Safe heart ODV presenta aperitivo solidale e visita guidata della basilica di Sant’Ambrogio


📣 AssoTG – Primo notiziario internazionale Italia-Spagna sulle TLC! In seguito all'accordo di collaborazione con AOTEC annunciato oggi, siamo orgogliosi di presentare la prima edizione internazionale di AssoTG con contenuti bilingue italiano-spagnolo e sezione in inglese per i partner internazionali. 🔍 Nella puntata del 27 luglio 2025: • L'accordo quadro AssoProvider-AOTEC e le sue implicazioni […]
L'articolo AssoTG – 28 Luglio 2025 proviene da Assoprovider.
Assoprovider e AOTEC alleate per la regolamentazione digitale UE
Assoprovider ha firmato un accordo con AOTEC, principale associazione spagnola degli operatori locali di telecomunicazioni.
Obiettivo: rafforzare la voce degli operatori di prossimità, condividere buone pratiche e contribuire alla definizione della futura regolamentazione digitale europea, inclusa la consultazione sul Digital Networks Act
L'articolo Assoprovider e AOTEC: un’alleanza per rafforzare la voce degli operatori di prossimità in Europa proviene da Assoprovider.
The NTP Pool is upgrading its monitoring system to support more monitors and provide better coverage for all servers. The current monitoring system (v2) supports a smaller number of monitors with just “active” and “testing” states. The new monitoring system (v4) can support many more monitors, makes them easier to provision and operate, and introduces a new “candidate” state for better resource management.
With the new monitoring infrastructure, we’ll have a world-class globally distributed monitoring system to match the unparalleled NTP service. The monitoring system will better test local conditions across the world and give us new and better tools to diagnose network problems across countries and networks.




















«– I romanzi radiofonici, giovanotto, – mormorò Josefina Sánchez, come se commettesse un sacrilegio. – Stanno diventando sempre più strambi.»
(Mario Vargas Llosa, La zia Julia e lo scribacchino)
Nel biennio 2022-2023 portammo in tour Radio Ufo 78, un radiodramma/concerto, un melologo, una sghemba e psichedelica suite con scrittori, musicisti e «caverna dell'antimateria».
I due scrittori erano Wu Ming 1 e Jadel Andreetto, quest'ultimo in doppia veste, in quanto bassista del Bhutan Clan.
I musicisti erano quelli del Bhutan Clan, appunto: band cresciuta a Bologna sonorizzando trekking urbani e serate letterarie, nel contesto del cantiere culturale permanente Resistenze in Cirenaica.
Per varie ragioni il gruppo si è sciolto come tale nel 2024, ma le sperimentazioni proseguono sotto l'egida di Melologos, «laboratorio di fonologia narrativa» che ora è al lavoro su Gli uomini pesce.
«Caverna dell'antimateria» è come chiamavamo, in omaggio al pittore situazionista Giuseppe Pinot Gallizio, l'ambiente sonoro pazientemente ingegnerizzato in studio che ogni tanto erompeva nell'esecuzione dal vivo.
I testi dello spettacolo erano in gran parte tratti da Ufo 78, ma alcuni brani – come già avveniva nel romanzo – gettavano ponti verso un altro mondo narrativo: quello del «Ciclo di Tanino & Karl» di Jadel Andreetto & Guglielmo Pispisa. Finora ne sono usciti due episodi: Tutta quella brava gente (firmato con lo pseudonimo «Marco Felder», Rizzoli 2019) e La parola amore uccide (Rizzoli, 2022). Anzi, tre, perché il terzo è in forma di podcast: Morte di un giallista bolzanino (RaiPlaySound, 2023).
Radio Ufo 78 era un'unica suite della durata di circa un'ora e 15 minuti. Prima di salire sul palco, chiedevamo al pubblico di applaudire soltanto alla fine.
Dopo una prova aperta allo Spazio Stria di Padova, sempre disponibile per i nostri lanci di ballons d'essai, Radio Ufo 78 si mise in strada. La formula era anfibia e strana e non proponibile ovunque, gli incastri di impegni non erano semplici... Insomma, riuscimmo a mettere in fila solamente sette date. Di alcune resta testimonianza.
La migliore registrazione, realizzata a tracce separate dal mixer (ringraziamo il fonico Gianluca Fabbri), è quella della serata in piazza a S. Giovanni in Marignano, in provincia di Rimini. Era la sera del 9 luglio 2023, l'evento era organizzato da Rapsodia, su iniziativa del nostro amico Emiliano Visconti.
Stefano D'Arcangelo di Melologos ha lavorato su quelle tracce, per far emergere ogni suono con la massima chiarezza, e oggi, alla buon'ora, possiamo rendere disponibile all'ascolto Radio Ufo 78, per chi non c'era alle serate e anche per chi c'era e vuole riascoltarlo. Lo facciamo a due anni esatti da quell'esibizione.
La formazione:
Wu Ming 1 – voce e vociferazioni
Jadel Andreetto – voce e basso
Giroweedz – basso e ingegneria sonora
Bruno Fiorini – chitarra
Stefano D'Arcangelo – tastiere, elettronica, antimateria
Michele Koukoussis – batteria
Con la partecipazione di Filo Sottile (nella parte di Carmen) e Donatella Allegro (nella parte di Milena).
La sera del 13 giugno 2025 Wu Ming 1 – in dialogo con Maria Calabrese della Biblioteca Popolare Giardino, che ha organizzato la serata, e col collega scrittore Girolamo De Michele – ha presentato Gli uomini pesce alla Scuola di Viale K, Ferrara. Vicinissimo a dove, nel romanzo, Dante dà appuntamento ad Antonia
Si è parlato di «plurinomio fantastico», giochi di parole, poetica del perturbante e decostruzione del maschile, ma anche del non-umano in letteratura dopo le riflessioni di Amitav Ghosh, di "intelligenze" artificiali e di molte altre cose. In sala c'erano circa 40°, ma voi potete ascoltare l'audio dove volete, anche dentro una ghiacciaia. Buon ascolto.
This article was contributed by Vedrana Vidulin, Head of Responsible AI Unit at Intellias (LinkedIn).
As AI becomes central to smart devices, embedded systems, and edge computing, the ability to run language models locally — without relying on the cloud — is essential. Whether it’s for reducing latency, improving data privacy, or enabling offline functionality, local AI inference opens up new opportunities across industries. LiteLLM offers a practical solution for bringing large language models to resource-constrained devices, bridging the gap between powerful AI tools and the limitations of embedded hardware.
Deploying LiteLLM, an open source LLM gateway, on embedded Linux unlocks the ability to run lightweight AI models in resource-constrained environments. Acting as a flexible proxy server, LiteLLM provides a unified API interface that accepts OpenAI-style requests — allowing you to interact with local or remote models using a consistent developer-friendly format. This guide walks you through everything from installation to performance tuning, helping you build a reliable, lightweight AI system on embedded Linux distribution.
Before you start, here’s what’s required:
First, we make sure the device is up to date and ready for installation. Then we install LiteLLM in a clean and safe environment.
Update the package lists to ensure access to the latest software versions:
| sudo apt-get update |
Check if pip (Python Package Installer) is installed:
| pip –version |
If not, install it using:
| sudo apt-get install python3-pip |
It is recommended to use a virtual environment. Check if venv is installed:
| dpkg -s python3-venv | grep “Status: install ok installed” |
If venv is intalled the output would be “Status: install ok installed”. If not installed:
| sudo apt install python3-venv -y |
Create and activate virtual environment:
| python3 -m venv litellm_envsource litellm_env/bin/activate |
Use pip to install LiteLLM along with its proxy server component:
| pip install ‘litellm[proxy]’ |
Use LiteLLM within this environment. To deactivate the virtual environment type deactivate.
With LiteLLM installed, the next step is to define how it should operate. This is done through a configuration file, which specifies the language models to be used and the endpoints through which they’ll be served.
Navigate to a suitable directory and create a configuration file named config.yaml:
| mkdir ~/litellm_configcd ~/litellm_confignano config.yaml |
In config.yaml specify the models you intend to use. For example, to configure LiteLLM to interface with a model served by Ollama:
| model_list: – model_name: codegemma litellm_params: model: ollama/codegemma:2b api_base: http://localhost:11434 |
This configuration maps the model name codegemma to the codegemma:2b model served by Ollama at http://localhost:11434.
To run your AI model locally, you’ll use a tool called Ollama. It’s designed specifically for hosting large language models (LLMs) directly on your device — without relying on cloud services.
To get started, install Ollama using the following command:
| curl -fsSL https://ollama.com/install.sh | sh |
This command downloads and runs the official installation script, which automatically starts the Ollama server.
Once installed, you’re ready to load the AI model you want to use. In this example, we’ll pull a compact model called codegemma:2b.
| ollama pull codegemma:2b |
After the model is downloaded, the Ollama server will begin listening for requests — ready to generate responses from your local setup.
With both the model and configuration ready, it’s time to start the LiteLLM proxy server — the component that makes your local AI model accessible to applications.
To launch the server, use the command below:
| litellm –config ~/litellm_config/config.yaml |
The proxy server will initialize and expose endpoints defined in your configuration, allowing applications to interact with the specified models through a consistent API.
Let’s confirm if everything works as expected. Write a simple Python script that sends a test request to the LiteLLM server and save it as test_script.py:
| import openai client = openai.OpenAI(api_key=“anything”, base_url=“http://localhost:4000“)response = client.chat.completions.create( model=“codegemma”, messages=[{“role”: “user”, “content”: “Write me a Python function to calculate the nth Fibonacci number.”}])print(response) |
Finally, run the script using this command:
| python3 ./test_script.py |
If the setup is correct, you’ll receive a response from the local model — confirming that LiteLLM is up and running.
Optimize LiteLLM performance on embedded devices
To ensure fast, reliable performance on embedded systems, it’s important to choose the right language model and adjust LiteLLM’s settings to match your device’s limitations.
Not every AI model is built for devices with limited resources — some are just too heavy. That’s why it’s crucial to go with compact, optimized models designed specifically for such environments:
Selecting a model that fits your setup isn’t just about saving space — it’s about ensuring smooth performance, fast responses, and efficient use of your device’s limited resources.
A few small adjustments can go a long way when you’re working with limited hardware. By fine-tuning key LiteLLM settings, you can boost performance and keep things running smoothly.
Restrict the number of tokens
Shorter responses mean faster results. Limiting the maximum number of tokens in response can reduce memory and computational load. In LiteLLM, this can be achieved by setting the max_tokens parameter when making API calls. For example:
| import openai client = openai.OpenAI(api_key=“anything”, base_url=“http://localhost:4000“)response = client.chat.completions.create( model=“codegemma”, messages=[{“role”: “user”, “content”: “Write me a Python function to calculate the nth Fibonacci number.”}], max_tokens=500 # Limits the response to 500 tokens)print(response) |
Adjusting max_tokens helps keep replies concise and reduces the load on your device.
Managing simultaneous requests
If too many requests hit the server at once, even the best-optimized model can get bogged down. That’s why LiteLLM includes an option to limit how many queries it processes at the same time. For instance, you can restrict LiteLLM to handle up to 5 concurrent requests by setting max_parallel_requests as follows:
| litellm –config ~/litellm_config/config.yaml –num_requests 5 |
This setting helps distribute the load evenly and ensures your device stays stable — even during periods of high demand.
A Few More Smart Moves
Before going live with your setup, here are two additional best practices worth considering:
LiteLLM makes it possible to run language models locally, even on low-resource devices. By acting as a lightweight proxy with a unified API, it simplifies integration while reducing overhead. With the right setup and lightweight models, you can deploy responsive, efficient AI solutions on embedded systems — whether for a prototype or a production-ready solution.
Running LLMs on embedded devices doesn’t necessarily require heavy infrastructure or proprietary services. LiteLLM offers a streamlined, open-source solution for deploying language models with ease, flexibility, and performance — even on devices with limited resources. With the right model and configuration, you can power real-time AI features at the edge, supporting everything from smart assistants to secure local processing.
We’re continuously exploring the future of tech, innovation, and digital transformation at Intellias — and we invite you to be part of the journey.
The post How to Deploy Lightweight Language Models on Embedded Linux with LiteLLM appeared first on Linux.com.
La sera del 22 marzo 2025 ha debuttato allo Spazio Stria di Padova Sonic Suite aka The Gustafsson Files, reading/concerto tratto dal romanzo di Wu Ming 1 Gli uomini pesce, in particolare dai capitoli in cui è in scena il musicista Arne aka Sonic in arte SonicAlly/Fonica Mente.
Si tratta di un progetto assemblato dall’attore Marco Manfredi, dallo scrittore e musicista Jadel Andreetto e dai musicisti Stefano D’Arcangelo (ex-Bhutan Clan, ex-Compagnia Fantasma) e Bartolomeo Sailer in arte Wang Inc.
La suite dura un’ora, qui proponiamo all’ascolto un brano.
Testo della conferenza tenuta da Wu Ming 4 al teatro di Dozza (BO) il 2 settembre 2023, nell’ambito delle celebrazioni per Tolkien 50.
Un’attualizzazione di certe tematiche tolkieniane alla luce delle urgenze ambientali, al di là di qualsivoglia intento celebrativo e – ovviamente – in direzione ostinata e contraria rispetto alle kermesse e mostre governative. Si parla di Mordor, Jorn de Précy, «riformisti sarumaniani» e Jacques Camatte.
This is a bug-fix release for FreshRSS 1.26.x
A few highlights ✨:
This release has been made by @Alkarex, @Inverle and newcomers @CarelessCaution, @the7thNightmare
Full changelog:
bgcolor, text, background, link, alink, vlink #7606
Come ormai dovreste sapere, in quanto “Associazione riconosciuta” (Associazione AI ODV) possiamo ricevere le donazioni tramite il 5×1000, ossia a chi destinare una piccola parte delle tasse che si pagano.
La cosa vale solo per chi paga le tasse in Italia.
Per questo, se pensate di avere una qualche affinità con il nostro progetto e se volete che continui a funzionare, vi invitiamo a destinarci il vostro 5×1000.
Chi sceglie di destinare il suo 5×1000 alla nostra associazione può farlo apponendo la propria firma in uno degli appositi spazi sulla dichiarazione dei redditi (Modello 730, Modello Redditi, Unico PF) e indicare il nostro codice fiscale che è 93090910501. La firma va apposta nell’apposito riquadro “Sostegno degli Enti del Terzo Settore…” che di solito è il primo a sinistra nella scheda. Nel riquadro va scritto il nostro codice fiscale che è 93090910501.
Chi fa la dichiarazione on-line deve seguire la stessa procedura, anche se non deve mettere una firma con la penna…
Anche chi non deve presentare la dichiarazione dei redditi può destinarci il suo 5×1000, basta compilare la scheda della CU (“Certificazione Unica”) che viene data dal proprio datore di lavoro, inserendo nell’apposito riquadro il nostro codice fiscale che è 93090910501. La scheda compilata va inserita in una busta chiusa sulla quale va scritto in modo leggibile: Destinazione 5X1000 IRPEF, il proprio Nome e Cognome, e il proprio codice fiscale. La busta deve essere consegnata (non si paga nulla) presso gli uffici postali, i sportelli bancari o gli intermediari abilitati.
Nel 2024 abbiamo ricevuto 3.577 euro. Ringraziamo tutte e tutti quelli che ci hanno mostrato in questo modo il loro sostegno. Per avere un’idea delle nostre spese potete guardare questa pagina.
Achieving and maintaining compliance with regulatory frameworks can be challenging for many organizations. Managing security controls manually often leads to excessive use of time and resources, leaving less available for strategic initiatives and business growth.
Standards such as CMMC, HIPAA, PCI DSS, SOC2 and GDPR demand ongoing monitoring, detailed documentation, and rigorous evidence collection. Solutions like UTMStack, an open source Security Information and Event Management (SIEM) and Extended Detection and Response (XDR) solution, streamlines this complex task by leveraging its built-in log centralization, correlation, and automated compliance evaluation capabilities. This article explores how UTMStack simplifies compliance management by automating assessments, continuous monitoring, and reporting.
UTMStack inherently centralizes logs from various organizational systems, placing it in an ideal position to dynamically assess compliance controls. By continuously processing real-time data, UTMStack automatically evaluates compliance with critical controls. For instance, encryption usage, implementation of two-factor authentication (2FA) and user activity auditing among many others can be evaluated automatically.

Figure 1: Automated evaluation of Compliance framework controls.
“message”: [{“The certificate received from the remote server was issued by an untrusted certificate authority. Because of this, none of the data contained in the certificate can be validated. The TLS connection request has failed. The attached data contains the server certificate”.}]’’authenticationDetails": [
{ "authenticationStepDateTime": "2025-04-29T08:15:45Z", "authenticationMethod": "Microsoft Authenticator", "authenticationMethodDetail": "Push Notification", "succeeded": true, "authenticationStepResultDetail": "MFA requirement satisfied"}’’One of UTMStack’s standout features is its intuitive, no-code compliance automation builder. Organizations can easily create custom compliance assessments and automated monitoring workflows tailored to their unique regulatory requirements without any programming experience. This flexibility empowers compliance teams to build bespoke compliance frameworks rapidly that update themselves and send reports on a schedule.

Figure 2: Compliance Framework Builder with drag and drop functionality.
UTMStack’s no-code interface allows users to:
This approach significantly reduces the administrative overhead, enabling compliance teams to respond swiftly to evolving regulatory demands.
Beyond automation, UTMStack serves as a centralized compliance dashboard, where controls fulfilled externally can be manually declared compliant within the platform. This unified “pane of glass” ensures that all compliance assessments—automated and manual—are consolidated into one comprehensive view, greatly simplifying compliance audits.
Moreover, UTMStack offers robust API capabilities, facilitating easy integration with existing Governance, Risk, and Compliance (GRC) tools, allowing seamless data exchange and further enhancing compliance management.
For CMMC compliance, organizations must demonstrate rigorous data security, availability, processing integrity, confidentiality, and privacy practices. UTMStack automatically evaluates controls related to these areas by analyzing continuous log data, such as firewall configurations, user access patterns, and audit trails.
Automated reports clearly detail compliance status, including specific control numbers and levels, enabling organizations to proactively address potential issues, dramatically simplifying CMMC assessments and future audits.

Figure 3: CMMC Compliance Control details
Compliance Control Evidence Remediation
When a framework control is identified as compliant, UTMStack automatically gathers the necessary evidence to demonstrate compliance. This evidence includes logs extracted from source systems and a dedicated, interactive dashboard for deeper exploration and analysis. Conversely, if the control evaluation identifies non-compliance, UTMStack employs an AI-driven technique known as Retrieval-Augmented Generation to provide remediation steps to security analysts and system engineers.
Compliance controls for each framework are not only evaluated but also provide dashboards for better understanding and navigation:

Figure 4: Compliance automation dashboards.
UTMStack’s API-first approach enables compliance automation workflows to integrate effortlessly into existing IT ecosystems. Organizations leveraging various GRC platforms can easily synchronize compliance data, automate reporting, and centralize compliance evidence, thus minimizing manual data handling and significantly improving accuracy and efficiency.
Compliance management doesn’t have to be complicated or resource-draining. UTMStack’s open source SIEM and XDR solution simplifies and automates compliance with major standards such as CMMC, HIPAA, PCI DSS, SOC2, GDPR, and GLBA. By continuously monitoring logs, dynamically assessing compliance controls, and providing a user-friendly, no-code automation builder, UTMStack dramatically reduces complexity and enhances efficiency.
Organizations can easily customize and automate compliance workflows, maintain continuous monitoring, and integrate seamlessly with existing compliance tools, making UTMStack an invaluable resource for streamlined compliance management.
We’re continuously improving UTMStack and welcome contributions from the cybersecurity and compliance community.
Your participation helps shape the future of compliance automation. Join us today!
The post Automating Compliance Management with UTMStack’s Open Source SIEM & XDR appeared first on Linux.com.
Italian Linux Society ha partecipato alla consultazione pubblica AGCOM 31/25/CONS. Obiettivo: Libera scelta del modem anche per le connessioni in fibra.
Continua la lettura… (ulteriori 5 minuti di lettura)
This is a security-focussed release for FreshRSS 1.26.x, addressing several CVEs (thanks @Inverle) 🛡
A few highlights ✨:
Notes ℹ:
This release has been made by @Alkarex, @Frenzie, @hkcomori, @loviuz, @math-GH
and newcomers @dezponia, @glyn, @Inverle, @Machou, @mikropsoft
Full changelog:
<iframe srcdoc=""> #7494, CVE-2025-32015<button formaction=""> #7506Content-Security-Policy HTTP headers to favicons #7471, CVE-2025-31136Referrer-Policy: same-origin #6303, #7478ext.php #7479, CVE-2025-31134mod_filter to ensure that AddOutputFilterByType works #7419
Il 28 aprile 2025, un blackout su vasta scala ha colpito Spagna, Portogallo e parte della Francia, lasciando milioni di persone senza elettricità per diverse ore. Le prime ricostruzioni parlano di un guasto alla rete elettrica europea interconnessa, evidenziando quanto possa essere fragile l’infrastruttura energetica moderna. Anche se l’Italia non è stata coinvolta direttamente, il rischio esiste anche da noi e non va sottovalutato.
In Italia, il Dipartimento della Protezione Civile riconosce i blackout come rischio potenziale. Il “Piano di Emergenza per la Sicurezza del Sistema Elettrico (PESSE)” prevede misure di coordinamento tra Protezione Civile, Terna e ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), oltre all’uso di sistemi di allerta come IT-alert. Tuttavia, come dimostrano i precedenti storici, anche il nostro Paese ha vissuto momenti critici.
28 settembre 2003 – Il più grande blackout italiano della storia recente
Un guasto alla rete svizzera, seguito da una cascata di errori nella gestione della rete interconnessa europea, provocò un blackout totale in Italia durato circa 12 ore. Furono coinvolti 57 milioni di persone. Le cause furono tecniche, ma mostrarono la vulnerabilità dei sistemi elettrici interdipendenti.
2004 e 2007 – Blackout localizzati per carico eccessivo
Anche in anni successivi si verificarono blackout estivi dovuti al sovraccarico delle reti durante le ondate di calore, soprattutto nelle grandi città come Milano e Roma.
Blackout regionali e temporanei si verificano ancora oggi durante eventi meteo estremi (es. nevicate, incendi, alluvioni), con impatti variabili da alcune ore a giornate intere in zone rurali.
Un riferimento importante viene dalla storia astronomica: il cosiddetto Evento di Carrington, la più potente tempesta solare geomagnetica mai registrata, avvenuta nel settembre 1859. Colpì la Terra con tale intensità che:
Se un evento simile colpisse oggi, secondo la NASA potrebbe mandare in tilt reti elettriche, satelliti, sistemi GPS, e internet globale, causando blackout su scala continentale per settimane o mesi. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e diverse agenzie nazionali monitorano costantemente il sole per prevenire conseguenze simili, ma non esiste difesa perfetta contro eventi di tale portata.
Nel concreto, un blackout può causare:


✓ Prima del blackout:
✓ Durante il blackout:

✓ Dopo il blackout:
Piccoli accorgimenti per agevolarvi nel momento dell’emergenza
In Casa


In Auto
Ricordiamo che se la Protezione Civile e le associazioni annesse, hanno divulgato questi consigli è per il semplice motivo che si verificano tutt’oggi incidenti a seguito di blackout.
Non tutti gli abitanti di un paese hanno le stesse condizioni casalinghe, c’è chi è più organizzato e chi è più indigente, per tanto vanno considerati sempre le situazioni peggiori.
Dai blackout locali italiani al rischio di eventi geomagnetici globali, passando per il blackout iberico del 2025, una cosa è chiara: l’autosufficienza e la preparazione preventiva sono la chiave per affrontare eventi di questo tipo senza panico. L’obiettivo non è allarmare, ma educare alla resilienza, individuale e collettiva.
Come Associazione Italiana Prepper, riteniamo fondamentale promuovere una cultura della prevenzione attiva, in linea con i principi della Protezione Civile, ma potenziata da buone pratiche familiari e comunitarie. Condividi questo articolo, preparati oggi per non trovarti in difficoltà domani.
L'articolo Blackout – Cosa fare e cosa non fare proviene da Associazione Italiana Preppers.

