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Una nuova ciclofficina per i fattorini a Casa Rider Firenze

Una nuova ciclofficina per i fattorini a  Casa Rider Firenze

Una ciclofficina rinnovata per i fattorini di Casa Rider a Firenze, lo spazio di ristoro, supporto e inclusione aperto a febbraio 2025 in via Palmieri. Questo pomeriggio l’inaugurazione, grazie al sostegno dell’Associazione benefica Matteo Patrizi.

“La ciclofficina  non è soltanto un luogo dove riparare una bicicletta, ma uno spazio di incontro, mutualismo e condivisione di competenze e servizi. Grazie al sostegno dell’Associazione benefica Matteo Patrizi possiamo rafforzare un servizio importante per i rider, che si somma agli altri già offerti da Casa Rider”, cioè riposo, servizi igienici, tutela sindacale, pratiche burocratiche anche per le questioni dell’immigrazione, consulenze legali, visite mediche, incontri con le scuole, su sicurezza sul lavoro e sul codice stradale, grazie ai vari soggetti che animano lo spazio.  Lo afferma la CGIL in un comunicato.

L’obiettivo insomma è quello offrire assistenza, manutenzione e formazione a chi utilizza quotidianamente la bicicletta come strumento di lavoro, rafforzando un servizio che è diventato un importante punto di riferimento per la comunità dei rider. Una ventina i ragazzi presenti all’inaugurazione. ”

Crediamo sia un servizio importante – dice Ruben Zappoli della Nidil Cgil che gestisce lo spazio in partenariato con altri enti del terzo settore – Chiaramente per questi lavoratori il rischio di impresa a carico loro, inclusa la manutenzione del mezzo. Quindi una risposta di questo tipo, di solidarietà tra lavoratori, darsi una mano, è fondamentale. Inoltre sono biciclette sempre più ‘complicate’ i pochi meccanici che fanno dei lavori sulle bici elettriche svolgono quasi un ruolo da monopolisti. La nostra richiesta è che siano le aziende a farsi carico della manutenzione di questi mezzi”.

Nel corso dell’iniziativa Fiab-Firenze Ciclabile ha proposto un momento formativo dedicato all’autoriparazione delle biciclette, con i rider che potuto apprendere alcune tecniche di manutenzione ordinaria e acquisire strumenti utili per una maggiore autonomia nella cura delle due ruote.

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Aeroporto Firenze: Comuni Piana aggiornano ricorso al Tar

Aeroporto Firenze:  Comuni Piana aggiornano ricorso al  Tar

Ieri i sindaci dei comuni di Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Calenzano, Carmignano e Poggio a Caiano, si sono riuniti a Campi Bisenzio (Firenze) per coordinare le prossime mosse, si spiega in una nota, ed entro il 29 giugno verranno proposti i motivi aggiunti al ricorso già pendente

I Comuni di Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Calenzano, Carmignano e Poggio a Caiano, nella Piana fiorentina, stanno procedendo all’aggiornamento dei ricorsi già pendenti davanti al Tar contro il progetto di ampliamento dell’aeroporto di Peretola, alla luce dei recenti atti adottati dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, che hanno modificato il decreto di Via.

Ieri i sindaci si sono riuniti a Campi Bisenzio (Firenze) per coordinare le prossime mosse, si spiega in una nota, ed entro il 29 giugno verranno proposti i motivi aggiunti al ricorso già pendente. L’udienza davanti al Tribunale amministrativo regionale è prevista per il mese di ottobre.

Le amministrazioni coinvolte ritengono che “il passo indietro compiuto dal Mase sul decreto Via rappresenti un elemento significativo, poiché conferma in qualche modo criticità e vizi nel procedimento già evidenziati in precedenza e rafforza le ragioni di contrarietà rispetto al progetto di ampliamento dell’infrastruttura aeroportuale”. I Comuni “ribadiscono la necessità di tutelare il territorio, la salute dei cittadini e l’equilibrio ambientale dell’area della Piana fiorentina, continuando ad agire in maniera coordinata e unitaria per far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti”.

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Firenze: 16enne indagato per terrorismo, ipotesi di arruolamento

Firenze:  16enne indagato per terrorismo, ipotesi di arruolamento

Gli accertamenti sul 16enne indagato dalla procura dei minori di Firenze  sono scaturiti dalla vicenda dello studente 15enne immigrato dalla Tunisia fermato nel maggio scorso e poi ristretto in un carcere minorile con la stessa accusa di promuovere reclutamento di potenziali terroristi.

