i suoi piatti alcuni dei momenti più delicati della storia del secolo scorso.

Dietro i grandi della storia c’è spesso una cucina

Ci sono vite che scorrono lontano dai riflettori ma che, in modo silenzioso, finiscono per lasciare un segno nella grande Storia. È il filo conduttore di La cuoca di Churchill, il nuovo romanzo di Annie Gray in uscita il prossimo 17 giugno, che racconta l’esistenza straordinaria di Georgina Landemare, la donna che durante gli anni più difficili della Seconda guerra mondiale si prese cura della tavola di Winston Churchill.

Il volume si inserisce nel filone delle biografie romanzate che riportano alla luce figure rimaste per decenni nell’ombra, proprio come accaduto con titoli di successo quali La cuoca dei Kennedy e La ragazza delle meraviglie. Libri che trasformano documenti, lettere e testimonianze dimenticate in racconti capaci di restituire voce a protagonisti invisibili.

In libreria l’avvincente storia della cuoca che nutrì Sir Winston Churchill

La donna che conquistò il mondo dei fornelli

Nata in un modesto villaggio rurale dell’Inghilterra vittoriana, Georgina Landemare crebbe in un ambiente fatto di sacrifici, lavoro e tradizioni culinarie tramandate di generazione in generazione. Contro ogni aspettativa riuscì però a imporsi in un settore quasi esclusivamente maschile, diventando una delle poche chef donne dell’epoca.

Quando entrò al servizio di Winston e Clementine Churchill nel 1940, nessuno poteva immaginare che sarebbe rimasta accanto alla famiglia per ben quattordici anni, più a lungo di qualsiasi altro membro dello staff domestico.

Tra diplomazia, guerra e atmosfere da Downton Abbey

Per Churchill il cibo non era un semplice piacere, ma uno strumento di relazione e diplomazia. Le cene organizzate da Georgina contribuirono a creare quell’atmosfera conviviale che il premier britannico considerava essenziale nei rapporti politici e internazionali.

Attraverso la sua vicenda personale, Annie Gray ricostruisce un intero mondo: quello delle grandi dimore inglesi, del servizio domestico, della cucina britannica tra gli ultimi fasti dell’età edoardiana e le privazioni imposte dal conflitto mondiale. Un romanzo che unisce rigore storico e narrazione, destinato a conquistare gli appassionati di storia, le lettrici in cerca di figure femminili forti e chi continua a sentire la nostalgia delle eleganti atmosfere di Downton Abbey.

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Progetto Civico, Onorato: “Noi lievito del centro sinistra”

Il campo largo si arricchisce di un nuovo componente. L’assessore capitolino lancia la sfida: “Se serve, saremo alle primarie”

Al  Palazzo dei Congressi dell’Eur si celebra la prima assemblea nazionale di Progetto Civico Italia. Lo slogan “Facciamolo Succedere” dà l’idea delle intenzioni di un movimento ambizioso e dalle idee chiare: non sarà una costola del PD né del Movimento 5 Stelle.  Alessandro Onorato rivendica il proprio ruolo e  traccia immediatamente i confini della sua “creatura”. L’assessore ai Grandi Eventi, Turismo e Sport del Campidoglio lancia una sfida, oltre che un progetto. L’idea non è solo quella di contribuire a dare una voce al campo largo, quanto di farsi sentire. 

Progetto Civico una voce lontana dalla realtà del transatlantico

Progetto Civico Italia nasce, per stessa ammissione di Alessandro Onorato, come una realtà lontana dai Palazzi. Ritiene che all’interno del PCI, acronimo su cui ha anche scherzato su, vi siano le risorse attualmente mancanti al campo progressista. “Noi arriviamo dal mondo degli amministratori, non siamo abituali frequentatori del Transatlantico ma gente che lavora senza perdersi in ragionamenti pindarici. Siamo per il fare e quello che possiamo fare. Il nostro intento è di dare una mano non solo a governare le città, ma anche a tutto il centro sinistra a livello nazionale”. In questo senso Onorato non chiude a qualsiasi alleanza: “Non sventoliamo cartellini gialli e rossi. Siamo abituati a unire e non a dividere”.

Un progetto che non è moderato: “Non siamo una forza di centro”

Onorato ha poi ribadito la collocazione assolutamente progressista del PCI: “Progetto Civico non è una forza di centro. È una etichetta dei giornalisti, per definirci moderati. Personalmente non ho mai conosciuto un sindaco o un consigliere comunale o un assessore moderato”. A questo termine, il politico romano ne preferisce un altro. “L’acronimo di Progetto Civico Italia è PCI, non è male. Anzi è proprio un bel messaggio da inviare a chi ci ritiene a destra della sinistra. Siamo innovatori. Aggiungeremo qualcosa, senza portare divisioni. Saremo il lievito del centrosinistra, una ventata di freschezza all’interno della coalizione. E sia chiaro, il nostro campo politico è quello progressista”.

Onorato e le primarie: “Se ci saranno, qualcuno del progetto ne farà parte”

Una collocazione che allontana definitivamente l’idea che secondo Progetto Civico Italia ci sia ancora spazio per un Terzo Polo. Onorato boccia l’ipotesi: “Noi crediamo che oggi più che mai si debba decidere se stare al centrodestra o nel centrosinistra. Mi sembra che il terzo polo sia ormai ininfluente”. Dentro al campo largo, dunque, con l’idea di piantarci bene i piedi e, se ci sarà l’occasione, per recitare da protagonista: “Mi sembra di capire che le primarie non siano ancora messe  n programma all’ordine del giorno ma qualora ci fossero è evidente che qualcuno del Progetto Civico Italia ne farà parte. Oggi siamo concentrati su altro, ma se ci sarà bisogno di fare una sintesi, è ovvio, parteciperemo anche noi”.

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Mattarella alla chiusura dell’anno accademico dell’Accademia Nazionale dei Lincei

(Agenzia Vista) Roma, 12 giugno 2026
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto a Palazzo Corsini a Roma all’adunanza solenne per la chiusura dell’anno accademico 2025-2026 dell’Accademia Nazionale dei Lincei.
Nel corso della cerimonia, aperta dalla relazione di Roberto Antonelli, Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, sono stati conferiti il Premio Nazionale “Presidente della Repubblica 2026” e proclamati i vincitori del “Premio Linceo per la linguistica” e del Premio “Ministro della Cultura 2026”.
Courtesy: Quirinale
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Bankitalia, l’energia mette ko la crescita: possibile Pil negativo nel 2026

Bankitalia, Pil allo 0,5% nel 2026, in calo a 0,4% nel 2027

Secondo le stime di Bankitalia la crescita del prodotto “rimarrà contenuta sia quest’anno sia il prossimo, per tornare a rafforzarsi nel 2028”. Sull’attività incide l’indebolimento della domanda interna, frenata dal rincaro dell’energia e dall’ulteriore aumento dell’incertezza geopolitica. In media d’anno il prodotto interno lordo crescerà dello 0,5 per cento nel 2026, dello 0,4 per cento nel 2027 e dello 0,9 nel 2028. Rispetto alle proiezioni dello scorso aprile, le stime sono state riviste marginalmente al ribasso nel 2027 – principalmente per gli effetti sui consumi di prezzi delle materie prime più elevati – e al rialzo nel 2028.

Queste proiezioni macroeconomiche per l’Italia nel triennio 2026-28 elaborate dagli esperti della Banca d’Italia nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema, viene precisato, sono basate sulle informazioni disponibili al 21 maggio per la formulazione delle ipotesi tecniche e al 27 maggio per i dati congiunturali. Esse non includono quindi i dati dei conti nazionali diffusi dall’Istat lo scorso 29 maggio, nei quali la crescita del Pil nel primo trimestre è stata rivista al rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto alla stima preliminare pubblicata il 30 aprile. Tenendo conto di questa revisione e a parità di altre condizioni, la crescita del Pil nel 2026 si collocherebbe allo 0,6 per cento.

Bankitalia, con nuovo forte balzo prezzi energia possibile Pil negativo nel 2026

In caso di un forte balzo del prezzo dell’energia, petrolio e gas, il Pil dell’Italia potrebbe chiudere in rosso nel 2026. E’ quanto sima la Banca d’Italia nelle ultime previsioni macro. L’ipotesi è quella di uno scenario severo dove il prezzo del petrolio sarebbe più elevato che nello scenario di base per oltre il 60 per cento. In questo scenario il prezzo del gas si porterebbe su livelli più che doppi. “A questi incrementi si accompagnerebbero un ulteriore aumento dell’incertezza e un forte indebolimento degli scambi internazionali”. La crescita del prodotto risulterebbe, rispetto alla proiezione centrale sopra descritta, inferiore di circa 0,4 punti percentuali nell’anno in corso, di quasi 1,5 punti nel prossimo e di oltre mezzo punto nel 2028. L’inflazione al consumo risulterebbe più elevata rispetto alla proiezione centrale per oltre un punto percentuale nell’anno in corso, quasi due punti nel 2027 e circa mezzo punto percentuale nel 2028.

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Bankitalia, l’inflazione sale al 3,1% nel 2026, poi al 2% nel 2027

L’incertezza su queste proiezioni è elevata”, spiega Bankitalia, poiché ulteriori e più persistenti rincari delle materie prime eserciterebbero maggiori pressioni inflazionistiche e peserebbero in misura significativa sulla crescita, specie se accompagnate da tensioni finanziarie e da un deterioramento dell’economia mondiale. Sviluppi più favorevoli potrebbero invece derivare da una discesa più rapida dei prezzi delle materie prime a seguito di una risoluzione del conflitto, da ricadute positive delle politiche adottate a livello europeo per incrementare le spese per la difesa, nonché da un’intensificazione del processo di adeguamento del capitale produttivo alla transizione digitale e ambientale.

I prezzi al consumo sono previsti in aumento del 3,1 per cento nella media del 2026, del 2,0 nel 2027 e dell’1,9 per cento nel 2028. Al netto delle componenti energetica e alimentare, l’inflazione rimarrebbe in prossimità del 2 per cento in tutto il triennio. È quanto emerge dalle proiezioni macroeconomiche per l’Italia nel triennio 2026-28 elaborate dagli esperti della Banca d’Italia nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema. Rispetto alle previsioni pubblicate in aprile, le stime di inflazione sono superiori di 0,5 punti percentuali nel 2026 e 0,2 nel 2027, prevalentemente per via di ipotesi di prezzi delle materie prime più elevati.

Bankitalia, Unc: previsioni allarmanti, crollano i consumi

Previsioni allarmanti. I consumi crollano, passando dal +1,1% del 2025 a un misero +0,4% del 2026, per poi scendere ulteriormente a +0,3% nel 2027“. Lo afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando le proiezioni macroeconomiche di Bankitalia. “E’ evidente che o si ridà capacità di spesa a chi fatica ad arrivare a fine mese e ha un elevata propensione marginale al consumo o il Paese continuerà a crescere dello zero virgola, visto che i consumi rappresentano circa il 60% del Pil. Per questo si deve combattere l’inflazione che riduce il potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto dei ceti meno abbienti, e che nelle stime di Bankitalia decollerà al 3,1% nel 2026. Per farlo bisogna ridurre le imposte sulle bollette di luce e gas di famiglie e imprese, dato che, come dice giustamente Bankitalia, l’inflazione riflette principalmente l’aumento dei prezzi dell’energia. Il Governo non può continuare a lavarsene le mani”, conclude Dona.