Talos Linux is a specialized operating system designed for running Kubernetes. First and foremost it handles full lifecycle management for Kubernetes control-plane components. On the other hand, Talos Linux focuses on security, minimizing the user’s ability to influence the system. A distinctive feature of this OS is the near-complete absence of executables, including the absence of a shell and the inability to log in via SSH. All configuration of Talos Linux is done through a Kubernetes-like API.
Talos Linux is provided as a set of pre-built images for various environments.
The standard installation method assumes you will take a prepared image for your specific cloud provider or hypervisor and create a virtual machine from it. Or go the bare metal route and load the Talos Linux image using ISO or PXE methods.
Unfortunately, this does not work when dealing with providers that offer a pre-configured server or virtual machine without letting you upload a custom image or even use an ISO for installation through KVM. In that case, your choices are limited to the distributions the cloud provider makes available.
Usually during the Talos Linux installation process, two questions need to be answered: (1) How to load and boot the Talos Linux image, and (2) How to prepare and apply the machine-config (the main configuration file for Talos Linux) to that booted image. Let’s talk about each of these steps.
One of the most universal methods is to use a Linux kernel mechanism called kexec.
kexec is both a utility and a system call of the same name. It allows you to boot into a new kernel from the existing system without performing a physical reboot of the machine. This means you can download the required vmlinuz and initramfs for Talos Linux, and then, specify the needed kernel command line and immediately switch over to the new system. It is as if the kernel were loaded by the standard bootloader at startup, only in this case your existing Linux operating system acts as the bootloader.
Essentially, all you need is any Linux distribution. It could be a physical server running in rescue mode, or even a virtual machine with a pre-installed operating system. Let’s take a look at a case using Ubuntu on, but it can be literally any other Linux distribution.
Log in via SSH and install the kexec-tools package, it contains the kexec utility, which you’ll need later:
apt install kexec-tools -y
Next, you need to download the Talos Linux, that is the kernel and initramfs. They can be downloaded from the official repository:
wget -O /tmp/vmlinuz https://github.com/siderolabs/talos/releases/latest/download/vmlinuz-amd64
wget -O /tmp/initramfs.xz https://github.com/siderolabs/talos/releases/latest/download/initramfs-amd64.xz
If you have a physical server rather than a virtual one, you’ll need to build your own image with all the necessary firmware using Talos Factory service. Alternatively, you can use the pre-built images from the Cozystack project (a solution for building clouds we created at Ænix and transferred to CNCF Sandbox) – these images already include all required modules and firmware:
wget -O /tmp/vmlinuz https://github.com/cozystack/cozystack/releases/latest/download/kernel-amd64
wget -O /tmp/initramfs.xz https://github.com/cozystack/cozystack/releases/latest/download/initramfs-metal-amd64.xz
Now you need the network information that will be passed to Talos Linux at boot time. Below is a small script that gathers everything you need and sets environment variables:
IP=$(ip -o -4 route get 8.8.8.8 | awk -F"src " '{sub(" .*", "", $2); print $2}')
GATEWAY=$(ip -o -4 route get 8.8.8.8 | awk -F"via " '{sub(" .*", "", $2); print $2}')
ETH=$(ip -o -4 route get 8.8.8.8 | awk -F"dev " '{sub(" .*", "", $2); print $2}')
CIDR=$(ip -o -4 addr show "$ETH" | awk -F"inet $IP/" '{sub(" .*", "", $2); print $2; exit}')
NETMASK=$(echo "$CIDR" | awk '{p=$1;for(i=1;i<=4;i++){if(p>=8){o=255;p-=8}else{o=256-2^(8-p);p=0}printf(i<4?o".":o"\n")}}')
DEV=$(udevadm info -q property "/sys/class/net/$ETH" | awk -F= '$1~/ID_NET_NAME_ONBOARD/{print $2; exit} $1~/ID_NET_NAME_PATH/{v=$2} END{if(v) print v}')
You can pass these parameters via the kernel cmdline. Use ip= parameter to configure the network using the Kernel level IP configuration mechanism for this. This method lets the kernel automatically set up interfaces and assign IP addresses during boot, based on information passed through the kernel cmdline. It’s a built-in kernel feature enabled by the CONFIG_IP_PNP option. In Talos Linux, this feature is enabled by default. All you need to do is provide a properly formatted network settings in the kernel cmdline.
Set the CMDLINE variable with the ip option that contains the current system’s settings, and then print it out:
CMDLINE="init_on_alloc=1 slab_nomerge pti=on console=tty0 console=ttyS0 printk.devkmsg=on talos.platform=metal ip=${IP}::${GATEWAY}:${NETMASK}::${DEV}:::::"
echo $CMDLINE
The output should look something like:
init_on_alloc=1 slab_nomerge pti=on console=tty0 console=ttyS0 printk.devkmsg=on talos.platform=metal ip=10.0.0.131::10.0.0.1:255.255.255.0::eno2np0:::::
Verify that everything looks correct, then load our new kernel:
kexec -l /tmp/vmlinuz --initrd=/tmp/initramfs.xz --command-line="$CMDLINE"
kexec -e
The first command loads the Talos kernel into RAM, the second command switches the current system to this new kernel.
As a result, you’ll get a running instance of Talos Linux with networking configured. However it’s currently running entirely in RAM, so if the server reboots, the system will return to its original state (by loading the OS from the hard drive, e.g., Ubuntu).
To install Talos Linux persistently on the disk and replace the current OS, you need to apply a machine-config specifying the disk to install. To configure the machine, you can use either the official talosctl utility or the Talm, utility maintained by the Cozystack project (Talm works with vanilla Talos Linux as well).
First, let’s consider configuration using talosctl. Before applying the config, ensure it includes network settings for your node; otherwise, after reboot, the node won’t configure networking. During installation, the bootloader is written to disk and does not contain the ip option for kernel autoconfiguration.
Here’s an example of a config patch containing the necessary values:
# node1.yaml
machine:
install:
disk: /dev/sda
network:
hostname: node1
nameservers:
- 1.1.1.1
- 8.8.8.8
interfaces:
- interface: eno2np0
addresses:
- 10.0.0.131/24
routes:
- network: 0.0.0.0/0
gateway: 10.0.0.1
You can use it to generate a full machine-config:
talosctl gen secrets
talosctl gen config --with-secrets=secrets.yaml --config-patch-control-plane=@node1.yaml <cluster-name> <cluster-endpoint>
Review the resulting config and apply it to the node:
talosctl apply -f controlplane.yaml -e 10.0.0.131 -n 10.0.0.131 -i
Once you apply controlplane.yaml, the node will install Talos on the /dev/sda disk, overwriting the existing OS, and then reboot.
All you need now is to run the bootstrap command to initialize the etcd cluster:
talosctl --talosconfig=talosconfig bootstrap -e 10.0.0.131 -n 10.0.0.131
You can view the node’s status at any time using dashboard commnad:
talosctl --talosconfig=talosconfig dashboard -e 10.0.0.131 -n 10.0.0.131
As soon as all services reach the Ready state, retrieve the kubeconfig and you’ll be able to use your newly installed Kubernetes:
talosctl --talosconfig=talosconfig kubeconfig kubeconfig
export KUBECONFIG=${PWD}/kubeconfig
When you have a lot of configs, you’ll want a convenient way to manage them. This is especially useful with bare-metal nodes, where each node may have different disks, interfaces and specific network settings. As a result, you might need to hold a patch for each node.
To solve this, we developed Talm — a configuration manager for Talos Linux that works similarly to Helm.
The concept is straightforward: you have a common config template with lookup functions, and when you generate a configuration for a specific node, Talm dynamically queries the Talos API and substitutes values into the final config.
Talm includes almost all of the features of talosctl, adding a few extras. It can generate configurations from Helm-like templates, and remember the node and endpoint parameters for each node in the resulting file, so you don’t have to specify these parameters every time you work with a node.
Let me show how to perform the same steps to install Talos Linux using Talm:
First, initialize a configuration for a new cluster:
mkdir talos
cd talos
talm init
Adjust values for your cluster in values.yaml:
endpoint: "https://10.0.0.131:6443"
podSubnets:
- 10.244.0.0/16
serviceSubnets:
- 10.96.0.0/16
advertisedSubnets:
- 10.0.0.0/24
Generate a config for your node:
talm template -t templates/controlplane.yaml -e 10.0.0.131 -n 10.0.0.131 > nodes/node1.yaml
The resulting output will look something like:
# talm: nodes=["10.0.0.131"], endpoints=["10.0.0.131"], templates=["templates/controlplane.yaml"]
# THIS FILE IS AUTOGENERATED. PREFER TEMPLATE EDITS OVER MANUAL ONES.
machine:
type: controlplane
kubelet:
nodeIP:
validSubnets:
- 10.0.0.0/24
network:
hostname: node1
# -- Discovered interfaces:
# eno2np0:
# hardwareAddr:a0:36:bc:cb:eb:98
# busPath: 0000:05:00.0
# driver: igc
# vendor: Intel Corporation
# product: Ethernet Controller I225-LM)
interfaces:
- interface: eno2np0
addresses:
- 10.0.0.131/24
routes:
- network: 0.0.0.0/0
gateway: 10.0.0.1
nameservers:
- 1.1.1.1
- 8.8.8.8
install:
# -- Discovered disks:
# /dev/sda:
# model: SAMSUNG MZQL21T9HCJR-00A07
# serial: S64GNG0X444695
# wwid: eui.36344730584446950025384700000001
# size: 1.9 TB
disk: /dev/sda
cluster:
controlPlane:
endpoint: https://10.0.0.131:6443
clusterName: talos
network:
serviceSubnets:
- 10.96.0.0/16
etcd:
advertisedSubnets:
- 10.0.0.0/24
All that remains is to apply it to your node:
talm apply -f nodes/node1.yaml -i
Talm automatically detects the node address and endpoint from the “modeline” (a conditional comment at the top of the file) and applies the config.
You can also run other commands in the same way without specifying node address and endpoint options. Here are a few examples:
View the node status using the built-in dashboard command:
talm dashboard -f nodes/node1.yaml
Bootstrap etcd cluster on node1:
talm bootstrap -f nodes/node1.yaml
Save the kubeconfig to your current directory:
talm kubeconfig kubeconfig -f nodes/node1.yaml
Unlike the official talosctl utility, the generated configs do not contain secrets, allowing them to be stored in git without additional encryption. The secrets are stored at the root of your project and only in these files: secrets.yaml, talosconfig, and kubeconfig.
That’s our complete scheme for installing Talos Linux in nearly any situation. Here’s a quick recap:
The post A Simple Way to Install Talos Linux on Any Machine, with Any Provider appeared first on Linux.com.
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Appuntamento con i libri nell'ambito della Dodicesima edizione del Jazz Appreciation Month Livorno Aprile 2025, a cura del Comitato Unesco Jazz Day Livorno, in collaborazione con il Comune di Livorno, il Conservatorio statale Pietro Mascagni, il Club per l'Unesco di Livorno, il Museo di storia...
C'è tempo fino al 19 maggio per presentare domanda per il concorso pubblico per la selezione e l'arruolamento di 17 ufficiali del ruolo tecnico dei carabinieri. Questi i posti disponibili:
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Papa Francesco è morto. L'annuncio è stato dato nella mattina di oggi, lunedì 21 aprile, dal cardinale Kevin Farrell con queste parole: "Carissimi fratelli e sorelle, con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco. Alle ore 7:35 di questa mattina il Vescovo di Roma...
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I titoli di oggi: Trump blocca i chip, il Ceo di Nvidia va a Pechino Zelensky: “La Cina arma Mosca, abbiamo le prove” Trump fiducioso su accordo con la Cina Usa: “Azienda cinese collabora con gli Houti” Tencent lancia strategia su commercio estero e occupazione Xi in Cambogia, firmati 30 accordi Anwar incontra Min Aung Hlaing a Bangkok: focus su ...
L'articolo In Cina e Asia – Trump blocca i chip, il Ceo di Nvidia va a Pechino proviene da China Files.

I titoli di oggi: La Malesia si schiera con la Cina sul commercio durante la visita di Xi a Kuala Lumpur Nvidia denuncia: “Le limitazioni all’export in Cina ci costeranno 5,5 miliardi” La UE chiede alla Cina di rivedere le sue politiche industriali Le poste di Hong Kong sospendono l’invio di pacchi verso gli Usa Trump riceve il rappresentante per ...
L'articolo In Cina e in Asia – Trade war, Xi incassa il supporto della Malesia proviene da China Files.

Pechino ha avvisato studenti e turisti di evitare viaggi negli Usa, in risposta alle politiche tariffarie di Trump
L'articolo Dialoghi – Pechino: “Valutate con cautela viaggi negli Usa” proviene da China Files.

A marzo, i fornitori cinesi e gli importatori degli altri paesi hanno accelerato spedizioni e anticipato acquisti per evitare i dazi degli Stati uniti. Nel frattempo, il governo ha cambiato il rappresentante per il commercio internazionale. Solo uno degli ultimi segnali indirizzati alla Casa bianca
L'articolo Cina: il pil corre, per ora. Nominato un nuovo negoziatore sui dazi proviene da China Files.

I titoli di oggi:
Cina, il Pil continua a crescere del 5,4%
La Cina ha un nuovo rappresentante per il commercio internazionale
Cina, prosegue il viaggio di Xi nel Sud-Est asiatico: tappa in Malaysia
La Cina accusa tre agenti americani di cyberattacchi ai Giochi asiatici invernali
Trade war, la Cina blocca gli acquisti di aerei Boeing
Pakistan, il controverso fondatore di Binance nominato consigliere per le criptovalute
Indonesia, smentita l'ipotesi di una base militare russa a Papua
L'articolo In Cina e Asia – Cina, il Pil continua a crescere del 5,4% proviene da China Files.

Manca sempre meno al Far East Film Festival di Udine. China Files tra i web partner della rassegna asiatica per raccontarvi il cinema d’Oriente Torna il Far East Film Festival, la rassegna dedicata al cinema asiatico più importante d’Europa. Come ogni anno, si terrà a Udine, e quest’anno raggiunge la sua ventisettesima edizione, in programma dal 24 aprile al 2 ...
L'articolo Far East Film Festival 2025, torna il cinema asiatico nella rassegna di Udine proviene da China Files.

I titoli di oggi:
Trade war, la Cina blocca l’export di terre rare strategiche
Dazi, il Vietnam guarda a Cina e Corea del Sud
Tensioni tra Londra e Pechino dopo la nazionalizzazione di British Steel
Malesia, Ministro dell’opposizione denuncia sorveglianza dello Stato
Giappone, calo record della popolazione nel 2024
Bangladesh-India, sale la tensione commerciale: Dhaka chiude porti, Delhi revoca diritti di transito
L'articolo In Cina e Asia – Trade war, la Cina blocca l’export di terre rare strategiche proviene da China Files.

I titoli di oggi: Xi Jinping in viaggio nel Sud-Est asiatico per rafforzare i legami regionali Cina, l’export cresce +12,4% a marzo Trump: “Esenzioni tariffarie per prodotti tech solo temporanee” Tesla sospende ordini di due modelli in Cina Giappone, politica valutaria al centro dei colloqui con gli Usa Hong Kong, negato ingresso a parlamentare britannica Xi Jinping in viaggio in ...
L'articolo In Cina e Asia – Xi in viaggio nel Sud-Est asiatico per rafforzare i legami regionali proviene da China Files.

I titoli di oggi: USA-Cina, le tensioni si allargano a settori di ricerca medica e intrattenimento Pechino annuncia restrizioni ai suoi controlli sull’export Cina-Ue, Xi riceve Sanchez Nuova Zelanda, affossata la legge sui princìpi del Trattato di Waitangi AUKUS, cresce l’incertezza sulla vendita di sottomarini nucleari all’Australia Svezia, arrestato uomo sospettato di spiare gli uiguri per conto della Cina ...
L'articolo In Cina e Asia – USA-Cina, le tensioni impattano ricerca medica e cinema proviene da China Files.

I titoli di oggi: Trade war, Xi rilancia la “diplomazia del vicinato” Zelensky: “Pechino sa dei mercenari cinesi arruolati da Mosca” Il colosso hongkonghese CK Hutchison difende gli investimenti nei porti di Panama Apple produrrà più iPhone in India per limitare l’impatto dei dazi I dazi di Trump sono un’opportunità per le Filippine I soldati nordcoreani in Russia adottano nuove ...
L'articolo In Cina e in Asia – Trade war, Xi rilancia la “diplomazia del vicinato” proviene da China Files.

Ennesimo botta e risposta a colpi di dazi tra Washington e Pechino. Li Qiang rassicura le imprese, Xi Jinping ammorbidisce la retorica sui vicini asiatici. Tokyo, Seul e Hanoi provano a trattare. Taiwan costretta a usare i chip, ottimismo nelle Filippine
L'articolo La Cina combatte, il resto dell’Asia negozia proviene da China Files.

I titoli di oggi:
L'Ucraina cattura due cittadini cinesi arruolati dalla Russia
Canada: "Canali social legati alla Cina hanno cercato di influenzare le elezioni"
Cina, convocate le aziende private per coordinare la risposta ai dazi americani
Corea del Sud: dieci soldati nordcoreani attraversano il confine
Rutte chiede maggiore cooperazione tra l'alleanza e il Giappone
Gli usa avviano colloqui con il Giappone sui dazi
L'articolo In Cina e Asia – Trump porta i dazi al 104%, la Cina si coordina con l’Ue proviene da China Files.

I titoli di oggi:
Trade war, Pechino rassicura le aziende Usa
Cina, indagato per corruzione il figlio dell’ex vice-premier Liu He
Cina, PCC espelle tre alti funzionari
Primo think tank cinese chiude centro di ricerca per mancanza di lealtà politica
Corea del Nord, prima maratona internazionale dal 2019
Kuala Lumpur chiede risposta unitaria dell’ASEAN ai dazi statunitensi
Taiwan, al via simulazione in caso di attacco dalla Cina
L'articolo In Cina e Asia – Trade war, la Cina “combatterà fino alla fine” proviene da China Files.

Pechino mantiene la linea dura nella nuova battaglia commerciale, anche se ora si rischia l'escalation. Il Quotidiano del Popolo: "Trasformare la pressione in motivazione per accelerare la costruzione di un nuovo modello di sviluppo"
L'articolo Dazi, la Cina non si piega a Trump: “Il cielo non cadrà” proviene da China Files.

Le notizie di oggi:
Pechino promette “misure risolute”, ma vuole trattare con gli Usa
Cina-Cambogia, esercitazioni congiunte nella nuova base navale di Ream
Myanmar, cresce il bilancio delle vittime. Licenziati funzionari UsAid arrivati nel paese
Modi incontra capo ad interim del Bangladesh, poi vola in Sri Lanka
L’Australia intende riacquistare il porto di Darwin dalla cinese Landbridge
Trade war: Vietnam e Taiwan provano approccio morbido
Taiwan, il G7 condanna le esercitazioni cinesi
L'articolo In Cina e Asia – Pechino promette “misure risolute”, ma vuole trattare con gli Usa proviene da China Files.

L’accordo tra Cina e Vaticano sulle nomine vescovili è stato prolungato per altri quattro anni. A che punto sono le relazioni tra i due soggetti? E come stanno i cattolici cinesi? Lo abbiamo chiesto al professor Sisci.
L'articolo La strada della fiducia tra Cina e Vaticano proviene da China Files.

Il governo di Pechino ha annunciato un ricorso all'Organizzazione Mondiale del Commercio, tasse aggiuntive del 34% su tutte le importazioni degli Stati Uniti e una serie di altre misure. Tra queste, una nuova stretta sulle esportazioni di alcuni prodotti legati alle terre rare. Un salto di qualità che segnala che la Cina è pronta a combattere una guerra commerciale che avrebbe voluto evitare
L'articolo La Cina annuncia ritorsioni immediate ai dazi di Trump proviene da China Files.

I titoli di oggi: Corea del Sud, confermato l’impeachment di Yoon Washington vieta ai funzionari in Cina relazioni con cittadini cinesi Cina e Usa tengono colloqui militari marittimi Al via primo vertice UE-Asia centrale Taiwan, il PLA prende di mira le infrastrutture energetiche Pechino arresta tre filippini con l’accusa di spionaggio “Aziende europee nel mirino degli hacker nordcoreani”, il report ...
L'articolo In Cina e Asia – Corea del Sud, confermato l’impeachment di Yoon proviene da China Files.

