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No Meloni Day, la polizia “difende” la prefettura con l’idrante azionato sui manifestanti – Video

Momenti di tensione a Torino quando il corteo degli studenti ha raggiunto Piazza Castello, dove ha trovato gli agenti di polizia a presidio della Prefettura. La polizia ha azionato l’idrante a più riprese contro i manifestanti. Contro le forze dell’ordine poste a protezione dell’edificio sono stati lanciati bastoni, pietre, uova e bottiglie a cui i reparti hanno risposto con l’utilizzo a più riprese di un idrante, qualche carica di alleggerimento e il lancio di qualche lacrimogeno. Al termine delle manifestazioni la questura ha dato notizia dell’arresto di tre minorenni per resistenza a pubblico ufficiale e l’identificazione di altri 50 giovani.

Dopo il movimento dell’idrante e il lancio di lacrimogeni si è verificata anche una carica di alleggerimento della polizia; il gruppo è stato allontanato e si dirige verso il Po. Proseguono alcuni lanci di bottiglie verso le forze dell’ordine. Tra i manifestanti e la polizia un gruppo di insegnanti per mano ha creato una catena umana per impedire ulteriori contatti.

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Proteste degli studenti a Torino, genitori e docenti fanno da scudo ai ragazzi: “La polizia ha provocato, noi ci siamo messi in mezzo”

“C’è stato un momento di tensione in cui la polizia ha provocato gli studenti, mentre li stava seguendo in tenuta antisommossa. Noi ci siamo interposti tra i ragazzi e gli agenti”, a parlare è Daniela Albano, una delle docenti che, insieme ad alcuni genitori, ha creato uno scudo per proteggere gli studenti durante la manifestazione di protesta a Torino.

“Le forze dell’ordine stavano avanzando, inseguendo un corteo che neanche esisteva più. Gli studenti ormai erano dispersi ma gli agenti hanno continuato ad avanzare con il loro fare repressivo che a Torino conosciamo benissimo. Oggi con tanto di idranti e lacrimogeni, con angoli di lancio che non rispettano i criteri europei”, ha aggiunto Sara Diena, consigliera comunale di Sinistra Ecologista-Avs, dopo che la polizia ha caricato la folla di studenti con le camionette e con gli idranti, costringendo il corteo ad allontanarsi da Piazza Castello. Una parte dei partecipanti si è dispersa, mentre i manifestanti rimasti si sono ritrovati davanti a Palazzo Nuovo.

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Come sta Papa Leone? I medici: “Miglioramento delle condizioni generali”. Domenica sarà presente all’Angelus

Procede bene il recupero di Papa Leone XIV dopo l’operazione di pochi giorni fa, quando gli è stato rimosso un tumore maligno dal polmone. I progressi sono tali che domenica il pontefice all’Angelus “ci sarà” fa sapere Matteo Bruni, portavoce della sala stampa della Santa Sede. La radiografia al torace e gli esami del sangue di questa mattina hanno evidenziato un “costante miglioramento delle condizioni generali” spiegano i medici Luigi Carbone e Stefano Margaritora. “Sono proseguite le sedute di fisioterapia respiratoria. Il recupero post operatorio permette di svolgere le normali attività quotidiane in completa autonomia” hanno aggiunto gli specialisti del Policlinico Gemelli di Roma. Ed infatti il pontefice oggi ha potuto anche celebrare messa: presenti “personale medico e infermieristico dell’ospedale, in quel momento libero dal servizio, e del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano” fa sapere l’ufficio stampa del Vaticano. Il Papa, nell’omelia, ha voluto ringraziare tutto il personale per il lavoro che ha fatto per lui e nel prendersi cura dei malati e delle loro fragilità.

Intanto, anche dall’ospedale romano, prosegue il lavoro amministrativo proprio del pontificato: la sala stampa vaticana fa sapere che questa mattina il pontefice, nonostante il ricovero, ha proceduto con la nomina di due vescovi: il reverendo Fernando Murga Gómez e il reverendo Andrés Martínez Esteban, nominati vescovi ausiliari dell’arcidiocesi di Madrid. Il grande tema è però il viaggio in America Latina previsto per il 6 novembre. Ieri il cardinale Pietro Parolin aveva predicato cautela, sottolineando lo sforzo fisico che implica uno spostamento del genere; oggi è uscita la lista dei media ammessi al volo papale. Questo, tuttavia, non dà la certezza che il viaggio si terrà per certo: sarà l’evoluzione del quadro medico del pontefice a definire la fattibilità o meno della visita in America Latina.

