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Infrastrutture Critiche e Geopolitica: è l’Era dell’Antifragilità

Il nuovo assetto geopolitico mondiale ha messo a nudo una serie di problematiche che sono state trascurate troppo a lungo. In pratica, quello che per anni abbiamo visto accadere nel software, ovvero l’entusiasmo per le nuove feature che andava a coprire la necessità di rendere sicuro il loro utilizzo, si è applicato anche in mille […]

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Il Gattablu di Scampia. Esperienze di de-istituzionalizzazione della psichiatria

Questo testo, curato da Nicola Valentino per le edizioni “Sensibili alle foglie”, racconta l’esperienza del “Gattablu”, uno dei primi centri di riabilitazione psichiatrica e psicosociale espressione del vasto movimento basagliano nato in Campania nei primi anni ’90, durante la fase di  chiusura dell’ex Ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, il cosiddetto “Frullone”. Un’operazione coraggiosa, affrontata con l’entusiasmo e l’ottimismo di quel momento storico, dal prof. Sergio Piro e da un gruppo di operator3 che occuparono piccole costruzioni in stato di abbandono diventate poi la casa della comunità che cura, di cui questo libro ci racconta.

Qui, come in altri centri diurni con la medesima ispirazione ideale, iniziano i processi di affrancamento dalle solitudini, si inizia ad allenare relazioni e dialogo, si potenziano strumenti e abilità che consentono di raggiungere uno stato di benessere soggettivo, sociale, e funzionale. Il Gattablu rappresenta uno snodo cruciale di quel processo di de-istituzionalizzazione che ha rivoluzionato la psichiatria e che ha contribuito e contribuisce a migliorare la vita degli utenti e delle famiglie.

I pazienti vengono coinvolti a vari livelli nella gestione delle attività del centro, anche la preparazione collettiva del cibo stimola l’attività e la tessitura di relazioni affettive. L’arte ha un ruolo centrale come forma di “autocura” , quando l’esistenza diventa difficile, è una risorsa vitale, un mondo in cui ci si rifugia e che rigenera, un’esperienza che esce dal centro ad incontrare il mondo fuori: “dall’arte reclusa all’arte pubblica”.

Le opere diventano installazioni in giardini pubblici, fanno parte di mostre e incontrano collezionisti o appassionati, sono sul carro di carnevali di quartiere a Napoli. Molte opere hanno trovato acquirenti e il ricavato di ogni vendita è andato a beneficio di tutta la comunità, nell’ottica di qualcosa di proteso verso un futuro diverso per ognun.

La vocazione inclusiva del centro, all’interno dell’ampio movimento associativo creato dal basso in quegli anni, porta il Gattablu a intessere relazioni con una vasta rete di soggetti e situazioni. Al Gattablu, (nome probabilmente derivato da un gatto che abitava le strutture, e il blu un probabile riferimento al cavallo blu basagliano), nei più di trent’anni di attività, sono state organizzate iniziative, incontri con altre associazioni, progetti con scuole, occasioni di socialità.

Il libro cerca di raccontare proprio il valore umano e sociale di questa rete di legami sociali indispensabile per la cura della sofferenza psichica, una rete che tiene insieme, come osservava Sergio Piro, sofferenza individuale e sofferenza sociale.

Per tornare sull’arte come come modo per uscire fuori dal centro diurno e aprirsi al mondo, è molto interessante la vasta produzione artistica che include dipinti, disegni, sculture, scrittura di racconti, poesie, pensieri.

La stessa ristrutturazione delle palazzine è stata impreziosita da mosaici e installazioni che, insieme a quanto è rimasto nella struttura, costituiscono un patrimonio che ha bisogno di essere innanzitutto preservato, in particolare da quando, a gennaio 2026, l’ASL ha chiuso il centro e stabilito di procedere alla demolizione delle strutture. In questa fase di regressione nei metodi della cura della malattia mentale e di tagli alla sanità, l’incontro con l’archivio “arte ir-ritata” della Coop Sensibili alle foglie, assume un particolare valore per la divulgazione e la protezione di questo patrimonio a rischio di dispersione o di appropriazione indebita. In attesa  che si apra una nuova prospettiva di esistenza per questa preziosa esperienza di cura e solidarietà.

 Il Gattablu         

Una narrazione delle attività artistiche e sociali del Centro Diurno di salute mentale di Napoli Scampia  a cura di Nicola Valentino

Edizioni : Sensibili alle foglie (pag. 109)

recensione a cura di Nadia Nardi

 

 

 

 

 

 

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Modena ribelle. Contro lo sciacallaggio fascista e le intimidazioni di Stato

La settimana tra il 16 e il 23 maggio ha visto la città di Modena trasformarsi in un terreno di scontro aperto tra il fango del razzismo di Stato e la risposta militante, autorganizzata e antifascista.

Sabato 16 maggio: la tragedia e l’attivazione della macchina reazionaria

Tutto ha inizio sabato 16 maggio. All’interno dello Spazio Sociale Libera è in corso un’assemblea per discutere l’autodifesa comunitaria contro i nuovi decreti sicurezza e la svolta autoritaria del governo Meloni. All’improvviso, la riunione viene interrotta da una notizia drammatica: un’auto a forte velocità ha travolto otto persone che stavano camminando in pieno centro, in una zona pedonale frequentata quotidianamente da ognuno di noi.

La macchina dello sciacallaggio razzista e securitario si attiva istantaneamente, non appena viene resa nota l’identità del guidatore: Salim El Koudri, trentunenne nato in Italia da genitori marocchini.

I professionisti dell’odio xenofobo si fiondano sulla tragedia per strumentalizzarla. Personaggi come Roberto Vannacci e Roberto Fiore piombano immediatamente a Modena per tenere comizi improvvisati, cercando di trasformare un dramma legato al disagio o alla fatalità in un manifesto d’odio permanente.

Questo odio xenofobo, viscerale e calcolato, non è un’anomalia: è lo strumento con cui il potere divide gli sfruttati, indicando un finto nemico per nascondere i veri responsabili della miseria sociale. Contro questa violenza verbale e antropologica, che deumanizza l’individuo in base alla sua origine, non chiediamo le ipocrite “politiche di inclusione” della sinistra istituzionale. L’inclusione di Stato è solo un’assimilazione forzata nelle logiche del capitale, un modo per rendere tollerabile lo sfruttamento purché normato. Noi non vogliamo essere inclusi in questo sistema violento; vogliamo distruggerlo attraverso la solidarietà internazionalista.

I giorni successivi: la caccia alle streghe e le intimidazioni all’avvocato

Nei giorni successivi al 16 maggio, il clima in città si fa ancora più pesante. La rabbia sociale viene scientificamente deviata dai media borghesi e dai fascisti contro un unico capro espiatorio. In questo scenario di caccia alle streghe si inseriscono le pesanti pressioni e le tutele negate alla difesa legale.

L’avvocato di Salim El Koudri, che è anche lo storico legale dello Spazio Sociale Libera, diventa il bersaglio di una campagna diffamatoria e intimidatoria senza precedenti. Non si è trattato solo di attacchi sui giornali o sui social, ma di vere e proprie pressioni politiche e minacce velate volte a isolare il legale e a colpire, attraverso di lui, l’intero tessuto politico della Modena antifascista e libertaria. Un tentativo di linciaggio che dimostra come, per lo Stato e i suoi servi, il “diritto alla difesa” sia solo un paravento ipocrita, pronto a saltare non appena un caso tocca gli interessi della propaganda razzista e dell’ordine costituito.