Al setaccio il cellulare di un 16enne originario del Pakistan, indagato dalla procura dei minori di Firenze con l’ipotesi di reato di arruolamento a fini di terrorismo internazionale. Gli inquirenti, secondo quanto emerge, vogliono esaminare i suoi contatti. Gli accertamenti sul 16enne, che vive in Toscana, sono scaturiti dalla vicenda dello studente 15enne immigrato dalla Tunisia fermato nel maggio scorso e poi ristretto in un carcere minorile con la stessa accusa di promuovere reclutamento di potenziali terroristi.

Il 16enne, come anticipato dal Corriere Fiorentino, sarebbe uno dei contatti del tunisino, immigrato nella Val di Chiana senese coi familiari.

La Digos di Firenze  è risalita da lui al 16enne pakistano esaminando le chat dove i due minori avrebbero interagito, quindi lo ha perquisito e gli ha sequestrato il telefonino per fare gli accertamenti tecnici. I due potrebbero essersi conosciuti di persona in una comunità per giovani immigrati.

Dai dispositivi elettronici del 15enne tunisino erano emersi contatti con esponenti del Daesh, organizzazione terroristica del fondamentalismo islamico, cui chiedeva dove procurarsi armi e si consigliava teorizzando azioni eversive in Italia.

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Lignin to adipic acid in a high-yield chemical and biological redox process

Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10580-x

A chemical and biological redox process that resembles processes in petrochemical refining is used to convert lignin from poplar into a single, valuable bioproduct, adipic acid, in high yields.
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Measurement of reactor neutrino oscillation with the first JUNO data

Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10538-z

The first data of the Jiangmen Underground Neutrino Observatory deliver high-precision neutrino oscillation parameters, improving measurements and demonstrating readiness to determine neutrino mass ordering.
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Toscana: Consiglio Regionale approva mozione di solidarietà e vicinanza ai bambini ucraini deportati in Russia

Toscana: Consiglio Regionale approva mozione di   solidarietà e vicinanza ai bambini ucraini deportati in Russia

Consiglio regionale della Toscana ha approvato a maggioranza una mozione presentata da Casa riformista, primo firmatario il capogruppo Francesco Casini, che esprime “piena solidarietà e vicinanza ai bambini ucraini, e alle loro famiglie, vittime di deportazione, trasferimento forzato e adozione illegale perpetrati dalla Federazione Russa, condannando senza indugi queste pratiche, che costituiscono crimini di guerra”.

La mozione è stata approvata con i voti dai gruppi di maggioranza, mentre le forze di opposizione in consiglio regionale della Toscana non hanno partecipato al voto. La mozione e impegna la Giunta toscana “a sollecitare il Governo italiano, in coordinamento con l’Unione europea e le organizzazioni internazionali, a sostenere ogni iniziativa diplomatica volta alla tutela dei bambini ucraini deportati e alla liberazione dei prigionieri civili”.

Tra gli impegni anche quello di promuovere, “nelle sedi istituzionali nazionali ed europee, azioni per mantenere alta l’attenzione sulle violazioni dei diritti dei minori e dei civili, sostenendo anche sanzioni mirate contro i responsabili”; a favorire, infine, “iniziative di sensibilizzazione sul territorio regionale, coinvolgendo enti locali, scuole e associazioni, anche in collaborazione con la comunità ucraina”.

Per Casini, “la Toscana ha dato prova in questi anni di solidarietà e accoglienza. Cerchiamo di richiamare l’attenzione su una delle pagine più drammatiche e dolorose del conflitto in Ucraina. La sottrazione forzata dei minori alle famiglie e il loro trasferimento in territorio russo, l’alterazione dell’identità anagrafica e le adozioni illegali. Pratiche condannate dal Parlamento europeo come crimini di guerra, le stime parlano di 19mila bambini ucraini deportati”. ”

Non possiamo voltare lo sguardo dall’altra parte – ha proseguito Casini -. Chiediamo alla Giunta di sollecitare il Governo a sostenere ogni iniziativa diplomatica utile al ritorno dei bambini deportati e mantenere alta l’attenzione, con iniziative di sensibilizzazione nelle scuole, anche coinvolgendo la comunità ucraina presente in Toscana”.

Il consigliere Jacopo Ferri (Fi) ha annunciato l’intenzione di non partecipare al voto: “L’auspicio è scontato – ha detto -, siamo tutti favorevoli ad una soluzione della situazione in Ucraina. Non credo che il Governo non abbia bisogno di essere sollecitato, essendo molteplici le forme con le quali si sta adoperando e si è adoperato. Diventa difficile non considerare ridonanti le espressioni che vengono esposte in questa mozione”.

