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Riduzione delle emissioni, quelle 60 aziende italiane che sfidano l’Europa

È una classifica che ha l’obiettivo di mettere in evidenza quali sono le aziende europee che hanno fatto più progressi nella riduzione delle emissioni di gas serra.

Si chiama Europe’s climate leaders 2026 ed è un elenco che concentra la sua attenzione su quelle aziende che hanno ottenuto la maggiore riduzione delle proprie emissioni principali tra il 2019 e il 2024: le cosiddette Scope 1 e 2, emissioni che derivano dalle attività operative dell’azienda e dall’energia che ha utilizzato.

A stilarla, per il sesto anno consecutivo, il Financial Times sulle informazioni raccolte dal provider di dati Statista: 600 le imprese virtuose.

L’azienda con il punteggio più alto è Fortum, società finlandese attiva nei settori dell’energia e dei servizi di pubblica utilità. Al secondo posto si posiziona la società di servizi professionali Accenture, mentre la società francese di software Dassault systèmes si piazza al terzo posto.

E le italiane? Sono 60 e tra loro figurano anche Enel, Safilo, Intesa Sanpaolo, A2A, Pirelli, Campari, Cassa depositi e prestiti, Ferrari, Poste Italiane, Generali e Banca Generali (QUI l’elenco completo).

Il Piano di Generali

Il riconoscimento, fa sapere in particolare il Gruppo Generali, «conferma l’efficacia dell’approccio alla sostenibilità e del Piano di transizione climatica: una direzione integrata nella strategia del gruppo, che definisce impegni, leve, risorse e meccanismi di governance attraverso cui Generali promuove una transizione giusta verso un’economia a zero emissioni nette, nelle attività assicurative, di investimento e operative, entro il 2050»

Ambizioni, si specifica, «che sono supportate da obiettivi intermedi al 2030 e che mirano a favorire un modello economico e sociale più sostenibile».

Specifiche leve di decarbonizzazione

In particolare, sull’inclusione di Banca Generali nella classifica, per il gruppo si tratta di «un riconoscimento che riflette il percorso strutturato e avviato da tempo dalla banca, concretizzatosi nell’adozione del Piano di transizione climatica all’inizio del 2025»

Il piano, si chiarisce, «definisce obiettivi di decarbonizzazione sia per le attività operative sia per il portafoglio investimenti, con target intermedi al 2030 e l’obiettivo di lungo periodo di emissioni Net-zero al 2040, supportati da specifiche leve di decarbonizzazione».

Lucia Silva, group chief sustainability officer di Generali, e Carmelo Reale, general counsel & group sustainability di Banca Generali

Piano strategico che dimostra efficacia

L’inclusione tra gli «Europe’s climate leaders», sottolinea Lucia Silva, group chief sustainability officer di Generali, «rappresenta un riconoscimento importante dei progressi compiuti da Generali nel contrasto al cambiamento climatico delineati nel Piano di transizione approvato dal Consiglio di amministrazione del gruppo».

I risultati raggiunti, spiega, «dimostrano l’efficacia del nostro piano strategico e la nostra capacità di integrare la sostenibilità nel core business, contribuendo concretamente a una transizione verde e giusta».

Fattori di sostenibilità e business integrati

Per Carmelo Reale, general counsel & group sustainability di Banca Generali, «l’inclusione tra gli Europe’s climate leaders conferma il percorso intrapreso da Banca Generali e il costante impegno nell’ambito Esg, volto all’integrazione dei fattori di sostenibilità nel modello di business e al rafforzamento di un framework orientato alla promozione di investimenti responsabili e alla creazione di valore nel lungo termine».

In questo percorso, dice ancora, «si inserisce il Piano di transizione cimatica approvato dal nostro Consiglio di Amministrazione, che definisce obiettivi chiari di decarbonizzazione e guida l’evoluzione della Banca verso un modello sempre più sostenibile».