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Tajani ricorda Silvio Berlusconi: Uomo straordinario e grande europeista

(Agenzia Vista) Roma, 12 giugno 2026
“La scomparsa di Silvio Berlusconi per me personalmente è stata una grande perdita, un uomo con il quale ho lavorato per tanti anni. Voglio ricordare l’aspetto umano, oltre quello politico”, così il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine della Conferenza dei consoli d’Italia alla Farnesina.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Tajani su voli estivi: Nessun volo cancellato, Ita viaggerà senza problemi

(Agenzia Vista) Roma, 12 giugno 2026
“Beh, buone notizie per gli italiani. Mi pare che sia di grande interesse quello che ha detto il presidente di ITA che quest’estate ITA Airways volerà senza problemi, quindi non verranno cancellati i voli. Questo è un messaggio fondamentale per chi viene dall’estero nel nostro Paese a trascorrere le vacanze, gli italiani che ritornano dall’estero, gli italiani che partono, gli italiani che viaggiano all’interno del territorio nazionale. È una bella notizia che si aggiunge alla bella notizia dell’incremento straordinario dell’export, quindi vuol dire che la nostra economia, nonostante tutto, va nella giusta direzione, cresce la produzione industriale. Quindi una serie di buone notizie che dimostrano che questo Paese può andare avanti, può superare le difficoltà.”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine della Conferenza dei consoli d’Italia alla Farnesina.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Meloni ‘saluta’ il cane Briciola, mascotte dei Carabinieri

(Agenzia Vista) Roma, 11 giugno 2026
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato il Presidente della Repubblica di Corea, Lee Jae Myung a Villa Doria Pamphilj. Presente anche Briciola, il cane mascotte dei Carabinieri.
Courtesy: Palazzo Chigi
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Lollobrigida su controlli agroalimentare: Meno burocrazia per onesti e tolleranza zero per criminali

(Agenzia Vista) Roma, 12 giugno 2026
“Sono due anni che abbiamo messo in piedi questa cabina di regia, adesso è stata integrata anche dalle rappresentanze del mondo agricolo. Ma l’abbiamo fatta diventare legge perché l’efficacia di un lavoro congiunto si è dimostrata esattamente capace di rendere la vita degli imprenditori onesti più semplice, con meno controlli non mirati. E invece avere controlli mirati basati sul fattore del rischio, su degli indicatori specifici che ti permettono di colpire chi commette crimini. Questo era l’obiettivo che ci siamo posti. C’è ancora molto da fare, figuriamoci, ma molto è stato fatto e i risultati che abbiamo davanti agli occhi, che sono stati oggi rendicontati, sono dei risultati importantissimi.”, così Francesco Lollobrogida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, a margine dell Cabina di regia su controlli agroalimentari al Ministero dell’Agricoltura.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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El Niño è iniziato, estate torrida in arrivo? Ecco che cosa aspettarsi

El Niño è ufficialmente iniziato: rischio temperature record nei prossimi mesi

Recentemente i meteorologi avevano preannunciato l’imminente giungere di El Niño. Adesso è arrivata la certezza: la manifestazione meteorologica definita da più fronti come un evento “estremo” capace di causare la crescita delle temperature a livello globale, ha formalmente preso il via. I modelli, secondo quanto riferito dalla Bbc sulla base dei dati della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) statunitense, indicano che l’anno corrente “potrebbe essere super” per ciò che concerne il caldo, così come il 2027, provocando effetti a catena sulle condizioni meteorologiche, sulle riserve alimentari e sui mercati finanziari. Numerose proiezioni indicano inoltre che tale dinamica rischia di tramutarsi in un cosiddetto “super El Niño”, posizionandosi tra le più acute mai documentate.

È arrivato El Niño 

“Le condizioni di El Niño si sono sviluppate nel corso dell’ultimo mese, come dimostrato dalle temperature superficiali del mare (Sst) superiori alla media nell’Oceano Pacifico equatoriale, dalla zona centrale a quella orientale”, hanno dichiarato nel più recente report gli studiosi della Noaa. Gli esperti hanno inoltre rilevato una variazione nella traiettoria delle correnti aeree sopra il Pacifico equatoriale, a dimostrazione del fatto che la componente atmosferica sta rispondendo al surriscaldamento idrico, e non soltanto all’incremento termico delle acque in quanto tale.

Le modalità di valutazione dell’intensità

Il vigore di El Niño viene calcolato analizzando lo scostamento al rialzo delle temperature marine superficiali rispetto alla norma in un’area cruciale del Pacifico. Un fenomeno di grande entità viene identificato da una crescita superiore a 1,5 °C sulla media; una manifestazione di eccezionale portata da un incremento oltre i 2 °C. Stando alle stime di giugno diffuse dalla Noaa, “c’è una probabilità del 63% che si verifichi un El Niño molto forte tra novembre e gennaio, che si classificherebbe tra i più grandi eventi di El Niño registrati storicamente a partire dal 1950”, ha comunicato l’ente.

I climatologi predicano cautela

La comunità scientifica esorta comunque alla moderazione nel valutare gli effetti di questo scenario: “Anche gli eventi El Niño molto forti non portano all’impatto previsto ovunque, ma eventi più intensi possono aumentare significativamente le probabilità a favore degli esitesiti attesi.”

L’avviso delle Nazioni Unite

Di recente pure le Nazioni Unite avevano diffuso un monito, chiarendo che il periodo imminente rischia di rivelarsi il più torrido della storia. “Quello che emerge chiaramente dai diversi strumenti di previsione è che l’evento sarà forte”, aveva evidenziato a Ginevra, nel corso di un incontro con i giornalisti, il direttore delle proiezioni meteorologiche della Wmo, Wilfran Moufouma Okia. “Il nostro ultimo aggiornamento segnala il ritorno di un evento El Niño – aveva detto Okia -, caratterizzato da uno spostamento verso temperature superficiali più calde nel Pacifico equatoriale. Questo avrà un impatto sulla temperatura globale, ma modificherà anche i regimi delle precipitazioni in tutto il mondo”.

Il precedente fenomeno

Il più recente El Niño, manifestatosi nel periodo 2023-2024, si è collocato tra i “cinque più forti mai registrati” e ha alimentato la fiammata climatica del 2024, che ad oggi resta insuperata sotto il profilo delle temperature del pianeta.

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“Minetti non deve scontare la pena”, i giudici prendono atto della grazia

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha dichiarato decaduto il titolo esecutivo della pena per Nicole Minetti, a seguito della grazia concessa a febbraio dal Presidente della Repubblica all’ex consigliera lombarda condannata a un totale di 3 anni e 11 mesi per il caso Ruby bis e per la vicenda delle “spese allegre” al Pirellone. Atto di clemenza che sospende la pena (poi la estingue dopo 5 anni senza reati) e che è stato di fatto confermato anche a seguito dei recenti accertamenti delle Procura generale milanese dopo l’inchiesta giornalistica del Fatto Quotidiano. La decisione è un mero passaggio formale che chiude il caso. 

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 Nel provvedimento della Sorveglianza (presidente Marcello Bortolato e altra giudice togata Paola Braggion), in poche righe, i giudici prendono atto dell’intervenuto provvedimento di grazia, che sospende la pena (la estingue se nei 5 anni successivi la persona non commetterà reati). E tecnicamente hanno decretato “il non luogo a deliberare” sull’istanza di affidamento in prova con cui Minetti voleva scontare la pena. Richiesta che era arrivata, però, prima che venisse concessa la grazia lo scorso 18 febbraio, dopo la domanda presentata dai legali Antonella Calcaterra, Emanuele Fisicaro e Paolo Siniscalchi per conto dell’ex igienista dentale. Anche la sostituta pg Valeria Marino nell’udienza di oggi pomeriggio, di pochi minuti e solo formale, aveva chiesto ai giudici di prendere atto, in sostanza, della grazia concessa dal presidente della Repubblica. E così è stato con la decisione arrivata in poche ore.

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Se quasi metà del Paese non vota, forse non è antipolitica: è una domanda politica senza casa

Il commento

Ogni elezione viene raccontata nello stesso modo. Chi ha vinto, chi ha perso, chi cresce, chi arretra, quale coalizione tiene, quale leadership si rafforza, quale si indebolisce. È il rito consueto della politica italiana, fatto di percentuali, dichiarazioni, conferenze stampa e interpretazioni immediate. Poi, quasi sempre, resta sullo sfondo il dato più importante: milioni di cittadini non votano più. I numeri sono noti, eppure ogni volta scivolano in secondo piano. Alle ultime elezioni politiche l’affluenza si è fermata sotto il 64 per cento, minimo storico della Repubblica. Alle europee è scesa per la prima volta sotto la soglia psicologica del 50 per cento. In molte regionali, ormai, vota meno di un avente diritto su due. Nel 1976 si recava alle urne oltre il 93 per cento degli italiani: quasi trenta punti perduti nell’arco di due generazioni, senza che nessuno abbia mai davvero pagato un prezzo politico per questo.

Non per distrazione. Non sempre per rabbia. Non necessariamente per qualunquismo. Molto spesso perché non si trova più un luogo politico nel quale riconoscersi. Anche quando la partecipazione viene descritta come sufficiente o perfino incoraggiante, la realtà rimane lì, evidente: una parte enorme del Paese osserva la politica da fuori. Lavora, produce, studia, amministra, fa impresa, insegna, innova, cura associazioni, partecipa al volontariato, costruisce comunità locali. Ma quando arriva il momento del voto, non sente più che quell’offerta politica parli davvero la sua lingua. Questa è la questione centrale.

Non siamo davanti soltanto a una crisi di fiducia nei partiti. Siamo davanti a una crisi di rappresentanza di interi mondi sociali, culturali e produttivi. Mondi che non sono estremisti, non vivono di rancore permanente, non chiedono scorciatoie populiste. Chiedono serietà, competenza, libertà, responsabilità, modernizzazione dello Stato, buona amministrazione, autonomia dei territori, Europa pragmatica, crescita economica e coesione sociale. C’è un’Italia che non si riconosce più nella politica urlata, ma nemmeno in quella immobile. Non ama la propaganda, ma non sopporta l’inerzia. Non crede all’uomo solo al comando, ma non accetta che l’unica alternativa sia una somma di debolezze. Non chiede rivoluzioni, chiede riforme. Non chiede privilegi, chiede responsabilità.

Questa Italia esiste. Solo che è dispersa. È nelle esperienze civiche che amministrano i comuni senza ideologia. È nei territori che chiedono più potere decisionale perché conoscono meglio i propri problemi. È nelle università, nei giovani che non vogliono vivere di sussidi ma di opportunità. È nelle imprese che competono sui mercati globali. È nei professionisti che ogni giorno misurano l’inefficienza della burocrazia. È negli amministratori locali che sanno quanto sia lontana, spesso, la decisione pubblica dalla vita reale delle comunità. Per troppo tempo questa domanda è stata letta con categorie vecchie. La si è chiamata centro, moderazione, civismo, terza via. Tutte parole in parte vere, ma insufficienti. Forse serve una definizione più ambiziosa: una nuova comunità politica liberale, federalista e riformista.

