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Ipo Shein, la valutazione scende ancora: si punta a 25 miliardi

Shein punta a una valutazione di circa 25 miliardi di dollari per il suo sbarco alla Borsa di Hong Kong, riducendo le aspettative rispetto ai quasi 100 miliardi toccati quattro anni fa. Secondo quanto riportato da Reuters, il colosso del fast fashion con sede a Singapore prevede di lanciare l’offerta pubblica iniziale entro la fine della settimana, adeguando le stime al ribasso per far fronte alle attuali condizioni di mercato. La cifra rappresenta un ridimensionamento anche rispetto al target di 30-40 miliardi di dollari ipotizzato soltanto all’inizio di agosto.

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I fatti principali

  • Shein punta a un valore aziendale di circa 25 miliardi di dollari per la quotazione a Hong Kong, in forte calo rispetto ai 98,2 miliardi raggiunti nel 2022.
  • Secondo indiscrezioni raccolte da Reuters, l’azienda intende lanciare l’offerta pubblica iniziale entro la fine della settimana.
  • Il target attuale segna una riduzione rispetto ai 30-40 miliardi di dollari di inizio del mese.
  • La scelta di abbassare il prezzo riflette la volontà del gruppo di adottare un profilo prudente per superare la cautela della comunità finanziaria e completare l’operazione.

Il contesto

Nel 2022, al culmine di un round di finanziamento privato, Shein valeva 98,2 miliardi di dollari. L’anno successivo la valutazione era già scesa a 64 miliardi, mentre all’inizio di questo mese le stime degli analisti spaziavano ancora tra i 30 e i 40 miliardi di dollari.

A pesare su questo progressivo ridimensionamento sono stati due fattori principali: il rallentamento della crescita delle vendite dopo il boom del periodo pandemico e un quadro normativo internazionale sempre più stringente per il commercio elettronico transfrontaliero. Con la scelta di posizionarsi a quota 25 miliardi, la società punta ora su un prezzo più basso e prudente per conquistare la fiducia degli investitori e portare a termine il collocamento.

Con un valore atteso di 25 miliardi di dollari, Shein si posiziona su livelli simili a quelli del colosso svedese H&M, che ne vale circa 26. Resta invece lontano dai vertici del settore: Fast Retailing, il gruppo giapponese che controlla Uniqlo, supera i 160 miliardi di dollari di capitalizzazione, mentre la spagnola Inditex, proprietaria di Zara, ne vale oltre 200.

A margine

Secondo quanto riferito da Reuters, diversi investitori che hanno partecipato alle presentazioni per l’Ipo o analizzato i bilanci dubitano che Shein possa ritrovare i tassi di crescita del 2022, quando aveva raggiunto una valutazione di 98,2 miliardi di dollari. Una stima al ribasso ha inoltre un impatto diretto sulla struttura del capitale: in base agli accordi previsti per la quotazione, se il valore scende sotto determinate soglie la società è tenuta a compensare i primi investitori attraverso l’emissione di nuove azioni.

Chi è il miliardario dietro Shein

Sky Xu è il cofondatore e amministratore delegato di Shein, la piattaforma di e-commerce cresciuta con le vendite di abbigliamento ultra-economico a clienti in oltre 150 Paesi. Sostenuta da investitori come HongShan (ex Sequoia China), l’azienda ha basato la sua espansione sui prezzi bassi e sull’uso dei canali digitali.

Nel 2023 Xu ha cercato di diversificare il modello di business stringendo un’intesa con Sparc Group, gestore del marchio Forever 21, per distribuire i prodotti Shein nei punti vendita fisici negli Stati Uniti. Il percorso verso la quotazione ha però incontrato diversi ostacoli: dopo i problemi normativi che hanno bloccato i progetti di sbarco a Wall Street e a Londra, il gruppo ha spostato il focus sulla Borsa di Hong Kong. Secondo le stime di Forbes, il patrimonio personale di Xu è oggi di circa 6 miliardi di dollari.

L’articolo Ipo Shein, la valutazione scende ancora: si punta a 25 miliardi è tratto da Forbes Italia.

