This is to announce hello-2.12.3, a stable release.
GNU hello is a demonstration and model of the GNU coding standards for
hackers, and a simple example for users.
There have been 18 commits by 2 people in the 43 weeks since 2.12.2.
See the NEWS below for a brief summary.
Thanks to everyone who has contributed!
The following people contributed changes to this release:
Collin Funk (16)
Reuben Thomas (2)
Collin
[on behalf of the hello maintainers]
==================================================================
Here is the GNU hello home page:
https://gnu.org/s/hello/
Here are the compressed sources and a GPG detached signature:
https://ftpmirror.gnu.org/hello/hello-2.12.3.tar.gz
https://ftpmirror.gnu.org/hello/hello-2.12.3.tar.gz.sig
Use a mirror for higher download bandwidth:
https://www.gnu.org/order/ftp.html
Verify the base64 SHA256 checksum with 'cksum -a sha256 --check'
from coreutils-9.2 or OpenBSD's cksum since 2007.
Verify the base64 SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 --check'
from coreutils-9.8.
Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact. First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball. Then, run a command like this:
gpg --verify hello-2.12.3.tar.gz.sig
The signature should match the fingerprint of the following key:
If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.
or run this command from a git-cloned hello directory:
git shortlog v2.12.2..v2.12.3
This release was bootstrapped with the following tools:
Autoconf 2.72
Automake 1.18.1
Gnulib 2026-03-16 4e11e3d07a79a49eaa9b155c43801bbc1e5bd86e
NEWS
* Noteworthy changes in release 2.12.3 (2026-03-17) [stable]
The manual no longer mentions the -h and -v short options which were
removed in release 2.11.
Update gnulib for compatibility with glibc-2.43.
GNU hello no longer fails to build with BSD implementations of the
'make' command. Previously they would be unable to find a target
listed as a dependency of the 'hello' program.
La Cappella Sansevero di Napoli ha organizzato un’apertura straordinaria dedicata a persone non vedenti e ipovedenti, prevista per martedì 17 marzo. In questa occasione speciale, circa ottanta visitatori avranno la possibilità di partecipare a una visita tattile gratuita all’interno del museo. L’iniziativa consente di esplorare attraverso il tatto le principali opere esposte, dal celebre Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, considerato uno dei più affascinanti capolavori della scultura di tutti i tempi, ai bassorilievi della Pudicizia e del Disinganno.
Ad accompagnare i visitatori saranno guide anch’esse non vedenti, che in questi giorni stanno seguendo una formazione specifica per imparare a descrivere e raccontare le opere attraverso un approccio tattile. L’obiettivo è rendere l’arte accessibile a tutti, offrendo un’esperienza coinvolgente anche a chi non può vederla.
Durante l’anteprima dell’iniziativa verranno presentate anche le diverse fasi che hanno portato alla realizzazione del progetto: dalla progettazione dei contenuti alla valutazione finale, fino alla formazione del personale e delle guide del museo.
Chiara Locovardi, una delle accompagnatrici, racconta quanto sia sorprendente il Cristo velato. Secondo lei, il velo che ricopre il corpo di Cristo è qualcosa di incredibile, quasi impossibile da spiegare: è talmente realistico da sembrare un vero tessuto appoggiato sul corpo. Attraverso il tatto si riescono perfino a percepire dettagli molto precisi, come le vene sotto il velo.
La Cappella Sansevero, situata nel centro di Napoli, accoglie normalmente circa duemila visitatori al giorno. Tuttavia, per questa giornata speciale è stato organizzato un percorso diverso dal solito. Come spiega Maria Alessandra Masucci, presidente del Museo Cappella Sansevero, le guide hanno studiato attentamente le opere per individuare il metodo migliore per presentarle ai visitatori con disabilità visive. Inoltre, sarà disponibile anche una brochure in braille. L’idea alla base dell’iniziativa è che ogni persona abbia esigenze diverse e che il museo debba offrire strumenti adatti a tutti. La diversità, infatti, non dovrebbe essere considerata qualcosa di eccezionale, ma semplicemente parte della normalità.
Anche Giuseppe Ambrosino, presidente a Napoli dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ha sottolineato quanto sia importante poter entrare in contatto diretto con le opere d’arte. Secondo lui, il tatto permette di percepire la tridimensionalità della scultura e di comprendere meglio ciò che l’artista voleva esprimere. Oggi molte opere vengono descritte grazie alla tecnologia, ma poterle toccare rappresenta un’esperienza molto più concreta e significativa. Quando manca la vista, infatti, il tatto si sviluppa maggiormente, così come accade per il gusto e l’olfatto.
Ambrosino ha inoltre espresso il desiderio che iniziative di questo tipo possano essere organizzate più spesso, e non solo in occasioni isolate. Il museo sta infatti valutando la possibilità di ripetere questa esperienza almeno una volta all’anno.
Il Cristo velato è una celebre scultura in marmo realizzata nel 1753 dallo scultore napoletano Giuseppe Sanmartino. L’opera si trova nella Cappella Sansevero di Napoli ed è considerata uno dei massimi capolavori della scultura barocca. La statua rappresenta Gesù Cristo morto, disteso su un letto e coperto da un sudario trasparente, scolpito nello stesso blocco di marmo della figura. Ciò che rende il Cristo velato così straordinario è proprio il velo: il marmo è lavorato con tale precisione da sembrare un tessuto leggerissimo appoggiato sul volto e sul corpo di Cristo. Attraverso questo velo si distinguono chiaramente i lineamenti del viso, le ferite della crocifissione e i dettagli anatomici. Per la sua incredibile resa tecnica e per la forte emozione che trasmette, il Cristo velato è oggi una delle opere d’arte più ammirate e visitate di Napoli.
Questo articolo è stato scritto durante il periodo di alternanza scuola-lavoro.
We are pleased to announce the release of TeXmacs version 2.1.5
This version uses Qt6 by default, supports very high-definition displays, and introduces new ongoing collaborative editing features. On Windows, TeXmacs is now available on the Microsoft Store. On Linux, we have a new Qt6 AppImage that maximizes compatibility with GNU Linux distributions. On Mac, we have new universal packages.
Pyt's park è il park più pazzo del Cile con salti che raggiungono anche i 20 metri di lunghezza! Sul salto più grosso sono però arrivato corto e mi sono rotto un dito della mano, rischiando di rovinare il viaggio...
Ciao ragazzi, la TD-H9 si propone come una radio economica ma ricca di funzioni, ideale per chi vuole iniziare con VHF/UHF e APRS senza spendere cifre elevate.
Nel video scopriremo se questa radio può davvero diventare una delle migliori radio economiche per radioamatori nel 2026.
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La Stampa avrà un dorso americano, una pubblicazione pensata per il mercato statunitense. Il progetto sarà presentato tra circa un mese, dopo la firma dell’atto definitivo di acquisto del quotidian... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti
La svolta era nell’aria. Da un po’ di tempo, nelle pagine delle lettere del Fatto quotidiano comparivano dei messaggi che invitavano il giornale a chiedere il finanziamento pubblico. La saggezza dei lettori, che evidentemente avevano dato un occhio ai conti del giornale, alla fine ha prevalso sulla linea del direttore Marco Travaglio che a dicembre respingeva l’idea: “Preferiamo ampliare la nostra comunità di abbonati piuttosto che far pagare il Fatto a chi non lo legge”. In un comunicato la Società editoriale il Fatto (Seif) ha annunciato che, proprio mentre Travaglio scriveva quelle righe, a dicembre scorso, ha fatto domanda per il contributo straordinario dall’editoria per i giornali cartacei (0,10 euro per copia venduta): “Seif è ben consapevole dell’importanza che riveste per il Fatto quotidiano non percepire finanziamenti pubblici”, ma data la crisi del settore in generale e la difficoltà nello specifico di Seif a “garantire la continuità aziendale”, la richiesta è stata fatta. La società precisa, però, che il contributo è stato sì assegnato – anche se non dice quanto (si tratta di 752 mila euro) – ma l’intenzione “rimane quella di non percepirlo”. Non si capisce bene cosa significhi, ma due cose si capiscono.
Non è vera la tesi di Travaglio secondo cui percepire il finanziamento pubblico è “schiavitù di stampa” perché costringe i giornali ad “andare sotto Palazzo Chigi con il cappello in mano”. Non è questa la procedura che ha adottato Travaglio, come nessun altro gruppo editoriale. Anzi, nel caso del Fatto il finanziamento pubblico serve a tenere in vita una voce fortemente critica del governo, senza necessità di un cambio di linea editoriale. Questa svolta, però, necessita ora di un cambiamento grafico rilevante. Il Fatto quotidiano ha inciso nella propria testata lo slogan-manifesto “Non riceve alcun finanziamento pubblico”. Serve un rebranding per due ragioni. La prima è di tipo legale: Seif è una società quotata e mantenere il vecchio logo veicolerebbe false informazioni al mercato. La seconda è sostanziale: senza una modifica grafica, il Fatto si ritroverebbe a essere il primo giornale al mondo con la fake news anche nella testata.
Nella mattina di oggi, 16 marzo, si è riunita la VI Commissione Consiliare per discutere l’interpellanza concernente il canile comunale “La Cuccia nel Bosco”. La seduta, inizialmente prevista in modalità segreta, è stata successivamente desecretata nel corso dei lavori. Come USB, accompagnati da una lavoratrice e da una volontaria, abbiamo potuto assistere alla commissione in qualità di uditori. Durante l’incontro, oltre ai consiglieri comunali, sono intervenute la Vicesindaca Libera Camici e la dirigente di settore Michela Casarosa, in qualità di tecnico di riferimento per l’appalto. La discussione si è concentrata sulle criticità evidenziate dall’Organizzazione Sindacale in un comunicato e in una nota indirizzata all’Amministrazione e all’Ufficio Tutela Animali. A tale nota il Comune aveva già risposto esprimendo sostanzialmente la stessa posizione ribadita oggi in commissione: una posizione che, a nostro avviso, appare di sostanziale chiusura rispetto alle rivendicazioni avanzate dai lavoratori. Le dichiarazioni dell’Amministrazione comunale confermano un modello fortemente centralizzato nella gestione delle responsabilità. Tutti i cani risultano formalmente intestati alla dirigente e le principali responsabilità ricadono sul personale dell’Ufficio Tutela Animali, mentre agli operatori viene attribuito un ruolo prevalentemente esecutivo. Nella risposta inviata al sindacato, la dott.ssa Casarosa ha affermato che chi non condivide questa impostazione può assumersi la responsabilità delle proprie scelte, compresa quella di dimettersi, pur esprimendo al contempo l’auspicio di arrivare a una governance condivisa attraverso modalità propositive, positive e orientate al confronto. Il nuovo capitolato, entrato in vigore da marzo 2025, ha determinato un aumento della responsabilità diretta dell’Amministrazione comunale e del personale UTA, riducendo al contempo il ruolo operativo e decisionale degli operatori. Gli operatori del canile hanno sempre svolto un ruolo fondamentale nella gestione quotidiana della struttura. Oltre alle attività di pulizia ordinaria e straordinaria, manutenzione e somministrazione dei pasti, nel tempo si sono occupati anche della gestione dei volontari, dell’organizzazione di percorsi di educazione comportamentale per i cani ospitati, della formazione dei volontari e dell’accompagnamento nei percorsi di pre-adottivi e post-adottivi. Nonostante l’esperienza maturata e la conoscenza diretta degli animali e delle loro esigenze, nel nuovo assetto organizzativo il ruolo decisionale degli operatori risulta di fatto annullato. Di punto in bianco, con l’entrata in vigore del nuovo capitolato, è stato loro sottratto qualsiasi contributo alle scelte operative e alle valutazioni sui percorsi adottivi, cancellando nei fatti il riconoscimento di professionalità costruite negli anni di lavoro e di esperienza quotidiana nella gestione degli animali. Ciò che l’Amministrazione presenta come un valore aggiunto della nuova gestione rappresenta invece, per diversi aspetti, un arretramento, perché mortifica competenze consolidate, indebolisce la motivazione dei lavoratori e compromette il clima all’interno del luogo di lavoro. Chi lavora ogni giorno a contatto con gli animali possiede infatti una conoscenza diretta e insostituibile delle loro condizioni, dei loro comportamenti e dei loro percorsi di recupero: un patrimonio professionale che non c’è ragione di escludere dai processi decisionali condivisi in équipe, a prescindere dell’impostazione del capitolato Pur nel rispetto delle scelte organizzative adottate dall’Amministrazione con il nuovo capitolato, riteniamo doveroso sottolineare che da una governance pubblica ci si aspetta il rispetto della professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nel servizio, il riconoscimento delle competenze maturate e non la loro assoluta delegittimazione. Siamo consapevoli dell’importanza del ruolo svolto dai volontari e dalle associazioni che operano all’interno del canile. Tuttavia, tale contributo non deve tradursi in uno svilimento o in una marginalizzazione del ruolo di chi lavora quotidianamente nella struttura. Riteniamo inoltre necessario che ruoli e responsabilità delle nuove figure di riferimento siano definiti con maggiore chiarezza, così come le procedure operative. La presenza del veterinario comportamentalista e dell’educatore cinofilo dovrebbe essere garantita in modo continuativo, evitando interruzioni contrattuali o vuoti organizzativi nel servizio. Non è accettabile che gli operatori vengano limitati nella loro autonomia decisionale e, al tempo stesso, si trovino privi di una figura di riferimento stabile. Allo stesso modo, non è accettabile che, in una fase di transizione, le decisioni vengano assunte da un dirigente sulla base della consulenza gratuita di un professionista che non risulta ancora formalmente inserito nell’organico e con il quale gli operatori, che quotidianamente lavorano a contatto con i cani, non hanno un confronto diretto. Una governance pubblica non dovrebbe escludere il dialogo con tutti i soggetti coinvolti nell’appalto. Al contrario, dovrebbe riconoscere come valore aggiunto sia le professionalità costruite attraverso formazione ed esperienza pluriennale nel servizio, sia la capacità critica e il posizionamento etico rispetto a un tema delicato come quello della tutela, del rispetto e del recupero dell’animale, andando oltre visioni eccessivamente romantiche o superficiali del problema. USB invita la cooperativa Melograno a garantire la piena tutela dei propri dipendenti e a sostenerli nel rispetto delle competenze professionali maturate nel tempo. Allo stesso tempo, USB sollecita l’Amministrazione Comunale a rivedere entro i limiti consentiti l’attuale modello organizzativo, garantendo procedure operative chiare, condivise e trasparenti, e riconoscendo pienamente la professionalità, le competenze e il ruolo degli operatori che ogni giorno contribuiscono con il proprio lavoro a garantire il funzionamento del servizio e il benessere degli animali ospitati nella struttura.
L’idea che la vita possa nascere e prosperare lontano da qualsiasi stella sembra uscita da un romanzo di fantascienza. Eppure un nuovo studio internazionale suggerisce uno scenario sorprendente: lune simili alla Terra che orbitano attorno a pianeti vaganti potrebbero mantenere oceani di acqua...
Understanding IPOs An Initial Public Offering (IPO) is the significant undertaking by which a private company transitions into a public entity by offering its shares to the public for the first time. This process is crucial for companies as it provides an opportunity to raise capital needed to finance business expansion, settle debts, or allow […]
Sabato 14 marzo 2026, nel rione Pilastro di Bologna, Wu Ming 2 ha presentato il suo romanzo Mensaleri (Einaudi 2025), in dialogo con Roberto Panzacchi del Comitato Besta, al presidio contro il MuBa.
Il MuBa è il "Museo dei bambini", un progetto tanto fumoso nei contenuti quanto impattante sul verde e sul suolo del parco Mitilini-Moneta-Stefanini. Un progetto che la giunta Lepore-Clancy, la più ebbra di cemento e asfalto a memoria di vivente, vuole imporre con la forza, dopo uno dei soliti "percorsi partecipati" fittizi, quelli con cui si cerca di mascherare una politica autoritaria e deferente verso gli interessi delle lobby edilizie e infrastrutturali.
La presentazione ha toccato molti punti di convergenza tra il romanzo e le lotte ambientali in corso in città e non solo, poi è sfociata in un grande attacco psichico al cantiere. A officiare il rituale, le Sorelle e fratelli del libero spirito con la collaborazione dell'Associazione psicogeografica di Bologna (APB).
L'ओम् (Ōṁ) corale è risuonato per un quarto d'ora, forte e malaugurante per la controparte. Nella storia dei movimenti bolognesi l'attacco psichico ha una tradizione trentennale, e negli ultimi anni è stato decisivo nelle lotte in difesa del parco don Bosco, a S. Donato, e del giardino San Leonardo, in zona universitaria.
Durante il rituale è stato distribuito l'opuscolo dell'APB "Storia disinvolta degli attacchi psichici", tiratura limitata di 125 copie, non disponibile on line.
Europol ha disarticolato la piattaforma di phishing "Tycon", responsabile di oltre il 60% degli attacchi globali. Specializzata nel furto d'identità tramite l'intercettazione di cookie di sessione in tempo reale. #Europol #Phishing #Cybersecurity #FurtoIdentità #Tycon
The Debian project is pleased to announce the fourth update of its
stable distribution Debian 13 (codename trixie).
This point release mainly adds corrections for security issues,
along with a few adjustments for serious problems. Security advisories
have already been published separately and are referenced where available.
Sorprendente confronto sul consumo idrico: i golf club utilizzano ancora più acqua dei data center. Una prospettiva inaspettata sulla gestione delle risorse. #ConsumoIdrico #Golf #DataCenter #Sostenibilità #Ambiente
Ieri si è tenuto un presidio-volantinaggio del Coordinamento Antimilitarista Livornese a Livorno in Piazza S. Jacopo di fronte all’ingresso dell’Accademia Navale, di seguito il testo del volantino FERMIAMO LA GUERRA ORA! L’ITALIA È IN GUERRALa guerra divampa nel Golfo Persico. Il governo italiano è coinvolto fin da prima dello scoppio della guerra.Militari italiani sono presenti […]
13 March 2026 Unifont 17.0.04 is now available. This is a minor release aligned with Unicode 17.0.0.
This release notably includes separate BDF, PCF, and OpenType font files with 28,000+ Unicode T-source Chinese glyphs created by Kusanagi_Sans and Kao Chen-tung (高振東) in font files beginning with "unifont_t". Many other Chinese glyphs have been added. Also, font/Makefile has been reorganized for more efficient font file building. See the ChangeLog file for details.
Quando vi parlano di giustizia, pensate a Bruno Contrada, l’ex capo della Squadra mobile di Palermo stritolato da un ingranaggio che lo ha tenuto in croce per quarant’anni senza che le sue colpe fossero state mai accertate oltre ogni ragionevole dubbio. E se vi parlano di processo giusto o di equilibrio fra accusa e difesa, pensate a un uomo che, con tutta la sua storia, i suoi meriti e le tante medaglie appese al muro, è stato costretto per quarant’anni a salire e scendere le scale dei tribunali e delle Corti di appello, a inseguire la Cassazione e pure la Corte di giustizia europea ma è riuscito a ottenere un risarcimento che però non gli ha restituito l’onore e non ha neppure sancito la sua innocenza. E poi, per completare la vostra idea e i vostri convincimenti sulla fantastica giustizia italiana, pensate anche all’antimafia chiodata, al dire e non dire dei pentiti e alle tante “boiate pazzesche” montate per smascherare trame oscure e regie occulte, tavoli ovali e servizi deviati. Contrada, che al tempo delle stragi di mafia ha avuto la malasorte di diventare il numero tre del Sisde, è stato uno dei tanti investigatori sospettati di doppio gioco, presi e appesi all’albero della gogna e incriminati – tenacemente, testardamente – per complicità coi boss. Solo che, a differenza del generale Mario Mori e degli altri ufficiali dei Carabinieri colpiti dagli stessi furori giudiziari, non ha avuto nemmeno l’attenuante di una imputazione a piede libero. E’ finito immediatamente – siamo nel 1992 – dietro le sbarre del carcere militare di Boccea. Condannato in primo grado a dieci anni ma assolto in Appello, nel 2007 fu rispedito in galera dalla Cassazione con sentenza definitiva e non gli è bastata una vita per liberarsi dalle nefandezze che gli sono state attribuite. Morto giovedì scorso, all’età di 94 anni, si porta nella tomba i segni di una tortura che forse è stata più crudele di un ergastolo. Nel 2015 la Corte di giustizia europea ha riconosciuto che i processi a suo carico erano stati illegittimi perché all’epoca dei fatti il reato di concorso esterno in associazione mafiosa “non era sufficientemente chiaro” e ha costretto l’Italia a risarcirlo con 285 mila euro, pari – secondo una penosa contabilità – a 440 giorni di carcere e a 1.540 giorni di arresti domiciliari. Ma la sua carriera e la sua esistenza erano state già bruciate, sciolte nell’acido dei sospetti e delle umiliazioni. Pensate: gli avevano persino revocato la pensione di vicequestore.
Altro che calvario. Segnato a dito come un malacarne venduto alle cosche, era stato trascinato pure tra le maglie del processo sulla strage di via D’Amelio e accusato di avere sottratto, nell’inferno provocato dal tritolo mafioso, la misteriosissima agenda rossa dove il giudice Paolo Borsellino, straziato dall’esplosione, aveva annotato le tracce di un ipotetico patto scellerato tra i boss di Cosa nostra e alcuni apparati dello stato, ovviamente corrotti e deviati. Ma nel 2023 – altra amara consolazione – i giudici di Caltanissetta, quelli che da venticinque anni cercano di fare luce sui mandanti e i complici di quel terribile attentato, hanno scritto in sentenza che la presenza di Bruno Contrada in via D’Amelio era stata solo una invenzione nata dal caos delle prime indagini. Una bugia, insomma. Un’altra crosta infamante appiccicata gratuitamente alla sua pelle e alla sua immagine. Ma – e veniamo al punto – come è possibile, nell’Italia dello stato di diritto, finire in una trappola così intrigata e cespugliosa, in un martirio così lungo e impietoso? Chiedetelo a Gaspare Mutolo, un picciotto della sanguinaria cosca dei corleonesi, che Contrada aveva arrestato nel 1997 al ristorante “Il gabbiano” dopo un inseguimento rocambolesco lungo i viali e la spiaggia di Mondello. Quando ’Asparino, un killer cresciuto alla scuola criminale di Totò Riina, capisce che la sua pacchia di latitante è finita, non ci pensa su due volte e si offre all’antimafia come pentito “a disposizione”: pronto cioè per tutte le rivelazioni e per tutti i teoremi. E, manco a dirlo, come primo atto del suo ravvedimento firma un verbale con il quale scarica, sullo sbirro che l’aveva ammanettato, una raffica di rancori, di insinuazioni, di accuse vere e verosimili, comunque tutte da verificare.
Nel frattempo alla procura di Palermo prende piede, cresce e si afferma un nucleo di “magistrati coraggiosi”, tutti duri e puri, che oltre a ripulire la Sicilia di ogni violenza e di ogni collusione con la mafia vogliono anche e soprattutto riscrivere la storia d’Italia. E Contrada diventa l’anello ideale per legare le ipotesi investigative più fascinose e gli scenari più allettanti per il circo mediatico-giudiziario. Ha un passato nei servizi segreti e appartiene quindi alla famigerata “zona grigia”, quella sospesa tra legalità e illegalità. Le menti raffinatissime dell’antimafia non se lo lasciano sfuggire. Lo interrogano, lo spremono, lo sfregiano e lo trasformano nell’imputato perfetto, nel manovratore occulto di ogni mistero, di ogni intrigo, di ogni complicità e ogni trattativa, sotterranea e scellerata, tra uno stato corrotto e una cupola mafiosa che vuole appropriarsi della politica, dell’economia e, addirittura, delle istituzioni. Non smetteranno di perseguitarlo.
Ancora problemi nei piazzali della logistica auto del porto di Livorno. Dopo quanto successo negli appalti Mercurio oggi, dai piazzali Bertani, arriva la notizia della mancata stabilizzazione dei lavoratori impegnati nella movimentazione. Lo scorso anno i 67 operai, tra cui la stragrande maggioranza con anni e anni di anzianità, erano stati “traghettati” da una società in appalto con contratti a tempo indeterminato, ad una agenzia interinale con rapporto di lavoro di un anno. Tutto ciò grazie ad un accordo in deroga sottoscritto da alcune organizzazioni sindacali e fortemente contestato da USB. Il prefetto di Livorno, che aveva controfirmato l’accordo, si era fatto garante del monitoraggio di tale accordo che, tra le altre cose, prevedeva un breve periodo di prova per poi procedere alla definitiva stabilizzazione di tutti i lavoratori. Il 28 marzo scadranno i contratti di lavoro e l’azienda Bertani ha recentemente comunicato di voler mantenere contratti a termine addirittura, per alcuni, di soli 6 mesi. Una scelta grave ed inaccettabile. Nel piazzale Bertani, così come da noi denunciato, non c’è mai stata una vera e propria crisi ma la minaccia dei licenziamenti era servita solo per far accettare, alle istituzioni e ai lavoratori, l’introduzione di un’agenzia interinale. Dopo anni e anni di lavoro decine di operai si sono ritrovati senza neanche poter richiedere un prestito in banca o organizzare la propria vita. Per ultimo vogliamo segnalare un altro grave comportamento. A USB che rappresenta il 30% della forza lavoro è stato impedito di partecipare all’incontro in cui Bertani ha comunicato le proprie decisioni. L’unico sindacato che ha provato ad opporsi, da sempre, viene evidentemente considerato scomodo. A questo punto, chiediamo al Prefetto di Livorno, soggetto garante dell’accordo, di convocare le parti, prima della scadenza dei contratti. USB ha già formalizzato questa richiesta.
Su The Lancet Neurologyè stata pubblicata una revisione scientifica dedicata alle diete chetogeniche che riducono lecrisi epilettiche. La revisione è stata scritta da autori di due diverse realtà, l’Università del Colorado Anschutz e UT Southwestern Medical Center. I dati elaborati provengono da scoperte di laboratorio su pazienti reali, risultati di effetti positivi sulle crisi convulsive delle diete chetogeniche. Ricche di grassi e povere di carboidrati presentano queste tre caratteristiche positive: rafforzano i sistemi energetici cerebrali, riducono l’infiammazione e proteggono i neuroni.
Anna Figueroa è dottoressa in farmacia e autrice dello studio, commenta così la revisione: “Per anni, i medici hanno osservato che le diete chetogeniche riducono le crisi epilettiche nei pazienti che non rispondono ai farmaci, ma le prove a supporto sono sparse in studi di piccole dimensioni. E mentre gli scienziati hanno fatto progressi nella comprensione dell’efficacia della dieta, da queste scoperte sono emerse poche nuove terapie o ampi studi clinici“.
Emerge un limite nelle ricerche sulla dieta chetogenica per l’epilessia e riguarda gli adulti: pochi studi randomizzati, anche su effetti del metabolismo e dei farmaci anticonvulsivanti
Figueroa con gli altri autori hanno esaminato i meccanismi sottostantidelle diete chetogeniche che determinano gli effetti. Hanno individuato così l’efficacia clinica, la riduzione dei carboidrati unita alla valorizzazione del grasso buono forniscono un’energia stabile ed efficiente attraverso i chetoni. I neuroni iperattivi vengono stabilizzati e questo riduce il rischio di convulsioni.
I ricercatori volevano comprendere meglio i meccanismi biologici delle diete chetogeniche per individuare nuove terapie oppure sviluppare farmaci. Gli autori della revisione hanno trovato una lacuna importante nella ricerca. La maggior parte degli studi che collegano dieta chetogenica ed epilessia riguarda soprattutto i bambini.
Negli adulti le prove scientifiche sono ancora limitate. Solo negli ultimi cinque anni, quelli considerati dalla revisione, è stato condotto uno studio clinico randomizzatosu pazienti adulti con epilessia. Si considera questo aspetto: il metabolismo dei grassi con l’età cambia. In più, i pazienti adulti che usano per molto tempo farmaci anticonvulsivanti rischiano alterazioni epatiche che riducono l’efficacia o la tolleranza di una dieta chetogenica.
Jonathan Oladeji e Chioma Okora fanno ricerca e insegnano presso l’Università di Johannesburg, si occupano di edilizia, sostenibilità, finanza anche climatica e investimenti. Su The Conversation hanno raccontato le problematiche dell’odierna edilizia in Africa. Il continente viene spesso solo associato alla povertà o al sottosviluppo, in realtà è anche una delle aree di crescita urbana e demografica più rapida.
Entro il 2050, questi sono gli ultimi dati, la popolazione africana passerà da 1,5 miliardi a 2,4 miliardi di persone. La domanda di nuove abitazioni è in crescita già da oggi, dalle aree urbane arriva la richiesta complessiva di 50 milioni di case. La costruzione di nuovi alloggi è anche una sfida ambientale, l’industria edilizia è responsabile da sola del 39% delle emissioni globali di carbonio. Nell’intera filiera, soltanto la produzione di calcestruzzo produce l’8% dei gas serra mondiali.
Per l’Africa ci vogliono abitazioni ecologiche, progettate per consumare meno acqua ed energia e costruite con materiali naturali o riciclati. Il continente rappresenta un luogo ideale per questa sfida, accanto alla domanda di case c’è anche la richiesta di abitazioni sostenibili economicamente, dove è possibile consumare acqua ed energia ma senza bollette troppo elevate. In più anche la manutenzione ordinaria delle case deve essere favorevole.
Il Sudafrica è il case history da analizzare nei primi progetti ed esperimenti di edilizia green e città sostenibili: numeri, iniziative pubbliche e ONG che raccontano il divario ancora da colmare
I due autori hanno analizzato vent’anni di studi sul finanziamento dell’edilizia sostenibile. Dal 2003 al 2023, questo lungo periodo consente di confrontare il sostegno economico ai progetti di edilizia verde nel mondo. Dall’Europa all’Asia esistono numerosi progetti, strumenti finanziari e anche legislazioni dedicate alle città green. Tutte tengono conto di questi fattori: sviluppo, efficienza energetica e idrica, scelta dei materiali, costi iniziali e rischi legati ai cambiamenti climatici, oggi più che mai la vera incognita.
Le case ecologiche sono difficili da realizzare, in Africa le opportunità di finanziamento sono ancora limitate. A livello globale il divario è eccessivamente alto: 1,4 trilioni di dollari per l’edilizia abitativa accessibile. Il Sudafrica sta emergendo nel continente come paese dove ci si sta muovendo nella direzione delle abitazioni verdi. Alcune iniziative sono sostenute dalle istituzioni e anche da realtà non profit. L’International Finance Corporation è tra le realtà che studia e investe nell’edilizia green in Sudafrica.
Volete fare trekking, arrampicata, andare a funghi o andare per campi a raccogliere cardi mariani? Fate pure, ma preparatevi: secondo l'ultimo Decreto sicurezza rischiate fino a tre anni di reclusione se portate con voi un coltellino pieghevole con lama oltre i 5 centimetri a punta acuta e dotati di blocco. In pratica tutti i coltellini utilizzati da escursionisti, fungaioli o raccoglitori di piante selvatiche. Certo andare a funghi e a cardi mariani non è un obbligo imposto da nessuno. Non è però nemmeno un reato, non dovrebbe esserlo almeno. Eppure si rischia l'arresto. Raccoglierli con coltellini con la lama più corta, sempre che li troviate – la maggior parte ha lama che va dai 5,5 centimetri ai 6 – può essere complicato.
Per non parlare poi della diminuzione della sicurezza di camminatori e arrampicatori che introduce il Decreto sicurezza. A sottolinearlo è stato il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella: "Questi coltelli sono utilissimi per chi si muove nella natura e possono salvare vite". Ha spiegato: "Si può tagliare in caso di bisogno un laccio, intervenire sulla ferita dopo un morso di una vipera oppure liberare un capriolo rimasto ingarbugliato in un filo di recinzione elettrica dei pascoli. Infine, sono indispensabili per tagliare i funghi alla loro base per non danneggiare il micelio sotterraneo, che garantisce poi la ricrescita". Insomma "di certo non me lo porto dietro in montagna per fare l'assassino". Certo qualche caso di omicidi o serial killer montanari c'è stato nella storia dell'umanità, ma ai coltellini di solito hanno preferito accette, motoseghe o delle semplici pistole. Strano che nel Decreto sicurezza non abbiano pensato alle pistole. Forse perché, dicono alcuni membri della maggioranza, "l'autodifesa è sempre legittima"? Chissà.
Un'assurdità che avevano già segnalato Sergio Boccadruti e Carlo Stagnaro sul Foglio: "La vera perla riguarda i coltelli pieghevoli: divieto assoluto di portare fuori casa serramanici con lama da cinque centimetri se dotati di blocco lama, apertura a scatto o apribili con una mano. Include coltelli a farfalla e quelli occultati. Pena: uno-tre anni di reclusione. Il problema? Questa categoria include praticamente tutti i multitool moderni (coltellini svizzeri) con pinze e cacciaviti, strumenti comuni da lavoro o campeggio. Persino molti cutter da cantiere hanno lama pieghevole con blocco. Migliaia di persone, inclusi professionisti ed escursionisti della domenica, rischiano di avere uno strumento criminale in tasca semplicemente lavorando o passeggiando in montagna"
L'assessora a Edilizia abitativa, Sicurezza e prevenzione della violenza della Provincia autonoma di Bolzano, ha annunciato, in un post su Facebook, di voler interloquire con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per esaminare l’attuazione della legge, perché "la lotta contro la violenza con coltelli è necessaria e giusta ma non deve andare a discapito dei cittadini onesti. Chi indossa abiti tradizionali (tipo gli Schützen, i membri di associazioni che si ispirano alle tradizioni dei bersaglieri tirolesi, che portano attaccati alla cintura un coltello e una forchetta ndr), fa escursioni, raccoglie funghi o va a caccia e porta con sé coltelli non deve essere punito per questo. Il relativo paragrafo del decreto deve essere modificato". Un ragionamento sensato, al contrario di quello nel paragrafo successivo: "Lo sappiamo: la violenza da coltello si verifica in gran parte degli autori di migranti nel corso della #migrazionedimassa e quindi è violenza in gran parte importata".
In Südtirol sono però anche gli artigiani e gli agricoltori a protestare. Molti di loro utilizzano coltelli per lavoro e non possono non portarli con sé. Eppure, nonostante questo, la Provincia autonoma di Bolzano e più in generale il Trentino-Alto Adige – è una delle province più sicure d'Italia. Nell'indice di criminalità 2024 del Sole 24 Ore (basato sui dati del ministero dell'Interno relativi al 2023), Bolzano si colloca al 54esimo posto su 107 province, mentre Trento all'88esimo. E in Molise c'è addirittura un paese che potrebbe fallire: Frosolone (Isernia). Qui Antonio Gurrado ne raccontava la storia.
La sintesi perfetta l'ha data all'Ansa il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella: "Ancora una volta si decidono delle cose, senza saperle e senza ascoltare gli esperti". E ha aggiunto: "Capisco il divieto per i ragazzi a scuola, è fuori discussione. Ancora una volta il legislatore esagera, come è successo con l'obbligo di portare con sé la pala e l'Arva quando si va con le ciaspole. Per determinate gite e condizioni meteorologiche è semplicemente ridicolo metterli nello zaino, ma - in via teorica - potrei essere multato se non lo faccio".
Il termine multitasking intende la capacità di saper svolgere più attività contemporaneamente senza ridurre l’efficienza. Viene considerata un’abilità importante tanto sul lavoro quanto nella vita quotidiana. Il multitasking è soggetto a dibattiti e controversie, c’è chi lo ritiene possibile e chi inumano; sul lavoro alcuni lo accusano di favorire lo stress, superficiale o nascosto, altri invece lo ritengono frutto di tante soft skills apprese.
Alcune nuove ricerche si concentrano invece sui limiti del cervello umano nella capacità di gestire più compiti in uno stesso momento. La Martin Luther University di Halle-Wittenberg ha condotto uno studio sperimentale dedicato. La domanda di partenza è: “il multitasking può essere realmente allenato?”. Nella psicologia cognitiva si parla di Virtually Perfect Time Sharing, è la capacità di eseguire due compiti contemporaneamente senza errori o quasi. Punta alla perfezione oltre che all’efficienza, ed è un obiettivo importante nel lavoro quanto l’avere anche un piano B o più per le emergenze.
Nella psicologia del lavoro e cognitiva si era convinti, anche con prove, della capacità del cervello di poter elaborare più informazioni parallele. Queste sono le parole del ricercatore Torsten Schubert: “Questo fenomeno, noto come Virtually Perfect Time Sharing, è stato a lungo considerato un’indicazione di una reale elaborazione parallela nel cervello e la prova che il nostro cervello è capace di multitasking illimitato“.
Il Virtually Perfect Time Sharing messo alla prova: un esperimento sul multitasking mostra l’importanza di soft skills più flessibili e profonde, attente a metodo, adattamento e problem solving
I ricercatori hanno voluto verificare con un nuovo esperimento la capacità multitasking del cervello. Nell’esperimento i partecipanti dovevano svolgere due attività coinvolgendo sensi diversi. Con la mano destra dovevano indicare rapidamente la dimensione di un cerchio mostrato sullo schermo, nello stesso istante ascoltavano un suono e dovevano dire se fosse alto, medio o basso. Questo esercizio è stato ripetuto per due settimane, gli studiosi misuravano la velocità di risposta e anche il numero di errori.
L’esperimento ha dimostrato soprattutto una cosa: lapratica migliora le prestazioni. I partecipanti, giorno dopo giorno, diventavano più veloci, precisi e anche coordinati. Gli scienziati hanno modificato leggermente sequenze e ritmo delle prove, aumentavano gli errori e peggioravano anche le prestazioni. Nel lavoro come nello sport o nello studio, gli imprevisti sono considerati anche all’ordine del giorno e viene allenata la capacità di problem solving. Il cervello non esegue veramente le attività in parallelo ma attiva dei processiche permettono di eseguire più azioni in uno stesso momento.
Google sta lavorando a un cambiamento importante nel funzionamento interno di Android. L’azienda ha annunciato l’introduzione della tecnologia AutoFDO nel kernel del sistema operativo, con l’obiettivo di migliorare prestazioni ed efficienza energetica degli smartphone.
Anche se i miglioramenti numerici sembrano piccoli, l’ottimizzazione riguarda il livello più profondo del sistema, quello che gestisce processore, memoria e comunicazione tra hardware e software.
Android impara dalle tue abitudini
Tradizionalmente Android utilizza un compilatore che ottimizza il sistema operativo basandosi su ipotesi generiche su come verrà utilizzato il dispositivo. Con AutoFDO il processo cambia completamente.
Il sistema analizza come le persone utilizzano realmente il telefono. Gli ingegneri di Google eseguono le app più popolari e studiano quali parti del sistema vengono usate più frequentemente. Successivamente ricompilano il kernel affinché queste operazioni vengano eseguite nel modo più efficiente possibile.
In pratica, Android viene “allenato” a dare priorità alle attività che gli utenti svolgono più spesso: aprire applicazioni, passare da un’app all’altra o eseguire funzioni di sistema.
Il risultato è un sistema operativo più ottimizzato per l’uso reale, piuttosto che per scenari teorici.
Piccoli numeri, grande impatto
Nei primi test interni, Google ha registrato miglioramenti concreti. Le applicazioni si aprono circa il 4,3% più velocemente quando vengono lanciate da zero, mentre l’avvio del dispositivo può risultare circa il 2,1% più rapido.
A prima vista queste percentuali possono sembrare modeste, ma quando riguardano il kernel – il cuore del sistema operativo – possono influenzare l’intera esperienza d’uso. Il kernel gestisce infatti una parte enorme delle operazioni del telefono e rappresenta circa il 40% dell’utilizzo della CPU nei dispositivi Android.
Ottimizzare questo livello significa rendere tutto il sistema più reattivo: interfaccia più fluida, passaggi tra app più rapidi e minore lavoro per il processore.
Un altro vantaggio riguarda la batteria. Se il processore lavora meno per eseguire le stesse operazioni, il consumo energetico può diminuire e contribuire a una maggiore autonomia dello smartphone.
Google ha confermato che AutoFDO verrà integrato nei kernel utilizzati da Android 15, Android 16 e dalle versioni future del sistema operativo. In teoria questo significa che molti dispositivi, dai modelli economici ai flagship, potrebbero beneficiare di un’esperienza leggermente più veloce senza bisogno di hardware più potente. Insomma, per entry-level e mid-range sarà una piccola rivoluzione: Android viaggerà alla velocità della luce anche sugli smartphone meno sofisticati.
Dopo tre anni di assenza nel segmento dei notebook a marchio proprio, Xiaomi prepara il ritorno con il nuovo Xiaomi Book Pro 14, un portatile ultraleggero pensato per coniugare design premium, peso ridotto e prestazioni elevate grazie ai più recenti processori Intel Core Ultra. Il dispositivo è stato anticipato da alcune immagini teaser in vista del lancio ufficiale in Cina.
Design ultraleggero
Il nuovo Xiaomi Book Pro 14 punta molto su materiali avanzati e una costruzione raffinata. Il laptop utilizza un corpo unibody in lega di magnesio pressofusa, abbinato a una scocca inferiore in fibra di carbonio ad alta resistenza. Questa combinazione consente di ottenere un telaio robusto ma estremamente leggero.
Secondo l’azienda, anche la struttura interna della tastiera è stata rivista con una piastra di supporto in lega di titanio più leggera, scelta progettuale che contribuisce ulteriormente alla riduzione del peso complessivo. Il risultato è sorprendente: il notebook pesa solo 1,08 kg, rendendolo uno dei portatili da 14 pollici più leggeri della sua categoria.
Dal punto di vista estetico, Xiaomi ha optato per un design minimalista e sottile con finitura metallica uniforme. Il dispositivo sarà disponibile in tre colorazioni: Soft Fog Blue, White ed Elegant Gray. L’aspetto generale è pulito e moderno, con linee sottili che ricordano l’approccio stilistico già visto negli ultimi ultrabook premium.
Prestazioni con Intel Core Ultra
Sul fronte hardware, il laptop sarà equipaggiato con il nuovo processore Intel Core Ultra X7 358H, una soluzione ad alte prestazioni con architettura a 16 core organizzati in configurazione 4 + 8 + 4. Il chip può raggiungere frequenze fino a 4,8 GHz, integra 18 MB di cache L3 e una GPU integrata Intel Radiant B390, pensata per migliorare le capacità grafiche e l’elaborazione AI.
Per mantenere stabile il rendimento del processore, Xiaomi ha integrato un sistema di raffreddamento avanzato con camera di vapore da 10.000 mm², accompagnata da una ventola silenziosa ad alta velocità e da un sistema di flusso d’aria tridimensionale. L’azienda afferma che questa soluzione consente al notebook di sostenere fino a 50 W di potenza continuativa, un dato rilevante per un dispositivo così sottile.
Secondo indiscrezioni precedenti, il portatile potrebbe essere disponibile anche con il processore Intel Core Ultra 5 325, costruito con il processo produttivo 18A di Intel. Questo chip utilizza una configurazione 8 core (4P + 4LPE) con 8 thread e può raggiungere velocità fino a 4,5 GHz.
Per quanto riguarda memoria e archiviazione, Xiaomi dovrebbe offrire configurazioni con 24 GB di RAM e SSD da 1 TB, oltre a una variante più avanzata con 32 GB di RAM e lo stesso storage da 1 TB. Il display sarà un pannello da 14 pollici, coerente con la filosofia ultrabook della serie. Il debutto è atteso in Cina nelle prossime settimane, ma nulla esclude che possa arrivare anche sul mercato internazionale.
Xiaomi è in fermento: recentemente ha presentato il suo robot aspirapolvere più potente di sempre. Mentre è entrato nei radar dei leaker un misterioso top di gamma dalle prestazioni ‘ultra’. Quando arriva?
Minuscoli cristalli dizircone provenienti da antiche sabbie costiere possono aiutare un team di ricercatori universitari a ricostruire la storia di alcuni paesaggi terrestri. Lo studio è della Curtin University, il minerale è estremamente resistente e conserva al suo interno tracce dikripton. È un gas raro prodotto in un passato preistorico della Terra, quando la sua superficie agli albori fu colpita da raggi cosmici.
Questo gas intrappolato nei cristalli può essere utilizzato per determinare l’età di alcuni sedimenti del sottosuolo. La ricerca è stata guidata da un team internazionale, a cui hanno collaborato anche studiosi tedeschi di Gottinga e Colonia. Gli zirconi, oltre a essere un minerale molto antico, resistono agli agenti atmosferici e all’erosione.
Mentre altre pietre tendono con il tempo a svanire diventando polvere, lo zircone sopravvive sotto forma di cristalli molto longevi. Vengono trasportati dai fiumi, si ritrovano sia sulle coste quanto nei sedimenti. Tra spostamenti ed età effettiva conservano informazioni geologiche ma anche atmosferiche importanti.
Che cosa racconta il kripton cosmogenico conservato nei minuscoli cristalli antichi sui fondali terrestri longevi, i paesaggi con segni di erosione millenaria e il clima in evoluzione?
Il kripton cosmogenico consente di stimare la durata dell’esposizione dei sedimenti in superficie. Significa che queste tracce del passato terrestre hanno avuto lunga vita fuori dal sottosuolo, eventi da ricostruire li hanno poi sepolti per secoli. Il nuovometodo di analisi dei materiali consente di ricostruire i ritmi di erosione dei paesaggi, diverse altre evoluzioni in tempi geologici molto lunghi. “La storia del nostro pianeta dimostra che il clima e le forze tettoniche possono controllare il comportamento dei paesaggi su scale temporali molto lunghe“, ha dichiarato il ricercatore Maximilian Dröllner.
L’interno dei cristalli può far ricostruire anche la distribuzione delle risorse naturali, le evoluzioni tettoniche, i lunghi periodi di sedimentazione, anche di minerali sfruttabili dall’uomo. Ed entra anche il clima, ogni cambiamento ed evoluzione è conservato dall’aspetto chimico e fisico dei cristalli di zircone e delle sabbie dove erano conservate. Queste sono le parole del coautore Milo Barham: “Il clima non influenza solo gli ecosistemi e i modelli meteorologici, ma controlla anche dove finiscono le risorse minerarie e quanto diventano accessibili“.
Bruno Contrada è morto a 94 anni. Nato a Napoli il 2 settembre 1931, era stato capo della Squadra mobile di Palermo e numero tre del Sisde negli anni più sanguinosi della guerra di mafia. La sua vicenda giudiziaria – iniziata con l'arresto alla vigilia di Natale del 1992 e conclusa, in un certo senso, soltanto con la morte – è diventata emblema di uno dei capitoli più controversi della storia giudiziaria italiana.
Condannato in via definitiva nel 2007 a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa, Contrada aveva trascorso anni tra carcere e domiciliari, in condizioni di salute sempre più precarie, prima che nell'aprile del 2015 la Corte europea dei diritti dell'uomo stabilisse che il reato per cui era stato condannato non era, all'epoca dei fatti contestati, "sufficientemente chiaro e prevedibile". Nel 2017 la Cassazione ne dichiarò la sentenza "ineseguibile e improduttiva di effetti penali". Poi arrivò il risarcimento per ingiusta detenzione, prima fissato dalla Corte d'appello di Palermo in 667mila euro, poi ridotto dalla Cassazione a 285mila. "Non c'è somma che possa riparare il male che mi è stato fatto", aveva detto lui.
"Sono frastornato, non direi sollevato", raccontò al Foglio nel luglio del 2017, poco dopo la sentenza della Cassazione. "Mi hanno devastato la vita, di che cosa dovrei rallegrarmi?". Raccontò dell'arresto all'alba del 24 dicembre, davanti alla moglie Adriana e al figlio poliziotto; del carcere militare di Palermo riaperto apposta per lui, dove era rimasto unico detenuto con venticinque guardie a sorvegliarlo; del cancello blindato che sbatteva ogni sera. "Ancora oggi, se sento una porta blindata che batte o un cancello che stride, sono sopraffatto dall'angoscia".
Giuliano Ferrara lo aveva paragonato a Joseph K., l'eroe kafkiano che "doveva aver fatto qualcosa perché una mattina fu tratto in arresto".
Indro Montanelli, nel suo libro sull'Italia di Berlusconi scritto con Mario Cervi, aveva sollevato la questione nei termini che ancora oggi restano i più lucidi: si possono applicare agli uomini che lavorano nelle fogne del crimine le stesse regole morali che valgono per i comuni cittadini? E comunque, aveva scritto, "una carcerazione preventiva che duri quanto quella inflitta a Contrada è una barbarie indegna di un paese che pretende d'essere la culla del diritto."
Quando nel giugno del 2023 la Cassazione confermò definitivamente il suo diritto al risarcimento, rigettando i ricorsi della procura generale di Palermo e del ministero dell'Economia – che avevano avuto, scrisse il Foglio, "persino la protervia di opporsi" – nessuno si scusò. I giornali che per anni lo avevano dipinto come un'ombra malvagia sulla Sicilia delle stragi tacquero, o peggio. All'epoca Contrada aveva 91 anni, e aveva detto che avrebbe voluto una Finanziaria per essere risarcito davvero, ma era una battuta soffocata dall'amarezza.
Muore da incensurato, come aveva sempre voluto. "Presto o tardi passerò all'altro mondo", disse, "e lo farò da incensurato, con un casellario giudiziale intonso, come si addice a un onesto servitore dello stato. A futura memoria." Se la memoria ha un futuro.
Il mercato degli smartphone sta affrontando un forte aumento dei costi dei componenti, in particolare della memoria. Con i prezzi della RAM in crescita – un singolo gigabyte di DDR5 può arrivare a costare tra 13 e 18 dollari – molti produttori stanno riducendo alcune specifiche per mantenere margini di profitto sostenibili.
Secondo nuove indiscrezioni, però, almeno un produttore potrebbe prendere la strada opposta e lanciare uno smartphone estremamente potente, con alcune delle tecnologie più avanzate disponibili nel settore mobile.
Le informazioni arrivano dal noto leaker Digital Chat Station, che su Weibo ha suggerito l’esistenza di un dispositivo in fase di test con caratteristiche hardware di altissimo livello.
Specifiche da record
Secondo il leak, il dispositivo potrebbe integrare 16 GB di RAM LPDDR6, uno standard di memoria di nuova generazione che dovrebbe offrire velocità più elevate e maggiore efficienza energetica rispetto alle attuali LPDDR5 e LPDDR5X.
A questo si aggiungerebbe uno spazio di archiviazione estremamente generoso: 1 TB di memoria UFS 5.0, tecnologia che promette prestazioni nettamente superiori alle attuali UFS 4.0 utilizzate nei flagship moderni.
Il cuore del dispositivo sarebbe il futuro chip di punta di Qualcomm, indicato nel leak come Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro (successore dell’attuale chip top). Questo processore dovrebbe rappresentare una nuova evoluzione della piattaforma Snapdragon di fascia alta, progettata per offrire prestazioni elevate sia in ambito gaming sia nelle applicazioni basate su intelligenza artificiale.
Se queste specifiche venissero confermate, il dispositivo potrebbe diventare uno degli smartphone più potenti mai realizzati.
Possibile candidato: Xiaomi 18 Ultra?
Il leak non menziona esplicitamente quale azienda stia sviluppando questo smartphone, ma diversi commentatori ritengono che il candidato più probabile sia il futuro Xiaomi 18 Ultra, il prossimo modello di punta della gamma di Xiaomi atteso per fine 2026 o inizio 2027.
La serie Ultra di Xiaomi è infatti spesso utilizzata come vetrina tecnologica per introdurre componenti di ultima generazione, soprattutto nel comparto fotografico e nelle prestazioni hardware.
Considerato che la crisi dei prezzi delle memorie sta portando molti produttori a giocare al risparmio, una bestia da 16GB+1TB (RAM LPDDR6 e storage UFS 5.0) potrebbe fare decisamente la differenza.
Una grave vulnerabilità scoperta nei processori di MediaTek potrebbe mettere a rischio milioni di smartphone Android. I ricercatori del team di sicurezza Ledger Donjon hanno dimostrato come sia possibile accedere ai dati protetti di alcuni dispositivi in meno di un minuto, senza nemmeno avviare il sistema operativo.
L’exploit è stato mostrato utilizzando il CMF Phone 1 di Nothing, uno smartphone basato su chip MediaTek. Collegando il telefono a un computer, i ricercatori sono riusciti a compromettere il sistema di sicurezza del dispositivo in circa 45 secondi.
Secondo quanto spiegato dal CTO di Ledger, Charles Guillemet, l’attacco permette di recuperare il PIN del dispositivo, decifrare l’archiviazione interna e persino estrarre le chiavi di recupero dei portafogli di criptovalute memorizzati nello smartphone.
Attacco senza avviare Android
Il problema riguarda l’architettura di sicurezza utilizzata in molti smartphone con chip MediaTek che integrano l’ambiente protetto sviluppato da Trustonic, noto come Trusted Execution Environment (TEE).
Questo ambiente è progettato per isolare dati sensibili come PIN, credenziali e chiavi crittografiche dal resto del sistema. Tuttavia, secondo i ricercatori, l’implementazione presente su alcuni dispositivi consente un attacco diretto al livello hardware.
Una volta collegato lo smartphone a un computer, l’exploit può recuperare automaticamente il codice PIN e accedere allo storage criptato del dispositivo. Tra i dati più sensibili che possono essere estratti ci sono anche le seed phrase, ovvero le chiavi principali che consentono di recuperare un portafoglio di criptovalute.
Queste informazioni rappresentano un obiettivo particolarmente prezioso per eventuali attaccanti, poiché permettono il controllo completo dei fondi associati ai wallet digitali.
Secondo Guillemet, il problema evidenzia una differenza fondamentale tra i chip generici e le soluzioni di sicurezza dedicate. “I chip general-purpose sono progettati per la comodità, mentre i Secure Element sono progettati per proteggere le chiavi crittografiche”, ha spiegato.
Patch già distribuite ai produttori
La vulnerabilità è stata registrata con il codice CVE-2026-20435. Il team Donjon ha seguito la procedura di divulgazione responsabile e ha segnalato il problema a MediaTek prima della pubblicazione dei risultati.
Il produttore di chip ha confermato di aver distribuito una correzione ai produttori di smartphone il 5 gennaio 2026. Questo significa che gli aggiornamenti di sicurezza dovrebbero essere rilasciati attraverso le patch software dei singoli produttori.
I processori MediaTek sono utilizzati in milioni di dispositivi Android, inclusi modelli di marchi come OPPO, vivo, OnePlus e Samsung. Non è ancora chiaro se la vulnerabilità sia stata sfruttata attivamente da criminali informatici.
Apple ha distribuito nuovi aggiornamenti software destinati agli iPhone e iPad più datati che non possono installare le versioni più recenti del sistema operativo. Si tratta di iOS 15.8.7 e iOS 16.7.15, aggiornamenti pensati principalmente per correggere vulnerabilità di sicurezza e bug critici.
Le nuove versioni arrivano per mantenere protetti milioni di dispositivi ancora in uso ma esclusi dagli aggiornamenti principali di iOS.