La Casa bianca colpisce tutti indiscriminatamente, alleati compresi. Pechino prepara le ritorsioni, Tokyo e Seul negoziano. Conseguenze notevoli sui paesi del Sud-Est asiatico
L'articolo L’impatto dei dazi di Trump su Cina e Asia proviene da China Files.

La storia dello yuefenpai, calendario pubblicitario in voga nella Shanghai degli anni Venti, è breve ma testimonia l’importante evoluzione estetica cinese dei primi anni del XX secolo. “Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano. Qui per le altre puntate. La storia dello yuefenpai è breve ...
L'articolo Dialoghi – Yuefenpai, il simbolo della Shanghai degli anni Venti proviene da China Files.
9, 16, 23 aprile e 7 maggio 2025 ore 19 - ZAM Milano
Corso introduttivo alla programmazione in Python
Unit Hacklab per Università Popolare ZAM.
Il corso si svolge in quattro lezioni, con quattro insegnanti.
Scopo del corso: avvicinarsi alla programmazione, usando un linguaggio amichevole.
Segnalare la partecipazione con una mail …
Dopo l’exit con Linkem, l’imprenditore sardo torna sul mercato con Medialive, puntando su soluzioni internet custom per aziende e istituzioni. È alla sua seconda esperienza imprenditoriale nel mondo delle TLC, Marco Saccu, imprenditore sardo e cofondatore di Medialive, insieme a Luca Lai. Medialive, che lavora sul mercato dei servizi internet con il nome di Media-Link, […]
L'articolo Dalla connessione delle aree rurali alla sfida del B2B: Il nuovo corso di Marco Saccu nelle TLC proviene da Assoprovider.
A seguito delle vicende belliche riguardanti l’est Europa e la confinante Russia, la paura di un conflitto nucleare ed il relativo rischio radioattivo, ha scatenato una psicosi di massa portando i meno attenti ad un acquisto compulsivo delle compresse del famigerato Iodio o Ioduro di Potassio su qualsiasi sito lo rendesse disponibile.
La psicosi da iodoprofilassi è un fenomeno psicologico e comportamentale che si manifesta in alcune situazioni di emergenza radiologica o nucleare. È legato alla reazione di massa all’idea di dover assumere iodio stabile (ioduro di potassio, KI) per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo rilasciato nell’ambiente durante un incidente nucleare.
Cos’è la Iodio-profilassi per rischio radioattivo?
La iodio-profilassi è una misura preventiva adottata per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo in caso di esposizione a radiazioni, come durante un incidente nucleare o un’esplosione di una bomba atomica. Consiste nell’assunzione controllata di ioduro di potassio (KI), un composto chimico contenente iodio stabile, che satura temporaneamente la tiroide, impedendole di captare lo iodio radioattivo disperso nell’ambiente.
La tiroide utilizza lo iodio per produrre ormoni tiroidei. In caso di contaminazione, può assorbire lo iodio radioattivo, aumentando il rischio di danni cellulari e di sviluppare tumori, in particolare nei bambini e nei giovani adulti. Assumendo iodio stabile (non radioattivo) prima o durante l’esposizione, la tiroide si “satura”, riducendo o impedendo l’assorbimento dello iodio radioattivo.
Quando è necessaria?
La iodioprofilassi è indicata solo in caso di rischio concreto di esposizione a iodio radioattivo. Non è una misura preventiva generale e deve essere attivata su indicazione delle autorità sanitarie o di protezione civile.
È più efficace se il KI viene assunto entro poche ore prima o dopo l’esposizione al materiale radioattivo. Idealmente, entro 2 ore prima dell’arrivo del plume radioattivo.
Conti alla mano

In rete è possibile trovare numerosi prodotti a base di ioduro di potassio stabile sotto forma di integratori, il problema però è che non sono idonei alla iodioprofilassi per incidente nucleare.
La motivazione è semplice; le compresse integratori hanno una grammatura in genere da 200/300 mcg (microgrammi ossia la milionesima parte del grammo).
Le compresse ufficiali di KI per la profilassi hanno una grammatura da 65 mg (milligrammi ossia la millesima parte del grammo).
Fatta questa premessa sulle grammature è importate capire i dosaggi.
Secondo gli studi della EUROPEAN COMMISSION – RADIATION PROTECTION, il dosaggio per un adulto di età inferiore ai 40 anni fino ai 12 anni è di circa 130 mg ossia 2 compresse di quelle ufficiali, se si dovessero usare invece quelle da integratori occorrerebbe ingerirne al giorno circa 650 per arrivare alla dose giusta (vedi Tabella).

Da qui si evince che spendere soldi per un prodotto che non è fisicamente possibile usare per lo scopo per cui lo si acquista è inutile.
Link Utili:
Chi deve assumerlo?
Popolazione più a rischio: Neonati, bambini, adolescenti e donne in gravidanza sono i più vulnerabili ai danni tiroidei causati da iodio radioattivo.
Gli adulti sopra i 40 anni generalmente non necessitano di iodio-profilassi, poiché il rischio di sviluppare tumori tiroidei è molto basso, e gli effetti collaterali potrebbero superare i benefici.
Chi è preposto alla distribuzione delle compresse di Ioduro di Potassio?
La fornitura di ioduro di potassio (KI) per incidenti nucleari è generalmente gestita da autorità nazionali o locali, in collaborazione con organismi internazionali, in base a protocolli di emergenza radiologica. Ecco una panoramica di chi può fornire il KI in tali situazioni:
Autorità sanitarie nazionali
Protezione Civile
Aziende farmaceutiche autorizzate
Organizzazioni internazionali
Strutture locali nei pressi di centrali nucleari
Cosa fare in caso di emergenza:
Nel caso di incidente dove si necessita la diffusione del farmaco, in ogni regione esposta vengono istituiti dei punti di consegna organizzati dalle istituzioni sanitarie, eventualmente coadiuvate da organizzazioni di volontariato.
L’eventuale somministrazione del farmaco verrà fatta in autonomia e con screening nominativo.
Nota: Limiti della iodioprofilassi?
L’uso di ioduro di potassio è raccomandato solo per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo. Non offre protezione contro altri isotopi radioattivi o contro i danni da radiazione totale. La distribuzione è mirata e avviene solo nelle zone in cui vi è un rischio concreto e immediato.
Non protegge da altri tipi di radionuclidi (cesio-137, stronzio-90) o dalle radiazioni ionizzanti in generale.
Non sostituisce altre misure di protezione, come l’evacuazione, il riparo al chiuso o l’uso di filtri per l’aria.
Effetti collaterali?
Sebbene generalmente sicuro, il KI può causare reazioni avverse, come:
È importante seguire le dosi raccomandate e le indicazioni delle autorità competenti.
Conclusioni
La iodioprofilassi è una misura salvavita in caso di emergenze radiologiche con rilascio di iodio radioattivo, ma deve essere utilizzata in modo responsabile e solo su indicazione delle autorità. La distribuzione e l’informazione preventiva sono fondamentali per garantire un uso appropriato.
ATTENZIONE!
Tutte le informazioni scritte nell’articolo sono da intendersi allo stato dell’arte, ossia alla data di pubblicazione.
L'articolo Rischio Nucleare – Cosa sappiamo e cosa c’è da sapere “Iodio-profilassi” proviene da Associazione Italiana Preppers.

A new initiative, called "EU OS," has been launched to develop a Linux-based operating system tailored specifically for the public sector organizations of the European Union (EU). This community-driven project aims to address the EU's unique needs and challenges, focusing on fostering digital sovereignty, reducing dependency on external vendors, and building a secure, self-sufficient digital ecosystem.
EU OS is not an entirely novel operating system. Instead, it builds upon a Linux foundation derived from Fedora, with the KDE Plasma desktop environment. It draws inspiration from previous efforts such as France's GendBuntu and Munich's LiMux, which aimed to provide Linux-based systems for public sector use. The goal remains the same: to create a standardized Linux distribution that can be adapted to different regional, national, and sector-specific needs within the EU.
Rather than reinventing the wheel, EU OS focuses on standardization, offering a solid Linux foundation that can be customized according to the unique requirements of various organizations. This approach makes EU OS a practical choice for the public sector, ensuring broad compatibility and ease of implementation across diverse environments.
The guiding principle of EU OS is the concept of "public money – public code," ensuring that taxpayer money is used transparently and effectively. By adopting an open-source model, EU OS eliminates licensing fees, which not only lowers costs but also reduces the dependency on a select group of software vendors. This provides the EU’s public sector organizations with greater flexibility and control over their IT infrastructure, free from the constraints of vendor lock-in.
Additionally, EU OS offers flexibility in terms of software migration and hardware upgrades. Organizations can adapt to new technologies and manage their IT evolution at a manageable cost, both in terms of finances and time.
However, there are some concerns about the choice of Fedora as the base for EU OS. While Fedora is a solid and reliable distribution, it is backed by the United States-based Red Hat. Some argue that using European-backed projects such as openSUSE or KDE's upcoming distribution might have aligned better with the EU's goal of strengthening digital sovereignty.
EU OS marks a significant step towards Europe's digital independence by providing a robust, standardized Linux distribution for the public sector. By reducing reliance on proprietary software and vendors, it paves the way for a more flexible, cost-effective, and secure digital ecosystem. While the choice of Fedora as the base for the project has raised some questions, the overall vision of EU OS offers a promising future for Europe's public sector in the digital age.
Source: It's FOSS
Linus Torvalds Acknowledges Missed Release of Linux 6.14 Due to Oversight
Linux kernel lead developer Linus Torvalds has admitted to forgetting to release version 6.14, attributing the oversight to his own lapse in memory. Torvalds is known for releasing new Linux kernel candidates and final versions on Sunday afternoons, typically accompanied by a post detailing the release. If he is unavailable due to travel or other commitments, he usually informs the community ahead of time, so users don’t worry if there’s a delay.
In his post on March 16, Torvalds gave no indication that the release might be delayed, instead stating, “I expect to release the final 6.14 next weekend unless something very surprising happens.” However, Sunday, March 23rd passed without any announcement.
On March 24th, Torvalds wrote in a follow-up message, “I’d love to have some good excuse for why I didn’t do the 6.14 release yesterday on my regular Sunday afternoon schedule,” adding, “But no. It’s just pure incompetence.” He further explained that while he had been clearing up unrelated tasks, he simply forgot to finalize the release. “D'oh,” he joked.
Despite this minor delay, Torvalds’ track record of successfully managing the Linux kernel’s development process over the years remains strong. A single day’s delay is not critical, especially since most Linux users don't urgently need the very latest version.
The new 6.14 release introduces several important features, including enhanced support for writing drivers in Rust—an ongoing topic of discussion among developers—support for Qualcomm’s Snapdragon 8 Elite mobile chip, a fix for the GhostWrite vulnerability in certain RISC-V processors from Alibaba’s T-Head Semiconductor, and a completed NTSYNC driver update that improves the WINE emulator’s ability to run Windows applications, particularly games, on Linux.
Although the 6.14 release went smoothly aside from the delay, Torvalds expressed that version 6.15 may present more challenges due to the volume of pending pull requests. “Judging by my pending pile of pull requests, 6.15 will be much busier,” he noted.
You can download the latest kernel here.

AerynOS 2025.03 has officially been released, introducing a variety of exciting features for Linux users. The release includes the highly anticipated GNOME 48 desktop environment, which comes with significant improvements like HDR support, dynamic triple buffering, and a Wayland color management protocol. Other updates include a battery charge limiting feature and a Wellbeing option aimed at improving user experience.
This release, while still in alpha, incorporates Linux kernel 6.13.8 and the updated Mesa 25.0.2 graphics stack, alongside tools like LLVM 19.1.7 and Vulkan SDK 1.4.309.0. Additionally, the Moss package manager now integrates os-info to generate more detailed OS metadata via a JSON file.
Future plans for AerynOS include automated package updates, easier rollback management, improved disk handling with Rust, and fractional scaling enabled by default. The installer has also been revamped to support full disk wipes and dynamic partitioning.
Although still considered an alpha release, AerynOS 2025.03 can be downloaded and tested right now from its official website.
Source: 9to5Linux