Liberale, perché senza libertà economica, merito, concorrenza, impresa e responsabilità individuale non esiste crescita duratura. Federalista, perché un Paese complesso non può essere governato solo dal centro, con decisioni uniformi, lente e spesso lontane dai territori. Il federalismo, nel suo significato più serio, non è egoismo locale. È distribuzione della responsabilità. È l’idea che chi decide debba rispondere più direttamente delle proprie scelte. È il contrario dello scaricabarile istituzionale. Riformista, infine, nel senso più pulito della parola: non come appartenenza a una parte politica, ma come metodo. Riformista è chi non si accontenta di denunciare i problemi, ma prova a correggerli. È chi preferisce cambiare una procedura piuttosto che fare un comizio contro la burocrazia. È chi sa che scuola, giustizia, sanità, infrastrutture, fisco, pubblica amministrazione e sicurezza non si migliorano con gli slogan, ma con decisioni serie, misurabili, verificabili.

Questa cultura politica non nasce contro qualcuno. Nasce per rappresentare qualcosa. Nasce per dare forma a energie che già esistono ma non si incontrano abbastanza: esperienze territoriali, mondi civici, cultura liberale, giovani universitari, amministratori, professionisti, associazioni, imprese, competenze tecniche, sensibilità europeiste, autonomie responsabili. Non serve una fusione forzata. Serve un luogo politico. Un luogo nel quale identità diverse possano collaborare senza annullarsi. Un luogo nel quale chi porta radicamento territoriale possa incontrare chi porta cultura economica, chi viene dall’amministrazione locale possa dialogare con chi viene dall’università, chi conosce la provincia produttiva possa confrontarsi con chi guarda all’Europa, alla tecnologia, alla finanza, all’innovazione. La politica italiana ha spesso cercato contenitori. Oggi avrebbe bisogno di un’infrastruttura politica.

Un’infrastruttura non è una sigla fragile costruita per una stagione elettorale. È qualcosa che collega, organizza, rende possibile il movimento. Le strade non decidono dove devono andare le persone, ma permettono alle persone di incontrarsi. Le ferrovie non impongono una destinazione, ma costruiscono connessioni. Una vera infrastruttura politica dovrebbe fare questo: collegare mondi compatibili, oggi separati, e trasformare una somma di energie disperse in una proposta di governo.

La sfida, però, non può restare culturale. A un certo punto deve diventare elettorale. Perché la rappresentanza, in democrazia, non vive soltanto nei convegni, nei manifesti, nei centri studi o nelle buone intenzioni. Vive nelle schede, nei consigli comunali, nelle regioni, in Parlamento. Vive nella capacità di presentare candidati credibili, programmi seri, classi dirigenti preparate. Vive nella forza di portare dentro le istituzioni ciò che oggi resta fuori. Le prossime competizioni amministrative, regionali e politiche saranno un banco di prova. Nei grandi comuni, soprattutto, si vede già una domanda crescente di candidature civiche, competenti, meno dipendenti dalle imposizioni nazionali e più legate alla vita concreta delle città. È un segnale da non sottovalutare. Le città sono spesso il luogo dove le trasformazioni arrivano prima: casa, lavoro, sicurezza, mobilità, immigrazione, innovazione, università, povertà nuove, grandi investimenti, rigenerazione urbana.

Chi saprà parlare a queste domande con serietà potrà intercettare una parte importante di quella maggioranza silenziosa che oggi non vota o vota senza convinzione. Non basterà dire «siamo nuovi». La politica italiana è piena di novità invecchiate in pochi mesi. Bisognerà dimostrare di essere utili. Utili a semplificare lo Stato. Utili a difendere chi produce. Utili a costruire opportunità per i giovani. Utili a dare più responsabilità ai territori. Utili a rendere il fisco più comprensibile e meno punitivo. Utili a rafforzare scuola, università e formazione tecnica. Utili a portare investimenti nelle infrastrutture, nella difesa, nello spazio, nell’energia, nella transizione industriale, nella sicurezza digitale.

Una cultura liberale, federalista e riformista deve avere il coraggio di dire che la crescita non è una colpa, che l’impresa non è un sospetto, che il merito non è una parola di destra o di sinistra, che l’autonomia non è separazione, che l’Europa non è una religione ma uno spazio politico ed economico nel quale l’Italia deve contare di più. Deve anche dire che la solidarietà non può essere separata dalla responsabilità. Che il welfare non può diventare assistenzialismo passivo. Che lo Stato deve aiutare chi resta indietro, ma deve anche liberare chi può correre. Che un Paese moderno non umilia le proprie energie migliori, ma le mette al servizio di un disegno collettivo.

La vera alternativa, oggi, non è tra destra e sinistra nel modo in cui le abbiamo conosciute per decenni. La vera alternativa è tra una politica che continua a vivere di appartenenze consumate e una politica che prova a ricostruire rappresentanza dove oggi c’è vuoto. Quel vuoto non resterà vuoto per sempre. Può essere riempito dalla rassegnazione. Può essere occupato dal populismo. Può diventare astensione permanente. Oppure può trasformarsi in una nuova proposta politica, seria, plurale, organizzata. Il punto è tutto qui.

Esiste già una parte del Paese che condivide valori, linguaggi e preoccupazioni simili, ma si comporta come se fosse sola. Esistono amministratori, giovani, professionisti, mondi civici, esperienze territoriali, culture liberali e riformiste che potrebbero riconoscersi in una stessa prospettiva, ma non hanno ancora costruito il luogo nel quale incontrarsi. Allora la domanda finale non è retorica. È politica. Se quasi metà del Paese non vota più, si può continuare a considerarla soltanto astensione? O bisogna finalmente chiedersi se lì dentro non ci sia una domanda enorme di rappresentanza? Si può riconoscere, guardando la realtà negli occhi, che esiste una comunità dispersa, ma non minoritaria, che aspetta solo di trasformare il disincanto in partecipazione? Si può costruire il luogo nel quale liberalismo, federalismo, civismo e riformismo diventino non un esercizio intellettuale, ma una forza organizzata, capace di misurarsi nelle città, nelle regioni e nel Paese? Perché forse il tempo delle analisi è quasi finito. E quello degli incontri dovrebbe cominciare adesso.

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Intesa Sanpaolo avvia i Piani di Incentivazione a Lungo Termine 2026-2029

Intesa Sanpaolo: al via ai Piani di Incentivazione a Lungo Termine 2026-2029, oltre 52 mila dipendenti aderiscono al LECOIP

Il Consiglio di Amministrazione di Intesa Sanpaolo, riunitosi oggi, ha deliberato l’avvio dei Piani di Incentivazione a Lungo Termine 2026-2029, basati su strumenti finanziari e approvati dall’Assemblea degli azionisti del 30 aprile 2026. I piani riguardano due principali strumenti: il Performance Share Plan 2026-2029, destinato al management, inclusi il Consigliere Delegato e CEO, i restanti Risk Taker Apicali e gli altri Risk Taker di Gruppo del perimetro italiano ed estero; e il LECOIP 2026-2029, rivolto alla restante popolazione di dipendenti, inclusi i Professional del perimetro italiano del Gruppo.

In esecuzione della delibera, Intesa Sanpaolo procederà il 30 giugno 2026, con riferimento al LECOIP, agli aumenti di capitale posti al servizio del Piano, con l’emissione delle relative azioni. Per quanto riguarda il Performance Share Plan, saranno invece assegnati a ciascun manager i Diritti PSP, ciascuno dei quali attribuisce il diritto a maturare, al termine del Piano, un’azione Intesa Sanpaolo, subordinatamente al verificarsi delle condizioni previste dal regolamento e nel rispetto dei limiti stabiliti dall’Assemblea.

Per l’attuazione del LECOIP, il Consiglio ha deliberato di esercitare la delega conferita dall’Assemblea per gli aumenti di capitale a favore dei dipendenti del Gruppo. In particolare, è previsto un aumento di capitale a titolo gratuito, con emissione di massime 76 milioni di azioni ordinarie Intesa Sanpaolo, destinate all’attribuzione delle cosiddette Free Share e Matching Share. È inoltre previsto un aumento di capitale a pagamento, con esclusione del diritto d’opzione a favore dei dipendenti Professional, per un importo massimo complessivo, incluso il sovrapprezzo, di 720 milioni di euro. L’operazione comporterà l’emissione di massime 170 milioni di azioni ordinarie Intesa Sanpaolo, le cosiddette Azioni Scontate, con l’applicazione di uno sconto massimo del 18% sul prezzo di mercato del titolo, calcolato come media dei prezzi osservati nei 30 giorni precedenti alla data di emissione.

Al LECOIP hanno aderito complessivamente 52.863 dipendenti del Gruppo, pari all’83,7% degli aventi diritto. Il controvalore corrispondente alle Free Share e alle Matching Share è pari a circa 167 milioni di euro. Il numero finale di Free Share, Matching Share e Azioni Scontate sarà determinato sulla base della media dei prezzi dell’azione ordinaria Intesa Sanpaolo rilevati nei 30 giorni precedenti il 30 giugno 2026, data di emissione. Per le Azioni Scontate sarà inoltre applicato lo sconto definito nel rispetto del limite massimo previsto.

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Tenerife, problema tecnico all’aereo del Papa. Leone XIV tornerà a Roma con il velivolo del re di Spagna

Problema tecnico all’aereo del Papa. Il ritorno a casa con il mezzo del re di Spagna

Papa Leone XIV farà rientro a Roma con l’aereo del Re di Spagna, offerto gentilmente da Sua Maestà. Lo fa sapere la sala stampa della Santa Sede sottolineando che l’aereo decollerà attorno alle ore 18:00 (ora locale) e sarà a Roma per le 23:00 (ora di Roma) circa. Il personale della Santa Sede e i giornalisti del Volo Papale faranno ritorno nelle prossime ore con un altro aereo messo a disposizione da Iberia.

Guasto all’aereo papale prima del decollo, Leone XIV lascia il velivolo: re Felipe VI di Spagna lo accompagna nella sala vip

Imprevisto per Leone XIV poco prima del rientro a Roma. L’aereo papale, pronto al decollo dalla base aerea di Tenerife, alle Isole Canarie, è stato costretto a interrompere le procedure di partenza a causa di un problema tecnico rilevato poco prima della partenza. A informare i presenti è stato il comandante del volo, che ha annunciato l’inconveniente mentre il velivolo si preparava a lasciare la pista. Il Pontefice ha quindi dovuto interrompere l’imbarco e lasciare l’aereo in attesa che il guasto venisse verificato e risolto.

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A colpire è stato anche il gesto di re Felipe VI di Spagna. Il sovrano, che aveva appena salutato il Papa sulla pista, è risalito a bordo del velivolo dopo essere stato informato della situazione. Pochi minuti più tardi, insieme a Leone XIV, è sceso dall’aereo e lo ha accompagnato nella sala vip della base aerea di Tenerife, dove il Pontefice ha atteso gli sviluppi. La scena è stata raccontata dai giornalisti presenti al seguito del viaggio apostolico e confermata dalle agenzie internazionali. Al momento non sono stati diffusi dettagli sulla natura del problema tecnico né sui tempi necessari per la ripartenza del volo diretto a Roma.

L’inconveniente si è verificato al termine della visita di Leone XIV nelle Isole Canarie, dove il Pontefice aveva partecipato agli appuntamenti previsti dal suo programma pastorale. La sicurezza del volo ha imposto lo stop alle operazioni di decollo e il rientro temporaneo del Papa al terminal dell’aeroporto.

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Ore 14 pomeridiano e prime time resta su Rai2: dopo Milo Infante, chi sarà il nuovo conduttore? Il nome in pole

D’ora in poi affezioniamoci ma con distacco, direbbe qualcuno, dopo la decisione di Milo Infante di passare a Mediaset. Sempre quel qualcuno dice che la “star” della cronaca in tv, da quelle parti, resterà sempre e comunque Gianluigi Nuzzi e come dargli torto con i numeri che fa, sia a Quarto grado che a Dentro la notizia, entrambi programmi confermati con la sua conduzione.

