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Fuga da Big Tech

YouTube, Facebook, Instagram, TikTok: sono le piattaforme social più utilizzate dagli italiani. Social media, e non social network, visto che – come sottolinea Kenobit nel suo nuovo saggio “Assalto alle piattaforme” (Agenzia X) – l’obiettivo è tenerci agganciati a consumare passivamente contenuti multimediali, invece che mobilitarci per creare rete.

App come queste sono infatti caratterizzate dall’apparente gratuità e da un algoritmo esplicitamente progettato per generare dipendenza, stimolando uno scrolling destinato a non finire mai. Lo stesso Aza Raskin, il designer che nel 2006 ha ideato lo scrolling infinito (cioè il caricamento continuo e automatico di nuovi contenuti durante lo scorrimento, senza un punto di arresto naturale), a distanza di 20 anni si è dichiarato pentito della sua invenzione. Inoltre queste piattaforme intrappolano gli utenti in modo che non clicchino su link che rimandano a siti esterni, inibendo così l’uscita dalle piattaforme.

“Il gioco è sempre lo stesso”, scrive Kenobit. “Visto che il profitto delle piattaforme è direttamente proporzionale al tempo che gli dedichiamo, i loro meccanismi sono studiati scientificamente per aumentarlo il più possibile. Produciamo valore quando creiamo contenuti, ma anche quando li consumiamo”.

Per un utente che non cerca altro che intrattenimento, luoghi del genere sembrano l’Eldorado. E invece si tratta, antropologicamente parlando, di veri e propri non luoghi: spazi in cui non si creano connessioni, ma che si attraversano di passaggio per andare da un contenuto a un altro senza che resti all’utente alcun valore aggiunto.

“Se non stai pagando per il prodotto, il prodotto sei tu”, verrebbe da dire, riprendendo le parole rese celebri dal film “The social dilemma”. Ed ecco una delle frasi che Kenobit punta a decostruire nel suo saggio: su queste piattaforme persino chi paga – le aziende e le attività che versano una quota per occupare spazi pubblicitari – è a sua volta un prodotto, perché genera ulteriori dati che le piattaforme raccolgono e sfruttano per arricchirsi vendendoli.

Ma cosa – o meglio chi – sono queste piattaforme? Tra quelle citate, si possono raggruppare Facebook e Instagram (e WhatsApp), del gruppo Meta fondato da Mark Zuckerberg. C’è poi YouTube, proprietà come Google della holding Alphabet Inc., di cui i fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, sono ancora i maggiori azionisti e membri del consiglio di amministrazione, detenendo di fatto il controllo dell’azienda, pur non essendo più amministratori delegati.

Meta ha registrato un fatturato di 164,5 miliardi di dollari per l’intero anno 2024, segnando una crescita del 22% rispetto al 2023. Alphabet Inc. ha registrato ricavi annuali record, superando i 400 miliardi di dollari nel 2025, grazie alla crescita della pubblicità. C’è di più: entrambi i colossi hanno espliciti legami con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e sono nella lista BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) per il loro coinvolgimento nel genocidio in Palestina.

Ma se sono così poco etiche perché è tanto difficile abbandonare queste piattaforme? Probabilmente, perché non tutto ciò che avviene sui social è nocivo. Quante amicizie, progetti, idee, iniziative non sarebbero nate o diventate così note se non fosse stato per i social? Kenobit fa l’esempio delle mobilitazioni per la Palestina realizzate dal 7 ottobre 2023 in poi, in cui i social, nonostante le varie dinamiche di shadow ban – cioè di oscuramento della tematica, costringendo talvolta a utilizzare caratteri speciali per parlarne (per esempio scrivendo G4z4 invece di Gaza) – hanno avuto un ruolo fondamentale. Il ruolo dei social è stato centrale anche nella formazione di grandi movimenti di protesta come Fridays For Future, con la nascita di nuclei di attivisti in ogni parte del mondo, o Black Lives Matter, con la condivisione di massa del video della morte di George Floyd e la propagazione delle sue ultime parole “I can’t breathe”.

