China adds an 800-passenger jet with ‘flying wing’ body to its big aircraft plan



Centinaia di migliaia di famiglie italiane hanno installato un impianto fotovoltaico sul tetto di casa con l’obiettivo di abbattere i costi delle bollette elettriche e proteggersi dai rincari energetici. Tuttavia, esiste un tema contabile e fiscale che spesso viene trascurato o compreso solo parzialmente: i proventi derivanti dalla cessione della corrente in eccesso alla rete elettrica nazionale. Moltissimi cittadini sono convinti che qualsiasi somma accreditata dal Gestore dei Servizi Energetici sul proprio conto corrente sia completamente esente da tasse, trattandosi di un semplice recupero spese o di una forma di rimborso. La realtà normativa è decisamente più complessa e articolata.
Esiste una linea di demarcazione molto netta tracciata dall’Agenzia delle Entrate, che separa i rimborsi effettivi dai veri e propri ricavi. Non conoscere questa differenza rischia di esporre i contribuenti a contestazioni, sanzioni e accertamenti fiscali evitabili con un minimo di attenzione in fase di dichiarazione dei redditi.
Per comprendere la propria posizione fiscale occorre fare riferimento alla categoria di appartenenza della stragrande maggioranza delle installazioni residenziali. Si tratta degli impianti con potenza nominale non superiore a 20 kilowatt, posizionati al servizio dell’abitazione principale o delle sue pertinenze e gestiti da persone fisiche che non esercitano attività d’impresa o professione.
Per questa tipologia di utenza la legge fissa principi chiari. L’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici che viene immediatamente assorbita dagli elettrodomestici di casa non ha alcuna rilevanza fiscale. Questo fenomeno, noto come autoconsumo istantaneo, rappresenta un risparmio privato diretto e non genera alcun tipo di reddito imponibile. Nessuno chiederà mai conto dell’elettricità autoprodotta e autoproducente.
Il discorso cambia radicalmente quando l’energia prodotta supera il fabbisogno del momento e viene immessa nella rete pubblica. In questa fattispecie entra in gioco il contratto sottoscritto con il GSE, ed è proprio la formula contrattuale scelta a determinare se le somme ricevute debbano essere indicate nella dichiarazione dei redditi o meno.
Nel meccanismo dello Scambio sul Posto convivono due componenti economiche distinte che devono essere trattate in modo opposto dal punto di vista tributario. La prima componente è il contributo in conto scambio, cioè la somma che il GSE versa a titolo di ristoro o compensazione per l’energia che il cittadino ha dovuto prelevare dalla rete durante le ore notturne o nei momenti di scarsa insolazione. Questo importo ha la natura giuridica di una restituzione di costi sostenuti e, pertanto, non costituisce reddito ed è totalmente esentasse.
La seconda componente riguarda la liquidazione delle eccedenze. Quando nell’arco dell’anno solare la quantità complessiva di energia immessa nella rete supera la quantità di energia prelevata, l’utente può richiedere al GSE il pagamento del controvalore finanziario di tale esubero. Questa somma non rappresenta più un rimborso di spese precedentemente sostenute, ma una vera e propria vendita di merce.
Di conseguenza, per l’Agenzia delle Entrate la liquidazione dell’eccedenza costituisce un guadagno tassabile a tutti gli effetti. Il fisco la inquadra giuridicamente tra i redditi diversi, precisamente come provento derivante da attività commerciale svolta in via occasionale.
Una situazione del tutto analoga si verifica per chi ha attivo un contratto di Ritiro dedicato oppure cede l’energia tramite le forme di tariffa omnicomprensiva. Nel Ritiro Dedicato non viene effettuato alcun conguaglio tra immissioni e prelievi; ogni singolo kilowattora immesso nella rete viene acquistato e pagato dal GSE. Tutti i bonifici accreditati durante l’anno al proprietario dell’impianto rappresentano corrispettivi di vendita e devono essere dichiarati e sottoposti a tassazione ordinaria IRPEF.
Un errore molto comune commesso dai proprietari di impianti fotovoltaici riguarda le tempistiche e i criteri di imputazione delle somme da dichiarare. Il regime dei redditi diversi si basa sul rigido principio di cassa: conta esclusivamente la data in cui il denaro è stato accreditato sul conto corrente bancario e non l’anno in cui l’energia è stata effettivamente prodotta o immessa in rete.
Se il GSE versa le eccedenze o i corrispettivi del Ritiro dedicato nel corso di un determinato anno solare, quell’importo deve trovare spazio nella dichiarazione dei redditi da presentare nell’anno successivo. L’ammontare lordo incassato concorre alla formazione del reddito complessivo del contribuente e viene tassato secondo gli scaglioni progressivi IRPEF individuali.
Operativamente, la trascrizione dei dati dipende dalla tipologia di modello utilizzato per l’adempimento fiscale. Chi presenta il Modello 730 deve riportare l’importo totale lordo percepito all’interno del Quadro D, indicandolo nello specifico rigo D5 e selezionando il codice identificativo numero uno. Per coloro che compilano il Modello Redditi Persone Fisiche, la casella di riferimento è posizionata all’interno del Quadro RL, precisamente al rigo RL14.
Il margine di distrazione o di omessa dichiarazione si è ridotto drasticamente a seguito dell’inasprimento dei controlli e dell’integrazione delle banche dati pubbliche. Il GSE invia periodicamente all’Anagrafe Tributaria la rendicontazione analitica di tutti i pagamenti effettuati verso i cittadini privati per la cessione di energia elettrica.
Queste informazioni vengono elaborate dall’Agenzia delle Entrate per la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata. Il contribuente trova spesso tali somme già inserite automaticamente nei quadri di riferimento, oppure segnalate tra i fogli informativi allegati alla precompilata.Tuttavia, l’automatizzazione non solleva il cittadino dalla responsabilità finale sulla correttezza delle cifre indicate. È fondamentale verificare che gli importi corrispondano esattamente a quanto erogato e che non siano state inserite per errore le quote relative al contributo in conto scambio, che devono restare esenti.
Per effettuare una verifica puntuale senza margine di errore, è sufficiente accedere alla propria Area Clienti sul portale informatico del GSE utilizzando le credenziali digitali personali SPID o la Carta d’Identità Elettronica. Consultando la sezione dedicata ai documenti e alle comunicazioni ufficiali, è possibile scaricare il prospetto riepilogativo dei redditi diversi o la relativa Certificazione Unica. Il documento riporta la cifra esatta da controllare o inserire nel modulo di dichiarazione, garantendo la piena regolarità fiscale del proprio impianto domestico.
L'articolo I ricavi da vendita dell’elettricità generata da un impianto fotovoltaico su tetto sono tassati? Cosa c’è da sapere proviene da Il Fatto Quotidiano.



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© Saul Loeb/Agence France-Presse — Getty Images

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di Giuseppe Gagliano –
Un centro studi israeliano ha incaricato una società di lobbying americana di promuovere a Washington una strategia per ridurre drasticamente il ruolo degli Stati Uniti nelle Nazioni Unite e sostituire progressivamente il sistema multilaterale con una rete di alleanze e organizzazioni guidate direttamente dagli americani. L’operazione, dal valore economico di appena 5.000 dollari, mostra come una commessa limitata possa inserirsi in un progetto politico molto più ampio già presente nella destra statunitense.
Il 24 giugno 2026 l’Istituto Misgav per la sicurezza nazionale e la strategia sionista, con sede a Gerusalemme, ha affidato per un mese alla Mercury Public Affairs il compito di promuovere negli ambienti politici americani un rapporto elaborato da Gilad Erdan, già ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, e Asher Fredman, direttore esecutivo dell’istituto. L’attività è stata registrata negli Stati Uniti ai sensi del Foreign Agents Registration Act, la legge che disciplina l’attività degli agenti che rappresentano interessi stranieri.
Mercury aveva il compito di distribuire il documento e facilitare incontri con interlocutori delle commissioni parlamentari competenti per politica estera, difesa e stanziamenti, oltre che con il Consiglio per la sicurezza nazionale, il Dipartimento di Stato, la rappresentanza americana presso l’ONU e gli uffici della Casa Bianca responsabili del bilancio.
Il rapporto parte dalla convinzione che le Nazioni Unite siano ormai irriformabili. Gli autori contestano il principio secondo cui ogni Stato dispone di un voto nell’Assemblea generale e sostengono che Paesi con contributi finanziari limitati possano esercitare un’influenza sproporzionata sulle decisioni dell’organizzazione. La Cina viene indicata come la principale beneficiaria di questo sistema grazie alla crescente capacità di coordinamento con i Paesi del Sud globale.
La proposta prevede una progressiva riduzione della partecipazione americana. Il Congresso dovrebbe eliminare i finanziamenti automatici alle organizzazioni internazionali e autorizzare individualmente ogni contributo. Washington potrebbe inoltre accettare la perdita del diritto di voto nell’Assemblea generale per mancato pagamento delle quote, mantenendo soltanto le collaborazioni considerate direttamente utili agli interessi nazionali.
L’obiettivo non sarebbe quindi soltanto uscire dalle Nazioni Unite, ma trasferire progressivamente alcune delle loro funzioni verso accordi bilaterali, coalizioni temporanee, soggetti privati e organismi internazionali costruiti attorno alla leadership americana. Il multilateralismo universale verrebbe sostituito da una struttura selettiva nella quale l’accesso dipenderebbe dalla vicinanza strategica a Washington.
Israele occupa una posizione centrale in questa impostazione. Il rapporto accusa le istituzioni delle Nazioni Unite di applicare allo Stato israeliano criteri differenti rispetto ad altri Paesi e critica in particolare risoluzioni, commissioni d’inchiesta e iniziative internazionali considerate ostili a Gerusalemme. Si tratta delle posizioni degli autori, ma esse coincidono con una sensibilità ormai consolidata in parte della destra statunitense, che considera le organizzazioni multilaterali un limite alla sovranità americana e uno strumento attraverso il quale Cina, Iran e Paesi emergenti possono aumentare la propria influenza.
Il terreno politico negli Stati Uniti era già favorevole. Nel gennaio 2026 l’amministrazione Trump aveva disposto il ritiro americano da decine di organizzazioni e strutture internazionali, comprese numerose realtà collegate al sistema delle Nazioni Unite, nei limiti consentiti dalla legislazione statunitense.
Al Congresso esiste inoltre una proposta repubblicana per abrogare la normativa del 1945 sulla partecipazione americana all’ONU, chiudere la missione statunitense, interrompere i finanziamenti, rinunciare alle missioni di pace e mettere fine all’accordo che consente alle Nazioni Unite di mantenere la propria sede principale a New York. Il progetto non è diventato legge, ma dimostra come l’idea del disimpegno americano preceda l’iniziativa israeliana.
L’operazione del Misgav non crea quindi una nuova politica, ma tenta di inserirsi in un processo già in corso, fornendogli una giustificazione strategica particolarmente vicina agli interessi israeliani. Rappresenta il punto d’incontro tra il nazionalismo americano, la destra israeliana e l’industria delle relazioni istituzionali che opera nella capitale statunitense.
Un eventuale abbandono dell’ONU da parte degli Stati Uniti presenterebbe tuttavia rilevanti difficoltà giuridiche. La Carta delle Nazioni Unite non contiene una procedura esplicita per il recesso di uno Stato membro e Washington è indicata direttamente come uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza.
Una decisione unilaterale aprirebbe quindi un confronto sulle prerogative del presidente, sui poteri finanziari del Congresso, sulla normativa americana e sugli obblighi internazionali assunti con la ratifica della Carta. Ancora più complessa sarebbe la questione del seggio permanente americano, la cui eventuale modifica richiederebbe un intervento sul testo stesso della Carta.
Per questo la strategia proposta dal Misgav appare orientata più allo svuotamento progressivo dell’organizzazione che a un’uscita immediata. La riduzione dei finanziamenti e della partecipazione potrebbe diminuire l’influenza delle Nazioni Unite senza affrontare direttamente tutti gli ostacoli giuridici di un recesso formale.
La scelta presenta però un paradosso strategico. Gli Stati Uniti dispongono nel Consiglio di sicurezza di un diritto di veto che consente loro di bloccare risoluzioni contrarie ai propri interessi, proteggere Israele e influenzare decisioni riguardanti sanzioni e interventi internazionali. Abbandonare volontariamente questo strumento significherebbe lasciare maggiore spazio alla Cina e alla Russia.
Pechino potrebbe sfruttare il ridimensionamento americano per aumentare la propria influenza diplomatica soprattutto in Africa, Asia e America Latina e presentarsi come principale difensore delle istituzioni multilaterali. Mosca conserverebbe invece una posizione privilegiata grazie al proprio seggio permanente e al diritto di veto.
Anche per Israele le conseguenze potrebbero essere ambivalenti. Gerusalemme considera da tempo molte strutture delle Nazioni Unite ostili, ma ha contemporaneamente beneficiato della protezione diplomatica americana nel Consiglio di sicurezza. Se gli Stati Uniti si ritirassero e l’ONU continuasse a funzionare grazie al sostegno di Cina, Unione europea e potenze emergenti, Israele potrebbe ritrovarsi con minore protezione internazionale.
Sul piano finanziario, gli Stati Uniti sono il principale contributore al sistema delle Nazioni Unite. Una parte consistente dei finanziamenti americani riguarda tuttavia non soltanto la burocrazia dell’organizzazione, ma programmi umanitari, alimentari, sanitari e di assistenza ai rifugiati che rappresentano anche strumenti della politica estera di Washington.
La riduzione dei contributi produrrebbe un risparmio immediato, ma potrebbe imporre agli Stati Uniti la costruzione di strutture alternative per svolgere alcune delle stesse funzioni. Coalizioni parallele, organismi privati e accordi bilaterali richiederebbero apparati amministrativi, logistici e finanziari propri.
Il rischio maggiore riguarda però l’influenza sulle regole internazionali. Telecomunicazioni, trasporti, sanità, proprietà intellettuale, commercio e gestione delle crisi dipendono anche da organismi multilaterali nei quali vengono definiti standard utilizzati a livello globale. Rinunciare a partecipare significa lasciare ad altre potenze uno spazio maggiore nella definizione delle norme alle quali anche le imprese americane potrebbero successivamente essere costrette ad adeguarsi.
La vicenda di Mercury dimostra soprattutto quanto l’accesso ai decisori rappresenti una componente strutturale della politica americana. La società ha lavorato in passato per governi, imprese e soggetti stranieri, compresa la società israeliana NSO, produttrice del sistema di sorveglianza Pegasus. La registrazione delle attività rende questi incarichi pubblici e legali, ma mostra il ruolo esercitato dalle società di lobbying nel collegare interessi stranieri e processo decisionale statunitense.
I 5.000 dollari pagati dal Misgav non possono determinare l’uscita degli Stati Uniti dalle Nazioni Unite. Possono però servire a ottenere incontri, diffondere un documento e inserirne le proposte in un dibattito politico già avanzato.
La vicenda non dimostra quindi che Israele stia imponendo segretamente a Washington l’abbandono dell’ONU. Mostra invece una convergenza tra settori politici israeliani e americani che considerano l’attuale sistema multilaterale incompatibile con i rispettivi interessi strategici.
La questione centrale riguarda il futuro stesso della politica estera americana. Washington dovrà scegliere se continuare a esercitare la propria influenza dall’interno delle istituzioni internazionali, accettandone compromessi e limiti, oppure tentare di sostituirle con un sistema dominato da alleanze selettive. Nel secondo caso gli Stati Uniti potrebbero ottenere maggiore libertà d’azione immediata, ma rischierebbero contemporaneamente di lasciare a Cina e Russia una parte crescente degli strumenti attraverso i quali vengono definite le regole dell’ordine mondiale.
Dire * –
“Rinnovo il mio appello affinché cessino le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania e chiedo con urgenza alla comunità internazionale di fare in modo che progredisca la soluzione a due Stati per una pace giusta e duratura”. È l’appello lanciato all’Angelus da Papa Leone XIV.
Dopo la preghiera mariana recitata questa domenica, 16 agosto, in piazza della Libertà a Castel Gandolfo, il Pontefice è tornato ad affrontare il tema delle violenze che si perpetuano ai danni della popolazione palestinese nella West Bank, terra contesa dagli israeliani. Di qui la supplica del Pontefice che chiede “con urgenza alla comunità internazionale di fare in modo che progredisca la soluzione a due Stati, per una pace giusta e duratura”. Un pensiero infine da patte di Papa Prevost anche ai Giochi del Mediterraneo che si disputeranno a Taranto dal 21 agosto al 3 settembre 2026 prossimi: siano una “profezia di pace e di fratellanza tra i popoli”.
* Fonte: agenzia Dire.