Di fronte a questa provocazione reazionaria, la parte autoorganizzata e antifascista della città non è rimasta a guardare, rispondendo subito con la mobilitazione, un presidio immediato e la costruzione della piazza successiva.

Sabato 23 maggio: la risposta della Modena complice e solidale

Il culmine della mobilitazione si è raggiunto sabato 23 maggio, quando le strade di Modena sono state attraversate da un corteo antifascista determinato, autogestito e partecipato. Centinaia di compagne, compagni, realtà studentesche, del sindacalismo di base e singole individualità si sono date appuntamento per respingere l’odio neofascista e le logiche securitarie dello Stato che lo spalleggiano.

A differenza di chi si limita alla sterile retorica delle celebrazioni istituzionali, la piazza ha voluto ricordare che l’antifascismo a Modena ha radici profonde, che affondano nella storica e mai sopita tradizione anarchica del territorio. Dalle barricate del passato alle lotte operaie, Modena ricorda i suoi figli libertari che hanno sempre combattuto il fascismo non in nome di una legalità borghese, ma per l’emancipazione totale delle oppresse e degli oppressi.

“La risposta della Modena complice e solidale è stata chiara,” dichiarano le realtà libertarie e antifasciste promotrici. “Il fascismo e l’odio xenofobo non si combattono delegando alle istituzioni, firmando patti per l’inclusione o difendendo carte costituzionali troppo spesso tradite dal potere. Si combattono con l’organizzazione dal basso, la vigilanza militante, il mutuo soccorso e l’azione diretta nelle strade. Di fronte alla violenza strutturale di chi propone confini, espulsioni e gabbie, noi rispondiamo con il rifiuto di ogni autorità.”

La mobilitazione si è svolta in un clima di forte compattezza e fermezza, dimostrando che la memoria della resistenza anarchica e comunarda non è un cimelio da museo, ma uno strumento vivo per bloccare ogni rigurgito nostalgico e autoritario.

Nessuno spazio al fascismo, al razzismo, ai loro servitori e a chi usa l’intimidazione per tappare la bocca ai compagni. La lotta continua nelle strade, ogni giorno.

Colby Lia. USI Modena

 

 

 

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Aviano, 6 giugno: contro le guerre, il riarmo, le testate nucleari

Un fermo NO alla guerra e a ogni escalation militare si alzerà, con voce unica, sabato 6 giugno davanti alla base USAF di Aviano. Sarà una grande manifestazione nazionale, unitaria e nonviolenta promossa da Anpi, CGIl, Tavolo della Pace, Centro Balducci  e molti altri, a cui come Movimento Nonviolento- Centro territoriale di Pordenone abbiamo  collaborato [...]

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IL RUOLO DELLA LOTTA DI CLASSE OPERAIA NEL CONTESTO NAZIONALE

Straordinaria giornata a Gallarate sabato 23 maggio nella sede del Sindacato Generale di Classe che ha convocato una Conferenza Operaia a cui hanno partecipato avanguardie di lotta da tutta Italia.

Ero presente con altri compagni del nostro Partito per ascoltare e approfondire il rapporto con la classe operaia.

Sono stati trattati diversi temi e relazioni su luoghi specifici, ma in ognuno di essi emergeva il nesso generale che lega le lotte di queste avanguardie.

Il tema del salario, il tema della sicurezza del lavoro e il tema della guerra imperialista.

Con mio grande piacere alla fine sono stato anche invitato a portare il saluto del Partito. Ho quindi fatto emergere qualcosa che è implicito nei discorsi fatti durante la giornata, ossia il ruolo nazionale che la classe operaia svolge nel nostro Paese, così come negli altri.

Perché la rivendicazione salariale non è un tema corporativo, ma coinvolge l’interesse di sviluppo e innovazione di una nazione?

Il padronato è sempre stato bravo a demonizzare le rivendicazioni salariali in nome del superiore interesse dell’azienda. È il vecchio apologo di Menenio Agrippa, in cui lo stomaco esalta la propria funzione indispensabile rispetto alle varie membra. In realtà, vediamo che l’abbassamento della conflittualità e la costante compressione dei salari nei decenni ha fatto fare enormi passi indietro all’intera economia nazionale, in quanto la competizione rispetto ai costi non viene sviluppata attraverso innovazione e ricerca, ma solo abbassando la qualità del prodotto. i padroni si lamentano della bassa produttività italiana, di cui però sono loro gli unici responsabili e non chi esegue i lavori. Essendosi impossessati in prima persona delle leve della politica e avendo ridotto questa a mera cinghia di trasmissione dei loro diktat, tutti i governi che si sono succeduti non hanno svolto alcuna funzione dirigente. Gravissima quindi anche la corresponsabilità che portano i sindacati concertativi, avendo avallato questa tendenza che ha portato alla situazione di sottosviluppo odierna.

Perché le privatizzazioni fanno male alla società?

I lavoratori dell’ATM di Milano rappresentano un baluardo di lotta anche contro il tentativo di privatizzare una delle più antiche e prestigiose aziende italiane. La loro lotta difende non solo il loro posto di lavoro, ma il servizio pubblico per tutti i cittadini. Si osservi come, dopo avere spolpato le aziende pubbliche, in tutto il mondo occidentale si sta facendo un passo indietro. Portiamo come esempio quello delle ferrovie inglesi, privatizzate dalla Thatcher e ora al collasso. Ma la situazione di sanità, trasporti, ecc. è ormai una evidenza incontestabile. Naturalmente, solo il controllo operaio all’interno dell’azienda pubblica può garantire che essa non venga piegata a interessi clientelari.

Perché la sicurezza nelle aziende non garantisce solo i lavoratori all’interno, ma tutti i cittadini all’esterno?

In Italia 3 morti al giorno sul lavoro. E la tendenza non diminuisce. Si vedono anche casi in cui a perire sono anche i piccoli padroncini che prendono appalti sotto costo, anche da commesse pubbliche, e poi tagliano i costi nell’unico modo che la parte debole può fare, la sicurezza, un tiro di dadi sperando che vada bene. Per le grandi aziende invece impunità più totale. Ma se si taglia sulla sicurezza, vuol dire che si è tagliato anche su tutto il resto della qualità del prodotto o del servizio. E quindi è tutto il sistema che è compromesso. Sicurezza per i lavoratori, significa qualità, qualità di ciò che si produce, che si crea, barriera contro chi inquina il lavoro offrendosi sottocosto.

Perché contro la guerra?

Perché, quando si smette di produrre auto e si passa a produrre carri armati, si distrugge ricchezza e l’intera nazione ne paga le conseguenze. Non è solo furto da parte dei padroni delle aziende produttrici di armi, è saccheggio con distruzione di ricchezza. Non lasciamoci ingannare dal “keynesismo militare”, esso ha funzionato nel centro della cittadella imperialista, quando lo ha pagato tutto il resto del mondo sottomesso.

Perché la classe operaia è l’unica che può dichiararsi classe “nazionale”?

Perché è l’unica che può incarnare l’interesse generale di una nazione. Perché i suoi interessi – il salario, lo sviluppo, la sicurezza, il benessere, la pace – sono gli interessi di tutti e non di una sempre più ristretta minoranza.