Il problema è che, sui social, in breve tempo si passa oltre: nuovi contenuti, nuovi trend, nuove cose a cui prestare attenzione, togliendo forza al desiderio e all’urgenza di convergenza e di organizzazione. Tra i limiti dell’attivismo online c’è infatti la necessità di sottostare alle logiche algoritmiche delle piattaforme, con Meta che al contempo blocca la possibilità di promuovere post dal contenuto a sfondo politico o sociale e ne limita anche la diffusione organica, tramite l’impostazione che permette di non visualizzare contenuti politici tra quelli suggeriti nel proprio feed.

Fare attivismo sui social significa inoltre rischiare di scivolare, talvolta senza rendersene nemmeno conto, in quello che viene definito slacktivism, o attivismo da poltrona, cioè un tipo di attivismo che si limita alla condivisione di contenuti sui propri canali, senza che questo gesto si concretizzi in nulla di più radicale o d’impatto.

Inoltre, perché il proprio attivismo cambi le cose, l’obiettivo dev’essere quello di costruire comunità. Appoggiarsi alle piattaforme mainstream significa invece, come scrive Kenobit, “costruire a casa d’altri”, lasciando in mano loro il destino del nostro attivismo ed esponendosi al rischio che post, profili e gruppi vengano cancellati in qualsiasi momento, quasi senza possibilità di replica. “Queste piattaforme non sono democratiche”, scrive sempre Kenobit. Chi crea contenuti rischia, tra l’altro, di diventare schiavo dei numeri, piegandosi a trattare di temi non controversi o divisivi in modo da raggiungere il maggior numero di persone possibili – talvolta finendo per capitalizzare le lotte sponsorizzando prodotti che con queste hanno qualche punto di contatto (magliette, tote bag o oggetti figli, per esempio, del greenwashing). Così facendo, l’attivismo diventa un lavoro da influencer più che da potenziali leader politici.

È possibile cambiare piattaforme?

“Abbiamo davanti una lotta impari, contro un nemico ben fortificato, con risorse economiche e tecnologiche senza precedenti nella storia dell’umanità”, prosegue Kenobit nel saggio. “Non lo prenderemo mai per sfinimento, né possiamo sperare di batterlo sul suo stesso terreno. Le piattaforme possiedono tutto, incluso il campo di battaglia, e se anche riuscissimo a metterle in difficoltà in casa loro potrebbero semplicemente cambiare le regole del gioco. Per lo stesso motivo, anche se usare alcuni dei loro strumenti può avere dei meriti strategici, non possiamo sperare di cambiarle dall’interno. Non può esserci riformismo in una dittatura. La disparità è evidente anche sul fronte della comunicazione, perché le piattaforme, controllando la dimensione digitale, proiettano un’influenza tangibile sul reale”.

Nonostante questa posizione, Kenobit è abilissimo nel fornire alternative valide a ciascuno dei problemi legati alle piattaforme, spiegando con parole comprensibili a tutti che cosa si può fare e perché dovremmo farlo. Per esempio, la proposta di passare al Fediverso come alternativa ai social media mainstream è legata all’eticità dell’utilizzo di un software open source, ovvero il cui codice è consultabile e utilizzabile praticamente da chiunque, invece che chiuso, proprietario e i cui meccanismi sono noti solo a pochi eletti.

Come si legge in “Assalto alle piattaforme” (disponibile gratuitamente anche come audiolibro):

Il software libero si basa su una filosofia completamente diversa. Come suggerisce il nome, è pensato per tutelare la nostra libertà. Nello specifico, quattro libertà:

  • ⁠  ⁠la libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo;
  • ⁠  ⁠la libertà di studiare come funziona il programma e di modificarlo in base alle proprie necessità;
  • ⁠  ⁠la libertà di ridistribuire copie del programma in modo da aiutare il prossimo;
  • ⁠ ⁠la libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio.

Kenobit elenca molti motivi per cui preferire i social del Fediverso a quelli ancora mainstream: tra questi, l’assenza di un algoritmo che determina che cosa mostrare a chi a favore di un feed che rispetta l’ordine cronologico delle pubblicazioni, garantendo a tutti di non perdersi nulla e di dare a ogni contenuto la giusta dignità e diffusione. “L’assenza di pubblicità vanifica la necessità di un algoritmo che seleziona al posto nostro cosa mostrarci”.