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A misura di ambiente: Irplast rende sostenibile tutto il ciclo di vita del packaging

Contenuto tratto dal numero di agosto 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

IRPLAST – BRANDVOICE | paid program

Irplast ha varato una strategia per rendere più sostenibile tutto il ciclo di vita del packaging, con interventi che vanno dalla riduzione degli spessori al recupero degli scarti. Un progetto accelerato ora dalla relazione con Toppan, gruppo giapponese di cui fa parte dal 2025.

Irplast accelera sul packaging circolare tra nuovi investimenti e sinergie con Toppan

Il packaging è diventato uno degli snodi centrali dell’economia circolare. Non rappresenta più soltanto uno strumento di protezione, conservazione e comunicazione del prodotto, ma una leva industriale per ridurre l’impatto ambientale, preservare la qualità degli alimenti e rispondere a un quadro normativo europeo sempre più orientato alla riciclabilità, all’impiego di materiali riciclati e all’efficienza nell’uso delle risorse.

In questo scenario si inserisce il percorso di crescita di Irplast, azienda italiana specializzata nella produzione di film Bopp (polipropilene biorientato) a stiro simultaneo, etichette e nastri adesivi stampati. Con soluzioni in polipropilene sostenibili e progettate per essere riciclate, l’azienda si propone come partner industriale per i brand che intendono evolvere verso modelli di packaging più circolari, senza rinunciare alle prestazioni tecniche richieste dal mercato.

Nel 2025 la società è entrata nel gruppo giapponese Toppan ed è guidata da Fausto Cosi, amministratore delegato e presidente. “L’ingresso nel gruppo Toppan ha ulteriormente rafforzato la nostra visione, accelerando un piano di sviluppo fondato su tre direttrici strategiche: leadership tecnologica, transizione green e valorizzazione delle sinergie industriali internazionali”, spiega Cosi. “Un percorso che punta a consolidare il posizionamento di Irplast sui mercati europei e globali, facendo leva su innovazione di prodotto, capacità industriale e sostenibilità”.

Un investimento 
da oltre 60 milioni di euro

Elemento centrale di questa strategia riguarda lo stabilimento di Atessa, in Abruzzo, dove Irplast ha installato una nuova linea produttiva realizzata da Brückner Maschinenbau, azienda specializzata negli impianti industriali per la produzione di film plastici ad alte prestazioni. L’impianto utilizza la tecnologia Lisim, che consente di stirare simultaneamente il film in polipropilene nelle due direzioni, longitudinale e trasversale, migliorandone uniformità, resistenza e prestazioni tecniche.

La nuova linea, ha spiegato Cosi, è destinata a produrre fino a 30mila tonnellate di film Bopp per applicazioni innovative e sostenibili ad alto valore aggiunto. L’investimento, da 63 milioni di euro, sosterrà in particolare lo sviluppo di strutture monomateriale in polipropilene, progettate per essere più facilmente riciclabili e coerenti con l’evoluzione della normativa europea sugli imballaggi. L’aumento della capacità produttiva permetterà inoltre di rispondere alla domanda di soluzioni replicabili su scala industriale, conformi ai futuri requisiti normativi e capaci di integrare materiale riciclato. In questa direzione si inserisce la gamma Irplast Loop, realizzata con plastica riciclata post-consumo certificata, che rappresenta uno degli esempi più concreti dell’approccio dell’azienda alla circolarità del packaging.

Il packaging flessibile 
alla prova della riciclabilità

L’integrazione tra il know-how di Irplast e la tecnologia di Toppan ha portato allo sviluppo di una confezione (pouch) flessibile monomateriale in polipropilene, destinata, tra gli altri utilizzi, ai settori alimentare e pet food, progettata per semplificare il riciclo rispetto alle tradizionali strutture composte da materiali differenti. La struttura, interamente basata sul polipropilene, combina uno strato esterno in Bopp, una barriera trasparente ultrasottile e uno strato sigillante, mantenendo la compatibilità con il flusso di riciclo del polipropilene. La soluzione è stata sviluppata anche per resistere ai processi di sterilizzazione e garantire prestazioni di barriera comparabili a quelle delle tradizionali confezioni multistrato; un aspetto rilevante per i prodotti sensibili, nei quali protezione, conservazione e sicurezza restano requisiti prioritari.