di Alessandro Pompei –
Gli incendi che nell’estate del 2026 hanno colpito la Grecia, devastando l’Attica occidentale e Creta e mandando in fumo oltre 14mila ettari, hanno riportato al centro dell’attenzione la vulnerabilità della rete elettrica e il rapporto sempre più problematico tra crescita delle energie rinnovabili, manutenzione delle infrastrutture e gestione del territorio. Secondo i dati preliminari della Direzione investigativa sui crimini di incendio dei Vigili del Fuoco greci, i guasti riconducibili alla rete elettrica, pur costituendo una quota limitata degli inneschi, sarebbero stati responsabili di circa tre quarti della superficie complessivamente percorsa dalle fiamme.
Il dato mette in evidenza una contraddizione per un Paese considerato tra i protagonisti della transizione energetica europea. La Grecia ha infatti portato stabilmente oltre il 50 per cento la quota di energia pulita nel proprio mix elettrico e continua ad aumentare rapidamente la capacità fotovoltaica. Alla crescita della generazione rinnovabile non è però corrisposto un adeguamento altrettanto rapido delle infrastrutture di distribuzione.
Durante le ondate di calore, le temperature elevate si sommano al riscaldamento dei conduttori provocato dall’aumento della domanda elettrica per la climatizzazione e dai consistenti flussi di energia solare immessi nella rete. La dilatazione termica può determinare l’abbassamento dei cavi aerei. In presenza di vento forte e vegetazione troppo vicina alle linee, possono verificarsi contatti, archi elettrici o cadute di conduttori, con la conseguente proiezione di materiale incandescente sulla vegetazione secca.
Il problema riguarda una rete di distribuzione a media e bassa tensione che utilizza ancora oltre 120mila chilometri di linee aeree e circa 4,5 milioni di sostegni in legno. Una struttura concepita in condizioni climatiche ed energetiche differenti da quelle attuali e sottoposta a decenni di esercizio.
La fragilità della rete, tuttavia, spiega soltanto una parte del fenomeno. L’abbandono progressivo dell’agricoltura tradizionale, del pascolo e della gestione forestale nelle zone collinari e montane ha favorito l’accumulo di vegetazione e biomassa secca. Arbusti e pinete altamente infiammabili hanno progressivamente occupato vaste aree, creando una continuità del combustibile che permette alle fiamme di propagarsi con estrema rapidità.
In assenza di sfalcio, pascolamento controllato e gestione forestale, anche un singolo innesco può quindi trasformarsi rapidamente in un incendio di grandi dimensioni, soprattutto durante le giornate caratterizzate da temperature elevate, siccità e vento intenso.
A pesare sulla situazione è anche l’eredità della crisi finanziaria. Durante i programmi di aggiustamento economico tra il 2010 e il 2018, la manutenzione delle infrastrutture e la prevenzione forestale hanno risentito delle restrizioni di bilancio. Potature lungo le linee elettriche, sostituzione dei pali degradati e ammodernamento degli isolatori sono stati rinviati, mentre anche il personale forestale ha subito una forte riduzione.
La strategia pubblica si è così progressivamente spostata dalla prevenzione alla gestione dell’emergenza, privilegiando gli interventi di spegnimento, compresi quelli aerei, rispetto alla manutenzione preventiva del territorio. Una scelta che comporta costi elevati e interviene quando l’incendio ha spesso già assunto dimensioni difficili da controllare.
Il fenomeno solleva anche interrogativi sulla contabilità ambientale della transizione energetica. Nel 2025 la Grecia ha installato circa 1,84 gigawatt di nuova capacità fotovoltaica, potenzialmente in grado di produrre circa 2,85 terawattora di elettricità all’anno e di evitare emissioni significative rispetto alla produzione da gas e lignite. Gli incendi del 2026 hanno però determinato contemporaneamente il rilascio nell’atmosfera di grandi quantità di anidride carbonica proveniente dalla combustione della biomassa.
Il confronto deve comunque tenere conto delle differenti scale temporali. Un impianto fotovoltaico produce elettricità a basse emissioni per diversi decenni, mentre una parte della CO2 liberata dagli incendi forestali può essere nuovamente assorbita dalla vegetazione durante la ricrescita. Gli incendi producono tuttavia danni ambientali che vanno ben oltre il bilancio del carbonio.
La perdita della copertura vegetale riduce infatti ombreggiamento ed evapotraspirazione, aumenta la temperatura del terreno e rende più difficile la rigenerazione degli ecosistemi. Le alte temperature raggiunte durante i roghi possono inoltre modificare le caratteristiche del suolo e ridurne la capacità di assorbire l’acqua.
Con l’arrivo delle piogge autunnali, i versanti bruciati diventano così maggiormente esposti a erosione, smottamenti, colate detritiche e alluvioni improvvise. Un incendio provocato durante l’estate da un guasto elettrico può quindi trasformarsi pochi mesi dopo in un problema idrogeologico, con conseguenze per abitazioni e infrastrutture situate a valle.
Un’altra criticità riguarda la capacità della rete greca di assorbire la crescente produzione rinnovabile. Nelle ore di massima generazione fotovoltaica si verificano congestioni che obbligano il gestore del sistema a limitare temporaneamente la produzione di alcuni impianti. I cosiddetti curtailment riducono l’energia effettivamente utilizzata e incidono sia sulla redditività degli investimenti sia sui benefici ambientali attesi.
Il caso greco evidenzia inoltre un problema nella distribuzione degli investimenti. Una parte consistente delle risorse europee è stata destinata alla realizzazione di nuovi impianti di generazione, mentre interventi meno redditizi ma essenziali per la sicurezza, come manutenzione delle linee, gestione della vegetazione e rafforzamento dei servizi forestali, hanno ricevuto minore attenzione.
Un precedente significativo è rappresentato dalla California, dove la crisi della utility Pacific Gas and Electric, coinvolta negli incendi del 2017 e 2018, ha portato a una profonda revisione delle procedure di manutenzione, delle responsabilità degli operatori e dei protocolli di disalimentazione preventiva delle linee nelle aree maggiormente esposte.
Per la Grecia l’interramento dell’intera rete, il cui costo sarebbe nell’ordine di decine di miliardi di euro, appare difficilmente praticabile. Esistono però interventi intermedi, dalla sostituzione dei conduttori nudi con cavi aerei isolati nelle zone forestali più pericolose all’impiego di droni e sistemi LiDAR per controllare la crescita della vegetazione vicino alle linee. Anche sistemi di protezione capaci di interrompere rapidamente l’alimentazione in presenza di anomalie possono ridurre significativamente la probabilità che un guasto produca un incendio.
L’esperienza greca mostra quindi che l’aumento della capacità rinnovabile non può essere separato dalla sicurezza della rete e dalla gestione del territorio. Senza investimenti paralleli nelle infrastrutture elettriche, nella prevenzione forestale e nella manutenzione delle aree rurali, la transizione energetica rischia di procedere più rapidamente della capacità del territorio di sostenerla.
di Alessandro Pompei –
I costi operativi dell’Intelligenza Artificiale superano di diversi ordini di grandezza i ricavi generati dai singoli abbonamenti degli utenti. Questo disavanzo è attualmente sostenuto dai grandi investitori e dai fondi di venture capital, i quali iniziano tuttavia a manifestare crescenti preoccupazioni sul reale ritorno del capitale impiegato.
Sullo sfondo riaffiora lo spettro della bolla delle dot-com dei primi anni 2000, che tra il 2000 e il 2003 cancellò oltre 9.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato tra NYSE e NASDAQ, portando al fallimento o alla svendita di circa 8.000 società del settore.
Nonostante i significativi progressi nell’efficienza algoritmica, l’assorbimento complessivo di risorse hardware, energetiche e software è cresciuto a tassi ben più rapidi. Il passaggio dai semplici modelli di chat testuale del 2023 ai complessi ecosistemi di agenti autonomi, in cui più modelli cooperano in parallelo per gestire compiti specifici, può comportare un incremento del fabbisogno computazionale fino a 35 volte superiore.
Si innesca così un evidente paradosso: se da un lato l’avanzamento dei semiconduttori migliora l’efficienza energetica per singolo calcolo, dall’altro la scala mastodontica dei data center e la crescita esponenziale delle query moltiplicano la domanda aggregata di energia, spingendo i consumi elettrici a livelli senza precedenti.
È emblematico come le aspettative generate dall’introduzione di ogni nuova generazione di modelli abbiano spesso trovato riscontro in progressi meramente incrementali anziché rivoluzionari. Sebbene i vertici di OpenAI, a partire dal CEO Sam Altman, abbiano costantemente prospettato impatti trasformativi, il susseguirsi degli aggiornamenti ha evidenziato per lo più affinamenti architetturali e interventi di ottimizzazione, delineando una fase di rendimenti decrescenti rispetto ai significativi balzi prestazionali delle origini.
In generale, la regressione delle capacità degli LLM risulta particolarmente evidente per chi impiega l’intelligenza artificiale nel supporto alla programmazione. Inoltre, nonostante le elevate valutazioni attribuite a realtà di vertice come Anthropic o OpenAI, tali aziende continuano ad accumulare perdite per decine di miliardi di dollari; per la sola OpenAI, si prevede che il disavanzo raggiunga circa 14 miliardi di dollari nel corso del 2026.
La promessa iniziale mirava a rendere la tecnologia tanto indispensabile da risultare insostituibile, consentendo in seguito l’applicazione di tariffe elevate. Si trattava di una strategia analoga a quella delle origini di Uber: offrire un servizio a prezzi estremamente bassi per azzerare la concorrenza e affermarsi come monopolista di riferimento all’aumentare della penetrazione di mercato.
A differenza di tale modello, però, le Big Tech statunitensi attive nell’IA registrano una sproporzione critica tra costi di erogazione e ritorni economici: nel 2026, a fronte di circa 12 miliardi di dollari generati dagli abbonamenti nell’intero settore, sono stati stanziati oltre 500 miliardi di dollari unicamente per l’infrastruttura dei data center. Questo pesante disavanzo viene compensato principalmente dall’emissione di obbligazioni e dalla valorizzazione dei titoli azionari, alimentata da un peculiare circuito finanziario.
Inoltre, gli ingenti investimenti nell’hardware destinato all’intelligenza artificiale sono vincolati a una vita utile di frontiera relativamente breve. L’obsolescenza tecnologica impone infatti una frequente rotazione delle GPU di punta ogni due anni circa, mentre i chip più avanzati vengono impiegati per il pre-training dei modelli di punta, per poi essere riallocati in compiti di seconda e terza linea (come l’inferenza ad alto volume, il fine-tuning aziendale, i carichi di lavoro batch o gli ambienti di test a basso costo), consentendo ai grandi provider cloud di spalmare l’ammortamento a bilancio su un arco effettivo di 4, massimo 6 anni.
A sostenere il comparto interviene un sistema di investimenti a ciclo chiuso. Da un lato, Nvidia alloca ingenti capitali in aziende del settore che finiscono per acquistare i suoi stessi sistemi di calcolo e servizi server; dall’altro, più in piccolo ma similmente a Nvidia, anche Microsoft ha investito circa 13-14 miliardi di dollari in OpenAI, principalmente sotto forma di crediti per l’utilizzo dei server Azure. Benché tali impegni si traducano spesso in disponibilità di servizi di calcolo piuttosto che in liquidità pura, il risalto mediatico di queste partnership attrae banche e fondi d’investimento, sostenendo temporaneamente un settore che appare tuttavia ancora lontano dal traguardo della redditività.
A ridurre la probabilità di un rientro dai costi per le grandi aziende tecnologiche statunitensi contribuisce anche la forte concorrenza delle intelligenze artificiali cinesi, le quali offrono servizi sempre più competitivi a prezzi inferiori.
I laboratori cinesi beneficiano, da una parte, di un volume di investimenti molto più contenuto, quantificabile complessivamente in circa 70 miliardi di dollari, contro i quasi 800 miliardi stimati per gli Stati Uniti nel 2026 e destinati a raggiungere i 1.000 miliardi nel 2027; dall’altra, di pratiche di ingegneria inversa condotte tramite gli stessi LLM. È il caso del provvedimento adottato da Anthropic, la quale ha revocato l’accesso a circa 24.000 account associati a diverse entità cinesi, tra cui Moonshot AI (sviluppatrice di Kimi AI), responsabili di interrogare in modo massivo e coordinato Claude per carpirne le dinamiche di funzionamento degli agenti e replicarne l’architettura.
È proprio questa intensa concorrenza ad aver determinato una progressiva riduzione dei costi dei servizi e delle tariffe per token. Tale flessione è testimoniata dall’LLM Token Expenditure Index, indice elaborato da Bloomberg, che rileva un calo dei prezzi di circa il 20% da aprile ad oggi. Questo andamento rischia di ostacolare ulteriormente il percorso verso la sostenibilità economica dell’IA, prolungando la dipendenza del settore dalle iniezioni di capitale da parte degli investitori.
Un ulteriore segnale della sofferenza che attraversa il comparto risiede nel destino del 40% delle startup di intelligenza artificiale fondate nel 2024, risultate ad oggi interamente fallite.
L’intero comparto pare quindi avviarsi verso una severa fase di razionalizzazione.
La combinazione tra una spesa infrastrutturale di centinaia di miliardi di dollari, ma con ricavi effimeri, una rapida svalutazione dell’hardware costosissimo (una singola GPU Nvidia B200, ovvero lo standard attuale, costa circa 35.000 dollari) e una decisa pressione deflazionistica sul costo dei token, alimentata da una concorrenza asiatica sempre più aggressiva e dal ricorso a tecniche di distillazione, ha incrinato la narrativa originaria secondo cui l’espansione computazionale fine a se stessa avrebbe garantito rendite di monopolio immediate.
In questo scenario, il mercato appare destinato a una polarizzazione strutturale: da una parte, i laboratori puri e le startup prive di infrastruttura proprietaria o di un modello di business diversificato rischiano di soccombere all’esaurimento della liquidità speculativa; dall’altra, colossi integrati verticalmente come Alphabet affrontano una delicata transizione interna, costretti a bilanciare l’aumento dei costi di calcolo con il rischio di cannibalizzare i margini consolidati della ricerca pubblicitaria, potendo contare, però, su chip proprietari e riserve di cassa difficilmente replicabili.
Quando la circolarità dei finanziamenti incrociati e l’entusiasmo dei mercati cederanno definitivamente il passo alla disciplina di bilancio, l’intelligenza artificiale non scomparirà, ma si spoglierà dell’aura di bene speculativo per trasformarsi in una componente infrastrutturale di base. A sopravvivere non saranno le promesse di modelli onnicomprensivi sostenuti a debito, ma esclusivamente quelle architetture capaci di convertire l’enorme costo dell’elaborazione in un valore economico reale, misurabile e finalmente sostenibile.
di Giuseppe Gagliano –
Israele trasferirà alla polizia parte delle funzioni civili finora esercitate dall’esercito in Cisgiordania, una riorganizzazione annunciata dal ministro della Difesa Israel Katz che potrebbe avere conseguenze politiche e giuridiche ben superiori alla semplice redistribuzione delle competenze. L’esercito dovrebbe concentrarsi sulle operazioni antiterrorismo, sulla protezione degli insediamenti e sul controllo dei confini, mentre alla polizia verrebbe affidata l’applicazione ordinaria della legge.
La misura consentirebbe alle forze armate di liberare uomini e mezzi dai compiti di ordine pubblico, ma introduce anche un elemento politicamente sensibile: la progressiva sostituzione dell’amministrazione militare con strutture civili israeliane può essere interpretata come un ulteriore passo verso la normalizzazione del controllo sulla Cisgiordania.
Il cambiamento non modifica automaticamente lo status giuridico del territorio. Secondo il diritto internazionale, infatti, ciò che determina l’esistenza di un’occupazione è il controllo effettivo e non la natura militare o civile delle autorità che lo esercitano. L’articolo 43 del Regolamento dell’Aia del 1907 impone alla potenza occupante di garantire l’ordine pubblico rispettando, salvo impedimenti, la legislazione esistente. Gli eventuali agenti israeliani continuerebbero quindi ad agire come organi dello Stato occupante e Israele rimarrebbe responsabile del rispetto dei diritti della popolazione palestinese.
Un elemento decisivo riguarda le aree A, B e C definite dagli accordi israelo palestinesi del 1995. Nelle aree A l’Autorità palestinese esercita competenze civili e di polizia, nelle aree B conserva responsabilità civili e di ordine pubblico mentre Israele mantiene importanti competenze di sicurezza, nell’area C il controllo israeliano è invece molto più esteso. L’annuncio di Katz non chiarisce fino a che punto arriveranno le nuove competenze della polizia.
Se l’intervento riguardasse prevalentemente l’area C e la popolazione degli insediamenti, la misura rappresenterebbe soprattutto una riorganizzazione delle strutture israeliane. Un’estensione stabile dell’attività della polizia alle aree A e B, con la sottrazione di competenze all’Autorità palestinese, avrebbe invece conseguenze politiche più profonde e potrebbe svuotare ulteriormente gli accordi di Oslo.
Il provvedimento non costituisce di per sé un’annessione formale, perché Israele non ha dichiarato la propria sovranità sulla Cisgiordania. Il problema riguarda tuttavia la possibilità di un’annessione di fatto attraverso la progressiva estensione delle funzioni normalmente esercitate da uno Stato, dall’amministrazione civile alla polizia, dalla pianificazione urbanistica alle infrastrutture e agli insediamenti.
Nel luglio 2024 la Corte internazionale di giustizia, attraverso un parere consultivo, ha considerato diverse politiche israeliane parte di un processo di annessione di porzioni del territorio palestinese e ha giudicato illegale la prosecuzione della presenza israeliana nei territori occupati. Israele contesta questa impostazione, richiama le proprie esigenze di sicurezza e sostiene che lo status definitivo dei territori debba essere stabilito attraverso negoziati.
Rimane inoltre il problema della presenza di due differenti sistemi giuridici. I coloni israeliani sono sottoposti in larga misura alla legislazione civile israeliana, mentre la popolazione palestinese vive sotto una combinazione di legislazione locale, ordinanze militari e competenze dell’Autorità palestinese. L’estensione dell’attività della polizia potrebbe consolidare ulteriormente questa separazione, soprattutto qualora non fosse accompagnata da un’effettiva repressione delle violenze commesse dai coloni.
La questione resta strettamente collegata alla continua espansione degli insediamenti, considerati illegali dalla maggior parte della comunità internazionale. La Quarta Convenzione di Ginevra vieta alla potenza occupante di trasferire parte della propria popolazione civile nel territorio occupato e la risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza dell’Onu ha ribadito che gli insediamenti israeliani nei territori occupati dal 1967 non hanno validità giuridica.
Dal punto di vista operativo, l’esercito potrebbe ottenere il vantaggio di concentrare maggiori risorse sulle attività militari e di sicurezza. Restano però interrogativi sulla capacità della polizia di assumere le nuove competenze e sul coordinamento politico e operativo della riforma.
Il rischio per Israele è che un beneficio immediato sul piano della sicurezza produca conseguenze strategiche più ampie. La progressiva integrazione amministrativa della Cisgiordania potrebbe aumentare le pressioni diplomatiche e giudiziarie internazionali e indebolire ulteriormente l’Autorità palestinese. La sostituzione dei militari con la polizia, quindi, non modifica formalmente lo status dei territori, ma può contribuire a rendere permanente e ordinario un controllo che continua a essere al centro della disputa sulla possibile annessione di fatto della Cisgiordania.
di Dario Rivolta * –
Per lunghi secoli in Europa si sostenne che re e imperatori governassero perché legittimati direttamente da Dio e la motivazione si rifaceva, tra l’altro, alla “Lettera ai Romani” di san Paolo. Bisognò arrivare al 1688 perché, per primi in Inghilterra, si decidesse che la sovranità spettasse al Parlamento, non al re, e che Dio non c’entrasse nulla. Circa un secolo dopo, in Francia e nel resto d’Europa ci vollero l’Illuminismo e la Rivoluzione per ammettere che i re, ove continuavano a esistere, avessero un potere puramente terreno. Quel concetto di “potere divino” non è però sparito del tutto e ovunque, nemmeno in Europa. Nel 1870 la Chiesa cattolica stabilì che ogni dichiarazione del Papa in carica, se fatta ex cathedra, dovesse considerarsi infallibile perché dottrina a lui rivelata direttamente da Dio. Quindi a lui e solo a lui era demandato il potere di enunciare la “verità”.
Non c’è quindi da stupirsi più di tanto se, pur con origini culturali e abitudini totalmente diverse, in Cina succede ancora oggi qualcosa di simile, anche se laggiù nessuno sente la necessità di invocare un’investitura divina. Tutti ricorderanno come i detti di Mao Tse-tung e il suo “Libretto rosso” fossero forzosamente considerati da tutti i cinesi, e anche dai loro pedissequi seguaci in Europa, quale “verità assoluta” e, dunque, unica interpretazione possibile della storia e della politica. Con i cambiamenti avvenuti dopo la sua morte si pensò che le cose sarebbero molto cambiate. In realtà mutò davvero tanto, ma sempre facendo riferimento agli “insegnamenti” di Mao e, naturalmente, al marxismo. Successe un po’ come con il nostro “ipse dixit” medievale, che faceva riferimento ai pensieri di Aristotele: si partiva da lui per arrivare talvolta a soluzioni anche opposte, ma senza mai smentirlo. Pensare, tuttavia, che in Cina il dover credere a un capo infallibile non sia più un obbligo politico è sbagliato.
Il Partito comunista al potere ha annunciato oggi un nuovo diktat filosofico-politico cui gli abitanti della Repubblica Popolare Cinese devono adeguarsi: il pensiero del presidente Xi Jinping. Nello scorso giugno, durante una conferenza nazionale del partito, quel “pensiero” è stato salutato come “una pietra miliare nella storia della teoria marxista sulla costruzione del partito e nella storia della costruzione del Partito Comunista Cinese”. La notizia è stata diffusa in modo imperativo dalla televisione statale CCTV e attribuita al responsabile dell’ideologia del partito Cai Qi, alto membro del Comitato permanente del Politburo. Il concetto di fondo raggruppa “14 principi fondamentali”, tra cui l’insistenza su “un autogoverno del Partito completo e rigoroso, un sistema organizzativo coeso a tutti i livelli, una lotta alla corruzione e un perfezionamento delle istituzioni e dei meccanismi di legiferazione”. Si prevede che il “pensiero” di Xi Jinping venga introdotto al più presto nelle aule scolastiche cinesi. In altre parole, ecco la Verità, la nuova, la sola, cui attenersi.
Un ricercatore senior presso l’Istituto Nazionale di Studi Strategici dell’Università Tsinghua ha affermato: “La dottrina di Xi… è destinata a diventare il principio guida del partito al potere in Cina per i decenni a venire, in quanto delinea gli obiettivi chiave che coprono tutti i principali aspetti della costruzione del partito, inclusi la teoria, la disciplina, l’organizzazione, la qualità dei quadri e la formazione”. Gli ambiti in cui tutto ciò dovrà realizzarsi sono numerosi, ma in particolare lo saranno l’economia, l’esercito, la diplomazia e la cultura.
Poiché in Cina è ammesso un solo partito, e cioè il Partito Comunista Cinese, va da sé che nessuno avrà il diritto, né il coraggio, di contraddirlo o discuterlo. Sembra di sentire il vecchio detto: tutto cambia affinché nulla cambi.
Certamente, con il nostro modo di pensare e di vivere ci sono enormi differenze, fortunatamente, da non sottovalutare, ma, nel nostro piccolo, provate a criticare ciò che dice il nostro Presidente della Repubblica o a sostenere che spesso ripeta banalità: vi troverete accusati per “lesa maestà” o, come si usa dire ora, vilipendio. Forse ce lo dimentichiamo, ma per configurare il reato è sufficiente “qualsiasi espressione o rappresentazione idonea a menomare il prestigio del Capo dello Stato”. E il reato è perseguibile d’ufficio, anche senza denunce. Ecco il dispositivo dell’art. 278 del Codice Penale, che mantiene il testo originario del 1930: “Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni”. Come se non bastasse, a lui è equiparato anche il Sommo Pontefice.
* Già deputato, è analista geopolitico ed esperto di relazioni e commercio internazionali.
di Giuseppe Gagliano –
Il Vietnam ha avviato la costruzione della più grande fregata antisommergibile mai realizzata nel Paese, segnando un nuovo passo nella strategia di Hanoi per ridurre la dipendenza dalle forniture militari straniere e sviluppare un’industria nazionale della difesa. La nave sarà costruita presso il cantiere Song Thu di Danang, appartenente al ministero della Difesa, con la partecipazione del gruppo tecnologico militare Viettel e degli istituti di ricerca vietnamiti.
Una parte significativa delle armi, dei sensori e delle apparecchiature dovrebbe essere sviluppata o assemblata nel Paese. La principale sfida sarà tuttavia l’integrazione dei diversi sistemi necessari alla guerra antisommergibile, dagli apparati acustici ai siluri, dagli elicotteri ai sistemi di comando e alle comunicazioni protette.
La scelta di sviluppare una fregata specializzata nella lotta antisommergibile riflette le preoccupazioni di Hanoi per la crescente presenza navale cinese nel Mar Cinese Meridionale. Il Vietnam non può competere quantitativamente con la marina di Pechino e punta quindi a rafforzare le proprie capacità di dissuasione attraverso una rete composta da unità di superficie, sottomarini della classe Kilo, velivoli da ricognizione e sistemi missilistici costieri.
L’esperienza maturata con i sei sottomarini Kilo di fabbricazione russa e con le fregate della classe Gepard rappresenta una base importante per il nuovo programma. La capacità operativa della futura unità dipenderà comunque dall’addestramento degli equipaggi e dall’integrazione con una più ampia rete di sorveglianza marittima.
Il progetto risponde anche alla necessità di ridurre la tradizionale dipendenza militare dalla Russia, per decenni principale fornitore di sottomarini, fregate, velivoli e sistemi missilistici al Vietnam. La guerra in Ucraina, le sanzioni occidentali e le difficoltà dell’industria russa hanno reso più complessi i rifornimenti e spinto Hanoi verso una progressiva diversificazione dei partner.
India, Corea del Sud, Israele, Giappone, Francia e Australia rappresentano possibili fornitori di tecnologie, componenti elettronici e sistemi avanzati. Il Vietnam punta tuttavia a evitare di sostituire la dipendenza dalla Russia con quella da un altro Paese, privilegiando trasferimenti tecnologici e produzione nazionale.
In questo quadro assume particolare importanza il rafforzamento dei rapporti con l’Australia. Hanoi e Canberra condividono interessi nella sicurezza marittima e nella libertà di navigazione, pur senza costruire un’alleanza militare formale. La cooperazione tra la Guardia costiera vietnamita e la Forza di frontiera australiana punta ad aumentare il coordinamento nel controllo delle acque, nel contrasto ai traffici illegali, nella formazione e nello scambio di informazioni.
La convergenza strategica è accompagnata da una crescente integrazione economica. Nei primi sei mesi del 2026 gli scambi bilaterali sarebbero aumentati del 22 per cento, raggiungendo 8,1 miliardi di dollari. Il Vietnam esporta soprattutto prodotti elettronici, telefoni e abbigliamento, mentre importa dall’Australia carbone, gas naturale e materie prime.
La disponibilità australiana di minerali strategici ed energia e la capacità manifatturiera vietnamita possono favorire inoltre lo sviluppo di catene di approvvigionamento meno dipendenti dalla Cina, soprattutto nei settori dei microcomponenti, delle tecnologie energetiche e delle materie prime indispensabili anche all’industria della difesa.
Hanoi mantiene comunque la propria tradizionale politica di equilibrio. La Cina resta uno dei principali partner economici del Vietnam e contemporaneamente il maggiore concorrente strategico nelle acque contese del Mar Cinese Meridionale. L’avvicinamento all’Australia non rappresenta quindi una scelta di campo contro Pechino, ma uno strumento per rafforzare la capacità negoziale e militare vietnamita.
La fregata costruita a Danang difficilmente modificherà da sola gli equilibri navali regionali, ma rappresenta un passaggio significativo verso una maggiore autonomia strategica. Per Hanoi il risultato più importante sarà dimostrare di poter costruire, integrare e mantenere autonomamente unità militari sempre più complesse, riducendo la dipendenza dalla Russia e aumentando contemporaneamente il costo di qualsiasi pressione militare nel Mar Cinese Meridionale.
di Giuseppe Gagliano –
Un peschereccio scomparso con otto uomini a bordo, altre imbarcazioni attaccate da piccoli velivoli senza pilota e pescatori catturati e trasferiti in El Salvador alimentano gli interrogativi su una possibile operazione clandestina statunitense nelle acque al largo delle Galápagos. Secondo un’inchiesta del Washington Post, dietro alcuni degli episodi potrebbe esserci un programma segreto della Cia collegato alla nuova strategia americana contro il narcotraffico.
L’Agenzia non ha confermato l’esistenza dell’operazione, mentre le autorità militari statunitensi hanno negato di conoscere gli episodi e il governo salvadoregno non ha fornito chiarimenti. A sollevare ulteriori interrogativi sono però i movimenti di un aereo statunitense da sorveglianza denominato Fenix 701 e il trasferimento di alcuni pescatori verso El Salvador.
Non sono state rese pubbliche prove che dimostrino il coinvolgimento degli equipaggi colpiti nel traffico di cocaina. I superstiti sostengono di essere stati impegnati esclusivamente nella pesca. Se questa ricostruzione fosse confermata, gli attacchi assumerebbero una rilevanza particolare anche sotto il profilo del diritto internazionale, soprattutto qualora fossero avvenuti all’interno della zona economica esclusiva dell’Ecuador.
L’amministrazione Trump avrebbe sviluppato due strumenti paralleli nella lotta al narcotraffico. Il primo è rappresentato dalla campagna militare dichiarata contro le imbarcazioni sospettate di trasportare droga nei Caraibi e nel Pacifico orientale. Il secondo sarebbe invece un programma clandestino affidato alla Cia, dopo che nell’ottobre 2025 il presidente avrebbe concesso all’Agenzia nuovi poteri contro le organizzazioni criminali transnazionali, compresa la possibilità di utilizzare la forza letale.
L’impiego di piccoli velivoli senza pilota permetterebbe di colpire le imbarcazioni senza esporre direttamente personale americano, mentre gli aerei da sorveglianza potrebbero individuare e seguire gli obiettivi prima dell’intervento di unità incaricate di recuperare eventuali superstiti. Una strategia che presenta tuttavia un rischio elevato di coinvolgere pescatori estranei al narcotraffico, soprattutto in un’area marittima caratterizzata dalla presenza di numerose piccole imbarcazioni e da sistemi di identificazione spesso insufficienti.
Particolare attenzione viene riservata all’aeroporto salvadoregno di Ilopango, dove sarebbe stato osservato Fenix 701. Lo scalo fu utilizzato negli anni Ottanta nell’ambito delle operazioni statunitensi legate al conflitto contro il governo sandinista del Nicaragua e oggi potrebbe nuovamente avere una funzione logistica. La stretta collaborazione tra Washington e il presidente Nayib Bukele rende inoltre El Salvador un possibile punto di appoggio per attività di sorveglianza, trasferimento dei prigionieri e raccolta di informazioni.
Le acque delle Galápagos hanno un’importanza strategica perché si trovano lungo alcune delle rotte utilizzate per trasferire la cocaina dalle aree di produzione sudamericane verso il Messico e gli Stati Uniti. In questo sistema anche imbarcazioni normalmente destinate alla pesca possono essere utilizzate per fornire carburante, viveri e assistenza logistica ai trafficanti, rendendo particolarmente difficile distinguere le attività criminali da quelle legali.
La vicenda solleva infine una questione di sovranità. Qualora venisse confermato che la Cia ha condotto operazioni armate nella zona economica esclusiva ecuadoriana senza il consenso di Quito, la strategia statunitense segnerebbe un ulteriore passaggio dalla tradizionale attività di contrasto al narcotraffico verso un modello militare fondato sull’individuazione e sull’eliminazione degli obiettivi.
La classificazione dei narcotrafficanti come soggetti assimilabili a combattenti rischia infatti di trasferire alla guerra alla droga strumenti sviluppati dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre nella lotta al terrorismo. Il caso degli otto uomini della Fiorella, scomparsi nel Pacifico senza che siano state rese pubbliche accuse o prove sul loro eventuale coinvolgimento nel narcotraffico, potrebbe diventare uno dei casi più controversi di questa nuova strategia americana.
di Enrico Oliari –
Quasi 800mila armi risultano denunciate come perdute o rubate in Ucraina dall’inizio della guerra, un fenomeno che alimenta i timori sulla possibile proliferazione degli armamenti nei circuiti criminali europei una volta terminato il conflitto. Secondo i dati del ministero dell’Interno di Kiev, dal 2022 sarebbero 780.465 le armi scomparse, 149mila delle quali nei primi cinque mesi del 2026.
Il dato non significa che tutte siano finite sul mercato nero, poiché parte del materiale potrebbe essere stata distrutta, abbandonata sul campo o registrata in maniera incompleta. Le dimensioni del fenomeno indicano tuttavia le difficoltà nel controllare gli equipaggiamenti distribuiti durante una guerra ad alta intensità. Le regioni maggiormente interessate sarebbero Mykolaiv, Kiev e Donetsk, mentre militari ed ex militari sono stati arrestati per tentativi di vendita di munizioni, mine, fucili d’assalto e lanciagranate.
Tra il 2022 e il 2024 le autorità ucraine hanno sequestrato 10.875 tra granate, mine e lanciagranate, con un aumento del 153 per cento rispetto al triennio precedente, mentre le munizioni confiscate sono quasi triplicate. Il problema riguarda anche la possibile destinazione europea di questi materiali.
Già nel 2022 Interpol aveva avvertito del rischio che gli armamenti disponibili in Ucraina potessero finire nelle mani della criminalità organizzata. Anche Europol ed Eurojust avevano espresso preoccupazioni sulla possibile proliferazione. Alcune successive segnalazioni hanno indicato la presenza di materiale destinato all’Ucraina in circuiti criminali o presso formazioni armate straniere, anche se non tutti i casi hanno ricevuto conferme indipendenti.
Allora era anche girata la notizia, ripresa da Notizie Geopolitiche, del ritrovamento nel darknet di un annuncio per la vendita addirittura di un missile anticarro che gli Usa avevano fornito alle forze ucraine.
La dispersione degli armamenti rappresenta da tempo una delle principali preoccupazioni legate alle forniture occidentali a Kiev. Durante il conflitto è possibile seguire le consegne fino ai principali depositi, mentre diventa più complesso ricostruirne il percorso dopo la distribuzione alle unità, le rotazioni dei reparti, le ritirate e l’abbandono di materiali sul campo.
Al problema delle armi si aggiunge quello delle competenze acquisite sul campo. Combattenti stranieri possono apprendere in Ucraina tecniche per l’impiego militare dei velivoli senza pilota, la preparazione di ordigni, le comunicazioni cifrate e le contromisure contro la guerra elettronica, trasferendo successivamente queste conoscenze nei Paesi di provenienza.
La stampa britannica ha riferito inoltre di tentativi da parte di soggetti collegati a gruppi armati e al narcotraffico colombiano di infiltrarsi tra i volontari diretti in Ucraina. Il fenomeno assume particolare rilevanza alla luce della crescente utilizzazione di velivoli senza pilota da parte delle organizzazioni armate colombiane, che ha spinto Bogotà a investire in sistemi di rilevamento e disturbo.
Il rischio maggiore potrebbe emergere alla conclusione della guerra, quando grandi quantità di materiale militare potrebbero diventare eccedenti e aumentare l’interesse di trafficanti e organizzazioni criminali. La posizione geografica dell’Ucraina, confinante con quattro Stati dell’Unione europea e collegata alle rotte balcaniche e del Mar Nero, rende particolarmente delicata la questione.
Per limitare il fenomeno sarà quindi determinante rafforzare la tracciabilità delle forniture, le verifiche nei depositi e, dopo la fine delle ostilità, i programmi di raccolta e distruzione delle armi. Il rischio è che una parte dell’arsenale accumulato durante la guerra continui a circolare molto tempo dopo la cessazione dei combattimenti, alimentando criminalità organizzata e conflitti in Europa e in altre regioni del mondo.
Farnesina –
La Farnesina, attraverso l’Ambasciata d’Italia a Jakarta e l’Unità di Crisi, continua a fornire informazioni ai connazionali presenti nelle aree interessate dal terremoto che ha colpito l’Indonesia. Nel Paese risultano oltre 2.000 cittadini italiani iscritti all’AIRE e circa 6.000 connazionali non residenti registrati su “Dove siamo nel mondo”. Sull’isola di Flores sono circa 700 i connazionali non residenti registrati su “Dove siamo nel mondo”.
I principali aeroporti dell’area risultano operativi. L’elevata domanda di voli da parte dei turisti internazionali e della popolazione locale sta determinando una disponibilità limitata di posti sui collegamenti aerei in partenza dall’area.
La Farnesina invita i connazionali presenti nell’area a mantenersi in contatto con l’Ambasciata e a registrare la propria presenza sui sistemi dell’Unità di Crisi. In caso di necessità, è possibile contattare l’Ambasciata d’Italia a Jakarta al numero +62 8151811344 o l’Unità di Crisi della Farnesina al numero +39 06 36225 o via mail a unita.crisi@esteri.it.