Va da sé che è impossibile che il passaggio dai social mainstream al Fediverso sia rapido e collettivo. Per questo, una valida soluzione intermedia consiste nel mantenere i propri profili sui social tradizionali, ma smettendo gradualmente di postare contenuti e utilizzandoli soprattutto, come da tempo fa Kenobit, per sponsorizzare il passaggio ad altre piattaforme.

Più cooperazione e meno competizione

Il controllo che Big Tech può esercitare va però ben oltre le singole piattaforme. Durante una presentazione del libro che si è svolta a Torino, a Radio Blackout, l’11 febbraio 2026, è nato un dibattito sul possesso delle dorsali internet (backbone): infrastrutture fisiche ad altissima capacità, composte da cavi sottomarini in fibra ottica posati sui fondali oceanici. Trasportano oltre il 99% del traffico dati mondiale tra continenti, connettendo reti locali e garantendo la velocità della connessione web.

Già questo aspetto pone un importante problema, perché, anche utilizzando piattaforme alternative a quelle mainstream, ci si continuerebbe ad appoggiare a questo sistema, che resta in buona parte in mano a colossi privati. Le dorsali sono infatti gestite da un consorzio di grandi aziende di telecomunicazioni internazionali, colossi tecnologici (Google, Meta, Amazon, Microsoft) e, in parte, da governi.

In risposta a questa osservazione, Kenobit ha suggerito di cercare il sito di Antennine, che punta a costruire reti comunitarie. Citando il loro blog, “le reti comunitarie sono infrastrutture locali di telecomunicazione create da gruppi di persone (una comunità) per connettersi a Internet e fornire servizi di comunicazione digitale. Sono costruite e gestite come un bene comune, cioè una risorsa prodotta e mantenuta collettivamente, piuttosto che detenuta privatamente, come alternativa alle grandi reti commerciali o statali e ai fornitori di servizi Internet”. Sul sito di Antennine sono presenti le istruzioni per contattare gli organizzatori del progetto e unirsi alla rete. È solo un inizio, che rappresenta però un baluardo di resistenza per ricordarsi che costruire delle alternative è possibile.

Altri esempi internazionali di gestione comunitaria e democratica dell’accesso a internet sono Guifi.net, nata in Catalogna nel 2004 e che punta a costruire una rete dal basso in modo da connettere aree rurali portando la connessione internet laddove non arrivano gli operatori commerciali tradizionali, e Freifunk, nata a Berlino, che ha come obiettivo quello di fornire una rete internet libera e accessibile a tutti.

Un altro tema critico riguarda le conoscenze necessarie per poter usare – o anche solo entrare in contatto – con le piattaforme alternative. È necessaria in primis un’alfabetizzazione digitale, non scontata in un contesto in cui solo il 46% degli italiani possiede competenze di base in quest’ambito, ma anche una coscienza politica tale da problematizzare le piattaforme, oltre a contatti che tramite il passaparola permettano di accedere ad alternative come il Fediverso.

Per fare effettivamente la differenza, c’è insomma prima di tutto bisogno di fare massa critica, scegliere che direzione prendere e costruirla insieme. Come scrive Kenobit, “abbiamo un’occasione imperdibile per rivendicare una dimensione digitale fondata sulla cooperazione invece che sulla competizione”.

L'articolo Fuga da Big Tech proviene da Guerre di Rete.

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IL KIT PER LA SOPRAVVIVENZA URBANA

BUG-OUT-BAG: IL KIT DI EMERGENZA DA 72 ORE

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Noto in Italia come zaino di salvataggio, il BOB (Bug-out-bag) o 72h kit è uno zaino, un sacco o un qualsiasi altro contenitore portatile (es. scatola alluminio) che al suo interno tiene stipato un equipaggiamento di emergenza che consente un’autonomia di circa 3 giorni (ovvero 72 ore), dal momento in cui si scatena il disastro.