Il passaggio da imballaggi composti da materiali diversi a strutture monomateriale rappresenta una delle principali evoluzioni del packaging flessibile. La direzione indicata dall’Unione europea è quella di favorire confezioni più semplici da riciclare e progettate fin dall’origine secondo criteri di maggiore circolarità. Questa specifica tecnologia ha ricevuto il riconoscimento Silver nella categoria dedicata al design sostenibile dell’iniziativa Save Food, promossa durante Interpack 2026 a Düsseldorf, in Germania.

Sostenibilità, investimenti 
e competitività

La strategia ambientale copre l’intero ciclo di vita del packaging, con interventi su riduzione degli spessori, riciclabilità e recupero degli scarti produttivi. “Irplast è pronta a contribuire alla transizione del packaging su scala globale con soluzioni all’avanguardia e un solido posizionamento competitivo”, prosegue Cosi. “La nostra cultura d’impresa si fonda sui principi di integrità e trasparenza, che guidano le attività di business e il rapporto con gli stakeholder. Il nostro impegno nelle tematiche esg si riflette anche nei processi finanziari e nelle scelte di investimento del gruppo.

La partnership con Toppan ha permesso di rafforzare competenze, accelerare lo sviluppo tecnologico e valorizzare il know-how distintivo di Irplast all’interno di una strategia internazionale più ampia. Innovazione, efficienza industriale, sostenibilità e capacità di anticipare l’evoluzione del settore rappresentano oggi le principali direttrici di crescita dell’azienda. La sfida futura di Irplast sarà cogliere nuove opportunità nei comparti più dinamici del largo consumo, come il pet food, dove cresce la domanda di confezioni pratiche e performanti, capaci di rispondere alle esigenze di converter, retailer e consumatori sempre più attenti alla sostenibilità”.

L’articolo A misura di ambiente: Irplast rende sostenibile tutto il ciclo di vita del packaging è tratto da Forbes Italia.

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Soevis punta sulla consulenza per trasformare il cliente in un consumatore consapevole

Contenuto tratto dal numero di agosto 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

SOEVIS – BRANDVOICE | PAID PROGRAM

“Il nostro obiettivo è offrire non solo un prodotto, ma anche un servizio”. Nelle parole di Domenico Ditto, fondatore e guida di Soevis – Società Energetica Italiana, c’è la sintesi di una visione aziendale orientata a ribaltare le logiche del settore energetico, sempre più caratterizzato da volatilità, offerte aggressive e competizione sul prezzo.

Logiche che troppo spesso sembrano ridurre tutto a una questione di tariffe e promozioni e che l’azienda non condivide; non del tutto, perlomeno. Tanto che sin dalle origini ha scelto una strada diversa: non limitarsi a vendere luce e gas, ma insegnare ad averne consapevolezza. Una sfida culturale prima ancora che commerciale, che continua, attraverso approccio consulenziale e rapporto diretto con clienti privati, imprese ed enti pubblici. Perché, secondo Ditto, “la conoscenza dell’energia è un valore e la consapevolezza rappresenta il primo strumento per orientarsi in un mondo sempre più complesso”.

Un modello basato sulla relazione

L’azienda opera nel mercato libero con un’offerta dedicata alla fornitura di energia elettrica e gas naturale, affiancata da servizi di consulenza energetica e soluzioni per l’efficienza e la gestione intelligente dei consumi. Accanto all’attività tradizionale, sviluppa anche progetti innovativi per la pubblica amministrazione, con sistemi di illuminazione intelligente e tecnologie legate alla mobilità sostenibile. Ma più ancora dei servizi, a distinguere Soevis è il metodo.

La relazione personale e il contatto umano hanno priorità assoluta. Non a caso l’azienda ha scelto di non puntare sulle logiche di acquisizione di massa. Alla base dell’idea imprenditoriale c’è la convinzione che il dialogo diretto, il confronto continuo e la fiducia siano elementi indispensabili per costruire una relazione duratura con i clienti. Una strategia che così privilegia la fidelizzazione.

Dai territori a una presenza nazionale

Nel 2025 il numero dei clienti è più che raddoppiato, confermando così la solidità del modello di sviluppo. “Prossimità, trasparenza e assistenza dedicata sono i nostri punti di forza”, ribadisce Ditto. “Vogliamo essere un alleato energetico, un punto di riferimento capace di accompagnare il cliente dalla scelta dell’offerta alla gestione quotidiana dei consumi, con un supporto costante per ogni esigenza”. È una filosofia che parte dal territorio e che ha radici profonde nelle province di Milano, Varese, Como e Brescia.