Il Partito Comunista si batte perché la classe operaia riprenda la propria coscienza del proprio ruolo storico, così come lo avuto nel recente passato, al di là delle sconfitte momentanee.

 

 

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Attacco ai router Huawei dietro blackout telecom del Lussemburgo

Un attacco informatico basato su una vulnerabilità sconosciuta nei router enterprise di Huawei avrebbe causato nel 2025 uno dei più gravi incidenti infrastrutturali europei degli ultimi anni, provocando il collasso temporaneo dell’intera rete telecom del Lussemburgo. Secondo quanto riportato da Recorded Future News, l’incidente avrebbe coinvolto un comportamento non documentato del sistema operativo di rete […]

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Abbinare Twitter e Mastodon

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Sbrigativamente si può dire che Mastodon é un’alternativa a Twitter, ma utilizzare l’uno non significa affatto dover abbandonare l’altro: anzi!

In modo molto semplice é possibile far convivere i due strumenti ottenendo vantaggi da entrambi!

Abbiamo già visto cos’é Mastodon e che dialoga con diverse piattaforme molto diverse fra loro (solo per citarne alcune: Peertube, Pixelfed, Friendica, Hubzilla, Nextcloud, che sono a loro volta paragonabili a YouTube, Instagram, Facebook, Dropbox e iCloud), le quali, assieme, formano una sorta di mega-rete chiamata Fediverso.

Attualmente Mastodon é la piattaforma di maggior successo del Fediverso; nel momento in cui questo articolo viene scritto ha circa 2.175.000 utenti e cresce al ritmo di 18.000 a settimana.

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Numeri ottimi, ma molto distanti da quelli dei social commerciali. Twitter ad esempio ha circa 335 milioni di utenti attivi (a luglio 2018).

Non é un mistero che chi utilizza una certa piattaforma può decidere di passare ad un altra se solo questa presenta caratteristiche migliori o assenti in quella che già conosce.

 

UN DIVERSO PARADIGMA

Qui incontriamo una difficoltà: Mastodon presenta sì delle caratteristiche che su Twitter sono inedite (il livello di privacy dei messaggi, il Content Warning) ma presenta soprattutto un cambio di paradigma nel rapporto coi social che spesso spiazza chi vi si approccia.

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Capire che Mastodon non é UN social, ma un conglomerato di comunità diversissime che decidono volontariamente se interagire tra di loro e come, é un concetto talmente distante dall’immagine di social a cui si é abituati da non esser facilmente capito.

Altro concetto che risulta di non immediata comprensione sono ad esempio le potenzialità di poter creare il proprio server Mastodon con le proprie regole (vorresti un social su cui é vietato parlare di politica e religione? Nessun problema: si può creare un’Istanza Mastodon che abbia questo divieto tra le sue policy e raccogliere utenti che hanno lo stesso approccio)

Si ha difficoltà a capire che un’Istanza é sia un server che una comunità.

Di altrettanta difficile comprensione é che possono crearsi delle reti di Istanze Mastodon completamente scollegate fra loro (Ci sono Istanze piene di nazisti che dialogano solamente fra di loro e che non hanno alcun contatto con Istanze antifasciste).

Non si tratta di cose difficili da capire di per sé, ma risultano difficili a chi conosce solo i più noti social network commerciali centralizzati e non é mai stato esposto all’idea di reti dal funzionamento del tutto diverso. E’un po come il caso della persona che fa sempre lo stesso tragitto e dopo anni gli vien rivelato che a breve distanza esiste un percorso alternativo di cui non aveva mai nemmeno sospettato l’esistenza.

A volte si descrive Mastodon come uno strumento atto a creare comunità chiuse nelle loro filter bubble, senza capire che un’Istanza può avere diversi livelli di apertura e chiusura alle altre: una Istanza/comunità sana, interessata a comunicare apertamente con chiunque che ha tra i suoi princìpi anche dei “no” come ad esempio razzismo e sessismo é cosa diversa da chi vive in una filter bubble.

Al tempo stesso, vi sono alcuni meccanismi di Mastodon che in parte necessitano oggettivamente di qualche miglioramento ed in parte ha senso che risultino un po’ macchinosi, proprio in base alle sue peculiarità (ad esempio la ricerca di utenti su Istanze diverse o l’assenza di trend topic).

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UN’INTERAZIONE PIÚ UMANA

Queste differenze di approccio ai rapporti via social sono certamente interessanti: le caratteristiche di Mastodon tendono a premiare le interazioni umane (l’argomento più discusso su un’Istanza é quello di cui messaggiano tutti e non quello che appare su una classifica di trend topic gonfiata da bot e troll; l’ordine dei messaggi é quello cronologico reale e non viene alterato da algoritmi; si interagisce dialogando; la gamification é ridotta in modo drammatico) pur introducendo alcuni strumenti tipici della comunicazione elettronica (stelline, retweet/boost ecc.).

Si può invece notare che chi proviene da piattaforme commerciali tende spesso a sentire come una mancanza proprio le caratteristiche che rendono la comunicazione meno umana (rincorsa all’hashtag, trend topic, contatori, retweet con commento ecc.)

É sempre illuminante osservare come spesso sulla propria Istanza Mastodon nessuno abbia alcun interesse verso un argomento frivolo che, su Twitter, occupa magari tutti i tweet della giornata.

Qui la cosa può farsi straniante: chi si approccia a Mastodon continuando a ragionare in termini di gamification (ottenere tanti like! centinaia di retweet! inventare una battuta di successo!) probabilmente non ne trarrà molto gradimento perché come abbiam visto su Mastodon tutto é studiato per minimizzare questo tipo di interazione “meccanica”.

Tutto dipende dalla qualità della comunità/Istanza: più gli utenti collaborano a “creare comunità” sulla propria Istanza e meglio questa funziona. Se l’Istanza/comunità é solo un punto d’incontro casuale tra utenti privi di un progetto/idea/interesse comune, allora Mastodon sarà solo un “Twitter un pò diverso”, ma se al contrario v’é un approccio propositivo e di comunità, ecco che le caratteristiche strutturali di Mastodon riveleranno immediatamente tutte le loro potenzialità.

Per esempio, un’Istanza comunitaria può decidere assieme le policy, chi bannare o semplicemente silenziare, come finanziare il server, le attività in comune, quali strumenti aggiungere/personalizzare, come gestire la moderazione…

 

“MA SONO TUTTI DALL’ALTRA PARTE”

Una difficoltà che tocca diversi strumenti informatici alternativi a quelli più diffusi e commerciali é quello dell’omnipresenza di questi ultimi. Se sei su Twitter, insomma, ci pensi due volte a passare ad una piattaforma in cui non troverai i tuoi contatti/follower/amici. Al di là del fatto che ci sono ottimi motivi per mollare a piè pari le piattaforme delle Big Tech Companies, é comprensibile che non tutti siano disposti a fare di punto in bianco un “grande salto”, vuoi per timore, vuoi per oggettiva riduzione dei contatti.

Esistono tuttavia diversi strumenti per far convivere Mastodon e Twitter ottenendo il meglio da entrambi e permettendo una transazione soft!

 

CROSSPOST CON MASTO.DONTE

Masto.donte é un crossposter, ossia uno strumento che permette di sincronizzare il proprio account Twitter col proprio account Mastodon.