Il ‘kit di sopravvivenza classico‘, è spesso concepito per affrontare lunghi periodi di sopravvivenza in territori ostili e selvaggi, invece la Bug-out-bag nasce con lo scopo di affrontare situazioni di emergenza di breve durata, in conseguenza a disastri urbani o calamità naturali.

Il kit di sopravvivenza urbano ci servirà per garantire i punti base della sopravvivenza (fuoco, cibo, acqua, segnalazione, riparo) fino all’arrivo dei soccorsi.

Lo zaino di salvataggio viene consigliato, principalmente a chi risiede in zone ad alto rischio calamità naturali (es. vicino ad un vulcano, un grosso fiume, in alta montagna). Comunque può acquistarlo chiunque, in quest’ultimo periodo (forse per i vari accadimenti e per i vari programmi televisivi dedicati al survivalismo) è nata una vera e propria caccia (e anche moda) al kit di sopravvivenza urbano, tantochè è sorto un grande business e sempre più negozianti propongono il loro kit, basta fare una ricerca su google.

Lo zaino deve essere leggero, semplice, efficace, compatto, e deve contenere il numero di oggetti necessari in base al numero delle persone che lo utilizzeranno (es. una famiglia).
Lo zaino deve essere controllato periodicamente e deve sempre trovarsi a portata di mano, infatti non possiamo prevedere il momento nel quale ne avremo bisogno.

In quali situazioni usare la Bug-out-bag:

  • catastrofi naturali quali uragani, tornado, cicloni, terremoti, eruzioni vulcaniche, maremoti, alluvioni, frane, valanghe, bufere di neve, forti temporali, inondazione, colate di fango…,
  • incendi,
  • black out,
  • isolamento temporaneo della cittadina,
  • intrappolamento in un edificio,
  • sommosse,
  • manifestazioni violente,
  • attacchi terroristici,
  • assenza o scarsità di risorse primarie come l’acqua, il cibo, l’elettricità, il carburante, il metano per pochi giorni,
  • o altre catastrofi o disastri di breve durata.

IL CONTENUTO DEL KIT DA 72 ORE

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Cosa deve contenere la bug-out bag?

  • Acqua (per bere e cucinare) e cibo per 3 giorni, per ogni persona (almeno 2 a persona + un pasto giornaliero).
  • Cibo (in scatola, istantaneo, barrette energetiche, a lunga conservazione o MREMeal, Ready-to-Eat).
  • Delle bottiglie d’acqua e borraccia.
  • Equipaggiamento per potabilizzare l’acqua (Pillole o compresse per la depurazione dell’acqua al cloro o allo iodio al 3%, chiamate anche tavolette o pastiglie potabilizzanti). In alternativa fornello portatile a gas o a multi combustibile per bollire l’acqua con pentolino.
  • Fiammiferi, acciarino o accendino.
  • Fischietto per segnalare la vostra posizione ai soccorritori o ai cani (molto utile perchè non vi consumare energie urlando).
  • Un manuale di sopravvivenza completo ma sintetico, compatto e poco ingombrante.
  • Posate, pentolino e tazza di alluminio.
  • Apriscatole.
  • Abbigliamento pesante (in climi freddi), con pile, guanti, sciarpa e copricapo.
  • Indumenti di ricambio (intimo, maglietta, calze).
  • Poncho impermeabile, o k-way.
  • Coperta isotermica (immancabile! Da piegata occupa pochissimo spazio, è leggera, isola bene sia dai raggi del sole sia dal freddo e non disperde il calore corporeo).
  • Sacco a pelo e coperta.
  • Radio a manovella o a batteria (con eventuale scorta di pile).
  • Cellulare GSM con caricabatteria a dinamo o solare.
  • Torcia elettrica.
  • Busta di plastica con dei contanti (qualche moneta e banconote di piccolo taglio, almeno 500€), carta d’identità, codice fiscale, patente, libretti sanitari o le loro copie, matita, taccuino, e chiavi casa.
  • Coltello pieghevole, coltellino svizzero.
  • Scotch americano (quello grigio plastificato)
  • Paracord 550.
  • Telone in plastica utile per la raccolta di acqua e il riparo dalla pioggia.
  • Fionda, filo da pesca in nylon, kit cucito (alcuni bottoni, fili, ago e spilla di sicurezza).
  • Kit di pronto soccorso (kit medico sterile, fasciature, laccio emostatico, bendaggi, cerotti, disinfettanti, termometro, palloncino per rianimare, aspirina, tachipirina, oki… vedi primo soccorso).
  • Carta igienica, fazzoletti.
  • Volendo cacciavite con ricambi.
  • Volendo guanti da lavoro.
  • Scarpe comode da indossare subito.
  • Tenda da trekking per la notte.
  • Alcuni includono anche un’arma da fuoco.