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Venturina, in caserma per obbligo firma e aggredisce carabiniere, arrestato

Venturina,  in caserma per obbligo firma e aggredisce carabiniere, arrestato

Nella serata di ieri, i carabinieri di Venturina (Livorno) hanno tratto in arresto in flagranza per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale un 24enne marocchino, che sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di firma ha aggredito un militare davanti alla caserma.

Il video dell’aggressione è subito diventato virale sui social. Il gip di Livorno oggi ha convalidato l’arresto e disposto la misura della custodia cautelare in carcere.
In merito all’aggressione di Venturina  è intervenuto anche il sindaco di Piombino (Livorno), Francesco Ferrari: “Quanto accaduto presso la caserma dei carabinieri di Venturina – scrive Ferrari – è un episodio grave e inaccettabile che merita una ferma condanna da parte di tutta la comunità. A nome dell’Amministrazione comunale di Piombino esprimo piena solidarietà e vicinanza al carabiniere coinvolto, nostro concittadino. A tutti gli uomini e le donne che ogni giorno indossano una divisa e operano con professionalità, equilibrio e senso del dovere al servizio della sicurezza dei cittadini va il nostro ringraziamento. Il rispetto delle regole, delle istituzioni e di chi le rappresenta non è un principio negoziabile”.

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Lignin to adipic acid in a high-yield chemical and biological redox process

Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10580-x

A chemical and biological redox process that resembles processes in petrochemical refining is used to convert lignin from poplar into a single, valuable bioproduct, adipic acid, in high yields.
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Measurement of reactor neutrino oscillation with the first JUNO data

Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10538-z

The first data of the Jiangmen Underground Neutrino Observatory deliver high-precision neutrino oscillation parameters, improving measurements and demonstrating readiness to determine neutrino mass ordering.
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Livorno, Comunità Ebraica: targa per bimbi Gaza è narrazione unilaterale

Livorno, Comunità Ebraica:  targa per bimbi Gaza è narrazione unilaterale

Così una nota del Consiglio della Comunità Ebraica diLivorno, una delle più storiche d’Italia, in merito ad una recente mozione approvata dal Consiglio comunale, su proposta dalla consigliera della lista”Livorno Popolare” Camilla Barontini. L’atto chiede la realizzazione di una targa “in memoria dei bambini palestinesi di Gaza e di tutti bambini vittime delle guerre”.

“Dinanzi al tragico coinvolgimento dell’infanzia nei teatri di guerra è particolarmente necessario?evitare narrazioni unilaterali che trasformano una tragedia?complessa in un racconto a senso unico” afferma in una nota la Comunità Ebraica di Livorno.

Per la Comunità Ebraica livornese “non vi sono e non vi devono essere differenze tra bambini e bambini: ogni vita innocente spezzata merita lo stesso rispetto,la stessa pietà e la stessa memoria, indipendentemente dalla?nazionalità o dalla parte coinvolta nel conflitto. La criticità della mozione sta proprio nel pensare di aver risolto la questione menzionando esplicitamente i soli bambini palestinesi e relegando invece tutti gli altri bambini vittime delle guerre in un indistinto calderone, di rango inferiore”.

“In questo modo – prosegue – la morte di innocenti rischia di essere?strumentalizzata per sostenere una narrativa politica di parte, nella quale viene implicitamente individuato un unico?responsabile della tragedia che ogni guerra rappresenta”.

Il comunicato cita il caso Dreyfus, per sottolineare si legge, “quanto l’opinione pubblica possa essere guidata da rappresentazioni parziali e simboliche, arrecando danno all’intera società e al convivere civile”.

Secondo la Comunità ebraica “la scelta di dedicare?una targa pubblica esclusivamente ai bambini palestinesi vittime del conflitto, accennando solo indistintamente agli altri, in un luogo che dovrebbe unire e non dividere, rafforza una lettura selettiva del conflitto invece di promuovere una memoria?condivisa e non contribuisce, pur nelle limitate possibilità di?un ente locale, ad avvicinare le posizioni e a favorire il dialogo”.

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La memoria tende all’intemporalità

di Franco Ricciardiello

Sergej Roić, Dura Madre. L’infinito di Leopardi, pp. 130, euro 14,00, Mimesis, 2026

Leggere un romanzo di Sergej Roić ricorda un po’ l’esperienza di pattinare su un lago di ghiaccio in una giornata di nebbia: non puoi prevedere cosa troverai voltando la pagina, e rischi di continuo che la narrazione si apra precipitandoti in un altrove che non ti aspetti.