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Ogni volta che si verifica un forte terremoto nel mondo ci viene posta la domanda se la sismicità a scala globale stia aumentando.
Questa domanda sta ritornando dopo gli ultimi forti terremoti di Venezuela, Colombia e oggi in Indonesia.
Nel 2019 su questo blog pubblicammo un articolo che cercava di fare chiarezza sui numeri dei forti terremoti (Quanti terremoti avvengono ogni anno nel mondo?) e oggi riprendiamo e aggiorniamo quel post con i dati aggiornati e qualche ulteriore informazione.
Sicuramente sta aumentando la comunicazione degli eventi che vengono registrati ovunque dalle reti mondiali; fino a non molti anni fa la notizia di un terremoto in Indonesia o in Papua Nuova Guinea non sarebbe mai stata ripresa dai media. A questo si aggiunga la presenza dei social media che amplifica l’accadimento di questi eventi disastrosi.
Se poi consideriamo che ad un forte terremoto che si genera in mare si lega la paura che possa verificarsi uno tsunami (visto le drammatiche vicende di Sumatra 2004 e Giappone 2011), si comprende questa aumentata attenzione per i fenomeni sismici.
Resta il fatto che è diffusa una percezione di aumentata sismicità che si starebbe verificando da qualche anno.
Di questo argomento si è occupato anche alcuni giorni fa l’Huffington Post (edizione americana) che ha intervistato alcuni sismologi, che segnalano come il fenomeno di una percezione alterata sia dovuto ai cosiddetti pregiudizi mentali. In particolare Wendy Bohon cita il pregiudizio di recenza e l’illusione di frequenza: il pregiudizio di recenza ci fa dare maggiore importanza agli eventi più recenti rispetto a quelli più antichi; l’illusione di frequenza ci fa dare maggiore importanza a quei fenomeni di cui si è venuto a conoscenza recentemente.
Come ricercatori la risposta che possiamo dare è quella contenuta nei numeri reali delle scosse che vengono localizzate dalle reti sismiche di tutto il mondo ormai da molti anni, quindi una finestra temporale maggiore della nostra memoria. Infatti terremoti di magnitudo elevata vengono osservati da moltissime stazioni sismiche in tutto il pianeta.
Abbiamo selezionato il catalogo mondiale gestito dall’USGS (United States Geological Survey) perché lo possiamo considerare compilato con criteri omogenei e sufficientemente completo per la magnitudo più elevate. Il catalogo è interrogabile da chiunque a questo indirizzo internet: https://earthquake.usgs.gov/earthquakes/search/. Anche INGV localizza i terremoti mondiali più forti ma riporta sul suo sito web soltanto quelli di magnitudo pari o superiore a 5.5 da circa 15 anni anni (e a partire da magnitudo 4.5 per l’area Mediterranea).
Questa mappa mostra la distribuzione della sismicità a scala globale per magnitudo 6 o superiore nel periodo 1973-2026. Si può notare che sono poche le aree che non abbiano sperimentato almeno una scossa di magnitudo 7.
Il catalogo USGS consente di fare selezioni a partire dal 1900. Selezionando a scala mondiale i terremoti registrati con una magnitudo pari a 6 o maggiore si ottiene una distribuzione di eventi per anno come quella mostrata nella figura che segue. Fino al 1950 circa la detezione di terremoti era molto incompleta, quindi ci siamo concentrati sulla distribuzione di eventi dal 1950 in poi, quando le prime reti globali hanno iniziato a funzionare.
La figura mostra i terremoti avvenuti ogni anno nel mondo con magnitudo 6 o superiore.
Il grafico mostra che in alcuni anni si ha un maggior numero di eventi rispetto ad altri, ma, al di là delle fluttuazioni annue, complessivamente l’andamento nel tempo può essere considerato costante, nel senso che non si osserva in generale una tendenza all’aumento o alle diminuzione. La riga orizzontale blu rappresenta il numero medio annuo di eventi (di magnitudo pari o superiore a 6), pari a 140. Alcuni anni superano il valore medio e il numero massimo si è verificato nel 2011 (207), condizionato dal gran numero di repliche del terremoto del Giappone dell’11 marzo 2011. Allo stesso modo si osservano anche periodi di “apparente” minore sismicità, nel senso di inferiore alla media, come tra il 1973 e il 1982.
Bisogna ricordare che i terremoti non avvengono con alcun tipo di ciclicità “esatta” e pertanto periodi in cui sono più frequenti si alternano a periodi in cui ne accadono di meno. Il valore medio d’altronde è un mero parametro statistico che non ha alcun significato fisico.
Venendo all’anno in corso, se guardiamo i dati registrati fino a quest’oggi (15 agosto 2026), si segnalano 89 scosse con magnitudo 6 o maggiore. Se facessimo una proiezione alla fine dell’anno considerando che sono passati circa 8 mesi su 12 (ma senza alcuna certezza che si mantenga costante il numero di terremoti nei prossimi mesi), si avrebbe una stima di 133 terremoti, poco meno della media degli ultimi 76 anni.
Proviamo ora a fare lo stesso esercizio per gli eventi ancora più forti, vale a dire quelli di magnitudo 7 o maggiore. La figura che segue mostra il numero di terremoti registrati ogni anno nel mondo al di sopra di questa soglia di magnitudo. L’ultimo valore, rappresentato da un quadrato arancione, è quello relativo a questa porzione del 2026. La riga rossa rappresenta il valore medio annuo (13.9 eventi/anno), mentre le due righe tratteggiate sono i valori del 16mo e dell’84mo percentile. I percentili sono una stima dell’incertezza e sono un parametro che indica sulla distribuzione dei valori annui, quale è il valore per cui il 16% oppure l’84% dei dati sta al di sotto di quel valore. In pratica, se noi contassimo il numero in cui un certo valore di terremoti annui ricorre e li rappresentassimo in un grafico otterremmo un andamento circa a campana, i percentili ci indicano la larghezza della campana stessa.
Anche in questo grafico si notano notevoli fluttuazioni intorno al valore medio: alcuni anni hanno avuto la metà di scosse rispetto alla media (“solo” 6 nel 1986 e 1989, 7 nel 2017), alcuni anni hanno avuto un numero di scosse molto superiore alla media (20 scosse nel 1995 e 2011, 22 nel 2010).
Se proviamo ad estrapolare fino alla fine dell’anno il numero di terremoti con magnitudo 7 o maggiore accaduti in questa prima parte del 2026 (11 eventi al 15 agosto 2026), si otterrebbe un numero compreso tra 16 e 17 eventi (nel 2025 furono 16), vale a dire una stima superiore alla media degli ultimi 76 anni, ma inferiore ai numeri massimi citati in precedenza.
Da queste semplici considerazioni possiamo concludere che non siamo in presenza di aumento significativo della sismicità di maggiore energia a scala mondiale, ma le variazioni che si osservano sono all’interno delle fluttuazioni intorno al numero medio di terremoti per anno.
La diffusione di siti web alla ricerca di clic facili e dei social media che rilanciano ogni singolo forte terremoto contribuisce di fatto a creare una percezione della sismicità diversa da quella che possiamo ricavare da un’analisi rigorosa dei dati osservati.
A cura di Carlo Meletti, INGV – Pisa.
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© Nina Liashonok/Reuters

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© Aaron Favila/Associated Press

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di Sandro Fracasso
Quando le comunità sono in armonia, sono propense al dialogo e alla comprensione, per questo motivo, risulta difficile convincerle della necessità di una morte violenta. Infatti, in una collettività appagata la chiave di comunicazione principale è quella empatica e le soluzioni sono orientate dal buon senso.
Come si può quindi disegnare un contesto che assolva la duplice funzione di giustificare la violenza e rendere accettabile l’atrocità?
Un primo passo fondamentale sta nella demonizzazione del diverso, nell’assegnazione di un canone preventivo che stabilisca cosa sia bello, buono, giusto e cosa – e quindi chi – no.
Se i tratti somatici sono tra gli indicatori primari per la reciproca scelta riproduttiva, in virtù di un riconoscimento di affinità genetica, nella definizione di diversità si rivela il livello evolutivo raggiunto da una società.
Quella greca è, a ragione, considerata baluardo e pietra miliare dello sviluppo occidentale. Questo però non la rende un assoluto globale e ancor meno infallibile. Resta comunque il fondamento della civiltà romana (“La Grecia conquistata conquistò a sua volta il feroce vincitore”, Ovidio), che si svilupperà secondo la regola dell’assimilazione sincretica, e sta alla base dell’attuale sistema relazionale occidentale ed “estremo occidentale”. Se non ha senso imputare esclusivamente al passato le responsabilità presenti, come non riconoscere i tratti salienti del militarismo conquistatore greco-romano nell’ambizione suprematista occidentale?
Dalla combinazione di efficienza tecnica e determinazione morale nasce la convinzione di essere destinati all’espansione e al dominio. Lo stesso schema mitologico si basa sulla necessità di avvallare un principio di sottomissione e controllo. Chi prova a resistere a queste ambizioni viene iscritto nel registro degli illetterati, dei “balbuzienti” (barbari), degli incivili. E perché non dei mostri?
La civiltà minoica si sviluppa a Creta circa 2000 anni prima di quella greca classica. Controlla i traffici del Mediterraneo, gode dell’influenza egizia, di contatti con i fenici, spazia fino al Mar Nero e all’Anatolia. Una breve panoramica sulla sua religione ci rimanda a culti officiati da sacerdotesse, con divinità femminili e, quando si trapassa, la trasmissione dell’eredità è garantita per via matrilineare. Anche i giochi più pericolosi, ad esempio la taurocatapsia, vedono protagonisti sia fanciulli che fanciulle, mentre il potere militare e giuridico sono saldi nelle mani degli uomini.
La società minoica era pacifica e socialmente stabile. Pur consapevoli di avere a che fare con una civiltà che impose un dominio commerciale (anche tramite azioni belliche), le va riconosciuto un livello di sviluppo relazionale molto avanzato, il quale antepose la collaborazione allo scontro.
Per i micenei la ricchezza di Creta, il pullulare di palazzi, gioielli e opere d’arte devono essere stati stordenti. Dal loro punto di vista, incentrato sul dominio militare e sulla supremazia maschile, una società come quella minoica era un curioso paradosso, tra l’altro vincente.
Durante la loro secolare coabitazione sulle sponde dell’Egeo si assistette a un lungo percorso di relazioni che sfociò in un progressivo passaggio di egemonia.
Molta della cultura minoica fu assimilata e rielaborata dai micenei, andando a costituire le basi di quella greca, tanto che in alcuni ambiti è difficile distinguerne i confini di pertinenza. Questo vale anche per il mito.
Vae victis
Guai ai vinti! Si tramanda lo abbia affermato Brenno, durante il sacco di Roma nel 390 a.C. In sintesi chi perde non ha diritti.
Non un’articolata strategia comunicativa, quanto uno slogan diretto, che ribadisce l’effetto remunerativo della vittoria. Che c’entra con lo scontro tra Cnosso e Atene avvenuto svariati secoli prima?
Si attaglia alla narrazione costruita attorno all’obbiettivo. Brenno inneggiando al diritto di saccheggio infiamma e compatta i suoi guerrieri contro gli sconfitti.
I micenei mille anni prima intendevano imporre il proprio dominio su Creta e sulle sue ricche rotte commerciali. D’altronde – come nel caso di Roma invasa dai Galli – andavano convinti gli ateniesi che quelle città sfarzose, quella società paritaria, felice e gaudente, erano decadenti, perciò meritevoli di essere annientate e ricondotte ai superiori valori militari. Con un importante distinguo: mentre la maggior parte delle invasioni dei barbari si basavano su un eccezionale leader carismatico e una serie di circostanze favorevoli, spesso irripetibili, il progetto miceneo era egemonico sin dal principio, essendo basato sull’orientare il popolo al culto della conquista perenne. Come si può realizzarlo facendo presa tanto sugli abitanti dell’Acropoli quanto su quelli delle campagne?
Il diritto di saccheggio era un buon incentivo. Prima però c’era da convincere i soldati che, come i loro padri e in seguito i loro figli e nipoti, la vittoria gli era destinata per nascita in quanto stirpe di eroi. Il piede di porco della predestinazione scardina molte resistenze, inibendo la paura della morte. Cosa deve temere un esercito di eroi cui spetta l’immortalità?
A sostegno di questa tesi, va sottolineato che più il tempo passa e l’abbondanza prospera, maggiori sono i premi offerti per convincere le persone a partire per la guerra. Attorno all’VIII secolo a.C. Omero cita per primo nell’Odissea (Libro IV) i Campi Elisi, mentre Esiodo narra delle Isole dei Beati nel suo Le opere e i giorni. Sono luoghi dove la vita dopo la morte trascorre tra bellezza e piaceri, destinati agli eroi e ai caduti più illustri.
Dovremo attendere i romani perché questi privilegi divengano più “accessibili”, nel senso di aperti a tutte le anime dei giusti.
Ma la domanda interessante che possiamo porci è: sono cambiate davvero le logiche conquistatrici e neo-colonialiste di alcune presunte democrazie occidentali contemporanee?
In questo spazio d’azione si inserisce il mito del Minotauro.
Figlio della lussuria, del tradimento, sì perché Parsifae in quanto regina, ma soprattutto donna minoica forte della parità dei diritti e dei ruoli sociali che condivide con le altre abitanti di Cnosso, può e dunque deve essere fedifraga.
La sua lussuria che viene opportunamente blandita tramite l’effetto inebriante indotto da Poseidone non inganni, è uno stratagemma di cui la mitologia fa largo uso, per convincere anche i più moderati della necessità degli accadimenti. Se così non fosse, il tradimento terminerebbe nell’accoppiamento bestiale con il Toro di Creta, non ci sarebbe bisogno di discendenza.
Un mito conquistatore e militarista si fonda però sulla progenie, su figli forti, sani e vincenti. Tale è anche il frutto della lussuria, ma il suo aspetto porta con sé il segno della colpa e il marchio estremo della corruzione, con cui l’intera reggia di Cnosso viene macchiata.
Inoltre Asterione si nutre di carne umana e Minosse lo usa per indebolire e terrorizzare le schiere degli ateniesi: il tributo annuale di sette giovinette e sette giovinetti greci da offrirgli in pasto alimenta l’odio verso Creta. Soffermiamoci sul numero rituale, sul sette, e sul fatto che non sono le “solite” sette vergini, sono esatti anche altrettanti ragazzi, una visione speculare, seppure distorta, della parità tra i sessi minoica.
Riassumendo, c’è una civiltà corrotta, una regina zoofila, un re pazzo di gelosia, un mostro ebbro di sangue. Poseidone il dio dei mari, prima fonte di ricchezza di Creta e dell’Attica, è stato ingannato e ha tolto all’isola la sua benevolenza.
Cosa manca?
L’eroe. Il quadro è maturo, serve una figura che si imponga per i valori superiori di una civiltà astro nascente, libera dalla corruzione e dalla decadenza di un sistema paritario i cui effetti sono evidenti e gli esiti nefasti.
Teseo porta con sé il meglio di Atene e il mito lo incorona irresistibile, offrendogli l’amore a prima vista di Arianna, figlia di Minosse. Questo sentimento porterà anche la figlia a ingannare il padre, a ulteriore sovrabbondante conferma di quanto il potere nelle mani delle donne sia pericoloso.
La loro alleanza, con la complicità di Dedalo, che attraverso il suo voltafaccia rimarca il declino dell’autorità di Minosse, porterà allo scontro fisico col Minotauro.
Vincerà il re greco ed è importante specificare come Teseo – secondo la versione di Apollodoro – sconfigga e uccida il “mostro” a forza di pugni. La prestanza fisica di Asterione avrebbe giustificato l’uso di un’arma, ma l’esito non avrebbe avuto la stessa risonanza. C’è una volontà divina in questa esecuzione a mani nude: nessun essere, sia esso voluto dagli uomini o dagli dei, sopravvive alla forza dell’eroe greco.
L’epilogo è la pietra tombale di ogni accordo, neppure su un piano vincitori-vinti. Arianna è abbandonata a Nasso da Teseo durante il viaggio di ritorno verso Atene.
Non ha intenzione di portarla con sé, non l’ha mai voluta davvero, la scusa di Dioniso che gli appare in sogno serve a calmierare un distacco netto e vile. Teseo se ne va mentre Arianna dorme, lui può, decide e agisce.

© Ysa Pérez for The New York Times

© Zain Jaafar/Agence France-Presse — Getty Images

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Nature, Published online: 14 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-11023-3
Author Correction: Cell intrinsic immunity spreads to bystander cells via the intercellular transfer of cGAMP
© Fabrice Coffrini/Agence France-Presse — Getty Images
Nature, Published online: 14 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-11023-3
Author Correction: Cell intrinsic immunity spreads to bystander cells via the intercellular transfer of cGAMP

© Gianluigi Guercia/Agence France-Presse — Getty Images

© Fabrice Coffrini/Agence France-Presse — Getty Images





Nature, Published online: 14 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-11022-4
Publisher Correction: Targeting cancer-specific mutations with RNA-triggered chromatin shreddingNature, Published online: 14 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-11022-4
Publisher Correction: Targeting cancer-specific mutations with RNA-triggered chromatin shredding













Nature, Published online: 13 August 2026; doi:10.1038/d41586-026-02525-1
Talent schemes helped to propel China to the forefront of global science. But the system places undue emphasis on prestigious titles as a means to secure career prospects, putting pressure on young researchers.Nature, Published online: 13 August 2026; doi:10.1038/d41586-026-02525-1
Talent schemes helped to propel China to the forefront of global science. But the system places undue emphasis on prestigious titles as a means to secure career prospects, putting pressure on young researchers.




© Amir Hamja/The New York Times


Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10909-6
Engineered probiotics equipped with a synthetic glucose-responsive circuit transiently colonize the gut and secrete therapeutic factors when glucose levels increase, enabling safe, oral, sense-and-respond control of diabetes in mouse and primate models.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10916-7
RGP lineage tracing in stem-cell-derived organoids shows highly plastic proliferation and reduced clonal neuronal diversity, indicating that missing non-cell-autonomous niche cues are essential for faithful temporal control of cortical lineage progression.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10886-w
CDK4/6 inhibition redirects Rb chromatin occupancy to activate oestrogen-responsive genes, counteracting its own ability to maintain therapeutic cell-cycle arrest.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10907-8
Expression of Meis2 in hippocampal parvalbumin-expressing interneurons in an adult mouse model of neurodevelopmental disorders rescues experience-dependent plasticity, improves memory and network function and suppresses seizures.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10846-4
Observations of an unusual cosmic-dawn source illuminate how early supermassive black holes may have grown rapidly in a gas-enshrouded state; such enshrouded black holes may lie at the heart of the 'little red dots'.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10905-w
Global photovoltaic waste will reach 297–402 million tonnes by 2060, and regionally adapted recycling strategies and international cooperation will be needed to provide equitable and scalable PV waste circularity.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10889-7
A new chemistry-based super-resolution imaging framework is described, enabling 3D, laser-free, highly sensitive and ultralong-term imaging of live cells which overcomes the limitations in spatiotemporal resolution associated with reaction-based imaging methods.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10891-z
By engineering the statistics of light at the micrometre scale using phase-only spatial light modulators, both the state and degree of polarization become spatially programmable, enabling direct encoding of information in a high-dimensional space.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10896-8
Behaviour of human participants in a prey-pursuit task reflects dynamic blending of goal-specific control policies, with hippocampus estimating latent states, anterior cingulate cortex orchestrating policy switches and orbitofrontal cortex supplying value-based contextualization rather than driving continuous policy updating.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10903-y
Cryo-electron microscopy structures show how IS621 bridge recombinase mediates DNA excision, explaining its natural preference for insertion and informing the design of programmable bridge-editing technologies.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10922-9
The maternal gut microbiome is a predictor of infant eczema.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10857-1
A high-quality, pristine monolayer cuprate superconductor with a single CuO2 plane is fabricated and used to identify two quantum critical phenomena emerging between the Mott insulating phase and the superconducting phase.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10906-9
An in vivo model that is able to recover human T cells from solid tumours can identify targets to help improve CAR T cell antitumour activity.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10925-6
Potential predictive biomarkers of perioperative nivolumab therapy benefit in non-small cell lung cancer are identified from evaluable participants in the CheckMate 77T trial.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10994-7
Lead carboxylates passivation for meter-scale perovskite solar modulesNature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10909-6
Engineered probiotics equipped with a synthetic glucose-responsive circuit transiently colonize the gut and secrete therapeutic factors when glucose levels increase, enabling safe, oral, sense-and-respond control of diabetes in mouse and primate models.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10916-7
RGP lineage tracing in stem-cell-derived organoids shows highly plastic proliferation and reduced clonal neuronal diversity, indicating that missing non-cell-autonomous niche cues are essential for faithful temporal control of cortical lineage progression.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10886-w
CDK4/6 inhibition redirects Rb chromatin occupancy to activate oestrogen-responsive genes, counteracting its own ability to maintain therapeutic cell-cycle arrest.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10907-8
Expression of Meis2 in hippocampal parvalbumin-expressing interneurons in an adult mouse model of neurodevelopmental disorders rescues experience-dependent plasticity, improves memory and network function and suppresses seizures.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10846-4
Observations of an unusual cosmic-dawn source illuminate how early supermassive black holes may have grown rapidly in a gas-enshrouded state; such enshrouded black holes may lie at the heart of the 'little red dots'.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10905-w
Global photovoltaic waste will reach 297–402 million tonnes by 2060, and regionally adapted recycling strategies and international cooperation will be needed to provide equitable and scalable PV waste circularity.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10889-7
A new chemistry-based super-resolution imaging framework is described, enabling 3D, laser-free, highly sensitive and ultralong-term imaging of live cells which overcomes the limitations in spatiotemporal resolution associated with reaction-based imaging methods.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10891-z
By engineering the statistics of light at the micrometre scale using phase-only spatial light modulators, both the state and degree of polarization become spatially programmable, enabling direct encoding of information in a high-dimensional space.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10896-8
Behaviour of human participants in a prey-pursuit task reflects dynamic blending of goal-specific control policies, with hippocampus estimating latent states, anterior cingulate cortex orchestrating policy switches and orbitofrontal cortex supplying value-based contextualization rather than driving continuous policy updating.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10903-y
Cryo-electron microscopy structures show how IS621 bridge recombinase mediates DNA excision, explaining its natural preference for insertion and informing the design of programmable bridge-editing technologies.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10922-9
The maternal gut microbiome is a predictor of infant eczema.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10857-1
A high-quality, pristine monolayer cuprate superconductor with a single CuO2 plane is fabricated and used to identify two quantum critical phenomena emerging between the Mott insulating phase and the superconducting phase.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10906-9
An in vivo model that is able to recover human T cells from solid tumours can identify targets to help improve CAR T cell antitumour activity.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10925-6
Potential predictive biomarkers of perioperative nivolumab therapy benefit in non-small cell lung cancer are identified from evaluable participants in the CheckMate 77T trial.Nature, Published online: 12 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10994-7
Lead carboxylates passivation for meter-scale perovskite solar modules


Nature, Published online: 11 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10991-w
Phosphine-mediated azine C–H couplings with water and ammoniaNature, Published online: 11 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10991-w
Phosphine-mediated azine C–H couplings with water and ammoniaNature, Published online: 11 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10947-0
Author Correction: Uncovering the role of LINE-1 in the evolution of lung adenocarcinomaNature, Published online: 11 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10947-0
Author Correction: Uncovering the role of LINE-1 in the evolution of lung adenocarcinomaNature, Published online: 11 August 2026; doi:10.1038/d41586-026-02490-9
AI tools speed up analysis, but scientific truths must be grounded in reality
Nature, Published online: 11 August 2026; doi:10.1038/d41586-026-02490-9
AI tools speed up analysis, but scientific truths must be grounded in reality

Nature, Published online: 10 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10973-y
Author Correction: Cooperation conflicts with equality when allocating public goods
Nature, Published online: 10 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10973-y
Author Correction: Cooperation conflicts with equality when allocating public goodsNature, Published online: 10 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10984-9
Author Correction: Durable all-inorganic perovskite tandem photovoltaics

Nature, Published online: 10 August 2026; doi:10.1038/s41586-026-10984-9
Author Correction: Durable all-inorganic perovskite tandem photovoltaics
Despite hundreds of millions of dollars spent on environmental cleanup, more than half the yards in a section of Omaha, Nebraska, that used to surround a lead smelter still have enough contamination to cause high blood-lead levels in kids, according to tests by the Flatwater Free Press and ProPublica.
The findings were consistent across the city’s older urban core — in the historically Black neighborhoods north of downtown, the predominantly Hispanic areas to the south and the more white and affluent areas in midtown. However, homes closest to where a lead smelter and other downtown factories operated tended to have slightly higher concentrations than those farther out.
As part of the Environmental Protection Agency’s Superfund program, the federal government and the city of Omaha have been attempting to remove lead from Omaha’s yards since the late 1990s.
The EPA’s cleanup standard for Omaha was set in 2009 and is based on health recommendations from 1994. Since then, research has shown that lower exposures can cause IQ loss in kids and heart attacks in adults. Twice in the last 15 years, the Centers for Disease Control and Prevention lowered what it considers a high blood-lead level. An EPA risk model found that to protect most kids according to those new health guidelines, soil levels would have to be below 100 parts per million — about 10 grains of rice in a 10-pound bucket of dirt.
The Flatwater Free Press and ProPublica tested 388 homes in the Omaha Superfund site and found that 208 had levels over 100 parts per million.
But the EPA has never required that level of cleanup in Omaha or as a national remediation standard. Current EPA policy for the Omaha cleanup site directs contractors to dig up and replace yards if tests show they contain more than 400 parts per million of lead — about a marble’s worth of the metal dispersed across a 10-gallon bucket of dirt. Last week, the Flatwater Free Press and ProPublica reported that 1 in 10 of the homes we tested that were remediated still has a lead concentration over that threshold.
The risk worries Natalie Thorpe, whose 3-year-old daughter tested high for lead as a baby. When the history and English teacher bought a house in Omaha, she knew about the Superfund site, but friends assured her the EPA had taken care of any problems with the dirt. Instead, her yard has enough lead to be risky but not enough to qualify for government cleanup.
“It feels a little bit like being a sitting duck,” Thorpe said.