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In apertura foto da Andrey K per Unsplash. Nel testo foto da ufficio stampa Banca Generali

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Fondazione Giordano Dell’Amore: un motore per l’ecosistema dell’impatto sociale made in Italy

La Fondazione Social Venture Giordano dell’Amore – Fsvgda è impegnata dal 2017, anno della sua nascita, nella promozione e nello sviluppo dell’ecosistema italiano dell’impact investing – sui versanti della domanda e dell’offerta di capitale – attraverso un’attività integrata di capacity building, investimento e advisory.

Tra i risultati che emergono dall’Impact Report 2025 consultabile sul sito www.fsvgda.it si possono ricordare gli 11,7 milioni di euro investiti in 60 soggetti, 192 percorsi di incubazione/accelerazione e mentorship offerti a startup a impatto sociale, oltre 2 milioni di euro erogati in servizi di incubazione/accelerazione e servizi di accompagnamento alle iniziative imprenditoriali

Attività di capacity building

L’offerta di competenze sul mercato rappresenta uno strumento centrale nel modello di intervento promosso da Fsvgda. Le iniziative di capacity building – orientate allo sviluppo di una domanda di capitali più solida e strutturata – costituiscono una condizione necessaria a rendere l’attività di impact investing sostenibile e attrattiva per gli investitori. Sulla base di tale consapevolezza, la Fondazione, grazie alle risorse filantropiche di Fondazione Cariplo, ha concluso nel 2025 la quarta edizione di Get it!, realizzata in partnership con Cariplo Factory.

Ad oggi, Fsvgda ha promosso 13 programmi di capacity building (4 edizioni della Call for Impact di Get it!, 3 edizioni di Get it! 4 Partners e 6 programmi esterni in qualità di partner) che hanno raccolto complessivamente 1.960 candidature, consentendo alla Fondazione di finanziare 192 percorsi di incubazione/accelerazione e mentorship e di investire 1,5 milioni di euro  in 25 startup a impatto. Nell’ambito di Get it!, inoltre, Fsvgda ha erogato oltre 2 milioni di euro in servizi di accompagnamento imprenditoriale, coinvolgendo nei percorsi di empowerment oltre 50 mentors e supportando attraverso il suo Evaluation Lab oltre 80 imprese nello sviluppo di modelli di valutazione dell’impatto delle loro attività.

Attività di investimento

Al 31 dicembre 2025, la Fondazione ha investito complessivamente 11,7 milioni di euro in 60 soggetti: 2,5 milioni di euro in 4 veicoli e 9,2 milioni di euro in 56 imprese.

Il portafoglio di investimenti – diretti e indiretti – della Fondazione è il frutto della volontà di allocare risorse finanziarie per lo sviluppo di iniziative imprenditoriali capaci di offrire soluzioni innovative e sostenibili a bisogni prioritari e per contribuire alla nascita e al rafforzamento dei veicoli attivi nel campo dell’impact investing.

Prosegue il programma Gda Invest

Con l’obiettivo di rilanciare e rafforzare l’offerta di capitali, nel novembre 2024, Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore e Fondazione Cariplo hanno avviato ufficialmente Gda Invest, un programma di investimenti a impatto di oltre 60 milioni di euro: al 31 dicembre scorso il programma ha investito 8,5 milioni in 25 iniziative, di cui 22 startup, un Ets (investimento a lungo termine) e 2 veicoli finanziari.

Nel complesso, il portafoglio dei 56 investimenti diretti risulta eterogeneo per natura giuridica – 32 S.r.l., di cui 7 imprese sociali, 20 Cooperative Sociali e 4 S.p.A., di cui un’impresa sociale – e per settore: il 40,6% è afferente all’area sociale, il 44,9% all’area arte e cultura, il 13,2% all’area ambientale e l’1,3% all’area della ricerca scientifica.

L’analisi del portafoglio, inoltre, evidenzia alcuni dati significativi rispetto all’andamento e alle caratteristiche dei dipendenti impiegati dalle 56 partecipazioni dirette: sempre al 31 dicembre scorso sono infatti 1.140 i dipendenti complessivi, di cui 595 donne (52%) e 373 soggetti ascrivibili alle fasce deboli (33%).