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Ma mentre Infante si avvia verso Mediaset, con tutto un futuro da scrivere, in Rai si sta decidendo in queste ore il futuro di Ore 14.

Sul tavolo c’era la possibilità di togliere il programma dal pomeriggio di Rai2 e mettere un format stile Detto fatto, magari affidandolo ad Andrea Delogu. Ma il ragionamento è stato: non è che dobbiamo per forza chiudere bottega se un conduttore se ne va.

Ore 14 quindi resterà, sia nella versione quotidiana che -soprattutto- in quella serale. Si stanno individuando le figure adatte per la conduzione. Massimo Giletti è già ampiamente impegnato ne Lo stato delle cose, programma che ha faticato ad ingranare la marcia giusta e che ora sarebbe un delitto chiudere, infatti tornerà in autunno nel prime time del lunedì di Rai3.

Una figura adattissima a condurre Ore 14 e che è in Rai è sicuramente Salvo Sottile, attualmente impegnato con Far West e che potrebbe essere la soluzione ideale, avendo lui già condotto programmi di cronaca, come per esempio proprio Quarto grado nelle sue prime 4 edizioni. Sottile dunque al momento è in pole position per condurre Ore 14, sia la versione pomeridiana, che quella in prime time su Rai2 e certamente potrà fare bene. Si attende solo la conferma alla presentazione dei palinsesti ad Ancona il 3 luglio.

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Fincantieri premiata agli Italian Hydrogen Technology Awards 2026 per il progetto IPCEI Wave 2 The Future

Fincantieri protagonista agli Italian Hydrogen Technology Awards 2026 con il progetto IPCEI Wave 2 The Future

Fincantieri è stata premiata nell’ambito degli Italian Hydrogen Technology Awards 2026, assegnati in occasione di Hydrogen Expo, la manifestazione dedicata alle tecnologie per lo sviluppo della filiera dell’idrogeno tenutasi a Piacenza. Il riconoscimento è stato attribuito al Gruppo per il progetto IPCEI Wave 2 The Future, iniziativa considerata dalla giuria di carattere pionieristico per l’evoluzione della decarbonizzazione nel settore marittimo. Il premio conferma il ruolo di Fincantieri come protagonista dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità nella cantieristica navale. Il progetto si inserisce infatti nel percorso strategico del Gruppo guidato dall’amministratore delegato Pierroberto Folgiero, orientato al raggiungimento dell’obiettivo net-zero entro il 2035.

IPCEI Wave 2 The Future punta allo sviluppo di sistemi di propulsione avanzati basati sull’idrogeno e su soluzioni ibride, con l’obiettivo di accelerare la transizione energetica del comparto navale. Tra le tecnologie previste figurano motori a combustione interna alimentati a idrogeno, fuel cell PEM abbinate a batterie al litio e sistemi di controllo energetico di nuova generazione. Il progetto comprende inoltre lo sviluppo di un ciclo combinato gas-vapore a idrogeno ad alta efficienza per la produzione elettrica. A queste soluzioni si affiancano sistemi innovativi di stoccaggio dell’idrogeno a bordo e l’integrazione di fuel cell PEM e SOFC, Solid Oxide Fuel Cell, ampliando ulteriormente la portata tecnologica dell’iniziativa.

Alcune delle tecnologie sviluppate nell’ambito del progetto trovano applicazione su Viking Libra, la prima nave da crociera a integrare un sistema containerizzato alimentato a idrogeno, la cui consegna è prevista alla fine di quest’anno. Su questa unità, l’idrogeno alimenta fuel cell PEM da 6 MW sviluppate da Isotta Fraschini Motori, società parte del Gruppo Fincantieri, e ottimizzate per il settore crocieristico. Il riconoscimento ottenuto agli Italian Hydrogen Technology Awards sottolinea dunque la capacità di Fincantieri di guidare l’innovazione della cantieristica navale verso una nuova generazione di navi a emissioni ridotte. Una strategia che unisce ricerca, sviluppo industriale e sostenibilità, confermando la visione del Gruppo nella costruzione del futuro del trasporto marittimo.

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Meloni ‘saluta’ Briciola, il cane mascotte dei Carabinieri, durante incontro con premier coreano

(Agenzia Vista) Roma, 11 giugno 2026
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato il Presidente della Repubblica di Corea, Lee Jae Myung a Villa Doria Pamphilj. Presente anche Briciola, il cane mascotte dei Carabinieri.
Courtesy: Palazzo Chigi
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Stellantis, Volkswagen e Renault sfidano Bruxelles

Stellantis, Volkswagen e Renault chiedono una regola Made in Europe per difendere produzione, batterie e filiera UE.

StellantisVolkswagen e Renault chiedono all’Unione europea una nuova regola industriale per definire davvero che cosa significhi Made in Europe nell’automotive. I tre gruppi, che insieme rappresentano circa il 60% della produzione automobilistica europea, hanno sottoscritto un impegno comune per spingere Bruxelles verso un criterio semplice: almeno il 70% dei veicoli venduti in Europa dovrebbe incorporare almeno il 70% di valore generato nei 27 Paesi dell’UE. La formula, sintetizzata nel concetto “70:70 nell’UE27”, è molto più di una battaglia di etichetta. È un tentativo di difendere produzione, occupazione, batterie, componentistica e ricerca europea nella fase più fragile della transizione elettrica.

La richiesta arriva in un momento in cui l’industria dell’auto europea è sotto pressione su più fronti. La domanda di auto elettriche cresce meno rapidamente del previsto in diversi mercati, i costi industriali restano elevati, le normative ambientali impongono investimenti pesanti e la concorrenza globale, in particolare asiatica, si muove con prezzi aggressivi e filiere più integrate. In questo scenario, il rischio per i costruttori europei è che l’elettrificazione riduca progressivamente il valore prodotto nel continente, spostando fuori dall’Europa una parte decisiva della catena industriale.

Il punto centrale della proposta è la definizione di contenuto di valore regionale. Non basta assemblare un veicolo in uno stabilimento europeo per considerarlo realmente Made in Europe. Secondo i tre gruppi, la soglia del 70% dovrebbe tenere conto dell’intera catena del valore, dalla progettazione all’ingegneria, dalla produzione avanzata alla componentistica strategica, fino alle batterie e ai sistemi legati alla nuova architettura del veicolo elettrico. È qui che si gioca la partita economica: nell’auto a batteria il valore non è più concentrato solo su motore termico, trasmissione e meccanica tradizionale, ma si sposta verso celle, software, elettronica di potenza e piattaforme digitali.

Per i costruttori, una definizione chiara e uniforme del Made in Europe servirebbe a dare certezza agli investimenti. Se l’Europa vuole restare una potenza automobilistica globale, sostengono le aziende, deve creare un quadro realistico, capace di riconoscere il divario di costo rispetto ai concorrenti internazionali e, allo stesso tempo, premiare chi produce, sviluppa e acquista valore industriale dentro l’Unione. Il messaggio a Bruxelles è diretto: senza regole semplici e incentivi mirati, la transizione rischia di accelerare la dipendenza europea da tecnologie, materiali e componenti prodotti altrove.

La richiesta ha anche un forte significato politico-industriale. StellantisVolkswagen e Renault non chiedono soltanto compensazioni economiche per i maggiori costi europei, ma un meccanismo che spinga realmente alla localizzazione e al reshoring. In altre parole, gli incentivi pubblici non dovrebbero limitarsi a sostenere la domanda di veicoli elettrici, ma favorire la produzione europea delle parti strategiche. Questo riguarda in modo particolare le batterie, considerate l’elemento più sensibile della nuova catena del valore: senza una filiera continentale competitiva, l’Europa rischia di vendere auto elettriche progettate e assemblate localmente ma dipendenti da forniture esterne per la componente più costosa.

L’impatto potenziale riguarda tutta la filiera. Per i grandi costruttori, la regola 70:70 potrebbe diventare uno strumento per pianificare investimenti in piattaforme, impianti e fornitori europei. Per le aziende della componentistica, significherebbe maggiore visibilità industriale e più possibilità di partecipare alla trasformazione del prodotto. Per i lavoratori, potrebbe contribuire a proteggere competenze e occupazione nei siti produttivi europei. Per i consumatori, però, la sfida resta doppia: rafforzare il Made in Europe senza far aumentare troppo i prezzi finali delle auto elettriche.

Proprio il tema dell’accessibilità economica è uno dei passaggi più delicati. I tre gruppi chiedono politiche capaci di rendere le vetture elettriche più accessibili, con una particolare attenzione alle auto di piccole dimensioni. È un punto cruciale per il mercato europeo, dove citycar e compatte hanno storicamente avuto un ruolo centrale, ma oggi sono tra i segmenti più difficili da elettrificare con margini sostenibili. Batterie costose, normative complesse e volumi incerti rendono complicato produrre utilitarie elettriche a prezzi competitivi. Per questo viene invocata una flessibilità pragmatica, soprattutto sui modelli più piccoli.

La proposta può avere conseguenze anche sullo scenario competitivo. Una regola Made in Europe costruita sul contenuto di valore regionale potrebbe rafforzare i costruttori radicati nel continente e rendere meno conveniente importare veicoli o componenti strategici da aree extra UE. Allo stesso tempo, Bruxelles dovrà evitare che la misura venga percepita come una barriera protezionistica rigida. Il confine è sottile: sostenere l’industria europea senza chiudere il mercato, difendere la filiera senza alzare eccessivamente i costi, proteggere l’occupazione senza rallentare la diffusione dell’elettrico.

L’impegno comune di Stellantis, Volkswagen e Renault indica quindi una svolta nel dibattito europeo sull’auto. Dopo anni in cui la discussione si è concentrata soprattutto su emissioni, scadenze normative e incentivi alla domanda, i costruttori riportano al centro la questione della sovranità industriale. Il punto non è solo quante auto elettriche verranno vendute in Europa, ma quanta parte del loro valore resterà dentro l’Europa. È su questa percentuale che si giocherà una parte decisiva del futuro industriale del continente.

Scheda 

Protagonisti: StellantisVolkswagen GroupRenault Group
Peso industriale: circa 60% della produzione automobilistica europea
Tema centrale: definizione di Made in Europe per il settore auto
Formula proposta: 70:70 nell’UE27
Obiettivo: 70% dei veicoli venduti in Europa con 70% di valore generato nei Paesi UE
Ambiti coinvolti: progettazioneingegneriaproduzionebatteriecomponentisticafiliera industriale
Richieste principali: regole semplici, incentivi mirati, sostegno alle batterie europee, reshoring e maggiore accessibilità delle auto elettriche
Nodo di mercato: competitività europea nella transizione verso l’auto elettrica

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Iran-Usa, l’analista: “Possibile svolta in arrivo, ma servirà tempo per equilibrare gli interessi. Ma sul nucleare…”

Intesa Usa-Iran, l’esperto: “C’è una trattativa avanzata, ma servirà tempo”

Mentre le indiscrezioni su una bozza di accordo riservato tra Stati Uniti e Iran si fanno sempre più insistenti e le dichiarazioni di Donald Trump su un’intesa già raggiunta si scontrano con le frenate di Teheran e i malumori di Benjamin Netanyahu, il confronto tra Washington e la Repubblica Islamica entra in una fase sempre più ambigua, sospesa tra diplomazia sotterranea e scetticismo degli alleati

Sullo sfondo, nodi strategici come il controllo dello Stretto di Hormuz e il congelamento del programma nucleare restano al centro di una partita geopolitica che ridisegna gli equilibri del Medio Oriente.