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Caos voli, Wizz Air offre la possibilità di “riprenotare gratuitamente il volo o ottenere un rimborso”

A seguito dei disagi che questa mattina hanno interessato numerosi aeroporti italiani, dovuti, secondo l’Enav (Ente Nazionale di Assistenza al Volo), a un guasto alla rete di trasmissione dati a supporto dei servizi di controllo, Wizz Air in una nota annuncia che ai passeggeri con voli cancellati sarà offerta la possibilità di “riprenotare gratuitamente il volo oppure di ottenere un rimborso“.

Tuttavia, a causa dell’elevato numero di prenotazioni cancellate, “potrebbe non essere possibile organizzare tempestivamente una sistemazione per la notte in tutte le località”: alcuni passeggeri, dunque, dovranno trovare autonomamente una sistemazione, con Wizz Air che procederà a rimborsare “le spese ragionevoli sostenute” per alloggio, pasti e trasferimenti tra aeroporto e strutture ricettive, previa presentazione di “ricevute dettagliate” che la stessa compagnia aerea invita a conservare. Le richieste di rimborso dovranno essere presentate nella sezione apposita del sito di Wizz Air.

“Siamo consapevoli di quanto questa interruzione sia frustrante e stressante per i nostri passeggeri e ci dispiace per le ripercussioni sui loro viaggi. Sebbene il guasto ai sistemi di controllo del traffico aereo esuli dal nostro controllo, assistere i nostri passeggeri rimane una nostra responsabilità“, afferma il chief commercial officer di Wizz Air, Ian Malin.

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Sequestrati beni per oltre 9 milioni di euro agli eredi del broker Massimo Bochicchio

Sequestrati beni mobili e immobili in Italia e all’estero per un valore complessivo di oltre 9 milioni di euro appartenuti a Massimo Bochicchio. L’ex broker, che, come riporta Il Messaggero, era accusato dalla procura di Roma di truffa ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria, è morto nel 2022: la misura cautelare è, dunque, scattata ai danni degli eredi.

Secondo la procura, la frode milionaria portata avanti da Bochicchio, almeno dal 1999 al 2022, era basata sul cosiddetto schema Ponzi (in cui i guadagni dei primi investitori sono pagati dagli investimenti dei nuovi aderenti e non da attività economiche redditizie) e si appoggiava su alcune società di diritto inglesi. Tra le persone raggirate, ci sono anche professionisti noti di vari settori e personaggi dello sport come il calciatore del Genoa Stephan El Shaarawy e l’ex ct della nazionale Antonio Conte.

Il G.I.C.O. (Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata) del nucleo di Polizia economica – finanziaria di Roma, che aveva realizzato le indagini economico-patrimoniali, ha fatto scattare i sigilli per due appartamenti a Miami e Londra, per le quote sociali e il patrimonio aziendale di otto società italiane e di diritto estero. Sequestrati inoltre sculture e dipinti attribuiti a Andy Warhol, Mario Schifano e Giacomo Balla.

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Sanremo, 13enne cosparge di benzina un senza fissa dimora e gli dà fuoco: lo voleva derubare

Lo ha cosparso di benzina, poi gli ha dato fuoco. La vittima è un senza fissa dimora che stava dormendo al porto vecchio di Sanremo e il fatto è avvenuto nella notte tra il 7 e l’8 ottobre. Ad aggredirlo da quanto si apprende, è stato un ragazzino di 13 anni. L’uomo, che ha riportato ustioni alle gambe, è stato ricoverato due giorni all’ospedale Borea di Sanremo e poi dimesso. Sull’accaduto sono in corso gli accertamenti da parte dei carabinieri.

Subito dopo la violenza, sono intervenuti i carabinieri e il personale della Capitaneria di porto. Per risalire all’identità dell’aggressore, le forze dell’ordine hanno visionato le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Stando alle ricostruzioni, il 13enne voleva rubare lo zaino al senza fissa dimora. Testimoni hanno anche raccontato i momenti subito precedenti: il ragazzo sarebbe stato visto riempire una bottiglia di liquido infiammabile gettarlo addosso al senzatetto dandogli il fuoco con un fiammifero. Poi nel momento più atroce gli avrebbe sottratto lo zaino nel quale il quarantenne teneva tutti i suoi averi.

