La Marina Militare e il “Punto 2026”: il mare, dominio essenziale per il futuro del Paese

Anche quest’anno, la Marina Militare italiana ha edito un rapporto sulle attività, prospettive, sfide e sulla strategia e le priorità della forza armata nel contesto geopolitico e marittimo globale. Il “Punto Nave” 2026 si focalizza sul mutamento del concetto di “potenza marittima” e sull’importanza del mare nella politica di sicurezza nazionale, precisando come la Marina Militare italiana si adatti alle nuove sfide strategiche globali, puntando su presenza, interoperabilità e innovazione.
Il punto di partenza dell’analisi è la considerazione della sfumatura della linea di demarcazione tra pace e conflitto. Ancora una volta, si riconosce che il confronto tra Stati non si manifesta soltanto attraverso strumenti militari tradizionali, ma si sviluppa lungo uno spettro ibrido che comprende pressioni economiche, campagne informative, attacchi cyber, sabotaggi e azioni indirette contro infrastrutture critiche. In questo contesto il potere marittimo deve evolversi da efficiente a rilevante, con presenza, prontezza e connessione come elementi chiave.
Il mare è tornato centrale nelle competizioni tra potenze come è emerso soprattutto dalla crisi nel Golfo Persico, con vulnerabilità legate a rotte energetiche, infrastrutture critiche e sicurezza regionale. Per l’Italia, il dominio marittimo è vitale, essenziale per energia, commercio, dati e infrastrutture strategiche, pertanto la sicurezza marittima è fondamentale per la prosperità e la stabilità nazionale.
Oggi più che mai si richiede capacità di adattamento, di analisi della minaccia e di velocità di reazione, e la Marina sta continuando a percorrere la strada intrapresa qualche anno fa di modernizzazione degli assetti, di ampliamento delle capacità del personale e della Flotta e di interazione con alleati e partner nazionali nel quadro di una diffusione delle competenze alla ricerca di una maggiore interoperabilità e della creazione di una rete di Paesi “like minded” per affrontare le nuove sfide globali.
Presente in tutti i teatri
La Marina Militare è – ed è stata – presente in tutti i teatri di rilevanza per la sicurezza nazionale: Artico, Mediterraneo Allargato e Indo-Pacifico. Per la stessa natura del mare, che non ha confini, la Marina è presente in queste macroregioni geografiche offrendo proiezione globale grazie alle maggiori capacità acquisite negli ultimi anni. Questa presenza credibile, fatta di mezzi ma soprattutto di equipaggi ben rodati e amalgamati anche in un contesto internazionale, è il fattore essenziale – ma sarebbe meglio dire l’unico – per esprimere una deterrenza credibile. Soprattutto in un mondo in cui esistono attori statali e non statali in grado di mettere a rischio la libertà di navigazione, oppure di effettuare veri e propri blocchi marittimi secondo una filosofia asimmetrica, la forza armata deve essere in grado di poter esprimere questa deterrenza in modo efficace ovunque occorra farlo.
Per questo anche nell’anno trascorso, la Marina Militare ha stabilito una proiezione in Indo-Pacifico con attività di Nave “Marceglia” e di Nave “Giovanni dalle Bande Nere”, miranti alla tutela di rotte e al mantenimento di alleanze. Le operazioni nel Mediterraneo Allargato e nel Mar Rosso – e in prospettiva quella nel Golfo Persico – come IRINI e ASPIDES sono state effettuate a tutela delle nostre rotte energetiche e commerciali, garantendo stabilità economica europea. Non bisogna nemmeno dimenticare la presenza nel Nord Atlantico e nell’Artico, che rafforza la sicurezza euro-atlantica e l’accesso alle rotte emergenti passanti per i mari artici, ma che soprattutto sono finalizzate alla maggiore conoscenza di un settore del globo in cui i cambiamenti climatici in atto sono più veloci ed evidenti.
Dal punto di vista dell’innovazione e della cooperazione tecnologica, l’anno trascorso ha visto la consegna di Nave “Quirinale” e la prosecuzione di importanti programmi di rinnovo della flotta come quello per una nuova classe di cacciatorpediniere o per i sottomarini U-212 NFS, senza dimenticare l’evoluzione delle fregate FREMM e la decisione di portare tutti i PPA/MCS allo standard “full”.
Anche l’attività dedicata alla dimensione subacquea – ma sarebbe ora chiamarlo “dominio sottomarino” – è proseguita al Polo Nazionale della Subacquea di La Spezia, e dal forum “Shangri La” di Singapore è arrivata la certificazione internazionale della validità del modello italiano, con anche l’ampliamento del partenariato per quanto riguarda la sicurezza sottomarina a nuovi partner regionali ma soprattutto globali. Mai come negli ultimi anni è emersa la priorità della protezione delle infrastrutture sottomarine, siano esse cavi di comunicazione o gasdotti, a causa soprattutto delle nuove tecnologie e capacità emerse nel campo della “lotta ai cavi”, ma soprattutto per via della volontà di certi attori internazionali di effettuare azioni distruttive su queste infrastrutture restando al di sotto della soglia di attivazione di un conflitto diretto.
Capacità di innovazione e adattamento
Permettiamoci ora una piccola riflessione: proprio l’avvento di nuove tecnologie ha permesso una sorta di democratizzazione della minaccia. Sebbene in modo diverso rispetto all’avvento dei “droni kamikaze” per via dei costi imposti da un ambiente totalmente diverso – e ostile dal punto di vista fisico – la possibilità di effettuare importanti azioni di “disturbo” alle infrastrutture sottomarine si è allargata grazie alla negazione plausibile e all’accessibilità/facilità di utilizzo degli strumenti offensivi. Oggi, ad esempio, i tagli “accidentali” di cavi di comunicazione sottomarina per via del trascinamento di un’ancora di una nave sono più frequenti rispetto al passato e più geograficamente circoscritti in quelle zone globali di crisi o confronto diretto tra fazioni rivali (Taiwan, Mar Baltico). Chiaramente il nostro Paese, che è proteso nel Mar Mediterraneo e crocevia di condutture sottomarine oltre che di merci, deve pensare a proteggere queste vitali infrastrutture.
Anche per questo, alla Marina Militare come all’ecosistema Difesa nazionale è richiesta capacità di innovazione e adattamento rapido: ridurre i tempi di innovazione e adattare lo strumento marittimo sono obiettivi chiave per mantenere efficacia e credibilità. L’appello alla rapidità e all’adattamento si accompagna alla considerazione dell’importanza di garantire continuità finanziaria e coerenza programmatica, in modo da evitare discontinuità industriali ma soprattutto per preservare la sovranità tecnologica. In ultima analisi, per continuare ad essere un Paese rilevante nel consesso globale, la Marina deve seguire direttrici operative/dottrinali ben precise come il controllo del mare, avere capacità di adattamento, dotarsi di un’architettura delle forze scalabile, continuare con l’ampliamento del personale e con la cooperazione internazionale.
Il controllo del mare, per l’Italia è una condizione essenziale di sicurezza e prosperità, e in un mondo dove vige ancora l’interdipendenza e si assiste all’assurgere di realtà diverse che minacciano la libertà di navigazione, è imperativo guardare oltre il nostro “giardino di casa”; pena delegare la protezione delle nostre linee di comunicazione a Paesi terzi, e quindi essere obbligati a pagarne il conseguente prezzo.
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