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Il funzionamento é semplice: ci si logga con entrambi gli account e lo si imposta come si preferisce! Le opzioni a disposizione sono diverse, ad esempio lo si può impostare perché i post su Mastodon vengano replicati su Twitter ma non da Twitter verso Mastodon, o il contrario, oppure ancora lo si può impostare perché funzioni in entrambi i sensi. Qui ognuno é libero di sperimentare la formula che preferisce.

Ci sono alcuni limiti (le risposte ad altri utenti non possono essere crosspostate ed i boost su Mastodon non vengono twittati) ma i propri post originali possono viaggiare sempre in entrambe le direzioni.

Ci sono anche alcuny bypass: é possibile far sì che messaggi contenenti una certa parola (o un certo hashtag) non vengano mai crosspostati.

(Per i più smanettoni: questo é il repository dell’App, se volete contribuire a migliorarla o modificarla)

 

CROSSPOST CON IFTTT

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IFTTT contiene diversi Applet in grado di crosspostare messaggi da una piattaforma all’altra. Gli Applet sono diversi e conviene provarli direttamente.

 

ACTIVITYPUB.ACTOR

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ActivityPub.Actor é uno strumento ancora in lavorazione (questo il profilo del suo sviluppatore) che si propone di sincronizzare gli account di diverse piattaforme commerciali centralizzate con ActivityPub, il protocollo di comunicazione condiviso dalle piattaforme del Fediverso e dunque anche da Mastodon.

La piattaforma su cui maggiormente viene sperimentato é proprio Twitter, ma tra quelle che gli sviluppatori dicono di voler considerare in futuro vediamo anche Facebook, Instagram, Reddit ecc.

In sostanza ActivityPub.Actor porterebbe i contenuti di questi social nel Fediverso e viceversa, fungendo grossomodo come uno dei bridge già osservati riguardo a Matrix.

Pur essendo uno strumento non ancora funzionante ha già fatto discutere un po’ all’interno del Fediverso, riguardo l’opportunità di accogliere potenzialmente una valanga di contenuti non originali con i quali probabilmente non sarebbe possibile interagire.

 

I VANTAGGI DEL CROSSPOSTING

Uno dei primi vantaggi del crossposting ce l’ha ben presente chi, per un motivo o per l’altro, é stato silenziato/sospeso/bannato da Twitter.

BYPASSARE I BAN DI TWITTER Crosspostando con Mastodon, nel caso di una sospensione si può continuare a comunicare su Mastodon e la propria pagina pubblica di Mastodon con tutti i propri messaggi, rimarrà comunque visibile. Volendo, puoi collegare temporaneamente il tuo account Mastodon ad un account temporaneo di Twitter.

500 CARATTERI Scrivendo su Mastodon puoi avere fino a 500 caratteri (alcune Istanze anche di più). Crosspostando, Twitter mosterà i primi 280 caratteri e per leggere il resto aggiunge il link web al post Mastodon.

THREAD MULTIPLI Un post crosspostato può generare una discussione su Twitter con un certo tono ed una discussione enormemente diversa su Mastodon. A volte il risultato può essere stupefacente!

BACKUP Avere i tuoi post archiviati su un diverso server può essere un modo di backuparli! 😉

Il crossposting può essere visto male nel Fediverso se viene usato in modo unidirezionale e senza interazione. Per intenderci: se stai sempre su Twitter, crossposti su Mastodon ma poi su Mastodon non vieni mai, non interagisci, non rispondi, beh, la cosa é vista molto male perché anche se sei una persona in carne e ossa, così facendo nel Fediverso ti comporteresti come un BOT e certe Istanze potrebbero silenziarti o bannarti.

Tieni conto che per etichetta, nel Fediverso, i BOT si dichiarano per quel che sono. Un account che funge da BOT per un sito postando in automatico i suoi contenuti può svolgere un servizio comodo ma é giusto che gli utenti sappiano che si tratta di un “utente meccanico” cosicché possano agire di conseguenza.

Account di utenti reali che però agiscono solo come BOT sono invece un qualcosa di assai irritante, anche perché spesso collegati ad operazioni di trolling. Se vuoi solo che i tuoi contenuti girino nel Fediverso senza interagire non c’é problema, a patto che ciò sia detto esplicitamente. Nelle preferenze del tuo account Mastodon c’é una casella da spuntare in cui indichi che il tuo account é un BOT e, per maggior chiarezza, non sarebbe male lo segnalassi anche nel nome utente e/o nella bio. Volendo, esiste anche un’Istanza apposita: https://botsin.space/ creata proprio per ospitare solamente account BOT. Così come ogni cosa nel Fediverso, ogni Istanza sceglie come rapportarsi con Botsin Space: chi la blocca, chi la silenzia e chi interagisce senza problemi.

 

CERCHI CHE SI ALLARGANO

Le prime comunità su una piattaforma digitale sono solitamente le comunità degli sviluppatori. Hacker, programmatori e appassionati di tecnologia che si divertono a smanettare su strumenti nuovi, migliorarli, ecc.

In una seconda fase la piattaforma si popola delle prime comunità per cui la piattaforma é stata pensata. Mastodon però da un lato non é pensato per una qualche comunità specifica (per fare un esempio: il social Gab ha delle policy che permettono alle comunità neonaziste di utilizzarla liberamente e dunque si é popolata proprio di neonazisti, alt/right ecc) e dall’altro il suo sviluppatore ha imposto una chiara policy antifascista sul suo server, mastodon.social. Di conseguenza le prime comunità ad aver popolato Mastodon e creato le proprie Istanze hanno avuto una forte componente antifascista.

Una grossa fetta di utenti ed Istanze poi é andata a formarsi grazie agli esuli di Twitter: chi non poteva o voleva interagire rispettandone le policy (utenti giapponesi, appassionati di anime e manga che, per differenze culturali, non potevano interagire su Twitter) comunità che su sui social generalisti perdono più tempo a difendersi da molestie e trollaggio e che han creato le proprie Istanze Mastodon dove han trovato casa (comunità LGBTQ, Furry, ecc).

Col tempo poi sono arrivati anche i nazi ed i fondamentalisti cristiani, che si son fatti le proprie Istanze indipendenti, così come sono arrivati appassionati di erotismo e pornografia transfughi da Tumblr. Ci sono pure Istanze sex-work friendly.

La struttura stessa di Mastodon fa sì che ogni utente e comunità possa scegliere se e come interagire con le altre. Mastodon dunque non é UN social di antifascisti, furry, nazi, sex-worker, anarchici e tecnoilluminati ma un calderone pieno di comunità diversissime che interagiscono o s’ignorano in modi assai variegati, creando reti complesse adatte alle singole comunità.

In questo momento stanno nascendo diverse Istanze dedicate a mestieri specifici come Istanze per avvocati ed educatori. Al tempo stesso stanno nascendo Istanze specifiche per una certa regione.

 

MASTODON IN ITALIA

In Italia le Istanze stanno nascendo nell’ambito di collettivi autonomi, circoli anarchici e centri sociali legati alle città d’origine:

Bologna: https://mastodon.bida.im
Jesi: https://snapj.saja.freemyip.com
Milano: https://nebbia.lab61.org
Torino: https://mastodon.cisti.org

Non mancano alcune Istanze  personali (cioé create solo per ospitare il loro proprietario o poco più) ed un’Istanza generalista attualmente popolata solo da bot commerciali.