EPA spokesperson Kellen Ashford said removing lead in soil is only one factor in protecting communities. Because no level of lead in the body is safe and it would be impossible to remove all lead from a site, the agency works with local health officials to protect the community from lead risks in other ways, he said.
Those include establishing the Omaha Lead Registry, a website where people can search for the highest lead level and remediation status of any property in the site. The EPA also funds the Douglas County Health Department’s lead poisoning prevention program, which performs home visits when a child tests high for exposure to the toxic metal.
Cleanup, combined with these other layers of protection, has led to a dramatic decline in elevated blood-lead levels in Omaha, Ashford said. (While the percentage of kids testing high for lead has dropped significantly, as it has nationally, kids in the Omaha site still test high for lead at rates above the national average.)
Work on lead has historically been focused on protecting people from extreme poisonings, often caused by paint, said Tom Neltner, who heads the lead poisoning prevention nonprofit Unleaded Kids. As more public health experts have acknowledged the risks of smaller exposures, they’ve had to examine soil more closely. Confronting that will require new research and renewed advocacy, he said.
But even with updated science, politics have complicated potential cleanups. The first step in any cleanup is to identify which properties deserve attention. So the EPA typically tests soil to screen for potential problem areas. If results hit a certain level of lead concentration, it kicks off a more in-depth process of monitoring that site and discussing cleanup options. In 2024, President Joe Biden’s EPA lowered that recommended screening level to as little as 100 parts per million.
Cleaning up to 100 parts per million would have carried enormous costs. About 40% of U.S. homes exceed those levels, according to a 2024 study by some of the country’s top researchers of lead-contaminated soil, and it could cost $500 billion to $1.4 trillion to clean up all of them. The authors argued the government could take a more cost-effective approach by covering lead-laced soil with clean soil or mulch rather than digging it out.
Last year, the Trump administration rolled back Biden’s standards in what it said was an effort to speed up cleanups of the highest-risk areas, raising the lowest screening level from 100 parts per million to 200 parts per million.

However, some local and state governments, as well as other countries, have committed to standards of 100 parts per million or lower.
Norway recommends risk assessments for any dirt that children have regular access to that has more than 100 parts per million of lead in it. In 2006, the country required all playgrounds and daycares be remediated to that level.
Even in the United States, some areas have lower limits. Minnesota requires replacing any soil that has more than 100 parts per million of lead around the home of a child with a high blood level, said Minnesota Department of Health spokesperson Scott Smith. In April, New Orleans announced plans to clean up its parks after an investigation by Verite News and KFF Health News found more than half of the 80 sites the organizations tested had levels above 100 parts per million.
California has cleaned up properties to 80 parts per million of lead, its screening level for potentially risky soil, though residents of properties exceeding that threshold more often receive safety education rather than a new lawn, said Seth John, a University of Southern California earth sciences professor.
An Omaha lead smelter spread dust that seeped into the soil and bodies of many residents. The EPA spent decades cleaning up the surrounding area — but not Council Bluffs, Carter Lake or Bellevue.
This summer the EPA is testing soil around Omaha as part of an investigation that may help the agency determine if it should expand the site’s boundaries or lower the amount of lead that would qualify for cleanup. The agency expects to share its findings by October 2027, Ashford said.
Earlier research suggests there may be more homes with lead-soil concentrations over 100 parts per million than the Flatwater Free Press and ProPublica identified: EPA testing found 84% of the Superfund site in Omaha — more than 36,000 properties — had areas with lead concentrations above 100 parts per million, according to a March 2024 email sent by an EPA manager to a Nebraska Department of Environment and Energy official.
But trying to determine what the agency might do in Omaha is difficult because the EPA has applied its new guidance in different ways, setting higher lead levels for cleanup at some Superfund sites and lower levels at others.
Without cleanup, there are several things Omaha residents can do to lower their risk, said Neltner of Unleaded Kids. Maintaining ground cover like grass reduces the amount of lead dust that can spread from the dirt to kids’ hands and bodies, he said. The EPA also recommends washing hands and taking shoes off inside.
Those are easy things that lower risk, Neltner said, but he noted that they’re not a long-term solution.
“We have to keep doing what we can,” he said. “We need our leadership at local, state and federal levels to support people in finding solutions.”

The post More Than Half the Homes in East Omaha Have Unsafe Lead Levels. That Doesn’t Mean the EPA Will Clean Them Up. appeared first on ProPublica.






di Luca Cangianti
Nicoletta Vallorani, Ogni cosa e nessuna, Zona 42, 2025, pp. 335, stampa € 16,90, ebook € 8,49.
Fuori c’è il Grande Nulla. Milano è una città circondata da mura, sporca, devastata dalle gang. È una società autoritaria e ferocemente classista: si è estinta la mediazione politica, anche nelle sue versioni liberali di puro belletto; i manifestanti residuali vengono pestati nell’indifferenza generale; il velo e la danza sono proibiti nei luoghi pubblici; «Il clima è diventato un clown che procede a casaccio saltellando tra dune e pozzanghere», ma il governo nega tutto. Nel frattempo sono comparse malattie incomprensibili: in mancanza di meglio vengono chiamate «cancro generico». L’aspettativa di vita crolla, ma «Per i notiziari va tutto bene». I bambini nascono mediante stupro istituzionalizzato nel Reparto grembi, dove «le donne sono incubatrici da smaltire a nascita avvenuta». La sterilità dilaga, spietata come la giustizia poetica.
È questo il mondo narrativo di Ogni cosa e nessuna, l’ultimo romanzo di Nicoletta Vallorani. Si tratta di un panorama trasversale a molte narrazioni dei nostri tempi. Alcuni esempi a caso: Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (biopolitica del corpo femminile), Qualcosa, là fuori e Il mondo senza inverno di Bruno Arpaia (implicazioni politiche della crisi climatica), Don’t Look up (negazionismo), L’attacco dei giganti (il muro come dispositivo totalitario). Un caso? Niente affatto: è l’inconscio sociale che emerge nelle accoglienti pieghe del fantastico proiettando luce sulle tendenze della vita contemporanea.
All’interno di questo contesto s’incrociano le storie di due personaggi. Il primo è Giuditta, una donna sterile, non conforme, ferita, malata. Per professione racconta storie ai bambini che crescono nella clinica ostetrica, il Corelli – dal nome del tristemente reale Cpr del capoluogo lombardo. Giuditta, sembra innocua, ingenua, affetta da deficit cognitivo, ma esercita una sottile agency eversiva «infilando qualche folletta monella qui e là, o qualche animaletto burlone che se ne infischia delle norme, o qualche maghetta nubile e senza figli che però è felice così. Basta poco per cambiare la direzione delle storie, e quel poco è rivoluzione.» La seconda co-protagonista è un’aliena. Non ha un genere specifico e nemmeno un singolo corpo. Di volta in volta, nel corso delle epoche, è vittima di violenza sessuale, “strega” che cura con le erbe, transessuale, lupo artico, aquila, formica. Medusa è come uno stormo: «Il mio corpo si modella col combinarsi del puzzle delle mie parti», spiega. «Diversamente dagli umani, non nasciamo con un corpo: lo componiamo in relazione al tempo e al movimento da una sfera all’altra, da un mondo a uno diverso.» Il suo obiettivo è conoscerci. Nel corso del suo viaggio millenario scopre la fragilità dei maschi della nostra specie che «si pensano eroi» e la nostra passione per la binarietà: «Voi esseri umani siete rassicurati dalle opposizioni senza vie di mezzo: il bianco e il nero, il morto e il vivo, il maschio e la femmina; il buono e il cattivo; il giusto e quello che non lo è, e via così.»
Da una parte, Medusa è la cugina stellare dei viaggiatori delle Lettere persiane, ma dall’altra è l’incarnazione di un’alternativa di vita sociale. La sua specifica corporeità rimanda al rapporto hegeliano del singolo (uccello) con la totalità (stormo), o addirittura all’individuo sociale pienamente liberato così come descritto nei Grundrisse marxiani. Medusa non ha genere, eppure si è trovata «quasi sempre femmina», perché l’apertura del corpo femminile, sembra dirci Vallorani, è, d’altra parte, disposizione alla relazione.
Il punto di vista che ondeggia tra le varie forme personali, lo stile delicato e riflessivo, gli inserti lirici, predispongono il lettore e la lettrice ad accogliere il messaggio libertario e salvifico di questo romanzo. Medusa non ha nemmeno un esplicito orientamento politico-filosofico, eppure sembra giungere a noi da un modo di vita superiore, non per guidarci, ma forse per accompagnarci, via da questo inferno capitalistico. Al tramonto, come uno stormo migrante, le une accanto alle altre, prendendoci cura gli uni degli altri.


Era l’11 gennaio 1693 quando la Sicilia orientale fu colpita da quello che, ad oggi, è classificato nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) come il più forte evento sismico degli ultimi mille anni accaduto nell’intero territorio nazionale. Per il Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (CFTI5Med), addirittura il più forte degli ultimi duemila. Si tratta di un terremoto di magnitudo stimata Mw 7.3 (seguito da un imponente maremoto) che causò, secondo le fonti, oltre 50mila morti, danneggiando gravemente un’area di oltre 14.000 chilometri quadrati. E fu l’apice di una sequenza sismica che durò almeno tre anni.
Dal lutto e dalle macerie sorsero città dall’aspetto totalmente nuovo, spesso in siti diversi dai precedenti, edificate secondo moderni criteri urbanistici, dando vita a quel laboratorio architettonico che fu il Barocco siciliano e che oggi continuiamo ad ammirare. La meraviglia di alcune delle nuove piante cittadine, delle chiese e dei palazzi, ha addirittura spesso messo in ombra la tragedia causata dall’evento e generato alcune lacune nell’interpretazione delle conseguenze socioeconomiche e politiche dei decenni successivi.
Proprio per questa sua immensa portata, il terremoto del 1693 è stato oggetto di diversi studi scientifici e, allo stesso tempo, è profondamente radicato nella cultura e nella tradizione popolare siciliana. Tuttavia, la ricerca e la memoria collettiva (fatta di miti, canti e racconti tramandati di generazione in generazione) raramente si sono incontrati.
La Sicilia Orientale, sulla base della sua storia sismica e delle informazioni disponibili dagli studi sulle sorgenti sismogenetiche, è una delle zone a maggiore pericolosità sismica d’Italia. Un fattore che, insieme alla presenza di aree intensamente popolate e vulnerabili, sia dal punto di vista sociale che del patrimonio edilizio ed infrastrutturale, determina un elevato rischio sismico e impone una costante opera di prevenzione, nella quale la consapevolezza della popolazione ha un ruolo tutt’altro che secondario.
È proprio per queste ragioni che nasce la nuova Story map “Val di Noto 1693. Storia e miti del terremoto più forte nei cataloghi sismici italiani”. L’obiettivo è raccontare non solo i dati del sisma, ma la storia dell’evento e della ricostruzione ad esso successiva, insieme al suo radicamento nella cultura popolare.
La Story map è organizzata in sette capitoli, che, attraverso carte storiche, mappe interattive, immagini e video, descrivono:
La Story map è aperta da una breve introduzione in cui la presentazione dell’evento dal punto di vista storico e scientifico è corredata da un canto popolare, proposto in forma scritta e orale, che dalla fine del ‘600 è arrivato fino ai giorni nostri.
Il primo capitolo si sviluppa invece attraverso la descrizione della sismicità della Sicilia orientale, con carte e dettagli “tecnici”.
Il secondo capitolo è dedicato alla descrizione della sequenza sismica, con particolare attenzione alle scosse del 9 e dell’11 gennaio. Questi due eventi sono raccontati attraverso delle mappe interattive centrate sulle località colpite e sugli effetti prodotti.
Cliccando sulle singole località è possibile conoscere la distanza dall’epicentro, gli effetti sull’ambiente naturale conosciuti e l’intensità del terremoto in base agli effetti visibili e ai danni provocati (scala Mercalli-Cancani-Sieberg – MCS).
Il terzo capitolo è invece dedicato a una breve presentazione del contesto storico, raccontato anche attraverso documenti e ritratti di alcuni dei protagonisti di quel tempo.
Al centro del quarto capitolo vi è poi la gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni politiche, le priorità del viceregno (in quel tempo la Sicilia faceva parte del Regno di Spagna ed era amministrata da un Viceré), l’azione dei poteri locali e le sofferenze patite dalle popolazioni.
Una mappa multimediale permette anche di osservare la struttura ideata dal Viceregno per la gestione dell’emergenza e il suo effettivo funzionamento: ogni punto sulla mappa corrisponde a un’apposita giunta o a uno specifico incarico creato ad hoc subito dopo il terremoto e cliccando su ognuno di essi è possibile sapere chi ricoprì quel ruolo e quali mansioni svolse. Il capitolo è chiuso da un filmato tratto dall’edizione del 2025 della commemorazione che ogni anno la popolazione di Grammichele svolge tra le rovine dell’antica Occhiolà, il sito abbandonato dopo il terremoto.
Il quinto capitolo ripercorre la lunga ricostruzione delle città delocalizzate, descrivendo le tante modalità attraverso cui si scelse di spostare i centri in un nuovo sito e i tratti comuni alle diverse vicende.
Una mappa interattiva permette di esplorare le città ricostruite in un nuovo sito, visionare carte storiche e foto dei luoghi più rappresentativi, ma anche scoprire dove si trovavano le città prima del terremoto, i processi attraverso i quali si scelse di spostarsi e le modalità della ricostruzione.
Il sesto capitolo è dedicato alle città che furono riedificate nel medesimo sito, tracciando dinamiche, successi e limiti dei processi di ricostruzione. Un approfondimento, anche fotografico, è dedicato al caso di Catania e una mappa interattiva permette di approfondire, attraverso immagini e descrizioni, alcuni esempi della cosiddetta “Guerra delle Parrocchie” che esplose in città come Ragusa e Modica e che contribuì all’edificazione di alcune delle più celebri chiese del Val di Noto.
Un approfondimento sul Barocco siciliano nel settimo capitolo, corredato da numerose immagini, insieme a un canto dedicato al terremoto dal cantautore siciliano Carlo Muratori chiudono il racconto di un evento che ha ancora tanto da raccontare e, soprattutto, da insegnare anche ai giorni nostri.
“Val di Noto 1693. Storia e miti del terremoto più forte nei cataloghi sismici italiani” è parte di un più ampio progetto di ricerca, i cui primi risultati sono stati recentemente pubblicati nell’articolo Marino, C.; Mattia, M. The Long‑Term Legacy of the 1693 Val Di Noto Earthquake: Emergency Management, Reconstruction, and Institutional Impact. Ann. Geophys. 2026, 69. https://doi.org/10.4401/ag-9507.
La story map è disponibile nella galleria INGVterremoti e al seguente link: Val di Noto 1693
A cura di Christian Marino e Mario Mattia (INGV-Osservatorio Etneo)
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In the last 10 months, residents in neighborhoods across Omaha, Nebraska, have contacted the city and federal government after tests by the Flatwater Free Press and ProPublica showed they had enough of the toxic metal in their yards for the dirt to be dug up and replaced under Environmental Protection Agency rules.
But the responses they’ve received have been inconsistent.
Three of them received new testing and were promised additional cleanup. Yet others were denied a new cleanup or told the news organizations they never heard back.
One resident said the city tested her yard, found it exceeded the EPA’s lead contamination level and sent her a letter saying cleanup was necessary. Months later the city backtracked, saying she did not qualify because she lived outside the primary cleanup zone. Another said she called 14 times before the city told her it would not retest because she hadn’t built or demolished anything in her yard since the EPA replaced the soil in 2012.
The EPA and the city have spent decades cleaning up residential properties in east Omaha after a century of pollution from a lead smelter and other factories downtown. The EPA had set a lead level that it uses to determine which properties to clean up, and the news organizations’ tests found these residents’ yards were over the limit.
But the city said that according to EPA rules, it can’t rely on testing by the newsrooms or any other groups to drive testing and cleanup decisions.
Peter Olson thought he was one of the lucky ones. His yard was one of thousands that the federal government had dug up and replaced since cleanup began in 1999. But a Flatwater Free Press and ProPublica soil test conducted in September showed he had too much of the toxic metal in the yard. When his wife contacted the EPA, Olson hoped a federal employee would offer another test and cleanup.
Instead, all the agency could do was examine a small area in the backyard where a deck once stood, according to an email Olson shared from an EPA project manager for the site. The rest of the yard, including an area that was high for lead in the news organizations’ tests, was ineligible, the agency said without explaining why.
The city told Mary Royers it could test her soil because a shed had been demolished and a garage had been built in her backyard, which could have disturbed or uncovered contaminated soil. Unlike with Olson, the city analyzed the whole yard and agreed to clean up several areas around her house.
Olson said he and his wife agreed to the more limited testing the EPA offered them, though they worry about what might be in the rest of their yard. They’re currently waiting for the testing.
An Omaha lead smelter spread dust that seeped into the soil and bodies of many residents. The EPA spent decades cleaning up the surrounding area — but not Council Bluffs, Carter Lake or Bellevue.
Omahans’ dirt generally qualifies for cleanup if it has more than 400 parts per million of lead in it — about the equivalent of a marble dispersed in a 10-gallon bucket of soil. The EPA adopted that standard in 2009. To date, contractors have dug up and replaced nearly 14,000 yards, mostly in a 27-square-mile area on the city’s east side, which has been declared a federal Superfund site. In 2015, the agency handed over remaining remediation work to Omaha.
Asked about the different responses residents have received, EPA spokesperson Kellen Ashford said in an email that each property is unique, and new sampling depends heavily on whether site conditions have changed because of construction or demolition that might have disturbed or exposed the soil.
“EPA strives to be fair and equitable in its decision-making process while adjusting to changes in agency policies, funding, and cleanup approaches,” he said.
Steve Zivny, who leads Omaha’s Lead Information Office, also said these decisions are made on a case-by-case basis. The city is able to test and clean up within the site but must seek approval from the EPA before doing any work outside those boundaries. The city is paid with settlement money from the smelter and other polluters.
Recently, the city sent letters to some residents outside the boundaries of the Superfund site saying they needed cleanup but reversed course after the EPA said the homes would not qualify, Zivny said.
Amy Haney lives about a half-mile outside the site’s western edge, a boundary the EPA drew by estimating where only a small percentage of homes were likely to have high lead levels. As a result, Haney’s home was never tested. But a Flatwater Free Press and ProPublica test found it had nearly 1.5 times the level that would qualify for a lead cleanup.
The result felt like a “kick in the gut,” she said. The news organizations tested 35 properties within a three-quarter-mile radius of Haney’s home. Four, including Haney’s house, were above the cleanup level.
Haney contacted the city, which told her the EPA would retest her home this summer.
While the EPA has cleaned up homes outside the site in the past, Ashford said any sampling beyond the site’s bounds right now is for investigative purposes only, and those homeowners may not be eligible for remediation.
The agency’s priority is cleaning up within the Superfund site as well as properties that impact children, he said.
Even when kids test high for lead, however, the city and the EPA don’t always retest yards.
Sabrina, a north Omaha resident whose soil we tested, said doctors found lead in three of her children. (She asked that her last name not be published to protect their identities.) In 2020, after her daughter’s blood-lead test, the city and a nonprofit replaced windows that contained lead-based paint. But they didn’t test the yard.
The only information Sabrina said she received about the dirt was the EPA test results from 2003 that showed the yard didn’t qualify for cleanup.
“I felt like that was kind of a lazy response,” Sabrina said. Despite the window replacements, doctors have found lead in her other kids’ blood.
The Flatwater Free Press and ProPublica tested her soil in May and found the lead was over the cleanup level and twice as high as the EPA’s 2003 test records showed.
Sabrina requested a new test, but the city denied it, saying no work had been done on the property and it couldn’t rely on the newsrooms’ results.
Zivny said the city has asked the EPA to revisit that decision in light of her children’s blood test results.
The post Lead Contamination Is Still a Problem in Omaha. Why Is the City Cleaning Up Some Yards and Not Others? appeared first on ProPublica.
Un terremoto di magnitudo Richter ML 4.3 è stato registrato dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale alle ore 10:15 italiane del 4 agosto 2026, 6.7 km a sud – ovest di Pisa, ad una profondità di circa 8 Km.
Nell’ora successiva al terremoto sono state registrate 5 repliche, tutte di magnitudo inferiore a 2.0.
Di seguito la tabella con i Comuni entro 20 km dall’epicentro:
La zona interessata da questo terremoto è caratterizzata da pericolosità sismica media, come testimoniato dalla Mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale (MPS04) e dai forti terremoti avvenuti in passato.
Secondo il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani CPTI15 v. 4.0, in passato in questa area non sono avvenuti forti terremoti. Il più forte terremoto registrato in questa parte della Toscana è l’evento di Orciano Pisano del 14 agosto 1846 di magnitudo stimata pari a Mw 6.0. Più recentemente possiamo ricordare l’evento del 19 ottobre 2013 di M 3.4 localizzato lungo la costa pisana.
Dalla mappa della sismicità strumentale dal 1985 ad oggi notiamo che l’area interessata da questo terremoto è caratterizzata da sismicità prevalentemente lungo la costa tra Pisa e Livorno.
La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP), calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra dei livelli di scuotimento stimato fino al V grado MCS.
Dalla mappa dei risentimenti macrosismici ricavate dai 1868 questionari inviati al sito www.hsit.it, in continuo aggiornamento, notiamo che l’evento di questa mattina è stato risentito in un’area molto estesa, in particolare nelle province di Pisa, Livorno, Lucca, Firenze e La Spezia con valori di intensità fino al IV grado MCS. Il terremoto è stao risentito anche a Genova e Bologna con valori di intensità fino al IV grado MCS.
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Decades after the last plume of lead-laced smoke rose from a smelting plant in Omaha, Nebraska, the Flatwater Free Press and ProPublica found lead in concentrations that pose a threat to people’s health in soil throughout east Omaha.
Our investigation began more than two years ago, when Leah Keinama, who previously worked for a food security nonprofit, could not find up-to-date information about lead contamination for gardeners in Omaha. Keinama, now the director of civic journalism at the Nebraska Journalism Trust, and reporters at the Flatwater Free Press knew about the city’s refining history, so they teamed up to find out whether concerns about lead exposure were still warranted all these years later.
The Environmental Protection Agency declared a 27-square-mile area within the city a hazardous waste zone, known as a Superfund site, after the American Smelting and Refining Company closed in the 1990s. That prompted a lengthy period of testing and remediation. Today, unless Omaha residents pay for private testing, there aren’t many avenues to find out how much lead is in their soil if their property had been tested by the city and EPA in the past.
An Omaha lead smelter spread dust that seeped into the soil and bodies of many residents. The EPA spent decades cleaning up the surrounding area — but not Council Bluffs, Carter Lake or Bellevue.
Throughout our reporting, we heard from hundreds of Omaha residents who said they didn’t know about the city’s lead history. Some said they believed that because the EPA had already cleaned up thousands of properties that had high concentrations of lead in the soil, there was nothing to worry about.
Our goal was to reach people in every neighborhood in and around the Superfund site. So we knocked on doors, hung up flyers around town, visited a community health center, attended multiple events, partnered with local libraries, and spoke to a college classroom to invite people to sign up for free soil testing. We also posted our online form in various social media channels and shared the news with other local media. We made our reporting available in Spanish, as roughly 10% of residents living within the Superfund site don’t speak English.
Flatwater Free Press initially partnered with local libraries and a community-based organization to distribute do-it-yourself kits with instructions on how to collect a soil sample. We received fewer than 100 samples using this method before switching to a sign-up system in which residents indicated they wanted our team to collect soil from their yard.
After a resident signed up for testing, a member of the reporting team (usually Keinama or Flatwater Free Press reporter Chris Bowling) went to their home, put on latex gloves, wiped down a stainless steel spoon with an unscented wipe and scooped about 3 to 4 tablespoons of soil from the middle of the yard into a sealable vial. We made sure not to collect samples too close to the house or too close to the road, which the EPA has found can be overly contaminated by paint or the remnants of leaded gasoline, respectively. When demand for testing increased, we hired two part-time soil collectors.
We sent labeled samples to Accurate Analytical Testing, an EPA-accredited lab, for $10 per test. Once we received the results from the lab, we informed residents (unless they had opted out of receiving their result) and put together a guide to answer some of their top questions.
Our soil collection process differed from the EPA’s method of taking multiple composite samples from five sections of the yard. We chose to take a single sample from one area of each yard to reach more people and keep costs reasonable. In a few cases, we took multiple samples from the same yard and tested each sample individually but used only the highest result for our analysis.
The EPA said sampling a single area “can be strongly biased high or low” compared to composite sampling. However, several of the nine environmental contamination experts we spoke to said single samples can offer broad conclusions about contamination in an area when enough are collected, which several experts felt we had achieved. Some said our sampling would likely underestimate contamination on a property.
Other experts said our testing method would not accurately depict lead levels across a particular yard because of how variable the contamination can be. At the same time, experts also told us the EPA’s method of gathering multiple composite samples can still miss hot spots or underestimate contamination.
Over the past two years, we used the EPA’s sampling protocol as guidance to collect soil from 620 homes in and just outside of the Omaha Superfund site. (We’re continuing to collect samples from the nearby cities of Bellevue, Nebraska; Carter Lake, Iowa; and Council Bluffs, Iowa.)
We matched each home at which we took a soil sample with Omaha’s lead registry, which includes details like the address’ remediation status and results of the EPA’s testing, and compared our test results with historic data. Some homes that had previously undergone the EPA’s remediation process had high levels of lead contamination, our analysis found.
Our testing shows that lead contamination at levels that pose a risk to residents’ health is fairly widespread — even in sites that the EPA previously addressed.
Throughout our reporting, we spoke to nine experts in environmental and lead contamination to make sense of our findings. Several said the EPA should do more testing and possibly cleanup in Omaha.
We asked the EPA about our findings. The agency said it will work with the city of Omaha to “investigate the outcomes you have noted” and work with the city and property owners to take corrective action if needed in accordance with 2009 cleanup guidelines.
The post The EPA Doesn’t Typically Retest Homes in the Country’s Largest Residential Lead Superfund Site. So We Did. appeared first on ProPublica.