Aggiornamenti per iPhone più vecchi
Gli aggiornamenti riguardano diversi modelli storici della linea iPhone. In particolare, iOS 16.7.15 è stato rilasciato per dispositivi che non possono aggiornarsi a iOS 17, tra cui iPhone X, iPhone 8 e iPhone 8 Plus, lanciati nel 2017.
Per i modelli ancora più vecchi è disponibile invece iOS 15.8.7, destinato a smartphone come iPhone SE, iPhone 7 e iPhone 6s, che non supportano iOS 16.
Anche alcuni iPad ricevono aggiornamenti simili. Tra questi ci sono il iPad, l’iPad Pro e l’iPad Pro. Per modelli come iPad Air 2 e iPad mini 4 è invece previsto l’aggiornamento iPadOS 15.8.7.
Questi update non introducono nuove funzionalità, ma includono correzioni di sicurezza importanti che Apple raccomanda di installare immediatamente.
Il rischio malware
Uno dei motivi dietro questi aggiornamenti potrebbe essere la scoperta di un nuovo exploit kit chiamato Coruna, individuato dal Google Threat Intelligence Group. Questo kit di attacco è progettato per sfruttare vulnerabilità presenti in varie versioni di iOS, comprese quelle rilasciate tra il 2019 e il 2023.
Il metodo di attacco è relativamente semplice: basta visitare un sito web infetto, spesso camuffato da piattaforma di criptovalute o da sito di scommesse. Il malware identifica il modello di iPhone e la versione del sistema operativo per scegliere l’exploit più efficace.
Una volta installato, il software può cercare informazioni sensibili sul dispositivo. Tra le sue capacità c’è l’analisi di messaggi e documenti alla ricerca di parole chiave come “conto bancario”, ma anche la scansione delle immagini tramite tecnologia OCR per leggere il testo contenuto nelle foto.
In questo modo gli hacker possono individuare credenziali bancarie, password o altri dati personali e tentare di accedere ai conti online delle vittime.
Per difendersi da attacchi avanzati, Apple ha introdotto anche la modalità Lockdown, una funzione di sicurezza estrema che limita alcune funzioni del dispositivo per ridurre le superfici di attacco.
Per installare gli aggiornamenti è sufficiente andare in Impostazioni > Generali > Aggiornamento Software e seguire le istruzioni.
In questa puntata Andrea e Gabriele, con Claudio, parlano di come il cybercrime stia diventando sempre più “as-a-service”: dal mega takedown di Tycoon 2FA (phishing che ruba session cookie in real time e aggira la multifactor) fino al caso Paragon/Graphite e allo spyware su iPhone. Poi si passa all’AI: report di Anthropic sul lavoro (meno apocalisse, più gap tra teoria e pratica), costi reali, “brain rot” nei C-level e cosa significa per junior dev e aziende che vogliono farsi guidare da agent.
Table of Contents:
- Fake news “data center vs golf club”: chi consuma davvero più acqua?
- Tycoon 2FA: cos’è e perché contava una fetta enorme del phishing globale
- MFA bypass via proxy + furto cookie di sessione in real time
- Differenze con Evilginx: modello “SaaS” plug-and-play e scala “corporate”
- Operazione Europol: takedown e collaborazione pubblico-privato
- Spyware Paragon/Graphite: conferme Citizen Lab sul caso Cancellato
- iPhone, iMessage/image processing e perché il CVSS spesso racconta poco
- Timeline e ipotesi: cosa implica l’infezione nella notte del 14 dicembre
- Report Anthropic: impatto reale dell’AI sul lavoro vs capacità “teoriche”
- Regulations e freni pratici (esempio: sanità) vs hype da “licenziamenti subito”
- Restructuring e rischi operativi (team ridotti + agent in produzione)
- Costi dell’AI: inferenza vs capex/hardware e sostenibilità delle subscription
- “C-level AI brain rot”: decisioni strategiche delegate al modello
- Junior dev e formazione: barriere all’ingresso, aziende e fuga dai corsi
- Claude su Firefox: 100+ vuln trovate e perché exploitare costa molto di più
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Dopo anni di indiscrezioni, il primo iPhone pieghevole di Apple continua a prendere forma. Nuovi dettagli rivelano come l’azienda stia ripensando l’esperienza di iOS per adattarla a un dispositivo con schermo pieghevole, con un’interfaccia che ricorda quella degli iPad e importanti cambiamenti nel design delle fotocamere. Il dispositivo potrebbe rappresentare il progetto più innovativo della linea iPhone degli ultimi anni.
iOS ripensato
Secondo le ultime indiscrezioni, Apple non porterà semplicemente iPadOS sul nuovo telefono pieghevole. L’azienda starebbe invece modificando direttamente iOS per sfruttare al meglio il grande display interno.
L’idea è trasformare l’esperienza del foldable in qualcosa di simile a un iPad quando il dispositivo è aperto. Le applicazioni iOS verranno aggiornate con layout più ampi e barre laterali, una soluzione già tipica delle app su tablet. Questa interfaccia comparirà solo sullo schermo interno del dispositivo.
Quando invece il telefono è chiuso e si utilizza il display esterno, le app continueranno a funzionare come su un iPhone tradizionale. In altre parole, il dispositivo offrirà due esperienze diverse a seconda della modalità d’uso.
Apple introdurrà anche il multitasking con app affiancate, permettendo di utilizzare due applicazioni contemporaneamente sul grande schermo interno. Tuttavia l’azienda non adotterà il sistema multitasking più complesso presente sugli iPad. L’obiettivo sembra essere un equilibrio tra produttività e semplicità, mantenendo l’esperienza iPhone immediata e intuitiva.
Il design del primo iPhone pieghevole includerà alcune scelte tecniche molto precise. Apple avrebbe inizialmente testato una fotocamera sotto il display per lo schermo interno, ma la qualità fotografica non avrebbe soddisfatto gli standard dell’azienda.
Per questo motivo si sarebbe optato per una fotocamera frontale con foro nel display (punch-hole), una soluzione già adottata su molti smartphone pieghevoli, ma mai vista prima su un device Apple. Anche lo schermo esterno avrà un foro per la camera frontale. Nonostante la scomparsa del classico ritaglio, l’interfaccia continuerà a utilizzare un’area dinamica simile alla Dynamic Island per notifiche e controlli rapidi.
Sul retro il dispositivo dovrebbe integrare solo due fotocamere, con un modulo più sottile che ricorda quello visto su modelli più minimalisti della linea iPhone.
Un’altra novità riguarda l’autenticazione biometrica. A causa dello chassis estremamente sottile, Apple avrebbe deciso di rinunciare al Face ID. Al suo posto tornerà il sensore Touch ID integrato nel pulsante laterale.
Piega quasi invisibile
Uno dei motivi per cui Apple ha impiegato così tanto tempo prima di entrare nel mercato dei pieghevoli riguarda la durabilità e la piega del display. L’azienda avrebbe voluto eliminare completamente il segno centrale dello schermo, ma questo obiettivo non sarebbe stato ancora raggiunto.
Secondo le ultime informazioni, però, il nuovo pannello pieghevole utilizzerà una tecnologia molto avanzata con una piega più piatta e meno visibile rispetto a molti foldable cinesi (Samsung ci ha già dato un assaggio). Il risultato dovrebbe offrire un’esperienza migliore soprattutto per la visione di film e video.
Il dispositivo utilizzerà inoltre una cerniera particolarmente resistente, progettata per garantire una lunga durata nel tempo anche dopo migliaia di aperture. Prezzo? Si parla di minimo 2.000 euro
Nella giornata di ieri, nel porto di Piombino una nave del Ministero della Difesa ha scaricato una enorme quantità di materiale bellico, decine di mezzi militari e container contenenti, probabilmente, esplosivo.
Oltre il danno del rigassificatore, Piombino è stata trasformata in un vero e proprio HUB del traffico di armi. Questa volta sono stati coinvolti dei lavoratori della acciaieria JSW e della Piombino Logistics, dato che una parte del materiale bellico è stata trasportata all’interno dello stabilimento siderurgico e caricata su rotaia su un treno merci che sembra destinato ad arrivare alla stazione di Palmanova in Friuli Venezia Giulia per poi essere imbarcata dal porto di Monfalcone.
USB, non appena ricevuta notizia e in tempi strettissimi, ha proceduto a proclamare lo sciopero specifico per il carico, scarico e trasporto di armamenti per tutti i lavoratori coinvolti della JSW e per i macchinisti di Mercitialia (società cargo del Gruppo FSI) per permettere ai lavoratori di potersi rifiutarei di movimentare il carico di morte. Perché per noi è inaccettabile che si decida di militarizzare porti, fabbriche e la stessa rete ferroviaria italiana per alimentare le politiche di riarmo e di guerra del nostro paese.
Con le federazioni di Livorno e di Pisa e altri militanti dei movimenti siamo in presidio di protesta presso la stazione di Livorno Calambrone per esprimere la nostra contrarietà all’ennesimo carico di morte che transita nel nostro territorio.
Il treno ha accumulato un fortissimo ritardo ed è stato deviato in un altro percorso per evitare i presidi. Alla stazione di Pisa movimenti contro la guerra, attivisti e lavoratori hanno bloccato il treno per oltre 4 ore e poi è stato fatto tornare indietro.
Invitiamo tutti e tutte i compagni a fare lo stesso durante il tragitto che questo treno percorrerà fino probabilmente al porto di Monfalcone per essere imbarcato vero qualche teatro di guerra.
Bisogna opporsi al riarmo e alla guerra; non saranno i lavoratori e le lavoratrici a pagare il prezzo!
Il piano di riarmo da 800 mld € e il piano di militarizzazione dei porti e delle infrastrutture strategiche da 100 mld €, entrambi lanciati dalla Commissione UE, ci conducono alla guerra, all’impoverimento dei nostri salari e alla perdita di servizi pubblici.
In 8 giorni di aggressione da parte di Israele e degli USA l’unica cosa che vediamo è il rincaro immediato dei prezzi di carburanti, energia e beni di prima necessità, cosa che sta riportando al centro una questione riguardante direttamente l’economia reale e la tenuta sociale del Paese.
Abbiamo già pagato di tasca nostra l’impennata inflattiva della guerra in Ucraina, con un potere d’acquisto dei nostri salari diminuito dell’8/10%; non possiamo permetterci un’altra fase di aumento dei prezzi che rischia di diminuire ulteriormente il potere d’acquisto dei lavoratori e di colpire duramente il sistema produttivo. Tutto questo mentre l’apparato produttivo è già attraversato da crisi industriali, ristrutturazioni e processi di dismissione che stanno colpendo interi settori strategici.
Fermare i transiti di morte e scioperare contro le armi significa lottare per la pace e per le proprie condizioni di lavoro!
Il cuore dopo un infarto può essere rigenerato grazie a un meccanismo ormonale. È la scoperta di un importante studio condotto anche da ricercatori italiani. L’Università di Bologna, l’IRCCS Policlinico Sant’Orsola e altre realtà scientifiche hanno scoperto una capacità naturale di autoriparazione cardiaca. Si può sfruttare per creare dei farmaci su misura che curano e ripristinano le funzionalità dopo una crisi. Lo studio coordinato è stato pubblicato sulla rivista Nature Cardiovascular Research e rappresenta un punto di arrivo importante nella medicina salvavita.
La ricerca nasce in un contesto multi-specializzazione, ovvero quando il cuore è sottoposto a difficoltà da altre patologie, ad esempio il cancro. Alcuni trattamenti rendono l’apparato cardiaco più vulnerabile e sensibile a infarto e miocardite. I cardiomiociti diventano più deboli: sono le cellule muscolari responsabili del pompaggio del cuore, quello che tutti sentiamo come battito.
La scoperta delle capacità rigenerative del cuore si deve ai neonati, nei mammiferi esistono i cardiomiociti, cellule speciali che agiscono con proteine, citochine e ormoni nella prima crescita
Quando queste cellule muscolari si perdono, l’organismo ha una capacità naturale di sostituirle con del tessuto fibrotico, non contrattile. La capacità di autorigenerarsi del cuore è presente nei mammiferi dopo la nascita. I neonati in sviluppo hanno cardiomiociti che rispondono a una piccola rivoluzione biochimica. Rispondono alle proteine che spingono la crescita, in particolare alle citochine che stimolano la proliferazione cellulare. Questa condizione scompare dopo la fase postnatale, quando le cellule cardiache diventano mature e stabili. Gli studiosi hanno analizzato questa condizione neonatale: non scompare del tutto e si può promuovere grazie a una sollecitazione ormonale.
I glucocorticoidi sono ormoni steroidei che intervengono nella maturazione degli organi dopo la nascita. Bloccano i programmi rigenerativi del cuore, per questo scompaiono progressivamente nei neonati. Gabriele D’Uva, autore e responsabile della ricerca presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna, ha dichiarato: “Abbiamo scoperto che i glucocorticoidi limitano significativamente la capacità dei cardiomiociti di rispondere ai fattori di crescita rigenerativi. In pratica, agiscono come un freno ormonale che blocca i programmi rigenerativi del cuore“.
Della scoperta sul collegamento tra glucocorticoidi e capacità rigenerative cardiache scrive anche Silva Da Pra, ricercatrice post-dottorato: “Nei modelli preclinici, l’inibizione di questo recettore ripristina la risposta dei cardiomiociti ai fattori di crescita, stimolando la proliferazione delle cellule cardiache anche nelle fasi postnatali più avanzate e nell’età adulta“. La strategia scoperta dal team scientifico di Bologna verrà testata sugli esseri umani e potrebbe diventare un trattamento efficace contro l’insufficienza cardiaca.
Xiaomi amplia ulteriormente il proprio ecosistema smart home con il lancio del nuovo robot aspirapolvere di punta, il Mi Robot 6 Max. Il dispositivo debutta in Cina come il modello più potente mai realizzato nella piattaforma domestica Mijia, introducendo una combinazione di potenza di aspirazione estremamente elevata, navigazione basata su intelligenza artificiale e soluzioni robotiche avanzate per migliorare la pulizia negli ambienti domestici.
Il robot è progettato per offrire una copertura più completa delle superfici domestiche, grazie a un sistema hardware che include bracci robotici per la pulizia dei bordi e “gambe” robotiche capaci di superare ostacoli. A questo si aggiunge una piattaforma di visione artificiale che permette al dispositivo di riconoscere oggetti e sporco con grande precisione.
Potenza avanzata
Il nuovo robot aspirapolvere Xiaomi raggiunge una potenza di aspirazione massima di 35.000 Pa, uno dei valori più elevati nel mercato dei robot domestici. Questa potenza viene combinata con un sistema di lavaggio in tempo reale che permette di aspirare, lavare e raschiare il pavimento simultaneamente.
Per mantenere il mop sempre pulito durante il funzionamento, Xiaomi ha integrato un sistema con 16 micro-fori che rilascia continuamente acqua per lavare il panno durante la pulizia. Il robot integra inoltre un sistema anti-groviglio progettato per ridurre la manutenzione, con una spazzola principale dotata di tecnologia di taglio dei capelli e spazzole laterali anti-aggrovigliamento.
Una delle innovazioni più evidenti riguarda il sistema di pulizia dei bordi. Il dispositivo utilizza tre bracci robotici dedicati che consentono di raggiungere angoli difficili, bordi delle pareti e aree attorno alle gambe dei mobili o dei tavoli.
Il robot è inoltre dotato di gambe robotiche bioniche che gli permettono di superare ostacoli fino a 6 centimetri di altezza e di entrare in spazi bassi fino a 9,3 centimetri, migliorando notevolmente la capacità di movimento rispetto ai modelli tradizionali.
Intelligenza artificiale e smart home
Il sistema di navigazione si basa su una piattaforma di visione artificiale con tripla fotocamera che consente un evitamento panoramico degli ostacoli in tempo reale. Il robot è in grado di riconoscere fino a 280 tipi di oggetti e 47 tipi di sporco diversi, inclusi piccoli elementi domestici come cavi per auricolari di appena 3 millimetri.
Grazie a queste capacità, il dispositivo può adattare automaticamente le strategie di pulizia, evitando collisioni e migliorando l’efficienza nelle diverse stanze.
Il robot si integra completamente con l’app Mi Home e supporta il controllo vocale tramite l’assistente intelligente XiaoAI. Tra le funzioni aggiuntive è presente anche una telecamera integrata che consente di monitorare gli animali domestici e perfino effettuare videochiamate da remoto attraverso l’assistente vocale.
Il dispositivo supporta inoltre la piattaforma di connessione intelligente Xiaomi Surge Smart Connect, che permette di coordinare il robot con altri dispositivi della casa connessa.
Durante la Game Developers Conference 2026, Microsoft ha delineato il futuro dello sviluppo videoludico su PC e console, annunciando una strategia sempre più integrata tra Windows e l’ecosistema Xbox. L’azienda vuole trasformare Windows 11 nella piattaforma centrale per la prossima generazione di videogiochi, rendendo PC e console parte dello stesso ambiente tecnologico.
Uno dei punti chiave dell’annuncio riguarda la nuova modalità Xbox Mode, una versione a schermo intero dell’interfaccia Xbox che sarà disponibile su tutti i dispositivi Windows 11 a partire da aprile. Questa modalità è pensata per offrire un’esperienza simile a quella delle console anche su PC e rappresenta uno degli elementi che anticipano la prossima generazione di console Xbox, attualmente in sviluppo con il nome in codice Helix.
Un ecosistema unificato
Al centro della strategia Microsoft c’è il Game Development Kit unificato, noto come Game Development Kit (GDK). Questo strumento consente agli sviluppatori di creare giochi per PC che risultano automaticamente compatibili anche con la futura generazione Xbox.
Secondo Microsoft, l’obiettivo è semplificare lo sviluppo multipiattaforma: se uno studio realizza un gioco per Windows, il titolo sarà già pronto per funzionare anche sulla prossima console Xbox. Il GDK garantisce inoltre compatibilità con le console attuali come Xbox Series X e Xbox Series S, assicurando continuità tra le diverse generazioni hardware.
In questo modo PC e console condividono la stessa infrastruttura tecnologica, riducendo tempi e costi di sviluppo e permettendo agli studi di pubblicare i propri giochi su entrambe le piattaforme con meno lavoro.
Nuove tecnologie per i giochi
Microsoft ha annunciato anche importanti aggiornamenti per l’ecosistema grafico basato su DirectX. Tra le novità c’è l’integrazione più profonda delle tecnologie di machine learning nei motori grafici.
L’azienda ha spiegato che verrà introdotto il supporto all’algebra lineare nel linguaggio shader HLSL, consentendo agli sviluppatori di sfruttare operazioni di intelligenza artificiale direttamente all’interno degli shader. “Stiamo introducendo nuove capacità che rendono più semplice portare tecniche neurali nelle pipeline grafiche”, ha dichiarato Microsoft, spiegando che queste funzioni permetteranno operazioni ML accelerate direttamente dall’hardware.
Tra le novità c’è anche la disponibilità generalizzata della tecnologia Advanced Shader Delivery, che consente di gestire e distribuire gli shader in modo più efficiente. Questo sistema permette di ridurre i problemi di stuttering durante il primo avvio dei giochi e di migliorare la stabilità delle prestazioni.
Altri miglioramenti riguardano DirectStorage, tecnologia pensata per ridurre i tempi di caricamento dei giochi. Microsoft ha annunciato il supporto alla compressione Zstandard e un nuovo strumento chiamato Game Asset Conditioning Library, che migliora l’efficienza nella gestione degli asset.
Secondo la strategia dell’azienda, la prossima generazione di Xbox sarà in grado di eseguire sia giochi per console sia titoli PC, probabilmente basandosi su una versione di Windows con Xbox Mode attiva di default. Qualcosa di simile l’abbiamo già visto sulle Xbox ROG Ally. Nel frattempo, vi ricordiamo che nel 2027 arriveranno i primi dev kit per Project Helix.
L’Xbox Mode per Windows 11 sta per arrivare: ecco cosa cambia è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
Dopo una ricerca australiana che punta alla cultura del sonno, ecco una ricerca delle Università di Berna e Basilea sull’astenia primaverile. È sia una sindrome biologica quanto un fenomeno sociale e culturale: non siamo abituati ad ascoltare il corpo con le stagioni che cambiano, le temperature che si alzano o si abbassano, le ore di luce che aumentano o diminuiscono. La nuova ricerca, raccontata da Scinexx, è stata condotta da due cronobiologi, la dottoressa Christine Blume e il dottor Albrecht Vorster. I testi non confermano l’effettivo affaticamento o calo di energia con l’arrivo della primavera, nonostante sia diffuso il proverbio “aprile dolce dormire”. La scienza richiede dati concreti, e così ecco i test durati un anno.
Lo studio ha coinvolto 418 partecipanti, che ogni giorno hanno fornito informazioni su sonno, stanchezza e livelli di energia percepiti. All’inizio, metà dei partecipanti ha riferito di soffrire di astenia primaverile. Le analisi però non hanno dato esiti di fluttuazioni stagionali o mensili significative. Eppure, con l’inizio della primavera, molti accusano esaurimento, affaticamento, insonnia o ipersonnia. È stato analizzato anche il cronotipo dei soggetti, ovvero la tendenza ad essere mattinieri o nottambuli: con l’inizio della primavera non ci sono stati dati diversi, eppure la stagione viene accusata di creare questi effetti.
Per la prima volta si parla della stanchezza primaverile anche come percezione soggettiva, fenomeno culturale e di linguaggio che nasce da una suggestione spinta anche dall’informazione mediatica
Che cosa succede con la primavera? I ricercatori parlano di molte percezioni soggettive che non corrispondono a dati oggettivi. Il web è pieno di articoli dedicati al tema della stanchezza primaverile, che forse hanno influenzato cultura e linguaggio. Le persone, con l’arrivo della bella stagione, pongono l’attenzione ai livelli di energia e alle sensazioni di affaticamento, suggestionandosi e creando il collegamento mentale con la primavera.
Tuttavia, bisognerebbe considerare che questo periodo è preceduto da mesi impegnativi: pensiamo al Natale, a tutto gennaio e febbraio. Stanchezza, stress e picchi di influenza si fanno sentire, e forse la primavera potrebbe significare semplicemente bisogno di riposo o di distacco dagli stress quotidiani.
Questa è la condizione socio-culturale, ma i due autori dello studio, pubblicato sulJournal of Sleep Research, sono attenti ai sintomi e ai ritmi biologici stagionali. Un orologio interno esiste, influenzato anche dal tempo, e incide su metabolismo, elaborazione sensoriale e psiche. Non è un caso che marzo in molti paesi sia anche il mese della salute psicologica.
Valve si trova al centro di una nuova controversia legale negli Stati Uniti legata alle loot box, i contenitori virtuali acquistabili nei videogiochi che offrono ricompense casuali. Dopo una maxi causa da circa 900 milioni di dollari nel Regno Unito contro la piattaforma Steam, la società deve ora affrontare un’altra azione legale negli Stati Uniti avviata dall’ufficio del procuratore generale di New York guidato da Letitia James.
Secondo l’accusa, alcune meccaniche presenti nei videogiochi più popolari della piattaforma incoraggerebbero forme di gioco d’azzardo tra i giocatori più giovani. L’indagine si concentra in particolare sui sistemi di casse virtuali presenti in titoli come Counter-Strike 2, Dota 2 e Team Fortress 2.
Le accuse sulle loot box
Le autorità sostengono che le loot box permettono di pagare per aprire contenitori virtuali con ricompense casuali, creando una dinamica simile al gioco d’azzardo. Secondo l’accusa, questo sistema “consente il gioco d’azzardo inducendo gli utenti a pagare per la possibilità di ottenere un oggetto virtuale raro di valore significativo”.
In alcuni casi, infatti, gli oggetti cosmetici ottenuti – come skin per armi – possono essere rivenduti nel mercato interno della piattaforma o tramite siti terzi, generando potenzialmente profitti reali per i giocatori. Un’azione legale simile è stata avviata anche dallo studio legale Hagens Berman, che sostiene che queste meccaniche possano essere particolarmente problematiche per i giocatori più giovani.
La difesa di Valve
Valve ha risposto pubblicamente alle accuse attraverso una lettera pubblicata su Steam, spiegando di non ritenere che le proprie loot box violino le leggi sul gioco d’azzardo nello stato di New York. “Non crediamo che sia così e siamo rimasti delusi nel vedere questa accusa dopo aver lavorato per anni per spiegare come funzionano i nostri oggetti virtuali e le mystery box”, ha dichiarato l’azienda.
Secondo Valve, il sistema delle “casse casuali” non sarebbe diverso da prodotti fisici come pacchetti di carte collezionabili o “blind box”, che offrono anch’essi la possibilità di trovare oggetti rari o di valore.
La società sottolinea inoltre che gli oggetti ottenuti non forniscono vantaggi competitivi nei giochi e rimangono esclusivamente elementi cosmetici.
Valve ha anche ricordato di aver combattuto attivamente i siti esterni che utilizzano oggetti dei propri giochi per attività di gioco d’azzardo, affermando di aver ordinato più volte la chiusura di piattaforme di scommesse basate sulle skin di Counter-Strike. Nel frattempo, Valve deve affrontare anche una sfida dal tenore ben diverso: la crisi dei prezzi delle RAM sta facendo slittare i piani per il rilascio dell’attesa console Steam Machine.
Il Task Scheduler è da anni uno degli strumenti più potenti integrati in Windows 11 e nelle versioni precedenti del sistema operativo. Permette di automatizzare operazioni come l’avvio di programmi, script o attività di manutenzione del sistema. Nonostante la sua affidabilità, però, l’interfaccia basata su vecchie componenti MMC è rimasta praticamente invariata nel tempo, risultando oggi visivamente datata e poco intuitiva per molti utenti.
A colmare questo divario ci ha pensato uno sviluppatore indipendente con FluentTaskScheduler, un progetto open source che reinterpreta completamente l’esperienza di gestione delle attività programmate. Il software non sostituisce il motore originale di Windows, ma lo utilizza attraverso le API esistenti, offrendo però un’interfaccia moderna e più facile da usare. Se siete interessati, lo potete scaricare da qui.
L’applicazione è stata sviluppata con WinUI 3 tramite Windows App SDK e sfrutta la piattaforma .NET 8. Il risultato è un’interfaccia basata sul linguaggio Fluent Design, perfettamente allineata allo stile grafico delle applicazioni moderne di Windows.
Dashboard moderna e controllo completo
Uno dei principali limiti dello strumento integrato in Windows è la scarsa visibilità delle attività in esecuzione e della cronologia. In molti casi gli utenti devono navigare tra diverse finestre e menu per monitorare le operazioni pianificate.
FluentTaskScheduler introduce invece una dashboard centrale che mostra in tempo reale l’attività del sistema. Qui è possibile visualizzare lo storico delle operazioni, cercare attività specifiche, eseguire azioni in batch e importare o esportare configurazioni.
Il processo di creazione delle attività mantiene tutte le funzionalità del sistema originale ma con un flusso più pulito. Gli utenti possono configurare trigger basati sul tempo – come esecuzioni giornaliere, settimanali o mensili – oppure su eventi di sistema come l’avvio del computer, il login dell’utente o eventi specifici registrati nel sistema. Sono disponibili anche opzioni avanzate come ritardi casuali, date di scadenza e arresto automatico delle attività.
Automazione avanzata
Per gli scenari più complessi, FluentTaskScheduler include controlli avanzati per l’affidabilità e la ripetizione delle attività. È possibile impostare cicli di esecuzione programmati, riavviare automaticamente un’attività in caso di errore o definire il comportamento quando vengono attivate più istanze contemporaneamente.
Una delle funzioni più interessanti è la Script Library, che permette di archiviare script PowerShell centralizzati e riutilizzarli in più attività senza duplicare il codice. Questo approccio semplifica la gestione delle automazioni e rende più pulita l’organizzazione degli script.
Il software include anche integrazione con il sistema operativo, come notifiche toast, supporto alla System Tray e possibilità di eseguire attività con privilegi elevati o con account specifici.
Per gli utenti avanzati è disponibile anche un’interfaccia a riga di comando che consente di gestire le attività da script o da prompt, rendendo lo strumento utile anche per ambienti professionali.
Microsoft ha iniziato a delineare concretamente la prossima generazione di console Xbox. Durante la Game Developers Conference 2026, l’azienda ha confermato che i primi kit di sviluppo del nuovo sistema, conosciuto internamente con il nome in codice Project Helix, verranno inviati agli studi di videogiochi a partire dal 2027.
L’annuncio è stato fatto da Jason Ronald, vicepresidente della divisione Next Generation Xbox. Secondo quanto riferito, gli sviluppatori riceveranno versioni preliminari della console per iniziare a creare e ottimizzare i titoli destinati alla nuova piattaforma.
Ronald non ha specificato nel dettaglio cosa includeranno queste versioni “alpha”, ma nel contesto della conferenza dedicata agli sviluppatori è molto probabile che si tratti dei classici devkit, hardware preliminari che permettono agli studi di lavorare sui giochi prima del lancio ufficiale della console.
Hardware avanzato con chip AMD
Il nuovo sistema sarà basato su un system-on-a-chip personalizzato sviluppato insieme ad AMD, progettato per supportare tecnologie grafiche di nuova generazione. Tra queste spicca il path tracing, una forma avanzata di rendering che simula la luce in modo estremamente realistico.
Secondo Microsoft, la nuova architettura porterà un enorme salto prestazionale nel ray tracing. Ronald ha spiegato che la console offrirà “un salto di un ordine di grandezza nelle prestazioni e nelle capacità del ray tracing”, permettendo mondi di gioco più realistici e dinamici.
Tra le tecnologie previste figurano anche ray regeneration, pensata per migliorare la qualità degli effetti di illuminazione, e soluzioni di frame generation multi-frame insieme a tecniche di upscaling basate su machine learning.
Queste innovazioni indicano che Microsoft e AMD stanno lavorando su tecnologie simili a quelle sviluppate anche per la prossima generazione di console rivali.
Xbox e PC sempre più vicini
Un’ipoteca Xbox Next-Gen immaginata dall’intelligenza artificiale
Uno degli aspetti più interessanti della futura console riguarda l’integrazione con il mondo PC. Microsoft ha ribadito che il nuovo hardware sarà in grado di eseguire sia giochi per console Xbox sia titoli PC.
Questo approccio rafforza la strategia dell’azienda di unificare l’ecosistema gaming tra console e computer basati su Windows. In pratica, gli sviluppatori potranno progettare giochi con una base tecnica comune, riducendo le differenze tra le due piattaforme.
Secondo Ronald, il nuovo hardware “integra l’intelligenza direttamente nella pipeline grafica e di calcolo, offrendo miglioramenti significativi in efficienza, scala e ambizione visiva”. Nel frattempo, forse in vista della nuova console ibrida, Sony ha già fatto sapere che non intende pubblicare più esclusive PlayStation su Windows.
La startup americana di guida autonoma Nuro ha avviato i primi test dei propri veicoli sulle strade di Tokyo, uno degli ambienti urbani più complessi al mondo per la mobilità autonoma. L’azienda, sostenuta da colossi tecnologici e industriali come NVIDIA, Toyota e Uber, utilizzerà inizialmente solo pochi veicoli per questa fase sperimentale.
Come previsto dalla normativa giapponese, i test verranno effettuati con conducenti di sicurezza al volante pronti a intervenire in caso di necessità. L’obiettivo è raccogliere dati reali in uno dei contesti di guida più impegnativi per l’intelligenza artificiale.
Tokyo come banco di prova
Le strade della capitale giapponese offre una vera sfida per i sistemi di guida autonoma. Tra carreggiate strette, traffico intenso, intersezioni complesse e guida sul lato sinistro della strada, Tokyo mette alla prova qualsiasi tecnologia di guida automatizzata.
Secondo il CEO di Nuro, Andrew Chapin, testare i veicoli in un ambiente così complesso è fondamentale per migliorare l’affidabilità dei sistemi. “Testare le capacità del sistema di autonomia in un mercato così interessante e con complessità internazionali è una vera prova di stress per capire di cosa è capace la tecnologia”, ha dichiarato.
L’obiettivo finale della società è raggiungere il livello 4 di autonomia, una categoria in cui il veicolo può guidare completamente da solo in condizioni specifiche senza intervento umano.
La corsa globale ai robotaxi
Nuro non è l’unica azienda a sperimentare veicoli autonomi in Giappone. Anche Waymo, la divisione di guida autonoma di Alphabet, sta conducendo test a Tokyo in collaborazione con l’operatore taxi Nihon Kotsu e con l’app di mobilità giapponese GO Taxi.
Waymo è attiva nel paese dal 2025 e lavora a stretto contatto con Toyota per sviluppare tecnologie di guida autonoma adattate alle città giapponesi.
Nel frattempo, Nuro sta preparando un’espansione più ampia del proprio ecosistema di mobilità autonoma. L’azienda ha già annunciato una collaborazione con Uber e con il produttore di auto elettriche Lucid Motors per lanciare un servizio di robotaxi a San Francisco.
Secondo i piani, Uber punta a distribuire fino a 100.000 veicoli autonomi, tra cui circa 20.000 robotaxi sviluppati con Lucid e Nuro, con un rollout che dovrebbe iniziare nel 2027.
Google ha annunciato una nuova funzionalità per il proprio store digitale Google Play che permetterà agli utenti di provare alcuni giochi a pagamento gratuitamente prima di acquistarli. La funzione, chiamata Game Trials, è già in fase di distribuzione su alcuni titoli mobile e arriverà presto anche su Google Play Games for PC.
L’obiettivo è offrire ai giocatori la possibilità di testare un gioco completo per un periodo limitato di tempo, riducendo il rischio di acquistare un titolo che potrebbe non piacere.
Come funzionano i Game Trials
Nei giochi supportati comparirà un nuovo pulsante “Prova” nella pagina dello store. Una volta avviata la prova, gli utenti potranno giocare gratuitamente per un periodo definito prima di decidere se acquistare il titolo.
Nel materiale di esempio mostrato da Google, il gioco horror survival Dredge offre 60 minuti di gameplay gratuito. Al termine del periodo di prova, il giocatore può scegliere se acquistare il gioco completo oppure rimuoverlo dal dispositivo. Questa soluzione offre un approccio simile alle demo classiche dei videogiochi, ma integrato direttamente nello store digitale e senza richiedere download separati o versioni dedicate.
Più giochi indie e strumenti AI
Oltre ai Game Trials, Google ha annunciato che nei prossimi mesi arriveranno nuovi giochi indie a pagamento su Google Play, tra cui Moonlight Peaks, Sledding Game e Low-Budget Repairs.
L’azienda ha inoltre creato una nuova sezione dello store dedicata ai giochi ottimizzati per PC Windows, che funzionano tramite la piattaforma Google Play Games su computer. Gli utenti potranno aggiungere questi titoli alla lista dei desideri e ricevere notifiche quando saranno disponibili o in sconto.
Tra le novità più tecnologiche spicca anche il lancio di Play Games Sidekick, un overlay per Android basato sull’intelligenza artificiale Gemini. Questo assistente può mostrare suggerimenti, informazioni e strumenti utili direttamente durante il gameplay senza dover uscire dal gioco o effettuare ricerche online.
Per chi preferisce confrontarsi con altri giocatori invece che con un assistente AI, Google ha introdotto anche la funzione Community Posts, che consente agli utenti di leggere e pubblicare consigli e discussioni nelle pagine dei giochi sul Play Store.
Apple si prepara a introdurre una nuova strategia di lancio per i suoi smartphone a partire dal prossimo anno, ma le indiscrezioni sull’iPhone 18 Pro e sull’iPhone 18 Pro Max suggeriscono che la generazione in uscita quest’anno potrebbe rappresentare uno degli aggiornamenti meno rilevanti degli ultimi anni.
Secondo le anticipazioni, Apple lancerà quest’anno i modelli Pro insieme al primo iPhone pieghevole, mentre i modelli base della serie iPhone 18 e il successore di iPhone Air arriveranno soltanto all’inizio dell’anno successivo, nello stesso periodo dei nuovi smartphone della linea Samsung Galaxy S.
Nonostante le aspettative iniziali, molte delle innovazioni previste per i modelli Pro sembrano essere state rinviate, lasciando spazio a novità piuttosto modeste e deludenti.
iPhone 17 Pro vs iPhone 18 Pro: cosa cambia?
Uno degli aggiornamenti più attesi riguardava una riduzione delle dimensioni della Dynamic Island, l’area interattiva introdotta da Apple per integrare sensori e notifiche nella parte superiore dello schermo. Le indiscrezioni iniziali indicavano che Apple stesse lavorando a una soluzione per spostare il sistema Face ID sotto il display, lasciando visibile solo la fotocamera frontale. Questo avrebbe permesso di ridurre sensibilmente la Dynamic Island.
Tuttavia, secondo le informazioni più recenti, questa tecnologia non sarà pronta per l’iPhone 18 Pro. Di conseguenza, la Dynamic Island rimarrà sostanzialmente delle stesse dimensioni viste sugli attuali modelli, come l’iPhone 17 Pro.
Questo rinvio potrebbe avere implicazioni anche per i piani futuri dell’azienda. Apple starebbe infatti lavorando a un modello speciale per il ventesimo anniversario dell’iPhone, previsto per il 2027, con uno schermo completamente edge-to-edge senza alcun foro o notch visibile. Se fosse vero, sarebbe quello lo smartphone da “avere a tutti i costi”. A maggior ragione, risparmiare i soldi quest’anno potrebbe avere ancora più senso.
Design quasi identico
Oltre alla mancata evoluzione della Dynamic Island, anche il design generale dei nuovi modelli Pro dovrebbe rimanere molto simile alla generazione precedente.
Secondo i report più recenti, l’iPhone 18 Pro e l’iPhone 18 Pro Max conserveranno la stessa struttura e lo stesso grande modulo fotografico sul retro introdotto negli ultimi anni. Ci potrebbero essere solo piccoli miglioramenti estetici, come variazioni nella finitura del vetro posteriore o nel contrasto dei materiali. In pratica, per molti utenti potrebbe essere difficile distinguere visivamente un iPhone 18 Pro da un iPhone 17 Pro Max.
La buona notizia è che il keynote di settembre non sarà comunque privo di sorprese: nonostante una linea ‘Pro’ sottotono, questo sarà l’anno in cui vedremo finalmente il primo smartphone pieghevole di Apple.
Le formiche sono insetti sociali complessi e interessanti da studiare, sono presenti in tutto il mondo, hanno un sistema di comunicazione e interazioni come le api. Sono delle piccole macchine da guerra nella difesa del territorio, gli scienziati hanno deciso di catalogarle con un nuovo strumento tecnico.
Un database che combina intelligenza artificiale, robotica, modellistica 3D e tecniche di imaging a raggi X. I ricercatori dell’Università del Maryland e del Karlsruhe Institute of Technology in Germania hanno ricostruito digitalmente centinaia di specie di formiche di tutto il mondo con questo sistema. Il tempo impiegato è stato brevissimo, con metodi tradizionali il lavoro di un giorno dura settimane. Lo studio sulle formiche realizzate con AI/3D è stato pubblicato sulla rivista Nature Methods.
Evan Economo e Thomas Van de Kamp sono i due autori del nuovo database sulle formiche. Prima dell’IA utilizzavano una tecnologia, lo scanner micro-TC, utile a ricostruire e studiare la morfologia degli insetti. La formica si compone di numerosi nervi e nervetti, muscoli e strutture cellulari. La semplice scansione 3D di una formica richiedeva dieci ore di tempo.
Il nuovo sistema di imaging 3D con IA, robotica e acceleratore di particelle di sincrotrone permette di creare archivi digitali di formiche, ruotabili e osservabili in pochi secondi
L’insieme di tutte le nuove tecniche messe insieme ha permesso di creare un archivio di ricostruzioni digitali di 800 specie di formiche. Il team ha utilizzato un sistema ad alta produttività che integra anche un acceleratoredi particelle di sincrotrone. Lo scanner TAC convenzionale utilizzato precedentemente all’AI applicata impiegava sei anni di lavoro continuo sulle 800 specie di formiche catalogate. Il nuovo kit invece riesce a scansionare in una sola settimana 2000 campioni.
Le formiche non sono gli unici insetti numerosi da studiare, la tecnica può essere impiegata per altre specie di insetti o animali. I ricercatori pensano a archivi digitali moderni e aggiornati per musei, università e altre istituzioni partner. Il metodo però interessa anche all’applicazione scientifica, per trarre dati e informazioni.
Il sistema di imaging che unisce 3D, robotica e IA consente di analizzare i campioni scansionati anche ruotandoli o sostituendoli in 30 secondi. Dal computer si possono fare osservazioni che prima si potevano eseguire solo sul campo o in laboratorio, magari con le formiche sotto microscopio o lente di ingrandimento. Al progetto hanno partecipato anche studenti di informatica.
I virus che vengono trasmessi dagli animali all’uomo, come è successo con il Covid, possono provocare epidemie senza il bisogno di adattarsi prima all’organismo umano. Questo concetto lo ritroviamo in un nuovo studio pubblicato su Cell. La ricerca è stata condotta da un team dell’Università della California, guidato da Jennifer L. Havens. Gli scienziati si sono concentrati sul quadro filogenetico e sulla selezione naturale; in pratica hanno cercato il vero motivo per cui scoppiano improvvise epidemie o pandemie.
L’ipotesi è questa: i virus zoonotici non necessitano di un adattamento prima dellazoonosi, che trasmette un patogeno da uomo a uomo (il contagio). I ricercatori hanno studiato diverse epidemie virali degli ultimi anni. Prima del Covid-19 ci sono state l’Influenza A (H1N1) del 2009, l’Ebola in Africa occidentale, dal 2013 al 2016. Infine, l’epidemia Virus Marburg in Angola del 2004/2005 e quella di Mpox, più recente, 2022-2023.
Il SARS-CoV-2 non mostra segnali di evoluzione prima della pandemia, mentre le trasformazioni genetiche sono comparse dopo i primi contagi, lo studio californiano nei dettagli
Non sono state trovate prove di cambiamenti nell’evoluzione dei virus subito prima dell’epidemia umana. Il SARS-CoV-2 presenta segnali di selezione genetica immutati fino alla comparsa sotto forma di malattia nella popolazione umana. Proprio il SARS-CoV-2 ha fatto scattare lo studio: si ipotizzava in questo patogeno una modifica in laboratorio tra test e sperimentazioni. L’osservazione di fatto per il nuovo studio rivela invece nessuna modifica del virus Sars anche se manipolato in laboratorio.
I cambiamenti ci sono stati, tuttavia, ma non prima della pandemia o epidemia ma dopo. Selezioni genetiche, nuove caratteristiche e scissioni di virus e patogeni sono avvenute dopo lo scoppio dei contagi. Lo studio dell’Università della California è stato diffuso sotto forma di comunicato stampa.
“Questo lavoro ha una rilevanza diretta per l’attuale controversia sulle origini del COVID-19“, sono le parole del ricercatore e autore Joel Wertheim. E aggiunge: “da una prospettiva evolutiva, non troviamo alcuna prova che il SARS-CoV-2 sia stato plasmato dalla selezione in laboratorio o da un’evoluzione prolungata in un ospite intermedio prima della sua comparsa. Questa assenza di prove è esattamente ciò che ci aspetteremmo da un evento zoonotico naturale“.
Uno studio australiano afferma che dormire troppo e non dormire a sufficienza hanno quasi gli stessi effetti negativi sulla salute. In entrambi i casi, si ammalano cuore, intestino, cervello e poi arrivano situazioni più specifiche. Ad esempio, dormire meno di sette ore a notte compromette la mente, il cuore, il sistema immunitario e la pelle. Nel breve tempo i sintomi sono stanchezza, irritabilità, aumento di stress, nebbia mentale. L’ipersonnia, ovvero dormire più di nove o dieci ore, porta al rischio di malattie cardiovascolari, ictus, diabete T2 e obesità. I sintomi immediati sono mal di testa, mal di schiena, depressione, nebbia cognitiva e sonnolenza diurna nonostante si sia dormito tanto.
I ricercatori della Sleep Health Foundation affermano che il sonno èil terzo pilastro della salute, accanto all’alimentazione e all’attività fisica. Con il sonno, i muscoli recuperano energie, memorie e emotività si rafforzano e si regolano. L’organizzazione australiana no-profit che ha finanziato lo studio raccomanda di dormire tra le sette e le nove ore a notte. Gli adolescenti hanno bisogno di più riposo, fino alle dieci ore, anche da recuperare durante la settimana. Non sono consigli ripetuti ma risultati di esperimenti e test su volontari.
I numeri della ricerca sull’insonnia dal 2018 a oggi mostrano l’importanza di conoscere anche gli effetti del dormire troppo e della qualità del risveglio sulla salute
Gli studi recenti suggeriscono che l’ipersonnia aumenta i problemi di salute e la mortalità. 79 studi sono stati rianalizzati: chi dorme meno di sette ore a notte ha un rischio di morte maggiore del 14%, chi dorme invece più di nove ore eleva il rischio al 34%. Insonnia e ipersonnia hanno in comune fattori di rischio sulla salute. Nel 2018 è stata fatta un’analisi su precedenti studi: secondo la rilettura di 74 ricerche, il sonno eccessivo porta a disturbi metabolici, aumento di peso, dolore cronico e depressione.
Il legame tra dormire troppo e cattiva salute viene certificato e collegato scientificamente dai risultati di tutti gli studi rianalizzati. Non solo, insonnia e ipersonnia insieme vengono collegate a condizioni croniche patologiche o di malessere. Sonno e stili di vita diventano così importanti nel considerare fattori di rischio e scarsa salute. Insonnia e ipersonnia non sono sempre volontà delle persone o conseguenze comportamentali e psicologiche.
Il risveglio può dire molto sulla salute del sonno, su come sta funzionando veramente il corpo mentre si dorme. Svegliarsi bene è indice di buona qualità, invece alzarsi spesso stanchi e assonnati deve rappresentare un campanello d’allarme. Le ricerche e i dati nuovi della Sleep Health Foundation vanno diffusi e divulgati per coltivare una buona cultura e conoscenza del sonno, del dormire come fattore importante per la salute.
Sonno e salute: ecco quando le ore in più diventano un problema è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
La Society for Risk Analysis ha condotto un’analisi su 422.000 pazienti e più del Maryland. I dati raccolti evidenziano disparità nella diagnosi e nell’assistenza dell’Alzheimer tra le aree urbane e rurali. Proprio queste ultime mancano di ospedali e specialisti per diagnosi e trattamento delle demenze. Un danno tanto per i pazienti anziani quanto per le loro famiglie o caregiver.
Curarsi significa doversi spostare di molti chilometri anche per una semplice diagnosi o prescrizione di farmaci, i controlli di routine diventano difficili se non impossibili. Non è un caso che si presentino alti tassi di mortalità per Alzheimer in alcune aree dove mancano strutture dedicate, i famosi giardini dedicati agli anziani che perdono la memoria. I dati di morte si combinano proprio con i bassi tassi di diagnosi e un numero ancora da raccogliere completamente di pazienti con demenza non identificata.
Nel Maryland, l’Alzheimer e altre forme di demenza possono essere curate principalmente nelle grandi città, mentre nelle aree rurali si registrano alti tassi di mortalità e una sottodiagnosi
Per le grandi città è un altro discorso, le aree urbane accolgono il 90% dei grandi ospedali. Le strutture rurali vivono una vera e propria discriminazione di risorse e finanziamenti. Mancano medici, infermieri e specialisti, tutti assenti dalle zone non urbane. Gli anziani riescono anche a trovare medici ma non sono specializzati su Alzheimer e altre malattie che portano al deficit di memoria. Dopo gli ottant’anni, la possibilità di affrontare lunghi spostamenti diventa più difficile, anche per le famiglie.
L’articolo pubblicato su ScienceDaily parla di squilibrio geografico con conseguenze dirette. I dati non sono di oggi ma partono dal 2019. 422.735 pazienti presi in considerazione evidenziano una differenza nel Maryland tra regioni occidentali e orientali. La combinazione di alti tassi di mortalità coincide con bassi tassi di diagnosi. Significa che a incidere sulle morti c’è una sottodiagnosi diffusa. Lo studio sottolinea che la posizione geografica influisce direttamente sulla probabilità di ricevere diagnosi e trattamenti adeguati.
Lo studio sul Maryland appena descritto è importante non solo per i numeri tirati fuori sulla possibilità o meno di curare o diagnosticare le demenze ma per gli strumenti che ha utilizzato. La ricerca è stata insieme spaziale e demografica e ha utilizzato modelli statistici spaziali come Getis-Ord G* e GWR.
Il miliardario Elon Musk conduce uno stile di vita sorprendentemente minimalista e spartano anche nella sua casa vicino alla base di lancio di SpaceX in Texas. A raccontarlo è stata sua madre in un post sui social.
La casa vicino a Starbase
Elon Musk, l’imprenditore alla guida di Tesla, SpaceX e della piattaforma X, sarebbe abituato a vivere con pochissimi comfort domestici. A rivelarlo è stata sua madre Maye Musk in un post pubblicato sui social. La donna ha raccontato di aver visitato la casa del figlio a Boca Chica, nel sud del Texas, vicino al sito di lancio di Starbase. Secondo la descrizione, l’abitazione appare estremamente spartana.
“Non c’è cibo nel frigorifero”, ha scritto Maye Musk. “Il garage dove ho dormito è sulla destra”. Ha poi aggiunto un dettaglio curioso sulla vita quotidiana del miliardario: “Nella doccia c’è solo un asciugamano, quindi ho lasciato il mio a Elon. Per me andava bene”.
La casa in cui vive Musk è una semplice abitazione con tre camere da letto dal valore di circa 45.000 dollari, come lo stesso imprenditore aveva raccontato in un’intervista podcast nel 2022.
Uno stile di vita minimalista
Non è la prima volta che emergono dettagli sulla vita spartana del fondatore di SpaceX. Negli anni Musk ha spesso dichiarato di dormire direttamente negli uffici o negli stabilimenti delle sue aziende quando il lavoro lo richiede.
In un post pubblicato a maggio sulla piattaforma X, l’imprenditore ha scritto: “Torno a lavorare 24 ore su 24 e a dormire nelle sale conferenze, nelle sale server o nelle fabbriche”.
Maye Musk ha spiegato che per lei queste condizioni non rappresentano un problema. Ha raccontato infatti che durante l’infanzia trascorse settimane nel deserto del Kalahari senza poter fare la doccia a causa della mancanza d’acqua. “I miei genitori credo mi abbiano preparata per questo tipo di lusso”, ha commentato ironicamente.
Nel corso degli anni Musk ha attirato l’attenzione anche per altre abitudini poco convenzionali: dormire su divani o materassi improvvisati durante i periodi di lavoro intenso e andare a letto molto tardi, spesso intorno alle tre del mattino. Secondo stime recenti, Musk rimane la persona più ricca al mondo con un patrimonio di circa 664 miliardi di dollari.
Sorpresa, forse OPPO ha battuto sia Samsung che Apple sui tempi. OPPO ha, infatti, svelato le tecnologie alla base del nuovo Find N6, un dispositivo che punta a ridurre drasticamente la piega centrale dei display pieghevoli grazie a una nuova cerniera in titanio e a un vetro flessibile avanzato.
Nuova cerniera in titanio
OPPO ha presentato le principali innovazioni tecnologiche del nuovo OPPO Find N6 durante una conferenza dedicata alle tecnologie per display pieghevoli. L’obiettivo dichiarato è creare l’esperienza di utilizzo più vicina possibile a uno schermo completamente piatto, riducendo al minimo la piega visibile tipica dei foldable.
Il dispositivo utilizza una nuova generazione di cerniera chiamata “titanium alloy dome hinge”. A differenza dei tradizionali sistemi a tre assi, il nuovo design impiega una struttura biomimetica simmetrica a quattro assi realizzata tramite tecnologia di stampa 3D polimerica a livello di chip.
Grazie a questa architettura, OPPO afferma di aver ridotto l’ondulazione della superficie della cerniera da 0,18 mm a 0,1 mm. Questo miglioramento consente allo schermo di mantenere una maggiore uniformità nella zona di piegatura e rende più fluida l’apertura e la chiusura del dispositivo.
L’obiettivo è ottenere quello che l’azienda definisce un’esperienza “zero-feel crease”, ovvero una piega quasi impercettibile durante l’uso quotidiano.
Vetro flessibile più resistente
Oltre alla nuova cerniera, OPPO ha introdotto anche una tecnologia chiamata Dome Memory Glass. Si tratta di un nuovo tipo di vetro flessibile progettato per mantenere la superficie del display più piatta anche dopo numerosi cicli di piegatura.
Secondo l’azienda, questo materiale è oltre tre volte più resistente rispetto ai vetri flessibili utilizzati nei foldable tradizionali. Il vetro è inoltre in grado di recuperare il 99,9% della sua forma originale dopo essere stato piegato.
Il dispositivo ha superato test di resistenza fino a 600.000 cicli di apertura e chiusura e ha ottenuto la certificazione di TÜV Rheinland per le prestazioni della piega del display.
Con queste innovazioni, OPPO punta a stabilire un nuovo riferimento nel settore degli smartphone pieghevoli, avvicinando sempre di più questa categoria a un vero display continuo simile a un tablet quando il dispositivo è completamente aperto. Oltre a tutto ciò, sappiamo anche che avrà una scheda tecnica davvero formidabile.
OPPO Find N6, la piega è invisibile: battute Samsung e Apple? è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
Meta continua a rafforzare la propria strategia sull’intelligenza artificiale con l’acquisizione di Moltbook, una piattaforma sperimentale simile a Reddit progettata per permettere agli agenti AI di interagire tra loro.
Un social network per agenti AI
Meta Platforms ha acquisito Moltbook, un insolito social network dedicato agli agenti di intelligenza artificiale. I termini economici dell’operazione non sono stati resi pubblici. I fondatori della piattaforma, Matt Schlicht e Ben Parr, entreranno a far parte di Meta Superintelligence Labs (MSL), il nuovo centro di ricerca della società dedicato allo sviluppo di sistemi avanzati di AI.
Secondo un portavoce di Meta, l’integrazione del team potrebbe aprire nuove opportunità nel campo degli agenti digitali autonomi.
“L’ingresso del team Moltbook in MSL apre nuovi modi per gli agenti AI di lavorare per persone e aziende”, ha dichiarato l’azienda. “Il loro approccio nel collegare agenti attraverso una directory sempre attiva rappresenta un passo innovativo in uno spazio in rapido sviluppo”.
La chiusura dell’accordo è prevista nei prossimi giorni. Nel frattempo, gli utenti di Moltbook dovrebbero poter continuare a utilizzare la piattaforma normalmente.
Nato da un bot
La storia di Moltbook è particolarmente insolita. Il social network è nato utilizzando OpenClaw, uno strumento che consente di creare rapidamente agenti AI capaci di interagire con decine di applicazioni diverse.
Schlicht ha utilizzato la piattaforma per sviluppare un bot chiamato Clawd Clawderberg e gli ha chiesto di creare un social network per agenti artificiali. Da questa richiesta è nata Moltbook.
Il nome stesso della piattaforma è una parodia di Facebook, mentre il nome del bot è un evidente riferimento al CEO di Meta Mark Zuckerberg. In modo quasi ironico, questo esperimento ha finito per portare il suo creatore a lavorare proprio per l’azienda a cui si ispira.
