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Cos’è la UK Commando Force, la nuova unità nata degli specialisti della guerriglia

I Royal Marines voltano pagina, e inaugurano una nuova fase della loro storia cambiando nome: la storica 3ª Brigata Commando assumerà infatti la denominazione di UK Commando Force, un cambiamento che sancisce una trasformazione iniziata quasi dieci anni fa e destinata ad adeguare una delle forze più celebri delle Forze Armate britanniche alle esigenze della guerra moderna. Negli ultimi anni la formazione d’élite, che trova le sue radici nelle necessità di schierare gruppi di incursori autonomi che potessero operare come “commando” e avanguardia nel corso del Secondo conflitto mondiale, ha intrapreso un profondo processo di rinnovamento che ha coinvolto tutto il personale della brigata – che inquadra operatori dei Marines, Commando dell’Esercito e della Marina – con l’obiettivo di operare negli scenari più complessi,e combattere negli ambianti più ostili e impegnativi, adottando nuove tattiche, procedure e tecnologie che li renderanno in grado di rispondere alle sfide di un campo di battaglia in continua evoluzione. Ciò comprende l’introduzione di nuovi sistemi d’arma e piattaforme operative, con particolare attenzione ai mezzi senza equipaggio come droni aerei e navali, oltre a nuove capacità nel campo delle comunicazioni digitali, della sorveglianza, della mobilità tattica e del combattimento terrestre.

Il processo di trasformazione e l’assunzione di un nuovo “nome” è stato annunciato darRe Carlo III, mentre gli ufficiali dell’unità hanno tenuto a sottolineare come non si tratti di un semplice aggiornamento tecnologico ma di un cambiamento che riguarda la struttura stessa della forza che, prendendo ispirazione dalla propria tradizione nelle operazioni speciali, deve progressivamente abbandonare alcuni “modelli del passato” più recente per adattarsi, o meglio, riadattarsi, a scenari che richiedono unità di incursori autonome che devono essere in grado di operare per lunghi periodi a grande distanza dal supporto principale, mantenendo le loro capacità in ambienti ostili, si tratti dell’Artico o dei deserti africani.

Che sia con il caldo, il freddo o una persistente umidità, avete sempre dimostrato che non esistono ambienti in cui un Royal Marine non possa operare e vincere“, ha dichiarato Re Carlo III rivolgendosi ai reparti schierati nel Quadrangle del castello di Windsor, durante la consegna delle nuove insegne alle quattro unità dei Royal Marines –40ª, 42ª, 43ª e 45ª Commando – che d’ora in poi saranno inquadrante come United Kingdom Commando Force.

Passato, presente e futuro dei Royal Marines Commando

Il nome 3ª Brigata Commando occupa un posto di rilievo nella storia militare britannica. La sua eredità affonda le radici nella 3rd Special Service Brigade, che adottò questa denominazione quando lasciò il teatro mediorientale per essere impiegata sul fronte dell’Estremo Oriente tra il 1943 e il 1945, durante la guerra nel Pacifico.

Le formazioni commando nacquero nel 1940 su impulso del primo ministro britannico Winston Churchill, in una delle fasi più critiche della Seconda guerra mondiale. L’idea era quella di creare piccole unità composte da soldati altamente addestrati, capaci di condurre rapide incursioni contro il nemico. Il modello di riferimento erano i “kommando” boeri, gruppi di combattenti irregolari che durante la Seconda guerra boera avevano messo in seria difficoltà le forze britanniche attraverso azioni di guerriglia e attacchi mordi e fuggi tra il 1899 e il 1902. Churchill conosceva bene quel precedente. Durante il conflitto sudafricano era stato catturato dai boeri e ne aveva osservato da vicino i metodi operativi, rimanendone profondamente colpito. Per questo incaricò il tenente colonnello Dudley Clarke, ufficiale dello Stato Maggiore del War Office, di delineare una nuova forza in grado di “instaurare un clima di terrore lungo le coste nemiche“. Nacquero così i primi Commando, che in seguito vennero raggruppati nelle Special Service Brigades, tra cui la 3ª Commando Brigade. Quest’ultima divenne la principale formazione organica delle Forze Armate britanniche dedicata alle operazioni anfibie e di assalto, riunendo le unità operative dei Royal Marines insieme a reparti di supporto provenienti dai Royal Engineers, dalla Royal Artillery e dalla Fleet Air Arm. Una struttura che le consentiva di operare con un elevato grado di autonomia sul campo.

Un ruolo fondamentale fu svolto proprio dai Royal Marines Commandos, costituiti per iniziativa di Lord Louis Mountbatten attraverso la conversione di unità della Marina in formazioni d’assalto specializzate. Questi reparti erano concepiti per agire come avanguardia durante gli sbarchi anfibi, conducendo ricognizioni, incursioni e operazioni offensive a supporto delle forze convenzionali. Dopo l’impiego in Birmania, gli uomini della 3ª Brigata Commando continuarono a specializzarsi nelle operazioni dietro le linee nemiche, pur adottando progressivamente tattiche più convenzionali, proprie della fanteria d’élite e delle truppe d’assalto. Nel corso dei decenni successivi la brigata prese parte ad alcune delle principali operazioni militari britanniche, dalla crisi di Suez alla Guerra delle Falkland, fino ai conflitti in Afghanistan e Iraq.

Questa lunga tradizione rappresenta ancora oggi una componente essenziale dell’identità dei Royal Marines. Tuttavia, secondo il Generale Sir Gwyn Jenkins, Primo Lord del Mare e Comandante Generale dei Royal Marines, il nuovo nome United Kingdom Commando Force riflette meglio l’evoluzione compiuta nell’ultimo decennio. “Questo è più di un semplice cambio di nome: riflette un decennio di trasformazione“, ha dichiarato. Jenkins ha sottolineato come la forza sia passata dall’essere una brigata anfibia ad altissima prontezza operativa a una moderna formazione di commando distribuita su scala globale e progettata per operare negli ambienti più impegnativi. A suo giudizio, la denominazione United Kingdom Commando Force descrive più accuratamente una realtà composta da unità altamente flessibili, tecnologicamente avanzate e specializzate in un ampio spettro di missioni, pienamente adattate alle caratteristiche della guerra del XXI secolo.

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