Shortly after buying her house in 2022, Mary Royers learned from a man across the street that her Omaha, Nebraska, neighborhood was contaminated with lead. But her yard, like thousands of others, had been cleaned up, the neighbor said.
Royers wanted to be sure. So the 36-year-old educator checked a website where the city tracks the soil test results of every home in a 27-square-mile area surrounding the site of an old lead smelter. She saw “remediated” written in bright green letters. The federal government had completed the work two decades ago. An expert must have tested the dirt and determined the problem was solved, she thought.
Relieved, Royers set about sowing the garden of her dreams. Hours disappeared as she thrust her hands into the soil, tearing up the grass and planting purple coneflower for bees to harvest and prairie grass to sway in the breeze.
“You have the green light from the city. That means everything’s safe,” she said. “I remember thinking, ‘Thank God I don’t have to worry about that.’”
But a soil test conducted last fall by the Flatwater Free Press and ProPublica found otherwise: Royers’ yard still has more than 1.5 times the level of lead that the Environmental Protection Agency’s cleanup was supposed to have eliminated.
Reading the emailed results, she felt “gut-wrenching disbelief,” she said.
“All I could think about was the dirt under my nails and all over my face,” said Royers, who has largely given up gardening for now. She explained later, “It felt like a betrayal of that trust.”
Since 1999, the EPA has spent $273 million digging up and backfilling nearly 14,000 yards across east Omaha to address contamination left from the smelter and other factories downtown. It’s the largest residential lead cleanup in the country. And the agency’s Superfund program has repeatedly heralded it as a success.
But, it turns out, Omaha’s soil might not be as safe as officials have advertised. The news organizations tested soil from more than 600 properties, including 150 that the EPA said had been cleaned up. In those tests, 1 in 10 yards marked as remediated still had enough lead to qualify for cleanup under the original guidelines. And nearly a quarter of the properties we tested in east Omaha could qualify for further study under new guidance released by the Trump administration last fall.
The results suggest the EPA has more work to do, said Howard Mielke, a longtime researcher of lead-contaminated soil who’s considered one of the field’s foremost experts. Not only should the agency clean up the areas that tested above the remediation level, he said, but it also should test other homes.
“If you find a couple of high results, chances are many high results will be nearby,” said Mielke, an adjunct professor at the Tulane University School of Medicine.
Some experts and environmental advocates said our findings reflect weaknesses in the EPA’s approach to cleaning up residential lead sites, which can leave a lot of lead behind.
Jeff Tittel, former director of the Sierra Club in New Jersey, the state with the most Superfund sites, said he repeatedly watched the EPA declare its work done after wrongly assuming everything had been cleaned up.
“On paper, everything’s wonderful,” he said, “but at the sites, there’s still chaos.”

The EPA declined an interview request with senior officials overseeing the Omaha cleanup.
In an emailed response, spokesperson Kellen Ashford said the EPA is committed to cleaning up contaminated sites to protect residents and the environment. “The diligent cleanup efforts have led to a dramatic decrease in elevated blood lead levels” in Omaha, he said. (While the percentage of kids testing high for lead has dropped significantly, as it has nationally, kids in the Omaha site still test high for lead at rates above the national average.)
Ashford said the EPA could not assess the news organizations’ results without further investigation, but property owners can reach out to the EPA or the city of Omaha, which now manages the site for the federal government, if they have concerns.
“Because it would not be possible to completely remove all lead,” Ashford said, the EPA and the city also try to educate the community about lead risks and precautions.
The city is already responding to the news organization’s findings.
The day after receiving her results, Royers forwarded them to the city’s lead office, asking if anything could be done. An employee tested her dirt and found even higher levels than the news organizations did. The city plans to clean the yard up again in August, Royers said.
But the EPA and the city have refused to clean up or test properties of others who have reached out about their high lead results.
The agency has also not said what it plans to do about properties that are below the current cleanup level but above President Donald Trump’s new screening level, which could prompt further action. Any update would come after a new site study the agency plans to release in October 2027, Ashford said.
Royers and her partner, Stephen Matthews, are thankful for the new cleanup, but they wonder: How many other Omahans may be misled or unaware about lead contamination in their yards?
“We’re one house out of thousands,” Matthews said.

It’s difficult to identify why some cleaned-up properties still test high for lead.
That’s in part because Omaha’s lead problem is almost as old as the city itself. The American Smelting and Refining Company produced lead to make batteries, cover cables and enrich gasoline for more than a century. After the smelter closed in 1997, the EPA estimated the plant and other factories had dumped 200,000 tons of lead dust — enough to fill at least 1,600 rail cars — across Omaha’s east side.
At the time, the Superfund program, which had started only a decade before, was still trying to figure out how to clean up residential sites like Omaha’s, then home to 125,000 people. Old factory sites could be bulldozed and excavated, the contaminated material carted away. But the Omaha site involved people’s homes and yards.
The agency tested nearly every yard in east Omaha and came up with a plan: It would dig up and replace parts of yards that had a concentration of more than 400 parts per million of lead — the equivalent of a marble in a 10-pound bucket of dirt.
But that meant that some properties were cleaned up while neighboring ones that had only slightly lower levels of lead were not.
Hewing to that kind of strict standard doesn’t make sense, said Gabriel Filippelli, an Indiana University earth sciences professor and longtime lead researcher.
“From a scientific standpoint, a 390 is the same as a 410,” Filippelli said. “It’s the same as a 400. They’re all about the same value.”
Failing to clean up neighboring properties can also lead to recontamination over time. When it’s windy and the ground is dry, tiny lead particles in the dirt — generally about one-hundredth the width of a human hair — become airborne and spread, Filippelli said.
When the Superfund program started, the agency cleaned an entire yard if its average lead level among multiple samples was over the limit.
But by the time the Omaha cleanup started, the method had changed. In Omaha, it divided yards into five sections: two in the backyard, two in the front yard and a thin ring around the home’s perimeter called the dripline, which often contains the most contaminated dirt but can also contain remnants of lead paint.
The agency took multiple samples per section of yard and replaced a section’s soil only if the average was over 400 parts per million. This approach could lead them to miss hot spots or leave behind areas that have high lead levels but are just under the cleanup threshold. Contractors also did not dig up the driplines if another part of the yard wasn’t over the limit.
This could explain why the Flatwater Free Press and ProPublica’s testing found that about 1 in 20 homes that didn’t qualify for cleanup originally now tested above the cleanup threshold. In addition, the news outlets found several properties outside the Superfund site that were over the limit.


In the early days of the cleanup, Don Preister, a longtime Omaha lead advocate and former state senator, argued for the EPA to clean up entire yards and to lower the level of lead that would qualify for remediation, calling the agency’s solution a half-measure.
But the EPA decided that its approach made the most of limited money and prioritized the highest-risk areas. One EPA manager told Omahans in 2004 that the choice to remove only sections of yards was “economical,” according to meeting records.
“It brought out feelings of hurt,” Preister said of the EPA’s choice. “Children are likely to still be impacted, and their health affected.”
The EPA’s national guidelines did advise against “‘patchwork clean-up’ patterns which are prone to recontamination” when adjacent sections are high. But the agency didn’t give clear guidance on how to implement that, several former site managers said, and some felt they had to follow the rules strictly or risk violating federal law or agreements with companies paying to clean up their pollution.
Ashford acknowledged that the agency has to adhere strictly to its cleanup plans but said in some cases, like an industrial site near a residential area, the EPA may clean up to a lower level to prevent recontamination.
Another problem was that east Omaha was full of older homes that contained lead paint that could recontaminate cleaned soil over time. Following local pressure, the EPA agreed to test homes’ paint. If it contained lead, the agency repainted the outside. But the EPA did not repaint houses whose soil did not also qualify for cleanup. Studies in urban areas have found homes with deteriorating paint have contaminated nearby gardens.
Ashford said an EPA study found most lead-based paint contamination in Omaha was within 6 feet of the house.
Brenda González Rocha, who has lived in her south Omaha home since 2020, thinks both soil and paint are to blame for the lead that doctors found in her 4-year-old daughter’s blood. Her basement had lead paint, which she hired a company to fix.
But although the EPA cleaned up her yard in 2012, the Flatwater Free Press and ProPublica tests found levels of lead that are higher than before the agency remediated it. González is surrounded by properties with lingering lead. A yard down the street that had high lead levels was never remediated. The banks of the nearby highway were never dug up and replaced. The house next door has lead paint on it, according to the city lead website.
Ashford said it’s unlikely that wind-blown dust from one house to another would recontaminate cleaned areas with enough lead to surpass the cleanup level.
But nearly all the remediated properties the newsrooms tested that were over the cleanup threshold are within 100 yards of a property that originally qualified for remediation but wasn’t cleaned up. A third had two such neighboring properties.
González’s eight kids, between 8 months and 22 years old, love to play outside. They jump on the trampoline, ride bikes and play soccer. Now González is anxious whenever they’re in the yard.
“I worry that this could affect their quality of life,” she said. “I would feel bad if something happened to them during their development. I would feel responsible.”

Once the EPA chooses a fix for a Superfund site, it is generally required to review the site every five years to update the public on the progress of the cleanup. But the ways those reviews are done leave unanswered questions about whether the solution is working and how much lead is in Omaha today, said experts who examined the reports for the Flatwater Free Press and ProPublica.
In their reviews, government officials in Omaha track how intact the grass is on top of the new soil. If it is exposed or has been disturbed, it could be a sign that any remaining lead is no longer safely underground and could blow around.
But they don’t retest a representative sample of properties.
An Omaha lead smelter spread dust that seeped into the soil and bodies of many residents. The EPA spent decades cleaning up the surrounding area — but not Council Bluffs, Carter Lake or Bellevue.
Cleanups often take several tries to get right, said Tittel, the former New Jersey Sierra Club director, and recontamination or missed contamination can be a huge problem.
Tittel said he has seen similar patterns in New Jersey. In 1979, Tittel helped show EPA employees where the Ford Motor Company dumped industrial waste into abandoned mine pits. Since then, he has seen the mess declared a Superfund site, marked safe, become a Superfund site again and spawn a lawsuit that Ford settled in 2009 as locals continued discovering more hazards.
“It’s sort of a benign neglect when it comes to these sites,” Tittel said. “Government just wants to get it over with because it’s taking so long. They end up cutting corners or looking the other way.”
A Ford spokesperson said the company takes its environmental responsibility seriously and has been working with state and federal officials to clean up the site.
Retesting soil does not appear to be standard at other sites, according to reviews examined by the Flatwater Free Press and ProPublica. But it should be, said Debbie Chizewer, a managing attorney with the environmental law group Earthjustice. Without ongoing testing, the EPA can’t really know if its solution is working, she said, and residents won’t know how toxins in the environment are impacting their health.
“I think for the five-year review to be meaningful, you need to do testing,” she said.
Ashford said the EPA retests properties on a case-by-case basis, such as when construction disturbs the soil. The periodic reviews, which in Omaha have led to an ongoing reevaluation of the site’s cleanup level, allow the EPA to ensure these unique, complex sites protect people and the environment over time, he said.
Steve Zivny, who leads Omaha’s Lead Information Office, also said new testing and cleanup decisions depend on factors such as whether kids live at the home and whether they have tested for a high lead exposure.

The EPA’s reviews of the Omaha site do point to some potential problems. In 2024, inspectors found 98% of the lawns had been disturbed, indicating a risk that buried lead could be exposed. That includes having weeds, bare soil or demolished buildings. But the EPA tested only 32 sites where homes had been demolished and found six exceeded the cleanup level. To them, that indicated the solution was “generally protective; however, more data should be collected to support this conclusion,” according to the report.
Those figures, however, trouble Ian von Lindern, who oversaw lead cleanup at an Idaho Superfund site for more than 30 years. He doesn’t doubt the federal government did a good job hauling away tons of toxins in Omaha. But he’s sure they couldn’t get all of it.
At the Idaho site, the EPA requires people to request permits from a local health district before digging in their yards. Local health employees can also test residents’ dirt, and, if it’s above the cleanup level, it may qualify for further remediation.
Without someone keeping a close eye on the fixes, recontamination can occur as people dig up lead-contaminated soil or unremediated soil is allowed to blow around.
“Those remedies are, I don’t want to use the word failing, but they’re becoming less effective,” he said.
Royers worries many homes in Omaha fit that description.
This summer, the educator is letting the weeds grow freely in her garden. Pretty soon, the city is going to replace it anyway.
The thought makes her feel guilty. More people should know about potential lead in their yard and have access to tests and cleanups. But that would require acknowledging that after decades and hundreds of millions of dollars spent, there are cracks in the cleanup. Royers isn’t sure that will happen.
“The priority is pretending like things are OK,” she said. “Clearly it’s not.”

The post The EPA Spent Millions Cleaning Up a Massive Superfund Site. Our Tests Found Toxic Levels of Lead in Many Yards. appeared first on ProPublica.