I dettagli diplomatici trapelati nelle ultime ore – tra l’ipotesi di un vertice a Ginevra con il vicepresidente JD Vance, la mediazione del Qatar e la prospettiva di una tregua di sessanta giorni estesa al Libano – sollevano interrogativi cruciali: siamo di fronte a una reale svolta diplomatica o all’ennesimo annuncio politico prematuro? E in caso di fumata bianca, chi uscirebbe davvero vincitore e chi sconfitto da questa lunghissima crisi?

A fare chiarezza è Franz Simonini, analista geopolitico e firma della rivista Domino, che ad Affaritaliani analizza la profondità dei negoziati in corso e le possibili evoluzioni sul campo: “L’accordo esiste ed è in fase avanzata. Possibile svolta, dunque, ma che necessiterà di altro tempo per equilibrare gli interessi dei due contendenti”.

Trump parla di “accordo raggiunto”, Teheran dice che non è ancora finalizzato, Netanyahu sostiene di essere stato tenuto all’oscuro. È una svolta reale o l’ennesimo annuncio politico prematuro? Quanto dobbiamo credere a questa intesa? 

“Probabilmente entrambe le cose. Il negoziato esiste ed è in fase avanzata. Negli ultimi giorni il Qatar è tornato a fare da mediatore tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e gli inviati della Casa Bianca, mentre circolano alcune notizie riguardanti un possibile incontro a Ginevra con il vicepresidente James David Vance. Le indiscrezioni trapelate parlerebbero di un memorandum che proroga di sessanta giorni il cessate il fuoco, estendendolo al fronte libanese. Resterebbe da sciogliere il nodo sullo Stretto di Hormuz, al centro del dilemma statunitense. La trattativa sul materiale nucleare verrebbe invece rinviata ad una seconda intesa. Possibile svolta, dunque, ma che necessiterà di altro tempo per equilibrare gli interessi dei due contendenti”. 

Se l’accordo fosse vero, chi esce davvero vincitore da questa crisi? 

“Washington uscirebbe dal confronto con una fittizia vittoria tattica e morale, garantita dalla riapertura di Hormuz, ma risulterebbe sconfitta sul piano strategico qualora lo stretto non tornasse sotto la propria gestione e la questione nucleare restasse irrisolta. Teheran, dal canto suo, ha dimostrato di saper resistere agli attacchi congiunti degli Stati Uniti e dello Stato ebraico, oltre a imporre la propria volontà su un nodo essenziale della globalizzazione americana.

Allo stato attuale, sul piano strategico, la Repubblica Islamica risulta l’unica vincitrice. Il proseguimento della resistenza dipenderà dal fattore tempo e dalle pressioni esterne, anche mandarine. Di converso, in una pace priva di nemico, il rinfocolarsi delle divisioni interne potrebbe portare ad una lotta intestina. Il perdente netto risulterebbe invece Israele. La guerra avviata per decapitare il programma nucleare e sfaldare l’Impero iraniano lungo le faglie etniche interne non avrebbe raggiunto alcuno dei propri obiettivi”.

Anche ammesso che l’accordo venga firmato, quanto può durare? Siamo davanti a una vera stabilizzazione della regione o semplicemente a una tregua destinata a saltare alla prima crisi?

“La firma dell’intesa porterebbe a un congelamento delle tensioni, almeno per sessanta giorni, per poi avviare una trattativa più approfondita nei mesi successivi. La stabilizzazione generale della regione mediorientale risulta illusoria, visti i moti di assestamento tra l’ascesa dello Stato ebraico, la resistenza persiana, l’intervento della potenza d’oltre Atlantico, l’avanzamento ancirano e l’arretramento russo. Il tutto si colloca dentro un quadro di estrema precarietà sistemica.

Indipendentemente dal momento, i due soggetti dovranno comunque trovare un accordo duraturo. Washington per non continuare a impelagarsi in quadranti non strategici e concentrarsi attivamente nell’Indo-Pacifico in funzione di contenimento della Cina. Teheran per non soffocare nel blocco e nelle pressioni statunitensi a Hormuz, per non perdere definitivamente la propria proiezione mediorientale affidata agli agenti Hezbollah, Hamas, Huthi e milizie sciite, e soprattutto per non implodere internamente. L’incognita resta Israele, i cui interessi divergono da quelli degli Stati Uniti e il cui obiettivo rimane l’annichilimento della Repubblica Islamica”.

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Fincantieri consegna a Monfalcone “Mein Schiff Flow”, nuova nave da crociera dual-fuel per TUI Cruises

Fincantieri celebra a Monfalcone “Mein Schiff Flow”, la nuova nave dual-fuel da 160mila tonnellate per TUI Cruises

Fincantieri e TUI Cruises, joint venture tra TUI AG e Royal Caribbean Cruises, hanno celebrato presso il cantiere di Monfalcone la consegna di “Mein Schiff Flow”, seconda di due navi da crociera della classe InTUItion di nuova concezione dual-fuel, progettata per l’utilizzo di Gas Naturale Liquefatto, LNG, e Marine Gas Oil, MGO. Alla cerimonia di consegna hanno partecipato il Prefetto di Gorizia, Ester Fedullo, il Sindaco di Monfalcone, Luca Fasan, le autorità civili e militari del territorio, Wybcke Meier, CEO di TUI Cruises, Biagio Mazzotta, Presidente di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, Luigi Matarazzo, Direttore Generale della Divisione Navi Mercantili di Fincantieri, e Cristiano Bazzara, Direttore dello stabilimento di Monfalcone.

Con una stazza lorda di circa 160.000 tonnellate e una capacità di circa 4.000 passeggeri, “Mein Schiff Flow” nasce da un progetto di nuova generazione sviluppato da Fincantieri per coniugare innovazione, sostenibilità ed efficienza energetica. L’obiettivo è ridurre i consumi operativi e minimizzare l’impatto ambientale, nel pieno rispetto degli standard normativi più recenti. La nave è progettata per utilizzare la propulsione a LNG ed è predisposta anche per l’impiego di combustibili alternativi a basse emissioni, come bio-LNG ed e-LNG. “Mein Schiff Flow” sarà inoltre dotata di convertitori catalitici conformi allo standard Euro 6, di una turbina a vapore che sfrutta il calore residuo dei generatori diesel e di un sistema di connessione elettrica alla banchina. Queste soluzioni consentiranno un funzionamento pressoché privo di emissioni durante le soste in porto, che rappresentano circa il 40% del tempo operativo della nave.

A bordo è presente anche un innovativo sistema di trattamento dei rifiuti, progettato per trasformare le sostanze organiche in componenti riciclabili attraverso un processo termico. Una tecnologia che si inserisce nel più ampio impegno per rendere le nuove unità crocieristiche sempre più efficienti e sostenibili.

Con la consegna di Mein Schiff Flow celebriamo un nuovo traguardo nella collaborazione con TUI Cruises e confermiamo il ruolo strategico del cantiere di Monfalcone come centro di eccellenza della cantieristica mondiale”, ha dichiarato Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri. “Qui innovazione, sostenibilità e competenze industriali si trasformano ogni giorno in capacità produttiva e competitività internazionale. Questo risultato testimonia la forza di un ecosistema che continua a evolvere, investendo nelle tecnologie del futuro e valorizzando il saper fare industriale italiano. Desidero ringraziare tutte le persone che, con professionalità, passione e impegno, hanno contribuito a rendere possibile questo importante traguardo”.

La consegna di “Mein Schiff Flow” conferma una partnership tra Fincantieri e TUI Cruises fondata su fiducia reciproca e su una solida collaborazione industriale. In questo percorso si inserisce anche il contratto firmato lo scorso settembre per la costruzione di due nuove unità della classe InTUItion, gemelle di “Mein Schiff Relax” e “Mein Schiff Flow”, che saranno consegnate rispettivamente nel 2031 e nel 2032. Le nuove navi saranno realizzate secondo i più avanzati standard ambientali, rafforzando ulteriormente il rapporto con TUI Cruises e Royal Caribbean e confermando la capacità di Fincantieri di supportare la crescita dei principali operatori crocieristici mondiali.

La consegna consolida inoltre la centralità del cantiere di Monfalcone nella costruzione di navi da crociera di ultima generazione. Principale stabilimento del Gruppo, il sito ha realizzato oltre 45 navi da crociera e conta ogni giorno circa 6.500 persone al lavoro. Il cantiere rappresenta così un motore industriale e occupazionale di riferimento per il territorio e un asset centrale per l’innovazione e l’evoluzione della cantieristica navale italiana.

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BTP Italia Sì, ecco quanto rende e a chi conviene il nuovo titolo del Tesoro

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha fissato all’1,60% il tasso annuo minimo garantito della prima emissione del BTP Italia Sì, il nuovo titolo di Stato indicizzato all’inflazione pensato per i piccoli risparmiatori. Il collocamento prenderà il via il 15 giugno 2026 e si concluderà il 19 giugno, salvo chiusura anticipata.

Quanto rende il BTP Italia Sì e a chi conviene

Il rendimento del titolo non si limita all’1,60%. A questo tasso reale minimo garantito si aggiunge infatti l’andamento dell’inflazione italiana, misurata attraverso l’Indice FOI al netto dei tabacchi. Ciò significa che le cedole semestrali aumenteranno in presenza di una crescita dei prezzi, offrendo una protezione del potere d’acquisto dei risparmi. Anche in caso di deflazione, il tasso minimo dell’1,60% resta garantito. Con scadenza fissata al 23 giugno 2031, il BTP Italia Sì prevede inoltre un premio finale extra dello 0,6% sul capitale investito per coloro che acquisteranno il titolo durante il periodo di collocamento e lo manterranno fino alla scadenza. Si tratta di un incentivo destinato a favorire il mantenimento dell’investimento nel lungo periodo.

In termini pratici, il rendimento effettivo dipenderà dall’andamento dell’inflazione nei prossimi cinque anni. Se l’inflazione dovesse attestarsi mediamente intorno all’1%, il rendimento lordo complessivo potrebbe arrivare a circa il 2,60% annuo; con un’inflazione del 2% salirebbe intorno al 3,60%, mentre con prezzi in crescita del 3% potrebbe superare il 4,60% annuo. A questi rendimenti va poi aggiunto il beneficio del premio fedeltà riconosciuto a scadenza.

Il nuovo titolo appare particolarmente adatto agli investitori che desiderano proteggere il capitale dall’erosione dell’inflazione, mantenendo al tempo stesso un elevato livello di sicurezza. Può risultare interessante anche per chi punta a costruire una componente prudente del proprio portafoglio e prevede di mantenere l’investimento fino al 2031. Grazie alla rivalutazione legata all’andamento dei prezzi, il BTP Italia Sì può rappresentare una soluzione per chi teme una ripresa dell’inflazione nei prossimi anni e vuole preservare il valore reale dei propri risparmi.

Quando potrebbe essere meno conveniente

Il titolo potrebbe risultare meno interessante per gli investitori che ritengono che l’inflazione resterà molto contenuta nel medio periodo o per chi potrebbe avere la necessità di vendere il titolo prima della scadenza. In quest’ultimo caso si perderebbe infatti il diritto al premio fedeltà dello 0,6%, mentre il prezzo di vendita dipenderebbe dalle condizioni di mercato del momento.