Da qui, grazie a una rete capillare di professionisti e a una serie di aperture di store da nord a sud, da Legnano a Lecce, Soevis ha ampliato il proprio raggio d’azione fino a estendere i servizi all’intero territorio nazionale, mantenendo sempre quell’approccio di prossimità che rappresenta uno dei tratti distintivi dell’azienda.

Imparare a leggere la bolletta

In un settore in cui le bollette continuano a essere percepite come documenti indecifrabili e dove il costo finale è spesso l’unico parametro preso in considerazione, Soevis prova a spostare il baricentro sulla comprensione dei meccanismi che regolano il mercato. “La parte più importante è la spiegazione della bolletta, perché per il cliente spesso è un mistero”, osserva Ditto.

“Bisogna distinguere le voci, capire cosa si paga davvero, cosa dipende dal mercato e cosa, invece, è stabilito per legge. Solo così si può avere consapevolezza e comprendere l’intero meccanismo che sta dietro alla fatturazione dell’energia”.

L’educazione energetica parte dal territorio

Da qui nasce anche una delle iniziative più semplici e allo stesso tempo più utili portate avanti dalla società, quella dell’educazione energetica. “Facciamo incontri sul territorio, con scuole, istituzioni e realtà locali. A me interessa che i miei ingegneri spieghino le regole, le leggi, e rispondano alle domande, dall’uso delle lampadine alle prese, quando usare l’asciugatrice e quando no: con piccole pillole concrete che aiutino davvero a capire e a risparmiare”.

Una missione che si traduce in attività di divulgazione, momenti di confronto con le comunità e strumenti pratici pensati per aiutare cittadini e imprese a gestire in modo più efficiente i consumi.

Dal vademecum alla consulenza personalizzata

In questa direzione si inserisce anche il manuale ‘Autodifesa caro bollette’, vademecum realizzato per fornire consigli pronti all’uso nella vita quotidiana. Dal corretto utilizzo degli elettrodomestici alla temperatura ideale da mantenere negli ambienti di casa, fino alle piccole attenzioni che consentono di ridurre sprechi e consumi, il principio è sempre lo stesso: la conoscenza può trasformarsi in risparmio.

Fare consulenza, del resto, significa proprio questo: “Vuol dire mettere a disposizione persone qualificate in carne e ossa e luoghi fisici dove trovare risposte. Analizziamo le abitudini energetiche dei clienti e proponiamo soluzioni mirate, trasformando il risparmio in un percorso guidato e sostenibile nel tempo”.

Energia, comunità e responsabilità

La presenza sul territorio si esprime anche attraverso il sostegno a iniziative culturali, sportive e sociali. Dai concerti a manifestazioni storiche come il Palio di Legnano, Soevis interpreta il ruolo dell’impresa come quello di un attore responsabile, parte integrante delle comunità in cui opera. Un modo per contribuire alla valorizzazione delle eccellenze locali e rafforzare quel legame di fiducia che rappresenta uno dei pilastri della sua crescita.

In un momento storico segnato da tensioni geopolitiche, oscillazioni dei prezzi e continui cambiamenti degli scenari energetici internazionali, capire l’energia significa anche acquisire gli strumenti per orientare le proprie scelte presenti e future. Ed è qui che Soevis prova a fare la differenza. Perché in un settore dove il prezzo sembra essere l’unico criterio di valutazione, l’azienda punta a riportare al centro la relazione, la trasparenza e, soprattutto, la conoscenza. Con la convinzione che un consumatore più informato sia anche un consumatore più libero e un risparmiatore più attento ai costi e ai consumi, per sé e per l’ambiente.

L’articolo Soevis punta sulla consulenza per trasformare il cliente in un consumatore consapevole è tratto da Forbes Italia.

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Anthropic prepara l’Ipo: per gli investitori può valere oltre 2mila miliardi di dollari

Anthropic potrebbe arrivare a Wall Street con una valutazione superiore ai 2mila miliardi di dollari, più del doppio rispetto ai 965 miliardi raggiunti con l’ultimo round di finanziamento. Secondo quanto riportato dal Financial Times, alcuni investitori della startup di intelligenza artificiale ritengono che la società possa debuttare in Borsa già a ottobre, sostenuta dalla rapida crescita dei ricavi e dalla domanda per i modelli Claude.