Molti utenti italiani tuttavia sono registrati su mastodon.social o in altre Istanze, perlopiù tedesche o francesi, come ad esempio l’assai cosmopolita mastodon.partecipa.

 

PRIMI PASSI E CONVIVENZA CON TWITTER

Cresce dunque l’interesse per lo strumento ed al tempo stesso si affronta la titubanza di chi s’approccia a Mastodon avendo alle spalle solo l’esperienza dei social commerciali ed ha dunque bisogno di un’introduzione ed un avvicinamento lento. Far convivere le due piattaforme con l’uso di un crossposter é probabilmente una formula che in questo senso può aiutare.

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2+2=5 (La muraglia cinese che divide la Louisiana dall’Arizona)

2+2=5

Due più due fa cinque. Bisogna accettarlo: E’COSI’ PERCHE’ LO DICONO TUTTI.

Non importa essersi informati, aver seguito centinaia di lezioni, imparato a memoria le tabelline, ottenuto una laurea in matematica: se ti trovi di fronte due o più persone che sostengono che 2+2=5 tu, che sostieni faccia 4, sei un povero sfigato bastiancontrario in minoranza che “non capisce”.

O peggio: se anziché limitarti a sostenere che “due più due fa quattro e non cinque” hai l’ardire di indicare prove materiali a tuo favore (schemi delle tabelline, testi di matematica ecc), con ogni probabilità verrai tacciato d’esser [ noioso / pesante / arrogante / antipatico / stressante / fondamentalista / troppo rigido ].

ATTENZIONE: qui non si parla di divergenze d’opinioni ma di pura e semplice negazione di fatti.

OPINIONI VS. DESCRIZIONI DELLA REALTA’

Se Gianni sostiene che “il Gran Canyon é più bello della muraglia cinese” e Pinotto che “la muraglia cinese é più bella del Gran Canyon” si tratta di una divergenza d’opinioni, ossia considerazioni personali non misurabili e prive di valore oggettivo.

Se Gianni invece sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” non ci troveremmo più di fronte ad un’opinione personale ma ad una descrizione della realtà che pertanto può esser misurata in gradi di veridicità a seconda della sua maggior o minor capacità di rappresentare coerentemente la realtà conosciuta.

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A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’

Se Gianni sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona“, per dimostrare che la muraglia cinese sta in Cina potresti mostrare fotografie, guide di viaggio, atlanti, documentari, testimonianze di amici cinesi, libri di storia. Ma tutto ciò potrebbe essere inutile.

Non per colpa dei tuoi atlanti o delle tue fotografie. Non per colpa del tuo amico cinese o delle tue guide di viaggio. Ma per colpa di Gianni stesso. Si perché fondamentalmente A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’. Non cerca riscontri oggettivi alle proprie credenze. Non mette in discussione le proprie convinzioni.

STOCKHOLM SYNDROME

Gianni é talmente abituato a stare nella sua prigione di convinzioni (anche se non é detto ci si trovi poi così comodo) che  la difenderà a spada tratta, percependo come un attacco qualunque cosa potesse anche solo potenzialmente intaccarla. Perché Gianni ha paura ad uscire da quella prigione che conosce benissimo ed in cui sa come muoversi. Ecco che quindi Gianni bollerà tutte le prove in grado di distruggere la sua convinzioni  come “roba noiosa da leggere, poco interessante, di parte e magari anche falsa”.

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Brooks, dopo aver passato l’intera vita in carcere, alla notizia della sua scarcerazione tenta di uccidere un altro detenuto per prolungare la sua stessa prigionia (Le ali della libertà)

UN CRIMINE

Se la stupidità é una condizione sfortunata e pericolosa e l’ignoranza é una condizione risolvibile, la negazione della conoscenza é certamente un crimine.

Negando di affrontare l’evidenza, quindi, Gianni commette un crimine di cui é il solo responsabile.

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COLPA DI GIANNI E DI CHI LO NUTRE

Pur non discolpando Gianni é comunque innegabile che la sua negazione della realtà derivi ANCHE all’humus culturale in cui é immerso. Perché vi sono anche molti altri “Gianni” a cui fa comodo che Gianni stesso resti com’é e fanno di tutto per alimentarlo e stimolarlo con cibi adatti a mantenerlo così.

Come un alcolizzato che fin da giovane é stato spinto a preferire i liquori in base al maggior tasso alcolico e non in base ad un gusto addestrato da corsi da sommelier, a Gianni é sempre e solo stato insegnato a descrivere/descriversi grossolanamente la realtà; più con la pancia che attraverso analisi logica e riscontri oggettivi.

A ciò hanno contribuito l’ambiente in cui é cresciuto, la famiglia in cui ha vissuto, gli amici che si é scelto, gli insegnanti che più l’hanno coinvolto, le cose che ha letto e sentito.

Se Gianni non ha una propensione personale a documentarsi e l’ambiente in cui é cresciuto lo ha abituato a leggere poco e/o a leggere male sarà sicuramente molto più a suo agio nella fruizione di testi che rispondono con semplicità alla sua pancia. Si troverà più a suo agio coi brevi servizi di Striscia la Notizia e con gli schiamazzi populisti che con la lettura di OpenData come dati Istat ed Eurostat o con testi troppo articolati e complessi.

Se poi Gianni si trova in un ambiente particolarmente avverso ai valori di precisione, merito, ricerca, dialogo ed analisi come l’Italia attuale (NB: non che all’estero sia tutto meglio, ma qui gli italici modelli di riferimento stan facendo danni a livelli diversissimi e in tutti i campi) una certa colpa va addossata pure all’humus di cultura popolare italiana.

giornali

HUMUS CULTURAL-POPOLARE ITALIANO

Nell’Italia che legge poco e principalmente i libri acquistabili al supermercato, con almeno un terzo della popolazione dichiarata analfabeta funzionale, in cui l’istruzione scolastica fornisce una preparazione scarsa (rapporto OCSE 2014), con una copertura internet arretrata e conseguente alto analfabetismo digitale, in cui la gente legge più riviste settimanali che quotidiani, e s’informa principalmente attraverso Tv e Social Network, appare chiaro quante difficoltà può trovare il nostro Gianni.

Viste le premesse non stupisce il fatto che il dialogo nazionale vada avanti a colpi di emergenze emotive. Con la spinta degli introiti da grandi numeri e la scusante esteriore della simpatia si é lasciato sempre più spazio ad un tipo di comunicazione eccessiva, semplicistica ed inaccurata.

PROPAGANDA AUTORIGENERANTE

Ogni giorno escono a ritmi frenetici migliaia di articoli, post, commenti, tweet e servizi formanti un flusso mastodontico che investe la persona, la quale ormai si percepisce sempre meno figura che deve cercare le informazioni utili, e più utente raggiunto dalle notizie.

La mole di notizie che investono la persona la obbligano ad impiegare il suo tempo in un’operazione di rapidissima e frenetica scrematura quantitativa dei dati. Per ogni articolo letto per intero sono stati scartati decine e decine di titoli e foto che tuttavia, passando davanti agli occhi della persona vengono letti ed assorbiti.