Nonostante il carattere sperimentale e quasi satirico del progetto, Moltbook ha attirato attenzione nel settore dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, alcuni osservatori hanno sottolineato che era relativamente semplice per utenti umani fingere di essere agenti AI e pubblicare contenuti sulla piattaforma. Proprio per questo motivo, molti commentatori sono anche scettici sul reale valore di Moltbook. Insomma, il sospetto sollevato da più parti è che si tratti più di una trovata di marketing, che di un vero prodigio a metà tra fantascienza e distopia. Evidentemente, Meta ha visto nell’azienda qualcosa che è sfuggito ai più.
La piattaforma video di Google supera i colossi tradizionali dell’intrattenimento. Con oltre 60 miliardi di dollari di ricavi annuali, YouTube si afferma come la più grande azienda dei media globale.
Ricavi record nel 2025
Nel 2025 YouTube ha raggiunto un traguardo storico: diventare la più grande società media del mondo per fatturato. La piattaforma, controllata da Alphabet Inc., ha superato i 60 miliardi di dollari di ricavi annuali, arrivando secondo le stime della società di analisi MoffettNathanson a circa 62 miliardi.
Questo risultato le consente di superare il business di The Walt Disney Company (tenendo solo in considerazione i media), che nello stesso periodo ha generato circa 60,9 miliardi di dollari, escludendo il settore delle esperienze e dei parchi a tema.
Secondo gli analisti, la piattaforma è ormai una potenza economica senza precedenti nel settore dei contenuti digitali. Il suo valore stimato oscilla tra i 500 e i 560 miliardi di dollari, ben al di sopra dei competitor tradizionali. Il rivale più vicino è Netflix, con una capitalizzazione di mercato di circa 409 miliardi.
La crescita è trainata soprattutto dalla pubblicità: solo nel quarto trimestre del 2025 i ricavi pubblicitari hanno raggiunto 11,4 miliardi di dollari, portando il totale annuale oltre i 40 miliardi.
Creatori e abbonamenti
Oltre alla pubblicità, YouTube ha costruito un gigantesco ecosistema di abbonamenti. Tra i servizi più importanti ci sono YouTube Premium, YouTube Music e YouTube TV, oltre alla distribuzione di contenuti sportivi come NFL Sunday Ticket.
YouTube TV, in particolare, ha raggiunto circa 10 milioni di abbonati e potrebbe presto superare i tradizionali operatori di pay-TV statunitensi come Comcast e Charter Communications nei prossimi anni.
Un altro elemento chiave della crescita è l’economia dei creator. La piattaforma ha pagato più di 100 miliardi di dollari complessivi a creatori, aziende musicali e partner media.ù
Il CEO di YouTube Neal Mohan ha spiegato il significato di questa cifra: “Ci sono due cose fondamentali che facciamo per i creator: li aiutiamo a costruire un pubblico e a connettersi con i fan ovunque si trovino nel mondo, e li aiutiamo a costruire vere attività economiche. Questo è ciò che rappresentano quei 100 miliardi di dollari”.
Gli analisti ritengono che la crescita continuerà nei prossimi anni grazie alla scala globale della piattaforma e ai nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale, che permetteranno ai creator di produrre contenuti più rapidamente e con costi inferiori.
In the late 1990s, the DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) quietly catalyzed a revolution in digital connectivity. Before DHCP was introduced, connecting devices to a network involved manual entry of IP addresses, DNS servers, subnet masks, and gateways. Networks were fragile, prone to errors, and severely limited in scalability. The introduction of DHCP changed everything and became a game-changer for networking.
With widespread adoption across operating systems, DHCP made networking a plug-and-play experience. This fundamental change accelerated the adoption of Wi-Fi, standardized enterprise networks using DHCP-based addressing, and propelled the mobile Internet to viability. While DHCP simplified network connectivity by automating IP address assignments, it also introduced the world to the essence of effortless connectivity.
Fast forward to today, connectivity remains effortless, yet escalating threats continuously challenge digital trust. Just as DHCP revolutionized connectivity, we are primed for a transformation of equal magnitude concerning digital trust. The solution is clear: we must automate trust through Secure Zero-Touch Provisioning (SZTP).
SZTP: Secure Zero-Touch Provisioning
Modern digital infrastructure, spanning cloud nodes, edge systems, IoT sensors, industrial robotics, home gateways, and AI-centered factories, necessitates robust security measures. To maintain secure environments, each device in this extensive ecosystem must autonomously verify its needs. This includes self-authentication, receiving verified firmware, installing necessary credentials, and joining orchestrated environments without human intervention, which DHCP alone cannot accomplish.
Secure Zero-Touch Provisioning (SZTP), as defined in RFC 8572, steps up to address these needs in our complex digital reality. It builds trust by automating the exchange of essential artifacts and certificates required for seamless device bootstrapping: verifying hardware identity, delivering trusted firmware and OS images, applying patches, injecting cryptographic credentials, and setting up a complete runtime environment automatically, without manual interaction.
SZTP is based on open standards, making it vendor-neutral and ideal for large-scale deployments. As digital ecosystems grow in complexity, SZTP promises a future in which AI agents can autonomously request and deploy secure infrastructure within minutes, enhancing operational efficiency and security simultaneously.
Step-by-Step: Implementing SZTP in Your Infrastructure
Device Identification and Authentication
Begin by integrating SZTP in your network infrastructure. Once a device powers on, it must first establish identity through a secure channel. This is typically done using hardware-based security measures, such as a TPM (Trusted Platform Module), to provide hardware attestation.
Firmware Verification and Secure Image Delivery
Implement policies to verify firmware integrity. Use cryptographic signatures to ensure firmware authenticity. SZTP can fetch secure firmware and OS images from trusted repositories. For instance, create a policy that requires all devices to verify their firmware against a centralized manifest.
Credential Injection and Environment Initialization
Devices securely receive cryptographic credentials and configuration files. Use automated scripts to distribute these credentials from a central management server. Next, deploy containerized workloads using tools such as Kubernetes to orchestrate the environment.
Lifecycle Management and Patch Automation
With SZTP, configure automated patch management systems to apply security patches and software updates. Implement CI/CD pipelines that automatically redeploy updated firmware images, ensuring devices run the latest software versions.
SZTP is ideal for AI and Edge Clouds
AI factories rely on specialized processors, such as DPUs, to offload networking, storage, and security tasks from GPUs. Linux Foundation’s OPI project has adopted SZTP as a standard initialization method for these devices.
Here’s how SZTP simplifies AI and edge cloud deployment:
Device Identity and Trust Management
SZTP serves DPUs like DHCP did for laptops, answering questions crucial to trust: “Who are you?” and “Can you be trusted?” Use open-source libraries to develop trust protocols integrated with SZTP, enhancing the security posture.
Automated Secure Provisioning
Ensure your infrastructure is secure by default. Initiate hardware attestation, verify boot components, and use automated tools to deliver secure images and deploy cryptographic credentials. Platforms like HashiCorp Vault can manage secrets during this process.
Comprehensive Software Stack Deployment
SZTP allows for defining a device’s mission by automating the deployment of OS components, runtimes, and security agents. Leverage Docker and Kubernetes to handle container runtimes and orchestration, ensuring efficient management of service mesh layers and logging telemetries.
Scalable Client Implementations
Establish open-source client initiatives to enhance adoption. Encourage device manufacturers and OS vendors to integrate this client to promote SZTP adoption further and reduce integration complexity.
Conclusion
Open clients enabled DHCP to transform networking, and they will guide SZTP in defining secure, automated infrastructure’s next era for AI-enabled applications. Automate your edge and AI factory environments with SZTP, elevating digital trust to unprecedented levels.
By following these steps and leveraging SZTP technology, organizations can enhance their network security, automate deployment processes, and prepare their infrastructure for a future driven by AI and IoT.
In the transformative years of the late 1990s, a quiet revolution took place, fundamentally altering how we connect to networks. The introduction of DHCP answered a crucial question, “Where are you on the network?”, by automating IP address assignment. This innovation eradicated the manual configuration nightmares, paving the way for seamless connectivity. Today, as digital trust becomes increasingly vital, a new revolution is emerging—one that demands an equally transformative approach: Secure Zero-Touch Provisioning (SZTP).
Trust: The Next Frontier
As we stand on the brink of this next wave of innovation, we recognize a pressing need to automate trust. Much like DHCP revolutionized connectivity, SZTP is poised to redefine security and trust in modern networking infrastructures. The digital landscape is evolving; spanning from cloud nodes and IoT sensors to AI-driven systems and intelligent robotics, the future of secure networking lies in our ability to trust devices automatically and unequivocally.
SZTP: Pioneering the Trust Paradigm
SZTP, as defined in RFC 8572, represents a groundbreaking shift in how we establish trust across diverse digital infrastructures. This open standard is vendor-neutral, heralding a universally adoptable solution fit for large-scale deployment. It automates trust by managing the exchange of secure artifacts and certificates, ushering in an era in which devices self-authenticate, receive verified firmware, and securely initialize without human intervention.
For organizations navigating the complexities of modern digital ecosystems, SZTP is more than a protocol; it’s a strategic approach equipped to handle the challenges of autonomous, scalable, and secure operations.
Unlocking Potential: AI and Edge Clouds
One of the most compelling use cases for SZTP is its application within AI data centers—environments now likened to future-ready AI factories. Here, devices such as DPUs (Data Processing Units) and IPUs (Infrastructure Processing Units) perform critical tasks by offloading networking and security operations from traditional GPUs, running complex, containerized workloads. With SZTP, these environments are provisioned and secured at unprecedented scales, aligning perfectly with the Linux Foundation’s Open Programmable Infrastructure (OPI) project’s standards.
Additionally, edge clouds represent a burgeoning frontier. As AI-driven applications demand lower latency, bringing operations geographically closer to end users becomes crucial. With SZTP, deployment at tens of thousands of sites becomes feasible, secure, and remarkably efficient, empowering next-generation applications from autonomous vehicles to immersive synthetic realities.
Strategic Pillars of SZTP Implementation
From Addresses to Identity
Just as DHCP provides basic network connectivity, SZTP redefines the initial handshake with devices, answering the questions “Who are you?” and “What role do you play?” This trust-centric evolution reflects an essential shift towards identity verification and operational certainty from the outset.
Secure-by-Default Provisioning
Establishing secure-by-default infrastructures is increasingly critical. SZTP ensures onboarding initiates with hardware attestation, swiftly evolving devices into secure nodes through verified boot processes, secure image delivery, and cryptographic credential injection.
From Firmware to Mission-Centric Deployments
In advanced environments, SZTP delivers a complete software stack—it not only defines device roles across domains such as XR workloads and IoT pipelines but also simulates workloads pre-deployment to ensure readiness and optimal performance.
Scaling Through Open Clients and Adoption
Industry-wide adoption of SZTP mirrors DHCP’s trajectory, necessitating robust open-source client solutions. The availability of open-source SZTP clients under permissive licenses is accelerating adoption across the ecosystem.
Driving the Secure Future
As digital networks extend their reach and capabilities, securing these environments becomes not just a priority but a necessity. SZTP shines as a beacon of innovation, demonstrating that with open standards and robust automation, trust can be as effortless as connectivity once was.
By nurturing open client ecosystems, SZTP doesn’t just promise enhanced digital trust; it actively defines what secure, automated infrastructure looks like in an AI-enabled world of applications. It lays the groundwork for what digital trust should be in future network paradigms, leading the charge into a new era of connectivity redefined by trust.
Moreover, adopting SZTP empowers organizations to innovate confidently, knowing their infrastructure is resilient and agile enough to handle growth and complexity. As businesses shift toward data-driven models and consumers demand more sophisticated digital interactions, SZTP ensures security and performance are uncompromised. Organizations embracing this strategy will secure operations and cultivate trust, enhancing customer relationships and accelerating digital transformation.
Looking ahead, SZTP is more than an implementation; it is pivotal for future-proofing the digital economy, setting new benchmarks for security, efficiency, and trust in the evolving technological ecosystem.
L’intelligenza artificiale diventa un nuovo occhio nella medicina, utile a prevedere le malattie cardiache attraverso delle semplici mammografie. È lo studio in corso di alcuni ricercatori. Sottoponendo delle immagini all’intelligenza artificiale sono riusciti a individuare la calcificazione delle arterie e il collegato rischio per il cuore. Lo studio è stato pubblicato sull’European Heart Journal. L’articolo fa netta differenza tra malattie gravi e fatali rilevabili con l’IA.
La nuova tecnologia, da tempo entrata nei laboratori medici, valuta l’accumulo di depositi di calcio nelle arterie del seno. Lo screening annuale per il cancro al seno prevede scansioni mammografiche a raggi X. Scansionate dall’intelligenza artificiale possono diventare controllo vitale e salvavita anche per altre malattie. I ricercatori vogliono ottimizzare la tecnica e aiutare milioni di donne affette da malattie cardiovascolari non diagnosticate e non curate. Unendo lo screening oncologico e cardiaco si prevengono pazienti gravi e si aiuta anche il sistema sanitario ad ottimizzare cure, terapie e assistenza.
La scoperta sulle qualità preventive dell’intelligenza artificiale è avvenuta ad Atlanta, il team di ricercatori è guidato dal Dott. Hari Trivedi della Emory University. Lo studio è stato condotto su 123.762 donne, non avevano patologie cardiovascolari note ma avevano partecipato allo screening mammografico. I ricercatori hanno utilizzato l’IA per analizzare le quantità di depositi di calcio nelle arterie del tessuto mammario.
Radiografie e calcificazioni arteriose: il 30% delle partecipanti mostra rischio grave di malattie cardiache e altre donne presentano segni di rischio significativo
La radiografia che esce fuori dallo screening è già utile per qualificare la malattia o il rischio cardiaco come grave, moderato, lieve o assente. Il 30% delle donne volontarie nella sperimentazione ha scoperto di essere a rischio di gravi malattie cardiovascolari. Nel 70% restante delle pazienti si è scoperto un rischio superiore con presenza certa di calcificazione nelle arterie.
Le malattie cardiache sono la principale causa di morte nelle donne in tutto il mondo, eppure le donne sono costantemente sottodiagnosticate e sottotrattate rispetto agli uomini. Le mammografie, a cui le donne si sottopongono già per lo screening del cancro al seno, possono anche rivelare depositi di calcio nelle arterie mammarie, collegati alle malattie cardiache. Volevamo verificare se l’intelligenza artificiale potesse utilizzare questa tecnologia per identificare le donne a rischio di malattie cardiovascolari senza costi aggiuntivi o disagi. Abbiamo scoperto che maggiore è il calcio visibile nelle arterie mammarie in una mammografia, maggiore è il rischio per una donna di un evento cardiaco grave come infarto, ictus o insufficienza cardiaca. Questo è vero anche per le donne più giovani sotto i 50 anni – un gruppo spesso considerato a basso rischio – e si è mantenuto anche dopo aver considerato altri fattori di rischio come diabete e fumo.
Le risposte di ChatGPT diventano più interattive. OpenAI ha annunciato una nuova funzione che introduce nuove grafiche dinamiche per spiegare concetti scientifici e matematici direttamente nella chat.
Immagini dinamiche per studiare
OpenAI ha iniziato il rollout delle nuove risposte interattive all’interno di ChatGPT pensate per rendere l’apprendimento più intuitivo. Quando gli utenti chiedono spiegazioni su determinati concetti di matematica o fisica, il chatbot può ora generare grafici e visualizzazioni dinamiche che illustrano le formule in tempo reale.
Tra gli argomenti supportati figurano il teorema di Pitagora, la legge di Coulomb e molte altre nozioni. Le nuove immagini non sono statiche: gli utenti possono modificare le variabili dell’equazione e osservare immediatamente come cambiano i risultati.
Questo approccio consente di esplorare i concetti scientifici in modo interattivo, simulando di fatto un laboratorio digitale. Lo studente può intervenire direttamente sulla formula, cambiare valori e comprendere più facilmente il rapporto tra le grandezze coinvolte.
Secondo OpenAI, la funzione supporta già oltre 70 concetti scientifici e matematici, con ulteriori argomenti che verranno aggiunti nei prossimi aggiornamenti.
La nuova funzione segue il lancio della modalità di apprendimento “Study Mode”, introdotta da OpenAI la scorsa estate proprio per rispondere all’uso crescente dei chatbot da parte degli studenti durante lo studio. Questa modalità guida l’utente verso la soluzione attraverso suggerimenti e domande, invece di fornire immediatamente la risposta finale.
OpenAI vede queste novità come il primo passo verso un ecosistema educativo sempre più avanzato basato sull’intelligenza artificiale.
L’intelligenza artificiale di Google continua a integrarsi nel browser più usato al mondo. Dopo il debutto negli Stati Uniti, le funzioni basate su Gemini in Chrome iniziano ad arrivare anche in altri paesi.
AI direttamente nel browser
Google ha annunciato l’espansione delle funzionalità basate su Gemini all’interno di Google Chrome, portando l’assistente AI integrato nel browser anche in nuovi mercati. Dopo il lancio iniziale negli Stati Uniti, il sistema è ora disponibile per gli utenti in Canada, India e Nuova Zelanda.
L’aggiornamento introduce anche il supporto a oltre 50 lingue aggiuntive. Tra queste figurano francese, gujarati, hindi e spagnolo, ampliando significativamente la platea di utenti che possono interagire con il chatbot direttamente dal browser.
Per utilizzare Gemini in Chrome basta cliccare sull’icona a forma di scintilla posizionata nell’angolo in alto a destra dell’interfaccia. Questo pulsante apre una barra laterale dedicata all’intelligenza artificiale, introdotta da Google a gennaio. Da qui è possibile conversare con il chatbot senza dover cambiare scheda o interrompere la navigazione.
Secondo Google, l’obiettivo è rendere l’assistenza AI parte integrante dell’esperienza di navigazione quotidiana, permettendo agli utenti di chiedere informazioni, generare contenuti o cercare risposte mentre consultano qualsiasi pagina web.
L’assistente integrato non si limita alle semplici chat testuali, ovviamente. Dalla stessa barra laterale è possibile accedere anche al generatore di immagini sviluppato internamente da Google, cioè Nano Banana, oltre a diverse integrazioni con l’ecosistema dell’azienda.
Gemini in Chrome può infatti collegarsi a servizi come Gmail, Google Maps, Google Calendar e YouTube. In questo modo l’intelligenza artificiale può aiutare gli utenti a gestire email, pianificare appuntamenti o trovare contenuti video direttamente dal browser.
Google ha chiarito che il rollout globale non è ancora completo. L’azienda prevede di portare Gemini integrato in Chrome in molti altri paesi e lingue nel corso del 2026, ampliando progressivamente la disponibilità della funzione. Insomma, è solo questione di tempo prima che arrivi anche in Italia.
Epic Games cambia il valore della valuta virtuale di Fortnite. Dal 19 marzo i pacchetti di V-Bucks offriranno meno monete allo stesso prezzo, aumentando di fatto il costo degli acquisti nel gioco.
Meno V-Bucks, stessi prezzi
I giocatori di Fortnite dovranno fare i conti con un aumento del costo reale degli acquisti in-game. Epic Games ha annunciato che dal 19 marzo cambierà il tasso di conversione dei V-Bucks, la valuta digitale utilizzata per comprare skin, emote e altri contenuti cosmetici. Il prezzo dei pacchetti in dollari resterà formalmente lo stesso, ma il numero di V-Bucks ricevuti sarà inferiore rispetto al passato.
Il pacchetto da 8,99 euro, ad esempio, passerà da 1.000 a 800 V-Bucks. Quello da 22,99 euro scenderà da 2.800 a 2.400 V-Bucks, mentre il bundle da 36,99 euro offrirà 4.500 V-Bucks invece dei precedenti 5.000. Anche il pacchetto più grande subirà un taglio: a 89,99 euro i giocatori riceveranno 12.500 V-Bucks invece dei 13.500 attuali.
La modifica incide direttamente sul prezzo reale delle skin e degli oggetti cosmetici, spesso acquistati in modo impulsivo dagli utenti. Sebbene i prezzi degli oggetti nel negozio di gioco non cambino, il minor numero di V-Bucks acquistabili allo stesso costo significa che ogni contenuto diventa, di fatto, più caro.
A cambiare sarà anche l’“Exact Amount Pack”, il pacchetto che permette di acquistare esattamente i V-Bucks necessari per completare un acquisto specifico. In questo caso il prezzo raddoppierà: circa 0,99 dollari per 50 V-Bucks, contro i circa 0,50 dollari precedenti.
Impatto su pass e abbonamenti
Anche Epic, l’azienda di Fortnite, lavora ad un suo app store alternativo per iPhone
Le modifiche alla valuta virtuale avranno effetti anche sui vari pass stagionali e sugli abbonamenti presenti nel gioco. Il Battle Pass standard costerà ora 800 V-Bucks e garantirà lo stesso numero di V-Bucks come ricompensa, mentre in precedenza il prezzo era fissato a 1.000.
Anche altri pass subiranno cambiamenti. L’OG Pass, legato alla modalità nostalgica del gioco, scenderà da 1.000 a 800 V-Bucks. I Music Pass e Lego Pass, invece, passeranno da 1.400 a 1.200 V-Bucks.
La revisione coinvolge perfino l’abbonamento mensile Fortnite Crew: il bonus mensile di valuta virtuale verrà ridotto da 1.000 a 800 V-Bucks. In pratica, anche gli abbonati riceveranno meno monete digitali a parità di costo.
Epic Games ha spiegato che la decisione è legata all’aumento dei costi operativi del gioco. L’azienda ha dichiarato che “il costo di gestire Fortnite è aumentato molto”, sottolineando che l’aggiornamento dei prezzi serve a sostenere l’infrastruttura e lo sviluppo continuo del titolo.
Un nuovo rapporto dell’ispettore generale della NASA rivela tensioni tra l’agenzia spaziale e SpaceX. L’oggetto della contesa? I controlli manuali del lander lunare destinato a portare gli astronauti americani sulla Luna. La NASA vorrebbe che gli astronauti possano prendere il controllo del lander in caso di necessità, mentre SpaceX vorrebbe fare quasi esclusivo affidamento sulla guida autonoma della navicella.
Il documento analizza lo stato dei contratti del programma Human Landing System, il progetto che dovrà portare gli astronauti sulla superficie della Luna entro questo decennio.
Avere solo controlli autonomi è un azzardo?
Il rapporto dell’ispettore generale di NASA mette sotto la lente i contratti assegnati a SpaceX e Blue Origin per lo sviluppo dei lander lunari del programma Human Landing System. Questi veicoli sono fondamentali per il ritorno degli astronauti sulla Luna previsto dalle missioni Artemis program.
Secondo il documento, l’approccio a prezzo fisso adottato dall’agenzia si sta dimostrando efficace nel contenere i costi e nel favorire la collaborazione con l’industria spaziale privata.
Il rapporto afferma infatti: “Abbiamo riscontrato che l’approccio contrattuale dell’Agenzia è stato efficace nel controllare i costi e ha fornito al programma HLS visibilità sullo sviluppo dei lander da parte di SpaceX e Blue Origin”.
Nonostante i risultati positivi sul piano economico, resta aperta una questione tecnica importante: il grado di controllo manuale che gli astronauti dovrebbero avere durante la discesa verso la superficie lunare con il lander basato su Starship. Nel rapporto si legge chiaramente: “Esiste un disaccordo tra NASA e SpaceX sul fatto che l’attuale approccio proposto dal fornitore per l’atterraggio soddisfi l’intento del requisito di controllo manuale dell’Agenzia”.
L’agenzia ritiene che il controllo umano rappresenti una componente essenziale per la sicurezza dell’equipaggio, mentre il progetto di SpaceX punta su un livello di automazione molto più elevato.
Le lezioni dell’Apollo
La richiesta della NASA deriva anche dall’esperienza delle missioni lunari del passato. Durante tutte le missioni con equipaggio del programma Apollo, gli astronauti utilizzarono sistemi di controllo manuale come metodo di backup per completare l’atterraggio.
Certo, ovviamente all’epoca il software di bordo era molto meno avanzato rispetto ai sistemi moderni, ma la possibilità di intervenire manualmente si rivelò fondamentale per garantire il successo delle missioni.
Il confronto tra NASA e SpaceX ricorda quanto avvenuto anni fa durante lo sviluppo della capsula SpaceX Dragon 2, utilizzata per trasportare astronauti verso la International Space Station. Inizialmente SpaceX voleva affidarsi esclusivamente a controlli touchscreen, ma l’agenzia spaziale chiese sistemi che permettessero agli astronauti di pilotare il veicolo in modo più diretto.
Il compromesso finale consentì agli astronauti di controllare manualmente la navicella attraverso comandi integrati nei touchscreen.
Nel caso dello Starship lunare, però, la situazione è più complessa. Il rapporto sottolinea che il veicolo non possiede ancora lo stesso livello di esperienza operativa accumulato dalla capsula Dragon nelle missioni verso la stazione spaziale.
“Starship non avrà lo stesso livello di esperienza di volo nell’ambiente operativo reale per le missioni lunari con equipaggio”, afferma il documento.
Il problema potrebbe diventare critico nelle prossime fasi del progetto, quando NASA e SpaceX dovranno superare la cosiddetta Critical Design Review. Se non verrà trovato un compromesso, l’atterraggio potrebbe essere affidato esclusivamente ai sistemi automatici.
Il rapporto rivela inoltre che prima delle missioni con astronauti sono previste dimostrazioni senza equipaggio sia per SpaceX sia per Blue Origin. Questi test però non includeranno sistemi completi di supporto vitale, airlock o altri elementi necessari per le missioni umane, lasciando aperte ancora molte incognite.
La NASA e SpaceX litigano sui controlli manuali di Starship è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
Scoprire l’età esatta dell’Universo è un’attività che occupa da sempre i calcoli e gli studi scientifici. La sua soluzione aiuterebbe a comprendere molte dinamiche cosmiche e galattiche. Proprio la Via Lattea aiuta gli astronomi a utilizzare un nuovo modo per conteggiare i miliardi di storia precisi dello spazio. Con le stelle più antiche della nostra galassia, è stata calcolata l’età minima del cosmo, 13,8 miliardi di anni, considerando distorti gli anni conteggiati con la costante di Hubble.
L’Universo ha avuto inizio con un’espansione continua e il suo punto di origine è il Big Bang. Questa velocità di espansione qualche volta viene ripresa anche dai telescopi spaziali o satellitari attraverso l’osservazione prolungata di corpi celesti. L’espansione è costante e prende il nome di costante di Hubble e ha diverse teorie e misurazioni.
Seguendo la radiazione cosmica di fondo a microonde, la costante di Hubble ha una misurazione di 67 chilometri al secondo per megaparsec. Osservando alcuni corpi celesti o punti dello spazio, si arriva a un altro valore: 73 chilometri al secondo per megaparsec. La misurazione si basa sui cambiamenti costanti di supernovae, lenti gravitazionali e stelle variabili.
La Via Lattea ha stelle così antiche che possono raccontare molto sulla storia e sugli effettivi numeri di anni dell’intero cosmo. Il racconto e le ipotesi di Elena Tomasetti e Cristina Chiappini
Queste due misurazioni della costante di Hubble creano ipotesi e dibattiti, si arriva al nuovo e terzo metodo. Elena Tomasetti lavora presso l’Università di Bologna e da lì, con i colleghi, ha iniziato a studiare le stelle più antiche dellaVia Lattea. “L’età assoluta degli oggetti più antichi del cosmo attuale è cruciale per la cosmologia perché può fornirci un limite inferiore per l’età dell’Universo“. Gli astronomi hanno analizzato ben 200.000 stelle antiche, molte con dati raccolti e catalogati dal telescopio Gaia.
Le informazioni sono quelle più importanti per una stella: luminosità, distanza, composizione chimica. Tomasetti definisce la Via Lattea un laboratorio dicosmologia in campo vicino. Le sue parole sono accompagnate da un’altra studiosa e coautrice, Cristina Chiappini del Leibniz Institute for Astrophysics di Potsdam. Tremila stelle datate e analizzate hanno almeno 12,5 miliardi di anni, ci sono stelle ancora più antiche,13,6 miliardi di anni. Grazie a loro e con calcoli incrociati si può arrivare alla vera età dell’Universo e anche a dati più precisi dell’espansione cosmica in corso.
Una ricerca recente, pubblicata su CMAJ (Canadian Medical Association Journal), rivela che la richiesta di farmaci per curarel’ADHD è raddoppiata dall’inizio della pandemia Covid-19. Il dato interessa soprattutto i giovani adulti e si unisce agli studi che continuano a indagare dinamiche e conseguenze dei due/tre anni di emergenza della malattia.
Le diagnosi ADHD tra adultisono in aumento: prima i farmaci per l’iperattività venivano prescritti ai bambini (situazioni pediatriche) e in collegamento ad altre patologie. Da vent’anni invece le diagnosi crescono dall’adolescenza in poi e la pandemia ha come parallelo l’accelerazione di questo fenomeno.
Lo studio del CMAJ intanto rileva questa situazione in Canada: i ricercatori stanno eseguendo delle analisi di tipo demografico considerando le prescrizioni e le richieste dei farmaci ADHD. Scrive la dottoressa Tara Gomes, “I nostri risultati potrebbero riflettere un miglioramento nel riconoscimento e nel trattamento dell’ADHD in età adulta; tuttavia, la velocità e l’entità di questa crescita sollevano anche importanti interrogativi su come vengono formulate le diagnosi e se questa prescrizione sia sempre appropriata“.
Gomes è direttrice del programma dell’Ontario Drug Policy Research Network presso lo St. Michael’s Hospital, Unity Health Toronto. Lo studio riguarda il periodo da gennaio 2016 fino a giugno 2024. 327.053 adulti in Ontario hanno ricevuto una prescrizione di stimolanti. Più della metà (55%) era di sesso femminile, l’età media era di 31 anni, la maggioranza (91%) viveva in aree urbane.
All’inizio della pandemia si registra prima un calo e poi un rapido aumento di diagnosi e prescrizioni per l’ADHD tra i giovani dai 18 ai 24 anni, dal Canada alla Finlandia si studia questo andamento
La pandemia ha creato molte situazioni di disagio ma il suo inizio, per l’ADHD, presenta questa caratteristica: un breve calo iniziale e poi un successivo rapido aumento di terapie e richieste di stimolanti. I destinatari erano fasce giovani, dai 18 ai 24 anni. Nessuna differenza nel numero tra uomini e donne all’inizio, poi le prescrizioni sono cresciute per le donne e in tutte le fasce di età.
A commentare questi risultati, un’altra esperta, la dottoressa Mina Tadrous, dell’Università di Toronto. “Il crescente impatto degli influencer dei social media sulla consapevolezza dell’ADHD nei giovani adulti, così come la rapida evoluzione dei servizi sanitari virtuali che supportano valutazioni e trattamenti online, potrebbero anche contribuire a diagnosi errate e potenziali danni“.
Insomma, siamo passati dalla non conoscenza di disturbi neurocognitivi come l’ADHD o il DSA a un’informazione diffusa importante, consapevole ma da monitorare. Gli studi sull’aumento di diagnosi e farmaci dall’era Covid-19 sono in corso anche negli Stati Uniti, in Australia, nel Regno Unito e in Finlandia.
La NASA sta migliorando i sistemi di difesa dal rischio di impatti esterni. Tra nuovi modelli e calcoli, un asteroide considerato pericoloso per la Terra e la Luna adesso è escluso dai corpi celesti a rischio di impatto. L’asteroide in questione si chiama 2024 YR4. Secondo i calcoli precedenti, nel 2032 poteva impattare tanto sulla Luna che sulla Terra, con sorvolo ravvicinato. Le osservazioni sono state eseguite con il telescopio spazialeJames Webb. Tra sei anni, però, i pericoli previsti adesso sono esclusi.
Le ricostruzioni di quello che poteva avvenire nel 2032 sono varie. Se colpisse soltanto la Luna, si avrebbero conseguenze sul clima, sull’orbita terrestre, sulla collocazione dei poli; arriverebbero da noi detriti e materiale lunare. Se colpisse anche la Terra, gli effetti sarebbero più catastrofici.
Anche il solo impatto sulla Luna causerebbe comunque la distruzione di intere città.2024 YR4 oltrepasserà il satellite a una distanza di 21.200 chilometri, una distanza importante che potrebbe avere delle conseguenze. Alcuni satelliti artificiali sentiranno la sua presenza oppure potrebbero non funzionare o essere colpiti, come racconta la NASA. Ma anche dalla Terra, la distanza sarà notevole, centinaia di migliaia di chilometri; per questo il rischio viene rimodulato fino allo zero.
L’operazione ATLAS e le osservazioni con il James Webb Space Telescope su 2024 YR4: l’asteroide è grande quanto la Torre di Pisa, nuove rilevazioni attese nel 2028 per confermare la traiettoria
YR4, scoperto nel 2024, l’anno seguente è diventato non osservabile sia dalla Terra che dai telescopi spaziali. Gli astronomi hanno utilizzato il James Webb Space Telescope per monitorare l’oggetto, anche se con riprese molto deboli. Nel 2024, l’asteroide fu scoperto con una rete nata proprio per questi corpi celesti pericolosi.
ATLAS significa Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System: al primo segnale, gli scienziati inviano l’allarme, raccolgono i dati e gestiscono il rischio. A prima vista, l’asteroide è stato descritto come una roccia grande quanto l’altezza della Torre di Pisa e con una traiettoria vicino alla Terra. La NASA monitorerà di nuovo YR4 nel 2028, quando sarà di nuovo visibile dalla Terra, per calcolare la distanza di sicurezza già conteggiata adesso e da confermare negli anni successivi. Intanto, sta collaborando con un importante centro di ricerca per migliorare il monitoraggio anche nello spazio.
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Giovedì 12 marzo, alle ore 21.00, ai Quattro Mori di LIVORNO, USB Scuola e OSA sono liete di presentare la proiezione del film “D’Istruzione pubblica”, documentario sullo smantellamento della scuola pubblica che sta suscitando grande interesse tra lavoratrici e lavoratori della scuola, tra le studentesse e gli studenti, ma anche tra le persone non direttamente coinvolte dai temi trattati.
✊🏾 USB Scuola e OSA affrontano quotidianamente i problemi concreti nati dalle varie “riforme” della scuola, dalla legge sull’autonomia al PCTO, fino ad arrivare alle proposte sulla limitazione della libertà di espressione di Gasparri e Romeo. Non da ultimo, riteniamo fondamentale portare avanti una battaglia delle idee che sappia dare il suo contributo alla giornata del 14 marzo, in occasione della manifestazione nazionale per il NO sociale al governo Meloni e alla scuola reazionaria di Valditara!
👉🏽 Per consentire un approfondimento e creare un momento di riflessione comune, al termine della proiezione ci tratterremo in dibattito con interventi di Denise Bertozzi, Camilla Barontini, esponenti di OSA e USB Scuola e la platea. La necessità di discutere di scuola pubblica statale, di condividere idee, proposte e necessità concrete potrà trovare uno spazio di libera espressione.
👉🏽Invitiamo tutte e tutti gli interessati al cinema Quattro Mori di Livorno in piazza Damiano Chiesa alle 21.00 del 12 marzo per assistere insieme alla proiezione e partecipare al successivo dibattito!
In questo video vediamo la recensione della power station portatile ALLPOWERS VOLIX P300, una stazione di energia compatta con batteria LiFePO4 da 256Wh e uscita a onda sinusoidale pura da 300W (600W di picco).
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Le piante hanno storie importanti e particolari come gli animali, sicuramente ti sarà capitato un luogo buio, poco areato o ossigenato dove è riuscito a spuntare del verde, anche qualche fogliolina o fiorellino. Come ha fatto? La risposta è molto semplice, le piante hanno un sistema interno di adattabilità o resilienza incredibile. Sopravvivono, fioriscono dove non potrebbero, resistono a stress e situazioni impossibili, soprattutto sotto il cambiamento climatico.
L’Università di Helsinki ha però scoperto il segreto di questa loro forza, all’interno dei loro steli, delle loro strutture biochimiche. I mitocondri sono i generatori di energia cellulare, i cloroplasti sono le strutture responsabili della fotosintesi. La ricerca ha scoperto che i primi possono sottrarre ossigeno ai secondi per drenarlo nelle cellule in un secondo momento. È quasi come il trattenere il respiro per un momento, ad esempio sott’acqua per noi, le piante lo fanno come risposta allo stress e ai cambiamenti e come adattamento. I ricercatori definiscono questo meccanismo finora sconosciuto metabolismo vegetale, la ricerca è stata guidata dal Dott. Alexey Shapiguzov (PhD, Docente) presso il Centro di Eccellenza in Biologia degli Alberi dell’Università di Viikki.
L’Arabidopsis thaliana ha contribuito alla scoperta scientifica utile anche ad altre piante contro il cambiamento climatico, ecco come è riuscita a sopravvivere in mezzo a dell’azoto gassoso
L’ossigeno nelle piante non è solo un alimentatore o attivatore di energie, viene utilizzato per crescere ma anche per guarire. Quando una pianta viene ferita utilizza le riserve di ossigeno per rigenerare i tessuti. Le cellule vegetali fanno respirare le piante non solo grazie ai cloroplasti ma anche a delle strutture definite organelli.
La pianta che ha reso possibile la scoperta di Helsinki è l’Arabidopsis thaliana, al suo interno i mitocondri funzionano un po’ diversamente, attivano enzimi respiratori. Con un’esposizione in laboratorio ad azoto gassoso si è ricreata una condizione con poco ossigeno. Subito si è notata l’attivazione degli elettroni per trasferire l’ossigeno negli organelli e rilasciarlo al momento propizio o gradualmente.
Il dottor Shapiguzov ha commentato la scoperta dichiarando: “A nostra conoscenza, questa è la prima prova che i mitocondri influenzano i cloroplasti attraverso lo scambio di ossigeno intracellulare“. Il meccanismo dei mitocondri potrebbe aiutare nella selezione di piante più forti nei contesti ambientali più difficili, ad esempio cicli giorno-notte sballati o inesistenti, inondazioni, luoghi al chiuso con poca luce solare o aria.
Presentazione volume "Voglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce" di Bruno Manfellotto
Nel cuore di un secolo che continua a interrogare la nostra coscienza civile, il nuovo lavoro di Bruno ManfellottoVoglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce (Laterza, 2025) ci invita a guardare da vicino una pagina spesso rimossa della storia italiana: quella degli uomini e delle donne che, tra il 1925 e il 1932, tentarono di colpire il capo del fascismo, sfidando un regime che era diventato dittatura.
Attraverso una ricostruzione rigorosa e avvincente, l’autore restituisce voce e complessità a figure molto diverse tra loro – socialisti, anarchici, giovani idealisti, perfino un’aristocratica irlandese – accomunate dal rifiuto del totalitarismo nascente. Le loro storie, insieme ai complotti solo immaginati dall’Ovra e trasformati in strumenti di propaganda, diventano una lente preziosa per comprendere come il fascismo abbia consolidato il proprio potere, alimentando paura, consenso e mobilitazione emotiva.
L’incontro promosso da ISTORECO Livorno, che si svolgerà martedì 17 marzo presso il Palazzo Granducale – Sala Nomellini, vuole essere un’occasione per riflettere non solo sugli attentati e sui loro protagonisti, ma anche sul contesto politico e sociale che rese possibile l’ascesa del regime: un clima di acquiescenza diffusa, di retorica salvifica, di progressiva delegittimazione dell’opposizione. Una dinamica che conserva una sorprendente attualità.
Dopo l’introduzione della direttrice Catia Sonetti, dialogherà con l’autore Bruno Manfellotto il giornalista e storico Mario Tredici, per approfondire il valore civile di questo libro e il contributo che può offrire alla comprensione critica del nostro passato. Un appuntamento che invita a interrogare la storia per comprendere meglio il presente, e a riconoscere – nelle vicende degli attentatori e nelle reazioni del regime – la fragilità della democrazia quando il potere si nutre di paura e di consenso acritico.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista JCOM, le etichette usate per indicare contenuti generati dall’intelligenza artificiale potrebbero produrre effetti opposti a quelli previsti. Oggi la scrittura di testi scientifici con l’IA è un vero e proprio argomento di attualità. Questa tecnologia ha molte potenzialità ma va monitorata costantemente perché potrebbe commettere errori, imprecisioni eprodurre disinformazione.
L’obiettivo delle etichette editoriali è quello di aumentare la trasparenza e proteggere gli utenti, soprattutto nei social media. Questi spazi, ogni giorno, veicolano tantissimi testi scientifici anche prodotti da sistemi automatici. I ricercatori parlano di due effetti, il primo si chiama “crossover verità-falsità” e causa la scarsa fiducia nelle informazioni scientifiche anche corrette. Poi ci sono le allucinazioni, contenuti plausibili ma errati, un effetto dell’IA generativa autonoma.
Teng Lin è dottorando presso l’Università dell’Accademia cinese delle scienze sociali di Pechino. Insieme a Yiqing Zhang ha analizzatola capacità di coinvolgimento del pubblico dalle etichette che segnalano i contenuti generati con l’AI. Se mentre proteggono dalla disinformazione riescono anche a coinvolgere i lettori, a creare fiducia e ritorno sulla notizia.
Un esperimento con 433 volontari analizza la fiducia nei testi scientifici scritti con e senza intelligenza artificiale: ecco i risultati e le riflessioni emerse dal sondaggio
L’esperimento ha coinvolto 433 partecipanti reclutati online nel 2024 tra marzo e maggio con la piattaforma Credamo. “Ci siamo concentrati sulle informazioni scientifiche condivise sui social media“, ha spiegato Teng. I ricercatori hanno preparato quattro tipi di post: informazioni scientifiche corrette con o senza etichetta AI e contenuti di disinformazione con o senza la stessa etichetta. È stato utilizzato GPT-4 per la realizzazione dei testi, ai partecipanti è stato chiesto di valutare la credibilità dei contenuti da 1 a 5.
I ricercatori hanno osservato che le etichette che segnalano la presenza dell’IA non aiutano necessariamente gli utenti a distinguere tra informazioni vere e false. Ne deriva che per i contenuti scientifici legati all’intelligenza artificiale e dichiarati tali non si crea automaticamente una credibilità online certa. La presenza delle segnalazioni fa aumentare la fiducia generale nei contenuti correlati e allo stesso tempo confonde le acque.
Gli utenti sfiduciati su tutto finiscono nella disinformazione. L’esperimento ha mostrato diversi atteggiamenti personali verso l’IA che influenzano il giudizio degli utenti. Se si ha sfiducia e antipatia verso l’IA si ha sfiducia e antipatia anche nel suo testo creato corretto. Teng ha concluso lo studio con queste parole: “Diversi tipi di informazioni scientifiche comportano diversi livelli di rischio“.
Dal 2015 il riscaldamento climatico ha messo il turbo secondo diverse analisi e ipotesi sul suo sviluppo. Ci sono analisi recenti che però dicono di guardare anche ai decenni precedenti per capire la situazione di oggi. C’è un riscaldamento globale in accelerazione ma non è un fenomeno di oggi, i conti dovevamo iniziare a farli già nel passato. Uno studio è stato pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, è stato condotto dal climatologo Stefan Rahmstorf e dallo statistico Grant Foster.
Sono loro a evidenziare il 2015 come anno di rottura sul clima, da lì è aumentata la velocità del riscaldamento. Negli ultimi 10 anni, il ritmo Celsius è salito a 0,35 gradi rispetto agli 0,2 degli anni Settanta. C’è anche questa informazione: la curva di aumento delle temperature non è più lineare ma mostra delle inclinazioni verso l’alto. Questo indica non solo un riscaldamento più veloce e continuativo, ma con picchi improvvisi.
I ricercatori hanno utilizzato cinque grandi dataset climatici internazionali per le loro analisi. Nell’elenco troviamo NASA, National Oceanic and Atmospheric Administration, il Copernicus Climate Change Service, che è europeo. Alcune fluttuazioni naturali sono state eliminate per comprendere meglio le tendenze globali del clima, togliendo quindi delle alterazioni temporali. El Niño, ad esempio, eruzioni vulcaniche e attività cicliche del Sole come tempeste radioattive e macchie. I due scienziati della ricerca hanno motivato queste esclusioni e fornito dichiarazioni sui risultati ottenuti.
Il gas serra è il vero problema del riscaldamento globale, più inquinanti finiscono nelle nuvole e più la radiazione solare impatta negativamente sulle temperature
Foster ad esempio parla di rumore statistico da distinguere dalla tendenza reale del riscaldamento: “Il punto cruciale è che sottraiamo queste fluttuazioni naturali note dai dati di misurazione, in modo che il ‘rumore’ casuale diminuisca e il segnale del riscaldamento a lungo termine diventi più chiaro“. Rahmstorf aggiunge: “Per la prima volta, possiamo dimostrare una forte e statisticamente significativa accelerazione del riscaldamento globale dopo il 2015“.
Le cause precise di questa accelerazione non sono ancora completamente chiarite. Si rileva però una diminuzione dell’inquinamento atmosferico, forse frutto delle campagne anti emissioni cittadine e comunque di una minima attenzione al problema della qualità dell’aria. A impattare sulla radiazione solare troviamo fuliggini inquinanti e anidride solforosa, che finiscono nelle formazioni delle nubi. Il gas serra è quindi al centro delle osservazioni: se ci sono stati in questi anni anche minimi miglioramenti su questi, bisogna lavorare per renderli globali e incisivi.
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A luglio del 2025, dal Cile con il telescopio spaziale Atlas (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System) si scopre la cometa nota come 3I/ATLAS. Il corpo celeste avvistato dista 4,5 anni luce dal Sole. Ha una traiettoria iperbolica, con questa caratteristica è il terzo corpo interstellare ad essere scoperto, per questo ha come designazione il numero 3I. Ad ottobre 2025 si scopre un fenomeno: con il perielio si è riscaldato e ha attivato una chioma e una coda di gas e polvere.
Il perielio è il momento della traiettoria più vicina al Sole. Com’è fatta questa cometa così vicina alla Terra? Gli scienziati hanno scoperto acqua, anidride carbonica e cianuro. Questa consistenza arricchisce le prove della presenza di acqua su altri pianeti arrivando da impatti o dall’attraversamento di corpi celesti. 3I/ATLAS non sorprende gli scienziati, dicono infatti che ha tutti i tratti tipici di comete che attraversano il Sistema Solare, lo chiamano tutti un visitatore temporaneo.
Velocità e altre caratteristiche di 3I/ATLAS e informazioni sulle missioni ipotizzate e in progettazione per il 2035, SpaceX è coinvolta nel nella costruzione del razzo di futuro lancio
Un tempo però di cui approfittare per accumulare conoscenze sulle comete ma soprattutto sul suo arrivo e ritorno verso lo spazio interstellare. 3I/ATLAS potrà essere seguita anche più lontano, visto che i telescopi di oggi consentono l’osservazione di pianeti e corpi celesti in altri sistemi stellari. La sua traiettoria viene seguita con interesse.
La velocità della cometa è forte, le misurazioni sono: oltre 60 km/s (216.000 km/h o 134.000 mph). Segue un percorso definito retrogrado perché nella direzione opposta all’orbita dei pianeti. Si parla di una missione rendez-vous per 3I/ATLAS con Rosetta. La sua velocità equivale alla cometa 67/P, nella sua orbita si entrò nel 2014.
Con le sonde si possono raggiungere da vicino le comete anche dove è impossibile. 3I/ATLAS, per questo, è una vera sfida. Tra velocità e direzione opposta, raggiungerla non sarà semplice, una difficoltà già annunciata quando ancora si trovava vicino a Giove, nella sua orbita. Gli scienziati comunque ci stanno lavorando; si prospetta un lancio di sonda lontanissimo verso il 2035 con un modello superiore di SpaceX Starship Block 3.
Il confine tra auto elettrica e auto a benzina potrebbe presto diventare quasi invisibile. Il produttore cinese BYD ha presentato la seconda generazione della sua piattaforma Blade Battery insieme al nuovo sistema di ricarica Flash, promettendo tempi di “rifornimento” mai visti prima nel settore EV. Con questa tecnologia, ricaricare un’auto elettrica potrebbe richiedere pochi minuti, avvicinandosi sempre di più alla rapidità di un pieno di carburante tradizionale.
La presentazione è avvenuta durante l’evento Disruptive Technology organizzato dall’azienda, dove BYD ha illustrato i progressi che potrebbero cambiare radicalmente la percezione dell’autonomia e dei tempi di ricarica delle vetture elettriche.
Ricarica ultrarapida
Il cuore dell’annuncio è il nuovo sistema Flash Charging, progettato per ridurre drasticamente i tempi di ricarica. Secondo l’azienda, il sistema è in grado di portare la batteria dal 10% al 70% in soli cinque minuti e dal 10% al 97% in appena nove minuti quando la temperatura è quella ambiente.
Le prestazioni rimangono notevoli anche in condizioni climatiche estreme. A temperature molto rigide, fino a -30 °C, la batteria può passare dal 20% al 97% in circa dodici minuti, un dato che potrebbe ridurre drasticamente uno dei principali limiti delle auto elettriche nei Paesi più freddi.
Il CEO di BYD, Wang Chuanfu, ha spiegato il motivo per cui la ricarica consigliata si ferma al 97%. “Caricare fino al 97% è raccomandato perché il restante tre percento è meglio lasciarlo ai guadagni della frenata rigenerativa”, ha dichiarato, sottolineando come la gestione intelligente dell’energia sia parte integrante del sistema.
Questa strategia consente di massimizzare l’efficienza del veicolo durante la guida, sfruttando il recupero di energia nelle fasi di decelerazione.
Autonomia oltre 1.000 km
Un altro punto forte della nuova piattaforma Blade di seconda generazione è l’autonomia. BYD afferma che il sistema può raggiungere fino a 1.006 chilometri di percorrenza secondo lo standard cinese CLTC.
Il salto rispetto alla generazione precedente è significativo: la prima versione della Blade Battery si fermava a circa 600 chilometri di autonomia.
Va però considerato che lo standard CLTC è generalmente più ottimistico rispetto ad altri sistemi di misurazione. Convertendo i dati nel ciclo EPA utilizzato negli Stati Uniti, i 1.006 km dichiarati diventano circa 706 km. Anche con questa conversione più realistica, si tratta comunque di un’autonomia ampiamente sufficiente per la maggior parte degli automobilisti.
Apple ha appena chiuso una settimana di ‘fuoco’, annunciando un ricchissimo pacchetto di novità. Ma l’arrivo dei nuovi modelli ha avuto un effetto immediato: ben 15 prodotti sono stati rimossi dal catalogo ufficiale. Il ricambio è particolarmente ampio e riguarda iPhone, iPad, Mac e monitor professionali, con dispositivi che vanno da modelli lanciati pochi mesi fa fino a prodotti storici presenti dal 2019.
Solo questa settimana sono stati presentati circa dieci nuovi dispositivi, costringendo l’azienda a snellire la gamma. Come spesso accade con Apple, l’obiettivo è rendere più semplice la scelta per i consumatori e indirizzare gli acquisti verso i modelli più recenti.
Mac e iPad sostituiti
Gran parte dei prodotti eliminati dal listino sono stati semplicemente sostituiti dalle nuove generazioni. Tra questi figurano gli iPad Air con chip M3, sia nella versione da 11 pollici sia in quella da 13 pollici, ora rimpiazzati dai modelli aggiornati con processore M4.
Lo stesso vale per i MacBook Air con chip M4 da 13 e 15 pollici, che lasciano spazio ai nuovi MacBook Air equipaggiati con il chip M5. Anche diversi MacBook Pro della generazione precedente sono stati rimossi, inclusi i modelli da 14 e 16 pollici con chip M4 Pro e M4 Max.
La decisione più sorprendente riguarda però il MacBook Pro con chip M5 e 512 GB di storage, lanciato appena lo scorso ottobre. La variante base è stata eliminata dopo meno di sei mesi, sostituita da un nuovo modello con 1 TB di archiviazione come configurazione minima. A prima vista potrebbe sembrare un miglioramento, e lo è, ma non è gratis: ora il MacBook Pro ha un prezzo d’ingresso molto più alto.
Addio a due display iconici
Tra i prodotti dismessi figurano anche due display professionali molto noti nella gamma Apple. Il primo è lo Studio Display del 2022 con chip A13 Bionic, che viene sostituito da una versione aggiornata. Ancora più significativo è l’addio al Pro Display XDR, introdotto nel 2019 e per anni punto di riferimento per il segmento dei monitor professionali della casa di Cupertino. Con la sua uscita di scena vengono ritirati anche due accessori dedicati: il Pro Stand e l’adattatore VESA progettato per lo stesso monitor.
Il Pro Display XDR lascia ora il posto al nuovo Studio Display XDR, che rappresenta la nuova proposta premium per creativi, professionisti del video e fotografi.
Nonostante la rimozione dal catalogo ufficiale, questi prodotti non diventano immediatamente obsoleti. Quando Apple “discontinua” un dispositivo significa semplicemente che smette di venderlo attraverso i propri canali ufficiali. Gli utenti continueranno comunque a ricevere aggiornamenti software, assistenza e riparazioni per diversi anni.
La vera fase di obsolescenza arriva molto più tardi, quando i dispositivi vengono classificati come “vintage” o “obsoleti”, generalmente cinque o sette anni dopo l’uscita dal catalogo. Solo in quel momento la disponibilità di pezzi di ricambio e l’assistenza iniziano a ridursi.
Nel frattempo molti di questi prodotti continueranno a essere venduti da rivenditori terzi. E la buona notizia è proprio questa, perché già da queste ore è possibile trovarli con sconti importanti.
Secondo le ultime indiscrezioni riportate dal giornalista Mark Gurman di Bloomberg, l’azienda di Cupertino sta esplorando l’uso della stampa 3D dell’alluminio per rendere più efficiente la produzione di iPhone e Apple Watch.
La nuova tecnologia potrebbe trasformare soprattutto la realizzazione delle scocche degli Apple Watch e dei telai degli iPhone. L’obiettivo sarebbe semplificare i processi produttivi, ridurre gli sprechi di materiale e, potenzialmente, abbassare i costi di produzione.
Produzione più efficiente
La stampa 3D non è completamente nuova per Apple. L’azienda ha già iniziato a utilizzarla in alcune componenti dei dispositivi più recenti. Ad esempio, Apple Watch Ultra 3 e Apple Watch Series 11 integrano parti realizzate con titanio stampato in 3D e completamente riciclato.
La tecnologia è stata impiegata anche nell’iPhone Air, dove Apple ha utilizzato un processo di stampa 3D per creare la porta USB-C in titanio. Questo componente è stato presentato come più sottile, più resistente e allo stesso tempo più sostenibile dal punto di vista ambientale.
Ora Apple starebbe studiando un passaggio simile anche per l’alluminio, materiale ampiamente utilizzato nei suoi dispositivi. Le scocche di iPhone e Apple Watch potrebbero quindi essere prodotte con tecniche additive anziché con i tradizionali metodi di lavorazione e fresatura.
Secondo le indiscrezioni, questo permetterebbe di ridurre i passaggi nella catena produttiva e limitare la quantità di materiale scartato durante la lavorazione.