Se queste aspettative venissero confermate, quella di Anthropic sarebbe una delle quotazioni più ambiziose mai viste sui mercati e porterebbe la startup fondata nel 2021 da Dario Amodei e Daniela Amodei a confrontarsi direttamente con i gruppi tecnologici di maggiore valore al mondo. Il riferimento più recente è SpaceX, sbarcata in Borsa a giugno con una valutazione di circa 1.770 miliardi di dollari.

LEGGI ANCHE: SpaceX punta a raccogliere 75 miliardi di dollari con l’Ipo, valutazione oltre 1.750 miliardi

Dai 965 miliardi alla soglia dei 2mila miliardi

La corsa di Anthropic ha accelerato negli ultimi mesi. A fine maggio la società ha annunciato un round Series H da 65 miliardi di dollari, guidato da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital, che ha portato la valutazione post-money a 965 miliardi di dollari. Nello stesso annuncio Anthropic ha comunicato di aver superato i 47 miliardi di dollari di ricavi annualizzati all’inizio di maggio.

Al momento, tuttavia, non risulta definito un obiettivo ufficiale di valutazione per la quotazione. La soglia dei 2mila miliardi riflette quindi le aspettative di alcuni investitori e non una valutazione fissata dalla società.

La crescita di Claude tra le imprese

Alla base delle aspettative c’è soprattutto la crescita di Claude nel mercato aziendale, segmento sul quale Anthropic ha concentrato una parte importante della propria strategia. I dati di Ramp mostrano quanto la competizione con OpenAI sia diventata serrata: ad aprile Anthropic aveva superato per la prima volta la rivale nell’adozione tra le aziende monitorate, raggiungendo il 34,4% contro il 32,3% di OpenAI.

Il vantaggio è aumentato nei mesi successivi. A giugno, secondo il Ramp AI Index pubblicato a luglio, Anthropic era utilizzata dal 42,4% delle aziende considerate, contro il 39,5% di OpenAI. Allo stesso tempo, i dati mostrano come i modelli cinesi e open source stiano guadagnando terreno soprattutto tra le aziende che fanno un uso più intenso dell’intelligenza artificiale, senza però aver ancora sottratto quote significative ai due principali operatori statunitensi.

Una quotazione tra crescita e rischi

La possibile Ipo arriverebbe però in una fase delicata per il settore. La crescita dell’intelligenza artificiale continua ad attirare capitali, mentre aumentano gli interrogativi sulla sostenibilità delle valutazioni, sui costi dell’infrastruttura necessaria ad addestrare ed eseguire i modelli e sulla capacità delle aziende del settore di trasformare l’espansione dell’utilizzo in risultati economici duraturi.

Anthropic deve inoltre affrontare una concorrenza sempre più forte sul prezzo. Le alternative open source e i modelli sviluppati dai laboratori cinesi stanno ampliando le possibilità a disposizione delle aziende, soprattutto per le attività nelle quali non è necessario utilizzare i sistemi più avanzati e costosi. I dati di Ramp indicano comunque che, almeno per ora, l’adozione di queste alternative rimane limitata rispetto a quella dei principali operatori americani.

A questo si aggiungono le tensioni con il governo statunitense. A giugno Anthropic ha temporaneamente sospeso l’accesso ai modelli Claude Fable 5 e Claude Mythos 5 dopo una direttiva del governo americano che imponeva restrizioni nei confronti dei cittadini stranieri. Le misure sono state successivamente revocate e Anthropic ha ripristinato i modelli all’inizio di luglio.

La sfida della valutazione

È proprio il rapporto tra crescita e valutazione a rendere il possibile debutto di Anthropic uno dei test più importanti per il mercato dell’intelligenza artificiale. Passare dai 965 miliardi dell’ultimo round privato a oltre 2mila miliardi significherebbe più che raddoppiare il valore della società nel giro di pochi mesi.

Per giustificare una cifra simile, gli investitori puntano sulla possibilità che Anthropic continui a espandere rapidamente i ricavi e consolidi la propria posizione nel mercato enterprise. Ma sarà il mercato pubblico a stabilire quanto gli investitori siano ancora disposti a pagare per la crescita dell’intelligenza artificiale.