Sono stati 1482 gli eventi registrati dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale dall’1 al 31 luglio 2026, un numero quasi invariato rispetto al precedente mese di giugno, con una media che rimane costante con circa 47 terremoti al giorno. Dei 1482 eventi registrati, 138 terremoti hanno avuto una magnitudo pari o superiore a 2.0 e soltanto 15 eventi magnitudo pari o superiore a 3.0.
Nell’ultimo giorno del mese, il 31 luglio, è stato registrato il terremoto di magnitudo maggiore avvenuto sul territorio nazionale. Alle ore 19:46 italiane nell’area dei Campi Flegrei, è stato localizzato un terremoto di magnitudo Md 4.7, ad una profondità pari a circa 3 km, con epicentro tra Pozzuoli e Quarto. L’evento è stato risentito in tutta l’area dei Campi Flegrei, in tutta la città di Napoli, ad Ischia e nella penisola sorrentina con risentimenti fino al VI-VII grado MCS. Con questa forte scossa è iniziato uno sciame sismico con numerosi eventi tra i quali anche diversi terremoti di magnitudo superiore a 3.
Durante questo mese ricordiamo anche altri terremoti che hanno superato magnitudo 4 avvenuti tra il 24 e il 25 luglio con epicentro in Mar Tirreno Meridionale (ML 4.5), in territorio austriaco (ML 4.1) e infine il terremoto del 25 luglio di magnitudo Mw 4.2 (ML 4.1) con epicentro in provincia di Isernia , risentito in un’area molto estesa dal Tirreno all’Adriatico, in particolare nelle province di Isernia, Frosinone, L’Aquila, Campobasso con valori di intensità fino al V-VI grado MCS.
Le mappe, insieme ad altri prodotti del monitoraggio, sono disponibili sul sito dell’Osservatorio Nazionale Terremoti e sul Portale Web dell’INGV.
La rubrica “I terremoti del mese” è a cura di M. Pignone (INGV-ONT) .
Dalle ore 19:46 del 31 luglio 2026 è in corso uno sciame sismico nell’area Campi Flegrei. Alle ore 11:28 di oggi, 1 agosto, sono stati rilevati in via preliminare 169 terremoti con magnitudo Md ≥ 0.0 e una magnitudo massima Md = 4.7 ± 0.3.
Nella mappa sono riportate le localizzazioni degli eventi con magnitudo Md ≥ 1.0.
Il terremoto di magnitudo Md = 4.7 ± 0.3 (Mw 4.4 ± 0.3) è avvenuto alle ore 19:46 del 31 luglio 2026 ad una profondità di circa 3 km ed è stato localizzato dalla Sala Operativa INGV-OV tra le località di Pozzuoli e Quarto.
Si riporta l’elenco degli eventi localizzati finora (ore 11:28 del 1 agosto 2026) di magnitudo Md ≥ 1.5:
| Data IT | Orario IT | Md (±0.3) | Profondità (km) |
| 31/07/2026 | 19:46:43 | 4.7 | 2.6 |
| 31/07/2026 | 19:50:36 | 1.7 | 1.0 |
| 31/07/2026 | 20:49:58 | 1.6 | 2.6 |
| 31/07/2026 | 20:57:32 | 2.9 | 2.6 |
| 31/07/2026 | 21:25:29 | 1.9 | 2.4 |
| 31/07/2026 | 22:00:09 | 3.8 | 2.7 |
| 31/07/2026 | 22:02:47 | 1.7 | 2.9 |
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Ricordiamo che è importante attenersi alle informazioni fornite attraverso i canali ufficiali dagli enti preposti alla gestione del fenomeno e che tutti gli aggiornamenti sullo sciame e ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web della banca dati GOSSIP dell’Osservatorio Vesuviano e sui canali web e social INGVvulcani.
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Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Alle ore 19:46 italiane (17:46 UTC) del 31 luglio 2026, nell’area dei Campi Flegrei, è avvenuto un terremoto di magnitudo Md 4.7, ad una profondità pari a circa 3 km, localizzato dalla Sala Operativa INGV-OV (Napoli) tra le località di Pozzuoli e Quarto.
E’ in corso uno sciame sismico in quest’area e all’orario di emissione del Comunicato dell’Osservatorio Vesuviano (20:25 italiane) sono stati rilevati in via preliminare 10 terremoti con magnitudo Md ≥ 0.0 e una magnitudo massima Md = 4.7 ±0.3.
Di seguito la tabella con i Comuni entro 10 km dall’epicentro:
La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP), calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra dei livelli di scuotimento stimato fino al VII grado MCS.
Dalla mappa dei risentimenti macrosismici ricavate dai questionari inviati al sito www.hsit.it, in continuo aggiornamento, notiamo che l’evento è stato risentito in tutta l’area dei Campi Flegrei, in tutta la città di Napoli, ad Ischia e nella penisola sorrentina con risentimenti fino al VI grado MCS.
Tutti gli aggiornamenti sullo sciame e ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web della banca dati GOSSIP dell’Osservatorio Vesuviano: https://terremoti.ov.ingv.it/gossip/flegrei/2026/index.html
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Il motto è stato coniato. Ed è molto suggestivo e ambizioso. La sua traduzione operativa, beh, questo è tutt’altro discorso. Molto, molto complicato. “Un’Europa più forte in una Nato più forte”. È il motto contenuto nella dichiarazione finale approvata dai 32 ambasciatori alleati e, a ben vedere, il senso del vertice di Ankara sta tutto qui. Tener fede alle promesse dell’anno scorso, far vedere agli Usa e a Donald Trump che il vecchio mondo sta davvero aprendo i cordoni della borsa, tracciando percorsi “credibili” verso il famoso 5% di Pil in difesa.
Il segretario generale Mark Rutte (e gli sherpa) hanno fatto il possibile per costruire un summit (l’ennesimo) a prova di Trump. Ma l’apprensione è palpabile perché se il tycoon deraglierà si potrà entrare in una fase che alcuni, alla Nato, non esitano a definire “pericolosa”. Oggi in una Ankara super blindata – centinaia i manifestanti anti-vertice arrestati – prima dell’arrivo dei leader, si terrà un gigantesco forum dell’industria della difesa transatlantica in cui verranno annunciati contratti, intese e cooperazioni per miliardi e miliardi: è uno degli spettacoli pirotecnici organizzati per stuzzicare l’immaginazione di Trump. Poi c’è la cena al palazzo presidenziale del Sultano, Recep Tayyip Erdoğan. Lì i 32 capi di Stato e di Governo alleati saranno soli – senza ambasciatori o consiglieri – con mogli (o mariti) e gli ospiti, tra cui ad esempio Volodymyr Zelensky.
In parallelo, le cene dei ministri degli Esteri e della Difesa, dove sono stati invitati, rispettivamente, i Paesi del Golfo e i partner asiatici (Giappone, Corea, Australia e Nuova Zelanda). Mercoledì sarà la volta del vertice vero e proprio: un giro di tavolo del Consiglio Atlantico da 2-3 ore massimo, proprio per limitare il più possibile i rischi. Ecco, si capirà allora perché c’è chi vorrebbe abolire la ricorrenza annuale (gli Usa in primis ma non solo) e dunque l’edizione del 2027 prevista a Tirana è in bilico anche perché l’Albania è tra i Paesi che non è ancora al 2%. Il Paese candidato a egemone del nuovo corso della Nato 2.0 è senz’altro la Germania, che intende arrivare al 3,5% della difesa ‘core’ già nel 2029, con uno sforzo di bilancio mostruoso: nessuno, in Europa, ha una potenza di fuoco economica simile. Varsavia, pur con le debite proporzioni, è l’altro astro nascente della sicurezza continentale, che affianca i leader tradizionali, Francia e Gran Bretagna.
In questo quadro, l’incognita resta The Donald. «Putin vuole finire la guerra in Ucraina, lo vuole fortemente», proclama Trump nello Studio Ovale, nel giorno dell’ennesima strage di civili uccisi nei bombardamenti russi. «Anche Zelensky lo vuole, ne parleremo al vertice della Nato», ha aggiunto. “Tre settimane fa ho detto al presidente Xi che gli Stati Uniti hanno l’esercito più potente del mondo e non ha avuto nulla da obiettare”, ha fatto sapere il tycoon, riferendo del colloquio con il presidente cinese. A prendere la parola è anche il “cameriere” del tycoon a Bruxelles, al secolo Mark Rutte, segretario generale della Nato. Gli Usa non stanno «spaccando» la Nato, assicura Rutte nel corso della conferenza stampa prevertice, rispondendo ad una domanda sull’attacco di Hegseth alla scorsa ministeriale difesa. «Avere una revisione della postura e delle forze è una mossa saggia, sarà in consultazione con gli alleati, non c’è da preoccuparsi», ha aggiunto. Se lo dice lui…
Ad Ankara si disserta, in Ucraina si continua a morire. È di almeno 20 morti il bilancio degli attacchi russi della scorsa notte sull’Ucraina, che hanno preso di mira la capitale Kiev e la sua regione. Lo riferiscono le autorità locali, precisando che 14 persone sono morte a Kiev e altre 6 nella sua regione. L’aeronautica militare ucraina ha riferito che la Russia ha lanciato durante la notte 351 droni e 68 missili, prendendo di mira principalmente Kiev, e ha precisato che tutti i 29 missili balistici hanno colpito i loro obiettivi, sottolineando l’urgente necessità di un maggiore sostegno in materia di difesa. «Per intercettare i missili balistici, abbiamo bisogno dei mezzi per l’intercettazione», ha affermato il portavoce dell’aeronautica militare, Yurii Ihnat, parlando alla tv nazionale. «I russi stanno certamente sfruttando il fatto che ora vi sia una grave carenza di missili intercettori, sia in Ucraina che nel mondo», ha aggiunto.
In questo scenario devastato, Volodymyr Zelensky ha esortato i suoi alleati a prendere «decisioni forti» al vertice Nato «È di fondamentale importanza che il mondo, in primis gli Stati Uniti e i nostri partner europei, escano dal vertice Nato di Ankara con decisioni forti a sostegno della nostra difesa aerea», ha dichiarato il presidente ucraino sui suoi canali social. «Finché i missili Patriot rimarranno nelle scorte dei nostri alleati, la Russia è solo incoraggiata a continuare a `squarciare´ gli edifici residenziali. Stati Uniti e Europa hanno abbastanza forza per fermare questo terrore». La forza ce l’hanno. Quello che scarseggia è la volontà politica di esercitarla. E non solo a Washington. È il 1.594° giorno di guerra in Ucraina, ma Trump assicura: la fine della guerra è più vicina di quanto si crede. Sullo sfondo, il clamore dei missili che piovono su Kiev.
Il 29 marzo, nel Teatro comunale di Isola del Liri (FR), si è svolto l'incontro tra due libri e due autori: Mensaleri di Wu Ming 2 e Biografia di una classe operaia. I cartai della valle del Liri. 1824 - 1954 di Alfredo Martini.
A tenere le fila del dialogo ci ha pensato Lorenzo Teodonio.
«Questa sarà una conversazione anfibia, ambigua... Dubbia... Anche mostruosa!»
Così Giada Peterle, direttrice del Museo di Geografia dell'Università di Padova, ha introdotto l'incontro su Gli uomini pesce, svoltosi proprio in quel luogo il 19 maggio 2026. Luogo che, ha aggiunto Peterle, è il«naturale approdo» del romanzo, sia perché parte di quest'ultimo è «ancorata» in quelle stanze, sia perché trattasi di un «romanzo geografico», anzi, di un romanzo che è «geografo esso stesso» e ci interroga sulla geografia come forma del pensiero.
A confrontarsi sul libro un parterre di docenti di geografia: Francesco Visentin, Andrea Pase, Luca Bonardi e Margherita Cisani. Al termine dei loro interventi, Wu Ming 1 ha raccolto gli spunti, ricostruito le tappe del suo lavoro sul romanzo e risposto alle domande del pubblico. Nel mentre, è arrivata una lettera di Antonia Nevi, di cui si è data pubblica lettura.
Terra Infecta di Andrea Bagnato (Mack, 2026) è una controstoria dei paesaggi urbani e rurali italiani. Ricostruisce la distruzione delle zone umide venete, le politiche di «risanamento» urbano e spostamenti di popolazione a Napoli e Materia, e il periodo del confinamento in Lombardia durante la pandemia di Covid. Il libro è al tempo stesso una critica dell'igiene come dispositivo di controllo e una raccolta di momenti rivelatori di comunità, guarigione e resistenza.
Il 27 aprile 2026 Bagnato ha presentato Terra Infecta alla libreria Modo Infoshop di Bologna, affiancato da Chiara Davino, architetta e ricercatrice all'Università di Bologna, e Wu Ming 1. Buon ascolto.
Sabato 14 marzo 2026, nel rione Pilastro di Bologna, Wu Ming 2 ha presentato il suo romanzo Mensaleri (Einaudi 2025), in dialogo con Roberto Panzacchi del Comitato Besta, al presidio contro il MuBa.
Il MuBa è il "Museo dei bambini", un progetto tanto fumoso nei contenuti quanto impattante sul verde e sul suolo del parco Mitilini-Moneta-Stefanini. Un progetto che la giunta Lepore-Clancy, la più ebbra di cemento e asfalto a memoria di vivente, vuole imporre con la forza, dopo uno dei soliti "percorsi partecipati" fittizi, quelli con cui si cerca di mascherare una politica autoritaria e deferente verso gli interessi delle lobby edilizie e infrastrutturali.
La presentazione ha toccato molti punti di convergenza tra il romanzo e le lotte ambientali in corso in città e non solo, poi è sfociata in un grande attacco psichico al cantiere. A officiare il rituale, le Sorelle e fratelli del libero spirito con la collaborazione dell'Associazione psicogeografica di Bologna (APB).
L'ओम् (Ōṁ) corale è risuonato per un quarto d'ora, forte e malaugurante per la controparte. Nella storia dei movimenti bolognesi l'attacco psichico ha una tradizione trentennale, e negli ultimi anni è stato decisivo nelle lotte in difesa del parco don Bosco, a S. Donato, e del giardino San Leonardo, in zona universitaria.
Durante il rituale è stato distribuito l'opuscolo dell'APB "Storia disinvolta degli attacchi psichici", tiratura limitata di 125 copie, non disponibile on line.
Ecco l'audio dei due momenti clou della giornata.
La mattina di domenica 18 gennaio, nella sala principale della Casa delle culture di Trieste, Rodrigo Nunes ha presentato il suo libro Né verticale né orizzontale. Una teoria dell'organizzazione politica (Alegre, 2025) in dialogo con la redazione della rivista Charta Sporca e con gli scrittori e attivisti Wu Ming 1, Igor Štiks e Andrea Olivieri.
Molti gli interventi durante la discussione, tra cui quello di Gian Andrea Franchi dell'associazione Linea d'ombra (autore di Per un comunismo della cura, Derive Approdi 2025) e di Riccardo Laterza, consigliere comunale della lista civica Adesso Trieste.
N.B. Durante l'introduzione e nei primi minuti dell'intervento di WM1 si sentono i rumori della sala che si "assesta", spostamenti di sedie eccetera. Proseguendo con l'ascolto, la qualità migliora notevolmente.
La mattina del 15 novembre 2025 Wu Ming 1 ha presentato il romanzo Gli uomini pesce alla libreria Lovat di Trieste, in dialogo con Andrea Olivieri, tra le altre cose autore del bellissimo Una cosa oscura, senza pregio (Alegre, 2019).
L'incursione in città, come già quella di Wu Ming 4 di due settimane prima, è avvenuta in barba a certi ambienti cittadini e al sindaco in persona, che in un'intervista televisiva ci aveva dichiarati, senza giri di parole, presenze sgradite. Una lunga polemica, durata settimane, che abbiamo ignorato.
Verso la fine della registrazione si fa riferimento anche a questo, ma per il resto si parla d'altro. Di territori e corpi, di confini e sconfinamenti, di s/memorie della pandemia, di movimenti come ecosistemi e di «mediazioni al rialzo».
Nell'autunno 2025 il filosofo e attivista brasiliano Rodrigo Nunes ha girato l'Italia presentando – in italiano – il suo libro Né verticale né orizzontale. Una teoria dell'organizzazione politica (traduzione di Enrico Gullo, Alegre, 2025).
Libro e tour sono arrivati con tempismo perfetto, poco dopo le grandi mobilitazioni e gli scioperi generali contro il genocidio palestinese. Nunes è partito da Palermo il 20 ottobre e, risalendo la Penisola, ha toccato diverse città e importanti situazioni di movimento e lotta – come quella dell'Ex GKN a Firenze – per concludere il tour il 7 novembre ad Avigliana (TO), ospite del movimento No Tav valsusino.
Wu Ming 1 ha affiancato Nunes in tre occasioni: a Ferrara il 29 ottobre (a cura della Comune di Ferrara), a Bologna il 4 novembre (ospiti dell'Ex Centrale di via Corticella) e, appunto, ad Avigliana.
Quest'ultimo evento era nell'ambito di «Avere vent'anni è avere sogni grandi», la rassegna celebrante il ventennale della Battaglia del Seghino (31 ottobre 2005) e della riconquista popolare del presidio di Venaus (8 dicembre 2005). Per approfondimenti, si veda il libro di WM1 Un viaggio che non promettiamo breve (Einaud, 2016).
Nella conversazione, durata più di due ore, si è parlato dei movimenti come ecologie; dei cicli di lotte del 2001-02, del 2011 e del 2019; di come dieci anni fa il pendolo delle lotte abbia oscillato tra orizzontalismo e verticalismo, con tentativi di costruire «partiti dei movimenti»; di come si possa avere leadership senza leaderismo, eccetera. Con tanti esempi e racconti, e una coda sulla pandemia.
Tra le intervenute, la punkastorie femminista Filo Sottile.
Buon ascolto.
Moltitudini in marcia contro gli imperi: contadini d’Inghilterra con roncole e forconi nell’anno del Signore 1381; cardatori, popolo minuto di opifici, arti e mestieri nella rivolta dei ciompi del 1378; artigiani boemi nella rivolta hussita e taborita del 1419; seguaci di Hans il pifferaio e ancora contadini d’Alsazia, Svevia e Ungheria; braccianti e minatori di Turingia, smossi dai dodici articoli della predicazione anabattista.
La storia europea medievale e moderna è attraversata da rivolte contadine che, nella lettura del Vangelo, hanno trovato il canale per contestare radicalmente l’ordine sociale esistente e i padroni della Terra. Il 18 ottobre 2025 Wu Ming 4 è intervenuto al festival Montefedi di Bergamo, sunteggiando gli anni di lavoro dalla stesura di Q (1995-1998) alla traduzione del romanzo di William Morris Il sogno di John Ball (Alegre, 2025), in dialogo con Francesca Tasca del Centro Culturale Protestante, studiosa del movimento valdese e autrice del libro Storia dei Valdesi (Claudiana, 2024).
Mercoledì 8 ottobre 2025 Wu Ming 2 ha presentato il suo romanzo Mensaleri insieme a Christian Raimo. Si è parlato di letteratura e lavoro, società del controllo, scrittura collettiva, comicità, commedia all'italiana, stregoneria capitalista e plustempo.
Buon ascolto
Manca ormai solo una settimana all’uscita di Mensaleri, il nuovo romanzo scritto da Wu Ming 2.
Chi ha dato un’occhiata alla quarta di copertina, sa che la vicenda si svolge a Mensaleri, il villaggio operaio costruito accanto alla cartiera Mensa, sul fiume Leri, nei primi anni dell’Italia unita. Lo stabilimento, dopo diversi passaggi di mano, chiude i battenti nel 1993, nonostante le lotte e i presidi.
Ma a tramutare lo sconcerto in speranza, si presenta un imprenditore di grido, bisnipote del mitico Fondatore. La sua proposta è un irresistibile progetto di rigenerazione del sito industriale: un museo, un centro congressi, un laboratorio di ricerca sul riciclo della carta, le sedi di quattro grandi marchi di moda, un nuovo quartiere. E uno spettacolo teatrale, affidato alla regista Toni Pohlmann, scritto e recitato dalla gente del paese, per celebrarne la prima età dell’oro, all’alba della seconda.
In anteprima, Wu Ming 2 legge il primo capitolo. Buon ascolto e appuntamento in libreria tra una settimana.
«– I romanzi radiofonici, giovanotto, – mormorò Josefina Sánchez, come se commettesse un sacrilegio. – Stanno diventando sempre più strambi.»
(Mario Vargas Llosa, La zia Julia e lo scribacchino)
Nel biennio 2022-2023 portammo in tour Radio Ufo 78, un radiodramma/concerto, un melologo, una sghemba e psichedelica suite con scrittori, musicisti e «caverna dell'antimateria».
I due scrittori erano Wu Ming 1 e Jadel Andreetto, quest'ultimo in doppia veste, in quanto bassista del Bhutan Clan.
I musicisti erano quelli del Bhutan Clan, appunto: band cresciuta a Bologna sonorizzando trekking urbani e serate letterarie, nel contesto del cantiere culturale permanente Resistenze in Cirenaica.
Per varie ragioni il gruppo si è sciolto come tale nel 2024, ma le sperimentazioni proseguono sotto l'egida di Melologos, «laboratorio di fonologia narrativa» che ora è al lavoro su Gli uomini pesce.
«Caverna dell'antimateria» è come chiamavamo, in omaggio al pittore situazionista Giuseppe Pinot Gallizio, l'ambiente sonoro pazientemente ingegnerizzato in studio che ogni tanto erompeva nell'esecuzione dal vivo.
I testi dello spettacolo erano in gran parte tratti da Ufo 78, ma alcuni brani – come già avveniva nel romanzo – gettavano ponti verso un altro mondo narrativo: quello del «Ciclo di Tanino & Karl» di Jadel Andreetto & Guglielmo Pispisa. Finora ne sono usciti due episodi: Tutta quella brava gente (firmato con lo pseudonimo «Marco Felder», Rizzoli 2019) e La parola amore uccide (Rizzoli, 2022). Anzi, tre, perché il terzo è in forma di podcast: Morte di un giallista bolzanino (RaiPlaySound, 2023).
Radio Ufo 78 era un'unica suite della durata di circa un'ora e 15 minuti. Prima di salire sul palco, chiedevamo al pubblico di applaudire soltanto alla fine.
Dopo una prova aperta allo Spazio Stria di Padova, sempre disponibile per i nostri lanci di ballons d'essai, Radio Ufo 78 si mise in strada. La formula era anfibia e strana e non proponibile ovunque, gli incastri di impegni non erano semplici... Insomma, riuscimmo a mettere in fila solamente sette date. Di alcune resta testimonianza.
La migliore registrazione, realizzata a tracce separate dal mixer (ringraziamo il fonico Gianluca Fabbri), è quella della serata in piazza a S. Giovanni in Marignano, in provincia di Rimini. Era la sera del 9 luglio 2023, l'evento era organizzato da Rapsodia, su iniziativa del nostro amico Emiliano Visconti.
Stefano D'Arcangelo di Melologos ha lavorato su quelle tracce, per far emergere ogni suono con la massima chiarezza, e oggi, alla buon'ora, possiamo rendere disponibile all'ascolto Radio Ufo 78, per chi non c'era alle serate e anche per chi c'era e vuole riascoltarlo. Lo facciamo a due anni esatti da quell'esibizione.
La formazione:
Wu Ming 1 – voce e vociferazioni
Jadel Andreetto – voce e basso
Giroweedz – basso e ingegneria sonora
Bruno Fiorini – chitarra
Stefano D'Arcangelo – tastiere, elettronica, antimateria
Michele Koukoussis – batteria
Con la partecipazione di Filo Sottile (nella parte di Carmen) e Donatella Allegro (nella parte di Milena).
La sera del 13 giugno 2025 Wu Ming 1 – in dialogo con Maria Calabrese della Biblioteca Popolare Giardino, che ha organizzato la serata, e col collega scrittore Girolamo De Michele – ha presentato Gli uomini pesce alla Scuola di Viale K, Ferrara. Vicinissimo a dove, nel romanzo, Dante dà appuntamento ad Antonia
Si è parlato di «plurinomio fantastico», giochi di parole, poetica del perturbante e decostruzione del maschile, ma anche del non-umano in letteratura dopo le riflessioni di Amitav Ghosh, di "intelligenze" artificiali e di molte altre cose. In sala c'erano circa 40°, ma voi potete ascoltare l'audio dove volete, anche dentro una ghiacciaia. Buon ascolto.
Testo della conferenza tenuta da Wu Ming 4 al teatro di Dozza (BO) il 2 settembre 2023, nell’ambito delle celebrazioni per Tolkien 50.
Un’attualizzazione di certe tematiche tolkieniane alla luce delle urgenze ambientali, al di là di qualsivoglia intento celebrativo e – ovviamente – in direzione ostinata e contraria rispetto alle kermesse e mostre governative. Si parla di Mordor, Jorn de Précy, «riformisti sarumaniani» e Jacques Camatte.
Prima l'affaire pandoro, poi il video del pentimento e infine l'intervista da Fazio. Il "sentiment" è sempre stato negativo. Ma sebbene la cover del settimanale possa sembrare un punto a suo favore, non è detto che il vento sia cambiato. L'analisi di Roberto Esposito, ceo di DeRev, società di strategia, comunicazione e marketing digital

Giuliano Sangiorgi incontra scrittori, chef, attori e comici e condivide con loro i punti in comune delle loro carriere: l’immaginazione e la capacità di sognare.
Con questo podcast, il cantante mette a confronto il processo creativo in campi anche molto diversi tra loro, regalando all'ospite di ogni puntata una nuova improvvisazione musicale e a chi ascolta un ritratto a due inedito e sorprendente

In ogni libro, film, canzone, serie tv, opera d’arte, c’è sempre la scintilla di un’idea. Winston, come l’eroe di 1984 di George Orwell, vuole trovarla e raccontarla , anche solo per uno spunto, per cinque giorni alla settimana per circa quattro minuti. Un podcast di Pierluigi Battista per HuffPost.


Nel 1990, centinaia di corpi mummificati furono trovati sepolti in barche in un’inospitale area desertica nella regione autonoma uigura dello Xinijang, nel nord-ovest della Cina. Conosciute come le mummie del bacino del Tarim, ora sono state esaminate geneticamente e gli scienziati hanno ristretto le origini delle misteriose mummie. I risultati sono piuttosto sorprendenti.
I corpi e gli abiti delle mummie sono sorprendentemente intatti nonostante risalgano a 4.000 anni fa e sono stati scoperti nel bacino del Tarim nello Xinjiang. I lineamenti del viso e il colore dei capelli sono visibili, essendo stati naturalmente preservati dall’aria secca del deserto.
Le mummie furono scoperte sepolte in bare a forma di barca ricoperte di pelli di mucca. Accanto a loro c’erano i segni di una società agricola: prodotti alimentari come grano, orzo e formaggio, nonché bestiame come pecore, capre e bovini.
Avevano l’aspetto di stranieri provenienti da una terra straniera perché erano alti, portavano cappelli di feltro di lana e stivaletti di cuoio, e alcuni di loro avevano i capelli biondi. Tuttavia, i genomi di 13 mummie risalenti a 4.000 anni fa, straordinariamente conservati, non erano migranti che portavano la tecnologia dall’Occidente, come si supponeva in precedenza. Uno studio sul DNA delle mummie rivela che si trattava di gente del posto con profonde radici nella zona.
In uno studio pubblicato sul Nature Journal , i ricercatori hanno analizzato i dati genetici raccolti dalle mummie. Risalgono al 2.100-1.700 a.C. e hanno rivelato la provenienza delle persone.
Sembrano essere le reliquie di un’antica popolazione scomparsa in Eurasia dopo l’ultima era glaciale, ancestrale delle popolazioni indigene che vivono oggi in Siberia e nelle Americhe.
In foto una donna dell’età del bronzo mummificata naturalmente, che fu sepolta a Xiaohe nel bacino del Tarim.
Gli individui distanti 400 chilometri l’uno dall’altro, alle estremità opposte del bacino del Tarim, avevano un DNA simile a quello dei fratelli. Anche se le mummie erano gente del posto che non si era sposata con i pastori migranti nelle vicine valli montane, non erano culturalmente isolate. Già 4000 anni fa avevano abbracciato nuove idee e culture: indossavano abiti di lana tessuta, costruivano sistemi di irrigazione, coltivavano grano e miglio non autoctoni, allevavano pecore e capre e mungevano il bestiame per produrre formaggio.
Sebbene lavori precedenti abbiano dimostrato che le mummie vivevano sulle rive di un’oasi nel deserto, non è ancora chiaro il motivo per cui furono sepolte in barche ricoperte di pelli di bestiame con remi in testa – una pratica rara che non si trova da nessun’altra parte nella regione e forse meglio associato ai Vichinghi.
Secondo lo studio, il gruppo era nella zona da qualche tempo e aveva una distinta discendenza locale, che confutava le teorie secondo cui si trattava di pastori della regione meridionale del Mar Nero russo, dell’Asia centrale o dei primi agricoltori dell’altopiano iraniano.
Christina Warinner, autrice dello studio, professoressa di antropologia all’Università di Harvard e leader del gruppo di ricerca presso il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, ha dichiarato in una dichiarazione: “Le mummie hanno affascinato a lungo sia gli scienziati che il pubblico sin dalla loro scoperta originale. Oltre ad essere straordinariamente conservati, sono stati ritrovati in un contesto molto insolito e presentano elementi culturali diversi e lontani”.
I ricercatori hanno anche affermato che è possibile che una popolazione sia geneticamente isolata ma anche culturalmente cosmopolita.
Oltre a esaminare i genomi sequenziati dai resti di cinque individui del bacino di Dzungarian più a nord nella regione autonoma uigura dello Xinjiang in Cina, i ricercatori hanno anche esaminato i dati genetici delle mummie più antiche del bacino del Tarim, che risalgono a un periodo compreso tra 3.700 e 4.100 anni. . Risalenti tra 4.800 e 5.000 anni fa, sono i resti umani più antichi rinvenuti nella regione

L'articolo TROVATE IN CINA DELLE MUMMIE SEPOLTE NEL DESERTO IN BARCHE proviene da Giubbe Rosse News.
Il 5 novembre 2024 gli Stati Uniti d’America sceglieranno il nuovo presidente. Ai blocchi di partenza ci sono sempre loro due, Donald Trump e Joe Biden. Ex presidente e presidente uscente, 77 e 81 anni a testa. In un Paese sempre più diviso. Tra ricorsi storici e ricorsi in aule di giustizia, quest’elezione segnerà forse più di altre il presente e il futuro, non solo dell’America ma dell’intero Occidente. Vi racconteremo le grandi storie, dei nostri giorni e del passato, quelle che hanno fatto grande gli Stati Uniti d’America. E faremo chiarezza, per capire insieme come, tra caucus, primarie, congressi, grandi elettori, si diventa presidente del più forte e importante Paese del mondo. Un podcast mensile di Gerardo Greco e Giulio Ucciero.


Il podcast in 20 episodi di Michele Bovi e Pasquale Panella che raccoglie testimonianze e documentazioni esclusive e che segnala i nomi di tutti gli italiani – cineasti, attori, professionisti e artigiani – che lavorarono in incognito per il kolossal del 1959 premiato da 11 Oscar. Immagini e documenti esclusivi su www.benhurunaltrofilm.it
Lo speciale: Ben-Hur, un altro film