Prezzi più bassi in futuro?
Se Apple riuscisse a implementare con successo la stampa 3D dell’alluminio su larga scala, l’impatto potrebbe andare oltre la sola efficienza produttiva. Ridurre i costi di produzione potrebbe infatti tradursi in prezzi più competitivi per alcuni prodotti.
Un esempio recente di questa strategia è il MacBook Neo appena annunciato. Apple ha introdotto un nuovo processo produttivo che riduce la quantità di alluminio utilizzata nella scocca del laptop, contribuendo a raggiungere un prezzo di partenza di 699 euro per il nuovo modello entry-level.
La stessa filosofia potrebbe essere applicata in futuro anche agli iPhone, rendendo più accessibili alcune varianti senza compromettere la qualità dei materiali.
Nel frattempo, secondo Gurman, Apple starebbe preparando anche un aggiornamento estetico per altri prodotti della gamma. In particolare, il prossimo iMac previsto per la fine dell’anno potrebbe arrivare con una palette di colori rinnovata, seguendo la strategia già vista con i dispositivi più recenti dell’azienda.
Il Professor Prokar Dasgupta, chirurgo presso The London Clinic di Harley Street, ha eseguito una prostatectomia su Paul Buxton, paziente di 62 anni ricoverato al St Bernard’s Hospital di Gibilterra, controllando da remoto un sistema robotico a oltre 2400 chilometri di distanza. L’intervento segna un primato per il Regno Unito nella telechirurgia robotica transcontinentale.
Come funziona il sistema
La procedura si è svolta grazie al sistema chirurgico robotico Toumai, che ha permesso a Dasgupta di manovrare quattro bracci robotici e una telecamera 3D ad alta definizione direttamente da una consolle nel centro di Londra. La latenza registrata tra i movimenti del chirurgo e la risposta del robot è stata di soli 60 millisecondi, un margine sufficientemente ridotto da rendere l’operazione percepibile quasi in tempo reale.
Un team locale a Gibilterra era comunque presente in sala operatoria come misura di sicurezza, pronto a intervenire in caso di interruzione della connessione. L’intervento si è concluso senza complicazioni. Buxton, che vive a Gibilterra da quarant’anni, ha potuto sottoporsi all’operazione senza dover affrontare un lungo viaggio verso Londra o Madrid. Secondo quanto riportato, il paziente ha dichiarato di sentirsi «pienamente in forma» già a pochi giorni dall’intervento.
La telechirurgia è già qui
Questo successo britannico è l’ennesima conferma di come il mondo della medicina si stia avvicinando sempre di più alla telechirurgia. Stiamo progressivamente uscendo dal terreno della sperimentazione, per arrivare all’applicazione clinica su larga scala.
Il primo esempio storico risale al 2001 con la cosiddetta “Operazione Lindbergh”, quando chirurghi a New York rimossero la colecisti di un paziente a Strasburgo. Più di recente, nel 2024, una procedura transcontinentale ha collegato Roma e Pechino, mentre operazioni a distanza sulla prostata con lo stesso sistema Toumai sono state condotte anche in Africa. Se la tecnologia dovesse dimostrarsi sufficientemente affidabile su larga scala, potrebbe consentire agli specialisti di operare pazienti in aree remote senza costringerli a lunghi trasferimenti o a lunghe attese. Restano tuttavia aperti nodi rilevanti legati alle infrastrutture di rete, ai protocolli di sicurezza, alla regolamentazione e ai costi, che impediscono per ora una diffusione sistematica di questo tipo di interventi.
Nel 2022 la NASA ha compiuto uno degli esperimenti più audaci della storia dell’esplorazione spaziale: schiantare deliberatamente una sonda contro un asteroide. Oggi nuovi studi dimostrano che quell’impatto non ha solo modificato l’orbita del piccolo corpo celeste colpito, ma ha persino alterato il movimento dell’intero sistema asteroidale attorno al Sole.
Secondo i ricercatori del Jet Propulsion Laboratory della NASA, è la prima volta che un oggetto costruito dall’uomo modifica in modo misurabile la traiettoria di un corpo celeste nel Sistema Solare. Il risultato rafforza le speranze degli scienziati che in futuro simili tecniche possano essere utilizzate per difendere la Terra da potenziali asteroidi pericolosi.
L’impatto della missione DART
La missione Double Asteroid Redirection Test, nota come DART, aveva un obiettivo preciso: verificare se una sonda lanciata ad alta velocità potesse deviare la traiettoria di un asteroide. Il bersaglio scelto era Dimorphos, un piccolo “moonlet” largo circa 170 metri che orbita attorno all’asteroide più grande Didymos.
Il sistema non rappresenta alcuna minaccia per la Terra, ma è stato selezionato proprio perché ideale per testare tecnologie di difesa planetaria. Subito dopo l’impatto, gli scienziati avevano già confermato il successo dell’esperimento. Le prime analisi avevano mostrato che la collisione aveva accorciato l’orbita di Dimorphos attorno a Didymos.
Uno studio successivo pubblicato nel 2024 ha quantificato meglio l’effetto: il periodo orbitale di Dimorphos è stato ridotto di circa 33 minuti, mentre la sua traiettoria si è avvicinata a Didymos di circa 36 metri rispetto alla posizione precedente.
Cambiato anche il moto attorno al Sole
La scoperta più recente è ancora più sorprendente. Gli scienziati hanno scoperto che l’impatto non ha influenzato soltanto il piccolo Dimorphos, ma ha alterato il movimento dell’intero sistema binario composto da Didymos e Dimorphos.
I due asteroidi orbitano attorno al Sole ogni circa 770 giorni. Dopo l’impatto della sonda DART, la loro velocità orbitale è cambiata di circa 11,7 micrometri al secondo, equivalenti a circa 4 centimetri all’ora. Si tratta di una variazione estremamente piccola, ma nel contesto astronomico può avere effetti enormi nel lungo periodo.
Come ha spiegato Rahil Makadia, autore principale dello studio, “nel tempo, un cambiamento così piccolo nel movimento di un asteroide può fare la differenza tra un oggetto pericoloso che colpisce il nostro pianeta o lo manca completamente”.
Il risultato rappresenta un passo fondamentale nella ricerca di strategie per la difesa planetaria. Dimostra infatti che la deviazione cinetica, ovvero colpire un asteroide con una sonda ad alta velocità, può essere una tecnica efficace per modificare la traiettoria di un corpo celeste. Con missioni future e osservazioni più precise, gli scienziati sperano di perfezionare questa tecnologia.
C’è una filosofia anche del lavoro e dello studio che è flessibile nei confronti della stanchezza di primo mattino, quella che fa avere sonno anche dopo la classica dormita di otto ore a notte. Si abbraccia la possibilità della diversità energetica, fisica, di resistenza, di fasce giornaliere dove si è produttivi e no.
Quella che stiamo per raccontarvi non è però una filosofia ma le parole di un cardiologo che ha monitorato il cuore per capire il senso di sonno mattutino. Sono i riflessi della bradicardia, la condizione naturale di frequenza molto bassa del cuore nel corso della notte. Quindi, anche il cuore abbassa le energie per il riposo mentre intanto lavorano con costanza ed energia cellule e altri organi.
Il cardiologo Himanshi Gupta fa notare che un problema ritenuto comune è in realtà un vero sintomo nel sintomo da segnalare al proprio medico, leggiamo le sue parole e i dati del suo studio
Himanshi Gupta è specialista in cardiologia nel Manipal Hospital di Jaipur. È lui che ha studiato gli effetti della bradicardia sulle persone che si sentono stanche di giorno appena svegli. La diminuzione della frequenza cardiaca è una condizione normale, succede che in alcune persone il livello diventa troppo basso. Questo comporta un non adeguato flusso sanguigno verso gli organi vitali, incluso il cervello. Da qui nasce la sensazione di spossatezza dopo anche un’intera notte di sonno profondo.
“Il cuore normalmente batte meno di 60 volte al minuto durante il sonno, una risposta fisiologica naturale quando il corpo è a riposo. Ma se la frequenza cardiaca scende troppo, gli organi e il cervello potrebbero non ricevere un flusso sanguigno adeguato. Questo può mettere il corpo sotto stress e portare a sintomi come affaticamento, vertigini o debolezza anche dopo aver dormito a sufficienza“. Una bradicardia esagerata ha dietro molti fattori: stress, cambiamenti cardiaci, tiroide, squilibri elettrolitici, apnea notturna.
La stanchezza mattutina è il primo sintomo della bradicardia esagerata e dei problemi elencati. Si può benissimo parlare di un sintomo nel sintomo: stanchezza causata da bradicardia, questa conseguenza (sintomo) dei problemi segnalati. La stanchezza mattutina dopo il riposo va segnalata al medico che potrebbe richiedere analisi più approfondite. Monitorate durante il giorno altri segnali come stanchezza che continua, confusione mentale, apatia e difficoltà a concentrarsi.
L’Università di Waterloo studia batteri che mangiano il cancro per attaccare tumori interni. Stati oncologici profondi che intaccano organi e funzioni vitali, diventando così anche difficili da trattare. Se non possono essere colpiti con chemio e radioterapie, arrivano nuove formulazioni farmacologiche graduali. I batteri in grado di mangiare il cancro sono al momento un trattamento sperimentale; per diventare clinico dovranno rispettare dei passaggi che prevedono test animali e poi umani, fino all’approvazione ufficiale.
Il nuovo approccio ha sfruttato i tumori solidi per sviluppare la nuova cura. Questi stati oncologici sono resistenti e presentano nuclei densi e con poco ossigeno, spesso completamente assente. Questa caratteristica li rende difficili da raggiungere con le cure tradizionali, compresi i trattamenti immunologici. Succede che alcuni pazienti possono trattare il tumore nella parte superficiale, invece le cellule più profonde sopravvivono creando continue recidive anche laddove è stato tolto.
La creazione del Clostridium sporogenes ingegnerizzato, l’evoluzione di semplici microbi che non amano l’ossigeno in qualcosa di più resistente per abbattere i tumori profondi interni
Le spore batteriche riescono a sopravvivere dove non c’è ossigeno, possono essere introdotte nell’organismo e dirette verso il nucleo del tumore. Lì troveranno nutrienti abbondanti e lo aggrediranno. Il team che ha generato questi batteri ingegnerizzati è composto da diversi specialisti.
Il dottor Marc Aucoin insegna ingegneria chimica e ha spiegato bene come si muovono i nuovi batteri. Sfruttano le condizioni interne del tumore, proliferano come i microbi alla ricerca di nutrienti, il tessuto tumorale viene gradualmente scomposto dall’interno. Il cancro con le comuni terapie viene attaccato dall’esterno, i batteri invece ribaltano la situazione, partono dal nucleo più forte e vanno verso la parte più debole.
I batteri riescono ad entrare dove ci sono cellule più resistenti anche per la mancanza di flusso sanguigno condizionato dall’ossigeno. Il batterio in questione si chiama Clostridium sporogenes, presente nel suolo vive dove non c’è ossigeno. Questa sua caratteristica è anche una sfida per gli scienziati, infatti anche dove trovano piccole quantità di ossigeno muoiono e la terapia si interrompe. Questo limite è stato superato modificando la loro genetica, per questo si parla di microbi ingegnerizzati. Presentano una minima tolleranza all’ossigeno e possono agire dall’interno fino all’esterno dei tumori profondi portando a termine la terapia.
Cancro, nuovi batteri ingegnerizzati aprono scenari sorprendenti è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Understanding Contrarian Investing Contrarian investing is an investment strategy that involves taking positions contrary to prevailing market trends. The fundamental idea is to buy when others are selling and sell when others are buying. This approach relies on the principle that markets and investors can sometimes overreact to news and events, thereby creating opportunities for […]
La campagna del nostro sindacato contro il Ccnl multiservizi continua imperterrita. Anche i lavoratori della Coop ATI che ogni giorno raccolgono i rifiuti ingombranti dei cittadini livornesi per conto di Aamps, dal 1° marzo hanno il contratto Utilitalia come i loro colleghi. Altri 5 lavoratori che abbandonano un contratto misero e improprio che tuttavia impiega in Italia un esercito di lavoratori e lavoratrici soprattutto in appalto. Appalti e Ccnl multiservizi sono un binomio che combattiamo ogni giorno con applicazione e chiarezza.
Quello dei lavoratori ATI è solo l'ultimo tassello di una battaglia che negli ultimi 2 anni ha visto vincere anche altri lavoratori e lavoratrici:
- 71 lavoratori del salumificio Sandri non lavorano più in appalto e sono diventati dipendenti diretti passando anche dal Ccnl multiservizi a quello delle industrie alimentari. - 11 autisti degli scuolabus fra Livorno e Rosignano sono passati dal Ccnl multiservizi al Ccnl autoferrotranvieri - 18 lavoratori dei cimiteri pubblici di Livorno hanno abbandonato l'appalto e sono diventati dipendenti diretti di Aamps oltre a passare da Ccnl Multiservizi a Ccnl Utilitalia dei cimiteri.
Sì alle internalizzazioni, no agli appalti, no al Ccnl multiservizi. Questo è sempre stato il nostro slogan e questa è la battaglia che ogni giorno portiamo avanti nella giungla degli appalti della logistica, del porto ma soprattutto dei servizi pubblici dove è totalmente inaccettabile che istituzioni o società pubbliche permettano l'applicazione nei loro appalti di contratti inappropriati o poveri.
Annunciamo già quali saranno i due prossimi obiettivi della nostra lotta su appalti pubblici e Ccnl multiservizi:
1. Via il Ccnl multiservizi applicato ai 10 lavoratori AVR che ogni giorno 7 giorni su 7 con reperibilità festiva e notturna, fanno lavori edili nelle nostre strade sistemando marciapiedi e buche, ripristinando la cartellonistica stradale e le strisce a terra in e che si occupano del verde cittadino. Un gruppo di lavoratori che in poche unità si trova a dover affrontare tutte le emergenze sulla viabilità e che in modo totalmente inappropriato sono contrattualizzati con il Ccnl multiservizi. 2. Ci sono 35 lavoratrici della Coop Colser che a Livorno e provincia presiedono le portinerie di ogni palazzo istituzionale che lavorano Ccnl multiservizi con livelli bassissimi e part time involontario cosicché si trovano a guadagnare ogni mese cifre ampiamente sotto i 1000 euro. Un appalto milionario regionale che gestisce centinaia di lavoratori e lavoratrici della portineria dei palazzi del potere in tutta la Toscana, vivono con molto meno di 1000 euro al mese. Domani sarà l'8 marzo e il part time involontario è tutt'oggi per moltissime lavoratrici un problema gigantesco a livello di reddito che va a minare anche la loro autonomia e indipendenza economica creando grossi disagi in famiglie monoreddito. Anche nella logistica portuale, nonostante quanto sancito chiaramente dall’art 42 del contratto nazionale Trasporto e Logistica, si continua ad applicare impunemente questo contratto. Così come anche nell’industria. Nello stabilimento Magna, ad esempio, ai lavoratori che si occupano del magazzino e della logistica interna è stato venduto un parziale aumento dello stipendio come una vittoria. Mentre invece doveva essere applicato un diverso contratto nazionale senza inutili e dannosi compromessi a ribasso. La battaglia contro appalti e Ccnl Multiservizi non è per noi né un vezzo né una questione tecnica. Nell'applicazione dei Ccnl appropriati ci passa molto in termini di salute e sicurezza ma spesso anche fino a 200 euro mensili di differenza retributiva.
NOI CONTINUEREMO QUESTA BATTAGLIA E LA VINCEREMO COME ABBIAMO FATTO PER I 105 LAVORATORI E LAVORATRICI CHE HANNO DEFINITIVAMENRE ABBANDONATO IL CCNL MULTISERIVIZI SUL NOSTRO TERRITORIO NEGLI ULTIMI 2 ANNI USB Livorno
Le campagne estive sulla protezione solare nei bambini stanno portando i loro effetti in Australia. Un articolo di due scienziati su The Conversation non parla solo di risultati scientifici, ma è anche uno spaccato storico sulla comunicazione medica e sociale. Per i bambini, nel 1981, fu utilizzato un cartone animato. Slip, Slop, Slap è il titolo, un gabbiano che fa surf è il personaggio principale.
Il dato confortante dello studio pubblicato, riguarda il numero di nei che hanno oggi i bambini rispetto ai coetanei del 1992. È dimezzato, e questo è importante perché significa potenzialmente meno pazienti affetti da melanoma. È il cancro della pelle più pericoloso, inizia con le alterazioni dei melanociti, le cellule della pigmentazione. I nei comuni, alcuni sono innocui (la maggior parte), altri indicatori di rischio.
Il team di ricerca del Brisbane Twin Nevus Study è guidato da David Duffy e Nick Martin del QIMR Berghofer Medical Research Institute. Insieme hanno condotto un lungo studio dal 1992 fino al 2016. Sono stati monitorati ben 4.000 bambini. In questo periodo, il numero medio di nei è sceso del 47%, una percentuale importante.
Le scottature solari vanno evitate nei bambini: la prevenzione rimane fondamentale e uno studio nel Queensland valorizza l’abbigliamento protettivo anti raggi UV cresciuto negli anni
Il dato si collega al rischio di melanoma nel corso della vita. I bambini con meno nei hanno fino a quattro volte meno rischio rispetto ai coetanei degli anni Ottanta. La protezione solare con filtro contro i raggi UV ha contribuito e continua a contribuire a questo risultato. Non si tratta di semplici creme solari, ma di prodotti specifici per l’infanzia, con un fattore protettivo più alto.
Accanto alle creme solari, i fattori protettivi sono cresciuti anche con altri elementi. Vestiti, cappelli con visiera anti-UV, abiti e occhiali da sole e da vista. Su questi accessori sono stati monitorati 25 asili nido del Queensland. I bambini con abbigliamento protettivo hanno mostrato una riduzione dei rischi del 25% entro i cinque anni di età. Questo dato è importante, ma sottolinea anche che il melanoma rappresenta un rischio già nella prima infanzia, colpendo bambini molto piccoli. La prevenzione deve continuare, soprattutto per le scottature solari, che spesso sono accidentali e possono verificarsi anche dove i genitori sono molto attenti e precisi.
L’influenza aviaria ogni tanto riemerge nei titoli di giornali, oggi lo ritroviamo su Down To Earth e a seguito di uno studio ONU sulla fauna selvatica migratoria. Il calo del 5% in due anni è dovuto proprio alla famosa malattia infettiva di ceppo A che colpisce soprattutto uccelli selvatici e domestici a causa dei virus H5 e H7. Il rapporto 2024 delle Nazioni Unite afferma che il 49% delle popolazioni globali di specie migratorie protette è in declino. Il dato più allarmante è che il 24% di questi animali rischia l’estinzione completa e la percentuale è aumentata del 2% rispetto allo scorso anno.
Secondo il trend demografico aggiornato periodicamente, sono 592 le specie con nascite in calo e morti elevate. L’influenza aviaria è definita anche influenza altamente patogena per il numero di morti e di contagi che crea. Sta mettendo a rischio specie come il pinguino africano (Spheniscus demersus), i pinguini di Humboldt (Spheniscus humboldti) e i pellicani peruviani. Possiamo elencare anche altri animali che vivono in tutti e cinque i continenti.
Perché l’influenza aviaria ad alta patogenicità mette a rischio le specie migratorie: dati ONU e discussioni globali al CMS COP15 evidenziano urgenza di conservazione e protezione
Si è certi che l’influenza aviaria sia la causa del calo demografico, ma essendoci anche altri fattori, si devono raccogliere dati ulteriori sulle cause e conseguenze dirette. Queste sono le parole dei ricercatori nel rapporto: “Sebbene gli impatti a lungo termine dell’influenza aviaria ad alta patogenicità siano incerti, queste epidemie hanno aggravato le pressioni già a cui sono sottoposte le specie migratorie. L’emergere dell’influenza aviaria ad alta patogenicità è particolarmente preoccupante per le specie migratorie longeve, sensibili a qualsiasi aumento della mortalità“.
Questi dati non vengono solo scritti, ma creano dibattiti, discussioni e scambi all’interno delle conferenze mondiali. Ad esempio la 15ª riunione delle Parti della Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici di animali selvatici (CMS COP15). Un trattato e momento vincolante delle Nazioni Unite, il prossimo incontro sarà dal 23 al 29 marzo a Campo Grande, Brasile.
L’evento dura una settimana ed è un incontro globale tra i più importanti dedicati alla conservazione della fauna selvatica. Ogni anno i dati che vengono raccolti e riportati sono tanti; molti richiamano sempre l’urgenza di gestire anche il cambiamento climatico, l’inquinamento, la caccia e minacce biologiche e sistemiche, come l’influenza aviaria.
I resti fossili di un coccodrillo fanno riemergere l’ipotesi di un ponte tra Europa e Africa nel periodo Cretaceo. Il ritrovamento di animali simili da una parte all’altra dei due continenti suggeriva questo collegamento. Il rettile trovato dai paleontologi era in Ungheria, ma le sue origini sono del Gondwana: come ci è arrivato? Gli studiosi hanno scoperto parentele e somiglianze strette fra due coccodrilli o rettili simili, infittendo il mistero degli animali presenti tra i due continenti.
In passato, l’Europa era un arcipelago tropicale, aveva anche un clima più caldo, umido e una vegetazione diversa. Molte regioni italiane, un tempo, erano fondali marini. Ad un certo punto, ben 200 milioni di anni fa, avviene una rottura tra la Pangea della Laurasia settentrionale e quella del Gondwana meridionale. Questa rottura ha creato nel tempo placche tettoniche, faglie e fratture ancora oggi visibili e studiate dai geologi.
Si svilupparono l’Europa e l’Africa con questa separazione, e questo secondo continente conserva ancora molti misteri sulla sua forma e evoluzione. Guardando le mappe geografiche, tutti notano le forme quasi coincidenti tra la costa africana e la costa sudamericana, il che aumenta le curiosità sul collegamento preistorico con l’Europa.
cranio fossile di Doratodon carcharidens, risalente a 85 milioni di anni fa, rinvenuto in Ungheria
Conosciamo meglio il coccodrillo Doratodon carcharidens, da non confondere mai con un dinosauro anche se alcune caratteristiche erano simili. Lo studio e le affermazioni degli studiosi ungheresi
Il coccodrillo scoperto in Ungheria suggerisce un ennesimo animale migrato dall’Africa all’Europa: ha nuotato oppure ha trovato un collegamento terrestre? Queste sono le parole di Máté Szegszárdi dell’Università Eötvös Loránd: “Questo è difficile da conciliare con una netta separazione tra Laurasia e Gondwana“. Questo team appoggia ancora l’ipotesi di un pezzo di terra che ha consentito agli animali di spostarsi, uno scenario tettonico esistente solo nel Cretaceo ma poi scomparso.
Il coccodrillo che stimola nuovi interrogativi paleogeologici è stato chiamato Doratodon carcharidens, possedeva un cranio lungo, denti seghettati e taglienti, ricordava i dinosauri carnivori ma non lo era. I suoi fossili sono stati scoperti nel 2018. Queste caratteristiche erano state documentate prima nei coccodrilli africani e sudamericani, i due continenti dalle forme che combaciano.
The Initiative will ensure that the next generation of AI is widely adopted with confidence, can function securely on behalf of its users, and can interoperate smoothly across the digital ecosystem.
The Center for AI Standards and Innovation (CAISI) at the U.S. Department of Commerce’s National Institute of Standards and Technology (NIST) has published a Request for Information (RFI) seeking insights from industry, academia, and the security
The Center for AI Standards and Innovation at NIST evaluated several leading models from DeepSeek, an AI company based in the People’s Republic of China.
The CHIPS for America funding opportunity will support critical research, prototyping and commercial solutions that advance microelectronics technology in the United States.
The NIST reference material, called NISTCHO, will help the biopharmaceutical industry develop new drugs more quickly and ensure that they are safe and effective.
The technology, which may someday be as portable as a smartphone, promises faster and more accurate measurements of radiation exposure, potentially saving lives in critical situations.
The winning projects were competitively selected following a call for innovative proposals that address technical needs related to NIST’s research areas.
The public meetings will include updates on NIST’s investigations into the impacts of Hurricane Maria and the partial collapse of the Champlain Towers South.
Scoprite le misure adottate dal Parlamento europeo per rafforzare la propria integrità, colmare le lacune, proteggere l'istituzione e i suoi membri dai tentativi di ingerenza sul lavoro.
Dopo l'approvazione da parte del Parlamento europeo della nuova commissaria bulgara, i deputati si sono pronunciati sui cambiamenti all’azione per il clima ai vertici della Commissione.
Il Premio Sacharov per la libertà di pensiero del 2022 è stato assegnato al coraggioso popolo ucraino, rappresentato dal suo presidente, dai leader eletti e dalla società civile.
Il Parlamento europeo invita i leader dell'UE a presentare le loro opinioni e possibili soluzioni alle sfide che l'Europa sta affrontando nel quadro di un ciclo di discussioni in plenaria
Il Parlamento europeo è al lavoro per creare un'Unione europea più efficiente, più democratica e più in linea con le proposte formulate dai cittadini alla conferenza sul futuro dell'Europa.
Il piano UE per la ripresa sostiene la via d’uscita dalla crisi di Covid-19 e costruisce la resilienza per il futuro. Scoprite come il Parlamento europeo esamina il piano.
CONTRO LA GUERRARITIRO DELLE MISSIONI MILITARI ITALIANE ALL’ESTEROCHIUSURA DELLE BASI USA IN ITALIA L’attacco degli USA e di Israele all’Iran del 28 febbraio scorso ha aperto ad una nuova fase di guerra estesa dal Golfo Perisco al Mediterraneo. La propaganda ha parlato di bombardamenti per liberare la popolazione dell’Iran dal regime che governa il paese, […]
Valve raffredda le aspettative di chi attendeva nuovi dispositivi legati all’ecosistema Steam. Nel suo riepilogo annuale dedicato al 2025, l’azienda ha aggiornato lo stato dei suoi progetti hardware — tra cui Steam Machine, Steam Controller e Steam Frame — lasciando intendere che il debutto potrebbe non avvenire nel 2026 come sperato.
Lancio sempre più incerto
Nel post di revisione annuale, Valve ha spiegato che le difficoltà nella catena di approvvigionamento continuano a pesare sul calendario di sviluppo dei nuovi dispositivi. L’azienda ha fatto sapere che spera ancora di riuscire a lanciare i prodotti nel 2026, ma senza fornire una finestra precisa.
La formulazione utilizzata nel blog aziendale appare infatti molto più prudente rispetto alle dichiarazioni dei mesi precedenti. Valve ha scritto: «Speriamo di iniziare le spedizione nel 2026, ma come abbiamo condiviso recentemente, la carenza di memoria e storage ha creato delle sfide inedite». La società ha aggiunto che condividerà ulteriori informazioni «quando finalizzeremo i nostri piani».
Il cambio di tono è significativo. A febbraio l’azienda parlava ancora della possibilità di spedire i tre dispositivi nella prima metà dell’anno, sottolineando che l’obiettivo non era cambiato. Ora invece il riferimento a una generica speranza di lancio nel 2026 lascia spazio anche a un possibile rinvio oltre l’anno.
Carenza di componenti
Il problema principale resta la crisi globale dei componenti hardware, in particolare per quanto riguarda memoria e storage. Negli ultimi mesi diverse aziende del settore hanno segnalato difficoltà simili, con impatti diretti sui costi di produzione e sui tempi di lancio dei nuovi dispositivi.
A febbraio HP aveva spiegato che la memoria RAM rappresenta ormai circa un terzo del costo complessivo di un PC. Gli analisti del settore ritengono che la carenza di RAM possa modificare in modo significativo il mercato informatico, costringendo molti produttori ad aumentare i prezzi dei dispositivi.
Valve non è nuova a queste difficoltà. Anche la disponibilità di Steam Deck è stata limitata proprio a causa delle problematiche nel reperire memoria. In questo contesto, reperire componenti sufficienti per una nuova linea di hardware potrebbe risultare ancora più complesso.
Xiaomi accelera nel campo della robotica industriale. Il CEO Lei Jun ha annunciato che i robot umanoidi sviluppati dall’azienda hanno iniziato le prime operazioni di prova all’interno della fabbrica automobilistica del gruppo, segnando un passo importante nella strategia tecnologica del colosso cinese.
Secondo il dirigente, l’obiettivo è arrivare a distribuire un numero significativo di robot nelle linee produttive dell’azienda entro i prossimi cinque anni, integrandoli progressivamente nei processi industriali. Il produttore cinese potrebbe così battere sul tempo Optimus, l’analogo progetto di Tesla.
Test nelle linee produttive
L’annuncio è arrivato tramite un post sui social media in cui Lei Jun ha spiegato che la divisione robotica dell’azienda ha compiuto importanti progressi grazie al modello di base chiamato Xiaomi-Robotics-0. Si tratta di un sistema di intelligenza artificiale basato su un’architettura VLA, acronimo di vision-language-action, progettata per consentire ai robot di comprendere l’ambiente, interpretare istruzioni e compiere azioni autonome.
Il CEO ha dichiarato: «I robot umanoidi Xiaomi hanno iniziato operazioni di prova nella nostra fabbrica automobilistica». Il dirigente ha aggiunto che «puntiamo a distribuirne grandi quantità nelle linee produttive entro i prossimi cinque anni».
Grazie all’integrazione tra percezione multimodale e tecniche di apprendimento tramite rinforzo, i robot sono già in grado di svolgere alcune attività pratiche nella catena di montaggio. Tra queste rientrano il caricamento di dadi autofilettanti nelle stazioni di assemblaggio e il trasporto di casse di materiali all’interno degli stabilimenti.
Strategia tra robotica e AI
Secondo Lei Jun, le prestazioni dei robot stanno migliorando progressivamente. Indicatori chiave come il tempo medio tra i guasti e il tasso di successo nell’esecuzione di singole attività sono in crescita costante, segnale che la tecnologia sta raggiungendo livelli sempre più affidabili per l’uso industriale.
L’azienda sta inoltre ampliando i test in ulteriori stazioni produttive, con l’obiettivo di validare l’impiego dei robot in un numero maggiore di scenari operativi.
L’iniziativa si inserisce nella strategia più ampia di Xiaomi, che negli ultimi anni ha iniziato a espandersi oltre il tradizionale business degli smartphone. Il gruppo sta infatti investendo in nuovi settori come le auto elettriche, la robotica avanzata e l’intelligenza artificiale.
Google espande le capacità creative di NotebookLM con una nuova funzione che punta a trasformare il modo in cui gli utenti esplorano e comprendono i contenuti. Si chiama Cinematic Video Overviews ed è l’evoluzione delle precedenti panoramiche video generate dall’intelligenza artificiale.
NotebookLM si era già dimostrato straordinariamente abile nella capacità di creare podcast artificiali – con conduttori coinvolgenti e dotati di voce realistica – partendo da semplici testi o file PDF.
Il nuovo strumento promette di creare video più immersivi e visivamente ricchi, superando il formato basato su semplici slide narrate per offrire animazioni fluide e una narrazione strutturata automaticamente dall’AI.
Video generati dall’AI
La novità sfrutta una combinazione di diversi modelli di intelligenza artificiale sviluppati da Google. Tra questi ci sono Gemini 3, Nano Banana Pro e Veo 3, che lavorano insieme per generare video completi a partire dalle fonti caricate dall’utente.
Secondo Google, il sistema utilizza l’AI per analizzare i contenuti e trasformarli in una vera e propria narrazione visiva. Il modello Gemini assume il ruolo di “regista creativo”, prendendo decisioni su struttura, stile e ritmo del video.
L’azienda spiega: «Gemini ora agisce come un direttore creativo, prendendo centinaia di decisioni strutturali e stilistiche per raccontare al meglio la storia usando le tue fonti». Il sistema è inoltre in grado di rivedere e perfezionare autonomamente il proprio lavoro per garantire coerenza visiva e narrativa.
Il risultato sono video generati automaticamente con animazioni dinamiche, scene ricche di dettagli e un formato più cinematografico rispetto alle precedenti versioni.
Disponibilità e accesso
La nuova funzione è disponibile da oggi in lingua inglese per gli utenti abbonati al piano Google AI Ultra con età superiore ai 18 anni. L’accesso è previsto sia tramite web sia attraverso dispositivi mobili.
L’introduzione dei Cinematic Video Overviews rappresenta un ulteriore passo nella strategia di Google di integrare strumenti avanzati di generazione multimediale nei propri prodotti basati sull’intelligenza artificiale.
NotebookLM, inizialmente concepito come assistente di ricerca e studio, sta progressivamente evolvendo in una piattaforma capace di trasformare documenti, appunti e fonti di studio in contenuti multimediali complessi.
Le intelligenze artificiali sono abilissime nell’individuare vulnerabilità critiche di software e app. Un lavoro che ai ricercatori richiederebbe mesi di lavoro, ma che le AI possono svolgere molto rapidamente. E’ una risorsa preziosissima per il mondo della sicurezza informatica… ma anche per gli hacker malintenzionati.
Un nuovo esperimento condotto da Anthropic in collaborazione con Mozilla dimostra che i modelli AI più avanzati sono ormai in grado di individuare vulnerabilità critiche in software complessi in tempi estremamente ridotti.
Durante il progetto, il modello Claude Opus 4.6 ha scoperto 22 vulnerabilità nel browser Firefox in sole due settimane, di cui 14 classificate come ad alta gravità. Il risultato rappresenta quasi un quinto di tutte le vulnerabilità critiche corrette nel browser nel corso del 2025.
Vulnerabilità scoperte dall’AI
Secondo i ricercatori, l’AI ha analizzato migliaia di file di codice del browser individuando errori di sicurezza potenzialmente sfruttabili dagli hacker. In totale sono stati esaminati quasi 6.000 file C++, generando 112 segnalazioni di bug uniche.
Uno dei primi problemi individuati è stato scoperto dopo appena venti minuti di analisi. Claude ha identificato una vulnerabilità di tipo “Use After Free”, una falla nella gestione della memoria che può permettere a un attaccante di sovrascrivere dati con codice malevolo.
I ricercatori hanno verificato il bug in una macchina virtuale con l’ultima versione di Firefox prima di segnalarlo ufficialmente al sistema Bugzilla di Mozilla. Insieme alla segnalazione è stata fornita anche una possibile patch generata dallo stesso modello AI.
Nel frattempo il sistema aveva già individuato decine di altri crash potenzialmente legati a vulnerabilità. Alla fine del progetto, molte delle falle scoperte sono state corrette nella versione Firefox 148, mentre le restanti saranno risolte nei prossimi aggiornamenti.
Tra difesa e rischi
Il team di ricerca ha anche voluto capire se l’AI fosse in grado non solo di trovare vulnerabilità, ma anche di sfruttarle per creare veri attacchi informatici. Qualcosa per cui le AI stanno venendo sfruttate sempre più frequentemente dagli hacker di tutto il mondo.
Per questo motivo Claude è stato incaricato di sviluppare exploit a partire dai bug individuati. L’obiettivo era dimostrare un attacco reale leggendo e scrivendo file su un sistema bersaglio, come farebbe un hacker.
Dopo centinaia di tentativi e circa 4.000 dollari di credito API utilizzato nei test, il modello è riuscito a trasformare le vulnerabilità in exploit funzionanti solo in due casi. Questo suggerisce che l’AI è molto più efficace nel trovare bug che nel sfruttarli per attacchi completi. Gli exploit sviluppati funzionavano inoltre soltanto in un ambiente di test semplificato, privo di alcune delle protezioni avanzate presenti nei browser moderni, come il sandboxing.
Nonostante questi limiti, gli esperti sottolineano che il risultato dimostra un punto cruciale: l’intelligenza artificiale potrebbe diventare uno strumento potentissimo sia per i difensori sia per gli attaccanti.
OpenAI sta lavorando a diverse novità per l’app Android di ChatGPT che potrebbero cambiare in modo significativo l’esperienza d’uso. Un’analisi del codice dell’ultima versione dell’app, la 1.2026.062, ha rivelato alcune funzionalità ancora in sviluppo che includono un nuovo sistema di memoria dell’app, miglioramenti nell’editing delle immagini e modifiche all’interfaccia.
Le funzioni non sono ancora attive pubblicamente, ma il loro sviluppo suggerisce che OpenAI stia sperimentando nuove soluzioni per rendere ChatGPT più integrato nell’uso quotidiano su smartphone.
Memoria dell’app e continuità
Una delle novità più interessanti riguarda un nuovo tipo di memoria interna dell’app. ChatGPT possiede già una funzione che permette di ricordare informazioni da conversazioni precedenti, ma la nuova funzione sembra avere un obiettivo diverso.
Gli sviluppatori stanno lavorando a una memoria di stato dell’app, capace di ricordare esattamente cosa stava facendo l’utente prima di interrompere la sessione. Questo significa che anche dopo aver chiuso forzatamente l’app o dopo aver utilizzato altre applicazioni, ChatGPT potrebbe riportare l’utente direttamente al punto in cui aveva interrotto.
Si tratta di un cambiamento pensato soprattutto per chi utilizza l’assistente AI mentre passa continuamente da un’app all’altra, migliorando la continuità del lavoro e riducendo il rischio di perdere il contesto di una conversazione o di un’attività in corso.
Nuovo editor immagini e profilo
Via Android Authority
Le modifiche più evidenti riguardano l’interfaccia di editing delle immagini. Attualmente il processo parte da un prompt testuale che chiede all’utente di descrivere le modifiche da applicare, mentre gli strumenti avanzati sono accessibili tramite un pulsante laterale.
Nel nuovo design in fase di sviluppo, invece, tutto potrebbe partire da un pulsante “Edit”. Dopo averlo premuto comparirebbe il prompt per le modifiche, ma al posto del vecchio sistema di strumenti sarebbe disponibile una serie di scorciatoie dirette.
Via Android Authority
Tra queste compaiono strumenti come l’annotazione sull’immagine, una funzione di selezione e l’opzione Resize, che permette di cambiare rapidamente il formato dell’immagine scegliendo diversi rapporti di aspetto. In ogni caso, la modifica selezionata viene poi elaborata da ChatGPT tramite AI.
Anche la sezione profilo potrebbe ricevere nuove opzioni. Oltre ai dati personali già salvabili nell’app, è stato individuato un nuovo spazio chiamato “Fun facts”, probabilmente pensato per permettere all’AI di conoscere meglio l’utente.
Tra le novità compare anche un pulsante “Generate bio”, che dovrebbe consentire a ChatGPT di creare automaticamente una breve biografia basata sulle informazioni dell’utente. Infine, un piccolo cambiamento riguarda la barra laterale dell’app: invece di aprirsi parzialmente sopra la schermata attiva, la nuova versione potrebbe utilizzare un menu a schermo intero.
Gli Stati Uniti compiono un passo significativo verso una nuova generazione di energia nucleare. La Nuclear Regulatory Commission (NRC) ha autorizzato TerraPower a costruire un nuovo reattore nello Stato del Wyoming, vicino a una vecchia centrale a carbone.
Si tratta della prima autorizzazione rilasciata dalla NRC per la costruzione di un nuovo reattore nucleare negli ultimi dieci anni, un segnale che il settore sta vivendo una nuova fase di sviluppo, spinta anche dalla crescente domanda energetica dei data center e dell’intelligenza artificiale.
Il progetto Natrium
TerraPower, startup fondata nel 2015 da Bill Gates e sostenuta anche da investitori tecnologici come Nvidia, ha sviluppato il reattore Natrium in collaborazione con GE Vernova Hitachi.
L’impianto avrà una capacità di 345 megawatt, una potenza inferiore rispetto alle grandi centrali nucleari tradizionali ma comunque superiore a molti progetti di piccoli reattori modulari (SMR) sviluppati da altre aziende.
La caratteristica più innovativa del Natrium riguarda il sistema di raffreddamento. Mentre la maggior parte dei reattori costruiti negli ultimi cinquant’anni utilizza acqua, questo impianto impiega sodio fuso come liquido refrigerante.
Secondo TerraPower, questa scelta potrebbe aumentare la sicurezza e migliorare l’efficienza del sistema. È inoltre la prima volta da oltre quarant’anni che la NRC approva un reattore commerciale non raffreddato ad acqua.
Energia flessibile per rinnovabili
Un altro elemento distintivo del progetto riguarda il modo in cui il reattore gestisce la produzione di energia. Il sistema utilizza grandi serbatoi isolati per immagazzinare il sodio fuso caldo. In questo modo il reattore può continuare a funzionare a pieno regime anche quando la domanda elettrica è bassa.
Il calore accumulato viene poi utilizzato per produrre energia quando necessario, compensando eventuali cali nella produzione di fonti rinnovabili come eolico e solare. Poiché le centrali nucleari funzionano in modo più efficiente quando operano vicino alla piena capacità, questo sistema di accumulo termico potrebbe ridurre i costi di generazione e rendere il nucleare più competitivo.
Il ritorno dell’interesse per il nucleare
L’approvazione della NRC arriva in un momento in cui l’interesse per l’energia nucleare sta crescendo nuovamente, soprattutto tra le aziende tecnologiche. L’esplosione della domanda di elettricità per data center e infrastrutture di intelligenza artificiale sta spingendo governi e aziende a cercare nuove fonti di energia stabile e a basse emissioni.
Negli ultimi mesi gli investitori hanno riversato oltre un miliardo di dollari nelle startup nucleari, mentre TerraPower ha raccolto complessivamente 1,7 miliardi di dollari, inclusi 650 milioni in un round chiuso a giugno.
I ricercatori dell’Università di Cambridge hanno scoperto un nuovo comportamento degli elettroni. Possono essere spinti nei materiali solari e si ottengono degli effetti che potrebbero influenzare le tecnologie di cattura dell’energia del Sole. Gli elettroni attraversano gli strati a una velocità estrema, al limite massimo consentito dalle leggi della natura, e questo grazie alle vibrazioni delle molecole.
I fenomeni monitorati in laboratorio impiegano circa 18 femtosecondi, ovvero venti quadrilionesimi di secondo. È un intervallo incredibilmente minimo, velocissimo. I ricercatori hanno visto un elettrone riuscire ad attraversare un confine tra materiali in un solo singolo evento e alla velocità indicata.
Pratyush Ghosh è autore principale dello studio e ricercatore presso lo St John’s College di Cambridge, queste le sue affermazioni: “Abbiamo progettato deliberatamente un sistema che, secondo la teoria convenzionale, non avrebbe dovuto trasferire la carica così velocemente. Secondo le regole di progettazione convenzionali, questo sistema avrebbe dovuto essere lento ed è questo che rende il risultato così sorprendente. Invece di vagare in modo casuale, l’elettrone viene lanciato in un’unica esplosione coerente. La vibrazione agisce come una catapulta molecolare. Le vibrazioni non si limitano ad accompagnare il processo, ma lo guidano attivamente“.
Dalle parole di Ghosh e Rao emerge un principio innovativo per l’energia solare: le vibrazioni molecolari agiscono come catapulta, trasformando il trasferimento di carica in uno strumento efficace
Nature Communications è la rivista scientifica che ha pubblicato questa ricerca. I risultati mettono in discussione la convinzione che il trasferimento di carica ultraveloce richiedesse grandi differenze di energia tra materiali e forti interazioni elettroniche. Presente nella scienza dell’energia solare, questa formulazione viene superata ma considerando anche alcune condizioni. Quelle che possono ridurre l’efficienza energetica aumentando le perdite di energia. La velocità di separazione delle cariche dipende dal modo in cui le molecole vibrano, quindi dalle caratteristiche della catapulta molecolare descritta dall’autore.
Il fisico Akshay Rao del Cavendish Laboratory parla di un nuovo principio di progettazione considerando l’applicazione pratica della scoperta: “Invece di cercare di sopprimere il movimento molecolare, ora possiamo progettare materiali che lo sfruttano, trasformando le vibrazioni da una limitazione a uno strumento“.
Un cucchiaio di miele nel latte e si ha un dolcificante naturale, uno nel tè o nella camomilla e aiuta a lenire il mal di gola e a prendere sonno. In più ci sono numeri positivi come fattore di riduzione del rischio di diabete e disturbi cardiaci. Gli studi scientifici stanno scoprendo altri potenziali, ad esempio, l’acidità del miele contrasta i batteri: non possono crescere e vengono trattenuti dalla pressione osmotica.
Quello che molti non sanno è che al suo interno troviamo anche l’acqua (20%) accanto agli zuccheri semplici (80%). I monosaccaridi li digeriamo subito, poi troviamo fruttosio e glucosio. È vero che andrebbe comunque assunto con molta parsimonia in caso di indici glicemici alti. Tra le sue proprietà troviamo cinque vitamine (A, B1, B2, B6 e C), proteine ed enzimi, minerali come potassio, magnesio, ferro e zinco.
Un articolo su The Conversation allunga queste informazioni base con le revisioni di ricerca degli ultimi anni. Studi che contrastano le false informazioni o dati che dovevano essere aggiornati. Quello che trovi scritto sulle confezioni di miele, dal supermercato alla farmacia, è frutto di queste informazioni sempre in aggiornamento. Ad esempio, il miele può guarire le ferite?
Tre ambiti dove l’aggiornamento scientifico raddrizza informazioni e uso del miele per curare ferite, infezioni, mal di gola o tosse, insonnia. Dal 2015 ad oggi, le informazioni migliorate
L’aggiornamento Cochrane del 2015 ha valutato il suo uso per ustioni, lacerazioni, ferite croniche. Le ustioni guariscono in circa cinque giorni rispetto alle medicazioni convenzionali, quindi ci sono prove di qualità su questo dato. Nel 2020 è stata valutata anche l’attività antimicrobica, in particolare del miele di Manuka. La capacità antinfettiva e antibiotica è stata confermata, lo studio però indica il miele sterilizzato di grado medico, quindi specifico per curare ferite e infezioni.
Insonnia, mal di gola e tosse, anche nei bambini. Il miele sul sonno ha effetti limitati, uno studio ha confrontato il suo uso su 68 adulti ricoverati in ospedale. A metà pazienti veniva somministrata una miscela di latte e miele (150 ml + 30 g) due volte al giorno. Questi partecipanti, rispetto agli altri che non assumevano il miele, hanno dormito meglio dopo il terzo giorno.
La bevanda comunque produce sensazione di benessere ma non effetto immediato sul sonno. Sono stati anche rivisti i risultati dell’uso del miele nei bambini. Il dolce unito al latte ma anche al cioccolato, ad esempio, crea un mix che piace, a colazione o a merenda. Alcune qualità di miele contengono tracce di serotonina che favorisce benessere, sonno ma anche ritmo cardiaco. Questi tre elementi hanno effetto tanto sui bambini quanto sugli anziani.
Raccontiamo un’incredibile teoria pubblicata su Scinexx e alla base anche dello studio della vita terrestre. I batteri potrebbero aver viaggiato e viaggiare ancora nello spazio, sono su meteoriti e altri corpi celesti, si muovono e si trasmettono anche con gli impatti. Tutti i pianeti o corpi celesti hanno delle caratteristiche o delle atmosfere che possono cambiare all’improvviso per l’arrivo di meteoriti o comete.
Questi grandi massi anche energetici o di ghiaccio dallo spazio contengono dei batteri molto resistenti. Arrivati su un pianeta, si muovono, si adattano e possono evolversi generando anche la vita. Gli scienziati sono arrivati a queste ricostruzioni con un esperimento. Un batterio molto resistente alle radiazioni e al vuoto è sopravvissuto a shock estremi. È quello che è capitato anche sulla Terra secondo diverse ricostruzioni, ed è quello che potrebbe essere realtà sui pianeti e satelliti.
L’Universo non è fatto solo di asteroidi interi ma anche di loro detriti che vengono espulsi con quello che contengono, microbi o batteri compresi. Da qui si arriva alla teoria che tutt’oggi nell’Universo esistono batteri che viaggiano e che possono ancora evolversi in vita anche microscopica.
Il Deinococcus Radiodurans è il batterio più resistente al mondo utilizzato per studiare i microrganismi spaziali, abituati a forze e temperature estreme, da qualche parte generano anche la vita
L’inizio di un articolo di Scinexx parla di DNA, aminoacidi e biomolecole presenti su comete, asteroidi e polvere spaziale. Parliamo anche di residui di stelle oltre che di altri pianeti. I microrganismi possono sopravvivere anche a condizioni spaziali, quindi viaggiano, forse sono i primi alieni che ci dobbiamo immaginare. È l’ipotesi della panspermia, utilizzata per spiegare l’origine della vita sulla Terra ma anche su altri pianeti. A raccontarla, Lily Zhao, della Johns Hopkins University di Baltimora: “I meteoriti marziani rinvenuti sulla Terra dimostrano che il materiale espulso durante gli impatti può viaggiare da Marte alla Terra“.
Zhao è stata protagonista con i colleghi dell‘esperimento in laboratorio su un batterio resistente, il più indistruttibile tra quelli conosciuti. Si teorizza che su Marte possano esistere microrganismi come lui, caratterizzati anche da piastre metalliche. Il nome di questo microbo estremofilo è Deinococcus radiodurans, i suoi punti forti sono: sopravvivenza a radiazioni fortissime, al freddo estremo, al caldo, al secco ma anche al vuoto. In laboratorio lo definiscono Conan il Batterio. “Ci aspettavamo che i batteri venissero uccisi anche alla pressione più bassa, ma non è stato così. Con uno shock di 1,4 gigapascal, oltre il 95% delle cellule di Deinococcus è sopravvissuto“.
Ma è lei o il suo gemello?”. Quando Giorgio Mulè, di fronte alle evidenti contraddizioni, ha posto il quesito a un balbettante Henry John Woodcock, incapace di articolare una risposta di senso compiuto, a un certo punto ci è venuto il sospetto che non si trattasse di una domanda retorica ma di un interrogativo reale. Il trionfo dialettico di Mulè nel confronto sulla riforma costituzionale della giustizia, che ormai è entrato di diritto sul podio delle vittorie fuori casa dopo Berlusconi vs Travaglio e Caiazza vs Davigo, è sembrato persino troppo facile rispetto alle premesse. Un deputato di Forza Italia contro un professionista del diritto, un ex giornalista contro uno dei magistrati più famosi della storia italiana recente. Impossibile che il temibile Woodcock abbia fatto una figura così barbina, arrivando – dopo tanti farfugli e frasi smozzicate – a sostenere l’opportunità della separazione delle carriere e a sottolineare le responsabilità del centrosinistra nella mancata riforma della magistratura. Mancava solo che uscisse dallo studio insieme a Mulè cantando “Meno male che Silvio c’è!”.
Ma al di là delle frasi sospese o incomprensibili, a far sospettare che Corrado Formigli avesse in realtà invitato a “Piazzapulita” il gemello sono stati i pochi concetti che Woodcock è stato in grado di articolare. Tre in particolare. Il primo quando ha detto che lui da pubblico ministero ha sempre cercato, come prevede la legge, anche le prove a favore dell’indagato: “Io cerco le prove a carico e a discarico” . Il secondo concetto è quello riferito alla libertà di criticare le sentenze dei magistrati: “Le sentenze e i provvedimenti devono essere criticati, in una democrazia è giusto e sacrosanto, ma dopo che sono stati adottati ed emessi”, ha detto. Woodcock intendeva censurare il comportamento della premier Giorgia Meloni, e di altri ministri, che – molto inopportunamente – nel caso degli incidenti di Torino non si sono limitati a criticare le decisioni ma hanno indicato quale reato i magistrati avrebbero dovuto contestare (tentato omicidio): “Tu presidente del Consiglio stai consumando un’invasione, perché dall’altra parte puoi trovare un giovane magistrato”.
Il terzo concetto, collegato al secondo, è quello sugli interventi a gamba tesa del potere politico che finiscono per spaventare i magistrati: “Mi fa molta paura l’autocensura, che questo condizionamento politico-mediatico induca il magistrato medio ad autocensura... Per indagare e giudicare bisogna essere sereni, se stai con la paura per l’Alta corte...”. Ecco, sulla base di questi tre principi-cardine del nuovo Woodcock-pensiero, tutti condivisibili, è chiaro che a parlare in tv era il gemello. Perché Henry John Woodcock, quello noto alle cronache, nella sua vita professionale, ha praticato l’esatto contrario.
Prendiamo la ricerca delle prove a favore degli indagati. Servirebbe troppo spazio per elencare tutti i flop giudiziari del pm anglo-napoletano dai tempi di Potenza, ma si può citare un caso che è emblematico. Non i famosi e famigerati Umberto di Savoia o Fabrizio Corona, ma un cittadino comune. Un piccolo imprenditore, di nome Massimiliano D’Errico, che Woodcock mandò in carcere con prove che poi si sono rivelate inesistenti, e quindi inventate. D’Errico è un imprenditore casertano del settore alimentare, che venne arrestato nel 2015 nell’inchiesta Cpl Concordia sulla metanizzazione di Ischia con l’accusa di riciclaggio aggravato internazionale. La sua colpevolezza derivava da una prova schiacciante: un bonifico, effettuato attraverso un’operazione estero su estero, dalla Tunisia verso un conto a San Marino. C’era, insomma, la pistola fumante. E così Woodcock e colleghi chiesero e ottennero l’arresto. Il problema è che era tutto falso: il bonifico non esisteva, non era stato mai trovato né cercato. D’Errico provò a spiegarlo, ma il gip credette al pm, e così si fece 22 giorni di galera. Verrà poi archiviato, su richiesta del pm, e infine risarcito per ingiusta detenzione con 5.188 euro. Altro che cercare le prove a carico e a discarico, Woodcock non ha trovato né le une né cercato le altre: così ne ha usata una inventata.
Questa storia porta a smentire anche la seconda tesi del gemello Woodcock, quella secondo cui è doveroso criticare le sentenze e i provvedimenti dei magistrati dopo averli letti. E’ esattamente quello che facemmo sul Foglio, raccontando la persecuzione subita dal sig. D’Errico. Ma il pm Woodcock, insieme alle colleghe Celestina Carrano e Giuseppina Loreto, querelò il sottoscritto e il Foglio per “calunnia” e “diffamazione a mezzo stampa aggravata”: venimmo addirittura accusati di aver “minato il legame sociale sul quale si regge l’affidabilità dell’Autorità giudiziaria in generale e quella delle persone offese in particolare”. A un passo dall’eversione dell’ordine costituzionale. La querela fu archiviata perché, come riconobbero pm e giudici, avevamo semplicemente scritto la verità.
La querela introduce la terza tesi esposta dal gemello Woodcock a Piazzapulita: la preoccupazione che i magistrati possano sentirsi intimiditi dalle invasioni della politica e, quindi, “avere paura” dell’Alta corte disciplinare tanto da essere indotti all’”autocensura”. E’ una tesi davvero singolare, che non sembra mai aver guidato l’azione del pm Henry John almeno rispetto al cosiddetto “quarto potere”, il più malandato di tutti, ovvero il giornalismo. Woodcock ad esempio denunciò anche la giornalista Annalisa Chirico e la casa editrice Rubbettino, chiedendo un risarcimento di 260 mila euro, per un’intervista su Panorama al politologo Edward Luttwak e per un brano del libro “Condannati preventivi” in cui venivano criticate le inchieste dal pm.