Roić, svizzero di origine croata, scrive in italiano; ha già pubblicato con Mimesis Editore tre romanzi, Wish you were here (2017), Solaris parte seconda (2019) e Feríta. Giovanna d’Arco 1971 (2022), e in tutti e tre gioca a nascondino con alcuni tópoi della fantascienza, genere che evidentemente conosce — quantomeno i suoi autori più letterari. Tra i quattro, questo mi sembra il più radicale benché, a dire il vero, non ci sia nulla di sperimentale nella scrittura; al contrario, la semplicità e la bellezza della frase risaltano immediatamente. Ciò che destabilizza, rispetto a una narrazione tradizionale, è la diluizione del filo della trama in una struttura che richiede di continuo l’attenzione del lettore, e in cui ogni frase sembra alludere a qualche significato nascosto tra le parole.

C’è del resto molta riflessione filosofica nella scrittura di Roić, nel caso di questo romanzo si tratta di alcune speculazioni di Giacome Leopardi (richiamato esplicitamente solo nelle ultime pagine del testo), sull’infinito naturalmente, ma anche sulla struttura del reale — e sembra di sentire qualche eco di Immanuel Kant sulla realtà-in-sé. Soprattutto, la riflessione centrale è intorno al tema della Memoria. “Nella passione, il ricordo tende all’intemporalità” scrive J.L. Borges nella sua Storia dell’Eternità (Adelphi, 2014), la memoria concatena impressioni che si evocano a vicenda: e questo è il significato profondo che ho letto nella struttura di Dura madre, imperniata su una serie di ricordi e sul diario di uno dei protagonisti.

Nel 2564, il direttore del Progetto Memoria nella città di Nuova Lisbona lavora sull’esperienza vissuta dai fratelli Nazor, sulle loro riflessioni intorno alla forma dell’universo. Il primogenito Neven Nazor, nella breve parte a lui dedicata, evoca immagini irreali, che egli definisce “idee-allucinazioni”, affidate, oltre che alla ricerca scientifica, anche a un manoscritto ritrovato dal fratello a bordo della barca sulla quale ha trascorso un rilevante periodo della propria vita.

La parte maggiore del libro è occupata dal diario di Mario Nazor, fratello minore di Neven, dai suoi ricordi, dalle peregrinazioni a bordo della barca a vela Vesna in un mondo dalla geografia diversa da quello che conosciamo. A giudicare dai toponimi, inventati, sembra che l’ambientazione sia tra il Nordest italiano, l’Austria e soprattutto la Jugoslavia, con le migliaia di isole della Dalmazia a fare da sfondo alla navigazione.

Mario Nazor riceve in eredità, con sua stessa sorpresa, la Vesna, la bianca imbarcazione dalla quale Neven non si separava mai, e decide di partire sulle sue tracce; l’amica del cuore Fanny, più giovane di lui di una decina d’anni, accetta di accompagnarlo, incuriosita dai misteriosi racconti di Mario sulle visioni del fratello maggiore.

Poco alla volta Mario tira fuori dalla memoria racconti sulla terra d’origine dalla madre Tanja, soprattutto su un clan quasi mitologico, la famiglia Bili, tutti albini da generazioni, che possiedono la facoltà di ricordare pressoché tutto: ecco di nuovo il tema della Memoria, la dura madre del titolo, la meninge esterna che avvolge il cervello e lo protegge da traumi e contaminazioni che arrivano dal sistema circolatorio, ma che in virtù della magia delle parole assorbe nel testo il significato della Natura leopardiana, una madre dura dunque, simbolo del funzionamento meccanicistico del mondo alla cui idea si ribellava il poeta.

Non è semplice la lettura di un libro di Sergej Roić, tuttavia è bello rimuovere i freni della mente e lasciarsi galleggiare nel mare di apologhi, di brevi racconti, di storie che sembrano aggiungere ogni volta un tassello alla comprensione del tutto, però non bisogna illudersi che il significato sia lì, esplicitato sulla carta prima della parola “Fine”.

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Sei giorni troppo lunghi

di Edoardo Todaro

Umberto Lucarelli, Sei giorni troppo lunghi, Milieu Edizioni, 2024, 112 pp.,  € 13,00

Milano, anni ’70, anzi Italia 1979. Non voglio addentrarmi sul valore sull’importanza che hanno avuto, in questo paese, gli anni ’70. Anni di conquiste sociali, di protagonismo attivo. Anni che da qualche tempo a questa parte sono posti sotto silenzio, quando va bene, denigrati e ridotti alla definizione abusata e buona per ogni evenienza, di “anni di piombo”. Ebbene Umberto Lucarelli mette in atto, con “Sei giorni troppo lunghi”, un’operazione significativa. Lucarelli va in contro tendenza e ci porta in modo, forte e deciso,al febbraio del 1979. Siamo in pieno periodo di attacco, da parte delle forze della repressione, a tutte quelle realtà  che si pongono sul terreno del conflitto e che mettono in discussione lo stato di cose presente, quindi è doveroso ricordare gli avvenimenti che hanno portato Lucarelli a far stampare questo libro:

Pierluigi Torregiani era un gioielliere titolare di un piccolo esercizio nella periferia nord di Milano, in via Mercantini, nel quartiere della “Bovisa” La sera del 22 gennaio 1979, Torregiani subì un tentativo di rapina mentre stava cenando in una pizzeria.Torregiani reagì al tentativo di rapina,con conseguente sparatoria che causò la morte di uno dei rapinatori, Orazio Daidone. Il 16 febbraio successivo, mentre stava aprendo il negozio insieme ai figli, fu vittima da parte di un gruppo di fuoco dei PAC .Alcuni militanti dei Proletari Armati per il Comunismo affermarono di aver subito pesanti torture, per far loro rivelare i colpevoli dell’omicidio Torregiani. Tra questi,Sisinnio Bitti, vittima di violenze della polizia, come anche altri membri del Collettivo Politico della Barona,sorto nel 1974. Gli autonomi Sisinnio Bitti, Umberto Lucarelli, Roberto Villa, Gioacchino Vitrani, Annamaria e Michele Fatone  presenteranno esposti all’Autorità Giudiziaria per aver subito violenze dalla polizia,almeno dieci persone avrebbero confessato, sotto tortura, di essere autori materiali dell’omicidio. Il trattamento a cui sono sottoposti i fermati, anzi i sequestrati,entra a pieno titolo, inaugura una tecnica, ripresa in futuro del piano repressivo volto a dare una lettura esclusivamente “criminale” di un percorso politico. Tecnica che in precedenza fu già usata nei confronti di Alberto Buonoconto, nel 1975 e di Enrico Triaca nel 1978. Agenti e funzionari della DIGOS fanno a gara: pestaggi, pugni, cerini accesi sotto i piedi ed i testicoli, bastonate sul torace attraverso una coperta per non lasciare segni, ingerimento forzato di acqua con un tubo di gomma, il neon sempre acceso, le false esecuzioni, la musica della radio a tutto volume per coprire le grida di chi è sottoposto a tortura ( in Italia, non in Argentina )  ecc… Due degli arrestati/torturati devono essere ricoverati in ospedale, una storia di adolescenti sequestrati, umiliati, stuprati e torturati.

Detto questo, e  ritornando a “Sei giorni troppo lunghi”, possiamo dire che, questo testo,  oggi assume un valore in più. Due i motivi: 1) in carcere e di tortura si continua a morire e non certo ad opera di qualche mela marcia, carcere luogo inutile, una istituzione totale che non serve a niente; 2) a dispetto delle anime belle che continuano ad affermare che in Italia la tortura non è esistita e non esiste, che il “terrorismo” è stato battuto dalla forza della democrazia: “Sei giorni troppo lunghi” è la smentita secca e decisa, e ci dice che in Italia, questo è avvenuto. Tra l’altro, Lucarelli ne parla di quanto avvenuto in quanto  protagonista, e ne parla soprattutto per averne subito gli effetti collaterali, e ci parla dell’Italia democratica non certo di un paese del Sud America. Lucarelli ci mette a tu per tu con l’urgenza di scrivere per fissare i fatti, quei fatti che fanno parte della storia, anzi della nostra storia, anche se sono state, e sono, storie di ordinaria repressione.

Parlare di questo libro ci obbliga a dover riferirsi ad un testo fondamentale nel momento in cui poniamo elementi di riflessione sulla tortura,la tortura che diviene parte della metodologia degli interrogatori, tortura come norma e non pratica isolata, mi riferisco a “Henry Alleg: La Tortura” con l’importante introduzione di Jean Paul Sartre. Henri Alleg, direttore del quotidiano comunista “Alger republicain” che in maniera esplicita denuncia i metodi degli occupanti francesi contro gli algerini, e verrà sottoposto a tortura. Ma ci obbliga anche di parlare al presente: Alfredo Cospito ed i prigionieri politici in Italia, con il suo famigerato 41 bis; il genocidio in atto in Palestina ….. Ps:  mi permetto di suggerire un libro per approfondire la questione fin qui trattata: “Processo all’istruttoria” (ormai pressoché introvabile).

