Modalità di lettura

Leapmotor B05, la prova de Il Fatto.it – Autonomia reale e dotazione completa – FOTO

1 / 6

leapmotor b05

2 / 6

leapmotor b05

3 / 6

leapmotor b05

4 / 6

leapmotor b05

5 / 6

leapmotor b05

6 / 6

leapmotor b05

“Il prezzo è come il tartufo: è buono, ma copre tutto”, sorride Federico Scopelliti, direttore di Leapmotor per l’Italia, il primo mercato dopo la Cina, peraltro destinato a venire superato dalla Germania e dal Regno Unito (nazioni nelle quali si vendono molte più macchine) dove la raccolta ordini sta crescendo in maniera quasi esponenziale. Leapmotor ha Stellantis come azionista di riferimento (21%) e fuori dalla Repubblica Popolare, le operazioni della joint venture sono controllate al 51% dalla stessa Stellantis, che beneficia del successo del marchio, diventato paradossalmente popolare in Italia con una elettrica, la T03, che grazie agli incentivi si riusciva ad acquistare ad un prezzo inferiore a quello di una e-bike. La risposta è stata quasi entusiastica nella parte meridionale del Belpaese, tanto che Leapmotor è diventato il marchio più venduto in Campania con picchi di vendita anche in Sicilia, in città come Catania e Ragusa.

La nuova B05 non è solo più lunga (4,43 metri di lunghezza) e più larga (1,88 metri, la taglia maggiore nel segmento), ma anche più brillante con la sua trazione posteriore e la sua unità da 218 Cv e 240 Nm di coppia. Con il launch control ha uno spunto da 0 a 100 orari di 6,7” (170 km/h di velocità massima) che la rendono anche piuttosto “peperina”. Circa l’autonomia, un parametro sempre più importante, nell’omologazione Leapmotor sembra non aver spinto troppo, nel senso che è sin troppo facile restare sotto i 15,9 kWh/100 km dichiarati: dopo i cento movimentati chilometri di prova il consumo si è attestato attorno ai 15, ma scendere sotto i 14 anche guidando in maniera disinvolta non è affatto complicato.

La vocazione è quella di una sportiva, peraltro sviluppata espressamente per il mercato del Vecchio Continente e con un bagagliaio con una capienza compresa fra i 345 e 1.400 litri, e di sicuro al volante si apprezza una sostanziale e piacevole precisione dello sterzo, un rassicurante assetto legato anche dalla calibratura europea degli ammortizzatori e un notevole equilibrio (non solo tra i pesi).

Ispirata esteticamente ad una coupé e ambientata tecnologicamente nel mondo digitale, la Leapmotor B05 non ha praticamente alcun tasto fisico: tutte le funzioni si comandano del generoso schermo centrale da 14.6”. Per chi è abituato all’ecosistema analogico è un cambiamento radicale, anche se in Cina si lavora già ad un’evoluzione con la quale torneranno alcuni pulsanti.

Le linee sono essenziali, quasi pure (le portiere sono anche prive di profilo), e influiscono sul coefficiente aerodinamico di 0,26, che beneficia di soluzioni come la griglia attiva o come i deflettori anteriori laterali che assieme valgono oltre 12 chilometri di percorrenza in più. Offerta con batterie litio-ferro-fosfato da 56,2 e 67,1 kWh, la B05 è accreditata di autonomie comprese fra 401 e 482 chilometri e tempi di ricarica (la potenza massima è di 168 kW) di 17 minuti per un rifornimento fra il 30 e l’80%.

La considerazione iniziale di Scopelliti riguarda il fatto che il prezzo tende a coprire l’elevato livello tecnologico e di sicurezza (due e modelli, entrambi con le 5 stelle EuroNcap ai crash test) offerto da Leapmotor. L’armamentario è generoso, a cominciare da 21 Adas, di serie su ogni versione, e su un listino semplice che include pochi accessori, cinque colori e tre allestimenti. “Offriamo tecnologia elettrica avanzata accessibile a tutti”, insiste il manager, il quale immagina che la B05 possa incidere per il 30% sui volumi a zero emissioni in Italia.

L’entry level parte da 26.900 euro, mentre il top di gamma (con sellerie in ecopelle e il grande tetto panoramico) arriva a 30.900. In fase di lancio, si può avere con una sforbiciata di 4.000 euro sul prezzo: 3.000 valgono per tutti, anche senza finanziamento, e gli altri 1.000 si possono avere in caso di permuta o rottamazione. Con questo modello, peraltro fabbricato in Cina, Leapmotor punta a diffondere la mobilità elettrica (la T03 si continua a vendere bene anche senza incentivi) e elettrificata.