Ma questo è il minimo. E’ da pubblico ministero nell’esercizio delle sue funzioni che Woodcock ha fatto pesanti invasioni nei giornali. Non in senso metaforico, ma letterale. Ne sa qualcosa Nicola Porro. Nel 2010, con un’operazione degna della cattura di Matteo Messina Denaro, attraverso una ventina di uomini del Noe del Capitano Ultimo, Woodcock fece perquisire la redazione del Giornale e le case del direttore Alessandro Sallusti e di Porro: tutti i pc e telefoni sequestrati, inclusi i dvd dei cartoni animati dei bambini. Cercavano un “dossier”: l’ipotesi era che il giornalista minacciasse la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia. Le intercettazioni di Porro, quelle più private, ovviamente finirono immediatamente sul sito del Fatto quotidiano (giornale su cui ora Woodcock scrive). Naturalmente non c’era nulla: né “dossier” né ricatti. Dopo sei anni la posizione di Sallusti venne archiviata e dopo altri due anni Porro venne assolto su richiesta del nuovo pm a cui era arrivato il fascicolo.
Nel curriculum di Woodcock non si può non menzionare la storia che ha riguardato Giorgio Mulé, peraltro ricordata dal diretto interessato nel confronto da Formigli con il gemello: l’allora direttore di Panorama, e vari altri giornalisti, vennero intercettati (24 utenze telefoniche) e indagati con l’accusa di corruzione per aver dato una notizia che, evidentemente, al pm non piaceva. Non c’era alcun elemento concreto per poter indagare per corruzione e usare uno strumento invasivo come le intercettazioni (alcune conversazioni penalmente irrilevanti tra Mulè e Marina Berlusconi sul governo Letta finirono sui giornali).
Insomma, nonostante tutto, i giornalisti hanno continuato a fare liberamente il loro lavoro anche dopo le intimidazioni e le invasioni del pm Woodcock. Il suo gemello che ora gira per i talk può stare tranquillo: i magistrati italiani, formati a combattere mafiosi e terroristi (qualcuno persino i giornalisti), non avranno “paura” di un’Alta corte disciplinare composta a maggioranza da loro colleghi.
Il sistema della sicurezza italiana continua a fare i conti con una doppia pressione: da un lato l’aumento dei pensionamenti, dall’altro una carenza strutturale di personale che resta significativa nonostante il rafforzamento delle assunzioni avviato negli ultimi anni. A fornire una fotografia dei numeri è stato oggi il sottosegretario al Mase Claudio Barbaro, rispondendo alla Camera a un’interpellanza urgente del Pd sulla consistenza degli organici, sulla programmazione del reclutamento e sul numero delle scuole di formazione delle forze di polizia.
Uno dei nodi principali riguarda l’ondata di uscite dal servizio. Negli ultimi anni il ritmo dei pensionamenti è cresciuto sensibilmente. “Le cessazioni dal servizio per le tre forze (polizia, carabinieri e guardia di finanza) dal 2014 al 2022 sono state relativamente contenute, con circa 63.911 uscite”, ha spiegato Barbaro. Diversa la situazione più recente: “Il triennio 2023-2025 ha visto una situazione di partenza gravata dallo squilibrio tra ingressi e uscite e da un’elevata concentrazione temporale di cessazioni dal servizio, che nel solo triennio 2023-2025 sono state 35.492”. Il confronto con gli anni precedenti evidenzia il cambio di ritmo. “I governi succedutisi dal 2014 al 2022 hanno avuto molti meno pensionamenti del Governo in carica”, si è giustificato il sottosegretario. “In media infatti mentre questo governo ha fatto fronte a circa 12 mila pensionamenti l’anno, in quelli precedenti la media era di 7.100”.
Alla base dell’attuale situazione, secondo il governo, pesa anche l’effetto delle riforme degli anni passati. “L’ultima grande riforma del settore, la 124 del 2015, cosiddetta riforma Madia, ha previsto un taglio drastico agli organici delle forze di polizia”, ha ricordato Barbaro. In applicazione di quella norma, nel 2017 la polizia di stato è passata da 117.291 a 106.256 unità, con “un taglio netto di 11.035 unità”. L’anno successivo anche la guardia di finanza ha registrato “un abbattimento di 5.339 unità”, mentre la pianta organica dei carabinieri è rimasta sostanzialmente invariata grazie all’assorbimento del corpo forestale dello Stato. Il risultato è uno scarto ancora ampio tra organici teorici e personale effettivamente in servizio. “Se ora consideriamo lo scostamento tra pianta organica e consistenza effettiva delle tre forze di polizia, vediamo che nel 2014 era di 38.833 unità, nel 2023 lo scostamento è stato 27.279 unità”, ha spiegato Barbaro, aggiungendo che si tratta di “un valore sostanzialmente confermato anche nei due anni seguenti”.
Per ridurre questo divario il governo punta soprattutto sul rafforzamento del reclutamento. “Il Governo, nella sua entrata in carica, ha già assunto 42.500 operatori e circa 39 mila nuovi ingressi sono programmati entro il 2027”, ha detto il sottosegretario. L’obiettivo, ha aggiunto, è che “vi sia un’ulteriore progressiva riduzione dello scostamento e più forze di polizia in campo”.
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In questa puntata Andrea e Gabriele si fanno due domande scomode: quando un’infrastruttura “neutrale” come Cloudflare può (o deve) bloccare qualcosa, e quanto danno collaterale siamo disposti ad accettare per la guerra alla pirateria. Poi si passa al delirio AI: Microsoft che banna “microslop” su Discord e scopre l’effetto Streisand, il Pentagono che vuole Claude senza guardrail, e gli smart glasses Meta che ti vendono magia… ma dietro hanno anche review umane dei contenuti. Chiusura con un bel salto nel passato: TikTok che dice “no” all’end-to-end nei DM perché “vi rende più sicuri”.
Table of Contents:
- Spagna vs Cloudflare: blocchi antipirateria e tribunale a Madrid
- Infrastrutture “neutrali” vs enforcement: il precedente Kiwi Farms
- Normative anti-pirateria fuori tempo massimo e danni collaterali (IP condivisi)
- Il paradosso: blocchi che impattano servizi pubblici e siti legittimi
- Microsoft Copilot Discord: nasce “microslop” e parte l’effetto Streisand
- Bot, word-ban e bypass (zero, caratteri cirillici) sul server Microsoft
- Rumor su Windows e feature a pagamento + promesse di fix performance
- Pentagono vs Anthropic: richiesta di accesso “senza limiti” e guardrail AI
- OpenAI subentra: contratti, industria e uso militare dell’AI
- GitHub Actions sotto attacco: misconfig, PAT rubati e compromissioni
- “Hacker bot” autonomi e confusione mediatica su cosa sia davvero supply chain
- Meta Ray-Ban smart glasses: dati che finiscono anche a revisione umana
- Rischi privacy reali: camera da letto, bagno, documenti e carte di credito
- TikTok e messaggi: niente E2E encryption nei DM ("li legge solo personale autorizzato")
- Perché senza basi non si fa security (né cloud né AI): il take finale
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Un nuovo strumento di osservazione sviluppato alla Stanford University sembra esser in grado di rivoluzionare il modo in cui gli scienziati studiano la vita a livello cellulare. Il dispositivo, chiamato Interferometric Image Scanning Microscopy (iISM), consente di osservare le cellule vive con...
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Il Gruppo Gedi e il Gruppo Sae comunicano di aver firmato il contratto preliminare di cessione a quest'ultimo de La Stampa. Lo riferisce una nota, secondo cui la cessione comprende anche le testate collegate, le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale per la raccolta pubblicitaria locale, nonchè le attività di staff e di supporto alla redazione.
L'acquisizione avverrà attraverso un veicolo di nuova costituzione, controllato dal Gruppo Sae, nel quale si prevede anche l'ingresso di investitori legati al territorio del Nord Ovest. Il progetto, prosege la nota, mira a garantire continuità nel posizionamento storico della testata, preservandone l'indipendenza editoriale e il profondo legame con il suo territorio. Il perfezionamento dell'operazione è previsto entro il primo semestre del 2026. La cessione è subordinata all'espletamento delle usuali procedure sindacali e burocratiche previste dalla legge.
Finalmente, dopo una lunga attesa e diversi rinvii, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha pubblicato i primi dati sulla campagna referendaria. Il monitoraggio dei tempi di argomento e dei tempi di parola sulla riforma costituzionale della giustizia, relativo al periodo 12–21 febbraio, smentisce alcuni luoghi comuni e conferma qualche impressione consolidata.
Innanzitutto i dati non mostrano l’esistenza di TeleMeloni, la formula con cui si indica una Rai schierata a favore del governo. Anzi, se si prendono in considerazione i telegiornali – generalmente considerati più “politicizzati” e monitorati dai partiti – nel periodo di riferimento è stato dato più spazio alle ragioni dell’opposizione che a quelle del governo. Il Tg1, ritenuta l’ammiraglia di TeleMeloni, ha dato il 52,3 per cento di spazio al No e il 47,7 al Sì.
Il dato non si riferisce al minutaggio in valore assoluto, ma al cosiddetto “tempo di parola riparametrato”, che è calcolato dall’Agcom con una ponderazione che tiene conto della fascia oraria e degli indici di ascolto. Il Tg2 ha dato il 53 per cento di spazio al No e il 47 al Sì. Numeri analoghi per il Tg3: 52,9 per cento per il No e 47,1 per il Sì. Il rapporto complessivo sulla programmazione della rete, quindi tenendo conto dei programmi di informazione extra–tg, si inverte per Rai 1 (52,2 per cento Sì e 47,8 No) e Rai 3 (51,5 Sì e 48,5 No), ma si tratta di un sostanziale equilibrio considerando che la differenza in valore assoluto è di pochi minuti. E’, in ogni caso, uno scarto che sta abbondantemente dentro la soglia di tolleranza del 10 per cento che, automaticamente, esenta da qualsiasi addebito o rilievo in considerazione della libertà editoriale delle testate e delle variabili della cronaca.
Le cose cambiano quando si passa agli altri gruppi televisivi, Mediaset e La7. Nel caso della tv della famiglia Berlusconi, che si è espressa pubblicamente a favore del referendum, in realtà c’è una differenziazione fra le tre reti. Italia 1 non si è praticamente occupata del referendum (4 minuti in tutto, 3 dei quali a favore del No). Canale 5 mantiene un sostanziale equilibrio, sia nel Tg5 che nella programmazione complessiva, con un tempo di parola riparametrato a favore del Sì al referendum del 53,4 per cento e del 46,6 per cento a sostegno del No. Siamo sempre all’interno della fascia di tolleranza, ma se si considerano i valori assoluti la differenza è davvero trascurabile: il fronte del Sì ha avuto 48 secondi in più di tempo di parola. Diverso è il discorso per Rete 4, il canale di informazione e approfondimento del gruppo. Qui il Sì è nettamente sovrarappresentato, con un tempo di parola riparametrato pari al 64,2 per cento, di contro il No ha avuto a disposizione il 35,8 per cento del tempo: circa 30 punti di differenza. Si tratta di quello che polemicamente viene definito “retequattrismo”, ovvero l’informazione che fa agenda setting sui temi che piacciono alla destra (sicurezza e immigrazione, ad esempio), e che ha come conduttori di punta Nicola Porro (Quarta Repubblica e 10 minuti), Paolo Del Debbio (Dritto e Rovescio) e Mario Giordano (Fuori dal coro), ma ci sono anche Bianca Berlinguer (E’ sempre Cartabianca) e Tommaso Labate (Realpolitik) in quota sinistra.
Ma rispetto a La7, il vituperato “retequattrismo” è caratterizzato da maggiore equilibrio. La rete di Urbano Cairo è infatti quella più squilibrata in assoluto, fra tutti i gruppi e tutti i canali: lo spazio dato ai contrari alla riforma Nordio è infatti più del doppio di quello concesso ai favorevoli. Il tempo di parola riparametrato su tutta la programmazione, dal 12 al 21 febbraio, è stato per il Sì del 29,6 per cento e per il No del 70,4 per cento: 40 punti di differenza. D’altronde basta guardare i programmi di Lilli Gruber (Otto e mezzo), Giovanni Floris (diMartedì), Corrado Formigli (Piazzapulita), Diego Bianchi (Propaganda live), Marianna Aprile e Luca Telese (In onda), Massimo Gramellini (In altre parole) per rendersi conto non solo che le ragioni del Sì sono sottorappresentate ma spesso sono del tutto assenti.
Lo squilibrio nella tv di Cairo è peraltro superiore a quello di Rete 4 rispetto a quanto le percentuali mostrino. Perché il rapporto 64/36 di Rete 4 è riferito a 5 ore e 33 minuti di tempo di parola riparametrato complessivo: significa che il Sì ha parlato per circa 3 ore e 33 minuti, mentre il No circa 2 ore (con una differenza di circa un’ora e mezza). Nel caso di La7, invece, il rapporto 70/30 è riferito a un tempo di parola “riparametrato” complessivo di 15 ore e 41 minuti: significa che il Sì ha parlato per 4 ore e 39 minuti, mentre il No per 11 ore e 2 minuti (con una differenza di circa 6 ore e 20 minuti). Vale a dire che, in valore assoluto di tempo riparametrato, lo squilibrio de La7 a favore dell’opposizione è quattro volte più grande dello squilibrio di Rete 4 a favore del governo.
L’Authority ha il dovere di far rispettare la legge sulla par condicio e dovrebbe richiamare le reti a un maggiore equilibrio informativo, come prevede la sua delibera. Ma non l’ha ancora fatto. D’altronde l’Agcom ha rilasciato in ritardo questi primi dati riferiti al 12–21 febbraio e, inspiegabilmente, non ha contemporaneamente pubblicato quelli della settimana successiva 22-28 febbraio. Il 22 marzo, giorno del referendum costituzionale, è alle porte: senza dati aggiornati né richiami tempestivi non c’è possibilità di par condicio.
La sede di FdI in via della Scrofa, quella della stampa Estera a Palazzo Grazioli, Largo Chigi, a un passo dal palazzo che ospita il governo, e Piazza Venezia. Quattro allarmi bomba a Roma in pochissime ore e in un'area della città di qualche chilometro. Tutti in centro e tutti, per fortuna, rientrati. Cos'è successo? Non è una psicosi dovuta all'escaltion bellica in Medio Oriente. Anche se il collegamento viene quasi spontaneo.
I quattro casi sono simili a due a due. Sia nella sede di FdI, sia a Palazzo Grazioli è stata nel pomeriggio una telefonata a far scattare l'allarme. Per quanto riguarda piazza Venezia e Largo Chigi invece, tra ora di pranzo e poco dopo, è stato il ritrovamento di due valige abbandonate a destare il sospetto delle forze dell'ordine. A piazza Venezia la verifica è stata più breve, mentre a Largo Chigi, dopo aver chiuso alcune vie limitrofe, gli artificieri hanno verificato in poco tempo la situazione: anche in questo caso nessuna bomba.
A Via della Scrofa invece è stata una chiamata anonima a costringere l'evacuazione dell'intero palazzo che oltre al partito di Giorgia Meloni ospita anche la sede del giornale il Secolo d'Italia. Anche a Palazzo Grazioli è stata una telefonata fatta da una voce non identificata a costringere tutti i giornalisti e i dipendenti della stampa estera a riversarsi in strada. Gli avverimenti sono arrivati quasi in contemporanea al numero unico di emergenza 112. In entrambi i casi sono intervenuti sul posto gli artificieri (dei Carabinieri a Palazzo Grazioli e della polizia a Via della Scrofa) per una bonifica degli edifici.
Alcuni giorni fa un allarme del genere c'era stato anche a MIlano: nella sede della Lega di via Bellerio. Anche in quel caso però si trattava di un falso allarme.
E’ arrivato il giorno dell’eclissi totale di luna, primo grande evento astronomico del 2026. Sopranominata di sangue per il tipico colore rosso scuro del nostro satellite, avverrà quando Sole, Terra e disco lunare, saranno perfettamente allineati e il satellite entrerà nel cono d'ombra...
C’è una storia, tra tutte le storie di quella bestia passata ieri sera a miglior vita, che dice più di ogni altra chi era davvero Nitto Santapaola, detto ‘u licantropo, il boss della mafia catanese, vassallo sanguinario di Totò Riina e dei Corleonesi. Una storia che non riguarda carabinieri, né poliziotti, né giornalisti assassinati. Una storia che riguarda quattro bambini di San Cristoforo, quartiere incastonato nel ventre del centro storico di Catania, un quartiere abbandonato dove, tra i banchi dei macellai direttamente sul marciapiede e le interiora appese davanti alle botteghe, si impara presto che bisogna arrangiarsi.
I ragazzini si chiamavano Giovanni La Greca e Lorenzo Pace, di quattordici anni, Riccardo Cristaldi e Benedetto Zuccaro, di quindici anni. Una mattina d’estate del 1976 scomparvero. E questa era una di quelle storie che le mamme raccontavano ai figli, per fare loro paura. In una città nella quale, fino alla primavera degli anni Novanta, non si usciva nemmeno la sera. Qualche giorno prima di sparire, uno di loro aveva commesso l’errore più grave della sua breve vita: aveva scippato la madre del Licantropo. Gli uomini di Santapaola li prelevarono, li torturarono, li trasportarono a cento chilometri da Catania. Furono strangolati con delle corde e gettati in un pozzo. I corpi non furono mai trovati. Le famiglie credevano fossero fuggiti di casa. La città, che tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta contava un morto ammazzato al giorno, inghiottì anche quella storia, come aveva inghiottito tutto il resto. Come finì con l’inghiottire anche l’omicidio di Pippo Fava, voce spavalda in una città che aveva deciso di non sentire: gli spararono cinque colpi davanti al Teatro Stabile, in via dello Stadio. Fava aveva accusato il mondo imprenditoriale e politico catanese di essere legato a doppio filo con Santapaola. A quei tempi si parlò di delitto “passionale”. Ma chi non ha vissuto Catania negli anni Ottanta, anche solo nei racconti, fa fatica a capire. Pensa all’isola, al sole, al mare, al centro storico e alla sua movida allegra. Non sa.
Un morto al giorno, con la regolarità della messa delle sette alla madonna del Carmelo, del caffè mattutino da Savia su via Etnea. Ma ieri sera è morto anche lui, Santapaola, nel carcere dov’era rinchiuso dal 1993, a Opera. La notizia ha attraversato Catania piano, quasi sottovoce, con scarso interesse probabilmente. Sono storie vecchie, e la memoria è corta. ‘U Licantropo d’altra parte aveva ottantasette anni, e da fantasma che faceva abbassare gli occhi per il terrore s’era ormai trasformato in un vecchio fotografato in aula con i capelli bianchi. Ma quel soprannome, Licantropo, gli calzava ancora a pennello. Negli anni della mattanza aveva una doppia vita. Di giorno era un uomo rispettabile. Faceva l’ortolano, il venditore di scarpe, aveva un piccolo negozio di cucine. Poi, nel 1981, aprì la più grande concessionaria Renault della Sicilia. All’inaugurazione c’erano il prefetto e il questore. Tutta la Catania che conta seduta ai suoi tavoli, a mangiare e a brindare. Di notte era altro. Quando lo arrestarono, i poliziotti scelsero per l’operazione il nome in codice “Luna Piena”. Quattrocento agenti. Undici anni di latitanza finiti in un casolare nelle campagne di Mazzarino, all’alba, mentre dormiva. Accanto a lui la moglie Carmela Minniti, poi assassinata, che non lo aveva mai lasciato in tutti quegli anni. Vicino al giaciglio una pistola carica, che quella notte non usò. “Tutte le cose finiscono”, pare avesse detto Santapaola. E ieri è finita, davvero.
È morto oggi nel carcere di Opera, a Milano, Nitto Santapaola. Il boss di Cosa Nostra, 87 anni, era detenuto al regime del 41bis, il carcere duro. La procura di Milano ha disposto l'autopsia. Ritenuto il mandante di stragi e omicidi, incluso l'attentato di Capaci del maggio 1992 in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. L'arresto un anno più tardi, all'alba del 18 maggio 1993 in un casolare a Mazzarrone, nel catanese, dopo 11 anni di latitanza.
Understanding Sector Investing Sector investing entails the strategic allocation of investment capital across distinct segments of the economy. Each sector forms a unique category of business activities, including but not limited to technology, healthcare, and finance. By comprehending the intricacies of investing in these diverse industries, investors can craft portfolios that align with the specific […]
Add support for x86_64-gnu, aka the 64-bit
Hurd. The initial patch
set consisted of 31 patches. This patch
settookfour iterations and 208
messages before its final
58 patches were merged to
`core-packages-team'. Janneke writes: "Lo and behold, the 64-bit
Hurd boots! Again, thanks to the help from the kind folks over at
libera #hurd and their excellent work. Do something like:"
./pre-inst-env guix system image --image-type=hurd64-qcow2 \
gnu/system/examples/bare-hurd64.tmpl
Pushed a `core-packages-team' with (this one) GCC 14 commit. Let the
fun begin :)
The actual merge
"core-packages-team":
85 more commits to a total of 332, by 17 people and 27 weeks
before actual merge. 173 packages with build fixes to relax
GCC 14's strictness, 109 package updates to fix build with GCC 14.
Summarizing, building the Guix manifest for the 32-bit Hurd
(i586-gnu) should work really well. Sadly, for the 64-bit Hurd
(x86_64-gnu) is still a bit problematic as some tests in e.g.,
openssl, python, cmake, .... hang. This is still under
investigation.
What Took You So Long?
We're so glad you asked! Usually, adding a new architecture should
just take a couple of commits:
pretty neat, right? So, what's the story with the 64-bit Hurd? There
are two problems: 64-bit Hurd support was added in GCC
14, while Guix was still at
GCC 11. This means we "only" had to
The second step involves building for all architectures and fixing all
breakage. Sometimes, fixing one architecture breaks another.
When Guix supported cross-building with GCC 14, and supported the
64-bit Hurd, we could create and boot a 64-bit childhurd. After that,
we could start building 64-bit Hurd packages...but only after also
This can simply be verified by building the hello package:
guix build --system=x86_64-gnu hello
However, GCC 14 is not a regular update: it is waaay more
strict with respect to C
code compilation. This means that, before actually switching, we had
to fix 173 package builds and update another 109 packages to not break
all of Guix. This took a total of 17 people and 35
weeks to complete.
This adds a working rump driver for /dev/wmX cards, which are Intel
i8254x Gigabit Ethernet devices. (See man.netbsd.org for "wm(4)")
This should be easily extended to support other NICs by contributing
some makefile foo to netbsd/rump.
With our updated hurd and rumpkernel packages, this should be
available in Guix now too. Please let us know if you got it to work!
(If you tried and didn't get it to work, we'd also like to know!)
A good summary of the current status was presented by Samuel Thibault
in his GNU/Hurd
progress
at FOSDEM'26, in which he also makes
compelling arguments for the Hurd, such as: Freedom from the system
administrator and sharing the GNU heritage and values it's no
coincidence that Guix also solves a part of that problem, allowing any
user to install packages.
Debian GNU/Hurd has been a
reality for some years now, reaching 75% of Debian packages being
available for the Hurd.
As a comparison, in Guix only about 1.7%
(32-bit) and 0.9%
(64-bit) of packages
are available for the Hurd. These percentages fluctuate a bit but
continue to grow (both grew with a couple tenth percent point during
the preparation of this blog post), and as always, might grow faster
with your help.
So while Guix GNU/Hurd has an exciting future, please be aware that it
lacks many packages and services, including Xorg.
If you would simply like to install the Hurd on bare metal running
your favorite window manager (e.g.: i3, icewm, etc.) or lightweight
desktop environment (Xfce) right now, then installing Debian
GNU/Hurd
is a good choice. Though we hope to catch up to them soon!
Last October, the 64-bit Hurd was reported to
run
on bare metal. Now that Guix 1.5.0's installer also lets you install
the Hurd on bare
metal, we'd be
thrilled to year from you if you manage to replicate this!
What's Next?
In an earlier
post
we tried to answer the question “Why bother with the Hurd anyway?” An
obvious question because it is all too easy to get
discouraged, to downplay or underestimate the
potential social impact of GNU and the Hurd.
Echoing Samuel Thibault's talk we would like to add: because it offers
a better:
Freedom #0: the
freedom to run the program as you wish, for any purpose.
Freedom from the System Administrator.
guix pull is known to work but only by pulling from a local branch
doing something like:
mkdir -p src/guix
cd src/guix
git clone https://git.guix.gnu.org/guix.git master
cd master
git branch keyring origin/keyring
guix pull --url=$HOME/src/guix/master
kinda like we did it in the old days.
Other interesting task for Guix include:
Have guix pull from a non-local URL work on the Hurd,
Have guix system reconfigure work on the Hurd,
Figure out WiFi support with NetDDE (and add it to installer!),
Figure out WiFi support with RumpNET (and add it to installer!),
We tried to make Hurd development as easy and as pleasant as we could.
As you have seen, things start to work pretty nicely and there is
still plenty of work to do in Guix. In a way this is “merely
packaging” the amazing work of others. Some of the real work that
needs to be done and which is being discussed and is in progress right
now includes:
With the exception maybe of adding RumpNET NICs, these tasks look
daunting, and indeed that’s a lot of work ahead. But the development
environment is certainly an advantage. Take an example: surely anyone
who’s hacked on device drivers or file systems before would have loved
to be able to GDB into the code, restart it, add breakpoints and so
on—that’s exactly the experience that the Hurd offers. As for Guix,
it will make it easy to test changes to the micro-kernel and to the
Hurd servers, and that too has the potential to speed up development
and make it a very nice experience.
[0]: Note: with an up-to-date guix this is no longer necessary! Actually, as the 64-bit Hurd uses rumpdisk exclusively, and
gnumach by default uses still it builtin IDE drivers, we also
need to tell gnumach about that by adding the (kernel-arguments '("noide")).
[2]: Note that while is comes straight from a commit to the Hurd git
repository, this is a Debian-specific recipe, Guix does not have
ifup, and per this updated wiki
page
there's probably extra networking interface configuration needed
too (in Debian you're intstructed to -- imperatively -- edit
/etc/network/interfaces).
Siamo davanti a un paradosso, quello "di chi sostiene di difendere l’ambiente e allo stesso tempo compie probabili reati ambientali e impedisce la ripiantumazione delle alberature”. Così l'assessora alla Sicurezza di Bologna Matilde Madrid commenta le proteste che a Bologna stanno andando avanti da due mesi a opera del comitato Mu.Basta. Questa associazione si sta battendo contro la costruzione di un Museo dei Bambini – acronimo "MuBa", da cui il comitato prende il nome – che si chiamerà "Futura" e che dovrebbe sorgere all’interno del parco bolognese Mitilini Moneta Stefanini nel quartiere Pilastro. Ma il dissenso non viene espresso solo con le parole: nella scorsa notte infatti, secondo le prime ricostruzioni della polizia e della Digos, alcune persone avrebbero danneggiato una telecamera di videosorveglianza e tranciato dei cavi di un escavatore della ditta incaricata dei lavori del Museo. Questo sabotaggio ha comportato uno sversamento di olii nel terreno, inquinandolo: "E a questo punto noi siamo costretti a fare una denuncia contro ignoti e dovremmo vedere se sarà necessario fare una bonifica o meno. Poi magari è un danno molto localizzato che si risolve con poco, però è un problema in più", commenta Madrid che aggiunge: "Si può ovviamente contestare tutto, c'è libertà di critica, però sabotare un escavatore di una ditta ci sembra un accanimento. Venissero a protestare con gli striscioni in comune e la smettessero di sabotare i mezzi di un'impresa".
Da inizio gennaio, il comitato Mu.Basta sta organizzando pranzi sociali, presidi permanenti e assemblee pubbliche per impedire che gli alberi del parco Mitilini Moneta Stefanini vengano tagliati per fare spazio a "un edificio di tre piani di cemento". Ma quell'area non resterà priva di alberi perché, proprio secondo il progetto, è previsto il trapianto di altri nove e in generale nel parco ne varranno piantati 38 nuovi. Parlando con il Foglio, l'assessora Madrid non solo smonta le rivendicazioni del Mu.Basta, ma precisa, facendo emergere le contraddizioni del comitato, che il riampianto delle nove alberature è per il momento rimandato perché "lo stesso comitato ha occupato quella zona e non permette di fare questa operazione in sicurezza. E soprattutto se guardiamo ai parchi vicini nello scorso anno di alberi ne abbiamo piantati 360. Quindi tutto ci si può dire tranne che non facciamo attenzione a tenere insieme la questione ambientale con quella sociale". Sulle loro pagine social e durante le manifestazioni, il comitato Mu.Basta ha inoltre lamentato che la decisione di costruire un museo dentro il parco è stata "calata dall'alto". L'assessora non ci sta: "E' assolutamente falso, è dal 2022 che facciamo dei percorsi di partecipazione a cui ovviamente queste realtà non hanno preso parte perché probabilmente l'obiettivo non era contribuire a un buon progetto, ma limitarsi a contestarlo a progetto concluso".
La cittadinanza bolognese dunque, diversamente da quanto sostenuto da Mu.Basta è stata coinvolta fin dall'inizio, a partire dai bambini a cui è dedicato il Museo perché, spiega l'assessora, "sono stati loro a scegliere il nome 'Futura'". Il comitato contro questo parco però è soltanto l'ultima associazione bolognese che lotta in difesa del verde: due anni fa per esempio il comitato Besta, aveva difeso il verde del parco Don Bosco impedendo la realizzazione di una scuola. Però Madrid è sicura: nonostante le proteste di questi comitati "vogliamo andare avanti con il progetto. Sono gli stessi cittadini che ci fanno sapere che sono con noi. Poi è chiaro che questi pochi che si mettono di traverso, urlano e fanno atti violenti nel dibattito pubblico sembra che siano cento volte di più. Ma noi abbiamo dalla nostra la forza di come abbiamo costruito queste idee, questi progetti: con la partecipazione di centinaia e centinaia di cittadini, di associazioni, di scuole e di bambini".
A Milano il tram 9 proveniente da piazza della Repubblica è deragliato all'angolo tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto. Il mezzo ha invaso il binario su cui viaggiano i tram che circolano nella direzione opposta ed è andato a schiantarsi contro un ristorante di viale Vittorio Veneto. Diversi i passeggeri a bordo. Alcune persone sarebbero rimaste incastrate sotto il mezzo. Al momento il bilancio provvisorio dell'incidente è di due morti e oltre trenta feriti. La vittima accertata è un uomo italiano di sessant'anni, non era un passeggero del 9. I vigili del fuoco hanno accertato anche una seconda vittima. Si tratta di un uomo, in precedenza in codice rosso.
L'Agenzia regionale emergenza urgenza (Areu) è intervenuta con 19 mezzi: 3 automediche, 1 auto infermieristica, 13 ambulanze e 2 mezzi di coordinamento maxiemergenze. Il report provvisorio dei pazienti, oltre a un decesso e a un codice rosso, indica 6 pazienti in codice giallo e 32 pazienti in codice verde.
Sul luogo del deragliamento sono arrivati il sindaco di Milano Giuseppe Sala, l'assessore ai trasporti Arianna Censi e il procuratore della Repubblica Marcello Viola. Sul posto anche il procuratore capo di Milano Marcello Viola. Si indaga per omicidio colposo e lesione colpose. Il fascicolo è affidato alla pm di turno Elisa Calanducci.
"Abbiamo sentito qualcosa sotto, poi il tram è deragliato e siamo stati tutti sballottati", hanno raccontato i passeggeri a bordo: "Il tram ha virato, ha preso una certa velocità e ha colpito un edificio". A quanto si evince, il tram deragliato è del nuovo modello Tramlink, che ha iniziato a circolare da pochi mesi a Milano. Si tratta di tram bidirezionali capaci di invertire il senso di marcia in caso di necessità. "È difficile avventurarsi in analisi su quello che è successo, ci saranno le indagini", ha detto il sindaco Sala, spiegando poi che "il mezzo è nuovo, il conducente molto esperto e in servizio da solo un'ora, quindi non era in straordinario. La cosa un po' particolare è che ha saltato una fermata", che si trova proprio pochi metri prima del punto in cui il tram è deragliato. Il fatto che il conducente abbia saltato la fermata "aggiunge un elemento di più a quello che è successo. Però ci saranno le indagini, è inutile che mi metta io a fare ipotesi".
La premier Giorgia Meloni ha espresso "profondo cordoglio per il grave incidente avvenuto a Milano. A titolo personale e a nome dell'intero Governo, manifesta la propria vicinanza alle famiglie delle vittime, esprime solidarietà alla città di Milano e rivolge un sentito augurio di pronta e completa guarigione ai feriti", si legge in una nota di Palazzo Chigi.
"Atm è profondamente scossa per il gravissimo incidente di questo pomeriggio in viale Vittorio Veneto a Milano". Così in una nota la società del trasporto pubblico di Milano, dopo il deragliamento del tram. "In questo momento di immenso dolore – ha scritto Atm – il pensiero dell'azienda va prima di tutto alla famiglia della persona che ha perso la vita e a tutti i feriti. A loro rivolgiamo tutta la nostra vicinanza".
A Rogoredo “avevamo due problemi e ne abbiamo risolto uno solo”, per usare la sintesi caustica di Filippo Facci. Un poliziotto accusato di omicidio è stato arrestato, a macchia d’olio si indaga sulle sue corruttele e violenze sugli stessi pusher e clienti della droga, forse le complicità di altri agenti (schema Serpico). Ma che si estirpino i comportamenti criminali di uno o più tutori deviati dell’ordine non risolve l’altro problema: Rogoredo rimane la zona di spaccio, violenza, degrado, abdicazione al controllo da parte dello stato della politica delle forze (sane) dell’ordine.
Il colpevole sarà punito, ma Rogoredo resta “la più grande piazza di spaccio d’Italia” che nessuno vuole vedere, al massimo si manda un cronista a piangerci sopra. E dopo il lampo delle Olimpiadi tornerà al suo buio. Per dirla con Facci: “Sino a prova contraria è stata Rogoredo a corrompere il poliziotto, non certo il contrario”. I media con il loro racconto non di rado distorsivo, e i politici afflitti da doppia demagogia – chi ora fa una penosa retromarcia e chi si lancia in goffi balzi in avanti – stanno invece contribuendo a nascondere la gravità del secondo problema. Annotare che l’osmosi quotidiana nella palude della droga, della possibilità di ricatto, del denaro nero sia una tentazione difficile da respingere è il minimo. Non giustifica nulla, sono i fatti. Stupisce il finto scandalo delle anime belle.
Intervistato, il capo della Polizia Vittorio Pisani è stato durissimo su Carmelo Cinturrino e gli eventuali complici. “Abbiamo indagato noi”. Sul controllo che come in ogni istituzione dovrebbe essere esercitato a monte, si vedrà. Ma resta l’altro problema, Rogoredo. E qui interviene la narrazione distorsiva. Sul Corriere di martedì Nando Dalla Chiesa discettava che il bosco della droga è un “non luogo che la città evita”, “Milano rinuncia al controllo del territorio”. Chi vi rinunci, però, non lo spiega. Nel 2016 erano arrivate le ruspe per la grande bonifica. Nel 2017 Italia Nostra si era intestata la riqualificazione green. Non è successo nulla, o molto poco. Agosto 2025: il boschetto della droga è tornato ufficialmente l’inferno che è sempre rimasto. In più, il ritorno dell’eroina. Nonostante i brillanti risultati annunciati a dicembre dal prefetto di Milano Claudio Sgaraglia: più 50 per cento di sequestri di droga, qualche dozzina di arresti. Ma continua a mancare un vero controllo del territorio la deterrenza, la bonifica di spacciatori e clienti. Dai giornali piovono lacrimevoli e a tratti surreali racconti del bosco di Rogoredo: lo scopo è raccontare il clima di violenza contro i pusher. Il metodo di Cinturrino “che era poi semplice: menare, e menare ancora”. La casa dove abitava? “Avevano tutti paura”. Paura della delinquenza? Ai giornali non risulta. E’ un gioco non innocente, picchiare contro la Polizia. Poi c’è il consueto “psicologo ed educatore” per il contributo buonista, astratto: “Non serve un approccio repressivo, è tutta gente che ha una storia, ha una sofferenza dentro”. “Non serve disboscare, il bosco ce l’hai dentro”. Elly Schlein vuole le scuse alla famiglia del pusher ucciso. In nome di quale legalità? Nessuno risolve Rogoredo.
We're pleased to announce the release of GNU MediaGoblin 0.15.0. See the
release notes
for full details and upgrading instructions.
This is a relatively small release to resolve installation issues on Debian
Trixie and Bookworm.
This version has been tested on Debian Bookworm (12), Debian Trixie (13), Ubuntu
22.04, Ubuntu 24.04 and Fedora 43. This release drops support for Debian
Bullseye (11) and Ubuntu 20.04.
To join us and help improve MediaGoblin, please visit our getting
involved page.
There are several main categories into which kernel releases may fall:
Prepatch
Prepatch or "RC" kernels are mainline kernel pre-releases that are
mostly aimed at other kernel developers and Linux enthusiasts. They
must be compiled from source and usually contain new features that
must be tested before they can be put into a stable release.
Prepatch kernels are maintained and released by Linus Torvalds.
Mainline
Mainline tree is maintained by Linus Torvalds. It's the tree where
all new features are introduced and where all the exciting new
development happens. New mainline kernels are released every 9-10
weeks.
Stable
After each mainline kernel is released, it is considered "stable."
Any bug fixes for a stable kernel are backported from the mainline
tree and applied by a designated stable kernel maintainer. There are
usually only a few bugfix kernel releases until next mainline kernel
becomes available -- unless it is designated a "longterm maintenance
kernel." Stable kernel updates are released on as-needed basis,
usually once a week.
Longterm
There are usually several "longterm maintenance" kernel releases
provided for the purposes of backporting bugfixes for older kernel
trees. Only important bugfixes are applied to such kernels and they
don't usually see very frequent releases, especially for older
trees.
Longterm release kernels
Version
Maintainer
Released
Projected EOL
6.18
Greg Kroah-Hartman & Sasha Levin
2025-11-30
Dec, 2028
6.12
Greg Kroah-Hartman & Sasha Levin
2024-11-17
Dec, 2028
6.6
Greg Kroah-Hartman & Sasha Levin
2023-10-29
Dec, 2027
6.1
Greg Kroah-Hartman & Sasha Levin
2022-12-11
Dec, 2027
5.15
Greg Kroah-Hartman & Sasha Levin
2021-10-31
Dec, 2026
5.10
Greg Kroah-Hartman & Sasha Levin
2020-12-13
Dec, 2026
Distribution kernels
Many Linux distributions provide their own "longterm maintenance"
kernels that may or may not be based on those maintained by kernel
developers. These kernel releases are not hosted at kernel.org and
kernel developers can provide no support for them.
It is easy to tell if you are running a distribution kernel. Unless you
downloaded, compiled and installed your own version of kernel from
kernel.org, you are running a distribution kernel. To find out the
version of your kernel, run uname -r:
# uname -r
5.6.19-300.fc32.x86_64
If you see anything at all after the dash, you are running a distribution
kernel. Please use the support channels offered by your distribution
vendor to obtain kernel support.
Releases FAQ
Here are some questions we routinely receive about kernel release
versions. See also the main "FAQ" section for some other topics.
When is the next mainline kernel version going to be released?
Linux kernel follows a simple release cadence:
after each mainline release, there is a 2-week "merge window" period
during which new major features are introduced into the kernel
after the merge window closes, there is a 7-week bugfix and
stabilization period with weekly "release candidate" snapshots
rc7 is usually the last release candidate, though occasionally there
may be additional rc8+ releases if that is deemed necessary
So, to find the approximate date of the next mainline kernel release,
take the date of the previous mainline release and add 9-10 weeks.
You can also subscribe to the releases calendar that forecasts key
development dates for the upcoming kernels:
Longterm kernels are picked based on various factors -- major new
features, popular commercial distribution needs, device manufacturer
demand, maintainer workload and availability, etc. You can roughly
estimate when the new longterm version will become available based on
how much time has elapsed since the last longterm version was chosen.
Why are some longterm versions supported longer than others?
The "projected EOL" dates are not set in stone. Each new longterm kernel
usually starts with only a 2-year projected EOL that can be extended
further if there is enough interest from the industry at large to help
support it for a longer period of time.
Does the major version number (4.x vs 5.x) mean anything?
No. The major version number is incremented when the number after the
dot starts looking "too big." There is literally no other reason.
Does the odd-even number still mean anything?
A long time ago Linux used a system where odd numbers after the first
dot indicated pre-release, development kernels (e.g. 2.1, 2.3, 2.5).
This scheme was abandoned after the release of kernel 2.6 and these days
pre-release kernels are indicated with "-rc".
"Chi tradisce la nostra missione tradisce anzitutto il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Di solito si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità, quindi per noi va destituito subito". Parlando al Corriere della Sera il capo della polizia Vittorio Pisani non usa giri di parole a proposito dell'agente Carmelo Cinturrino che ha confessato di aver ucciso il pusher Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo qualche giorno fa e di aver mistificato le circostanze per farle apparire come un atto di legittima difesa. "Subito dopo il fermo disposto dall’autorità giudiziaria, ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la sua destituzione dalla Polizia di Stato. Il processo penale ha dinamiche che richiedono tempo - continua Pisani - mentre l’azione disciplinare ha senso se è tempestiva, altrimenti rischia di perdere di significato". L'indagine infatti è ancora in corso, ma il capo della polizia sottolinea che bisogna chiarire "innanzitutto la posizione degli altri poliziotti coinvolti, per i quali si potrebbero configurare ulteriori contestazioni sul piano giuridico, oltre al favoreggiamento e l’omissione di soccorso". L'attività ispettiva sarà dunque "estesa all’intero commissariato, d’intesa con l’autorità giudiziaria. Finora non l’abbiamo fatto per evitare di danneggiare l’indagine, ma dopo la discovery possiamo procedere".
Nelle ultime settimane ci sono state molte polemiche sul nuovo decreto sicurezza, non ancora in vigore. Tra le altre misure, prevede anche lo “scudo penale per le forze dell'ordine" che commettono ipotetici reati con "evidente causa di giustificazione", ma secondo Pisani questo "scudo" non avrebbe impedito l’accertamento dei fatti di Rogoredo: "Non credo che avrebbe ostacolato alcunché, perché la necessità di sparare non appariva evidente. La norma non prevede alcuna immunità, bensì una modifica procedurale non solo per le forze dell’ordine ma per tutti i cittadini", ha spiegato il capo della polizia. "E il fatto che un pm debba decidere in un tempo breve e predefinito se esiste o meno una causa di giustificazione, può essere positivo per assumere le iniziative adeguate anche solo nell’impiego del dipendente coinvolto nel caso. Ma di certo questa modifica è stata determinata anche da altro". Ovvero "dalla deformazione mediatica subita dall’informazione di garanzia, trasformatasi da strumento di tutela dell’indagato con funzione difensiva in atto d’accusa all’interno di un processo mediatico, sempre più frequente, che anticipa il processo penale. Di cui, nel nostro paese, si sta perdendo la cultura, con grave lesione della presunzione d’innocenza". Pisani ha sottolineato anche che "l’azione della polizia sul piano dell’ordine pubblico non è e non può essere condizionata dalle contingenze politiche; non è avvenuto in passato e non avviene ora. Noi dobbiamo tutelare la sicurezza di tutti e al tempo stesso la libertà di manifestazione, in un esercizio di equilibrio tra le due esigenze".
Il capo della polizia ha evidenziato come in questo caso il rapporto tra autorità giudiziaria e polizia "sia stato di massima fiducia e non è mai venuto meno. E quando, a seguito del sopralluogo, sono emersi i primi indizi su comportamenti al di fuori delle regole di appartenenti all’istituzione, l’input alla Squadra mobile è stato di approfondire al massimo ogni aspetto della vicenda". Specificando come non ci sia mai stata "alcuna percezione di ostilità. Poi ci possono essere diversità di valutazione sugli elementi che emergono dalle indagini, ma questa è la normale dinamica del procedimento penale". Come accaduto durante la manifestazione di fine gennaio a Torino a sostegno del centro sociale Askatasuna sfociata nella violenza: in quel caso "la polizia ha effettuato alcuni fermi, la procura ha chiesto provvedimenti cautelari in carcere e il gip ha concesso misure più tenui". Pisani ritiene inoltre che la scena del poliziotto aggredito dai manifestanti violenti non possa in alcun modo giustificare un uso eccessivo della forza da parte della polizia "perché la solidarietà istituzionale non significa copertura di comportamenti illeciti, né può giustificare azioni di piazza al di fuori delle regole. Se si dà l’ordine di caricare o di sciogliere una manifestazione è perché ce ne sono i presupposti di fatto e di diritto".
Ieri pomeriggio un lavoratore di 31 anni, un pilota marittimo, è deceduto nel porto di Livorno. Ennesima tragedia nel nostro scalo che si va ad aggiungere alle decine di incidenti sul lavoro che vengono periodicamente segnalati. USB ha proclamato sciopero immediato per tutto il personale portuale e marittimo. Uno sciopero di 24 ore che partirà dalla mezzanotte del 24 febbraio, alle 00 di oggi 25 febbraio. Saranno garantiti i servizi pubblici essenziali. USB si stringe al dolore dei familiari, della moglie e dei colleghi del lavoratore deceduto.
MANIFESTAZIONE ANTI G8 - GENOVA 2001
Scheda integrale: https://shorturl.at/PrwdG
Regia: Ludovici, Enrico
Produzione: Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico
Anno: 2001
Abstract: Riprese della manifestazione organizzata dal Genoa Social Forum a Genova (18 - 21 luglio 2001) contro la globalizzazione e la riunione del G8. Assemblea dell'11 luglio del Bologna Social Forum
***
Abstract: Footage of the demonstration organized by the Genoa Social Forum in Genoa (18 - 21 July 2001) against globalization and the G8 meeting. Bologna Social Forum July 11th Assembly
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Anno: 2001
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The NTP Pool is migrating its central infrastructure from
Equinix Metal to two smaller, globally
distributed clusters. Equinix Metal is sunsetting later this year, so
the project must move.
Equinix Metal — originally Packet — hosted the NTP Pool’s central
infrastructure for almost seven years. The web application, databases,
DNS zone building, monitoring pipelines, observability, development and
beta environments all ran there. It was the backbone that kept the
entire pool management system running.
The relationship started with Packet, whose team went out of their
way to help during an emergency migration in 2019.
Equinix continued that same level of support after acquiring Packet.
Their generosity made it possible for a volunteer-run project to operate
infrastructure at a scale that would otherwise be out of reach. We would
gladly have stayed — Equinix Metal was an excellent home for the
project.
Il leader di Noi Moderati critica la strategia degli azzurri sulla scelta del candidato sindaco e avverte il centrodestra: "Serve un progetto credibile o perderemo ancora"
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Importante passaggio di proprietà di Lucky Red, la nota casa di produzione cinematografica fondata da Andrea Occhipinti che ne era amministratore unico e socio di controllo con l’89% tramite la Keyek, e che ora passa sotto il controllo del gruppo francese Vivendi di Vincent Bolloré.
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Grok, sviluppata da xAI di Elon Musk, ha salvato la vita a un uomo norvegese di 49 anni. L’AI ha così segnalato la possibile ulcera perforata o appendicite atipica, indicando una criticità da codice rosso
Tre nuove stazioni fino agli Olmi, 3,3 chilometri di tracciato interrato. Investimento da 362 milioni e cantieri per cinque anni e mezzo. Il cantiere parte il 25 febbraio
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Paesi Bassi, nasce il nuovo governo. L'esecutivo di minoranza formato dai progressisti del D66, dai liberali del Vvd e dai cristiano-democratici del Cda ha giurato davanti al re.
Roma, due cittadini ecuadoriani sono stati arrestati dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma nel corso di un controllo presso il casello autostradale di Civitavecchia
Disposto l'arresto per Carmelo Cinturrino, il poliziotto che ha sparato e ucciso un pusher 28enne ne bosco della droga di Rogoredo. La messinscena e l'ombra del pizzo chiesto agli spacciatori
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Disposto l'arresto per Carmelo Cinturrino, il poliziotto che ha sparato e ucciso un pusher 28enne ne bosco della droga di Rogoredo. La messinscena e l'ombra del pizzo chiesto agli spacciatori
A Milano si è spento il braciere. Malagò: “Grandissima Italia, sei stata di parola”. Coventry (Cio): "Dovete essere orgogliosi". Fontana: "Un sogno fortemente voluto dalla Lombardia"
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Understanding Momentum Investing Momentum investing is an intriguing strategy in the financial world that tries to leverage the persistence of certain existing trends in the stock market. Essentially, it is about jumping onto a moving train, assuming that train will continue its journey along the same tracks. Investors who engage in momentum investing usually purchase […]
Importante scoperta in Transilvania, Romania, dove in una grotta di ghiaccio di Scarisoara, è stato rinvenuto un superbatterio preistorico. Anche se è rimasto sepolto in ghiacci risalenti a 5mila anni fa, il microrganismo è risultato resistente a 10 antibiotici moderni tra quelli più...
Buone notizie! "Batteria LiFePO4 da 12V 50Ah, batterie al litio di grado A, ciclo profondo fino a 4000 volte, sostituisce la scatola del motore da pesca alla traina con porte DC e TypeC, per esterni, camper, barche" ha un nuovo prezzo: 129.99€
Buone notizie! "Batteria LiFePO4 da 12V 50Ah, batterie al litio di grado A, ciclo profondo fino a 4000 volte, sostituisce la scatola del motore da pesca alla traina con porte DC e TypeC, per esterni, camper, barche" ha un nuovo prezzo: 129.99€
Bozzetti (Fondazione Fiera Milano): “L’entusiasmo diventi eredità concreta”. Sala e Fontana: “Una città come Milano non può restare senza un palaghiaccio”
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Molte persone presenti ieri per l’omaggio a Giordano Bruno che abbiamo organizzato come Circolo “Errico Malatesta”. Grazie a Marco Ghezzani per essere intervenuto e a tutte coloro che hanno animato la discussione. È stata esposta la bandiera storica del Gruppo Antireligioso “Pietro Gori” e alcune prime pagine del periodico anticlericale livornese “Il Corvo” conservato nella […]
Ogni giorno milioni di litri di urina scorrono nei sistemi fognari del pianeta. Fin da piccoli siamo stati abituati a a considerarli un rifiuto, un qualcosa da eliminare in fretta. Eppure dentro quel flusso c’è una marea di energia chimica che il recente lavoro di un team di scienziati ha detto...
Il servizio di trasporto scolastico continua a presentare, in diversi territori, gravi criticità di natura sistematica e strutturale. Si tratta di problematiche note da tempo, affrontate in modo frammentario e prive di un intervento organico e risolutivo. Una gestione priva di visione complessiva non fa che rinviare la soluzione dei problemi, destinati puntualmente a riproporsi. USB Livorno, nell’ambito della vertenza già aperta sul servizio in appalto presso i Comuni di Livorno e Rosignano Marittimo, è in attesa dell’incontro con le committenze, all’interno di un percorso di confronto avviato anche grazie al tentativo di ricomposizione promosso dalla Prefettura di Livorno. Il confronto coinvolge la ditta appaltatrice B&B Service e le Amministrazioni comunali interessate. La vertenza riguarda questioni centrali: l’adeguamento salariale, la garanzia di pari condizioni economiche a parità di qualifica e mansioni e il riconoscimento di istituti compensativi a fronte di nastri lavorativi che superano ampiamente l’orario part-time contrattualizzato. Rivendicazioni che mirano a ristabilire equità e coerenza tra quanto previsto formalmente e quanto richiesto concretamente al personale. Con il nuovo bando nel Comune di Rosignano Marittimo, che ha visto la riconferma dell’azienda, si registra inoltre una riduzione oraria per le assistenti scuolabus, figura che svolge una funzione imprescindibile e non sostituibile di vigilanza, tutela e accompagnamento in sicurezza degli alunni durante le fasi di salita, discesa e accesso agli edifici scolastici. Nell’appalto del Comune di Rosignano Marittimo l’assistente è prevista esclusivamente per la scuola dell’infanzia con presenza a bordo del mezzo, e con funzione di accompagnamento a terra per gli alunni della scuola secondaria di primo grado. A fronte di contratti part-time minimi di dieci ore settimanali, già ampiamente superati negli anni dal ricorso strutturale allo straordinario, si assiste ora a un ulteriore taglio di personale e ore complessive. È prevista una sola assistente, anziché due, sul servizio dedicato alle scuole secondarie di primo grado, con una riduzione del 50% della sorveglianza. L’alternanza forzata delle assistenti comporta il rischio concreto che gli alunni di due scuole secondarie di primo grado rimangano privi della necessaria sorveglianza al momento dell’arrivo, con impossibilità di accompagnamento in sicurezza all’interno degli edifici scolastici e conseguente attesa all’esterno, in qualunque condizione meteorologica. Permangono inoltre criticità sul servizio dedicato alle scuole primarie: due corse con circa cinquanta bambini ciascuna risultano affidate a un solo autista, in assenza della figura di supporto. In tali condizioni, il conducente è chiamato a garantire contemporaneamente la guida del mezzo e la gestione di un elevato numero di minori, assumendosi responsabilità improprie anche sotto il profilo civile e penale. Una situazione che rappresenta un evidente rischio per la sicurezza dei bambini e per la tutela dei lavoratori. Sarebbe dunque necessario prevedere la presenza della figura dell’assistente sulle corse maggiormente critiche, attraverso una ridistribuzione delle ore di accompagnamento oggetto di taglio, destinandole prioritariamente ai servizi caratterizzati da elevata affluenza e maggiore complessità. A tutto ciò si aggiunge l’assenza della Polizia Locale nei momenti di accosto degli scuolabus, con un aumento significativo dei rischi connessi alle operazioni di salita e discesa e conseguente pericolo per la sicurezza degli alunni e delle lavoratrici che svolgono la funzione di assistente Ci troviamo di fronte a un peggioramento complessivo del servizio, frutto di una logica di contenimento dei costi che rischia di comprimere un servizio essenziale per la comunità. Quando le risorse destinate ai servizi pubblici vengono progressivamente ridotte e le gare continuano a essere aggiudicate al massimo ribasso, le conseguenze ricadono inevitabilmente sulla qualità delle prestazioni rese ai cittadini, sulle condizioni economiche e normative dei lavoratori e sui livelli di sicurezza per utenti e personale. USB non intende assistere passivamente a questo processo. Porteremo con determinazione tali criticità al tavolo di confronto e, in assenza di risposte concrete e adeguate, ci riserviamo di attivare tutte le iniziative sindacali necessarie a tutela delle lavoratrici, dei lavoratori e del diritto della cittadinanza a un servizio di trasporto scolastico sicuro e di qualità. Sosterremo le lavoratrici e i lavoratori in ogni sede e rivolgiamo un appello ai genitori degli alunni e delle alunne che usufruiscono del servizio affinché sostengano la necessità di mantenerlo efficiente, nel rispetto della dignità e della sicurezza dei propri figli e di chi ogni giorno si assume la responsabilità della loro tutela.