Edgardo Ghizzoni morì nell’agosto del 1929, otto anni e mezzo dopo il Veglione Rosso che costò la vita ai primi due correggesi uccisi dai fascisti, Mario Gasparini e Agostino Zaccarelli. E’ l’undicesimo della serie: più di un omicidio all’anno, in media, per una cittadina di provincia che allora contava poco meno di ventimila abitanti.
Di lui sappiamo pochissimo: operaio, pittore, affascinato dalle idee di Antonio Gramsci, ce lo immaginiamo tra coloro che cercavano di proporre un’arte proletaria del tutto alternativa a quella borghese.
Come sempre, riportiamo qui sotto la scheda biografica preparata in occasione della mostra di Casa del Popolo Spartaco: «1920/2020. In ricordo dei primi martiri antifascisti correggesi».
Edgardo Ghizzoni (1905 – 1929), nato a Budrio di Correggio, operaio di professione, fu anche pittore e realizzò un ritratto a olio di Agostino Zaccarelli, regalato a Vittorio Saltini e gelosamente conservato. Faceva parte di quella gioventù socialista orientata alla corrente gramsciana de L’Ordine Nuovo e come altri militanti fu vittima di bastonature, di cui una particolarmente violenta al capo e alla schiena, nel periodo 1921–1922. Decise allora di intraprendere la strada dell’emigrazione, come fecero anche altri suoi compagni, trasferendosi a Milano.
Di salute ormai irrimediabilmente compromessa, morì di tubercolosi, contratta in seguito alle percosse, il 13 agosto 1929.
Furio Rabitti aderì prima al circolo socialista poi alla federazione giovanile del neonato Partito comunista d’Italia, come fece la quasi totalità della gioventù socialista di Correggio. Veniva spesso arrestato e anche percosso, in occasione di movimenti di alti gerarchi o di feste socialiste.
Insieme al fratello Ivanoe e al più piccolo Parsifal, che faceva il garzone, aveva aperto un salone di barbiere nel 1923. Duramente bastonato dai fascisti nel 1925, contrasse, in con- seguenza delle gravi lesioni, una nefrite, che lo portò alla morte, a Correggio, il 25 novembre 1930, a ventisei anni di età.
La composizione è di Stefano Pilia, che la esegue per chitarra sola. La voce e il testo sono di Wu Ming 2.
Quando ascoltiamo la storia di una persona uccisa dai fascisti, ci aspettiamo sempre un epilogo violento. Invece, anche le bastonate e le torture possono essere letali a distanza di tempo, come una fibra d’amianto.
Pico Mariani morì a Parigi, nel 1926, e il suo nome non starebbe in Veglione rosso, se attorno a lui non ci fosse stata una vasta comunità di esuli correggesi, gente che se lo ricordava malato ancor prima di emigrare. Anzi: che se lo ricordava emigrante proprio perché malato, rotto nel fisico dagli attacchi squadristi, e costretto a scegliere tra la fuga all’estero e la certezza di una nuova, fatale aggressione.
Purtroppo, quelle che aveva già subito si rivelarono sufficienti, lontano da casa, dopo mesi di sofferenze.
Nell’audioracconto che gli abbiamo dedicato, la musica è composta da Antonio Macaretti, che la suona con la sua fisarmonica insieme a Stefano Pilia (chitarra) e Mattia Cipolli (violoncello). I testi e la voce sono di Wu Ming 2.
Ernesto Monselici era di idee socialiste, alle quali credeva senza fare mistero di condividere la linea del PSI. Solo nel 1924 aderì al Partito Comunista d’Italia. Mutilato di guerra, trascorreva parte del suo tempo a discutere con i compagni alla cooperativa di consumo di Budrio, frazione di Correggio. Quando nel giugno del 1922 le squadracce devastarono e incendiarono l’edificio, Ernesto fu violentemente bastonato. Caduto a terra, venne soccorso dai compagni e portato in casa di conoscenti. Nell’aprile 1924, mentre transitava per la pubblica via nel suo paese, venne fermato da sei giovani fascisti e nuovamente percosso con colpi di bastone al capo e alle spalle, assieme al compagno Alderigio Veroni.
In seguito alle percosse ricevute venne ricoverato all’ospedale di Modena con la diagnosi «forte uricemia». Lì si spense nel luglio dello stesso anno.
Finora sei brani, degli otto che abbiamo pubblicato, sono stati prodotti a partire dalle registrazioni dei singoli strumenti e della voce, miscelate insieme. Uno (“Antonio Pellicciari”) è il live del concerto di presentazione a Correggio. Questo invece è un live da camera, registrato in presa diretta, a tracce separate, in una sede (inufficiale) della Wu Ming Foundation. Al violoncello: Mattia Cipolli, che ha scritto anche la musica. Testo e voce sono di Wu Ming 2.
I fratelli Angelo e Pico Mariani, antifascisti come Carlo e Nello Rosselli, a differenza di loro non vennero uccisi insieme, nello stesso momento e luogo. Entrambi perseguitati fin da ragazzi, nei medesimi anni, furono però colpiti a morte in tempi diversi.
Angelo, il maggiore, fu il primo. In questo racconto musicale, il settimo di Veglione rosso, a esporre la sua vicenda è un narratore collettivo, interpretato dalla voce di Wu Ming 2 – mentre tutti i musicisti coinvolti in questo progetto suonano un brano composto per l’occasione da Mattia Cipolli.
Di umili origini, Angelo Mariani (1901 – 1924) cresce nella frazione di Budrio. Trasferitosi a Correggio con la famiglia in cerca di lavoro, si avvicina alla figura di Agostino Zaccarelli che per lui diventa un mentore, tanto che Angelo fu fra i quarantanove (su cinquanta giovani socialisti
totali) che seguirono Zaccarelli nella scissione del 1921 e fondarono la Federazione Giovanile Comunista Italiana di Correggio.
Angelo legge molto e compone poesie dialettali che raccontano il suo ambiente nativo di operai e braccianti. Nel 1922 viene preso di mira e per più volte bastonato dai fascisti. A causa delle percosse inizia ad avere problemi polmonari, contraendo la tubercolosi.
Alla fine del 1923, viene nuovamente picchiato e portato alla sede del Fascio dove gli viene imposto di bere un bicchiere di olio motore. A causa della salute già cagionevole per via della malattia e dello scompenso fisico causato dall’avvelenamento da olio, Angelo viene ricoverato all’ospedale di Correggio dove trova la morte pochi giorni dopo.
Brano tratto dalla suite Radio Ufo 78, di Wu Ming 1 e Bhutan Clan, eseguita dal vivo a S. Giovanni in Marignano (RN) la sera del 9 luglio 2023.
Radio Ufo 78 è uno spettacolo nato dall'ibridazione tra il nostro Ufo 78 e i romanzi Tutta quella brava gente e La parola amore uccide dei colleghi Jadel Andreetto – anch'egli sul palco in quanto vocalist e bassista del BC – e Guglielmo Pispisa.
Prodotto dal laboratorio Melologos, c/o Nassau, via de' Griffoni 5/2.
Valerio Minnella incontrò Achille Croce e altri militanti nonviolenti valsusini alla marcia Milano-Vicenza del 1970. Parlandoci, fu molto colpito dalla loro determinazione e dal fatto che fossero vegetariani. Poco dopo, infatti, lo diventò anche lui.
Negli anni successivi, quelli della lotta per l’obiezione di coscienza, Valerio ebbe molti rapporti con Torino, dove l'11 marzo 1972 bruciò la cartolina-precetto e si fece arrestare. Alberto Perino – allora esponente del Gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta, nel nuovo secolo uno dei nomi più noti del movimento No Tav – esibì il celebre cartello «HO FATTO IL MILITARE E ME NE VERGOGNO» proprio a un corteo in solidarietà ad alcuni obiettori incarcerati, tra i quali Valerio. Quel cartello gli valse una denuncia e un processo per vilipendio alle forze armate.
Quando è venuta l’idea di presentare il libro in valle, ovviamente Condove è il primo posto che ci è venuto in mente. A Condove c'erano Achille Croce, don Giuseppe Viglongo, il GVAN e il giornale «Dialogo in valle». Fu uno degli epicentri della stessa lotta che anche Valerio portò avanti, e fu importante per la sua formazione.
La sera del 30 giugno, nella sala della biblioteca comunale Margherita Hack, abbiamo chiuso un cerchio, rendendo omaggio a tutti i suddetti. C'eravamo tutt'e tre: Valerio, WM1 e Filo. Dopo i saluti del sindaco Jacopo Suppo, abbiamo dialogato fittamente con Maurizio Piccione. Sono poi intervenuti Andrea Galli, presidente del Valsusa FilmFest, e lo stesso Alberto Perino. Buon ascolto.
Lo spettacolo Radio Ufo 78 è prodotto dal laboratorio Melologos ed eseguito da Wu Ming 1 & Bhutan Clan. Per sapere di che si tratta, ecco qui la scheda artistica.
La prova generale l’abbiamo fatta in pubblico il 5 maggio scorso, allo spazio Stria di Padova.
Radio Ufo 78 è un’unica suite senza interruzioni tra un brano e l’altro, perciò abbiamo chiesto di applaudire solo alla fine. Non eravamo a organico completo: per cause di forza maggiore mancava Jadel Andreetto, quindi avevamo un solo basso e una sola voce. Ad ogni modo, tutto è andato bene.
Ecco un momento del flusso di quella sera, registrato con un fonografo da Thomas Alva Edison, buonanima (si fa per dire). Qualità da bootleg, ma a chi non ha ancora sentito niente dà una prima idea.
Un audioracconto per ognuno dei dodici correggesi uccisi dai fascisti prima della Seconda guerra mondiale, le cui storie sono raccontate in Veglione rosso; uno per ognuno dei dodici mesi del 2023. Testi di Wu Ming 2, musiche di Stefano Pilia e dell'Ensemble Concordanze.
Di fede prampoliniana, Antonio Bellelli fu l’anima del movimento socialista operaio correggese.
Fu consigliere comunale in quattro occasioni: nel 1899, 1902, 1905 e 1920. Presidente della prima cooperativa di consumo di Fosdondo, membro del Consiglio generale della Camera del lavoro di Reggio Emilia, fu anche delegato ai congressi nazionali del PSI, nel 1904, 1911 e 1913. Nel '21 aderì alla sottoscrizione in favore del popolo russo per sostenere economicamente il primo Paese fondato sui Soviet.
Nella sede del Fascio di Fosdondo, fu costretto dai fascisti a bere un bicchiere di olio, probabilmente di ricino ma non è escluso che si trattasse di olio motore, in quanto questo di solito era il trattamento riservato agli antifascisti più pericolosi. In seguito a tale episodio la sua salute fu irrimediabilmente compromessa. Ricoverato all’ospedale di Correggio per peritonite, vi morì all’età di cinquantacinque anni, il 16 luglio 1923. Poche ore prima di morire, Bellelli disse al parroco don Pivetti, che andò a fargli visita: «Come uomo la visita la accetto, come parroco no»
Questo melologoè stato eseguito al Teatro Monte Baldo di Brentonico (TN) il 24 marzo 2023. Wu Ming 1 ha letto i capitoli 2 e 3 del Primo movimento di Ufo 78 – la visione collettiva di Incontri ravvicinati del terzo tipo seguita da una camminata notturna per le vie di Torino – mentre Luca Casarotti lavorava ditastiere, elettronica e ingegneria sonora.
Trattasi di composizione spontanea, senza partiture di sorta ma con chiare premesse teoriche, messe giù nellapresentazione scritta da Luca Casarotti.
Ufo 78– Concerto non-identificato è una produzione Mελóλογος. Grazie a tutte le compagne e i compagni del circolo ARCI di Brentonico per l’organizzazione della serata. Grazie in particolare ad Assia per i riflessi prontissimi di fronte a un problema manifestatosi all’improvviso e la disponibilità messa in campo per risolverlo!
Un audioracconto per ognuno dei dodici correggesi uccisi dai fascisti prima della Seconda guerra mondiale, le cui storie sono raccontate in Veglione rosso; uno per ognuno dei dodici mesi del 2023. Testi di Wu Ming 2, musiche di Stefano Pilia e dell'Ensemble Concordanze.
Umberto Bizzoccoli (Correggio, 19.09.1903 - 22.02.1922) fin da giovane si aggrega al circolo socialista di Correggio di cuiè attivo dirigente e organizzatore con Agostino Zaccarelli. Sarà poi il primo segretario comunista dopo la scissione del 1921.
Per sfuggire all’attenzione fascista, nel maggio 1921 si arruola in Marina nella città ligure di La Spezia. Mentre si trova in libera uscita viene violentemente bastonato su mandato dei fascisti di Correggio.
La violenta bastonatura gli provoca gravi danni ai polmoni, a causa dei quali poco tempo dopo contrae la tubercolosi. Il 29 gennaio scrive ai suoi genitori le sue "naturali ed ultime volontà": «Io professo onestamente una dottrina di amore e fratellanzache esclude le corporazioni religiose di ogni genere. Io obbedisco alla verità che credo di aver veduta».
Muore a Correggio, il 22 febbraio 1922 a soli diciotto anni.
I funerali si trasformano in una grande manifestazione antifascista, con il feretro scortato dai giovani comunisti capeggiatidal segretario della FGCI reggiana Camillo Montanari.
Melologo/radiodramma tratto dal racconto di Wu Ming 1 Volodja (2011) e realizzato per il primo Festival di letteratura working class, svoltosi dal 31 marzo al 2 aprile 2023 al presidio degli operai ex-GKN in lotta, Campi Bisenzio (FI).
Wu Ming 1– Voce e vociferazioni
Stefano D'Arcangelo – caverna dell'antimateria
«Volodja è tratto dall’omonimo racconto che scrissi nel 2011 per il progetto «I muri di Mirafiori», nell’ambito del laboratorio urbano Situa.to [...]
Mi viene l’idea di resuscitare il fantasma di Vladimir Majakovskij. Nel racconto il poeta georgiano appare tra gli operai della Fiat nella primavera del 1969, immemore di tutto quanto gli accadde dopo il 1923, quando tornò in Russia dopo le vacanze trascorse con l’amico Viktor Šklovskij sull’isola di Norderney, nel Mare del Nord.
Rinvenuto in forma spettrale, Volodja – diminutivo di Vladimir, così lo chiamavano gli amici – comprende di essere in Italia e si domanda che fare, e decide di fare, ποιεῖν, fare poesia, partecipando a suo modo alle lotte che stanno montando a Mirafiori [...]
Stefano utilizza registrazioni originali della vocedi Majakovskij e musica d’avanguardia sovietica degli anni Venti, come la Sinfonia di sirene di Arsenij Avramov e Fonderia di Aleksandr Mosolov [...]»
Una produzione Melologos, laboratorio di fonologia narrativa c/o Nassau, via de' Griffoni 5/2a, Bologna
Un audioracconto per ognuno dei dodici correggesi uccisi dai fascisti prima della Seconda guerra mondiale, le cui storie sono raccontate in Veglione rosso; uno per ognuno dei dodici mesi del 2023. Testi di Wu Ming 2, musiche di Stefano Pilia e dell'Ensemble Concordanze.
Nella sua frazione, Fazzano, Antonio Pellicciari era considerato un’autorità per il modo in cui riusciva a porre i problemi delle rivendicazioni dei contadini e degli operai.
Fu attivo nel movimento cooperativo, quando la voce di Camillo Prampolini spargeva nella provincia di Reggio Emilia il seme educativo di teorie socialiste.
Dal 2 al 4 agosto 1922, assiemeai compagni Bagni, Messori e Pellacani, aderì agli Arditi del popolo e partecipò alla difesa della città di Parma dall’invasione degli squadristi guidati da Italo Balbo.
Duramente perseguitato dai fascisti, bastonato, seviziato più volte tanto da procurargli degli scompensi fisici, morìacausa di una polmonite acuta nel febbraio 1923.
Wu Ming 1: voce
Luca Demicheli: basso elettrico e loop machine
Melologo basato sull'improvvisazione, eseguito dal vivo il 3 marzo 2023 alla Casa del Popolo di Sottolongera, Trieste, nell'ambito della serata«Da La Q di Qomplotto a Ufo 78», organizzata dal collettivo Burjana.
Testi tratti dal romanzo di Wu Ming Ufo 78 (Einaudi, Torino 2022), capitolo 13, Primo movimento, «Roma, giovedí 16 e venerdí 17 marzo», e 6, Terzo movimento, «Torino, martedí 9 maggio».
Un audioracconto per ognuno dei dodici correggesi uccisi dai fascisti prima della Seconda guerra mondiale, le cui storie sono raccontate in Veglione rosso; uno per ognuno dei dodici mesi del 2023. Testi di Wu Ming 2, musiche di Stefano Pilia e dell'Ensemble Concordanze.
Aristodemo Cocconi nasce il 7 marzo 1880 e vive a Canolo di Correggio, dove possiede un podere insieme alla moglie e ai due figli. Contadino di mestiere,è anche socio della latteria sociale e molto attivo nella cooperazione così come nel sindacato.
È militante del Partito socialista, come lo sono il padre e il fratello Giovanni, assessore della giunta socialista di Correggio. Nell’agosto del 1920 i Cocconi sono in prima fila durante uno sciopero, in occasione del quale un interminabile corteo di contadini manifesta in bicicletta.
La vita militante della famiglia Cocconi attira così l’attenzione degli agrari e delle loro squadracce fasciste.
Il 14 agosto 1921, due noti fascisti correggesi gli sparano alla testa a pochi metri da casa,mentre altri nello stesso momento incendiano la casa del fratello, che il 15 aprile dell’anno seguente sarà nuovamente vittima di violenza, colpito da un attentato dinamitardo, fortunatamente senza esito mortale.
Chitarra, fisarmonica e voce sono le tre protagoniste sonore del secondo melologo che abbiamo ricavato da Veglione rosso. Manca il violencello– e soltanto alla fine, col dodicesimo racconto, spiegheremo il motivo di quest’alternanza tra i tre strumenti. Per ora ci limitiamo a dire che c’è una logica, parallela – o meglio: isomorfa – rispetto a quella che si nasconde nei testi. A voi scoprirle!
Agostino nasce nel 1899 da una famiglia di vecchie tradizioni socialiste. Già nel 1914 partecipa alle riunioni antimilitariste che i socialisti organizzavano in tutto il comune. Inizia quindi da giovanissimo a essere militante e tutti gli attribuiscono grandi capacità oratorie, con le quali riesce a entusiasmare giovani e anziani. Diventa dirigente del Circolo giovanile socialista di Correggio e, in campo provinciale, amico e spalla del segretario Camillo Montanari. Successivamente, l’esperienza militare gli dà modo di conoscere molti altri dirigenti del movimento giovanile che cominciavano a elaborare un pensiero più propriamente comunista, ispirandosi alla corrente gramsciana de L’Ordine Nuovo. Al congresso giovanile del luglio 1920, il suo discorso riceve le pubbliche lodi degli onorevoli Prampolini, Storchi e Zibordi. È poi tratto in arresto per aver partecipato, ancora soldato, a un convegno del giornale «L’Avanguardia».
Viene ucciso all’ingresso del cortile della Casa del popolo di Correggio, come il suo compagno Mario Gasparini, l’ultimo giorno dell’anno 1920.
La sera del 16 dicembre 2022, sul palco del teatro Nanny Loi di Cagliari l’attore Felice Montervino e l’ensemble La città di notte hanno eseguito per la prima volta la suite HalloMoro, con testi tratti da Ufo 78 e canzoni composte ad hoc. Il tutto nella cornice di Marina Cafè Noir, l’edizione del ventennale.
Citiamo dall’autopresentazione della band:
«La Città di Notte nasce dall’urgenza di descrivere le due facce della vita notturna: quella contemplativa, scura ed evocativa della città vuota avvolta dalle tenebre e illuminata da pallide luci e quella caotica dei locali di piccole dimensioni, in cui si beve, si balla, si suda e ci si consuma.»
Chein questa notte, presto o tardi, si vedessero oggetti volanti non-identificati era inevitabile.
Felice Montervino – Proliferazione di voci recitanti
Diego Pani – Voce, elettronica, armonica
Andrea Schirru – Piano elettrico
Edoardo Meledina – Contrabbasso
Frank Stara – Batteria
Nel pomeriggio di sabato 14 gennaio 2023 Wu Ming 1 e Mariano Tomatis hanno presentato Ufo 78 alla Biblioteca civica centrale di Torino.
In sala c’erano anche diversi soci del Centro Italiano Studi Ufologici (CISU), tra cui Paolo Fiorino e Paolo Toselli, che è anche il fondatore del Ceravolc (Centro per la raccolta delle voci e leggende contemporanee).
Un audioracconto per ognuno dei dodici correggesi uccisi dai fascisti prima della Seconda guerra mondiale, le cui storie sono raccontate in Veglione rosso; uno per ognuno dei dodici mesi del 2023. Testi di Wu Ming 2, musiche di Stefano Pilia e dell'Ensemble Concordanze.
Quello che coinvolse Mario Gasparini fu un duplice omicidio, l’unico della serie di Veglione rosso: per questo, il suo racconto si completa solo ascoltando quello per Agostino Zaccarelli, che sarà disponibile a febbraio.
Di seguito, riportiamo la scheda su Mario Gasparini preparata in occasione della mostra di Casa del Popolo Spartaco «1920/2020. In ricordo dei primi martiri antifascisti correggesi».
Nato a San Martino in Rio (RE), membro sin da giovane del Partito socialista, partecipava attivamente alle lotte rivendicative della sua categoria, quella dei muratori. Lotte nelle quali si fece notare per il suo coraggio, la sua decisione, il suo carattere fermo e ribelle. Fu eletto capolega della sua frazione, Fazzano, dove divenne un capace dirigente sindacale. Nel Partito socialista si orientò subito verso la corrente massimalista, poi verso quella comunista.
La notte dell’ultimo dell’anno 1920, le organizzazioni socialiste, per festeggiare la vittoria elettorale, avevano indetto nel teatro comunale di Correggio il «Veglione Rosso». I fascisti, venuti da fuori città, finanziati dagli agrari, per impedire che la festa avesse luogo, organizzarono una spedizione punitiva. Vicino al portone della Casa del popolo, dopo diverse provocazioni, iniziarono a sparare e colpirono a morte Mario Gasparini.
Lo Speciale n.7, pubblicato il 4 dicembre 2022, includeva una lettura del nostro amico attore Marco Manfredi, una di quelle che esegue dal vivo accompagnandoci in alcune tappe del tour:«Risveglio sul monte», ovvero il capitolo 1 del Secondo movimento, registrato il 21 novembre 2022 da Paolo La Ganga allo studio PLG Music, Pianoro (BO). C’era solo la voce, niente musica né altri accompagnamenti o commenti sonori.
Ebbene, nella versione che proponiamo oggi c’è anche la musica. L’ha composta e sovraincisa, senza preavvisare nessuno, una vecchia conoscenza di Giap: Davide Gastaldo, notav valsusino e attualmente sindaco di Mompantero, che in un’altra delle sue vite è anche musicista e autore teatrale.
Radio Piemonte Internationalè il primo podcast realizzato dal laboratorio Melologos, che abbiamo fondato a Bologna e ha la propria sede a Nassau, nuovo spazio polivalente in via de' Griffoni 5/2.
Radio Piemonte International si ispira al formato del radiodramma, e si svolge in un atto unico di 19 minuti. Nell'arco di tre mesi, dall'ottobre al dicembre 2022, abbiamo adattato, messo in scena e sonorizzato un capitolo di Ufo 78, il 17 del Secondo movimento. Ecco le voci che udirete:
Wu Ming 1 – Voce narrante, gli ufologi Bonino e Ravarino, "Giuseppe"
Donatella Allegro – Milena Cravero
Jadel Andreetto – "Walter"
Filomena "Filo" Sottile – Carmen
Come si diceva, la produzione – montaggio, missaggio, ingegneria sonora ecc. – è di Melologos, un lavoro di squadra coordinato da Stefano D'Arcangelo. Registrazione della voce di WM1 a cura di Giroweedz.
Frammento del lungo Reading daUfo 78andato in scena la sera dell’8 dicembre 2022 alle Officine Culturali Ergot di Lecce e trasmesso il 17 dicembre su Radio Sonar come puntata speciale diR&D Vibes, storico programma reggae (R&D sta per«Roots&Dub»). La puntata completaè qui.
Riddim: R&D Vibes
Voci: Wu Ming 2, Mariela, Mauro
Tromba: Giorgio Distante
Più punk di così è impossibile, ed è una versione voce e ukulele!
Filomena«Filo» Sottilepropone una cover del leggendario pezzo deiJimmy fa ascoltare a Milena. Eseguita dal vivo durante la presentazione del romanzo ad Almese (TO) il 12 novembre 2022.Ufo 78), che inPaolo ContediLa Topolino amaranto(a sua volta un "centone" deLa Renault 4 amarantoFioi de Kan,
Una collaborazione tra noi ei Criminali, band bolognese "sorella" degliSkiantosche sperimenta con atmosfere e stilemi tipicamente Seventies e tipicamente italiani, ispirandosi alla musica da cinema scritta ai tempi da Piero Piccioni, Piero Umiliani, Riz Ortolani, Franco Micalizzi… Su nostra suggestione,Massimo“Max Magnus” Magnaniha arrangiato un pezzo in modo più “tedesco” del solito, ottenendo qualcosa all'incrocio tra il Micalizzi diItalia a mano armata, i Neu! diHallogalloe il Klaus Schulze diWahnfried 1883. Qualcosa di perfetto, dunque, per declamarci sopra un estratto diUfo 78, capitolo 6, Terzo movimento: il sogno di Milena.
Musica:«Al confine della paura» di Paolo Ferrario e Massimo Magnani
Voci: Wu Ming (1&2)
Tutti gli strumenti sono suonati da Massimo Magnani
Computer programming: Massimo Magnani
Pre mix: Paolo Ferrario
Registrato e mixato da Paolo La Ganga @ PLG Music.
Puntata specialedel programma«Lo specchio rotto», gestito dal collettivoDikotomikosu RKO, dedicata aUfo 78.
Unvortice– cfr.Skiantos:«Bravo! Cretino! Scemo!» – di musiche, voci, reperti sonori d’epoca e d’oggi avviluppa uno scambio di dispacci tra Mirko di Dikotomiko e WM1 e WM2.
Che ruolo ha nel romanzo l’essere rapiti? Di cos’è stato il nomeAldo Moronei giorni del suo sequestro? Il«riflusso» fu progettato a tavolino? Perché non riusciamo a fare davvero i conti con gli anni Settanta? Dobbiamo chiamarli «fenomeni aerei non identificati»? Dura 53 minuti. Buon ascolto.
Esperimento volante a titolo di esempio, cfr. la discussionequi.
«Non a caso l’ufologia in Italia è molto diffusa fra i ravers che di slancio utopico ne hanno da vendere.»
«Le veglie ufofile di Jimmy erano antesignane quiete dei rave. Del resto, se sotto i pezzi di Kosmische Musik che stanno in playlist metti una cassa dritta a 220 bpm (ma già 140 va bene), il gioco è fatto, trovi l’anello mancante.»
Mercoledì 14 ottobre 2020, alla biblioteca Sala Borsa di Bologna, Wu Ming 2 eGiuseppe Palumbo, affiancati daTiziana Roversi, hanno presentatoLa battaglia della merda, ultima uscita della collana«Fatterelli bolognesi» della casa editrice Minerva.
Il libro– scritto e illustrato per bambine e bambini dai 10 anni in su – è ispirato a un “fatterello” che accadde a Bologna tra il 1327 e il 1334, nel bel mezzo delle lotte tra guelfi e ghibellini, quando la città era governata dal francese Bertrando del Poggetto, rappresentante del Papa in Italia, durante il trasloco dei pontefici ad Avignone.