Come acquistare il nuovo BTP Italia Sì

Il BTP Italia Sì, identificato dal codice ISIN IT0005713539, potrà essere acquistato presso le banche, gli uffici postali o tramite home banking abilitato al trading. L’investimento minimo è di 1.000 euro e il collocamento avverrà alla pari, ossia al prezzo di 100. Il capitale nominale sottoscritto è garantito alla scadenza, mentre il rendimento sarà determinato dalla combinazione tra il tasso minimo reale dell’1,60% e l’evoluzione dell’inflazione italiana nel periodo di vita del titolo.

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Monopattini, dopo l’incidente a Milano il bilancio sale a 97 vittime sulle strade italiane dal 2020

La tragedia di Eros Gagliardi, il 18enne morto a Milano dopo l’incidente in monopattino in via dell’Innovazione, si inserisce in un bilancio nazionale sempre più pesante. Secondo lo speciale Osservatorio Sapidata-Asaps, Associazione sostenitori e amici della polizia stradale, dall’inizio del 2026 le vittime di incidenti con monopattini in Italia sono salite a sei.

Dal 2020 a oggi i decessi complessivi sono stati 97. Il dato è cresciuto in modo costante negli ultimi anni: una vittima nel 2020, nove nel 2021, sedici nel 2022, ventuno nel 2023, ventitré nel 2024, ventuno nel 2025 e sei nei primi mesi del 2026. Numeri che accompagnano l’espansione della micromobilità elettrica nelle città, ma anche il moltiplicarsi dei problemi di sicurezza, soprattutto nei contesti urbani più trafficati.

A Milano quasi 500 violazioni in tre settimane

Il caso milanese arriva mentre sono in corso controlli mirati sui monopattini. Secondo i dati della Polizia locale, dal 17 maggio, giorno dell’entrata in vigore dell’obbligo di targa, al 7 giugno gli agenti hanno controllato circa 800 conducenti di monopattini elettrici in città. Le violazioni accertate sono state quasi 500. In 280 casi i guidatori erano senza casco, mentre in circa 200 casi i monopattini risultavano privi di targa. Un quadro che mostra come l’adeguamento alle nuove regole sia ancora parziale, nonostante la stretta normativa introdotta per rendere più sicura la circolazione e più facile l’identificazione dei conducenti in caso di incidente.

Casco, targa e divieto di passeggeri: le nuove norme

Le nuove norme hanno cambiato il quadro per chi utilizza un monopattino elettrico. Dal 2024 è obbligatorio indossare il casco, l’età minima per guidare è fissata a 14 anni ed è vietato trasportare passeggeri, animali o oggetti che possano ostacolare la guida. I monopattini, inoltre, non possono circolare sui marciapiedi, salvo eventuali diverse disposizioni locali. Per queste violazioni è prevista una sanzione di 50 euro. Dal 17 maggio 2026 è scattato anche l’obbligo del cosiddetto targhino, il contrassegno identificativo personale associato al proprietario del mezzo e non al veicolo. Il codice può essere richiesto tramite il Portale dell’Automobilista o presso gli uffici della Motorizzazione civile. La circolazione senza targa comporta una multa di 100 euro.

Da luglio arriva anche l’obbligo di assicurazione

La stretta non è finita. Dal 16 luglio scatterà anche l’obbligo di assicurazione per la responsabilità civile verso terzi. Una misura pensata per coprire i danni provocati in caso di incidente e per avvicinare ulteriormente la disciplina dei monopattini elettrici a quella degli altri mezzi che circolano su strada. Secondo gli ultimi dati Aci-Istat disponibili, relativi al 2024, gli incidenti stradali con monopattini elettrici sono stati 3.895, con 3.751 feriti e 23 morti. Nel frattempo, però, il numero dei mezzi effettivamente in regola resta difficile da quantificare. Prima dell’introduzione del contrassegno non esisteva un registro nazionale del parco circolante e, secondo alcune stime, i monopattini in Italia sarebbero circa 500mila, tra mezzi privati e sharing.

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Poltrone/ Valeria Ghezzi presidente ANEF confermata alla vice presidenza di Federturismo Confindustria

Ghezzi all’Assemblea Federturismo Confindustria: “La montagna è un modello di sviluppo per il turismo italiano del futuro”

La montagna italiana non rappresenta soltanto una delle più importanti destinazioni turistiche del Paese, ma un vero laboratorio di sviluppo sostenibile, occupazione stabile e innovazione territoriale. È questo il messaggio portato da Valeria Ghezzi, Presidente di ANEF e confermata Vice Presidente di Federturismo Confindustria, nel corso dell’Assemblea Pubblica 2026 della Federazione, che si è svolta ieri pomeriggio al MAXXI di Roma sul tema “Nuovi Turismi verso il 2030: Economia stellare per occupazione stabile, sostenibilità, sviluppo”.

L’Assemblea ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e delle principali organizzazioni del settore per riflettere sulle sfide e sulle opportunità che attendono il turismo italiano nei prossimi anni, sancendo inoltre l’elezione di Massimo Caputi alla Presidenza di Federturismo Confindustria.

Nel panel dedicato al ruolo dei territori e delle destinazioni, Valeria Ghezzi ha evidenziato come il concetto di “nuovi turismi” trovi nella montagna una delle sue espressioni più significative. «La montagna sta vivendo una fase di riscoperta e di rinnovata attrattività, ma la sua storia turistica affonda le radici in una tradizione millenaria. Oggi gli stessi luoghi e gli stessi paesaggi vengono interpretati attraverso nuove esperienze, nuovi servizi e nuove modalità di fruizione, capaci di rispondere alle esigenze del viaggiatore contemporaneo», ha sottolineato Ghezzi.

La Presidente di ANEF ha ricordato come le aree montane abbiano dovuto affrontare per decenni fenomeni di spopolamento e difficoltà legate all’accessibilità, ai servizi e alle infrastrutture, ma rappresentino oggi una straordinaria opportunità per costruire un modello di sviluppo equilibrato e duraturo. In Italia i comuni montani sono circa 2.500, occupano il 35% del territorio nazionale e ospitano oltre 7 milioni di residenti. Più della metà di essi presenta un’economia fortemente legata al turismo, con livelli di presenze turistiche superiori al doppio della media nazionale.

«La montagna può offrire una risposta concreta a tre grandi obiettivi del turismo del futuro: occupazione stabile, sostenibilità e sviluppo», ha spiegato Ghezzi. «Grazie all’allungamento delle stagioni e alla crescente diversificazione delle esperienze, è possibile generare lavoro qualificato per gran parte dell’anno. Allo stesso tempo, la tutela dell’ambiente naturale non rappresenta un vincolo ma una necessità strategica, perché il paesaggio e il territorio costituiscono il nostro principale prodotto turistico». Nel suo intervento Ghezzi ha inoltre ribadito il ruolo centrale degli impianti di risalita come infrastrutture di mobilità e di accesso alle terre alte, sempre più utilizzate non soltanto dagli sciatori ma anche da escursionisti, famiglie e visitatori interessati a vivere la montagna in tutte le stagioni.

I dati confermano il valore economico e sociale del comparto: ogni milione di euro di ricavi generato dai gestori degli impianti produce oltre 5 milioni di euro di spesa turistica sul territorio, circa 8 milioni di euro di giro d’affari complessivo e oltre 68 unità di lavoro annue a livello locale. Parallelamente, il settore continua a investire in innovazione e sostenibilità, con tecnologie che consentono significativi risparmi energetici e una riduzione costante dell’impatto ambientale.

«La montagna è un sistema complesso e interconnesso», ha concluso Ghezzi. «Il successo di una destinazione dipende dalla capacità di integrare infrastrutture, ospitalità, servizi, esperienze e qualità della vita delle comunità residenti. La vera sfida dei prossimi anni sarà costruire un’offerta sempre più integrata, innovativa e accessibile, capace di generare valore economico e sociale per l’intero territorio».

La conferma di Valeria Ghezzi alla Vice Presidenza di Federturismo Confindustria rappresenta un importante riconoscimento del ruolo strategico che il turismo montano e il sistema degli impianti di risalita svolgono all’interno dell’industria turistica italiana, sempre più chiamata a contribuire alla competitività e allo sviluppo del Paese.

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Milano, Eros Gagliardi morto in monopattino a 18 anni: la miocardite dopo il Covid e il ritorno sui campi di calcio

Dietro la cronaca dell’incidente avvenuto nella notte a Milano c’è la storia di un ragazzo che aveva già conosciuto la paura di dover rinunciare alla propria passione. Si chiamava Eros Gagliardi e avrebbe compiuto 19 anni ad agosto il giovane morto dopo lo schianto tra un monopattino elettrico e un’auto in via dell’Innovazione. Eros viaggiava come passeggero sul monopattino guidato da un amico. L’impatto con un’utilitaria è avvenuto attorno alla mezzanotte. Le sue condizioni sono apparse subito gravissime: soccorso e trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Niguarda, è morto poco dopo l’arrivo.

La passione per il calcio e lo stop per la miocardite

Eros amava il calcio. Una passione che aveva dovuto mettere in pausa durante la pandemia, quando aveva contratto una infezione al miocardio che lo aveva costretto a fermarsi per oltre un anno. In un’intervista rilasciata anni fa a “Sprint e Sport”, il giovane aveva raccontato il colpo ricevuto da quella diagnosi: “Quando mi hanno diagnosticato la miocardite è come se mi avessero dato una pugnalata al cuore, pensavo che tutti i miei sogni sarebbero svaniti e che non potessi più giocare a calcio”. Parole che oggi assumono un peso ancora più doloroso. Dopo un lungo percorso di cure, Eros era riuscito a ottenere l’idoneità sportiva e a tornare in campo con l’under 16 dell’Idrostar di Cesano Boscone. Un ritorno vissuto come una piccola conquista personale, dopo mesi segnati dall’incertezza.

“Ringrazio i miei genitori e la mia voglia di giocare”

Nella stessa intervista, Eros aveva descritto la fatica di un corpo costretto a fermarsi mentre la mente continuava a correre verso il campo. “Quando la testa è pronta a farti fare quello che hai sempre fatto ma il fisico non te lo permette più – aveva detto – inizi a pensare che forse davvero non tornerai mai come prima”. A sostenerlo, aveva raccontato, erano stati soprattutto i genitori: “In questo devo ringraziare i miei genitori che mi sono sempre stati vicini specialmente mio padre che mi ha sempre incoraggiato e non meno importante sono state la mia voglia e la mia passione di giocare a calcio”.

Lo schianto in via dell’Innovazione

La notte tra giovedì e venerdì, quella storia di tenacia si è interrotta sull’asfalto di via dell’Innovazione, alla periferia di Milano. Il monopattino su cui Eros viaggiava insieme a un amico si è scontrato con un’utilitaria. Feriti in modo lieve il conducente del mezzo elettrico e la persona alla guida dell’auto. Gli agenti della Polizia locale sono al lavoro per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. Per Eros, che dopo la malattia era riuscito a tornare a fare ciò che amava, non c’è stato nulla da fare.

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McDonald’s vola con Aeroitalia sul Boeing 737-800 

Aeroitalia è lieta di annunciare che dal 30 maggio il Boeing 737-800 sta operando con la nuova e distintiva livrea McDonald’s sulla rotta tra Roma e Olbia. L’iniziativa nasce per il lancio in Italia della campagna global McDonald’s World Menu Heist, che porta nel nostro paese panini, bibite e snack provenienti da altri paesi.

