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Aymen Hussein, storia dell’attaccante che gli Usa non volevano far entrare: il papà ucciso da Al-Qaeda, il fratello rapito e mai ritrovato. È già un eroe nazionale

Nel Mondiale delle lacrime o addirittura delle non esultanze, Aymen Hussein si è distinto anche in questo. E non è solo per il suo gol di testa, l’unico dell’Iraq nella partita difficilissima contro la Norvegia di un Haaland sempre più travolgente (è finita 4-1, abbastanza da pronostico). E non è per quell’esultanza così calda da abbracciare non solo i suoi compagni, ma di fatto una Nazione intera. È per quanto quel gol significhi per lui. Lui, Hussein, che le tragedie vere le ha vissute. Di quelle che segnano per sempre.

La sua carriera sembra semplice da raccontare: ha 30 anni, gioca nell’Al-Karma (arrivata quinta quest’anno nella Super League irachena), non ha giocato sempre in Iraq ed è una punta con discreto senso del gol (9 quest’anno in 18 partite). Per cui, vederlo segnare di testa con un bello stacco non è nemmeno una grossa sorpresa. Ma è tutto quello che si nasconde dietro a far rabbrividire. Quando aveva 12 anni, la prima tragedia: il papà viene ucciso da AlQaeda. Pochi anni dopo, nel 2014, il fratello maggiore viene rapito e mai più ritrovato. Era un poliziotto, quindi a libro paga del governo Abadi, in guerra contro l’Isis. “Sono scampato al terrorismo, non so se mi ricapiterà sulla strada. Ma mi ritengo un uomo fortunato”, aveva avuto modo di dire. E ora, esulta.

Dita al cielo, un grido non rabbioso, ma felice. E poco importa che la sconfitta sia stata pesante: la sua è la seconda rete in assoluto nella storia dell’Iraq ai Mondiali, che la sua nazionale è tornata a giocare dopo 40 anni. La rete decisiva per accedere ai gironi? Di Aymen, chiaro, nello spareggio contro la Bolivia. Un gol che lo ha fatto quasi diventare un eroe nazionale e che lo aiuta a far emergere la sua storia, dopo il gol – altrettanto storico – segnato alle Olimpiadi del 2024 contro l’Argentina.

Tornando al presente, anche Aymen ha vissuto tutte le contraddizioni del mondiale marchiato Trump, tra problemi di visto e stop alla frontiera: ha rischiato di non poter partecipare all’edizione, perché dopo sette ore di interrogatorio, ancora il lasciapassare per entrare sul suolo americano non gli veniva dato. Alla fine ce l’ha fatta, ha segnato, ha perso ma ha esultato. Senza lacrime, senza commozione. Ma con la sensazione che quella rete permetterà ancora di raccontare la sua storia. Che è, purtroppo, quella di molti nel suo Paese.

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Si ritrova con 3 milioni sul conto e una Rolls-Royce: il premio del Qatar a Goualem Khoukhi per il gol ai Mondiali

Essere “eroi per un giorno” è una frase tanto trita che, ormai, ha quasi perso di significato. Però per il Qatar, Goualem Khoukhi eroe è diventato davvero. Gli è servito (più che bastato, perché al Mondiale segnare non è mai una cosa scontata) il gol alla Svizzera per farsi notare. Una rete storica: in pieno recupero, con la squadra di Lopetegui sotto di 1-0 che raggiunge un pareggio. E l’esultanza di tutto il gruppo a fine partita ha reso bene l’idea di quello che si vuole intendere. Ecco, Khoukhi, con quella marcatura di testa, risultato di un atteggiamento davvero mai arrendevole di tutta la sua squadra, ha reso un servizio così importante all’immagine del paese che il Fondo d’invesimento Qatariota (il Qia) ha deciso di premiarlo. E quando si muove quel Fondo, il premio non è mai da poco.

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Cifra monstre

Khoukhi si è visto recapitare 3 milioni di dollari subito sul suo conto. Più una macchina: una Rolls-Royce Phantom del valore di 550mila dollari. È quanto riporta Bein Sports, facendo riferimento direttamente a quanto annunciato proprio dal Qia. Davvero niente male per il difensore dell’Al-Sadd che fu di Roberto Mancini, il quale è peraltro sempre più vicino a diventare il nuovo-vecchio Ct della Nazionale italiana.

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Il classe ‘90 (che ha segnato anche un gol in campionato, ma con in panchina Sergio Alegre, allenatore ad interim del club) ha in qualche modo mostrato a tutto il mondo i progressi del calcio qatariota in questi ultimi anni ed è per questo che è stato deciso di conferirgli un bonus di questo valore.

Bonus che, a dirla tutta, non è nemmeno troppo una novità per i paesi che vogliono provare a emergere nel calcio. Spesso infatti i giocatori delle nazionali minori hanno ricevuto ricchi bonus a seguito di traguardi storici. E per il movimento qatariota il gol al mondiale e il punto raggiunto hanno un valore simbolico molto alto. È stato quantificato.

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