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Neonato morto a Cecina in un sacchetto, procura dispone l’autopsia: aperta un’inchiesta

Un neonato senza vita in un sacchetto: così ieri mattina una coppia di 30enni si è presentata al pronto soccorso dell’ospedale di Cecina, comune della provincia di Livorno. La Procura del capoluogo toscano ha aperto un’inchiesta ordinando l’autopsia per chiarire le circostanze del decesso e stabilire se il bambino sia morto prima o dopo il parto. La madre avrebbe raccontato ai medici di non essersi accorta della gravidanza.

Secondo il racconto della donna riferito dal quotidiano locale Il Tirreno, era in casa con il compagno quando ha iniziato ad avvertire dei malesseri. Convinta fosse un disturbo della digestione, sarebbe andata in bagno, dove avrebbe partorito senza essersi resa conto di essere incinta. Dopo il parto, la coppia ha raggiunto in auto il Pronto soccorso dell’ospedale di Cecina, consegnando ai medici il neonato nel sacchetto. Ma per il piccolo non c’è stato nulla da fare ed è stato constatato il decesso.

La madre è stata ricoverata per accertamenti, ma in buone condizioni di salute. Come da prassi in casi simili, l’ospedale ha informato le forze dell’ordine. Poi il sopralluogo della polizia di Cecina, con la raccolto delle prime informazioni dal personale sanitario e dai genitori. Stando alle prime informazioni, il bambino sarebbe nato prematuro, con età gestazionale tra le 30 e le 32 settimane: una stima da verificare con gli accertamenti medico-legali. Le indagini sono coordinate dal pubblico ministero della Procura di Livorno, Ezia Mancusi, che ha disposto l’esame autoptico per contribuire a stabilire le cause del decesso e la sequenza degli eventi. Al momento non è stato possibile determinare se il neonato fosse già morto prima della nascita o se il decesso sia avvenuto subito dopo il parto. La salma si trova all’ospedale di Cecina, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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Ex-Ilva di Taranto, rimosso il blocco davanti all’Eni. Restano disagi in Calabria, Puglia e Sicilia per le proteste degli autotrasportatori. Ed è caos carburanti

Quinto giorno di sciopero e di mobilitazione all’ex Ilva di Taranto dei lavoratori dello stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia, sia quelli diretti che dell’indotto, nell’ambito delle proteste per l’avvio dello spegnimento dell’area a caldo e conseguente blocco della produzione. Dopo la convocazione a Palazzo Chigi per il 27 ottobre e il documento condiviso ieri con Regione, Comune e Provincia di Taranto, questa mattina si è tenuta un’assemblea sulla statale 7 Appia Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Usb hanno proclamato lo sciopero fino a questa sera alle 23. Allo stesso tempo hanno deciso di rimuovere i blocchi sulla statale 106 davanti alla raffineria Eni e quello sulla statale 7, senza attendere la fine dello sciopero.

Proteste in Puglia: blocco sulla tangenziale di Andria

Dopo il documento comune con la Regione Puglia di ieri, l’appuntamento è quindi per la convocazione a Palazzo Chigi del 27 ottobre. “Dobbiamo pensare a riempire gli autobus – ha detto all’assemblea Biagio Prisciano, segretario territoriale della Fim Cisl Taranto-Brindisi – perché la tappa di Roma del 27 ottobre sarà importante. Se il governo non vorrà addivenire a quelle che sono le nostre rivendicazioni, dobbiamo continuare a far sentire la nostra voce”.

Rimane però il caos in gran parte del sud Italia. Poco fa è stato messo in atto un blocco degli autotrasportatori contro il prezzo della benzina sulla tangenziale di Andria all’altezza di una rotatoria nei pressi di un distributore di carburanti. La sindaca di Andria Giovanna Bruno si è recata sul posto e ha incontrato i manifestanti. Oggi sulla statale 96 in direzione Bari si procede regolarmente, mentre code si registrano in direzione Altamura. I mezzi pesanti sono parcheggiati su una corsia laterale. Proteste degli olivicoltori a Corato, dove ieri sera un corteo di trattori e camion ha attraversato l’estramurale e il corso, fino al Comune. La mobilitazione è ripresa alle prime ore di questa mattina all’ingresso della città.

Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha espresso “particolare preoccupazione”. In riferimento al caro-carburanti, quando il costo dei rifornimenti “diventa insostenibile, a pagare il conto sono i lavoratori, le imprese e, alla fine, i cittadini”, dichiara il sindaco in una nota. Allarme anche sul piano degli approvvigionamenti: “La sospensione dei blocchi stradali (rimossi, come detto, dagli operai ex Ilva a Taranto dopo quattro giorni di mobilitazione, ndr) non arresta l’emergenza. La crisi degli approvvigionamenti di questi ultimi giorni è la dimostrazione di una situazione ancora critica”. Da qui l’allerta: “I cantieri pubblici potrebbero fermarsi. Le imprese faticano a sostenere i costi e anche i servizi essenziali sono concretamente a rischio. Per fare un esempio, nella nostra città abbiamo meno di una settimana di autonomia per la raccolta dei rifiuti e appena cinque o sei giorni per il trasporto pubblico locale. Nell’area metropolitana ci sono già Comuni nei quali le società incaricate della raccolta dei rifiuti hanno comunicato di non essere nelle condizioni di garantire la regolarità del servizio”. Il sindaco di Bari sottolinea di non poter “attendere il prossimo 27 ottobre per i tavoli di confronto (convocati dal Mit, ndr). Undici giorni sono un’eternità per chi rischia di dover interrompere servizi indispensabili nel giro di poche ore”. Da qui la richiesta al governo affinché “intervenga immediatamente, individuando soluzioni che consentano di ripristinare gli approvvigionamenti e garantire la continuità dei servizi essenziali”.

Venti presidi in Calabria, mobilitazione anche degli agricoltori

Proteste contro il caro carburante anche in Calabria dove la Fedralog, la Federazione regionale della logistica, ha promosso la mobilitazione degli autotrasportatori a partire da oggi e fino al 20 ottobre, insieme alle federazioni omologhe di Puglia, Sicilia e Basilicata. Dalle prime ore del mattino sono circa 20 i presìdi dei tir attivi in tutte le province della Calabria: tra gli altri, lo svincolo autostradale di Falerna, l’area dell’aeroporto di Lamezia Terme, Marcellinara, la raffineria di Vibo Valentia, Pizzo, Sant’Onofrio, Passovecchio, nel Crotonese, il porto di Gioia Tauro, vari punti della Ss 18 lungo il Tirreno cosentino, gli svincoli di Sibari, Frascineto, Castrovillari, San Marco Argentano.

La mobilitazione degli autotrasportatori si aggiunge a quella degli agricoltori, che va avanti da oltre dieci giorni. “Dal mese di marzo a oggi abbiamo speso in media duemila euro in più di gasolio per mezzo di trasporto – spiega all’Adnkronos Domenico Notaro, portavoce per la Calabria della Fedralog – Moltiplicando questa cifra per il numero di mezzi complessivo di ciascuna ditta, si può ben comprende come le aziende abbiano subìto perdite di fatturato drastiche, che non sono state compensate in altro modo”. La Fedralog lamenta, inoltre, il mancato ascolto da parte del governo centrale e delle associazioni di categoria. Anche la Regione Calabria, pur avendo aperto uno spiraglio minimo al dialogo, non avrebbe fatto abbastanza per fronteggiare la crisi: a parere della Federazione, i 15 milioni di euro stanziati contro il caro carburanti, di cui 5 per le imprese del comparto agricolo e 10 per il settore dell’autotrasporto trasporto, sono un intervento ‘tamponè, che “non risolve il problema, lo rimanda soltanto”.

Insieme ai lavoratori del settore della logistica, si fermano e si aggiungono ai presìdi anche agricoltori, allevatori e pescatori calabresi: “Ci siamo uniti per avere un appoggio maggiore e far arrivare le nostre istanze al governo centrale, da cui aspettiamo un cenno da più di due settimane – dichiara Matteo Talarico, referente del Movimento Territorio e Agricoltura -. Chiediamo una misura straordinaria e un ristoro imminente per fronteggiare la crisi ma, in generale, chiediamo una riforma complessiva del comparto agricolo per il prezzo minimo e per risolvere i problemi strutturali che ci portiamo dietro dal 2022. I costi di produzione sono arrivati alle stelle e noi non possiamo più permetterci di lavorare sotto costo”, aggiunge Talarico.