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Chi è Nicolai Tangen, il manager da 2.300 miliardi che investe con pazienza mentre i mercati corrono

Di PNA

È Nicolai Tangen il ceo di Norges Bank Investment Management (Nbim), il colosso che gestisce il Government Pension Fund Global (GPFG), il fondo sovrano della Norvegia e il più grande fondo sovrano al mondo. Sotto la sua guida, Nbim ha da poco annunciato di avere chiuso il primo semestre 2026 con un utile record di 185 miliardi di dollari.

Nicolai Tangen, la carriera

Nato nel 1966 a Kristiansand, sulla costa meridionale della Norvegia, Tangen è al comando di Norges Bank Investment Management dal 1° settembre del 2020 ed è considerato tra i ceo istituzionali più importanti in Europa e nel mondo, gestendo masse per 2.300 miliardi di dollari. Formatosi tra Wharton, il Courtauld Institute of Art e la London School of Economics, dopo essere stato partner e analista senior di Egerton Capital e analista azionario di Cazenove & Co. Tangen ha fondato nel 2005 Ako Capital, hedge fund londinese di cui è stato ceo e cio, prima di prendere le redini di Norges Bank.

Un passaggio a dir poco sofferto, in quanto la sua nomina a numero uno del fondo norvegese diventò nel 2020 un vero e proprio caso mediatico per i suoi legami con i paradisi fiscali.  Le acque si calmarono grazie alla decisione di Tangen di tagliare del tutto i ponti con la società Ako, chiudendo l’Ako Trust. Il manager trasferì inoltre il proprio patrimonio a un blind trust gestito dalla società norvegese Gabler Investments.

Gli investimenti di Nbim

Dal 2020 Tangen è saldamente alla guida di Nbim, che detiene circa l’1,5% di tutte le società quotate a livello globale, investendo in quasi 9.000 aziende di diversi Paesi, tra cui numerose società italiane, da Leonardo ed Enel a Intesa Sanpaolo, UniCredit, Ferrari e Generali. La diversificazione del fondo arriva fino a SpaceX, di cui NBIM ha comunicato una partecipazione dello 0,05%, valutata 1,2 miliardi di dollari al 30 giugno.

In generale, a trainare al rialzo il portafoglio azionario di Norges Bank nel primo semestre del 2026 sono stati soprattutto gli investimenti nei giganti produttori di semiconduttori, come Samsung, SK Hynix, TSMC, ASML, Intel e Nvidia. “Direi che il modo per fare soldi è, innanzitutto, avere un orizzonte molto, molto lungo — non cambiare strategia — ed essere ben diversificati”, ha osservato Nicolai Tangen, in un’intervista rilasciata alla Cnbc.

Il metodo Tangen

In un contesto caratterizzato da mercati alle prese con diverse incognite, Nicolai Tangen continua a mantenere calma e sangue freddo. Il suo modus operandi si riassume in alcune frasi che il manager ha proferito negli ultimi anni, come: “Più velocemente rispondi, meno hai bisogno di parlare”, o “meno decisioni prendi, migliori saranno”.

Forte sostenitore dell’importanza della pazienza, il ceo ha detto anche che “la cosa migliore che puoi fare in alcuni giorni è non fare nulla” mentre, sul rischio di commettere errori, meglio “commetterne di nuovi” che perseverare in quelli già commessi. I principi alla base del pensiero di Tangen sono dunque i seguenti: la credibilità per mantenere la rotta, la pazienza per investire durante le fasi di volatilità e la libertà di puntare sulle transizioni destinate a definire il prossimo ciclo di crescita.

Tra le novità che la gestione di Nicolai Tangen ha portato nell’asset allocation del fondo sovrano, sicuramente quella del clima. Il manager è convinto infatti che un fondo sovrano non possa ignorare i rischi a cui l’economia globale farà fronte nei prossimi decenni, tra cui quelli dei cambiamenti climatici.

Di conseguenza, in linea con il perseguimento degli obiettivi net-zero e della transizione energetica, Norges Bank Investment Management ha aumentato con Tangen la propria esposizione verso le energie rinnovabili. Il fondo non considera le rinnovabili semplicemente come una scelta “green”, ma come un’opportunità di investimento per generare rendimento e diversificare il portafoglio, in linea con i principi alla base della strategia del manager.

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