Xojo has just rolled out its latest release, Xojo 2025 Release 1, and it’s packed with features that developers have been eagerly waiting for. This major update introduces support for running Xojo on Linux ARM, including Raspberry Pi, brings drag-and-drop functionality to the Web framework, and simplifies app deployment with the ability to directly submit apps to the macOS and iOS App Stores.
Here’s a quick overview of what’s new in Xojo 2025r1:
Xojo 2025r1 now allows developers to run the Xojo IDE on Linux ARM devices, including popular platforms like Raspberry Pi. This opens up a whole new world of possibilities for developers who want to create apps for ARM-based devices without the usual complexity. Whether you’re building for a Raspberry Pi or other ARM devices, this update makes it easier than ever to get started.
One of the standout features in this release is the addition of drag-and-drop support for web applications. Now, developers can easily drag and drop visual controls in their web projects, making it simpler to create interactive, user-friendly web applications. Plus, the WebListBox has been enhanced with support for editable cells, checkboxes, and row reordering via dragging. No JavaScript required!
Xojo has also streamlined the process of publishing apps. With this update, developers can now directly submit macOS and iOS apps to App Store Connect right from the Xojo IDE. This eliminates the need for multiple steps and makes it much easier to get apps into the App Store, saving valuable time during the development process.
This release isn’t just about web and Linux updates. Xojo 2025r1 brings some great improvements for desktop and mobile apps as well. On the desktop side, all projects now include a default window menu for macOS apps. On the mobile side, Xojo has introduced new features for Android and iOS, including support for ColorGroup and Dark Mode on Android, and a new MobileColorPicker for iOS to simplify color selection.
Xojo’s IDE has also been improved in several key areas. There’s now an option to hide toolbar captions, and the toolbar has been made smaller on Windows. The IDE on Windows and Linux now features modern Bootstrap icons, and the Documentation window toolbar is more compact. In the code editor, developers can now quickly navigate to variable declarations with a simple Cmd/Ctrl + Double-click. Plus, performance for complex container layouts in the Layout Editor has been enhanced.
Xojo 2025r1 brings significant improvements across all the platforms that Xojo supports, from desktop and mobile to web and Linux. The added Linux ARM support opens up new opportunities for Raspberry Pi and ARM-based device development, while the drag-and-drop functionality for web projects will make it easier to create modern, interactive web apps. The ability to publish directly to the App Store is a game-changer for macOS and iOS developers, reducing the friction of app distribution.
Xojo is free for learning and development, as well as for building apps for Linux and Raspberry Pi. If you’re ready to dive into cross-platform development, paid licenses start at $99 for a single-platform desktop license, and $399 for cross-platform desktop, mobile, or web development. For professional developers who need additional resources and support, Xojo Pro and Pro Plus licenses start at $799. You can also find special pricing for educators and students.
Download Xojo 2025r1 today at xojo.com.
With each new release, Xojo continues to make cross-platform development more accessible and efficient. The 2025r1 release is no exception, delivering key updates that simplify the development process and open up new possibilities for developers working on a variety of platforms. Whether you’re a Raspberry Pi enthusiast or a mobile app developer, Xojo 2025r1 has something for you.
Prima la rissa, poi l’intervento del 118 e della polizia, infine le manette. Tre ragazze sono state arrestate con l’accusa di rissa dopo uno scontro in via dei 500 a Milano nella serata di domenica 23 marzo.
Il motivo? Un video pubblicato su TikTok. Nei guai sono finite due sorelle marocchine...
Forza Nuova entra nel consiglio comunale di Cormano: un consigliere, Massimiliano Festa, ha aderito al partito di estrema destra (era stato eletto per Fratelli d'Italia). Ed è subito scoppiata una polemica politica nella città dell'hinterland nord di Milano. La coalizione di centrodestra, che...
Le ruote che stridono sull’asfalto bagnato, poi l’impatto con il guardrail. Incidente sull’Autostrada A8 Milano-Varese nella mattinata di lunedì 24 marzo: un furgone Ducato, guidato da un uomo di 52 anni, si è ribaltato tra le uscite di Busto Arsizio e la barriera di Gallarate (in direzione...
Buongiorno, torno a scrivervi a distanza di alcuni mesi. Avevate già pubblicato un articolo a seguito di una mia segnalazione https://www.milanotoday.it/attualita/zone-30-editoriale-lettera.html Ora torno a chiedervi l'attenzione con una nuova segnalazione, credo ancor più grave della precedente...
Reagisce e attacca, il sindaco di Milano Beppe Sala, dopo l'inchiesta della procura sulla vendita dello stadio di San Siro. Accusa, dice che "un partito virtuale dei signori del 'no' vuole condizionare l'amministrazione del sindaco" e che però il sindaco "in nove anni ha dimostrato che non si fa...
L’aggressione in metro, poi la chiamata al 112 e l’intervento delle ambulanze. Due donne di 33 e 24 anni, entrambe cittadine bosniache, sono rimaste leggermente intossicate dopo essere state aggredite con dello spray urticante nel mezzanino della M3 di Duomo a Milano nel pomeriggio di domenica 23...
Quarta vittoria consecutiva per il Club Italia che batte in trasferta la Focol Legnano per 1-3 (18-25, 24-26, 25-21, 18-25). Alla Palestra Provinciale Palavolley Legnano le ragazze di Michele Fanni vanno avanti per due set a zero, perdono il terzo parziale, ma rimangono concentrate sul match e...
Sgomberato lunedì mattina il capannone dismesso, e occupato abusivamente, di via Novara 75, che un tempo veniva utilizzato da Atm come deposito e si trova tra la rimessa della stessa Atm e il negozio Toys. Il capannone era occupato da senzatetto da qualche mese e i residenti nella zona...
Il Superenalotto "bussa" a Milano, nel concorso 47 di sabato 22 marzo 2025. Lo fa con un 5 da 95mila euro, uno dei due assegnati nel concorso. Lo rende noto Sisal.
La vincita (per l'esattezza di 95.044,64 euro) è stata realizzata al punto Sisal del bar Aspromonte di via Sacchini 1, zona Loreto...
Dopo l'angolo dedicato al giardino verticale, ci occupiamo dei tantoi amati gerani, fiore principe di questa stagione. Resiste bene alle temperature più alte e necessita di poche, semplici cure. Proprio per queste caratteristiche il geranio è una delle piante perfette per balconi e terrazze...
Oltre 204 milioni di euro. Tutto con le multe. È quanto ha incassato palazzo Marino nel corso del 2024 staccando sanzioni per violazioni del codice della strada. Una cifra di tutto rispetto, tanto che la metropoli lombarda si classifica terza nella graduatoria nazionale e prima in Lombardia. Il...
Occupato il liceo scientifico Leonardo da Vinci di Milano di via Respighi (zona Tribunale), lunedì mattina. Gli studenti, all'inizio della mattinata, non sono entrati a scuola e hanno spiegato le ragioni dell'occupazione, affermando che si tratta di una protesta per l'istituzione, a scuola, di un...
Da qualche giorno, come anticipato da Today.it, è possibile prenotarsi per accedere all'Ecobonus, il bonus per avere uno sconto sull'acquisto di moto e scooter elettrici e non elettrici. Il Ministero delle Imprese e del made in Italy aveva annunciato la riattivazione della piattaforma per...
È stata sospesa la circolazione dei treni sulla metropolitana M2 di Milano (la linea “Verde”) nella mattinata di lunedì 24 marzo a causa di un convoglio guasto. La circolazione sulla linea è ripresa nel corso della mattinata, ma con diversi rallentamenti.
Per il momento non è chiaro quale...
È palazzo Clerici, storico palazzo nel cuore di Milano, il secondo luogo del Fai più visitato durante le giornate di primavera che si sono svolte nel weekend di domenica 23 marzo. A certificarlo è stato lo stesso Fondo per l'Ambiente italiano.
Il luogo più visitato, stando a quanto comunicato...
Prima la scintilla, poi le fiamme e la colonna di fumo. Il tetto di una palazzina sul Sempione a San Vittore Olona è stato avvolto e distrutto da un incendio nella serata di domenica 23 marzo.
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Qualche nuvola, qualche leggera pioggia ma per poco. A Milano questa settimana dovrebbe scoppiare la primavera: i meteorologi di 3Bmeteo prevedono che ci saranno temperature miti e tanto sole. Un cambio radicale rispetto alla scorsa settimana.
“Su Milano la nuova settimana si aprirà ancora con...
Giornate più lunghe (e albe decisamente più tardive). Manca poco al ritorno dell'ora legale. Quest'anno, nel 2025, il cambio dell'ora cade la prossima domenica. Le lancette andranno spostate avanti di un'ora, dalle 2 alle 3, tra sabato 29 e domenica 30 marzo 2025. Ormai la tecnologia fa tutto da...
Da molti è stato definito “il nuovo carcere di Bollate”, qualcun altro lo ha paragonato ad un edificio di Leningrado, l'attuale San Pietroburgo. Il villaggio olimpico, la nuova costruzione che sorgerà a Milano, in occasione dei Giochi Invernali del 2026, sta suscitando non poche polemiche.
Ci...
Macerie e sacchi di pattumiera abbandonati tra via Liscate e via Cesalpino nel municipio 2. Stessa situazione in viale Faenza, alla Barona, praticamente dall’altra parte della città. Qui il mese scorso sono state abbandonate le doghe di un letto e una lavatrice. In Bovisasca, a fine gennaio...
Meglio di così davvero non si poteva iniziare. La Numia Vero Volley Milano manda un chiaro segnala alla corsa playoff, almeno per quel che riguarda questa semifinale, ovvero quello di voler essere protagonista fino in fondo.
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I carabinieri di Sesto San Giovanni (Milano) stanno indagando sulla morte di Davide Garufi, un giovane tiktoker di 21 anni (quasi 300mila follower e 1,5 mln di like). Recentemente, Davide aveva rivelato sul suo profilo TikTok di essere una donna transgender, chiedendo di essere chiamato Alexandra...
Le cose sono due: o a Milano ci sono talmente tanti borseggiatori che alcuni di loro, senza rendersene conto, finiscono per derubare un “collega”, oppure è un caso più unico che raro quello avvenuto nell’ottobre 2024, quando un giovane ha rapinato su un autobus una donna. Fino a che si è scoperto...
Il 118 è intervenuto sulla banchina della linea gialla, fermata Duomo, intorno alle 16 di domenica per un'aggressione che ha coinvolto due donne, anche se l'episodio ha i contorni molto sfumati.
La lite
Secondo le prime informazioni, per cause ancora da accertare, sarebbe scoppiata una...
"Termina con una sconfitta la 33ª giornata di Serie C Now. La sfida interna contro la Pro Vercelli finisce infatti 2-1 per gli ospiti, che capitalizzano al meglio le proprie occasioni e riescono poi a difendere il vantaggio con attenzione e un po’ di fortuna. Gli Orange infatti, come accaduto a... Lo scorso 9 febbraio una quindicina di escursioni hanno punteggiato la dorsale appenninica e l’arco alpino al grido La montagna non si arrende. Dopo l’esperienza di Reimagine winter (marzo ’23) e Ribelliamoci AlPeggio (ottobre ’23) decine di associazioni, spazi sociali, comitati di abitanti, climattiviste si convocano in risposta alla chiamata dell’Associazione Proletari Escursionisti.
Un primo dato interessante sta proprio qui: realtà diverse, associative e militanti, singoli oppositori o gruppi organizzati riflettono le proprie voci di dissenso a progetti che disegnano una prospettiva di turismo sempre più aggressiva basata sulla depredazione dei territori. Troviamo che questa saldatura descriva due importanti momenti. Tanto per cominciare, sappiamo che in questa fase le lotte locali fanno paura al potere e sono tra le poche efficaci. Basti qui ricordare la pesantissima repressione NoTav, le manganellate al parco Don Bosco di Bologna, le forze dell’ordine sempre più spesso mandate a monitorare gruppi e iniziative di protesta locale o ancora le lotte contro il furto d’acqua e le dighe d’Oltralpe. Unire queste lotte a partire dall’urgenza dello sperpero olimpico e metterle in connessione tra loro non farà che rafforzarle e migliorarne l’efficacia, rendendo una volta ancora più esplicito il trait d’union che le accomuna: la necessità di sviluppare comunità disposte a interagire con i territori e a ragionare di come starci dentro e non sopra, insieme alll’improrogabilità di opporsi a prospettive che minacciano e calpestano luoghi ogni anno più fragili. Visioni superate, fuori tempo massimo, che strizzano ancora dopo aver spremuto. Idee sepolte, energivore, idrovore e che possono essere tranquillamente descritte come negazioniste del cambiamento climatico.
In questo solco la proposta di una giornata di mobilitazione sincrona che riconosce nei Giochi olimpici invernali 2026 l’elemento apicale di una lunga sequenza di iniziative nocive e imposte, che drenano risorse pubbliche e minano la vita non solo umana nei territori coinvolti, può fungere da apripista a una galassia di resistenze contro cave e miniere, grandi opere stradali sovradimensionate, impianti eolici industriali, estrazione di fonti fossili, nuovi impianti di risalita. Un cartello capace di interrogare e interrogarsi su possibili forme di mutuo appoggio, produzione di spazi di confronto e formazione, impellenza di far emergere le lotte con lo scopo di portare a casa piccoli e grandi risultati utili a infondere fiducia nel binomio stop nocività / riprogettazione dal basso. Tutto nasce dall’appello: «Le terre alte bruciano. Non è una metafora. Lo zero termico a 4200 metri in pieno autunno, i ghiacciai si sfaldano, il permafrost si scioglie, le alluvioni devastanti sono la realtà quotidiana delle nostre montagne. Una realtà che stride con l’ostinazione di chi, dalle Alpi agli Appennini, continua a proporre un modello di sviluppo anacronistico e predatorio, basato su pratiche estrattive e grandi-eventi come i giochi olimpici invernali.
La monocoltura turistica sottrae risorse economiche pubbliche a beneficio di pochi, a scapito di modelli plurali e alternativi di contrasto allo spopolamento delle terre interne e di convivenza armonica in territori montani fragili e unici».
Il versante sud delle alpi paga per primo il costo della crisi climatica: 260 impianti sciistici dismessi, oltre 170 in funzione “a intermittenza”, i bacini per l’innevamento artificiale crescono del 10% toccando la cifra record di 158 secondo il Rapporto Neve Diversa di Legambiente. Sempre in tema di dati, le prime analisi della Rete Open Olympics illustrano l’economia della promessa olimpica a partire dagli open data pubblicati sul sito di SiMiCo, l’SpA a controllo pubblico e principale stazione appaltante delle infrastrutture del ticket Milano-Cortina 2026. Dati che raccontano il modello spompo di una nazione al collasso che dopo essere implosa nell’industria e nella sua capacità di produzione non sa far altro che iniettare liquidità per generare reddito sottraendo spazi di cittadinanza. E così si ruba acqua a comunità che necessitano di autobotti per bagnare gli orti, si progettano impianti che abbattono boschi, si trasformano rifugi alpinistici in resort di lusso. La logica della turistificazione genera souvenir finto-artigianali, attrae gruppi di investimento, cancella servizi essenziali per le comunità. Il risultato di questo “favore al turismo” costi quel che costi altro non è che l’annientamento di economie locali, la crescita dei prezzi e l’impossibilità di vivere e sviluppare relazioni dove si è nati e cresciuti, quando anche vi ci si volesse rimanere.
L’esplosione e l’atomizzazione del tessuto sociale.
Scritte contro l’eccessiva invadenza del turismo all’Alpe di Siusi
A un anno dallo start nella gestione del cantiere olimpico 2026, la metà delle opere risulta ancora in progettazione o in gara, le attese di una VAS nazionale sono state tradite e sulla Lombardia insiste il carico più alto (50% ca. di 3,38 miliardi) sia per numero di opere che per costo. La conclusione di diverse opere di “legacy”, che per il 70% sono stradali e per il 30% ferroviarie) è già in agenda per il 2028, 2030, 2032. Il binomio fretta/ritardo, distrattamente salutato come pura imperizia, costituisce una leva fondamentale della logica commissariale e della sua capacità di accelerare i processi di trasformazione territoriale bypassando i processi democratici di ascolto, interlocuzione, cessione di potere all’agognata sovranità popolare. A questo scenario si aggiungono i costi per la realizzazione dei Giochi veri e propri, in carico alla Fondazione Milano Cortina 2026 per 1,6 miliardi di euro.
Il 70% delle opere collaterali alle Olimpiadi – in una nazione in cui crollano ponti, si sfaldano guardrail e lo stato di edifici pubblici a cominciare dalle scuole è pessimo, in cui le case non a norma, abusive, e a forte rischio in caso di evento sismico o meteorologico è disarmante, in cui la manutenzione è inesistente e la priorità è spostare masse di turisti nel grand tour dell’invasione – sono strade. La politica pretende di ridurre gli intasamenti stradali aumentando il numero delle carreggiate – come nel caso del Passante di Bologna – e delle carrozzabili – come per la tangenziale di Bormio – senza ammettere che così facendo fa aumentare il volume del traffico e torna al “via”, a dover ampliare e costruire ancora e ancora.
Opere per giustificare opere: infrastrutture per raggiungere borghi e città tronfi di mattone e bonus edilizi, centri urbani tirati a lucido e gentrificati, in preda alla smania di decoro e respingenti. Un Paese ricco di infrastrutture turistiche mal progettate che chiamano ciclabili. Opere inutili rispetto all’idea originaria – agevolare la mobilità interna -, che quando non contribuiscono a causare disastri, come in Emilia, sottraggono spazio ai marciapiedi e pedoni.
L’ottica turistica nasconde nocività sotto al tappeto e inventa peculiarità e tradizioni, economie e bella vita, in una valanga schizofrenica che si ingigantisce e travolge tutto quel che incontra. Impianti anacronistici e funi ricollocate nella tradizionale destinazione d’uso, come nel caso dell’ovovia di Trieste, «una vetrina commerciale per le sue [di Leitner, ndr] cabinovie urbane, dato che il cambiamento climatico preclude altri impianti in quota». Meleti pervasivi che occupano il territorio in maniera tossica, fatta di fitofarmaci e pesticidi, mentre si invita la gente a voltarsi dall’altra parte per ammirare funivie che trasporteranno la frutta da stoccare. È questo il progetto Melinda che, vestiti i panni di novella Grimm, racconta una Biancaneve al contrario fatta di una funivia, riduzione del traffico di camion, buone mele “green” e biodiversità. Come se non fosse una presa per i fondelli parlare di biodiversità mentre si impone una monocoltura (o bi-coltura, se includiamo i vigneti) nociva.
Come se la costruzione e il mantenimento di un impianto non fossero energivori, non impattassero sul territorio non inquinassero; come se, tolte poche centinaia di metri al trasporto su gomma – l’”ultimo miglio” – i camion non continuassero a portar merce dai produttori alla stazione di partenza della funivia, e dalla cella ipogea della cava di stoccaggio ai centri di distribuzione.
In Trentino, la regione “illuminata” in cui l’invasione di animali umani inizia a produrre più noie che reddito, la Provincia preferisce millantare invasioni di una fauna anch’essa re-introdotta a uso turistico, salvo non garantirle il minimo spazio vitale e negarle corridoi di dispersione per poterla poi additare a emergenza criminale e pretendere di abbatterla.
La negazione della vita per l’aleatorietà del fatturato perché, grattata la vernice, la menzogna si svela per quello che è: altro che interesse per l’ambiente, rispetto per le comunità, scelte lungimiranti per la collettività.
Per i Giochi è previsto l’arrivo di 1,8 milioni di presenze, che a mezzo stampa si usa arrotondare a 2 milioni, ma che in realtà è un modo curioso di parlare di 500.000 persone, per intenderci un settantesimo del giubileo capitolino.
Il Rapporto di sostenibilità, impatto e legacy è una lettura di sicuro svago per gli amanti della chiarezza circa gli obiettivi dell’impresa: rafforzare la posizione sia di Milano, come città met dinamica e votata ad ospitare eventi internazionali, che di Cortina, quale località nel cuore delle Dolomiti e della regione alpina, attrazione turistica e polo leader a livello mondiale per sport invernali. Se solo escludiamo i nomi di località e discipline che riportano la parola alpina o alpino questa è l’unica volta in cui le Alpi sono citate in 164 pagine di documento. A titolo di paragone il lemma Milano (sede di gara della maggior parte delle discipline) restituisce oltre 250 risultati.
Narrazioni dunque, cumuli di narrazioni che mirano a intruppare e a spostare l’attenzione dal cuore del problema: il modello di business distruttivo.
Ecco perché è importantissimo questo inizio di “camminata larga”, ecco perché ci auguriamo che la contestazione fuori e oltre, al tema stretto “Milano-Cortina”, si allarghi. Partire dalle singole opere, dagli impianti, dai progetti – che siano in alto come in basso, in città come in piccoli borghi semi-disabitati –; partire dai sommovimenti e dalle lotte, metterle in “rete”. Perché le narrazioni attorno all’Olimpiade o a qualsiasi altro soggetto speculativo si adattano di volta in volta succhiando respiro, ma sono accomunate dalla stessa logica, perfettamente sovrapponibile a quella che anima l’assalto a tutto lo stivale: soldi, sfruttamento, impoverimento sociale.
Leggere la dinamica aiuta a allargare lo sguardo, apre riflessioni di respiro, e sposta il piano. In questa logica non ha senso controbattere alla produzione immaginifica del monolite olimpico fatto di mille piedi, stare sul pezzo delle Olimpiadi come evento anacronistico, immaginare un unico motore no-olimpico.
Come bene ha scritto Alberto di Monte, il nostro compagno Abo, su Umanità Nova: «L’importante non è vincere, oggi è importante non partecipare». Ne siamo convinti, le montagne meritano una nuova diserzione, le olimpiadi meritano diserzione, questo mondo merita diserzione.
Disertare le loro battaglie e le loro costruzioni del nemico, spostare l’asse verso il conflitto giusto: non contro le narrazioni sognanti e distorcenti che produce il capitale, ma contro esso stesso.
La comitiva in arrivo in pullman da Milano è accolta a Bormio dalla prima neve di stagione, che da qualche giorno scende copiosa in alta valle. Le centocinquanta persone partecipanti inscenano un’escursione-manifestazione-perlustrazione fino all’imbocco della Valdidentro prima di ripiegare nel centro storico per un pomeriggio di presidi itineranti. Sì perché la contestazione olimpica non è ben accetta dall’amministrazione locale né dalla questura di Sondrio e diverse iniziative sono state precettate nel tentativo di scorare i dimostranti e di tenere a distanza le sensibilità più curiose. L’epilogo di fronte all’ecomostro delle tribune al piede delle piste, lungo la via che dovrebbe intercettare il traffico della nuova tangenzialina, è la fotografia plastica dei “Giochi della sostenibilità”.
Lo ski stadium di Bormio durante il presidio
Per raggiungere Bormio abbiamo risalito la Valle Camonica e scavallato il passo dell’Aprica. Lungo il tragitto, sopra le nostre teste nubi dense contrastano con un paesaggio brullo, fatto per l’ennesimo inverno consecutivo di scarsissime precipitazioni, sia piovose che nevose.
Attraversando la valle scorgiamo Montecampione, località sciistica fallita, e per fortuna: per tutta la bassa valle non s’intravede nemmeno una spruzzata di bianco. È febbraio ma sembra autunno.
Più a Nord la situazione non è migliore, qualche incrostazione dalla Presolana, dal Pizzo Badile camuno e dalla Concarena in su, macchia appena monti di oltre 2000m di quota.
All’Aprica, poco meno di 1200 mslm, scorgiamo i primi spazzaneve, i primi fiocchi. Siamo quasi stupiti, siamo in cinque ed è la prima neve dell’anno che vediamo. La località è triste: poca gente per la via centrale, ancor meno sulle piste, lingue bianche e artificiali a dividere masse verdi d’abete. Forse anche la gente si sta stancando di sport invernali senza inverno.
Il passo dell’Aprica la mattina del 9 febbraio
Scendiamo in Valtellina: a Tirano monti e fondovalle sono asciutti quanto quelli camuni. Man mano che ci inerpichiamo verso Bormio riprendono i fiocchi, “sta a vedere che portiamo il dono più prezioso al nemico”. Arriviamo a Bormio in leggero anticipo, la Piana dell’Alute è magnifica, ampia, di un verde che comincia a imbiancare.
I bormini le sono molto legati, la amano per la sua storia, per il suo valore paesaggistico, per quello che è. Andrebbe vista, visitata, protetta; la nuova amministrazione invece la vorrebbe devastare per farci passare la “tangenzialina”. Altro che tangere, sventrare una piana stupenda per proiettare il vomito-massa nel cuore di Bormio. Chissà se reggerà a queste sollecitazioni. Chissà se questo piccolo microcosmo resisterà all’infarto.
Cercando un parcheggio attraversiamo piazza Kuerc dove ancora non c’è nessuno. Lasciamo l’auto, calziamo gli scarponi e torniamo in centro. Bormio fa la stessa impressione dell’Aprica: pochi turisti, poco movimento in pista e fuori, i vecchi fasti delle località sciistiche sono passati, resistono giusto i comprensori-mastodonte come il Tonale, luogo di un’altra camminata di questo 9 febbraio.
In piazza ci dirigiamo verso un bar per un caffè, due ragazze ci fermano e chiedono se sia qui il ritrovo. «Sì, e manca poco. Speriamo che il meteo non rovini la giornata».
Al bar veniamo accolti bene, le ragazze che lo gestiscono ci chiedono se siamo qui per via della manifestazione, sono curiose. Fuori le stesse scene, qualche passante ci saluta e chiede, così come gli agricoltori che hanno approntato un mercatino sotto la copertura della piazza.
La storiella dei valligiani chiusi, dei montanari ostili ai movimenti e felici di vedere “soldi per lo sviluppo” si scioglie come i fiocchi che cadono sul selciato di questa piazza.
Il pullman da Milano è in ritardo, cogliamo l’occasione per salutare qualche conoscenza e per conoscere persone nuove che nel frattempo si stanno radunando. Il pericolo è scongiurato, gente ce n’è.
A un certo punto avvertiamo una presenza chiassosa, svolto l’angolo e intravedo uno striscione che recita «Milano-Cortina 2026. Dalle Montagne alle città. Olimpiadi insostenibili».
È arrivato il pullman, e bene: la questura ha vietato di tutto un po’, cortei compresi, ma la cosa non preoccupa né impensierisce troppo.
Ci muoviamo quasi subito dietro lo striscione, ci sono anche alcune bandiere e intoniamo cori. I milanesi hanno studiato un canzoniere simpatico, provocatorio, scherzoso.
Il corteo si fa, e attraversa tutto il paese. Qualche curioso si sporge dalle finestre, qualcun’altra chiede. Un signore è incuriosito dalla bandiera palestinese che sventola. «Cosa c’entra con questa iniziativa?», chiede. «Le lotte si tengono assieme, così si dà senso alle cose, alle sorellanza».
Capisce. Annuisce. Se ne va sorridendo.
Attraversiamo il fondovalle costeggiando il canale termale e poi pieghiamo a destra, inerpicandoci nei boschi, la neve attacca e meglio così, sotto di lei insidiose lastre di ghiaccio fanno pattinare e battere le natiche a terra a più di uno di noi. Ma fa presa anche negli animi, i cani ci zampettano felici, qualcuno ci si tuffa, si comincia una divertita battaglia a palle di neve. Nel frattempo tre digos stanchi, compito ingrato, ci seguono a sempre maggior distanza.
Disinteressati.
I locali hanno preparato alcuni interventi che danno il senso della giornata: la tangenziale, il progetto spalti della pista Stelvio che è già costato decine di milioni di euro e che altrettanti ne mangerà, la gentrificazione, la difficoltà del vivere ai margini dell’impero.
C’è di tutto, ce n’è per tutti; quello che una volta tanto manca è la frustrazione, il senso di impotenza, e forse questa è la cosa più importante.
Il senso della giornata, il motivo dell’umore positivo è dato alla perfezione da uno degli interventi del pomeriggio, di nuovo in Piazza del Kuerc, nel primo dei presidi mobili a cui i divieti questurini di corteo ci hanno obbligato. Tessere, unirsi, combattere. Essere consci che non è una battaglia per vincere, che le olimpiadi si faranno, ma che su qualche opera si può vincere e se su quelle vittorie si costruisce consapevolezza si segna un punto importante, si aggrega, si rilancia.
Ci sarebbe di che confrontarsi, ce ne sarà occasione: i problemi bresciani risuonano in quelli valtellinesi, che fanno eco a quelli milanesi, del tutto simili a quelli appenninici, «che al mercato mio padre comprò»; se saremo bravi sarà semplice intersecare le lotte, riportarle a quello che sono: un’unica grande battaglia contro un unico nemico arrogante.
Durante il rientro attraversiamo boschi di abeti e larici, vallette, passiamo dietro ai bagni di Bormio (ora irrimediabilmente chic), ci immergiamo in questa testimonianza silente delle peculiarità di un territorio maestoso e delicato. Lungo il cammino e prima della foto di rito da un belvedere, a fine camminata, è previsto un altro breve intervento che – appunto perché la lotta è una – include anche il racconto di quello che è successo al lago Bianco, dove si è pensato di posare tubi al fine di sfruttare il bacino per l’innevamento artificiale. In pieno Parco Nazionale dello Stelvio, prosciugando una torbiera e la sua complessità ecologica, a dimostrazione che è tutto sott’attacco, anche le aree più fragili e che pensavamo tutelate.
La camminata è stata intensa, avvolta dall’odore e da quel senso di ovattamento sempre più raro che regala la neve, che aiuta a riflettere, che fa meglio percepire le sinapsi. Torniamo in piazza, mangiamo qualcosa e ci prepariamo per l’ultima parte della giornata, fatta di presidi dinamici che descrivano il senso dell’iniziativa e i cantieri “insostenibili”, con ultima tappa sotto le colate di cemento della già citata pista Stelvio.
Si uniscono a noi comitati locali, due arzilli avanti con gli anni volantinano e raccolgono firme per i trasporti gestiti da regione Lombardia, contro il suo assessore, contro Trenord. Altro piccolo legame tra le due valli unite nello scempio: in quella camuna si va sviluppando il primo progetto italiano di treno a idrogeno su una linea capace di offrire soltanto disservizio, da anni.
A causa di un piccolo acciacco e della conseguente sofferenza di uno di noi ce ne andiamo poco prima della fine e dei saluti, non partecipando all’ultimo dei presìdi, del resto “si parte e si torna insieme”. Ce ne andiamo però soddisfatti, pieni del senso di una giornata proficua, necessaria.
Le connessioni ci sono tutte, le volontà anche. Non resta che cospirare.
Ci ritroviamo a camminare nell’Appennino maceratese a distanza di diversi mesi dall’escursione che ci portò a osservare dall’alto l’area interessata dal progetto monster degli impianti di Sassotetto e a diversi anni dalla fantastica Festa di Alpinismo Molotov del 2018. In questa fascia di montagna, a rispondere all’appello per la giornata di mobilitazione sono state due associazioni locali: C.A.S.A. Cosa Accade se Abitiamo e L’Occhio Nascosto dei Sibillini, ma la partecipazione come vedremo è stata poi molto più ampia, sia da parte di singoli che di realtà del territorio. Ma partiamo dalle basi, sottolineando un aspetto che non smetteremo di evidenziare: le dinamiche predatorie e speculative che interessano quest’area sono le stesse che ritroviamo in tutte le terre alte (e non solo in quelle), con l’aggravante che vanno a insistere su un territorio che ancora mostra tutte le ferite del sisma 2016/2017. Ferite visibili, fatte di case e paesi ancora – quando va bene – in fase di ricostruzione e di un tessuto sociale sempre più in difficoltà. Quando, nei primi mesi del post-terremoto, parlavamo di un territorio che rischiava di essere ancor più sotto attacco perché reso più debole dalle scosse e dalla mala gestione dell’emergenza (prima) e della ricostruzione (poi), facevamo una previsione fin troppo semplice.
Per questo mobilitarsi in queste aree ha a avrà per lungo tempo una doppia valenza, una “di base” e una specifica sulle varie tematiche che si intendono affrontare. Questa volta gli interventi che hanno unito i nostri passi si sono concentrati su tre temi di base: i progetti turistici sui Sibillini, il Gasdotto SNAM che attraversa queste zone, il parco eolico che dovrebbe sorgere proprio dove stiamo camminando. Quest’ultimo tema è quello su cui ci si è soffermati maggiormente, anche ma non solo per il luogo scelto per l’escursione di questa giornata.
Riprendiamo dall’appello: “(…) a ridosso del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, tra i comuni di Caldarola, Camerino e Serrapetrona, in provincia di Macerata, dovrebbe sorgere un parco eolico con aerogeneratori alti 200 m. A conferma di come l’energia rinnovabile, di cui ovviamente condividiamo la necessità alla base, non sia buona “di per sé” ma vada comunque sempre inserita in un contesto di rapporti sociali, politici ed economici e valutata considerando anche l’impatto sull’ambiente, sulle comunità e sull’intero territorio. Non è illogico riconoscere che dietro la famigerata transizione ecologica si nascondano altri interessi (il parco eolico in questione è stato richiesto appunto da una multinazionale norvegese con sede anche in Italia) che non hanno nessuna ricaduta positiva sulle comunità – defraudate di qualunque potere decisionale – perpetuando in chiave “green” lo stesso sistema economico che ci ha portato fino a questo punto.”
Riportiamo queste considerazioni perché sono tornate più volte nel corso degli interventi e perché se sostituiamo il parco eolico con gli impianti di risalita o con il gasdotto il risultato finale non cambia: nessuna ricaduta positiva sui territori ed estrattivismo da parte del capitale. Su queste basi ci ritroviamo lungo il sentiero che da poco più avanti l’abitato di Castiglione si muove verso i Prati delle Raie e Croce di Valcimarra. Ci muoviamo intorno ai mille metri di quota e una fitta nebbia ci accompagna fin dalla partenza, siamo 100? 120? 90? È persino difficile contarsi e nel lungo serpentone si riconoscono le sagome solo dei dieci avanti e dietro ciascuno di noi. Una composizione variegata e di tutte le età, compagne e compagni che si incontrano sia in piazza che lungo i sentieri di montagna ma anche appassionati di escursionismo e persone del luogo sensibili agli argomenti trattati. Chi conosce questi posti racconta di come normalmente il panorama da quassù sia fantastico, da un lato le vette dei Sibillini che a tratti spuntano dietro ogni curva, dall’altro la vallata e Camerino in lontananza. Oggi la nebbia rende tutto surreale e qualcuno aggiunge che “oggi non avremmo visto neanche le pale se le avessero già piazzate”.
Durante le prime due soste sul gasdotto e – soprattutto – sul parco eolico sono tante le domande e le considerazioni che si accavallano e chi ne sa di più prova a rispondere, non tanto sui tecnicismi quanto sull’assurdità del progetto in sé. Qualcuno ricorda che solo nelle Marche sono più di cento le pale eoliche – alte 250 metri – che dovrebbero essere installate lungo i crinali appenninici, tanto che sempre oggi sul Monte Strega è in corso un’altra escursione sempre sullo stesso tema.
Continuiamo a salire e si iniziano a vedere i primi scampoli di cielo blu, giusto in tempo per la foto di rito con uno striscione realizzato con su scritto a caratteri cubitali “La montagna non si arrende”. Dopo poche centinaia di metri accompagnati dal sole l’itinerario ci porta a ripiombare nella nebbia per l’ultima “pausa narrata” sui progetti da decine di milioni di euro che andranno a impattare sui Sibillini con la scusa della “transizione turistica”, che ovviamente non viene chiamata così, ma sembra troppo affine alla transizione ecologica per non fare un accostamento.
Scendendo ci siamo chiesti cosa avesse significato questa giornata e l’opinione di tutti è che, nonostante il meteo e un territorio che negli ultimi anni ne ha passate di tutti i colori, c’è ancora una spinta a mobilitarsi su questi temi. Spinta che ci auguriamo sia solo il primo passo di una rincorsa verso i prossimi appuntamenti, perché l’escursione di oggi ci ha dimostrato che nonostante tutto gli spazi di possibilità ci sono. Sempre.
La camminata a Ponte di Legno – pensata e condotta da APE Brescia, MTO2694, Unione Sportiva Stella Rossa, Collettivo 5.37 e L’Oco! Orco che orto – ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, nonostante una fitta nevicata lungo il sentiero e pioggia battente all’imbocco della Val Sozzine, luogo di ritrovo della manifestazione, ma non è stata che l’apice di un percorso preparatorio di respiro.
Va infatti fatta una doverosa premessa: in Valle Camonica sono state organizzate tre serate preparatorie alla camminata del 9 febbraio, con l’intento di coinvolgere una popolazione che sobbolle disorientata, di mettere a fuoco le tante questioni camune sul tavolo – Terme di Ponte di Legno, depredamento del bacino del Lago Bianco per realizzare un nuovo impianto di innevamento artificiale, ampliamento del comprensorio del Monte Tonale, Montecampione, terra di progetti di turistificazione varia – tra i quali spicca Imago nei parchi Nazionali delle Incisioni Rupestri. – e di tentativi di costruire relazioni stabili tra cittadini sparsi, associazioni, comitati e collettivi locali che si stanno opponendo o che ragionano criticamente su singoli progetti, per rinforzare la protesta.
Tre serate molto partecipate e vivaci, organizzate da realtà strutturate che sono state in grado di aprirsi e accogliere la partecipazione non scontata di tanti singoli sparsi, sensibili ai temi ambientali e sociali del territorio. Tre assemblee grazie alle quali si è generato un passaparola propedeutico a allargare lo sguardo e le presenze del 9 febbraio.
Nel suo complesso, la mobilitazione è infatti stata molto più larga rispetto a quella che ha frequentato il serpentone colorato del 9; sintomo di una tematica sentita e della capacità di intercettare molte istanze e soprattutto molti volti nuovi rispetto a quelli a cui ci la militanza camuna è abituata.
Il percorso scelto si è snodato lungo la ciclabile che da Ponte di Legno sale verso il Passo del Tonale, una camminata adatta a tutti, con punti panoramici dai quali osservare direttamente i luoghi delle criticità trattate e sufficientemente visibile perché i turisti in risalita verso le piste del Tonale se ne accorgessero. Ad accogliere i partecipanti giunti in auto e con un pullman, una micro delegazione delle forze dell’ordine che, una volta rassicurate rispetto all’idea pacifica della mobilitazione e della mancanza di volontà di bloccare le piste – voce preoccupata e forse messa in circolo con una certa malizia – si è allontanata salutando. Di altro tenore l’interesse della stampa locale, presente con rappresentanti di tutte le emittenti, che si è presentata per produrre servizi e articoli una volta tanto piuttosto potabili.
Il meteo non è stato clemente, ma un percorso ben studiato ha consentito a chi non fosse attrezzato o si trovasse in difficoltà a camminare sotto la neve di seguire gli interventi muovendosi da una sosta all’altra, lungo la strada. Gli interventi hanno rivendicato maggiore vivibilità, sia economica e sociale che ecologica e ambientale. Hanno messo in luce la scarsità di prospettive e di servizi per i camuni: spopolamento, mancanza di servizi, redditi inferiori rispetto a quelli di pianura, impossibilità di non avere un’auto a causa dell’inefficienza della mobilità pubblica, aggravata dal progetto di Trenord di realizzare una linea sperimentale a idrogeno e ribadito contrarietà al continuo sperpero di risorse per ampliare i demani sciabili.
La Valle Camonica infatti, anche se non sarà direttamente impattata dalle Olimpiadi, fa parte di quei territori che continuano a drenare fondi collettivi per cercare di rilanciare il turismo con nuovi comprensori, cannoni e sbancamenti, senza pensare minimamente di diversificare le proposte o gettando lo sguardo a un turismo più responsabile e meno impattante.
Immaginando le tappe di avvicinamento e la giornata di mobilitazione, si è scelto un percorso indagante, morbido e inclusivo ben riassunto da questa dichiarazione del comitato MTO2694: «Progetti come quello sul Monte Tonale Occidentale, poco chiaro e ancora fumoso, che in alcune ipotesi prevede lo sbancamento della cima e il disboscamento della Valle del Lares, sono un attacco all’ambiente e alla biodiversità». Un progetto «anacronistico, fuori tempo massimo». […] «Le critiche sono tante e addirittura alcune sono condivise da Regione Lombardia. La stessa Regione Lombardia che ha parzialmente finanziato questi impianti. Le criticità sono davanti agli occhi di tutti». Siamo contrari agli ampliamenti dei demani sciabili con nuovi impianti perché ci sembra una forzatura, non solo nei confronti dell’ambiente ma anche del clima che cambia. Noi non siamo contro lo sci, siamo contro le forzature».
Per concludere, questa scelta, premiata da una folta partecipazione complessiva, ha dimostrato che stimolando un dibattito serio ci sono forze per continuare a sviluppare percorsi di critica, e si riesce anche a attrarre nuove presenze, fino all’8 febbraio per nulla scontate.
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Cruscotto con lo stato di avanzamento delle opere in carico a Simico
Dossier di candidatura
Rapporto di Sostenibilità, Impatto e Legacy 2023
Proposta Programma per la Realizzazione dei Giochi Olimpici
Primo report OpenOlympics
Secondo report OpenOlympics
Rapporto Neve diversa 2024
La montagna non si arrende (utili in calce alla pagina “materiali audio” e “cose interessanti”)
Tracce (immagini satellitari impianti sciistici in lombardia dal 2016, Off Topic Lab)
Umanità nova (articolo di Alberto “Abo” di Monte)
Video integrale convegno Off Topic
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L'articolo La montagna non si arrende ai giochi d’azzardo sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.
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E si cari amici di Meteonuvola, dopo un gennaio piuttosto mite e un inizio febbraio relativamente tranquillo, l’inverno 2018 sta per riprendersi la scena con una forte irruzione di aria Siberiana.