Tir e camion fermi in Sicilia

In Sicilia tir e camion sono fermi nei porti e non scaricano le navi e nei piazzali delle ditte. Alla protesta non aderiscono le imprese di Confindustria Catania che in un primo momento aveva annunciato lo sciopero dei tir dal 16 al 22 ottobre. “L’adesione è totale – dice Salvatore Bella, coordinatore del comitato che stamane terrà una conferenza stampa – In Sicilia non circolano mezzi pesanti. Non capiamo perché il ministro Salvini abbia convocato le sigle che non scioperano lasciando fuori dal confronto quelle che scioperano. E’ inaudito lasciare fuori gli autotrasportatori siciliani”. Intanto da ieri notte, a Gela (Caltanissetta), al presidio allestito dagli agricoltori per protestare sui prezzi dei carburanti, sono fermi anche decine di tir e camion. Gli autotrasportatori che hanno fermato i loro mezzi lungo la rotonda stradale di ingresso a Gela dicono di non riuscire più a sostenere i rincari, “Ottomila euro in più all’anno per ogni veicolo che percorre 100 mila chilometri e un prezzo del gasolio salito a oltre 2,16 euro al litro, con un rincaro di 0,35 euro rispetto a febbraio”, dicono. Questa mattina, un nuovo corteo di mezzi agricoli e trattori ha percorso un tratto della strada statale Gela-Catania.

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Papa Leone: “Risorse dell’industria bellica da riconvertire alla ricerca agricola. È un imperativo etico urgente”

Papa Leone XIV, in degenza dopo l’operazione per il tumore al polmone, invita a servire gli interessi dell’umanità, con le nuove tecnologie, non l’industria militare. Al primo posto delle priorità, il pontefice pone la fame nel mondo e l’agricoltura: “È essenziale un nuovo ordine alimentare globale, in cui l’innovazione tecnologica sia incondizionatamente subordinata al rispetto della dignità umana donata da Dio e al bene comune universale. Inoltre, esiste un imperativo etico urgente di riconvertire le risorse investite nell’industria bellica verso la ricerca agricola sostenibile e la rigenerazione dei terreni degradati”.

Lo scrive il successore di Bergoglio nel messaggio inviato al direttore generale della Fao, Qu Dongyu, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione 2026. “Il domani – aggiunge il Papa – non è un arco di tempo astratto che ci attende passivamente; è piuttosto il raccolto di ciò che seminiamo oggi attraverso le nostre decisioni. Se seminiamo un’innovazione non etica, basata sul desiderio di dominare la terra ed escludere i deboli, raccoglieremo aridità e conflitti. Se invece l’innovazione scaturisce dal rispetto per l’ordine naturale e dalla giustizia verso chi ha fame, il domani porterà una tavola imbandita per il sostentamento dell’umanità”.

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Caro carburante, in Sicilia è iniziato lo sciopero degli autotrasportatori

Questa mattina, un nuovo corteo di mezzi agricoli e trattori ha percorso un tratto della strada statale Gela-Catania. È cominciato lo sciopero degli autotrasportatori siciliani annunciato nei giorni scorsi per il caro carburante. Alla protesta non aderiscono le imprese di Confindustria Catania che in un primo momento aveva annunciato lo sciopero dei tir dal 16 al 22 ottobre. “L’adesione è totale – dice Salvatore Bella coordinatore del comitato che stamane terrà una conferenza stampa – In Sicilia non circolano mezzi pesanti. Non capiamo perchè il ministro Salvini abbia convocato le sigle che non scioperano lasciando fuori dal confronto quelle che scioperano. È inaudito lasciare fuori gli autotrasportatori siciliani“.

Intanto da ieri notte, a Gela (Caltanissetta), al presidio allestito dagli agricoltori per protestare sui prezzi dei carburanti, sono fermi anche decine di tir e camion. Gli autotrasportatori che hanno fermato i loro mezzi lungo la rotonda stradale di ingresso a Gela dicono di non riuscire più a sostenere i rincari, “Ottomila euro in più all’anno per ogni veicolo che percorre 100 mila chilometri e un prezzo del gasolio salito a oltre 2,16 euro al litro, con un rincaro di 0,35 euro rispetto a febbraio”, dicono. Intanto tir e camion degli aderenti al comitato trasporto siciliano sono fermi nei porti e non scaricano le navi e nei piazzali delle ditte.