A causa del gran numero e la rapidità con cui questi brandelli d’informazione passano sotto gli occhi di tutti, DI FATTO l’immaginario popolare viene plasmato più facilmente da immagini come questa che da argomenti che illustrano la realtà scientifica dei fatti (ossia che i migranti che giungono in Italia sono più sani degli italiani stessi):

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(bufala priva di fondamento)


Allarmi di questo tipo vengono lanciati continuamente sui social network per esser visualizzati, rigirati, riportati, riscritti, copiati, rilanciati e, qualora ottenessero un certo successo, fatti proprio da blogger, giornalisti e politici che, per ottenere visibilità/visualizzazioni/consenso rilanceranno con maggior forza.

Il nostro Gianni, dopo aver esser stato raggiunto qualche decina o centinaia di volte da notizie simili avrà sicuramente assorbito il meme “gli immigrati portano l’ebola” e non andrà ad informarsi oltre: se ha già pregiudizi verso gli immigrati avrà già fatto sua quest’idea. Poco importa che sia tutta una balla e la realtà sia esattamente l’opposto (ossia che gli immigrati, più che portare malattie si ammalano quando arrivano in Italia).

Oltre alle bufale vere e proprie circolano allo stesso modo mezze verità, letture parziali dei fatti, esagerazioni gargantuesche ed ipersemplificazioni in un deleterio mix in cui un servizio al telegiornale può parlare di uno scambio di tweet tra un politico ed una soubrette a proposito di un’allarme-bufala lanciato da un blog che ha citato una frase falsa attribuita alla moglie del direttore del telegiornale, scatenando schiere di tifosi da smartphone che si lanciano in battaglie a suon di tweet, post e like a favore o contro la notizia. L’informazione diventa intrattenimento-spettacolo e le diverse opinioni vengono irregimentate in tifo da stadio. La natura stessa dei social network tende a premiare proprio quest’ultimo aspetto, livellando i dialoghi al minimo comun denominatore (tu tiri pietra – io lancio sasso) rendendolo DI FATTO il modo moderno di “dialogare”.

TUTTO QUESTO SENZA MAI VERIFICARE LA VERIDICITÀ’ DELLE AFFERMAZIONI LETTE E SOSTENUTE

La mancata distinzione tra informazione ed intrattenimento crea di fatto una forma di propaganda autorigenerante in cui sono le stesse persone suggestionate ad alimentare unilateralmente ciò che li ha suggestionati riproponendolo e rinnovandolo, distruggendo la distinzione fatta ad inizio di questo articolo, tra opinione e descrizione della realtà.

Ecco come negli ultimi anni il chiacchiericcio del momento é stato preso in ostaggio dai diversi Frame (sempre nuovi perché lo storytelling deve sempre essere fresco e affascinante):

“pericolo lavavetri”, “imprenditori suicidi”, “boom stupri”, “mandiamo a casa la casta”, “Berlusconi innocente”, “Toghe rosse”, “scandalo auto blu”, “Corona incarcerato per una foto”, “i clandestini ci stanno invadendo”, “questo governo non é stato votato”, “ridateci i nostri marò”, “L’Europa ci comanda” oltre a decine e decine di “rivelazioni” mai fatte, “ricerche” irreperibili. Il tutto utilizzando perlopiù un linguaggio urlato a volte cartoonesco,  ma sempre attento più alla forma accattivante che all’attendibilità del contenuto.

Il risultato é l’aver impantanato ogni dialogo nazionale in uno sciocco chiacchiericcio monopolizzato da meme che sostituiscono la realtà dei fatti e che all’orecchio di chi si é preso la briga di documentarsi suonano assurde come  “La muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” o “due più due fa cinque”. Ma guai a negarle! Se ci provassi verresti subito tacciato di essere via via noioso / poco interessante / di parte / arrogante / radical chic / il solito sessantottino / uno dei centri sociali / fascista / anarchico / marziano.

Non c’é che adattarsi. Prendere una pastiglia omeopatica, farsi fare un massaggio shiatsu, chattare su Facebook a proposito di quel post letto di sfuggita e mi ha indignato tanto per poi andare in centro (stando ovviamente lontano tutti i negri per non prender malattie) a comprare quel nuovo prodotto “bio” che tutti dicono faccia benissimo. Ma prima dovrò prelevare dei contanti alla mia banca che sarà certo in mano a degli ebrei.

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Rischio Nucleare – Cosa sappiamo e cosa c’è da sapere “Iodio-profilassi”

Psicosi da Iodio-profilassi

A seguito delle vicende belliche riguardanti l’est Europa e la confinante Russia, la paura di un conflitto nucleare ed il relativo rischio radioattivo, ha scatenato una psicosi di massa portando i meno attenti ad un acquisto compulsivo delle compresse del famigerato Iodio o Ioduro di Potassio su qualsiasi sito lo rendesse disponibile.

La psicosi da iodoprofilassi è un fenomeno psicologico e comportamentale che si manifesta in alcune situazioni di emergenza radiologica o nucleare. È legato alla reazione di massa all’idea di dover assumere iodio stabile (ioduro di potassio, KI) per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo rilasciato nell’ambiente durante un incidente nucleare.

Cos’è la Iodio-profilassi per rischio radioattivo?

La iodio-profilassi è una misura preventiva adottata per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo in caso di esposizione a radiazioni, come durante un incidente nucleare o un’esplosione di una bomba atomica. Consiste nell’assunzione controllata di ioduro di potassio (KI), un composto chimico contenente iodio stabile, che satura temporaneamente la tiroide, impedendole di captare lo iodio radioattivo disperso nell’ambiente.

La tiroide utilizza lo iodio per produrre ormoni tiroidei. In caso di contaminazione, può assorbire lo iodio radioattivo, aumentando il rischio di danni cellulari e di sviluppare tumori, in particolare nei bambini e nei giovani adulti. Assumendo iodio stabile (non radioattivo) prima o durante l’esposizione, la tiroide si “satura”, riducendo o impedendo l’assorbimento dello iodio radioattivo.

Quando è necessaria?

La iodioprofilassi è indicata solo in caso di rischio concreto di esposizione a iodio radioattivo. Non è una misura preventiva generale e deve essere attivata su indicazione delle autorità sanitarie o di protezione civile.
È più efficace se il KI viene assunto entro poche ore prima o dopo l’esposizione al materiale radioattivo. Idealmente, entro 2 ore prima dell’arrivo del plume radioattivo.

Conti alla mano

Integratore da 225 mcg ossia 0,23 mg
Occorrerebbero 565 compresse al giorno a testa per una dose anti radiazioni da 130 mg

In rete è possibile trovare numerosi prodotti a base di ioduro di potassio stabile sotto forma di integratori, il problema però è che non sono idonei alla iodioprofilassi per incidente nucleare.

La motivazione è semplice; le compresse integratori hanno una grammatura in genere da 200/300 mcg (microgrammi ossia la milionesima parte del grammo).
Le compresse ufficiali di KI per la profilassi hanno una grammatura da 65 mg (milligrammi ossia la millesima parte del grammo).

Fatta questa premessa sulle grammature è importate capire i dosaggi.

Secondo gli studi della EUROPEAN COMMISSION – RADIATION PROTECTION, il dosaggio per un adulto di età inferiore ai 40 anni fino ai 12 anni è di circa 130 mg ossia 2 compresse di quelle ufficiali, se si dovessero usare invece quelle da integratori occorrerebbe ingerirne al giorno circa 650 per arrivare alla dose giusta (vedi Tabella).