Veramente impressionante la discesa della vasta colata gelida in arrivo, le temperature inizieranno a calare drasticamente da domenica 25 con possibilità di nevicate sui versanti esposti al vento da est, come l’Emilia, le Marche, l’Abbruzzo e la fascia occidentale Piemontese. Nevicate che in alcuni casi potrebbero assumere carattere di vere e proprie bufere.
Termometro in picchiata quindi su tutta Italia, ma sarà il nord a sentire maggiormente gli effetti, infatti ci aspettiamo temperature massime sulla Pianura Padana inferiori allo zero gradi, le famose giornate di ghiaccio, fenomeno invernale sempre più raro ed ancora più difficile da ottenere nell’ultima decade di febbraio.
Nei prossimi giorni utenti del centro nord copritevi bene, evitate spostamenti se non necessari e svuotate le tubature esterne.
A presto!
Giuseppe Di Stasi e Giancosimo Damiano Gallitelli si mettono in proprio nel 2010 offrendo servizi Internet a Bernalda. Oggi possono contare su un team di sette persone e oltre 800 clienti Ex sistemista informatico, Giuseppe Distasi si mette in proprio. Trova un socio, Giancosimo Damiano Gallitelli, specializzato nel lavoro commerciale, ed insieme nel 2010 fondano […]
L'articolo AreaWI sperimenta nuovi servizi di connettività in provincia di Matera proviene da Assoprovider.
Per il 9 febbraio c’è una chiama imprescindibile.
Non solo le Olimpiadi di cui abbiamo scritto un anno fa, ciò che accade nelle terre interne, lungo i rilievi di tutta la penisola, non può lasciare indifferenti.
Mentre la terra brucia per via della crisi climatica in cui siamo immersi, annusatone il sangue, i predoni dell’estrattivismo che fa rima con accanimento apparecchiano un banchetto di corvi sulla pretesa carogna di intere comunità, decisi a spremere dal turismo tutto quel che possono.
Disboscano foreste giunte al limite di sopportazione e colpite da bostrico, Vaia e dissesti assortiti, percorrono la strada della cementificazione esasperata per nuove strutture, infrastrutture e palazzetti dal gusto distopico. Attraggono mosche sullo zucchero di non-altrove utili a mettere in scena experience fotocopia, fatte degli stessi panorami fitti di vetro e cemento, degli stessi sapori, odori, colori e ritmi; le rinchiudono a sciare in cattedrali post-atomiche, a passeggio per i “corsi” di ex villaggi di pastori e stalle, ingozzandosi degli stessi cibi di lusso.
Venghino siori venghino, il ceto medio si indebiti per una settimana bianca all-inclusive, terme-spa-motoslitta e pesce di mare. Per un giro a Cortina a respirare la stessa aria di Milano e replicarne le stesse pose fatte di vasche dello shopping e apericena.
Sono gli ultimi colpi di maglio di un capitalismo – col capitale degli altri però (cioè soldi nostri) – che mette la sua rovina in scena, che non immagina altro che portare allo sfinimento un modello fatto in questo caso di altri piloni e di cannoni via via più performanti (si legga: idrovori).
Beautiful che incontra il sogno di soldi facili e il fatalismo della corsa all’oro nel Klondike, l’eterno presente capitalista la cui mentalità viene diffusa a pioggia da soap opere eterne, con Ridge in decadenza che giunto all’ottantesima stagione – i primi impianti coincidono grossomodo con l’Italia repubblicana – è costretto a recitare aggrappato al deambulatore e col catetere infilato.
Un modello che attrezza pacchetti divertimento per qualsiasi gusto purché non siano rispettosi nemmeno quando sono causa dell’agonia di luoghi in cui non spingono a calarsi incuriositi, ma a colonizzare; all’occorrenza si può sempre far sbriluccicare specchietti conditi dalla retorica del “recupero” della montagna abbandonata, dal recover washing si potrebbe dire.
Champagne e motori; sfarzo sguaiato e arroganza, il requiem della nostra decadenza fatta di topi festanti mentre la nave affonda, quando non andrebbero spazzati via soltanto questi abbagli di uno sviluppo che non c’è se non nei conti in banca di chi lo sfrutta, andrebbero rimosse anche tutta un’infrastrutturazione nociva, le narrazioni sull’aria sana, i miti romantici dell’alpe e del quanto si stia bene in montagna.
Tutto ciò non è emendabile, non è perfettibile, non c’è compensazione o posti-lavoro-in-cambio che tenga. È da abbattere in toto, fino a festeggiarne il cadavere. Solo allora sarà possibile provare a immaginare qualcosa che possa avere senso.
Il quadro che abbiamo tracciato è piuttosto apocalittico, e tutt’attorno ai monti non è meglio. L’intero pianeta umano sta subendo scosse telluriche forti, capaci di disarticolare e annichilire il pensiero dei più positivi.
È frustrante trovarsi immersi in questo clima, sa dell’amara perdita di ogni speranza e voglia di rimettersi in gioco.
Del resto i primi a rendersi conto che la pacchia del turismo invernale è finita sono proprio i costruttori di impianti di risalita, che infatti cercano grottescamente di rifilare le loro cabinovie alle città, spacciandole per mezzi di trasporto urbani sostenibili ed eco-friendly.
È successo a Kotor in Montenegro, sta succedendo a Trieste, prossimamente succederà a Genova. A Trieste la mobilitazione spontanea di cittadini e comitati di quartiere è per ora riuscita a fermare un progetto ad alto impatto ambientale, che prevede la distruzione di un bosco protetto per permettere la costruzione di una cabinovia al servizio delle navi da crociera e del loro indotto. Diciamo “per ora” perché dopo due anni di mobilitazioni e di azioni legali è finalmente saltato il finanziamento PNRR; ma l’ineffabile ministro Salvini ha promesso un finanziamento ad hoc, con fondi ministeriali, perché lo Stato e la ditta appaltatrice, la Leitner, non possono permettersi di essere messi in scacco da un’accozzaglia di pezzenti.
Proprio per questo è ancora più importante esserci a ogni latitudine, tener duro e non abbandonarsi al fato.
Siamo in ottima compagnia, la rete che sta stringendo le maglie è larga e importante, dobbiamo darle continuità e forza ben oltre alle Olimpiadi, perché ne va anche delle nostre vite, della differenza che corre tra arrancarvici e viverle.
Abbiamo deciso di aderire all’appello La montagna non si arrende e di mettere a nudo le difficoltà che attraversano noi e l’intero paesaggio.
Ci sono iniziative di tutti i tipi, sono ben accette anche piccole testimonianze pressoché individuali, contribuiamo a propagare l’onda, partecipate, inventatevi qualcosa e stringete rapporti.
Dal canto nostro, noi non ci concentreremo su una manifestazione singola ma contamineremo e ci faremo contaminare, spalmandoci e stando nella galassia di iniziative che si vanno a creare.
Restituiremo le esperienze dei nostri corpi. A dopo il 9, ancora e ancora.
L'articolo Al 9 febbraio: la montagna non si arrende, e nemmeno noi sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.
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Settima visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.
Lunedì 20 maggio 2019
Stare into the lights my pretties, Jordan Brown, 2017
ENG sub ITA

Cinemacello Macao, viale Molise 68, Milano.
Inizio proiezioni ore 20:30, inizio film ore 21:00.
Viviamo in un mondo di schermi …E0239/25 NOTAMR E0935/24 Q) LIMM/QNDXX/IV/BO /AE/000/999/4341N01023E025 A) LIRP B) 2501200802 C) 2502241500 EST E) PISA DVOR/DME 'PIS' FREQ 112.10MHZ CH 58X AVBL AS FLW: - VOR OPR - DME NOT AVBL DUE TO FAILURE REF AIP AD 2 LIRP 1-19 CREATED: 20 Jan 2025 08:02:00 SOURCE: EUECYIYN
B0262/25 NOTAMN Q) LIMM/QOBCE/IV/M /A /000/999/4341N01024E005 A) LIRP B) 2501161415 C) 2504161100 E) NEW OBSTACLE ERECTED MOBILE ATC TOWER WITHIN RWY 04L/22R STRIP PSN COORD (WGS-84) 434123.29N 102344.52E ELEV AGL 8.0M/26.2FT ELEV AMSL 9.0M/29.5FT RMK: 1. RWY 04L/22R AVBL AS MAIN TAXI ROUTE ONLY 2. ICAO SGL PROVIDED REF AIP AD 2 LIRP 3-5 (AOC TYPE B RP NR 4/4 CREATED: 16 Jan 2025 14:16:00 SOURCE: EUECYIYN
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Siamo entrati nel 30° anno di presenza di Italian Linux Society, una comunità crescente che non si è mai fermata! Questo è il bollettino del trascorso 2024, con info dai primi 9 mesi di nuovo direttivo, condividendo risultati e prossime sfide.
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Noto in Italia come zaino di salvataggio, il BOB (Bug-out-bag) o 72h kit è uno zaino, un sacco o un qualsiasi altro contenitore portatile (es. scatola alluminio) che al suo interno tiene stipato un equipaggiamento di emergenza che consente un’autonomia di circa 3 giorni (ovvero 72 ore), dal momento in cui si scatena il disastro.
Il ‘kit di sopravvivenza classico‘, è spesso concepito per affrontare lunghi periodi di sopravvivenza in territori ostili e selvaggi, invece la Bug-out-bag nasce con lo scopo di affrontare situazioni di emergenza di breve durata, in conseguenza a disastri urbani o calamità naturali.
Il kit di sopravvivenza urbano ci servirà per garantire i punti base della sopravvivenza (fuoco, cibo, acqua, segnalazione, riparo) fino all’arrivo dei soccorsi.
Lo zaino di salvataggio viene consigliato, principalmente a chi risiede in zone ad alto rischio calamità naturali (es. vicino ad un vulcano, un grosso fiume, in alta montagna). Comunque può acquistarlo chiunque, in quest’ultimo periodo (forse per i vari accadimenti e per i vari programmi televisivi dedicati al survivalismo) è nata una vera e propria caccia (e anche moda) al kit di sopravvivenza urbano, tantochè è sorto un grande business e sempre più negozianti propongono il loro kit, basta fare una ricerca su google.
Lo zaino deve essere leggero, semplice, efficace, compatto, e deve contenere il numero di oggetti necessari in base al numero delle persone che lo utilizzeranno (es. una famiglia).
Lo zaino deve essere controllato periodicamente e deve sempre trovarsi a portata di mano, infatti non possiamo prevedere il momento nel quale ne avremo bisogno.
In quali situazioni usare la Bug-out-bag:
IL CONTENUTO DEL KIT DA 72 ORE

Cosa deve contenere la bug-out bag?

