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Non c’è Beethoven senza di lui. Con Guido d’Arezzo si celebrano i mille anni della scrittura musicale

Galileo, Einstein, Michelangelo, Shakespeare, Giotto, Aristotele, Kant: e ne potrei aggiungere tanti, tanti altri. Sono personaggi enormi che hanno modificato, ampliato, arricchito interi territori della nostra cultura. Qui ve ne propongo un altro, forse meno universalmente noto, ma non per questo meno grande.

È Guido d’Arezzo. Non si sa dove sia nato, è probabile Pomposa, nel ferrarese, dove fu istruito. Fu monaco benedettino poco dopo l’anno Mille, nella locale abbazia, allora un importante centro monastico. Intorno al 1025 entrò al servizio di Teodaldo di Canossa vescovo di Arezzo. Che fece di così significativo? Una cosa semplice semplice, che ha però cambiato il corso della storia e della cultura musicale dell’Occidente: inventò la scrittura musicale su rigo. Un’invenzione dalle ricadute pedagogiche e didattiche immense, che incise profondamente sulla formazione dei musicisti, e rese possibile il poderoso sviluppo dell’arte musicale: la quale, come tutti sanno, proprio nella notazione ha un requisito essenziale, e perciò, non solo è suonata e cantata, ma è in primis musica scritta. Detto in soldoni: senza Guido non avremmo avuto Bach, Monteverdi, Beethoven, Schönberg, Debussy, Puccini, Britten, Šostakovič eccetera.

Quella di Guido fu un’invenzione geniale, ‘tecnologica’ la definiremmo oggi: lui la descrisse nel suo Prologus in antiphonarium, che nel 2025 ha compiuto mille anni. La scrittura consentì ai cantori ecclesiastici un cambiamento epocale nell’apprendimento: ora potevano intonare melodie non conosciute, leggendole semplicemente a prima vista. Non occorreva più, come si era fatto fin lì, impararle e ricordarle a memoria, con uno sforzo lungo ed intenso. I tempi di apprendimento erano abbreviati, e la difficoltà di memorizzare molto mitigata. Un bel risparmio di tempo e di energie: oggi un’operazione così farebbe schizzare in alto le borse del pianeta. C’è ancora un aspetto essenziale da sottolineare: la scrittura musicale, così come quella letteraria, rende possibile la memoria collettiva, e in tal modo mette in rapporto l’individuo e la collettività. Senza di essa non avremmo potuto costruire la storia musicale dell’uomo e della società dell’Occidente.

Per celebrare il Millenario della Notazione guidoniana, il Ministero della Cultura ha istituito un Comitato nazionale: esso ha il compito di ‘programmare, promuovere e curare’ lo svolgimento delle varie manifestazioni sull’arco di tre anni. Ne fanno parte illustri studiosi; il presidente eletto è Cesarino Ruini, già professore nell’Università di Bologna, riconosciuto a livello internazionale come autorevole medievista. La segretaria è la musicologa Cecilia Luzzi, che gran parte ha avuto nell’ideazione del Comitato.

Le iniziative previste nel primo anno delle celebrazioni prenderanno avvio in occasione della Festa della Musica, il 21 giugno, che ad Arezzo sarà celebrata come Guido Day. Tre i percorsi che si svilupperanno nel 2026.

(1) Il primo ha un intento divulgativo: vuole avvicinare un pubblico vasto alla storia della notazione. Prevede una pubblicazione illustrata per bambini sulla storia delle note musicali, DO, RE, MI … Guido Monaco e l’Invenzione delle note (ed. Curci Young), ossia l’edizione italiana, a cura dello stesso Ruini, del volumetto ideato dall’attrice Julie Andrews e dalla figlia Emma Walton. Inoltre, la mostra digitale “La mano guidoniana: il primo software musicale”, che rimarrà aperta fino al 21 settembre nel Museo Diocesano: s’incentra sulla pratica dei tempi di Guido di visualizzare le note musicali sulle falangi delle dita. Si aggiungono due conferenze-concerto dedicate alla didattica e al pensiero medievale sulla musica.
(2) Un secondo percorso punta a promuovere gli studi scientifici, con la digitalizzazione e lo studio del Breviario-Messale di Pomposa, databile intorno alla metà del Mille: è un documento di eccezionale importanza, in quanto è l’unico libro liturgico musicale pomposiano giunto fino a noi. È inoltre prevista la tavola rotonda “La voce, il segno e la memoria”, che tratterà il significato della scrittura musicale e la sua relazione con l’oralità nei repertori liturgici cristiani. Si prevede infine la costituzione di un gruppo di ricerca che affronti il tema della “Formazione professionale dei musicisti tra Italia, Europa e Stati Uniti”.
(3) Nel 2027, fra i vari progetti, persisterà l’accento sulla pedagogia e la didattica musicale, con il coinvolgimento della International Musicological Society. È prevista inoltre una tavola rotonda a Roma, altro luogo guidoniano per eccellenza: nel palazzo del Laterano, infatti, Guido presentò a papa Giovanni XIX il suo antifonario notato. Last but not least, si sta progettando anche un cammino guidoniano tra Pomposa, Arezzo e Camaldoli, per promuovere itinerari di turismo ‘lento’.

Queste iniziative consentiranno al pubblico generico di conoscere Guido e il suo operato, agli studiosi e agli specialisti di maturare nuove consapevolezze sulla musica del Medioevo. Ma potranno avere, io credo, una ricaduta generale ancora più ampia, che investe la comprensione politico-culturale della musica. Guido, pur nella sua modestia di monaco, fu un grande pensatore che ha semplificato, costruito, e soprattutto ha unito. È il simbolo di un’Italia che ha gettato le fondamenta dell’arte musicale europea. Quell’arte che oggi accomuna tutto il continente, dall’Algarve agli Urali e al Caucaso, e che continua a brillare nei teatri e nelle sale da concerto del mondo intero.

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