L'articolo Leapmotor B05, la prova de Il Fatto.it – Autonomia reale e dotazione completa – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Alpine A390 GT, la prova de Il Fatto.it – Sul lago di Como con la fastback elettrica – FOTO

1 / 6

alpine a390 gt

2 / 6

alpine a390 gt

3 / 6

alpine a390 gt

4 / 6

alpine a390 gt

5 / 6

alpine a390 gt

6 / 6

alpine a390 gt

Il lago caro a George Clooney, il cielo azzurro, il sole. Il primo assaggio su strada della nuova sport fastback targata Alpine: il marchio figo e sportivo del gruppo Renault non avrebbe potuto godere di uno scenario migliore. A Lezzeno, vicino alla celeberrima Bellagio, ha fatto infatti tappa la prova, cominciata e finita all’Alpine Atelier di Milano, strategicamente collocato a due passi dalla piazza sopraelevata dedicata a Gae Aulenti, regina del design tricolore.

E tricolore è pure la firma del design della A390 (anche se sulla bandiera c’è il blu d’Oltralpe al posto dell’italico verde), visto che il boss stilistico del brand è il francese Antony Villain. Un design decisamente piacevole caratterizza la berlina coupé totalmente elettrica, in vendita al non indifferente prezzo di 69 mila euro, che durante la fase di lancio scendono poco sopra i 62 mila euro. Pur esibendo una certa stazza – è lunga 4,62 metri – soprattutto per merito del cofano spiovente e del tetto arcuato, la A390 esibisce una linea aggressivamente sportiva. Le dimensioni abbondanti permettono di non chiedere sacrifici a chi si accomodo in seconda fila. In quattro si sta comodissimi, in cinque abbastanza comodi, a patto che quelli dietro non siano alti come Dino Meneghin. Transalpini sono pure l’impianto hifi Devialet e le gomme Michelin. A rompere il monopolio francese ci pensano, e si fanno notare bellamente, le rosse pinze italiane made in Brembo.

La A390 si presenta in due versioni. La più “tranquilla” è la GT, che con i suoi 400 cavalli di potenza in dotazione fa da zero a 100 in 4,8 secondi e i 200 orari di punta. La GTS è un pochino più cattivella: di cavalli ne ha 470, i cento all’ora li tocca in 3,9 secondi e il picco velocistico si attesta a 200 km/ora. Nel test abbiamo guidato la GT. Purtroppo su un percorso stradale aperto al traffico normale e quindi non è stato possibile far emergere sino in fondo il carattere da peperina della vettura. Tuttavia, il divertimento è comunque arrivato sulle curve per salire sul Ghisallo e da lì nella discesa fino al lago. Abbiamo anche inserito la modalità “overtake”, quella che ti regala dieci secondi di eccitazione grazie alla erogazione di una potenza extra. Per fare i “bauscia”, come dicono a Milano, si può pure ottenere una partenza da fermo assatanata con il launch control. Non lo abbiamo fatto. Forse perché nella playlist fatta suonare dall’eccellente impianto Devialet scorreva la lentissima e trascinata versione di “Believe” eseguita da Okay Kaya. Chi non la conosce la trova al volo su Youtube, gratis.

Una volta piazzati al volante, la plancia con due schermi da circa 12 pollici offre una sensazione di comfort sportivo. I comandi touch dilagano ma qualcuno in Francia ha pensato anche ai non-nativi digitali: per comandare il climatizzatore, infatti, i tasti sono fisici.

I motori sono tre: uno davanti e due che governano, uno a testa, le due ruote posteriori. Permettendo così all’Alpine Torque Vectoring di fornire più coppia all’esterno, narcotizzando la tendenza al sovrasterzo e al sottosterzo. A proposito di ruote: con quelle da 20 pollici, dice la Casa costruttrice, si possono percorrere fino a 557 km con un pieno di elettricità. Bah. Per arrivare da Milano a Lezzeno la carica della batteria è scesa del 25 per cento circa. Non abbiamo guidato come in una economy run ma neppure come Markku Alen.

I sedili sono avvolgenti e dal taglio sportiveggiante, ma chi ha un animo corsaiolo e soldini in più da cacciare sappia che si possono anche montare dei Sabelt con gli schienali in carbonio. Avvolti nei sedili, coccolati dal lungolago in primavera, siamo arrivati alla sosta di Lezzeno con in testa il romantico ritornello di “Believe”, che recita “Do you believe in the life after love?”. Passando davanti a una stazione di servizio tradizionale e pensando alla batteria che alimenta i propulsori della A390, il ritornello è riemerso leggermente modificato. “Do you believe in the life after benzina & gasolio?”. C’est la vie, certo. Ma chissà come andrà a finire davvero l’invasione elettrica.

L'articolo Alpine A390 GT, la prova de Il Fatto.it – Sul lago di Como con la fastback elettrica – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