Da qui si evince che spendere soldi per un prodotto che non è fisicamente possibile usare per lo scopo per cui lo si acquista è inutile.

Link Utili:

Chi deve assumerlo?

Popolazione più a rischio: Neonati, bambini, adolescenti e donne in gravidanza sono i più vulnerabili ai danni tiroidei causati da iodio radioattivo.
Gli adulti sopra i 40 anni generalmente non necessitano di iodio-profilassi, poiché il rischio di sviluppare tumori tiroidei è molto basso, e gli effetti collaterali potrebbero superare i benefici.

Chi è preposto alla distribuzione delle compresse di Ioduro di Potassio?

La fornitura di ioduro di potassio (KI) per incidenti nucleari è generalmente gestita da autorità nazionali o locali, in collaborazione con organismi internazionali, in base a protocolli di emergenza radiologica. Ecco una panoramica di chi può fornire il KI in tali situazioni:

Autorità sanitarie nazionali

  • Ministero della Salute: In molti Paesi, il Ministero della Salute è responsabile di acquisire e distribuire le scorte di KI, assicurandone la disponibilità in caso di emergenze nucleari.
  • Istituzioni sanitarie locali: Possono essere coinvolte nella distribuzione sul territorio, ad esempio attraverso ospedali, farmacie o punti di distribuzione organizzati.

Protezione Civile

  • In molte nazioni, la protezione civile coordina la risposta a emergenze nucleari e distribuisce ioduro di potassio nelle aree a rischio. Questo può includere scuole, luoghi di lavoro e abitazioni situate vicino a centrali nucleari.

Aziende farmaceutiche autorizzate

  • In alcuni Paesi, aziende farmaceutiche producono ioduro di potassio per uso medico e possono fornire scorte alle autorità governative o venderlo al pubblico con prescrizione medica o in libera vendita, a seconda della normativa.

Organizzazioni internazionali

  • Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): Questi enti possono assistere i Paesi nell’approvvigionamento e nella distribuzione di KI in caso di emergenze di portata internazionale.

Strutture locali nei pressi di centrali nucleari

  • In alcune regioni, i cittadini che vivono entro un certo raggio da una centrale nucleare ricevono scorte di ioduro di potassio come parte delle misure di preparazione alle emergenze.

Cosa fare in caso di emergenza:

  1. Seguire le indicazioni delle autorità competenti: Non assumere KI senza che venga dichiarato necessario.
  2. Evacuazione prioritaria: Il KI non è una protezione totale; è complementare alle altre misure, come l’evacuazione e il riparo al chiuso.
  3. Consultare fonti ufficiali: I canali delle autorità (come siti governativi, protezione civile, o ministero della salute) sono i più affidabili per sapere dove ottenere KI.

Nel caso di incidente dove si necessita la diffusione del farmaco, in ogni regione esposta vengono istituiti dei punti di consegna organizzati dalle istituzioni sanitarie, eventualmente coadiuvate da organizzazioni di volontariato.
L’eventuale somministrazione del farmaco verrà fatta in autonomia e con screening nominativo.

Nota: Limiti della iodioprofilassi?

L’uso di ioduro di potassio è raccomandato solo per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo. Non offre protezione contro altri isotopi radioattivi o contro i danni da radiazione totale. La distribuzione è mirata e avviene solo nelle zone in cui vi è un rischio concreto e immediato.

Non protegge da altri tipi di radionuclidi (cesio-137, stronzio-90) o dalle radiazioni ionizzanti in generale.
Non sostituisce altre misure di protezione, come l’evacuazione, il riparo al chiuso o l’uso di filtri per l’aria.

Effetti collaterali?

Sebbene generalmente sicuro, il KI può causare reazioni avverse, come:

  • Disturbi gastrointestinali (nausea, vomito).
  • Reazioni allergiche (rare).
  • Problemi tiroidei (ipotiroidismo o ipertiroidismo transitori).

È importante seguire le dosi raccomandate e le indicazioni delle autorità competenti.

Conclusioni

La iodioprofilassi è una misura salvavita in caso di emergenze radiologiche con rilascio di iodio radioattivo, ma deve essere utilizzata in modo responsabile e solo su indicazione delle autorità. La distribuzione e l’informazione preventiva sono fondamentali per garantire un uso appropriato.

ATTENZIONE!
Tutte le informazioni scritte nell’articolo sono da intendersi allo stato dell’arte, ossia alla data di pubblicazione.

L'articolo Rischio Nucleare – Cosa sappiamo e cosa c’è da sapere “Iodio-profilassi” proviene da Associazione Italiana Preppers.

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Pericolo per pedoni

Pericolo per pedoni Buongiorno, torno a scrivervi a distanza di alcuni mesi. Avevate già pubblicato un articolo a seguito di una mia segnalazione https://www.milanotoday.it/attualita/zone-30-editoriale-lettera.html Ora torno a chiedervi l'attenzione con una nuova segnalazione, credo ancor più grave della precedente...
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In marcia con la Banda Hood nella foresta di Mambrica

Clicca sull’immagine per maggiori info e dettagli

Dopo aver legato gli scarponi per osservare Montecampione e raccontarne la cementificazione, dopo aver esplorato i progetti di turismo dissennato della Valle Camonica e non solo, Alpinismo Molotov continua a frequentare il territorio.
A tessere complicità, a costruire narrazioni.

Domenica 23 giugno ci muoveremo a fianco del CSA Sisma, a Wu Ming 4 e al Bosco di Mambrica A.P.S..
Tra i boschi del maceratese, felici di riallacciare in carne e ossa i nodi con vecchi compagni di cordata.

Ritrovo alle 9.00 a Torre Beregna, per immergerci in una camminata adatta a tutti – 5 chilometri per 300 metri di dislivello – che ci condurrà al rifugio di Manfrica, dove alle 11.30 Wu Ming 4 presenterà il suo nuovo lavoro: La vera storia della banda Hood.  Racconto indispensabile di questi tempi, fatto di una banda di fuorilegge che sa muoversi tra le pieghe del potere, di ritorno alle origini delle cose, dei versi che le hanno accompagnate.

Un libro denso di storie che, per citare un altro compagno di scorribande «sono vere quando si sente che dentro c’è la vita».

L'articolo In marcia con la Banda Hood nella foresta di Mambrica sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.