Venerdì 13 febbraio alle ore 10.00 si è svolto l’incontro in Prefettura, alla presenza della vicecapo Gabinetto del Prefetto, nell’ambito della procedura connessa allo stato di agitazione proclamato dalla RSU della Regione Toscana. Erano presenti, oltre alla RSU, la Presidente Stefania Saccardi, il Presidente Eugenio Giani e la delegazione trattante di parte datoriale di Giunta e Consiglio. Nel corso del confronto, pur registrando un clima formale di dialogo e dichiarazioni di disponibilità da parte della controparte politica, non sono emersi atti concreti né impegni vincolanti in grado di garantire il pieno ripristino delle risorse sottratte al fondo del personale. Per questa ragione USB Pubblico Impiego, insieme alle altre OO.SS. della RSU di Regione Toscana, confermano senza riserve la prosecuzione dello stato di agitazione che ha già visto un primo presidio partecipatissimo lo scorso mercoledì 11 febbraio. La vertenza resterà aperta fino all’adozione di provvedimenti ufficiali e verificabili che assicurino il reintegro integrale delle somme dovute. Non riteniamo sufficienti rassicurazioni generiche o dichiarazioni di principio. Rivolgiamo un sentito ringraziamento a tutte e tutti per il sostegno e la partecipazione dimostrati finora, elementi determinanti per la forza della nostra iniziativa. È confermato l’incontro con il Presidente Giani per domani 17 febbraio alle ore 17.00 in piazza Duomo. Invitiamo lavoratrici e lavoratori a garantire una presenza ancora più ampia e determinata: INSIEME, LA NOSTRA VOCE SARÀ IMPOSSIBILE DA IGNORARE. Gli organi competenti in materia di ordine pubblico sono stati regolarmente informati. La vertenza resta aperta e la mobilitazione deve rafforzarsi ancora di più! Noi non ci fermeremo! Perché difendere le lavoratrici e i lavoratori pubblici, significa difendere l'intera struttura dello stato sociale!
Understanding Dividend Investing Dividend investing is a strategy focused on earning passive income through regular payments from owning stocks in particular companies. Investors who choose this method benefit from the dual prospects of income generation and potential capital appreciation. What Are Dividends? Dividends are portions of a company’s earnings distributed to shareholders. Typically, these payments […]
17 FebbraioCircolo Culturale Errico Malatestapresso la FAI in Via degli Asili 33, Livorno Omaggio a Giordano BrunoFilosofo del libero pensiero, messo al rogo dal Tribunale dell’Inquisizione della Chiesa cattolica ore 18Tiziano Antonelli – Giordano Bruno e la lotta al dogmatismoMarco Ghezzani – “Il corvo”, giornale anticlericale del Gruppo Antireligioso Pietro Gori di Livorno ore 20aperitivo […]
Negli ultimi tempi nella nostra città, il tema della "sicurezza" tiene banco quasi quotidianamente. Bastano due schiamazzi in più in qualche via del centro, per innescare dibattiti serrati, convocare tavoli istituzionali, interrogazioni ai Ministeri, incontri nelle scuole e via dicendo.
Eppure basta spostarsi di qualche centinaio di metri, in area portuale e interporto per entrare nel vero far west cittadino: Il settore della logistica. Lavoratori picchiati dai padroni, licenziamenti, contratti applicati da 6 euro lordi l'ora (multiservizi). Continui cambi di appalto in cui i lavoratori, in barba alla normativa, perdono tutti i diritti. Precarietà endemica, minacce, sospensioni, denunce e continui infortuni sul lavoro. Questa sicurezza non è abbastanza importante per le istituzioni e i partiti? Da mesi USB sollecita l'apertura di un tavolo cittadino, a Sindaco, Prefetto, autorità di sistema, ispettorato e Asl. Da mesi senza nessun riscontro. Si preferisce "affrontare" la singola vertenza solo quando innesca problematiche di ordine pubblico. Poi cala il silenzio.
Eppure le problematiche che da mesi denunciamo, non sono l'eccezione ma la normalità. Deve scappare il morto per svegliare la città e le sue istituzioni?
Ci rifiutiamo di farci trascinare solo nello scontro, a volte anche fisico, tra lavoratori e società in appalto. Esistono dei soggetti che hanno enormi responsabilità. Stiamo parlando delle varie committenze e multinazionali. Quelle che vengono invitate nelle grandi occasioni. Armatori, società di trasporti, colossi della logistica. Questo sistema serve per abbattere il costo del lavoro e mantenere i lavoratori perennemente sotto ricatto aumentando a dismisura la produttività.
Nei piazzali della Mercurio la nuova società assumerà i lavoratori storici con contratto a tempo indeterminato? Tra poco più di un mese nei piazzali Bertani, scadranno i contratti a 70 movimentatori storici. Saranno stabilizzati a tempo indeterminato come richiesto dal sindacato?
La B.S autotrasporti che ha l'appalto DHL, continuerà ad ignorare le richieste del sindacato? Servono altri due giorni di scioperi e picchetti, con il rischio di essere denunciati, per poter semplicemente discutere con un'azienda?
Torniamo a chiedere la convocazione di un tavolo cittadino sulla logistica portuale. Un tavolo per la "sicurezza" dei lavoratori e delle lavoratrici. Per la "legalità". Se usiamo questi termini abbiamo più probabilità di ottenere qualcosa?
In ogni caso non abbiamo intenzione di mollare di un centimetro. Andremo avanti con scioperi e denunce fino a quando la situazione non migliorera'.
L’11 febbraio USB Pubblico Impiego Toscana ha portato sotto il Consiglio regionale un doppio presidio: da una parte le lavoratrici e i lavoratori della sanità per lo scorrimento delle graduatorie e le assunzioni; dall’altra, insieme alla RSU e alle altre organizzazioni sindacali, contro il taglio di 4 milioni di euro al salario accessorio dei dipendenti regionali. Una giornata di lotta vera, partecipata, determinata. Una giornata che ha costretto la politica regionale ad assumersi impegni precisi.
SANITÀ: BASTA BLOCCO DELLE ASSUNZIONI, SCORRERE LE GRADUATORIE
Una delegazione di lavoratrici e lavoratori provenienti da diverse province toscane è stata ricevuta, a margine dei lavori consiliari, dal presidente della Commissione Sanità Matteo Biffoni e da vari consiglieri regionali membri della commissione: Luca Romanelli, Jacopo Ferri, Marco Guidi e Alessandro Franchi. Assente l’assessora alla sanità Monia Monni, impegnata in un viaggio istituzionale.
Abbiamo denunciato con forza una situazione ormai insostenibile:
blocco delle assunzioni;
mancato scorrimento delle graduatorie;
ricorso sistematico a interinali con contratti precari e costi superiori rispetto all’assunzione diretta;
drammi personali e professionali per centinaia di idonei lasciati in attesa.
Dal presidente Biffoni siamo stati informati che, su nostra richiesta, è già stato fissato un incontro con la ASL ai primi di marzo per affrontare nel merito la questione. È stato inoltre istituito un canale di comunicazione diretto con la Commissione Sanità.
I lavoratori sono stati chiarissimi: o si risolve, oppure la mobilitazione si alzerà di livello. Siamo pronti a incatenarci sotto la Regione, a ricorrere alle vie legali, fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo, se necessario. Non accetteremo che graduatorie pubbliche vengano ignorate mentre si spendono più soldi per precarizzare il servizio e il lavoro delle operatrici e degli operatori sanitari.
REGIONE TOSCANA: GIÙ LE MANI DAL SALARIO ACCESSORIO
Parallelamente, una delegazione di USB Pubblico Impiego e delle altre OO.SS. della RSU è stata ricevuta in Aula Consiliare.
In un primo momento erano presenti la presidente Saccardi e alcuni consiglieri; durante l’esposizione delle rivendicazioni si è unito anche il presidente Eugenio Giani, che – a quanto pare – non era stato informato della convocazione delle organizzazioni sindacali.
Abbiamo ribadito con fermezza:
le ragioni dello stato di agitazione;
la gravità del taglio di 4 milioni di euro al fondo del salario accessorio;
l’inaccettabilità di far pagare ai dipendenti regionali errori politici e scelte di programmazione sbagliate.
Siamo convocati in Prefettura venerdì per il tentativo di conciliazione. Il presidente Giani ha assunto l’impegno a essere presente. Nel frattempo è arrivata una convocazione per il 17 febbraio alle ore 17 in Sala Pegaso, a seguito della nostra richiesta di un confronto strutturato e costante con chi detiene la delega al personale.
UNA GIORNATA CHE SEGNA UN PASSAGGIO
L’11 febbraio non è stata una semplice protesta. È stato un passaggio politico chiaro: USB non accetta tagli, blocchi, silenzi e scaricabarile. La lotta per la sanità fa tutt'uno con quelle delle lavoratrici e dei lavoratori della Regione Toscana, perché la matrice è comune: la difesa dello stato sociale, del lavoro pubblico, vale a dire di quell'insieme di servizi e attività necessarie a rispondere ai bisogni delle cittadine e dei cittadini.
Ieri abbiamo aperto tavoli, imposto confronti, costretto la Regione ad assumersi responsabilità. Ma gli impegni dovranno tradursi in atti concreti.
Per la sanità: scorrimento immediato delle graduatorie e piano straordinario di assunzioni. Per i dipendenti regionali: ripristino delle risorse sottratte al salario accessorio.
Attendiamo i prossimi sviluppi. Ma una cosa è certa:
Ottavo episodio del Podcast “La Cassetta degli Attrezzi” ECOLOGIA E LIBERTÀ: CONTRO IL CAPITALE, PER LA TERRA Dal Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, un nuovo strumento per analizzare il presente e costruire l’alternativa. 15 minuti di riflessione per liberare l’ecologia … Continua a leggere→
«Anche quest’anno il Team Formazione del C.R.T. avvierà il nuovo corso di preparazione agli esami ministeriali previsti per il prossimo autunno.»
«L’inizio delle lezioni è previsto per la seconda settimana di marzo.
Nel corso delle prime tre lezioni sarà richiesto agli interessati di effettuare l’iscrizione A.R.I. Radio Club.»
Il corso indirizzato a tutti i toscani si svolgerà online, ma chi è interessato a un corso in presenza a Livorno e chi desidera qualsiasi informazione può trovare i nostri recapiti nella pagina dei contatti di ARI Livorno.
La Sezione ARI di Empoli organizza la Seconda Edizione dell'evento radioamatoriale A.R.D.F. Toscana, che si terrà il 6 giugno 2026 sul territorio toscano.
La presentazione sarà condotta dal socio di Empoli Paolo IZ5PHM giovedì 12 febbraio 2026 sulla piattaforma Jitsi.
Un dirigente scolastico lotta per difendere la scuola da chi vuole privatizzare la conoscenza. Un coinvolgente, sovversivo, appassionato e rigorosissimo film-inchiesta sul graduale smantellamento dell’istruzione pubblica a favore degli interessi del mercato.
Il film è al cinema dal 2 febbraio 2026.
Qui tutte le proiezioni in giro per l'Italia, e le informazioni per organizzare una proiezione: https://openddb.it/film/distruzione-pubblica/
La federazione del Sociale, su iniziativa di Slang USB Livorno, avvia un nuovo percorso al fianco dei caregiver familiari, un percorso che nasce dall’ascolto di testimonianze dirette e dall’osservazione del loro punto vista e posizionamento rispetto alla riforma prevista dalla legge di bilancio 2026, inserita nei decreti attuativi per la disabilità.
Si tratta di una denuncia netta di una misura inadeguata che rappresenta un passo indietro e si configura come un “welfare dell’illusione”, incapace di offrire risposte concrete alle esigenze di chi quotidianamente assiste familiari con disabilità o gravi patologie.
I caregiver familiari, per chi ancora non lo sapesse (e sono in molti) sono tutte quelle persone che si prendono cura quotidianamente di un familiare non autosufficiente senza che questa attività costituisca una professione riconosciuta. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone che svolgono già un altro lavoro e che hanno ulteriori carichi familiari; e, come accade troppo spesso per tutto ciò che riguarda il lavoro di cura, sono in larga prevalenza donne.
Persone che, di fronte a una necessità, si trovano a garantire assistenza continuativa e sostegno fisico ed emotivo a un familiare non autosufficiente, assumendo un ruolo essenziale per la tenuta sociale del Paese. Un ruolo che comporta conseguenze pesanti sulla vita quotidiana e sull’equilibrio psicologico: livelli elevati di stress, rischio concreto di burnout, difficoltà a conciliare i tempi di vita e di lavoro, assenza di spazi personali di riposo e di svago.
Tutto questo avviene, nella maggior parte dei casi, senza alcuna formazione specifica, senza adeguati strumenti di supporto e senza forme di supervisione o tutela, scaricando interamente sulle famiglie, in particolare sulle donne, il peso di un’assistenza che dovrebbe essere riconosciuta, sostenuta e condivisa dal sistema pubblico.
A ciò si aggiungono le criticità introdotte dalla riforma che, nella sua formulazione attuale, genera ulteriore incertezza giuridica e sociale, attribuendo al ruolo del caregiver familiare una definizione ibrida e contraddittoria. La disciplina si fonda su criteri frammentati e talvolta incoerenti, che spaziano da requisiti di natura parentale o assistenziale a parametri di tipo economico e retributivo, richiamando impropriamente la logica di un contratto collettivo nazionale, senza tuttavia assicurare la necessaria chiarezza normativa.
Il termine “caregiver” viene così ricondotto a una mansione che, per essere riconosciuta, dovrebbe coincidere con lo status di familiare convivente in condizioni di indigenza tali da giustificare l’intervento pubblico. Ne deriva una definizione di fatto inapplicabile o fortemente limitativa, che contribuisce a creare un “vuoto sociale” istituzionalizzato, con effetti lesivi sull’identità, sulla dignità e sui diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che svolgono tale funzione senza un adeguato riconoscimento giuridico e sociale. Requisiti di accesso particolarmente stringenti e un’assegnazione di risorse chiaramente insufficiente rispetto al fabbisogno reale, riservata esclusivamente a chi assiste persone con disabilità grave, con la conseguente esclusione di tutti coloro che garantiscono cure e assistenza continuativa a soggetti che, pur necessitandone, non rientrano nei criteri di riconoscimento della grave disabilità.
Il sindacato si associa alla denuncia della riforma e ne contesta l’impianto complessivo, che introduce sistemi di controllo e di misurazione dello stress assimilabili a quelli previsti per il lavoro professionale, senza tuttavia riconoscere al caregiver lo status, i diritti e le tutele proprie di una lavoratrice o di un lavoratore. L’inserimento di tali meccanismi in un modello di welfare fondato su bonus e incentivi rischia di trasformare il caregiver familiare in una figura subordinata, sorvegliata e condizionata, priva di un reale riconoscimento sindacale e di adeguate garanzie contrattuali.
Particolarmente grave è inoltre la previsione di tutele lavorative parziali e insufficienti. Pur prevedendo periodi di congedo, il disegno di legge non assicura la piena retribuzione e prevede una tutela solo formale del posto di lavoro, scaricando sulle famiglie il costo economico e previdenziale dell’assistenza. Una scelta inaccettabile, che espone migliaia di caregiver al rischio di impoverimento e precarizzazione e che contraddice i principi di equità e solidarietà su cui dovrebbe fondarsi il sistema di welfare pubblico.
Una riforma varata in pochi mesi, che gli stessi caregiver definiscono inefficace e contraddittoria, destinata ad aprire baratro profondo, identitario, sociale e umano piuttosto che a colmare lacune e ingiustizie.
Può la vita di una persona essere misurata solo con parametri di indigenza e demansionamento?
Se ai caregiver familiari si applicano i test per lo stress dei professionisti e si usano strumenti di controllo aziendali nel welfare dei bonus, chi siamo davvero?
E soprattutto: dove sono i nostri diritti sindacali e le tutele fondamentali?
Questo si chiedono oggi i caregiver, in un momento fondativo segnato dall’assenza di chiarezza.
Proprio da queste contraddizioni nasce l’intento di questo contributo: lanciare una proposta, un appello, avviare al più presto un dibattito pubblico e costruire una linea di azione condivisa per garantire tutela, riconoscimento e dignità ai caregiver familiari.
La Federazione del sociale con Slang-USB Livorno si impegna a sostenere tutte le iniziative necessarie per superare questa grave inadeguatezza, promuovendo mobilitazioni, campagne e interlocuzioni con le istituzioni, affinché i caregiver familiari non siano più considerati soltanto in termini di parametri burocratici e di indigenza, ma finalmente riconosciuti per il loro ruolo cruciale.
Askatasuna vuol dire libertà! Torino è partigiana. Contro il governo, la guerra e l’attacco agli spazi sociali”
Torino è Partigiana! e sta scendendo in piazza in questo momento con una moltitudine di altri collettivi da tutta Italia per rivendicare insieme che i centri sociali e gli spazi autogestiti non sono un fine ma devono continuare ad esistere come mezzo a disposizione di tutt* per continuare ad organizzarsi e costruire comunità antifasciste.
Marco Manfredi legge il capitolo 70 del romanzo di Wu Ming 1 Gli uomini pesce, in chiusura dell'incontro coi gruppi di lettura della libreria Coop Nautilus di Mantova, 28 gennaio 2026. Grazie a Ilaria, Georgiana e Benedetta.
The year 2026 opens with a succession of US manoeuvres that continue to shake the global balance, while subterranean currents roil the international scene: the military attack on Venezuela has…
Divenire rivoluzionari.e Gilles Deleuze, Félix Guattari e noi. ( Derive Approdi ) Incontro con Robero Ciccarelli. Nel centenario della nascita (1925) e nel trentennale della scomparsa (1995) di Gilles Deleuze, il libro di Roberto Ciccarelli propone una nuova lettura di … Continua a leggere→
The US operation in Venezuela on 3 January 2026 marked a turning point in Chinese strategy towards Washington. Beijing interpreted the failure of Chinese-manufactured JY-27A radars to detect F-35s and…
++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++ Newsletter Autistici/Inventati – gennaio 2026 ++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++ [English version below]
Siamo arrivati a un quarto di secolo di vita (25 ANNI!) e Autistici/Inventati esiste e Resiste ancora!
Se usi i nostri servizi, magari vuoi sapere che cosa fanno gli esseri umani dietro questa piattaforma tecnologica (che non sta in piedi per magia).
Ecco alcune delle cose che abbiamo fatto quest’anno:
# INFRA
* infrastruttura potenziata
L’infrastruttura di A/I si e’ potenziata aggiungendo due nuovi server moderni per gestire tutta la parte web, garantendo piu’ spazio e migliore performance: questi ultimi due server usano solo memorie a stato solido (SSD), quindi addio ai vecchi hard disk piu’ lenti, piu’ energivori, piu’ rumorosi e piu’ fragili, sicuramente i siti web e noblogs ne gioveranno, ma anche tu!
# EMAIL
* Thunderbird su telefoni
Le mail su telefono e la loro configurazione automatica sono state una rogna che per un po’ di tempo ci ha fatto penare. Ora abbiamo finalmente identificato e risolto il problema, e da adesso in poi l’autoconfigurazione di app sul telefono come Thunderbird e K9 sara’ molto piu’ semplice! Fateci sapere come va, intanto per usare la nostra mail sul telefono bastera’ fare login con il vostro account e da pannello cliccare su “Setup on Mobile”. Ad aspettarvi troverete un comodo QR code da scansionare nel vostro pannello utente dove dovrete solo aggiungere la vostra password.
# NOBLOGS
* statistiche
Abbiamo rinnovato il sistema di statistiche, parole chiave: anonimato e chiarezza In pratica Noblogs si e’ rinnovato ed abbiamo deciso di riscrivere il sistema di analisi delle visite, per cui ora le statistiche di uso di quali persone e quali bot visitano il sito sono disponibili nella bacheca di amministrazione nella sezione “Analytics”.
Abbiamo aggiunto un nuovo form di contatto cifrato per noblogs (in rodaggio).
Qualche mese fa un collettivo ci ha contattato proponendoci un nuovo plugin per noblogs, sviluppato da loro, che permette di contattare i responsabili del blog in maniera sicura e confidenziale. Questo plugin crea un form in grado di inviare messaggi crittati usando PGP. Visto che il plugin precedente aveva qualche problema e non era piu’ sviluppato abbiamo deciso di adottare questa nuova soluzione. Ora abbiamo un nuovo plugin su noblogs, ed inoltre ci fa molto piacere stringere collaborazioni di questo tipo con persone affini al progetto. Fateci sapere se vi piace, il nuovo sistema di form si trova nella sezione plugins e si chiama “Contact Form”.
* docs e search
Sempre riguardo noblogs, abbiamo scritto una serie di articoli/guide su alcune questioni ricorrenti che ci vengono poste da chi amministra i blog, li trovate qui’: https://docs.noblogs.org/
e stiamo facendo esperimenti con un nuovo sistema di ricerca dei contenuti (in fase di test):
Nonostante l’antispam riconosca la maggior parte dei tentativi di phishing, puo’ capitare che riceviate messaggi all’apparenza provenienti da noi che vi chiedono di entrare nel vostro account per qualche motivo. Ricordiamo che noi non mandiamo mai messaggi contenenti link HTML da cliccare, che tutte le nostre comunicazioni ufficiali sono sempre firmate con GPG, in duplice lingua italiano e inglese. Inoltre se non avete certezza di disservizi sappiate che comunichiamo sempre anche sul nostro blog https://cavallette.noblogs.org In generale cliccare su link contenuti all’interno di messaggi di posta elettronica e’ uno dei modi migliori per farsi rubare dettagli personali come le password.
# NO PASSWORD?
* il gatto, questo sconosciuto
Capita regolarmente che utenti si dimentichino la password e anche la risposta alla domanda del gatto (il meccanismo per il recupero dell’account). Vogliamo qui ricordarvi l’importanza del gatto: se dimenticate la password del vostro account (o se non la sapete proprio perche’ l’avete salvata sul cellulare e non la digitate mai e poi il cellulare si rompe), l’unico modo che avete per tornare in possesso della mail e’ rispondere alla domanda di riserva che avete impostato (che noi chiamiamo domanda del gatto). Quindi e’ fondamentale che questa risposta voi la sappiate, anche se e’ una domanda che avete impostato 10 anni fa. Vi invitiamo quindi a verificare se la ricordate o a reimpostarla, qui alcuni suggerimenti, la domanda/risposta deve essere semplice e indimenticabile: – “il nome del mio primo gatto” (sempre che non l’abbiate scritto pubblicamente online!) – “la canzone (o poesia, o libro) preferita di quanto eri adolescente scritto tutto minuscolo e con gli spazi” (in modo che sappiate che sia “cocco e drilli” e non “CoccoEDrilli” – “il nome della montagna che vedevi dalla finestra del bagno nella casa dello zio luigi” – “il soprannome con cui mi chiamava nonna Adelaide” insomma, cose magari relative a quando eravate giovani, che solo voi sapete e che non dimenticherete finche’ campate. Esempi che vanno meno bene: – “il mio numero di telefono” (probabilmente associabile con facilita’) – “il cognome da nubile della bisnonna materna” (qualcuno che vi conosce o che indaga su di voi potrebbe saperlo). Se la dimenticate non possiamo fare reset, ci dispiace ma avete perso quell’account. Poi la vita continua, nel caso ci chiederete un account nuovo.
# RISORSE
Come ogni anno battiamo cassa perche’ resistiamo anche grazie alle vostre donazioni che ci permettono di pagare le bollette dei server e le altre spese, che in totale ammontano a circa 20000EUR l’anno. Finche’ continuerete a sostenerci noi potremo dedicarci a migliore l’infrastruttura, a mantenere sicure le vostre comunicazioni e a fornire strumenti digitali a supporto delle vostre vite e delle vostre lotte.
We have reached a quarter of a century (25 YEARS) and Autistici/Inventati is still going strong!
If you use our services, you may want to know what the human beings behind this technological platform actually do (hint: it doesn’t run on magic).
Here’s what we’ve done this year:
# INFRASTRUCTURE
* Upgraded the Infrastructure
The A/I infrastructure has been upgraded with the addition of two new modern servers to manage the entire web side, ensuring more space and better performance. These two servers use only solid state drives, so say goodbye to the old, slower, more energy-intensive, noisier, and more fragile hard disks. Websites and Noblogs will certainly benefit, and so will you!
* Email on Phones
Email on phones and automatic configuration have been causing us problems for some time. We have now finally identified and resolved the issue. From now on, the auto-configuration of apps on your phone such as Thunderbird and K9 will be much easier! Let us know how it goes. In the meantime, to use our email on your phone, simply log in with your account and click on “Setup on Mobile” in the panel. You will find a convenient QR code to scan in your user panel, where you will only need to add your password.
# NOBLOGS
* Statistics
We have revamped the statistics system. Our focus: anonymity and clarity. In practice, Noblogs has been refreshed and we have decided to rewrite the visit analytics system. Now statistics on which people and bots visit the site are available in the user panel under the “Analytics” section. For more information, read https://cavallette.noblogs.org/2025/02/9949
* Contact Form
A new encrypted contact form for noblogs is currently being tested.
A few months ago a collective contacted us proposing a new plugin for noblogs, developed by them, that allows to contact the managers of the blog in a safe and confidential manner. This plugin creates a form that can send encrypted messages using PGP. Since the previous plugin had some problems and it was no longer developed we decided to adopt this new solution. Now we have a new plugin on noblogs, and also we are very pleased to tighten collaborations of this type with people related to the project. Let us know if you like, the new form system is located in the plugins section and is called “Contact Form”.
* Docs and Search
Still on the subject of noblogs, we have written a series of articles/guides on some recurring questions that we are asked by blog administrators. You can find them here: https://docs.noblogs.org/
We are also experimenting with a new content search system (currently in the testing phase):
Although our anti-spam system recognizes most phishing attempts, you may receive messages that appear to come from us asking you to log into your account for some reason. Please note that we never send messages containing HTML links to click on, and that all our official communication, in both Italian and English, is always signed with GPG. Furthermore, if you are unsure about service disruptions, please note that we always communicate on our blog https://cavallette.noblogs.org In general, clicking on links contained in emails is one of the best ways to have your personal details, including passwords, stolen.
# NO PASSWORD?
* The Cat, This Stranger
It often happens that users forget their password and even the answer to the cat question (our account recovery mechanism). We would like to remind you of the importance of the cat: if you forget your account password (or if you don’t know it because you saved it on your cell phone and never type it in, and then your cell phone breaks), the only way you can regain access to your email is by answering the recovery question you set (We call it The Cat’s question). Therefore, it is essential that you know this answer. Even if you set 10 years ago! We therefore invite you to check if you remember it or reset it. Here are some suggestions. The question/answer should be simple and unforgettable: – “the name of my first cat” (unless you wrote it online!) – “Your favorite song (or poem, or book) from when you were a teenager, written in lowercase letters and with spaces” (so that you know it’s “the pit and the pendulum” and not “ThePitAndThePendulum”) – “The name of the mountain you could see from the bathroom window in Uncle Luigi’s house” – “the nickname my grandmother Adelaide used to call me” In short, things that may be related to when you were young, that only you know and that you will never forget as long as you live. Examples that are less suitable: – “my phone number” (probably easy to guess) – “my maternal great-grandmother’s maiden name” (someone who knows you or is investigating you might know this). If you forget it, we can’t reset it. We’re sorry, but you’ve lost that account. Life will goes on,but you’ll have to ask us for a new one.
# RESOURCES
Like every year, we are asking for donations because we survive thanks to your contributions. These allow us to pay our server bills and other expenses, which total around €20,000 per year. As long as you continue to support us, we can focus on improving our infrastructure, keeping your communications secure, and providing digital tools to support your lives and struggles.
“Assalto alle piattaforme” è il libro di Kenobit, uscito settimana scorsa per Agenzia X. https://agenziax.it/assalto-piattaforme Di sperimentazioni come queste ne sentivamo il bisogno e ci piace leggere la testimonianza diretta da un artista che nei social c’è cresciuto e ad oggi condivide una visione mondiale di “via d’uscita”.
O come dice lui nella sua newsletter: Parla del rapporto tossico che abbiamo con le piattaforme commerciali, analizza i meccanismi che ci rubano il tempo, racconta il grande inganno della content creation e propone un percorso concreto per smettere di sostenere il capitalismo digitale e rivendicare una dimensione online che non inquini il mondo e le nostre vite. È frutto di due anni di sperimentazione (cominciati proprio qui, sulla Settimana Sovversiva), tecnologica e umana, e spiega nel modo più semplice possibile le alternative e le pratiche che possono liberarci.
La soluzione comprende la convergenza e federazione di chi crea e legge contenuti sul protocollo Activity pub, e la presa di responsabilità del proprio hosting, da sole o in compagnia. Va bene, se non ne avete mai proprio sentito parlare, un introduzione all’argomento può essere questo video: https://videos.elenarossini.com/w/petiQESS6xH5B68Pysqfug
Visto che le tecnologie federate ci piacciono, in quanto danno un potere di scelta alle persone, da uno dei nostri servizi è possibile integrarsi. Infatti da NoBlogs è possibile pubblicare sul Fediverso e partecipare a queste nuove reti sociali (opt-in), se ti interessa leggi qui e qui. Ugualmente è possibile rimanere “non-correlati”, fuori dal fediverso, e per entrambe le scelte:
Nel mondo della preparazione (prepping), tutto ruota attorno a tre concetti chiave: autonomia, versatilità e conservazione nel tempo. In quest’ottica, gli oli essenziali rappresentano uno strumento estremamente interessante infatti: sono concentrati, multifunzionali, relativamente stabili (se ben conservati) e possono coprire numerose esigenze come la cura della persona, l’igiene, supporto al benessere fino alla protezione degli ambienti e delle scorte.
Questo articolo nasce per spiegare in modo chiaro e pratico cosa sono gli oli essenziali, perché la qualità è fondamentale, come utilizzarli in sicurezza e soprattutto quali non dovrebbero mai mancare nel kit di un prepper. Ah certo, da puntualizzare… Questa è la mia visione, ovviamente a seconda delle varie esigenze e necessità potrebbero esserci oli più idonei rispetto ad altri
Cosa sono gli oli essenziali
Gli oli essenziali sono estratti aromatici altamente concentrati ottenuti da parti di piante officinali (fiori, foglie, cortecce, radici, semi o resine). Non sono oli nel senso classico del termine, ma miscele complesse di molecole volatili prodotte dalla pianta come sistema di difesa, comunicazione e adattamento all’ambiente; proprio per questo la loro densità è più vicina all’acqua che all’olio.
Ogni olio essenziale racchiude il fitocomplesso della pianta: decine (a volte centinaia) di principi attivi che agiscono in sinergia. È proprio questa complessità che rende gli oli essenziali così versatili e difficili da sostituire con prodotti di sintesi.
È importante comprendere che queste sostanze sono esattamente gli “utensili” biochimici che la pianta utilizza per comunicare e difendersi: servono a respingere microrganismi patogeni, insetti e predatori, oppure a trasmettere segnali ad altre piante e all’ambiente circostante permettendogli, addirittura, di avvertire i loro simili di eventuali pericoli. Un esempio? Avete presente l’odore dell’erba appena tagliata? Quell’aroma così familiare non è un profumo: è il risultato di molecole rilasciate in seguito a una ferita! In natura quel segnale indicherebbe la presenza di un erbivoro attivando risposte difensive nelle piante vicine e in alcune specie addirittura di sintetizzare velocemente sostanze tossiche con “l’intento” di dissuadere il predatore.
Queste molecole hanno quindi funzioni ben precise nel mondo vegetale, ma una caratteristica fondamentale degli oli essenziali è che in alcuni casi svolgono effetti diversi, o addirittura complementari, nell’organismo umano. È proprio questa interazione tra biochimica vegetale e fisiologia umana che rende gli oli essenziali così interessanti dal punto di vista funzionale.
Distillazione in corrente di vapore
I metodi di estrazione più comuni sono:
Distillazione in corrente di vapore (la più diffusa e sicura)
Spremitura a freddo (tipica degli agrumi)
Perché la qualità è fondamentale (soprattutto per un prepper)
Nel contesto della preparazione, la qualità non è un dettaglio: è una variabile critica. Buy once, cry once! Compra una volta, piangi una volta ovvero piangi quando paghi il conto. Cosa significa? Niente togliere ai filtri a carbone attivo del discount ma sicuramente un sistema a gravità in acciaio inox (tipo Berkey) o un filtro a fibra cava certificato (come un Sawyer o un Katadyn) sono nettamente superiori di qualità, resistenza e filtrazione.
Tipo
Filtro economico
Filtro di qualità
Costo iniziale
15-20€
50-60€
Capacità filtrante
1000-2000 litri
Oltre 370.000 litri (certificati)
Costo per litro
0,01€/litro
0,00016€/litro
Durata
Spesso usa e getta
Lavabile o riutilizzabile
Lo stesso concetto ha validità per gli oli essenziali!
Un olio essenziale di bassa qualità può essere:
Diluito con solventi o oli vegetali
Ricostruito sinteticamente…
Ossidato o mal conservato
Privo di reale efficacia terapeutica
Un olio essenziale di alta qualità, invece, garantisce:
Maggiore efficacia a dosaggi minimi!
Maggiore stabilità nel tempo!
Minore rischio di reazioni avverse
Affidabilità in situazioni di emergenza!
Per un prepper, pochi oli ma puri e certificati valgono molto più di una collezione mediocre.
A cosa servono gli oli essenziali
Gli oli essenziali non sono “rimedi miracolosi”, ma strumenti naturali multifunzione, in pratica un coltellino svizzero biologico. In un’ottica di autosufficienza possono essere utilizzati per:
1. Igiene e protezione
Azione antibatterica, antivirale e antifungina
Disinfezione di piccole ferite
Igiene di mani e superfici
2. Supporto al benessere fisico
Supporto respiratorio
Sollievo muscolare e articolare
Supporto digestivo
Gestione di stress e sonno
3. Protezione delle scorte
Repellente per insetti e parassiti
Protezione naturale di alimenti secchi
Controllo di muffe e cattivi odori
4. Ambiente e morale
Purificazione dell’aria
Miglioramento del benessere psicologico
Supporto emotivo in situazioni prolungate di stress
Come utilizzare gli oli essenziali (uso consapevole)
Gli oli essenziali sono talmente potenti che se gestiti male potrebbero addirittura creare irritazioni per questo bastano poche gocce e soprattutto saperli usare, ma tranquilli perché tra poco vedremo quelli che sono più innocui e quelli più critici a cui fare maggiore attenzione. Un prepper deve conoscerli e rispettarli.
Modalità principali di utilizzo
Uso ambientale
Diffusione a freddo
Qualche goccia su panno o tessuto
Uso topico (sempre diluito se possibile)
In olio vegetale (mandorle, jojoba, oliva)
In unguenti o oleoliti
In casi più estremi se sai come fare potresti addirittura utilizzare:
Resine (che di per sé hanno già un’azione antisettica)
Argilla
Linfa o succhi vegetali (Aloe, Malva, Piantaggine, Altea…)
Uso pratico
Spray igienizzanti
Repellenti naturali
Pulizia degli strumenti
Sciogli resina
“Inalatore di emergenza”
Antisettici e “disinfettanti”
Acceleratore per accensione del fuoco
Ecc…
Nota importante: l’uso interno da integratore richiede formazione specifica. In un contesto prepper è spesso evitabile ma se necessaria vedremo poi come assumerli. Ovviamente questo non è un consiglio a farne uso perché come spiegavo pocanzi possibili effetti collaterali non sono così rari se utilizzati male.
Come utilizzare gli oli essenziali in sicurezza
Gli oli essenziali non sono delicati: sono concentrati estremi. Per dare un’idea concreta, una singola goccia può contenere l’equivalente dei principi attivi di decine o centinaia di grammi di pianta fresca. Per questo motivo, un utilizzo sicuro richiede conoscenza, dosi corrette e buon senso.
Conservazione: un punto chiave per il prepper
La corretta conservazione determina la reale durata di un olio essenziale.
Regole fondamentali:
Tenere al buio
Al fresco (meglio sotto i 20°C)
In vetro scuro ben chiuso
Lontano da fonti di calore
Durata media:
Agrumi: 1–2 anni
Lavanda, Tea Tree, Eucalipto: 3–5 anni
Resine e legni (incenso, mirra): anche oltre 5 anni
Un prepper dovrebbe ruotare gli oli come fa con il cibo: controllo periodico e uso consapevole.
Ma cosa lo dico a fare a voi… Già sapete!
Il kit di oli essenziali del prepper
Di seguito una selezione essenziale ma completa, pensata per coprire il maggior numero di esigenze con il minimo ingombro.
1. Tea Tree (Melaleuca alternifolia)
Antibatterico e antifungino
Igiene, ferite, micosi
Protezione delle scorte Questo è il RE degli oli (parere personale)
2. Lavanda vera (Lavandula angustifolia)
Calmante, cicatrizzante
Ustioni lievi, stress, sonno
Ottima anche per bambini (ben diluita) Questo olio essenziale è tra i più innocui e versatili da utilizzare
3. Eucalipto radiata
Supporto respiratorio
Purificazione ambienti
Ottimo in caso di raffreddamenti
4. Limone (spremuto a freddo)
Igienizzante
Conservazione e pulizia
Migliora il morale
5. Menta piperita
Tonico e stimolante
Mal di testa, nausea
Aumenta vigilanza e concentrazione
6. Origano compatto (uso esperto)
Potente antimicrobico
Da usare solo molto diluito
“Assicurazione” in situazioni critiche Olio potentissimo va utilizzato con cautela
7. Incenso (Boswellia carterii)
Supporto emotivo
Stabilità mentale
Lunga conservazione
Azione antinfiammatoria
Perché gli oli essenziali hanno senso nella prepping
In uno scenario di emergenza o isolamento prolungato, gli oli essenziali offrono:
Alta resa in poco spazio
Lunga conservazione
Versatilità estrema
Riduzione della dipendenza da prodotti industriali
Non sostituiscono la medicina d’emergenza, ma rappresentano un livello intermedio intelligente tra rimedi improvvisati e farmaci.
Conclusione
Prepararsi significa anche conoscere strumenti antichi con mentalità moderna. Gli oli essenziali, se scelti bene e usati con rispetto, possono diventare alleati preziosi per il prepper consapevole.
Nel prossimo articolo si affronterà in maniera più dettagliata il dosaggio consigliato (previo consulto medico) e come combinarli in soluzione.
Meglio pochi flaconi, ma buoni. Meglio conoscenza, che accumulo cieco.
Giovedì 18 dicembre 2025, Wu Ming 2 ha presentato Mensaleri al Circolo Fonti San Lorenzo di Recanati. A discuterne con lui, il critico letterario Massimo Raffaeli. Questa è la sua introduzione dell'incontro, tra i Promessi sposi e Il formaggio e i vermi.
La mattina di domenica 18 gennaio, nella sala principale della Casa delle culture di Trieste, Rodrigo Nunes ha presentato il suo libro Né verticale né orizzontale. Una teoria dell'organizzazione politica (Alegre, 2025) in dialogo con la redazione della rivista Charta Sporca e con gli scrittori e attivisti Wu Ming 1, Igor Štiks e Andrea Olivieri.
Molti gli interventi durante la discussione, tra cui quello di Gian Andrea Franchi dell'associazione Linea d'ombra (autore di Per un comunismo della cura, Derive Approdi 2025) e di Riccardo Laterza, consigliere comunale della lista civica Adesso Trieste.
N.B. Durante l'introduzione e nei primi minuti dell'intervento di WM1 si sentono i rumori della sala che si "assesta", spostamenti di sedie eccetera. Proseguendo con l'ascolto, la qualità migliora notevolmente.
IMMAGINA L’immaginazione è ciò che precede ogni creazione, ogni rivoluzione, ogni cambiamento personale. MA CHE FINE HA FATTO? Pubblichiamo il video dell’incontro con Stefano Laffi, autore di “Immagina” ( Feltrinelli ) tenutosi domenica 18 gennaio 2026 alle ore 16:00 al … Continua a leggere→
The Linux Foundation has announced a second year of sponsorship for the ongoing maintenance of the Linux manual pages (man-pages) project, led by Alejandro (Alex) Colomar. This critical initiative is made possible through the continued support of Google, Hudson River Trading, and Meta, who have renewed their sponsorship to ensure the long-term health of one of the most fundamental resources in the Linux ecosystem.
Since 2020, Alex Colomar has been the lead maintainer of the man-pages, providing detailed documentation for system calls, library functions, and other core aspects of the Linux API. While Alex initially maintained the project voluntarily, sponsorship beginning in 2024—supported by Google, Hudson River Trading, Meta, and others—has enabled him to dedicate more time and focus to improving the quality, accessibility, and accuracy of the Linux man-pages.
Expanding and Modernizing the Man-Pages
Over the last year, Alex’s work has resulted in major improvements that benefit both developers and maintainers across the Linux ecosystem. Highlights include:
Enhanced readability and structure: The SYNOPSIS sections of many pages now include clearer parameter names and array bounds, while large pages such as fcntl(2), futex(2), and keyctl(2) have been refactored into more focused, maintainable units.
Build system improvements: Updates make packaging easier for distributions and introduce new diagnostic checks that help identify inconsistencies across pages.
New documentation for GCC and Clang attributes: These additions reduce the documentation burden on the LLVM project while helping developers better understand compiler-specific features.
Coverage of POSIX.1-2024 and ISO C23 updates: Nearly all recent standard changes have been documented, with more updates in progress.
Developer tools and scripts: Utilities such as diffman-git(1), mansect(1), and pdfman(1) help developers compare versions, extract specific sections, and generate printable documentation. Some are now included by default in major Linux distributions.
Historical preservation: Documentation now includes guidance for producing PDF books of manual pages and the ongoing project of recreating original Unix manuals to compare modern APIs against historical references.
Upstream fixes and contributions: Beyond man-pages, Alex has submitted patches to groff, the Linux kernel, and GCC, and contributed to improving the spatial memory safety of C through the ISO C Committee, including by adding the new _Countof()operator which will continue to evolve in the coming years.
Enabling Sustainability Through Collaboration
The man-pages project continues to be one of the most relied-upon open documentation resources in computing, providing millions of developers with accurate and accessible information directly from the command line. Its continued maintenance is vital to the long-term health of Linux and open source software at large.
Nuovo Episodio: LA GUERRA: CONTRO I CONFLITTI, PER LA PACE SOCIALE Dal Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, un’analisi diretta sulle logiche belliche che incendiano il presente. Mercoledì 14 gennaio riflessione per smascherare gli interessi dietro i conflitti globali. Ascolta qui … Continua a leggere→
L’immaginazione è ciò che precede ogni creazione, ogni rivoluzione, ogni cambiamento personale. MA CHE FINE HA FATTO? Ne discutiamo con Stefano Laffi, autore di “Immagina” ( Feltrinelli ) domenica 18 gennaio 2026 alle ore 16:00 al Circolo Anarchico Ponte della … Continua a leggere→
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At dawn on January 3, 2026, as Caracas awakened to the roar of explosions tearing through the darkness above the Fuerte Tiuna military complex, President Nicolás Maduro and his wife…
The Debian project is pleased to announce the thirteenth update of its
oldstable distribution Debian 12 (codename bookworm).
This point release mainly adds corrections for security issues,
along with a few adjustments for serious problems. Security advisories
have already been published separately and are referenced where available.
The Debian project is pleased to announce the third update of its
stable distribution Debian 13 (codename trixie).
This point release mainly adds corrections for security issues,
along with a few adjustments for serious problems. Security advisories
have already been published separately and are referenced where available.
“Situational Awareness (SA): vedere prima, reagire meglio”
Nel mondo del prepping si tende spesso a concentrare l’attenzione su scorte, attrezzature e piani di emergenza. Tutti elementi importanti, ma non sufficienti. La vera base della preparazione individuale e familiare è una competenza spesso sottovalutata: la consapevolezza situazionale, nota anche come situational awareness.
Essere consapevoli di ciò che accade intorno a noi, comprenderne il significato e anticiparne le possibili evoluzioni consente di ridurre i rischi, evitare decisioni impulsive e affrontare le emergenze in modo razionale, senza ricorrere a comportamenti estremi o allarmistici.
Questo concetto è pienamente coerente con la cultura della protezione civile, che pone al centro la prevenzione, l’autoprotezione e il comportamento responsabile del cittadino prima, durante e dopo un’emergenza.
Cos’è la consapevolezza situazionale
La consapevolezza situazionale è la capacità di osservare l’ambiente, interpretare correttamente le informazioni disponibili e valutare come una situazione potrebbe evolvere nel tempo. È un principio adottato in ambiti come l’aviazione, la sanità d’emergenza e la protezione civile, dove la corretta lettura del contesto è fondamentale per ridurre il rischio e coordinare interventi efficaci.
Nel prepping civile, questa competenza consente di anticipare criticità e adottare comportamenti adeguati, in linea con le indicazioni delle autorità competenti.
I livelli della Situational Awareness (SA)
La consapevolezza situazionale può essere descritta attraverso tre livelli progressivi, pienamente compatibili con l’approccio della protezione civile.
I livelli sono:
Percezione
Comprensione
Proiezione
Questo concetto è ampiamente utilizzato in ambito aeronautico, militare, sanitario e nella protezione civile, ma risulta altrettanto applicabile alla vita quotidiana e al prepping civile.
1) La Percezione
Il primo livello è la percezione:
ciò che si vede
ciò che si sente
ciò che cambia rispetto alla normalità
Consiste nel notare ciò che accade e ciò che cambia rispetto alla normalità. Segnali come un’interruzione improvvisa dell’energia elettrica, un traffico anomalo o l’indisponibilità di servizi essenziali rappresentano elementi che, se osservati con attenzione, permettono una prima valutazione della situazione.
Esempi concreti possono essere:
un’interruzione improvvisa dell’energia elettrica
strade insolitamente congestionate
servizi pubblici non operativi
comportamenti anomali delle persone
Riconoscere ciò che non rientra nella routine è il primo passo verso una corretta valutazione del rischio.
2) La Comprensione
Il secondo livello è la comprensione:
è un evento isolato o diffuso?
è temporaneo o potrebbe protrarsi?
è già accaduto in passato?
In questa fase si attribuisce un significato a ciò che si è osservato. Un blackout che coinvolge più comuni, come accaduto in diverse aree d’Italia, non è solo un disagio temporaneo, ma un evento che può avere conseguenze su mobilità, comunicazioni e accesso ai servizi. È lo stesso principio utilizzato dalla protezione civile per distinguere un evento locale da una criticità più ampia.
Esempi concreti di disagi possono essere:
approvvigionamenti
mobilità
comunicazioni
sicurezza
3) La Proiezione
Il terzo livello è la proiezione e riguarda la previsione degli sviluppi:
cosa potrebbe accadere nelle prossime ore?
quali servizi potrebbero interrompersi?
quali effetti secondari potrebbero manifestarsi?
Ovvero la capacità di anticipare possibili sviluppi. Durante eventi come alluvioni, frane, ondate di calore o forti perturbazioni meteo, prevedere gli effetti secondari consente di adottare comportamenti di autoprotezione e di non ostacolare eventuali operazioni di soccorso.
Consapevolezza situazionale e sicurezza personale nei contesti sociali
Quando si parla di pericoli, spesso si pensa a eventi eccezionali o a scenari estremi. In realtà, molte delle situazioni più rischiose nascono in contesti assolutamente ordinari: una piazza affollata, un concerto, una discoteca, una manifestazione, una serata di festa. Nella maggior parte dei casi, non è l’evento in sé a trasformarsi in tragedia, ma il modo in cui le persone reagiscono quando qualcosa cambia improvvisamente.
La consapevolezza situazionale è proprio questo: la capacità di leggere ciò che sta accadendo intorno a noi, coglierne i segnali iniziali e capire quando è il momento di allontanarsi prima che una situazione diventi pericolosa.
Molti episodi avvenuti negli ultimi anni, come il panico in Piazza San Carlo a Torino nel giugno del 2017 o diversi incidenti in locali e discoteche, mostrano un elemento comune: il pericolo non nasce sempre da un crollo, da un incendio o da un’aggressione, ma dalla dinamica della folla. Quando le persone si spaventano tutte insieme, il movimento collettivo diventa incontrollabile. A quel punto non conta più quanto si è forti o veloci: si viene semplicemente trascinati.
Un caso reale: Piazza San Carlo a Torino
Senza ripercorrere nel dettaglio i fatti avvenuti in Piazza San Carlo a Torino, si vuole portare all’attenzione del lettore una conseguenza significativa della fuga incontrollata della folla. Dopo il diradamento delle persone e quando la macchina dei soccorsi è riuscita ad agire, si è infatti verificato un consistente ritrovamento e conseguente accumulo di scarpe e calzature di vario tipo (vedi foto). Nel video dell’articolo linkato è inoltre possibile osservare chiaramente l’effetto della cosiddetta “marea umana”.
Questo elemento, apparentemente secondario, è in realtà molto significativo. In caso di calca dovuta al cosiddetto effetto “marea umana”, è estremamente facile perdere le calzature, che rappresentano l’unica protezione dei piedi contro oggetti taglienti come cocci di vetro o altri materiali presenti a terra. La perdita delle scarpe aumenta in modo rilevante il rischio di ferimenti e, di conseguenza, anche il rischio di cadute. In un contesto di movimento incontrollato della folla, una caduta può rapidamente trasformarsi in una situazione potenzialmente letale a causa del calpestamento.
Questo episodio mostra in modo molto chiaro che, in simili contesti, la consapevolezza situazionale non serve a “gestire” il panico quando è ormai in atto, ma soprattutto a non trovarsi all’interno della dinamica di panico quando questa si innesca.
fonte Rai News
Considerazioni preventive
La prima e più efficace misura di riduzione del rischio sarebbe stata evitare di trovarsi in una situazione di questo tipo. Per la natura stessa dell’evento, il rischio di comportamenti violenti o di movimenti di massa incontrollati era oggettivamente elevato. È tuttavia importante ricordare che dinamiche simili possono verificarsi anche in contesti ritenuti meno critici, come mercatini, sagre paesane o altri eventi molto affollati.
In termini pratici, alcune semplici attenzioni avrebbero potuto ridurre l’esposizione al rischio:
osservare preventivamente la conformazione dell’area e individuare non solo le vie di uscita principali, ma anche passaggi secondari o meno evidenti, tenendo conto che il comportamento istintivo porta la maggior parte delle persone a dirigersi verso gli spazi più ampi, con conseguente formazione di colli di bottiglia;
mantenersi, per quanto possibile, in prossimità delle vie di fuga già individuate, in modo da poter lasciare l’area tempestivamente ai primi segnali di criticità, evitando di essere coinvolti nel movimento della massa;
in presenza di grandi assembramenti, scegliere un abbigliamento adeguato e in particolare calzature chiuse e ben allacciate, che riducano il rischio di sfilarsi e garantiscano una migliore protezione del piede in caso di spinta o di presenza di oggetti a terra.
Un caso reale:tragedia Crans Montana
Altro caso reale è la tragedia avvenuta nella discoteca di Crans-Montana, è utile soffermarsi su alcuni elementi che aiutano a comprendere come, in contesti chiusi e molto affollati, il rischio principale non sia rappresentato solo dall’evento iniziale, ma soprattutto dalle conseguenze che esso genera in termini di comportamento collettivo e gestione dello spazio.
In situazioni di questo tipo, caratterizzate da elevata densità di persone, scarsa visibilità, rumore e stimoli sensoriali intensi, anche un evento inizialmente limitato — come un principio d’incendio, del fumo o un guasto tecnico — può innescare una reazione a catena estremamente rapida. Inoltre anche l’osservazione delle condizioni del luogo che si va ad occupare per l’evento può lasciare adito a considerazioni personali sulla effettiva sicurezza che questo luogo possa avere. Il panico, unito alla necessità istintiva di allontanarsi dal pericolo, porta molte persone a muoversi simultaneamente verso le stesse vie di uscita, generando sovraffollamento, compressione e, nei casi peggiori, situazioni di schiacciamento.
In ambienti chiusi, la perdita di orientamento è uno dei primi effetti collaterali del panico. La combinazione di luci, fumo, musica ad alto volume, struttura non correttamente adeguata alle norme di sicurezza e confusione rende difficile comprendere dove ci si trovi e quale sia il percorso più sicuro per uscire. In queste condizioni, le persone tendono a seguire il flusso della massa, anche quando questo conduce verso colli di bottiglia o zone già congestionate, aggravando ulteriormente la situazione.
Questo tipo di eventi mostra con chiarezza come, in contesti ad alta densità di persone, il fattore critico non sia solo la presenza del pericolo, ma la dinamica della folla che si genera in risposta ad esso.
Considerazioni preventive
Dal punto di vista della prevenzione individuale, alcune semplici attenzioni possono contribuire a ridurre l’esposizione al rischio in contesti simili:
Effetto Spettatore
evitare ambienti eccessivamente affollati o che trasmettono una sensazione generale di sovraccarico e disorganizzazione;
individuare sempre, al momento dell’ingresso, le uscite principali e secondarie, e mantenere una minima consapevolezza della propria posizione rispetto ad esse;
farsi subito un’idea se il locale effettivamente è sicuro e idoneo al tipo di evento a cui si partecipa, verificare la presenza dei presidi di sicurezza minimi (estintori, illuminazione di emergenza, cassette primo soccorso, etc), in caso di assenza di presidi è consigliabile desistere dal permanere nel locale in questione.
evitare di posizionarsi stabilmente in zone che appaiono già congestionate o difficili da attraversare;
prestare attenzione ai primi segnali di anomalia e non rimandare la decisione di allontanarsi confidando che la situazione si risolva da sola (pregiudizio di normalità) o siano gli altri a risolverla (effetto spettatore).
Anche in questo caso, emerge con chiarezza un principio fondamentale: chi si muove per tempo spesso riesce a evitare di trovarsi coinvolto nella fase più pericolosa dell’evento.
Una lezione generale
La tragedia di Crans-Montana, come altri eventi simili, ricorda che nei luoghi chiusi e affollati il rischio maggiore non è quasi mai legato solo all’evento iniziale, ma alla combinazione tra locali inadeguati, panico, disorientamento e dinamiche di massa.
La consapevolezza situazionale, intesa come attenzione all’ambiente e capacità di riconoscere per tempo i segnali di criticità, rappresenta uno degli strumenti più semplici ed efficaci per ridurre l’esposizione a questo tipo di rischi.
Spesso i segnali ci sono. Prima che una situazione degeneri, l’ambiente cambia: il rumore aumenta, le persone iniziano a voltarsi tutte nella stessa direzione, si percepisce tensione, qualcuno inizia a spingere o a muoversi in modo disordinato. Chi è completamente immerso nel proprio telefono o distratto da quello che sta facendo tende a non notare nulla. Chi invece mantiene un minimo di attenzione all’ambiente circostante si accorge che qualcosa non va, quando c’è ancora tempo per allontanarsi con calma.