In apertura foto by Mattia Poli on Unsplash

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Pietro Segata, nuovo presidente di “Agci imprese sociali”: «Il benessere dei nostri lavoratori è una priorità»

“Scenario attuale ed evoluzioni in corso: il ruolo della cooperazione sociale”, questo il titolo del congresso del settore sociale di Agci– Associazione Generale Cooperative Italiane che si è tenuto a Roma, presso Palazzo Merulana e ha visto l’elezione del bolognese Pietro Segata, presidente di Società Dolce al vertice di Agci imprese sociali. Segata raccoglie il testimone da Giuseppina Colosimo. Oltre a Segata la presidenza è così costituita: Marco Olivieri (vicepresidente vicario), Massimo Ramerino (vicepresidente), Antonella Cappadona, Pierandrea Costa, Giuseppe D’Anna, Emanuele Monaci, Federico Pericoli e Rocco Rota. 

Il settore imprese sociali di Agci nasce nel 1998 e oggi raggruppa 1.112 cooperative del settore sociale, per un totale di circa 212.777 soci,  53.633 occupati e un fatturato pari a 1.459.016.025 euro.


Quali gli obiettivi di mandato del neo presidente? Segata a colloquio con VITA ne individua quattro. Il primo è dare «piena cittadinanza alle imprese sociali». Già oggi le imprese sociali costituite in forma non cooperativa possono aderire al network senza però effettivo diritto di voto (se non in forma consultiva): «Proporrò al presidente nazionale Massimo Mota una modifica al nostro statuto affinché si avvii un processo in base al quale anche le imprese sociali a partecipazione cooperativa (ovvero possedute per almeno dal 51% da coop sociali) o che inseriscano nella governance il coinvolgimento dei dipendenti nella gestione e negli utili dell’azienda (sul modello tedesco in base alla riforma proposta dalla Cisl) possano godere del pieno diritto di voto».

Secondo punto: «L’estensione del contratto nazionale delle cooperative sociali come riferimento base per tutte le imprese sociali, anche non cooperative».

Terzo obiettivo: favorire la nascita di cooperative o consorzi di cooperative sociali a indirizzo plurimo, ovvero soggetti che gestiscono contemporaneamente i servizi socio-sanitari/educativi (tipo A) e le attività produttive finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (tipo B). «Un orizzonte», ragiona Segata, «che contribuirà a rafforzare la sostenibilità e la capacità innovativa delle nostre imprese».

Infine il capitolo sul lavoro di cura. Su questo Segata ha un’idea ben definita: «Rendere Agci imprese sociali, non solo un organo di rappresentanza delle imprese, ma anche dei lavoratori. Dagli educatori agli assistenti sociali, dobbiamo lavorare a fondo per rendere attrattive queste professioni». Come in concreto? «Stiamo discutendo del rinnovo del contratto nazionale, che, in linea con le indicazioni del Governo, in prima battuta recupererà tutta l’inflazione, dopo di che dobbiamo mettere in campo altri strumenti, lavorando sul welfare aziendale, sulla previdenza integrativa e sulle prestazioni mutualistiche di assistenza sanitaria. Non dobbiamo nasconderci dietro un dito: oggi troppe nostre persone sono già o rischiano di finire nel perimetro dei lavoratori poveri. Invertire la rotta è una priorità». 

Raccontare le professioni del sociale non è un atto di cronaca, ma un atto culturale e politico. È la scelta di portare finalmente sotto i riflettori chi lavora nell’ombra, chi svolge un mestiere che la società finge di rispettare e che invece tratta con noncuranza. Lo facciamo su VITA magazine di maggio.
SOCIAL WORKER, SENZA DI LORO PERDIAMO TUTTI

Segata è una delle voci che parlano nel numero di VITA magazine in distribuzione “Social worker, senza di loro perdiamo tutti”, all’interno del quale trovate il “Manifesto del lavoro sociale” che presenteremo il 4 giugno a Torino. 