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Roma, tensioni al ghetto ebraico: Anpi allontanata. Partigiani: “Dicono che siamo pro-Pal”. Fladlun: “Noi cacciati il 25 aprile”

Tensioni al ghetto di Roma dove è in programma la cerimonia per l’anniversario del rastrellamento degli ebrei: alcuni componenti della comunità romana hanno iniziato a urlare e insultare la delegazione dell’Anpi. “Ve ne dovete andare”, “fuori, fuori”, “vergognatevi” hanno urlato verso l’associazione dei partigiani. La delegazione dell’Anpi è stata è stata allontanata dalla spazio dedicato alle celebrazioni e sistemata dietro “alcune transenne”, come ha spiegato la presidente provinciale Marina Pierlorenzi. “Siamo stati attaccati – ha detto Pierlorenzi – non vogliono l’Anpi, dicendoci che siamo pro pal e che non possiamo stare in questa piazza”. Altre associazioni, in segno di solidarietà, hanno seguito i partigiani e si sono schierate al loro fianco. Tra queste l’Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti), la Fiap (Federazione Italiana associazioni Partigiane) e l’associazione nazionale vittime di guerra.

Il presidente della comunità ebraica romana: “Questione di pudore, avevamo chiesto di non presenziare”

Nei giorni scorsi il presidente della comunità ebraica romana Victor Fladlun aveva chiesto all’Anpi di non partecipare. Oggi Fladlun ha ribadito le motivazioni, dopo le tensioni tra alcuni componenti della comunità e dell’Anpi: “Oggi è una questione di pudore. Noi abbiamo chiesto all’Anpi di non presenziare per una questione di rispetto. Abbiamo un profondo rispetto per la storia della lotta partigiana, che è la nostra storia. Ricordo che il 5% degli ebrei italiani ha combattuto nella resistenza quando la media nazionale è 10 volte inferiore”, ha dichiarato il presidente della comunità romana. Ricordando l’episodio che ha lasciato il segno: “Noi siamo rimasti profondamente feriti nel vedere la brigata ebraica cacciata dal corteo del 25 aprile e siamo rimasti di nuovo profondamente feriti nel vedere la condiscendenza dell’Anpi nei confronti delle piazze pro-Pal. E pensiamo che l’Anpi non debba assolvere al ruolo di partito politico, non debba fare politica ma debba tornare al suo ruolo di preservare la memoria della lotta partigiana della resistenza”. “Siamo contro qualsiasi forma di violenza anche solo verbale – ha precisato Fladlun. E alla domanda se fosse stato un errore invitare l’Anpi, commesso da Roma Capitale, Fadlun ha risposto: “Penso che il 16 ottobre sia un lutto profondo per la nostra comunità. Ci sono parenti diretti di coloro che sono stati deportati. E quindi ci vuole sensibilità e rispetto”.

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Banda minicar, il fratello di uno dei due ragazzi: “Li avevamo divisi, perché insieme erano esplosivi. Ha sbagliato, ora è giusto che paghi”

Dopo la mamma, parla anche il fratello del 16enne a bordo della minicar la notte tra il 4 e il 5 ottobre: “Sei, sette mesi fa ci eravamo messi d’accordo tra famiglie, avevamo deciso che loro due non si sarebbero dovuti più incontrare perché insieme diventano esplosivi. Adesso che è successo tutto questo, è giusto che mio fratello paghi”, ha dichiarato il 26enne Matteo a Repubblica. Suo fratello, insieme all’amico di 17 anni (figlio di un carabiniere) ha aggredito sei persone nel quartiere Monteverde di Roma, stando alle loro confessioni. L’attore Davide Iacopini è ancora in terapia intensiva. Il motivo delle gesta criminali? Un antidoto contro la noia, divertirsi festeggiando il compleanno di uno dei due. Entrambi sono stati rintracciato dopo le indagini condotte dalla procura di Roma e grazie alla testimonianza del meccanico che aveva reso la macchina inconfondibile, con adesivi e led.

Matteo, il fratello del 16enne, ora non si nasconde: “L’altro ragazzo ha messo in moto la macchinetta? Allora la colpa è al cinquanta per cento”. Anche Matteo, operaio con moglie e figlio, ha avuto i suoi trascorsi con la giustizia. Il fratello 16enne ha un precedente per furto commesso proprio con l’amico del tandem “esplosivo”. “Sei o sette mesi fa – ha detto Matteo alla testata romana – anche se non è un reato grave, avevano preso delle cose da una macchinetta”. Chiarendo l’ammissione di responsabilità: “Ha sbagliato, ha fatto un infamità, è giusto che paghi. Solo pagando il conto con la giustizia può crescere. Ma il fratello ha difeso il contributo educativo suo e della madre: “In famiglia abbiamo fatto di tutto per fargli capire che non doveva fare cose sbagliate, ma non siamo onnipotenti, non puoi controllarlo 24 ore su 24. Se ti fai la doccia e tuo figlio esce di casa, o se esce dalle tre del mattino mentre dormi, tu che puoi fare?”.