In foto (alcuni oggetti di un kit)
ATTENZIONE: Lo zaino deve essere compatto e leggero con una capienza di 20 litri fino a un massimo di 30 lt. Uno zaino da trekking è ben consigliato.
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I migliori manuali di sopravvivenza: conoscenza e preparazione per affrontare le base della sopravvivenza
Per chi ama la natura e desidera essere in grado di affrontare qualsiasi situazione, i manuali di sopravvivenza sono strumenti indispensabili. La conoscenza, infatti, è tanto importante quanto il materiale base, poiché fornisce le competenze necessarie per gestire imprevisti e difficoltà. Che si tratti di un’escursione in montagna, di un’avventura nella foresta, di una traversata in mare aperto o di un’esplorazione in pianura, sapere cosa fare nei momenti critici può fare la differenza tra sicurezza e pericolo.
Ogni habitat ha le sue sfide e le sue risorse, e comprenderne le dinamiche è fondamentale. Tuttavia, esistono anche abilità universali che possono essere apprese attraverso i manuali di sopravvivenza. Tra queste, troviamo tecniche pratiche come la costruzione di rifugi, dalla struttura più semplice a quella più solida e avanzata, o le strategie per riconoscere cibi sicuri e commestibili, evitando quelli potenzialmente dannosi per il nostro organismo.
Un’altra competenza cruciale è il primo soccorso, essenziale per la sicurezza personale in caso di ferite o emergenze mediche. Inoltre, molti manuali offrono istruzioni dettagliate su come creare corde, annodare nodi robusti e lavorare in modo efficace, nonché nozioni utili per orientarsi con o senza strumenti tecnologici, sfruttando la posizione del sole, delle stelle o elementi naturali.
Manuali per ogni esigenza: una guida ai migliori titoli sul mercato
In Italia, il mercato offre una vasta selezione di manuali di sopravvivenza, adatti sia ai principianti sia agli esperti. Tra i titoli più apprezzati troviamo il celebre Collins Gem, un classico intramontabile, e i manuali di derivazione militare, ricchi di strategie e tecniche testate sul campo. Per chi cerca una prospettiva più moderna, libri come Mental Survival di Alessandro Nannini approfondiscono l’importanza della preparazione mentale, offrendo spunti su come affrontare lo stress e mantenere la lucidità in situazioni estreme.
Non mancano volumi specifici dedicati a temi particolari, come il primo soccorso in emergenza, l’orientamento e la raccolta di erbe e frutti selvatici commestibili. Questi testi non solo aiutano a sviluppare competenze pratiche ma promuovono anche una maggiore consapevolezza dell’ambiente naturale e delle sue risorse.
Le nostre raccomandazioni aggiornate per il 2025
Per aiutarti nella scelta, abbiamo aggiornato la nostra lista dei migliori manuali di sopravvivenza nel 2025, includendo le edizioni più recenti e complete. Ogni titolo è stato selezionato per la qualità delle informazioni, la chiarezza espositiva e il valore pratico. Puoi esplorare le schede dettagliate di ciascun libro, con recensioni dei lettori e approfondimenti, semplicemente cliccando su copertine e titoli.
Prepararsi a ogni eventualità non significa solo accumulare strumenti o accessori, ma anche investire nel sapere. Un buon manuale di sopravvivenza può trasformarsi in un compagno di viaggio indispensabile, in grado di insegnare non solo come sopravvivere, ma anche come apprezzare e rispettare la natura che ci circonda.
1 – GUIDA COMPLETA AL SURVIVAL
Autore: Roberto Lorenzani • Editore: Hoepli • Pagine: 504

Come sopravvivere in ogni ambiente e situazione è un manuale completo scritto da Roberto Lorenzani, uno dei massimi esperti italiani di sopravvivenza. Con le sue 504 pagine ricche di dettagli, questo libro si propone come una guida definitiva per affrontare con successo le sfide della natura, ovunque ci si trovi.
Il testo esplora in modo esaustivo tecniche e strategie indispensabili per adattarsi a qualsiasi ambiente, dai deserti alle foreste, dalle montagne ai mari aperti. Tra gli argomenti principali troviamo:
Con tante illustrazioni, schemi e spiegazioni passo-passo, il libro è pensato sia per appassionati di avventura che per professionisti che desiderano approfondire le proprie competenze. Con uno stile chiaro e pratico, Lorenzani riesce a rendere accessibili anche le tecniche più complesse, offrendo una risorsa indispensabile per chiunque voglia essere pronto ad affrontare l’ignoto.
2 – IL VOLO FANTASMA
Autori: Bear Grylls • Editore: Mondadori • Pagine: 418

Bear Grylls, celebre avventuriero e volto noto della sopravvivenza estrema, si cimenta con il suo primo romanzo, regalando ai lettori un’esperienza carica di adrenalina e colpi di scena. Questo libro non è solo un’avventura mozzafiato, ma un viaggio in cui l’autore intreccia la sua profonda conoscenza del mondo selvaggio con una trama avvincente e personaggi memorabili.
Tra pericoli naturali, prove di sopravvivenza e un mistero da risolvere, il protagonista si troverà a confrontarsi non solo con le sfide dell’ambiente ostile, ma anche con i propri limiti interiori. Un romanzo perfetto per chi ama l’avventura, il rischio e le storie che tengono con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.
Bear Grylls porta nelle pagine la sua esperienza unica, trasmettendo non solo emozione, ma anche un messaggio di resilienza, forza e spirito di adattamento. Con uno stile incalzante e una narrazione vivida, questo romanzo è un must per gli appassionati di avventura e azione.
3 – SURVIVING – ISTRUZIONI DI SOPRAVVIVENZA INDIVIDUALE E DI GRUPPO – 2nd Edizione
Autori: E. Maolucci, A. Salza • Editore: Hoepli • Pagine: 356

Un manuale pratico e completo per chiunque voglia approfondire le tecniche di sopravvivenza, sia a livello individuale che di gruppo. Scritto dagli esperti E. Maolucci e A. Salza, Surviving esplora le strategie fondamentali per affrontare situazioni estreme, con un focus sull’adattamento a diversi ambienti naturali e sull’importanza della collaborazione per superare le avversità.
Il libro è strutturato per offrire istruzioni chiare e dettagliate, integrando teoria e pratica. Tra gli argomenti principali trattati:
Ricco di illustrazioni, esempi pratici e suggerimenti utili, questo manuale rappresenta una risorsa preziosa sia per principianti che per esperti, ideale per chiunque voglia essere preparato a fronteggiare l’ignoto con competenza e lucidità. Un’opera di riferimento per chi ama l’avventura, ma anche per chi desidera essere pronto a ogni eventualità.
4 – MILITARY SURVIVAL – LE TECNICHE DI SOPRAVVIVENZA DELLE FORZE SPECIALI
Autore: Chris McNab • Editore: L’Airone • Pagine: 320

Military Survival è un manuale completo e approfondito che raccoglie le tecniche di sopravvivenza utilizzate dalle forze speciali di tutto il mondo. Scritto dall’esperto Chris McNab, il libro offre un viaggio dettagliato nelle strategie e nelle competenze sviluppate per resistere e adattarsi alle condizioni più ostili, affrontando scenari estremi con efficacia e determinazione.
Il manuale copre una vasta gamma di argomenti essenziali:
Arricchito da illustrazioni dettagliate e spiegazioni passo-passo, questo volume si rivolge sia agli appassionati di avventura e outdoor sia a chi desidera approfondire l’approccio militare alla sopravvivenza. Con 320 pagine di contenuti pratici, Military Survival è un punto di riferimento per chi cerca un manuale di qualità, scritto con la precisione e l’esperienza di un esperto del settore.
5 – MANUALE DI SOPRAVVIVENZA – COME CAVARSELA IN OGNI SITUAZIONE, CLIMA E AMBIENTE
Autore: Collins Gem • Editore: Antonio Vallardi • Pagine: 384

Il Manuale di sopravvivenza della celebre serie Collins Gem è un classico intramontabile, pensato per chiunque desideri acquisire le conoscenze fondamentali per affrontare situazioni critiche in qualsiasi ambiente e condizione climatica. Con le sue 384 pagine compatte, il libro offre una guida pratica, completa e facile da consultare, ideale sia per principianti che per esperti di outdoor.
Tra i temi principali trattati:
Grazie al suo linguaggio chiaro e al formato tascabile, questo manuale rappresenta un compagno ideale per chi si avventura nella natura o desidera essere pronto ad affrontare l’imprevisto. Pratico da consultare e da portare con sé, è una risorsa che unisce utilità e immediatezza, rendendolo un must per ogni appassionato di sopravvivenza.
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Nella prima parte di questa disamina abbiamo affrontato due differenti approcci: quello che pretende che il potere garantisca la fruizione in sicurezza dell’adrenalina facile e quello colpevolizzante verso l’escursionista per scaricare su di lui le responsabilità di politica e marketing, cioè di chi l’ha invogliato a andare in montagna promettendo adrenalina facile e sicura.
In questo secondo pezzo vorremmo dar conto della visione Molotov, che è radicalmente opposta a entrambi agli approcci precedenti, perché li considera facce della stessa medaglia: l’estrattivismo turistico che va contestato in maniera radicale. La voce molotova promuove la conoscenza e il rispetto del territorio, la consapevolezza dei propri limiti e la responsabilità nell’assunzione del rischio. Per farlo, a seguito di una prima analisi, utilizzeremo un esempio assurto alle cronache quest’estate.
Le vere lacune, quello che manca in toto nel dibattito, sono conoscenza e consapevolezza di quel che si sta andando a fare. È più che evidente. E infatti si commentano drammi senza capacità di analizzarli, additando.
Se ipotizzassimo una libertà di scelta consapevole e informata non sarebbe necessario garantire qualcuno, ma semplicemente assumere responsabilità senza pretesa di voler distribuire colpe. Come in ogni cosa della vita se ci si infila nei casini ci si arrangia, se non si è sicuri si evita.
Detto in pratica, secondo noi la responsabilizzazione avrebbe senso se servisse a smontare l’idea che tanto, dovesse andar male qualcosa, qualcuno dall’alto dei cieli aiuterà se non si è capaci, se non si è ragionevolmente al sicuro.
Semplicemente deve essere reso chiaro come dato ambientale che non ci si può fidare al 100% di nessun cavo, che non ci si può fidare di nessun sentiero, mappa, tacca, cartello, app, di niente e nessuno.
Ci si può fidare di quello che si sa valutare, si impara a farlo non fidandosi, e non si è comunque del tutto immuni dal rischio. Riassumendo va sviluppata competenza a saggiare il territorio, a calarcisi dentro e non a starci sopra: la mappa non è il territorio.
La consapevolezza di una scelta, in questo caso estrema: Hansjörg Auer in solitaria e slegato sulla Via attraverso il pesce alla Punta Rocca in Marmolada.
C’è caso e caso: c’è chi assume la propria responsabilità conscio di quel che affronta e c’è chi non ha il senso dello stare in montagna tenendo conto degli altri.
Tornare ‘slegati’ da un sentiero impervio e selvaggio, anche attrezzato, oppure scegliere di salire ‘slegati’ un itinerario alpinistico, osare quindi, è una cosa. E fa parte del gioco, pericoloso certo ma consapevole. Altra cosa è mettersi in mostra in una situazione turistica, non sapere cosa si rischia e si fa rischiare a chi è intorno.
Per un sacco di ragioni. La prima che ci viene in mente è che se il terreno è isolato o poco frequentato si rischierà in proprio. I pericoli oggettivi sono comunque dietro l’angolo, ma non più che in ogni cosa della vita.
Conoscere bene una zona e i propri limiti aiuta a saper valutare con sufficiente precisione e a ‘mettersi in sicurezza’. La stessa persona, con la stessa esperienza, saprà cambiare approccio di salita o discesa in relazione a un contesto diverso, da parco divertimenti. Ecco perché se si è su un tratto attrezzato zeppo di gente non è buona prassi passare slegati. Perché si fa rischiare, oltre a rischiare in proprio. L‘appiattimento di sfumatura che porta con sé l’iper-frequentazione non dà ragione di queste dinamiche spicce, figuriamoci di altre, ben più delicate.
Prendiamo un esempio di cronaca e una ferrata che risponde al criterio dello snaturamento storico in ottica turistica: la Bepi Zac alle cime di Costabella.
Una ferrata storica importante, in una regione a vocazione turistico-alpina talmente forte che va tenuta in piedi a qualsiasi costo. Ricordiamo qui che i grimaldelli che tengono in vita con accanimento questo come altri percorsi, sono l’inserimento delle infrastrutture della grande guerra tra i beni culturali protetti dal codice Urbani e la “sicurezza”.
L’invasività dei lavori di consolidamento e “messa in sicurezza” della Ferrata Bepi Zac alle creste di Costabella.
Il fatto è il seguente:
alcune famigliole portano i bambini slegati sulla ferrata Bepi Zac che percorre sfasciumi in quota e sale fino attorno ai 2700mslm. Le foto sono state scattate nel secondo tratto, in zona Costabella.
Di pericoli oggettivi ce ne sono, caduta massi ad esempio, ma non è nemmeno questo il punto, è proprio che ci sono passaggi esposti (come nella quasi totalità dei casi quando c’è un cavo) e portarsi un pargolo in braccio perché incapace a percorrerla (e forse spaventato) non pare il caso, tout court.
A cadere su un terreno del genere ci si può far male-male; se si cade con un bimbo in braccio ci si è comportati idioti.
Premesso questo, e che portare figli piccoli senza attrezzatura è promuovere l’incultura e non la cultura della fruizione della montagna, il dibattito a cui normalmente si assiste in questi casi è fuorviante, e suona più o meno sempre allo stesso modo: «criminali», oppure «se i tizi fossero dei super esperti della zona che avessero valutato quello che stavano facendo e non dei turisti sprovveduti?»
Per quanto ci riguarda restano vittime del marketing. Possono essere tra i più esperti dell’Universo, sono però in un ambiente altamente frequentato, in cui il pericolo oggettivo è in primis l’affollamento (le scariche di sassi che ne possono derivare, attese lunghe e estenuanti fissi a un cavo, cadute altrui…).
Altrettanto oggettivo è il fatto che un figlio piccolo non può essere esperto, che il genitore sta decidendo per lui (al punto che in alcuni scatti il genitore se lo carica in collo).
Se ti cade un etto di sasso sul braccio che fai?
È la visione indotta del marketing, in cui l’escursionista-consumatore viene preso in trappola, è la modalità di vendita della fruizione a proiettare l’immagine per cui basta spendere, comprare l’attrezzatura cara, per essere sicuri e al sicuro.
Aggiungiamo poi che se il terreno di gioco è quello alpinistico, in cui il potere d’acquisto applicato alla retorica e al terreno acrobatico, al linguaggio spesse volte ricalcato da quello bellico – militarista –, essere indotti nell’abbaglio del superuomo che fa tutto da solo è un passo brevissimo.
Comportamenti del genere su terreni a zero possibilità di sperimentazione, che obbligano a seguire un tracciato più pedissequamente che una via alpinistica o un sentiero, sono stupidi e non del tutto consapevoli.
È una protesi del gioco che l’imprenditoria e la politica stanno costruendo sulla pelle delle valli e delle cime.
In conclusione non caschiamo nel gioco: sono le scelte di indirizzo a generare i mostri cui la politica che le ha prodotte non vuole rispondere in maniera proficua.
La responsabilità è politica, la colpa è del modello economico che ha intenzione di sfruttare ancor di più la montagna in ogni modo, oltre qualunque limite di ragionevolezza.
In altre parole: se si precludono i corridoi faunistici agli orsi che si è ‘preteso’ di importare sul territorio anche per aumentare l’afflusso turistico, salvo poi lamentarsi del loro sovrannumero e proporre come unica soluzione l’abbattimento, si sta giocando con la pelle degli animali non umani.
Se si rendono instagrammabili i sentieri, con panchine giganti e ammiccamenti acchiappa click, perché si vuol far crescere il turismo in maniera esponenziale e incontrollata ma poi li si chiude quando qualcuno si fa male, si sta giocando con la pelle degli animali umani.
Se si trova normale spendere valanghe di soldi per alimentare i comprensori sciistici (o per realizzare skidome al chiuso in assenza di neve), per alimentare la speculazione edilizia, per realizzare Olimpiadi che lasceranno scheletri e macerie; se si pretende eliminare il rischio nelle attività ludiche criminalizzando per decreto o divieto ma si dà per assodata l’alta probabilità di farsi male in quell’obbligo alienante che è il mondo del lavoro si sta giocando con la pelle della società.
Così facendo le amministrazioni e governi dimostrano di prendere scelte politiche di indirizzo che non manifestano rispetto alcuno verso i luoghi, verso le differenti specie animali che abitano quei luoghi, nessun rispetto anche verso le persone che abitano la montagna o che vengono da fuori, invogliate ad andare a ‘fare il ponte tibetano’ con la stessa spensieratezza con cui andrebbero nell’ennesimo inutile nuovissimo iper mega centro commerciale.
In questi precisi ambiti queste scelte vanno censurate e attaccate.
Servono cultura e capacità interpretative, sensibilizzazione, non overdose di emozioni indotte, normate da chi al primo guaio provocato si lava le mani e risponde con l’unico strumento che padroneggia: la repressione.
L'articolo Moschettoni e doppi legami: le ferrate tra marketing e repressione (seconda puntata) sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.
Negli ultimi anni, la stampa 3D si è affermata come una tecnologia versatile e accessibile, trovando applicazioni anche in ambiti come il prepping e il survival. Grazie alla capacità di creare oggetti personalizzati su richiesta, questa tecnologia è diventata un alleato prezioso per chi cerca di essere autosufficiente e pronto ad affrontare situazioni di emergenza o isolamento.
Vantaggi della Stampa 3D per Prepper e Survivalisti
La stampante 3D offre una combinazione di autonomia, creatività e flessibilità che la rende ideale per la preparazione a scenari di emergenza. Alcuni dei principali vantaggi includono:
Applicazioni Pratiche della Stampa 3D nel Prepping e Survival
Sostenibilità e Riutilizzo
Uno degli aspetti più innovativi della stampa 3D è la possibilità di utilizzare materiali riciclati per creare nuovi oggetti. Ad esempio, vecchi contenitori di plastica possono essere trasformati in filamenti per stampanti, riducendo i rifiuti e assicurando un uso ottimale delle risorse.
Ciò è possibile procurandosi una particolare tipo di tramoggia-trituratore ed estrusore che trasforma questi scarti in filamento.
Un esempio sono le Filament Machine che trafilano le bottiglie di plastica in PET.




Prospettive Future: Oltre l’Emergenza
In un futuro orientato all’autosufficienza, la stampante 3D potrebbe diventare uno strumento cardine per costruire rifugi, produrre energia (ad esempio, supporti per pannelli solari o mini turbine) e creare sistemi agricoli come vasi o sistemi di irrigazione automatizzati.
Quale stampante acquistare?
La scelta di una stampante 3D dipende dall’uso che se ne intende fare e dal budget disponibile.
Ovviamente è sottinteso che vale il detto “chi più spende, meno spende”, nell’ottica di acquistare un prodotto valido che duri nel tempo.
Ecco una guida per a scegliere il tipo di stampante più adatto per prepping, survival e applicazioni simili:
Stampanti FDM (Fused Deposition Modeling)
Le stampanti FDM sono le più comuni e accessibili. Usano filamenti di plastica come PLA, ABS, o PETG.



Stampanti SLA (Stereolithography)
Queste stampanti usano resina liquida solidificata da un laser per creare oggetti ad alta precisione.


Stampanti Multi-Materiale o Ibride
Se si ha bisogno di stampare oggetti con materiali diversi (es. plastica + gomma), considera una stampante multi-materiale.



Stampanti Portatili o Compatte
Se si ha bisogno di una stampante 3D da usare in situazioni di emergenza o in mobilità (es. camper, campeggio), questi modelli portatili sono un decente compromesso, con tutti i pro e i contro annessi.



Budget e Considerazioni
Quanto sopra elencato è una panoramica di prodotti di punta dei marchi citati; ovviamente ci sono altri prodotti più economici anche se il consiglio cardine è di non scendere sotto i 200€ di spesa (alla data attuale), per in incorrere in un prodotto di scarsa qualità.
Accessori utili per il prepping
Quali materiali usare?
I filamenti per stampa 3D sono materiali termoplastici utilizzati principalmente nelle stampanti FDM (Fused Deposition Modeling). La scelta del filamento dipende dall’uso finale dell’oggetto, dalle condizioni ambientali e dalle capacità della tua stampante. Ecco una panoramica sui principali tipi di filamenti, con i loro vantaggi, svantaggi e utilizzi:

Consigli per la Conservazione
Come Scegliere il Filamento Giusto
Se hai un progetto specifico, fammi sapere e ti consiglierò il filamento migliore! 
Dove trovare progetti già pronti?
La domanda che sorge spontanea dopo tutte queste informazioni è: dove è possibile trovare eventuali progetti per cominciare a stampare?
Fortunatamente in rete sono presenti molti siti dove è possibile scaricare sia gratuitamente sia a pagamento moltissimi progetti già pronti.
Ecco una carrellata di link ben forniti:
makerworld.com/en
www.thingiverse.com
www.printable.com
www.cults3d.com
www.yeggi.com
https://www.makeronline.com/
Conclusioni
La stampa 3D rappresenta una rivoluzione per il prepping e il survival, offrendo soluzioni pratiche per prepararsi a qualsiasi imprevisto. Che si tratti di creare strumenti di sopravvivenza, pezzi di ricambio o sistemi per organizzare le scorte, questa tecnologia può fare la differenza tra dipendenza e autonomia in un mondo incerto. Investire in una stampante 3D e imparare a utilizzarla è un passo fondamentale per chi desidera essere davvero pronto a tutto.
Descrivere tutto ciò che si può fare con una Stampante 3D in un articolo è praticamente impossibile ma in rete fortunatamente ci sono valide community dove poter fare domande e trovare aiuto per diverse problematiche.
L'articolo La Stampante 3D nel Prepping e Survival: Una Risorsa Essenziale per l’Autosufficienza proviene da Associazione Italiana Preppers.
INTRO
– inquadramento-
La storia dell’alpinismo, in genere, è una storia coloniale ed elitaria: il ricco, il nobile (“il” perché questa storia porta con sé anche un approccio maschilista) arriva ai monti inizialmente per ragioni cartografiche ed esplorative, in seguito per ragioni di conquista e blasone.
In questa narrazione l’abitante, ‘il montanaro’, è un esserino grezzo e impaurito, che non sa godere delle bellezze della montagna, che non fa passeggiate o arrampicate per “vivere le cime” – con tutto il fascino di verticalità, desolazione e pericolosità – ma che tutt’al più “serve” perché conosce i luoghi circostanti a quelli che abita e può indicarli, e perché da bravo spallone può farsi portatore di strumenti e vettovaglie*.
Il monte come luogo piacevole e d’incanto, salubre, unito alla massificazione turistica cominciata tra gli anni ’60 e ‘70, porta allo sviluppo di un nuovo terreno di gioco, anche se non particolarmente originale, basti pensare alle similitudini con l’impiego di corde fisse. Se prima la ferrata era turistica e poi fu utilizzata per scopi militari, ora finte élite di eroici bardati assaltano il percorso ‘di massa’, un combinato da logica turistica: colonizzazione dello spazio e appiattimento dell’immaginario.
Addentrarsi in questo ambiente è provare a sviscerare un tema tecnico e ispido, sul quale scegliamo di non intervenire, però qualche considerazione e riflessione generale crediamo vada fatta.
La successione di cenge attrezzate per mettere in sicurezza l’itinerario. Bocchette centrali di Brenta.
Ci sono varie tipologie di ferrata: talune, storiche, nascono con l’idea di mettere in sicurezza percorsi già frequentati, altre, specie quelle dolomitiche o di bassa quota non sono realizzate per portare in un dato luogo ma esplicitamente per cercare la difficoltà.
Fino ad una certa fase, forse, lo sviluppo di alcune ferrate assurde ha avuto a che fare con echi di arrampicata in artificiale, con diversi mezzi ma la medesima propensione a non porsi problema di manomissione del contesto.
Un esempio di itinerario con logiche di artificiale, scale come staffe: ferrata Castiglioni alla Cima d’Agola.
Possiamo distinguere grossomodo tre tipi di ferrate e conseguenti tipi di fruizione.
A sinistra la ferrata du Diable in tutta la sua insensatezza.
A destra la ferrata Arosio al Corno di Grevo, già via alpinistica di cresta. Per anni è stata accompagnata da polemiche, più volte ne sono stati sabotati i fittoni e un tempo erano visibili scritte come «no ferrata» e «CAI Cedegolo incivile».
Che ad esempio nei tardi anni ’30, in Dolomiti di Brenta, si sia pensato di attrezzare un percorso sfruttando le sequenze di cenge lì esistenti e ne siano così nate le Bocchette Centrali, può essere una cosa ragionevole.
Il problema tuttavia, più che l’attrezzatura dei percorsi in sé, è la fruizione che se ne fa, la turistificazione intensiva dovuta al boom e al conseguente aumento del potere d’acquisto del ceto medio.
Da qui nascono i ‘ferrata adventure park’ o percorsi come quello delle Aquile in Paganella e Intersport nel Donnerkogel. Tra questi ultimi e gli itinerari classici, storici, dovrebbe esserci una gran differenza.
Sopra la ferrata delle Aquile in Paganella.
Sotto la ferrata Intersport al Donnerkogel.
Ci pare che negli ultimi anni le modalità di fruizione abbiano appiattito le sfumature costruttive in virtù di un’unica fruizione possibile.
Così già da tempo (immagine del 2016): botta-risposta su un noto blog dedicato al tema.
Si vendono – si compra-vendono – ferrate. L’espansione tremenda della frequentazione alpina e del movimento dell’arrampicata sportiva, se da un lato testimoniano di una moda, dall’altro concorrono alla creazione e all’ingigantimento del problema. Notiamo che il modo di stare sulla ferrata, la terminologia di che ne racconta le difficoltà, gli entusiastici report fotografici che ne seguono, descrivono atteggiamenti assimilabili al tipo 3.
Ci si concentra sull’adrenalina e si riflette poco – o per nulla – di sicurezza o rispetto dell’ambiente col quale si interagisce. Non si dice mai ad esempio, ed è disonesto, che una caduta su ferrata è potenzialmente molto più pericolosa di una in arrampicata. Senza tutto un sistema di dissipazione in ordine, senza competenze specifiche (spesso risolte con ‘compra l’attrezzatura’), si possono generare fattori di caduta nettamente più alti che scalando, con sollecitazioni che, per come sono progettati, moschettoni e corde non possono reggere. E se resistessero, non lo farebbe il corpo umano. La strada che si sta percorrendo – stiamo ragionando per ipotesi – è quella del «vorrei ma non posso, però c‘è la ferrata». È così che questi percorsi si sono guadagnati e si stanno guadagnando una larga ‘fetta di mercato’.
Come per gli orsi e i lupi, come per il Natisone, buona parte delle criticità che stanno alla base del discorso sono la turistificazione e lo sfruttamento, il rilassamento delle sinapsi preposte all’accortezza, in favore della deresponsabilizzazione collettiva: ci si diverte, si provano ‘brividi’, si racconta l’atto acrobatico con la go-pro. Nel frattempo si intasa, si erode, si sovra-alimenta la bulimia del profitto, e così ferrate che potevano tranquillamente rientrare nella categoria 1, quella di opera militare manutenuta come il Sentiero dei Fiori in Adamello, grazie al battage pubblicitario schizzano dritte nella 3: adrenalina.
Passerelle si materializzano al ritmo dei ponti tibetani, lavori degni di grandi opere, appalti con imprese e eccesso di infrastruttura. Nomi evocativi, da marketing, come nel caso dell’Epic trail.
L’epica dell’Odissea, de Il mucchio selvaggio, messe a disposizione per pochi spicci a chi passa le settimane sfruttato sul luogo di lavoro, con giubilo dei geometri che progettano siffatti percorsi.
Tram a Milano pubblicizzano il sentiero dei fiori.
Se questa è la logica, ci sentiamo di affermare che, indipendentemente da quel che si pensi della loro bontà, una volta che una ferrata esiste chi va in montagna tende a pensare che sia in ordine. Che sia sufficiente fissare il moschettone a un cavo che terrà, i cui chiodi non salteranno via come bottoni, e seguirlo camminando. Su questo aspetto risulta impossibile colpevolizzare l’escursionista, e infatti si gioca alla deresponsabilizzazione, al ‘ludico gestito dalla legge’. Soprattutto se gli escursionisti vengono attratti e invogliati a percorrere quella ferrata dagli opuscoli delle Pro Loco.
In alcune zone – Dolomiti su tutte – si esaspera il ruolo di parco giochi dei sentieri attrezzati, pensati esplicitamente per cercare la difficoltà e frequentati da individui accessoriati. In altre la dimensione tecnica conta molto meno, i percorsi sono stati conservati come retaggi militari o sono nati soprattutto per poter dire «li abbiamo anche qui», anche se non sono nemmeno lontanamente paragonabili ai primi e salvo poche eccezioni hanno molto meno senso.
Se si costruiscono parchi giochi si promuove una certa idea per cui si paga il biglietto – leggi “compra l’attrezzatura giusta e cool per agganciarti alle pareti e il più è fatto” – ed è ragionevole che il consumatore pretenda che lo spettacolo fili liscio: che la messa in scena sia sicura e l’attrezzatura che userà sarà in buono stato, funzionante e certificata.
Nei cantieri sono di solito posti cartelli in cui si elencano i vari strumenti di protezione e si invita i lavoratori a usarli. Della pericolosità del lavoro in sé niente, non si sa, non si dice.
Aspetti diversi, certo, il cui trait d’union è che si può – si deve visto che si fa poco o nulla per evitarlo – morire di lavoro. Attraverso il marketing si raccontano domatori di montagne su ferrata salvo poi drammatizzare i sentieri per tenere alla larga rogne legali come capitato, ad esempio a San Felice in Circeo.
Ordinanza di chiusura sentieri del comune di San Felice in Circeo. Stando al sito del parco del Circeo, nel momento in cui scriviamo il sentiero 750 risulta ancora interdetto (clicca qui per leggere l’ordinanza completa).
Manovre per le quali non è difficile immaginare la funzione di anticamera per stabilire parcelle di soccorso, nella cornice di un attacco al tempo libero, alla preservazione della ‘carne-lavoro’.
Il tema delle garanzie e dei diritti – compreso quello alla sicurezza – vengono insomma innestati su aspetti della vita in cui non entrerebbero – o non dovrebbero entrare – per nulla, come gli ambienti naturali.
La frequentazione di ambienti ‘selvaggi’ con tale mentalità, avviene dando per scontato che ‘qualcuno’ si occupi di ‘far funzionare’ tutto, che sia un preciso diritto del fruitore, che se qualcosa non funziona ci deve per forza essere qualcuno che ne ha colpa.
In questo contesto a poco vale, è anzi fuorviante, l’idea lanciata dal CAI sulle pagine de Lo Scarpone di predisporre un non meglio descritto codice di ‘autoresponsabilità sui sentieri’. Proposta che suona stonata quanto la colpevolizzazione dell’atteggiamento individuale di fronte a altri due macro-temi: la crisi climatica e la gestione pandemica appena trascorsa.
A una lettura di superficie del dispositivo che dovrebbe responsabilizzare si potrebbe rispondere con qualcosa come: «Alla buon’ora. Bene.»
Tuttavia rileggendo l’articolo de Lo Scarpone le certezze vanno sgretolandosi.
Anzitutto si scrive solo di sentieri e escursionisti, e non si fa cenno a tutte quelle situazioni e manovre dove responsabilità ‘altre, dall’alto e collettive’ potrebbero esserci: come è attrezzata una via alpinistica, da quanto? Quanto sono manutenute una ferrata o una falesia (ecc.)? Ce lo chiediamo perché in fin dei conti una via di roccia, misto o ghiaccio – e a maggior ragione una ferrata – non sono altro che sentieri tecnicamente più difficili.
In secondo luogo leggiamo: «i volontari che si occupano della manutenzione della rete sentieristica non possono essere responsabili di chi s’incammina lungo i sentieri con troppa leggerezza».
Questa frase suona un po’ come uno scarico di responsabilità post tragedia in Marmolada.
O post alluvione: non si muove un dito per piani di assesto idrogeologico, per uno studio approfondito e conseguente messa in sicurezza del territorio, in generale si continua ovunque nell’opera di cementificazione.
Si irride il rischio, si perseguono disboscamenti e depauperamenti dei territori, si realizzano grandi opere. Ma se succede qualcosa, se questo qualcosa si ripete con sempre maggior frequenza, tocca che si renda d’obbligo l’assicurazione, che l’individuo paghi.
Vecchio gioco applicato all’alpe: quando mai non si è sovraccaricato il singolo di comportamenti non corretti per la morale corrente?
Criminalizzare l’individuo è una mossa del cavallo tipica, utile a tutelare l’amministrazione pubblica di turno e il profitto dell’indotto.
Molti sentieri sono manutenuti dai comuni, enti, o associazioni da questi riconosciute. Con l’iper-turistificazione in atto nelle terre alte ci si auto-sgrava da quel che si produce: intasamento e scarsa conoscenza.
In rete e sui blog si leggono sempre più richieste del tenore: «la (tal ferrata) è percorribile d’inverno?», «è aperta anche se ha fatto molta neve? Fa freddo: se c’è ghiaccio ci si può andare?», come se un percorso fosse equiparabile o assimilabile a un impianto di risalita. Col relativo gestore a attivarne e regolarne la corrente, il flusso.
L’idea di indagare Comuni e centri meteo a seguito della tragedia in Marmolada era pessima, le ipotesi di reato sono state archiviate, pare però che il CAI voglia espungere dal discorso quell’ipotesi per sovraccaricare il singolo di un altrettanto presunto e assurdo comportamento scorretto.
Teniamo inoltre presente che a decidere non sarà uno specialista di monti, ma un giudice che non potrà applicare attenuanti, che anzi sarà messo in condizione di aggravare la posizione individuale sulla scorta di una valutazione di tipo morale.
Una proposta che non impedirà comunque chiusure arbitrarie di percorsi in nome del securitarismo, della ‘sterilizzazione del pericolo’. Un’idea che rafforzerà la caccia alle streghe, i discorsi allucinati sulle responsabilità del capo-gita o cordata, individuato come ‘il più capace’ e dunque responsabile in toto della salute di interi gruppi amicali e/o parentali. Il meccanismo piuttosto ricorrente, insomma, per cui si nasconde sotto al tappeto la responsabilità collettiva e si individua un capro espiatorio. E dal momento in cui tutto è acquistabile, non è difficile immaginare qualcosa di simile a vecchie proposte come il patentino di montagna o l’obbligo assicurativo per le calamità naturali o per sciare in pista. «Per sgravarsi dalla responsabilità su sentiero va pagata la guida», che è un po’ quello che già succede con l’obbligo di Artva, pala e sonda: «non conta dove vai o cosa fai, ma cosa possiedi. Compra l’attrezzatura, anche quella inutile o che non sai usare, e godrai di un trattamento ‘riservato’».
Il fatto che nell’articolo si dica che molti dei lavori di manutenzione sono fatti da volontari fa puzzare la situazione, perché se dall’altra parte c’è il dito puntato sulla responsabilità individuale si corre il rischio di allontanarli, in fin dei conti sono individui pure loro.
Fin qui ci siamo concentrati su due diversi approcci: quello dell’escursionista che pretende che il potere gli garantisca la fruizione in totale sicurezza dal momento che ha speso e acquistato materiale – confondendolo con l’esperienza – e quello del potere che dopo aver creato quest’illusione scarica in toto le responsabilità sull’individuo. Non sono due modi separati, stanno assieme e descrivono una sorta di double bind, di «grazie alla nostra ferrata puoi salire in sicurezza ma se il cavo si rompe e cadi è colpa tua».
Per non restare intrappolati in questa costrizione bisogna allora ribaltare la prospettiva. Lo faremo nella prossima puntata, dando conto della nostra idea di come frequentare la montagna, rispettandola e rispettandosi.
*Segnaliamo per attinenza, fra i libri di storia dell’alpinismo, Montagne della mente. Storia di una passione di Robert Macfarlane (Einaudi tascabili, 2020).
L'articolo Moschettoni e doppi legami: le ferrate tra marketing e repressione sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.
Clicca sull’immagine per ascoltare la sua “Ironica la vita”.
Due giorni fa è mancato Giuliano Contardo, musicista amato e stimato nonché fratello del nostro compagno Daniele.
Quando manca un fratello, un compagno di vita, ci si stringe attorno alla casa comune.
Ci uniamo al passo e al cordoglio della famiglia, si parte e si torna insieme.
L'articolo Giuliano, ciao sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.
Di fronte alla prospettiva di dover vivere per chissà quanti anni
a ridosso di un cantiere militarizzato,
si pensa all’alternativa di vendere.
E andarsene piuttosto che vedere la tua casa
occupata (che ho detto mioddio perdono,abitata da chi ti ci ha cacciato.
sono gli squòtter che occupano!)
Ricorda niente?
Esatto,
Territori Occupati.
Il chilometro “elastico”. Da questa notte per raggiungere la stazione di Susa da San Giuliano è necessario circumnavigare l’area sgomberata, col risultato di trovarsi a percorrere un itinerario lungo più di 12 km (in linea d’aria sono 2,4 km!).
Arrivano nella notte le notizie dalla Valsusa, pronte per mandar di traverso il caffè appena svegli. La polizia ha sgomberato San Giuliano, storico presidio NoTav dove alcuni militanti avevano allestito mobilhomes e tende per poter pernottare.
Nulla di nuovo e nessuna meraviglia.
Il terreno è quello acquisito tempo addietro da oltre un migliaio di persone, ognuno una piccola parte, per rendere complicato l’esproprio annunciato. All’interno dell’area soggetta a esproprio si trovano anche alcune case abitate e al momento non ci è chiaro se verranno espropriati anche questi immobili o se il cantiere vi crescerà intorno. Fra un commento e l’altro all’interno del nostro gruppo iniziamo a chiederci se e come sia possibile che “lo Stato” possa agire dentro un terreno privato attraverso le “forze dell’ordine”, senza che queste siano chiamate a intervenire dai proprietari. Domande un po‘ naïf se vogliamo ma nel momento in cui si spaccano i maroni da decenni prima con terroni, rom & sinti e poi con gli “extracomunitari” (forse si riferivano agli americani che comprano case in Sicilia) accusati di prendere con la forza le case “agli ‘taliani”, che si faccia spallucce nel momento in cui la polizia in assetto di guerra sgombera il “sacro terreno privato” lo troviamo un segnale quantomeno strano. Perfino La Stampa, mai tenera col movimento, fa notare che i terreni verranno sì espropriati mercoledì prossimo 9 ottobre 2024, ma che il clima del presidio era pacifico e che la situazione sarebbe precipitata in caso di azioni delle “forze dell’ordine”.
Un cambio di paradigma significativo: il presidio NoTav è stato sgomberato in via preventiva tra la notte di domenica 6 ottobre 2024 e questa mattina, mentre era radicato su un terreno ancora oggi di proprietà privata.
La cosa che lascia perplessi è un’“opinione pubblica” così attenta alla roba, alla proprietà, alla “casa occupata”, che fa spallucce al potere poliziesco, il quale fa quel che fa.
Preoccupa che gli abitanti e le autorità di Susa (il Sindaco, cascato dalle nuvole, è al mare), ancorché puntualmente informati da tempo dagli esperti del movimento, non sembrano pensare che siano fatti loro, nemmeno di fronte a esistenze che verranno rese schifosamente difficili per anni dall‘ennesimo cantiere inutile.
Vite già complicate dallo sgombero necessario per far spazio alla rotaia, dicono, mentre da stamattina si devono percorrere dodici chilometri e mezzo per colmare lo spazio di quei 2-3 che separano San Giuliano dalla stazione di Susa.
Abbiamo ragione di pensare che anche a causa della gestione militarizzata dell’emergenza covid degli ultimi anni, del suo linguaggio narrativo, ci sia stata una rimilitarizzazione dell’immaginario.
Un atto di forza evidente, davanti al quale sembra che la maggior parte dell’opinione pubblica si sia abituata.
Nonostante decenni di guerre preventive finite malissimo, l’opinione pubblica fatica – anzi, si ostina – a non capire che il paradigma è Gaza, che sarà Gaza per tutti. E *non possiamo* capirlo a fondo perché è troppo enorme, non saremo mai pronti a capirlo.
Si subisce il rapporto di forza in modo acritico, passivo, rassegnato, al limite fideistico.
Facciamo un po’ ridere, oggi, a scrivere di gas lacrimogeni CS vietati dalla convenzione di Ginevra e usati dai reparti di polizia italiani, quando il paradigma di riferimento che ci siamo dati è Gaza, quando gli orchi hanno fame e chiedono di fare più figli, quando è ormai palese che contro uno stato che si comporta illegalmente, la legalità può soltanto perdere.
L'articolo Valsusa, Territori Occupati sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.
Clicca sulla mappa per consultarla (è a circa metà articolo)
Siamo in piena crisi energetica e le politiche europee galoppano in retromarcia.
Su sollecitazione europea l’Italia si appresta a sostenere la ricerca di giacimenti di metalli rari.
Rileviamo inoltre che mentre per le fonti rinnovabili è stata data delega alle regioni, sarà il governo stesso a gestire la questione di quelle fossili.
Dopo le concessioni per trivellare in mare, mentre non si fa nulla per contrastare la crisi climatica, si passa al capitolo estrattivismo, un ritorno al futuro a tinte distopiche.
Metalli rari indispensabili allo “sviluppo”, che servono, stando al nuovo mantra energivoro, alla “transizione ecologica”.
L’arco alpino, la Sardegna e tutta la costa tirrenica sono le zone maggiormente minacciate, ma è l’intera penisola a essere in grave pericolo.
In Valsusa e nel Pinerolese ci sono parecchie miniere “storiche”, la cosa mostruosa è che una buona parte dei siti segnalati in mappa (appoggiare il mouse per leggere i nomi) sono in quota anche in posti impervi e per ora lontani da strade.
Facciamo alcuni esempi di siti censiti:
– in bassa valle “Cruino” (che dovrebbe essere Cruvin, ndr) praticamente un alpeggio nel vallone del Prebec, a circa 1700 metri;
– in Val Pellice “Castelluzzo” (Castlus), un appicco selvaggio tra l’altro luogo della resistenza valdese, a circa 1400 metri di quota;
– in Friuli è segnata la val Aupa. Si tratta si una valle selvaggia pochissimo abitata, percorsa da una strada in cui se due macchine si incrociano una deve fare un km di retromarcia. Un posto bellissimo;
– in Val Germanasca “Vallon Cros” (anche Valloncrò), altro alpeggio. Dovrebbe essere il vallone che porta al colle del Beth, a quota 2700, zona di miniere dal sec. XVIII. Oltretutto la rete escursionistica della zona è basata in gran parte sulle splendide mulattiere costruite proprio per le miniere o per scopi militari. Due reti sono praticamente indistinguibili e insistono sullo stesso territorio.
Negli ultimi trent’anni le mulattiere sono parecchio deteriorate, ma fino agli anni ‘80 erano ben conservate e godibilissime. L’idea di strade e camion a 2700 metri è agghiacciante. Un vero massacro. E le valli in questione sono ormai quasi spopolate, per cui anche resistere allo scempio sarà difficilissimo.
Per fortuna per ora in elenco mancano la grande quantità di miniere ancora più a monte. L’intera Val Germanasca è un paradiso e ne è piena, l’idea che venga consegnata alle compagnie minerarie è terrorizzante.
Utilizzare la lotta al fossile per rendere politicamente corretto l’estrattivismo è come usare la lotta all’antisemitismo per rendere politicamente corretto il genocidio dei palestinesi.
Invitiamo chiunque a osservare la mappa al link e a mobilitarsi per difendere il proprio territorio.
L'articolo Metalli rari: una minaccia per le nostre montagne sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.

Ieri ci siamo imbattuti in questa buona notizia che volentieri segnaliamo.
Molto brevemente, Regione Piemonte e Città Metropolitana di Torino volevano realizzare, di concerto con ACSEL, uno stoccaggio di rifiuti contenenti amianto a Camposordo di Mattie, luogo di una preesistente discarica. Erano già partite le valutazioni di impatto ambientale, sintomo della volontà di un’approvazione repentina.
Il 31 maggio Luna Nuova ha fatto percolare la notizia prima che potessero farlo i liquami contaminati, vanificando in tal modo l’effetto sorpresa.
Una mobilitazione dal basso contro l’avvelenamento del territorio ha spinto sui comuni interessati dal progetto e soci della stessa ACSEL, portando al gioioso epilogo di ieri: dopo 3 ore e mezza di assemblea i sindaci all’unanimità hanno rispedito il progetto al mittente.
L’abbiamo scritto più volte, ne siamo convinti e lo ribadiamo: la mobilitazione non è fatta di sole sconfitte.
Appuntiamolo a memoria: ogni tanto si vince, oggi una volta in più.
L'articolo Mattie: la discarica perc*lata sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.
Clicca sull’immagine per maggiori info e dettagli
Dopo aver legato gli scarponi per osservare Montecampione e raccontarne la cementificazione, dopo aver esplorato i progetti di turismo dissennato della Valle Camonica e non solo, Alpinismo Molotov continua a frequentare il territorio.
A tessere complicità, a costruire narrazioni.
Domenica 23 giugno ci muoveremo a fianco del CSA Sisma, a Wu Ming 4 e al Bosco di Mambrica A.P.S..
Tra i boschi del maceratese, felici di riallacciare in carne e ossa i nodi con vecchi compagni di cordata.
Ritrovo alle 9.00 a Torre Beregna, per immergerci in una camminata adatta a tutti – 5 chilometri per 300 metri di dislivello – che ci condurrà al rifugio di Manfrica, dove alle 11.30 Wu Ming 4 presenterà il suo nuovo lavoro: La vera storia della banda Hood. Racconto indispensabile di questi tempi, fatto di una banda di fuorilegge che sa muoversi tra le pieghe del potere, di ritorno alle origini delle cose, dei versi che le hanno accompagnate.
Un libro denso di storie che, per citare un altro compagno di scorribande «sono vere quando si sente che dentro c’è la vita».
L'articolo In marcia con la Banda Hood nella foresta di Mambrica sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.
In passato ci siamo occupati di sicurezza in montagna a proposito del crollo del ghiacciaio della Marmolada. All’epoca abbiamo fatto delle riflessioni che a nostro avviso hanno una valenza più generale, e possono essere applicate ad altre situazioni in cui ci si approccia ad ambienti naturali o semi-naturali. Torniamo ora sull’argomento in seguito a un episodio che ha riempito le cronache, verificatosi alcuni giorni fa a Premariacco, nel Friuli orientale, sul greto del Natisone. In breve: tre giovani (due ragazze e un ragazzo) sono stati sorpresi dalla piena del fiume mentre si trovavano su un ghiaione normalmente frequentato come spiaggia e, presi dal panico, sono rimasti bloccati per una decina di minuti mentre il livello dell’acqua e la forza della corrente aumentavano rapidamente, fino ad essere sommersi e poi trascinati nella forra a valle.