Tornando a Roma, all’evento, moderato dalla giornalista Rai Simona Rolandi, ha inviato un videomessaggio Alessandra Locatelli, ministro per le Disabilità. Mentre hanno partecipato dal vivo Maria Teresa Bellucci, viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali; Massimiliano Maselli, assessore all’Inclusione sociale della Regione Lazio; Claudia Pratelli, assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro del Comune di Roma; Cristina Almici, deputata di Fdi; Silvio Lai, deputato del Pd; Maria Chiara Gadda, deputata di Italia Viva; Marco Lombardo, deputato di Azione; Gabriele Sepio, avvocato esperto di Terzo settore ed economia sociale; il direttore di VITA Stefano Arduini; il professor Stefano Zamagni; il presidente di Confcooperative Federsolidarietà Stefano Granata e Massimo Ascari, presidente di Legacoopsociali. A concludere  i lavori è stato il presidente di Agci nazionale Massimo Mota

La viceministro al Lavoro con delega al Terzo settore, Maria Teresa Bellucci con il presidente nazionale di Agci Massimo Moro

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Inclusione al “Quadrato”: Centimetro Zero fa il bis e conquista Ascoli

Un nuovo ristorante che unirà inclusione sociale, sostenibilità economica e ambientale in una location unica, Palazzo Saladini Pilastri ad Ascoli Piceno. È l’ultima sfida di Locanda Centimetro Zero di Pagliare del Tronto , il ristorante sociale di Pagliare del Tronto (frazione di Spinetoli, AP) aperto nel 2015. Il nuovo ristorante richiamerà, nel nome, il primo – Centimetro Zero al Quadrato – e aprirà le cucine entro la fine dell’anno.

Nato per iniziativa di Emidio Mandozzi e Roberta D’Emidio, nel corso di questi 11 anni il progetto ha diversificato le proprie attività. Al ristorante sociale e all’orto biologico si è aggiunta, nel 2020, la produzione di vino in collaborazione con il produttore Roberto Cipresso. Nel 2022, poi, l’apertura della cioccolateria “Cioccole” sotto la direzione della maîtres chocolatiers Giorgia Ciarrocchi. Ora, dunque, un nuovo ristorante, in un luogo storico del capoluogo.

In tutto, la Locanda, occupa stabilmente circa venti ragazzi con disabilità intellettiva, che a rotazione prestano servizio tra cucina e sala, in un contesto dove la disabilità diventa inclusione e coinvolgimento sociale con una clientela fidelizzata e sempre crescente.

«Abbiamo cercato di dare una risposta ad un bisogno che, per questi ragazzi, era duplice: offrire loro un’occasione di mettersi in gioco attraverso un lavoro che li facesse sentire autonomi, e dall’altro lato sentirsi liberi ed accettati dalla società», sottolinea Mandozzi. Gli fa eco D’Emidio: «Il nostro è un progetto che, oltre a offrire opportunità a tanti ragazzi, ai quali ci siamo talmente affezionati da diventare la nostra grande famiglia allargata è anche un sostegno per le famiglie che, attraverso una rete di supporto condiviso, riduce il carico di cura quotidiana». Lo conferma Martino Acquaroli, un “veterano” dei ragazzi che lavorano alla Locanda: «Noi esistiamo, perché ci siete voi».

Le foto sono di Locanda Centimetro Zero

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Dichiarazione dei redditi, cambia tutto: chi paga meno e chi rischia di più. Attenzione agli errori: così puoi rimediare senza sanzioni

Il fisco riapre le porte digitali. Ma il calendario non perdona: chi arriva tardi, resta fuori. Il Modello 730/2026 torna online e con lui una stagione fatta di scadenze, detrazioni e qualche nuova regola che può cambiare il saldo finale. Dal 30 aprile l’Agenzia delle Entrate metterà a...

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Vivendi scommette sul cinema: il gruppo francese guidato da Bollorè acquisisce il 51% di Lucky Red. Ecco quanto ha sborsato 

Importante passaggio di proprietà di Lucky Red, la nota casa di produzione cinematografica fondata da Andrea Occhipinti che ne era amministratore unico e socio di controllo con l’89% tramite la Keyek, e che ora passa sotto il controllo del gruppo francese Vivendi di Vincent Bolloré. Segui su affaritaliani.it

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