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In foto (alcuni oggetti di un kit)

ATTENZIONE: Lo zaino deve essere compatto e leggero con una capienza di 20 litri fino a un massimo di 30 lt. Uno zaino da trekking è ben consigliato.

 

Se, invece, vi interessano tecniche di sopravvivenza per sopravvivere su lunghi periodi andate qui: COME SOPRAVVIVERE IN CITTA’  DOPO UN DISASTRO.

 

Link Esterni:
  1. La Bug-Out Bag di un utente di avventurosamente.
  2. Bug-out-bag senza spendere un patrimonio su Prepper.it
  3. Bug-Out Bag completa

L'articolo IL KIT PER LA SOPRAVVIVENZA URBANA sembra essere il primo su SOPRAVVIVERE.NET.

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Benefit Mafalda

✇unit
di: Unit

Domenica 8 Ottobre 2023, ore 16-21

Acheritivo di autofinanziamento unit hacklab per server autogestito "Mafalda".

Ore 16:00 Email / Thunderbird
Ore 17:00 Torrent
Ore 18:00 Parla Radio Z-AM
Ore 19:00 Chill out live Dj-set by unit electric assembly

Banchetto libretti autoprodotti, PirateBox
e il //ritorno del MAME …

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bitume - parliamo d_altro - podcast

✇unit
di: Unit

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a "cura" di Unit hacklab Milano.

logo-bitume

Mercoledì 21 giugno 2023, dallo studio radio di ZAM

Parliamo d'altro!

  • Moderatori di Reddit in sciopero (hanno ragione)

  • Gossipz dai socialz

  • Il sottomarino fermo a 3000 mm di profondità usa un Logitech game joystick

  • Apple Computers denuncia …

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9 tra le migliori applicazioni di hacking per Android

Android ha un’applicazione per qualsiasi cosa. Se siete amministratori di rete, tester professionisti o aspirate a diventare dei white hat hacker potete usare anche il vostro dispositivo Android per eseguire scansioni e test sia di base che completi per raccogliere informazioni ed identificare vulnerabilità. Eccovi una lista aggiornata (rispetto al nostro articolo del 2019) di… Leggi tutto »9 tra le migliori applicazioni di hacking per Android
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Hackmeeting 2022 - Call for Contents

logo_hackit

Hackmeeting è l'incontro annuale delle controculture italiane legate all'hacking, comunità che vivono in maniera critica il rapporto con la tecnologia.

Quest'anno si terrà a Torino al C.S.O.A. Gabrio dal venerdì 9 a domenica 11 settembre 2022.

La nostra idea di hacking investe ogni ambito della nostra vita e non si limita al digitale: crediamo nell'uso del sapere e della tecnologia per conoscere, modificare e ricreare quanto ci sta attorno.

Purtroppo la realtà è difficile da leggere, complicata da modificare e interagire con essa è impegnativo.

Vogliamo riprenderne il controllo.

Non è un idea vaga, una generica linea guida o aspirazione, è invece una pragmatica capacità organizzativa basata sulla solidarietà, complicità e la messa in comune di conoscenze, metodi e strumenti per riprenderci tutto e riprendercelo insieme, un tassello per volta.