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TRAVEL TALES III

Siamo quasi alla fine dell’edizione TTA -  TRAVEL TALES AWARD 2023, MA in realtà quest’anno non sarà cosi…. Ci aspetta la convention Photo Travelers a Milano il 1,2 e 3 marzo 2024, dove tra le varie presentazioni chiuderemo l’edizione TTA 2023 e lanceremo le call per il TTA 2024! la Convention viene organizzata da  Viaggio Fotografico (https://viaggiofotografico.it/) e da TTA – Travel Tales Award (https://traveltalesaward.com). L’evento verrà ospitato a Milano da Parco (www.parco.center/), nuova struttura nascente in zona Navigli/Barona, e sarà un evento riservato con partecipazione ad iscrizione che offrirà ai partecipanti, tutti fotografi appassionati o professionisti, occasioni di incontro tra loro,  spazi di confronto e di gratificazione ai loro lavori, contenuti di loro produzione. Esperti e speakers esterni alle due community contribuiranno a costruire il palinsenso dei due giorni. Alla convention verrà presentato il volume TRAVEL TALES III, che contiene 16 storie, selezionate tra le 50 storie finaliste TTA 2023. Ecco le storie che comporranno il volume con i rispettivi Autori: Stefano Bianchi – Armenia, Luigi Cipriano – Timeless Istanbul, Nicola Ducati – Steel Life, Lello Fargione – Polaroid Instant world, Roberto Malagoli – Mauritania, Roberto Manfredi – once upon a time there was a sea, Francesco Merella – Coptic Christian Rites – Ethiopia, Robertino Radovix – Wakhan paradise in danger, Roberto Renai – Activities and Crafts, Luigi Rota – India, a magic place, Tina Salipante – Mare Fecunditatis, Marijn Schulte – Jumping Boys Stone Town, Claudio Varaldi – Camargue e Abrivado,  Roberta Vitali – desert is magic, Sergio Volani – Cambogia e la serie di Yuliy Valisev, vincitore di Plodviv Festival 2023. www.traveltalesaward.com
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TRAVEL TALES III

Siamo quasi alla fine dell’edizione TTA -  TRAVEL TALES AWARD 2023, MA in realtà quest’anno non sarà cosi…. Ci aspetta la convention Photo Travelers a Milano il 1,2 e 3 marzo 2024, dove tra le varie presentazioni chiuderemo l’edizione TTA 2023 e lanceremo le call per il TTA 2024! la Convention viene organizzata da  Viaggio Fotografico (https://viaggiofotografico.it/) e da TTA – Travel Tales Award (https://traveltalesaward.com). L’evento verrà ospitato a Milano da Parco (www.parco.center/), nuova struttura nascente in zona Navigli/Barona, e sarà un evento riservato con partecipazione ad iscrizione che offrirà ai partecipanti, tutti fotografi appassionati o professionisti, occasioni di incontro tra loro,  spazi di confronto e di gratificazione ai loro lavori, contenuti di loro produzione. Esperti e speakers esterni alle due community contribuiranno a costruire il palinsenso dei due giorni. Alla convention verrà presentato il volume TRAVEL TALES III, che contiene 16 storie, selezionate tra le 50 storie finaliste TTA 2023. Ecco le storie che comporranno il volume con i rispettivi Autori: Stefano Bianchi – Armenia, Luigi Cipriano – Timeless Istanbul, Nicola Ducati – Steel Life, Lello Fargione – Polaroid Instant world, Roberto Malagoli – Mauritania, Roberto Manfredi – once upon a time there was a sea, Francesco Merella – Coptic Christian Rites – Ethiopia, Robertino Radovix – Wakhan paradise in danger, Roberto Renai – Activities and Crafts, Luigi Rota – India, a magic place, Tina Salipante – Mare Fecunditatis, Marijn Schulte – Jumping Boys Stone Town, Claudio Varaldi – Camargue e Abrivado,  Roberta Vitali – desert is magic, Sergio Volani – Cambogia e la serie di Yuliy Valisev, vincitore di Plodviv Festival 2023. www.traveltalesaward.com
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Co-Watching: guardare post e video insieme ai vostri amici

L’allontanamento sociale, almeno durante l’epidemia di coronavirus in corso, è purtroppo la nuova normalità e le persone, confinate nelle loro abitazioni, cercano il modo di comunicare da casa con i loro amici e parenti. Instagram, visto il verticale incremento di questa esigenza, ha accelerato il rilascio della nuova funzionalità di Co-Watching che permette a voi… Leggi tutto »Co-Watching: guardare post e video insieme ai vostri amici
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11 App per guardare film e video insieme agli amici online

È sempre bello ritrovarsi con gli amici o la famiglia e sdraiarsi sul divano per guardare un film o godersi l’ultima imperdibile serie TV. E quando è difficile o non è possibile riunire tutti nella stessa stanza… ecco una serie di servizi che ci permettono comunque di goderci i nostri contenuti preferiti online (ad esempio… Leggi tutto »11 App per guardare film e video insieme agli amici online
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Presentazione cisti.org & assemblea istanza mastodon 30/01 h16

Domenica 30 gennaio 2022 @CSOA Gabrio, via Millio 42, Torino

Presentazione cisti.org & assemblea istanza mastodon.cisti.org


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Presentazione e chiacchiere su cisti.org, uno spazio digitale liberato, un server scapestrato e autogestito.


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assemblea dell'istanza mastodon.cisti.org

a seguire cena condivisa e proiezione cortometraggi tematici a cura dell'hacklab underscore_to

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Non è la silicon valley, ma si mangia meglio

non è la silicon valley

Tre giorni di incontri e dibattiti (con tanti contenuti) per esplorare insieme l'ecosistema digitale.

Proveremo, insieme, ad andare a fondo su temi come la sicurezza, la privacy e l'ecologia. Spesso ci sembrano parole vuote e prive di significato dato che vengono quotidianamente abusate perché accattivanti e alla moda.

Non ci vogliamo accontentare di riempirci soltanto la bocca con queste parole, ma vogliamo capirle: comprendere cosa si portano dietro e quali implicazioni hanno per noi; indagare la relazione tra questi concetti, le nostre vite, quello che studiamo e che ci piace. Ci fanno orrore le macchine chiuse, per questo non vogliamo dare solo delle risposte, ma discuterne assieme e confrontarci per aprirle e vedere come funzionano!

Talks

Tor - Privacy e Anonimato

by Gustavo Gus 19/11 h16-18 - aula D

Scopriamo Tor, uno strumento per poter navigare in modo sicuro ed anonimo, usato tutti i giorni per usare la rete in sicurezza combattendo il tracciamento e la censura. Ne Parleremo con il leader del community team del Tor Project.

Autodifesa Digitale

by Hacklab Underscore Torino 20/11 h16-18 - aula B

Vi portiamo a spasso per un giretto dietro le quinte della società del controllo, provando con mano vie di fuga digitali e tecniche di autodifesa.

Non forniremo soluzioni facili o magiche, non siamo venditori di pentole, toccherà accendere il cervello, respirare, sbagliare, darsi il tempo di capire, portarsi i compiti a casa.

Daremo un'infarinatura su queste tematiche a nostro avviso sempre più importanti nella nostra società, dove gli ingredienti saranno paranoia quanto basta e uno spazio conviviale dove poter riprendere consapevolezza degli strumenti digitali, cercando di usarli evitando di fare male a noi stessi e ai nostri simili.

Materialità del Digitale

by Le Dita nella Presa da Radio Onda Rossa h16-17.30 21/11 - aula B

Si dice che la digitalizzazione inquina meno della carta. Sara' vero? Tiriamo fuori il nostro approccio hacker (cioè curioso e irrispettoso delle verità calate dall'alto) e andiamo a vedere quanto c'e' di vero in questo luogo comune. Usiamo la metodologia della Life Cycle Analysis, quindi consideriamo gli oggetti tecnologici in maniera integrata con la società in tutte le loro fasi: da dove viene la materia prima per fare i telefoni? Chi li produce? e quando non funzionano più che fine fanno? E se volessimo fare un dispositivo più sostenibile, come potremmo fare?

Il dibattito parte da una serie di trasmissioni di approfondimento andate in onda su Radio OndaRossa nell'ultimo anno.

Hacker Cabaret

by StakkaStakka da Radio Black Out 21/11 h18.30-19 - aula B

Grandi sorprese e ricchi premi!

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