La battaglia del titolo, in particolare,è quella che permise ai Bolognesi di cacciare l’infame Bertrando, dopo averlo assediato per due settimane nel suo castello nuovo di pacca, usando come arma quintali di merda.
Il 7 maggio 2022 alla libreria Modo Infoshop di Bologna siè svolta una presentazione congiunta del libro del collettivo Moira Dal SitoQuando qui sarà tornato il mare. Storie dal clima che ci attende(a cura di Wu Ming 1, Alegre, 2020) e del libro di Sandro Abruzzese e Marco BelliNiente da vedere. Cronache dal Polesine e altri spazi sconfinati(Rubbettino, 2021).
Nel corso della chiacchierata, siè parlato anche di svariati altri libri, daLa grande cecitàdi Amitav Ghosh aViaggio nel Delta del Podi Danilo Trombin passando per la raccolta poeticaMacellodi Ivano Ferrari. Buon ascolto.
Il 23 aprile 2022 Wu Ming 1 ha partecipato a un ricordo collettivo di Valerio Evangelisti nell’ambito dell’evento di strada «Oltre il ponte – festa partigiana», svoltosi alla Bolognina, all’incrocio tra via Ferrarese e via Algardi.
Wu Ming 1 ha parlato dell’uso del fantastico e del soprannaturale nei libri di Valerio (in particolare nella «Trilogia del Metallo»:Metallo urlante,Black FlageAntracite). La visione, il sogno e l’evocazione di spiriti erano al tempo stesso componenti imprescindibili della poetica evangelistiana, strumenti d’indagine della realtà e, last but not least, espressione di una critica dello scientismo tecnocratico. Lo stesso scientismo che ha fatto strame dell’intelligenza nel biennio 2020–2021, quelli della gestione pandemica che anche Valerio ha pubblicamente avversato.
A seguire, la lettura di un racconto del 2003 con protagonista il pistolero e stregone Pantera, sacerdote del Palo Mayombe:Città di metallo e luci.Il ventennale del collettivoKai Zen, la parola Bolzano uccide, lo sfascio qualunquista del«noir all’italiana», apologia diFruttero& Lucentini, che fine ha fattoMarco Felder, una guida all’ascolto del folk apocalittico e tante altre cose nella conversazione tra un 50% di Kai Zen e un 66,6666666% diWu Ming.
La chiacchierata siè svolta alla libreria Ubik di Bologna il 16 marzo scorso, in forma di presentazione deLa parola amore uccide, romanzo diJadel AndreettoeGuglielmo Pispisaappena edito da Rizzoli.
Registrazione, sound editing e perturbazioni byBhutan Clan. Dura un’ora e 24 minuti.
Riprende la serieLa Q di Podqast, il cui ultimo episodio– l'ottavo, intitolato «Lumi» e con ospiteGad Lerner– risaliva all'estate scorsa.
Nel novembre e dicembre scorso, alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Roma 2 di Tor Vergata si è svolto, suddiviso in quattro incontri, un seminario sul cospirazionismo.
Ideazione e cura dell’iniziativa si devono alla professoressaSimona Foà, docente di Teoria della letteratura e coordinatrice del corso di Laurea Magistrale in Scienze dell'Informazione, della comunicazione e dell'editoria. Il seminario traeva spunto direttamente dalla pubblicazione diLa Q di Complotto.
In un certo senso, il libroè "tornato a casa". Il suo primo nucleo narrativo e concettuale, infatti, ha preso forma proprio nelle aule di Tor Vergata, nell’anno accademico 2018-2019, quando Wu Ming 1 – per l’occasione docente a contratto – ha tenuto il corso di Giornalismo culturale, dedicandolo proprio alle fantasie di complotto.
Il 15 novembre scorso WM1 ha inaugurato il seminario, in dialogo con Simona Foà e conCarmela Morabito, storica della psicologia e delle neuroscienze cognitive, che a Roma 2 insegna Fondamenti della psicologia e Introduzione alle Scienze del comportamento.
Durante l’incontro si è parlato del libro, della sua costruzione e dei suoi temi da angolature peculiari, fino a quel momento "improposte". Da qui la scelta di farne la nona puntata delpodqast.
Si intitola«Forme» perché la domanda a cui si cerca di rispondere è: perché il libro ha quesaforma, questeforme?
Trattandosi di un intero incontro seminariale, questa puntata dura più delle precedenti: due ore e un quarto spaccate.
Tema musicale della sigla:The Foggy Dew, ballata irlandese scritta daCanon Charles O'Neill, riscrittura per pianoforte diFrederic Rzewski, eseguita daThomas Kotcheff.
In background: cut-up di frammenti daThe Foggy Dew, op. cit., tagliati, rovesciati e mescolati con criterio random.
«L'appello è una dichiarazione di guerra. Politica e storica: ma anche transtorica e transpolitica, metastorica e metapolitica. I potenti della Terra riuniti a Genova per il G8 e i loro colti e strapagati consulenti e collaboratori non si troveranno davanti solo il "popolo di Seattle", i ragazzinidelle scuole, i ragazzacci dei centri sociali e un po' di disgraziati e di fricchettoni assortiti in vena di suonar chitarre e di spaccar vetrine. O meglio, quelli ci saranno, certo: ma con loro, dietro di loro, assieme a loro, dentro di loro marcerà un immenso Popolo di Morti. E il documento le passa in rassegna, queste armate coperte dalla polvere dei secoli e disperse dal vento della storia e le chiama per nome, con l'epica pignoleria dell'omerico "Catalogo delle Navi"... »
Così scriveva lo storicoFranco Cardinisu«L'Espresso» del 22/06/2001, commentando l'appelloDalle moltitudini d'Europa in marcia contro l'Impero e verso Genova, che scrivemmo nella primavera di quell'anno, in vista del G8 di Genova.
Non solo lo scrivemmo, ma lo registrammo, con l’attrice e performerAnna Rispolicome voce recitante, l’allora cantante e vocal trainerAntonio Amorosialla voce suonante, eMassimo Carozzigià allora addetto a ciò che fa oggi, ovvero all'ingegneria sonora. Carozzi collaborava con noi nel progetto Utter Bliss.
In occasione del ventennale, a partiredal podcastLimonicurato daAnnalisa Camilliper Internazionale, l'appelloè tornato fuori e molte persone lo stanno citando.
Nel 2009, in vista deldecennale, come Wu Ming facemmo una lunga autocritica sulla nostra mitopoiesi pre-G8, e parlammo anche diDalle moltitudini...Riproponiamo quel testo, anche perché letto oggi ha molte risonanze col presente.
https://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap6_IXa.htm
La settima puntata deLa Q di Podqastprende il titolo dauna famosa scritta murale:«LeggeteNanni Balestrini».
È infatti dedicata al grande poeta, scrittore, artista visivo e
intellettuale rivoluzionario, nel secondo anniversario della sua morte,
avvenuta il 19 maggio 2019 *.
Il“gancio” è il lungo omaggio reso da Wu Ming 1 a Balestrini neLa Q di Qomplotto.
Parliamo, naturalmente, dei“famigerati” capitoli che chiudono la prima
parte del libro: «La virulenza illustrata» e «Burnout».
A
dialogare con WM1 di questo– nonché di tecniche narrative, di
ibridazioni letterarie, di autofiction e altro – è lo scrittore
triestinoAndrea Olivieri, autore di uno degli«oggetti narrativi non-identificati» più interessanti degli ultimi anni:Una cosa oscura, senza pregio(Alegre, 2019).
Nelle puntate di quest’audioserie Wu Ming 1, autore diLa Q di Qomplotto. QAnon e dintorni: come le fantasie di complotto difendono il sistema(Edizioni Alegre, 2021), sviluppa i temi del suo nuovo libro
confrontandosi con interlocutori e interlocutrici, persone citate nel
libro stesso e/o la cui influenza e il cui aiuto sono stati importanti.
La sesta puntata, intitolata«Emergenze», è la prima registrata live, in un luogo all'aperto, il parco di Villa Angeletti a Bologna. Lì, giovedì 7 maggio, Wu Ming 1 si è incontrato con Wolf Bukowski, saggista e scrittore, autore di diversi libri tra cui l'ultimo in ordine cronologico, «La buona educazione degli oppressi», Alegre, 2019).
La conversazione tra Bukowski e WM1è incentrata sui temi del «panico morale», delle politiche securitarie nelle città e dell'emergenza perenne come metodo di governo nell'epoca neoliberista. Si parte da una comparazione tra il Satanic Panic negli USA degli anni '80 e la campagna sulla «Tolleranza Zero» durante il mandato di Rudy Giuliani come sindaco di New York (1993-2001). Si prosegue attualizzando quelle linee, sempre con un occhio a quanto appena successo con l'emergenza-pandemia.
Nelle puntate di quest'audioserie Wu Ming 1, autore di«La Q di Qomplotto. QAnon e dintorni: come le fantasie di complotto difendono il sistema» (Edizioni Alegre, 2021), sviluppa i temi del suo nuovo libro confrontandosi con interlocutori e interlocutrici, persone citate nel libro stesso e/o la cui influenza e il cui aiuto sono stati importanti.
La quinta puntata de La Q di Podqast, intitolata«Mitologie», è condotta dallo storico e filosofoEnrico Manera, studioso di teorie del mito e autore di diversi saggi sul pensiero diFurio Jesi(1941-1980), tra cui la monografiaFurio Jesi. Mito, violenza, memoria(Carocci, 2012)– oltreché studioso dell'opera letteraria e semiologica diUmberto Eco. Nel 2018 ha dedicato al trentennale de Il pendolo di Foucault un articolo uscito suGiapcol titolo«La superstizione porta sfortuna».
La conversazione tra Manera e WM1 ha proprio Jesi ed Eco come numi tutelari: parte dalPendoloe alPendoloritorna, dopo aver messo in moto concetti jesiani come«macchina mitologica» e «materiali mitologici» per parlare di fantasie di complotto e social media, di eterogenesi dei fini, e di cosa significhi «con ogni mezzo necessario».La quarta puntata intitolata«Di(s)visioni», è condotta dall’antropologaStefania Consigliere, autrice di diversi libri tra cui il recenteFavole del reincanto. Molteplicità, immaginario, rivoluzione. Registrata il 22 aprile scorso, prende le mosse da un quesito prettamente antropologico– cosa succede alle collettività "prese" dalle fantasie di complotto? – ed è (finora) quella che più s’addentra nella questione dell’emergenza pandemica, delle sue insensatezze e aporie, dei suoi danni per nulla collaterali, del cospirazionismo come risposta spesso disperata alla situazione.
Nelle
puntate di quest'audioserie Wu Ming 1, autore diLa Q di
Qomplotto. QAnon e dintorni: come le fantasie di complotto difendono il
sistema(Edizioni Alegre, Roma 2021), sviluppa i temi del suo nuovo
libro confrontandosi con interlocutori e interlocutrici, persone citate
nel libro stesso, la cui influenza e il cui aiuto sono stati
fondamentali.
Questa
terza puntataè dedicata al ruolo delle donne nelle fantasie di
complotto e nelle tribù del cospirazionismo, in primis dentro QAnon. Wu
Ming 1 introduce un importante intervento diSelene Pascarella, giornalista e criminologa, autrice dei libriTabloid InfernoePozzi(entrambi editi da Alegre) e dell'inchiesta in tre puntate«I satanisti ammazzano al sabato».
Dopo la prima puntata intitolata«Magia», dove a conversare con WM1 c'era Mariano Tomatis (scrittore, mago, storico e critico dell'illusionismo), ecco la seconda, «Questioni di metodo», con Luca Casarotti, musicista e critico musicale, oltreché giurista e in quella veste coordinatore del Legal Team della Wu Ming Foundation.
Nelle cinque puntate di quest'audioserie Wu Ming 1, autore di La Q di Qomplotto. QAnon e dintorni: come le fantasie di complotto difendono il sistema (Edizioni Alegre, Roma 2021), sviluppa i temi del suo nuovo libro confrontandosi con interlocutori e interlocutrici, persone citate nel libro stesso, la cui influenza e il cui aiuto sono stati fondamentali.
Credits per la sigla:
Alessio Melandri (grafica)
Florian Cramer (voce)
Fabrizio P. Belletati (musica)
Colonna sonora:
Bix Beiderbecke,«For No Reason At All In C»
Bix Beiberbecke,«In A Mist»
Nelle cinque puntate di quest'audioserie Wu Ming 1, autore diLa Q di Qomplotto. QAnon e dintorni: come le fantasie di complotto difendono il sistema(Edizioni Alegre, Roma 2021), approfondirà i temi del suo nuovo libro confrontandosi con interlocutori e interlocutrici, persone citate nel libro stesso, la cui influenza e il cui aiuto sono stati fondamentali.
La prima puntata si intitola«Magia». A conversare con WM1 c'è il torineseMariano Tomatis, scrittore, storico dell'illusionismo e«iniettore di meraviglia».
Credits per la sigla:
Alessio Melandri(grafica)
Florian Cramer(voce)
Fabrizio P. Belletati(musica)
Colonna sonora:
Bix Beiderbecke,«For No Reason At All In C»
Bix Beiberbecke,«In A Mist»
In this conversation between Wu Ming 1 and Florian Cramer, QAnon is discussed as a template for contemporary social-media-driven conspiracy fantasies that work simultaneously as games and a new kind of cults. By focusing on the mutation of conspiracy myths from countercultural phenomena to contemporary meme and influencer culture, the two speakers focus on QAnon, Pizzagate and Covid-19-related conspiracy narratives.
The conversation is centered around Wu Ming 1’s forthcoming book La Q di Qomplotto: QAnon e dintorni. Come le fantasie di complotto difendono il sistema [The Q in Qonspiracy: QAnon and its surroundings. How Conspiracy Fantasies Defend the System], to be published on March 25th by Edizioni Alegre, Rome.
Organized by Disruption Network Lab, March 12th, 2021.
Session di improvvisazione radicale svoltasu a Catania il 31 agosto scorso, nell’ambito della rassegna «Stralunata».
La rassegnaè curata dal musicistaFrancesco Cusa– uno dei più inventivi batteristi d’Europa – insieme all’associazione Gammazita e a Lunaria Edizioni.
Quella sera, in piazza Federico di Svevia, Wu Ming 1 ha letto brani de«La macchina del vento» accompagnato da due storici ed eccelsi sodali: lo stesso Cusa e il pianista e polistrumentistaFabrizio Puglisi, per l’occasione impegnato a tastiere e synth analogico.
La collaborazione tra WM1 e Cusa dura da ben quindici anni, essendo iniziata ai tempi di«New Thing»
Per quanto riguarda la collaborazione con Puglisi, invece, ricordiamo la performance «We Insist! (For Emmanuel Chidi Namdi)»all’edizione 2016 del Festivaletteratura di Mantova. Anche in quell’occasione la lettura fu da «New Thing»
Registrazione dal vivo:Luca Recupero. Una approfondita recensione dell’evento, a firma diLuca Casarotti,si trova qui.
Il 4 giugno 2019, alla Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, alle h.17, si è il convegno «Vent’anni di Q: sul rapporto tra ricerca storica e narrativa». C'eravamo noi in formazione completa –quella originale, ossia i quattro autori di Q, Luca/Wu Ming 3 compreso – e, soprattutto, due dei più importanti storici europei degli ultimi cinquant’anni (almeno): Adriano Prosperi e Carlo Ginzburg.
Abbiamo già scritto molte volte di come le ricerche di Prosperi e Ginzburg, individuali e congiunte, siano state fondamentali per immaginare e scrivere fabula e intreccio di Q. Ebbene, pare che dopo tanti anni abbiamo «restituito il favore», chiudendo un cerchio: anche grazie al ventennale di Q si è da poco fatta una scoperta archivistica importante, della quale nel convegno si è reso conto. Ed è così che, nella storia di questo romanzo e del suo ventennale, si incontrano nel modo più virtuoso e fecondo possibile le due dimensioni che da sempre cerchiamo di tenere insieme: l’archivio e la strada.
Il 9 maggio, al Mezzocannone Occupato di Napoli, Wu Ming 1 ha letto cinque brani del romanzo accompagnato in diretta dalle musiche di Marco Messina (membro storico dei 99 Posse, co-fondatore del trio Elem e non solo) e Fabrizio Elvetico (co-fondatore degli Elem e di Illachime Quartet), ovvero il duo che già aveva composto la colonna sonora per la versione teatrale de L’Armata dei Sonnambuli.
Su questa formula continueremo a lavorare, e in autunno riproporremo il reading in giro per l’Italia. Intanto, come teaser, ecco uno stralcio di quella prima «prova aperta». Estratto del capitolo 3, Prima parte, pagg. 71-73. Durata: 7’22”. Buon ascolto.
On QAnon, Luther Blissett, conspiracy theories and the 30th anniversary of Foucault's Pendulum. Some Qcards on how Italian Literature and Italian counterculture experimented with ways of understanding and creatively debunking conspiracism. Lecture held by Wu Ming 1– one of the authors of the novel Q – at McGill University, Montréal, Department of Languages, Literatures and Cultures, on September 20th, 2018.
You can browse the presentation here:Il 4 febbraio 2018, una domenica sera, allo Spaziomusica di Pavia siè rinnovato un sodalizio, quello tra Wu Ming e i nostri “cugini” Yo Yo Mundi. Sodalizio che nel 2004diede vita all’album54, tratto dal nostro romanzo di due anni prima.
Abbiamo riproposto dal vivo un brano di quell’album,Ettore (Stella Rossa vince), per la prima volta con Wu Ming 1 alla voce recitante. Un ritorno, e un ricordo del collega (collega di tutti noi: scrittore e musicista), compagno e amicoStefano Tassinari, che nel 2002 fece conoscere le due band.
Paolo Enrico Archetti Maestri– chitarra
Andrea Cavalieri– basso
Eugenio Merico– batteria
Chiara Giacobbe– violino
Wu Ming 1– voce recitante
Registrato dal vivo al Teatro della Fortuna di Fano, il 14 ottobre 2017, in occasione del 5° Festival del Giornalismo Culturale.
Voce: Wu Ming 2.
Musiche: Frida X.
Testi: Emanuele Galesi, dall’Atlante dei Classici Padani.Fotografie: Filippo Minelli, Wu Ming 2 e altri.
Registrato dal vivo al Teatro della Fortuna di Fano, il 14 ottobre 2017, in occasione del 5° Festival del Giornalismo Culturale.
Voce: Wu Ming 2.
Musiche: Frida X.
Testi: Emanuele Galesi, dall’Atlante dei Classici Padani.
Fotografie: Filippo Minelli, Terra Project, Incompiuto siciliano, Wu Ming 2 e altri]
Registrato dal vivo al Teatro della Fortuna di Fano, il 14 ottobre 2017, in occasione del 5° Festival del Giornalismo Culturale.
Voce: Wu Ming 2.
Musiche: Frida X.
Testi: Emanuele Galesi, dall’Atlante dei Classici Padani.Fotografie: Filippo Minelli, Wu Ming 2 e altri.
Conferenza di Wu Ming 4, 20 maggio 2017, Sala Rossa del Salone Internazionale del Libro di Torino.
Partendo dal concetto di complementarità tra i generi, rintracciabile già all’origine della subcreazione tolkieniana, l’intervento di Wu Ming 4 ne cerca le tracce attraverso i personaggi maschili e femminili più noti e meno noti della narrativa del Professore. L’equilibrio di maschile e femminile è fondamentale per tutti i personaggi di Arda, a prescindere dal loro genere. Un’occasione per osservare da vicino il lavoro di Tolkien sulle figure femminili del canone letterario antico e medievale, punto di partenza che viene rideclinato e trasformato per ottenere personaggi dal carattere propriamente moderno e al tempo stesso universali.
è stato fatto giustamente notare che Wu Ming 4 ha detto una cosa inesatta circa la triste sorte di Arwen, la cui morte per struggimento non avviene dopo un tempo lunghissimo bensì l’anno successivo alla morte di Aragorn (vedi finale del capitolo I dell’Appendice A del Signore degli Anelli). L’equivoco è stato dovuto a un’interpretazione errata del passaggio succitato e Wu Ming 4 non può che scusarsene. Ringraziamo per la segnalazione, che tornerà utile per l’eventuale pubblicazione del testo della conferenza.
Wu Ming 1 presentaUn viaggio che non promettiamo breveal CSA Sisma di Macerata, 3 febbraio 2017.
00:01:15 - Perché proprio in Val di Susa?
00:51:05 - La storia del territorio valsusino dimostra come la lotta sia un'esperienza di vita e un processo formativo per le popolazioni coinvolte.
01:13:55 - La strategia dell'abbandono nelle zone terremotate diventa una premessa sistemica a nuove aggressioni del territorio.
01:17:10 - Le forme di ribellione della popolazione a questo meccanismo di aggressione del territorio.
01:20:05 - Le resistenze devono avere una precondizione: l'amore.
01:27:38 - Le relazioni spazio-temporali del libro con il territorio marchigiano.
01:34:25 - Il rapporto del movimento NOTAV con Internet e i social network.
01:42:48 - La strategia di dequalificazione culturale e tecnica dei movimenti nelle battaglie che portano avanti.
02:02:33 - Le lotte contro le grandi opere dei movimenti sono tutte contro il modello di capitalismo italiano.
Domenica 9 aprile 2017, Zerocalcare e Wu Ming 1 si sono incontrati al Festival del giornalismo di Perugia e, in una grande sala gremita, hanno risposto alle domande del giornalista di Vice Italia Leonardo Bianchi.
Siè discusso di reportage“ibridi”, non-fiction creativa, informazione e narrazione, storie e territori.
Cosa vuol dire«raccontare una storia con ogni mezzo necessario»?
In cosa si stanno trasformando il«romanzo di non-fiction» e il reportage narrativo?
Siè cercato di rispondere a queste domande partendo da due esempi concreti, due libri usciti nel 2016: Kobane Calling e Un viaggio che non promettiamo breve.
Kobane Calling racconta una rivoluzione sui generis in una regione martoriata da guerra e terrorismo; Un viaggio che non promettiamo breve racconta una mobilitazione di massa lunga un quarto di secolo in una valle alpina sui generis.
In entrambi i casi, si parla di lotte, di esperimenti di autogestione e autogoverno, di terre di confine un tempo ritenute“marginali” ma che oggi, grazie alla lotta, si ritrovano al centro di mappe, discorsi, strategie e immaginari.
Radio 3, 28 gennaio 2017. Quarta puntata diTolkien: un viaggio inaspettato, condotto daLoredana LipperinieArturo Stàlteri, curate daFederica Barozzicon la regia diDiego Marras.
Conversazione con Wu Ming 4.
Quale concezione del male si trova nel più celebre romanzo di Tolkien? Quali sono i modi del suo agire? Che tipo di mondo ci racconta Tolkien con l’affresco della Terra di Mezzo? Perché la morte è un tema così importante nella sua opera?
00:00. Introduzione di Arturo Stalteri e Loredana Lipperini.
02:40. Wu Ming 4: l’ambigua immagine del male nel Signore degli Anelli. (06:22). Paganesimo e cristianesimo in Tolkien.
10:15. Johan De Meij, Gollum, da Sinfonia n. 1,“Le Signeur des Anneaux”, (1988).
12:07. Wu Ming 4: i personaggi di Tolkien oscillano tra dannazione e salvezza: Frodo, Gollum, Boromir.
14:39. Il legame tra male e potere: la scorciatoia per il bene.
16:17. Il tema della morte.
19:08: Lingalad, Beren e Tinuviel (2003)
21:27. Intervista a Giuseppe Festa, leader dei Lingalad.
26:14. Wu Ming 4: i personaggi femminili (anticipazione della prossima puntata).
27:00Finale.
Quattro volte perché l'esecuzione pavese (Palazzo Broletto, 10 marzo 2017) è stata più breve.
Wu Ming 1 - voce
Luca Casarotti - tasti bianchi e neri
Il concerto per voce e tastiere consiste in un’unica lunga suite, suddivisa in cinque movimenti; questi ultimi corrispondono ad altrettanti passaggi del libro che vedono protagonista Turi Vaccaro.
La musica diCinque volte Turi Vaccarosi basa sul concetto di«improvvisazione formale» o «composizione istantanea», due espressioni all’apparenza quasi antifrastiche che in pratica vogliono dire questo: nulla di ciò che Luca suona è preparato, non c’è una sola nota scritta; ma l’ambizione è di dare alle melodie, alle armonie, ai rumori e ai ritmi improvvisati di volta in volta una disciplina e uno sviluppo che li avvicinino ad un’idea compositiva, senza rinunciare alla spontaneità e ai rischi dell’esecuzione estemporanea.
Ogni esecuzioneè perciò – sottilmente o marcatamente – diversa dalla precedente.
Cinque volte Turi Vaccaroè il reading/concerto ideato e portato in tournée da Wu Ming 1 (voce) eLuca Casarotti(tastiere).È stato eseguito quattro volte: al Barrio Campagnola di Bergamo il 16 dicembre 2016, al centro sociale SOS Fornace di Rho il 12 gennaio 2017, al Teatro del Lido di Ostia il 3 marzo 2017 e a Palazzo Broletto, Pavia, il 10 marzo 2017. Questa è la registrazione della serata a Rho.
N.B. Dopo una stringa di presentazioni e assemblee in centri sociali poco riscaldati, WM1 era quasi completamente senza voce. Ha dovuto tirar fuori qualcosa usando il diaframma.You want it darker?
Il concerto per voce e tastiere consiste in un’unica lunga suite, suddivisa in cinque movimenti; questi ultimi corrispondono ad altrettanti passaggi del libro che vedono protagonista Turi Vaccaro.
La musica di Cinque volte Turi Vaccaro si basa sul concetto di«improvvisazione formale» o «composizione istantanea», due espressioni all’apparenza quasi antifrastiche che in pratica vogliono dire questo: nulla di ciò che Luca suona è preparato, non c’è una sola nota scritta; ma l’ambizione è di dare alle melodie, alle armonie, ai rumori e ai ritmi improvvisati di volta in volta una disciplina e uno sviluppo che li avvicinino ad un’idea compositiva, senza rinunciare alla spontaneità e ai rischi dell’esecuzione estemporanea.
Ogni esecuzioneè perciò – sottilmente o marcatamente – diversa dalla precedente.
Radio 3, 21 gennaio 2017. Terza puntata diTolkien: un viaggio inaspettato,all’interno del programmaPantheon, condotto daLoredana LipperinieArturo Stàlteri, curato daFederica Barozzicon la regia diDiego Marras.
00:00. Introduzione di Loredana Lipperini e Arturo Stalteri: eroi arturiani, eroi tolkieniani… e Aragorn.
03:00. Wu Ming 4: differenza tra eroi classici ed eroi tolkieniani. Aragorn e gli Hobbit.
06:47Il Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm, la battaglia di Maldon… e Re Théoden.
09:45. I cavalieri di Rohan dei Mostly Autumn.
10:43.“The Riders of Rohan” (2001)
14:03. Wu Ming 4: Sir Gawain e il Cavaliere Verde. (17:10) Tolkien e la rilettura nazista del mito nordico.
19:57. Pär Lindh, compositore svedese e fondatore dei Pär Lindh Project.
21:02.“Boromir last battle” (2004).
22:12. Intervista a Pär Lindh. Musicare Bilbo. Stratificazione di messaggi e significati nell’opera di Tolkien. Il problema di Boromir è estremamente interessante.
28:32: al prossimo sabato sulla questione del Male.