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Sul fare poesia. Se lo diceva Leopardi…

di Francisco Soriano

Ai «caratteri degli uomini e sulla loro condotta in società» accennava Giacomo Leopardi in una lettera poco prima della sua morte: appartenevano ai «pensieri», resi noti postumi nel 1845 ed estratti da quel pozzo senza fondo che rimane ancora oggi lo Zibaldone. i pensieri mi sono stati consigliati da Claudia dopo la lettura del testo sul fare poesia. vanità come male del poetare: il gesto mi ha reso la giornata meno afflitta dai sensi di colpa per aver potuto (senza volerlo) ferire alcuni miei amici e amiche poeti. ma tuttora confermo: la vanità è un elemento disturbatore, inquietante, malsano e fuorviante, bisogna liberarsene e poi combatterlo.

«Se avessi l’ingegno del Cervantes, io farei un libro per purgare, come egli la Spagna dall’imitazione de’ cavalieri erranti, così io l’Italia, anzi il mondo incivilito, da un vizio che, avendo rispetto alla mansuetudine de’ costumi presenti, e forse anche in ogni altro modo, non è meno crudele né meno barbaro di qualunque avanzo della ferocia de’ tempi medii castigato dal Cervantes. Parlo del vizio di leggere o di recitare ad altri i componimenti propri: il quale, essendo antichissimo, pure nei secoli addietro fu una miseria tollerabile, perché rara; ma oggi, che il comporre è di tutti, e che la cosa più difficile è il trovare uno che non sia autore, è divenuto un flagello, una calamità pubblica, e una nuova tribolazione della vita umana»: basterebbe leggere questa breve riflessione che si trova quasi come un esergo al «pensiero ventesimo» di Leopardi, al fine di deporre ogni tipo di nostra velleità «espressiva» in pubblico. dal testo leopardiano si evince che la su citata «calamità pubblica» viene riferita soprattutto a una nuova «tribolazione» della vita umana: «il vizio di leggere o di recitare ad altri i componimenti propri». inoltre è giusto sottolineare che il poeta dell’Infinito definisce come «flagello» il comporre, ormai appannaggio di «tutti». nei secoli precedenti a Leopardi (considerando che la pratica del declamare ha radici antichissime), il poeta ci informa che questa «miseria intollerabile» è in effetti deflagrata in quantità macroscopica anche durante i suoi anni. noi possiamo certificare questa testimonianza, convincendoci ancora di più dell’inesorabilità dell’azione declamatoria e, nello stesso tempo, della nostra ineluttabile resistenza a tale pratica disturbante quando è fonte di retorica e supponente vanità.

Leopardi continua nel suo scritto con puntualità sulla questione: «E non è scherzo ma verità il dire, che per lui le conoscenze sono sospette, e le amicizie pericolose; e che non v’è ora né luogo dove qualunque innocente non abbia a temere di essere assaltato, e sottoposto quivi medesimo, o strascinato altrove, al supplizio di udire prose senza fine o versi a migliaia, non più sotto scusa di volersene intendere il suo giudizio, scusa che già lungamente fu costume di assegnare per motivo di tali recitazioni; ma solo ed espressamente per dar piacere all’autore udendo, oltre alle lodi necessarie alla fine. In buona coscienza io credo che in pochissime cose apparisca più, da un lato, la puerilità della natura umana, ed a quale estremo di cecità, anzi di stolidità, sia condotto l’uomo dall’amor proprio; da altro lato, quanto innanzi possa l’animo nostro fare illusione a sé medesimo; di quello che ciò si dimostri in questo negozio del recitare gli scritti propri». credo fermamente, così come ho sottoposto me stesso a una puntigliosa cura al fine di eliminare ogni scoria prodotta dalla vanità, che ognuno possa compiere un percorso come processo di superamento della propria, seppur legittima vanità di «esposizione» al pubblico giudizio delle proprie poesie. per un «poeta» che voglia serenamente mirarsi in uno specchio senza far svanire la propria immagine e il proprio buon senso in un batter d’occhio, dunque, non resta che assumersi la responsabilità della «puerilità» della natura umana in generale e, in particolare, il livello di «cecità» che conduce l’uomo lontano dall’amor proprio. inoltre nel suo meraviglioso ragionamento Leopardi usa un’espressione profondissima, che si riassume in quel «fare illusione a sé medesimo». «Illusione» è termine onnicomprensivo, si direbbe parola polisemica, che racchiude nel nostro caso radici riconducibili a vanità, dissociazione, addirittura arroganza. essere buoni scrittori passa attraverso l’analisi delle proprie azioni, della «realtà delle cose», della coerenza della prassi in ciò che si sostiene senza cedere alla debolezza del falso, anzi prendendo spunto dallo studio e interpretazione del silenzio rilkiano nel poetare, della paziente estasi dell’attesa elitisiana, della tradizione innovativa poundiana, della contemplazione estatica di Cristina Campo, dell’«imperturbabilità profonda» montaliana, solo per citare alcuni riferimenti ineludibili di chi intende avere a che fare con la poesia.