Il velivolo è equipaggiato con i comfort degli SkyInteriors, offrendo ai passeggeri un’esperienza di viaggio ancora più moderna e piacevole. La speciale colorazione nasce da una collaborazione tra Aeroitalia e McDonald’s, che hanno deciso di unire le proprie forze per regalare ai viaggiatori un’esperienza unica e memorabile.

Infatti, la livrea McDonald’s World Menu Heist è immediatamente riconoscibile grazie ai suoi colori brillanti e agli elementi grafici distintivi. La parte superiore della fusoliera, dal muso fino alla coda, è caratterizzata da una fascia gialla sulla quale spicca la grande scritta nera “Carico speciale: gusto McDonald’s”, subito sopra al logo Aeroitalia accompagnato dalle bandiere di diverse nazioni, a sottolineare il carattere internazionale dell’iniziativa. Sulla coda, in verticale, campeggia la scritta “World Menu Heist” in nero su sfondo giallo, mentre il logo McDonald’s appare ben visibile sia vicino alla coda sia sul muso dell’aereo.

L’utilizzo di aerei con livree promozionali rappresenta una tradizione consolidata nel settore del trasporto aereo, contribuendo a promuovere partnership prestigiose e progetti innovativi.  Aeroitalia è orgogliosa di essere protagonista di questa tendenza e invita tutti i passeggeri a scoprire e fotografare il Boeing 737-800 nella sua esclusiva veste McDonald’s World Menu Heist.

L’iniziativa è stata ideata e curata dall’Agenzia di Comunicazione Ital Communications.

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Nel cuore dello shopping scovato il ladro di borse griffate, l’Arsenio Lupin dei furgoni dei corrieri

Un cittadino Cubano di 31 anni è stato intercettato e ammanettato dalla Polizia di Stato

Il trucco utilizzato per mantenere il vano di carico aperto, senza che il conducente se ne accorgesse, non ha impedito alle Forse dell’Ordine di scoprire l’inganno. Il bottino di pelletteria di Alta Moda del valore di circa 4.000 Euro, sottratto tra via Condotti e via Borgognona, è rimasto solo per pochi minuti nelle mani dell’uomo, grazie alla tempestiva operazione del Poliziotti del I Distretto Trevi-Campo Marzio.

L’atteggiamento nervoso del trentunenne ha insospettito gli Agenti

L’uomo camminava velocemente tra la folla stringendo un sacco contenente scatole sigillate, poi, sentendosi osservato e seguito, ha tentato di entrare in un negozio, confondendosi tra i clienti, ma è stato bloccato prima che potesse raggiungere le uscite di sicurezza.

I poliziotti hanno trovato nella busta accessori di una nota maison internazionale del lusso

Gli scontrini erano assenti, dubbia la provenienza della merce. Andando, poi, a ritroso con l’indagine, data la vicinanza della boutique monomarca in piazza di Spagna, dopo aver mostrato al direttore del punto vendita codici a barre e lo speciale packaging, non ci sono stati dubbi. La merce faceva parte di una fornitura destinata ai magazzini e in consegna la mattina.

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HEINEKEN Italia, ad Assemini entra in funzione il parco fotovoltaico che alimenterà il birrificio Ichnusa

HEINEKEN Italia, ad Assemini entra in funzione il parco fotovoltaico da 8,6 MW che coprirà il 100% del fabbisogno elettrico diurno dello storico birrificio sardo

Oltre 15.000 pannelli fotovoltaici, una capacità installata di 8,6 MW e un’estensione complessiva di 137.000 metri quadrati. Sono i numeri del nuovo parco solare realizzato da ENGIE Italia per HEINEKEN Italia all’interno dello storico birrificio Ichnusa di Assemini, appena entrato in funzione.

L’impianto produrrà circa 15 GWh di energia pulita all’anno e consentirà di coprire il 100% del fabbisogno elettrico diurno dello stabilimento sardo. Una soluzione particolarmente significativa per un sito produttivo come quello di Assemini, che potrà così contare su una fonte energetica stabile, competitiva e a basse emissioni, direttamente integrata con le attività industriali del birrificio.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra ENGIE Italia e HEINEKEN Italia, che hanno sottoscritto un Power Purchase Agreement, PPA, della durata di 15 anni. L’accordo conferma un modello di partnership sempre più diffuso per accompagnare le imprese nel percorso di transizione energetica. Strumenti come i PPA permettono infatti di stabilizzare i prezzi dell’energia nel medio e lungo periodo, proteggendo produttori e industrie dalla volatilità dei mercati energetici e, in particolare, dalle oscillazioni dei prezzi del gas.

Il parco fotovoltaico si inserisce nel più ampio percorso di evoluzione e miglioramento del birrificio Ichnusa, già interessato da un importante piano di investimenti avviato nel 2021. Nel panorama italiano, impianti fotovoltaici di grandi dimensioni, superiori a 1 MW, realizzati direttamente a servizio di siti industriali sono ancora poco diffusi. Per questo il progetto di Assemini si distingue come uno dei principali esempi di produzione rinnovabile on-site collegata direttamente a un impianto produttivo.

L’integrazione tra produzione e consumo rappresenta una leva concreta per ridurre l’impatto ambientale, migliorare l’efficienza energetica e rafforzare la resilienza delle imprese. In questa direzione, ENGIE Italia e HEINEKEN Italia stanno già valutando l’introduzione di soluzioni di accumulo tramite batterie, che consentirebbero di immagazzinare l’energia rinnovabile prodotta durante il giorno e renderla disponibile anche nei momenti di minore generazione. Lo sviluppo dello storage permetterebbe di rendere ancora più efficace l’integrazione tra produzione rinnovabile e consumi industriali.

La partnership con HEINEKEN Italia rappresenta un esempio concreto di come accompagniamo i nostri clienti industriali nella transizione energetica, offrendo soluzioni che uniscono sostenibilità e competitività”, ha dichiarato Monica Iacono, CEO ENGIE Italia. “Grazie a strumenti come i PPA e a soluzioni on-site, siamo in grado di garantire alle aziende stabilità dei prezzi nel lungo periodo, con risparmi complessivi tra il 20% e il 25%. In ENGIE stiamo sviluppando iniziative come questa in tutta Italia, con l’obiettivo di raggiungere 200 MW di capacità installata entro il 2030. È questo il valore di progetti come quello di Assemini: accelerare la decarbonizzazione, rafforzare la resilienza energetica delle imprese e, allo stesso tempo, puntare sull’efficienza energetica per ridurre i costi operativi e massimizzare l’utilizzo delle risorse”. Soddisfazione anche da parte di HEINEKEN Italia, che vede nell’impianto un tassello importante della propria strategia di crescita sostenibile.

Nel birrificio Ichnusa di Assemini abbiamo inaugurato, insieme a ENGIE, uno dei più grandi impianti fotovoltaici realizzati in Italia all’interno di un sito produttivo: un progetto che ci permette di produrre energia pulita localmente, coprendo il 100% del nostro fabbisogno diurno”, ha aggiunto Alexander Koch, Amministratore Delegato di HEINEKEN Italia. “È un passo importante nel percorso di crescita sostenibile della nostra azienda e un punto di riferimento tra i progetti fotovoltaici del Gruppo HEINEKEN in Europa. Il sole della Sardegna accompagna da sempre i momenti in cui si beve una Ichnusa. E da oggi, questo sole accompagna anche il modo in cui la produciamo”.

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Nasce Entera S.p.A.: firmato l’atto di fusione tra CrowdFundMe, Smart4Tech e WeAreStarting

Finanza: CrowdFundMe incorpora Smart4Tech e WeAreStarting e cambia nome

Smart Capital S.p.A. (EGM-PRO: SMCAP) (“Smart Capital”), holding di partecipazioni industriali di tipo “permanent capital” specializzata in investimenti di Private Equity e di Private Investments in Public Equity e la sua controllata Smart4Tech S.p.A. (“S4T”), CrowdFundMe S.p.A., prima piattaforma italiana di crowdinvesting quotata su Euronext Growth Milan (“CFM”), e WeAreStarting S.r.l., società specializzata in equity crowdfunding e servizi alle imprese (“WAS”) rendono noto che in data odierna è stato stipulato l’atto di fusione per incorporazione di S4T e di WAS in CFM.

La fusione avrà efficacia civilistica a decorrere dall’ultima delle iscrizioni prescritte dall’articolo 2504 del codice civile. Gli effetti contabili e fiscali decorreranno dal 1° gennaio 2026.

Il predetto atto sarà depositato presso il competente Registro delle Imprese delle società partecipanti alla fusione e messo a disposizione del pubblico nei termini previsti dalla normativa vigente, presso la sede legale e nel sito internet di CFM nonché sul sito internet di Borsa Italiana sezione “Azioni/Documenti”.

Si comunica, inoltre, che i componenti del consiglio di amministrazione di CFM, nel contesto della medesima operazione di fusione, hanno rassegnato le proprie dimissioni con effetto a partire dalla data in cui l’assemblea dei soci delibererà la nomina del nuovo consiglio di amministrazione di CFM. A riguardo, il consiglio di amministrazione, riunitosi in data odierna, ha conferito al Presidente del consiglio di amministrazione di CFM ogni più ampio potere per procedere alla convocazione dell’assemblea degli azionisti, in sede ordinaria e straordinaria, per deliberare, inter alia, in merito al cambio di denominazione sociale da “CrowdFundMe S.p.A.” a “Entera S.p.A.” e al rinnovo dell’organo amministrativo.

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Addio a David Hockney, l’artista re della Pop Art: si è spento a Londra a 88 anni

Addio a David Hockney: scompare un gigante dell’arte contemporanea

Il mondo dell’arte piange David Hockney. Il geniale pittore, fotografo e scenografo inglese si è spento oggi a Londra all’età di 88 anni. Nato a Bradford nel 1937, Hockney è stato uno dei protagonisti assoluti della Pop Art e tra i creativi più influenti del Novecento. Famoso per i suoi ritratti e per le celebri piscine californiane, nella sua lunghissima carriera non ha mai smesso di sperimentare, passando dalle tecniche classiche come la litografia e il foto-collage fino ai dipinti digitali realizzati su iPad.

Dalla California ai musei più importanti del mondo

Dopo gli studi al Royal College of Art di Londra, Hockney si era trasferito a Los Angeles, città che ha ispirato gran parte dei suoi capolavori, caratterizzati da colori accesi e uno stile unico. In settant’anni di carriera il suo motto è sempre stato lo stesso: Love Life, un inno all’amore per la vita. Le sue opere sono entrate a far parte delle collezioni dei musei più prestigiosi del pianeta, dal MoMA di New York al Centre Pompidou di Parigi, fino alla Tate Britain. Un successo globale che gli è valso premi e onorificenze altissime, come il titolo di Companion of Honour nel 1997 e la Legion d’Onore francese proprio in questo 2026.

L’ultima mostra a Londra: il testamento spirituale

Anche negli ultimi anni le grandi capitali hanno continuato a celebrare il suo talento con mostre di enorme successo, da Tokyo nel 2023 alla Fondation Louis Vuitton di Parigi nel 2025. Proprio in questi giorni, e fino al 23 agosto, la Serpentine Gallery di Londra sta ospitando la sua ultima personale: David Hockney: A Year in Normandie and Some Other Thoughts about Painting.