Ieri la madre del 16enne, sulle pagine del quotidiano diretto da Stefano Cappellini, si era scusata con la vittima che rischia la vita all’ospedale al San Camillo di Roma, ammettendo le colpe del figlio: “Mio figlio dovrà assumersi le sue responsabilità, ma non è un mostro. Vorrei parlare con la mamma di Davide Iacopini e chiederle scusa”. Anche lei, come suo figlio maggiore, ha difeso l’operato genitoriale, invitando a riflettere sugli insegnamenti che gli adolescente ricavano inevitabilmente dalla società, fuori dal contesto famigliare. Il mio è “un figlio della società di oggi, dei cellulari, dei social – ha raccontato la donna – Ho cresciuto lui e suo fratello affrontando difficoltà enormi, cercando di trasmettere loro dei valori. La mattina esco alle 5 per andare a lavorare ma sono stata presente, li ho ripresi, ho combattuto contro i loro errori, anche quando sarebbe stato più semplice voltarmi dall’altra parte. Non sono una madre perfetta e non pretendo di esserlo. Ma non accetto l’idea che ogni errore di un figlio sia automaticamente la prova del fallimento dei suoi genitori. I nostri figli crescono dentro una società, non soltanto dentro una famiglia. E tutti dovremmo interrogarci sul mondo che stiamo consegnando loro”.

Il padre del 16enne è morto nel 2016, dieci anni fa. Matteo nega che l’assenza paterna abbia influito sulle scelte sbagliate sue e di fratello: “Abbiamo avuto le nostre difficoltà, ma ci siamo ripresi. Anche io ho avuto un problema con la legge, ho pagato, mi sono ripreso”. Il 26 enne ora rivendica la sua vita onesta, con famiglia e un lavoro da traslocatore. E commenta così le scelte e la vita del fratello: “Non è una questione famigliare. Mio fratello è cresciuto male, abbiamo fatto tutto quello che si poteva, Ma le battaglie contro i mulini a vento non puoi vincerle.
Anche se sono suo fratello penso quello che pensano tutti, deve pagare e basta”. A Repubblica, consegna una postilla: ““L’altro ragazzo è figlio di un carabiniere? La minicar è la sua? L’ha messa in moto, giusto? Allora pure lui ha sbagliato. La colpa è al cinquanta per cento”.

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Caos voli, anomalie alla rete dati: traffico aereo ridotto del 50%, disagi negli aeroporti di tutta Italia. Enav: “Non è un attacco hacker”

Il traffico aereo è dimezzato in tutta Italia a causa di una serie di anomalie alla rete di trasmissione dati a supporto dei servizi di controllo. L’Enav ha introdotto “misure di regolazione dei flussi” a partire dalle ore 6 di questa mattina, proprio per via del “persistere delle anomalie”. Queste misure prevedono “una temporanea riduzione della capacità di gestione degli aerei nello spazio aereo italiano“: in altre parole, come ha precisato sempre Enav, il traffico al momento è ridotto di circa il 50%. Le conseguenze inevitabili sono disagi e ritardi in tutti gli aeroporti italiani: per i passeggeri è una giornata complicata, visto che oggi è anche previsto uno sciopero di piloti assistenti, in particolare della compagnia EasyJet.

All’aeroporto di Fiumicino, come nel resto d’Italia, ci sono gravi ripercussioni sui voli. Al momento ci sono 4 collegamenti cancellati (Milano Linate, Riyadh, Tirana e Trieste) e decine di voli in ritardo. Adr invita i passeggeri a “verificare lo stato del proprio volo con la compagnia aerea di riferimento”. Stessi disagi negli aeroporti lombardi. A Malpensa il tabellone delle partenze indica ritardi da mezzora a oltre due ore. Situazione simile all’aeroporto di Linate. Problemi anche allo scalo bergamasco di Orio al Serio: l’aeroporto spiega che “i voli in programma potrebbero subire ritardi in partenza e in arrivo”.

Lo scenario è simile anche negli altri principali scali italiani: da Bologna a Bari, fino a Trieste. Si registrano pesanti ritardi e anche alcuni voli cancellati. I disagi però sono estesi a tutto il territorio nazionale: a Lamezia Terme ci sono ritardi fino a 3-4 ore.