Straordinario nell’ironia – e come un uomo di tale profondità e vastità nelle conoscenze non potesse praticarla –, Leopardi cita uomini savissimi o maestri eccelsi delle lettere, purtroppo incorsi nel disturbante vizio che tutti noi «conosciamo», lasciandoci percepire – nonostante tutto – margini di umanissima comprensione verso costoro ma, attenzione, mai di giustificazione: «Fino gli scritti più belli e di maggior prezzo, recitandoli il proprio autore, diventano di qualità di uccidere annoiando: al qual proposito notava un filologo mio amico, che se è vero che Ottavia, udendo Virgilio leggere il sesto dell’Eneide, fosse presa da uno svenimento, è credibile che le accadesse ciò non tanto per la memoria, come dicono, del figliuolo Marcello, quanto per la noia del sentir leggere».

Praticare letture quasi costringendo il pubblico all’ascolto è modalità disturbante e molesta, ineffabile, «vedendo sbigottire e divenire smorte le persone invitate ad ascoltare le cose sue, allegare ogni sorte d’impedimenti per iscusarsi, ed anche fuggire da esso e nascondersi a più potere; nondimeno con fronte metallica, con perseveranza maravigliosa, come un orso affamato, cerca ed insegue la sua preda per tutta la città, e sopraggiunta, la tira dove ha destinato. E durando la recitazione, accorgendosi, prima allo sbadigliare, poi al distendersi, allo scontorcersi, e a cento altri segni, delle angosce mortali che prova l’infelice uditore, non per questo si rimane né gli dà posa; anzi sempre più fiero e accanito, continua aringando o gridando per ore, anzi quasi per giorni e per notti intere, fino a diventarne roco, e finché, lungo tempo dopo tramortito l’uditore, non si sente rifinito di forze egli stesso, benché non sazio». perché dunque non ammetterlo: a quanti di voi non è capitato di assistere a queste scene descritte da Leopardi fra gli astanti divenuti relitti sbattuti dalla corrente del vociare informe e incontrollato del poeta?
Interessante soffermarsi sulla parola «piacere», pronunciata dal poeta di Recanati, per comprendere quale sentimento quest’ultima suscitasse in chi legge e chi «ode»: «E questo piacere consiste in una ferma credenza che l’uomo ha, di destare ammirazione e di dar piacere a chi ode: altrimenti il medesimo gli tornerebbe recitare al deserto che alle persone.

Ora, come ho detto, quale sia il piacere di chi ode (pensatamente dico sempre ode, e non ascolta), lo sa per esperienza ciascuno, e colui che recita lo vede; e io so ancora, che molti eleggerebbero, prima che un piacere simile, qualche grave pena corporale». trovo estasiante la «grave pena corporale» suscitata da Leopardi che, per l’umanissima sua inclinazione, sappiamo bene fosse una esagerazione verbale dettata dallo spirito e dal buon gusto di dire cose di tal genere al fine di scatenare un episodico sorriso. la realtà diviene però cosa seria, triste e forse astiosa, quando si ammette per certo che «tale è l’uomo», che possiede vizi definiti «barbari e ridicoli» e sicuramente lontani da ogni umana razionalità, determinando nello spirito umano una vera e propria patologia, meglio definita da Leopardi come «morbo». non vi è infatti scampo e si ritorna a dolorosi esempi: « E come è questo vizio de’ tempi nostri, così fu di quelli di Orazio, al quale parve già insopportabile; e di quelli di Marziale, che dimandato da uno perché non gli leggesse i suoi versi, rispondeva: “Per non udire i tuoi”: e così anche fu della migliore età della Grecia, quando, come si racconta, Diogene cinico, trovandosi in compagnia d’altri, tutti moribondi dalla noia, ad una di tali lezioni, e vedendo nelle mani dell’autore, al fine del libro, comparire il chiaro della carta, disse: “Fate cuore, amici; veggo terra”».

Dunque, sia negli anni in cui Giacomo Leopardi scriveva la magnifica Ginestra, sia oggi, «gli uditori, anche forzati, a fatica possono bastare alle occorrenze degli autori». a noi non sarà riservato che assistere alle lancinanti note del dolore di ognuno di loro, emotive corde dell’infelicità, fra lacrime dissetanti e immancabili accordi musicali così poco inebrianti ai nostri eroici orecchi.