In sintesi se pensi di poter arricchire l'evento con un tuo contributo manda la tua proposta iscrivendoti alla mailing list di hackmeeting o all'indirizzo di posta infohackit@autistici.org mandando una mail con oggetto [talk] titolo_del_talk oppure [laboratorio] titolo_del_lab e queste informazioni:

  • Durata (un multiplo di 30 minuti, massimo due ore)
  • Eventuali esigenze di giorno/ora
  • Breve Spiegazione, eventuali link e riferimenti utili
  • Nickname
  • Lingua
  • Necessità di proiettore
  • Disponibilità a farti registrare (solo audio)
  • Altre necessità

Nel concreto

Allestiremo tre spazi all'aperto, o al coperto in caso di pioggia, muniti di amplificazione e proiettore. Se pensi che la tua presentazione non abbia bisogno di tempi cosi lunghi, puoi proporre direttamente ad hackmeeting un ten minute talk di massimo 10 minuti. Questi talk verranno tenuti nello spazio più capiente al termine della giornata di sabato; ci sarà una persona che ti avviserà quando stai per eccedere il tempo massimo.

Se invece vuoi condividere le tue scoperte e curiosità in modo ancora piu informale e caotico, potrai sistemarti con i tuoi ciappini, sverzillatori, ammennicoli ed altre carabattole sui tavoli collettivi del LAN space. Troverai curiosità morbosa, corrente alternata e rete via cavo (portati una presa multipla, del cavo di rete e quel che vuoi trovare).

Hai una domanda estemporanea o una timidezza? Scrivici a infohackit@autistici.org

Ti piacerebbe che si parlasse di un argomento che non è stato ancora proposto? Aggiungilo insieme al tuo nick in questo pad o manda una mail in lista hackmeeting e spera che qualcun* abbia voglia di condividere le sue conoscenze e si faccia avanti.

Per più info visita il sito hackmeeting.org

English

Hackmeeting is the yearly meeting of the Italian countercultures related to hacking, communities which have a critical relationship with technology.

This year it will be held in Turin at C.S.O.A. Gabrio from Friday, September 9 to Sunday, September 11, 2022.

Our idea of hacking touches every aspect of our lives and it doesn't stop at the digital realm: we believe in the use of knowledge and technology to understand, modify and re-create what is around us.

Unfortunately reality is hard to read, hard to modify and interacting with it is a hard task.

We want to take control.

It's not a vague idea, generic guidelines or aspiration, it's a pragmatic organization effort based on solidarity, complicity and sharing of knowledge, methods and tools to take back everything and take it back together, one piece at a time.

If you think you can enrich the event with a contribution, send your proposal joining the hackmeeting mailing list or sending a message to infohackit@autistici.org with subject [talk] title or [lab] lab_title and this info:

  • Length (multiple of 30 minutes, max 2 hours)
  • (optional) day/time of the day requirements
  • Abstract, optional links and references
  • Nickname
  • Language
  • Projector
  • Can we record you? (audio only)
  • Anything else you might need

More concretely

We will set up three outdoor locations (indoor in case of rain), with microphone/speakers and projector. If you think your presentation will not need this much time, you can propose something directly at hackmeeting: a ten minute talk of a maximum of 10 minutes. These talks will be held in the largest available space at the end of of the day on Saturday. There will be someone who will warn you if you are about to exceed the allocated time.

If you want to share your discoveries or curiosities in an even more informal and chaotic way, you will be able to to get a place with your hardware on the shared tables in the LAN space. You will find morbid curiosity, power and wired connection (bring a power strip, network cables and whatever you might find useful).

Have any questions or you are shy? Write us at infohackit@autistici.org

Would you like to talk about something that hasn't yet been brought up? Add it, along with your nick, to this pad or send a mail to the hackmeeting list and hope that somebody else wants to share their knowledge and steps up.

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Call for papers HACKIT 2019 - Firenze, 30 Maggio - 2 Giugno

INTRO

Nell'ultimo hackmeeting ospitato a Firenze nel 2011 i Maya annunciavano la fine dei tempi. Nonostante l'umanità appaia lavorare alacremente in questo senso, per ora siamo in stand by: persistiamo con ironia nell'inferno dei viventi. I tempi non somo troppo felici, nè facili, ma non per questo abbiamo perso la voglia di giocare e smontare il mondo. Grosse nubi di ignoranza e velleità autoritarie producono una pioggia acida che corrode la società tutta. Serve un ombrello robusto, per questo ci prepariamo ad un nuovo hackmeeting:

30/31 maggio, 1/2 giugno a Firenze, presso il csa nEXt Emerson.