La mostra, nata in stretta collaborazione con l’artista, si trasforma oggi nel suo testamento spirituale. Per la prima volta a Londra viene esposta l’opera monumentale A Year in Normandie, un dipinto lungo ben novanta metri che, insieme ad alcune tele inedite, invita il pubblico a rallentare e a riscoprire la bellezza delle piccole cose quotidiane.

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Iran, Trump mette all’angolo l’Ue: “Abbiamo vinto da soli, Europa irrilevante”. Axios: “Accordo a Ginevra entro domenica”

Netanyahu: “L’Iran non avrà armi nucleari, pieno accordo con Trump su questo”

“Finché sarò primo ministro di Israele, l’Iran non avrà armi nucleari. Il presidente Trump e io siamo in pieno accordo su questo punto. Da oltre 30 anni sono in prima linea nella lotta internazionale contro il programma nucleare iraniano. Se non fosse per questa lotta, l’Iran avrebbe avuto bombe atomiche per distruggere Israele molto tempo fa. L’Iran sta lavorando per distruggere lo Stato ebraico e io dedico la mia vita a impedirglielo e finché sarò premier di Israele, questo non accadrà”. Lo riferisce il premier israeliano Benjamin Netanyahu in una nota.

Iran, Trump a La7: “Abbiamo vinto la guerra, Europa irrilevante”

“Non avevamo bisogno del loro sostegno. Abbiamo vinto la guerra. Era in qualche modo irrilevante! Devo andare, ho una grande riunione in corso, ma abbiamo vinto la guerra in Iran. Non avevamo bisogno del loro aiuto. Grazie mille”: così il presidente Usa, Donald Trump, al telefono con Daniele Compatangelo, riportata questa mattina a Omnibus di La7, rispondendo a una domanda sul ruolo dei leader europei e del G7 rispetto alla crisi con l’Iran. Trump ha sostenuto inoltre che il sostegno degli alleati europei fosse “irrilevante”, rivendicando che gli Usa hanno raggiunto gli obiettivi senza il loro contributo.

Axios: “La firma dell’intesa Usa-Iran potrebbe avvenire a Ginevra”

La possibile cerimonia di firma di un “memorandum di intesa” tra Washington e Teheran potrebbe avvenire “nei prossimi giorni” a Ginevra: lo riporta Axios, spiegando che ieri quattro aerei C-17 statunitensi sono decollati per l’Europa nella giornata di iera, trasportando “materiale per un possibile viaggio” del vicepresidente Usa J.D. Vance, che Donald Trump ha indicato come la figura incaricata di firmare l’accordo preliminare, verso la città svizzera.

Iran, i dettagli dell’accordo con gli Usa

L’agenzia di stampa iraniana Mehr ha rivelato nuovi dettagli di una bozza di memorandum d’intesa in 14 punti tra Iran e Stati Uniti, citando una fonte vicina al team negoziale iraniano. Secondo l’agenzia, la bozza include la cessazione permanente e immediata delle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso; l’impegno degli Stati Uniti a non interferire negli affari interni dell’Iran e a rispettare la sovranità della Repubblica Islamica; Revoca completa del blocco navale entro 30 giorni; Impegno degli Stati Uniti a ritirare le proprie forze dalle zone limitrofe all’Iran; Riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni, secondo gli accordi iraniani; Sospensione delle sanzioni imposte sulle esportazioni di petrolio, prodotti petrolchimici e loro derivati, e garanzia del pieno accesso dell’Iran alle proprie risorse finanziarie; La presentazione da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati di piani di ricostruzione per l’Iran, del valore di almeno 300 miliardi di dollari.

Gli iraniani chiedono anche un periodo di 60 giorni per i negoziati al fine di raggiungere un accordo definitivo sulla questione nucleare e la revoca completa delle sanzioni primarie e secondarie statunitensi, nonché delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei Governatori dell’AIEA. Infine si chiede da part degli Usa il rinnovato impegno dell’Iran a rispettare il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) e a non produrre armi nucleari. Si assicura anche l’impegno degli Stati Uniti, durante il periodo di negoziazione, a non aumentare la propria presenza militare nella regione e a non imporre nuove sanzioni e lo sblocco di 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati durante il periodo di negoziazione finale di 60 giorni, di cui la metà messa a disposizione dell’IRAN prima dell’inizio dei negoziati. Si parla anche dell’istituzione di un meccanismo di monitoraggio per l’attuazione dell’accordo e dell’adozione dell’ACCORDO finale tramite una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Gli iraniani chiedono anche un periodo di 60 giorni per i negoziati al fine di raggiungere un accordo definitivo sulla questione nucleare e la revoca completa delle sanzioni primarie e secondarie statunitensi, nonché delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei Governatori dell’AIEA. Infine si chiede da part degli USA il rinnovato impegno dell’Iran a rispettare il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) e a non produrre armi nucleari. Si assicura anche l’impegno degli Stati Uniti, durante il periodo di negoziazione, a non aumentare la propria presenza militare nella regione e a non imporre nuove sanzioni e lo sblocco di 24 miliardi di dollari di beni iraniani congelati durante il periodo di negoziazione finale di 60 giorni, di cui la metà messa a disposizione dell’Iran prima dell’inizio dei negoziati. Si parla anche dell’istituzione di un meccanismo di monitoraggio per l’attuazione dell’accordo e dell’adozione dell’accordo finale tramite una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

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I tesori nascosti di Roma aprono al pubblico per una cultura accessibile a tutti

Le Giornate Europee dell’Archeologia 2026

Sino al 14 giugno 2026 tornano le “GEA,” Giornate Europee dell’Archeologia e, per l’occasione, la Soprintendenza Speciale di Roma – sotto l’egida del Ministero della Cultura – propone un ricco programma di aperture straordinarie, visite guidate e attività inclusive per tutte le età.Queste Giornate offrono l’opportunità di conoscere da vicino alcuni siti e cantieri della città, per la valorizzazione del patrimonio culturale attraverso esperienze, laboratori e percorsi.

I tesori nascosti di Roma aprono al pubblico per una cultura accessibile a tutti

Le grandi riaperture e le novità

Domus aristocratica appena restaurata, riapre la Villa romana monumentale al Cimitero Flaminio, dopo oltre 15 anni di chiusura. Il sito archeologico include il mausoleo di famiglia che rappresenta la prima testimonianza funeraria nell’area del cimitero più grande d’Italia. Situato nel complesso ospedaliero San Giovanni-Addolorata, Horti di Domitia Lucilla, invece, svela la zona produttiva della residenza della madre dell’imperatore Marco Aurelio, tra cortili, vasche, magazzini e botteghe affacciate su una strada basolata. Apertura straordinaria, infine, dell’area archeologica Santa Croce in Gerusalemme con la presentazione del nuovo progetto di allestimento e valorizzazione.

Iniziative per bambini e famiglie

Alle Terme di Caracalla, il 14 giugno, verrà organizzato il laboratorio didattico “Un giorno alle terme di Caracalla”, pensato per bambini dai 3 ai 6 anni per scoprire la vita quotidiana degli antichi romani. All’Arco di Malborghetto-sino al 14 giugno-ci sono visite guidate all’Arco di Costantino, laboratori sulle tecniche costruttive e sulla Via Flaminia, percorsi interattivi e la mostra Memorie Archeologiche di Pellegrini e Giubilei. Infine, il Drugstore Museum, in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi e la Cooperativa Il Treno 33, ospiterà visite guidate accessibili e laboratori sui miti romani per bambini dai 6 anni in su.

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Appalti Anas, l’ex parlamentare Verdini rinviato a giudizio a Roma. Il figlio patteggia

Appalti Anas, Verdini accusato di corruzione

Denis Verdini, ex parlamentare, è stato rinviato a giudizio dal gup di Roma. Verdini è coinvolto nelle indagine sulle commesse in Anas. Il reato contestato è corruzione. Il giudice ha inoltre dato il via libera al patteggiamento, in continuazione, a 2 anni e 10 mesi per il figlio di Verdini, Tommaso. Uno dei manager imputati, Domenico Petruzzelli, è stato condannato in abbreviato a un anno e 4 mesi e assolto dall’accusa di turbativa d’asta. Il processo per Verdini è fissato al 16 settembre.

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Fiorin fiorello, l’amore è bello… ma senza i fiori di Piccirillo ai Parioli come si fa?!?

Da 76 anni la storica rivendita era un simbolo del quartiere. La sua chiusura improvvisa scatena la protesta dei residenti. Decisamente un risveglio amaro per Angelo Piccirillo. Quando ieri mattina è arrivato davanti al suo storico chiosco di via dei Monti Parioli, ha trovato i sigilli e i nastri di sequestro. Così si è interrotta, almeno per ora, una storia iniziata nel 1950 e diventata parte integrante dell’identità del quartiere Parioli. Lo storico chiosco Piccirillo non è infatti una semplice attività commerciale. Da oltre sette decenni accompagna la vita del quartiere, tanto da essere stato riconosciuto dal Comune di Roma come esercizio storico, inserito tra le attività da tutelare nel piano del II Municipio. Una presenza familiare per generazioni di residenti, abituati a vedere quel piccolo presidio floreale all’angolo della strada, servendosene per ogni ricorrenza.

Una chiusura arrivata dopo anni di incertezza

Alla base del provvedimento ci sarebbe una vicenda amministrativa che affonda le radici nel tempo. Secondo quanto emerso, la concessione relativa all’area occupata dal chiosco non sarebbe mai stata rinnovata dopo il 2004. Una situazione rimasta sospesa per anni e che avrebbe portato ora all’intervento delle autorità con il conseguente sequestro della struttura.

La notizia si è diffusa rapidamente tra i residenti dell’iconico quartiere, provocando sorpresa e indignazione generale. Molti parlano di una decisione arrivata senza preavviso apparente, tanto da spingere il quartiere a mobilitarsi immediatamente.

Oltre mille firme per salvare il fioraio

Nel giro di poche ore, infatti, è stata avviata una raccolta firme per chiedere la riapertura del chiosco e trovare una soluzione che consenta alla famiglia Piccirillo di proseguire l’attività. L’iniziativa ha già superato quota mille adesioni, segno di quanto il negozio sia considerato un patrimonio sociale oltre che commerciale.

La vicenda riapre così il dibattito sul destino delle attività storiche romane. In una città che spesso fatica a tutelare e preservare le sue botteghe più rappresentative, il caso del chiosco Piccirillo si trasforma nel simbolo di un equilibrio sempre più fragile tra norme amministrative e tutela della memoria dei quartieri. Ai Parioli, intanto, la speranza è che quei sigilli non rappresentino la fine di una storia lunga 76 anni.

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Tragedia sul Lago Maggiore: elicottero precipita a Lesa, un morto e tre feriti

Lago Maggiore, elicottero precipita a Lesa pochi minuti dopo il decollo: un morto e tre feriti

Un elicottero è precipitato poco prima di mezzogiorno a Solcio di Lesa, sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, in provincia di Novara. Nell’impatto è morto una persona, mentre altre tre sono rimaste ferite. I feriti, classificati in codice giallo, sono stati soccorsi e trasportati negli ospedali della zona: due in elicottero all’ospedale di Novara e uno in ambulanza a Borgomanero. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco e soccorritori.

Secondo le prime informazioni, si tratta di un elicottero privato decollato poco prima da una villa nei pressi della foce dell’Erno. Il velivolo sarebbe precipitato pochi minuti dopo il decollo, finendo nella zona dei campeggi della frazione di Solcio, nel comune di Lesa. Anche il sindaco Luca Bona è giunto sul luogo dell’incidente per seguire le operazioni.

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