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Da "prima gli italiani" a Bucarest: Salvini ora corteggia la comunità romena in Italia

Tre righe per un milioni di voti. Alla Camera va in scena il Matteo Salvini amico delle comunità internazionali. In mattinata il leader della Lega e ministro dei Trasporti ha tenuto una conferenza stampa per presentare una proposta di legge che riconosce il romeno come minoranza linguistica nazionale. "È la comunità più popolosa d'Italia", dice il vicepremier.
 

Il disegno di legge si compone di un solo articolo. Il testo è firmato dalla senatrice Tilde Minasi e dal deputato Francesco Bruzzone, entrambi della Lega. Presenti all’incontro diversi cittadini italo romeni e anche due esponenti della Lega di Prato, anche loro con doppia cittadinanza: il vicepresidente del Consiglio comunale di Prato e promotore dell’iniziativa Claudiu StanaselStefan Stanasel, presidente del Coordinamento nazionale cittadini romeni in Italia.
 

"Non è più la Lega nord", ci dice Stefan Stanasel. Entrambi gli esponenti, sentiti dal Foglio, si sono detti a favore di una proposta rilanciata dal Carroccio dell’ultimo periodo. La remigrazione: "Ma solo per gli stranieri che commettono reati gravi, non chi ruba un pezzo di pane".
 

 

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Nicoletta Bourbaki presenta La morte, la fanciulla e l'orco rosso– Bologna

Venerdì 4 novembre 2022 il gruppo di lavoroNicoletta Bourbaki– nelle persone di Luca Casarotti e Benedetta Pierfederici – ha presentato alla libreria Modo Infoshop di Bologna il libroLa morte, la fanciulla e l’orco rosso. Il caso Ghersi: come si inventa una leggenda antipartigiana(Alegre, 2022). Chi ha manipolato, e come, e quando, la storia dell'uccisione della delatrice repubblichina Giuseppina Ghersi? Quel cheè certo è l'obiettivo: farne una storiaccia morbosa, in bilico tra horror e porno. Una storia che vorrebbe dire qualcosa sui partigiani, mentre dice molto di più sui fascisti che l'hanno inventata. A introdurre l’evento e dialogare con NB c’eraWu Ming 1. Buon ascolto.

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Django Unfoibed: cos’è successo davvero a Treviso? - di Nicoletta Bourbaki

A Treviso il centro sociale Django, da tempo sotto attacco, invita il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki a presentare la sua guida alle bufale storiche in rete Questo chi lo dice? E perché?

La destra cittadina, poi regionale, poi nazionale insorge: dichiarazioni di fuoco! Paginate di giornali! Servizi televisivi!… contro chi? Contro i «negazionisti delle foibe»!!! Si esprimono rabbiosi i soliti personaggi, da Elena Donazzan in giù, e si chiede, anzi, si esige a gran voce l’annullamento della serata.

Un’allucinazione collettiva o, più probabilmente, una menzogna consapevole da poter usare contro il Django. O forse entrambe le cose.

Sia il Django sia Nicoletta Bourbaki tengono i nervi saldi, e viene anche un’idea su come gestire la serata.

Serata che, in barba ai frustrati fascioleghisti, riesce molto bene.

Su Medium, Nicoletta Bourbaki ricostruisce gli avvenimenti e il clima dei giorni scorsi, e fa notare come ormai basti gridare«foibe!» per poter invocare la censura nel consenso (o almeno non-dissenso) generale.
https://medium.com/@nicolettabourbaki/django-unfoibed-8796878bb075

L’audio della serata è in questo stesso podcast. Buon ascolto.

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Nicoletta Bourbaki presenta il suo manuale«Questo chi lo dice? E perché?» al festival Contrattacco, 11 novembre 2018

Il primo festival Contrattaccoè stato organizzato dal Vag61 di Bologna ed Edizioni Alegre. Si è svolto al Vag61 dal 9 all'11 novembre 2018. Durante la terza giornata Nicoletta Bourbaki, gruppo di lavoro sul revisionismo storiografico, le bufale storiche in rete e le ideologie neofasciste. Il gruppo presenta il proprio ebook “Questo chi lo dice? E perché?”: una guida per riconoscere e smontare le bufale fasciste.

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Intervista a Luca Casarotti del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki - Radio Onda Rossa

«Le dita nella presa», trasmissione di approfondimento tecnologico a cura del collettivoAvANa, in onda su Radio Onda Rossa, Roma. Puntata del 23 settembre 2018. Nuovo ciclo sull'attendibilità dell'informazione in rete. In questa puntata, focus su Wikipedia con Luca Casarotti delcollettivo Nicoletta Bourbaki. I limiti dell'"enciclopedia libera", ilmetododi indagine storiografica che Nicoletta utilizza, esempi dei metodi che i revisionisti usano per presentare una lettura distorta della storia su Wikipedia.

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