Lo stesso principio vale per i rischi di aggressione o rapina. Questi eventi raramente avvengono “dal nulla”. Nella maggior parte dei casi sono preceduti da una fase di osservazione, in cui qualcuno cerca una persona distratta, isolata o disorientata. Una persona che cammina con aria consapevole, che guarda intorno a sé e che sembra sapere dove sta andando, è molto meno attraente come bersaglio rispetto a chi appare completamente assorbito dal telefono o spaesato.
Anche nei locali affollati o nei grandi eventi, la consapevolezza situazionale comincia ancora prima che succeda qualcosa. Entrare in un posto e notare dove sono le uscite, quali sono i passaggi più stretti, dove si concentra più gente, non è paranoia: è semplice buon senso. Se durante la serata si vede che una zona diventa eccessivamente piena, che si fa fatica a muoversi o a respirare, quello è già un segnale di rischio. Oltre una certa densità, le persone smettono di muoversi come individui e iniziano a muoversi come una massa. In quel momento, il controllo personale si riduce drasticamente.
Uno degli errori più comuni è pensare: “Aspetto ancora un attimo e vedo come va”. Purtroppo, quando la situazione peggiora davvero, non c’è più tempo per decidere. Chi si muove per tempo, invece, spesso riesce semplicemente ad andarsene senza nemmeno capire, se non dopo, quanto fosse vicino al problema.
In fondo, la consapevolezza situazionale non è uno stato di allerta permanente e non significa vivere con paura. Significa mantenere un filo di attenzione verso l’ambiente in cui ci si trova, sufficiente per riconoscere quando qualcosa sta cambiando in modo anomalo.
La sua funzione più importante non è aiutare a reagire nel caos, ma evitare di trovarsi nel caos.
Ed è proprio questo che la rende uno degli strumenti più semplici e più efficaci di prevenzione personale e collettiva.
Nei prossimi articoli affronteremo alcuni aspetti psicologici della Consapevolezza Situazionale, tra cui il Gray Man, Normai Bias, Effetto spettatore etc.
Perché la consapevolezza situazionale è centrale nel prepping
Nel contesto italiano, caratterizzato da un territorio fragile e da una frequente esposizione a rischi naturali, la consapevolezza situazionale rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione non strutturale, esattamente come promosso dalla protezione civile.
Essere consapevoli significa:
ridurre la probabilità di esporsi inutilmente al rischio
alleggerire la pressione sui servizi di emergenza
favorire una gestione ordinata e collaborativa delle situazioni critiche
Inoltre la consapevolezza situazionale permette di:
intervenire prima che l’emergenza diventi critica
proteggere la propria famiglia
utilizzare in modo efficiente le risorse disponibili
mantenere lucidità anche in situazioni stressanti
Molte emergenze non diventano crisi per chi riesce a leggere correttamente i segnali iniziali.
Il prepper consapevole non si sostituisce alle istituzioni, ma collabora indirettamente attraverso comportamenti corretti e responsabili.
Applicazione nella vita quotidiana
La consapevolezza situazionale non equivale a vivere in costante allerta. È invece una forma di attenzione equilibrata, simile a quella promossa nelle campagne di informazione della protezione civile.
Al contrario, si basa su:
osservazione calma
attenzione selettiva
conoscenza della normalità
Conoscere il territorio in cui si vive, i principali rischi locali (idrogeologici, sismici, climatici) e le procedure di emergenza previste dal proprio comune consente di riconoscere più facilmente le anomalie e di reagire in modo appropriato.
Anche semplici abitudini quotidiane contribuiscono a rafforzare questa capacità, rendendo il cittadino parte attiva del sistema di protezione civile.
Alcuni esempi pratici:
osservare le uscite quando si entra in un luogo
notare comportamenti fuori contesto
ascoltare le comunicazioni ufficiali, senza ignorare i segnali locali
conoscere la normalità per riconoscere l’anomalia
Errori comuni da evitare
Una cattiva applicazione della consapevolezza situazionale può risultare controproducente. Tra gli errori più frequenti si riscontrano:
l’ipervigilanza, che genera stress e decisioni affrettate
la sottovalutazione del rischio, in contrasto con il principio di prevenzione
l’uso di fonti non ufficiali o non verificate
la dipendenza esclusiva dalla tecnologia, che può non essere disponibile in emergenza
La protezione civile insegna che informazione corretta e comportamento adeguato sono elementi chiave della sicurezza.
Come allenare la consapevolezza situazionale
Allenare questa competenza significa sviluppare una mentalità preventiva. Osservare l’ambiente, analizzare eventi passati e conoscere i piani comunali di emergenza permette di costruire una base solida di consapevolezza. Anche la partecipazione a esercitazioni, incontri informativi o attività di volontariato contribuisce a rafforzare questa capacità.
Più avanti si affronteranno anche esercizi per affinare la propria SA, come ad esempio:
il Gioco di Kim
LA visione Periferica
Caccia agli Oggetti
OODA Loop
Prepararsi non significa aspettarsi il peggio, ma sapere cosa fare se accade.
Box – Cosa fare prima, durante e dopo
La consapevolezza situazionale accompagna ogni fase dell’emergenza.
Prima Prima che si verifichi un evento, è fondamentale conoscere il territorio, i principali rischi locali e le procedure di emergenza. Informarsi attraverso canali ufficiali, preparare un piano familiare e osservare i segnali precoci consente di agire con anticipo e lucidità.
Durante Durante l’emergenza, la priorità è mantenere la calma, valutare l’evoluzione della situazione e adottare comportamenti di autoprotezione. Seguire le indicazioni delle autorità, evitare spostamenti inutili e non diffondere informazioni non verificate contribuisce alla sicurezza propria e al buon funzionamento del sistema di soccorso.
Dopo Dopo l’evento, la consapevolezza situazionale aiuta a comprendere quando il pericolo è realmente cessato. È importante continuare a informarsi, verificare eventuali danni, evitare zone a rischio e collaborare con
Box – Consigli AIP
In linea con i principi della protezione civile, l’Associazione Italiana Prepper suggerisce di:
conoscere i rischi del proprio territorio
informarsi attraverso canali ufficiali
adottare comportamenti di autoprotezione
mantenere calma e lucidità
evitare azioni che possano intralciare i soccorsi
La consapevolezza situazionale è uno strumento di responsabilità individuale al servizio della sicurezza collettiva.
Conclusione
Nel prepping moderno, la consapevolezza situazionale rappresenta la prima e più importante risorsa. Scorte e strumenti sono utili, ma senza la capacità di comprendere la realtà e anticiparne le evoluzioni perdono gran parte della loro efficacia.
Essere prepper significa essere attenti, informati e responsabili, contribuendo alla propria sicurezza e a quella della comunità.
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December 2025 delivered one of those declarations that typically belong to conspiracy theory territory, except this time it emanated directly from someone with every interest in maintaining silence: Dame Hannah…
Identity, which should serve as private refuge against the world’s indifference, periodically transforms into a weapon of war, and history proceeds in cycles where this metamorphosis repeats with minimal variations…
They want dogs, and they have been getting them for decades without even hiding it, building this civilization of surveillance with the obsessive meticulousness of the rancher who knows exactly…
One could begin with a rhetorical question, but that would be a waste of time that nobody has any desire left to invest in useless formalities, because the answer is…
There is no need to wait for a dystopian future, because that future is already operational in Californian laboratories where billionaires with more money than sense of restraint have decided…
Ciao Community,
se stai leggendo queste righe, è perché siamo arrivati al momento che nessuno voleva scrivere: Androidiani.com chiude, sia come blog che come forum.
La nascita
Il 24 Novembre 2008 nasce androidiani.com: un’idea di Sebastiano Montino e Andrea Baccega che credono in Google e Android.
In Italia il primo vero dispositivo Android e’ l’HTC Dream marchiato TIM. I lettori storici si ricorderanno che TIM aveva pero’ rimosso l’intero comparto Google e che, di fatto, il telefono era castrato: niente Android Market (l’attuale Play Store) e assenza di molte applicazioni che rendevano Android interessante.
Nottate insonni portarono al primo root e firmware partorito da Androidiani.com. Fu probabilmente quello che diede il giusto slancio al sito che nei suoi 17 anni di vita, si è affermato come la piattaforma con la più grande community attiva nel panorama nazionale con circa 700.000 utenti attualmente iscritti al forum, 38.000 articoli pubblicati sul blog e 400.000 visitatori unici al giorno nei suoi momenti di picco.
Sono risultati pazzeschi, e non li ha fatti “un brand”: li ha fatti una community ostinata, curiosa, competente e spesso pure troppo avanti per i tempi.
Lo spirito di androidiani
Il logo in testata del sito racchiude gran parte dello spirito di Androidiani. L’idea era quella di creare un’isola, un miraggio, un luogo in cui appassionati e nerd di Android potessero ritrovarsi per scambiare opinioni, hack o semplicemente chiacchierare.
Mantenendo una gestione estremamente snella, ci è sempre piaciuta l’idea di permettere a chiunque di esprimersi nel forum o di scrivere sul blog. Dopo i primissimi anni, Androidiani aveva raggiunto un equilibrio stabile: noi fondatori intervenivamo sempre più raramente e i contenuti continuavano ad arrivare senza difficoltà.
Lo “spirito di androidiani” ha ben piu che funzionato. Basta dare uno sguardo al forum per rendersi conto dell’enorme archivio di thread, guide, risposte, fix, esperienze, confronti, litigi e paci fatte…
La Trasformazione di Android e di Internet
Mentre Androidiani si trasformava, anche il mondo Android evolveva. Se inizialmente la sua natura open source e fortemente “smanettona” ne rappresentava l’essenza, col tempo il sistema operativo del robottino verde è diventato sempre più stabile, riducendo progressivamente la necessità di interventi invasivi come il root o l’installazione di firmware modificati.
È la fine di un’era perché l’ecosistema Android, quello che ci ha fatto innamorare all’inizio, si è in buona parte… rovinato: si è “normalizzato”, sterilizzato, incastrato in dinamiche dove il divertimento tecnico e il gusto di smanettare contano molto meno di prima.
Nel 2008 i forum rappresentavano il culmine della condivisione della conoscenza. Sopravvivere per 17 anni nel digitale significa attraversare vere e proprie epoche di cambiamento.
Per dare un’idea del contesto, androidiani esisteva prima di WhatsApp, Instagram, Twitch, Tinder o Telegram. Questi servizi, insieme a molti altri, hanno profondamente trasformato il modo in cui i contenuti vengono prodotti, distribuiti e consumati su Internet. Non è quindi difficile comprendere come tutto il cosiddetto “vecchio Internet” si sia progressivamente trovato in difficoltà.
La chiusura
Le motivazioni che ci hanno portato a questa decisione sono diverse.
Ci assumiamo la nostra parte di responsabilità: in alcuni passaggi storici il progetto avrebbe potuto essere indirizzato meglio.
Allo stesso tempo, la trasformazione di Internet e del panorama Android, unita a una burocrazia tutt’altro che snella, ci ha costretti a interrogarci sul senso stesso della sua prosecuzione.
Tutto rimarrà online: creeremo una versione statica e disponibile ai posteri. Distruggere un archivio digitale così enorme come questo è un crimine all’umanità.
Grazie
In 17 anni hanno contribuito attivamente decine se non centinaia di persone, alle quali va il nostro più sentito ringraziamento. Tra queste vogliamo ricordare in modo particolare:
Enrico Andreoli
Stefano Volponi
Luca Viscito
Lorenzo della Morte
Francesco Rigamonti
Antonio Inuso
Alessandro Novara
Jacopo
iLuke
Agnese Carluccio
Luciano Gerace
Nico Petilli
nk02
“Array”
A tutti loro va un ringraziamento sincero per la passione e il tempo dedicati. È doveroso ringraziare anche tutti voi… i lettori e gli iscritti al forum, che hanno reso Androidiani un progetto vivo e reale. (se ci siamo dimenticati di te, sì, proprio di te, segnalacelo che ti aggiungiamo, son passati davvero troppi anni)
Un enorme grazie alla community. In tutti questi anni ci avete dato tempo, fiducia, energia e pazienza. Avete commentato, corretto, aiutato perfetti sconosciuti alle 2 di notte, condiviso guide, ROM, kernel, trick, “non mi si accende più”, “bootloop”, “aiuto ho brickato”, e sì: anche flame inutili (ma senza quelli non sarebbe stato un vero forum).
E proprio perché è una chiusura vera, ci teniamo a dirlo bene: GRAZIE. Davvero.
Grazie ancora per aver condiviso questo progetto con noi. Buona vita a tutti/e
Incontro con Fabrizio Eva, geografo politico. La Cina e le vie marittime del commercio: via della seta o posizionamento militare? Il confronto economico USA – Cina si gioca su produzione e vendita di prodotti e necessariamente sul controllo delle vie … Continua a leggere→
Mercoledì 10 dicembre 2025 Wu Ming 2 ha presentato il suo ultimo romanzo Mensaleri a Pisogne (BS), in collaborazione con la libreria Puntoacapo e dialogando insieme a Maurizio Vito e Andrea Musati. Si è discusso dei villaggi operai di fine Ottocento come laboratori del totatlitarismo, della borghesia imprenditoriale italiana di fronte alla propria crisi, dei diversi registri linguistici usati nel testo, di affinità e divergenze tra Mensaleri e Gli Uomini Pesce di Wu Ming 1.
Video di Domenica 14 dicembre 2025 ore 16 Interventi di ( in aggiornamento ): Manuel Colosio Radio Onda d’Urto Brescia, Saverio Ferrari Osservatorio Democratico Nuove Destre, Mauro Decortes Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Cecilia Koin Galli Circolo Anarchico Ponte della … Continua a leggere→
Un'intervista unica ed esclusiva per il talk "I nuovi mostri" di Gabriele Germani, Federico Greco, Silvia Pegah Scaglione: MIGUEL BENASAYAG,
combattente nell'Esercito Rivoluzionario del Popolo negli anni '70 contro la dittatura di Videla, oggi psicanalista e filosofo. Ricercatore nell'interfaccia tra epistemologia e biologia, con un interesse particolare ai cambiamenti dovuti alla rivoluzione digitale e all'emergenza dei dispositivi di "IA".
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L'intervista è andata in onda originariamente sul canale YT di Stefano Orsi, che ringraziamo per l'enorme disponibilità, e sui social dell'Antidiplomatico.
Grazie anche a:
Iolanda La Carrubba (camera)
Angelo Burzi (suono)
Alessandro Pezza - Studio Zabalik (service video)
Friccicore (via delle Acacie, 14 - Roma)
Un brano dedicato al field recorder raccontato ne Gli uomini pesce di WM1.
Note di Luca Casarotti.
Della vita affollata di SonicAlly si sa molto. Del suo metodo di lavoro, anche, si sa qualcosa. Eccolo che sistema i microfoni per una registrazione d’ambiente. Adesso invece è a casa, vestito da fan di Stockhausen (perché si dovrebbe non esserlo, poi?), mentre cava musica dall’ambiente che ha registrato. Musica a metronomo lentissimo, sentiamo: dai 10 ai 40 battiti per minuto. Il close-up è stretto, ma non tanto da lasciarci vedere cosa c’è sullo schermo del suo computer. Che programmi audio userà Sonic? È uno di quelli hardcore, che si scrivono il software con cui suonano? Ma no, avrei trovato il suo repository su GitHub. I compositori-programmatori spesso fanno così: pubblicano il disco e mettono a disposizione anche il codice sorgente.
Alla prima occasione, comunque, devo chiedergli un po’ di technicalities. Qui intanto c’è un mio brano ispirato alla sua musica. L’ho registrato l’estate scorsa, insieme agli altri che finiranno nel primo di tre dischi a titolo La fortuna e il controllo, e scrivendolo farò finta che non sia pericolosissimo annunciare un progetto prima di averne realizzato almeno la metà. Il titolo allude allo spunto compositivo comune ai tre dischi: ossia, indirizzare in tempo reale un evento sonoro imprevisto e parzialmente imprevedibile, dove il controllo in tempo reale è in capo all’esecutore umano, mentre l’evento imprevisto è prodotto dalla macchina suonante. Insomma, un modo d’improvvisare e di scrivere fin troppo chiaramente (e quindi non molto) allegorico: non lo direste mai, ma c’entra anche Brian Eno.
In ciascun volume sarà diversa la tecnica esecutiva. Nel primo, quello già registrato, tutti i brani sono realizzati con il software: gli strumenti fisici torneranno nel secondo e nel terzo volume.
Anche la decisione di dedicare questo brano a Sonic non è stata predeterminata: piuttosto, è apparsa ovvia al primo riascolto. L’improvvisazione ha, appunto, un metronomo lentissimo; non ci sono vere e proprie registrazioni ambientali, ma i campioni audio che ho usato sono deformati al punto tale da sembrare un soundscape di fabbrica abbandonata. Come i suoni delle strutture metalliche battute dal vento, registrati all’ex zuccherificio Eridania, che ascoltiamo nell’album più recente di Sonic. Il titolo kafkian-ginzburghian-prosperiano, Un altro gioco di pazienza, è un monito al musicista: che non abbia fretta d’intervenire sui suoni nelle sue mani; che li lasci piuttosto, prima di rimpiazzarli, esprimere nell’interezza del loro corso. Possiamo dire: un tentativo di ecologia del suono?
Luca Casarotti ha due personae. Una di storico del diritto, con la quale scrive principalmente per Jacobin; l’altra di musicista e critico musicale, con la quale ha scritto principalmente per All About Jazz. Su Giap entrambe le personae si sono affacciate a più riprese. Nell’archivio del blog si trovano sue improvvisazioni sia in solo sia con Wu Ming 1, e diversi interventi a commento della musica suonata nell’ambito della Wu Ming Foundation.
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DAVID LYNCH E MARILYN MONROE
Ho finalmente deciso di affrontare la puntata che mi spaventa dall’inizio di questa avventura con Desaparecinema. Su Lynch non ha senso fare una sola puntata: perché coi suoi film e serie TV ha creato una mitologia pari se non superiore a quella di Lovecraft con i suoi miti di Chtulhu e anche 90 minuti non sarebbero sufficienti. Per capire l’enormità di ciò che ha fatto Lynch: ha appunto creato un mondo complesso e coerente, oggetto di culto in tutto il mondo nonostante abbia vissuto travagliatissime vicende produttive praticamente ogni singola volta che ha fatto un film e anche mentre non li faceva.
Nonostante non trovasse mai i soldi, gli cancellassero le serie TV, gli interrompessero i film ai nastri di partenza, glieli rimontassero e gli bocciassero i pilot di serie. Praticamente Lynch è come Cuba: gli hanno imposto da decenni un embargo senza precedenti eppure ha ancora la migliore sanità del mondo ed è ancora lì che lotta contro l’imperialismo statunitense. Voglio vedere la Germania come starebbe se negli ultimi decenni fosse stata sotto embargo. So’ bboni tutti così.
Insomma di Lynch si può parlare solo per assaggi, impossibile strutturare un discorso compiuto cercando di ingabbiare la sua opera immensa e stratificata dentro un discorso qualsivoglia. Perciò ogni puntata che dedicherò a Lynch riguarderà solo uno dei mille possibili aspetti del suo cinema. Iniziamo con un personaggino che lo ha ossessionato per anni e su cui ha fatto, come minimo: una serie in tre stagioni, un brano musicale, almeno un film (ma forse tre) e un film incompiuto, insieme a Mark Frost. E, ovviamente, OCCHIO AGLI SPOILER!
Girolamo De Michele, in dialogo con Wu Ming 1 e con interventi del filosofo Stefano Bonaga, presenta il suo libro Il profeta insistente. Raphael Lemkin, l'uomo che inventò la parola genocidio (Neri Pozza, 2025). Modo Infoshop, Bologna, 1 dicembre 2025.
Un'intervista unica ed esclusiva per il talk "I nuovi mostri" di Gabriele Germani, Federico Greco, Silvia Pegah Scaglione: PINO ARLACCHI, sociologo di fama internazionale, profondo conoscitore della Cina e dell'America latina, ex vice segretario generale dell'ONU.
"La Cina spiegata all'Occidente" è il suo nuovo libro, uscito per Fazi editore.
I tre “segreti” che permettono di capire l'eccezionalità del “miracolo cinese”: la spettacolare resurrezione, iniziata con le riforme di Deng Xiaoping nel 1978, che ha portato il gigante asiatico a imporsi come prima potenza economica mondiale e attore centrale del nuovo ordine geopolitico globale. Si tratta di tre grandi fattori poco noti al pubblico occidentale, tre risorse strategiche che hanno reso la Cina ciò che è: il non-espansionismo, legato a una radicata avversione alla guerra e alla violenza; la meritocrazia come strumento di governo; un peculiare modello economico-politico socialista. Secondo Arlacchi, questa triade è la chiave per comprendere una civiltà millenaria - molto diversa da quella europea nella visione del mondo e nell'assetto delle sue istituzioni -, il cui profilo si è delineato cinquemila anni fa e che da tremila anni si è consolidato in un sistema dotato di straordinaria resilienza. L'arte del buon governo esercitata da un'élite selezionata per merito, refrattaria all'uso della forza e convinta che il mercato sia uno strumento dello Stato e non viceversa, è sopravvissuta all'aggressione occidentale e alla rivoluzione socialista culminata nella nascita della Repubblica Popolare, che ne ha ereditato e rilanciato i principi. Il risultato è la Cina di oggi: un manufatto sociologico complesso e originale, che Pechino definisce “socialismo di mercato con caratteristiche cinesi”.
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L'intervista è andata in onda originariamente sul canale YT di Stefano Orsi, che ringraziamo per l'enorme disponibilità, e sui social dell'Antidiplomatico.
Grazie anche a:
Iolanda La Carrubba (camera)
Angelo Burzi (suono)
Alessandro Pezza - Studio Zabalik (service video)
Friccicore (via delle Acacie, 14 - Roma)
Un'intervista unica ed esclusiva per il talk "I nuovi mostri" di Gabriele Germani, Federico Greco, Silvia Pegah Scaglione: GABRIELE GUZZI, economista e scrittore; CLARA HABTE, Rete #!NOBAVAGLIO.
"Eurosuicidio" è il nuovo libro di Gabriele Guzzi per Fazi editore. Parliamo di Unione europea e del perché sia stata la maggiore responsabile della crisi di questi anni, e di censura.
L'intervista è andata in onda originariamente sul canale YT di Stefano Orsi, che ringraziamo per l'enorme disponibilità e sui social dell'Antidiplomatico.
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Per aiutare questa rubrica a continuare a esistere puoi acquistare il libro tratto da Desaparecinema, la rubrica di OttolinaTV: "CINEMA E POTERE - Leggere la propaganda nella storia del cinema di Hollywood".
- sul sito dell'editore Poets & Sailors: https://poetsandsailors.com/shop/cinema-e-potere/
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IL CINEMA E L'INDUSTRIA DELL'OLOCAUSTO
Oggi parliamo del cinema che ha raccontato la Shoah e il nazismo. “Shoah” significa letteralmente “tempesta devastante”, come si legge nella Bibbia. Ed è preferito ad Olocausto, che fa riferimento al concetto di “sacrificio”.
Ma la descrizione per immagini e suoni della Shoah – in quanto momento massimo dell’orrore e dell’abiezione di cui è capace l’uomo, così come altri genocidi invece poco raccontati – la ripresa filmica della Shoah dicevo, necessita di una riflessione importante prima di essere attuata, perché si rischia facilmente di cadere nella retorica, nel ricatto, nella morbosità, nella amoralità. Può il cinema rappresentare quel dolore? Può riportarlo fedelmente? Può riuscire a non cadere nella più bieca retorica?
In che modo può restituirgli la sua tragica sacralità invece che sfruttarlo a fini di spettacolarizzazione e propaganda?
(quest’ultima è la domandina che dovreste tenervi in un angolo del cervello per tutta questa puntata).
La mattina del 15 novembre 2025 Wu Ming 1 ha presentato il romanzo Gli uomini pesce alla libreria Lovat di Trieste, in dialogo con Andrea Olivieri, tra le altre cose autore del bellissimo Una cosa oscura, senza pregio (Alegre, 2019).
L'incursione in città, come già quella di Wu Ming 4 di due settimane prima, è avvenuta in barba a certi ambienti cittadini e al sindaco in persona, che in un'intervista televisiva ci aveva dichiarati, senza giri di parole, presenze sgradite. Una lunga polemica, durata settimane, che abbiamo ignorato.
Verso la fine della registrazione si fa riferimento anche a questo, ma per il resto si parla d'altro. Di territori e corpi, di confini e sconfinamenti, di s/memorie della pandemia, di movimenti come ecosistemi e di «mediazioni al rialzo».
A quasi due anni dall’introduzione della famiglia Gemini, Google entra in una nuova fase del suo percorso nell’intelligenza artificiale con il debutto di Gemini 3.
Nel corso degli anni, ogni generazione di Gemini ha ampliato le capacità del modello precedente, fino ad arrivare oggi a un punto di svolta con Gemini 3, progettato per combinare tutte le funzioni della piattaforma in un modello più intelligente, più naturale da guidare e soprattutto più capace nel ragionamento avanzato.
Le novità principali riguardano la capacità di Gemini 3 di cogliere sfumature, intenti e indizi sottili nelle richieste dell’utente. Il modello è stato progettato per comprendere meglio il contesto, riducendo la necessità di prompt complessi e interazioni ripetitive e Google sottolinea come, in soli due anni, l’AI sia passata dal semplice riconoscimento di testi e immagini alla comprensione dell’ambiente circostante, con un livello di percezione molto più vicino a quello umano.
Gemini 3 debutta fin da subito in prodotti come AI Mode nella Ricerca, che introduce risultati dinamici e visualizzazioni più interattive generate al volo, e nell’app Gemini, ora potenziata dal modello di nuova generazione. Parallelamente, sviluppatori e aziende possono iniziare a utilizzarlo in AI Studio, Vertex AI e nella nuova piattaforma Google Antigravity, pensata per il paradigma degli agenti AI.
Le novità tecniche: Pro, Deep Think e i benchmark
Gemini 3 rappresenta un passo significativo verso l’AGI (Artificial General Intelligence) grazie alla sua capacità di ragionare, pianificare e interagire in modo coerente attraverso più modalità: testo, immagini, video, audio e codice.
Sul fronte dei benchmark, Gemini 3 Pro registra risultati superiori rispetto a Gemini 2.5 Pro in ogni categoria. Tra i punteggi più rilevanti troviamo:
1501 Elo su LMArena, primo al mondo
91,9% in GPQA Diamond
23,4% in MathArena Apex, nuovo stato dell’arte
81% su MMMU-Pro e 87,6% su Video-MMMU per il ragionamento multimodale
72,1% su SimpleQA Verified, con un miglioramento sostanziale nell’accuratezza dei fatti
Le risposte risultano più concise, meno ridondanti e più orientate a un ragionamento autentico, un approccio che Google descrive come la volontà di dire ciò che serve sapere, non ciò che l’utente vuole sentirsi dire.
Accanto al modello principale, Google introduce anche Gemini 3 Deep Think, una modalità progettata per spingere ulteriormente il ragionamento complesso. Nei test interni supera perfino Gemini 3 Pro, con risultati come:
41% in Humanity’s Last Exam
93,8% in GPQA Diamond
45,1% in ARC-AGI, ad oggi uno dei punteggi più alti mai registrati
Questa modalità, dedicata alle attività più difficili, sarà resa disponibile inizialmente ai tester di sicurezza e successivamente agli abbonati Google AI Ultra.
Un assistente per imparare, creare e programmare
Uno degli aspetti più rilevanti della nuova generazione è la capacità di Gemini 3 di aiutare l’utente a imparare in modo personalizzato. Il modello può sintetizzare informazioni provenienti da fonti diverse, come documenti manoscritti, video didattici o articoli scientifici, trasformandole in flashcard, visualizzazioni, spiegazioni guidate o interi percorsi di studio.
L’integrazione con la Ricerca Google consente ora di generare layout interattivi, simulazioni e contenuti dinamici direttamente dalla query, sfruttando la multimodalità nativa del modello.
Sul fronte dello sviluppo, Gemini 3 si conferma come uno dei modelli più potenti per il vibe coding e la programmazione agentica superando i precedenti record su benchmark come WebDev Arena e SWE-bench Verified e supporta nuovi ambienti di sviluppo come Google Antigravity, una piattaforma che trasforma l’AI da semplice assistente a vero co-sviluppatore.
Gli agenti di Antigravity possono accedere direttamente all’editor, al terminale e al browser, pianificando e realizzando interi flussi software in autonomia, convalidando il codice durante il processo. Il sistema è integrato anche con Gemini 2.5 Computer Use per il controllo del browser e con il modello di editing visivo Nano Banana.
Rispetto ai modelli precedenti, Gemini 3 migliora anche la capacità di pianificare attività complesse in più passaggi. Il modello guida ora workflow di lungo periodo in modo più coerente, come dimostrato dai risultati su Vending-Bench 2, benchmark dedicato alla pianificazione a orizzonte esteso.
Questo permette a Gemini 3 di gestire autonomamente operazioni come la pulizia della casella Gmail, l’organizzazione di itinerari di viaggio o la coordinazione di attività multi-step, sempre con supervisione dell’utente.
Google afferma inoltre che Gemini 3 è il modello più sicuro mai realizzato dall’azienda, grazie a un numero record di valutazioni interne ed esterne. Il modello riduce l’inclinazione a seguire ciecamente richieste rischiose e presenta maggiore resistenza alle tecniche di prompt injection e agli abusi tramite strumenti informatici.
Diverse organizzazioni indipendenti — tra cui Apollo, Vaultis e Dreadnode — hanno condotto test autonomi, mentre enti pubblici come l’AISI britannica hanno partecipato alle verifiche preliminari.
Disponibilità
A partire da oggi, Gemini 3 è disponibile da ora nell’app Gemini, per gli abbonati AI Pro e AI Ultra in AI Mode nella Ricerca, per gli sviluppatori tramite API Gemini, AI Studio, Google Antigravity e Gemini CLI e per le aziende tramite Vertex AI e Gemini Enterprise
La modalità Deep Think, dopo i test di sicurezza, sarà disponibile nelle prossime settimane agli abbonati Ultra.
[IT] Dobbiamo fare della manutenzione straordinaria ad un server, quindi alcuni servizi (noblogs e siti web) saranno temporaneamente irraggiungibili per qualche ora nella serata di oggi 18 Nov.
[EN] We need to perform some extraordinary maintenance of our servers. As a result, some services (noblogs and websites) will be temporarily unavailable for a few hours today Nov 18th.
La presente Rubrica intende offrire agli studiosi l’occasione - allo stato inedita - per intercettare, analizzare e approfondire ad un primo e sintetico esame le tematiche di tono costituzionale in materia di finanza pubblica sottese a ricorsi, ordinanze e pronunce della Corte costituzionale via via pubblicate nella Gazzetta Ufficiale, Serie speciale della Corte costituzionale, garantendo così un continuo aggiornamento nel merito.
Le brevi note di commento - per una pronta ricerca da parte del lettore - recano, nel titolo, i numeri dei ricorsi e delle ordinanze di remissione, oltreché delle sentenze pubblicate in Gazzetta.
L’Osservatorio - curato da Clemente Forte e Marco Pieroni – presenta peculiare attualità, anche per la frequenza delle questioni di legittimità costituzionale di cui viene investita la Corte costituzionale in argomento (solo nell’ultimo decennio, ad esempio, si concentra circa il 40% delle questioni concernenti l’art. 81, terzo comma, Cost.), questioni che vanno sin d’ora analizzate, anche tenuto conto dell’impatto ordinamentale della nuova Governance fiscale europea, approvata nell’aprile 2024, nel vigente sistema costituzionale interno.
Un'intervista unica ed esclusiva per il talk "I nuovi mostri" di Gabriele Germani, Federico Greco, Silvia Pegah Scaglione: ROGER WATERS, musicista, attivista, co-fondatore dei Pink Floyd!
Dalla Palestina all'Ucraina, dallo sciopero dei CALP/USB di Genova alla critica contro gli intellettuali "silenti".
Roger Waters è un fratello, un amico e un compagno da ormai qualche anno. Lo abbiamo conosciuto, io, Mirko Melchiorre e Alessandro Pezza, nel 2021 per intervistarlo nel nostro film "C'era una volta in Italia - Giacarta sta arrivando" (che trovate su Amazon Prime video). Da allora è nata una bellissima amicizia basata sul rispetto e la fiducia reciproche.
L'intervista è andata in onda originariamente sul canale YT di Stefano Orsi, che ringraziamo per l'enorme disponibilità.
Grazie anche a:
Iolanda La Carrubba (camera)
Angelo Burzi (suono)
Alessandro Pezza - Studio Zabalik (service video)
Friccicore (via delle Acacie, 14 - Roma)
L'Antidiplomatico
The Debian project is pleased to announce the second update of its
stable distribution Debian 13 (codename trixie).
This point release mainly adds corrections for security issues,
along with a few adjustments for serious problems. Security advisories
have already been published separately and are referenced where available.
"AGLI ITALIANI FORSE CONVERREBBE STUDIARSI CHI E' STATO BANDERA, IL MUSSOLINI UCRAINO"
Uno spezzone dell'intervento di Roger Waters intervistato da Gabriele Germani, Federico Greco, Silvia Pegah Scaglione nel loro talk "I nuovi mostri".
Per sostenerci e aiutarci a rimanere liberi e indipendenti, senza autocensure e politicamente corretto: sostieni.link/39139.
"I nuovi mostri" viene registrato live a Friccicore, via delle Acacie 14, Roma, tutti i martedì alle 20.00.
Martedì 11 novembre ore 20.00: Gabriele Guzzi e Francesca Fornario. "EUROSUICIDIO e RIARMO". Per prenotare: inuovimostri.fr@gmail.com.
Intervista completa in onda sul canale youtube di Stefano Orsi lunedì 17 alle 21.00.
"SERVE UNO SCIOPERO GENERALE DI TUTTI I LAVORATORI DEL MONDO CONTRO LA DITTATURA NEOLIBERISTA"
Uno spezzone dell'intervento di Roger Waters intervistato da Gabriele Germani, Federico Greco, Silvia Pegah Scaglione nel loro talk "I nuovi mostri".
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Martedì 11 novembre ore 20.00: Gabriele Guzzi e Francesca Fornario. "EUROSUICIDIO e RIARMO". Per prenotare: inuovimostri.fr@gmail.com.
Intervista completa in onda sul canale youtube di Stefano Orsi lunedì 17 alle 21.00.
"Boicottaggio culturale" e mondo dello spettacolo.
Uno spezzone dell'intervento di Roger Waters intervistato da Gabriele Germani, Federico Greco, Silvia Pegah Scaglione nel loro talk "I nuovi mostri".
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Per prenotare: inuovimostri.fr@gmail.com.
Nell'autunno 2025 il filosofo e attivista brasiliano Rodrigo Nunes ha girato l'Italia presentando – in italiano – il suo libro Né verticale né orizzontale. Una teoria dell'organizzazione politica (traduzione di Enrico Gullo, Alegre, 2025).
Libro e tour sono arrivati con tempismo perfetto, poco dopo le grandi mobilitazioni e gli scioperi generali contro il genocidio palestinese. Nunes è partito da Palermo il 20 ottobre e, risalendo la Penisola, ha toccato diverse città e importanti situazioni di movimento e lotta – come quella dell'Ex GKN a Firenze – per concludere il tour il 7 novembre ad Avigliana (TO), ospite del movimento No Tav valsusino.
Wu Ming 1 ha affiancato Nunes in tre occasioni: a Ferrara il 29 ottobre (a cura della Comune di Ferrara), a Bologna il 4 novembre (ospiti dell'Ex Centrale di via Corticella) e, appunto, ad Avigliana.
Quest'ultimo evento era nell'ambito di «Avere vent'anni è avere sogni grandi», la rassegna celebrante il ventennale della Battaglia del Seghino (31 ottobre 2005) e della riconquista popolare del presidio di Venaus (8 dicembre 2005). Per approfondimenti, si veda il libro di WM1 Un viaggio che non promettiamo breve (Einaud, 2016).
Nella conversazione, durata più di due ore, si è parlato dei movimenti come ecologie; dei cicli di lotte del 2001-02, del 2011 e del 2019; di come dieci anni fa il pendolo delle lotte abbia oscillato tra orizzontalismo e verticalismo, con tentativi di costruire «partiti dei movimenti»; di come si possa avere leadership senza leaderismo, eccetera. Con tanti esempi e racconti, e una coda sulla pandemia.
Tra le intervenute, la punkastorie femminista Filo Sottile.
Moltitudini in marcia contro gli imperi: contadini d’Inghilterra con roncole e forconi nell’anno del Signore 1381; cardatori, popolo minuto di opifici, arti e mestieri nella rivolta dei ciompi del 1378; artigiani boemi nella rivolta hussita e taborita del 1419; seguaci di Hans il pifferaio e ancora contadini d’Alsazia, Svevia e Ungheria; braccianti e minatori di Turingia, smossi dai dodici articoli della predicazione anabattista.
La storia europea medievale e moderna è attraversata da rivolte contadine che, nella lettura del Vangelo, hanno trovato il canale per contestare radicalmente l’ordine sociale esistente e i padroni della Terra. Il 18 ottobre 2025 Wu Ming 4 è intervenuto al festival Montefedi di Bergamo, sunteggiando gli anni di lavoro dalla stesura di Q (1995-1998) alla traduzione del romanzo di William Morris Il sogno di John Ball (Alegre, 2025), in dialogo con Francesca Tasca del Centro Culturale Protestante, studiosa del movimento valdese e autrice del libro Storia dei Valdesi (Claudiana, 2024).
Giovedì 30 ottobre 2025, al circolo Arci Vie Nuove di Firenze, Wu Ming 2 ha presentato il suo romanzo Mensaleri insieme a Dario Salvetti del collettivo di fabbrica ex GKN. Si è parlato dell'attitudine coloniale del capitalismo, di comunità in lotta, di letteratura working class, dell'importanza di simboli e narrazioni, nelle pagine di un romanzo come in una fabbrica occupata.
Il 25 aprile 1974, cinquant’anni fa, in Portogallo arrivò finalmente il Giorno delle sorprese (José Saramago, 1966). Per questo motivo abbiamo voluto rifare completamente la pagina della sua canzone-simbolo, che diventa una “Pagina Speciale”. Che possa servire, e parecchio, anche a un altro 25 aprile: il nostro. Quest’anno più che mai!
Cinquant’anni fa, l’11 settembre 1973, il golpe militare in Cile, con la morte del presidente Salvador Allende, la tortura e l'assassinio di Víctor Jara e la dittatura del generale Pinochet. Cinquant’anni dopo, non dimentichiamo e non possiamo dimenticare.
“Giugno che sei maturità dell’anno,
Di te ringrazio Dio,
In un tuo giorno sotto al sole caldo
Ci sono nato io...”
TANTI AUGURI FRANCESCO!
...e tenetevi pure il vostro “lutto nazionale”.
Dopo la presentazione a Vianna, vivo porta ufficialmente in Italia la nuova serie flagship X300, composta da X300 e X300 Pro. Il lancio è accompagnato da due giornate di workshop organizzate in collaborazione con l’Istituto Italiano di Fotografia (IIF), dedicate al mondo dell’imaging mobile e rivolte a professionisti e appassionati del settore.
Durante le due Masterclass, i partecipanti hanno potuto sperimentare da vicino le nuove tecnologie fotografiche sviluppate da vivo insieme a ZEISS, marchio storico nel settore ottico. I workshop hanno offerto sessioni teoriche e pratiche, con set fotografici allestiti ad hoc per mettere alla prova le capacità del comparto fotografico della serie X300.
La novità più importante è la fotocamera Teleobiettivo APO ZEISS da 200 MP, disponibile su vivo X300 Pro. È la prima volta che la tecnologia APO ZEISS, tipica delle lenti professionali per fotografia naturalistica o astronomica, viene integrata su uno smartphone.
Grazie a una miniaturizzazione ingegneristica avanzata, vivo è riuscita a mantenere gli standard ottici APO in un modulo compatto, eliminando le aberrazioni cromatiche e garantendo scatti nitidi, definiti e fedeli nei colori anche in condizioni di luce difficili.
Per arricchire ulteriormente l’esperienza fotografica, vivo X300 Pro è compatibile con due accessori dedicati: il Kit Teleobiettivo ZEISS esterno 2,35x, che amplia le possibilità creative garantendo un bokeh naturale e una resa più dettagliata, e l’Imaging Grip Kit, pensato per offrire una presa più stabile e un controllo manuale più preciso durante gli scatti professionali.
le principali novità
La serie X300 introduce anche una fotocamera frontale Ultra Wide-Angle ZEISS da 50 MP con Auto Focus, che insieme all’algoritmo proprietario vivo Portrait Engine promette ritratti ad alta risoluzione e scatti nitidi da qualsiasi distanza.
Le modalità fotografiche si arricchiscono con funzioni come ZEISS Natural Portrait, che punta a restituire toni della pelle realistici e sfumature delicate; Night Portrait, ottimizzata per scatti notturni più luminosi e definiti; e Portrait Snapshot, che migliora la resa a tutte le lunghezze focali.
Sul fronte video, la serie vivo X300 mira a raggiungere un livello tecnico di fascia professionale: entrambi i modelli supportano la registrazione 4K a 120 fps, mentre X300 Pro introduce video Dolby Vision e registrazione Log 4K a 10 bit, portando un look cinematografico anche sui contenuti girati da smartphone. I video ritratto 4K a 60 fps, con stabilizzazione avanzata e resa cromatica naturale, rendono X300 Pro un dispositivo ideale anche per i creator e i vlogger.
Con il nuovo AI Image Studio, vivo punta a semplificare l’esperienza di scatto grazie a strumenti intelligenti. L’AI One-Shot Multi-ritaglio genera automaticamente diverse composizioni fotografiche di una stessa immagine, mentre AI Landscape Master riconosce le condizioni atmosferiche e ottimizza i parametri per migliorare la resa dei paesaggi o applicare stili creativi.
Sotto il profilo tecnico, vivo X300 Pro è equipaggiato con un display AMOLED LTPO da 6,78 pollici con risoluzione QHD+, refresh rate dinamico fino a 120 Hz e luminosità di picco superiore a 3000 nit, ideale per una visione ottimale anche sotto luce diretta. A muovere il dispositivo c’è il chipset Snapdragon 8 Gen 3, accompagnato da 16 GB di RAM LPDDR5X e 512 GB di memoria interna UFS 4.0, per prestazioni di fascia premium. La batteria da 5400 mAh supporta la ricarica rapida da 90W, garantendo tempi di ricarica estremamente ridotti.
Il più “compatto” vivo X300 condivide buona parte delle caratteristiche del fratello maggiore, ma adotta un display AMOLED da 6,78 pollici Full HD+ sempre a 120 Hz e lo stesso livello di luminosità di picco. È alimentato dal chip Dimensity 9300+, realizzato da MediaTek, e mantiene 16 GB di RAM e 512 GB di storage UFS 4.0. Anche in questo caso la batteria è da 5400 mAh con supporto alla ricarica rapida da 90W. Entrambi i modelli integrano un sistema di raffreddamento a camera di vapore, audio stereo potenziato e un set completo di sensori di ultima generazione, tra cui lettore d’impronte ultrasonico sotto il display e sensori di luce ambientale a doppio canale.
il software: OriginOS 6
Insieme alla serie X300, arriva sul mercato italiano il nuovo OriginOS 6, basato su Ultra-core Computing, Memory Fusion e Dual Rendering. L’interfaccia offre un’esperienza più fluida, con design moderno e funzioni intelligenti per la produttività quotidiana.
L’interfaccia Origin Design introduce un linguaggio visivo rinnovato e animazioni più dinamiche, mentre Origin Island rende la navigazione più intuitiva grazie a suggerimenti contestuali e funzioni adattive. Con vivo Office Kit, gli utenti possono collegare il telefono al PC e utilizzare lo schermo del computer come estensione del dispositivo. Il sistema include inoltre strumenti basati su intelligenza artificiale come AI Creation, per riscrittura e traduzione dei testi, e l’integrazione con Google Gemini per un’assistenza avanzata su più dispositivi.
Per la sicurezza, vivo Security centralizza le funzioni di protezione e privacy in un framework unificato, rendendo più semplice il controllo dei dati personali.
Prezzi e disponibilità
La serie vivo X300 è già disponibile in Italia con le seguenti configurazioni:
vivo X300 (16 GB + 512 GB): 1.099 €
vivo X300 Pro (16 GB + 512 GB): 1.399 €
Entrambi i modelli sono acquistabili anche in bundle con caricabatterie da 90W e cuffie wireless TWS 3e, con sconti dedicati su accessori come il Kit Teleobiettivo ZEISS esterno 2,35x e l’Imaging Grip Kit.
Sono previste promozioni esclusive con MediaWorld, Euronics e WINDTRE, inclusa la possibilità di acquisto a rate a tasso zero e offerte tariffarie dedicate con GIGA illimitati in 5G.
Infine, vivo offre un anno di garanzia estesa, cinque anni di copertura sulla batteria e una riparazione gratuita del display per i modelli X300 Pro acquistati entro il 4 gennaio 2026 tramite i canali ufficiali.
Scheda tecnica
vivo X300
Display: AMOLED 6,78” Full HD+ (2800×1260), refresh rate 120 Hz, luminosità di picco 3000 nit
Processore: MediaTek Dimensity 9300+
RAM: 16 GB LPDDR5X
Memoria interna: 512 GB UFS 4.0
Fotocamere posteriori:
Principale ZEISS 200 MP (sensore Ultra-Sensing HPB, OIS CIPA 4.5)
Ultra-wide 50 MP
Teleobiettivo 50 MP
Fotocamera frontale: 50 MP Ultra Wide-Angle ZEISS con Auto Focus
Batteria: 5400 mAh, ricarica rapida 90W
Audio: stereo, Hi-Res
Sistema operativo: OriginOS 6 basato su Android 15
Connettività: 5G, Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, NFC, USB-C
Altro: lettore d’impronte ultrasonico sotto il display, IP68
La chiusura dell'intervista fatta a Roger Waters - fratello, amico, compagno - martedì scorso (4 novembre) a Friccicore (Roma).
"I nuovi mostri" viene registrato insieme al pubblico tutti i martedì alle 20.00, e va in onda sui canali di Stefano Orsi e L'Antidiplomatico.
"More BRICS, less NATO!"
Qualche settimana fa, i fan del popolare Nova Launcher hanno ricevuto una brutta notizia. A settembre, lo sviluppatore Kevin Barry ha annunciato di aver finalmente lasciato Branch Metrics, l’azienda che ha acquisito il launcher nel 2022. Sebbene sembrasse la fine per Nova Launcher, la scorsa settimana gli utenti hanno iniziato a notare un nuovo aggiornamento 8.1.3 sui loro dispositivi, a cui ora si è già aggiunta una nuova release.
Quando è uscito l’aggiornamento 8.1.3, un altro ex sviluppatore di Nova, Rob Wainwright, ha pubblicato un post per condividere una piccola panoramica delle novità introdotte. Secondo lui, si trattava in gran parte di vecchi lavori che non erano ancora stati distribuiti agli utenti:
Si prega di notare che nessuno del team originale di Nova Launcher lavora più presso Branch Metrics. Sebbene la maggior parte delle modifiche in questo aggiornamento siano state apportate dal team originale più di un anno fa, non possiamo garantire nulla in merito alla raccolta o all’analisi dei dati.
Ieri, sul subreddit di Nova Launcher, l’utente Dankees98 ha notato un nuovo aggiornamento 8.1.4 in arrivo per i beta tester. Come probabilmente potrete intuire tutti dalla rapidità dell’update, non sembra che ci siano nuove funzionalità, e la versione è invece focalizzata sulla stabilità e sulla correzione di bug. La domanda più importante riguarda ora come potrebbe evolversi la situazione dell’app e se sia ancora sicuro utilizzare questo launcher rispetto ad altre alternative ancora attive e controllate.
Negli ultimi due anni, Google ha infuso l’intelligenza artificiale di Gemini in ogni aspetto dei suoi dispositivi e servizi. Ora, secondo le ultime notizie provenienti proprio dal colosso americano, anche la più famosa app di navigazione, Google Maps, riceverà numerosi funzioni legate all’intelligenza artificiale.
Tra le funzioni più amate c’è il controllo vocale di Maps tramite Assistant, che consente di avere le mani libere e di pianificare e modificare i percorsi al volo. Ora però con Gemini, Google promette di portare questa esperienza ad un livello superiore.
Se non si sa esattamente dove si vuole andare, si potrà semplicemente descrivere il tipo di posto e lasciare che Gemini faccia tutto il lavoro sporco. Un’altra novità molto interessante riguarda l’integrazione con Lens: si potrà infatti usare la fotocamera del proprio dispositivo e far sì che Maps risponda alle domande sui luoghi che vede, ottenendo maggiori informazioni su ciò che offrono, proprio come una vera e propria guida turistica.
Alcune di queste novità sono già attive da ieri, mentre l’integrazione con Lens sarà disponibile poco più avanti nel corso del mese e la stessa tempistica sembra valere per la navigazione basata su Gemini, prevista entro le prossime settimane.
Autoformazione: catturare il traffico da un'applicazione android - Unit hacklab @ ZAM
Hai un oggetto furbo, che funziona solo con un'app? Sei curiosa di sapere cosa
dice ai server dell'azienda produttrice l'app che monitora quanta cacca hai
fatto oggi? Hai comprato un vecchio dispositivo di un'azienda fallita e
vorresti farlo funzionare in …
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JOHN FORD, ORWELL E LA CIA
È sempre importante sapere che cinema stiamo guardando e come è stato finanziato: è l’unico modo per essere liberi di non farci fregare. È sempre importante sapere quale operazione politico-culturale c’è dietro. Perché “la cinematografia è l’arma più forte” dicevano, giustamente, i fascisti. Forse oggi è superata dai social e dalla TV, ma rimane ancora un’arma potente. Come Dom Cobb, il protagonista di Inception di Nolan: è capace di farti credere il contrario di ciò in cui credi, di farti odiare il tuo amico e di convincerti pure che sia una tua idea. Per esempio è capace di farti credere che l’eroe del mondo occidentale sia chi è in grado di vincere secondo le regole del neoliberismo, della competizione a discapito degli altri, dell’autoschiavismo invece che chi questo paradigma decide di ribaltarlo.
Sono state annunciate nelle scorse ore le immagini finaliste dell'edizione di quest'anno del concorso fotografico Nikon Comedy Wildlife 2025. Un concorso dove al centro ci sono simpatici animali selvatici.
Giusto in tempo per Hallowenn, il telescopio spaziale James Webb ha catturato una nuova bellissima immagine della Nebulosa del Ragno Rosso (NGC 6537) raccogliendo dettagli mai visti prima e aiutando i ricercatori.
Per aiutare questa rubrica a continuare a esistere puoi acquistare il libro tratto da Desaparecinema, la rubrica di OttolinaTV: "CINEMA E POTERE - Leggere la propaganda nella storia del cinema di Hollywood".
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CALVINO, PABLO NERUDA E LA CIA
Il migliore dei complotti possibili soddisfa in pieno questa ovvia massima di Richard Crossman, un politico laburista del secolo scorso, figura centrale di un ramo segreto del Ministero degli Esteri britannico dedicato alla disinformazione durante la Guerra Fredda: “Il modo migliore per fare buona propaganda è non far mai apparire che si sta facendo propaganda.”
Parliamo di questo “complotto” soprattutto grazie al libro di una storica, giornalista, filmmaker e medievista britannica, Frances Stonor Saunders: “La guerra fredda culturale – La CIA e il mondo delle lettere”. Nonostante nel titolo non appaia, la CIA si è occupata molto anche di cinema. Ma prima di affrontare Hollywood e il cinema europeo è necessaria una lunga premessa, argomento di questa puntata.
ERRATA CORRIGE: La citazione sul bene e il male non è di Donovan ma di Arthur Miller
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CINEMA, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E CAPITALISMO
“Uncanny Valley” (“zona perturbante”, o “la valle dell’inquietudine”) è un termine coniato nel 1970 da uno studioso giapponese di robotica, Masahiro Mori: maggiore è la verosimiglianza di un’Intelligenza Artificiale all’aspetto umano e maggiore è la sensazione di positiva familiarità provata. Ma quando il realismo del robot si fa estremo, ciò desta repulsione e inquietudine. Questa sensazione si può riferire anche al periodo che stiamo attraversando, in cui l’Intelligenza Artificiale è ormai diffusa e non sappiamo come, se, perché e cosa farne esattamente...
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STANLEY KUBRICK: L'ANTIAMERICANO CHE LAVORAVA PER LA CIA
Il 20 luglio di 55 anni fa, nel 1969, gli Stati Uniti sbarcarono sulla luna. Nel 1995, in un newsgroup apparve una notizia bomba: verso la fine degli anni ’60 Stanley Kubrick fu costretto a partecipare alla realizzazione delle false riprese dell’allunaggio organizzato dalla NASA, sulla base di un ricatto: se non si fosse prestato sarebbe stato rivelato il forte coinvolgimento del fratello minore di Kubrick, Raul, nel Partito Comunista Americano. Una cosa intollerabile per Kubrick, soprattutto dopo l'uscita del Dottor Stranamore nel 1964, tacciato di antiamericanismo, e di Spartacus, del 1960, scritto da uno sceneggiatore comunista
Nel corso degli scorsi giorni e delle scorse ore le immagini dell'uragano Melissa hanno fatto il giro del Mondo. Ecco le fotografie scattate dal Tenente Colonnello Mark Withee con una Canon EOS R5 e da un iPhone 16 Pro Max.
In Part One of this series, we examined how the SONiC control plane and the VPP data plane form a cohesive, software-defined routing stack through the Switch Abstraction Interface.
We outlined how SONiC’s Redis-based orchestration and VPP’s user-space packet engine come together to create a high-performance, open router architecture.
In this second part, we’ll turn theory into practice. You’ll see how the architecture translates into a working environment, through a containerized lab setup that connects two SONiC-VPP routers and Linux hosts.
Reconstructing the L3 Routing Demo
Understanding the architecture is foundational, but the true power of this integration becomes apparent through a practical, container-based lab scenario.
The demo constructs a complete L3 routing environment using two SONiC-VPP virtual routers and two Linux hosts, showcasing how to configure interfaces, establish dynamic routing, and verify end-to-end connectivity.
Lab Environment and Topology
The demonstration is built using a containerized lab environment, orchestrated by a tool like Containerlab. This approach allows for the rapid deployment and configuration of a multi-node network topology from a simple declarative file. The topology consists of four nodes:
router1: A SONiC-VPP virtual machine acting as the gateway for the first LAN segment.
router2: A second SONiC-VPP virtual machine, serving as the gateway for the second LAN segment.
PC1: A standard Linux container representing a host in the first LAN segment.
PC2: Another Linux container representing a host in the second LAN segment.
These nodes are interconnected as follows:
An inter-router link connects router1:eth1 to router2:eth1.
PC1 is connected to router1 via PC1:eth2 and router1:eth2.
PC2 is connected to router2 via PC2:eth2 and router2:eth2.
Initial Network Configuration
Once the lab is deployed, a startup script applies the initial L3 configuration to all nodes.