Ad oggi sono stati recuperati i corpi delle due ragazze, e sono ancora in corso le ricerche del corpo del ragazzo. Il modo in cui i media stanno parlando dell’episodio è molto simile a quello in cui era stato affrontato l’episodio della Marmolada: da un lato c’è la colpevolizzazione dei giovani, con punte di crudeltà insostenibili, una miscela micidiale di carogneria da paese e di cinismo da social. Dall’altro la ricerca di un capro espiatorio istituzionale (la protezione civile, i vigili del fuoco, il sindaco, il 118, il 112…), insomma la via giudiziaria alla risoluzione dei problemi. Qualcuno ovviamente propone interventi securitari, come il divieto di avvicinamento al fiume a prescindere; qualcun altro invece si frega le mani prefigurando appalti per la “messa in sicurezza” del luogo. La cosa che quasi nessuno dice, invece, è che la leggerezza con cui i tre ragazzi si sono mossi è conseguenza della non conoscenza del territorio, che a sua volta è conseguenza dell’interruzione della trasmissione orale di tale conoscenza. C’è stato un tempo, che nel Friuli orientale è finito intorno alla metà degli anni ottanta, in cui i paesi situati vicino ai fiumi vivevano di e sul fiume. Nel fiume si pescava e si raccoglieva la legna dopo le piene, i contadini in estate di sera facevano il bagno per lavarsi via il sudore e la polvere, i ragazzini passavano l’estate a tuffarsi e nuotare. Tutti sapevano quali erano i punti pericolosi, e soprattutto *quando* erano pericolosi. Si sapevano leggere i segni di una piena in arrivo, si teneva d’occhio il livello e il colore dell’acqua. Cose che non si sapevano per scienza infusa, ma perché da piccoli te le insegnavano i grandi. La gente affogava anche allora, sia chiaro, ma c’era una consapevolezza del rischio che ora manca. I bei tempi non ci sono mai stati, lo diciamo sempre. Il punto è che non ci sono nemmeno adesso, non ci sono *soprattutto* adesso. Per un paio di decenni le rive dei fiumi sono diventate non-luoghi, o luoghi da cuore di tenebra. E dopo 20 anni di oblio si è cominciato a parlare di “riscoperta” e di “valorizzazione” (che, ricordiamolo, significa “messa a valore”), è arrivato il tempo dei luoghi pittoreschi, poi diventati “instagrammabili”, decontestualizzati dall’ambiente naturale e antropico circostante; il tempo in cui si può progettare una “Premariacco beach” su un ghiaione che si trova tra lo sbocco di una forra e l’ingresso della forra successiva, un luogo tranquillo e sicuro per gran parte dell’anno, sì, ma pericolosissimo in occasione di piogge abbondanti nelle montagne retrostanti.

Come per la montagna, si è persa la consapevolezza che il letto di un fiume è un ambiente naturale che presenta dei rischi, che non possono essere eliminati o tenuti sotto controllo, ma possono essere conosciuti e valutati di volta in volta. In generale, si dimentica una cosa che dovrebbe essere ovvia: nessuna autorità può garantirci l’incolumità di fronte a un fenomeno naturale, per il semplice fatto che autorità e fenomeni naturali sono concetti che appartengono a piani discorsivi e di realtà distinti. Questa amnesia, se ci si pensa, è alla base anche dell’antropizzazione scriteriata delle aree prossime ai fiumi, con le conseguenze su vasta scala che stiamo sperimentando sempre più spesso.
L'articolo Riflessioni sulla morte di tre ragazzi nel fiume Natisone sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.

Livorno, 22 dicembre 2022 – Sarà operativo da domani, sabato 22 gennaio, il nuovo servizio di car-sharing con auto totalmente elettriche fornito dal Comune di Livorno tramite la società Playcar di Cagliari nell’ambito del Progetto Modì (Mobilità Dolce e Integrata nell'Area vasta livornese), cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente e con l’Amministrazione Provinciale ente coordinatore.Un servizio utile, ...

Livorno, 28 aprile 2023 –Cambia da domani, sabato 29 aprile, il sistema di sosta in piazza Venti Settembre, in piazza Mazzini e sugli scali D'Azeglio, aree residenziali, ma anche commerciali, con una forte presenza di uffici. Una revisione e riorganizzazione della sosta alla quale l'Amministrazione Comunale sta lavorando da tempo, al fine di garantire ai residenti il diritto di accedere facilmente alle proprie abitazioni con condizioni di sosta agevolate. Vediamo nel dettaglio ...

Livorno,20 maggio 2023 – Da sabato 20 maggio 330 stalli blu sul lungomare, nel tratto del viale Italia dalla Bellana a Barriera Margherita, sono tornati gratuiti per tutti, e a breve saranno anche dipinti di bianco. Inoltre 250 stalli, in zone interne, saranno in seguito riservati al parcheggio dei residenti. I posti blu, 150 circa, a pagamento, rimarranno al parcheggio della Bellana, in piazza Modigliani in piazza San Jacopo. Lo stabilisce un'ordinanza firmata il 18 maggio scorso.
Sostare nelle strisce blu con il ticket scaduto merita la multa alla stessa stregua di quanto avviene quando l'automobilista non si munisce affatto di biglietto. La permanenza oltre il tempo pagato è, infatti, un illecito amministrativo e non un mero inadempimento contrattuale. Ad affermarlo è la Cassazione, con la sentenza n. 16258/2016 depositata ieri (qui sotto allegata), rigettando il ricorso di un automobilista contro la decisione del tribunale di ...

Il servizio è stato presentato in una conferenza stampa dall’assessore Vece e dal presidente di Tirrenica Mobilità Gabriele Vannucci il 12 aprile ed è già attivo.Il nuovo strumento messo a punto da Tirrenica Mobilità, la società che gestisce tutti i parcheggi a pagamento in città, offre altri servizi utili come l’allarme quando la sosta sta per scadere o come prolungare la sosta.In base agli accordi con le città, con ...

Al via a Livorno il nuovo servizio di pagamento della sosta sulle “Strisce blu” con lo smartphone attraverso l’app “Telepass Pay”, senza più spreco di tempo e denaro. È ora attivo anche nella città di Livorno il servizio di pagamento delle soste nelle aree gestite con parchimetro tramite l’app Telepass Pay:l’innovativo sistema consente di pagare la sosta sulle strisce blu con il proprio smartphone, anche senza avere il Telepass ...

Numeri utili città di Livorno:Soccorso sanitario 118V.V.F. 115Carabinieri 112Polizia di stato 113Guardia di Finanza 117Corpo Forestale dello Stato 1515Guardia Costiera 1530Soccorso Stradale ACI 0586 803116Prefettura di Livorno 0586 235111Comune di ...

Orari di farmacie di turno nella città di Livorno.
SI AVVISANO GLI UTENTI DELL’ APPLICAZIONE TAP & PARK CHE IL SERVIZIO È NUOVAMENTE ATTIVO DAL 17/07/2024.

Zona del mercato, i residenti della Ztl “C” possono transitare e parcheggiare anche in “D” e viceversa.Livorno, l'ordinanza entra in vigore da lunedì 14 marzo fino al 12 marzo 2017.LIVORNO. Sarà consentito, a partire da lunedì 14 marzo fino al 12 marzo 2017, ai residenti della Ztl “C”, muniti di contrassegno, di transitare e sostare anche nella Ztl “D” e viceversa.Si rinnova pertanto l’ordinanza che prevede, ...

L'area del parcheggio sottostante il ponte di SS Trinità deve ritenersi riservata esclusivamente ai veicoli dei residenti/dimoranti muniti di contrassegno zona "A" come da Determinazione N° 8265 del 04/11/2019.

A partire dal mese di novembre ed entro il 28 febbraio 2025 sarà possibile effettuare il rinnovo dei permessi a pagamento ZTL/ZSC per i mezzi dei professionisti (medici, rappresentanti, giornalisti, enti, cooperative ecc) e per le seconde e terze auto dei residenti. Nessun rinnovo è invece richiesto per i contrassegni gratuiti relativi alla prima auto dei cittadini residenti, che sono validi a tempo ...

COMUNICATO STAMPA Roma, 20 novembre 2024. Assoprovider, l’associazione dei provider italiani piccoli e medi, esprime la propria solidarietà ed il proprio sostegno alla Commissaria dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Elisa Giomi, commissaria Agcom, che ha denunciato attraverso il suo profilo LinkedIn, che a seguito del post su Piracy Shield – la piattaforma donata da […]
L'articolo Piracy Shield, Assoprovider esprime solidarietà alla Commissaria Agcom Elisa Giomi proviene da Assoprovider.

Improvvisamente un blackout colpisce tutta la vostra zona. Le luci si spengono, gli elettrodomestici smettono di funzionare, presto anche i dispositivi a batteria si scaricheranno… Da bravi prepper avete sicuramente delle scorte e dei sistemi alternativi per cuocere e conservare il cibo, ma Internet non funziona, neanche da cellulare. Finalmente riuscite a prendere la linea con la vostra compagnia elettrica che vi risponde “non sappiamo quando riusciremo a ripristinare il guasto”. E ora?
Siete in viaggio in treno o in aereo. Il Wi-Fi che dovrebbe funzionare come pubblicizzato è estremamente lento, costoso e in definitiva irritante. E voi avete davanti a voi ancora 9 ore prima di arrivare a destinazione…
Non vedete l’ora di isolarvi nella vostra bella casetta al mare o in montagna. Un vero paradiso, alimentata a pannelli solari e batterie, pozzo e impianto di depurazione dell’acqua. Niente telefoni, niente internet, a malapena arriva la radio FM. Bellissimo no? Certamente, finché non ti accorgi che il libro che volevi portare è rimasto a casa…
Al giorno d’oggi avere accesso all’informazione di qualità (es. agli articoli di questo sito, ai forum specialistici, ecc) è una necessità difficile da ignorare. Ma nessuno dice che questo accesso debba necessariamente dipendere da Internet! Ecco allora il motivo di quest’articolo: come accedere alla più vasta fonte di informazioni su Internet, anche senza avere neanche uno straccio di connessione dati, completamente offline!
Wikipedia è la più grande e completa enciclopedia del mondo. Ogni giorno, ogni ora, migliaia di volontari da ogni parte del globo aggiungono, correggono e modificano innumerevoli articoli (sapevi che si può ascoltare il suono delle modifiche a Wikipedia?) producendo una mole di dati, citazioni, riferimenti e contenuti mai eguagliata. Ma Wikipedia ha anche tra le sue caratteristiche quella di essere votata a rendere l’informazione (di qualsiasi tipo) liberamente disponibile a tutti, facendo campagne per l’alfabetizzazione, per attirare volontari in paesi dove la censura ha un controllo sulle informazioni, e tanti altri progetti di questo tipo.
E tra le altre cose Wikipedia rende gratuitamente disponibili per essere scaricati tutti i contenuti di tutti i suoi progetti, in maniera che siano utilizzabili per ogni scopo, compresa la consultazione offline.
Va bene, ma allora di cosa abbiamo bisogno per consultare Wikipedia offline? Anzitutto di un semplice programma, gratuito e disponibile per moltissime piattaforme (Windows, MacOS, Linux, Android…) chiamato Kiwix.
Avremo anche bisogno di un supporto dove scaricare il database che effettivamente contiene tutti gli articoli di Wikipedia. Sono files molto grandi dell’ordine di decine o centinaia di GB, quindi io consiglio una pennetta USB abbastanza capiente (128 GB dovrebbero essere più che sufficienti) e di mettere in conto un po’ di tempo per scaricare il tutto. Non è una cosa che vorremmo fare all’ultimo minuto con la connessione dati del nostro telefono no? Sennò che prepper saremmo…
Il nostro scopo è quindi quello di creare una pennetta USB con dentro non solo il contenuto di Wikipedia (nella lingua e nel formato che ci interessa) ma anche il software per leggerlo, senza il bisogno di averlo già installato da qualche altra parte. Possiamo anche creare una pennetta con Kiwix per tutti i vari sistemi operativi, in modo tale che qualunque computer/telefono abbiamo a portata di mano possa diventare un reader per Wikipedia, anche se non lo abbiamo preparato prima!
Andiamo quindi alla pagina dei download di Kiwix e scarichiamo la versione che ci serve, a seconda del nostro sistema operativo:


chmod a+x kiwix-desktop_x86_64_2.3.1-4.appimage)Il modo più semplice per scaricare la versione di Wikipedia che vogliamo tenere sempre con noi è andare su https://library.kiwix.org/

Perché dico “la versione”? Perché in realtà ci sono molte versioni di Wikipedia: a partire da quelle nelle varie lingue, con o senza immagini, ecc.
Oltretutto possiamo scaricare anche più versioni diverse e non solo Wikipedia: navigando su https://library.kiwix.org/ ci sono moltissime altre risorse che si possono scaricare e leggere offline, dategli un’occhiata!
Per il nostro esempio, abbiamo deciso di scaricare Wikipedia in Italiano quindi selezioniamo dai menu a tendina “Italiano” come lingua e “Wikipedia” come categoria.
Vedremo subito che i primi tre risultati sembrano identici, a parte la dimensione. Questo perché Wikipedia mette a disposizione tre diverse “versioni” dell’archivio:

Decidiamo per motivi di tempo di scaricare la versione “nopic”: clicchiamo sul tasto blu “Download – 10.53GB” e dal popup che compare clicchiamo su “Direct”
Nota: come avrete intuito ci sono altre possibilità: scaricare altre versioni, altre lingue, altre tipologie di libri come Wikibooks o anche iFixit, scaricare tramite Torrent ecc. Se siete un pochino più smaliziati, sperimentate!
Una volta scaricato il file .zim lo copiamo sulla nostra pennetta USB, insieme al programma Kiwix che abbiamo scaricato prima.


L'articolo Portarsi sempre dietro Wikipedia proviene da Associazione Italiana Preppers.
Un’occasione di confronto sui temi caldi delle TLC, appuntamento 21 novembre ore 15:30 Dopo il seguito delle prime due edizioni, torna la Maratona delle TCL, un’iniziativa ideata da Assoprovider che punta a mettere a confronto gli operatori delle TLC. L’evento, aperto a tutti, si terrà il 21 novembre e sarà visibile sulle piattaforme Linkedin e […]
L'articolo Al via la Terza Maratona delle TLC (l’agenda e dove seguirla) proviene da Assoprovider.

Cos’è un Piano di Emergenza?
Chi lavora per un’azienda o fa volontariato presso enti di protezione civile si sarà spesso imbattuto nel cosiddetto P.E., o Piano di Emergenza.
Il Piano di Emergenza (PE) di un’azienda è un documento che definisce le procedure e le azioni da intraprendere in caso di emergenza all’interno di un’azienda e integra il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).
Nel caso della Protezione Civile, il Piano di Protezione Civile (PPC) comunale è l’insieme delle procedure operative necessarie per fronteggiare una calamità attesa sul territorio.
Questa è una pratica consolidata da anni che permette agli enti di soccorso di coordinarsi adeguatamente per gestire l’emergenza prevista nel PE.

Come si integra nel prepping?
Come già accennato nell’articolo sulla 72h Bag, nel 2007 la la F.E.M.A. (Federal Emergency Management Agency) ha convocato un convegno sulla gestione delle emergenze a seguito dell’uragano Katrina, che devastò l’area di New Orleans. Da questo incontro, molti paesi, inclusi quelli europei, hanno lavorato per creare un documento utile a ogni famiglia o individuo.
Infatti, sui portali istituzionali dedicati alle emergenze, è spesso disponibile un Piano di Emergenza Familiare, scaricabile gratuitamente. Questo documento racchiude tutte le procedure, pratiche e istruzioni che il nucleo familiare deve seguire durante un’emergenza, includendo sezioni compilabili come checklist, rubriche telefoniche e tessere I.C.E. (In Case of Emergency), da personalizzare in base alle proprie esigenze.
L’Italia come è organizzata?
In Italia, questo tipo di documento è principalmente un vademecum su “cosa fare in caso di…”, una versione scritta di quanto già presente sui siti del Dipartimento di Protezione Civile, Io Non Rischio, Croce Rossa Italiana, ecc. Online si trovano vari modelli, da semplici elenchi telefonici a documenti I.C.E., spesso composti da una o più pagine, ma manca un modello uniforme come in altri paesi europei.

Tra i paesi europei, uno spicca per completezza e semplicità di compilazione: la Svizzera.
Il Piano svizzero, consultabile online, include i numeri di emergenza locali e offre un modello completo e semplice da seguire, consultabile a questo link.
Ovviamente questo PDF è valido per l’appunto per la Svizzera, infatti contiene i numeri delle emergenze relativi al paese.
La novità marchiata Associazione Italiana Prepper
L’Associazione Italiana Prepper ha sviluppato un documento che raccoglie le informazioni più utili presenti sui siti italiani, unificando in un unico documento pratiche di sicurezza e consigli delle principali organizzazioni. Il Piano di Emergenza Familiare (PEF) rappresenta un punto di riferimento per raccogliere e consultare informazioni utili, continuamente aggiornato e migliorato.
Come comunità prepper, ci si è posti il problema di come far confluire in un unico documento tutti quei consigli e buone pratiche di sicurezza dettate dalle organizzazioni di competenza, e renderli di facile consultazione e fruizione, ma anche di creare un fulcro che raccoglie tutte le informazioni utili che circolano in rete; ed è nato così il PEF ossia il Piano di Emergenza Familiare.

Il PEF dell’Associazione è scaricabile dal sito al seguente link.
Come creare il tuo Piano di Emergenza Familiare
Avere un Piano di Emergenza Familiare (PEF) non solo garantisce maggiore sicurezza, ma aiuta ogni membro della famiglia a sentirsi preparato in caso di imprevisti. Ecco alcune linee guida per organizzare un PEF efficace:
Aggiornare il PEF regolarmente
Le situazioni e le esigenze della famiglia possono cambiare nel tempo. È importante rivedere e aggiornare il PEF almeno una volta all’anno o quando avvengono cambiamenti significativi, come trasferimenti, nuovi membri della famiglia, o l’identificazione di nuovi rischi.
Conclusione
Avere un Piano di Emergenza Familiare ben organizzato è essenziale per affrontare con maggiore sicurezza qualsiasi situazione critica. Prepararsi e allenarsi può fare la differenza tra confusione e controllo in un momento di crisi, e ogni piccolo passo verso la preparazione può essere vitale.
L'articolo Piano di Emergenza Familiare – la prevenzione dei rischi in famiglia proviene da Associazione Italiana Preppers.
Perito elettronico, molla tutto per aprire una sua azienda, Radio Data Net, a Vodo Cadore, in provincia di Belluno. Oggi può contare su più di 100 clienti Gli operatori di prossimità soddisfano, innanzitutto, un bisogno di mercato e diventano decisivi per la vita anche delle aziende che nascono in territori digital divisi. Lo sa bene, […]
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Roma, 22 novembre L'Associazione Assoprovider ha presentato un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti di Roma riguardante il sistema Piracy Shield, adottato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). L'esposto chiede di accertare la sussistenza di un eventuale danno erariale e la congruità dell'azione dell'Agcom nella gestione delle risorse economiche relative al Piracy […]
L'articolo Piracy Shield: Assoprovider presenta un esposto alla Corte dei Conti per possibile danno erariale proviene da Assoprovider.

Molte persone ci stanno chiedendo come si è concluso il diploma radioamatoriale dedicato a GNU/Linux che si è tenuto dal 9 al 22 settembre 2024...
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Nell'ottobre del 2024, a 19 anni esatti dalla storica vittoria che liberalizzò l'uso del Wi-Fi in Italia, Assoprovider si trova nuovamente in prima linea per difendere il futuro del settore delle telecomunicazioni. Con l'approvazione del decreto Omnibus, ora legge dello Stato, affrontiamo una delle sfide più critiche della nostra storia. 2005-2024: Dal trionfo alla nuova […]
L'articolo Assoprovider, 19 anni dalla liberalizzazione del Wi-Fi, una nuova battaglia cruciale per il settore delle telecomunicazioni proviene da Assoprovider.

Intervista a Ufficio Zero Linux OS con il nostro patrocinio
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Il rischio di carcerazione per gli Internet Service Provider (ISP) rappresenta una minaccia senza precedenti per il settore delle telecomunicazioni in Italia Assoprovider, l'associazione rappresentativa dei piccoli e medi fornitori di servizi Internet in Italia, lancia un forte allarme riguardo agli emendamenti recentemente approvati dalle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato nell'ambito del DL Omnibus […]
L'articolo TLC, Assoprovider: Allarme per il rischio carcere agli ISP nel DL Omnibus sulla pirateria proviene da Assoprovider.
La NIS2 è la direttiva sulla sicurezza informatica dell’Unione Europea. I Paesi membri hanno tempo fino al 17 ottobre 2024 per recepirla. Ma cosa cambia? Acronimo di Network and Information Security 2, la NIS2 è la direttiva emanata dall’Unione Europea, allo scopo di rafforzare la sicurezza informatica e la resilienza delle infrastrutture critiche in tutti […]
L'articolo NIS2, cos’è e come impatta sugli operatori di prossimità proviene da Assoprovider.