Il guasto e la nota di Enav: “Non è attività malevole”

Le anomalie “sulla rete geografica di trasmissione dati a supporto dei servizi di controllo del traffico aereo sull’intero territorio nazionale” sono state riscontrate “nella notte”, informa la nota dell’Enav. Che poi specifica: “Si esclude che le anomalie siano riconducibili ad attività malevole“. Non ci sarebbe quindi nè un attacco hacker nè un sabotaggio dietro il guasto che sta fortemente rallentando il traffico aereo in Italia.

“Grazie all’attivazione dei sistemi di contingency previsti, Enav ha garantito fino alle ore 6:00 di questa mattina la regolare gestione del traffico aereo, senza alcuna riduzione della capacità operativa”. Le verifiche tecniche, “tuttora in corso, hanno individuato l’origine delle anomalie nella rete di trasmissione dati. Enav sta lavorando per individuare le cause e ripristinare la piena operatività dei sistemi”.

Lo sciopero di oggi

Oggi, venerdì 16 ottobre, è stato anche proclamato uno sciopero e i disagi maggiori arriveranno per chi vola con EasyJet: piloti e assistenti di volo della compagnia britannica si fermano dalla mezzanotte alle 23.59. L’Enac ricorda che restano in vigore le fasce orarie di tutela, dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21, durante le quali i voli devono essere operati regolarmente. Per quanto riguarda EasyJet, invece, a questa pagina sono consultabili i voli garantiti nella giornata.

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Duplice omicidio nel Modenese: coppia di anziani trovata decapitata in casa

Duplice omicidio a Mirandola, centro di 25mila abitanti in provincia di Modena, dove due anziani coniugi italiani sono stati trovati decapitati all’interno della loro abitazione, un casolare di campagna. Il marito aveva ottant’anni, la moglie settanta. Non è noto chi abbia contattato le forze dell’ordine avvertendo della presenza dei due cadaveri.

Le indagini sono affidate alla Polizia e coordinate dalla Procura di Modena. Sul posto il dirigente della Squadra mobile Mario Paternoster e il pm di turno, il sostituto procuratore Marco Niccolini, oltre alla Scientifica per i rilievi,. L’unico dettaglio trapelato è che il figlio della coppia è stato sentito dagli investigatori: a quanto si apprende, le prime indagini sono orientate in ambito familiare.

“Questa è una tragedia che sta scuotendo nel profondo la nostra comunità, soprattutto per la dinamica. Poco fa ho parlato con il Questore e resto in attesa di aggiornamenti”, è l’unico commento rilasciato all’agenzia AdnKronos dalla sindaca di Mirandola, Letizia Budri.

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Milano, studentessa tedesca violentata da due uomini: è ricoverata alla Clinica Mangiagalli

Si è fidata di un giovane che aveva conosciuto durante una normale serata in un locale, e lui l’ha attirata in trappola. Così una studentessa Erasmus, una 21enne tedesca, è stata aggredita e violentata la scorsa notte a Milano da due persone. Una terribile vicenda che si è consumata a notte fonda in via Giacosa, nel cuore del quartiere multietnico di Milano. La notizia è emersa solo in serata, mentre la giovane è ancora ricoverata alla Clinica Mangiagalli, specializzata in questo genere di reati. Sul caso indagano i Carabinieri, che stanno cercando di ricostruire la vicenda, ancora in parte da chiarire dato che lei non parla italiano e non è stata ancora sentita per motivi sanitari. Secondo quanto appreso, sembra che la ragazza avesse conosciuto un giovane in un locale, non si sa se nella zona di via Padova o altrove, con il quale poi, a fine serata, si sarebbe incamminata, finendo in una zona appartata, forse al limitare del Parco Trotter.

È qui che si sarebbe aggiunto un secondo giovane, d’accordo con il primo. I due l’hanno aggredita e violentata. Alla fine è stata lei a chiedere aiuto a due ragazzi di passaggio, un ragazzo e una ragazza italiani, a Milano per turismo, che stavano rientrando in albergo, che l’hanno soccorsa e hanno dato l’allarme. Il 118, giunto sul posto, l’ha trasportata all’ospedale Policlinico in codice giallo per alcune contusioni ed ecchimosi, e poi alla clinica Mangiagalli. Al momento non è chiaro cosa abbiano visto prima i due, dato che i Carabinieri parlano di assenza di testimonianze mentre indiscrezioni riferiscono di altre persone notate sul posto.

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