Host Configuration: The Linux hosts, PC1 and PC2, are configured with static IP addresses and routes.
PC1 is assigned the IP address 10.20.1.1/24 and is given a static route for the 10.20.2.0/24 network via its gateway, router1 (10.20.1.254).
PC2 is assigned the IP address 10.20.2.1/24 and is given a static route for the 10.20.1.0/24 network via its gateway, router2 (10.20.2.254).
Router Interface Configuration: The SONiC-VPP routers are configured using the standard SONiC CLI.
router1:
The inter-router interface Ethernet0 is configured with the IP 10.0.1.1/30.
The LAN-facing interface Ethernet4 is configured with the IP 10.20.1.254/24.
router2:
The inter-router interface Ethernet0 is configured with the IP 10.0.1.2/30.
The LAN-facing interface Ethernet4 is configured with the IP 10.20.2.254/24.
After IP assignment, each interface is brought up using the sudo config interface startup command.
Dynamic Routing with BGP
With the interfaces configured, dynamic routing is established between the two routers using the FRRouting suite integrated within SONiC. The configuration is applied via the vtysh shell.
iBGP Peering: An internal BGP (iBGP) session is established between router1 and router2 as they both belong to the same Autonomous System (AS) 65100.
router1 (router-id 10.0.1.1) is configured to peer with router2 at 10.0.1.2.
router2 (router-id 10.0.1.2) is configured to peer with router1 at 10.0.1.1.
Route Advertisement: Each router advertises its connected LAN segment into the BGP session.
router1 advertises the 10.20.1.0/24 network.
router2 advertises the 10.20.2.0/24 network.
This BGP configuration ensures that router1 learns how to reach PC2’s network via router2, and router2 learns how to reach PC1’s network via router1.
Verification and Data Path Analysis
The final phase is to verify that the configuration is working correctly at every layer of the stack.
Control Plane Verification: The BGP session status and learned routes can be checked from within vtysh on either router. On router1, the command show ip bgp summary would confirm an established peering session with router2. The command show ip route would display the route to 10.20.2.0/24 learned via BGP from 10.0.1.2.
Data Plane Verification: To confirm the route has been programmed into the VPP data plane, an operator would access the VPP command-line interface (vppctl) inside the syncd container. The command show ip fib would display the forwarding table, which should include the BGP-learned route to 10.20.2.0/24, confirming that the state has been successfully synchronized from the control plane.
End-to-End Test: The ultimate test is to generate traffic between the hosts. A simple ping 10.20.2.1 from PC1 should succeed. This confirms that the entire data path is functional: PC1 sends the packet to its gateway (router1), router1 performs a lookup in its VPP FIB and forwards the packet to router2, which then forwards it to PC2. The return traffic follows the reverse path, validating the complete, integrated solution.
This practical demonstration, using standard container tooling and declarative configurations, powerfully illustrates the operational simplicity and robustness of the SONiC-VPP architecture for building high-performance, software-defined L3 networks.
Performance Implications and Future Trajectories
The elegance of the SONiC-VPP integration is matched by its impressive performance and its applicability to a wide range of modern networking challenges.
By offloading the data plane from the kernel to a highly optimized user-space framework, this solution unlocks capabilities that are simply unattainable with traditional software-based routing.
The performance gains are impressive.
VPP is consistently benchmarked as being much faster than kernel-based forwarding, with some sources claiming a 10x to 100x improvement in packet processing throughput.2
This enables use cases like “Terabit IPSec” on multi-core COTS servers, a feat that would have been unthinkable just a few years ago.3 Real-world deployments have validated this potential.
A demonstration at the ONE Summit 2024 showcased a SONiC-VPP virtual gateway providing multi-cloud connectivity between AWS and Azure. The performance testing revealed a round-trip time of less than 1 millisecond between application workloads and the cloud provider on-ramps (AWS Direct Connect and Azure ExpressRoute), highlighting its suitability for high-performance, low-latency applications.4
This level of performance opens the door to a variety of demanding use cases:
High-Performance Edge Routing: As a virtual router or gateway, SONiC-VPP can handle massive traffic volumes at the network edge, serving as a powerful and cost-effective alternative to proprietary hardware routers.5
Multi-Cloud and Hybrid Cloud Connectivity: The solution is ideal for creating secure, high-throughput virtual gateways that interconnect on-premises data centers with multiple public clouds, as demonstrated in the ONE Summit presentation.4
Integrated Security Services: The performance of VPP makes it an excellent platform for computationally intensive security functions. Commercial offerings based on this architecture, like AsterNOS-VPP, package the solution as an integrated platform for routing, security (firewall, IPsec VPN, IDS/IPS), and operations.5
While the raw throughput figures are compelling, a more nuanced benefit lies in the nature of the performance itself.
The Linux kernel, for all its power, is a general-purpose operating system. Its network stack is subject to non-deterministic delays, caused by system interrupts, process scheduling, and context switches. This introduces unpredictable latency, which can be detrimental to sensitive applications.12
VPP, by running in user space on dedicated cores and using poll-mode drivers, sidesteps these sources of unpredictability. This provides not just high throughput, but consistent, low-latencyperformance. For emerging workloads at the edge, such as real-time IoT data processing, AI/ML inference, and 5G network functions, this predictable performance is often more critical than raw aggregate bandwidth.16 The key value proposition, therefore, is not just being “fast,” but being “predictably fast.”
The SONiC-VPP project is not static; it is an active area of development within the open-source community.
A key focus for the future is to deepen the integration by extending the SAI API to expose more of VPP’s rich feature set to the SONiC control plane. Currently, SAI primarily covers core L2/L3 forwarding basics.
However, VPP has a vast library of advanced features. Active development efforts are underway to create SAI extensions for features like Network Address Translation (NAT) and advanced VxLAN multi-tenancy capabilities, which would allow these functions to be configured and managed directly through the standard SONiC interfaces.6
A review of pull requests on thesonic-platform-vpp GitHub repository shows ongoing work to add support for complex features like VxLAN BGP EVPN and to improve ACL testing, indicating a healthy and forward-looking development trajectory.6
The Future is Software-Defined and Open
The integration of the SONiC control plane with the VPP data plane is far more than a clever engineering exercise.
It is a powerful testament to the maturity and viability of the disaggregated networking model. This architecture successfully combines the strengths of two of the most significant open-source networking projects, creating a platform that is flexible, performant, and free from the constraints of proprietary hardware.
It proves that the separation of the control and data planes is no longer a theoretical concept but a practical, deployable reality that offers unparalleled architectural freedom.
The synergy between SONiC and FD.io VPP, both flagship projects of the Linux Foundation, highlights the immense innovative power of collaborative, community-driven development.1
This combined effort has produced a solution that fundamentally redefines the router, transforming it from a monolithic hardware appliance into a dynamic, high-performance software application that can be deployed on commodity servers.
Perhaps most importantly, this architecture provides the tools to manage network infrastructure with the same principles that govern modern software development.
As demonstrated by the L3 routing demo’s lifecycle-building from code, configuring with declarative files, and deploying as a versioned artifact, the SONiC-VPP stack paves the way for true NetDevOps. It enables network engineers and operators to embrace automation, version control, and CI/CD pipelines, finally treating network infrastructure as code. 7
In doing so, it delivers on the ultimate promise of software-defined networking – a network that is as agile, scalable, and innovative – as the applications it supports.
Anche senza accordi segreti, gli algoritmi possono colludere tra loro e comportarsi come cartelli. E per le autorità di regolazione diventa sempre più difficile intervenire
La nuova fotocamera compatta DJI spicca per l'abbinamento ideale tra le dimensioni ridotte e la qualità d'immagine. Può essere installata in punti di ripresa difficilmente utilizzabili con le tipiche action camera, grazie ad una struttura modulare con modulo ripresa e base con schermo che possono essere scollegati tra di loro. Un prodotto ideale per chi fa riprese sportive, da avere sempre tra le mani
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Uno studio multidisciplinare ha evidenziato come alcune tracce dell’eruzione del 2015 del vulcano siciliano siano state “visibili” anche in alta atmosfera, a centinaia di chilometri dal cratere
L’Unione internazionale per la conservazione della natura ha respinto la richiesta di moratoria e approvato una risoluzione che riconosce rischi e benefici delle tecniche della biologia di sintesi, auspicando valutazioni caso per caso
Ricoh ha confermato l'arrivo di una nuova macchina fotografica compatta, pensata per gli scatti in bianco e nero: nel 2026 arriverà la GR IV Monochrome
Nelle scorse ore il produttore tedesco ha presentato la nuova fotocamera mirrorless full-frame Leica M EV1. Si tratta del primo modello della storica serie M che non presenta il telemetro ma al suo posto ha il mirino elettronico (EVF).
FUJIFILM X-T30 III è la nuvoa fotocamera mirrorless pensata per chi si avvicina alla fotografia e ricerca una soluzione leggera e compatta, da avere sempre a disposizione ma che non porti a rinunce quanto a controllo dell'immagine.
Alcune rare mutazioni di un gene favoriscono l’aumento di peso, ma anche livelli di colesterolo e pressione più bassi, proteggendo i portatori di queste varianti dal maggior rischio di malattie cardiovascolari associato al peso
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Mercoledì 8 ottobre 2025 Wu Ming 2 ha presentato il suo romanzo Mensaleri insieme a Christian Raimo. Si è parlato di letteratura e lavoro, società del controllo, scrittura collettiva, comicità, commedia all'italiana, stregoneria capitalista e plustempo.
Buon ascolto
Una nuova analisi numerica suggerisce che la distribuzione della materia oscura attorno al centro della Via Lattea potrebbe essere simile a quella delle prime pulsar della galassia. Questo risultato rafforza l'ipotesi che anche la materia oscura potrebbe essere all'origine...
Gli "echi quantistici" che attraversano il chip Willow del computer quantistico di Google, pur in un clima di cautela da parte di alcuni osservatori, potrebbero avvicinare i ricercatori alla realizzazione di calcolatori in grado di superare le prestazioni dei computer classici....
Durante la perimenopausa molte donne si trovano ad affrontare disturbi del sonno, sbalzi d’umore e problemi di memoria. Questi sintomi hanno tutti la stessa origine: il cervello, che infatti durante questa fase della vita è in tumulto
Mentre la ricerca continua a discutere sulla funzione della dopamina nel cervello, questo neurotrasmettitore vive di vita propria in modo sorprendente nella cultura popolare. Come mai?
La volontà c’è, la pista ciclabile non sempre. Spesso i nostri propositi di rispettare l’ambiente falliscono a causa di condizioni esterne. Gli psicologi iniziano a ripensare la questione: al posto degli appelli, occorrono incentivi
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Oggi la menopausa è percepita, e vissuta, in modo molto diverso rispetto al passato, ma qualche pregiudizio ancora resiste. Facciamo chiarezza con Raffaella Pajalich, endocrinologa e psicoterapeuta
I ricercatori stanno studiando con metodi high-tech come si forma la coscienza: probabilmente i bambini piccoli hanno una percezione cosciente già molto prima di quanto si sia creduto per molto tempo, forse addirittura già nell’utero materno
Confezioni colorate, aromi fruttati e tanta promozione sui social media stanno facendo esplodere una nuova (e pericolosa) moda tra i più giovani: quella dei sacchetti di nicotina. Facili da usare, favoriscono la concentrazione e anche il relax. Ma a quale prezzo?
The networking industry is undergoing a fundamental architectural transformation, driven by the relentless demands of cloud-scale data centers and the rise of software-defined infrastructure. At the heart of this evolution is the principle of disaggregation: the systematic unbundling of components that were once tightly integrated within proprietary, monolithic systems.
This movement began with the separation of network hardware from the network operating system (NOS), a paradigm shift championed by hyperscalers to break free from vendor lock-in and accelerate innovation.
In this blog post, we will explore how disaggregated networking takes shape, when the SONiC control plane meets the VPP data plane. You’ll see how their integration creates a fully software-defined router – one that delivers ASIC-class performance on standard x86 hardware, while preserving the openness and flexibility of Linux-based systems.
Disaggregation today extends to the software stack, separating the control plane from the data plane. This decoupling enables modular design, independent component selection, and more efficient performance and cost management.
The integration of Software for Open Networking in the Cloud (SONiC) and the Vector Packet Processing (VPP) framework represents the peak of this disaggregated model.
SONiC, originally developed by Microsoft and now a thriving open-source project under the Linux Foundation, has established itself as the de facto standard for a disaggregated NOS, offering a rich suite of L3 routing functionalities hardened in the world’s largest data centers.1 Its core design philosophy is to abstract the underlying switch hardware, allowing a single, consistent software stack to run on a multitude of ASICs from different vendors. This liberates operators from the constraints of proprietary systems and fosters a competitive, innovative hardware ecosystem.
Complementing SONiC’s control plane prowess is VPP, a high-performance, user-space data plane developed by Cisco and now part of the Linux Foundation’s Fast Data Project (FD.io).
VPP’s singular focus is to deliver extraordinary packet processing throughput on commodity commercial-off-the-shelf (COTS) processors. By employing techniques like vector processing and bypassing the traditional kernel network stack, VPP achieves performance levels previously thought to be the exclusive domain of specialized, expensive hardware like ASICs and FPGAs.
The fusion of these two powerful open-source projects creates a new class of network device: a fully software-defined router that combines the mature, feature-rich control plane of SONiC with the blistering-fast forwarding performance of VPP.
This architecture directly addresses a critical industry need for a network platform that is simultaneously programmable, open, and capable of line-rate performance without relying on specialized hardware.
The economic implications are profound. By replacing vertically integrated, vendor-locked routers with a software stack running on standard x86 servers, organizations can fundamentally alter their procurement and operational models. This shift transforms network infrastructure from a capital-expenditure-heavy (CAPEX) model, characterized by large upfront investments in proprietary hardware, to a more agile and scalable operational expenditure (OPEX) model.
The ability to leverage COTS hardware drastically reduces total cost of ownership (TCO) and breaks the cycle of vendor lock-in, democratizing access to high-performance networking and enabling a more dynamic, cost-effective infrastructure strategy.
Deconstructing the Components: A Tale of Two Titans
To fully appreciate the synergy of the SONiC-VPP integration, it is essential to first understand the distinct architectural philosophies and capabilities of each component. While they work together to form a cohesive system, their internal designs are optimized for entirely different, yet complementary, purposes. SONiC is engineered for control, abstraction, and scalability at the management level, while VPP is purpose-built for raw, unadulterated packet processing speed.
SONiC: The Cloud-Scale Control Plane
SONiC is a complete, open-source NOS built upon the foundation of Debian Linux. Its architecture is a masterclass in modern software design, abandoning the monolithic structure of traditional network operating systems in favor of a modular, containerized, microservices-based approach. This design provides exceptional development agility and serviceability.
Key networking functions, such as:
Border Gateway Protocol (BGP) routing stack
Link Layer Discovery Protocol (LLDP)
platform monitoring (PMON)
each run within their own isolated Docker container. This modularity allows individual components to be updated, restarted, or replaced without affecting the entire system, a critical feature for maintaining high availability in large-scale environments.
The central nervous system of this distributed architecture is an in-memory Redis database engine, which serves as the single source of truth for the switch’s state.
Rather than communicating through direct inter-process communication (IPC) or rigid APIs, SONiC’s containers interact asynchronously by publishing and subscribing to various tables within the Redis database. This loosely coupled communication model is fundamental to SONiC’s flexibility. Key databases include:
CONFIG_DB: Stores the persistent, intended configuration of the switch.
APPL_DB: A high-level, application-centric representation of the network state, such as routes and neighbors.
STATE_DB: Holds the operational state of various components.
ASIC_DB: A hardware-agnostic representation of the forwarding plane’s desired state.
The cornerstone of SONiC’s hardware independence, and the very feature that makes the VPP integration possible, is the Switch Abstraction Interface (SAI). SAI is a standardized C API that defines a vendor-agnostic way for SONiC’s software to control the underlying forwarding elements. A dedicated container, syncd, is responsible for monitoring the ASIC_DB. Upon detecting changes, making the corresponding SAI API calls to program the hardware. Each hardware vendor provides a libsai.so library that implements this API, translating the standardized calls into the specific commands required by their ASIC’s SDK. This elegant abstraction allows the entire SONiC control plane to remain blissfully unaware of the specific silicon it is running on.
VPP: The User-Space Data Plane Accelerator
While SONiC manages the high-level state of the network, VPP is singularly focused on the task of moving packets as quickly as possible. As a core component of the FD.io project, VPP is an extensible framework that provides the functionality of a router or switch entirely in software. Its remarkable performance is derived from several key architectural principles.
Vector Processing
The first and most important is vector processing. Unlike traditional scalar processing, where the CPU processes one packet at a time through the entire forwarding pipeline, VPP processes packets in batches, or “vectors”. A vector typically contains up to 256 packets. The entire vector is processed through the first stage of the pipeline, then the second, and so on. This approach has a profound impact on CPU efficiency. The first packet in the vector effectively “warms up” the CPU’s instruction cache (i-cache), loading the necessary instructions for a given task. The subsequent packets in the vector can then be processed using these cached instructions, dramatically reducing the number of expensive fetches from main memory and maximizing the benefits of modern superscalar CPU architectures.
User-Space Orientation & Kernel Bypass
The second principle is user-space operation and kernel bypass. The Linux kernel network stack, while powerful and flexible, introduces performance overheads from system calls, context switching between kernel and user space, and interrupt handling. VPP avoids this entirely by running as a user-space process. It typically leverages the Data Plane Development Kit (DPDK) to gain direct, exclusive access to network interface card (NIC) hardware. Using poll-mode drivers (PMDs), VPP continuously polls the NIC’s receive queues for new packets, eliminating the latency and overhead associated with kernel interrupts. This direct hardware access is a critical component of its high-throughput, low-latency performance profile.
Packet Processing Graph
Finally, VPP’s functionality is organized as a packet processing graph. Each feature or operation-such as an L2 MAC lookup, an IP4 route lookup, or an Access Control List (ACL) check-is implemented as a “node” in a directed graph. Packets flow from node to node as they are processed. This modular architecture makes VPP highly extensible. New networking features can be added as plugins that introduce new graph nodes or rewire the existing graph, without requiring changes to the core VPP engine.
The design of SAI was a stroke of genius, originally intended to abstract the differences between various hardware ASICs.
However, its true power is revealed in its application here. The abstraction is so well-defined, that it can be used to represent not just a physical piece of silicon, but a software process. The SONiC control plane does not know or care whether the entity on the other side of the SAI API is a Broadcom Tomahawk chip or a VPP instance running on an x86 CPU. It simply speaks the standardized language of SAI.
This demonstrates that SAI successfully abstracted away not just the implementation details of a data plane, but the very notion of it being physical, allowing a purely software-based forwarder to be substituted with remarkable elegance.
Feature
SONiC
VPP
Primary Function
Control Plane & Management Plane
Data Plane
Architectural Model
Containerized Microservices
Packet Processing Graph
Key Abstraction
Switch Abstraction Interface (SAI)
Graph Nodes & Plugins
Operating Environment
Kernel/User-space Hybrid (Linux-based)
Pure User-space (Kernel Bypass)
Core Performance Mechanism
Distributed State Management via Redis
Vector Processing & CPU Cache Optimization
Primary Configuration Method
Declarative (config_db.json, Redis)
Imperative (startup.conf, Binary API)
Creating a High-Performance Software Router
The integration of SONiC and VPP is a sophisticated process that transforms two independent systems into a single, cohesive software router.
The architecture hinges on SONiC’s decoupled state management and a clever translation layer that bridges the abstract world of the control plane with the concrete forwarding logic of the data plane. Tracing the lifecycle of a single route update reveals the elegance of this design.
The End-to-End Control Plane Flow
The process begins when a new route is learned by the control plane. In a typical L3 scenario, this happens via BGP.
Route Reception: An eBGP peer sends a route update to the SONiC router. This update is received by the bgpd process, which runs within the BGP container. SONiC leverages the well-established FRRouting (FRR) suite for its routing protocols, so bgpd is the FRR BGP daemon.
RIB Update: bgpd processes the update and passes the new route information to zebra, FRR’s core component that acts as the Routing Information Base (RIB) manager.
Kernel and FPM Handoff: zebra performs two critical actions. First, it injectsa route into the host Linux kernel’s forwarding table – via a Netlink message. Second, it sends the same route information to the fpmsyncd process using the Forwarding Plane Manager (FPM) interface, a protocol designed for pushing routing updates from a RIB manager to a forwarding plane agent.
Publishing to Redis: The fpmsyncd process acts as the first bridge between the traditional routing world and SONiC’s database-centric architecture. It receives the route from zebra and writes it into the APPL_DB table in the Redis database. At this point, the route has been successfully onboarded into the SONiC ecosystem.
Orchestration and Translation: The Orchestration Agent (orchagent), a key process within the Switch State Service (SWSS) container, is constantly subscribed to changes in the APPL_DB. When it sees the new route entry, it performs a crucial translation. It converts the high-level application intent (“route to prefix X via next-hop Y”) into a hardware-agnostic representation and writes this new state to the ASIC_DB table in Redis.
Synchronization to the Data Plane: The final step in the SONiC control plane is handled by the syncd container. This process subscribes to the ASIC_DB. When it detects the new route entry created by orchagent, it knows it must program this state into the underlying forwarding plane.
This entire flow is made possible by the architectural decision to use Redis as a central, asynchronous message bus.
In a traditional, monolithic NOS, the BGP daemon might make a direct, tightly coupled function call to a forwarding plane driver. This creates brittle dependencies. SONiC’s pub/sub model, by contrast, ensures that each component is fully decoupled. The BGP container’s only responsibility is to publish routes to the APPL_DB; it has no knowledge of who will consume that information.
This allows the final consumer the data plane-to be swapped out with zero changes to any of the upstream control plane components. This decoupled architecture is what allows VPP to be substituted for a hardware ASIC so cleanly and implies that other data planes could be integrated in the future – simply by creating a new SAI implementation.
The Integration Foundation: libsaivpp.so
The handoff from syncd to the data plane is where the specific SONiC-VPP integration occurs.
In a standard SONiC deployment on a physical switch, the syncd container would be loaded with a vendor-provided shared library (e.g., libsai_broadcom.so). When syncd reads from the ASIC_DB, it calls the appropriate standardized SAI API function (e.g., sai_api_route->create_route_entry()), and the vendor library translates this into proprietary SDK calls, to program the physical ASIC.
In the SONiC-VPP architecture, this vendor library is replaced by a purpose-built shared library: libsaivpp.so. This library is the critical foundationof the entire system. It implements the full SAI API, presenting the exact same interface tosyncd as any hardware SAI library would.
However, its internal logic is completely different. When syncd calls a function like create_route_entry(), libsaivpp.so does not communicate with a hardware driver. Instead, it translates the SAI object and its attributes into a binary API message that the VPP process understands.
It then sends this message to the VPP engine, instructing it to add the corresponding entry to its software forwarding information base (FIB). This completes a “decision-to-execution” loop, bridging SONiC’s abstract control plane with VPP’s high-performance software data plane.
Component (Container)
Key Process(es)
Role in Integration
BGP Container
bgpd
Receives BGP updates from external peers using the FRRouting stack.
SWSS Container
zebra, fpmsyncd
zebra manages the RIB. fpmsyncd receives route updates from zebra and publishes them to the Redis APPL_DB.
Database Container
redis-server
Acts as the central, asynchronous message bus for all SONiC components. Hosts the APPL_DB and ASIC_DB.
SWSS Container
orchagent
Subscribes to APPL_DB, translates application intent into a hardware-agnostic format, and publishes it to the ASIC_DB.
Syncd Container
syncd
Subscribes to ASIC_DB and calls the appropriate SAI API functions to program the data plane.
VPP Platform
libsaivpp.so
The SAI implementation for VPP. Loaded by syncd, it translates SAI API calls into VPP binary API messages.
VPP Process
vpp
The user-space data plane. Receives API messages from libsaivpp.so and programs its internal forwarding tables accordingly.
In the second part of our series, we will move from architecture to action – building and testing a complete SONiC-VPP software router in a containerized lab.
We’ll configure BGP routing, verify control-to-data planesynchronization, and analyze performance benchmarks that showcase the real-world potential of this disaggregated design.
La fotocamera mirrorless compatta Panasonic Lumix S9 si aggiorna nell'estetica con l'arrivo di quattro nuove colorazioni Jet Black, Smokey White e Ocean Turquoise oltre alla Titanium Gold Limited Edition (da 200 esemplari).
Nelle scorse ore Nikon ha presentato ufficialmente due nuovi obiettivi per le sue fotocamere mirrorless nel formato APS-C. Si tratta dei nuovi NIKKOR Z DX 16‑50mm f/2.8 VR e NIKKOR Z DX MC 35mm f/1.7.
Sono stati annunciati i vincitori del Leica Oskar Barnack Award 2025, ambito premio fotografico riconosciuto a livello internazionale. A vincere il premio principale è stato Alejandro Cegarra mentre Serghei Duve ha vinto quello per gli emergenti.
When teams consider deploying Kubernetes, one of the first questions that arises is: where should it run? The default answer is often the public cloud, thanks to its flexibility and ease of use. However, a growing number of organizations are revisiting the advantages of running Kubernetes directly on bare metal servers. For workloads that demand maximum performance, predictable latency, and direct hardware access, bare metal Kubernetes can achieve results that virtualized or cloud-hosted environments simply cannot match.
Why Bare Metal Still Matters
Virtualization and cloud abstractions have delivered convenience, but they also introduce overhead. By eliminating the virtualization layer, applications gain direct access to CPUs, memory, storage devices, and network interfaces. This architectural difference translates into tangible benefits:
Near-Native Performance – Applications can leverage the full power of the hardware, experiencing minimal overhead from hypervisors or cloud APIs. (Cloud Native Bare Metal Report, CNCF 2023)
Predictable Latency – A critical factor in industries such as real-time analytics, telecommunications, and financial trading, where even microseconds matter.
Efficient Hardware Utilization – GPUs, NVMe storage, or SmartNICs can be accessed directly, without restrictions or performance bottlenecks introduced by virtualization.
Cost Optimization – For workloads that are steady and long-term, owning and operating bare metal servers can be significantly more cost-effective than continuously paying cloud provider bills (IDC: Bare Metal Economics).
Deep Infrastructure Control – Operators can configure firmware, tune networking, and manage storage directly, without depending on the abstractions and limitations imposed by cloud environments.
Bare metal provides power and control, but it comes with its own challenge: managing servers at scale. This is precisely where Bare Metal as a Service (BMaaS) steps in.
Bare Metal as a Service with metal-stack.io
metal-stack is an open-source platform that makes bare metal infrastructure as easy to consume as cloud resources. It provides a self-service model for physical servers, automating provisioning, networking, and lifecycle management. Essentially, it transforms racks of hardware into a cloud-like environment—while retaining the performance advantages of bare metal.
Automated Provisioning – Servers can be deployed with clean, reproducible operating system images, similar to how VMs are created in cloud environments.
Integrated Networking – With BGP-based routing and compatibility with Kubernetes CNI plugins like Cilium or Calico, metal-stack ensures high-performance and secure networking. Load balancing can be handled with MetalLB.
Multi-Tenant Support – Physical machines can be securely assigned to different teams or projects, enabling isolation and resource fairness.
Open Source Foundation – The entire stack is open source (MIT/AGPL), ensuring transparency, avoiding vendor lock-in, and allowing teams to adapt the system to their unique needs.
By using metal-stack.io, organizations don’t need to compromise between the raw speed of bare metal and the automation of cloud infrastructure—they can have both.
Building the Bare Metal Kubernetes Stack
Deploying Kubernetes on bare metal requires assembling several components into a complete ecosystem. With metal-stack at the foundation, additional layers ensure resilience, security, and operational visibility:
Networking – Pair metal-stack’s BGP routing with a Kubernetes CNI like Cilium for low-latency, policy-driven communication.
Storage – Tools like Rook (Ceph) or OpenEBS create distributed, high-speed storage pools that can survive node failures.
Observability – Monitoring with Prometheus, and logging with Loki or ELK, provide the insights needed to manage both hardware and workloads effectively.
Security – Without the isolation of virtualization, it becomes essential to enforce RBAC, Pod Security Standards, and strict network policies.
Lifecycle Management – While metal-stack automates the server lifecycle, Kubernetes operators and GitOps tools (e.g., ArgoCD or Flux) help automate application deployment and ongoing operations.
This layered approach turns bare metal clusters into production-ready platforms capable of handling enterprise-grade workloads.
Real-World Use Cases
Bare metal Kubernetes shines in scenarios where hardware performance and low latency are non-negotiable. Some standout use cases include:
AI/ML Training – Direct access to GPUs accelerates machine learning model training and inference workloads (NVIDIA on Bare Metal).
Telecom & 5G Networks – Edge deployments and network functions demand ultra-low latency and predictable performance.
Financial Services – High-frequency trading and other time-sensitive platforms benefit from microsecond-level predictability.
Enterprise Databases – Systems like PostgreSQL or Cassandra achieve higher throughput and stability when running directly on bare metal.
In each of these cases, bare metal Kubernetes provides both the performance edge and the flexibility of modern orchestration.
Getting Started with metal-stack.io
For organizations interested in exploring this model, the path forward is straightforward:
Benchmark workloads against equivalent cloud-based environments to validate performance gains.
Scale gradually, adding automation and expanding infrastructure as the needs grow.
This incremental approach reduces risk and allows teams to build confidence before moving critical workloads.
Conclusion & Next Steps
Running Kubernetes on bare metal delivers unmatched performance, efficiency, and control—capabilities that virtualized and cloud-based environments cannot fully replicate. Thanks to open-source solutions like metal-stack.io, organizations no longer need to choose between raw power and operational simplicity. Bare Metal as a Service (BMaaS) extends the agility of the cloud to physical servers, enabling DevOps teams to manage Kubernetes clusters that are faster, more predictable, and fully under their control.
For high-performance computing, latency-sensitive applications, and hardware-intensive workloads, Kubernetes on bare metal is not just an alternative—it is often the best choice.
Nelle scorse ore il produttore asiatico Venus Optics ha annunciato il tanto atteso obiettivo fisso Laowa 200mm f/2 AF FF. Questa soluzione promette grande luminosità e ottimi bokeh senza sacrificare il peso e soprattutto a un prezzo concorrenziale.
La startup Camera Intelligence ha presentato Caira, una nuova fotocamera con AI generativa integrata che sfrutta il modello Nano Banana di Google per poter scattare foto di alta qualità, con il supporto dell'intelligenza artificiale
All'inizio di ottobre, le due sonde spaziali ESA ExoMars Trace Gas Orbiter e Mars Express hanno potuto puntare fotocamere e strumentazioni verso la cometa interstellare 3I/ATLAS. I dati saranno rilasciati nei prossimi giorni.
Da oggi AI Mode, la modalità di Ricerca Google basata su intelligenza artificiale, è disponibile in 36 nuove lingue, tra cui l’italiano, e in quasi 50 nuovi Paesi e territori, per un totale di oltre 200 aree coperte in tutto il mondo. L’espansione include gran parte dell’Europa e segna il debutto ufficiale di questa funzione anche in Italia, sia nella pagina dei risultati di ricerca sia nell’app Google per Android e iOS.
AI Mode rappresenta la forma più avanzata di ricerca mai proposta da Google: una modalità progettata per gestire domande complesse, articolate e multidimensionali, grazie a una versione personalizzata dei modelli Gemini ottimizzati per la Ricerca.
Rispetto alla ricerca tradizionale, AI Mode consente di formulare richieste più lunghe e dettagliate, che in passato avrebbero richiesto più interrogazioni separate. Gli utenti che l’hanno provata per primi, spiega Google, tendono a porre query due o tre volte più estese rispetto alla media.
Un esempio pratico? È possibile chiedere:
“Vorrei capire i diversi metodi di preparazione del caffè. Crea una tabella che confronti gusto, facilità d’uso e attrezzatura necessaria.” A questo punto, l’utente può continuare con una seconda domanda, ad esempio: “Qual è la macinatura migliore per ciascun metodo?”
Dietro le quinte, AI Mode sfrutta una tecnologia definita query fan-out, che scompone la domanda in sottotemi ed esegue ricerche parallele per ciascuno. In questo modo, la piattaforma è in grado di esplorare il web più in profondità e proporre contenuti più ricchi, pertinenti e aggiornati.
Un altro aspetto distintivo di AI Mode è la multimodalità: l’utente può porre domande non solo tramite testo, ma anche con la voce o con un’immagine. Basta toccare l’icona del microfono per chiedere qualcosa a voce, oppure scattare o caricare una foto per ottenere informazioni visive contestuali — una funzione utile, ad esempio, per riconoscere oggetti, prodotti o monumenti.
Nonostante la crescente integrazione dell’IA, Google ribadisce che l’obiettivo di AI Mode resta quello di facilitare la scoperta di contenuti provenienti dal web, fornendo sempre link diretti alle fonti.
Secondo l’azienda, strumenti come AI Overview (la panoramica automatica di risultati basata su IA) stanno già mostrando che, dopo aver visualizzato i suggerimenti dell’IA, le persone visitano una varietà più ampia di siti web e trattano i contenuti con maggiore attenzione, trascorrendo più tempo sulle pagine visitate.
AI Mode si basa inoltre sugli stessi sistemi di ranking e qualità usati per la Ricerca classica, ma introduce nuovi approcci per valutare l’affidabilità delle informazioni. Quando il sistema non è sufficientemente sicuro della risposta, vengono mostrati i risultati web tradizionali, garantendo trasparenza e controllo.
In occasione dell’Amazon Prime Day, tado° propone sconti fino al 50% sulla propria gamma di termostati e teste termostatiche della linea tado° X, prodotti progettati per ottimizzare i consumi e ridurre le bollette energetiche grazie all’intelligenza artificiale.
Secondo l’azienda, le famiglie che utilizzano i prodotti tado° risparmiano in media fino al 22% sui costi di riscaldamento, riducendo al contempo le emissioni di CO₂.
Con la nuova piattaforma AI Assist, disponibile tramite abbonamento all’app tado° (3,99 € al mese o 29,99 € all’anno), i dispositivi della gamma X acquisiscono un ulteriore livello di automazione intelligente.
Tra le funzioni più interessanti ci sono:
Preheat Before Arrival, che preriscalda automaticamente l’ambiente prima del rientro a casa;
Adaptive Heating, che utilizza l’intelligenza artificiale per apprendere le abitudini dell’utente e le caratteristiche termiche di ogni stanza, ottimizzando l’attivazione del riscaldamento in base alle condizioni reali.
tado° Termostato Intelligente X – Starter Kit con Bridge X
Il kit di base include il Termostato Intelligente X e il Bridge X Thread. Pensato per sostituire facilmente i termostati tradizionali, è compatibile con caldaie, valvole di zona e sistemi di riscaldamento a pavimento. Il design minimale e l’interfaccia intuitiva lo rendono ideale anche per chi si avvicina per la prima volta alla domotica.
Grazie all’integrazione con l’ottimizzatore di pompe di calore X, permette una gestione precisa stanza per stanza, migliorando sensibilmente l’efficienza energetica complessiva.
Il Trio Pack comprende tre Teste Termostatiche Intelligenti X, perfette per ampliare un sistema esistente o per il controllo individuale di più radiatori.
Caratterizzate da un nuovo design a forma di T con display touch ad alta risoluzione, offrono una regolazione precisa della temperatura e un’estetica moderna. Sono inoltre compatibili con la maggior parte dei radiatori e vengono fornite con sei adattatori universali e un selettore di montaggio per semplificare l’installazione.
La batteria rimovibile e ricaricabile via USB-C elimina la necessità di sostituire pile, e il blocco bambini integrato aggiunge un livello extra di sicurezza.
tado° Teste Termostatiche Intelligenti X (unità singola)
Ideali per chi desidera aggiungere un punto di controllo intelligente in più alla propria casa, queste teste termostatiche si installano facilmente e offrono funzioni di programmazione automatica, geolocalizzazione e rilevamento finestre aperte.
Google ha avviato il roll-out dell’aggiornamento di ottobre 2025 dei Play Services, che corregge alcuni bug e aggiunge delle nuove funzionalità.
Come di consueto, si tratta di un update che riceveranno tramite il Play Store tutti i dispositivi Android: non solo gli smartphone ma anche tablet, orologi Wear OS, TV, Android Auto e PC.
Alcune delle feature sono rivolte a tutti gli utenti, mentre altre interessano specificamente gli sviluppatori.
Di seguito vi riportiamo il changelog parziale, ricordandovi che alcune funzionalità, sebbene presenti, potrebbero non essere implementate immediatamente, mentre altre potrebbero essere aggiunte nei prossimi giorni:
Google Play services v25.39
Gestione Account (Account Management)
[Telefono] Uso di Quick Start con gli account supervisionati: Ora è possibile utilizzare la funzione Quick Start (Avvio Rapido), che facilita la configurazione di un nuovo dispositivo, anche con gli account supervisionati (probabilmente tramite Family Link).
[Telefono] Temi aggiornati per i percorsi utente legati alla supervisione: L’esperienza utente relativa alle funzioni di supervisione riceve un aggiornamento grafico (temi aggiornati).
[Telefono] Nuovo design per l’immagine del profilo: L’immagine del profilo riceve un nuovo design estetico.
[Telefono] Nuove funzionalità per sviluppatori: Introdotte nuove API per gli sviluppatori di app Google e di terze parti per supportare i processi relativi a Gestione Account e Sicurezza e Privacy nelle loro applicazioni.
Sicurezza ed Emergenza (Safety & Emergency)
[Telefono] Avvisi per Contenuti Sensibili estesi ai video: La funzione “Avvisi per Contenuti Sensibili” in Google Messaggi ora è in grado di rilevare contenuti espliciti di nudità nei video condivisi (in precedenza era limitata alle immagini statiche). I contenuti vengono rilevati e sfocati localmente sul dispositivo, garantendo la privacy.
[Telefono] Miglioramento della modalità “Non disturbare” alla guida: L’esperienza d’uso della modalità “Non disturbare” durante la guida è stata migliorata.
Google Play Store v48.3
[Auto, PC, Telefono, TV, Wear] Icone aggiornate per le notifiche di Google Play Protect: Verranno visualizzate icone aggiornate in alcune notifiche relative a Google Play Protect su diverse piattaforme.
WhatsApp continua a espandere e rinnovare le proprie funzionalità per mantenere la piattaforma competitiva nel panorama delle app di messaggistica istantanea. Tradizionalmente, l’app si è sempre basata sul numero di telefono per identificare e collegare gli account, ma questa impostazione potrebbe presto cambiare: nei più recenti aggiornamenti beta, infatti, è comparsa un’opzione per la prenotazione dei nomi utente (username).
L’introduzione di questa funzione avvicinerebbe WhatsApp a concorrenti come Telegram e Signal, che da tempo offrono la possibilità di comunicare senza condividere il proprio numero di telefono, semplicemente tramite un identificatore univoco.
La novità è stata individuata nella versione 2.25.28.12 della beta di WhatsApp per Android, dove tra le impostazioni è comparsa una nuova sezione dedicata proprio alla prenotazione del nome utente. Questo suggerisce che l’azienda stia preparando il terreno per un lancio pubblico della funzione, permettendo agli utenti di scegliere e registrare in anticipo il proprio username.
Questa fase preliminare servirebbe a garantire equità nella distribuzione dei nomi, evitando che gli utenti più rapidi possano accaparrarsi i nomi più popolari o riconoscibili prima dell’attivazione ufficiale. Inoltre, consentirebbe a Meta di testare il sistema su larga scala, verificandone stabilità e sicurezza.
Oltre a rappresentare un’evoluzione tecnica, l’introduzione dei nomi utente ha anche implicazioni importanti in termini di privacy. Attualmente, per contattare qualcuno su WhatsApp è necessario conoscere il suo numero di telefono, il che può essere percepito come un’informazione piuttosto sensibile. Con l’arrivo degli username, invece, sarà possibile interagire con altri utenti senza rivelare il proprio numero personale, aumentando la riservatezza nelle conversazioni, in particolare con nuovi contatti o in contesti pubblici.
Regole per la scelta del nome utente
Secondo le informazioni contenute nella versione beta, WhatsApp ha già stabilito alcune linee guida tecniche per la creazione degli username:
Sono ammessi solo caratteri minuscoli, numeri (0-9), punti e trattini bassi
Spazi o caratteri speciali non sono consentiti
Queste restrizioni mirano a garantire uniformità e compatibilità tra le diverse piattaforme e dispositivi, oltre a prevenire abusi o tentativi di phishing legati all’uso di nomi simili a domini web o marchi noti.
Al momento non è stato comunicato un calendario ufficiale per l’implementazione pubblica della funzione. Tuttavia, la presenza dell’opzione di prenotazione nella beta suggerisce che lo sviluppo sia già in una fase avanzata e che il rollout potrebbe iniziare nei prossimi mesi.
Come di consueto, WhatsApp procederà con un rilascio graduale, così da poter monitorare il comportamento del sistema, correggere eventuali bug e ottimizzare la gestione dei nomi duplicati o delle collisioni di username.
A poco più di un mese dal debutto di Pixel 10 iniziano già a circolare indiscrezioni sul suo successore. Secondo fonti vicine allo sviluppo, il futuro Pixel 11 potrebbe segnare un cambiamento significativo: il passaggio dal modem Samsung Exynos 5400i al nuovo MediaTek M90, integrato nel Tensor G6.
Alla fine del 2024 si era parlato di un possibile utilizzo di modem MediaTek già sulla serie Pixel 10, ipotesi poi smentita dal mantenimento dell’Exynos. Ora però, secondo Mystic Leaks, Google starebbe effettuando test interni preliminari con il MediaTek M90. Le prove emergono da uno screenshot della riga di comando, in cui compare la versione baseband “a900a”, mentre il bootloader riporta il nome in codice “spacecraft” (per confronto, sul Pixel 10 era “deepspace”).
Il modem M90 è stato presentato da MediaTek al MWC 2025 di Barcellona. Tra le specifiche dichiarate:
Velocità di picco fino a 12 Gbps in download.
Supporto dual 5G SIM dual-active, con gestione dati su entrambe le schede.
AI integrata per migliorare l’efficienza energetica e le prestazioni generali del dispositivo.
Connettività satellitare, un requisito ormai imprescindibile per i flagship.
Non è stato comunicato il process node, mentre sappiamo che l’Exynos 5400i utilizzato finora è realizzato a 4 nm. MediaTek ha fissato la disponibilità dei primi sample ingegneristici per la seconda metà del 2025.
Negli ultimi due anni, l’Exynos 5400i ha contribuito a ridurre i problemi di surriscaldamento che avevano caratterizzato i modem precedenti dei Pixel. Tuttavia, MediaTek sostiene che il nuovo M90 offra un consumo medio ridotto del 18%, un dato che potrebbe convincere Google a valutare la transizione, anche in un’ottica di ulteriore allontanamento dalla filiera Samsung.
Lato SoC, Tensor G6 (indicato con il nome in codice Malibu) sarà il cuore del Pixel 11. In passato si era parlato di una produzione basata sul nodo N3P di TSMC (con architettura 1+6 core), ma nuove indiscrezioni hanno suggerito un salto verso il processo a 2 nm di TSMC, il che renderebbe Tensor G6 uno dei SoC più avanzati in circolazione al momento del lancio.
In occasione delle Feste delle Offerte Prime, Dreame propone su Amazon e sul proprio sito ufficiale numerose promozioni valide fino all’8 ottobre. L’iniziativa coinvolge robot aspirapolvere, aspirapolvere senza fili, dispositivi per la pulizia dei pavimenti e prodotti per la cura dei capelli, con sconti consistenti rispetto al prezzo di listino.
Robot aspirapolvere di fascia alta
Aqua10 Ultra Roller Complete – Il nuovo top di gamma integra il sistema AquaRoll, che mantiene il rullo sempre pulito grazie a un risciacquo continuo, evitando ricontaminazioni. Con una potenza di aspirazione di 30.000 Pa, sfrutta la tecnologia FluffRoll per catturare polvere e macchie anche nelle fughe. L’innovazione AutoSeal protegge tappeti e moquette dall’umidità, mentre la funzione ThermoHub igienizza il rullo a 100 °C. Prezzo: da 1.499 € a 1.199 € (7-8 ottobre).
X50 Ultra Complete – Pensato per la pulizia profonda anche negli angoli, utilizza il sistema MopExtend RoboSwing e la navigazione VersaLift per raggiungere zone difficili, come sotto i mobili. Le doppie spazzole HyperStream riducono i grovigli di capelli, mentre la base PowerDock automatizza lavaggio e asciugatura del mop. Prezzo: da 1.499 € a 999 € (7-8 ottobre).
L40 Ultra AE – Un modello all-in-one con aspirazione Vormax da 19.000 Pa, spazzole retrattili e mop autopulente a 75 °C. Pensato per un’igiene ottimale anche dopo cicli intensi. Prezzo: da 699 € a 540 € (fino all’8 ottobre).
L10s Ultra Gen 2 – Un robot che punta su intelligenza e praticità: aspirazione 10.000 Pa, sistema MopExtend, base automatica e navigazione ottimizzata con 3DAdapt. Prezzo: da 499 € a 399 € (7-8 ottobre).
Aspirapolvere senza fili e lavapavimenti
H12 Pro FlexReach – Ultra maneggevole, con snodo a 180°, 18.000 Pa di potenza e asciugatura rapida a 90 °C in 5 minuti. Prezzo: da 449 € a 259 € (7-8 ottobre).
H14 Pro – Con una testina flessibile a 180°, sistema di autopulizia ad acqua calda e autonomia fino a 40 minuti, garantisce copertura fino a 300 m². Prezzo: da 499 € a 349 € (fino all’8 ottobre).
H15 Pro – Integra il braccio robotico DescendReach GapFree per una pulizia da bordo a bordo. La spazzola viene lavata a 100 °C e asciugata a 90 °C in 5 minuti. Prezzo: da 599 € a 404 € (fino all’8 ottobre).
R20 – Aspirapolvere senza fili con motore a 150.000 giri/min, potenza di 190 AW e autonomia di 90 minuti. Prezzo: da 279 € a 229 € (fino all’8 ottobre).
Cura della persona: styling e asciugatura dei capelli
AirStyle Pro Multistyler – Un kit 7 in 1 per styling e asciugatura rapida con flusso d’aria ad alta velocità. Prezzo: da 349 € a 246 € (fino all’8 ottobre).
Pocket Neo – Asciugacapelli pieghevole da soli 300 g, ideale per i viaggi. Eroga 300 milioni di ioni negativi per proteggere i capelli e viene fornito con due accessori. Prezzo: da 129 € a 94 € (fino all’8 ottobre).
Android 16 è disponibile già da tempo per gli utenti Pixel e, più recentemente, per alcuni dispositivi Samsung, Motorola e Sony. A brevissimo si aggiungerà alla lista anche OnePlus, che ha annunciato ufficialmente la disponibilità di OxygenOS 16 a partire dal 16 ottobre 2025.
La nuova versione del sistema, basata su Android 16, porta con sé il motto “Intelligently Yours”, che sembra alludere all’integrazione sempre più profonda dell’intelligenza artificiale all’interno dell’esperienza utente. Un indizio arriva dalla conferma che Gemini, l’assistente AI di Google, sarà parte integrante della funzione Mind Space. Quest’ultima rappresenta un ambiente personale dove raccogliere appunti, articoli, screenshot e altri contenuti: grazie a Gemini, sarà possibile non solo recuperarli con facilità, ma anche elaborarli in maniera proattiva.
Un esempio mostrato da OnePlus riguarda proprio la pianificazione di un viaggio: un semplice comando a Gemini consente all’assistente di attingere alle informazioni già salvate in Mind Space e trasformarle in un piano organizzato, senza bisogno di richieste puntuali e frammentate.
Al momento, oltre alla data e a questa anticipazione sulle funzionalità AI, non sono stati forniti ulteriori dettagli ufficiali. Sarà quindi necessario attendere il 16 ottobre per capire meglio quali dispositivi riceveranno l’aggiornamento e in quali tempi, con la speranza che il rollout sia rapido e ampio, evitando le lunghe attese che spesso caratterizzano il mondo Android.
Lo sviluppo di One UI 8.5 sta procedendo rapidamente, con i primi firmware trapelati che hanno già svelato diverse novità in arrivo sui dispositivi Galaxy. Dopo la prima build non definitiva, che presentava elementi grafici incompleti e qualche imperfezione, è ora disponibile un nuovo firmware che mostra ulteriori affinamenti dell’interfaccia e diverse migliorie.
La prima versione trapelata di One UI 8.5 mostrava icone non rifinite e dettagli grafici provvisori. Nella nuova build, Samsung ha già corretto alcuni di questi aspetti. Ad esempio, i pulsanti della lista widget nel pannello rapido, che inizialmente risultavano poco curati, ora presentano un aspetto coerente con il resto dell’interfaccia.
Oltre ai ritocchi estetici, il nuovo firmware introduce diversi cambiamenti funzionali e stilistici:
Digital Wellbeing ha ricevuto un piccolo restyling, con pulsanti più grandi che ne semplificano l’utilizzo.
Nella schermata di personalizzazione della lockscreen, toccando l’icona di un’app nei collegamenti rapidi si apre un pop-up con l’intera lista delle app disponibili.
L’app Telefono utilizza ora una barra inferiore composta solo da icone. Nella nuova build questa barra si estende per tutta la larghezza dello schermo, anche se i pulsanti effettivi restano concentrati al centro.
L’app Meteo segue l’approccio di Impostazioni, spostando la barra di ricerca in basso quando si attiva la funzione di ricerca. Inoltre, il nome della località viene messo in evidenza con un riquadro nella parte alta dello schermo.
Nel menu di modifica foto con Galaxy AI presente in Galleria, la grafica è stata aggiornata, mentre la barra di navigazione inferiore mostra ora tutte le schede disponibili senza richiedere lo scorrimento laterale.
In app come Meteo, Impostazioni e Galleria compare un effetto gradiente nella parte superiore e inferiore della schermata: un accorgimento che anticipa visivamente l’elemento successivo quando si scorre.
Il menu del registratore dello schermo è stato ridisegnato con pulsanti più grandi e icone dedicate che chiariscono la funzione di ogni opzione.
Va ricordato che One UI 8.5 è ancora in una fase di sviluppo iniziale. Le modifiche viste in questi firmware trapelati rappresentano soltanto una parte delle novità che Samsung introdurrà con la release finale. Come spesso accade, ulteriori cambiamenti potrebbero arrivare nelle prossime build interne, con affinamenti sia grafici che funzionali.
Samsung non ha ancora annunciato una data precisa per il debutto di One UI 8.5, ma è probabile che il rollout inizi in concomitanza con i prossimi top di gamma della serie Galaxy S26, per poi estendersi gradualmente anche ad altri modelli.
EssilorLuxottica ha portato la sua partecipazione in Nikon al 10,6%, rafforzando l'alleanza con il gruppo giapponese specializzato in ottiche. Il gruppo italo-francese, in partnership con Meta, punta a rafforzare la sua posizione nel mondo dei dispositivi smart.
Con il patrocinio e l’impegno di Roberto “baldoria” BUX, dopo una lunga pausa di ri...ri..riflessione la nostra sezione, IQ5LI, ha intenzione di organizzare nuovamente l'evento denominato "Caccia alla Volpe" che nulla ha a che vedere con inseguimenti di poveri animali e non ha nulla di sanguinario, naturalmente. Si tratta semplicemente di "cacciare" segnali radio opportunamente nascosti su frequenze radioamatoriali. L evento si svolgerà nell’arco di una mattinata, di domenica, il giorno 19 ottobre 2025 con partenza alle ore 9.00 (chi c'è, c’è… chi non c’è ed è arrivato tardi, peggio per lui) e terminerà alle ore 12.00 esatte.
Si fa notare che, trattandosi di un evento che si svolge su territorio comunale, e che essendo NON competitivo, ma solo goliardico e sperimentale, i partecipanti si dovranno attenere strettamente a tutto ciò che la legislatura corrente indica riguarda la circolazione stradale, diritto civile e buona educazione, per tutto il resto. Gli equipaggi dovranno trovarsi alle 08:15/ 08:20 presso la nostra sezione ARI in via don Bosco, 7, dove saranno consegnate le buste con le indicazioni per scovare la prima volpe . Iniziando la competizione alle 09:00, i partecipanti potranno portarsi, nel frattempo, nei luoghi da loro scelti in attesa del primo segnale. All'arrivo del/i primo/i cacciatore/i presso la prima volpe verrà accesa la seconda, su frequenza diversa ., gli equipaggi che continueranno ad arrivare alla prima, troveranno una busta numerata progressivamente in ordine all’arrivo stesso, contenente le nuove indicazioni e la frequenza del secondo segnale. Detta busta va conservata fino al termine della caccia, al fine di dimostrare che almeno il primo obbiettivo è stato raggiunto. Anche presso la seconda postazione si troveranno buste numerate progressivamente e queste faranno fede per la classifica finale. In caso di concorrenti scarsi……. o che, malauguratamente, non dovesse arrivane in tempo alla seconda volpe, per la classifica finale, farà fede la sequenza di arrivo alla prima .. Di sicuro, però, confidando nella maestria e capacità dei concorrenti…siamo certi che questo non avverrà, Hi !!! Finita la “caccia”, alle 13.00 / 13.15 ci troveremo tutti insieme presso il ristorante dove, oltre al pranzo, ci sarà la premiazione dei primi 3 equipaggi, nonché dell’…ultimo, che per punizione, pagherà il caffè all’equipaggio primo classificato (questo è scritto nel regolamento). Alla partenza verrà consegnata e fatta firmare una dichiarazione per l’assunzione di responsabilità, che di fatto obbliga i concorrenti a rispettare il codice della strada indicandolo come unico responsabile del proprio comportamento. Gli equipaggi devono essere necessariamente in numero minimo di almeno due persone, non obbligatoriamente tutti radioamatori, in modo da poter gestire radio e automezzo nel miglior modo possibile.
Vi preannunciamo che non ci sarà bisogno di cartografia dettagliata della città o di un navigatore satellitare, ma sicuramente è consigliabile l’uso di una buona antenna direttiva, anche di soli 3 elementi in VHF, da abbinare ad una semplice radio tipo Baofeng, in modo da trovare la direzione del segnale, oppure usare qualsiasi altra apparecchiatura a scelta dei partecipanti, che diano lo stesso risultato . E qui si scatena l'estro dell’OM, che ci farà vedere di sicuro, bizzarrie e accrocchi vari adatti allo scopo... Si consiglia per i neo patentati o novizi per l’evento, di frequentare la sezione in modo da avere qualche consiglio dagli Oldman (uomini vecchi non Oldham hi). Si ricorda che l’importante non e' vincere ma …..arrivare primi per avere un anno di tempo per poter cantare vittoria e sbeffeggiare gli altri equipaggi ….e un anno e' luuuuunnggooo, hi.
Per l’occasione al ristorante, sarà possibile partecipare con amici e familiari, comunicandone il numero alla la segreteria di sezione con almeno una settimana di anticipo.
Per il momento è tutto, ne parliamo in Sezione o sui social.. Grazie e buona fortuna IQ5LI