Dobbiamo fare la nostra parte, e giocare dalla parte giusta.

Se una visione critica della tecnologia è sempre stata necessaria, oggi vorremmo mettere l'accento sul metodo che negli anni abbiamo proposto come linea guida del nostro agire: l'autogestione.

A un modello sociale edificato sulla paura e l'emergenza, sul profitto elevato a ago della bilancia dell'umane vicende e incantesimo di guarigione per qualsiasi male, vorremmo opporre il nostro modo di stare al mondo condividendo beni e saperi. Non vorremmo parlarne nei termini di una vaga idea o generica linea guida o aspirazione, ma in qualità di pragmatica capacità organizzativa basata sulla solidarietà e la messa in comune di conoscenze, metodi e mezzi. Crediamo fortissimamente nella contaminazione delle discipline: dall'informatica alla fisica, dalla meccanica alla filosofia, dall'agricoltura alla matematica, dalla logica all'arte, dall'architettura all'antropologia, e continuate voi con gli abbinamenti che preferite.

Siamo persone curiose in ogni campo, e riconosciamo la necessità di intrecciare le esperienze per indagare la complessità del reale, senza arroganti semplificazioni di comodo.

Per farsi un'idea degli argomenti trattati ad hackit puoi leggere i programmi degli anni passati su https://www.hackmeeting.org e chi siamo e altre info.

Se condividi il nostro approccio, e vuoi partecipare a questo gioco che dura 4 giorni, ma più probabilmente tutta la vita, ti chiediamo di impegnarti un poco per produrre dei contenuti: più la comunità contribuisce, più hackit sarà interessante.


PROPORRE UN INTERVENTO

Allestiremo tre sale, più un quarto spazio jolly, per discussioni improvvisate o per seminari che sforano sull'orario previsto. Non ci sono rigide indicazioni riguardo alla durata degli interventi, tieni però presente che sebbene il tempo sia una dimensione dell'anima, la fisiologia umana a ricondurlo a una certa finitezza del medesimo, inoltre incastrare una chiaccherata di 31 minuti e 14 secondi in una griglia oraria è molto più difficile rispetto ad una di 1 o 2 ore.

Per orientarsi possiamo offrire qualche indicazione basata sulla più che ventennale esperienza di hackit.


TALK BREVE

Se l'intervento è più una suggestione o non te la senti di parlare per troppo tempo, sono previsti alcuni momenti dedicati ai "ten minutes talks". Di solito si tengono a fine giornata, nella sala più capiente e qualcuno si occuperà di segnalare lo sforamento eccessivo dei dieci minuti. Puoi segnarti direttamente in loco durante hackit, oppure iscriverti alla lista

hackmeeting(at)inventati.org

e mandare una mail con subject

[TEN] titolo

nel messaggio una breve spiegazione


TALK LUNGO

Se invece intendi proporre un intervento più lungo

manda una mail con subjet

[TALK] titolo

e le seguenti informazioni nel messaggio:

  • Durata prevista
  • Orario/Giorno preferito
  • Breve Spiegazione
  • Eventuali link e riferimenti utili
  • Nickname
  • Lingua

La griglia degli orari viene creata, comunicando via via i cambiamenti in lista cercando di rispettare le preferenze in termini di orari/giorni.

Durante hackit verrà delineato un percorso di base, quindi non intimidirti: divulgativo o tecnoSciamanicoDiIncomprensibileArgomentoDiOscuraMagiaNeraIntriso, se fatto con passione e impegno tutto può avere un senso e essere utile per qualcun'altro.

Se non hai un seminario da proporre, ma ti piacerebbe sentire parlare di qualche argomento in particolare, può seguire gli stessi passaggi indicati per la proposta dei talk, ma usare come subjet

[TALK RICHIESTA] titolo

e una breve spiegazione della richiesta

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